GM Pelicans cercasi: diversi i profili esaminati

New Orleans Pelicans

La convulsa situazione a New Orleans dopo la questione Davis ha lasciato alcune scorie, come il licenziamento del GM dei Pelicans Dell Demps. Diversi i nomi sondati dalla dirigenza della franchigia in questione.

I GM individuati dai Pelicans

La mancata trade di Anthony Davis ha portato una slavina di conseguenzei. Oltre a un malcontento generale nello spogliatoio, si sono prese decisioni importanti.

La prima: preservare la condizione fisica di Davis per averlo disponibile per una trade estiva. Il giocatore ha negli anni dimostrato una fragilità fisica non indifferente e per NOLA – che non ha più ambizioni di playoffs – non avrebbe senso spremere la sua “fish” di scambio.

Il licenziamento del GM dei Pelicans Dell Demps è il secondo provvedimento preso dalla dirigenza della franchigia. Danny Ferry in questo momento ha acquisito la posizione di GM ad interim proprio per occupare la posizione lasciata vuota dall’allontanamento di Demps.

Secondo Adrian Wojnarowski di ESPN, i Pelicans avrebbero individuato figure in grado di avere più peso all’interno della franchigia. Due i nomi seguiti da vicini: l’ex GM dei Cleveland Cavaliers David Griffin e l’assistente GM dei Celtics Mike Zarren che potrebbe portare – in parte – il know-how sviluppato dai Celtics negli ultimi anni con Danny Ainge.

Il presidente Mickey Loomis – direttore generale anche dei New Orleans Saints – in questi anni è intervenuto molto sul lavoro di Demps. L’executive dei Saints e la proprietaria Gayle Benson vogliono scovare una figura dirigenziale che possa essere un collante tra la proprietà e Loomis, che potrà così tornare a concentrarsi sul football.

Anthony Davis, la soluzione migliore per tutti è tenerlo fuori? I Pelicans premono

Anthony Davis scossone definitivo sulla sua situazione contrattuale con i Pelicans.

La pausa per l’All-Star Game di Charlotte è servita al rinnovato management dei New Orleans Pelicans, Danny Ferry in testa, per riavviare con la NBA le trattative sulla questione Anthony Davis.

A seguito della mancata trade verso Los Angeles, il progetto dei Pelicans di fermare Davis per il resto della stagione, con l’obiettivo di tutelare interessi ed immagine pubblica della squadra, è stato rispedito al mittente dalla lega, che ha intimato ai vertici Pelicans di continuare a schierare il 6 volte All-Star.

Dallo scorso 7 febbraio, sono 4 le partite disputate da Anthony Davis, che in sole due settimane ha avuto il tempo di segnare 32 punti in 25 minuti al ritorno in campo, criticare aspramente lo sforzo profuso dai propri compagni alla terza partita (un -30 casalingo contro gli Orlando magic), ed infortunarsi alla spalla sinistra alla quarta, mettendo addirittura a rischio la sua partecipazione alla Partita delle Stelle di Charlotte.

Una situazione imbarazzante e potenzialmente dannosa per i New Orleans Pelicans. La mala-gestione del caso Davis è costata il posto di lavoro all’ex General manager Dell Demps. La soluzione più logica per una squadra attualmente al 13esimo posto nella Western Conference a sole 23 partite dal termine della regular season – ovvero fermare la propria star scontenta e sul piede di partenza – non si è rivelata finora praticabile.

Anthony Davis, Adam Silver: “Situazione dannosa per tutti”

Come riportato da Marc Stein del NY Times, i Pelicans avrebbero rinnovato nei confronti della NBA la loro istanza, chiedendo sostanzialmente alla lega di tornare sui propri passi e “rimuovere” l’obbligo imposto di schierare Anthony Davis, in mancanza di motivi invalidanti.

Durante la consueta conferenza stampa di metà stagione, il Commissioner NBA Adam Silver ha dichiarato come la vicenda Davis si sia gradualmente trasformata in una distrazione: “E’ una situazione dannosa. Dannosa per il team (i Pelicans, ndr) e dannosa anche per Davis, sinceramente“.

L’attenzione della NBA nella salvaguardia della propria immagine, ed alcuni precedenti potrebbero correre in aiuto del New Orleans Pelicans. I casi Carmelo Anthony e Chandler Parsons – tenuti fuori squadra dai rispettivi team senza motivazioni di carattere fisico o disciplinare – sono troppo recenti per non essere citati in favore delle istanze dei Pelicans.

Il valore ed il “volume” di una superstar come Anthony Davis conferiscono una dimensione diversa alla questione. Nel recente passato, altre star hanno chiesto ed ottenuto una trade dai rispettivi ex-team. Paul George rese nota l’intenzione di non rifirmare con Indiana nell’estate 2017, lasciando ai Pacers il tempo e modo di cercare la soluzione migliore per tutti (l’obiettivo – noto ma non manifesto – di George era all’epoca quello di trasferirsi ai Lakers, che non furono però in grado di imbastire una trade).

Le poche partite giocate in questa stagione da Jimmy Butler in maglia Timberwolves non sono state prive di momenti imbarazzanti (a causa anche dell’ostinazione dell’ex head coach della squadra Tom Thibodeau) ma – al pari di George – gli oltre 3 mesi di “mercato aperto” a disposizione dei Twolves hanno permesso alla squadra di risolvere la questione senza particolare fretta.

E’ innegabile che la tempistica della richiesta di trade di Davis e Rich Paul abbia danneggiato gli interessi di squadra e giocatore. L’italico “gioco delle 3 carte” messo in piedi dai Pelicans in due settimane di trattative con i Los Angeles Lakers ha peggiorato i rapporti tra Davis e management.

E’ dunque probabile che – allo stato attuale delle cose – interessi di Davis, New Orleans Pelicans ed NBA possano collimare, ed incontrarsi su di una linea comune: permettere ai Pelicans di non mettere a repentaglio integrità fisica e valore di mercato della propria star, risparmiare ai tifosi paganti dello Smoothie King Center di New Orleans lo spettacolo di una superstar in campo da separato in casa da qui ad aprile, e risparmiare a Davis e compagni momenti imbarazzanti, domande (per quanto possibile), fischi e “ruoli da cattivo”.

Almeno per 3 mesi.

New Orleans Pelicans, cosa fare di – e con – Anthony Davis da qui a fine stagione?

Playoff Dunkest-Dunkest NBA-Fantabasket

Dopo il licenziamento del General Manager Dell Demps e la nomina ad interim di Danny Ferry, la nuova struttura dirigenziale voluta dalla proprietaria dei New Orleans Pelicans Gayle Benson dovrà affrontare una questione delicata, per tempi e modi: cosa fare di – e con – lo scontento Anthony Davis da qui a fine stagione?

L’intenzione iniziale della squadra di “fermare” il 6 volte All-Star dopo la pausa per l’All-Star Game è stata respinta con fermezza dalla NBA.

E’ probabile che i Pelicans adotteranno da qui ad aprile una politica di gestione attenta di minutaggio e sforzo fisico di Davis (non più di 30-34 minuti di gioco a gara, e nessun back-to-back), prima di re-imbarcarsi in colloqui di mercato con Los Angeles Lakers, Boston Celtics ed eventuali ulteriori aspiranti acquirenti per AD, in vista della prossima off-season.

Il nuovo infortunio di Davis (contusione alla spalla sinistra, partecipazione alla Partita delle Stelle in forse) ha fatto scattare l’allarme rosso in casa Pelicans.

Troppo alto il rischio di un infortunio serio, che possa compromettere il valore di mercato del separato in casa Davis ed indurre le future pretendenti a giocare al ribasso, per non affrontare di petto al questione relativa all’impiego del giocatore da qui a fine anno.

L’ennesimo guaio fisico di Davis, unito alla nemmeno troppo velata condotta di sfida del 6 volte All-Star (e del suo influentissimo agente Rich Paul) verso la squadra (Davis e Paul hanno lasciato anzitempo lo Smoothie King Center di New Orleans dopo l’infortunio del giocatore nel secondo quarto della sfida tra Pelicans ed OKC Thunder), potrebbero fornire a NOLA un insperato assist per risolvere la grana AD già nelle prossime ore.

Il nuovo management dei Pelicans potrebbe “cogliere al balzo” l’occasione e fermare il giocatore per motivi fisici – almeno temporaneamente –  o in misura ancora più estrema “sospendere” Anthony Davis per motivi disciplinari e di interesse generale per la squadra (una mossa rischiosa, che vedrebbe sicuramente il coinvolgimento della NBPA, l’associazione giocatori NBA).

New Orleans Pelicans, sarà Danny Ferry il sostituto di Dell Demps

New Orleans Pelicans, sarà Danny Ferry a sostituire Dell Demps a capo del front office della franchigia della Louisiana.

Ferry, dal 2016 consulente per i New Orleans Pelicans, assumerà l’incarico ad interim, come annunciato dalla squadra nella giornata di venerdì. Con una mossa a sorpresa, la proprietaria dei Pelicans Gayle Benson aveva licenziato il General Manager Dell Demps, con l’intenzione di dare il via ad un processo di “ristrutturazione del front office” della squadra.

“(Tale processo, ndr) comprenderà una attenta ricerca di un nuovo responsabile per l’area tecnica della squadra, che farà direttamente rapporto alla mia figura” Così Miss Benson nel comunicato stampa di venerdì “Una ricerca che si avvarrà della collaborazione di consulenti esterni“.

Dopo una carriera da professionista passata tra l’Italia (Messaggero Roma 1989\90) e Cleveland Cavs e San Antonio Spurs nella NBA, Danny Ferry divenne General manager dei Cavaliers nel 2005. Cinque anni più tardi, nel 2010, la partenza da Cleveland e l’approdo ad Atlanta, con l’incarico di President of Basketball Operations per gli Hawks.

Nel 2014, una polemica suscitata da alcune frasi a tono razzista pronunciate da Ferry nei confronti dell’allora giocatore dei Chicago Bulls Luol Deng portò all’allontanamento dell’ex giocatore della Virtus Roma. La successiva inchiesta scagionò Ferry da ogni accusa di razzismo e discriminazione. L’ex GM dei Cleveland Cavs accettò in seguito l’incarico di consulente per i New Orleans Pelicans.

Il proprietario degli Hawks: “Quando rilevai la squadra, non sapevo cosa stessi facendo”

“Gli atlanta Hawks? All’epoca non sapevo cosa stessi facendo”. Parole e musica di Antony P. Ressler, facoltoso imprenditore nativo dello “Stato delle Pesche” e dal 2015 proprietario (assieme a Grant Hill) della franchigia di Atlanta.

In un’intervista concessa a Jeff Schultz per The Athletic, Ressler ha ammesso che all’epoca dell’acquisizione degli Hawks, tre anni fa, egli non avesse alcuna idea di che cosa potesse significare possedere una squadra NBA. La cifra sborsata dal magnate si aggirò tra i 750 e 850 milioni di dollari. Ressler, non nuovo ad iniziative legate al mondo dello sport professionistico USA, era già da qualche anno socio di minoranza dei Milwaukee Brewers della MLB.

Gli Atlanta Hawks 2014\15 avevano vinto 60 partite di stagione regolare, guidati in campo dai 4 All-Star Joe Johnson, Al Horford, Jeff Teague e Kyle Korver, ed allenati da Mike Budenholzer.

Quegli Hawks si fermarono solo davanti ai Cleveland cavs di LeBron James e (all’epoca) Kyrie Irving, alle finali della Eastern Conference.

Le due stagioni successive, seppur vincenti, segnarono la fine del ciclo degli Atlanta Hawks capaci di raggiungere la post-season per ben 10 stagioni consecutive.

Johnson, Korver, Horford e Teague lasciarono la Georgia uno dopo l’altro, ed un 2017\18 da 24 vittorie 58 sconfitte avrebbe portato in dote – via draft – la nuova pietra fondante della franchigia, la guardia Trae Young da Oklahoma.

Ressler, proprietario Hawks: “Completamente frastornato per due anni”

Dopo l’uscita di scena dell’allora GM Danny Ferry nel giugno 2015, Tony Ressler affido il front office degli Hawks a coach Budenholzer, nominandolo President of basketbal Operations, e promuovendo l’allora vice di Ferry Wes Wilcox a General Manager.

“La ricetta perfetta per il disastro” confessa Ressler.

Mike Budenholzer, ex head coach degli Atlanta Hawks.

Budenholzer e Wilcox furono in totale disaccordo su tutto sin dall’inizio.

L’attuale coach dei Milwaukee Bucks avrebbe voluto tentare di vincere subito, migliorando il roster a disposizione, mentre Wilcox e proprietà pendevano per la ricostruzione.

Bundenholzer fu poi sollevato dall’incarico di Presidente, e successivamente avrebbe chiesto ed ottenuto di essere lasciato libero di accasarsi altrove.

Ressler ammette di non essere stato in grado all’epoca di gestire i dissidi interni al management:

Poche storie, non sapevo cosa stessi facendo. Potrei dare la colpa a qualcun altro, a te, a mia moglie, a chiunque. Ma la verità è che il ‘pollo’ della situazione ero io (…) per due anni sono rimasto come frastornato dalla situazione. E’ come quando giochi a poker, e ti guardi attorno per capire chi è il pollo. Se non riesci a capire chi sia, allora è probabile che sia tu. Per questo non incolperò nessun altro per i miei errori. C’è da dire che realizzai l’errore un minuto dopo averlo fatto

Per Ressler, l’errore fu quello di assegnare a Mike Budeholzer il doppio ruolo di head coach e dirigente (negli ultimi anni, Ressler non è stato l’unico proprietario a promuovere la politica del doppio ruolo di capo-allenatore e dirigente. Stan Van Gundy e Tom Thibodeau hanno ricoperto il primo, e ricoprono tuttora il secondo tale doppia veste).

Bud (Budenholzer, ndr) non era il coach giusto per noi. Lui voleva a tutti costi mettere le mani su una superstar. Non so quale fosse il suo piano, all’epoca, bisognerebe chiederglielo. Non tutte le persone sono adatte a ruoli in cui bisogna prendere decisioni nette, e quelle persone sono soggette ad errori. Quello che ora so è che abbiamo un nuovo coach, Lloyd Pierce, un uomo con gli attributi, un gran lavoratore in grado di far crescer i tanti giocani in squadra, ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno e che io e Travis (Schlenk, GM degli Hawks, ndr) vogliamo

 

Hawks, imminente divorzio tra la società ed il GM Danny Ferry?

Come riporta Jeff Schultz di The Atlanta Journal-Constitution, con l’imminente cessione degli Atlanta Hawks ad un nuovo acquirente, il General Manager Danny Ferry, che è stato al centro di un grave episodio di razzismo per il quale fu sospeso dall’incarico, può finalmente guardare al suo futuro con la speranza di ottenere qualche certezza in più.

Il General Manager degli Atlanta Hawks Danny Ferry
Il General Manager degli Atlanta Hawks Danny Ferry

All’interno della dirigenza Hawks, tuttavia, il sentore principale è quello che il GM non verrà reintegrato, bensì coach Mike Budenholzer, che firmerà a breve un nuovo contratto, otterrà una maggiore autonomia dirigenziale, affiancato dalla figura dell’assistente Wes Wilcox, che probabilmente sarà il principale direttore di tutte le operazioni di mercato e riguardanti Free Agency e Draft per gli Atlanta Hawks.

A questo punto, per il GM Danny Ferry, si prospettano tre diversi scenari:

  • Dimissioni: questa è l’ipotesi che rimane favorita, gli Hawks potrebbero essere disponibili a pagare il buonuscita del contratto al GM e quest’ultimo sarebbe libero di fare una dichiarazione d’addio sulla falsariga di: “Sono felice di ciò che ho fatto qui, ma penso che sia arrivato il momento di separarmi dalla società.”;
  • Licenziamento: l’ipotesi non è da scartare, ma non sarebbe certamente un bel biglietto da visita per un General Manager che vuole trovare un nuovo impiego altrove. Tuttavia Ferry ha opposto resistenze all’ipotesi di lasciare Atlanta, per cui non è da escludere un sollevamento dall’incarico;
  • Conferma: l’ipotesi più lontana, ormai il GM e la società sono in piena rotta.

Il punto di rottura tra Ferry e la dirigenza degli Hawks, fu appunto, quell’episodio di razzismo che vide protagonista proprio il GM e l’ala ora in forza ai Miami Heat, Luol Deng, al quale Ferry si rivolse con un dispregiativo “He has a little african in him”. Ferry ha pagato l’episodio con la sospensione, è rimasto lontano dagli Hawks mentre i frutti del suo operato hanno portato la franchigia a conquistare la prima posizione della Eastern Conference nella regular season conclusa qualche settimana fa, ed ha avuto modo di imparare dal suo errore.

Luol Deng, ala dei Miami Heat
Luol Deng, ala dei Miami Heat

 Il suo futuro probabilmente sarà lontano da Atlanta, ma Ferry dovrà riguadagnarsi la fiducia agli occhi di molti e, se non vorrà rischiare di rimanere senza un impiego, dovrà far si che il divorzio con gli Hawks risulti quantomeno pacifico. Sarebbe sorprendente vedere Ferry senza un lavoro durante la prossima stagione, alla luce di ciò che è stato in grado di costruire ad Atlanta, ma qualora il GM opponga ancora resistenza ad un divorzio con la dirigenza dei Falchi la sua immagine nonché la sua reputazione potrebbero uscirne fortemente danneggiate.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

Hawks: Horford è fiducioso in vista della prossima stagione

In casa Hawks, oltre agli infortuni, dopo la disfatta subita ad opera di LeBron e compagni si pensa alla ripresa in vista della prossima stagione. A questo proposito, come scrive Paul Newberry di The Associated Press, il lavoro da fare è molto, ma in quel di Atlanta si respira aria di ottimismo.

Il Centro Al Horford, intervistato recentemente, ha detto: ” E ‘chiaro che abbiamo del lavoro da fare come squadra,” – ha detto Horford – “Noi tutti dobbiamo imparare da questo processo e so che tutto questo ci renderà una squadra migliore. Abbiamo un gruppo coeso, affiatato. Abbiamo un gruppo con un sacco di ragazzi con un carattere forte con i quali io sono disposto ad andare in guerra tutti i giorni.”.

Al Horford e Paul Millsap, lunghi titolari degli Atlanta Hawks.
Al Horford e Paul Millsap, lunghi titolari degli Atlanta Hawks, con DeMarre Carroll e Kyle Korver sullo sfondo.

Se Atlanta deciderà di non reinserire nello staff il General Manager Danny Ferry, dopo lo scandalo sul razzismo che ha visto coinvolti proprio il GM degli Hawks e l’ala degli Heat Luol Deng, coach Mike Budenholzer potrebbe assumere un ruolo più ampio all’interno dello staff dei Falchi, probabilmente servendosi dell’aiuto dell’assistente Wes Wilcox. In questo caso ad Atlanta troveremmo un’organizzazione simile a quella texana degli Spurs, dove Gregg Popovich ed il General Manager R.C. Buford cooperano quotidianamente. L’obbiettivo primario di coach Budenholzer sarebbe quello di aggiungere un rim-protector al proprio roster, dopo la debacle nel pitturato proprio nella post-season.

Mike Budenholzer, head-coach degli Atlanta Hawks.
Mike Budenholzer, head-coach degli Atlanta Hawks.

Insomma Horford e compagni restano ottimisti, ma l’estate è lunga e ci sono questioni spinose da risolvere come i casi Carroll e Millsap da gestire, che saranno Unrestricted Free Agent durante l’estate. Ad Atlanta si pensava che fosse questa la stagione del salto di qualità, e così è stato in regular season ma non nei playoff. La dirigenza dovrà trovare un modo per aggiungere una personalità forte al proprio roster, che possa portare tanta tecnica ma soprattutto tanto carisma, così da poter trascinare finalmente questi Hawks un po’ più in là della finale di Conference.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

Hawks: Possibile ritorno per Danny Ferry ad Atlanta?

Era lo scorso settembre quando il General Manager degli Atlanta Hawks Danny Ferry inviò un’e-mail nella quale spendeva parole discriminatorie (“..but he’s not perfect. He has a little african in him”) verso il veterano Luol Deng. In seguito a tale episodio la dirigenza degli Hawks decise di sollevare Ferry dall’incarico, il quale si scusò pubblicamente con Deng e immediatamente lasciò il team.

In queste ore tiene banco una discussione su un suo possibile ritorno. Ferry è l’uomo dal quale dipendono gran parte degli ottimi risultati ottenuti dagli Hawks: fu proprio lui l’uomo che costruì questo team tanto vincente, e lo fece senza mai gettare la franchigia di Atlanta nei bassifondi della NBA. Ferry ebbe l’abilità di costruire un team che apparentemente non dispone di alcuna super star ma ad oggi è stato capace di far registrare una striscia ancora aperta di diciotto vittorie consecutive.

Secondo Paul Newberry di The Associated Press le possibilità di rivedere Ferry ad Atlanta sono quasi nulle, così Kyle Korver: “Ferry ha ricostruito la squadra in modo totalmente diverso dagli altri General Manager, credo che molti preferirebbero ricostruire in questo modo piuttosto di perdere cinque anni sperando di avere risultati dalle scelte al draft. Danny avrà un altro lavoro, su questo non c’è dubbio.”

Sono quindi veramente poche le possibilità che Ferry torni al proprio posto ad Atlanta, ma i commissari NBA hanno fatto sapere ancora dopo l’episodio di razzismo accaduto lo scorso settembre di non avere alcun tipo di tolleranza per questi eventi.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on twitter)

Spurs, Tim Duncan: “Ferry non è assolutamente un razzista”

Tim Duncan è intervenuto in radio per commentare la vicenda che coinvolge Danny Ferry e le sue frasi razziste nei confronti di Loul Deng.

Duncan

Ferry ha passa to molti anni con i San Antonio Spurs come giocatore (2000-2003) prima e come membro societario poi, ed ha avuto quindi modo di stringere un rapporto d’amicizia con Tim Duncan.

Proprio l’ala dei texani ha spezzato una lancia in suo favore: “Non credo che sia un razzista in alcun modo. Ha detto qualcosa di assolutamente sbagliato, ma non è un razzista.  Sappiamo tutti che Danny è un tipo scherzoso. Questa volta sicuramente è andato un pò oltre ma non è assolutamente il tipo di persona descritta dai media.”

Dopo Magic Johnson (“Ha sbagliato ma bisogna dargli una altra chance“) un altro grande giocatore come Tim Duncan si schiera dalla parte di Ferry, la cui vicenda non è minimamente avvicinabile a quella che ha colpito l’ex proprietario dei Los Angeles Clippers.

Quali saranno le decisioni della Lega verso Ferry? Forse le parole di Tim Duncan e Magic Johnson aiuteranno Danny a mantenere il suo ruolo ad Atlanta.

 

NBA News: tempi di recupero di Al Horford ancora incerti

Al Horford giovedì sera nella partita contro i Cleveland Cavaliers ha lasciato il campo. A tutti sembrava un infortunio alla spalla, ma la risonanza magnetica fatta Venerdì ha rivelato una rottura completa al suo pettorale destro. Horford starà fuori a tempo indeterminato e questo sarà un duro colpo per gli Hawks che sono l’unica squadra nella Eastern Conference ad avere un record maggiore di .500.
Horford aveva già subito uno strappo al muscolo pettorale sinistro nel gennaio 2012, tornò quattro mesi dopo.
Horford stava vivendo una delle migliori stagioni della sua carriera con una media di 18.6 punti, 8.4 rimbalzi e un buon 57% dal campo.

Al Horford, the 3rd pick
Al Horford, the 3rd pick (Photo credit: Wikipedia)

V.D.
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