Trae Young Rookie dell’anno? Donovan Mitchell e Kyle Kuzma non hanno dubbi

Trae Young ha aumentato i giri del motore con l'anno nuovo con prestazioni da urlo

Nella notte Trae Young, forte candidato a Rookie dell’anno, ha messo a referto un’altra ottima prestazione, portando i suoi Atlanta Hawks alla vittoria contro i Philadelphia 76ers, per 127-129, con un tiro sulla sirena finale.

La giovane guardia, prodotto del College di Oklahoma, ha fatto registrare 32 punti e 11 assist, facendo muovere la retina da oltre l’arco dei tre punti in 4 occasioni su 9 tentate.

Questo risultato è solo il culmine di un crescendo continuo che ha coinvolto il numero 11 da inizio stagione ad oggi. Nei primi due mesi si era limitato a 15 punti a partita, con il 24% da tre punti.

Da Febbraio ad oggi invece sembra aver messo il turbo: 23 punti, 4 rimbalzi e 9 assist di media, conditi dal 40% da tre. Young sta facendo cose straordinarie per la sua squadra e per sé, riaprendo una corsa per il Rookie dell’anno che sembrava chiusa, in favore di Luka Doncic.

Rookie dell’anno: Trae Young si sta facendo notare

Dal momento in cui si è dichiarato per il Draft, Young è stato paragonato a Stephen Curry: prodotto di un College minore e abile tiratore da lontanissimo. Ma questo non è stato l’unico paragone con cui ha dovuto convivere.

Nella notte del Draft 2018, infatti, i Dallas Mavericks, che l’avevano scelto con il Pick numero 5, l’hanno girato agli Hawks insieme alla loro prima scelta 2019 in cambio del Pick numero 3 dello stesso Draft: Luka Doncic.

Non si è trattato certo di una situazione facile: oltre alle pressioni di routine che investono i giovani rookie che entrano nella NBAYoung ha dovuto giocare con l’ombra del due volte MVP di Golden State e di un giocatore come Doncic, già MVP Eurolega e più pronto ad ambienti professionistici.

I due giovani saranno sempre ed inevitabilmente messi a confronto durante le loro carriere.

A partire della lotta per il titolo di Rookie dell’anno 2019, che li vede già l’uno contro l’altro. E se fino a qualche mese fa lo sloveno dei Mavs sembrava protagonista assoluto, le ultime uscite di Young stanno creando un nuovo caso di incertezza intorno al premio.

Diversi giocatori NBA si stanno schierando con il playmaker di Atlanta, come Donovan Mitchell, fresco di ROY 2018 sfumato per mano di Ben Simmons.

O anche Kyle Kuzma, al secondo anno di NBA come la guardia degli Utah Jazz.

Non sono i primi a schierarsi così apertamente. Nick Young, che ormai sembrerebbe essere un ex giocatore NBA, si era già dichiarato sostenitore della causa di Young, seppur riconoscendo le abilità di Doncic.

I due giovani arriveranno probabilmente appaiati alla corsa finale al premio, e, senza dubbio, chiunque lo dovesse vincere, daranno grande spettacolo nella Lega per molti anni da oggi.

 

Jazz, Mitchell e la lezione del secondo anno: “Difficoltà inaspettate, Frank Ntilikina ha solo bisogno di una chance”

Jazz-Thunder

Gli Utah Jazz di Donovan Mitchell non usano alcun riguardo per i New York Knicks, e passano con un netto 137-116 al Madison Squadre Garden di NY.

I Jazz di coach Quin Snyder segnano 74 punti nel solo primo tempo, e chiudono la partita con un pesantissimo 20 su 42 al tiro da tre punti. Rudy Gobert è perfetto dal campo e chiude con 7 su 7 al tiro e 18 punti. Donovan Mitchell ne aggiunge 30 in soli 28 minuti d’impiego.

I New York Knicks, reduci da un periodo di 7 trasferte nelle ultime 9 gare e privi di Allonzo Trier, non oppongono resistenza. L’unica nota positiva della serata per coach David Fizdale è Mitchell Robinson, che con la sua 29esima partita consecutiva chiusa con almeno una stoppata a segno eguaglia il record di franchigia per un rookie, appartenuto a Patrick Ewing.

Frank Ntilikina, scelta numero 8 al draft NBA 2017 ed “oggetto misterioso” dal giorno successivo al suo arrivo a New York, è stato costretto a saltare il confronto diretto con Mitchell, la stellina dei Jazz selezionata sole 4 chiamate più tardi nello stesso draft.

Un problema muscolare ha tenuto fuori Ntilikina per quasi due mesi. L’ex giocatore del SIG Strasbourg potrebbe però fare presto ritorno in campo, dopo il canonico periodo di rodaggio con i Westchester Knicks in G-League.

Donovan Mitchell, nativo di New York, ha voluto comunque manifestare il proprio supporto al collega di draft, incoraggiandolo e lodandone le doti difensive: “(Frank, ndr) è un grande difensore. L’anno scorso è stato uno dei difensori più tosti che mi sia trovato di fronte. Al Madison la stagione scorsa mi ha praticamente bloccato, nel secondo tempo, quando è passato in marcatura su di me (…) ha solo bisogno di una possibilità. Quando l’avrà, la saprà sfruttare

Donovan Mitchell: “Impreparato alle sfide del secondo anno”

Dopo la vittoria di New York, gli Utah Jazz (42-29) salgono al quinto posto nella Western Conference.

Un calendario spietato, e le difficoltà di Mitchell dopo la prima ed entusiasmante stagione in carriera, avevano trascinato i Jazz temporaneamente lontani dalla zona playoffs (14-17 il 17 dicembre scorso) nella prima parte di stagione.

Donovan Mitchell ha riconosciuto gli errori commessi, derivati dalla troppa fiducia nei propri mezzi:

Coach Snyder mi aveva avvertito, dicendomi che il secondo anno sarebbe stato del tutto diverso. Ma una cosa è sentirselo dire, un’altra è viverlo, è un passaggio che devi attraversare e da cui trarre esperienza. Il coach mi aveva avvertito che sarebbe accaduto, io non me lo aspettavo (…) il supporto dei miei compagni è stato decisivo. Loro sono speciali, mi hanno aiutato tantissimo ed ora siamo di nuovo dove volevamo essere

Un Mitchell troppo irruento e prevedibile in attacco aveva faticato a trovare ritmo e tempi di gioco corretti. Nei primi due mesi di regular season il suo rapporto assist-palle perse ha viaggiato pericolosamente attorno all’1:1, e le percentuali al tiro in ribasso rispetto alla sua stagione da rookie: “Quest’anno è tutto diverso. Devi stare concentrato ogni singola partita, le difese ti rendono la vita dura su ogni possesso. I consigli che ho ricevuto da James Harden, da Kobe (Bryant, ndr), da Chris Paul mi hanno aiutato a capire come uscirne. Il secondo anno mi aveva colto di sorpresa“.

In 10 partite sinora giocate nel mese di marzo, Donovan Mitchell sta viaggiando a 34.5 punti a partita. Marzo sarà il terzo mese consecutivo chiuso con almeno 25 punti di media, dopo un inizio di stagione condotto a poco più di 20. La percentuale al tiro è salita sino al 45%, dopo una prima parte di stagione da 42%, aumentati di un punto percentuale gli assist (4.7 tra gennaio e marzo) a fronte di un invariato numero di palle perse (3.2).

Ho variato ritmo di gioco e cercato di guadagnarmi più viaggi in lunetta, un altro consiglio che giocatori come Harden e Dwyane Wade mi hanno dato. Gli ultimi due anni sono stati pazzeschi per me: ho cercato di assimilare e fare mie tutte le cose che mi sono state dette, ho cercato di imparare il più possibile. Ora siamo in una buona posizione ed in salute, dobbiamo solo scendere in campo e giocare

I Jazz bandiscono a vita il tifoso che aveva insultato Westbrook, giocatore multato

Caso Russell Westbrook-Utah, i Jazz hanno espulso a vita il tifoso che durante la sfida tra Oklahoma CIty Thunder e Utah Jazz di martedì aveva avuto uno scontro verbale con la star dei Thunder.

Una rapida indagine interna ha chiarito le dinamiche che avevano portato un adirato Westbrook a minacciare Shane Keisel (questo il nome del tifoso) e la moglie. A scatenare l’ira dell’MVP 2017 un insulto a sfondo razzista di Keisel, che dal suo posto a ridosso della panchina degli ospiti avrebbe preso di mira Westbrook per tutta la partita.

A fine partita, Russell Westbrook ed alcuni compagni di squadra come Patrick Patterson e Raymond Felton avevano denunciato l’episodio, mentre in rete diventava virale il video del giocatore dei Thunder che si rivolgeva minaccioso al tifoso, non ripreso dall’obiettivo.

I Jazz avevano annunciato una indagine tesa a chiarire quanto accaduto, mentre Donovan Mitchell aveva affidato a Twitter la sua netta presa di posizione contro i presunti insulti razzisti di Keisel:

Come americano nero che vive in una comunità che ama (…) l’incidente mi ha toccato profondamente. Razzismo e odio ci riguardano tutti, e non è la prima volta che cose del genere accadono nella nostra arena. Lo Utah che io conosco è una comunità aperta e tollerante, e l’incidente di ieri (martedì, ndr) non rappresenta il vero volto della comunità e dei nostri tifosi (…) voglio ringraziare la NBA e la mia squadra per essersi attivate tempestivamente, mi unisco ai miei colleghi per chiedere a tutte le squadre di prendere una posizione netta. Noi giocatori non possiamo più essere oggetto di insulti razzisti, specie all’interno delle arene di gioco (…) nei prossimi mesi lavoreremo con le squadre e con la lega per fare in modo che le arene NBA diventino luoghi sempre più accoglienti per tutti

– Donovan Mitchell sul caso Russell Westbrook-Utah –

Caso Russell Westbrook-Utah, i Jazz: “Tifoso bandito a vita dalla arena”

Nella serata di martedì, gli Utah Jazz hanno diramato un comunicato ufficiale che ha decretato il bando a vita per Shane Keisel da ogni attività in programma alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City.

Dopo un’inchiesta basata su prove video e testimonianze dirette, i Jazz hanno stabilito come la condotta del tifoso abbia comportato un’infrazione del “NBA code of Conduct”, codice che regola i comportamenti di tifosi, giocatori e personale presenti nelle arene di gioco durante partite ed eventi ufficiali.

I comportamenti offensivi non riflettono i valori della famiglia Miller (proprietaria degli Utah Jazz, ndr), della nostra franchigia e della comunità. Noi tutti abbiamo la responsabilità di rispettare il gioco e di rispettarci l’un l’altro come esseri umani” Così i Jazz nel comunicato.

Caso Russell Westbrook-Utah, il tifoso cita in giudizio la star dei Thunder

Shane Keisel, il tifoso colpito dal bando a vita, ha reso pubblica l’intenzione di citare in giudizio Russell Westbrook, negando di aver rivolto alcun insulto razzista alla star dei Thunder ed affermando di aver agito in difesa della moglie, minacciata dal linguaggio aggressivo di Westbrook.

Keisel avrebbe di conseguenza chiuso ogni account social personale, a seguito di presunte minacce di morte pervenutegli via web. L’uomo avrebbe insultato Westbrook, intimandogli di “mettersi in ginocchio, come (voi neri, ndr) siete soliti fare”, e questo avrebbe provocato la violenta risposta del giocatore.

Rifarei tutto quanto, senza problemi” Così Westbrook nel post gara “In vita mia non ho mai toccato nessuno, non ho mai picchiato nessuno ne mai lo farei. Ma difenderò sempre la mia persona e la mia famiglia dalle minacce, Quest’uomo e sua moglie hanno reiterato i loro insulti per tutta la partita, e ciò che avete sentito nel video da parte mia non è nient’altro che la mia risposta ai loro insulti“.

La NBA ha deciso di multare Russell Westbrook per 25mila dollari, per condotta inappropriata.

Jazz, Donovan Mitchell il più veloce di sempre a raggiungere quota 3000 punti

Nella vittoria per 114-104 dei suoi Jazz sui New Orleans Pelicans, Donovan Mitchell ha fatto registrare un nuovo, ennesimo, record di franchigia. Il suo undicesimo punto della notte lo ha portato a quota 3000 segnati per i suoi. Appena 139 partite per il prodotto dell’Università di Louisville, il più veloce di sempre. Mitchell ha superato mostri sacri del calibro di Karl Malone (secondo marcatore NBA di sempre) e John Stockton.

Tuttavia, curiosamente, il record in precedenza non apparteneva a nessuno dei due, bensì a Darrell Griffith, che impiegò 150 partite per raggiungere la stessa milestone.

In questa sua stagione da sophomore, Mitchell sta viaggiando a 23.3 punti di media, con una percentuale dal campo del 42%, e del 33% dall’arco dei tre punti. L’ex Cardinals si sta confermando davvero una potenza offensiva con grande atletismo, “Spida” si può ormai definire definitivamente uno steal del Draft, pescato nella tarda lotteria alla scelta n.13 dai Denver Nuggets e subito girato ai lungimiranti Jazz.

La cronaca della partita, Donovan Mitchell e Rudy Gobert guidano Utah

Vittoria di squadra che rischia di passare in secondo piano rispetto al record di Mitchell, ma di fondamentale importanza. I Jazz infatti continuano a essere lanciati nella lotta a 4 ad ovest con Houston Rockets, Portland Trail Blazers ed Oklahoma City Thunder. Utah ha confezionato un’ottima prestazione di squadra, guidata dai big men Favors (25 punti) e Gobert (22 e 13 rimbalzi), la cui schiacciata in faccia a Julius Randle ha annichilito entusiasmo e speranze di rimonta per i Pelicans e portato gli ospiti sopra di 9 negli ultimi 4 minuti.

Il recordman Mitchell, che ha segnato 22 punti dalla sua, ha parlato così del centro francese. “E’ una settimana che gli dico di schiacciare su qualcuno e finalmente l’ha fatto”. Donovan Mitchell ha poi lodato Derrick Favors: “Derrick è Hulk, ecco il suo nuovo soprannome! Gioca sotto il canestro e non teme nessuno“.

Per Gobert. “A volte devo pensare di meno e semplicemente cercare il contatto o schiacciare in faccia a qualcuno. Ci ha dato inerzia e ha mostrato a tutti che eravamo qui per vincere“.

A New Orleans non sono bastati i 23 di Randle, con coach Alvin Gentry che ha evidenziato i troppi punti subiti da situazioni di palla persa o nel pitturato come causa principale della sconfitta dei suoi.

Paul George ha un messaggio per tutti: “Mi sento benissimo” tiro vincente e Jazz KO

Pareggiare una partita in overtime con una “windmill” in contropiede? Facile, se si è Paul George.

 

Gli Oklahoma City Thunder resistono al tentativo degli Utah Jazz di Donovan Mitchell di violare la Chesapeake Energy Arena, e si impongono per 148-127 dopo due tempi supplementari. PG13 completa l’opera siglando in entrata il canestro del definitivo +1 Thunder, alzando la parabola contro l’estensione piena di Rudy Gobert, arrivato in aiuto.

 

La schiacciata sopra menzionata era arrivata appena qualche minuto prima, al 50esimo minuti di gioco tra le due squadre durante il primo overtime. Un messaggio, come lo ha definito lo stesso George a fine partita. Un messaggio di freschezza atletica, di consapevolezza e fiducia nei propri mezzi, ed una dichiarazione d’intenti del leader degli Oklahoma City Thunder.

 

 

La schiacciata? Un messaggio. Un messaggio a loro (agli Utah Jazz, ndr) e a tutti quanti: sto bene, sto benissimo, siete avvisati, sarà un partita ed un supplementare molto lungo per voi” Così Paul George a Royce Young di ESPN.

 

Il tiro finale? Ho dovuto alzare parecchio la parabola del tiro, una soluzione su cui lavoro molto. Ho visto lo spazio per buttarmi dentro e ci sono andato, per fortuna è entrata. abbiamo grande bisogno di vittorie come questa. Non saremmo arrivati a giocarcela all’ultimo tiro senza le grandi giocate dei miei compagni. Jerami Grant ha segnato un gran tiro da tre, Abdel (Nader, ndr) ha segnato un tiro pesantissimo, ci hanno permesso di tirare per vincere la gara. Avevo sbagliato qualche conclusione nel finale, loro ci hanno permesso di rimanere in partita

 

– Paul George dopo Thunder Jazz –

 

 

Partita intensa tra due squadre che, come si suol dire in questi casi, non si amano. Jae Crowder e Dennis Schroeder si allacciano nel primo tempo e si vedono fischiare un doppio fallo tecnico, mentre Russell Westbrook nega il canestro a Rudy Gobert con un fallo duro, punito con un flagrant foul dagli arbitri.

 

Donovan Mitchell (38 punti a fine gara per lui) allo scadere dei regolamentari e Paul George (45 punti con 9 rimbalzi e 7 assist) a fine primo overtime sbagliano il tiro vincente sulla sirena, prima dello show di PG13, che segna con 0.8 secondi ancora da giocare sul cronometro del secondo tempo supplementare.

Slam Dunk Contest 2019, Donovan Mitchell non difenderà il titolo, Miles Bridges giocherà in casa?

Donovan Mitchell vince lo Slam Dunk Contest

Slam Dunk Contest 2019, il campione in carica Donovan Mitchell non difenderà il titolo 2018 a Charlotte, il prossimo 16 febbraio.

La giovane star degli Utah Jazz ha annunciato il suo forfait dalle pagine di The Deseret News:

Partecipare allo Slam Dunk Contest mi è piaciuto tantissimo, ma è una competizione che richiede tanta attenzione e preparazione. Oggi sono concentrato esclusivamente sugli Utah Jazz e sulla seconda parte di stagione che ci attende. Aspetto l’All-Star Weekend con trepidazione in ogni caso, parteciperò a tanti eventi. Mi sarebbe piaciuto ripresentarmi, soprattutto dopo la vittoria dello scorso anno. Ora mi godrò lo spettacolo dell’All-Star Game da un’altra prospettiva. In futuro, chissà

– Donovan Mitchell sullo Slam Dunk Contest 2019 –

 

Lo scorso anno a Los Angeles Donovan Mitchell diede vita ad uno show memorabile, omaggiando il grande ex Utah Jazz Darrell Griffith ed il Re della gara delle schiacciate Vince Carter.

Slam Dunk Contest 2019, Miles Bridges tra i partecipanti

 

Il rookie degli Charlotte Hornets Miles Bridges potrebbe essere uno dei quattro partecipanti alla prossima gara delle schiacciate. Come riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports, Bridges “starebbe considerando l’idea di prendere parte alla gara”.

Bridges, 12esima scelta degli Hornets di Kemba Walker al draft NBA 2018 in uscita da Michigan State, sta viaggiando a 6.7 punti e 3.7 rimbalzi di media a partita in 42 partite disputate partendo dalla panchina per coach James Borrego.

Three Points – Free Anthony Davis

padre Anthony Davis

Mentre i primi rumors su possibili scambi inaugurano il periodo che ci porterà alla trade deadline, la NBA si prepara a conoscere la versione definitiva del ‘mostro’ Golden State Warriors. Stanotte, infatti, dovrebbe debuttare DeMarcus Cousins; se tutto dovesse andare per il verso giusto (e non è affatto scontato), Steve Kerr si troverebbe fra le mani una macchina da pallacanestro mai vista. Non che prima andasse malissimo; i 142 punti rifilati martedì notte ai Denver Nuggets (allora primi a Ovest) sono piuttosto eloquenti.
Se la passano decisamente peggio i loro primi rivali, gli Houston Rockets. Con Chris Paul ai box da tempo ed Eric Gordon fresco di rientro (ma si teme un nuovo stop), l’infermeria si è ‘arricchita’ di un pezzo molto grosso: Clint Capela, che dovrà saltare almeno un mese per un infortunio al pollice. Oltretutto Danuel House, uno dei più positivi nelle ultime settimane, ha rifiutato un rinnovo di contratto al minimo salariale, rientrando così in G-Laegue. Tutto ciò aumenta esponenzialmente il peso sulle spalle di James Harden (protagonista della scorsa edizione di ‘Three Points’). Il Barba non solo ha continuato a dominare, ma ha innescato il livello ‘alieno’, chiudendo le ultime due gare con 57 e 58 punti. E pensare che c’è ancora chi lo critica… Parlando di fenomeni, è Anthony Davis a conquistare la copertina di questa settimana. Partiamo subito!

 

1 – Free Anthony Davis

Anthony Davis è sempre più dominante, i suoi Pelicans sempre più mediocri
Anthony Davis è sempre più dominante, i suoi Pelicans sempre più mediocri

Se l’ipotesi (ventilata ogni tanto) di una nuova espansione della NBA, magari aggiungendo (e non trasferendo) una franchigia a Seattle e una a Las Vegas, vi stuzzica particolarmente, fermatevi un attimo a riflettere: sareste disposti ad assistere ad altri casi come quello di Anthony Davis?
La stella dei New Orleans Pelicans è rinchiusa da anni nella ‘prigione dorata’ di una squadra che non sembra avere una singola chance di portarlo a grandi traguardi. In questo 2018/19, lo spreco di talento è più evidente che mai; Davis sta dominando ancor più del solito. Viaggia a 29.4 punti e 13.5 rimbalzi di media, massimo in carriera per entrambe le statistiche. Oltre quota 40 in sette occasioni, quattro delle quali aggiungendo almeno 16 rimbalzi, è al suo meglio anche in termini di assist (4.4) e palle rubate (1.8). I Pelicans, per contro, mostrano la solita incostanza: quattro vittorie filate per iniziare la stagione, poi sei sconfitte, quindi altre cinque vittorie su sei partite, poi altre quattro batoste consecutive, e così via. I successi iniziali avevano illuso coach Alvin Gentry di avere a disposizione un roster competitivo, ora invece si sta accorgendo che, dietro al fenomeno da Kentucky, c’è davvero poca roba. Certo, Jrue Holiday ha trovato in Louisiana l’ambiente giusto per esprimersi al meglio e Julius Randle, lontano dai (troppi) riflettori di Los Angeles, sta disputando una signora stagione, ma nessuno dei due si avvicina al concetto di ‘seconda stella’, indispensabile per fare strada nella lega delle superstar. Il supporting cast sarà pure affidabile, ma presentarsi al cospetto di Steph Curry e compagni con Elfrid Payton, E’twaun Moore e Nikola Mirotic (letteralmente colato a picco, dopo due ‘trentelli’ nelle prime due uscite) suonerebbe come un preludio per l’ennesima eliminazione precoce.

Se New Orleans non è mai riuscita a spiccare il volo, è anche a causa di Anthony Davis. O meglio, degli svariati guai fisici che, nei primi quattro anni di carriera, non gli hanno mai permesso di raggiungere le 70 presenze. A proposito, anche il grave infortunio al tendine d’Achille subìto l’anno scorso da un DeMarcus Cousins al suo meglio ci ha messo lo zampino. Così come il fatto di trovarsi in un mercato assai poco appetibile (problema che sarebbe ingigantito dall’avvento di ipotetici expansion teams), dunque con poche scelte in fase di mercato. Qualunque sia il motivo, Davis si avvicina al suo prime (pensare che non ci sia ancora entrato del tutto mette abbastanza paura…) con un palmarès piuttosto arido: MVP del peggior All-Star Game dell’era moderna e, soprattutto, una sola serie playoff vinta (il 4-0 inflitto nel 2018 a Portland). Il primo luglio 2020, quando AD avrà la possibilità di uscire dal contratto, è la data che pende come la spada di Damocle sulla testa della franchigia. La pressione cresce, e intorno alla barca arrivano sempre più squali. Dai corteggiatori più aggressivi (i Los Angeles Lakers di LeBron James, multato secondo le assurde normative sul tampering) a quelli più pazienti (i Boston Celtics, che potrebbero tentare il colpo in estate), tutti sanno che Davis è sempre più vicino al punto di svolta. Loro lo aspettano, ma lo aspettiamo anche noi, ansiosi di vedere un fenomeno di tale calibro sui palcoscenici che merita.

 

2 – Il ritorno di Spida-Man

Dopo un avvio difficile, Donovan Mitchell si sta confermando una star
Dopo un avvio difficile, Donovan Mitchell si sta confermando una star

Quello che è successo a Donovan Mitchell nell’ultimo anno e mezzo è pura follia. Nel giugno del 2017 era una guardia semi-sconosciuta in uscita da Louisville, chiamata dai Denver Nuggets e ceduta per quattro noccioline (Tyler Lydon e Trey Lyles) agli Utah Jazz. Oggi, i suoi 21.6 punti di media in NBA vengono definiti ‘deludenti’ da pubblico e critica. Sì, perché nel frattempo ‘Spida-Man’ è diventato una star.
Il suo arrivo a Salt Lake City si è rivelato per i Jazz meglio della Manna per gli ebrei in Egitto. Non solo ha colmato il vuoto lasciato dall’addio di Gordon Hayward, imponendosi come fulcro dell’attacco di Quin Snyder, ma è riuscito anche a salire di livello ai playoff, distruggendo gli Oklahoma City Thunder a suon di magie (24.4 punti di media al debutto in post-season). Insieme a Ben Simmons e Jayson Tatum, è diventato il simbolo di una classe di matricole destinata a lasciare il segno. Come per gli altri due, però, da un debutto del genere sono arrivate grandi responsabilità (tanto per restare in tema Spida-Man) e grandi aspettative. Alle prime difficoltà, ecco dunque le critiche e il disappunto delle folle, che probabilmente volevano già oggi un trio di MVP.

Eppure, non è che Mitchell stesse andando malissimo; i 20.1 punti con cui ha chiuso il 2018 sono grossomodo la stessa media della passata regular season. Solo che Utah, invischiata in una fase di ‘assestamento’ e penalizzata da un calendario ostile (finora è la squadra che ha giocato più trasferte in tutta la lega), tardava a prendere ritmo, e con lei il suo leader. Con l’anno nuovo sembra finalmente arrivata la svolta; i punti sono diventati 27.2, saliti poi a 30.0 nella settimana in cui il numero 45 è stato eletto Western Conference Player Of The Week. Schierato da Snyder come point guard titolare per via delle assenze di Ricky Rubio e Dante Exum, Mitchell (aiutato da un Rudy Gobert in netta crescita) ha condotto i Jazz a sette vittorie nelle nove gare disputate a gennaio. Con il pubblico ai suoi piedi e l’All-Star Game che lo attende (se fosse ad Est, probabilmente, ci andrebbe già quest’ anno), Donovan è chiamato ora al compito più importante: far tornare Utah ai piani alti della Conference, disturbando il sonno delle pretendenti al titolo e zittendo una volta per tutte i critici. Che poi, per la caccia all’MVP c’è ancora tanto tempo…

 

3 – Il talento di Mr. Collins

Secondo anno stellare per John Collins, giovane speranza degli Atlanta Hawks
Secondo anno stellare per John Collins, giovane speranza degli Atlanta Hawks

Oltre che da Mitchell, Simmons e Tatum, la rookie class 2017/18 è stata impreziosita da alcune ‘gemme nascoste’. Kyle Kuzma, al momento l’unica stella dei Lakers senza il 23 sulla schiena, è un esempio perfetto, ma presto le luci dei riflettori potrebbero puntare anche su John Collins, pescato dagli Atlanta Hawks con la diciannovesima chiamata.
Il suo impatto con la NBA è stato assolutamente notevole; al di là dei 10.5 punti e 7.3 rimbalzi di media e dell’inclusione nel secondo quintetto All-Rookie, ha dato l’impressione di poter essere fin da subito un pilastro fondamentale dei nuovi Hawks, impegnati in una scrupolosa e promettente ricostruzione.

Al suo secondo anno, dopo aver saltato le prime 15 partite per un infortunio alla caviglia, Collins è esploso; la sua media realizzativa è quasi raddoppiata (19.1, saliti a 23.0 nell’ultima settimana), i rimbalzi sono diventati 10.1. In 28 gare disputate ha già fatto registrare 18 doppie-doppie, tra le quali spiccano i due ‘trentelli’ (con 12 e 14 rimbalzi) contro Denver e Brooklyn. In tutta la sua prima stagione, le doppie-doppie erano state 11, e solo due volte aveva superato i venti punti. Ormai titolare inamovibile nel quintetto di coach Lloyd Pierce (e ci mancherebbe altro, visti i progetti a lungo termine), il lungo da Wake Forest sta ‘rubando’ parte della scena a Trae Young, playmaker entrato nella lega con la scomoda e inopportuna etichetta di ‘nuovo Steph Curry’ e, malgrado ciò, una delle migliori matricole in questa prima parte di 2018/19.

Come da copione, Atlanta naviga nei bassifondi della Eastern Conference, ma i primi lampi di talento della coppia Young-Collins (coadiuvata dall’ottimo Taurean Prince e da una schiera di veterani, tra cui spicca l’immortale Vince Carter) hanno permesso agli uomini di Pierce di strappare qualche vittoria in più del previsto.
Meglio rientrare presto nei rigidi dettami del tanking, se non si vuole rovinare il ‘diabolico’ piano architettato dalla dirigenza negli ultimi anni. Al prossimo draft, infatti, gli Hawks avranno due scelte in lotteria (se escludiamo quella dei Cavs, protetta fino alla 10), e a stringere la mano di Adam Silver ci saranno prospetti come Zion Williamson e R.J. Barrett. Considerando che la State Farm Arena, al momento, è il fanalino di coda della NBA per affluenza di pubblico, aggiungere un fenomeno di tale portata mediatica a un gruppo così giovane e promettente rappresenterebbe una svolta epocale. Salite sul carro, finché siete in tempo!

Troppo Giannis per Utah, Donovan Mitchell: “Devo fare le cose semplici” Jazz, schedule durissima

30 punti e 10 rimbalzi di Giannis Antetokounmpo, e 21 punti, 5 rimbalzi e 5 assist del “Presidente” Malcom Brogdon abbattono gli Utah Jazz, giunti all’ultima partita di una lunga trasferta ad Est, ed alla fine di una delle schedule più brutali mai affrontate da una squadra NBA nei primi 3 mesi di stagione regolare.

al Fiserv Forum di Milwaukee, Bucks-Jazz finisce 114-102 per gli uomini di coach Mike Budenholzer. Jazz senza Dante Exum, e dopo quattro minuti di gara anche senza Ricky Rubio. Coach Snyder gioca la carta Raul Neto, che risponde con una prova solida da 10 punti, 6 rimbalzi e 5 assist in 30 minuti di gioco.

L’attacco di Utah preme sulle spalle di Donovan Mitchell, che in assenza di Rubio chiude con 26 punti (6 su 12 da tre punti ma un modesto 8 su 24 complessivo) e ben 7 palle perse in 40 minuti. Un Joe Ingles affaticato non trova mai il canestro (1 su 6 per soli 2 punti a fine gara per l’Aussie), ed i Jazz non vanno oltre il 41% al tiro, nonostante le 14 triple mandate a bersaglio.

I Bucks trovano, oltre alla doppia-doppia di Antetokounmpo ed i 15 punti con 8 rimbalzi di Brook Lopez, ben 15 punti e 5 rimbalzi in uscita dalla panchina di Thon Maker, in soli 18 minuti.

Milwaukee (28-11) recupera nel quarto periodo uno svantaggio che tocca le 10 lunghezze, e concede a Utah solo 16 punti nel quarto finale, e 40 nel secondo tempo dopo aver lasciato campo ai Jazz (62-58 Utah all’intervallo).

Bucks-Jazz, Donovan Mitchell: “Devo fare le cose semplici, la strada è quella”

 

Nel post gara, un Donovan Mitchell deluso per la rimonta subita identifica nella scarsa capacità di comunicazione in campo dei suoi il motivo principale della sconfitta:

Poca comunicazione, ci siamo parlati poco in campo. (Nel quarto quarto, ndr) Abbiamo iniziato a sbagliare i tiri, e loro hanno iniziato a segnare, ci siamo disuniti ed abbiamo ceduto nel finale. Giannis (Antetokounmpo, ndr) è difficilissimo da contenere, gioca sempre dentro l’area, i nostri lunghi, Fave (Derrick Favours, ndr) e Gobert hanno fatto un ottimo lavoro contro di lui. La mia gara? Ciò che ho imparato sin dalla serie contro Houston l’anno scorso (semifinali di conference, ndr) è che devo cercare di eseguire, e fare le cose semplici come trovare l’uomo libero sul perimetro. Non sempre è stato così in questa stagione, ma la strada è questa

– Donovan Mitchell dopo Bucks-Jazz –

 

A fine dicembre, gli Utah Jazz (20-21) sono risultati essere la squadra con la “peggiore” schedule possibile, se rapportata alla percentuale di vittorie combinata degli avversari. Le squadre affrontate da Utah nei primi tre mesi di regular season hanno totalizzato una winning percentage del .535 – migliore (o peggiore) dato NBA – e delle 41 partite sinora giocate, ben 25 sono state le trasferte.

Utah Jazz, Donovan Mitchell si infortuna: “Forte contusione allo sterno”

Ricky Rubio infortunio-Donovan Mitchell e Ricky Rubio

NBA, infortuni per Donovan Mitchell degli Utah Jazz e per Terrance Ferguson degli Oklahoma City Thunder.

La giovane star dei Jazz ha riportato una forte contusione allo sterno durante il secondo quarto della partita tra Utah ed i Los Angeles Lakers.

Mitchell è rientrato negli spogliatoi, ed è stato fermato dallo staff medico dei Jazz dopo pochi minuti.

La sconfitta subita allo Staples Center di LA ha fatto precipitare gli Utah Jazz (8-11) al 14esimo posto nella Western Conference. Il prossimo impegno per gli uomini di coach Quin Snyder è in programma domenica 25 novembre a Sacramento.

OKC Thunder, Terrance Ferguson (caviglia) rivalutato tra 10 giorni

Gli Oklahoma City Thunder hanno annunciato che le condizioni delle guardia al secondo anno Terrance Ferguson saranno rivalutate tra 10-12 giorni.

Ferguson ha riportato una distorsione della caviglia sinistra durante il primo quarto del match tra i suoi Thunder ed i Golden State Warriors, lo scorso mercoledì 21 novembre.

Lo stop di Ferguson lascia i Thunder (12-6) particolarmente sguarniti nello spot di guardia tiratrice. Oltre all’ex scelta numero 21 al draft NBA 2017, per OKC risultano indisponibili Hamidou Diallo ed il lungo-degente André Roberson.

Ferguson è partito titoltare in 15 delle 20 partite sinora disputate dagli Oklahoma City Thunder. In sua assenza, coach Billy Donovan concederà minuti in uscita dalla panchina all’ex Sixers Timothé Luwawu-Cabarrot ed al rookie da Iowa State Deonte Burton.

 

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Donovan Mitchell e gli 0 assist: “Non deve succedere”

Donovan Mitchell sui suoi 0 assist: nella partita persa questa notte contro i Philadelphia 76ers, la stellina dei Jazz ha realizzato, per così dire, un nuovo record, non troppo positivo però. Più nello specifico, il sophomore, pur realizzando 31 punti su un carico di 35 tiri totali, non ha contribuito nemmeno con un singolo assist verso i compagni.

Dato, quest’ultimo, non accolto molto bene dall’interessato, che si è espresso a riguardo.

DONOVAN MITCHELL E GLI 0 ASSIST: LE SUE DICHIARAZIONI

Donovan Mitchell 40 punti
Donovan Mitchell, giovane rivelazione degli Utah Jazz

Il numero 45 dei Jazz, ai microfoni di ESPN, ha espresso la sua insoddisfazione per questo risultato da lui raggiunto.

Ho tirato 35 volte, e realizzato 0 assist. Questo non può accadere più.

Il ventiduenne, in particolare, ha totalizzato 31 punti in 34 minuti, che non sono bastati per superare i nuovi Philadelphia 76ers di Jimmy Butler. Questa prestazione realizzativa è stata macchiata da una serata al tiro non troppo esaltante, come dimostra l’1 su 11 da 3 punti. In questo senso, Mitchell ha espresso la sua delusione per non aver aiutato eccessivamente i suoi compagni:

Mi aspetto sempre di essere perfetto. I miei compagni si spaccano la schiena per me, il mio allenatore anche. Non posso deluderli, sono sempre duro con me stesso.

La prestazione di questa notte del giocatore dei Jazz senza assist è la prima di questo tipo dal 2014, quando l’attuale chiacchierato Carmelo Anthony riuscì in un’impresa simile. Prima di loro, nel 1998, fu Antoine Walker, quando totalizzò 49 punti contro i Washington Wizards.

La sconfitta subita questa notte complica ancora di più l’inizio di stagione della franchigia di Salt Lake City, già segnato dalla bruttissima prova di qualche giorno fa contro Dallas. Già questa notte, comunque, Utah dovrà riscattarsi in una sfida molto impegnativa al TD Garden, contro i Boston Celtics. Il dodicesimo posto in classifica deve essere immediatamente migliorato, e solo il miglior Mitchell potrà farlo.

Utah Jazz, Donovan Mitchell KO, salta i Raptors. Rientro vicino per Kevin Knox dei Knicks

Donovan Mitchell degli Utah Jazz salterà la partita di lunedì notte contro i Toronto Raptors, a causa di un infortunio alla caviglia sinistra.

Mitchell si è infortunato ricandendo sul piede di Mason Plumlee durante il quarto periodo della sconfitta dei Jazz al Pepsi Center di Denver, contro i Nuggets.

I Jazz hanno comunicato l’assenza di Donovan Mitchell via Twitter. Alec Burks, Jae Crowder e Derrick Favors dovrebbero invece scendere in campo per la sfida alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City.

Assenza pesante per gli Utah Jazz (4-5), indicati al via di stagione come possibili rivali dei Golden State Warriors ma incappati in un inizio difficile.

Donovan Mitchell ha saltato solo 3 partite la stagione scorsa. Le condizioni della sua caviglia saranno rivalutate dopo la partita di lunedì notte. Per i Toronto Raptors, Kawhi Leonard (piede destro) in forse.

Knicks, Kevin Knox vicino al rientro

Il rookie dei New York Knicks Kevin Knox sarebbe “davvero vicino al rientro in campo” dopo un infortunio alla caviglia destra riportato il 20 ottobre scorso al Madison Square Garden di NY contro i Boston Celtics.

Lo status di Knox è indicato come “game-time decision” per la partita di lunedì notte tra New York Knicks e Chicago Bulls, in programma al Madison.

Non ho più fastidi o dolore, solo un po’ di indolenzimento. Lunedì dovrei essere della partita, ma non lo so ancora con certezza. Devo solo continuare a lavorare e farmi trovare pronto per il rientro in campo

Come dichiarato da coach David Fizdale, prima di tornare in campo Knox dovrà sostenere almeno un allenamento completo con la squadra.

“Le difficoltà di inizio stagione? Un problema di testa” Donovan Mitchell trascina Utah

Donovan Mitchell: “Le difficoltà al tiro? Erano nella mia testa”

Ed ora non ci sono più, almeno per una notte. 38 punti, 5 rimbalzi e 7 assist per il numero 45 degli Utah Jazz, che si scrolla di dosso un inizio complicato di stagione e batte gli Houston Rockets a domicilio.

Al Toyota Center di Houston finisce 100-89 per Utah. I Jazz prendono il largo a metà del secondo quarto di gioco e non si voltano più indietro.

Houston segna solo 15 punti nella seconda frazione, e trema per il problema muscolare accusato da James Harden a partita in corso.

Ad inizio partita, i Rockets scommettono sulle brutte percentuali del Donovan Mitchell di inizio stagione, e lo invitano al tiro da fuori.

Il secondo anno prodotto di Lousville non si è lasciato intimorire ed ha chiuso la partita con 4 su 9 dalla lunga distanza, aprendosi la via al ferro e guadagnandosi tiri liberi e punti facili.

Era una questione di testa. Non ci ho dormito la notte, le partite scorse ho sofferto perché affrettavo le cose. Oggi sono entrato in campo con l’intenzione di cercare i compagni liberi e far girare la palla. Per me il problema maggiore è sempre stato quello di intestardirmi troppo su alcune soluzioni, senza leggere la difesa. Stasera, l’aver preso tutte le decisioni giuste in attacco mi ha aiutato a rilassarmi e giocare con più calma

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Nelle prime tre partite stagionali (1-2 il record dei Jazz), Donovan Mitchell ha tirato col 34.4% dal campo, ed ha avuto più palle perse (10) che assist (9).

Tendo sempre a mettermi troppa pressione addosso, quest’anno come l’anno passato. Voglio sempre essere perfetto, e questo non è ovviamente possibile“. Mitchell ha spiegato che Royce O’Neale e Ekpe Udoh, due dei suoi migliori amici in spogliatoio, lo hanno aiutato a giocare con meno foga, ad essere più paziente.

Joe Ingles cerca di togliere pressione alla giovane star dei Jazz nel post partita:

A lui piace avere tutta la pressione addosso. Solo che non c’è davvero bisogno che sia così. Non deve segnare 40 punti ogni sera. Non so se abbia avvertito pressioni particolari riguardo all’inizio di stagione, o dopo due brutte partite, quello che tutti noi gli abbiamo detto è di rilassarsi e fare ciò che sa fare meglio. E’ un bravo ragazzo, lavora e gioca duro, non deve mettersi troppa pressione addosso. Ciò che deve fare è essere aggressivo ma adattarsi al ritmo della partita,senza forzare

– Joe Ingles su Donovan Mitchell –

Donovan Mitchell analizza con occhio severo la sua partita, nonostante la grande prestazione:

Ho forzato dei tiri, ho perso qualche pallone forzando troppo una penetrazione, ho sbagliato due liberi ed un appoggio facile. Queste sono le cose su cui c’è da lavorare. L’anno scorso le avrei lasciate passare, oggi no. Non sono più un rookie, si fa sul serio (…) è solo una partita, dalla prossima potrei tornare quello delle prime tre gare. La cosa importante è avere dei compagni che credono in te e nelle tue capacità