Jarrett Culver di Texas Tech sarà al draft NBA 2019

NBA Draft 2018-NBA Draft 18

Jarrett Culver, giocatore dell’anno dell Big 12 NCAA con la maglia di Texas Tech, sarà al draft NBA 2019.

Ad annunciare la sua partecipazione al draft è lo stesso giocatore, con un video pubblicato sul proprio profilo Twitter. Culver, guardia di 198 cm, è indicato dai “mock draft” della vigilia per una chiamata a ridosso delle prime 3, appena dietro alla coppia Ja Morant e R.J. Barrett.

Jarrett Culver ha ringraziato coach Chris Beard: “Grazie a coach Beard per aver creduto in un ragazzo di Lubbock ed avergli dato una chance. Coach Beard mi allenato e preparato duramente sin dal primo giorno, e mi ha reso una persona ed un giocatore migliore“.

Con i Red Raiders, Culver ha raggiunto in questa stagione la finalissima del torneo NCAA, persa solo all’overtime contro Virginia. Per il sophomore Jarrett Culver un’annata da 18.5 punti, 6.4 rimbalzi e 3.7 assist a partita, in 32.5 minuti di gioco.

De’Andre Hunter di Virginia e Rui Hachimura di Gonzaga verso il draft NBA

Virginia batte Texas Tech

De’Andre Hunter di Virginia e Rui Hachimura di Gonzaga verso il draft NBA.

Il fresco campione NCAA con la maglia dei Cavaliers ed il junior degli Zags saranno due dei giocatori più interessanti da seguire in ottica draft 2019, in attesa dell’annuncio di Zion Williamson di Duke.

Hunter ha annunciato la sua prossima adesione al draft con un video pubblicato tramite il proprio profilo Instagram: “A Virginia ho vissuto un’esperienza straordinaria. Da redshirt a campione nazionale, un viaggio incredibile. Ringrazio coach Bennett ed il suo staff per avermi messo alla prova ogni giorno come giocatore e come persona (…) vincere un titolo NCAA è stato un sogno divenuto realtà, qualcosa che non scorderò mai (…) e giocare nella NBA un altro sogno da realizzare“.

De’Andre Hunter ha viaggiato in stagione a 15.2 punti e 5.2 rimbalzi a partita, guadagnandosi il premio di difensore dell’anno nella ACC. Gli addetti ai lavori pronosticano per Hunter una scelta alta, attorno alla ottava chiamata assoluta.

Il junior di Gonzaga Rui Hachimura ha annunciato la sua iscrizione al draft NBA, come riportato da gozags.com: “Una decisione importante per me e per la mia famiglia, grazie a tutte le persone speciali incontrate a Gonzaga, ai miei compagni ed allo staff tecnico, giocare nella NBA sarà un sogno che si realizza“.

Hachimura, giocatore giapponese di padre beninese, ha condotto gli Zags sino alle Final Eight del torneo NCAA 2019, viaggiando a 19.2 punti e 6.5 rimbalzi a partita in stagione.

 

Zion Williamson: “Se sarò al prossimo draft NBA? Chi lo sa…” Ewing rappresenterà i Knicks

Road to Nba Draft 2019

Zion Williamson, il prospetto numero 1 d’America, ha ricevuto il “John R. Wooden Award“, titolo che premia il miglior giocatore NCAA dell’anno.

Mentre i suoi compagni di squadra R.J. Barrett e Cameron Reddish hanno nei giorni scorsi sciolto le riserve ed annunciato il loro ingresso al prossimo draft NBA, Williamson ha deciso di tenere il più possibile sulla corda tifosi, squadre ed addetti ai lavori circa le sue intenzioni:

Dal palco dei College Basketball Awards, alla fatidica domanda sulla sua partecipazione al draft 2019, Zion Williamson ha risposto “Who Knows?“, “Chi lo sa?”, risolvendosi poi nel caratteristico sorrisone a 32 denti.

Williamson ed i tanti prospetti non ancora ufficialmente iscritti al draft NBA 2019 avranno tempo sino al 21 aprile per comunicare la loro eventuale partecipazione.

Zion Williamson, Patrick Ewing rappresenterà i Knicks alla lottery

I New York Knicks, favoriti d’obbligo ma tutt’altro che sicuri di conquistarsi la tanto desiderata prima scelta assoluta al prossimo draft (ergo, Zion Williamson), si affideranno alla cabala ed ai ricorsi storici per “aumentare” le loro chance: la leggenda Patrick Ewing rappresenterà la squadra il prossimo 14 maggio a Chicago, quando la NBA estrarrà l’ordine di scelta delle 15 squadre da lotteria.

Il nuovo sistema di estrazione assegna ai Knicks il 14% di probabilità di conquistare la prima chiamata assoluta (percentuale condivisa con Phoenix Suns, e Cleveland Cavs, “immediate inseguitrici” dei Knicks nella tradizionale gara a perdere di fine stagione).

Patrick Ewing, leggenda vivente dei New York Knicks ed a sua volta prima scelta assoluta nel lontano 1985, prenderà il posto che ormai 34 anni fa occupò un altro grande ex, Dave DeBusschere.

Ewing, prodotto di Georgetown, giocò 16 stagioni a New York, disputando e perdendo 2 finali NBA (1994 e 1999), e diventando il miglior marcatore ogni epoca della squadra.

Coby White di North Carolina si dichiara al draft NBA 2019

Coby White, point guard freshman di North Carolina, si è dichiarato eleggibile al prossimo draft NBA.

Dopo la conferma di Ja Morant di Murray State e di Bo Bol di Oregon, ed in attesa delle (scontate) decisioni di Zion Williamson e R.J. Barrett di Duke, White è uno dei primi prospetti di alto livello ad annunciare ufficialmente il proprio passaggio tra i professionisti.

La giovane point guard dei Tar Heels ha scelto Twitter per rendere nota la sua decisione. Nel suo lungo messaggio, White parla in toni enfatici dei suoi 10 mesi passati agli ordini di coach Roy Williams a North Carolina, e della sua crescita sia come atleta che come persona:

Questi ultimi 10 mesi sono stati i mesi migliori della mia giovane carriera da giocatore di pallacanestro, sono cresciuto tanto dentro e fuori dal campo (…) lo staff di NC ha spinto me ed i miei compagni a diventare i migliori giocatori possibili, un’esperienza indimenticabile (…) giocare nella NBA è sempre stato il mio sogno, ed è per questo che ho deciso di iscrivermi al prossimo draft. L’anno passato a North Carolina mi ha preparato al meglio al prossimo passo della mia avventura nella pallacanestro, rimarrò per sempre un Tar Heel

In una stagione condotta a 16.1 punti e 4.5 assist di media a partita in 35 gare disputate, Coby White è riuscito nell’impresa di superare Michael Jordan nella classifica dei migliori realizzatori tra i giocatori al primo anno del prestigioso ateneo.

La stagione di White e dei Tar Heels è terminata con una sconfitta per mano di Auburn alle “sweet sixteen” del torno NCAA 2019. Coby White, un “five-star recruit” in uscita da Greenfield School, North Carolina, nel 2018, è pronosticato dalle proiezioni del prossimo draft con una scelta tra la quinta e decima assoluta.

Michigan State batte Duke, Zion Williamson: “Draft? Probabile”

Duke University

La stagione di Zion Williamson e R.J. Barrett si è conclusa contro la Michigan State di coach Tom Izzo ad una fermata dalla Final Four di Minneapolis. Gli Spartans hanno battuto i Blue Devils di coach Mike Krzyzewski per 68-67, in una partita risolta dal tiro da tre punti di Kenny Goins a 30 secondi dal termine.

Non sono bastati a Duke i 24 punti, 14 rimbalzi e 3 stoppate di Zion Williamson, ed i 21 punti con 6 rimbalzi e 6 assist di R.J. Barrett.

Con l’eliminazione alle “elite eight” del torneo NCAA dei Blue Devils termina con ogni probabilità la carriera universitaria dei due gioielli di Durham, che saranno due tra le stelle principali del prossimo draft NBA.

Subito dopo la bruciante sconfitta, Williamson non ha voluto rendere ufficiale la sua iscrizione al draft, una decisione “importante, sulla quale dovrò discutere con i miei genitori. Ogni anno qui a Duke c’è un gruppo di giocatori che se ne va, e che può potenzialmente passare tra i pro, quindi bisogna godersi i momenti passati con questa squadra, perché questa cambia di anno in anno“.

Chiaramente, c’è un’ampia possibilità che sarò al prossimo draft” ha poi dichiarato Williamson.

Zion Williamson sarà con ogni probabilità la prima scelta assoluta del prossimo draft NBA. Il suo compagno di squadra R.J. Barrett, assieme a Ja Morant di Murray State, le possibili seconda e terza chiamata.

Oltre al duo Williamson-Barrett, Duke riuscirà a “piazzare” con ogni probabilità un terzo giocatore tra le prime 10 chiamate, la guardia freshman Cameron “Cam” Reddish. La Final Four di Minneapolis vedrà affrontarsi oltre a Michigan State anche la Texas Tech di Jarret Culver, Virginia Tech e Auburn.

Jayson Tatum: “Sono grato di essere rimasto qui a Boston”

Davis-Celtics: Jayson Tatum possibile pedina di scambio in estate?

I Boston Celtics hanno lavorato molto bene negli ultimi anni sul mercato. Hanno fatto scambi intelligenti e pescato bene al draft, e ora sono pronti a competere di nuovo per le finali di Conference e per il titolo NBA. Danny Ainge aspetta soltanto un’occasione favorevole per completare la squadra con un ultimo tassello. Un altro All Star, importante per potersi sentire alla pari dei Golden State Warriors. E nelle discussioni per favorire questa trade, Jayson Tatum è spesso menzionato.

Il gioiello di Brad Stevens è ovviamente un talento riconosciuto da tutti, ed è un asset molto importante a disposizione dei Celtics. Con la richiesta di trade da parte di Anthony Davis alla dirigenza dei Pelicans, Ainge ha cominciato a pensare come convincere New Orleans in estate. E sicuramente Tatum sarà richiesto, se questo non è già avvenuto, dalla franchigia della Louisiana.

 

Tatum sul rimanere a Boston

Per il momento, però, Tatum rimane nel Massachusetts. Ecco le sue parole a riguardo, rilasciate dopo la sconfitta casalinga contro i Los Angeles Lakers:

Sono grato di essere ancora parte di questa squadra. Sono contento che, almeno per il momento, il mercato sia finito. Qui sto bene, tutti sono contenti di rimanere qui e ci divertiamo a giocare l’uno con l’altro. Sentire il mio nome all’interno di molti rumors di mercato è strano. Ma mi concentro soltanto su ciò che posso controllare, cioè scendere in campo e giocare a basket.

Ricordiamo che, in ogni caso, i Celtics non potevano arrivare a Davis già ora, per via della Rose rule.

Boston adesso è sicuramente una tra i favoriti per arrivare ad AD e, se veramente riuscirà ad aggiudicarsi le sue prestazioni, è molto probabile che Tatum sia inserito nel pacchetto da scambiare a New Orleans. Solo il tempo ci dirà se sarà la scelta giusta per portare i Celtics di nuovo alla vittoria del titolo NBA.

Once We Were Kings #3: I nostri 5 desideri

Con la voce di Gigi Proietti, il Genio blu della lampada Disney ci ammonirebbe che da prassi ne avremmo diritto solo a 3 desideri, ma perdindirindina siamo tifosi Kings! Dopo tutto quello che abbiamo ingoiato in questi anni, cinque sono anche pochi!
Ergo sciorino con garbo 5 desideri che vorrei/vorremmo fossero compiuti nel corso della nuova stagione. Ovvio, non è che chiedo di “Vincere il titolo NBA!” magari battendo LA, Golden State e poi Boston in finale, anzi. Saranno 5 cose alla portata di tutti e capaci di rendere nel giro di questo e forse forse del prossimo campionato, una squadra giovane in una da PO fissi.
Dite troppo? Ed io vi ripeto che siamo tifosi Kings e che ce lo meritiamo ampiamente!

  1. 1. Marvin Bagley III Rookie dell’anno
    Perchè no?” mi chiedo io! Pensiamoci bene: si trova in un ruolo, quello del lungo (o da 4 o da 5), dove può giocare benissimo sia con Zach Randolph e riempire l’area in difesa, sia con Cauley-Stein dove può muoversi e fendere con il tiro lungo. Marvin è molto mobile sia in difesa che in attacco, la sua capacità di resistenza gli permette di stare per lunghi minuti in campo senza perdere troppe energie. Ovvio, il tutto è coadiuvato dal fisico snello e longilineo che quasi sicuramente cambierà nel corso degli anni. Guardando la concorrenza, ovvio che la faccenda si faccia più dura: almeno 3 dei primi 5 giocatori scelti all’ultimo Draft avranno un ruolo di punta nella nuova squadra: Young, Doncic ed Ayton. Il che sfavorirebbe il nostro ex Duke nella cosìdetta Rookie Ladder. E’ anche vero, però, che tutte le loro squadre di appartenenza non sono assolutamente in competizione per i Playoff  rendendo la gara ancora più incerta ed equilibrata.

2. Bogdanovich primo realizzatore di squadra
E qui il desiderio potrebbe avere più chance di avverarsi rispetto al primo. Il tutto passerà

 dalle mani sia del serbo che ovviamente dalla crescita di Buddy Hield e di De’Aaron Fox. E’ assolutamente innegabile però le mani dolci da liutaio del Double-Bogdan che unite alla sua grande intelligenza tattica potrebbero portarlo ad essere il primo realizzatore di squadra. La malinconia ci assalirebbe se pensiamo che forse abbiamo di nuovo un altro Stojakovic

3. McLemore ancora verso altri lidi
Credetemi, non lo chiedo per disprezzo o che altro, anzi. Lo faccio proprio per lui. Non è il suo posto, non lo è mai stato e lo accetto solo se decide di fare la parte del comprimario. I posti a cui vorrebbe ambire in questo momento non ci sono, presi dai vari Fox, Hield e Bogdanovich. Laddove scegliesse di migrare il suo basket verso altre squadre, terrei in seria considerazione l’opzione di un buon play di riserva o un altro lungo migliore di Koufos.

4. Fox in vera versione Super Sayan
Se sei appena un rookie ma scagli triple urlando “KAMEHAMEHA!!”, hai ufficialmente tutto il mio rispetto. Velocità fenomenale congiunto ad un grande atletismo ne fanno di lui un play futuribile su cui puntare con la benda sugli occhi. Lo scorso anno si è trovato a sbattere contro il tremendo rookie wall, il muro con cui tutti i rookie prima o poi fanno i conti. Non importa, ci può stare, era solo il primo anno, ora si comincia a fare sul serio.

5. Confidence
Per ultimo ma non per importanza c’è la Confidence di squadra. Punto che deve rimanere fermo nella testa sia dei giocatori che dello staff: si vince tutti insieme, con l’aiuto dell’uno e dell’altro. L’aspetto sembra marginale ma non lo è affatto. Golden State ha vinto 3 degli ultimi 4 titoli grazie al gioco di squadra (come se non avessero Durant, Curry, Thompson, green, Iguodala ecc, nds), così come il gioco meraviglioso dei Celtics nelle ultime tre stagioni. Bisogna imparare dai migliori e nonostante ci siano tanti rookie o sophomore a roster, coach Joerger deve infondere in loro la consapevolezza che o ci si fa tutti assieme o non ce la fa nessuno.

Once We Were Kings #2: Quel dannato futuro

Nel 2002 Rico Hines si laurea all’università di UCLA con una tesi basata sulla storia degli Afro-Americani e 4 anni dopo entrerà nello staff di Coach Don Nelson in QUEI Golden State Warriors! Quelli del Barone e di Steph I (Jackson).
Nonostante sia assistente di Steve Lavin a St. Johns fino al 2015, la sua intera vita personale e cestistica è strettamente legata al sole Californiano. Infatti ora è assistente allenatore degli Stockton Kings, già conosciuti come Reno Bighorns e militante nella NBA G-League (che Gatorade ci tiene e gli americani sono i primi sul Marketing). 

Marvin in palleggio

Ma perchè vi dico di Rico Hines? Vi dico di questo gentil signore in quanto usa organizzare una Open Run ad UCLA, dove rookies ed MVPs sono a stretto contatto per un’intera settimana.
Uno di questi Rookies porta in grembo le speranze dei tifosi della capitale californiana e sulla patente ha il nome di Marvin Bagley III.

La settimana è fitta, ci si allena spesso e con grande intensità. Insieme a Bagley, giusto per non lasciarlo solo, era presente in palestra anche Z-Bo, Zach Randolph, che sarà comunque il titolare nello spot di Ala Grande. Bagley ha lasciato una ottima impressione negli occhi degli astanti: grande energia, ottima corsa per tutto il campo, buona coordinazione per segnare da sotto. Rico Hines è rimasto pienamente soddisfatto.

Sono magari piccole cose che però rincuorano sperando nel suo futuro, che poi combacia con quello dei Kings. Da seconda scelta assoluta è stato immediatamente bollato da tutti, forse più qua che la, per lo scempio di non aver scelto Luka Doncic (che a me non avrebbe fatto schifo). Gli viene imputato soprattutto il fatto di non essere un giocatore fatto e finito, di essere troppo magro e troppo grezzo.
Come se a 19 anni si fosse già pronti a fare il Presidente degli Stati Uniti.
Beati quelli nati già imparati.

Tanking NBA: serve altro per cambiare il sistema americano

Tanking NBA

Il Tanking NBA: è sempre stato un’ancora di salvataggio per le franchigie più sfortunate. Negli ultimi anni però, molte squadre hanno abusato di questa strategia incorrendo spesso e volentieri in richiami e multe salatissime.

Lo scopo del Tanking è quello di aggiudicarsi le migliori scelte al Draft NBA o meglio le migliori possibilità o percentuali di ottenere la prima scelta assoluta via draft lottery. Il motivo è semplice, cercano giovani capaci di far partire una ipotetica rifondazione o utilizzabili per trade molto importanti. Ovviamente, nel momento in cui le società attuano questa strategia decidono spontaneamente di abbandonare qualsiasi tipo di obiettivo sportivo immediato per concentrarsi solo sul futuro.

Tanking NBA
Tanking NBA: come cambiare il draft?

L’abbandono di obiettivi sportivi non può che diminuire lo spettacolo e con esso, gli incassi e introiti intorno alla competizione. Ultimo aspetto, ma non meno importante è di certo la morale sportiva, secondo la quale un giocatore qualsiasi non sarà mai contento di perdere naturalmente.

Questo per la lega NBA non è più accettabile e per questo, sono state apportate nuove modifiche al regolamento.

Le modifiche anti-tanking NBA

Quest’anno i 30 rappresentanti dei team NBA si sono riuniti per votare le nuove modifiche al regolamento. Su 30 in 28 hanno dato la conferma, trovando solo 2 opposizioni non sufficienti a fermare la procedura.

Nel vecchio modello, la squadra col peggior record a fine regular season aveva il 25% di possibilità di vincere la prima scelta assoluta nella Lottery di metà maggio, la seconda peggiore aveva il 19.9%, la terza il 15.6% e così via tutte le altre. Con il nuovo modello invece, le prime tre avranno tutte il 14% di avere la numero 1, mentre si alzano significativamente le probabilità per le squadre dalla posizione numero 4 alla numero 10. Fondamentalmente identiche invece le basse percentuali per le squadre dalla 11 alla 14.

Nel vecchio modello di Lottery venivano estratte solamente le prime tre posizioni, ora invece verranno estratte le prime quattro posizioni, rendendo decisamente meno probabile per le tre squadre dal peggior record la possibilità di finire in top-3. Possiamo dire quindi che il Tanking NBA sia stato in qualche modo limitato ? Siamo sicuri che non abbia invece esteso la possibilità a più squadre?

La nuova frontiera del Tanking NBA

Guardando il nuovo regolamento possiamo notare una cosa molto curiosa. Molte squadre di metà classifica, grazie alla ridistribuzione delle percentuali sulle scelte al Draft, avranno la possibilità di attuare il Tanking una volta preso atto dell’eliminazione dalla corsa playoffs.

Volendo fare un esempio, prendiamo in esame i New York Knicks di quest’anno, che dopo l’infortunio di Kristaps Porzingis grazie alle maggiori possibilità del nuovo regolamento che entrerà in vigore dal prossimo anno, avrebbero potuto perdere le ultime partite per un miglior posizionamento alla lottery (decisamente molto più alla portata degli anni precedenti). Ovvero essenzialmente una riduzione delle gare perse, ma ugualmente una strategia di perdere per ottenere scelte positive al draft. Una riduzione quindi eventualmente del fenomeno, ma non una sua scomparsa totale.

Per cercare di non finire in una situazione di Tanking NBA selvaggio la Lega ha deciso di intervenire anche sui riposi programmati. Adam Silver  avrà la possibilità infatti, di multare le squadre che tengono a riposo i propri giocatori sani per le partite che andranno in tv nazionale su ESPN, ABC e TNT. Questa regola limiterà i riposi e magari anche le sconfitte di alcune squadre, ma di certo dovrà essere implementata per arginare al meglio il Tanking. 

Lo stesso numero 1 della NBA ha dichiarato che questi sono solo i primi passi e che serve altro per sradicare un fenomeno presente nel mondo del basket americano. Cosa potrebbe tornare utile alla lega americana per migliorare anche sotto questo punto di vista?

 

NBA Stats: Gli ascolti televisivi aumentano del 17%

La lega NBA sta vivendo un periodo magico. In questo ultimo anno infatti, grazie al superamento di alcuni record molte star sono entrate nella storia di questo sport. I successi e i record però, non si sono limitati solo al basket giocato, ma bensì anche agli ascolti televisivi.

La lega NBA infatti, ha registrato un incredibile aumento del proprio audience televisivo. I numeri parlano chiaro, il campionato di basket americano ha incrementato gli ascolti del 17%, dando filo da torcere al campionato di football NFL.

Il 17%, come dichiarato dall’istituto Nielsen, è frutto della somma degli ascolti delle agenzie televisive: TNT, ESPN, ABC e NBA TV. Queste quattro emittenti hanno portato nell’ultimo anno ben 1,4 milioni di spettatori superando di gran lunga l’annata 2016-17.

Ascolti extra

Nel calcolo degli ascolti, non è stato tenuto presente il pubblico offline.  A.J. Katz del Adweek’s dichiara: “Gli ascolti potrebbero essere ancora di più se tenessimo conto del pubblico offline, social e digitale. Possiamo dire tranquillamente che sia stata un successo questa annata”.

Altri ascolti extra non presi in considerazione, sono quelli delle televisioni locali, che però nella maggior parte delle volte si appoggiano a emittenti nazionali.

Infine, è stato dichiarato che la fascia d’età che segue più costantemente il campionato NBA è quella tra i 18-34 anni. Questi numeri sono destinati a crescere e con l’arrivo dei prossimi due incredibili Draft, la situazione non potrà che migliorare.

 

Kyle Kuzma contesta il regolamento NCAA

Kyle Kuzma Lakers-AAA centro cercasi

Kyle Kuzma sta dimostrando il suo vero valore in questa prima stagione NBA. Il ragazzo infatti, è stato etichettato ormai come la Steal of the Draft di quest’anno, riscuotendo molto successo tra i propri tifosi. Kyle Kuzma però, in questi giorni ha anche dimostrato di essere un attento osservatore del mondo cestistico americano. Il giocatore infatti, in un’intervista alle agenzie americane parla delle disuguaglianze di regolamento tra atleti e allenatori.

Il numero 0 dei Los Angeles Lakers prende in esame il cambio di casacca durante la stagione NCAA e spiega: “Questo è il problema con lo sport del college. Criticano e ci vanno giù duro se un giocatore lascia la scuola. Ma lo stesso allenatore va a trovare i genitori e gli dice come prendersi cura dei figli per quattro anni. Perché per lui non vale la stessa regola che si applica ai giocatori?” 

Il motivo? Per essere un atleta universitario in NCAA ci sono dei regolamenti precisi. Una regola dice che un giocatore può (solitamente) cambiare scuola a metà della sua carriera scolastica con la pena (solitamente) di dover restare però fuori dalla competizione NCAA per un intero anno accademico, senza poter cambiare quindi sia scuola che squadra di college relativa in pratica. Lo stesso regolamento non è valido però per i coach.

Questo il suo tweet polemico:

Casus Belli

Possiamo dire che la causa scatenante di questo caso sia da trovare in coach Taggart. Kyle Kuzma infatti, spiega che al coach è stato possibile il cambio di team (da Oregon Ducks  a Florida State) senza subire lo stesso trattamento dei giocatori. Ovviamente questo è frutto del regolamento, quindi nulla di illegale, ma per il ragazzo la questione è morale.

 

Back to the past: All-American 1996

In questi anni la fruizione di notizie tramite mezzo cartaceo sta subendo cali importanti, con l’immediatezza di internet che ha preso il sopravvento. Se aprissimo il browser e andassimo sul nostro motore di ricerca per cercare notizie sui giovani futuribili NBA player cercheremmo: mock draft 2018, oppure High school player ranking. Tra i primi risultati troveremmo nomi di giovani talenti, noti o meno, quali Marvin Bagley, Michael Porter Jr. e (of course) Luka Doncic.

Ma come cambierebbe lo scenario se d’un tratto ci ritrovassimo sbalzati in un altro anno, il 1996?

Niente internet (perlomeno, non quello che conosciamo oggi), niente smartphone, nessun canale a tema (almeno in Italia). Esatto, saremmo costretti ad uscire di casa per andare dall’edicolante di fiducia che ci ha messo da parte l’ultimo American Superbasket et similia.

Ed ecco che ci si para davanti l’articolo che cerchiamo: si parla degli All-American, coloro che promettono di costruire l’NBA del futuro.

MIKE BIBBY

Mike Bibby.

Altezza: 1.86 m

Peso: 81 Kg;

Ruolo: Play/Guardia

High School: Shadow Mountain (Arizona)

College: Arizona

Mike Bibby, secondogenito  dell’ex All-American Henry Bibby (ora allenatore a USC), è una delle migliori guardie della sua annata: dotato di un tiro eccellente, forte fisicamente e controllato nella gestione del gioco. A più alti livelli potrebbe soffrire la mancanza di un atletismo di un certo spessore ed una difesa non buona quanto l’attacco, ma la prossima stagione ci darà un assaggio di quello che potrà fare, infatti, per la stagione 1996/1997, Bibby ha scelto di giocare in casa al college dell’Arizona.

 

Mateen Cleaves

Mateen Cleaves.

Altezza: 1.88 m

Peso: 86 Kg

Ruolo: Play/Guardia

High School: Flint Northern (Michigan)

College: Michigan State

Mateen Cleaves, al contrario di Bibby, non è un gran tiratore e le sue percentuali lo dimostrano, ma è una guardia molto forte fisicamente, in difesa si impegna e fa dell’agonismo e della finalizzazione in area la sua arma preferita in attacco. Finisce il suo anno da senior con le seguenti cifre: 26.8 punti, 8.3 assist e 3.3 rubate a partita. Dovrà lavorare molto sul tiro se vuole sperare di avere una carriera prima a livello universitario e poi a livello NBA. Ambito da molti college, opta per Michigan State dove giocherà alla corte di coach Tom Izzo.

 

Jermaine O’Neal

Jermaine O”Neal.

 

Altezza: 2.09 m

Peso: 107 Kg

Ruolo: Centro

High School: Eau Claire (South Carolina);

Proposte dai College: South Carolina, Kentucky, Maryland, Clemson, Ohio State;

Nominato South Carolina’s Player of the Year e Mr. Basketball di quest’anno. Jermaine O’Neal (solo omonimo di Shaquille) nel suo anno da senior ha messo insieme 22.4 punti, 12.4 rimbalzi e 5.2 stoppate a partita. Un centro atipico, in grande di giocare bene dentro l’area grazie alla sua stazza e fuori grazie al suo atletismo e un più che discreto tiro da media e lunga distanza, retaggio di 4 anni fa quando quattordicenne era una guardia tiratrice di 1 metro e 95 centimetri. I suoi idoli? Hakeem Olajuwon e Bill Russell. È stato corteggiato da molti college, ma sembrerebbe che il giovane O’Neal sia intenzionato a fare il salto direttamente nei pro, seguendo le orme di un altro cestista del South Carolina che la scorsa stagione ha fatto lo stesso: Kevin Garnett.

 

Lamar Odom

Lamar Odom.

Altezza: 2.06 m

Peso: 99 Kg

Ruolo: Ala grande

High School: St. Thomas Aquinas Prep (Connecticut)

College: –

Lamar Odom è uno dei giocatori più talentuosi di questa stagione. Alto 2 metri e 7 centimetri, mancino, atletico, dovrebbe (per fisico) essere un’ala piccola, ma le sue doti tecniche fanno sì che non sia facilmente collocabile in un ruolo. Odom ha un trattamento di palla da playmaker ed una visione di gioco, mista all’abilità e fantasia di passaggio che ricorda a molti il tipo di gioco che esprimeva Magic Johnson. Deve ancora lavorare molto sul suo gioco, soprattutto sulla sua efficienza del tiro in sospensione ma ha davvero molto potenziale. La gara da parte dei college per accaparrarselo è già iniziata, ma per sapere cosa deciderà il talento nativo del Queens dovremo aspettare ancora un anno, dato che ha ancora una stagione di high school.

 

Ronnie Fields

Altezza: 1.90 m

Peso: 89 Kg

Ruolo: Guardia

High School: Farragut Academy (Illinois)

College: –

 

Ronnie Fields non sarà il miglior giocatore di basket, ma con tutta probabilità è stato il miglior atleta in assoluto di quest’annata. Doti atletiche mostruose, tanto che la sua elevazione pari si attesti sui 127 centimetri. I suoi numeri ci descrivono il suo dominio sul parquet: 32.4 punti, 12.2 rimbalzi, 5.1 assist, 4.5 stoppate, 4 rubate, e 4.5 schiacciate a partita. Fino alla scorsa stagione faceva coppia fissa con il già citato Kevin Garnett che ha passato proprio nella squadra di Chicago il suo anno da senior. Nel futuro di Fields si intravedeva una dichiarazione di eleggibilità per il draft, ma il terribile incidente stradale del 26 febbraio ha rovinato tutti i piani. Fields, ad oggi ha subito un intervento per riparare una frattura ossea al collo e i tempi di recupero sono ancora incerti e ci si domanda se tornerà a giocare come prima.

 

Tim Thomas

Tim Thomas.

Altezza: 2.06 m

Peso: 107 Kg

Ruolo: Ala grande

High School: Paterson Catholic (New Jersey)

Proposte dai College: Rutgers, St John’s, UNC, Villanova, Kentucky, Seton Hall

Tim Thomas è un’ala grande con un fisico NBA ready ed un’ottima meccanica di tiro oltre che ottime percentuali dalla media. Da senior quest’anno ha messo insieme numeri importanti: 25.3 punti e 14.5 rimbalzi. Si è fatto notare molto in questa stagione, tanto che i college non si sono fatti attendere con le offerte anche se, ad oggi, si vocifera di un suo approdo in NBA senza passare dai campionati universitari. Gli addetti ai lavori sono sicuri dell’impatto positivo che il giocatore del New Jersey avrebbe a livello NBA, e a noi non resta che aspettare la sua decisione.

 

Kobe Bryant

Altezza: 1.97 m

Peso: 94 Kg

Ruolo: Guardia

High School: Lower Merion (Pennsylvania)

Proposte dai College: LaSalle, Michigan, UNC, Duke

Figlio di Joe Bryant (visto qualche anno fa in Italia soprattutto a Reggio Emilia), Kobe è nato in America, cresciuto in Italia e, tornato dall’età di 13 anni, sta mostrando tutto il suo talento con la maglia della Lower Merion, high school di Philadelphia. È considerato un giocatore dominante, difatti, all’occorrenza può svariare per tutto il campo, la difesa quasi sempre lo raddoppia o triplica ma ciò non gli impedisce di segnare con buone percentuali e di creare per i compagni di squadra. Nonostante questo, la caratteristica di questo ragazzo è la maturità (a soli 17 anni) e l’etica del lavoro. Bryant, dopo 53 anni, ha riportato un titolo statale alla sua high school e lo ha fatto da assoluto protagonista del gioco: 30.8 punti, 12 rimbalzi, 6.5 assist, 4.0 rubate, e 3.8 stoppate a partita. Non è esente da difetti, dovrà lavorare molto sull’affidabilità del ball handling e sul fisico; dovrà, soprattutto, non potendo più ricoprire i 5 ruoli in maniera indiscriminata, trovare una posizione vera e propria nel campo. Tante le offerte per lui, ma Kobe Bryant, più degli altri in elenco, sembra intenzionato ad avere subito un assaggio nel mondo dei pro.