Steph Curry: “Per i giocatori Green e Westbrook sono sopravvalutati? Non ci hanno mai giocato contro”

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Ieri è stato reso pubblico un sondaggio condotto dalla testata The Athletic.com, a quanto pare, tra 127 giocatori NBA. Essi dovevano rispondere a varie domande riguardanti i loro colleghi. Le assegnazioni spaziavano dal più forte di tutti i tempi, all’MVP di questa stagione, fino ad una categoria che ha fatto particolare scalpore.

A far discutere maggiormente è stato il voto per il giocatore più sopravvalutato della Lega. C’è da sottolineare che solo in 47 hanno risposto a questo quesito. I due “vincitori” della categoria sono stati Russell Westbrook e Draymond Green, entrambi con il 17% dei voti, ovvero 8 su 47. Un campione piuttosto basso per arrivare a considerarla un’opinione generale, ma che comunque fa notizia.

Gli altri nomi andati per la maggiore in questa categoria sono stati quelli di Jimmy Butler, Andrew Wiggins e Karl Anthony Towns, con il 6.3% dei voti.

Steph Curry: Votate loro due? Non ci avete mai giocato contro!

I voti ricevuti da Westbrook e Green sono senza dubbio controversi, ma il processo mentale che li ha prodotti è comprensibile.

Partiamo da Westbrook. Il playmaker degli Oklahoma City Thunder sta sfornando record su record di recente: tripla doppia da 20-20-20 e terza stagione consecutiva con una tripla doppia di media. Tuttavia risulta uno dei giocatori più criticati proprio per il suo stile di gioco, secondo molti troppo accentratore ed egoista. Non ci vuole così molto a seguire la scia lasciata già da moltissimi sulle prestazioni del numero 0.

Draymond Green, invece, è una persona che di certo non ha a cuore farsi amare dai suoi avversari. Amante del Trash Talking, non si tira mai indietro se c’è da discutere o provocare. Quale occasione migliore dunque per attaccarlo, se non approfittare della sua stagione negativa a livello statistico. Ma se l’analisi fosse oggettiva, metterebbe in luce il fatto che le sue qualità vadano oltre i numeri, da condividere inoltre con 4 stelle sul parquet della Oracle Arena, da questa stagione.

Lo stesso Steph Curry ha commentato in maniera ironica questa votazione:

“Chi sono questi 109 (in realtà hanno votato in 47, ndr) giocatori? Non può essere nessuno che abbia mai davvero toccato il parquet davanti a quei 2! In bocca al lupo!”

La faccina del clown alla fine del suo messaggio la dice lunga su come andrebbero presi questi sondaggi. Ovvero facendogli lasciare il tempo che hanno trovato.

Il proprietario degli Warriors, Joe Lacob: “Sapevo sarebbe stato un anno duro, Green-KD? Tutto ok”

Joe Lacob proprietario dei Warriors

I Golden State Warriors sono ancora universalmente riconosciuti come la squadra da battere in questa NBA. Si tratta di una narrativa che prosegue ormai da diverse stagioni. I ragazzi di Coach Steve Kerr hanno infatti vinto 3 degli ultimi 4 anelli assegnati, partecipando a tutte le ultime 4 Finals. Tutte e 4 contro Lebron James e i suoi Cleveland Cavaliers.

Power Ranking NBA-NBA-finals-2019-warriors-festeggiano-Golden State Warriors 2018/2019

Se però fino alla serie del 2016, vinta dalla franchigia dell’Ohio in 7 partite, Golden State era una squadra fortissima, guidata dalla stella di Steph Curry e dall’ottimo lavoro del Coach, in quell’estate, l’acquisizione di Kevin Durant l’ha resa un squadra irraggiungibile. Un “Super Team” che ha vinto le Finals 2017 e 2018 quasi senza batter ciglio.

Da allora tutta la Lega ha guardato a loro come la squadra, innanzitutto da avvicinare come potenza di fuoco da schierare sul parquet, e poi da battere. Come dichiarato in passato dal GM degli Houston Rockets, Daryl Morey, gli Warriors dovrebbero essere l’ossessione di tutti.

Lacob: Sapevo che quest’anno sarebbe stato più difficile

In questa stagione, comunque, dopo che i Rockets si erano avvicinati molto già nell’annata 2017-18, portando a gara 7 le finali ad Ovest, sono diverse le squadre che rappresentano una minaccia per la franchigia di Oakland.

Il proprietario della squadra, Joe Lacob, ha parlato così della situazione per Tim Kawakami, penna di The Athletic.com:

“Io immaginavo che quest’anno sarebbe stata più dura. Bob Myers (Il GM di Golden State, ndr) me lo continuava a dire. La Lega ci sta raggiungendo. E non siamo noi che rallentiamo o invecchiamo, semplicemente l’NBA sta migliorando. (…) Ci sono, onestamente, almeno 5 o 6 squadre che possono puntare davvero al titolo. Sono forse più preoccupato di un tifoso medio, perchè so quanto è difficile vincere, e che anche un piccolo infortunio può mandare tutto all’aria”.

In ogni caso gli Warriors si sono già assicurati il primo posto ad Ovest, ora resta da vedere come andranno i Playoff.

Lacob ha poi discusso dei problemi interni alla squadra che si sono manifestati in stagione:

“Non sono stato troppo sorpreso della questione Green-Durant. Sono due ragazzi molto emotivi. Per cui la situazione è esplosa. Sappiamo tutti cosa è successo, ora la questione è acqua passata, non è un problema a questo punto. Sono stato sorpreso dalla cosa? Un minimo, ma di certo non scioccato. Cose del genere succedono tra giocatori. Noi in questi anni abbiamo avuto proprio pochi problemi di questo tipo, siamo come una famiglia, e questo è molto raro”.

Warriors, Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi vota capisce poco di basket”

Kevin Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi da i premi non capisce di basket“.

La roboante vittoria di domenica sul campo degli Oklahoma City Thunder ha confermato una volta di più, agli occhi del compagno di squadra Kevin Durant, la bontà della candidatura a Difensore dell’anno per Klay Thompson.

La marcatura di Thompson su Russell Westbrook, limitato a soli 7 punti ed un pessimo 2 su 16 al tiro, così come la percentuale dal campo di un avversario diretto come James Harden (tenuto al disotto del 40% al tiro quando marcato da Thompson) due tra i principali indizi dei meriti della stella dei Golden State Warriors.

Così Durant, le cui parole sono state raccolte da Connor Letourneau del San Francisco Chronicle, su Thompson:

Se Klay merita il premio? Certo che si, ma non lo vincerà mai perché chi dà i voti capisce ben poco di pallacanestro

Candidatura appoggiata anche dal compagno di squadra Draymond Green, già vincitore del premio nel 2017. Secondo Green, Klay Thompson è il “miglior difensore perimetrale” esistente nella NBA odierna, e meriterebbe pertanto la nomina nel primo quintetto difensivo a fine stagione.

Alcuni numeri di impatto riflettono il valore di Thompson nella metà campo difensiva. Tra le “vittime” dell’ex giocatore dell’università di Washington State in questa stagione alcuni tra i migliori esterni NBA del momento, tra cui i sopracitati Harden e Russell Westbrook, e Donovan Mitchell, star di alcune tra le rivali dei Golden State Warriors.

Ad inizio stagione, lo stesso Klay Thompson aveva dichiarato come uno dei suoi obiettivi fosse l’ingresso in uno dei quintetti difensivi annuali, come riportato da NBAPassion.com

Draymond Green-Klutch Sports: “LeBron importante per questa scelta”

Draymond Green-Klutch Sports

L’ala dei Golden State Warriors Draymond Green ha dichiarato a The Undefeated di ESPN martedì di aver firmato ufficialmente con l’agenzia di rappresentanza Klutch Sports, che rappresenta anche LeBron James.

Green, tre volte campione NBA e tre volte All-Star, era precedentemente rappresentato dall’agente B.J. Armstrong con The Wasserman Group. La firma con Klutch Sports, guidata dal presidente e agente Rich Paul, il 27 febbraio scorso a Miami. Il giocatore degli Warriors diverrà restricted free-agent nel 2020.

Klutch Sports è un’azienda all’avanguardia, è un ambiente puro, e ho imparato a conoscere Rich nel corso degli anni. Ci siamo avvicinati molto: ho trovato in lui qualsiasi cosa che un giocatore vorrebbe in un agente, quindi perché no? Alcuni hanno paura di ciò che la gente penserà o quello che verrà detto. Non è questo il mio caso

– Draymond Green –

Green, 29 anni , ha una media di 7.5 punti, 7.1 rimbalzi, 7.1 assist, 1.5 palle e 1.0 stoppate in 31.2 minuti a partita in questa stagione. Giunto alla sua settima stagione NBA, Green è al quarto anno di un contratto quinquennale da 82 milioni di dollari firmato nel 2015. Green ha dichiarato che Armstrong lo ha ringraziato per l’apprezzamento dei suoi 4 anni e mezzo di servizio.

Draymond ha poi aggiunto che il cambiamento è incentrato “Su di me e su cosa voglio, sempre essendo allineato con l’andare avanti”. Green ha dichiarato di essere rimasto “sbalordito” quando le persone hanno messo in dubbio la sua decisione di affidarsi Rich paul.

 

L’influenza del Re per Klutch Sport

Green è anche proprietario di minoranza della piattaforma Uninterrupted, fondata da LeBron James. Il numero 23 dei Golden State Warriors ha negato ogni tentativo di reclutamento da parte di James. E’ chiaro che la sua recente firma richiama un legame naturale con la star dei Lakers, proprio come la precedente firma di Anthony Davis. Tuttavia, l’ala Golden State Warriors assicura che il suo ex rivale delle Finali NBA non ha avuto bisogno di arruolarlo in agenzia:

È impossibile dire che LeBron non ha avuto alcun ruolo nel mio ingresso in Klutch. È essenzialmente un socio fondatore. Sono già in contatto con LeBron da anni, quindi è sempre bene poter fare affari con la famiglia che sta curando i suoi interessi nel modo giusto. Ma per quanto riguarda il mio reclutamento, no, LeBron non mi ha reclutato affatto

James non è solo uno dei soci fondatori di Klutch Sports, ma anche il primissimo cliente di Rich Paul, con altri come Anthony Davis, John Wall, Tristan Thompson, Ben Simmons, Eric Bledsoe e altri giocatori NBA che si sono poi uniti al gruppo.

Alcuni hanno iniziato a mettere in discussione il vero motivo di ciò che significa far parte di Klutch, poiché Thompson è un ex compagno di squadra di James e Paul ha già presumibilmente ingaggiato Davis, uno dei suoi più recenti clienti, per unirsi a LeBron a Los Angeles:

Ad un certo punto, deve essere dato un certo rispetto a ciò che Rich ha costruito e ciò che rappresenta. E’ la scelta giusta per me. Continueremo ad essere in affari per molto tempo dopo che avrò finito di giocare. E questo è più importante di ogni altra cosa

Warriors, Green: “Problemi difensivi non sono colpa di DeMarcus Cousins”

“I nostri problemi difensivi non sono da ricondurre a DeMarcus Cousins”, cosi Draymond Green ai microfoni di Nick Friedell di ESPN.com. Il lungo dei Warriors ha parlato al termine della vittoria dei suoi per 122-105 contro i Denver Nuggets nella scorsa notte.

 

Dichiarazioni forti e chiare quelle del giocatore di Golden State che non ha voluto incolpare il “nuovo innesto” per un periodo non positivo dei suoi.

 

DeMarcus Cousins show con Denver: le parole di Green e Kerr

 

“Tutti vogliono parlare della difesa di DeMarcus”, ha detto Draymond. “L’ho già detto nella scorsa partita, non abbiamo giocato con l’energia giusta e nel modo in cui dovevamo fare. A tutti piace dire che i problemi sono arrivati da quando c’è lui ma non è cosi. Dobbiamo solo tornare a giocare come sappiamo e tutto verrà messo a posto. Oggi siamo andati molto meglio ed il suo contributo è stato importante”.

 

La risposta difensiva di Cousins, tuttavia, non si è fatta attendere e Boogie ha chiuso il match con i Nuggets con 13 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, 6 stoppate e 3 recuperi.

 

“DeMarcus è stato fantastico”, ha detto coach Steve Kerr al termine della gara. “Sei stoppate, tre palle rubate, era dappertutto in difesa: è stato grandioso il suo atteggiamento oggi”.

 

Il lungo 28enne ha saltato i primi 3 mesi della stagione per recuperare al meglio dall’infortunio al tendine d’Achille occorso nella scorsa stagione ed è stato firmato dagli Warriors con un annuale a cifre contenute per il livello di giocatore che è. Se riuscisse a rimanere su questo livello anche ai playoff sarà davvero dura battere Golden State al meglio delle 7 partite.

 

 

 

Warriors-Rockets, Kevin Durant non dà peso alle sconfitte: “Preoccupato? No, contano solo i playoffs”

Free Agent 2019

“Is This Something?” ergo, “significa qualcosa?“. Questo il nome di una minima rubrica statistica con cui i telecronisti delle partite degli Orlando Magic usano “ammazzare il tempo” tra una sconfitta e l’altra.

 

Se adattassimo tale rubrica ai Golden State Warriors, non potremmo fare a meno di chiederci se lo 0-3 stagionale inflitto dagli Houston Rockets ai bi-campioni NBA in carica debba significare qualcosa.

 

Dei Golden State Warriors distratti alla ripresa delle operazioni dopo l’All-Star Break hanno superato a fatica in casa gli arrembanti Sacramento Kings, ed hanno concesso 118 punti ai rivali Rockets privi di James Harden, uomo da 36 punti a partita in stagione.

 

Significa qualcosa? Secondo il glaciale Kevin Durant, no.

 

 

KD non è preoccupato dalla ripresa a rilento dei suoi, e non si dice preoccupato dall’infortunio di Draymond Green, uscito dalla Oracle Arena con una caviglia malmessa, le cui condizioni saranno rivalutate a giorni.

 

Draymond? Tornerà per i playoffsCosì Durant nel post garaIn fondo, i playoffs sono l’unica cosa che conta, qui. Giusto? Calo di concentrazione senza Harden? Non per me” Gli Houston Rockets hanno violato per la seconda volta in stagione la Oracle Arena, permettendosi addirittura il lusso di farlo privi di Chris Paul (la prima) e James Harden (sabato).

 

La sconfitta “ad un bicipite femorale” di distanza nelle Finali della Western Conference 2018 ha abitato gli incubi degli Houston Rockets per l’intera stagione, per ammissione di Daryl Morey, GM dei texani. Kevin Durant e compagni non daranno alcun peso alle tre sconfitte patite in stagione dai rivali, oggi indietro in classifica e a due sole gare dall’ottavo posto dei Los Angeles Clippers, nella più classica delle classifiche corte.

 

Is This Something? Warriors e Rockets si affronteranno una quarta volta il prossimo 13 marzo, a Houston. I playoffs si avvicinano, la corazzata Warriors sarà pronta nonostante una regular season fin qui giocata a strappi, gli Houston Rockets avranno il vantaggio di non aver nulla da perdere, e la consapevolezza di quel 3-2.

I Rockets stendono gli Warriors, caviglia KO per Green, Cousins fatica: “Processo lungo, devo fare meglio”

Golden State Warriors, infortunio per Draymond Green. L’ex Miglior Difensore dell’Anno ha riportato un infortunio alla caviglia sinistra durante il quarto periodo della sfida della Oracle Arena di Oakland tra i padroni di casa Warriors e gli Houston Rockets.

 

Con circa 8 minuti ancora da giocare, Green è ricaduto sul piede del compagno di squadra DeMarcus Cousins. Dopo essere rimasto a terra dolorante per alcuni attimi, il giocatore è stato aiutato dai suoi compagni e dallo staff medico degli Warriors a raggiungere gli spogliatoi.

 

Green non è più ritornato in campo, ed i Golden State Warriors sono stati sconfitti per 118-112 da degli Houston Rockets privi di James Harden (fuori per un fastidio al collo). Per Draymond Green 4  punti, 4 rimbalzi e 3 assist in 24 minuti di gioco.

 

 

Chris Paul il migliore in campo per i suoi Rockets. 23 punti e ben 17 assist per l’ex giocatore dei Los Angeles Clippers, che in assenza Harden trova il supporto decisivo di Kenneth Faried (doppia-doppia da 20 punti e 10 rimbalzi) P.J. Tucker (18+10) ed Eric Gordon, che chiude con 25 punti la sua gara.

 

Infortunio per Draymond Green, coach Kerr: “Ne sapremo di più domani”

 

Non c’è grande preoccupazione in casa Golden State Warriors sull’infortunio per Draymond Green.

 

Nel post gara, Steve Kerr ha parlato di una “leggera storta”, in attesa di ulteriori esami sulla caviglia infortunata.

 

Ho parlato con Dray (Draymond Green, ndr) dopo la partita, mi ha detto che già nel primo tempo si era leggermente girato la stessa caviglia. Sembra solo una storta, vedremo. Non sembra nulla di serio ma aspettiamo di saperne di più domani (domenica, ndr)”

 

Così il diretto interessato:

 

Si, mi ero fatto male già nel primo quarto, poi sono atterrato sul piede di DeMarcus (Cousins, ndr) e ho aggravato la cosa. Ora fa un po’ male ma non ci saranno problemi, sto bene

 

La sconfitta pone fine ad una striscia positiva casalinga di cinque gare per i Golden State Warriors. Kevin Durant è il topo scorer di serata con 29 punti, Stephen Curry ne aggiunge 25 con 9 rimbalzi e 7 assist. Doppia doppia da 13 punti e 14 rimbalzi per DeMarcus Cousins, che accumula però ben 6 palle perse:

 

E’ dura. Ora come ora mi trovo in quella terra di mezzo in cui sto ancora cercando di ritrovare il vero me stesso, mentre nel frattempo so che gli avversari sfrutteranno questa cosa contro di me. Nessuno sarà paziente con me solo perché sono rimasto fuori un anno, lo so bene. Devo solo scendere in campo, dare il meglio di me e continuare a lottare su ogni possesso. E’ un processo lungo, ma niente scuse

 

 

9.8 punti e 7.4 rimbalzi in 21 minuti di gioco per DeMarcus Cousins nelle ultime quattro uscite Warriors. Abbastanza curiosamente, nelle partite finora disputate “al completo” dai Golden State Warriors, il quintetto da 5 All-Star Curry-Thompson-Durant-Green-Cousins ha registrato un parziale di -1 in punti segnati rispetto agli avversari. Nelle ultime 5 partite giocate assieme, lo scarto totale parla invece di un -36.

 

Gli avversari cercano di attaccarmi su ogni pick and roll, ovviamente. Devo farmi trovare più pronto ed evitare assolutamente i problemi di falli (…) (lo staff medico della squadra, ndr) mi ha avvisato sin dal primo giorno in cui sono arrivato qui: ci saranno giorni buoni e giorni meno buoni. Ora non è un periodo buono fisicamente per me, ma dopo ogni tempesta torna sempre il sole. Ogni partita però mi sento sempre meglio, ora ho più fiducia su movimenti che all’inizio facevo fatica mettere in pratica. Stasera non ho fatto una buona partita ma rimango positivo

 

– DeMarcus Cousins –

 

Warriors KO a Salt Lake City, Draymond Green ottimista: “Stiamo tornando, e saranno guai”

Rockets-Jazz

Jazz-Warriors, Rudy Gobert diga difensiva e 16 tiri da tre punti a bersaglio mandano al tappeto i Golden State Warriors alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City, Utah.

108-103 il risultato finale per gli uomini di coach Quin Snyder.

Per il francese dei Jazz (14-16) ci sono 17 punti, 15 rimbalzi e 4 stoppate in 32 minuti di gioco, e Utah trova il modo di superare il campioni in carica nonostante la serata gelida al tiro di di Donovan Mithcelle e Ricky Rubio.

18 punti, 5 su 26 dal campo e 6 palle perse per un Mitchell iper-aggressivo, e fuori ritmo. Il prodotto di Louisville contribuisce però con 5 rimbalzi e 6 assist, mentre il compagno di reparto Rubio non trova il canestro (o su 8) ma distribuisce 10 assist.

Gli Warriors (21-11) trovano invece poco o nulla da giocatori che non si chiamino Steph Curry o Kevin Durant. Steph e KD segnano 62 dei 103 punti finali di Golden State, 7 delle 10 triple e 22 dei 38 tiri dal campo mandati a bersaglio dagli uomini di Steve Kerr. Klay Thompson litiga col canestro e chiude con soli 12 punti (6 rimbalzi e 3 assist), e 0 su 4 da tre punti.

In una partita equilibrata, il parziale decisivo dei Jazz arriva in apertura di quarto periodo. Un 9-2 condotto da Joe Ingles (top scorer per Utah con 20 punti) che manda i Jazz a +11 (98-87) a 6:28 dal termine. Gli Warriors hanno nel finale la possibilità di impattare la gara, ma le percentuali da dietro l’arco condannano Steph Curry e compagni all’11esima sconfitta stagionale.

Ci è mancato poco. Abbiamo lottato, combattuto e messo grande energia in campo. Quest’anno il margine d’errore per noi è molto più ridotto, lo sappiamo (…) è una posizione abbastanza inedita per noi, ma stiamo lavorando duro per tornare ad essere quella squadra dominante che possiamo essere. Continuiamo a lavorare sulla nostra chimica di squadra e sulla nostra pallacanestro, ogni stagione è storia a sè, ci sono sfide nuove, ma siamo tutti determinati a ritrovare quella capacità di dominare le partite che abbiamo sempre avuto

– Steph Curry dopo Jazz-Warriors –

 

Jazz-Warriors, Draymond Green: “Torneremo, e saranno guai per tutti”

 

Steph Curry ha chiuso la sua gara con 32 punti, 3 rimbalzi, 3 assist e 3 recuperi (12 su 21 al tiro, 5 su 9 da tre punti), ma 4 palle perse. Kevin Durant ne ha aggiunti 30 con 7 rimbalzi e 5 palle perse.

A fine partita è Draymond Green a spargere ottimismo sull’inizio di stagione arduo dei bi-campioni NBA in carica. Per Green, gli infortuni sono la causa principale dei problemi al tiro e in attacco di Golden State. Draymond elogia però lo sforzo difensivo dei suoi:

Credo sia davvero difficile avere ritmo quando tanti giocatori hanno saltato tante partite, come successo a noi. Mi è piaciuto il modo in cui siamo scesi incampo. I tiri non sono entrati ed abbiamo sbagliato qualche layup di troppo, ma loro hanno tirato il 39% e perso 16 palloni (…) se continueremo con questa energia difensiva, il nostro attacco non potrà che migliorare. Prima che possiate accorgerevene, piazzeremo una striscia vincente

– Draymond Green dopo Jazz-Warriors –

 

 

Tra i più in difficoltà in attacco per Golden State c’è sicuramente lo stesso Green. L’ex Difensore dell’Anno sta tirando con un modesto 32.4% dal campo (20% da dietro l’arco). A Salt Lake City, l’ex Michigan State ha chiuso con 8 punti e 12 rimbalzi (4 su 10 al tiro).

Gli avversari mi concedono il tiro? Credo sia una buona cosa, perché significa che quando comincerò a segnare, saranno guai per tutti… è una cosa curiosa… tutti adesso mi marcano come facevano quando ero un rookie

Warriors alla ricerca della gioia perduta: “Infortuni, schedule e problemi interni, persa la strada”

Kevin-Durant

Cultura di pallacanestro. Quante volte abbiamo sentito e usato questa espressione, parlando dei San Antonio Spurs di Tim Duncan e Gregg Popovich, o della grande Benetton Treviso di Mike D’Antoni prima e di Ettore Messina poi.

Altrettante volte si è parlato di mancanza di cultura di pallacanentro nelle squadre visitate dal più grande giocatore della sua epoca, LeBron James. Squadre costruite sulle spalle del nativo di Akron, ad immagine e somiglianza del Re.

Nel caso dei Golden State Warriors dominatori del passato e del presente lustro NBA, la cultura di pallacanestro è la prima questione che tireremmo in ballo (ok, la seconda, la prima si chiama Wardell Stephen Curry) per spiegare il fenomeno GSW. Gli Warriors, l’unica squadra dai tempi di Magic-Abdul Jabbar-Worthy etc. (e degli epigoni ad est Boston Celtics) che sia riuscita nell’impresa di far convivere felicemente (più o meno) 3-4 stelle di prima grandezza ed andare sistematicamente alla caccia di titoli NBA a ripetizione.

La sfida di ripetersi può essere logorante come poche cose nel modo dello sport professionistico.

Steve Kerr conosce bene tale pressione, ed ha sempre invitato i suoi giocatori – prime linee o riserve che siano – a “godersi il momento” e le vittorie ottenute insieme, senza pensare al domani. Domani che arriverà anche per questi Golden State Warriors, e ne decreterà la fine.

Per cui, per restare con l’head coach 7 volte (tra campo e panchina) campione NBA, perché non godersi il viaggio? In questa prima parte di stagione le cose sono iniziate incommensurabilmente bene per GSW. Partenza da “Blitzkrieg”, vittorie, cascate di triple piovute sulla testa di chiunque, titolo già vinto, si gioca per il secondo posto, und so weiter (Joe German).

Poi succede che Wardell si infortuni, che Draymond Green non prenda bene (eufemismo) un rimprovero di Kevin Durant e che pensi di srotolare la famigerata lingua contron il suo compagno, dicendogli di tutto in un huddle di fina partita di metà novembre. E succede che nessuno si metta in mezzo e faccia tacere l’orgoglioso Green. Tanti saluti (solo temporanei) alla macchina da guerra, con Durant che si offende e tenta di far sbollire la rabbia, con Green sospeso senza paga ed infortunato, e mentre Klay Thompson non segna mai e si arrabbia.

Golden State Warriors, Steve Kerr: “Costruire un’atmosfera positiva è un gioco di squadra”

 

Steve Kerr, assieme a Curry l’ispiratore dello stile  Golden State Warriors, sa cosa ci vuole per costruire un’ambiente di lavoro positivo, e quindi vincente (al prossimo meeting di teambuilding, guys). E sa come ognuno sia chiamato a fare a propria parte. Ergo, che non tutti sono uguali:

In ogni squadra in cui sono stato c’era una certa atmosfera, una data cultura. Entri ogni giorno e cosa senti? Cosa c’è attorno a te? E’ una cosa importantissima. Il nostro compito, quello di coaching staff e front office, è di rendere questo ambiente un grande ambiente di lavoro. Ed il compito dei giocatori è fare il proprio lavoro tutti i giorni. E se insieme si riesce a costruire un’ambiente allegro, tollerabile, allora diventa un piacere esseci tutti i giorni

 

Così Kerr a Nick Friedell di ESPN.

La vicenda Green-Durant ha dimostrato quanto tale equilibrio sia sottile, e complicato da raggiungere. La lite tra i due ha causato una slavina di emozioni nello spogliatoio Warriors, l’infortunio di Curry ha dimostrato il prezzo da pagare (una panchina inefficiente e zeppa di rookie e two-way contract) per potersi permettere 5 All-Star in squadra.

Continua Kerr:

Niente di tutto ciò è mai garantito. Ed è per questo che ci lavoriamo ogni giorno. E’ difficile cercare di vivere con gioia ogni momento assieme, ma è quello che abbiamo tentato di fare negli ultimi 5 anni. E ci siamo riusciti, quasi sempre. Quest’anno siamo stai investiti dalla tempesta perfetta: infortuni, schedule impietosa e questioni interne. Non c’è gioia nel perdere. Possiamo invertire il trend? Certo, ma dipende da tante cose. Abbiamo giocatori che amano questo gioco, che hanno carattere da vendere, e che combatteranno fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. Troveremo di nuovo la gioia di giocare assieme

Klay Thompson: “Abbiamo perso lo spirito degli anni scorsi”

 

I Golden State Warriors hanno passato il mese più difficile del loro quinquennio di dominio. I tempi duri paiono ora alle spalle: Steph Curry è tornato e la giostra offensiva di Golden State è ripartita. Draymond Green tornerà in campo lunedì notte dopo 11 gare saltate.

Kevin Durant ha sbollito la rabbia e ci ha messo la proverbiale pietra sopra. Damian Jones, una delle sorprese di inizio stagione, si è infortunato (ne avrà per tutto l’anno) ma DeMarcus Cousins è pronto a prenderne posto in quintetto e minuti.

Durante il mese di fuoco sulla Baia, Klay Thompson è apparso il più sofferente. Impreciso in campo (35% scarso al tiro pesante per un tiratore da 41% in carriera), frustrato ed amareggiato durante le interviste post gara.

Avevamo la gioia di giocare. L’abbiamo persa. Ci siamo trovati in un territorio inesplorato, con tutte quelle sconfitte. Ma non è la fine del mondo. Siamo comunque dei giocatori di basket, che amano quello che fanno e che regalano momenti di felicità a tante persone, una motivazione più che degna

 

Andre Iguodala e Shaun Livingston, super-veterani che hanno visto anche il lato perdente della NBA, in precedenti incarnazioni, seguono la linea Thompson: “E’ strano perché quando giochi in una squadra vincente, ogni sconfitta sembra una tragedia. Non ha senso. Se invece giochi in una squadra perdente, dopo ogni sconfitta non vedi l’ora di scendere in campo per la prossima partita, e se vinci è come se avessi vinto a gara 7” Così Iguodala.

Shaun Livingston vede nel ritorno di Steph Curry la chiave di volta: “Il solo fatto di riaverlo in campo ci aiuta, ci dà energia e positività. E’ il suo modo di giocare, Steph è altruista, sempre presente per tutti

Golden State Warriors, Draymond Green: “Senza gioia in campo, tutto più difficile”

 

Draymond Green è la miccia emotiva di questi Golden State Warriors. E da stanotte avrà qualcosa da farsi perdonare, dopo aver fatto sostanzialmente deragliare il treno con un comportamento inaccettabile:

La stagione è lunga. Ci sono giorni in cui proprio non ti va, tutto diventa ripetitivo. E’ molto importante trovare gioia in quel che si fa, perché senza quella, le cose si trascinano ed il rendimento in campo ne risente (…) perdere delle partite non è la fine del mondo, abbiamo tutta una stagione davanti per capire cosa sia successo. Attraversi una tempesta, ma sai che prima o poi anche questa finirà

 

Klay Thompson sa che la percezione di una squadra perfetta, in cui tutti i giocatori sono amici sempre e comunque è un’immagine edulcorata, se non addirittura artefatta. Ciò che tiene assieme un gruppo vincente, per il figlio di Mychal, è la capacità di lasciarsi alle spalle ostacoli ed imprevisti:

Se c’è una cosa che ho imparato in 7 anni, è che non tutto nello sport è gloria e onori. C’è un motivo se a fine stagione i vincitori festeggiano come li si vede festeggiare, a champagne. Questò è perché i vincitori sanno cosa hanno dovuto attraversare per arrivare lì. E se non ci fossero state difficoltà, la gioia della vittoria non sarebbe stata tale. ad un occhio esterno può sembrare che in questi utlimi anni ci sia venuto tutto facile. Non è stato così. Ogni giorno una novità, la vita è così. Non c’è gusto nel vincere senza lotta, senza difficoltà

 

 

Warriors, Draymond Green di nuovo in campo lunedì contro Minnesota

Draymond Green gara 6-Draymond Green vs Manu Ginobili

Draymond Green ritornerà in campo lunedì notte, per la sfida tra Golden State Warriors e Minnesota Timberwolves in programma alla Oracle Arena di Oakland.

Per Green sarà la prima partita dopo un mese di stop per un infortunio all’alluce del piede destro. Come riportato da Logan Murdock, cronista del The Mercury News, Draymond Green non sarà soggetto a limitazioni per quanto riguarda il minutaggio.

L’ultima apparizione di Green risale al 15 novembre scorso, contro gli Houston Rockets. L’ex Michigan State ha saltato le ultime 11 partite dei Golden State Warriors. In stagione, Draymond Green ha sinora mancato 14 delle 28 gare disputate dagli Warriors (18-9).

Col ritorno di “Dray”, che segue quello di Steph Curry, l’intera truppa di coach Steve Kerr è ormai tornata completamente a disposizione, eccezion fatta per il lungo Damian Jones, fuori per almeno 5-6 mesi dopo l’operazione per uno strappo ad un muscolo pettorale.

Kevin Durant: “La mia scelta in estate sarà ponderata”

KD

Kevin Durant: “L’incidente tra me e Draymond Green non influirà sulla mia scelta in estate”.

KD35 rompe la consegna del silenzio auto-impostasi sulla lite (e sull’aggressione verbale subita) con Draymond Green al termine di un Warriors-Clippers della settimana scorsa.

Intervistato da Chris haynes di Yahoo Sports, Durant ha spiegato come il dissidio tra lui e “Dray” sia finalmente rientrato:

In realtà, non ho mai percepito la cosa come un problema. Conosco bene Draymond, so che a volte perde le staffe e dice cose che non intende, ed esagera. Ovviamente, sulla faccenda è stato detto di tutto, tocca a noi rispondere sul campo a tutto quello che si è detto e ricostruito

– Kevin Durant su Draymond Green –

In un primo momento, Durant aveva deciso di non parlare dell’espisodio, il tutto mentre le ricostruzioni delle dinamiche della lite (avvenuta a fine tempi regolamentari ed in favore di telecamere) montavano.

E’ possibile che dai piani alti alla Oracle Arenna sia stato consigliato a KD di usare maggiore diplomazia, soprattutto considerato il momento no della squadra, distinto da infortuni e sconfitte in serie.

Continua Durant:

Nei giorni successivi ero abbastanza infastidito, ma non si può rimanere offesi per sempre (…) dopo la partita contro Atlanta (la prima dopo la lite, ndr) ed anche mentre ero in campo, pensavo: ‘Ora dovrò andare là fuori e dire qualcosa sulla questione… sto giocando, perché devo preoccuparmi di dover dire qualcosa per forza?’ Per un po’ ho avuto questo conflitto, pensare solo a giocare o… ed è quello che volevo fare. Ma da fuori è arrivata così tanta m***a, senza che io abbia fatto niente per provocarla… se fosse stato a causa mia, ne avrei parlato senz’altro. Ma in realtà io non ho fatto nulla, così ho deciso di pensare a giocare e nient’altro

Kevin Durant: “La mia scelta in estate sarà ponderata. Al minimo problema ora tutti parleranno di me, è fastidioso”

Durant non lascerà che un diverbio tra compagni di squadra giochi un ruolo decisivo sul suo futuro.

KD avrà la possibilità in estate di uscire dall’attuale contratto con i Golden State Warriors (un biennale da 62 milioni di dollari) e sondare la free agency.

New York Knicks, Los Angeles Lakers e Los Angeles Clippers sono sulle piste del due volte MVP delle finali NBA:

Se la cosa avrà un effetto? Nah… alla fine, io rimango un giocatore di pallacanestro che cerca sempre la situazione migliore, il contesto migliore per giocare a basket e lavorare sul suo gioco giorno dopo giorno. E voglio giocare in un contesto in cui, quando la partita inizia, mi senta completamente a mio agio con tutto quello che mi circonda, e dove io possa essere solo me stesso (…) la scelta sarà solo mia. Per quanto tempo si può rimanere offesi per questa o quella questione? Ci si può permettere che questo influenzi le tue decisioni, e le tue prestazioni in campo? (…) ho detto a me stesso: ‘qualsiasi cosa succeda, tu devi solo continuare a fare il tuo lavoro giorno dopo giorno, la cosa si aggiusterà, tutti stiamo gestendo la faccenda nel modo migliore possibile, e stiamo provando a girare pagina

KD continua poi a parlare delle ore successive alla lite ed alla squalifica ed annessa multa di Green:

La cosa particolare è che io non ho fatto nulla di che. Stavo solo giocando a basket. Ora, devo sedermi qui e rispondere alle domande, a spiegare, a pensare ad altro che non sia giocare e vincere… ora ogni volta che accadrà qualcosa, si dirà: “Andrà tutto bene tra di loro? Oggi KD non ha giocato bene… se ne andrà? KD vuole andare qui, o vuole andare là, a KD non piacciono più gli Warriors, lo vedrei bene qui o lì…’ Tutte distrazioni che non ci servono

– Kevin Durant sulle conseguenze della lite con Green –

 

 

Infortunio Draymond Green, non giocherà contro Dallas e San Antonio

Kevin-Durant

Infortunio Draymond Green, l’ala dei Golden State Warriors non giocherà questa notte a Dallas. Green sarà indisponibile a causa di un infortunio all’alluce del piede destro.

Green salterà quindi la quarta partita dopo quelle contro i Milwaukee Bucks e i Brooklyn Nets sempre per il problema all’alluce che causava un ‘indolenzimento persistente”.

Oltre a queste due, Draymond è stato escluso dalla partita contro gli Atlanta Hawks a causa di una ”condotta dannosa per la squadra”.

La decisione è stata presa dopo il litigio con Kevin Durant prima dell’overtime nella partita contro i Los Angeles Clippers. I due si sono scambiati parole piene di rabbia, dopo che Green non si è fidato di Durant non affidandogli il tiro decisivo e perdendo palla successivamente contro la difesa schierata dei Clippers. Durant il litigio Green ha anche invitato Durant ad andarsene durante la prossima Free Agency.

Infortunio Draymond Green: ”Riposare è la cosa più intelligente da fare ora”

Draymond Green ha parlato della sue condizioni fisiche ai microfoni di ESPN.

”Voglio giocare, non stare seduto a guardare. Se posso giocare, lo farò. Mi hanno informato di una riduzione del minutaggio. Sai, dopo aver giocato per 42 minuti dopo i Clippers, ero piuttosto dolorante il giorno dopo, grazie a Dio sono stato sospeso. (Ride ndr) Ero molto stanco, ho fatto ghiaccio tutto il giorno. Ho parlato con lo staff, ho parlato con Steve, siamo alla partita numero 16, o quella che è, e riposare è la cosa più intelligente da fare per ora

Green ha poi aggiunto: ”Ovviamente potrei anche forzare per giocare le prossime partite, ma non è ancora il momento di forzare. Sai, voglio giocare, voglio giocare con i miei compagni e voglio trovare il mio ritmo. Perciò non voglio ovviamente stare seduto a bordo campo, ma se questa è per ora l’opzione migliore, è ciò che farò.”

Tempi duri quindi per Draymond Green e i Golden State Warriors, che devono fare i conti anche con l’assenza pesante di Stephen Curry, fuori per un problema all’inguine sinistro almeno fino al 24 novembre.

Infortunio Draymond Green, Steve Kerr: “Periodo di riposo per Green”

Come riportato da Anthony Slater di The Athetic, coach Steve Kerr e lo staff medico dei Golden State Warriors avrebbero deciso di concedere a Draymond Green un “indeterminato” periodo di riposo, per permettere all’ex Difensore dell’Anno di smaltire del tutto l’infortunio all’alluce.

Draymond Green salterà dunque le trasferte di Dallas e San Antonio, ultime due tappe del “Texas Tour” dei bi-campioni NBA in carica.