Jones sui Suns: “Siamo in sviluppo, dobbiamo crescere”

Phoenix Suns: la stagione della franchigia dell’Arizona è stata sicuramente tra le peggiori degli ultimi anni nella NBA. Allo stato attuale i Suns hanno totalizzato solamente 11 vittorie in 58 partite disputate, e con 24 match ancora da giocare è altamente improbabile che riusciranno a raggiungere lo stesso numero di vittorie dello scorso anno, ossia 21.

Il declino di uno team più importanti del primo decennio del XXI secolo è inesorabile, ormai, dal 2012. Nello specifico, nell’estate di quell’anno, Steve Nash, bandiera dei Phoenix Suns per quasi due lustri, aveva abbandonato la città dei soli per approdare a Los Angeles, sponda Lakers. Da quel momento in poi, la crisi si è fatto sempre più fitta, tanto che il team non è più tornato ai playoff.

Il General Manager dei Suns James Jones, in tal senso, si è espresso sulla situazione della squadra, auspicando che vi siano ancora notevoli margini di miglioramento.

JONES SUI SUNS: LE DICHIARAZIONI DEL GM

L’ex giocatore di Miami Heat e Cleveland Cavs, in particolare, ritiene che il team sia ancora in fase di sviluppo.

I ragazzi stanno migliorando in molti ambiti del gioco. Quando entriamo con il piglio giusto, possiamo farcela con chiunque e rimontare agevolmente, mentre ciò non accade quando rallentiamo il gioco. Ci manca continuità, ma credo che questo sia dovuto anche al fatto che siamo un team molto giovane

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Alla domanda su quanto ci vorrà per vedere i Suns di nuovo competitivi, Jones ha risposto ribadendo che ci vorrà ancora pazienza.

Di certo non possiamo dire ancora per molto che ci vuole tempo. Nonostante questo, comunque, è inevitabile che ci vorrà pazienza, perché non sarà facile. Il nostro obiettivo è quello di far crescere i ragazzi rapidamente ed in maniera esponenziale

L’ex Cavs ha inoltre aggiunto come il front office da lui guidato abbia l’obiettivo di voler aggiungere, nella prossima free agency, giocatori in grado di aumentare il livello di esperienza della squadra, aiutando così anche i più giovani a responsabilizzarsi.

Vogliamo giocatori abili, che possano aiutare i meno esperti a gestire le varie fasi del gioco. Nella prossima estate saremo attivi in questo senso

Jones si è dunque soffermato su DeAndre Ayton, rookie scelto quest’anno con la prima scelta assoluta. Il lungo dei Suns sta disputando una buona stagione, come confermano i 16,5 punti e 10,5 rimbalzi ad allacciata di scarpa. Parlando del numero 22, nel dettaglio, il GM dei Phoenix Suns ha ribadito la sua piena fiducia nella crescita del 20enne.

Noi siamo con lui tutti i giorni, e sappiamo quello che diventerà e quel che lui vuole essere. Ha fretta di diventare grande, ma ha bisogno di capire in che dimensione mettersi. Del resto, un giocatore con le sue caratteristiche non lo si trova facilmente nella NBA moderna

In conclusione, dunque, per quanto il presente dell’ex team di Amare Stoudemire e Steve Nash sia piuttosto desolante ed avaro di soddisfazioni, il futuro sembra promettere bene. Forse, dopo diverse annate di frustrazioni, la luce in fondo al tunnel sta finalmente per apparire. Ma quando questo accadrà?

Luka Doncic sui primi mesi nella NBA: “Quì è più facile segnare che in Europa”

Luka Doncic

Il rookie più atteso (almeno da noi europei) era sicuramente l’ex Real Madrid Luka Doncic, il quale sta giocando una stagione probabilmente anche superiore alle aspettative. Avendo ormai superato metà regular season, Doncic si è espresso sui primi mesi passati nella NBA, rilasciando dichiarazioni che hanno fatto storcere il naso a molti (soprattutto oltre oceano).

 

Luka Doncic sui primi mesi nella NBA:

 

D0ncic ha rilasciato un’intervista ad eurohoops.net, in cui il ragazzo di Lubiana fa un paragone tra NBA ed Eurolega.

 

Nella NBA è più facile segnare che in Europa e mi pare evidente. Da noi il campo è più piccolo, quindi si sta più vicini sul parquet ed è più facile difendere e più difficile trovare lo spazio per tirare. In più, qui in America, c’è la regola dei tre secondi difensivi, che costringe i centri ad uscire spesso dal pitturato. Non a caso si vedono spesso lunghi che iniziano la fase difensiva dal perimetro per poi rincorrere il giocatore che cerca la penetrazione

 

A conferma di ciò che dice Doncic ci sono le sue statistiche. In due anni con la canotta del Real Madrid, il 19enne sloveno ha realizzato una media di 14.5 punti, 4.8 rimbalzi e 4.3 assist a partita. Mentre da quando è arrivato ai Dallas Mavericks, Doncic sta viaggiando ad una media 20.6 punti, 6.9 rimbalzi e 5.4 assist a gara.

Nonostante la sua giovane età, il giocatore dei Dallas Mavericks ha già vinto tutto nel nostro continente. Il suo palmarés vanta: 1 Eurolega (con tanto di MVP della finale), 3 campionati spagnoli, 2 coppe spagnole e un Campionato Europeo con la sua Nazionale. Ma anche negli USA Doncic si è fatto conoscere subito per la sua visione di gioco e la sua abilità di realizzatore, che lo rendere pericoloso in ogni parte del campo. Non a caso Luka è il favorito per vincere il titolo di Rookie of The Year, nonostante la presenza di giocatori del livello di DeAndre Ayton, Trae Young, Jaren Jackson Jr.Collin Sexton.

Sfida tra rookie, Dallas batte i Suns ed Ayton elogia Doncic: “È una bestia”

Ayton Doncic-NBA Injury

La partita della scorsa notte tra Phoenix e Dallas, vinta dai Mavericks 104-94, è stata soprattutto la sfida tra DeAndre Ayton e Luka Doncic. Il primo, scelta n.1 allo scorso draft, sta realizzando un’ottima stagione, viaggiando su una doppia doppia di media. Tutto ciò però, sembra non bastare per poter mettere le mani sul premio di Rookie of the Year. Ad influenzare, è soprattutto la posizione di classifica dei suoi Suns, che godono di uno dei peggiori record della lega.

Doncic invece, sta letteralmente trascinando, da vero leader, Dallas verso i playoff. Ciò gli sta garantendo un’enorme fama in tutto il mondo della palla a spicchi. Questa prima parte di stagione in NBA, ma probabilmente anche i suoi successi in europa con il Real Madrid e la sua nazionale, hanno spinto i tifosi a votarlo per l’all star game, dove attualmente sarebbe titolare.

I complimenti di Ayton

Nonostante sia stato scelto davanti a tutti nel draft di Brooklyn, anche Ayton ha dovuto riconoscere la superiorità del rivale.

 “Ho guardato come gioca tutto il tempo, è una bestia”, ha dichiarato il centro della franchigia dell’Arizona. “Ho pensato, che diamine, non c’è modo di considerare Doncic una matricola.’. 

“Sono sempre stato sotto i roflettori”, ha detto invece in merito a sè stesso ,“Tutti sanno che tipo di giocatore sono. Ho dovuto lavorare molto duramente per meritare tutto ciò che ho adesso, non vedo quale sia il problema. devo continuare a lavorare. “

Nonostante sia sotto dal punto di vista personale, Ayton può vantare il fatto di essere in vantaggio nella serie stagionale contro Doncic. La sua squadra infatti ha vinto fino ad ora due delle tre sfide contro Dallas, prima dell’ultimo incontro che si terrà ad aprile, nell’ultima giornata di stagione regolare.

Draft 2018, un primo bilancio: Se son rose fioriranno

NBA Draft 2018

Che il Draft 2018 potesse essere il più talentuoso del nuovo millennio era risaputo da tempo, ma nessuno si sarebbe aspettato un impatto simile dai rookie di quest’anno. La maggior parte dei diretti interessati viaggia ad oltre dieci punti di media e mostra una sicurezza nei propri mezzi da veterano. La carta d’identità non mente, la loro avventura nella massima lega è solo agli albori, ma come dice un noto proverbio: “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Andiamo ad analizzare allora le prime dieci scelte del Draft 2018, esaminando il loro finora breve percorso nella NBA.

DeAndre Ayton

Ruolo: Centro

Stats: 16.2 punti, 10.2 rimbalzi, 0.8 stoppate

I Phoenix Suns con ogni probabilità termineranno la stagione nei bassifondi della Western Conference, ma per lo meno si sono assicurati il centro del futuro: Ayton è un forte lungo di oltre due metri, dotato di un ottimo jumper dal mid-range e un sublime gioco in post. Chiude spesso in doppia doppia anche se in fase difensiva ha ancora molto da lavorare. Le 0.8 stoppate lo rendono il giocatore meno “temibile” tra i centri. Spesso inoltre risulta incostante perché tende a staccare la spina prima della fine della gara. Tuttavia medie del genere nelle ultime stagioni le ha tenute solo Shaq e non tirando col il 64% dal campo. Se guadagnerà maggior sicurezza, Ayton diventerà una superstar.

Chi è DeAndre Ayton?

Marvin Bagley

Ruolo: Ala grande

Stats: 13 punti, 6.8 rimbalzi, 1.2 stoppate

Si parla erroneamente poco del prodotto di Duke. Bagley sta infatti guidando la second unit dei promettenti Sacramento Kings a suon di schiacciate tonanti. Ricorda per certi versi il Chris Bosh di Toronto, anche se non ha ancora sviluppato un tiro da tre affidabile. Sulla fase difensiva ha poco da invidiare ai suoi colleghi più assodati mentre in attacco usa indistintamente la mano sinistra e la mano destra nel gioco in post. Avevano ragione i suoi estimatori al Draft 2018 a ritenerlo il più “pronto” per calcare i parquet NBA; se oggi i Kings si giocano l’accesso ai playoff il merito è anche di Marvin Bagley.

Sacramento Kings 2018/2019

Luka Doncic

Ruolo: Guardia

Stats: 18.5 punti, 6.5 rimbalzi, 4.3 assist

Solo 3 giocatori nella storia NBA hanno registrato numeri del genere alla loro prima stagione in carriera, Micheal Jordan, Larry Bird e Oscar Robertson. Guida la classifica marcatori dei rookie ed è stato il terzo più giovane di sempre a realizzare un trentello in un gara di Regular Season. Sopperisce alla mancanza di un fisico possente ed agile con una tecnica sopraffina ed una leadership innata. Sta tirando con il 46% dal campo e con il 41% da tre, la maggior parte dei quali segnati in step back. Dallas nell’ultima stagione ha chiuso 21 partite con oltre 100 punti segnati, quest’anno è già a quota 25 con ancora mezza stagione da giocare. Si è preso lo scalpo dei Rockets e dei Warriors, ed è quanto mai determinato a riportare i Mavericks in zona playoff.  Il 99% di chi  lo definiva “non pronto” o “non in grado di fare la differenza” in NBA, non aveva mai visto più di 5 minuti del Real Madrid in Eurolega. Effetto Luka Doncic.

Luka Doncic.

Jaren Jackson Jr.

Ruolo: Ala grande

Stats: 13.9 punti, 4.5 rimbalzi, 2 stoppate

L’uomo giusto al posto giusto. Nessun prospetto del Draft 2018 poteva risultare più idoneo al contesto Grizzlies: un’ala forte moderna, abile in difesa quanto letale in attacco. Malgrado un range di tiro rivedibile, Jackson sta tirando con il 33.9% da oltre l’arco. L’intesa con Marc Gasol migliora giorno dopo giorno, cosi come la sua confidenza con il nuovo mondo NBA. Memphis, dopo un anno di purgatorio, è tornata ai vertici della Western Conference, trascinata anche dal suo nuovo baby-prodigio.

Grizzlies-Raptors

Trae Young

Ruolo: Playmaker

Stats: 15.8 punti, 2.8 rimbalzi, 8.4 assist

“Provo ad essere più Steve Nash che Steph Curry”, queste le parole di Young qualche mese fa. Gli 8.4 assist di media lo rendono il quarto miglior passatore della lega, Nash ha raggiunto quella soglia soltanto alla sesta stagione in carriera. Young alterna serate dominanti a gare disastrose, certamente molto meno efficiente al tiro (per ora) dei due sopracitati ma risulta essere un passatore di elite ed uno scorer già di buon livello. Capisce con mezzo secondo di anticipo il comportamento delle difese avversarie e sa mettere i compagni in condizione di fare canestro con facilità. E’ inoltre il secondo giocatore più giovane di sempre con una gara da 35 punti e 10 assist, e il quinto rookie dopo Iverson, LeBron, Kidd e Curry. Il destino degli Hawks passerà con ogni probabilità dalle mani di Trae Young.

Mohamed Bamba

Ruolo: Centro

Stats: 6.7 punti, 4.5 rimbalzi, 1.6 stoppate

La curiosità di vederlo all’opera durante il Draft 2018 era tanta e c’era addirittura chi lo considerava prossimo al premio ROY, ma viste le prestazioni sul campo per ora pare un abbaglio. Mo Bamba è una delle poche delusioni del Draft 2018, almeno per ora. Complice la consacrazione di Vucevic è scivolato in panchina e non ha ancora esordito in quintetto base. Bamba ha mostrato solo in parte il suo esponenziale talento, soprattutto in fase difensiva; è infatti il miglior stoppatore tra i rookie di quest’anno. Il problema semmai è di natura psicologica: a detta del suo coach non ha ancora fatto quel salto di qualità mentale richiesto a tutti gli esordienti per ambientarsi al nuovo mondo NBA. Per sua fortuna le pretese dei Magic non sono molto alte.

mo bamba

Wendell Carter Jr.

Ruolo: Centro

Stats: 11.4 punti, 7.4 rimbalzi, 1.5 stoppate

Forse non diventerà un All-Star, ma di certo un solido giocatore NBA. Wendell Carter è il classico centro difensivo, incaricato di stoppare tutti i palloni che passano nel pitturato. Un giocatore alla Chandler per intenderci, quello che non riempie gli highlights stagionali ma che si sporca le mani per i compagni. Piccoli particolari che possono segnare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Se poi incrementasse la produzione offensiva…

wendell carter jr

Collin Sexton

Ruolo: Playmaker

Stats: 14.5 punti, 3.2 rimbalzi, 2.5 assist

Non è facile giocare in una franchigia rimasta orfana del miglior giocatore del mondo, in particolare se lo spogliatoio nel periodo di massima crisi ti seleziona come capro espiatorio. Eppure Sexton, dopo un inizio in sordina, nell’ultimo mese si è caricato la squadra sulle spalle trascinandola nelle (rare) vittorie stagionali. L’ingresso in quintetto è coinciso con la sua improvvisa crescita. I Cavs grazie al Draft 2018 hanno trovato il loro playmaker del futuro, una discreta macchina da punti che ha ancora ampi margini di miglioramento. Tende ad accumulare infatti molte palle perse, niente però a cui l’esperienza non possa porre rimedio. In estate Cleveland disporrà probabilmente di un’alta scelta, allora potranno essere gettate le basi del post-LeBron, nel quale Sexton ricoprirà un ruolo importante.

Kevin Knox

Ruolo: Guardia

Stats: 8.6 punti, 3.2 rimbalzi, 0.8 assist

Non ingannino le stats soprastanti, nelle ultime due settimane il rookie dei Knicks sta viaggiando ad oltre 17 punti di media con il picco raggiunto nella gara di Milwaukee: 26 punti segnando la tripla del definitivo sorpasso. Il suo infortunio alla caviglia è coinciso con un periodo negativo della franchigia, a dimostrazione del fatto che è già diventato un perno della squadra, anche se in uscita dalla panchina. Dopo un’ottima Summer League Kevin Knox si sta superando anche in stagione regolare.

Mikal Bridges

Ruolo: Ala piccola

Stats: 6.8 punti, 2 rimbalzi, 1.1 assist

Malgrado il poco minutaggio concesso, Mikal Bridges contribuisce degnamente alla produzione offensiva dei Suns. Le sue capacità lo rendono un fattore in uscita dalla panchina. In difesa deve ancora trovare la sua dimensione ma come già detto per gli altri, il tempo è dalla sua parte. Anche se i riflettori sono tutti puntati su Ayton, sarà meglio tenere d’occhio anche il buon Bridges per la ricostruzione futura.

Mikal Bridges

Suns, Booker parla da leader: “Super-team? Vengano qui da me e Ayton!”

Infortunio Devin Booker

Devin Booker cerca aiuto per risollevare i suoi Phoenix Suns: “Super-team? Si, Grazie!”

22 anni, figlio d’arte (il padre Melvin ha condotto migliaia di pick and roll in maglia Virtus Pesaro e Olimpia Milano), titolare di un’estensione contrattuale da 5 anni e 158 milioni di dollari complessivi appena vergata in calce, ed un compito difficile da svolgere: far ricordare al mondo che si, i Phoenix Suns esistono ancora.

Il percorso di Devin è stato sinora costellato di punti, complimenti e.. tante sconfitte. La stagione NBA 2018\19 dei Phoenix Suns è iniziata alla stesso modo in cui era finita la precedente. Perdendo.

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TEAMWORK ✊

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4-15 per iniziare. Momenti di pallacanestro “imbarazzante”, per rimanere sulle parole dello stesso Booker, ed una incredibile ed isolata vittoria sul quasi inviolabile parquet del Fiserv Forum di Milwaukee, la casa di Giannis Antetokounmpo.

Una squadra, i Suns, ritrovatasi incredibilmente senza point guard titolare, dopo aver rinunciato subito ad Elfrid Payton ed aver riempito la falla col veterano Isaiah Canaan e con l’acerbissimo Elie Okobo. E che si è vista costretta a chiedere gli straordinari in regia proprio a Devin, senza però avere il coraggio di gettare la maschera e schierarlo ufficialmente da “Steph Curry del deserto (dell’Arizona)”.

Il risultato? 7.1 assist a partita per Booker sinora. Che tradotto nel gergo sacerdotale delle Advanced Stats di oggidì valgono per un net offensive rating di squadra di 7.6 (valido per il terzo valore All-NBA), quando l’ex Kentucky Wildcats viene impiegato da point-guard.

Devin Booker: “Ora è arrivato il momento di vincere”

Numeri che – al netto dei punti a partita (24.9) e del talento – fanno di Devin Booker uno dei grandi uomini-franchigia della lega.

La firma di un contratto così pesante cambia il modo in cui si guarda ad un giocatore NBA. Un singolo giocatore può sembrare fenomenale a 10 dollari, poi firmare un contratto da 1000, fare le stesse cose di prima e finire nella lista dei “così-così”, se va bene.

In questi primi anni, si è trattato di capire: quale sarà il mio ruolo? Com’è davvero la NBA? Ancora, sono davvero uno starter? I primi anni sono andati bene, per me. Sono diventato un giocatore solido. Ora, è arrivato per me il momento di vincere

– Devin Booker –

Così Devin Boker a Vincent Goodwill di Yahoo Sports. I Phoenix Suns di oggi sono – alla meglio – una squadra con un leader designato (Booker), una potenziale seconda star nel già solido DeAndre Ayton, ed un coach giovane ed emergente come Igor Kokoskov (allievo di Larry Brown e, recentemente, di Quin Snyder degli Utah Jazz).

Ayton Doncic-NBA InjuryEd il resto?

Giocatori mai sbocciati (Dragan Bender, per il quale i Suns spesero la quarta scelta assoluta al draft 2016) o sinora ancora “in attesa di giudizio” (Josh Jackson), e spazio salariale da vendere.

La strada per la gloria di Devin Booker pare ancora lunga.

I Suns hanno storicamente avuto parecchie difficoltà nell’attrarre grandi free agent (con tanti saluti alla storia del clima. In Arizona il sole splende 300 giorni l’anno, quando l’anno non è un granché. Vero, Toronto?), ma Booker ha fiducia nelle sue possibilità di poter invertire la tendenza:

Una trade in un super-team? Al contrario, voglio che il super-team venga da me! Chi si affaccia alla free agency vedrà in me ed in DeAndre (Ayton, ndr) ciò che abbiamo da proporre, e le potenzialità che abbiamo, ne sono convinto (…) è mio compito accelerare il processo, e far si che i Phoenix Suns possano migliorare e salire di livello, avendo me come punto d’appoggio

– Devin Booker –

 

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Suns, Devin Booker sull’ultima sconfitta: ”Siamo imbarazzanti”

Devin Booker infortunio

Devin Booker è molto irritato dalle pessime prestazioni dei suoi Phoenix Suns. La guardia pensa che sia arrivato il momento di fare mea culpa da parte di tutti i membri del team, e denuncia una mancanza di chimica nella squadra.

Due giorni dopo la vittoria contro i Memphis Grizzlies grazie a un buzzer-beater di Booker, i Brooklyn Nets hanno demolito i Phoenix Suns per 104-82. Il pubblico della Talking Stick Resort Arena non l’ha presa bene, e ha iniziato a fischiare i propri beniamini al termine del match.

”Fa schifo”, ha esordito Booker ai microfoni nel post partita ”Pensavamo che l’ultima partita fosse stata un passo avanti per noi, invece ne abbiamo fatto un altro indietro stanotte. Non ci siamo difesi e siamo stati spazzati via sul nostro campo. È imbarazzante”.

”Tutte le buone squadre godono di piena fiducia e di chimica, sono capaci di cavarsela l’uno con l’altro e hanno dei buoni obiettivi. Noi non abbiamo questa fiducia per ora. Non ci incoraggiamo l’uno con l’altro, non ci aiutiamo, ed è quello di cui abbiamo bisogno adesso.”

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See ya Thursday.

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Coach Kokoskov: ”Abbiamo bisogno l’uno dell’altro”

Quella contro i Nets è stata l’ottava sconfitta nelle ultime 9 partite per i Suns. Di queste 9 partite, 6 sono state perse per 18 o più punti. Booker si sente quindi di dare ragione ai fans che li hanno contestati a fine partita.

”Avrei fatto la stessa cosa se fossi stato lassù”.

Alla domanda su come i Suns possono migliorare, Devin Booker ha così risposto: ”Io e i miei compagni dobbiamo semplicemente sostenerci reciprocamente, e tutto andrà bene”.

NBA Draft 2018Il rookie DeAndre Ayton è d’accordo con lui, e propone una soluzione simile: ”Sapere chi incoraggiare e chi non. Ci sono quei compagni di squadra che se insultati rendono di più.” Ha detto a AZCentral.com. ”Si tratta semplicemente di dare conforto agli altri ragazzi e di stimolarli”.

Dopo la pessima stagione dello scorso anno, terminata con il peggior record NBA, i Suns si sono nettamente migliorati nel corso della off-season.

Phoenix ha selezionato Ayton con la prima scelta assoluta e la guardia Mikal Bridges con la decima scelta all’ultimo draft. Inoltre si sono aggiudicati i veterani Trevor Ariza, Ryan Anderson e Jamal Crawford.

In panca siede Igor Kokoskov, prima esperienza NBA per lui, che in occasione dell’ultima sconfitta ha ammesso: La squadra non era concentrata, il linguaggio del corpo era sbagliato. Sto cercando un buon mix tra i veterani e i giovani. Abbiamo bisogno l’uno dell’ altro”.

Prossimo impegno per i Suns giovedì notte in casa contro i Boston Celtics.

Devin Booker: diventare grande per cancellare il deserto

Phoenix Suns 2018/2019

Devin Booker, almeno fino alla scorsa stagione, ha fatto ciò che comunemente si definisce “predicare nel deserto“, e non era il deserto fisico dell’Arizona. Era un deserto tecnico, quello dei Phoenix Suns, una franchigia bisognosa di ricostruire e di sbarazzarsi di alcuni contratti gravosi. Eliminati i veterani più onerosi economicamente, il tanking ha permesso di arrivare alla prima scelta assoluta, concretizzatasi nei muscoli e nel talento di DeAndre Ayton, nuovo scudiero, insieme a Josh Jackson, della stella Devin Booker. Trasformare quel deserto in una straordinaria città sarà proprio compito del figlio di Melvin, che ha mostrato le propria propensione al canestro nelle passate stagioni, ma che ora è chiamato a diventare leader, a migliorare i propri punti deboli e i propri compagni, a trascinare il gruppo. In una parola il nuovo Devin Booker dovrà dominare, e l’inizio di questa annata NBA parla già a suo favore.

Devin Booker, supportato da Ayton e Jackson, ha una sola missione da ora: dominare
Devin Booker, supportato da Ayton e Jackson, ha una sola missione da ora: dominare

DEVIN BOOKER: CHIAMATELO ATTACCANTE

Quando venne chiamato con la tredicesima scelta al Draft del 2015, di Booker si diceva che fosse un incredibile tiratore, e nulla più. Niente si è mai rivelato più falso di questa affermazione. Il numero 1 dei Suns è quello che si definisce un attaccante, un realizzatore nel vero senso del termine. La stagione 2018/2019, dopo quattro partite, lo vede viaggiare a 27.8 punti di media. E, se è vero che il tiro da tre punti costituisce un’arma imprescindibile del suo gioco (37.8% con 7.8 tentativi a partita), è ancor più vero che non è assolutamente l’unica. Il 56.3% delle sue conclusioni arriva infatti da dentro l’arco (con oltre il 43% di realizzazione) e circa il 24% dei suoi punti è prodotto dalla lunetta. Va notato infatti che la sua capacità di subire falli ha pochi eguali nella NBA e si è affinata nel corso delle stagioni (oggi tenta 5 liberi in più a partita rispetto alla stagione da rookie).

Devin Booker sta dimostrando di saper colpire anche dopo aver dialogato con i compagni.

Una crescita ulteriore di Devin Booker si sta verificando nella capacità di aggredire il canestro e concludere al ferro: la sua stagione è cominciata con il 68% di realizzazione nella restricted area (17/25). Poi, anche Booker non può mancare di stare al passo con i tempi e, quindi, di tagliare dal proprio repertorio le conclusioni che stanno nel mezzo fra layup e tiri da tre punti, infatti sono meno di 20 fin qui le conclusioni tentate da una distanza tra i 3 e i 7 metri dal cesto. E ancora, il miglioramento si palesa pure nella pazienza di inserire la propria grande mole di tiri all’interno del gioco corale: Devin è passato dal 42.6% di canestri assistiti della stagione scorsa al 55.6% di questo pur breve scorcio di stagione. E a questo punto nessuno può più negare che Devin Booker sia tra i realizzatori con più frecce nella propria faretra, persino nella Lega dei grandi scorer.

MIGLIORARE, MIGLIORARE, MIGLIORARE

Si è capito? Per diventare definitivamente grande, Devin Booker deve continuare a lavorare per affinare i propri punti di debolezza, che ancora esistono e che devono essere estirpati dal gioco di un ragazzo che vuole, può e deve diventare tra i più dominanti della NBA. La difesa, prima di tutto, necessità primaria per una guardia, ruolo che mette davanti alcuni dei migliori attaccanti della Lega. Sicuramente, Booker è ben lontano dall’essere un difensore nato e voglioso, e non è aiutato da piedi non velocissimi per un esterno. Quale soluzione? Leggere, anticipare, usare la statura importante e l’intelligenza per non andare sotto in maniera oltremodo dannosa. Un vero leader, se attaccato dagli avversari in difesa, deve assolutamente dimostrare di saper reggere l’urto, allo staff e soprattutto ai compagni, per essere anche esempio. Ecco, i compagni: per Devin sarà punto di svolta l’imparare o meno a giocare efficacemente con loro e, da questo punto di vista, l’inizio promette bene. Non solo, come abbiamo detto, i tiri di Booker sono maggiormente costruiti con la circolazione del pallone, ma i suoi assist sono aumentati dai 4.7 della scorsa stagione ai 6.8 di questi primi quattro match.

Sia chiaro, non si pretende di analizzare quattro partite e farne la base sicura dello sbocciare definitivo di un talento. Ma, in fondo, ha ragione chi diceva che “chi ben comincia…” e, questo ce lo dovete concedere, Devin Booker ha cominciato proprio bene e a Phoenix, ora, è finalmente lecito sognare, perché il deserto si sta popolando e il sole sta sorgendo.

Manuale Phoenix Suns 2018/2019: aspettando il sole

Phoenix Suns 2018/2019

I Phoenix Suns sono una delle squadre per cui vale la pena impegnare lo slot del league pass! Una franchigia che ha cambiato tantissimo in estate e che è pronta a tornare quantomeno a un livello decente, con 3-4 elementi da seguire con estrema attenzione. La curiosità di vedere l’impatto con la lega della prima scelta assoluta del draft 2018, il primo allenatore NBA nativo europeo, Igor Kokoskov, questo e molto altro all’interno di una squadra in divenire e in grado di mostrare contemporaneamente entrambe le facce della medaglia. Ecco a voi il manuale Phoenix Suns 2018/2019.

MANUALE PHOENIX SUNS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 21-61
  • Piazzamento: seed #15 Western Conference
  • Punti segnati di media a partita: 103.9
  • Punti subiti di media a partita: 113.3
  • Offensive rating: 103.5
  • Defensive rating: 112.8
  • Team leaders: Devin Booker (24.9 PTS), Tyson Chandler (9.1 REB), Elfrid Payton (6.2 AST)

L’anno scorso a Phoenix c’è stato uno scossone dopo le prime tre partite, tutte e tre perse, e coach Earl Watson è stato sollevato dall’incarico per far spazio a Jay Triano. Triano ha vestito i panni del più classico dei “traghettatori” in un altro anno in cui il risultato sportivo interessava il giusto, i Suns sono stati la peggior squadra della NBA e hanno avuto davvero poche note lievi. I motivi per cui sorridere l’anno scorso sono stati sostanzialmente tre: 1) la vittoria della lottery; 2) la continua crescita di Devin Booker; 3) la piacevole scoperta di T.J. Warren. La quarta scelta assoluta del 2017 di Phoenix, Josh Jackson, ha vissuto una stagione altalenante con un crescendo nel finale. L’ex Jayhawks ha impattato duramente il cosiddetto ‘rookie wall’, il suo impatto offensivo è stato limitato più di quel che si pensava e i meccanismi della lega li ha iniziati a masticare soltanto sul finire della stagione; la stagione 2018/2019 può/deve essere un’altra cosa per lui.

Nel roster dei “Soli” solamente 8 giocatori hanno giocato più di 50 partite e 5 più di 70, questo sta ad indicare il ricambio enorme che c’è stato nel corso dell’anno, in tanti hanno avuto le loro occasioni per guadagnarsi un postoin the league. Un’annata votata al tanking consapevoli di dover ripartire quasi da zero l’anno successivo, con in panchina un allenatore messo lì tanto perché uno va messo per forza e l’obiettivo è stato paradossalmente raggiunto: ne è la prova Ayton. Il 2017/2018 dei Suns è da considerare come uno step per la ricostruzione e negli anni prossimi andrà analizzato di pari passo a ciò che è successo prima e dopo.

 

MANUALE PHOENIX SUNS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Arrivi: Trevor Ariza (HOU), Deandre Ayton (R), Mikal Bridges (R, tramite trade-draft), Ryan Anderson (HOU) De’Anthony Melton (R), Darrell Arthur (DEN), Isaiah Canaan, Richaun Holmes (PHI), George King (R), Élie Okobo (R).

Partenze:  Marquese Chriss (HOU), Jared Dudley (BKN), Danuel House (GSW), Brandon Knight (HOU), Alex Len (ATL), Elfrid Payton (NOP), Alec Peters, Tyler Ulis (GSW), Alan Williams (BKN).

L’arrivo più importante, secondo forse solo a quello di Ayton, è quello del nuovo head Coach Kokoskov già ribattezzato “Koko”; l’allenatore campione agli europei di basket con la Slovenia ha un compito arduo, portare mentalità vincente alla squadra più perdente dell’intera lega. Luka Doncic sembrava destinato ad accasarsi in Arizona con l’allenatore col quale ha vinto in nazionale e invece la scelta è stata quella di riempire lo slot di Big Man che tanto serviva. Il nuovo lungo dei Suns con Booker formerà un asse dal potenziale enorme, i suoi limiti difensivi non saranno facili da coprire per i compagni e lui dovrà dimostrarsi pronto da subito specialmente nella produzione offensiva. Ariza e Anderson sono arrivati per aprire il campo con le loro doti da tiratori, le difese avversarie non possono lasciarli liberi sul perimetro e quindi si aprirà spazio per gli isolamenti o i P&R Booker-Ayton. Un altro innesto prezioso è quello di Mikal Bridges, preso con una trade con i 76ers cedendo Zhaire Smith e l’ambita prima scelta 2021 dei Miami Heat. Mikal è un 3&D NBA Ready di 201 cm e wingspan di 215 cm la sua acquisizione è da vedere nell’ottica del non voler rischiare con entrambi i rookies, infatti Bridges teoricamente potrebbe anche fare una stagione migliore di Ayton nonostante un potenziale notevolmente diverso. Canaan e Okobo si aggiungono alla coda per diventare il playmaker titolare, ma non c’è nel roster un giocatore in grado di occupare quella posizione con sostanza e tanti sono i playmaker in roster che andrebbero bene come terza o al massimo seconda scelta.

Nessuna partenza illustre da segnalare sono partiti giocatori di passaggio o utili per trade (come Chriss e Knight), l’unica nota è amara è per Alex Len. Quinta scelta assoluta del 2013, non più in alto ancora solo a causa di un infortunio grave alla caviglia sinistra, i Suns decisero di scommettere sulle sue condizioni abbaglianti da ciò che aveva fatto in Maryland, ma lui un po’ per i problemi fisici (anche se 335 presenza in 5 stagioni non è male affatto), un po’ per altri motivi, non è mai riuscito a rispettare le aspettative. Non firmare e veder partire un ragazzo scelto e cresciuto per 5 anni non deve esser facile.

MANUALE PHOENIX SUNS 2018/2019: L’ANALISI

Il trio della speranza per Phoenix.

Phoenix ha finalmente terminato l’epoca del tanking e può aprire un ciclo nuovo, dinamico e intrigante. Avere 4 giovani come Booker, Ayton, Jackson e Bridges è sulla carta un quartetto che in pochi possono vantare, in più c’è un coach capace di far giocare bene le proprie squadre e di far rendere al meglio le sue stelle. La posizione di playmaker è scoperta e una trade è probabile perché giocatori del calibro di: Dragic, Teague, Teodosic e Beverley sono opzioni tangibili e allettanti. Ariza, Warren e Jackson possono formare un bel trio roccioso in difesa per nascondere le lacune di Booker e Ayton, DeAndre che però in quanto a protezione del ferro può davvero diventare un bel giocatore, i problemi veri arrivano quando deve leggere situazioni di gioco tipo cambi e tagli e il suo atletismo non basterà per resistere se isolato, deve imparare a muovere meglio i piedi. Devin è il fulcro della squadra, però verosimilmente sarà ancor più decisivo quando giocherà con un altro ball handler accanto in grado di sgravarne i compiti di playmaking e amplificare la sua pericolosità off the ball, cosa che Kokoskov ha fatto molto bene con Dragic-Doncic. Il quintetto titolare per Koko, al momento, dovrebbe essere: Okobo-Booker- Ariza-TJ Warren- Ayton, ma non sono da escludere cambiamenti tipo la presenza di Canaan al posto di Okobo e altre che potrebbero decidersi in corso d’opera.

La panchina non è più un tallone d’Achille così marchiato, le aggiunte estive hanno dato più profondità al roster specialmente in fase offensiva. Difensivamente i Suns sono tutti da vedere e da registrare, non sarà facile vincere molte partite sui 120 punti per intenderci, se vorranno crescere mentalmente c’è bisogno di un cambiamento radicale in fase di non possesso.

CONCLUSIONE

Phoenix è sicuramente una squadra molto intrigante con giocatori da seguire e tanto talento a disposizione, sulla carta però non sembrano pronti per raggiungere i playoff e un anno di limbo tra le prime otto e le franchigie in tanking mode è la cosa più prevedibile, una stagione intorno alle 32 vittorie per proseguire in un percorso di crescita. Devin Booker ha dichiarato di essersi stufato di non giocare i playoff, ma la sensazione è che almeno per un altro anno dovrà mandar giù il boccone amaro.

 

ROY 2019: Ayton-Sexton i favoriti per le matricole

Il ROY 2019 andrà ad uno tra DeAndre Ayton e Collin Sexton. Questo il verdetto della votazione effettuata dalle matricole in risposta al sondaggio organizzato dalla NBA durante il Rookie Photo Shoot, il servizio fotografico riservato ai giocatori al primo anno nella lega americana a New York nelle scorse settimane.

A far scalpore è l’assenza, nei primi due posti, di Luka Doncic, considerato da molti addetti ai lavori come il favorito numero uno per questo speciale premio.

ROY 2019: Ayton e Sexton appaiati

Il centro dei Phoenix Suns ed il playmaker dei Cleveland Cavaliers hanno ottenuto entrambi il 18% dei voti dai colleghi, anche se va detto che nelle 9 edizioni precedenti del Rookie Survey hanno predetto correttamente il vincitore del premio di matricola dell’anno solo una volta, nel 2007, quando col 50% dei voti venne indicato Kevin Durant che poi appunto trionfò.

Per il talento sloveno Doncic, che si è fermato al 9% delle preferenze, potrebbe essere dunque un buon segno della cabala.

Nel suddetto Rookie Survey non ci sono soltanto domande sulle matricole ma anche su alcuni giocatori attualmente in attività nella NBA; l’idolo dei debuttanti è LeBron James, scelto con il 29% delle preferenze, che batte piuttosto nettamente la concorrenza del duo degli Warriors Curry-Durant, fermi entrambi al 9%. Il Re era stato scelto anche nella scorsa stagione. Curiosità: anche Kobe Bryant ha ricevuto dei voti, nonostante il suo ritiro.

 

76ers-Draft 2018: Philly vuole scegliere nelle prime 5

76ers-Draft 2018: il team di Joel Embiid e Ben Simmons vuole fare dei tentativi per ottenere una scelta ancor più importante al prossimo draft.

L’ex direttore generale dei Cleveland Cavaliers David Griffin ha detto che i Sixers sono desiderosi di risalire per ottenere un giocatore che sarà in top 5.
L’obiettivo di Philadelphia rimane poco chiaro, ma la squadra ha molte risorse per trovare un accordo. I Sixers scelgono alla 10 e alla 26 del primo turno, dopo aver avuto la prima scelta nel 2017, Markelle Fultz.
Il nostro mock draft proietta Deandre Ayton ai Phoenix Suns alla chiamata numero 1, Marvin Bagley III ai Sacramento Kings alla 2, Jaren Jackson agli Atlanta Hawks alla 3. Per Luka Doncic discorso diverso che era dato alla 2 ma col passare del tempo ha iniziato a scendere fino alla 4 dei Memphis Grizzlies. Alla 5 Michael Porter Jr, cioè ai Dallas Mavericks.

76ers-Draft 2018: ecco cosa serve a Philadelphia.

Considerando che i Sixers hanno già un tandem di livello nel reparto lunghi con Dario Saric e Joel Embiid, è difficile immaginare che il front office miri a un altro gigante.
È ovvio che Philly sarà interessata ad un giocatore in grado di crearsi tiri da solo e con ottime capacità realizzative. Molte infatti le difficoltà a far canestro di Simmons e Fultz della scorsa stagione.
Luka Doncic e Michael Porter Jr. sono i due candidati principali. Trae Young potrebbe andare tra i primi cinque, ma è tutt’altro che sicuro.

Esclusi i Phoenix Suns alla 1, gli altri team nelle prime cinque sono disponibili a fare una trade. Ciò darà ai Sixers molteplici opzioni per trovare l’accordo migliore.

È probabile che i Sixers possano dover far partire Dario Saric o Markelle Fultz, così come la 10 e  la 26, per entrare nelle prime cinque. Fultz non vale la pena scambiarlo, ma bisogna comunque tenerlo in considerazione. Saric è già un giocatore di calibro da quintetto di partenza in una squadra competitiva.

Draft 2018: tris di prospetti interessanti

Draft 2018

Il draft 2018 avrà sicuramente una delle migliori classi rookie degli ultimi 20 anni, almeno sulla carta, in quanto saranno selezionati moltissimi prospetti interessanti e ci saranno possibilmente dei futuri all star fino alla scelta numero 8 o giù di lì. Il draft, come sappiamo, è un’ottima risorsa per le squadre che navigano nei fondali della lega, le quali devono ripartire praticamente da zero e che con la squadra attuale le vittorie faticano ad arrivare. Ovviamente ci sarà anche la curiosità nel scoprire chi sarà (e se ci sarà) un prossimo Stephen Curry pescato con soltanto la pick numero 7 o un prossimo Isaiah Thomas selezionato addirittura con la scelta numero 60, quindi oltre ai nomi che verranno selezionati con le prime scelte potrebbero sicuramente esserci delle steal of the draft. Scegliere con la prima chiamata è senza dubbio l’obbiettivo più grande per le squadre che cercano fortuna con il draft, ma una volta ottenuta bisogna saperla sfruttare: il caso Anthony Bennett dice qualcosa in tal senso.

Insomma, non è tutto oro quel che luccica. Ora andiamo ad analizzare 3 dei prospetti più interessanti del draft 2018:

Trae Young

 

 

Palleggio ubriacante e tripla pulita.

La guardia degli Oklahoma Sooners è sicuramente uno dei giocatori più importanti della prossima classe rookie, nonostante il suo nome non era uno dei più in evidenza sino a qualche mese fa. Diversi mock draft lo vedono tra le prime 5 posizioni della prossima tornata. Il prodotto dei Sooners sta viaggiando a cifre mostruose: per lui sono infatti 30.5 i punti di media contando anche 9.7 assist, 4.2 rimbalzi e 2 palle rubate a partita in 33 minuti di gioco. Inoltre, la guardia statunitense tira anche con il 40% dalla linea dei 3 punti e prendendosi quasi 11 triple a gara. Insomma, queste cifre farebbero comodo a molte franchigie NBA, anche se magari in NBA almeno inizialmente non avrà lo stesso numero di possessi a disposizione; come stile di gioco si potrebbe essere una via di mezzo tra Stephen Curry e Russell Westbrook. Le aspettative sono quindi molto elevate su questo giocatore.

DeAndre Ayton

 

In area Ayton è uno che si fa rispettare.

Il centro degli Arizona Wildcats è senza dubbio la stella del suo team, nonostante difficilmente potrà arrivare al titolo. Sarà probabilmente una delle prime scelte nel draft 2018, visto che Ayton viaggia infatti con 19.7 punti e 11.1 rimbalzi di media, a cui vanno aggiunti anche 1.6 assist e 1.8 stoppate di media a partita. Ha un fisico possente grazie al quale potrà fare la voce grossa in NBA su entrambi i lati del campo; nonostante sia alto 2.16 metri e pesa 110 kg è abbastanza veloce e rapido di piedi. Il pitturato è terreno di caccia fertile,  dove banchetta grazie ai discreti movimenti in post basso. Abile rim protector, dà garanzie a rimbalzo. Ayton ha  delle mani piuttosto educate: tira infatti con il 71.6% dalla lunetta e con un onesto 32% da dietro l’arco. Lo si può paragonabile a Karl-Anthony Towns, ma con più cattiveria agonistica nel gioco interno.

Luka Doncic

 

Doncic sa dialogare bene coi compagni.

Non potevamo non parlare del bambino prodigio del Real Madrid. Nel primo mock draft 2018 è stato previsto come first pick assoluta del draft 2018, visto che ha un talento cristallino in tutti gli aspetti del gioco: fresco di vittoria agli ultimi Europei, Luka Doncic si sta dimostrando leader della compagine spagnola, viaggiando con 16.2 punti, 5.6 rimbalzi e 4.7 assist di media tra campionato e Euroleague. È un predestinato sin da quando aveva 13 anni, quando nel torneo Lido di Roma realizzò una tripla doppia da 54 punti, 11 rimbalzi e 10 assist. Ha un QI cestistico fuori dal comune, che gli permette di leggere alla grande ogni azione e di non forzare mai troppo le sue giocate. In penetrazione nonostante non sia molto esplosivo riesce spesso a concludere con canestro più fallo, ha un affidabile tiro da 3 punti (34% in stagione) ed è ottimo dalla lunetta (82%). Alcuni esperti di prospetti lo accostano a Manu Ginobili per la sua intelligenza e creatività: tuttavia se siamo di fronte ad un giocatore polivalenteoffensivamente dotato  che si contraddistingue dalla guardia argentina.

College basketball: si riparte con la NCAA!

ncaa san antonio logo final four 2018

Stanotte comincia la stagione 2017/2018 del college basketball. North Carolina è pronta a difendere il titolo vinto l’aprile scorso – a spese di Gonzaga – ma ciò non significa che i Tar Heels siano i chiari favoriti. Alcune tra le squadre che si sono comportate bene l’anno scorso si presentano ai nastri di partenza praticamente invariate (se non migliorate, vedi Arizona con DeAndre Ayton). John Calipari a Kentucky dovrà cercare di instillare la mentalità ultra-vincente del suo programma a una squadra che è la più giovane dell’intera nazione. E poi ci sono Duke, Kansas (v. intervista del nostro Stefano Belli a Devonte Graham), Wichita State, i nuovi Hoosiers di Indiana… Tanti argomenti di interesse per una stagione che, tuttavia, non è iniziata proprio col piede giusto.

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Rick Pitino, ormai ex coach di Louisville, è finora la vittima più illustre dello scandalo che ha fatto tremare il mondo NCAA lo scorso settembre

Settembre nero per il college basketball

Solo due mesi fa il mondo cestistico collegiale veniva scosso profondamente da un nuovo, esteso caso di corruzione che ha colpito diversi programmi della Division I. L’NCAA non è purtroppo nuova a questo genere di scandali, ma questa volta l’FBI è decisa ad andare fino in fondo. Tra le prime vittime illustri c’è Rick Pitino. I Louisville Cardinals hanno deciso di licenziare il leggendario coach, a causa di una ingente somma di denaro (100’000 dollari) che sarebbe stata offerta alla famiglia di Brian Bowen II nel caso avesse deciso di scegliere i Cardinals – e Adidas come sponsor tecnico una volta diventato pro. Secondo uno degli indiziati, James Gatto (importantissimmo dirigente proprio del famoso brand sportivo a tre strisce) Pitino era a conoscenza di tutto ciò.

Tutto è ancora da provare, Pitino a onor del vero non è stato incriminato ufficialmente e si dichiara innocente. Il suo allontanamento dai Cards ha comunque inflitto un duro colpo alla NCAA. Gli assistant coaches delle seguenti squadre sono stati coinvolti: Arizona, Auburn, Miami, Oklahoma State, USC e naturalmente Louisville (che ha affidato temporaneamente la panchina all’ex vice di Pitino, David Padgett). Secondo molti questi sono solo i primi passi di un’indagine destinata probabilmente a fare ancora molto rumore (l’FBI lavora a questo caso da diversi anni). In risposta, molti allenatori hanno commentato allo stesso modo: “Adesso abbiamo solo bisogno di giocare qualche partita”. Sarebbe però anche il momento di pensare a una profonda riforma del sistema sportivo collegiale, che ha già mostrato in diverse occasioni le proprie enormi pecche.

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Un predestinato secondo molti, Archie Miller comincia stanotte la sua carriera da head coach degli Indiana Hoosiers

Meno male che c’è il parquet

Per fortuna – soprattutto della stessa associazione – è arrivato il momento della prima palla a due ufficiale della stagione. C’è il talento necessario per assistere a una stagione che si presenta molto affascinante e piena di temi. Duke, Michigan State, Arizona sono per molti addetti ai lavori le favorite in vista delle Final Four 2018, che avranno sede a San Antonio. Ma ci sono 351 squadre in Division I: molte sono quelle da tenere d’occhio.

Una delle più interessanti tra quelle meno rinomate è Wichita State. Gli Shockers sono praticamente gli stessi che l’anno scorso sono usciti contro Kentucky, ma giocandosela fino all’ultimo respiro. Potrebbe essere questo l’anno buono per la truppa di Gregg Marshall.

Esordio ufficiale stanotte anche per Archie Miller (fratello di Sean, coach di Arizona) sulla prestigiosa panchina degli Indiana Hoosiers. Il compito di Miller, tenuto in grande considerazione nonostante la giovane età dall’intero mondo del college basketball, non è dei più semplici: riportare Indiana ai fasti del passato. Il suo curriculum da head coach a Dayton fa ben sperare, dato che in sei anni sulla panchina dei Flyers ha ottenuto l’accesso al torneo NCAA in quattro edizioni consecutive, prima volta nella storia del programma.

Talento e stazza: la NCAA appartiene ai big man

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“Non ho mai allenato nessuno come lui”: il coach di Arizona Sean Miller sul classe 1998 DeAndre Ayton

Jeff Goodman, ESPN Insider, ha giustamente sottolineato in un recente articolo come questa potrebbe essere un’annata del college basketball dominata dai big man. E non solo a causa del ritorno di Patrick Ewing a Georgetown, in veste di allenatore. Per Mike Krzyzewski quella di quest’anno è la squadra più grande – intendendo letteralmente la stazza dei giocatori a sua disposizione – che abbia mai avuto in carriera. Wendell Carter jr., Marvin Bagley II e Marques Bolden non sono solo possenti, ma possono anche correre il campo: una caratteristica, quella della versatilità, ormai fondamentale per un lungo moderno.

Abbiamo accennato già a DeAndre Ayton, ma i nomi interessanti sono davvero tanti: Mohamed Bamba (Texas), Jaren Jackson jr. (Michigan State), Michael Porter jr. (Missouri), Kevin Knox e Jarred Vanderbilt (Kentucky). A questi freshman si aggiungono facce già note come Bonzie Colson (Notre Dame) e Miles Bridges (Michigan State). Insomma, se lo small ball dilaga, i lunghi si adattano trasformando il proprio modo di giocare. Un dirigente NBA ha dichiarato a ESPN: “Se (alla tua squadra) serve stazza, e in particolare ragazzi che siano versatili, questo è l’anno in cui vuoi avere una lottery pick“.

Mille argomenti da approfondire quindi, per una stagione assolutamente da seguire.