Bucks-Pistons: la serie che non c’è

Bucks-Pistons

La serie Bucks-Pistons come da pronostico si sta dimostrando una serie a senso unico, con la squadra di coach Mike Budenholzer che si è portata sul 2-0 dando l’impressione di non dover faticare per passare il turno (tranne in qualche minuto di gara 2). Nella serie sono sicuramente da segnalare le assenze di Blake Griffin da una parte (problema al ginocchio per lui, sarà out per tutta la serie) e di Malcom Brogdon (problema alla pianta del piede per lui, a rischio il primo turno).

Se già al completo i Bucks sarebbero stati un avversario insormontabile per i Detroit Pistons, con l’assenza della loro stella il primo round verosimilmente sarà solo un processo burocratico in attesa del secondo turno di questi playoff per Giannis Antetokounmpo e compagni.

La serie dopo aver visto i primi due capitoli in quel di Milwaukee, si sposterà nella Motor City per gara 3 e gara 4, in cui i Bucks avranno la possibilità di chiudere la serie in attesa di conoscere i loro prossimi avversari.

BUCKS-PISTONS: MONOLOGO BUCKS IN GARA 1

Nel primo atto della serie Bucks-Pistons il dominio della testa di serie numero 1 dell’intera NBA è stato costante per tutti i 48 minuti di gioco: infatti i Milwaukee Bucks si sono portati sin dal primo quarto in vantaggio di 20 punti, concludendo i primi 12 minuti di gioco sul 38-18, per allungare poi il vantaggio a fine primo tempo di ulteriori 7 punti. Una gara da dimenticare per i ragazzi di coach Dwane Casey, visto che non sono mai riusciti a contrastare l’attacco avversario (che concluderà con 121 punti) ed hanno avuto grossi problemi anche nel segnare canestri, visto che a fine partita segneranno appena 86 punti; inoltre Giannis Antetokounmpo ha dato l’impressione di essere totalmente inarrestabile: infatti il greco è stato marcato da Andre Drummond, il quale ha concluso la partita con il peggior plus minus della storia dei Play0ff facendo siglare un orrendo -45, oltre a venire espulso per doppio fallo tecnico nel terzo quarto ed a tratti da Thon Maker, il quale però ha faticato anche lui non poco. Infatti la stella dei Bucks nei primi due capitoli della serie Bucks-Pistons ha tenuto di media 25 punti, 14.5 rimbalzi e 4 assist: compito non esattamente riuscito quello di limitare Antetokounmpo dai due lunghi dei Pistons.

Drummond non è riuscito ad arginare Antetokounmpo, venendo poi espulso per un brutto fallo.

BUCKS-PISTONS: LA MUSICA NON CAMBIA IN GARA 2

La gara 2 di Bucks-Pistons non ha visto grossi cambiamenti tattici e tecnici, salvo un ottimo secondo quarto dei Pistons che dopo aver chiuso sotto di 11 punti il primo periodo, si sono portati all’intervallo in vantaggio per 59-58. Anche in gara 2 Antetokounmpo non è stato limitato dalla marcatura di Drummond e Maker, dato che ha concluso la partita con 26 punti e 12 rimbalzi in poco meno di 30 minuti di gioco. L’attacco dei Pistons ha funzionato meglio rispetto alla prima partita della serie, ma ancora non è lontanamente sufficiente per impensierire i Milwaukee Bucks, dato che la partita è comunque finita 120-99; a differenza della prima partita, in cui era stata un’ottima partita corale in attacco da parte dei Bucks, in gara 2 spiccano le prove Antetokounmpo, Bledsoe, Middleton e Connaughton, i quali in quattro hanno segnato 95 punti complessivi. Inoltre nelle due partite di questa prima parte di Bucks-Pistons, la squadra di Budenholzer ha avuto un’ampia supremazia a rimbalzo, dato che il conteggio totale dei rimbalzi dice 108-89 per i Milwaukee Bucks. I Bucks sembrano dunque avere una marcia in più rispetto ai Detroit Pistons, i quali hanno comunque raggiunto un ottimo traguardo con il raggiungimento della postseason.

Eric Bledsoe è stato tra i protagonisti del secondo atto della serie.

COSA DOBBIAMO ASPETTARCI?

La serie Bucks-Pistons potrebbe chiudersi con uno sweep a favore della squadra del Wisconsin, visto che i Detroit Pistons non sembrano riuscire a reggere il ritmo imposto dai Milwaukee Bucks; sicuramente la squadra di Coach Casey tenterà di strappare almeno una partita in casa per l’orgoglio, ma per farlo dovrà sicuramente sistemare la propria difesa e riuscire a trovare una risposta all’enigma al momento irrisolvibile chiamato Giannis Antetokounmpo.

Pistons, Casey sull’espulsione di Drummond: “Ho visto di peggio”

Detroit Pistons 2018/2019

L’allenatore dei Detroit Pistons Dwane Casey ha provato a giustificare Andre Drummond dopo l’espulsione subita in gara 1 contro i Milwaukee Bucks.

Drummond ha ricevuto un “flagrant-two” per aver spinto Giannis Antetokounmpo, dopo una lotta a rimbalzo nell’area difensiva dei Pistons.

“Ho visto molto di peggio” , ha detto Casey , “Cosa ti aspetti che faccia la nostra difesa se arrivi a 100 miglia orarie per prendere il rimbalzo? Doveva (Drummond ndr) togliersi e fargli fare quello che voleva?”.

Casey ha anche aggiunto che gli arbitri hanno provato a tenere sotto controllo il match, sbagliando però nell’episodio clou della gara.

Dello stesso avviso anche Drummond, che ha aggiunto “non sto giocando di certo per provare ad essere multato o espulso”.

Al momento non è ancora chiaro se la lega prenderà decisioni per quanto riguarda un’eventuale squalifica del lungo. Drummond è fondamentale in questo momento per i Pistons, viste le condizioni non ottimali di Griffin (costretto già a saltare gara 1 ed in dubbio per la seconda partita contro i Bucks), e i limiti evidenti di organico dei pistons.

Il lungo di Mount Vernon era sembrato molto sicuro di sé prima della partita contro Milwaukee, tanto da affermare di conoscere già il modo di giocare di Antetokounmpo a memoria, e quindi anche tutte le contromisure necessarie per fronteggiarlo.

Evidentemente Drummond non era aggiornato sui progressi del fenomeno greco, che in soli 23 minuti sul parquet ha prodotto 24 punti e 17 rimbalzi, oltre a far esondare i nervi del centro di Detroit, fino a portarlo poi al fragrant-two.

I Pistons hanno perso gara 1 al Fiserv Forum di Milwaukee, con una sonora sconfitta per 121-86 (record di franchigia ai playoffs per i Bucks). I bucks partivano con tutti i fattori dei pronostici, e l’espulsione di Drummond, unita all’assenza di Griffin, non ha fatto altro che aumentare il divario tecnico tra le due squadre. Servirà un cambio di rotta ai Pistons in vista di gara 2, in modo da provare a tenere aperta una serie che per tanti fattori lì dà già per spacciati.

Milwaukee Bucks nella storia, prestazione da record in gara 1

Dei Milwaukee Bucks da record hanno iniziato alla grande la loro campagna post-season con una sensazionale vittoria per 121 a 86 ai danni dei Detroit Pistons.

A partita conclusa sono 35 i punti di distacco che separano i Bucks dai Pistons. Un distacco abissale che entra di diritto nella storia della franchigia di Milwaukee.

Correva l’anno 1971 quando i Bucks imposero il loro dominio in gara 5 delle semifinali di conference contro i Golden State Warriors. 136-86 il punteggio finale

I protagonisti di Bucks-Pistons

I Bucks del 1971 potevano contare sul talento infinito di Kareem-Abdul-Jabbar e di Oscar Robertson, capaci di portare alla città dell’indimenticabile serie televisiva Happy Days, il titolo di campioni NBA.

Jabbar e Robertson da una parte. Giannis Antetokounmpo, Eric Bledsoe, Khris Middleton e George Hill dall’altra. Il  quartetto delle meraviglie che ieri notte ha concluso la partita interamente  in doppia cifra. Antetokounmpo chiude con 24 punti, 17 rimbalzi e 4 assist in soli 23 minuti giocati, Bledsoe ne aggiunge 15 con 5 assist. La partita viene definitivamente ipotecata dai 14 punti con 5 rimbalzi di Middleton e dai 16 punti dalla panchina di Hill.

I Pistons, senza l’infortunato Blake Griffin, hanno provato inutilmente ad opporsi allo strapotere di Milwaukee. Gli unici giocatori che hanno concluso in doppia cifra sono stati: Luke Kennard (21 punti), Reggie Jackson  (12 punti) e Andre Drummond (12 punti e 12 rimbalzi). Lo stesso Drummond ha concluso in anticipo la sua partita per un fallo ai danni di Antetokounmpo, costatogli l’espulsione diretta.

Milwaukee Bucks da record, superiori in tutto

I Bucks hanno giocato una partita perfetta sia in attacco che in difesa. Milwaukee ha registrato una percentuale maggiore dal campo (48% contro il 38% dei Pistons), catturato più rimbalzi (54-46), servito più assist (31-22) e  bloccato più tiri (8-2) rispetto alla franchigia di Detroit.

Statistiche che trovano ulteriore conferma nel 70-43 dei Bucks  a metà partita. Nessuno giocatore dei Bucks ha infatti giocato più di 28 minuti.

Con Griffin ancora out, gara 2 si prospetta estremamente complicata per i Pistons.

Detroit Pistons, Blake Griffin potrebbe saltare l’intera serie

I playoffs 2016 di Blake Griffin terminarono dopo gara 3 del primo turno contro i Portland Trail Blazers, quelli del 2017 appena due partite, a causa di un infortunio al piede, durante la serie d’esordio dei suoi Los Angeles Clippers contro gli Utah Jazz di Gordon Hayward.

E i playoffs 2019 rischiano di essere terminati ancor prima di poter scendere in campo per Griffin, costretto da un problema al ginocchio sinistro a guardare i suoi Detroit Pistons cedere di schianto contro Giannis Antetokounmpo ed i Milwaukee Bucks.

Lo status del 6 volte All-Star rimarrà ufficialmente quello di “day-to-day” per tutta la serie. Le condizioni precarie del ginocchio di Griffin non permettono previsioni a lungo termine, nonostante la voglia di esserci dell’ex Clippers: “Fosse dipeso solo da me, sarei stato in campo” Così Blake dopo gara 1.

Griffin aveva saltato tre partite consecutive nel finale di stagione, dopo un leggero infortunio al ginocchio, per poi tornare in campo il 5 aprile scorso con 45 punti segnati contro gli Oklahoma City Thunder.

Gli esami effettuati non hanno riscontrato danni strutturali, ma fastidio e disagio persistenti hanno tenuto fuori la star dei Pistons in gara 1, senza alcuna garanzia di ritorno in campo per la seconda gara in Wisconsin.

Blake Griffin ha giocato 75 partite in maglia Pistons in questa stagione, viaggiando ad una media di 24.5 punti a partita, la migliore nella decennale carriera del rookie dell’anno 2011.

Inside the duel: Bucks-Pistons

Pistons-Bucks streaming

Quella tra Milwaukee Bucks e Detroit Pistons potrebbe essere una delle serie più interessanti che ci viene proposta in questo primo turno di playoff, in quanto si affrontano due squadre che giocano in maniera totalmente opposta e che quindi dovranno cercare di imporre il proprio ritmo nelle varie partite. I Bucks si sono aggiudicati la prima posizione nella Eastern Conference ottenendo peraltro il miglior record della lega, mentre i Pistons hanno ottenuto il pass per la postseason all’ultima giornata battendo i New York Knicks nonostante l’assenza della loro stella Blake Griffin. L’ultima serie playoff disputata tra le franchigie risale al 2004, quando la Motor City si impose sul team del Wisconsin per 4-1 nella serie proprio al primo turno di playoff.

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Milwaukee Bucks

  • Record: 60-22 (#1, Eastern Conference)
  • Offensive rating: 113.5
  • Defensive rating: 104.9
  • Team leaders: Giannis Antetokounmpo (27.7 PTS), Giannis Antetokounmpo (12.5 REB), Giannis Antetokounmpo (5.9 AST)

Detroit Pistons

  • Record: 41-41 (#8, Eastern Conference)
  • Offensive rating: 108.3
  • Defensive rating: 108.6
  • Team Leaders: Blake Griffin (24.5 PTS), Andre Drummond (15.6 REB), Blake Griffin (5.4 AST)

BUCKS-PISTONS: IL DUELLO

Questa sarà una serie tatticamente complessa, visto che da una parte troviamo una squadra che ama correre il campo e prendersi tiri in transizione, una squadra che predilige dunque un gioco in velocità piuttosto che attaccare a difesa schierata (Bucks); mentre dall’altra parte abbiamo una squadra che gioca una pallacanestro a ritmi bassi e che si affida molto agli isolamenti e agli 1 vs 1 (i Pistons).

I Detroit Pistons dovranno dimostrarsi una squadra solida, vincendo anche almeno una gara fuori casa per ribaltare il fattore campo (impresa ardua visto il record pesantemente negativo in trasferta avuto dalla squadra di coach Dwane Casey ed il record quasi impeccabile dei Bucks in casa); inoltre dovranno cercare di controllare il ritmo delle partite e concedere il meno possibile canestri in contropiede ai Bucks, visto che se dovessero trovare vita facile Antetokounmpo e compagni sarebbero sciolti e supererebbero la pressione che hanno sulle spalle. Già, pressione, questo è un tema caldo in casa Bucks perchè è si vero che hanno ottenuto il miglior record della lega, ma non è così

scontato che riusciranno a reggere mentalmente la pressione, vista la gioventù del gruppo. Un tema tattico interessante nella serie sarà sicuramente chi marcherà (o almeno chi ci proverà a marcarlo) Giannis Antetokounmpo. A disposizione di Coach Casey non ci sono difensori affidabili; il principale indiziato potrebbe essere Blake Griffin dato che entrambi giocano da ala grande ed anche negli scontri in RS era stato proprio l’ex Clippers a prendersi cura della stella greca. Questo potrebbe sicuramente essere un duello chiave: Griffin non è di certo conosciuto per la sua attitudine difensiva ed Antetokounmpo potrebbe dominare magari mettendo Griffin in difficoltà  per eventuali problemi di falli. Ad alternarsi con Blake Griffin in marcatura sul greco potrebbe essere Andre Drummond, un difensore senza dubbio più solido di Griffin che però paga sicuramente una velocità nettamente minore ed una lentezza di piedi del quale Antetokounmpo potrebbe approfittare. Sicuramente il compito di chi marcherà Antetokounmpo sarà quello di sfidarlo al tiro da tre punti, l’arma meno letale a disposizione del fenomeno greco.

 

Una possibile opzione per contenere l’attacco dei Bucks potrebbe essere quello di difendere a zona, una novità tattica che anche se concederebbe qualcosina dal perimetro ai tanti tiratori che coach Mike Budenholzer schiererà, potrebbe rivelarsi un grattacapo fastidioso da risolvere per i Milwaukee Bucks. L’altro duello chiave potrebbe rivelarsi anche quello tra Brook Lopez ed Andre Drummond: il lungo dei Bucks ama giocare sul perimetro e prendersi tantissime conclusioni da tre punti (anche con notevoli risultati, 36.5% al tiro pesante) mentre Drummond non ha nessunissima voglia di uscire dalla propria area per difendere, oltre al fatto che pagherebbe molto negli 1 vs 1 lontano da canestro. I Milwaukee Bucks d’altra parte, per vincere la serie, dovranno semplicemente riuscire a giocare la propria pallacanestro e magari trovare tante conclusioni in campo aperto, difendendo il fattore campo. Dovranno inoltre difendere in maniera intelligente sugli isolamenti di Griffin e magari dare una mano ad Antetokounmpo per evitare che il greco si trovi con problemi di falli. Inoltre i Bucks dovranno controllare i rimbalzi difensivi per partire in contropiede, limitando anche quindi gli extra possessi ai Pistons che hanno in Drummond un rimbalzista formidabile, mentre a difesa schierata attaccheranno sicuramente Blake Griffin per mettergli pressione e costringerlo a spendere falli.

BUCKS: ROSTER E ROTAZIONI

Queste le rotazioni ed il roster dei Bucks:

  •  Giannis Antetokounmpo, #34
  •  Eric Bledsoe, #6
  • Malcom Brogdon, #13
  • Sterling Brown, #23
  • Bonzie Colson, #50
  • Pat Connaughton, #24
  • Donte DiVincenzo, #9
  • Tim Frazier, #12
  •  Pau Gasol, #17
  •  George Hill, #3
  •  Ersan Ilyasova, #77
  • Brook Lopez #11
  • Khris Middleton, #22
  • Nikola Mirotic, #41
  • Tony Snell, #21
  • D.J. Wilson, #5

PISTONS ROSTER E ROTAZIONI:

Queste sono le rotazioni dei Pistons invece:

  •  Bruce Brown, #6
  •  Jose Calderon, #81
  • Andre Drummond,  #0
  •  Wayne Ellington, #20
  • Langston Galloway, #9
  • Blake Griffin, #23
  • Reggie Jackson, #1
  • Luke Kennard, #5
  • Jon Leuer, #30
  • Kalin Lucas, #24
  • Thon Maker, #7
  •  Svi Mykhailiuk, #19
  •  Zaza Pachulia, #27
  •  Glenn Robinson III, #22
  •  Ish Smith, #14
  •  Khyri Thomas, #13
  •  Isaiah Whitehead, #12

BUCKS-PISTONS STREAMING

Bucks-Pistons streaming della serie.  Dove trovarlo? Il confronto si preannuncia veramente interessante, anche solamente perchè in campo troveremo Giannis Antetokounmpo e Blake Griffin, due dei giocatori più spettacolari della lega. Volete sapere dove trovare Bucks-Pistons streaming? Ecco qui le modalità per seguire la serie:

  1. Bucks-Pistons streaming su Sky Go
  2. Bucks-Pistons streaming su NBA League Pass

Con la prima modalità sarà possibile seguire i playoff su Sky, attraverso l’applicazione disponibile per Smartphone, tablet e pc. I requisiti? Bisogna avere un abbonamento con Sky da almeno un anno col pacchetto sport attivo. Con Sky Go potrete seguire le partite in diretta ma anche registrarli e riguardarli comodamente, quando vorrete, sui vostri dispositivi preferiti Si partirà lunedì 15 aprile alle ore 01:00 italiane con Gara 1, Gara 2 sarà alle ore 02:00 italiane giovedì 18 aprile , Gara 3 domenica 21 alle ore 02:00 italiane e Gara 4 martedì 23 aprile alle 02.00 italiane.  Per le eventuali altre gare sono ancora da definire gli orari. Con NBA League Pass invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete così vedere tutte le gare in diretta e anche in contemporanea su PC, tablet o cellulare. Insomma, potrete vedere Bucks-Pistons streaming come preferirete.

Mike Budenholzer, coach dei Milwaukee Bucks.

I favoriti sono sicuramente i Milwaukee Bucks, che mai come quest’anno hanno ambizioni di NBA Finals, ma attenzione perchè gli NBA playoff possono giocare brutti scherzi sotto il punto di vista di sfortuna e di pressione.

Heat fuori dai playoffs, Wade ai saluti: “Grazie per quest’ultimo ballo insieme”

I Miami heat sono ufficialmente fuori dalla lotta playoffs nella Eastern Conference. La vittoria dei Detroit Pistons contro i Memphis Grizzlies vanifica i 30 punti segnati da Dwyane Wade ed il 122-99 con cui i Miami Heat hanno battuto dei rimaneggiati Philadelphia 76ers.

Saranno Pistons (40-41) e Charlotte Hornets (39-42) a giocarsi dunque l’ottavo ed ultimo posto nella Eastern Conference, con gli uomini di coach Dwane Casey in vantaggio di una gara su Kemba Walker e compagni e padroni del proprio destino.

Gli Heat regolano senza problemi dei 76ers privi di Joel Embiid (riposo) e con la testa alla post-season ed al primo turno di playoffs, che li vedrà affrontare una tra Brooklyn Nets ed Orlando Magic. Nel giorno in cui anche Dirk Nowitzki annuncia il suo ritiro al termine della stagione, Dwyane Wade chiude la sua ultima partita casalinga con 30 punti in 34 minuti, partendo eccezionalmente in quintetto base: “Non c’era nemmeno da discuterne” Racconta coach Erik Spoelstra “Era doveroso… mi è sembrato di tornare indietro al 2008, è stato davvero un bel momento“.

L’ultimo show di Wade nella sua American Airlines Arena inizia con un lungo video-tributo.

Zaire, figlio di Dwyane e talento mancino in erba, introduce e chiama dunque al centro del campo il padre per un omaggio al pubblico di casa, che lo accoglie con un coro di “MVP, MVP”.

State cercando di farmi piangere prima della partita… vi voglio davvero bene ragazzi, sono grato per questo momento, e sono grato per questa stagione. Quest’anno si è parlato ovviamente molto di me, e questo lo ho apprezzato davvero tanto, ma a tutti i miei compagni (li elenca uno ad uno, ndr) dico: grazie per aver ballato con me quest’ultimo ballo, grazie per la pazienza, per l’affetto, per la generosità. Questa è stata la mia stagione e sono felice di averla vissuta con dei fratelli al mio fianco. Grazie, Heat Nation!

Tra i tanti omaggi video riservati a Wade prima e durante la gara, quello dell’ex compagno di squadra ed amico fraterno LeBron James, di Shaquille O’Neal, di Udonis Haslem, di Pat Riley e quello dell’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

I Miami Heat chiuderanno al Barclays Center di Brooklyn contro i Nets una stagione in parte deludente, per una squadra che – roster alla mano – avrebbe potuto ambire ad una posizione di classifica più nobile.

Alcuni infortuni, tra cui il lungo stop di Goran Dragic ed il recente guaio muscolare di Josh Richardson hanno via via minato le possibilità di playoffs della squadra.

Giunto alla sua 16esima stagione NBA, il 37enne Dwyane Wade si è dimostrato una guida e presenza costante in campo per i suoi Heat, viaggiando a quasi 15 punti ed oltre 4 assist di media a a partita, in 71 gare disputate.

Lotta playoffs della Eastern Conference, sconfitte per Heat, Magic e Nets

Post Heat-Thunder, Spoelstra: "Abbiamo bisogno di punti dalla panca"

Lotta playoffs della Eastern Conference, rimane tutto invariato dopo le partite di lunedì notte, sconfitte per Detroit Pistons, Brooklyn Nets, Miami Heat ed Orlando Magic.

I Pistons, privi di Blake Griffin, cadono ad Indianapolis ma mantengono il sesto posto in classifica (39-38), ed una vittoria nella prossima partita (mercoledì notte, sempre contro gli Indiana Pacers a Detroit) darebbe una certa tranquillità agli uomini di coach Dwane Casey.

I Brooklyn Nets (39-39) falliscono l’aggancio ai Detroit Pistons cedendo in casa ai Milwaukee Bucks di un rientrante Giannis Antetokounmpo, mentre i Miami Heat (38-39) non riescono a violare il TD Garden di Boston, nonostante i 30 punti di uno scatenato Goran Dragic nella probabile ultima partita in carriera a Boston di Dwyane Wade.

Infine, gli Orlando Magic di Nikola Vucevic tornano sconfitti dalla Scotiabank Arena di Toronto, Ontario. 19 tiri da tre punti mandati a bersaglio dai Raptors condannano gli uomini di coach Steve Clifford ad una sconfitta che li tiene lontani mezza partita dall’ottavo ed ultimo posto ad Est.

La sconfitta rimediata alla Vivint Smart Home Arena per mano degli Utah Jazz pone fine con ogni probabilità alla caccia ai playoffs degli Charlotte Hornets di Kemba Walker, ora distanti ben 3 partite dall’ottavo posto e penalizzati da un calendario proibitivo nell’ultima settimana.

Pistons, il ginocchio di Blake Griffin preoccupa, salterà la trasferta di Indianapolis

Detroit Pistons, Blake Griffin salterà anche la trasferta di Indianapolis a causa di un problema al ginocchio sinistro.

Griifin si era fermato precauzionalmente solo pochi minuti prima della palla a due alla Little Caesars Arena di Detroit tra Pistons e Portland Trail Blazers. Il posto in quintetto dell’ex giocatore dei Los Angeles Clippers verrà preso da Thon Maker.

I Pistons (39-37) tenteranno contro gli Indiana Pacers di ottenere una vittoria decisiva per l’accesso alla post-season, contro una squadra in difficoltà (3-7 nelle ultime 10 partite giocate, 3 sconfitte consecutive), ma dovranno farlo senza contare sui 24.7 punti, 7.7 rimbalzi e 5,5 assist di Blake Griffin, autore quest’anno della miglior stagione in carriera per punti segnati e assist.

Le condizioni di Blake Griffin verranno rivalutate di giorno in giorno. I Detroit Pistons affronteranno di nuovo Indiana mercoledì 3 aprile in Michigan, per poi chiudere la stagione ad Oklahoma City, in casa contro Charlotte Hornets e Memphis Grizzlies e di nuovo in trasferta, al Madison Square Garden di New York.

La doppia sfida contro i Pacers potrebbe rivelarsi l’ultimo vero ostacolo tra i Detroit Pistons ed il ritorno ai playoffs. La squadra allenata da coach Nate McMillan (45-32) è in lotta con i Boston Celtics per il quarto posto nella Eastern Conference ed il vantaggio del campo al primo turno.

I Pistons hanno a oggi una partita e mezza di vantaggio sugli Orlando Magic (38-39), attualmente noni.

Warriors, nessuno sprint per il primo posto, Kerr “Risparmiamo le energie, salute la priorità”

Stephen Curry

Con Golden State Warriors e Denver Nuggets appaiate in testa alla classifica della Western Conference, e con una manciata di gare ancora da giocare, coach Steve Kerr non vuole sentir parlare di “sprint finale”, e conferma che la priorità per i suoi Warriors è quella di evitare infortuni e sovraccarichi.

La salute fisica dei giocatori al primo postoCosì Kerr a Nick Friedell di ESPNCon DeMarcus (Cousins, ndr) abbiamo concordato che non giocherà una delle due partite in caso di back-to-back. Andre (Iguodala, ndr) e Shaun (Livingston, ndr) avranno dei turni di riposo, come è sempre stato in questi anni, per via del chilometraggio e dell’età. D’accordo con Rick (Celebrini, capo dei preparatori atletici degli Warriors, ndr) pianificheremo una tabella di marcia per ciascuno, e vedremo di volta in volta a chi concedere del riposo (…) credo che nel lungo periodo non potrà che farci bene, vedremo“.

I Golden State Warriors hanno raggiunto quota 50 vittorie in stagione con il 121-114 rifilato ai Detroit Pistons. Steph Curry ha beneficiato del turno di riposo garantitogli da coach Kerr contro i Dalla Mavericks, chiudendo la sua gara con 26 punti e 5 su 10 al tiro pesante.

DeMarcus Cousins non è sceso in campo, ed il suo sostituto Andrew Bogut, ritornato ad Oakland per rinforzare la panchina per i bi-campioni NBA, ha chiuso a sua gara con 8 punti e 5 rimbalzi in 24 minuti d’impiego.

Steve Kerr non rinuncia ovviamente all’ultimo obiettivo di stagione regolare, la testa di serie numero 1 ad Ovest, ma cercherà di ottenerlo non sacrificando le energie dei suoi: “Smetteremmo di cercarla (la testa di serie numero 1, ndr) solo se a questo punti fossimo troppo lontani. Ma non è mai stata la nostra intenzione, realmente, Vogliamo arrivare primi e nel contempo non sprecare energie preziose“.

I Golden State Warriors (50-23) sono ritornati in testa alla classifica della Western Conference grazie alla sconfitta dei Denver Nuggets, nettamente battuti ad Indianapolis dai Pacers per 124-88.

Detroit chiude sul 3-0 la serie stagionale con Toronto, Coach Casey: “Restano un’ottima squadra”

Dwane Casey su Griffin

Abbiamo fatto tre ottime partite Così Coach Dwane Casey ha commentato la serie stagionale che la sua nuova squadra, i Detroit Pistons, ha chiuso sul 3-0 contro la sua ex squadra: i Toronto Raptors. L’ultima gara della serie, andata in scena questa notte sul parquet di Detroit, è infatti terminata 107-110.

I Pistons sono stati in controllo fino alla metà del terzo quarto, quando i Raptors sono passati in vantaggio e hanno reso la partita di nuovo combattuta.

Andre Drummond è stato decisivo nel finale di partita, prima segnando i due tiri liberi del vantaggio sul 100-102, poi recuperando un pallone dalle mani di Kawhi Leonard per liberare il lay-up di Wayne Ellington, che è valso il 100-104.

Lo stesso Coach Casey ha evidenziato come queste giocate siano figlie dei grandi miglioramenti stagionali di Drummond nelle sue aree di debolezza, i tiri liberi e la gestione del pallone:

“A inizio stagione Andre avrebbe probabilmente fatto finire la palla servita ad Ellington direttamente tra i tifosi. Ha imparato a essere paziente con la palla e ha migliorato i suoi tiri dalla lunetta”

Il centro di Detroit ha chiuso con 15 punti e 17 rimbalzi, aiutato nella vittoria da Blake Griffin con 25 punti e da Reggie Jackson con 20. Non bastano ai Raptors i 33 di Leonard.

Coach Dwane Casey: soddisfatto ma limita entusiasmi eccessivi

Il protagonista delle dichiarazioni post-partita è stato, come prevedibile, l’ex di giornata: Coach Casey. Con il solito stile sobrio e pacato che lo contraddistingue ha lodato i suoi, ma li ha messi in guardia dal pensare di essere superiori ai rivali canadesi.

Questa vittoria e questa serie non riguardano me, ma i ragazzi. Questo gruppo ha giocato tre partite combattute contro una grande squadra, e ha realizzato le giocate per vincerle. (…) Abbiamo battuto la seconda squadra dell’Est tre volte, ma non significa nulla se non continuiamo a giocare così il resto delle partite che mancano. (…) Loro hanno molte armi, restano una squadra la cui forza non può essere ignorata

Anche Drummond ha suffragato le affermazioni del suo allenatore: Loro sono una squadra davvero, davvero forte. E li abbiamo battuti tre volte di fila. Ma non abbiamo tempo per festeggiare, siamo in lotta Playoff, ogni partita conta. Dobbiamo mettercela tutta e finire la stagione nel migliore dei modi“.

Pistons-Lakers: senza LeBron inevitabile sconfitta per i gialloviola

JaVale McGee and Andre Drummond, Los Angeles Lakers vs Detroit Pistons at Little Caesars Arena

Game 69 Recap: Pistons-Lakers

Il road trip dei Los Angeles Lakers (31-37) – dopo il successo di Chicago e la sconfitta di Toronto – prosegue alla Little Caesars Arena, casa dei Detroit Pistons (34-33).

Tante cose sono cambiate rispetto alla gara di Gennaio dello Staples Center: i lacustri vinsero trascinati dallo scatenato Kuzma (41, nuovo career high) restando in zona play-off nonostante l’assenza di LeBron. Al contrario, la franchigia del Michigan ha vinto diciassette delle successive ventotto partite, risalendo fino ad insidiare il sesto seed nella EC occupato dai Nets.

Il finale di stagione gialloviola assomiglia sempre di più ad un bollettino di guerra: oltre ai lungodegenti Lonzo BallBrandon Ingram, Walton deve rinunciare anche a LeBron James – niente back-to-back onde evitare sorprese -, Josh Hart ed agli acciaccati Stephenson e Chandler.

Con il roster in versione South Bay, scelte obbligate per il figlio di Bill che schiera Rondo, Bullock, Kuzma, Muscala e McGee. Nessun problema per Casey che risponde con Jackson, Ellington, Brown, Griffin e Drummond.

Pistons-Lakers, dodici minuti di confusione

L’avvio della gara non è adatto ai deboli di stomaco. I lacustri si affidano alle iso di Rondo e Kuzma ed a qualche sporadico scarico convertito da McGee. Detroit affida il pallone nelle mani di Griffin, che segna due triple ma è inefficace nel pitturato.

Entrambe le squadre faticano a costruire buoni tiri e le percentuali – ed il punteggio – al primo timeout sono emblematiche: 9/24 dal campo combinato, 10-11 il parziale con 6’31” da giocare nel quarto.

I californiani provano a raddoppiare Griffin, scelta tanto scellerata quanto mal eseguita dato che JaVale commette tre falli in un amen, venendo sostituito da Wagner. Non va meglio in attacco, dove Bullock sbaglia due volte dall’arco e perde tre possessi, inevitabile l’ingresso dell’altro ex Pistons, KCP.

I Lakers muovo il punteggio grazie ad un paio di drive & dish chiusi da Kuzma ed il neo entrato Williams, ma l’attacco continua ad essere confusionario. Dopo una transizione sprecata, KCP risponde alla tripla di Thon Maker, 19-23 a meno di un minuto dalla fine della frazione.

Moe e Williams quantomeno ci provano e si procurano tre viaggi in lunetta (4/6), prima del jumper di Galloway che chiude il quarto, 22-27.

16.7% dall’arco e sei perse per L.A., 35.7% dal campo per Motor City.

Pistons-Lakers, gli attacchi latitano

Walton riparte con Caruso, Bonga, KCP, Moose e JWIII e per l’occasione coach Dwane Casey riporta alla luce i resti del due volte Campione NBA Zaza Pachulia. Il georgiano stoppa subito – di petto – Williams prima di atterrare Alex Caruso.

Il two-way player, reduce dal career high contro i Raptors, è tra i pochi positivi e prova ad attaccare il pitturato oltre a segnare l’unico canestro – da oltre i 7.25 – del quarto dei Lakers. Non che facciano meglio i Pistons, a segno solo due volte con Langston Galloway. 27-32 a 6’52” dall’intervallo lungo.

Rientrano gli starter ed i gialloviola trovano il vantaggio grazie a JaVale McGee – a segno due volte – e Kuzma.

L’ex Warriors poi stoppa Griffin ed in transizione corregge l’errore di Kyle, 35-32.

Il parziale lacustre viene fermato da Galloway, a segno due volte dall’arco, rispondono gli ex Bullock e Pope, parità a quota 40 ad 1’28” dalla fine del tempo.

Le triple di Ellington e, dopo che Rondo sciupa l’ennesima transizione in superiorità, Jackson – sulla sirena, come da tradizione californiana – fissano il punteggio al rientro negli spogliatoi, 40-46.

Entrambe le contendenti faticano a superare il 35% dal campo, in favore della franchigia del Michigan le otto triple (contro tre) a segno ed i sette punti in più prodotti dalle perse. Solo due i punti in transizione per i californiani.

Pistons-Lakers, Motor City allunga con le triple 🏀🏀🏀

Al rientro in campo Detroit prova ad allungare, sfruttando le seconde possibilità generate dal dominio di Andre Drummond – 14 rimbalzi, la metà offensivi – ed il canestro dall’arco di Ellington.

I lacustri restano in scia grazie ad un layup e due liberi di Rajon Rondo ed un canestro di Kuzma, ma nei possessi successivi non riescono a ridurre lo svantaggio fallendo sei conclusioni consecutive, 50-57 a 6’19” dalla fine della frazione.

LeBron James, Lance Stephenson and Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Detroit Pistons at Little Caesars Arena
LeBron James, Lance Stephenson and Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Detroit Pistons at Little Caesars Arena (Carlos Osorio, AP Photo)

Rondo e Kuzma scuotono ancora l’attacco gialloviola, ma Detroit continua a non trovare opposizione sul perimetro e segna ancora con Ellington e Reggie Jackson. Il nativo di Pordenone è on fire e realizza dall’arco ed il jumper del massimo vantaggio, 56-68 con 3’10 da giocare, timeout per coach Luke Walton.

L.A. continua a lasciare troppo spazio ai tiratori di Motor City: Wayne Ellington segna per la quarta volta da oltre i 7.25 e Galloway – complice l’altra specialità della casa, il fallo sul tiro – realizza tre liberi.

Due layup del play ex Celtics e Pelicans ed i liberi di Caruso riducono il passivo, 62-77 il parziale all’ultimo mini-break.

Pistons-Lakers, Kuzma in versione facilitatore

I lacustri provano a tornare sotto grazie all’energia di Caruso – che completa due giochi da tre punti – e Kentavious Caldwell-Pope, che segna dall’arco, realizza tre liberi e…

…schiaccia in contropiede subendo il fallo, 78-87 a 7’52” dalla fine.

A contenere il rientro dei Lakers è Ish Smith, che segna sette punti in un amen oltre a servire l’alley-oop per Drummond.

In una serata poco brillante al tiro, Kyle Kuzma evita di forzare preferendo cercare i compagni. Dopo aver servito Caruso e KCP, Kyle imbecca due volte McGee, raggiungendo per la prima volta in carriera la doppia cifra negli assist.

L’ultimo sussulto gialloviola – la prima tripla della gara di Rondo – viene spento dal solito Galloway, a segno due volte dall’arco. 90-104 a 3’13 dalla fine e gara praticamente finita.

McGee, KCP e Caruso riducono il passivo prima dei liberi dell’impreciso Blake Griffin ed il tip di Drummond che chiudono la gara, 97-111.

Pistons-Lakers, McGee e Galloway top scorer

Top scorer lacustre McGee (20+13 con 3 stoppate e 10/16 dal campo) da qualche gara tornato ai livelli pre polmonite. Ovvero, tanto efficace JaVale nel convertire vicino al canestro quanto in difficoltà contro big man della stazza di Drummond.

Bravo Kuzma a cercare di coinvolgere maggiormente i compagno (12+6+10) in una serata in cui ha faticato tantissimo a trovare la via del canestro (5/14 al tiro con 0/4 da tre). Discreta la prova di KCP (17 con tre triple), salito di livello dopo un brutto avvio.

Impietoso, in linea con le ultime uscite, il confronto tra Caruso (16+4+2, 4/11 al tiro, 2 triple e 0 di +/-) e Rondo (15+8+7, 6/13 al tiro, 3 perse e -20 di +/-). La differenza di energia, abnegazione e determinazione tra i due è imbarazzante.

Poco meno che impalpabile Muscala (4+4), clamorosamente preferito a Wagner (3+3+2, 0/5 dal campo) nello starting five. Ancora male al tiro (0/5 dall’arco) Bullock. Meno efficace rispetto ad altre occasioni Williams, pochi minuti per Ingram e Bonga.

Kentavious Caldwell-Pope and Thon Maker, Los Angeles Lakers vs Detroit Pistons at Little Caesars Arena
Kentavious Caldwell-Pope and Thon Maker, Los Angeles Lakers vs Detroit Pistons at Little Caesars Arena (Ty Nowell, Lakers.com)

Drummond domina sotto le plance (19+23, con 11 rimbalzi offensivi e +25 di +/-) mentre Griffin (15+2+9) è troppo impreciso sia dal campo (3/12) che dalla lunetta (7/12). Quattro triple a testa per Galloway (23, 8/10 al tiro), Jackson (20+5+5, 6/19 dal campo) ed Ellington (12, 4/8 da tre).

Box Score su NBA.com

Pistons-Lakers, quattordici triple in più per Detroit

Con il roster ridotto all’osso, impossibile competere per i lacustri. Soprattutto poi quando la differenza delle percentuali dall’arco assume la forma di una voragine: sei triple col 24% per KCP e compagni contro le venti con il 43.6% di Detroit.

A fine gara Walton ha elogiato la capacità di Kuzma di coinvolgere i compagni:

<È cresciuto da quando è arrivato da noi. Certo, ci sono alti e bassi, ma credo che stasera sia stata la sua migliore gara dal punto di vista di cercare i compagni. Quanto più riuscirà a combinare il playmaking con la capacità di segnare, tanto meglio sarà per noi.>

I Los Angeles Lakers tornano in campo – 17:00 italiane – Domenica 17 Marzo per affrontare al New York Knicks.

Three Points – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Mentre sui campi NBA parte lo sprint finale verso i playoff, a fare notizia negli ultimi giorni sono stati alcuni episodi che poco hanno a che vedere con il parquet. A Salt Lake City è andato in scena uno spiacevole confronto tra Russell Westbrook e un tifoso degli Utah Jazz: agli insulti di stampo razzista di quest’ultimo, ‘Russ’ ha risposto con delle presunte minacce che gli sono costate venticinquemila dollari di multa e, a quanto pare, una citazione in giudizio. Il tifoso è stato invece bandito a vita dalla Vivint Smart Home Arena, con il condivisibile intento da parte dei Jazz di lanciare un forte messaggio agli aspiranti seguaci. Un altro fan, stavolta a New York, si è reso protagonista dell’ennesima contestazione nei confronti del proprietario dei Knicks, James Dolan. Dopo avergli intimato di vendere la franchigia, il sovversivo supporter è stato scortato all’uscita dalla security. All’interno del rettangolo di gioco, le cose hanno rischiato di mettersi estremamente male in quel di Cleveland, quando Serge Ibaka dei Toronto Raptors ha sfiorato con un gancio destro il volto di Marquese Chriss dei Cavaliers. Il congolese se l’è cavata con appena tre partite di sospensione, ma le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi, sopratutto per l’incolumità di Chriss. L’accaduto ha riportato alla mente la pericolosa deriva raggiunta negli Anni ’70, culminata con il pugno di Kermit Washington che quasi uccise Rudy Tomjanovich. Per fortuna, quest’ultima parte di regular season sta offrendo spunti ben più interessanti; andiamo ad analizzarne alcuni nella nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff
Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff

I Clippers sono la migliore squadra di Los Angeles. Fino a dieci anni fa, un’affermazione del genere avrebbe comportato come minimo una risata di scherno, come massimo un TSO. Invece, da parecchio tempo questo assunto rappresenta perfettamente la realtà. Mentre i Lakers sono sprofondati in un abisso da cui non sono riemersi nemmeno con l’arrivo di LeBron James, quelli che una volta erano i loro ‘cugini poveri’ sono diventati una certezza, nell’agguerrita Western Conference.

Gli anni di ‘Lob City’ non hanno portato alcun titolo, nemmeno una finale di Conference, ma hanno dato rilevanza a una franchigia che ora non ha alcuna intenzione di tornare nel dimenticatoio. Quando era ormai chiaro che quel ciclo fosse prossimo alla conclusione, la dirigenza si è fatta trovare pronta a voltare pagina. L’arrivo in società di Jerry West (nel non meglio precisato ruolo di “executive board member”) ha dato il via a una serie di manovre inizialmente criticate, ma che a lungo andare potrebbero pagare cospicui dividendi. L’addio di Chris Paul, possibile preambolo per il più classico dei rebuilding, ha invece inaugurato un’epoca che potrebbe portare la franchigia a traguardi mai raggiunti. In cambio di CP3, ceduto tramite sign-and-trade, sono arrivati da Houston una prima scelta futura, soldi e sette giocatori, tra cui Lou Williams (da pochi giorni recordman NBA per punti segnati partendo dalla panchina), Montrezl Harrell e Patrick Beverley. Proprio coloro che oggi stanno trascinando i Clippers ai playoff. Quei playoff che sembravano preclusi dopo le recenti manovre di mercato, quei playoff che i più blasonati Lakers guarderanno ancora una volta in televisione.

Il primo anno ‘post-Lob City’ non è andato benissimo. Pur con un record vincente (42 vittorie e 40 sconfitte), i Clippers sono rimasti fuori dalle prime otto, complici i numerosi infortuni che hanno decimato il roster. A stagione in corso, però, West e soci hanno messo a segno un’altra mossa controversa, ma lungimirante. Blake Griffin, il giocatore che nel 2009 aveva dato una svolta alla storia della franchigia, è stato infatti spedito ai Detroit Pistons. Pochi mesi prima, aveva firmato un sontuoso rinnovo contrattuale da 173 milioni di dollari in cinque anni. Mandandolo a Detroit, i Clippers hanno preso tre piccioni con la stessa fava: hanno chiuso definitivamente il capitolo ‘Lob City’, hanno alleggerito sensibilmente il monte salari e hanno ottenuto in cambio due scelte, più Avery Bradley, Boban Marjanovic e Tobias Harris. Dai medesimi presupposti è partito lo scambio che, lo scorso febbraio, ha coinvolto lo stesso Harris, finito (sempre in coppia con Marjanovic) ai Philadelphia 76ers in cambio di una moltitudine di scelte future e un pacchetto di giocatori comprendente Landry Shamet, assoluta rivelazione dell’ultimo draft. Seguendo questa logica, è facile pensare che il prossimo ad essere ‘sacrificato’ sarà Danilo Gallinari. Con le partenze di Griffin prima e di Harris poi, il Gallo è diventato il leader del quintetto di Doc Rivers. Finalmente libero dai gravi infortuni che ne hanno condizionato la carriera, sta giocando la sua miglior pallacanestro in questo 2018/19. I piani dei Clippers, però, sembrano troppo grandi per poter fare di lui l’uomo-franchigia anche in futuro.

Già, perchè se il presente è piuttosto brillante, è il domani a stuzzicare maggiormente le fantasie dei tifosi. Il vortice di operazioni di cui sopra ha liberato lo spazio salariale necessario per poter aggiungere due giocatori di grosso calibro, da inseguire in una free-agency piuttosto ricca (Kevin Durant e Kawhi Leonard i nomi più altisonanti). Spazio che aumenterebbe ulteriormente ‘scaricando’ i 22 milioni che spettano a Gallinari nel suo ultimo anno di contratto. A differenza di concorrenti come i New York Knicks o come gli stessi Lakers, i Clippers potranno offrire ai ‘corteggiati’ un contesto già competitivo, con un supporting cast di ottimo livello (Williams e Harrell su tutti, ma anche i giovani Shamet e Ivica Zubac e il giovanissimo Shai Gilgeous-Alexander, uno dei migliori rookie della stagione) e, soprattutto, un front-office dalle idee piuttosto chiare. Se consideriamo che le numerose scelte ai prossimi draft potrebbero anche essere utilizzate come asset per uno scambio importante (soffiare Anthony Davis ai gialloviola sarebbe il capolavoro definitivo), abbiamo ottimi motivi per tenere gli occhi bene aperti su questi Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles.

 

2 – La battaglia per la Terra di Mezzo

Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)
Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)

Mentre nella Western Conference i biglietti per i playoff sembrano ormai tutti assegnati, a Est si dovranno attendere le ultime partite per avere il quadro completo delle partecipanti. Ai piani alti non ci dovrebbero essere sorprese: Milwaukee Bucks e Toronto Raptors sono irraggiungibili, Philadelphia 76ers, Indiana Pacers e Boston Celtics dovranno semplicemente mettersi in fila puntando al fattore campo. La vera bagarre si trova nella ‘Terra di Mezzo’, quel girone dantesco (sei vittorie separano la sesta e l’undicesima del tabellone) popolato da squadre per cui qualificarsi o meno alla post-season potrebbe rappresentare una svolta cruciale, in un senso o nell’altro. Un ‘gruppone’ di franchigie impantanate da anni in una fase di stallo da cui sembra difficile uscire; quando va bene si arriva settimi/ottavi e si viene eliminati al primo turno, quando va male noni/decimi e si parte per le vacanze. La causa di questo impasse è per tutte la stessa: un monte salari intasato da contratti esagerati, concessi a giocatori inadatti sia per puntare al titolo, che per ‘tankare’. Ecco allora un ‘magico’ quartetto: Detroit Pistons e Miami Heat sono al momento fra le prime otto, mentre Charlotte Hornets e Washington Wizards, oggi, sarebbero escluse dai giochi.

I Pistons, tra le squadre più in forma dell’ultimo periodo, sono riusciti a ottenere un discreto vantaggio sulle inseguitrici. Merito di uno splendido Blake Griffin, giocatore sempre più completo col passare degli anni e tornato meritatamente all’All-Star Game, e di Andre Drummond, definibile senza timore di smentite il miglior rimbalzista di questo decennio (i suoi 13.6 rimbalzi in carriera sono la nona media all-time in NBA) e finalmente costante anche in fase realizzativa (non aveva mai raggiunto i 17.5 punti di media con cui viaggia in questo 2018/19), ma anche di un Reggie Jackson in crescita (pur con la solita incostanza). La notizia migliore per coach Dwane Casey è la visibile riduzione dei possessi in isolamento per Griffin, una strategia che, a inizio stagione, stava rendendo il gioco dei Pistons una sorta di ‘hero-ball’. Qualora Detroit riuscisse a mantenersi su questi livelli fino ai playoff, eliminarla al primo turno sarà più complicato del previsto.
Miami accompagnerà verso la pensione un Dwyane Wade ancora in grande spolvero (ha le migliori cifre, per punti e minutaggio, dai tempi di Chicago) con l’ultima apparizione in post-season della sua carriera. Il fatto che il trentasettenne, una volta soprannominato ‘Flash’, sia il secondo miglior realizzatore di squadra e il quarto per minuti giocati è però una pessima notizia per coach Erik Spoelstra, e mette in luce gli enormi limiti di questa versione degli Heat. Per diversi motivi, nemmeno uno tra Goran Dragic, Hassan Whiteside e Dion Waiters si è dimostrato all’altezza di poter guidare la squadra, compito a loro richiesto dagli onerosi contratti. Anche giocatori come James Johnson, Kelly Olynyk e Justise Winslow sono a libro paga per cifre impegnative e a lungo termine, eppure non hanno mai espresso fino in fondo il loro potenziale (soprattutto Winslow). Gli unici barlumi di speranza per il futuro, nel roster attuale, sono riposti nei giovani Derrick Jones Jr. e Bam Adebayo, che in ogni caso non promettono di diventare i nuovi Kobe e Shaq. La sensazione è che l’imminente viaggio ai playoff rappresenti un crocevia importante: l’anno prossimo, senza più Wade e con molti ‘contrattoni’ in scadenza, potrebbe finalmente iniziare la vera ricostruzione.

Se Pistons e Heat, nella loro mediocrità, sono comunque le favorite per qualificarsi alla post-season, il cielo sopra Washington e Charlotte rischia di farsi estremamente nuvoloso. Gli Wizards hanno rinunciato al rebuilding per inseguire un improbabile ottavo posto, obiettivo che a breve sfuggirà matematicamente. In più si ritrovano con John Wall, titolare di un mostruoso contratto da 170 milioni di dollari con scadenza nel 2023, che rientrerà da un infortunio al piede solo a 2020 inoltrato. L’effettiva impossibilità di scambiarlo è un macigno enorme sul futuro della franchigia, che rischierebbe di rimanere nel ‘limbo’ anche qualora dovesse cedere Bradley Beal, l’altra stella del roster.
Gli Hornets di Michael Jordan, altri ‘specialisti’ nel regalare contratti folli (nel 2020 spenderanno circa 86 milioni per Nicolas Batum, Bismack Biyombo, Marvin Williams, Cody Zeller e Michael Kidd-Gilchrist), hanno un motivo in più per preoccuparsi: a luglio, Kemba Walker sarà free-agent. Il desiderio di giocare finalmente in un contesto vincente avrebbe potuto ingolosirlo anche in caso di qualificazione ai playoff (al di là delle inevitabili dichiarazioni d’amore per l’ambiente), figuriamoci dopo l’ennesima esclusione, in quella che è indubbiamente la miglior stagione della sua carriera (giustamente premiata con la partenza in quintetto all’All-Star Game casalingo).

All’interno di questa ‘bolgia infernale’ meritano una distinzione Orlando Magic e Brookyln Nets. I primi sono a tutti gli effetti in una fase di stallo, ma la giovane età media e il monte salari non esagerato lasciano comunque margini di crescita. Brooklyn, invece, sembra pronta per spiccare il volo. Dopo gli anni tremendi seguiti all’infausta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce, il certosino lavoro del general manager Sean Marks e di coach Kenny Atkinson ha dato vita a un progetto tecnico interessante e di prospettiva. Un contesto che, unito al notevole spazio salariale a disposizione, rende i Nets una meta potenzialmente appetibile per qualsiasi free-agent. Torniamo dunque al discorso fatto in apertura per Clippers e Lakers: e se fossero i Nets i nuovi padroni di New York?

 

3 – Cronache da Rip City

Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers
Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers

All’estremo angolo nord-ovest della ‘Terra di Mezzo’ troviamo i Portland Trail Blazers. Dal secondo anno in Oregon di Damian Lillard in avanti, i playoff sono diventati per loro un appuntamento fisso. Purtroppo, lo sono diventate anche le eliminazioni precoci. Per diversi motivi, gli uomini di Terry Stotts non sono mai riusciti a fare strada in post-season; per ben tre volte hanno trovato sulla loro strada i futuri finalisti (gli Spurs nel 2014, gli Warriors nel 2016 e 2017), Nel 2015, i Grizzlies erano un ‘gruppo in missione’, mentre i Pelicans l’anno scorso hanno disputato la serie perfetta. Prima del recente ‘cappotto’, però, qualcosa sembrava cambiato per davvero, e questo 2018/19 sta confermando che il terzo posto della passata stagione non è stato un caso: i Blazers sono una solida realtà.

Lillard e compagni hanno tenuto un ritmo di marcia costante, che ha permesso loro di mettere presto in cassaforte l’ennesimo biglietto per i playoff. ‘Dame’ si è mantenuto grossomodo sugli stessi livelli di eccellenza del 2017/18, quando è stato incluso nel primo quintetto All-NBA. Rendimento pressoché invariato anche per il fido ‘scudiero’ C.J. McCollum, che probabilmente a Est avrebbe già disputato qualche All-Star Game, mentre Jusuf Nurkic, piacevole sorpresa della scorsa stagione, è ulteriormente cresciuto, legittimandosi come ‘terzo violino’ ideale. Il più grande merito di questi Blazers, però, è stato quello di mettere finalmente un po’ di ‘carne’ intorno all’ossatura storica. Parte dell’aiuto è arrivato dall’esplosione di Jake Layman (7.9 punti e 18.7 minuti di media nel 2018/19, contro gli 1.6 punti in 5.8 minuti delle prime due stagioni NBA), ma la scossa più forte è arrivata intorno alla trade deadline, quando la dirigenza ha messo a segno due importanti colpi: dai Cleveland Cavaliers è giunto Rodney Hood, mentre dal mercato dei buyout è stato ingaggiato Enes Kanter. Entrambi affidabili fonti di produzione offensiva in uscita dalla panchina, ed entrambi in scadenza di contratto. Una situazione che può portare solo benefici: dopo le amare esperienze con Cavs e Knicks, i due avranno un’importante occasione per guadagnare visibilità, mentre Portland non avrà ulteriori ‘elefanti’ ad intasare un salary cap già al collasso da anni. I nuovi innesti, la crescita di Nurkic e la conferma ad alti livelli di uno dei migliori backcourt NBA fanno sì che nella ‘Rip City’ soffi un vento di ottimismo. I Blazers, dopo un’altra, ottima regular season, hanno ciò che serve per tentare un viaggio ai playoff più lungo del solito.
D’altro canto, l’ennesima delusione potrebbe avere conseguenze nefaste. La complicata condizione salariale non lascia particolari margini di manovra per eventuali rinforzi estivi. Anche nel 2020, quando i pesanti contratti di Evan Turner, Moe Harkless e Meyers Leonard andranno finalmente in scadenza, la franchigia dovrà fare i conti con un altro, annoso problema: il fatto di trovarsi lassù, fuori dalle rotte principali, contribuisce a rendere Portland una meta poco ambita dai grandi free-agent. Di solito, situazioni del genere portano a un brusco reset, che difficilmente sarà basato su un Damian Lillard ormai meritevole di ben altri contesti.