76ers, Joel Embiid (ginocchio) in dubbio per l’esordio ai playoffs? Brand: “Esiste questa possibilità”

Dunkest NBA 2018-2019

Elton Brand, General manager dei Philadelphia 76ers, teme che Joel Embiid possa non essere pronto per l’esordio ai playoffs.

I Sixers affronteranno i Brooklyn Nets di D’Angelo Russell, ma esiste la possibilità che Embiid non sia pronto per la prima partita, come riportato da Michael Lee di The Athletic.

Sono ottimista” Così Elton Brand “Penso che (Embiid, ndr) potrebbe farcela. Tuttavia al momento esiste la possibilità che possa saltare gara 1“. Gli ultimi due mesi di stagione regolare di Joel Embiid sono stati caratterizzati da un problema di tendinite al ginocchio sinistro.

I Philadelphia 76ers hanno usato con la star camerunese ogni cautela, fermandolo dopo l’All-Star Game di Charlotte per ben due settimane nel tentativo di risparmiare a Embiid minuti e carichi di lavoro extra in una stagione da massimo in carriera in punti (27.5), rimbalzi (13.6) e assist (3.7) in 64 partite disputate.

 

Che esordio per i nuovi 76ers, Elton Brand: “Harris il giocatore giusto. Titolo NBA, il momento è ora”

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Vittoria di prestigio per i nuovi Philadelphia 76ers, che salutano l’esordio di Tobias Harris battendo i Denver Nuggets di Nikola Jokic al Wells Fargo Center di Philadelphia.

 

117-110 il risultato finale per gli uomini di coach Brett Brown. Ai Nuggets non bastano il ritorno a pieno regime di Jamal Murray (ritornato in campo mercoledì a Brooklyn dopo sei gare d’assenza) e la consueta tripla doppia di Nikola Jokic (27 punti, 10 rimbalzi e 10 assist).

 

Coach Mike Malone deve ancora rinunciare a Gary Harris (guai muscolari), fuori anche Paul Millsap. Per i Sixers abili e arruolati invece i nuovi acquisti Tobias Harris, Mike Scott, Boban Marjanovic, James Ennis e Jonathon Simmons.

 

 

Brett Brown schiera in quintetto l’ex Clippers Harris, al fianco di Joel Embiid, Jimmy Butler, Ben Simmons e J.J. Redick. L’esordio del super- quintetto dei 76ers è di quelli da ricordare: i cinque titolari dei Sixers segnano 97 dei 117 punti finali della squadra, Redick segna 6 delle 7 triple tentate ed un Jimmy Butler aggressivo si guadagna ben 14 tiri liberi, e chiude con 22 punti, 7 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi difensivi, senza palle perse.

 

Palle perse che arrivano invece a pioggia da Ben Simmons (9 in totale), mentre Harris chiude la sua prima gara in maglia 76ers con 14 punti e 8 rimbalzi in 32 minuti d’impiego. Philadelphia tira con il 50% dal campo (10 su 22 al tiro da tre punti) e con il 90.6% ai tiri liberi, ma prevale solo nel quarto periodo dopo tre quarti chiusi in assoluta parità.

 

 

Esordio felice per la squadra e per il GM Elton Brand, artefice e “primo responsabile” del profondo restyling dei Sixers, ora pronti – secondo l’ex giocatore di Chicago Bulls e Los Angeles Clippers – a puntare al bersaglio grosso.

 

Philadelphia 76ers, Elton Brand: “La finestra per il Titolo è aperta ora”

Brand non ha dubbi: “Abbiamo la possibilità di competere fino in fondo, e le nostre mosse vanno in questo senso“.

 

Giunti all’anno V dell’era “The Process”, i Philadelphia 76ers hanno deciso di ipotecare buona parte della futura “forma” della squadra, sacrificando scelte future (tante, ben sei tra prime e seconde scelte) e colui che solo un anno e mezzo addietro fu la prima scelta assoluta al draft NBA (Markelle Fultz, volato ad Orlando) per arrivare a giocatori subito pronti a scortare i due gioielli di casa Joel Embiid e Ben Simmons fino alla finale NBA.

 

Jimmy Butler e Tobias Harris saranno free agent a fine stagione. La ferma intenzione del management dei 76ers è quella di trattenere entrambi con accordi pluriennali, e subentrare ai Golden State Warriors (che dalla prossima stagione potrebbero non schierare più Kevin Durant) nella gerarchia NBA a suon di “star power” e pericolosità offensiva.

 

Quando si presenta l’occasione di aggiungere un giocatore del genere (Tobias Harris, ndr), bisogna coglierla. Harris era il giocatore al quale volevamo arrivare, qualora la sua ex squadra lo avesse messo sul mercato. Sappiamo che Harris potrà inserirsi benissimo nel nostro sistema (…) Embiid e Simmons sono migliorati tantissimo in sole due stagioni, l’opportunità è oggi. Ne abbiamo discusso, ed abbiamo deciso che non avremmo potuto attendere oltre, perché la finestra per il Titolo NBA è aperta ora e nessuno può sapere per quanto questa rimarrà aperta (…) ho ricevuto ogni assicurazione da parte della proprietà sul fatto che saremo in grado di trattenere sia Butler che Harris, alla cifra che sarà necessaria. C’è ancora tanta strada da fare, tutto può accadere ma l’intenzione è quella di tenere questo gruppo assieme per tanti anni (…) oggi quattro delle migliori cinque squadre NBA sono ad Est, saremo pronti ad affrontare chiunque

 

– Elton Brand sui Philadelphia 76ers –

 

Philadelphia 76ers alla ricerca di un lungo per completare il roster

I Philadelphia 76ers sono alla ricerca di un lungo, che vada a coprire l’ultimo spot disponibile a roster e che vada a rafforzare il reparto lunghi della squadra allenata da coach Brett Brown.

Come riportato da Serena Winters, reporter di NBCS, il GM dei 76ers Elton Brand avrebbe espresso “la necessità” per la squadra di aggiungere un uomo d’area a roster, tramite trade o guardando al mercato degli “svincolati”.

I Sixers (22-12) non avrebbero in ogni caso fretta di muoversi. Il rookie Zhaire Smith ed il secondo anno Justin Patton (arrivato da Minnesota assieme a jmmy Butler) sono ancora fermi per infortunio.

Il lungo ex Creighton, scelto dai Twolves (via Chicago Bulls) con la 16esima chiamata al draft NBA 2017, ha dichiarato recentemente a Noah Levick di NBCSports.com di “voler tornare disponibile entro la fine della stagione”, sebbene al momento non esistano tempi certi per il rientro dopo la frattura al piede sinistro riportata in settembre.

Patton ha speso gran parte della stagione 2017\18 con gli Iowa Wolves in G-League.

Alle spalle di Joel Embiid, il reparto lunghi dei Philadelphia 76ers è al momento forte di Mike Muscala, Amir Johnson, del rookie Jonah Bolden e di Wilson Chandler. La panchina dei Sixers si è rivelata spesso il punto debole per Ben Simmons e compagni, soprattutto dopo la trade che ha portato Butler a Philadelphia.

Markelle Fultz, il “precedente” di Evan Turner ed il dilemma dei 76ers

Markelle Fultz, la speranza di Phila

A cercare bene, e senza andare troppo lontano con la memoria, i Philadelphia 76ers hanno già vissuto una situazione non dissimile da quella odierna di Markelle Fultz.

L’analogia funziona solo se tralasciamo (facile a dirsi, meno a farsi) i problemi fisici di Fultz – problemi che hanno finalmente un nome ed un cognome – e se ci dedichiamo alle prospettive di mercato per i Sixers.

Il primo anno e spiccioli di carriera di Markelle Fultz è stato un sincero flop. Al netto dei problemi al tiro, il prodotto di Washington ha dimostrato in campo solo per brevi tratti il devastante potenziale atletico e fisico di cui disporrebbe, e per tratti più ampi tutta l’immaturità istintiva del proprio gioco.

In queste ore, i Sixers si stanno sostanzialmente interrogando su cosa fare con Markelle Fultz. Una trade ora difficilmente porterebbe a Philadelphia una contropartita adeguata per un giocatore scelto solo 16 mesi fa con la chiamata numero 1. E i Sixers, che dopo l’arrivo di Jimmy Butler puntano alla – quantomeno – finale di Conference, potrebbero aver terminato il tempo degli esperimenti.

Il famoso “The Process” (noto anche come “perdere e perderemo” presso altro domicilio) ha portato in questi ultimi anni un mare di scelte di prima qualità a Philadelphia. Michael Carter-Williams, Jahlil Okafor, Nerlens Noel, Joel Embiid, Ben Simmons.

Prima di questi, un altro giocatore – tutt’oggi in attività – fu considerato all’epoca del suo arrivo il salvatore della patria. Per essere poi salutato tempo dopo senza troppe cerimonie.

Evan Marcel Turner da Ohio State.

76ers, Markelle Fultz ed il precedente Evan Turner

 

Nel 2009\2010 atleta dell’anno nella Big Ten, primo quintetto All-NCAA, finalista per il Bob Cousy Award e in due parole un gigante tra i bambini al “piano di sotto”, Turner fu seconda scelta assoluta al draft 2010 per i Philadelphia 76ers, dietro a John Wall ma davanti a DeMarcus Cousins, Paul George e Gordon Hayward, tre futuri All-Star.

Nove anni dopo, alzi la mano chi si ricorda dei 3 anni e mezzo passati da Evan Turner a Phila. 7.2 punti a partita in una squadra da 41-41 il primo anno, 9.4 in una squadra da 35-31 (lock-out) e con Andre Iguodala, Jrue Holiday ed Elton Brand al secondo anno, 13.3 in una squadra da 34-48 al terzo anno.

La stagione 2013\14 dei Sixers fu una delle più fallimentari campagne NBA recenti. 19-63 di record, 5-32 nelle ultime 37 partite all’insegna del “tanking” più sfrenato. Evan Turner trovò minuti e possessi e condusse una stagione da 17.7 punti e 6 rimbalzi a partita nel nulla più desolante (qui il roster di quei 76ers).

Il 20 febbraio 2014, l’ex seconda scelta al draft NBA 2010 venne spedita ad Indiana in cambio del contratto di Danny Granger (!) ed una futura seconda scelta. La solida carriera di Evan Turner sarebbe poi proseguita verso una scazzottata con Lance Stephenson, Boston Celtics e – finalmente – i Portland Trail Blazers.

Come riportato da Keith Pompey del Philadelphia Inquirer, durante la stagione 2013\14, dei Sixers in completa ricostruzione e motivati ad aprire campo e minuti per Michael Carter-Williams (come passa il tempo) indugiarono su Turner, rifiutando offerte non eccezionali, ma migliori dello scambio che spedì l’ex Ohio State ai Pacers all’ultimo minuto prima della trade deadline.

Oggi, pensando a Markelle Fultz, anche ottenere in cambio un contratto in scadenza come quello di Granger (un quinquennale da 60 milioni di dollari) pare troppo. Una stagione buttata – la prima – ed una iniziata discretamente ma presto deragliata – la seconda, potrebbe essere tutto quello che sarà rimasto di Fultz a Philadelphia tra mille anni, a fine carriera dell’ex Washington Huskies.

ll dilemma del giorno in casa Sixers è questo. Rinunciare ora a Fultz e ottenere ciò che “passa al convento”, o tentare un difficile recupero psico-fisico dell’atleta, sapendo che ne mancherebbe con ogni probabilità il tempo? I Philadelphia 76ers visti di recente, quelli con Jimmy Butler ai box, sono apparsi parecchio corti. E la panchina di coach Brett Brown avrebbe un gran bisogno di un Markelle Fultz abile e arruolato, nonostante i limiti.

La deadline del 7 febbraio è lontana ma si avvicina, ed i tempi di recupero di Fultz sono un mistero (3-6 settimane di terapie per la “TOS” dice l’Anatomia del Gray, out a tempo indeterminato dicono i Sixers).

Un rinvio ad maiora della questione Fultz potrebbe persino far rimpiangere al GM dei 76ers Elton Brand Danny Granger ed il suo contratto.

“Qui si gioca per il titolo NBA” Philadelphia, ti presento Jimmy Butler

Conferenza stampa di presentazione per Jimmy Butler, alla presenza del General Manager dei Sixers Elton Brand.

Il 4 volte All-Star ed il lungo ex Creighton Justin Patton sono arrivati a Philadelphia a seguito di una trade che ha spedito Dario Saric, Robert Covington e Jerryd Bayless a Minneapolis.

L’obiettivo conclamato ed immediato dei Philadelphia 76ers è la caccia alla finale NBA, che manca nella Città dell’Amore Fraterno dal 2001, dai tempi di Allen Iverson.

Le prossime settimane saranno decisive per capire quanto e come Butler saprà inserirsi in quella che coach Brett Brown ha definito “una cultura di pallacanestro incentrata su difesa e durezza mentale“.

L’ex Twolves si giocherà da qui a – perlomeno – maggio le proprie chance di ottenere l’agognato “supermax contract” da 190 milioni di dollari in 5 anni. Cifra che i 76ers potranno offrirgli a partire dal prossimo 1 luglio.

Ci siamo guadagnati una ‘finestra’ per tentare l’assalto al titolo. Ed è fondamentale per noi fare tutto ciò che è in nostro potere per capitalizzarla. Avevamo la necessità di portare un’altra stella in squadra (…) per fare l’ultimo passo e riportare il titolo NBA in città. Gli obiettivi di Jimmy coincidono con i nostri

– Elton Brand su Jimmy Butler –

Jimmy Butler esordirà stanotte alla Amway Arena di Orlando, per la sfida tra 76ers e Magic.

Jimmy Butler: “Tutti i pezzi andranno al loro posto, si gioca per il titolo”

Un Jimmy Butler al solito sicuro di sè, al limite della spavalderia, ha parlato dei suoi obiettivi, delle sue impressioni sulla sua nuova squadra, e del suo ruolo nei Philadelphia 76ers che verranno:

Quando giochi con ragazzi che conoscono la pallacanestro, come qui a Philadelphia, tutto si incastra alla perfezione. Non finiremo per pestarci i piedi, gli ruoli per tutti qui non cambiano, ciascuno dovrà continuare a svolgere il proprio lavoro, ad essere lo stesso giocatore di sempre. Sarà un successo (…) sono entusiasta all’idea di giocare con Ben (Simmons, ndr) e Joel (Embiid, ndr). Suona proprio bene. L’obiettivo è vincere il titolo. Si gioca per quello, e per nient’altro

– Jimmy Butler si presenta a Philadelphia –

Butler ha aggiunto: “Condividere il campo con Simmons ed Embiid? Non credo sarà un problema, sono molto bravo nel distribuire il pallone e giocare lontano dalla palla. Troveremo presto il modo di convivere

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Andrew Wiggins e Jimmy Butler

La nuova situazione in cui Jimmy Butler si trova a doversi muovere oggi ricorda per alcuni aspetti la situazione che l’ex Chicago Bulls trovò al suo arrivo a Minneapolis, poco più di 12 mesi fa.

Una squadra giovane, reduce da anni di paziente e difficile lavoro di ricostruzione, ed imperniata su un tandem di giovani talenti (Karl-Anthony Towns e Andrew Wiggins).

La vulgata vuole che Butler avesse mal accolto la – a suo dire – scarsa etica lavorativa e dedizione dei due. Cosa che ha presto reso impossibile per il prodotto di Marquette considerare una permanenza a lungo termine a Minnesota, nonostante la presenza del suo amato coach Tom Thibodeau.

Non penso di essere un cattivo compagno di squadra, ma la gente legge queste cose e finisce per crederci. Ritengo di essere un meraviglioso (‘incredible’ è la parola usata da Jimmy, ndr) essere umano e compagno di squadra, e tutti qui avranno modo di scoprirlo (…) credo che se un mio compagno dovesse avere un problema con me, verrebbe a dirmelo. Quindi, a meno che in tutti gli spogliatoi in cui sono stato finora tutti fossero incredibilmente falsi, non credo di aver mai avuto un singolo problema con nessuno

Elton Brand: “Trade facile, il nostro un ambiente vincente”

Elton Brand è consapevole di aver portato a Philadelpha un giocatore estremamente competitivo ed esigente, con se stesso e con gli altri:

Jimmy si fa voler bene nello spogliatoio, ed in campo è estremamente esigente, vuole solo vincere. Io non ho alcun problema con ciò, la nostra franchigia non ha alcun problema con ciò, i nostri giocatori meno che mai, perché sono loro i primi a voler vincere, sopra ogni altra cosa. E’ stata una trade facile da architettare, con tali premesse

Brand ha poi proiettato la permanenza di Butler oltre il termine della stagione 2018\19. L’ex Twolves ha intenzione di non esercitare l’opzione sull’ultimo anno di contratto (circa 19 milioni di dollari), per negoziare con il front office dei 76ers un’estensione al massimo salariale.

Spero che Jimmy possa trovarsi bene, qui. Spero che si possa vedere sin da subito una buona intesa, sappiamo che tipo di talento sia Butler. Jimmy è una superstar, non vediamo l’ora di poter avviare i colloqui per trattenerlo qui a lungo, ma per adesso non è ancora il momento

Jimmy Butler: “A Minnesota non ha funzionato”

Butler ha dedicato un passaggio della sua conferenza stampa ai Minnesota Timberwolves ed al suo ex coach Tom Thibodeau:

Tom è il mio ‘socio’, non è un segreto. Mi è dispiaciuto vederlo coinvolto in tutto quello che è successo. Lui sa come sono andate veramente le cose. Io ho un gran rispetto per lui, per i Minnesota Timberwolves e per tutti i giocatori. Le cose non hanno funzionato, semplicemente. Fa parte del gioco, fa parte della vita. Gli auguro comunque il meglio, e con loro ci sarà sempre un rapporto

– Jimmy Butler su Tom Thibodeau –

La trade ha lasciato i Philadelpha 76ers con un posto ancora disponibile a roster per coach Brett Brown.

Elton Brand cercherà di riempire l’ultima casella portando a Phila – qualora ve ne fosse la possibilità – un giocatore che possa fornire pericolosità da dietro l’arco dei tre punti: “Valuteremo senz’altro ciò che il mercato avrà da offrire. Riceviamo un sacco di chiamate, dovremo essere bravi a giocarci bene la possibilità di aggiungere un nuovo giocatore al nostro roster“.

Il mercato degli svincolati portò l’anno scorso a Philadelphia Marco Belinelli ed Ersan Ilyasova (via Atlanta). I due veterani si dimostrarono poi fondamentali per la corsa ai playoffs dei Sixers.

Tutti i fari sono ora puntati sul tiratore di Cleveland Kyle Korver, possibile oggetto di trade (o boyout) da parte dei Cavs nelle prossime settimane.

 

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Elton Brand-76ers: ufficiale il ritorno nelle vesti di GM

Elton Brand-76ers: ufficiale il ritorno del big man a Philadelphia. L’ex ala grande del team della Pennsylvania sarà il successore di Bryan Colangelo, ex GM dei 76ers.

Elton Brand-76ers: i dettagli dell’accordo

I Philadelphia 76ers hanno trovato ufficialmente il loro nuovo General Manager. Dopo lo scandalo Twitter che ha condannato Bryan Colangelo, ex GM del team della Pennsylvania, ‘Trust The Process‘ continuerà grazie all’aiuto di un ex membro storico del roster dei 76ers.

Stando a quanto riportato nella notte da Adrian Wojnarowski insider di mercato di ‘Espn.com‘, l’ex ala grande Elton Brand ha deciso di ricoprire il ruolo dirigenziale lasciato vuoto dall’ex presidente dei Toronto Raptors.

Brand, rookie dell’anno nella stagione 1999-00 e due volte scelto per l’All-Star Game nelle stagioni 2001/02 e 2005/06, ritorna sul palcoscenico Nba con un ruolo dirigenziale, dopo l’ottima esperienza messa in mostra come General Manager dei Delaware Blue Coats, la squadra affiliata dei Philadelphia 76ers in G-League.

 

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Sixers, si fa il nome di Elton Brand per il post-Bryan Colangelo

Nuovo GM Philadelphia 76ers, si fa largo l’ipotesi della soluzione interna.

I Philaldelphia 76ers hanno sondato in estate l’ex General Manager dei Cleveland Cavs David Griffin per il ruolo di GM della squadra allenata da coach Brett Brown, tutt’ora vacante.

I colloqui non sarebbero però andati a buon fine. Secondo quanto riportato da Keith Pompey del Philadelphia Inquirer, Griffin non rappresentava “la scelta migliore” per il front office dei Sixers.

David Griffin, Vice President of Basketball Operations e successivamente GM dei Cleveland Cavaliers (dal 2010 al 2016), avrebbe potuto – nelle intenzioni dei vertici dei 76ers – facilitare l’impresa di portare LeBron James a Philadelphia in estate.

David Griffin che parla in conferenza stampa
David Griffin in conferenza stampa

Le cose sono andate diversamente. James è volato in California, e Griffin non ha ottenuto il posto. Dalle pagine dell’Inquirer, Pompey rivela come Griffin sarebbe stato disposto ad assumere l’incarico solo se i Sixers avessero accettato di assumere l’intero staff dell’ex Cavs.

Tale punto avrebbe indotto i vertici dei 76ers a non procedere con l’opzione David Griffin, decidendo di continuare ad affidarsi al gruppo dirigenziale che ha costruito – tramite draft e scelte vincenti sul mercato dei free agent – una squadra in grado di proporsi come leader nella Eastern Conference.

Nuovo GM Philadelphia 76ers, si fa strada l’opzione interna?

La settimana scorsa, i Sixers hanno ottenuto l’ok dalla lega per avviare colloqui con alcuni candidati, tra cui il braccio destro di Daryl Morey agli Houston Rockets Gersson Rosas e l’attuale assistente GM di Bob Meyers a Golden State, Larry Harris.

Nuovo GM philadelphia 76ers, coach Brett Brown tra campo e “off-the-court duties”

I Philadelphia 76ers sono senza General Manager da inizio giugno, dopo le dimissioni di Bryan Colangelo a seguito dello scandalo relativo ad alcuni account fake su Twitter, gestiti dalla moglie di Colangelo, Barbara Bottini.

Ad oggi, la posizione è coperta da un “quadrumvirato” composto, tra gli altri, da coach Brett Brown e dall’ex giocatore di Chicago Bulls, Los Angeles Clippers e Philadelphia 76ers Elton Brand.

Nelle ultime ore, Shams Charania di The Athletic ha fatto il nome di Brand come uno dei candidati interni papabili al ruolo di prossimo General Manager in casa Sixers. Elton Brand si è unito allo staff tecnico dei 76ers nel 2016, pochi mesi dopo il ritiro dall’attività agonistica.

Brand ha rapidamente fatto esperienza all’interno dello staff di Brett Brown. La stagione passata, l’ex Duke Blue Devils ha anche ricoperto il ruolo di General Manager dei Delaware Blue Coats, la franchigia di G-League affiliata ai Philadelphia 76ers.

Elton Brand in maglia Clippers

Dopo il mancato accordo con David Griffin, il “no” incassato dall’attuale GM dei Denver Nuggets ed ex Barcellona, Olympiacos Pireo e Fortitudo Bologna Arturas Karnisovas, ed in previsione di difficoltà nelle trattative coi nuovi candidati “esterni”, è possibile che i Sixers decidano di affidare il front office ad uno degli attuali membri della dirigenza.

Elton Brand sarebbe dunque il primo nome di una lista che comprende anche il Vice President of Player Personnel Marc Eversley, tra gli altri.

11 Marzo accadde oggi, Speciale Elton Brand

Elton Brand
Elton Brand

SPECIALE DEDICATO AD ELTON BRAND, Ala grande, 37 anni dallo Stato di New York.

 

Nel giorno in cui vennero alla luce anche Anthony THE BROW Davis e il vincitore dello slam dunk contest 2004 Fred Jones, spegne 37 candeline il guerriero ELTON BRAND!

Ci sembra doveroso rendere omaggio ad uno dei più sfortunati e dominanti giocatori della sua generazione!

GLI INIZI,  la High School e Duke

Elton Tyron Brand nasce a Cortland, piccola cittadina dello stato di NY, l’11 marzo 1979.
Ai tempi della Peekskill High School, Brand non è alto appena 194 cm ma è determinato a raggiungere la NBA e lavora duramente sui fondamentali e sul gioco in post basso. I duri allenamenti lo portano a dominare i tabelloni e trascina la sua piccola HS a 2 titoli statali consecutivi, totalizzando quasi 26 punti e 16 rimbalzi di media nel suo anno da senior.

La “nostra” ala grande è corteggiato da molti buoni college ma mira all’eccellenza e decide di accasarsi  alla corte di Mike Krzyzewski e la sua Duke, dove giocherà 2 anni assieme a l’ex Treviso Trajan Langdon e a Shane Battier.

Nella sua prima stagione,a causa di un brutto infortunio al piede sinistro, riesce a scendere in campo appena 21 volte, compresa la sconfitta contro i Kentucky di Nazr Mohamed e Jamaal Magloire che esclude i Blue Devils dalle FINAL FOUR.

L’anno successivo approda alla corte di “coach K” il Freshman Corey Maggette che aiuta Brand e compagni ad arrivare in Finale NCAA, persa contro i UCONN di “Rip” Hamilton.

Nelle sue due annate in North Carolina, Brand registra medie di 16,2 punti , 8,9 rimbalzi , 1 assist , 1,4 recuperi e 1,9 stoppate vincendo nel 99: AP Player of the Year, Atlantic Coast Conference Player of the Year, Consensus All-America (1st Tm), NABC Player of the Year, Naismith Award, Rupp Trophy, Sporting News Player of the Year, USBWA Player of the Year e Wooden Award.

Con queste premesse si dichiara eleggibile per il draft di quell’anno.

PRIMI ANNI NEI PRO: IL DRAFT E I NUOVI BULLS

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Prima scelta assoluta dei Bulls nel ’99, resta a Chicago 2 stagioni (vincendo il premio di rookie dell’anno in coabitazione con la guardia di Huoston Steve Francis) tenendo medie di 20,1 punti e 10 rimbalzi (di cui 4,1 offensivi) e facendo registrare ben 79 doppie doppie in 155 incontri.
Nonostante le promettenti premesse, ed un supporting cast che annovera anche Kukoc, Artest, Brad Miller, BJ Armstrong e Ron Mercer, i ragazzi della windy city non riescono a superare le 32 vittorie…nelle due stagioni (rispettivamente 17 e 15).

La consacrazione ai Clippers e le delusioni mondiali

Nell’estate 2001 viene spedito a Los Angeles, sponda Clippers, dove diventa il giocatore di punta di una squadra che raggiungerà appena una volta i Playoff in 7 anni , in cambio di Brian Skinner e Tyson Chandler.

I “velieri” hanno un roster talentuoso , l’altro ex Duke e compagno di Brand Maggette e Lamar Odom su tutti, e inanellano una serie positiva di vittorie non sufficienti però a raggiungere le prime otto posizioni ad Ovest.

Intanto Brand registra medie molto buone 18,2 punti e 11,6 rimbalzi (di cui 5 offensivi) sufficienti a garantirgli la convocazione al All Star Game (19 minuti, 6 punti, 10 rimbalzi e 1 stoppata) e ai fallimentari Mondiali di Indianapolis (6° posto finale, Brand gioca 16,4 minuti segnando 6,9 punti e prendendo 4,1 rimbalzi a sera nelle 8 gare disputate)

Nelle successive 6 stagioni a LA, Elton riesce, come detto ad approdare ai playoff solo nel 2005-06, anno in cui viene nuovamente convocato alla partita delle stelle e ai mondiali in Giappone (altro mezzo fallimento: 3° posto finale 8,7 punti, 3,3 rimbalzi e 1,2 stoppate in 9 gare)

L’infortunio e la seconda vita ai 76ers

La sua ultima stagione di fronte al Oceano Pacifico inizia malissimo, i quanto subisce la rottura del tendine d’Achille: infortunio che gli permette di giocare solamente le ultime 8  ininfluenti partite di stagione.

Con i Clippers totalizza 459 presenze con medie di 19,1 punti (51% dal campo, 2 triple) , 9,6 rimbalzi, 2,5 assist e 2,1 stoppate , 265 doppie doppie  e 1 tripla doppia.

Nell’estate 2008 firma con Philadelphia, cercando di risollevare le sorti della franchigia che fu di Allen Iverson. Il destino, però, ha altri piani e la sua stagione dura appena 29 partite (in cui registra quasi 16 punti e 10 rimbalzi a partita) a causa di un infortunio alla spalla. Riuscirà, comunque, a portare i 76ers ai playoff in 2 delle successive 4 stagioni.

Dallas, Atlanta e il ritorno a Philly

Il 12 giugno 2012 viene tagliato dai Sixers e decide di accasarsi a Dallas, firmando un annuale da 2 milioni.

L’avventura ai Mavericks non è brillante (appena 7,2 punti in 21 minuti, uscendo dalla panchina e giocando come centro) e nelle estati successive firma 2 annuali con gli Atlanta Hawks.

I due anni in Georgia vede il suo utilizzo diminuire progressivamente, anche a causa dei continui infortuni.

Il 4 gennaio 2016, causa la carestia del reparto lunghi,  Philadelphia decide di “regalargli” un altro anno di contratto al minimo salariale.

Esordisce il 6 marzo nella sconfitta casalinga contro Miami, scrivendo a referto 8 punti e 4 rimbalzi in appena 13 minuti.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=0nh9Zke6ySU]

Buon Compleanno ELTON!

 

Statistiche NBA
Partite 1043 , Punti 16765, Rimbalzi 8983, Assist 2168, Recuperi 931, Stoppate 1820, Doppie doppie 402, 1 tripla doppia

 

Sixers: Elton Brand firmerà a breve, Christian Wood sarà tagliato

L’11 agosto scorso aveva annunciato il ritiro, ma negli ultimi tempi aveva maturato l’idea di tornare a calcare i parquet della NBA. E così, dalla Pennsylvania, precisamente da Philadelphia, è arrivata la proposta che Elton Brand ha colto subito al volo: l’esperto lungo infatti firmerà a breve con i Sixers.

Elton Brand.
Elton Brand.

Come riportato da Shams Charania, il classe 1979 sottoscriverà a breve un contratto con la franchigia guidata da Brett Brown. Un affare che pareva nell’aria da settimane, visto che l’ipotesi di un suo arrivo si è presentata subito dopo l’insediamento di Jerry Colangelo nel front office. La prima scelta assoluta del draft 1999 darà una grossa mano sul piano dello spogliatoio con la sua grande esperienza più che sul campo, dato l’abbondanza di gioventù nella squadra. L’ultima avventura che Brand ha vissuto è stata quella con gli Atlanta Hawks, con cui ha giocato per circa due anni.

Per la fumata bianca i Sixers dovranno far posto nel roster: secondo le indiscrezioni riportate da Keith Pompey, Christian Wood, di ruolo ala grande, sarà tagliato permettendo così al veterano di diventare effettivamente un potenziale mentore per Jahlil Okafor e compagnia. La scelta della dirigenza darà i suoi frutti? Non basta che pazientare e vederlo all’opera in questo nuovo ed intrigante ruolo.

NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: Los Angeles Clippers

In questo periodo di calma, dopo un mercato molto frenetico, Kelly Dwyer di ‘Yahoo Sport’ si è occupato di selezionare i migliori quintetti di ogni squadra NBA, e oggi parliamo dei Los Angeles Clippers:

  • Chris Paul
  • Randy Smith
  • Elton Brand
  • Blake Griffin
  • Bob McAdoo

C: BOB MCADOO

Bob McAdoo
Bob McAdoo

Selezionato al draft con la seconda scelta dai Buffalo Braves, nome della franchigia prima dello spostamento a Los Angeles, venne eletto come rookie dell’anno nella stagione ’72. Giocò con i Braves per cinque stagioni, vincendo il titolo di MVP nella stagione ’74-75 stagione nella quale fini primo nella classifica marcatori, vinta per tre anni consecutivi. La carriera di McAdoo fu ricca di successi, in NBA vinse 2 titoli con i Lakers, per poi trasferirsi in europa con l’Olimpia Milano, con la quale vinse 2 campionati italiani, una coppa italia, 2 coppe dei campioni, e una coppa intercontinentale.

PF: BLAKE GRIFFIN

Blake Griffin
Blake Griffin

Scelta numero1 del draft 2009 Griffin salta quasi tutta la stagione per un infortunio ad una rotula. Nella stagione successiva anche lui come McAdoo, venne eletto Rookie dell’anno. Blake si trova oggi nel periodo migliore della sua carriera, è migliorato molto da quando è arrivato, e oggi i numeri parlano chiaro, 21.5 punti di media, accompagnati da 9.7 rimbalzi e 4.0 assist.

SF: ELTON BRAND

Elton Brand
Elton Brand

Dopo aver vinto il titolo NCAA e il titolo di MVP delle finali nel 1999 anche Brand come Griffin viene scelto alla numero 1 nel draft ’99, stavolta però dai Chicago Bulls orfani di Jordan. Nel 2001 si trasferisce a Los Angeles, sponda Clippers, firmando un mega contratto da 82 milioni di dollari per 6 anni, vive la sua migliore stagione nel 2005-06 con 24.7 punti, 10 rimbalzi e 2.5 stoppate di media, portando i Clippers ai Playoff, dove giocò con le stesse medie, meritandosi la nazionale per il mondiale del 2006 in giappone, dove gli USA arrivarono terzi.

SG: RANDY SMITH

Randy Smith
Randy Smith

Iron Man Smith, così viene chiamato per aver giocato 906 gare consecutive in NBA, Randy Smith 2 volte All Star, ha giocato in NBA dal 1971 al 1973, con 17 punti di media. Con la franchigia di Los Angeles ha giocato 650 partite dal 1971, quando la franchigia era ancora a Buffalo, al 1979.

PG: CHRIS PAUL

Chris Paul
Chris Paul

Rookie dell’anno nella stagione 2005-06 Chris Paul è arrivato in NBA dal draft del 2005, selezionato alla numero 4 dagli allora New Orleans Hornets, trasferendosi ai Clippers nel 2011, dopo un lungo corteggiamento di diverse squadre, tra le quali anche i Lakers. Sono 8 gli All Star Game giocati da Paul, 4 volte miglior assist-man della lega, 6 volte primo nella classifica delle palle rubate, 4 volte nominato nel primo quintetto NBA e 5 nel difensivo dell’anno. Questi alcuni dei numeri del Playmaker di Lewisville, considerato oggi uno dei migliori giocatori attualmente in attività.

Per NBA Passion,

Andrea Sterpa