Dwight Howard esercita la sua player option, rimarrà agli Wizards

Howard-Wizards: esordio stagionale a rischio per il big man di Washington

Dwight Howard eserciterà la sua player option da 5.6 milioni di dollari complessivi e rimarrà agli Washington Wizards per una seconda stagione.

A riportare la notizia e Zach Lowe di ESPN, che cita fonti interne alla squadra. Dwight Howard aveva chiuso già a novembre una delle stagioni più deludenti della storia recente degli Washington Wizards, a causa di un problema alla schiena che ha richiesto un intervento chirurgico.

Per Dwight Howard solo 9 partite nella stagione 2018\19 (12.8 punti e 9.2 rimbalzi a partita in 25.6 minuti d’impiego). Stagione chiusa con un record di 32-50 dagli Wizards, e funestata dai problemi fisici di John Wall e dagli stravolgimenti del roster (via Otto Porter Jr e Kelly Oubre Jr, dentro Bobby Portis, Trevor Ariza e Jabari Parker), e terminata con il licenziamento dello storico general manager Ernie Grunfeld.

In assenza di Howard, coach Scott Brooks ha trovato minuti di qualità dal secondo anno da Indiana University Thomas Bryant, in scadenza di contratto ed eleggibile per una qualifying offer annuale da 3 milioni di dollari.

Gli Wizards dovranno inoltre affrontare in estate le scadenze contrattuali di Bobby Portis, Jabari Parker (team option sul secondo anno di contratto dell’ex Chicago Bulls) e Tomas Satoransky.

Bradley Beal giura fedeltà ai Wizards: “Morirò con questa maglia”

Bradley-Beal-mercato

Bradley Beal e il suo futuro con i Washington Wizards sono stati argomenti molto spesso al centro dell’attenzione cestistica statunitense e non. Beal è stato spesso menzionato tra i candidati nelle potenziali trade della franchigia della capitale, e spesso sono sorti dei fraintendimenti.

 

Tutto è iniziato con il pessimo inizio di stagione degli Wizards, 8 sconfitte di fila all’esordio e i buoni propositi di stagione già falliti. Inoltre, oltre alla già pessima situazione di risultati, si uniscono infortuni a vari membri del team. John Wall in primis, che dopo essersi operato al tallone, si rompe il tendine d’Achille cadendo dalle scale di casa. Dopodiché è toccato a Dwight Howard, tormentato dai problemi alla schiena. Ciò ha portato il presidente della società a mettere tutti i componenti della squadra sul mercato, e a chiudere diverse trade a febbraio.

 

Anche Bradley Beal è stato accostato ad alcune squadre, Los Angeles Lakers e Toronto Raptors in primis, ma dopo aver giurato più volte fedeltà alla maglia, Ted Leonsis lo ha tolto dal mercato. Inoltre Leonsis ha anche dichiarato che i due all-star della squadra non si sarebbero mossi dalla capitale, portando Beal ad affermare i suoi pensieri una volta di più.

 

Bradley Beal: “Morirò con la canotta degli Wizards

 

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“Sono diverso da molte persone, odio i cambiamenti. Ha detto Beal a Chris Haynes di Yahoo Sports. “Odio cambiare. Sai, odio tutto ciò, se potessi morirei con la canotta degli Wizards al 100%. Finché arriverà quel giorno, mi godrò il contratto giorno dopo giorno. Se la franchigia vuole tenermi, rimarrò, se non vogliono, è stato bello”.

 

Beal ha poi aggiunto che apprezza la lealtà perché è così che è stato cresciuto, e ha promesso di continuare a dare tutto per il suo club.

 

“Alla fine della giornata, sono qui.” Ha detto Beal.Non penso che andrò da qualche parte e me lo hanno chiarito, e finché arriverà il giorno che dovrò cambiare canotta, combatterò duramente per ottenere un anello“.

Dwight Howard torna a Washington, rientro in campo più vicino?

infortunio howard

Dwight Howard tornerà a Washington per proseguire nella fase finale della riabilitazione dopo l’operazione alla spina dorsale dello scorso novembre.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic via Twitter, Howard farà ritorno a Washington nella giornata di mercoledì per sostenere le prime sessioni di allenamento, dopo aver ultimato la lunga fase di recupero e preparazione atletica post operatoria ad Atlanta, città natale del lungo 8 volte All-Star.

Lo scorso 30 di novembre, Dwight Howard si era sottoposto ad un intervento di micro-discectomia all’altezza della quarta e quinta vertebra lombare. Intervento necessario per risolvere i persistenti problemi al gluteo riscontrati dall’ex giocatore di Orlando Magic e Los Angeles Lakers dall’inizio della stagione 2018\19.

In sole nove apparizioni in maglia Washington Wizards, Dwigh Howard ha viaggiato a medie di 12.8 punti e 9.2 rimbalzi a partita, in 25.6 minuti d’impiego.

La prolungata assenza di Howard ed i diversi problemi di infortuni attraversati da Washington in questa stagione hanno aperto spazio e minuti di gioco per il secondo anno da Indiana Thomas Bryant. Il lungo ex Hoosiers ha viaggiato in stagione a 9.7 punti e 5.7 rimbalzi di media a gara, in 48 partite disputate (42 partenze in quintetto), con il 63% al tiro ed un ottimo 38.3$ al tiro dalla lunga distanza.

Il potenziale recupero di Howard potrebbe aiutare gli Washington Wizards (24-34) nel finale di stagione. Bradley Beal e compagni sono al momento 11esimi nella Eastern Conference, a 3 partite di distanza dai Detroit Pistons, oggi ottavi, e dietro a degli orlando Magic in serie positiva di 5 partite.

Wizards, Dwight Howard parla del suo infortunio: “Non sono finito e lo dimostrerò, il recupero una sfida”

Ottava giornata Dunkest NBA

Wizards, Dwight Howard sull’infortunio: “Non sono preoccupato, ci sono già passato”.

Il grande acquisto estivo degli Washington Wizards, che negli auspici del proprietario Ted Leonsis avrebbero dovuto competere per la semifinale di Conference, è stato sicuramente Dwight Howard.

Il lungo ex Orlando, Lakers e Atlanta era arrivato in estate da free agent dopo la risoluzione del suo contratto con Brooklyn nets, che a loro volta avevano acquisito l’ex Super Man dagli Charlotte Hornets via trade.

Per giocare a Washington, Howard ha accettato la sola mid-level exception da 5.3 milioni di dollari offertagli dal gm Ernie Grunfeld. La campagna 2018\19 di Dwight Howard è iniziata ai box per un problema muscolare ad un gluteo.

Howard ha fatto il suo esordio stagionale il 2 novembre scorso, contro gli Oklahoma City Thunder, ma nemmno un mese più tardi, il 30 novenbre, la notizia di un nuovo stop. Per Dwight, operazione chirurgica alla schiena, un intervento di microdiscectomia alla quarta e quinta vertebra lombare che lo terrà fuori dai giochi per almeno altri due mesi.

Dwight Howard sta affrontando le prime fasi della riabilitazione a casa sua, in Georgia. Candace Bucknee del Washington Post ha raccolto le parole dell’ex Magic, che ha spiegato la sua scelta di rimanere lontano da Washington in questa fase del suo persorso di recupero:

Se fossi rimasto a Washington con la squadra, avrei affrettato i tempi per la voglia di scendere in campo. I nostri dottori hanno adottato la soluzione migliore: mi hanno detto di andare a casa, rilassarmi e rimettermi in forma, per poi ritornare (a Washington, ndr) tirato a lucido ed andare alla caccia del titolo

– Dwight Howard sull’infortunio –

 

Howard non potrà fare rientro in campo prima di due o tre mesi:

Sarò pronto quando riuscitò a scendere in campo senza problemi. Non è questa la cosa che mi preoccupa, ci sono già passato e so cosa mi ci vuole per tornare ad essere quello di prima. Saltare, potermi gettare a terra su una palla vagante, tornare in piena forma. Mi sono sempre paciute le sfide. A 33 anni e dopo un’operazione alla schiena, un sacco di gente dirà: ‘E’ finito, è rotto’. Questa è una grande opportunità per me di dimostrare quanto questa gente si sbagli, e per dimostrare a me stesso che posso superare qualsiasi prova

Wizards, Dwight Howard rientrerà venerdì contro OKC

infortunio howard

Buone notizie per gli Washington Wizards visto che il rientro di Dwight Howard avverrà venerdì contro gli Oklahoma City Thunder. Per il centro sarà il debutto stagionale in regular season.

Il suo rientro sarà fondamentale per la franchigia visto che nonostante un calendario non troppo impegnativo, il record è di una vinta e ben sei perse dopo sette partite giocate.

Ritorno Dwight Howard: come cambia Washington

Il ritorno di Dwight Howard cambierà ovviamente il gioco di Washington che fino a questo momento era stata costretta ad utilizzare in quel ruolo Ian Mahinmi e Jason Smith, che di certo non sono al livello dell’ex Charlotte Hornets.

Col suo rientro il gioco dei Wizards sarà maggiormente spinto nel pitturato alla ricerca di punti facili che fino a questo momento sono mancati.

Howard era rimasto fuori in questo avvio a causa di un infortunio al gluteo dal quale, come riportato da Shams Charania di The Athletic, pare aver pienamente recuperato.

Il tre volte Defensive Player of the Year sarà fondamentale in fase di difesa come protettore al ferro ma anche in attacco, dando più soluzioni offensive a Wall & co. Da quando è entrato nella Lega come rookie, nella stagione 2004-05, Howard ha chiuso tutte le stagioni (14) con una doppia-doppia di media (punti+rimbalzi).

Howard-Wizards: esordio stagionale a rischio per il big man di Washington

Howard-Wizards: esordio stagionale a rischio per il big man di Washington

Howard-Wizards: esordio a rischio per il nuovo centro dei Wizards. Il big man di Washington ha accusato un problema alla schiena nel corso di una seduta di allenamento.

Howard-Wizards: le ultime sulle condizioni del big man di Washington

Una delle franchigie candidate ad un ulteriore salto di qualità nell’Eastern Conference sono certamente i Washington Wizards.

Il team della Capitale, dopo aver scambiato il big man Marcin Gortat in cambio della point-guard Austin Rivers ex Los Angeles Clippers, ha puntato fortemente sull’innesto dei veterani Jeff Green e Dwight Howard per risollevare la situazione in casa Wizards.

Alla vigilia della nuova stagione Nba, in programma il prossimo martedì notte con la palla a due tra Celtics-76ers, i Washington Wizards rischiano di dover far a meno proprio del nuovo centro arrivato dopo il taglio contrattuale con i Brooklyn Nets.

Stando a quanto riportato dal ‘Washington Post‘, Howard ha subito un problema fisico dopo dopo gli allenamenti svolti nel corso del fine settimana nel centro di allenamento dei Wizards.

A confermare lo stop muscolare del giocatore è stato anche lo stesso coach Jeff Brooks, che rischia seriamente di poter fare a meno dell’ex centro di Magic,Lakers ,Rockets,Hornets e Hawks per le prime uscite della nuova stagione Nba.

 

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Washington, Ted Leonsis ordina: “Wizards, niente più scuse, è ora di giocare!”

Ted Leonsis, proprietario degli Washington Wizards, fissa gli obiettivi stagionali per la sua squadra, in vista della prima palla a due ufficiale della stagione NBA 2018\19.

Come riportato da Chase Hughes di NBC Sports, secondo Mr Leonsis è arrivato il momento per gli Wizards di salire di livello, ed imporsi come forza principale nella Eastern Conference.

Dopo una stagione deludente, terminata con un’eliminazione al primo turno dei playoffs a seguito di una regular season da sole 43 vittorie, la squadra di coach Scott Brooks ha tentato in estate di rafforzarsi.

Dal mercato dei free agent sono arrivati veterani come Jeff Green e, soprattutto, Dwight Howard. Austin Rivers, arrivato via trade dai Los Angeles Clippers, è andato a rinforzare un reparto guardie ritenuto troppo debole, alle spalle di Bradley Beal e John Wall.

Wizards, Ted Leonsis: “Mi aspetto 50 vittorie e le finali di Conference”

Leonsis, magnate newyorchese trapiantato a Washington e proprietario di Wizards, Mystics, dei Capitals campioni NHL 2017 e – dal 2018 – dei Capital City Go-Go (franchigia d’espansione di G-League, affiliata agli Wizards), ritiene terminato per gli “stregoni” il tempo delle scuse.

Dobbiamo alzare le nostre aspettative. Dobbiamo raggiungere i playoffs. Mi piacerebbe vedere la squadra vincere 50 partite, e disputare le finali di Conference

– Ted Leonsis sugli obiettivi degli Wizards –

Leonsis divenne socio di maggioranza degli Washington Wizards nel 2010. Sotto la sua guida, gli Wizards hanno raggiunto la post-season nelle ultime 5 stagioni, senza mai però oltrepassare le semifinali di Conference ad est.

Scott Brooks
Scott Brooks, head coach degli Wizards dal 2016

Gli Washington Wizards 2018\19 potranno contare, oltre che sulle ritrovate condizioni fisiche del leader John Wall, su di un nuovo, avveniristico e costosissimo centro sportivo, la scintillante St. Elizabeths Entertainment & Sports Arena, che ha aperto ufficialmente i battenti lo scorso 22 settembre.

Il centro è provvisto di strutture all’avanguardia nel campo della medicina sportiva, una sala per la realtà virtuale e persino una camera a deprivazione sensoriale (si, proprio come quella di Homer Simpson!).

La “facility” sarà a disposizione di Wizards, Mystics e Go-Go. L’obiettivo di Mr Leonsis è quello di applicare alla pallacanestro capitolina il modello vincente già testato nell’hockey su ghiaccio.

Gli Washington Capitals beneficiano da anni di un moderno centro sportivo situato a Ballston, VA, e di un rodato sistema di affiliazione con squadre di diverse leghe minori:

Abbiamo dimostrato che non esiste alcuna maledizione sportiva, qui a Washington. Con pazienza, lavoro duro, dedizione totale e voglia di migliorarsi, si possono ottenere tanti risultati, e vincere (…) un investimento di tali proporzioni (la nuova facility, ndr) si rivela spesso un vantaggio enorme, da ad una squadra la possibilità di crescere assieme alla struttura

Washington Wizards, la situazione salariale

Gli investimenti di Ted Leonsis non si limitano alle sole strutture sportive. Gli Washington Wizards hanno attualmente il quarto “payroll” più alto della lega.

Bradley Beal, John Wall e Otto Porter, uno dei migliori backcourt della NBA

Il monte salari di Washington per la stagione 2018\19 supererà i 135 milioni di dollari. Dall’estate 2019 scatterà invece l’estensione da 170 milioni di dollari in 4 anni sul contratto di John Wall.

Per la stagione 2019\20, il salary cap degli Wizards sarà occupato quasi interamente dai soli contratti di Wall, Beal, Otto Porter e del lungo francese Ian Mahinmi.

In una tale situazione, sarà molto difficile per Washington trattenere alcuni tra i ben sette free agent prossimi venturi. In estate, Kelly Oubre Jr, Austin Rivers, Markieff Morris e Tomas Satoransky diventeranno unrestricted free agent.

Per Ted Leonsis è giunta l’ora che tali investimenti si traducano in risultati tangibili sul campo:

“Abbiamo uno dei monti salari più alti della NBA, i giocatori avranno da quest’anno un fantastico nuovo centro d’allenamento. La squadra è sana come mai nelle ultime stagioni. Dunque, cari Wizards, avete il vostro centro sportivo, un monte stipendi tra i più ricchi, avete persone qualificate che si occupano al meglio della vostra salute, della vostra alimentazione e quant’altro. Perciò, niente scuse. Giochiamo a Basket

– Ted Leonsis sprona gli Washington Wizards –

 

Washington Wizards, il proprietario: “Con Dwight Howard, avremo una bella squadra”

Ted Leonsis

Secondo Ted Leonsis, proprietario degli Washington Wizards, il roster della squadra della capitale per la stagione 2018\19 è “uno dei più profondi che abbiamo mai avuto”.

Gli Wizards di Scott Brooks hanno chiuso la stagione passata con una eliminazione al primo turno dei playoffs per mano dei Toronto Raptors. Durante una regular season da 43 vinte e 39 perse, minata dai problemi fisici di John Wall (ginocchio k.o. e stop di oltre due mesi) e da dissidi interni, una delle debolezze principali attribuite agli Washington Wizards è stata la poca profondità del roster. Coach Brooks ha spesso utilizzato una rotazione a 7-8 uomini, non riuscendo a trovare in giocatori come Tomas Satoransky, Tim Frazier o Ramon Sessions una quantomeno parziale alternativa a Wall.

In estate, gli Wizards sono dunque corsi ai ripari. Dal mercato dei free agent sono arrivati Jeff Green e soprattutto Dwight Howard. Dai Los Angeles Clippers è arrivato Austin Rivers, in cambio di Marcin Gortat. Il draft ha invece portato in dote la guardia-ala da Oregon Troy Brown Jr. scelto con la numero 15.

Le parole di Ted Leonsis sui nuovi Washington Wizards

Parlando a margine di un evento della sua “Monumental Sports & Entertainment Group“, Leonsis ha raccontato a Candace Buckner del Washington Post che: “Guardando al roster degli Wizards, penso che sia forse il più profondo che abbiamo mai avuto. La Eastern Conference sarà molto competitiva quest’anno, ma noi non siamo da sottovalutare. Credo che vedremo una gran bella squadra, quest’anno“.

La firma di Howard è stata l’operazione di mercato più importante. Dopo una buonissima stagione a Charlotte, Howard è stato spedito in estate ai Brooklyn Nets in cambio di Timofey Mozgov e scelte future (una mossa tesa a scaricare il pesante contratto dell’ex Orlando Magic). Rilasciato dai Nets, “Superman” ha quindi accettato i 5,3 milioni di dollari della mid-level exception offerti da Washington.

In campo, Howard rappresenta di certo un passo in avanti rispetto a Gortat. I dubbi sulla bontà della scelta riguardano la strabordante personalità di Dwight, ed il suo inserimento in un gruppo già in passato turbolento, e guidato da un tipo “tosto” come John Wall.

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Le  parole di Ted Leonsis su Howard

Ted Leonsis non vede in questo un problema: “Penso che sia un problema creato dai media, più che altro. (Howard) sarebbe potuto andare ovunque (…) è un giocatore che ha sempre ottenuto il massimo salariale, noi abbiamo usato una mid-level exception. Sarà una grande aggiunta alla nostra squadra, ha voluto venire qui e noi abbiamo bisogno delle sue qualità: può correre, andare a rimbalzo e difendere (…) lui ha comunque guadagnato il massimo grazie al buy-out (dei Nets, ndr), così, per la cifra abbiamo speso, credo sia stata la miglior presa possibile in quel ruolo“.

Il proprietario della franchigia di Washington DC passa quindi ai “voti” sull’operato del suo front office: “Penso che entrambi i front office (degli Wizards e dei campioni NHL 2018 Washington Capitals, di cui è proprietario) meritino una bella “A”. Quando la stagione finisce, ci si siede e ci si dice: ‘Questi sono i nostri prossimi obbiettivi’. Per gli Wizards, l’obiettivo era avere più equilibrio e più profondità per essere pronti in caso di infortuni (…) Dai centri alle guardie, ora abbiamo una panchina che può segnare tanti punti, e credo che potremo avere una rotazione anche a 10 o 11 uomini“.

 

 

Washington Wizards: a Est può essere (finalmente) il loro anno?

Manuale Washington Wizards: può essere Howard un'aggiunta importante?

I tifosi dei Washington Wizards, da qualche stagione, sono fiduciosi che la loro squadra possa fare bene, guidata da talenti come John Wall e Bradley Beal, oltre che da buoni o ottimi gregari. Eppure qualcosa va sempre storto: quel passo finale, quello che porta alle finali di Conference, non viene mai compiuto, vuoi per sfortuna (gli infortuni di Wall), vuoi per demeriti (la fragilità dello spogliatoio). Comunque la si voglia vedere, i proclami non sono ciò che rende grande una franchigia, perché a parole è sempre tutto facile (che saggezza per colui che disse che “tra il dire e il fare…”), ma i fatti sono spesso una storia molto differente. A volte, d’altronde, capita anche che gli dei della pallacanestro premino la perseveranza, in questo caso dei Wizards e di tutto l’Est in generale: hanno condotto, per la prima volta, il dominatore LeBron James nella Conference occidentale, lasciando quella orientale priva del suo padrone incontrastato. Un’occasione unica per Boston, per Toronto, per Philadelphia e per i Maghi (astenersi scettici) della capitale, che hanno avuto la prontezza di muoversi bene sul mercato, pur optando per qualche scommessa.

WASHINGTON WIZARDS: LA SCOMMESSA HOWARD

Sacrificato Marcin Gortat sull’altare di un’efficiente riserva di John Wall, ossia Austin Rivers, ai Washington Wizards serviva necessariamente un pivot titolare. Doveva essere un giocatore esperto, buon difensore e, soprattutto, capace di giocare il pick and roll con efficacia: l’occasione di Dwight Howard, appena tagliato dai Nets, era la migliore sul mercato ed è stata prontamente colta. L’ultima stagione trascorsa agli Hornets parla di cifre di tutto rispetto per Superman: 16.6 punti e 11.2 rimbalzi, che confermano il trend positivo che aveva ritrovato già in quel di Atlanta. Rispetto a Gortat, Howard porta a Washington una maggiore dose di atletismo ed esplosività, quelle caratteristiche da rim protector che ai Wizards tanto necessitano per fare un deciso salto di qualità nel pitturato.

Per i Wizards le capacità di difendere il ferro di Howard possono essere una manna dal cielo.

Altro aspetto sicuramente rilevante potrà essere il fatto che il lungo ex Orlando troverà un playmaker con caratteristiche simili a Kemba Walker, con cui tanto si è trovato bene a Charlotte: anche Wall, infatti, ama attaccare il ferro e costruire per sé e per i compagni dal proprio incredibile uno contro uno. Howard potrà lavorare sui suoi scarichi, sui pocket pass e sui rimbalzi offensivi generati dai necessari aiuti difensivi, sfruttando anche lo spazio aperto da tiratori notevoli sul perimetro, quali Beal, Morris e Porter. Il vero dubbio può essere la sua condizione mentale, vera limitazione ad una carriera che prometteva decisamente meglio; starà a coach Brooks saperne sfruttare al meglio le caratteristiche, con la consapevolezza di avere in mano un centro che potrebbe essere il tassello decisivo di un quintetto già molto interessante.

 

Howard sa lavorare bene d’intesa coi compagni in ambito pick and roll.
 

JEFF GREEN E LA SINDROME DELLA PANCHINA

La sindrome della panchina affligge i Washington Wizards da ormai diverse stagioni ed è sovente il motivo che impedisce loro di superare l’ostacolo che li separa dalle franchigie dell’élite della Lega. E’ una panchina troppo corta e spuntata sotto il profilo offensivo, incapace di offrire minuti di qualità. Se il problema del playmaker di riserva è stato ovviato dall’arrivo di Austin Rivers, mancava ancora un giocatore in grado di produrre punti mentre i titolari si riposano. La chance si è presentata con la scadenza del contratto di Jeff Green con i Cavaliers. Altro giocatore esperto, che ha avuto una carriera ricca di alti e bassi, capace però di ritrovare un ruolo preponderante nell’ultima stagione. I 10.8 punti in uscita dalla panchina parlano chiaro: il talento di Green non è scomparso e può far solamente comodo alla truppa di coach Brooks, che si avvale così di un giocatore anche duttile, che può fungere anche da ala forte in situazioni di quintetti piccoli, casistica in cui coach Lue lo ha utilizzato con frequenza. Anche qui a far la differenza sarà l’aspetto psicologico, per un giocatore che ha fatto fatica a ritrovarsi dopo un delicatissimo intervento al cuore, ma che ora pare aver ritrovato fiducia.

 

Nella Eastern Conference il Re ha lasciato sguarnito il suo prestigioso trono, aprendo un’interessante corsa alla sua conquista. Con le giuste mosse tecnico-tattiche anche i Washington Wizards possono inserirsi in questa nobile ed incerta competizione, per mantenere finalmente quelle promesse ormai troppo vacue fatte ai loro tifosi e per ritrovare l’amore di una città tanto severa quanto paziente. Nella capitale il momento può e deve essere ora, la stagione 2018/2019.

 

Dwight Howard: ‘Westbrook non sa giocare di squadra’

Westbrook-MVP-Dwight Howard-rimonta OKC-Westbrook Paul George

Il centro dei Charlotte Hornets Dwight Howard pensa che il problema più grande dell’ultima stagione degli Oklahoma City Thunder sia stata l’incapacità di Westbrook di coinvolgere Carmelo Anthony e Paul George in attacco.

Ospite a “Get Up” di ESPN, Howard ha detto che dei Big 3 dei Thunder, Westbrook doveva sacrificarsi di più per il miglioramento della squadra e non pensare solo a sé stesso: “Direi Russ, perchè Russ ha la palla il maggior numero di volte nelle sue mani. E ho guardato Carmelo e Paul George a volte, erano semplicemente lì in piedi a guardare.” ha detto Dwight Howard “A fine partita penso sempre che la palla sarebbe dovuta finire di più nelle mani di Carmelo perché è più di un semplice scorer. Paul George è quel giocatore che ti fa prendere tra i 20 e i 30 punti tra il primo e il terzo quarto.”

Sep 25, 2017; Oklahoma City, OK, USA; Oklahoma City Thunder forward Paul George (13), guard Russell Westbrook (0) and forward Carmelo Anthony (7) pose for photos during the Oklahoma City Thunder Media Day at Chesapeake Energy Arena. Mandatory Credit: Mark D. Smith-USA TODAY Sports ORG XMIT: USATSI-363579 ORIG FILE ID: 20170925_kek_ax3_059.JPG

Cosa deve fare Westbrook per Dwight Howard?

Secondo Dwight Howard, Westbrook dovrebbe lasciar giocare di più i compagni e non condizionare il loro gioco.

“Russ deve solo aiutare i compagni a essere coinvolti fin da subito in partita e semplicemente lasciarli giocare. A questo punto della carriera ha fatto di tutto dal punto di vista individuale, si è preso tutti gli elogi. Ma ora dovrebbe solo rendere migliore chi gli sta intorno. Dovrebbe giocare di squadra, non semplicemente facendo assist”

Westbrook ha concluso la regular season terzo nella lega per usage percentage (33,2) dietro a LeBron James e Joel Embiid, tenendo alta la sua reputazione di guardia dominante.

Anthony ha tirato solo il 28.9% dei 76 tiri presi nei momenti cruciali. Per quanto riguarda George, ha concluso la stagione con una media di 4 tiri a partita in meno rispetto a Westbrook, ma un solo tiro di media in meno rispetto alla stagione precedente.

Charlotte Hornets: la redenzione come unica via per il futuro

Raccontano che all’inferno ci sia un girone anche per gli Charlotte Hornets. Che senso ha questa dichiarazione? Teoricamente nessuno, ma se Dante fosse tra noi capirebbe perfettamente. E dato che tiriamo fuori un grande della letteratura, perché non scomodare anche la franchigia di uno dei più grandi sul campo da pallacanestro (ci scuserà Sua Maestà Jordan, ma dietro la scrivania servono ancora diversi e sensibili miglioramenti)? La franchigia di MJ merita un posto agli Inferi per un motivo davvero ovvio: sta commettendo un grave peccato, verso se stessa e i propri tifosi, e questo si chiama ignavia. Questa altro non è che l’incapacità, o meglio, la mancata volontà di prendere una decisione, di schierarsi da una parte.

E in NBA, per sopravvivere e proseguire nei cicli cestistici, bisogna scegliere: stare col partito di chi perde per rinascere o in quello di coloro che vincono perché si sono migliorati per riuscirci. “In medio virtus” risponderebbero i latini, ma nella pallacanestro questo non vale, semplicemente per il fatto che qualcuno deve vincere e qualcun altro deve perdere; eppure gli Hornets hanno scelto la mediocrità: troppo forti per dedicarsi al tanking, troppo deboli per partecipare al ballo della postseason.

Hornets
Micheal Jordan, ex giocatore dei Bulls ed attuale proprietario dei Charlotte Hornets.

Ma ora basta con la retorica, entriamo nei fatti in maniera netta. Non si può sperare di essere una squadra vincente senza che le stelle abbiano attorno un buon supporting cast. La nota positiva della stagione degli Hornets è sicuramente il letale asse Kemba Walker-Dwight Howard, ritrovato. I due hanno segnato rispettivamente 22.1 e 16.6 punti di media; il primo vi ha aggiunto 5.6 assist, il secondo oltre 12 rimbalzi, ribadendo quanto la squadra dell’ormai ex coach Clifford abbia nella fisicità un punto molto forte (terzi per rimbalzi a partita). Dopo le due star? Jeremy Lamb, Nicholas Batum e Frank Kaminsky sono gli unici altri giocatori in grado di andare in doppia cifra, ma nessuno dei tre oltre i 12.9 punti. Poi viene il deserto per una squadra priva di talento dalla panchina e che fatica a distribuire il pallone. D’altronde è normale arrivare a stento a 21 assist medi quando si è in pochi a saper buttare la boccia nel cesto. Si parla di un attacco medio (tredicesimo per punti su 100 possessi con 107), ma molto mal distribuito e spesso prevedibile, costretto ad affidarsi ai giochi a due tra Walker ed Howard.

Capitolo difesa: i dati dicono che questi Hornets sanno difendere eccome, sussiste solo un piccolo, ma nemmeno troppo, intoppo, cioè che non lo fanno con costanza. I punti subiti su 100 possessi sono appena 101.7 nelle 36 vittorie; ma il numero si gonfia fino a un miserevole 110.7 nelle 46 sconfitte, una differenza troppo netta. Il roster è sicuramente ricco di buoni ed anche ottimi difensori, tanto sul pallone quanto lontano da esso e anche chi subentra ai titolari è in grado di portare il proprio mattone in difesa. E i dati di cui sopra rendono chiaro come questo sia l’ago della bilancia (almeno quello primario) per la crescita di Charlotte: trovare una costanza difensiva nell’arco della stagione. E per fare ciò fondamentale risulterà anche la scelta del coach, con il nostro (ogni tanto è bello difendere la patria) Ettore Messina che pare il profilo giusto.

Non solo scegliere bene il coach, ma anche gli uomini a roster. E l’unico modo per cambiare qualcosa saranno le trade, in quanto gli Hornets non hanno giocatori, tra quelli in rotazione, in scadenza di contratto. E allora è necessario prendere una posizione palese e impostare scambi in base a quella: l’idea dovrebbe essere il rinforzo del supporting cast, per costruire un meccanismo intorno all’immenso talento di Walker e Howard e ad una difesa (sempre!) solida. Lo chiede la città, lo chiedono i tifosi, lo chiede lo spietato meccanismo NBA: gli Charlotte Hornets sono incappati in un peccato grave, l’unica via per un futuro brillante si chiama redenzione.

Centri rivelazione: da Drummond a Capela, passando per Adams

In questo inizio di stagione possiamo notare che si stanno affermando dei centri rivelazione, ovvero dei pivot che stanno andando oltre le aspettative affermandosi  delle pedine importantissime del proprio roster. Mentre qualche decennio fa la maggior parte delle squadre avevano dei centri in grado di fare la differenza e di spostare gli equilibri di una squadra, questa tradizione si era un po’ persa negli ultimi anni affidando spesso e volentieri le sorti della squadra al proprio backcourt. Questo per mancanza di centri validi o per lo sviluppo della pallacanestro moderna, tendente allo spettacolo e ad un ritmo sempre più elevato, fattore che danneggia sicuramente i lunghi. Al giorno d’oggi sembra che stiano tornando di moda i centri come pedine importanti della propria squadra, visto che sono vari i centri rivelazione che stanno trascinando le proprie squadre verso una buona regular season; ovviamente il basket si è evoluto e quindi anche i lunghi si sono dovuti adattare al basket moderno, di conseguenza non sono paragonabili con i grandi centri del passato, ma come impatto e come importanza nelle proprie squadre forse potrebbero esistere alcuni paragoni, magari tra qualche anno quando questi centri rivelazione si saranno affermati a grandi livelli. Ora andiamo a vedere di chi stiamo parlando:

Andre Drummond

 

Drummond è sempre più leader dei Detroit Pistons.

Il centro dei Detroit Pistons dopo aver fatto intravedere le proprie potenzialità qualche anno fa si era perso, iniziando una vera involuzione; quest’anno però sembra essere tornato ad essere un giocatore importantissimo, anche migliore di quello di qualche stagione fa: infatti Andre sta viaggiando con delle cifre stratosferiche. Le sue medie sono di 14.7 punti, 15.3 rimbalzi e ben 4 assist di media, con anche 1.6 palle recuperate e 1.2 stoppate a partita. Inoltre sembra aver aggiustato i suoi problemi dalla lunetta, visto che lo scorso anno tirava i liberi col 38% mentre quest’anno li tira con il 62%. Ovviamente è il leader della sua squadra-

Steven Adams

Uno dei centri rivelazione: Steven Adams
Steven Adams con il suo vecchio look.

Adams è sempre stato considerato un buon centro difensivo, ma in questa regular season oltre ad affermarsi come uno dei migliori centri difensivi della lega, sta anche offrendo un ottimo contributo nella metà campo offensiva, sfruttando lo spazio che trova nelle difese avversarie che si concentrano maggiormente su Westbrook, Anthony e George. Infatti specialmente nelle ultime partite il centro neozelandese sta avendo un grande impatto anche nella parte offensiva del gioco, portando delle cifre notevoli; le sue medie stagionali sono di 13.4 punti, 8.4 rimbalzi, 0.8 assist, 1.4 palle rubate e 1 stoppata a partita, ottime cifre per essere un quarto violino offensivamente parlando.

Dwight Howard

 

Howard sta dando una grossa mano agli Hornets.

Dopo gli ultimi anni un po’ anonimi per Superman soprattutto parlando di atteggiamento e di grinta, Howard sembra stia tornando ad essere un ottimo centro, in quanto sta avendo una regular season più che positiva con i suoi Charlotte Hornets: infatti il centro americano garantisce solidità difensiva, verticalità, rimbalzi e punti, in quanto viaggia con una media  15.7 punti, 12.4 rimbalzi, 1.4 assist e 1.3 stoppate. Inoltre sembra stia aggiungendo al suo repertorio offensivo anche un decente uno contro uno fronte a canestro sfruttando la sua rapidità sicuramente maggiore rispetto agli altri centri. Ottima aggiunta e piacevolissima sorpresa in casa Hornets.

Nikola Vucevic

Nikola Vucevic, uno dei centri rivelazione
Nikola Vucevic, uno dei centri rivelazione di questa annata.

Il centro montenegrino sta avendo una stagione esaltante, specialmente nell’inizio di stagione ottimo dei suoi Orlando Magic, ma continuando a sfornare ottime prestazioni anche in quest’ultimo periodo in cui i Magic sembrano non poter vincere più. Infatti Vucevic sta regalando prestazioni con anche più di 30 punti, andando anche spesso e volentieri in doppia doppia; le sue medie stagionali sono di 17.4 punti, 9.2 rimbalzi e ben 3.3 assist, aggiungendo anche una palla rubata e 1.2 stoppate nella metà campo difensiva. Fin’ora forse la sorpresa più grande della regular season parlando di centri.

Clint Capela

 

Capela è una delle chiavi del sistema dei Rockets.

Il centro degli Houston Rockets si sta affermando come un giocatore utilissimo all’interno del sistema Rockets, perché garantisce molta verticalità e difesa ed allo stesso tempo offre un buon contributo nella metà campo offensiva, facendosi trovare pronto sugli scarichi vicino al ferro di James Harden e Chris Paul. Capela viaggia con 13.1 punti, 11.2 rimbalzi e 1.3 assist di media per partita, mentre nella metà campo difensiva ha 0.8 palle rubate e 1.7 stoppate di media, dunque uno dei migliori stoppatori della lega. In ogni partita, il suo apporto è oro per i Rockets