Difesa sul pick and roll: alcune strategie da Eurolega

difesa sul pick and roll shved

Senza avere una decente difesa sul pick and roll nell’Eurolega di oggi diventa difficile sopravvivere o, quantomeno, concedere meno di 90 punti a partita. Il più utilizzato gioco a due della pallacanestro pone dubbi e costringe a prendere decisioni, soprattutto quando si giovi del coinvolgimento dei tre attaccanti restanti. E allora i difensori hanno una necessità: cercare di mantenere il pick and roll nei confini del due contro due, in spazi che siano il più stretti possibile. Eppure, a volte, condizioni particolari richiedono l’attenzione anche dei tre difendenti non direttamente chiamati in causa. E’ una questione di scelte. Noi vogliamo analizzarne tre, prese da alcune delle maggiori forze della competizione, per vedere cosa comporti ogni diversa difesa sul pick and roll.

IL CAMBIO SISTEMATICO: LA STRATEGIA DELLE GRANDISSIME

Nel basket contemporaneo le più grandi difese di Eurolega sul pick and roll cambiano in maniera sistematica, a prescindere dall’avversario che si trovino davanti. In cosa consiste il cambio difensivo? Semplice: i due difensori coinvolti direttamente nell’azione si “scambiano” sostanzialmente le marcature. E’ la difesa tipica del CSKA e del Fenerbahce, a cui è resa possibile dalla presenza di lunghi dai piedi incredibilmente veloci (Vesely, Hunter e soprattutto Kyle Hines, il miglior lungo di sempre sui cambi difensivi), ma anche dall’organizzazione di un sistema che copre il missed-match a cui è costretto l’esterno contro il lungo avversario.

La difesa sul pick and roll del Fener alle Final Four 2017

Nel caso particolare della squadra turca la difesa sul pick and roll può farsi anche più complessa, appunto per evitare che venga sfruttato il vantaggio del lungo avversario contro il cambio. Già dal video si nota come Vesely cambi in modo molto aggressivo, facendo perdere al palleggiatore il momento buono per far uscire il pallone. Spesso è in questo momento che la squadra di Obradovic coinvolge un terzo difensore: una delle due ali cambia a sua volta con il piccolo che si trova in missed-match, ristabilendo una situazione più sostenibile per la difesa, grazie a quello che è diventato un cambio a tre. Arte.

DIFESA SUL PICK AND ROLL: L’INTELLIGENZA DEL CONTENIMENTO

Non tutte le situazioni permettono di attuare sistematicamente il cambio difensivo, soprattutto quando si abbiano lunghi di grande stazza e, quindi, più lenti con i piedi. Lo sa benissimo Pablo Laso, che ha a roster un centro di 222 centimetri, rispondente al nome di Walter Tavares. E allora esiste un’altra soluzione: tenere il proprio lungo a protezione dell’area, senza costringerlo a compiti che non possono appartenergli.

Una difesa sul pick and roll di contenimento mal riuscita

Ovviamente questo tipo di difesa può essere coniugato in due modi diversi dall’esterno: può passare sopra il blocco (grazie allo spazio lasciato dal lungo che resta in area) o può passarvi sotto. La soluzione scelta dipende in genere dalla capacità del ball-handler di realizzare da tre punti; se questa è notevole, si sceglie la prima opzione. Ovviamente non esiste difesa migliore per confinare il pick and roll nel due contro due, ma si pone un grosso problema, come si nota dal video. Contro Spanoulis la scelta deve essere quella di passare sopra; quando questo non avvenga, l’esterno si trova a inseguire e il lungo rimane uno contro due, una situazione terminale nella maggior parte dei casi. E’ chiaro che lo scopo principale di questo tipo di difesa sia costringere l’attacco a un poco pregiato (e ci sarebbe da discutere su questo) tiro dal mid-range, ma per ottenere il risultato sperato bisogna sapersi assumere le proprie responsabilità individuali, cosa che in questa situazione particolare Causeur non riesce a fare.

IL GRANDE RISCHIO DELLO “SHOW” DIFENSIVO

A volte l’idea della difesa sul pick and roll è quella di togliere a tutti i costi la palla dalle mani del ball-handler avversario, perché lo si ritiene l’elemento più pericoloso della squadra e si vuole costringere i suoi compagni a prendere decisioni al posto suo. Per far questo, ovviamente, bisogna estremizzare. Da qui deriva lo “show” difensivo, in cui il lungo fa uno o due passi in uscita per ostacolare la visuale del palleggiatore e rallentare l’uscita della palla dal pick and roll. Ovviamente questo genere di difesa coinvolge fortemente il lato debole e presuppone che chi difende sulla palla recuperi rapidamente dopo aver subito il blocco. Il rischio è quello di esagerare, e a saperlo molto bene è l’Olimpia Milano.

Il rischio estremo dello show difensivo milanese

Il video ci illustra chiaramente quanto sia rischioso praticare questa scelta difensiva. Il primo rischio nasce dal lavoro del lungo Arturas Gudaitis, che in questo caso si espone troppo per negare una linea di passaggio in realtà già chiusa (alla sinistra del palleggiatore) e rientra tardivamente sul suo uomo (proprio nel rientro sta la differenza con il cambio o il raddoppio). Mike James, che difende sul palleggiatore, è poi chiaramente troppo pigro e non mette pressione, lasciando che Campazzo veda facilmente tre quarti di campo. Infine il lato debole: Daris Bertans avrebbe il compito di riempire l’area completamente sguarnita, ma per fare questo deve lasciare il libero un grande tiratore come Jaycee Carroll; la sua esitazione costa due punti facili. La soluzione migliore? Portare l’aiuto in area nel momento in cui il lungo sta ricevendo, in modo da costringerlo ai passi o comunque all’indecisione, senza permettergli un facile scarico in angolo. D’altronde questa difesa vorrebbe proprio creare indecisione nei compagni del palleggiatore, ma per eseguirla bene ci vuole un’incredibile preparazione, tecnica e mentale.

Tiratori d’Eurolega: un playbook per una categoria “speciale”

Tiratori d'Eurolega-olimpia-milano-dairis-bertans tiratori

Quella dei tiratori è una specie protetta, e non dal WWF (anche perché tutto ci sembrano fuorché in via d’estinzione), ma dal basket moderno. I tiratori sono protetti dai compagni, dagli arbitri, dai coach e dai loro “giochi” o, se preferite, schemi offensivi. La quantità e la qualità delle strategie per arrivare a far tirare da fuori i migliori interpreti della specialità sono in continuo aumento nei playbook degli allenatori di Eurolega. Si parte spesso da una base comune, che poi si diversifica nelle diverse menti, a seconda di dettagli che vanno dalla tattica e dalla tecnica individuale del tiratore in questione fino alle caratteristiche della squadra cui appartiene. Noi abbiamo deciso di analizzare tre diversi schemi pensati per un tiratore e li abbiamo presi dal playbook dell’Olimpia Milano. Infatti Simone Pianigiani non poteva non avere alcuni giochi dedicati al secondo miglior tiratore d’Europa (54% dall’arco con 37/69), Dairis Bertans.

La classicità: il gioco “giro” dell’Olimpia Milano

Le uscite dai blocchi sono il più vecchio stratagemma per liberare i tiratori da fuori. Ovviamente, l’aumento di complessità e di preparazione delle difese europee ha fatto sì che un singolo “banale” blocco il più delle volte non sia sufficiente per raggiungere lo scopo prefissato. Inevitabile conseguenza di ciò è stata l’aggiunta di un secondo blocco, come ben vediamo dal gioco “giro” di Milano.

 

Un’uscita da un doppio blocco per Dairis Bertans

La situazione si presenta così: il playmaker porta la palla in posizione di punta, mentre il tiratore si posiziona su una delle due ali. Il primo blocco viene preso subito dal numero “4” per creare un primo vantaggio, che viene poi ampliato da un secondo blocco del centro sul post-basso opposto. Nel frattempo, il terzo esterno parte dal centro dell’area e si apre per creare uno “specchietto per le allodole” che può anche trasformarsi in una seconda alternativa, sempre per un buon tiro. La scelta del lato da cui il tiratore parte è data dalle sue caratteristiche: nel caso di un tiratore destrimano, sarà più conveniente una partenza dall’ala destra (come nel video). Infatti, in questo modo, il tiratore arriva a concludere con un arresto a due tempi sinistro-destro, notoriamente più naturale per un destro.

La modernità: i tiratori che bloccano

Sicuramente i tiratori sono la categoria di giocatori maggiormente attenzionata dalle difese. A volte, perciò, non basta nemmeno un’uscita da un doppio blocco per creare il famoso buon tiro. Negli ultimi anni si è quindi diffusa la tendenza a cercare vantaggi per i tiratori facendo bloccare loro altri compagni, che si tratti del palleggiatore o meno. Nel primo caso, il playbook di Pianigiani ci viene in soccorso con lo schema “corna lato”.

 

Bertans gioca un pick and pop per poi muoversi in flair

L’idea è questa: la guardia va a bloccare per il playmaker che arriva in palleggio. A differenza del pick and roll, dopo aver bloccato si apre, ed esegue quindi un “pop”, generando un primo vantaggio. Anche in questo caso ad ampliare ulteriormente la situazione favorevole è un secondo blocco. Il lungo gioca infatti un blocco per il bloccante, per farlo andare in allontanamento (conosciuto come “flair” nel gergo tecnico), per arrivare a un tiro da tre punti molto aperto sul lato lasciato completamente libero dai compagni.

Il senso comune del gioco “Bamberg”

L’idea di far bloccare un tiratore prima di bloccare per lui deriva dalla constatazione che per la difesa sia più difficile seguire un movimento complesso che genera un maggior numero di soluzioni rispetto a un gioco pensato esclusivamente per un unico obiettivo. Su questo si fonda l’efficacia dello schema “Bamberg”, utilizzato tanto in Eurolega quanto nella NBA, capace di creare una situazione di estrema indecisione nella difesa.

Bertans liberato al tiro nel gioco Bamberg

L’ala piccola e l’ala forte partono negli angoli per aprire il campo e lasciare più spazio possibile ai tre giocatori maggiormente coinvolti nello schema. Il tiratore parte in mezzo all’area e aspetta che il lungo giochi un classico pick and roll centrale con il playmaker. La guardia blocca quindi l’uomo del centro che sta rollando e, dopo aver fatto ciò, si apre sul lato opposto rispetto a quello scelto dal palleggiatore. La pericolosità di questa disposizione sta nel fatto che ha tre possibili sviluppi: un tiro aperto da fuori, una penetrazione del palleggiatore o un passaggio per il rollante, con tutti gli sviluppi che possono derivarne.

Luka Doncic sul suo approdo in Nba: “Parlerò a tempo debito del mio futuro”

Luka Doncic

Luka Doncic nella storia dell’Eurolega. Il ragazzo prodigio classe ’99 nativo di Lubiana vince per la terza volta in carriera la massima competizione continentale per club con il Real Madrid di coach Pablo Laso.

Luka Doncic: “Ora voglio solo pensare al mio presente qui a Madrid”

Il Fenerbaçhe Dogus allenato da coach Obradovic non concede il bis. Nell’ultimo atto delle Final Four di Eurolega disputatosi questo weekend alla Stark Arena di Belgrado, il Real Madrid di Pablo Laso spodesta il team turco guidato da Gigi Datome e soci.

I Blancos si riprendono dunque lo scettro di campione d’Europa dopo due stagioni grazie al rientro del bombardiere Sergio Llull e del prospetto più chiacchierato dell’Nba Draft 2018: Mr. Luka Doncic.

Il playmaker sloveno classe ’99 corona una stagione europea formidabile, diventando il primo giocatore under 21 a vincere il titolo di MVP della Regular season, il titolo di miglior prospetto della competizione e il titolo di MVP delle Final Four di Belgrado.

Mentre in Europa continua il suo momento superlativo, in America la scorsa notte si è parlato del suo possibile futuro oltre-oceano con Atlanta e Sacramento; che in queste ore sembrerebbero intenzionate a non scegliere il giocatore per il prossimo Nba Draft 2018 stando a quanto riportato da ‘Espn.com‘.

Subito dopo la finale contro il Fenerbaçhe, lo stesso Luka Doncic in sala stampa ha voluto precisare le sue intenzioni riguardo il suo possibile approdo in Nba nella prossima stagione.

Ecco le parole rilasciate dal playmaker sloveno dopo la vittoria della Turkish Airlines Euroleague:

Sono orgoglioso dei traguardi raggiunti in questa stagione. Siamo migliorati e abbiamo dato dimostrazione di avere innesti giusti per potercela giocare contro chiunque. Il mio futuro? Parlerò a tempo debito della mia situazione dopo questa stagione. Ora penso soltanto al mio presente a Madrid, l’Nba può aspettare ancora un altro po’ per il momento. Voglio soltanto festerggiare e chiudere l’annata, poi dirò tutto quello che vorreste sapere”.

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Zalgiris Kaunas: la rivelazione dopo una grande rivoluzione

Molto spesso i ricordi di grandi imprese sportive, ispirano i giocatori del nuovo millennio a riaprire il libro dei ricordi e scrivere un nuovo capitolo della storia del club di appartenenza. In Lituania, i tempi del magico Zalgiris Kaunas campione d’Europa nella stagione 1998/99 guidato in cabina di regia da Tyus Edney e da un totem meraviglioso come Saulius Stombergas sono apparsi come l’ennesimo e lontano ricordo da vivere nella nuova stagione europea per i tifosi della compagine lituana, che a seguito di una grande rivoluzione tecnica è ritornata incredibilmente a recitare un ruolo da protagonista in questa stagione di Eurolega.

Il Kaunas infatti, malgrado la sconfitta incassata giovedì sera sul campo dell’invincibile Real Madrid e la vittoria ottenuta tra le mura amiche della Zalgirio Arena contro l’Olimpia Milano martedì sera ha ipotecato il suo passaggio del turno ai quarti di finale con due turni d’anticipo.

Zalgiris Kaunas: il cammino vincente targato Jasikevicius

Il cammino estenuante e logorante affrontato dallo Zalgiris Kaunas in questa prima fase ha fruttato complessivamente 16 vittorie e 12 sconfitte, mettendo in mostra non soltanto margini di miglioramento significativi dal punto di vista tecnico, bensì una ritrovata mentalità vincente messa in mostra in passato dall’attuale coach dello Zalgiris: Sarunas Jasikevicius.

L’ex playmaker del Barcellona è il principale artefice del “miracolo lituano”, che ha permesso al giovane roster dello Zalgiris Kaunas di rivelarsi come vera mina vagante del torneo, riuscendo a fare decisamente meglio rispetto all’antecedente esperienza targata Joan Plaza, attuale coach dell’Unicaja Malaga.

L’attuale piazzamento in classifica conquistato dallo Zalgiris, ancora non del tutto ufficiale visto che ci sono ancora da giocare due partite da giocare prima della fase ad eliminazione diretta, sarebbe il miglior risultato ottenuto in Eurolega a partire dalla stagione 2004/2005, ultima apparizione alla fase ad eliminazione diretta.

La rivoluzione tattica dello Zalgiris Kaunas

Il gioco è la vera chiave di volta nella rivoluzione tecnica targata Sarunas Jasikevicius. Il capolavoro tecnico basato sulla grande freschezza atletica del roster e la capacità di eseguire schemi fluidi ed efficienti anche sotto pressione in fase offensiva, ha rigenerato giocatori esperti come l’esperto lungo Jankunas, ma anche la vecchia conoscenza Nba Beno Udrih.

Grazie a questo minuzioso lavoro tecnico, tutti i componenti del roster lituano sono coinvolti nel gioco. Da Pangos a Davies, passando dai vari Micic, Toupane, Ulanovas e Aaron White, hanno trovato il loro spazio con il susseguirsi ravvicinato dei match di Eurolega, recependo al meglio tutte le indicazioni tattiche e la mentalità vincente trasmessa sin da inizio stagione dal tecnico lituano.

La chiave di gioco in fase d’attacco sono gli spazi creati su giochi pick-and-roll e pick-and-pop dall’asse Pangos-Davies/Jankunas. Questa prima scelta offensiva con un canestro facile da sotto, non crea soltanto spazi per l’estro creativo dello stesso Pangos per una conclusione solitaria o un facile appoggio del lungo, bensì crea spazio per tutti gli esterni presenti in campo come i vari Toupane, Micic, Aaron White e Ulanovas. Le quattro ali a disposizione di Jasikevicius giocano un ruolo fondamentale in fase offensiva con difesa schierata: in situazione di ribaltamento della palla, in costruzione dal palleggio o in situazione di back-door; i quattro esterni contribuiscono alla costruzione del quasi 60% dei canestri realizzati da due punti e del 41% dei tiri realizzati dall’arco.

Per rendere possibile la costruzione del gioco offensivo dello Zalgiris in maniera efficiente, tutto dipende dall’impostazione difensiva. La squadra di Sarunas Jasikevicius vive molto di aiuti molto forti su gioco pick-and-roll avversario. Se la palla viene conquistata immediatamente con aiuti sul bloccante, il contropiede primario è il marchio di fabbrica della giovane squadra lituana. Se questa soluzione non dovesse andare a buon fine, per il roster lituano iniziano i guai. Il Kaunas soffre tantissimo situazioni di giro palla molto rapido, costruito molto spesso con extra-pass che culminano con un gioco in post basso, dove la difesa lituana è sempre assente sul lato debole.

Zalgiris Kaunas: aspettative per la fase finale

Nonostante le ultime cinque giornate di regular season abbiano riservato tre sconfitte e soltanto due vittorie rispettivamente contro Barcellona e Olimpia Milano, lo Zalgiris ha giocato una stagione da urlo. Lo spettro di uno scontro con una squadra tra il Fenerbache di Obradovic o nella “peggiore” delle ipotesi il CSKA di Itoudis; potrebbe affossare definitivamente il sogno di un’incredibile Final Four, ma c’è ancora da aspettare il verdetto del campo.

La stagione dello Zalgiris Kaunas sarà sicuramente un successo qualsiasi sarà il risultato stagionale. Il merito è certamente di uno staff tecnico giovane e pieno di grandi risorse che fa sperare i tifosi di una nazione intera. Quei tifosi che ricominciano a riassaporare, a riascoltare una volta il coro “LIETUVA, LIETUVA”, ricordando i fasti di una generazione ancora non del tutto dimenticata.

Eurolega, MVP Round 25: Andrew Goudelock trascina l’Olimpia

Andrew Goudelock Olimpia Milano roster

L’ennesima stagione di tante ombri e pochissime luci quella dell’Olimpia Milano in Eurolega, ancora una volta, le sensazioni della vigila e di inizio stagione sono state notevolmente smentite dal campo: eppure, le premesse erano veramente interessanti; una delle più grandi speranze dei tifosi di Milano era costituita da una guardia americana di 29 anni: Andrew Goudelock di Stone Mountain.

L’ex Fenerbahce veniva da una grandissima stagione al Maccabi Tel-Aviv ed aveva il compito di traghettare Milano almeno a ridosso dei playoff a 8. Situazione quanto mai lontana dalla classifica odierna, che colloca Milano a 9 vittorie e 16 sconfitte, comunque in netta ripresa nel girone di ritorno. Nonostante l’inizio di stagione incoraggiante sia in campionato che in Eurolega, Andrew Goudelock è andato affievolendosi assieme a tutta la squadra nella parte centrale di regular season. Un vero peccato, sinceramente, poichè negli ultimi incontri l’Olimpia sta facendo vedere un bel gioco e dei netti progressi a livello di coesione di squadra.

Dimostrazione lampante è stata la grandissima vittoria contro il Khimki di Aleksej Shved, in piena lotta playoff. I russi sono considerati la “mina vagante” della competizione, capace quest’anno di sconfiggere il Real Madrid di Luka Doncic in trasferta. L’americano ha guidato i biancorossi ad una netta vittoria risultando, al termine del round 25, MVP assoluto del round numero 25 dell’Eurolega 2017-2018.

Eurolega, MVP Round 25: la partita di Andrew Goudelock

La prestazione di Andrew Goudelock contro il Khimki è stata perfetta in tutte le fasi. Season-high e grande pressione in fase difensiva. I numeri lo certificano: 26 punti (7/10 da due, 2/5 da tre, 6/6 dalla lunetta), 5 rimbalzi e 2 assist in 36 minuti di gara. Tirando con il 71% dal campo, migliorando notevolmente l’andamento medio di quest’anno (49,5% FG).

Importante per la guardia aver trovato subito ritmo già nel primo tempo, segnando più della metà dei punti alla fine messi a referto. Partita globalmente vicina alla prefezione quella di Goudelock, che ha vinto il confronto con il miglior marcatore della Eurolega Aleksej Shved. La stagione di Andrew Goudelock, nel complesso, è la peggiore della sua carriera in Eurolega.

Ancor di più, la partita con il Khimki potrebbe significare una svolta emotiva per il giocatore, in vista del finale di campionato e dei playoff Scudetto. Importante sarebbe trovare una continuità ed una dimensione anche in Europa, sia per Andrew che per Milano, anche per testare il livello raggiunto dalla squadra di Pianigiani dopo l’arrivo e il completo inserimento di Kuzminskas.

Bilancio finora sotto le aspettative, quindi, quello di Goudelock in Eurolega. L’ex Maccabi e Fenerbahce, inserito nel “Second Team” 2014-2015 della manifestazione, 20esimo posto nella classifica marcatori con 277 punti e nella classifica delle triple realizzate con 37 “bombe” dall’arco. Numeri che possono ampliamente migliorare in vista del finale di stagione, soprattuto se Milano e il suo numero “0” manterranno la stessa intensità espressa a Mosca.

Top e Flop Eurolega: giornata 5

Aleksej Shved

Con la netta vittoria di Barcellona contro un rimaneggiato Olympiacos, si conclude la quinta giornata di Eurolega. Dopo il primo mese di competizione è tempo di tirare le prime somme. Tra le solite grandi in cerca di conferme e del miglior posizionamento per i playoff si mischiano le rivelazioni spagnole (Valencia e Malaga) oltre ad un Khimki finalmente, con qualche anno di ritardo, pronto ad esplodere. Tra le protagoniste anche la “nostra” Olimpia Milano che, complice un calendario difficilmente ipotizzabile più difficile non ha mal figurando contro avversari più quotati raggiungendo, però, soltanto una volta la vittoria. Infine riemergono dagli abissi degli anni passati sia il Maccabi che il Barcellona che a suon di prestazioni convincenti sembrano aver dimenticato le figure delle scorse stagioni.

TOP Giornata 5

  1. Khimki Mosca: con un roster del genere era difficile ipotizzare una stagione di contorno in Eurolega; ma l’impresa di Madrid fa volare le quotazioni dei russi che,da mina vagante del torneo, ne diventano una delle leader (record di 4-1 che permette di agganciare i madrileni in vetta alla graduatoria). Le magie di Shved e le geometrie disegnate da Coach Bartzokas costringono Doncic & Co. alla prima resa stagionale.
  2. Bamberg: il trend negativo di inizio competizione che spesso caratterizza le squadre di Trinchieri è stato immediatamente spazzato via da tre convincenti prestazioni, l’ultima delle quali arriva sul difficile campo di Belgrado. La tegola dell’infortunio di Daniel Hackett non sembra aver causato forti ripercussioni sulla squadra tedesca con la coppia di play Zisis e Lo può continuare la rimonta verso il posto play-off.
  3. Rodrigue Beaubois: con una splendida gestione dell’ultimo possesso completa la rimonta nell’ultimo quarto guidando alla prima vittoria della competizione al suo Baskonia trascinandolo da 80-84 al 85-84 finale.

Menzione d’onore a due ormai veterani della competizione; in ordine di anzianità sua maestà Felipe Reyes diventa il miglior rimbalzista nella storia dell’Eurolega catturando il rimbalzo numero 1064, mentre il nostro Gigi Datome alla terza partecipazione consecutiva con la canotta del Fenerbahce supera quota 1000 punti nella massima competizione europea consentendo la vittoria dei suoi contro il Valencia.

FLOP Giornata 5:

  1. Efes Pilsen: è quasi stancante scriverlo ma rappresenta la costante delusione in questo avvio di competizione, oltre che negli ultimi anni. L’ultimo episodio è la sconfitta interna contro Malaga, non certo un’avversaria nota per gli exploit fuori casa
  2. AX Armani Exchange Milano: dopo quattro partite giocate ad un livello di intensità ed energia elevatissimo,cade nella prima vera e propria batosta in un’arena, per eccellenza ostica, come quella di Tel Aviv. Sicuramente paga l’energie mentali degli impegni precedenti ma dopo la sconfitta di Sassari in campionato una reazione era più che attesa.
  3. Olympiacos: Sembra paradossale elencare nei flop una delle squadre leader della competizione, che però riceve una sonora sconfitta a Barcellona, senza oltrepassare la soglia dei 51 punti. Prestazione opaca e spenta caratterizzata da un disastroso 13% al tiro da tre punti oltre che dal solo Papapetrou in doppia cifra (11 punti).

Once We Were Kings #2: Buchi nella barca da tappare

Chiamatemi giustizialista, ma non ce la faccio.
Le luci che ogni giorno baciano la pelle sinuosa della California, hanno il particolare pregio di rendere tutto più vivace e colorato. I colori hanno una loro musica ammaliante, escono dalla loro leggerezza per colpirti, ti rapiscono il cuore rendendolo prigioniero.
Poi arriva Vlade Divac, ed il lavoro del sole viene vanificato considerevolmente.

Non ho buttato giù e per quel poco che mi conosco non lo farò mai, lo scambio che ha fatto tornare il sorriso a DMC, nel febbraio scorso. Voi magari oppugnate che bisognava darlo via visti i numerosi falli tecnici e le sbraitate senza senso, io, di tutt’altra manica, al posto di Vlade l’impavido mi sarei concentrato a costruire uno spogliatoio ben amalgamato con l’intento di creare un ambiente sereno e disteso. Metti che poi pervade anche l’ex Kentucky, a quel punto senza più nessuna scusa da giocarsi.



Un bagliore però, può arrivare da scelte inaspettate. Oppure no, troppo presto per dirlo. E quindi eccoci qui che vediamo con occhi speranzosi, la mano lieve del prodotto del Partizan di belgrado, ottima scuola di pallacanestro, porre la firma sul contrattone che chiama per 3 anni a 27 milioni di euro. Bogdan Bogdanovic ha fatto vedere ottime cose nelle ultime due edizioni di Eurolega indossando la maglia del Fenerbahçe, nonostante la sua patente indichi 25 anni da compiere. Ha anche vinto due volte due il trofeo destinato alla migliore stella nascente del torneo, la prima volta col Partizan, la seconda col Fenerbahçe ma è chiaro però che a livello NBA, come già ho detto in precedenza, sia ancora un grosso mistero oltre che una palese scommessa. Personalmente penso che farà bene, ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo tanta acqua atlantica, la stessa che divide il vecchio dal nuovo continente. Staremo alla finestra ad aspettare.
Solo c’è qualcosa che mi rimane tra i denti: Partizan Belgrado.. Partizan Belgrado.. D
ove ho già sentito questo nome nella carriera di Vlade Divac?? Ah già, che sciocco! E’ solo la sua prima squadra da professionista, dove tra l’altro in 3 anni ha vinto una Coppa Korac, una Coppa Jugoslava ed una YUBA liga

Ed ora ha dato il più alto contratto mai proposto ad un giocatore proveniente direttamente dall’Eurolega, ma non draftato nello stesso anno di approdo.

Poi dicono che noi siamo “i soliti italiani”.

From The Corner #16: Teodosic sbarca nella NBA

Da ottimi fruitori cestistici, altresì vista la sede direi “appassionati”, non possiamo non rimanere sbalorditi dalle gesta mirabolanti del campionato di Eurolega. Una competizione che è cresciuta molto nell’ultimo periodo, nonostante la nuova arringa della Champions League di basket, per ora alquanto bistrattata. Tra gli interpreti che più di tutti abbiamo imparato ad apprezzare, c’è lui, l’eterno secondo, quel Milos Teodosic che con la palla in mano è come Jimi la chitarra in mano: FA-VO-LO-SO.

Milos Teodosic.

Non scherziamo, ad oggi il miglior interprete del pick & roll in tutta Europa.
Esteta del gioco dalla visione periferica spaziale. Faccia da pusher alla stazione Santa Maria Novella di Firenze, mani da liutaio, mente veloce e coordinazione occhio-mano senza uguali nel Vecchio Continente cestistico.
Dopo gli anni dell’Olympiakos incappa nella crisi economica greca ed è costretto ad emigrare in Russia,precisamente a Mosca, sponda e cultura CSKA. Già MVP dell’Eurolega nel 2010, anno in cui abbinò anche il titolo di miglior giocatore FIBA, è riuscito a condurre alla vittoria della massima competizione cestistica europea il suo CSKA nella stagione 2015/2016, battendo in finale il Fenerbache di Gigi Datome, al termine di un incontro meraviglioso finito solo dopo un tempo supplementare.

Ora però le strade tra Teodosic ed il CSKA si devono dividere ed il trentenne di Valjevo, piccola cittadina nella Serbia centrale a non più di 90 km da Belgrado, ha deciso che la prossima fermata del suo train de vie sarà Los Angeles, da quei Gringos che dicono di giocare tanto bene a basket (ed in realtà ci ha anche perso in finale Mondiali 2014 con la sua Serbia), ma che magari due cosine gliele può ancora spiegare. Alla maggior parte dei playmaker soprattutto. Il contratto firmato con i Clippers gli permetterà di intascare 12 milioni e 300 mila dollari in due anni. Poi si vedrà se continuare nella terra dei liberi e dei coraggiosi o tornare al Vecchio Continente. Ovvio, dal punto di vista fisico ci sono dei grossi limiti che vanno limati, dovrà contare sui molti aiuti al ferro di DeAndre Jordan. Ma vuoi mettere lui e Blake in campo aperto? O lui e DeAndre in pick & roll alto? Altra materia da romanzo.

Venezia-Avellino, momenti di gloria

Guardi di là e quasi rischi un malore: la ricca Milano contro la decisamente meno ricca Trento, la cui fionda porta il nome del fantasista del calcio e che oltre a Flaccadori (sì, di lui stiamo parlando) sembra non avere altri in grado di produrre punti estemporanei.

Meglio tornare a concentrarsi di qua, allora, e godersi uno scontro che non solo dimentica i fuochi spenti, come cantava Ivano Fossati, ma anzi, ne appicca di nuovi.

Sono momenti e tempi di gloria, per entrambe. Giusto se li godano, anche se di là verosimilmente ci sarà un orco cattivo che molto probabilmente renderà la favola della vincitrice senza happy ending.

QUI VENEZIA

Passo indietro. Giugno 2011. Mentre la Junior Casale si è qualificata prima, Venezia per la promozione deve giocarsi gli spareggi.

Li vince, ma non basta. Perché una regolina dell’epoca, valevole in realtà solo in quella stagione, permette alla penultima retrocessa di pagare una sorta di penale e restare in A.

Teramo paga. Non in tempo, pare. Parapiglia. Calendario fatto, poi rifatto perché nel frattempo gli organi competenti hanno indicato la Reyer come avente diritto a partecipare alla massima categoria.

Il decreto salomonico dice Teramo e Venezia, con la A portata a diciassette.

Ecco, sono passati anni da allora, ma la determinazione veneziana a perseverare, a non demordere, pare rimasta la stessa.

Se fosse altrimenti, Brugnaro non avrebbe dotato i suoi oro-granata di Julyan Stone e Esteban Batista, non avrebbe investito su Haynes, McGee ed Hagins, e non avrebbe trattenuto Peric, Ejim, Bramos e Tonut.

Quindi occhio a Venezia. Prenderla sotto gamba potrebbe essere il primo di una lunga serie di errori.

QUI AVELLINO

Dunque, ragioniamo. Sei Stefano Sacripanti, e vieni indicato dagli addetti ai lavori come il prossimo ct della Nazionale.

Hai vinto l’ultima volta un trofeo nel 2003 ma hai rilanciato Cantù, solidificato Pesaro dopo la promozione, portato Caserta in Eurolega e condotto ancora Cantù nel difficile post-Trinchieri.

Hai fatto grandi cose quando avevi uno specchio d’acqua, ma negli ultimi due anni ti sei dimostrato anche mago della collina, quella irpina.

Hai riposto fiducia nel Ragland che Milano aveva sconquassato e nel Marques che ormai fa corrispondere al Green del suo cognome quello dei colori avellinesi.

Hai intuito che cosa sarebbe potuto essere l’Old Man Logan non marvelliano, hai creduto il belga Obasohan avesse qualcosa da dire e dare.

Hai composto una strana batteria di lunghi che prevede il guru americano Leunen, l’uomo d’area toscano Zerini, l’extramobile friulano Cusin e il torreggiante Fesenko.

Guardando indietro, tutto sommato quattro vittorie per arrivare alla prima finale scudetto della tua vita non sono nemmeno tanto impossibili.

Eurolega devotion: Cosa resterà di queste Final Four?

«Final four Eurolega, frittatona di cipolle, familiare di birra gelata, tifo indiavolato e rutto libero»

Nell’immaginario del tifoso medio ogni finale, Eurolega compresa, dovrebbe essere vissuta più o meno così.

Nel nostro caso la redazione di Eurolega Devotion aspettava suddetto momento da MESI.

Mesi in cui ci siamo sorbiti partite dell’Unics senza Langford, il doppio mento di Ataman, imparare a pronunciare Crvena Zvezda e (ahimè) la tremenda regular season di Milano.

Diciamo che, partendo da venerdì, l’esito ha abbastanza ripagato la nostra agonia.

Ma cosa resterà di queste final four, prendendo in prestito una frase da una mitica canzone di Raf abusata più della pazienza di un tifoso di Milano? (scusate, è stato un anno difficile).

Cosa ci rimarrà quindi?

VASSILIS SPANOULIS E L’EUROSFIGA DEL CSKA

Fan della brexit spostatevi verso Mosca visto la rapida uscita del CSKA da queste final four.

Nemmeno il miglior/peggior sceneggiatore hollywoodiano avrebbe pensato ad un simile remake delle finali 2012 con conseguente psicodramma moscovita.

Eppure le premesse sembravano esserci tutte: un budget faraonico (35 mln di €), le due guardie più forti del torneo Teodosic – De Colo, il miglior allenatore Coach Itoudis e l’esperienza dell’anno scorso che hanno portato il CSKA sul tetto d’Europa.

Il club dell’armata rossa sembrava davvero sul punto di costruire una vera e propria dinasty, ma i fantasmi del passato sono tornati a bussare.

L’ organizzazione tattica è stata studiata nei minimi dettagli con Itoudis, ben conscio del vantaggio fisico di Printezis sui suoi numeri “4”, che ha pensato raddoppi sistematici proprio per evitare di lasciar libero spazio a Giorgione.

Il piano sembra anche funzionare a meraviglia, il CSKA ha solidamente in mano la partita e anche le “balle” di Coach Sfairopoulos che sembra aver una squadra non in grado di reggere l’impatto delle final four.

I greci provano a tenere i ritmi bassi as usual ma nonostante tutto a 44” dalla sirena dell’intervallo Teodosic scaglia una tripla irreale dagli 8 metri, con la naturalezza con cui io tiro una pallina di carta nel cestino.

Tutti a casa? Manco per idea.

Un buzzer beater greco riporta l’Olympiacos sul -7 e mai dico MAI lasciarli in fin di vita.

A questo punto i russi ricordano il Dorando Petri delle olimpiadi di Londra di inizio ‘900, che dopo una corsa in testa fino alla fine si vanno a spegnere poco prima del traguardo.

Il terzo quarto è solo De Colo, una punta di Teodosic ma tanto tanto Papanikolau e Mantzaris che bombardano il canestro: 64-60.

Il dramma si sta per consumare, Itoudis lo sente ma da generale qual’è non può crederci e soprattutto, l’ Olympiacos ha bisogno di qualcosa in più per sbancare.

SPOILER Se vi state ancora chiedendo come mai il paragrafo si intitoli “Vassilis Spanoulis ecc ecc” probabilmente siete caduti un po’ troppo spesso dal seggiolone da piccoli.

Fino a quel momento il condottiero greco era fermo a 4 punti imprigionato in una prestazione non altezza della sua fama.

Ma quello che succede dal canestro del pareggio sul 69 pari e la conseguente tripla del sorpasso, entra di diritto nell’epica del gioco.

Spiegarli non si può, dovete solo vederli.

Game, set and match. Olympiacos in finale, i Russi a casa e probabilmente anche in cerca di un bravo psicologo.

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI EKPE UDOH

“L’insostenibile leggerezza dell’essere” è un romanzo di Milan Kundera del 1982.

All’origine dell’insostenibile leggerezza dell’essere vi è, per l’autore, l’unicità della vita: Einmal ist Keinmal; ovvero, traducendo letteralmente il proverbio tedesco, ciò che si verifica una sola volta (einmal) è come se non fosse accaduto mai (keinmal).

Estremizzando l’argomento, l’esistenza e le scelte che ognuno compie nella breve o lunga durata appaiono del tutto irrilevanti, e in ciò risiede la loro leggerezza.

Ekpe Udoh per tutto l’anno ci ha fornito prestazioni stellari, guadagnandosi di diritto anche un posto tra i nostri migliori cinque.

Leggero.

Ma come diceva Kundera se è successo una sola volta non basta: ci vuole una conferma.

L’abbiamo avuta decisamente in questo weekend di final four, soprattutto nella semifinale.

I numeri: 18 punti, 12 rimbalzi e 8 assist e un incredibile intervista di metà partita; alzata la testa al tabellone si è accorto di quanti punti avesse fatto Sergio Llull nel solo primo tempo: “Nineteen?! Jesus Christ!”.

Risiede anche in questo la sua leggerezza, la capacità di essere, anche nel momento più importante della sua carriera, assolutamente non curante di ciò che gli accade intorno.

Domina la scena in toto ed attorno a lui si sviluppa la partita.

Troppo schiacciante la superiorità del Fenerbache rispetto al Real Madrid, mai veramente in partita

Gli uomini di Laso non riescono a fare il loro gioco e gli interpreti hanno steccato come nell’incubo più oscuro di ogni direttore d’orchestra. Sergio Llull a parte ovviamente.

Doncic dimostra tutta l’insicurezza dei 18 anni, sembrando cosi anche lui finalmente più umano.

Panchinando il suo giovane talento coach Laso si vede costretto a ripiegare sulle seconde linee, peccato che Rudy Fernandez non sia nella sua giornata migliore e Maciulis è ripiombato nella sua versione Olimpia Milano.

Il supporting cast madrileno lascia così troppo solo Llull che tenta di ricompattare il distacco con il solo aiuto di Carrol, tiratore mortifero.

Ma il Fenerbache ne ha semplicemente di più, troppo schiacciante la preparazione alla partita di Obradovic che sa di non poter fallire questa occasione.

Spreme al massimo i suoi tre tenori (Kalinic, Bogdanovic e Udoh) con quasi 38 minuti di utilizzo, dimostra una supremazia dominante e si prepara alla grande sfida di domenica.

Ne ha già vinte 8: dubitate davvero di come potrebbe finire?

CAPITANI CORAGGIOSI

Potremmo parlare della partita. Davvero, potremmo.

Potremmo raccontare di come il Fene è stato schiacciante ben più dell’ 80-64 finale.

Potremmo dire che Spanoulis, in lacrime a fine partita, semplicemente non aveva le forze per continuare a combattere come Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso.

Potremmo parlare per ore di come i turchi siano stati superiori in tutte le final four, con anche scarti di 16 e 20 punti.

Ma, alla fine, quello che rimarrà sono le storie di tre capitani coraggiosi.

Il primo è un rude coach che ha iniziato la carriera non esattamente ieri ma bensì nel 1991.

Zelimir Obradovic prende il comando del Partizan Belgrado, sua squadra da giocatore, e lo conduce alla conquista di 2 coppe campioni e non solo.

Finito il suo percorso balcanico passa a quello Iberico: Real Madrid, ovviamente coppa dei campioni a iosa ma senza il titolo nazionale.

Dopo le parentesi a Treviso ed in nazionale, passa al Panathinaikos dove vince non una, non due, non tre ma QUATTRO titoli continentali. Unico.

Il 9 però è uno dei più speciali. Prendere una squadra di un paese che non aveva mai vinto l’eurolega, aggiungici una squadra che solo nel 2015 è arrivata per la prima volta alle final four e se non bastasse, ha ricostruito questa franchigia a sua immagine e somglianza.

Insieme a Maurizio Gheradini, ha voluto solo giocatori adatti al suo credo: perché Obradovic chiede ai suoi uomini fede e sottomissione.

L’unico sopravvissuto dal primo anno di Zelimiro è il capitano del Fenerbache: Melih Mahmutoglu.

Il tiratore turco non è un giocatore che leggete spesso nei tabellini ultimamente, l’emblema del “capitano non giocatore”.

Ancora una volta più che le parole usiamo un video, per far vedere come Melih ed il pubblico di Istanbul siano una cosa sola.

Il terzo capitano è anche il nostro leader; il capitano della nostra nazionale Gigi Datome.

Oltre ad essere italiano, Gigi incarna le doti del ragazzo che qualunque mamma vorrebbe per sua figlia. Un ragazzo con la faccia pulita, uno che si fa tagliare i capelli con una forbice per fasciatura da Pero Antic, non propriamente il barbiere di Siviglia, solo per onorare una scommessa. Un ragazzo che si fa amare da tutti, che dedica la vittoria alla mamma, alla fidanzata, alla Sardegna (sua terra natia) e all’ Italia. Uno di noi.

Non a caso Ettore Messina, coach della nazionale, gli ha voluto dedicare queste parole, che penso siano il commiato migliore per queste finali oltre il sorriso del nostro Gigigante.

“Gigi Datome campione d’Europa, sono felice per te, per averti come capitano della Nazionale, ma soprattutto perché potrò raccontare di te a mio figlio, spiegandogli che impegnarsi come un pazzo, rispettare compagni, allenatori, avversari e arbitri, non trovare scuse quando giochi poco o male, e, perché no, anche leggere un libro ogni tanto, sono cose “cool” e possono darti grandi soddisfazioni. Un abbraccio forte e a quest’estate”.

Milos Teodosic potrebbe approdare in NBA la prossima stagione

Milos Teodosic

CONTRATTO IN SCADENZA

Il contratto di Milos Teodosic con il CSKA Mosca è ormai in scadenza, e diverse squadre NBA sono pronte a lottare per portarsi a casa il playmaker di 30 anni.

Fran Fraschilla di ESPN dichiara:

“E’ il miglior passatore al mondo e dal punto di vista offensivo è devastante”.

Il CSKA Mosca ha da poco giocato (e perso) le Final Four di Eurolega, dimostrando un gran quantitativo di talento; a guidare la squadra in tutte le sue partite c’è sempre stato Milos Teodosic.

milos teodosic cska
#MILOS TEODOSIC

CHI VUOLE PORTARSI A CASA TEODOSIC ?

A mostrare un forte interesse verso il giocatore ci sono state fin da subito le franchigie di: Atlanta, Toronto, Utah e Brooklyn, che l’hanno seguito in tutto il suo percorso europeo.

Secondo il New York Post, Teodosic dovrebbe prendersi 15-20 giorni per decidere cosa fare del proprio futuro.

Un’altra informazione importante ce la da il giornalista David Pick, dichiarando che le franchigie interessate al campione del CSKA, probabilmente, offriranno un contratto di 3 anni da circa 30 milioni.

Milos Teodosic si dichiara onorato dell’interesse ricevuto in questo periodo, e a darci un ulteriore indizio sulla sua destinazione è il Presidente e CEO del CSKA Mosca Andrey Vatutin: “Le Squadre con un interesse concreto per Milos, sono quelle che non state sentendo dai Media”.

Teodosic in questa stagione ha portato in dote alla propria squadra: 14,2 punti, 6,7 assist e 2,3 rimbalzi a partita, diventando il centro dell’attacco della propria squadra.

Chiunque si porterà a casa il playmaker del CSKA avrà di certo un’arma in più per poter lottare nel massimo campionato NBA, ma ancora la destinazione è incerta e noi non vediamo l’ora di scoprire come andrà a finire questa misteriosa storia dai tratti europei.

 

 

EuRubrique: la rubrica di Eurolega

Bentornati e benvenuti per l’ultima volta (questa volta è vero) a EuRubrique. L’Eurolega è terminata ieri sera e da bravi scolaretto commento e voto.

HA VINTO IL FENER DI SUPERGIGI DATOME E SONO VERAMENTE CONTENTO. SPANOULIS FA RUNNER-UP PER LA SECONDA VOLTA E IL CSKA ABDICA DA CAMPIONE E FAVORITO. NEL MENTRE, MILANO CONTINUA A PERDERE, SENZA LA MINIMA SOSTA.

FENERBAHCE: 10

E’ stata una stagione-capolavoro, quasi come la prima di True Detective. Obradovic ci ha fatto fessi per l’ennesima volta. Le difficoltà in regular season erano tutte finte ed inventate, per creare un diversivo e, non mettere pressione ai suoi. Scherzi a parte, la condizione fisica e psicologica dei suoi dalla prima partita con Pana è stata bestiale, quasi come la prima stagione di Fargo. Mi sbilancio e dico che se avessero preso il CSKA nei quarti, lo avrebbero battuto e sarebbero usciti campioni lo stesso. Udoh mvp, Bogdanovic in NBA, Gigi sul trono d’Europa e Obradovic nono sigillo.

OLYMPIACOS: 9,5

Ad un soffio dal miracolo. Peccato veramente, perchè come ho ripetuto per 100mila volta, sono la sorpresa dell’Eurolega e una squadra con una solidità clamorosa. Ieri il Fener segnava da ogni angolo e  a 7′ dalla fine, loro erano lì, a -5. Sfairopoulos è un grande allenatore e il suo alloro arriverà molto presto. PS: Vedere Spanoulis sull’orlo delle lacrime fa sempre un certo effetto, però ha perso dai migliori e quindi è giusto così.

CSKA & REAL MADRID: 8

Non mi sento di dare di più. Dopo la regular sembravano elezioni bulgare su chi dovesse vincere, ma dalla prima partita dei PO, si era vagamente capito che il vento che li aveva fatti naviagare like C. Colombo stava svanendo. Il Real non ci ha capito nulla in semi e, ha perso (quasi) tutti i duelli individuali. I russi invece hanno provato a sfidare la storia (un’altra volta) e per la terza volta hanno sbattuto sulla pelata lucida di Spanoulis. La stagione fino alla F4 era stata perfetta, da lì in poi (una partita) è stata come quella di Milano (Gara 1 con Capo d’Orlando).

PANATHINAIKOS: 5

Per come te l’avevano fatta nasare erano da 8, poi il Fenerbahce li ha ridotti ad un 5 e la chicca da ritorno in bus (veramente una perla rara) da Istanbul è da 2. Fate la media matematica…

EFES: 6,5

Coraggiosi davvero. Hanno trascinato l’Olympiacos a gara5 e ora sono nella situazione di provare a promettere qualcosa di più del  sesto posto, ai propri fans. Vedremo chi confermeranno… Perasovic è fondamentale e con lui, quei 3-4 che gli hanno fatto fare il salto di qualità.

BASKONIA: 6/7

Il 3-0 contro il CSKA è piuttosto falso, per chi ha visto le partite. Avessero avuto un Bargnani da 60-70%, probabilmente li avremmo prima prenotare un alberghetto a Istanbul e in secondo luogo lottare contro l’Olympiacos venerdì sera (mia personale opinione). Alonso è capace e magari l’anno prossimo…

DARUSSAFAKA: 6

Per il denaro che hanno speso e per come hanno chiuso la stagione sono da 6. Forse ci fosse stato un altro al mio posto sarebbe stato più generoso, ma a me stanno veramente sui maroni. Una buona estate a loro.

STELLA ROSSA: 7,5

Radonjic (per noi) ha vinto coach dell’anno mica a caso. Bellissimi e un passo dai playoff più inaspettati di inizio stagione. Il gruppo serbo crescerà a dismisura e nei prossimi 4 anni, li vedrete alzare qualche trofeo, 100% sure. Ora non sono più una sorpresa e l’estate dovrà portare un consiglio fidato fra: “continuare il progetto”// “cedere il passo a chi ha denaro e tornare umili”. Staremo a vedere.

ZALGIRIS: 7

Altri bravissimi. Qua il nucleo rimarrà, perchè il valore aggiunto è il signorino seduto in panchina che, saluterà tutti e se ne andrà via. Hanno una grossissima fortuna. Il pubblico non li abbandonerà mai però l’anno prossimo rischiano davvero di finire sotto Milano.

LE ALTRE:

BARCELLONA: 4

Per riassumere la stagione del Barça, basta pensare ad una giornata fuori porta al mare. Un grande presagio pensi, invece piove, il ristorante dove mangi ti pela e mentre ritorni a casa buchi.

GALATASARAY: 3

Denaro in mano ad incompetenti. Fanno le belle fighe, con il culo degl’altri (cit.).

BAMBERG: 6

Ora dico una roba forte. Se Trinchieri senza Melli (Fener way of life) e Wanamaker (perso l’anno scorso) fa ancora una stagione dignitosa, lo mandate ad allenare la nazionale tempo mezzo gin-tonic.

MACCABI: 3

Vedi Galatasaray.

UNICS: 2

Pensate un secondo a questa squadra senza Langford.

MILANO: 1

Prendi la giornata del Barça, solo che mentre cambi la gomme bucata, la tipa si stanca di aspettarti e sale con un altro. Tu riparti da solo e dopo 5 minuti finisci la benza, con il primo distributore a 15 km e senza ombrello.