DeMar DeRozan torna a Toronto, Spurs KO e standing ovation: “Degna fine della mia storia ai Raptors”

Il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto, da avversario in maglia San Antonio Spurs, era una delle tante date da non perdere indicate ad inizio stagione.

 

I Toronto Raptors di Kawhi Leonard e Kyle Lowry si sono imposti alla Scotiabank Arena di Toronto, Ontario, per 120-117. Una partita tesa e difficile, risolta come nelle migliori tradizioni da un canestro di Leonard, su palla persa dell’ex idolo di casa DeRozan ad una quindicina di secondi dal termine.

 

23 punti e 8 assist a fine gara per DeMar, accolto con grandissimo affetto da quello che rimarrà per sempre il “suo” pubblico sia durante la presentazione dei quintetti di partenza, che a metà primo quarto, quando in occasione di un timeout viene proiettato sul maxischermo dell’arena un video-tributo alle nove stagioni da Toronto Raptors del 4 volte All-Star.

 

L’affetto del pubblico mi ha elettrizzato, mi ha dato una grande carica e la forza di scendere in campo e competere fino all’ultimo. Partita decisa da un paio di giocate e risolta da una mia palla persa, purtroppo. Ma una partita vera (…) penso che la partita di oggi sia stata per me il degno capitolo di chiusura. Sono tornato qui, ho rivisto tante facce familiari e mi sono tolto un peso da sopra le spalle (…) ricevere un’accoglienza del genere è qualcosa di veramente gratificante, l’ho apprezzata tanto. Lasciare il parquet dopo la sirena finale è stato il momento più emozionante, senza dubbio

 

– Ritorno di DeMar DeRozan a Toronto –

 

Col punteggio sul 117-116 Spurs e circa 20 secondi sul cronometro della partita ancora da giocare, Kawhi Leonard e Kyle Lowry pressano DeRozan all’altezza della linea di metà campo. L’ex Raptors perde il controllo del pallone sulla pressione difensiva, e consegna nelle mani dell’MVP dell finali NBA 2014 il facile canestro del +1 Raptors a 15.1 secondi dal termine.

 

Sapevo che sarebbe arrivato il raddoppio, nel tentativo di recuperare il pallone o commettere fallo” Così DeMar DeRozan a fine gara “Avrei dovuto stare più attento, non ho letto la situazione nel modo giusto“.

 

Sul successivo possesso Spurs, DeRozan scarica il pallone nelle mani di Davis Bertans che trova un tiro in palleggio arresto e tiro a fil di sirena. Il pallone del lettone rimbalza però sul primo ferro ed esce.

 

Il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto, Kyle Lowry: “He’s my guy!”

 

17 punti e 5 assist in 36 minuti di gioco per Kyle Lowry, ex “gemello” di DeMar DeRozan per tanti anni a Toronto, che si aggiungono ai 22 con 6 rimbalzi di Pascal Siakam ed ai 17 con 5 triple a bersaglio per l’altro ex di giornata Danny Green.

 

Cosa ci siamo detti io e DeMar a fine gara? Gli ho solo detto che rimane il mio “socio”, e gli ho fatto gli auguri per il finale di stagione e per la corsa ai playoffs. La giocata finale? Dovevamo vincere, è stata una grande giocata difensiva, non abbiamo commesso fallo e segnato (…) DeMar? Una grande atmosfera qui oggi. La standing ovation, gli applausi dimostrano quanto DeMar sia stato importante per questa squadra e per la città. Un tributo bello e doveroso

 

– Kyle Lowry sul ritorno di DeMar DeRozan a Toronto –

 

 

Per Toronto (44-16) solo 4 punti ma 7 rimbalzi e 6 assist per Marc Gasol, alla sua quarta partita in maglia bianco-rossa, ed 11 punti in 19 minuti per Jeremy Lin. Grande prova in uscita dalla panchina per Marco Belinelli, autore di 21 punti in 31 minuti di gioco, con 5 triple mandate a bersaglio e 6 rimbalzi.

Spurs-Lakers: DeRozan e compagni travolgenti nell’ultimo quarto

LeBron James, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center

Game Recap #26, Spurs-Lakers

Il cervellotico calendario NBA propone – in meno di due mesi – allo AT&T Center il quarto ed ultimo capitolo della serie stagionale tra Los Angeles Lakers (15-9) e San Antonio Spurs (11-14).

I gialloviola, due giorni or sono, allo Staples Center hanno vinto riscattando la sconfitta di Ottobre. Gli speroni vogliono invece ripetere il successo della precedente sfida in Texas per provare a superare il brutto momento che stanno vivendo.

I lacustri hanno perso Brandon Ingram e sono ancora privi di Rajon Rondo, Walton schiera Hart in quintetto con Zo, LBJ, Kuz e McGee. San Antonio non dispone di Pau Gasol oltre Dejounte Murray e risponde con gli abituali starter: Forbes, DeRozan, Gay, Cunningham ed Aldridge.

Spurs-Lakers, LeBron & Kuz vs DeRozan

La gara inizia com’era terminata quella precedente: sotto il segno di LeBron, che mette lo zampino nei primi tre canestri della gara per il 7-0 lacustre dopo neppure un minuto di gioco.

I Lakers inoltre provano ad imporre il loro ritmo spingendo la transizione con un paio di outlet-pass, ma gli Spurs restano a contatto grazie a tre canestri di DeRozan. James segna anche dall’arco, risponde Dante Cunningham, 15-15 a -7’24”, poco prima dell’interruzione chiesta da Pop.

Il nativo di Akron, dopo aver sbagliato un paio di jumper, torna a mettersi al servizio dei compagni, servendo prima Zo…

…poi McGee.

Rispondono Mills e LMA, 22 pari a poco più di quattro minuti dalla fine del quarto. DeRozan continua a produrre – 10 nel quarto – dal mid-range, Svi segna dall’arco.

Coach Luke Walton deve fare i conti con le rotazioni ridotte e toglie LBJ, lasciando in campo per quasi tutta la frazione Zo e Kuz. Con il #23 gialloviola out, Kyle Kuzma si fa carico dell’attacco – 13 con due triple – e risponde alle due bombe del Beli, +3 Lakers. I liberi di Chandler e DDR fissano il punteggio della frazione, 36-32.

Diversamente dalle uscite precedenti, i lacustri sono efficaci nello sfruttare le perse, producendo 10 punti dalle 5 turnover degli speroni.

Spurs-Lakers, californiani efficaci dall’arco 🏀🏀🏀

Marco Belinelli 🇮🇹 – due volte, 4/4 -, KCP e Svi Mykhailiuk segnano dall’arco i primi canestri del secondo periodo, 44-37 dopo neppure due minuti.

LeBron dopo aver innescato la second unit – già 7 assist per lui – prova ad attaccare il ferro con alterne fortune, lamentandosi più volte con la terna arbitrale per, a suo dire, dei fischi mancati. 48-44 e timeout per Walton a -7’29”.

Rientrano gli starter e James torna a produrre…

…con un and-one ed in transizione, +8 a poco più di cinque minuti dall’intervallo lungo.

A differenza delle uscite precedenti, JaVale McGee riesce a contestare meglio Aldridge, che fallisce diverse conclusioni. L’ex Warriors conquista un rimbalzo offensivo convertito da oltre i 7.25 da LBJ prima di stoppare Gay.

I gialloviola sono on fire 🔥 dall’arco, Ball e LeBron James – 23 per lui – vanno a bersaglio per il massimo vantaggio Lakers, 69-54, prima della tripla di Rudy Gay.

L’attacco lacustre si inceppa, KCP pasticcia e DeRozan – 9 liberi già a segno – e Poeltl ricuciono lo strappo, -3 a 33″ dalla fine della frazione. LBJ chiude il tempo dalla lunetta, 72-68.

Come troppe volte in stagione, Lakers tanto bravi a costruire un vantaggio (+15) quanto capaci a sprecarlo in un amen (14-3 Spurs negli ultimi 3’26”).

Spurs-Lakers, Lonzo spinge per l’allungo

Il primi tre minuti del secondo tempo sono per stomaci forti, le contendenti realizzano due punti a testa combinando 2/14 dal campo con 0/7 dall’arco. Tocca a Kuz e DDR chiudere la sagra degli errori, 78-74 a -7’35”.

James con due canestri sale a quota 28 a metà frazione e – dopo due canestri di LaMarcus Aldridge – sfonda quota 30 con l’and-one in transizione, prima dei canestri di Kuzma e Mills, 87-83 a -3’35”.

Tuttavia i Lakers non riescono ad allungare avendo perso efficacia dall’arco, fallendo otto triple nel quarto prima che Lonzo Ball interrompa la striscia negativa. Zo poi lancia Josh Hart in transizione…

…and-one e +10 per i gialloviola.

Il prodotto di UCLA, nonostante una difficile serata al tiro (3/13 al momento) continua a spingere e raggiunge quota 11 assist servendo KCP, per il layup del 99-89 che chiude il periodo.

Spurs-Lakers, second unit nero-argento travolgente

Walton ripropone LeBron con i panchinari che non riescono ad essere produttivi, subendo un parziale di 13-4 che riporta sotto la squadra di coach Gregg Popovich fino al 105-102 dopo neppure quattro minuti di gioco.

La tripla di Kentavious Caldwell-Pope non ferma la rimonta degli Spurs, che rispondo dall’arco con Bertans e ritornano sotto con Patty Mills, 108-107 a -7’43”.

McGee segna dal campo e dalla lunetta, ma non riesce a difendere sui roll di Jakob Poeltl dopo il pick e l’ex Raptors converte l’and-one che riporta la gara in parità a quota 112. L’altro canadese, DeRozan, dopo aver stoppato James segna il +3 per gli uomini di Pop.

La difesa lacustre continua a ruotare lentamente, concedendo l’ennesimo libero supplementare, questa volta dopo la tripla di Davis Bertans. I Lakers non riescono a contenere DeMar DeRozan che continua ad imperversare – 11 nel quarto, 4/5 dal campo – segnando tre canestri in 64″ per il 116-127 a -2’10”. La quarta tripla in dieci minuti del francese chiude di fatto la gara.

Gli ultimi minuti della gara servono solo per vedere per la prima volta calcare il parquet NBA al più giovane atleta della lega, il rookie – 14 punti e 6.3 rimbalzi di media in 12 gare con i South Bay Lakers – tedesco di origini congolesi Isaac Bonga.

Isaac Bonga, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center
Isaac Bonga, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center (Ty Nowell, Lakers.com)

120-133 il finale, con i lacustri protagonisti di un orrido quarto finale, perso di 23 punti.

Spurs-Lakers, LeBron e DeRozan oltre i 30 punti

Partita dai due volti per i Lakers e LeBron James.

Il quattro volte MVP ha realizzato 24 punti con 9/16 dal campo (6.3 il NetRtg, +4 il +/-) contro gli 11 con 4/12 (-56.8 il NetRtg, -23 di +/-) del secondo. L’ex Cavs ed Heat chiude la gara – in cui ha manifestato un insolito nervosismo verso gli arbitri – con 35 punti (13/28 con 3/8 dall’arco e 6/9 dalla lunetta), 8 rimbalzi, 11 assist, 1 persa e 2 recuperi.

Kuzma si conferma come secondo scorer con 27 punti (12/22 dal campo, 2/7 dal campo) e 8 rimbalzi, venendo nuovamente impiegato da Walton su DDR in alcuni momenti della gara.

Partita complessa per Ball, efficace in transizione ma impreciso al tiro. Lonzo (13+4+11, 5/16 dal campo) ha ben condotto l’attacco lacustre, tenendo alto il ritmo soprattutto quando James era in panca. Tuttavia Zo non è stato efficace in difesa come in altre uscite.

7+5 per Hart, che paga la brutta serata dall’arco (0/5). Meglio – di poco – KCP, 12 con 2/6 da tre. 12+12 per McGee, meno in difficoltà su LMA rispetto alle uscite precedenti. 4+4 per Chandler.

Il lavoro fatto alla fine della gara precedente ha giovato a Svi, che si è ben disimpegnato mettendo a segno due delle tre triple tentate. Pochi, fallosi, minuti per Beasley. Appena 23″ per Lance. 67″ in campo con referto immacolato per Bonga.

Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center
Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

Ancora una grande prestazione per DeMar DeRozan (36+8+9, 11/20 dal campo e 14/18 dalla lunetta) mentre sono meno efficaci rispetto alle gare precedenti LMA (14+8, 6/16) e Gay (10+6). Travolgente la 2nd unit: 14+5 per Mills, 14+8 per Poeltl, 13 con 4 triple per Bertans, 11 per il Beli.

Box Score su NBA.com

Spurs-Lakers, LeBron e DeRozan oltre i 30 punti

Brutta sconfitta per i Lakers, che sprecano ancora una volta un vantaggio in doppia cifra affondando nell’ultimo quarto. Questi passi falsi – 5 delle 10 sconfitte sono giunte contro Spurs e Magic, non esattamente al top delle rispettive conference – potremmo costare carissimo in ottica playoff.

DeRozan chiude le quattro sfide contro i lacustri con 32.5 punti, 8.8 rimbalzi e 8.5 assist di media. Sarebbe interessante poter verificare quanto l’assenza – tra squalifica ed infortunio – del gialloviola solitamente deputato a difendere sull’esterno avversario più pericoloso abbiamo favorito tali prestazioni.

Proprio l’incapacità di difendere sui pick-and-roll condotti dal nativo di Compton è stata una delle chiavi di volta della gara, come francamente evidenziato da Ball…

<Non siamo riusciti a difendere il pick-and-roll, siamo crollati.>

…e Kuzma…

<DeMar DeRozan è stato bravo a sfruttare i nostri switch per accoppiarsi con dei difensori più piccoli. Ha realizzato alcuni tiri incredibili, in fadeaway. Un’atleta incredibile.>

…a fine gara.

Back-to-back al FedExForum sia per i Los Angeles Lakers che per i Memphis Grizzlies, in campo nella notte – alle 2:0o italiane – tra Sabato 8 e Domenica 9 Dicembre.

Spurs, che batosta contro Houston, Mills: ” C’è da vergognarsi, nessuno ha il posto assicurato, qui”

Gregg Popovich

Un’altra Sconfitta pesante, “imbarazzante” per i San Antonio Spurs, battuti nettamente all’AT&T Center di San Antonio dagli Houston Rockets.

136-105 il risultato finale. Per gli Spurs, un -31 che arriva 48 ore dopo il -39 subito a Minneapolis, contro i Minnesota Timberwolves. I Rockets ritrovano Chris Paul dopo quattro partite d’assenza, e Gerald Green.

San Antonio è gia sotto di 16 lunghezze dopo il primo quarto (39-23). Nel secondo le cose vanno ancora peggio, Houston segna altri 31 punti e chiude il primo tempo a quota 70. La partita finisce sostanzialmente qui, con i due allenatori che svuotano progressivamente le rispettive panchine. Per i Rockets, James Harden chiude con 23 punti, 10 assist e 7 rimbalzi in 28 minuti di gioco. Clint Capela segna 27 punti con 12 su 16 dal campo, mentre sono 26 i punti segnati da Eric Gordon (con 7 su 11 da tre) in uscita dalla panchina.

I San Antonio Spurs (10-12) toccano uno dei punti più bassi della ventennale gestione Popovich. Le due sconfitte per mano di Minnesota e Houston sono le peggiori mai subite in due partite consecutive nell’era “Pop”, gli Spurs hanno concesso ai loro avversari più di 130 punti in già quattro occasioni in questa prima metà di regular season. Stanotte, i Rockets hanno segnato 110 punti in soli tre quarti.

Il basket è uno sport in cui devi sempre migliorarti, in ogni aspetto. In attacco siamo chiaramente fuori fase, e questo è ovviamente a causa mia. Devo fare un lavoro migliore. Difensivamente invece, dobbiamo sforzarci di più, essere più attenti ed intelligenti. Abbiamo davvero tanto lavoro da fare

– Gregg Popovich sui San Antonio Spurs –

San Antonio Spurs, Mills: “C’è da vergognarsi. Ci vuole più orgoglio”

Patty Mills, veterano “pluridecorato” della truppa di coach Popovich, ci mette la faccia dopo la pesante sconfitta. L’australiano chiama i suoi compagni ad una reazione di orgoglio, per raddrizzare una stagione che vede gli Spurs attualmente al 14esimo posto nella Western Conference:

Ci sentiamo avviliti e ci vergogniamo, e ne abbiamo tutte le ragioni. Dobbiamo pensare a cosa stiamo rappresentando, per quale maglia e per quale squadra stiamo giocando, dobbiamo capire che siamo solo di passaggio qui, in questa organizzazione, e che altri possono venire dopo di noi, o al nostro posto. Ci vuole più orgoglio e amor proprio (…) abbiamo giocatori nuovi, che si stanno adattando al nostro sistema (…) quando metà della squadra che si presenta al training camp è nuova di zecca, è tutto più lento, bisogna tornare alle cose più semplici. Timmy (Duncan, ndr), Tony (Parker, ndr) e Manu (Ginobili, ndr) facevano da congiunzione tra i veterani ed i nuovi arrivati, con loro era tutto più facile

– Patty Mills sui San Antonio Spurs –

Gli Spurs stanno battagliando tra l’inizio della nuova era, quella del post Manu Ginobili-Tony Parker-Kawhi Leonard, ed una lunga serie d’infortuni che ha coinvolto la point guard titolare Dejounte Murray, la prima scelta Lonnie Walker IV, Pau Gasol e Derrick White.

DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge si siono fatti carico delle responsabilità offensive degli Spurs. L’ex Raptors sta viaggiando a 23.8 punti, 5.6 rimbalzi e 6 assist a partita, tirando però col 18.2 % da tre punti.

Aldridge sta invece faticando: l’ex Blazers – 20 punti stanotte – è l’ago della bilancia per i suoi. La differenza tra vittorie e sconfitte nelle prestazioni offensive di LMA è lampante: 24.3 PPG (col 51% abbondante al tiro) nelle 1o vittorie, solo 12.3 PPG (33.9% al tiro)  sinora nelle 12 sconfitte. Quando Aldridge segna più di 20 punti, il record degli Spurs dice 9-1.

DeMar DeRozan spiega nel post-gara:

La difesa. Dobbiamo rivedere tutto quanto. Cosa non funziona? Cosa possiamo cambiare o fare meglio? Perché subiamo così tanti punti, cosa fanno i nostri avversari contro di noi? Parte tutto dalla difesa

Gregg Popovich ed il tiro da 3: “L’ho sempre odiato. Efficace, ma il basket non è più bello”

Gregg Popovich. NBA Awards

Gregg Popovich in controtendenza, come d’uso: “Il tiro da 3 punti? L’ho sempre odiato, non è una novità”

Il leggendario coach dei San Antonio Spurs Gregg Popovich non ha mai mancato di dire la sua su argomenti cestistici e non, e sempre con un inarrivabile grado di competenza e perspicacia. E con uno stile personale, naif a volte.

Questa volta l’oggetto delle osservazioni di Pop è stata la direzione presa dal gioco e dalle squadre NBA, ormai incentrata su ritmi veloci, alla anni ’70, e sulla ricerca sistematica del mai troppo apprezzato tiro da 3 punti.

Intervistato per NBA.com da Sam Smith, Popovich ha dichiarato di comprendere il nuovo corso, peraltro “giustificato dalle analisi statistiche”, ma ha nostalgicamente denunciato l’omologazione che sarebbe derivata negli ultimi anni da tale tendenza, da tale ricerca.

Naturalmente, in puro stile Pop.

Gregg Popovich: “La pallacanestro di oggi? Noiosa. Inventiamoci il tiro da quattro punti”

Spurs-Mavs DeRozanI San Antonio Spurs sono al momento 29esimi nella lega per tiri da tre punti tentati a partita (24.7, solo i Cleveland Cavs fanno peggio al momento). I due migliori giocatori della squadra, DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge sono due eminenti “cavalieri templari” del quasi estinto mid-range game, così come per certi versi lo è stato l’ex Kawhi Leonard.

DeRozan, il miglior realizzatore della squadra (24.0 PPG), prende meno del 20% delle sue conclusioni da dietro l’arco dei tre punti, convertendole con un modestissimo 18.2%.

I San Antonio Spurs tentano – ad oggi – sostanzialmente 20 tiri da tre punti in meno dei primatisti NBA per la particolare classifica, gli Houston Rockets (42.0 tentativi). Gli Spurs sono inoltre 18esimi per punti segnati a partita (“solo” 108.6).

Qual è il risultato di tale tendenza, per coach Popovich?

Il gioco d’area è kaputski (kaputt, finito, ndr). Oggi, ti servono giocatori in grado di penetrare e scaricare, giocatori in grado di cambiare in difesa, e lunghi che fanno le guardie, e che giocano da  guardia”.

Oggi, c’è un’enfasi generalizzata riguardo al tiro da tre punti, perché questo si è rivelato essere particolarmente efficace, in base alle analisi statistiche. Ora, la prima cosa che guardiamo sul foglio delle statistiche a fine partita è quanti tiri da tre abbiamo preso e segnato. Se hai segnato più tiri degli altri, hai vinto. Se no, hanno vinto loro. Non si guarda più a quanti rimbalzi, a quante palle perse, o ai punti segnati e subiti in transizione. A nessuno importa più. E’ questo l’impatto che il tiro da tre punti ha avuto sul gioco, e l’evidenza di ciò la si vede in campo, dal modo in cui tutti giocano

Popovich ed i suoi Spurs hanno dovuto giocoforza adattarsi, nel corso degli anni:

Io il tiro da tre punti lo odio, e l’ho sempre odiato. Sono 20 anni che è così, ed è per questo che ci scherzo sempre su, quando dico che bisognerebbe introdurre il tiro da 4 punti. Se a tutti piace il tiro da tre punti, figuriamoci quello da quattro! La gente farebbe i salti sulla sedia per un gioco da 5 punti, sarebbe grandioso. Non è più pallacanestro, se ne è persa la bellezza, è tutto abbastanza noioso. Ma è così che stanno le cose, e bisogna adattarsi

Visione romantica o addirittura anti-storica di Popovich, o solo una lamentazione sui “bei tempi andati”?

Il livello medio della pallacanestro NBA, con 30 squadre e roster allargati, non è mai stato così elevato, e mai il talento così diffuso. La rivoluzione dei tre punti è partita da un banale assunto: tre punti sono meglio di due.

La ricerca della soluzione più efficace ha forse piegato le naturali tendenze di alcuni giocatori, e per le difese NBA del 2018 è diventato sostanzialmente impossibile coprire efficientemente un campo tanto allargato, con giocatori in grado di segnare da oltre 8 metri.

La “beautiful basketball” dimostrata dai San Antonio Spurs titolati del 2014 è divenuta obsoleta in soli 4 anni, come sostenuto da Gregg Popovich?

Spurs, Rudy Gay contro gli arbitri: “Partita decisa da due fischi sbagliati”

La dodicesima vittoria stagionale dei Memphis Grizzlies è arrivata solo negli ultimi 1.2 secondi di gioco, sul campo dei San Antonio Spurs.

All’AT&T Center di San Antonio, Grizzlies-Spurs finisce 104-103.

Con poco più di un secondo da giocare, e gli Spurs (8-9) in vantaggio per 103-102, Marc Gasol riceve una rimessa in campo laterale dall’ex di giornata Kyle Anderson, aspetta il recupero difesivo di Rudy Gay, genera un contatto con la spalla sinistra, tira e si guadagna i due tiri liberi della vittoria Grizzlies (12-5).

Il fischio arbitrale, sul tiro sbagliato di Gasol, lascia di sasso Gay e gli Spurs. Gli arbirti si avvicinano al tavolo per consultare l’istant replay (per giudicare se il contatto falloso non sia avvenuto a tempo scaduto), mentre il catalano dei Grizzlies si prepara in lunetta.

La chiamata arbitrale viene confermata. Gasol mette a segno entrambi i liberi con 0.7 secondi rimasti sul cronomentro della gara, e costringe Gregg Popovich ad un timeout per avanzare il pallone e tentare il miracolo a fil di sirena.

Grizzlies-Spurs: Rudy Gay: “Fa arrabbiare perdere così”

Situazione analoga alla precedente, a parti invertite, per l’ultimo attacco Spurs. LaMarcus Aldridge riceve da DeMar DeRozan in posizione frontale e si alza da tre punti. Marc Gasol contesta il tiro di Aldrige, e mentre l’ex stella dei Portland Trail Blazers ricade a terra, il lungo di Memphis lo tocca con il fianco destro.

Un contatto simile al precedente, subito da Rudy Gay. Nessun fischio però parte dalla terna arbitrale, e la partita termina sul 104-103 Grizzlies.

Agli Spurs non resta che tornare negli spogliatoi, cercando di non riversare la frustrazione di un finale così amaro in dichiarazioni troppo ostili nei confronti degli arbitri.

Nel post gara, Aldridge e Rudy Gay hanno parlato a lungo del doppio episodio, lamentando soprattutto il mancato fischio sull’ultima giocata di LaMarcus.

L’unica cosa che posso dire, è che c’è stato molto più contatto sul mio tiro, piuttosto che su quello precedente di Marc (Gasol, ndr). Immagino si possa dire che ci sono fischi difficili che vengono presi, e fischi altrettanto difficili che non vengono presi

– LaMarcus Aldridge dopo Grizzlies-Spurs –

DeMar DeRozan osserva, a proposito del tiro di Aldridge: “Credo fosse fallo. Anzi, sono sicuro fosse un fallo. Questa è solo la mia opinione, ma credo che tutti stiano pensando la stessa cosa. Ormai, quel che è fatto è fatto

Decisamente più irritato a fine partita Rudy Gay, altro grande ex di giornata ed autore del fallo che ha condannato gli Spurs:

Fa arrabbiare, perché eravamo riusciti a rimontare. Abbiamo dato tutto quello che avevamo, ed è incredibile che una partita così venga decisa da una sola giocata. Memphis ha giocato bene e vinto, onore a loro. L’ultima giocata sarà però difficile per me da mandare giù, e non solo per me. Abbiamo sudato come dei pazzi per raddrizzare la partita, e siamo stati battuti così, su due giocate che non sono dipese dalla nostra volontà, o abilità del momento (…) Marc è quel tipo di giocatore, è bravissimo a procurarsi fischi del genere (…) abbiamo perso, e su due giocate, sulla prima viene fischiato un fallo su un movimento non di gioco, e sulla seconda c’è un chiaro fallo su un tentativo di tiro, e niente fischio

– Rudy Gay dopo Grizzlies-Spurs –

Il “Last 2 Minutes Report” ufficiale, curato dalla NBA, ha riconosciuto l’errore arbitrale sull’ultimo possesso Spurs. Secondo il report, il contatto tra Rudy Gay e Marc Gasol è stato correttamente sanzionato quale fallo sul tentativo di tiro del catalano.

Il contatto tra Marc Gasol e LaMarcus Aldridge è stato considerato falloso, sebbene questo non sia stato sanzionato dalla terna arbitrale.

 

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Chi è DeMar DeRozan? Un supereroe poco super

Chi è DeMar DeRozan

 Non importa quanto possiamo sembrare indistruttibili… siamo esseri umani, alla fine. Ma talvolta i sentimenti ci prendono la mano, ci affliggono specie quando tutto il mondo ci sta addosso.

Basterebbero queste parole per capire chi è DeMar DeRozan. L’ex Raptors ha recentemente rilasciato un’intervista in cui ha dichiarato di essere depresso e di lottare tutti i giorni con le sue emozioni. Le sue bellissime parole hanno incoraggiato molti altri giocatori, che soffrono dello stesso male (tra cui Kevin Love), a manifestare pubblicamente le loro difficoltà. Non chiamateli supereroi. Per quanto infatti possano sembrare onnipotenti sul campo, in realtà sono esseri umani tali e quali a noi.

Chi è DeMar DeRozan? Storia personale

La storia di DeRozan ha inizio a Compton, una contea losangelina nota per lo spaccio e l’alto tasso di criminalità. La madre Diane viene colpita da una rara malattia che in pochissimo tempo le toglie la vita, lasciando cosi orfano il figlio di due anni. DeRozan non accetta il lutto, cresce schivo e introverso nei confronti degli altri, diffidente verso ogni relazione extra-familiare. Questo atteggiamento comporta l’alienazione dei suoi compagni e perfino dei suoi stessi professori. L’unica valvola di sfogo è rappresentata da una palla a spicchi, l’unica amica, con cui trascorre tutti i pomeriggi al campetto vicino casa. Il ragazzo ha talento, lo sanno tutti, anche il padre che lo iscrive alla squadra liceale di Compton. DeRozan guida la sua compagine alla vittoria finale del torneo e inizia a farsi notare per le strade della contea: per tutti è diventato un beniamino, le gang addirittura non osano sfioralo in segno di rispetto. La fama lo ha reso un intoccabile.

Primo step: University of Southern California

La scelta collegiale ricade su USC, università che ha lanciato in NBA gente del calibro di Taj Gibson e Nikola Vucevic. DeMar gioca tutte le 35 partite di regular season, chiude per 28 volte in doppia cifra e stabilisce un nuovo record di doppie-doppie realizzate nella storia dell’USC. I suoi Trojans si qualificano al torneo NCAA dove però vengono eliminati al secondo turno da Michigan State. Poco importa, perché DeRozan ha ormai preso consapevolezza dei propri mezzi tecnici e si sente pronto ad approdare nella lega dei grandi.

Chi è DeMar DeRozan?

Lo sbarco nella lega: il draft 2009

Si dichiara infatti eleggibile al draft 2009. I New York Knicks lo scartano preferendogli Jordan HIll, e cosi i Toronto Raptors lo selezionano alla 9° pick. Tra le All-Star di oggi scelte quella notte figurano anche Steph Curry, Blake Griffin (prima scelta assoluta), James Harden e Jrue Holiday. Unica pecca, la decisione dei Memphis Grizllies di sfruttare la seconda pick per chiamare Hasheem Thabeet, lungo tanto alto quanto carente sul piano tecnico-tattico.

Chi è DeMar DeRozan (per il momento) sul parquet

Gli inizi non sono dei migliori. DeMar infatti fatica molto sul piano tecnico non essendo munito di un valido jumper, e l’unica fonte di notizia sono le sue mirabolanti schiacciate che riempiono gli highlights serali. La stagione 2012-13 segna però un punto di svolta: Il numero 10 dei Raptors inizia a segnare con maggiore frequenza e da diverse posizioni sul campo, anche se il tiro da 3 necessita ancora di molto lavoro. A gennaio realizza il suo primo quarantello contro i Dallas Mavericks e a febbraio ne rifila 36, conditi da 12 assist, agli Utah Jazz. Guida Toronto ai playoff per la prima volta dal 2008 e, malgrado l’eliminazione al primo turno contro i Nets, diventa il primo giocatore dai tempi di Vince Carter a segnare almeno 30 punti in più gare di postseason. La stagione successiva si rivela la fotocopia di quella precedente: discreta regular season, approdo ai playoff ed eliminazione al primo turno, stavolta contro i Washigton Wizards con un perentorio 4-0. I Raptors sono stanchi di perdere e DeRozan più di tutti. Dopo un’estate trascorsa in piena crisi d’identità, Toronto torna sul campo più agguerrita che mai. 12-2 nel primo mese, miglior partenza nella storia della franchigia. DeRozan e Lowry per la prima volta in carriera giocano con e per la squadra, contribuendo sia nella metà campo offensiva sia su quella difensiva. In postseason, dopo aver superato la maledizione del primo turno, approdano alle finali di conference dove però non possono nulla contro i Cleveland Cavaliers di LeBron. notevole fu la prestazione di DeRozan da 32 punti in gara 4 che riportò per l’ultima volta in parità la serie. La dirigenza decide di nominarlo franchise player offrendogli un ricco contratto da 139 milioni di dollari dalla durata quinquiennale. DeRozan dimostra la sua gratitudine sul campo, diventando il primo giocatore NBA dai tempi di Micheal Jordan a mettere a referto almeno 30 punti nelle prime 5 gare di una regular season e il miglior realizzatore nella storia della franchigia davanti a Chris Bosh.

 

Ancora una volta però il destino di Toronto si scontra con quello di LeBron e, ancora una volta, “The Chosen One” ha la meglio; i Cavs “sweppano” i canadesi alle semifinali di conference. Durante l’off-season lavora duramente sul tiro da tre punti apportando notevoli migliorie. Nelle prime gare di stagione segna in media 2 triple a partita e il 21 dicembre registra il suo carrer-high con 6 triple su 9 tentativi. Viaggia in regular season a 23 punti, 3.9 rimbalzi e 5.5 assist, tirando con il 48% dal campo. Toronto chiude al primo posto della Eastern Conference, ma dopo aver surclassato i Wizards incontra ancora LeBron. Cambiano gli addenti ma non il risultato; 4-0 per i Cavaliers, i Raptors per l’ennesima volta fuori dalla corsa al titolo. La recente free agency ha portato in dote il trasferimento di James a Los Angeles per la gioia di tutti i tifosi Raptors. Ma proprio quando il suo fantasma sembrava essersi dileguato, le strade di DeMar e di Toronto si separano. Il numero 10 viene ceduto ai San Antonio Spurs nell’affare Leonard. Sotto la guida di Pop sta vivendo una stagione eclatante e ricca di successi. Chissà se riuscirà a raggiungere i playoff anche quest’anno, nella speranza però che non si incontrino i Los Angeles Lakers…

Ecco chi è DeMar DeRozan sui social

Vita familiare

Oltre ad essere un talentuoso cestista, DeMar DeRozan è marito e padre di due figli, Diar (nato nel 2015) e Mari (nata nel 2016). La tragedia della madre lo ha costernato al punto da renderlo oggi il più grande esponente della campagna canadese contro le rare malattie, contribuendo con cospicue donazioni annuali.

Caratteristiche tecniche

Un tempo DeRozan era considerato un ottimo atleta caparbio in difesa ma discontinuo in attacco. Nelle prime 7 stagioni NBA non ha mai superato il 33% da oltre l’arco e si è sempre limitato ad attaccare il ferro, schiacciando, ad onor del vero, spesso in testa ai suoi avversari. Ma nella lega moderna, dove il tiro è diventato un must per i centri, (figuriamoci per gli esterni) non basta saper saltare per finire nell’olimpo del basket. DeMar ha lavorato duramente in palestra per colmare le sue lacune e oggi sta tirando con il 43% dai 6.75 m. Il mid-range jumper rimane la sua soluzione prediletta, specialmente dopo aver ricevuto un blocco dal compagno. Il suo talento viene poi messo in risalto anche nelle situazioni di post-up, in cui non sono molti a potersi opporre con la stessa forza ed agilità con cui arriva al ferro o tira dal palleggio. DeRozan è inoltre più alto rispetto ai pari ruolo, ciò lo facilita nel gioco in post che spesso chiude con un fade away di Jordaniana memoria. Tende a perdere molti palloni e a giocare troppo in isolamento, ma con l’aiuto di Popovich riuscirà ad aumentare il suo numero di assist e a giocare più in funzione del collettivo.

Ecco chi è DeMar DeRozan

Caratteristiche fisiche

Chi è DeMar DeRozan? sicuramente un grande atleta munito di un fisico possente con cui spesso e volentieri schiaccia a canestro. Le sue gambe da centometrista gli consentono salti di notevole altezza e non è un caso che abbia partecipato a tre dunk contest consecutivi durante le sue prime stagioni NBA.

 

Fisico ai raggi x

  • Altezza: 2.01 metri
  • Peso: 100 chilogrammi

Palmarés

La carriera di DeRozan non è stata certo costellata di successi, almeno non ancora. La sua bacheca, sprovvista di anelli, conserva comunque qualche soddisfazione personale.

  • Una volta inserito nel secondo quintetto NBA
  • Una volta inserito nel terzo quintetto NBA
  • 4 volte nominato NBA All-Star

Carrer High

Chi è DeMar DeRozan? Forse i suoi massimi in carriera possono renderci l’idea.

  • Massimo di punti: 52 vs Milwaukee Bucks (1 gennaio 2018)
  • Massimo di rimbalzi: 13 vs Boston Celtics (11 gennaio 2017
  • Massimo di assist: 14 vs Los Angeles Lakers (22 ottobre 2018)
  • Massimo di stoppate: 6 vs Atlanta Hawks (29 ottobre 2014
  • Massimo di rubate: 4 vs Sacramento Kings (5 dicembre 2012)

 

Quanto guadagna DeMar DeRozan?

Al momento 26 milioni all’anno in virtù di quel contratto siglato cinque anni fa con i Raptors. Da giugno però diventerà free agent. Ciò significa che potrà lasciare gli Spurs oppure firmare un nuovo accordo con la dirigenza texana a cifre superiori. San Antonio avrebbe cosi il suo nuovo franchise-player e potrebbe costruire un nuovo ciclo proprio dal numero 10. Difficile tuttavia che DeRozan valuti questa scelta. La casella dei titoli vinti è ferma a 0 e le primavere ormai sono 29. Ergo, se vorrà tentare di dare l’assalto al titolo con una contender, la prossima estate potrebbe rivelarsi l’ultima opportunità della sua carriera.

Quindi chi è DeMar DeRozan? Una superstar NBA ma prima di tutto un uomo semplice che ha avuto il coraggio di palesare le sue personali difficoltà al mondo intero senza paura di incorrere in sconcertanti giudizi. Soldi e fama dovrebbero essere apparentemente la ricetta della felicità, ma non è sempre cosi. DeRozan ce lo ha dimostrato.

 

Hart vs DeRozan, per LeBron “Josh ha fatto del suo meglio”

San Antonio Spurs vintage

Hart vs DeRozan, serata difficile per la guardia gialloviola

L’ottima prestazione offensiva di DeMar DeRozan (30 punti, 14/23 dal campo) è stata fondamentale per il successo dei San Antonio Spurs contro i Los Angeles Lakers.

A nulla è valsa l’opposizione di Josh Hart che – nonostante sia un difensore sopra la media per gli standard del roster lacustre – non è riuscito a limitare la guardia degli speroni.

Il secondo anno gialloviola non si è risparmiato, provando a contestare tutti i tiri ma la differenza di velocità ed esperienza ha consentito a DDR di avere la meglio in quasi tutti gli uno contro uno. Inoltre, lo sforzo profuso in difesa ha reso Josh meno efficace in attacco.

Hart vs DeRozan, il parere di LeBron

Gara di tutt’altro tenore rispetto a quella di LeBron James, che ha raggiunto diversi record personali. A fine gara, dopo aver parlato della propria prestazione, il quattro volte MVP ha speso parole di conforto per il compagno:

Josh Hart ha fatto il suo lavoro, è stato su di lui tutta la notte, non è abboccato alle finte ed ha contestato i tiri. Ma DeRozan li ha segnati. Per questo è un All Star.

…che nonostante la difficile serata ha segnato la tripla del -1 su assist dello stesso LBJ, prima di difendere – tutto sommato bene – sull’ultimo possesso con cui l’ex Raptors ha di fatto chiuso la gara.

Eravamo sotto di uno e loro avevano il possesso. DeRozan ha segnato un canestro difficile, difficile, difficile contro Josh. Abbiamo fatto il nostro meglio.

Per James, sfide come queste servono per la crescita di Josh…

Queste esperienze servono per migliorare.

… e di tutta la squadra, autrice tutto sommato di una buona prestazione:

Penso che abbiamo giocato davvero, davvero bene stasera. Tranne forse quattro-cinque minuti a fine terzo quarto. Abbiamo bloccato l’attacco ed in difesa non siamo stati in sintonia. Aldilà di questo, abbiamo giocato un buon basket fino all’ultimo possesso.

La stella dei Cavs Kevin Love lancia il “Kevin Love Fund”

Kevin Love

La stella dei Cleveland Cavs Kevin Love lancerà il Kevin Love Fund, fondo destinato al supporto di iniziative per la sensibilizzazione sulla salute mentale.

In marzo, Love aveva confessato con un articolo autografo (pubblicato su The Players Tribune) di aver sofferto di un attacco di panico durante una gara casalinga dei suoi Cavs, in novembre.

Nel pezzo, Love spiegò come le pressioni causate dalla partenza a rilento dei Cavs, le aspettative attorno alla squadra ed in particolare attorno a lui, ed alcuni problemi familiari avessero scatenato l’attacco di panico del 5 novembre scorso.

Kevin, ispirato dalla confessione di DeMar DeRozan, ha dunque deciso di aprirsi al pubblico e parlare della sua battaglia contro ansia e depressione. Un percorso iniziato dopo l’episodio novembrino con l’aiuto di un terapista.

DeMar e Love sono di conseguenza diventati voci principali di un movimento che mira alla sensibilizzazione di un problema – la salute mentale dei giocatori professionisti – considerato tabù.

Il “Kevin Love Fund” e la posizione di NBA e proprietari su privacy e tutela dei giocatori

DeRozan
DeMar DeRozan

Il Kevin Love Fund rappresenta dunque un ulteriore passo verso l’istituzione di un programma ufficiale di sostegno ai giocatori, e la creazione di una “policy” ad hoc, regolamentata da NBA ed Associazione Giocatori.

La NBPA preme affinché la scelta dei giocatori di affidarsi a terapisti sia autonoma e coperta dalla privacy.

Un punto al quale i proprietari NBA, basandosi su un principio di tutela dei loro corposi investimenti, si oppongono.

La NBA, come dichiarato dal portavoce Mike Bass “Supporta e protegge la privacy dei giocatori in materia di salute mentale, e di conseguenza assume con la NBPA l’impegno affinché ogni programma patrocinato dalla NBA sia egualmente rispettoso

 

Dal 24\8, “Kobe Day”, in vendita le nuove sneakers griffate Kobe Bryant

Lakers-Kobe

La nuova linea di scarpe di Kobe Bryant sarà disponibile a partire dalla prossima settimana. Nike ha ufficializzato l’uscita delle nuove Kobe A.D. che saranno messe in vendita a partire da venerdì 24 agosto.

Dal 24 agosto, San Bartolomeo Apostolo per il calendario Gregoriano e “Kobe Day” per l’appassionato (24\8 non vi dice niente?) incallito di basket, i clienti troveranno dunque le nuove sneakers griffate Kobe Bryant a partire da 140 dollari, come riportato da sneakernews.com.

 

Le scarpe riporteranno sui passanti delle stringhe rispettivamente la data di nascita di Kobe Bryant, ed i numeri di maglia indossati dal figlio di Joe “Jelly Bean” in carriera, tra Los Angeles Lakers (8 e 24) e Lower Merion High school (33).

Le nuove sneakers hanno visto il loro debutto sul parquet ai piedi di DeMar DeRozan, endorser Nike e della linea Kobe, durante l’edizione 2018 della Drew League.

Rudy Gay: “I San Antonio Spurs sono diversi dal resto della NBA”

Rudy Gay

Secondo Rudy Gay, i San Antonio Spurs sono davvero diversi. Il veterano ex-UConn è tornato sulla trade dell’estate Kawhi Leonard-DeMar DeRozan in una lunga chiacchierata con Dom Amore dell’Hartford Courant. Nell’opinione di Rudy Gay, la gestione della trade ha reso evidenti le differenze tra i San Antonio Spurs e le altre 29 squadre NBA, quando si parla di relazioni tra giocatori, staff tecnico e piani alti.

Per Rudy Gay:

La cosa migliore a San Antonio è che sono corretti. Sono corretti verso di te, verso i giocatori, verso lo staff. Non è una cosa che si veda spesso nella NBA, per essere onesti. Da un lato c’era Kawhi (Leonard) che voleva andarsene, cercare una piazza più grande, e qui tutti cercavano di essere molto chiari, con lui. Poi si mette in piedi una trade con un giocatore (DeRozan, ndr) che al contrario non è stato trattato con la stessa chiarezza. quindi, siamo proprio al giorno e la notte. Quella trade mostra quanta differenza ci sia tra i San Antonio Spurs e le altre franchigie

– Rudy Gay su Leonard, DeRozan ed i San Antonio Spurs –

Nelle ultime settimane, DeRozan ha espresso chiaramente il suo risentimento per il trattamento – a suo dire – irrispettoso tenuto dal presidente dei Toronto Raptors Masai Ujiri nei suoi confronti.

Rudy Gay è fresco di rinnovo annuale con la franchigia texana. In carriera, l’ex Huskies ha vestito le maglie di Memphis, Sacramento, Toronto e – dal 2017 – San Antonio. In un intervento successivo, Gay paragona la vicenda di DeMar DeRozan con la sua esperienza ai Memphis Grizzlies.

Il 30 gennaio 2013, Gay viene spedito a Toronto in uno scambio a tre team che coinvolge sei giocatori. L’ex scelta numero otto del draft 2006 ricorda quanto fu complicato lasciare Memphis dopo più di sei anni:

Nella NBA, è tutto diverso. Ci sono alcuni giocatori che hanno la possibilità di decidere da loro come e quando. Ma tutti gli altri sono parte di un sistema più grande. Noi (giocatori) mettiamo radici, costruiamo la nostra casa, mandiamo i nostri figli a scuola. È dura dover lasciare tutto e trasferirsi in un’altra città. Nel caso di DeMar, addirittura in un altro stato, quindi mi metto nei suoi panni. Ci sono passato anche io, non è facile

– Rudy Gay sulla vita del giocatore NBA –

Rudy Gay ha disputato una stagione solida ai San Antonio Spurs l’anno passato. Un ritorno ad alti livelli per l’ex Memphis Grizzlies, dopo la rottura del tendine d’Achille sofferta il 10 gennaio 2017 in una trasferta contro gli Indiana Pacers, con la maglia dei Sacramento Kings.

DeRozan-Spurs, Vince Carter: “Opportunità incredibile”

“Un’opportunità incredibile”, cosi ha dichiarato Vince Carter sull’avventura DeRozan-Spurs.

Secondo il neo giocatore degli Atlanta Hawks, infatti, l’approdo a San Antonio, potrebbe rivelarsi fondamentale per il proseguo della sua carriera.

DeRozan-Spurs: le parole di Vince Carter

Carter lasciò i Toronto Raptors quando smisero di essere competitivi, mentre DeRozan non ha potuto realmente decidere il suo futuro visto che è stato inserito nella trattativa che ha portato Leonard in Canada.

L’ex All-Star, che si appresta ad iniziare il suo 21esimo anno consecutivo in NBA, ha voluto consigliare la guardia 28enne: “Per quanto mi faccia male vederlo lontano da Toronto penso che per lui sarà un’avventura fantastica. E’ una grande opportunità per lui”, ha detto Carter a theScore.

“Abbiamo già visto in passato quello che è capace di fare Gregg Popovich con i suoi giocatori e credo che con lui DeMar possa fare un ulteriore passo in avanti. Già si è affermato come una delle migliori guardie della Lega ma il fatto che potrebbe migliorare ancora fa davvero paura”, ha aggiunto.

L’attuale coach degli Spurs e selezionatore del Team USA, ha prestato particolare attenzione su DeRozan durante il minicamp concluso nei giorni scorsi a Las Vegas. Il rapporto tra i due è sembrato subito molto buono.

DeRozan parla degli Spurs: pronto ad un ruolo da leader

DeRozan, ruolo da leader. Dopo la trade che lo ha spedito a San Antonio, DeMar DeRozan è pronto a lasciarsi il lungo periodo canadese alle spalle, ed è deciso ha vestire i panni del leader anche in maglia nero-argento.

Da Las Vegas, sede del minicamp estivo organizzato da USA Basketball ed in questi giorni centro del mondo per addetti ai lavori ed appassionati NBA, l’ex USC Trojans parla con Tom Orsborn di MySanAntonio.com. DeRozan si concentra sul ruolo di un veterano in una squadra piena di giovani talenti.

DeRozan, ruolo da leader. L’esperienza e Dejounte Murray

Queste le parole di DeMar: “Sarà il mio decimo anni nella lega, per cui, visto il bagaglio di esperienza accumulato in questi anni, se posso essere d’aiuto al prossimo, ben venga”. Con la consueta umiltà che lo caratterizza sin dai primi anni a Toronto, DeRozan aggiunge poi: “E sono sicuro che anch’io potrò imparare qualcosa dai ragazzi più giovani, sinceramente non vedo l’ora di iniziare“.

NBA-Sundays-nbapassion-news-lamarcus-aldridge-san-antonio-spurs-popovich-32498237Ai “nuovi” San Antonio Spurs l’esperienza non manca di certo. In attesa di sapere se Manu Ginobili tornerà per un’altra stagione, e dopo l’addio di Tony Parker, DeRozan, LaMarcus Aldrige e Pau Gasol saranno i luogotenenti di Gregg Popovich sul parquet. La pattuglia dei giovani sarà invece guidata da Dejounte Murray. La point-guard al terzo anno ha ricevuto da Coach Pop le chiavi della squadra a stagione in corso l’anno passato, e DeRozan ha avuto nei suoi confronti parole di apprezzamento. “È cresciuto tanto. Ero già un suo fan dopo la prima settimana (di stagione). Credo abbia messo una tripla doppia, o quasi, contro di noi. È un piacere vedere ragazzi così. Perciò, qualsiasi cosa possa fare per aiutare, lo farò senz’altro“.

DeMar DeRozan, ruolo da leader. Punti, esempio in campo e fuori, e l’eredità di Kawhi Leonard da raccogliere per dimenticare la delusione guardare avanti.