Blazers, Evan Turner come Clyde Drexler e vittoria n.50, McCollum: “Pronto per i playoffs”

La seconda tripla doppia consecutiva di Evan Turner spedisce i Portland Trail Blazers a quota 50 vittorie stagionali, non succedeva dalla stagione 2014\15.

Al Moda Center di Portland, Oregon, i padroni di casa si impongono per 116-89 sui Memphis Grizzlies. Per Turner una prova da 13 punti, 12 rimbalzi e 11 assist in 28 minuti d’impiego.

Enes Kanter e Damian Lillard aggiungono due doppie doppie da – rispettivamente – 21 punti e 15 rimbalzi e 20 punti e 10 assist, ed i Blazers risolvono la partita nella secondo tempo, dopo una prima metà equilibrata.

Non ho mai visto una cosa del genere” Così Damian Lillard sulla difesa a zona schierata da coach J.B. Bickerstaff nel primo tempo “Non è una cosa comune vedere così tanta zona in una partita NBA, non mi era mai capitato prima“.

Gli uomini di coach Terry Stotts limitano i Grizzlies a soli 10 punti segnati nel terzo quarto (24-10), e controllano la partita nel quarto periodo.

Una gara da ricordare per Evan Turner, ex seconda scelta assoluta dei Philadelphia 76ers nel 2010 e poi passato da Indiana Pacers e Boston Celtics prima di trovare casa in Oregon. Turner è diventato il secondo giocatore di Portland dai tempi del grande Clyde Drexler ha mettere a referto due triple doppie consecutive (Drexler riuscì nell’impresa nel 1989): “Sono contento soprattutto per le 50 vittorie della squadra, una cosa che in carriera non mi era mai riuscita prima“.

In una stagione caratterizzata da alcuni problemi fisici, Evan Turner ha sinora viaggiato a 6.6 punti, 4.4 rimbalzi e 3.8 assist a partita in poco più di 22 minuti di utilizzo. Dopo la vittoria casalinga di mercoledì, i Trail Blazers (50-28) occupano la quarta posizione solitaria nella Western Conference, a sola mezza partita di distanza dagli Houston Rockets (51-28).

Trail Blazers, C.J. McCollum torna ad allenarsi: “In campo per i playoffs”

Le buone notizie proseguono in casa Trail Blazers: la star C.J. McCollum, ai box dallo scorso 17 marzo a causa di uno stiramento muscolare, è tornato ad allenarsi con i suoi compagni. Per McCollum si avvicina dunque il ritorno in campo, come riportato da Casey Oldahl di NBA.com:

Sono in grado di fare quasi tutto quello che facevo prima dell’infortunio, in campo. Ora sto lavorando sulla forza e sul tono muscolare in sala pesi, faccio esercizi di allungamento salti, lavoro sui movimenti.. sto tornando rapidamente in forma, sarò pronto tra poco (…) si tratta di veder come il mio fisico reagirà nei prossimi giorni, siamo comunque in linea con la tabella di marcia

E’ possibile che i Portland Trail Blazers decidano di non schierare McCollum per le ultime quattro partite di regular season. Il prodotto di Lehigh viaggerà comunque con la squadra per la trasferta di Denver, Colorado, di venerdì.

La 50esima vittoria stagionale si rivela una buona notizia anche per lo sfortunato Jusuf Nurkic, che beneficerà del bonus da 1.25 milioni di dollari previsto dal suo contratto al raggiungimento della vittoria numero 50 in stagione, e per aver disputato almeno 70 partite (72 le gare giocate dal lungo bosniaco).

Il ginocchio di Evan Turner preoccupa i Portland Trail Blazers: “Salterà le prossime gare”

Gli innesti di Rodney Hood ed Enes Kanter, e la crescita nell’ultimo mese e mezzo del terzo anno da Maryland Jake Layman hanno fatto le fortune della panchina dei Portland Trail Blazers.

 

Lo storico punto debole della squadra allenata da coach Terry Stotts potrebbe non essere più tale, grazie alla presenza di una macchina da doppie-doppie (che sopperiscono agli evidenti limiti difensivi) come l’ex New York Knicks Kanter, e di un giocatore con grande esperienza di post-season come l’ex Cavs Hood.

 

 

La second unit di coach Stotts sarà però costretta con ogni probabilità a rinunciare ad uno dei suoi pezzi più importanti, almeno per le prossime partite. Evan Turner non è sceso in campo nella seconda delle ben 7 trasferte che attendono i Trail Blazers nei prossimi giorni, a causa di un problema al ginocchio sinistro.

 

Ho sentito uno scricchiolio sospetto durante il riscaldamento prima della gara con i Brooklyn NetsCosì Turner come riportato da Jamie Hudson di nbcsports.comCol passare dei minuti, il ginocchio si è irrigidito, sentivo un po’ di dolore. Dalle radiografie non è saltato fuori nulla di preoccupante, dovrò però saltare le prossime partite ed aspettare che migliori“.

 

Evan Turner ha disputato in questa stagione 57 partite, viaggiando a medie da 7.4 punti, 4.6 rimbalzi e 3.9 assist a gara giocando spesso da point-guard in uscita dalla panchina per i Blazers, in quasi 24 minuti a sera.

 

 

La crescita del sorprendente Jake Layman (13.2 punti, 5.2 rimbalzi e ben 1.3 stoppate a partita nelle ultime 10 gare disputate per l’ex Terrapins, con il 55.8% al tiro) e la presenza di Rodney Hood  serviranno a coprire l’assenza di Turner, uno dei veterani di maggior rilievo in casa Portland Trail Blazers. Il ritorno a pieno regime dell’ex giocatore di Philadelphia 76ers e Indiana Pacers darà a coach Terry Stotts la possibilità di ampliare ulteriormente le rotazioni in uscita dalla panchina, dietro all’inamovibile duo Damian Lillard-C.J. McCollum

OKC, Paul George è incontenibile, Blazers KO, Turner: “PG è su un altro pianeta”

Trail Blazers-Thunder streaming

Paul George deve avere un problema con i Portland Trail Blazers, a giudicare dalle sole nude cifre. In tre partite giocate contro Damian Lillard e compagni, le medie dell’ex giocatore degli Indiana Pacers parlano di 40.0 punti, 9.3 rimbalzi e 5.3 assist a gara, con un incredibile 57% al tiro da tre punti (su una media di 9.3 tentativi a partita).

La terza sfida stagionale tra Thunder (37-19) e Blazers (33-23) viene risolta dalla tripla doppia di coppia di George e Russell Westbrook, e dai 33 punti combinati dell’insolito duo Raymond Felton-Deonte Burton in uscita dalla panchina.

120-111 il risultato finale. Russell Westbrook raccoglie la sua decima tripla doppia consecutiva (un nuovo record NBA, superato Wilt Chamberlain) e chiude con 21 punti, 14 rimbalzi e 11 assist, nonostante il brutto 5 su 19 al tiro.

Paul George è semplicemente perfetto: 47 punti (8 su 13 dalla lunga distanza) 12 rimbalzi e 10 assist in ben 43 minuti di gioco ed una capacità irreale di creare separazione tra se ed i disperati difensori in ogni situazione offensiva. Isolamento, pick and roll ed in uscita dai blocchi, la varietà offensiva della star degli Oklahoma City Thunder non lascia scampo ai Portland Trail Blazers, che incappano in una serata imprecisa (41% di squadra al tiro).

I Blazers subiscono la seconda sconfitta consecutiva nella seconda partita di un back-to-back, mentre OKC, priva dell’infortunato Jerami Grant e di Dennis Schroeder, trova minuti di qualità dal rookie Deonte Burton. Il prodotto di Iowa State chiude la sua gara con 18 punti (7 su 9 al tiro) ed addirittura 3 stoppate.

Evan Turner: “Paul George è su un altro pianeta”

Il Paul George edizione 2018\19 assomiglia terribilmente al Kevin Durant ammirato per anni nel midwest, prima della sua partenza in direzione Oakland. I problemi di convivenza tra due superstar, a volte così difficile in quel di OKC tra i giovani Durant e Westbrook, paiono oggi un ricordo.

La maturità di Russell Westbrook, riuscito a delegare di buon grado gran parte del peso offensivo della squadra all’ex stella degli Indiana Pacers, ha aperto la strada per una stagione da MVP per Paul George:

Complimenti ai nostri compagni, sono riusciti a salire di livello ed a coprire le assenze. La mia miglior pallacanestro di sempre? Assolutamente si… wow, che partita! Sono felicissimo per Russ (Russell Westbrook, ndr), è il giocatore più competitivo che abbia mai visto, il più competitivo con cui abbia mai giocato. Nessuno come lui è mai stato in grado di guidare la lega in triple doppie come sta facendo lui, va per il terzo anno consecutivo… che giocatore, Russell

– Paul George su Russell Westbrook –

 

 

Così l’avversario di giornata Evan Turner, già compagno di squadra di George agli Indiana Pacers, su PG13:

Tutti si strappano i capelli per Giannis (Antetokounmpo, ndr) e James (Harden, ndr), che stanno facendo cose spettacolari, ma Paul (George, ndr) è forse il miglior giocatore che ci è capitato di affrontare quest’anno. Sta giocando ad un livello tale che risulta anche difficile da spiegare

– Evan Turner su Paul George –

Markelle Fultz, il “precedente” di Evan Turner ed il dilemma dei 76ers

Markelle Fultz, la speranza di Phila

A cercare bene, e senza andare troppo lontano con la memoria, i Philadelphia 76ers hanno già vissuto una situazione non dissimile da quella odierna di Markelle Fultz.

L’analogia funziona solo se tralasciamo (facile a dirsi, meno a farsi) i problemi fisici di Fultz – problemi che hanno finalmente un nome ed un cognome – e se ci dedichiamo alle prospettive di mercato per i Sixers.

Il primo anno e spiccioli di carriera di Markelle Fultz è stato un sincero flop. Al netto dei problemi al tiro, il prodotto di Washington ha dimostrato in campo solo per brevi tratti il devastante potenziale atletico e fisico di cui disporrebbe, e per tratti più ampi tutta l’immaturità istintiva del proprio gioco.

In queste ore, i Sixers si stanno sostanzialmente interrogando su cosa fare con Markelle Fultz. Una trade ora difficilmente porterebbe a Philadelphia una contropartita adeguata per un giocatore scelto solo 16 mesi fa con la chiamata numero 1. E i Sixers, che dopo l’arrivo di Jimmy Butler puntano alla – quantomeno – finale di Conference, potrebbero aver terminato il tempo degli esperimenti.

Il famoso “The Process” (noto anche come “perdere e perderemo” presso altro domicilio) ha portato in questi ultimi anni un mare di scelte di prima qualità a Philadelphia. Michael Carter-Williams, Jahlil Okafor, Nerlens Noel, Joel Embiid, Ben Simmons.

Prima di questi, un altro giocatore – tutt’oggi in attività – fu considerato all’epoca del suo arrivo il salvatore della patria. Per essere poi salutato tempo dopo senza troppe cerimonie.

Evan Marcel Turner da Ohio State.

76ers, Markelle Fultz ed il precedente Evan Turner

 

Nel 2009\2010 atleta dell’anno nella Big Ten, primo quintetto All-NCAA, finalista per il Bob Cousy Award e in due parole un gigante tra i bambini al “piano di sotto”, Turner fu seconda scelta assoluta al draft 2010 per i Philadelphia 76ers, dietro a John Wall ma davanti a DeMarcus Cousins, Paul George e Gordon Hayward, tre futuri All-Star.

Nove anni dopo, alzi la mano chi si ricorda dei 3 anni e mezzo passati da Evan Turner a Phila. 7.2 punti a partita in una squadra da 41-41 il primo anno, 9.4 in una squadra da 35-31 (lock-out) e con Andre Iguodala, Jrue Holiday ed Elton Brand al secondo anno, 13.3 in una squadra da 34-48 al terzo anno.

La stagione 2013\14 dei Sixers fu una delle più fallimentari campagne NBA recenti. 19-63 di record, 5-32 nelle ultime 37 partite all’insegna del “tanking” più sfrenato. Evan Turner trovò minuti e possessi e condusse una stagione da 17.7 punti e 6 rimbalzi a partita nel nulla più desolante (qui il roster di quei 76ers).

Il 20 febbraio 2014, l’ex seconda scelta al draft NBA 2010 venne spedita ad Indiana in cambio del contratto di Danny Granger (!) ed una futura seconda scelta. La solida carriera di Evan Turner sarebbe poi proseguita verso una scazzottata con Lance Stephenson, Boston Celtics e – finalmente – i Portland Trail Blazers.

Come riportato da Keith Pompey del Philadelphia Inquirer, durante la stagione 2013\14, dei Sixers in completa ricostruzione e motivati ad aprire campo e minuti per Michael Carter-Williams (come passa il tempo) indugiarono su Turner, rifiutando offerte non eccezionali, ma migliori dello scambio che spedì l’ex Ohio State ai Pacers all’ultimo minuto prima della trade deadline.

Oggi, pensando a Markelle Fultz, anche ottenere in cambio un contratto in scadenza come quello di Granger (un quinquennale da 60 milioni di dollari) pare troppo. Una stagione buttata – la prima – ed una iniziata discretamente ma presto deragliata – la seconda, potrebbe essere tutto quello che sarà rimasto di Fultz a Philadelphia tra mille anni, a fine carriera dell’ex Washington Huskies.

ll dilemma del giorno in casa Sixers è questo. Rinunciare ora a Fultz e ottenere ciò che “passa al convento”, o tentare un difficile recupero psico-fisico dell’atleta, sapendo che ne mancherebbe con ogni probabilità il tempo? I Philadelphia 76ers visti di recente, quelli con Jimmy Butler ai box, sono apparsi parecchio corti. E la panchina di coach Brett Brown avrebbe un gran bisogno di un Markelle Fultz abile e arruolato, nonostante i limiti.

La deadline del 7 febbraio è lontana ma si avvicina, ed i tempi di recupero di Fultz sono un mistero (3-6 settimane di terapie per la “TOS” dice l’Anatomia del Gray, out a tempo indeterminato dicono i Sixers).

Un rinvio ad maiora della questione Fultz potrebbe persino far rimpiangere al GM dei 76ers Elton Brand Danny Granger ed il suo contratto.

Basket mercato folle? Ecco le 20 peggiori firme contrattuali in NBA

Basket mercato

Basket mercato veramente senza senso in NBA in alcune firme? Si, in alcuni casi può succedere che si prendano abbagli veramente incredibili. Durante il mercato NBA, quando un giocatore firma con una franchigia, il suo stipendio è quasi sempre garantito per tutta la durata dell’accordo. Nel caso quest’ultimo non rispetti le aspettative, alcuni contratti gonfiati finiscono per bloccare le mosse delle franchigie negli anni successivi

Basket mercato: i contratti boomerang in NBA

Allo stato attuale, sono stati rilevati i 20 peggiori contratti nel panorama NBA, per quanto riguarda i restanti termini dell’accordo. Nella realizzazione di tale lista, sono stati presi in considerazione l’età del giocatore, le sue abilità, gli infortuni e, infine, la lunghezza e l’importo totale dell’affare.

20. PAUL GASOL, SPURS

Pau Gasol, ex ala di Grizzlies, Lakers e Bulls
ETA’ANNOSTIPENDIO
382018-2019$16 M
392019-2020$16 M*

*Parzialmente garantito per $6,7 milioni

A meno che Gasol non faccia una stagione stellare, inusuale per un 38 enne, gli Spurs probabilmente cercheranno di abbattere il costo di questo contratto prima della sua scadenza naturale. In questo modo, tale accordo potrebbe risultare, per un totale di $22 milioni, più appetibile.

19. GORGUI DIENG, TIMBERWOLVES

Gorgui Dieng, lungo dei Wolves
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$15,2 M
292019-2020$16,2 M
302020-2021$17,2 M

 

Prima della stipulazione di tale contratto, Dieng si è dimostrato un giocatore con buone qualità, garantendo una solida presenza sotto le plance. Tuttavia, il front office del Minnesota Timberwolves, decidendo di puntare sul 32 enne Taj Gibson, ha relegato Dieng al ruolo di semplice rincalzo strapagato.

18. JOHN WALL, WIZARDS

John Wall infortunio
John Wall, playmaker titolare degli Wizards dal 2010
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$19,2 M
292019-2020$37,8 M
302020-2021$40,8 M
312021-2022$43,8
322022-2023$46,9 M*

 

*Opzione giocatore

Tra i giocatori in questa lista, Wall sicuramente è la punta di diamante, sopratutto per quanto riguarda il fattore abilità. Ma vi sono diverse motivazioni che preoccupano i tifosi dei Wizards:

  • Ha perso metà della stagione scorsa a causa di un infortunio
  • Gran parte del suo stile di gioco si basa sulla velocità, qualità che tende a deteriorarsi con l’invecchiamento
  • La sua media al tiro da tre punti è del 34%, anacronistica rispetto all’andamento attuale della lega che privilegia la presenza di specialisti dalla lunga distanza
  • Il costo del suo contratto è destinato a salire prepotentemente al termine della prossima stagione

Ovviamente, Washington si è sentita costretta di firmare il suo uomo simbolo: perderlo avrebbe significato tornare a sperare nella lotteria del draft. D’altro canto, uno stipendio annuale superiore a $40 milioni potrebbe essere convertito nell’ingaggio di più giocatori in grado di risollevare da soli le sorti della squadra. E quest’ ultimo aspetto, John Wall non lo ha mai dimostrato apertamente nei suoi anni a Washington.

17. HASSAN WHITESIDE, HEAT

Hassan Whiteside,centro Miami Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$25,4 M
302019-2020$27,1 M*

 

*Opzione giocatore

L’opzione giocatore presente sul suo contratto può diventare un bel problema per la dirigenza Heat, specie in caso di stagione negativa del lungo. Tuttavia, anche per migliorare la sua situazione, vi è la possibilità che Whiteside possa rinunciare a tale opzione, in modo da ottenere un contratto a cifre più vantaggiose. Entrambe le ipotesi prospettate non sembrano essere positive per la franchigia della Florida.

16. TYLER JOHNSON, HEAT

La guardia dei Miami Heat Tyler Johnson
ETA’ANNOSTIPENDIO
252018-2019$19,2 M
262019-2020$19,2 M

 

Dopo essere stato pagato soltanto $5,7 milioni di dollari per la prima metà del suo contratto, Tyler Johnson è riuscito ad ottenere uno stipendio quadruplicato, grazie “all’aiuto” dei Brooklyn Nets. Questi, infatti, effettueranno un offerta di contratto alla guardia, ma tale tentativo è stato pareggiato dai Miami Heat.

15.SERGE IBAKA, RAPTORS

Horford in difesa su Ibaka
Horford in difesa su Serge Ibaka
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$21,7 M
302019-2020$23,3 M

 

I Raptors, al momento della finalizzazione di tale accordo, sono riusciti a limitare i danni, pagando eccessivamente il contratto su base annua ma ottenendone la diluizione in tre anni. Ciò nonostante, tale firma rimane negativa, in quanto Serge Ibaka è regredito negli ultimi anni sia come difensore che come realizzatore.

14. ANDREW WIGGINS, TIMBERWOLVES

Wiggins
Andrew Wiggins, guardia dei Lupi
ETA’ANNOSTIPENDIO
232018-2019$25,3 M
242019-2020$27,3 M
252020-2021$29,3 M
262021-2022$31,3 M
272022-2023$33,3 M

 

Wiggins, nei suoi primi anni di carriera, ha mantenuto buone medie, ma non sembra aver ancora compiuto il salto di qualità definitivo. Legare la metà del prossimo decennio ad un giocatore che non sembra avere più tanto potenziale potrebbe rivelarsi costoso per la franchigia del Minnesota.

13. JAMES JOHNSON, HEAT

James Johnson.
James Johnson. ala piccola degli Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
312018-2019$14,7 M
322019-2020$15,3 M
332020-2021$16 M*

*Opzione giocatore

Nell’ottica di voler premiare i migliori veterani della stagione 2016-2017, gli Heat hanno rifirmato Johnson a cifre piuttosto alte, aumentando però le incertezze per l’immediato futuro della franchigia.

12. BISMACK BIYOMBO, MAGIC

Biyombo ai tempi dei Raptors
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$17 M
272019-2020$17 M*

*Opzione giocatore

Il contratto estremamente esoso, da $68 milioni, firmato dai Magic per Biyombo, è già entrato nella fase del suo deprezzamento. A meno che il centro congolese non estenda il suo raggio di tiro, puntando così ad una squadra dal livello migliore, è molto probabile che il lungo ex Raptors si avvalerà della sua opzione contrattuale, imponendo ulteriori limiti di azione alla franchigia della Florida.

11. TRISTAN THOMPSON, CAVALIERS

Tristan Thompson, centro dei Cleveland Cavaliers
ETA’ANNOSTIPENDIO
272018-2019$17,5 M
282019-2020$18,5 M

 

Tristan Thompson, recentemente oggetto di accuse riguardanti una presunta rissa con Draymond Green, ha giocato un ruolo chiave nella conquista del primo titolo della franchigia dell’Ohio. I suoi ultimi due anni di contratto, però, sono molto pesanti da gestire per una squadra in vena di ricostruzione post-James.

10. Basket mercato entriamo nella top ten: BRANDON KNIGHT, SUNS

Brandon Knight, playmaker dei Suns
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$14,6 M
272019-2020$15,6 M

 

Knight, dopo quasi un’intera stagione saltata per un infortunio alla schiena, a 26 anni ha ancora molto da dimostrare. In particolare, minuti da sesto uomo potrebbero essere molto importanti per la franchigia dell’Arizona. A pesare sulla sua valutazione complessiva, è il contemporaneo rinnovo del sesto uomo dell’anno Lou Williams, da parte dei Clippers, a cifre più vantaggiose rispetto a quelle garantite all’ex Pistons.

9. Basket mercato: TIMOFEY MOZGOV, MAGIC

Timofey Mozgov a colloquio con LeBron James con la maglia dei Cleveland Cavaliers

 

ETA’ANNOSTIPENDIO
322018-2019$16 M
332019-2020$16,7 M

 

I diversi scambi che lo hanno coinvolto in questi due anni sono la prova che nessun contratto possa essere irrinunciabile.

8. Basket mercato: BLAKE GRIFFIN, PISTONS

ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 32,1 milioni
302019-20$ 34,5 milioni
312020-21$ 36,8 milioni
322021-22$ 39M *

*Opzione giocatore

Per l’ex Clippers valgono le stesse considerazioni effettuate per John Wall. Blake Griffin ha superato la sua migliore fase dal punto di vista atletico, e negli ultimi 4 anni ha saltato 107 partite di regular season.

La scelta dei dirigenti Pistons è dettata dal fatto di arricchire la squadra di stelle per ambire ai massimi livelli. Gli ultimi anni trascorsi da Griffin, però, potrebbero essere l’anticamera di un rapido declino fisico ed atletico, che potrebbe coinvolgere l’intera franchigia.

7. Basket mercato: EVAN TURNER, TRAIL BLAZERS

Evan Turner (sulla destra) ed Avery Bradley (sulla sinistra) con la Jersey dei Celtics
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 17,9 milioni
302019-20$ 18,6 milioni

 

Le possibilità di Portland di poter competere per il titolo stando nella stessa conference degli Warriors sono sempre state piuttosto basse. La firma di un contratto da $70 milioni totali per Evan Turner, però, ha ulteriormente ridotto le già esigue speranze di vittoria della franchigia dell’Oregon.

6. Basket mercato: RYAN ANDERSON, ROCKETS

Ryan Anderson Pelicans
Ryan Anderson in maglia Pelicans
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 20,4 milioni
312019-20$ 21.3M

 

Ryan Anderson, seppur presente in buona misura nella grande stagione dei Rockets appena trascorsa, non ha mai dato un contributo rilevante dal punto di vista difensivo. Il suo ruolo può essere ampiamente coperto da ali in grado, allo stesso tempo, sia di garantire una buona efficienza al tiro dal perimetro, sia di dare un buon apporto difensivo. Un’esempio di quest’ultimo tipo di giocatore è Anthony Tolliver, firmato da Minnesota a cifre molto più basse di Anderson.

5. Basket mercato, il contratto di IAN MAHINMI, WIZARDS

Ian Mahinmi, ex Dallas e Pacers
ETÀANNOSTIPENDIO
312018-19$ 15,9 milioni
322019-20$ 15.5M

 

Ian Mahinmi, nei suoi due anni ai Wizards, ha totalizzato medie da 5 punti e 4,3 rimbalzi per partita, in 15,7 minuti di utilizzo. Dal momento che Washington è attualmente si trova aldisopra della soglia della luxury tax di $12,6 milioni, il contratto del francese peserà maggiormente.

4. Basket mercato, ci dispiace ma si. DANILO GALLINARI, CLIPPERS

Danilo Gallinari, ala ex Milano, Knicks e Nuggets
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 21.6 M
312019-20$ 22,6 M

 

Danilo Gallinari, nel corso della sua carriera, ha perso 322 partite in stagione regolare, e non ne disputa 70 dalla stagione 2012-2013. I Clippers dovranno convivere nei prossimi due anni con l’idea che il giocatore azzurro potrà restare ai box per qualche gara, e non avrà continuità

3. Basket mercato: sul terzo gradino del podio CHANDLER PARSONS, GRIZZLIES

Chandler Parsons, alla scorsa stagione ai Grizzlies
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 24,1 milioni
302019-20$ 25,1 milioni

 

Nonostante la presenza costante di infortuni fosse una preoccupazione continua vissuta dalle franchigie dei Rockets e dei Mavericks, i Grizzlies erano disposti a sostenere l’acquisto di Parsons, affiancandolo a giocatori del calibro di Marc Gasol e Mike Conley. Tuttavia, l’ala piccola ha giocato solamente 70 partite con la franchigia di Memphis, e i segnali sembrano lasciar presagire che il giocatore non sia in grado di sostenere un’intera stagione.

2. Basket mercato: altro nome eccellente LUOL DENG, LAKERS

Luol Deng ai tempi dei Bulls
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18 M
342019-20$ 18,8 M

 

Luol Deng, con i suoi 13 minuti totali nella stagione 2017-2018, è più probabile che appaia in una puntata di “Chi l’ha visto”, piuttosto che nel campo dei Lakers. Dopo aver guidato la lega per minuti giocati nelle stagioni 2011-2012 e 2012-2013 con i Bulls, la parabola dell’ex Heat è oramai in fase discendente

1. Basket mercato: il peggiore contratto è di JOAKIM NOAH, KNICKS

Joakim Noah
Joakim Noah, centro dei New York Knicks
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18,5 M
342019-20$ 19,3 M

 

Prima di firmare un contratto di 4 anni da $72 milioni con i New York Knicks nel 2016, Noah aveva perso una media di 16,6 partite nel suo periodo di permanenza ai Bulls. Nel suo ultimo anno con i Bulls, poi, all’età di 30 anni, il lungo francese ha totalizzato 29 presenze, con una media 21,9 minuti in campo. Pur avendo queste informazioni, i Knicks hanno voluto offrire a Noah un contratto estremamente oneroso, ed ora sono costretti a dover onorare tale accordo, nonostante lo scarso rendimento del giocatore ex Chicago.

Portland Trail Blazers: Mad Men

Anche quest’anno i Portland Trail Blazers ripartiranno dalle sue grandi certezze indissolubili, ossia CJ McCollum e Damian Lillard. La coppia, che forma uno dei backcourt più scoppiettanti della lega, riproverà a centrare l’accesso ai playoff, come ormai avviene da quattro anni consecutivi.

Lillard, come al suo solito, dovrà portarsi la squadra sulle spalle e caricarsi tutto l’orgoglio di Rip City per fare bella figura. Lui è, come Don Draper della serie Mad Men, creativo negli slogan e dotato di leadership. Per trascinare i suoi dovrà vedersela con colossi del calibro di Golden State, OKC, San Antonio e Houston, senza sottovalutare Utah, Denver, Los Angeles (più sponda Clippers che Lakers) e Memphis, tra le altre.

 

Damian, sulla falsariga di  Don, dovrà essere quell’uomo capace di trovare la giusta intuizione al momento giusto, intuizione che potrà essere, nel caso di Damian, una giocata sulla sirena, mentre per Don si tratta solo di trovare le parole giuste.

mccollum e lillard
CJ McCollum e Damian Lillard, i fari dei Portland Trail Blazers.

Entrambi sono sicuramente “il meglio che c’è sulla piazza”, come piace citare ai vari protagonisti della serie tv, con poca modestia ma con tanta sicurezza. Tanta sicurezza può però portare a fare degli errori e a compromettere la propria immagine, come quando Peggy Olson, la sua segretaria, ci prova con lo stesso Don, che però è un uomo risoluto, rigoroso nel dovere e comunque con dei principi, e non si lascia tentare. Però se a dettare certe scelte azzardate della giovane segretaria ci sono le conoscenze dell’ambiente e la poca esperienza in esso, Dame e McCollum di esperienza ne hanno accumulata abbastanza nel corso degli anni e sanno molto bene cosa significa rappresentare la città più popolosa dell’Oregon. Dal punto di vista tecnico, la coppia Lillard-McCollum ha un potenziale offensivo enorme. Tanti punti che potranno aiutare Portland a raggiungere i suoi obiettivi. Il problema principale sarà che quando uno dei due farà una partita sontuosa, l’altro dovrà adattarsi: questo perché, come accaduto in passato, se ad esempio Lillard faceva sfracelli, McCollum non riusciva a raggiungere il livello del compagno, e alternando la loro forza non riusciranno mai a completarsi a vicenda. Altro punto a loro sfavore è la fase difensiva, perché se in una metà campo i due, quando in giornata, danno spettacolo e sono (quasi) incontenibili, nell’altra, al contrario, mostrano i loro deficit che rendono facile la vita agli avversari. Effettivamente, se si segna più dell’avversario si vince, ma è anche vero che devi cercarne di concederne il meno possibile, soprattutto se dietro non si è messi bene. In queste circostanze quando davanti l’attacco non ingrana arriva la sconfitta, quasi sicuramente. Qui coach Terry Stotts dovrà essere bravo ad amalgamare il gioco offensivo con quello difensivo, o almeno migliorare il secondo, al fine di evitare prestazioni efficienti solo da un lato del campo.

Jusuf Nurkic
Jusuf Nurkic in azione.

A dare una mano ci sarà anche Jusuf Nurkic, centro classe ’94 ex Denver Nuggets. Fin dal suo arrivo lo scorso inverno,  aiuterà ad aumentare l’efficace della fase offensiva dei Trail Blazers, aggiungendo verticalità alla manovra. E non solo: Nurkic può fornire verve al gioco in post ed è una manna dal cielo per quanto riguarda i rimbalzi. Come se non bastasse, grazie alle sue mani educate, può fornire assist ai compagni e agevolare la circolazione di palla.  Importante anche il ruolo di Al-Farouq Aminu: giocatore duttile, può coprire entrambi gli spot di ala e può dare più soluzioni al suo coach, garantendo un rendimento affidabile in difesa.

Una second unit non proprio attrezzata sarà guidata dall’estro e dall’inventiva di Evan Turner, e vedrà tra i nuovi arrivati anche i rookie Caleb Swanigan e Zach Collins. Avere una panchina ‘corta’ potrebbe pagare dazio nel lungo termine.

Cosa ci aspettiamo da loro? Sicuramente lotteranno per i playoff, un obiettivo abbastanza abbordabile. Il 41-41 dell’anno scorso sarà probabilmente raggiunto e forse anche superato, trovando la giusta intesa tra i giocatori, vecchi o nuovi che siano. Approfittando di una stagione positiva non solo da parte dei suoi soliti noti, ma anche di coloro che agiscono all’ombra, i Trail Blazers potranno senz’altro raggiungere almeno l’ottava posizione. Se non ci sarà la postseason, una posizione nella top 10 dovrebbe essere assicurata. Questo, come sempre, sarà il campo a dircelo, a partire dalla Talking Stick Resort Arena di Phoenix, Arizona, dove contro i Suns saranno i primi avversari stagionali.

Game Preview: Celtics @ Blazers

Celtics

Game Preview: Celtics @ Blazers

Neanche il tempo di digerire una bruttissima sconfitta nella notte scorsa contro i Kings in emergenza infortuni, ed ecco che la compagine guidata da coach Stevens si trova a dover affrontare nella notte i Portland Trail Blazers. Urge dimenticare la prestazione di ieri, alquanto insufficiente. Come è spesso accaduto in questa stagione, infatti, i Celtics hanno sottovalutato l’impegno, incassando una sconfitta che mette il loro secondo posto nel mirino degli inarrestabili Wizards. Per portare a casa la gara di questa notte, che rappresenterà la seconda tappa di un mini-tour ad Ovest prima della pausa dell’All-Star Week End, bisognerà mantenere la concentrazione su entrambi i lati del campo.

Injury Report: Bradley potrebbe tornare dopo la pausa

Evan Turner. ex Celtics, con la Jersey degli Ohio State Buckeyes

Le due formazioni vantano assenze abbastanza importanti. Nelle file dei C’s continuerà a mancare Avery Bradley, che potrebbe tornare dopo la pausa dell’All-Star Game dai suoi problemi al tendine d’Achille. In dubbio anche Jonas Jerebko, alle prese con una frattura del setto nasale rimediata in uno scontro con Jaylen Brown.

Dalla parte opposta, invece, l’assenza più pesante sarà quella dell’ex bianco-verde Evan Turner, alle prese con una frattura del terzo metacarpo della mano destra, e dato out dalle 5 alle 8 settimane.

Key Matchup: Thomas vs Lillard

Il duello chiave di questa notte sarà tra due piccoli giganti: Isaiah Thomas dovrà vedersela con Damian Lillard. Thomas è in un momento di forma strepitoso, coronato da una media di quasi 30 punti a partita. Il numero #4 dei Boston Celtics ha stupito moltissimi addetti ai lavori e non, ricevendo anche complimenti sinceri da The Truth in occasione della gara ai TD Garden contro i Clippers.

D’altro canto, invece, Portland ha fatto le sue fortune nel back court titolare. Damian Lillard e C.J. McCollum, infatti, segnano (sommando la media punti dei due) 49.5 punti a partita (che rappresentano quasi la metà del fatturato offensivo dell’intero roster), distribuiscono 9.4 assist e catturano 8.5 rimbalzi di media.

Il duello tra Thomas e Lillard sarà l’ago della bilancia che deciderà da quale parte far pendere le sorti della gara. Portland dovrà prestare particolare attenzione alle capacità del playmaker originario di Tacoma di guadagnare molti tiri liberi; Boston, dal canto suo, dovrà limitare la pericolosità delle guardie dei Blazers di essere pericolosi dall’arco dei tre punti e negli 1 vs 1, dove sono bravi a sfruttare il gran lavoro dei loro bloccanti.

Key Matchup: Thomas vs Lillard

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Focus on Defense: la chiave della vittoria

“We decide to play defense”

Queste le parole di Isaiah Thomas quando gli è stato chiesto il perchè del momento sorprendentemente positivo dei Celtics. Dopo essere stata a lungo nei bassifondi della NBA come Defensive Rating, infatti, Boston sembra in lenta risalita in questo fondamentale. La franchigia di coach Stevens è al 17° posto nella classifica dei punti concessi alle avversarie (106.1); mentre i ragazzi dell’Oregon si sono dimostrati essere una delle peggiori difese della Lega: i Blazers concedono infatti all’avversario una media di 108.7 punti a partita. Anche in attacco i Celtics si trovano avvantaggiati: i ragazzi bianco-verdi segnano in media 109 punti a partita contro i 106.8 dei Blazers.

La difesa sarà dunque un’altra volta la chiave principale della gara. Se i ragazzi di coach Stevens sapranno limitare l’ampio ventaglio di soluzioni offensive del reparto guardie titolare dei padroni di casa, la partita potrebbe colorarsi sempre più di bianco-verde.

Come già sottolineato, l’imperativo di stanotte è ritrovare la concentrazione per una gara che permetterebbe di consolidare la seconda posizione nella Eastern Conference. Nel caso di sconfitta, invece, Stevens ed Ainge vedrebbero ancora più in discussione il secondo posto conquistato di recente.

Per NBAPassion.com,

Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

 

Celtics, parte il rush finale

Siamo ormai agli sgoccioli per quanto riguarda la Regular Season NBA 2015-16, ed i Boston Celtics si accingono ad affrontare l’ultima manciata di gare, cinque per la precisione. In casa biancoverde si respira aria di post season, con uno sguardo alla possibile griglia dei playoff e la speranza di superare quantomeno il primo turno. Nell’attuale posizione (quarta), i Celtics affronterebbero i Miami Heat al primo turno dei playoff 2016, con il vantaggio del fattore campo.

Dopo una brutta serie di gare contraddistinta all’infortunio di Jae Crowder e culminata col doppio KO nel mini-tour ad Ovest con i Clippers ed i Blazers (gara in cui si è rivisto in campo appunto Crowder) a cavallo della fine di Marzo, gli uomini di coach Brad Stevens si riprendono con una convincente vittoria alla Oracle Arena, casa dei temibilissimi Golden State Warriors. A farla da padrone è Isaiah Thomas: il piccolo playmaker originario di Tacoma mette a referto 22 punti impreziositi da 6 assistenze. Da segnalare il fatto che la vittoria è stata ottenuta senza la presenza in campo del numero #99 Crowder, diventato ormai uno dei tasselli fondamentali dei Boston Celtics ’16.

Ty Lawson a duello con Isaiah Thomas.
Ty Lawson a duello con Isaiah Thomas.

Due giorni dopo si ripropone l’ennesimo “classico” della NBA, la sfida contro l’altra squadra di Los Angeles, i Lakers. La gara, sebbene non sia ai livelli degli scontri passati a livello tecnico, è comunque molto sentita, ed il gioco ne risente. La squadra appare piuttosto anonima in campo, ma ancora una volta uno straripante Thomas archivia la pratica con una prestazione da 26 punti e 6 assist. Nonostante la vittoria, non mancano le notizie preoccupanti in arrivo dall’infermeria: Evan Turner infatti si infortuna ad un occhio e sarà costretto a saltare la sfida di domani (ore 1.30 italiane) contro i New Orleans Pelicans, privi anch’essi della loro stella assoluta Anthony Davis.

Con cinque gare da giocare per terminare la stagione regolare, i Celtics hanno un record di 45 vittorie e 32 sconfitte, con i Miami Heat a ruota i quali però beneficiano di una gara in meno sul groppone. Inoltre, il calendario NBA ha voluto che l’ultima partita di Regular Season sia proprio contro la franchigia di Dwayne Wade e compagni, così da offrirci delle piccole anticipazioni in vista della post season.

Passiamo ora alle aspettative estive: ci sono da trattare i rinnovi di Sullinger, Turner e Zeller, con quest’ultimo che è uno degli indiziati principali a partire. C’è poi inoltre la lottery, nella quale i Celtics saranno impegnati in quanto possessori della prima scelta via Brooklyn Nets, sicuramente tra le prime quattro in assoluto. I talenti in ballo portano i nomi di Ben Simmons e Brandon Ingram, con un occhio anche a Dragan Bender, Domantas Sabonis (figlio del grande Arvydas, il “principe baltico”), Kris Dunn e Buddy Hield. La free agency sarà l’ultimo step da affrontare durante l’estate, e Danny Ainge ha già apparecchiato la tavola, mettendosi in condizioni di poter approfittare di qualunque situazione vantaggiosa e creando la flessibilità salariale necessaria a firmare dei giocatori di un certo peso specifico.

Riuscirà Boston a rinascere dalle ceneri o la Bean Town non attrae più i grossi Free Agent? una situazione simile si creò nel 2007, quando però nel roster dei Celtics figurava un certo Paul Pierce, che servì ad Ainge per convincere Allen e Garnett a sposare la causa biancoverde. Sarà in grado il GM dei Celtics di regalare un altra estate da sogno ai tifosi Celtics? Ai posteri l’ardua sentenza.

Per NBAPassion.com,
Gabriel Greotti

Boston vs Denver: Steal is the way for Celtics. 15 contro i Nuggets, 12 di media nelle ultime quattro

I Celtics continuano la loro striscia positiva anche contro i Nuggets. 111 a 103, quarta vittoria consecutiva, settima nelle ultime nove, battuti solo da Mavericks e Raptors (ed in entrambe le sfide la squadra di Boston ha giocato ampiamente alla pari). L’eroe di giornata fondamentale per fermare la squadra di Danilo Gallinari (23 punti col 50%) e Will Barton (23 punti, 8 su 12, 3 su 4 da tre) è Avery Bradley: 27 punti (settimo game in casa in cui Avery ha chiuso con 27 punti), 3 rimbalzi, 1 stoppata e ben 4 steals. E’ proprio sulle steals che i Celtics stanno costruendo le proprie fortune: contro i Nuggets sono state 15 (oltre le 4 sopracitate anche 3 di Amir Johnson, 3 di Marcus Smart, 2 di Evan Turner, 2 di Jae Crowder e 1 di Jared Sullinger), e questo match è stato il quarto consecutivo con almeno 12 steal da parte della squadra di Boston. Questa è la striscia più lunga (con almeno una dozzina di steal) dei Celtics dalla stagione 2003-2004, anche il furono 4 le partite.

Boston batte ancora Washington e balza al quinto posto ad Est

I Boston Celtics vincono una gara importantissima nella lotta per i playoff ad est contro i Washington Wizards per 116-91. A guidare i biancoverdi è stato ancora una volta Isaiah Thomas, autore di 23 punti e 9 assist, mentre Evan Turner contribuisce con una solida prova da 18 punti (secondo miglior marcatore della squadra).

Per Boston si tratta della terza vittoria in tre incontri con la squadra della capitale dopo i successi dello scorso 6 e 27 novembre: i Celtics sono la sola squadra ad avere realizzato quest’anno tre vittorie contro la stessa squadra con un vantaggio di almeno 20 punti.

L’ultima volta che la franchigia biancoverde è riuscita in questa impresa correva l’anno 1986-87, quando vinse per tre volte contro gli Indiana Pacers con 31, 30 e 23 punti di differenza.

Con questa vittoria la squadra di Brad Stevens balza al quinto posto in classifica, provando a staccare la concorrenza e puntando al quarto posto, attualmente occupato dai Chicago Bulls.

Indiana bissa su Boston, Paul George sempre più formato MVP

Gli Indiana Pacers bissano il successo contro i Boston Celtics vincendo per la seconda volta nel giro di una sola settimana contro i biancoverdi e lanciando chiari segnali in vista della corsa playoff.

Nel match giocato al TD Garden Indiana guida a larghi tratti il match, ma Boston ha il merito di non mollare e di saper rientrare in corsa a più riprese nel corso del matchIn generale la partita è stata molto fallosa, con ben 63 tiri liberi tirati dalle due squadre.

Quello che ha fatto la differenza tra le due squadre è stata la prestazione maiuscola di Paul George, dominatore con 26 punti e 10 rimbalzi che però non raccontano fino in fondo il peso dei canestri, segnati nei momenti chiave del match.

Per i Celtics invece si tratta di un brutto stop, mostrando di non aver ancora trovato il giusto equilibrio tra first e second unit. Tra i più positivi per la squadra di Brad Stevens bisogna registrare Evan Turner, autore di alcuni canestri provvidenziali che avevano ricucito lo strappo a metà partita, prima che venisse poi riaperto da un Paul George scatenato e autore di 9 punti in un solo minuto durante il terzo quarto.

Le notizie negative per i Celtics non si fermano solamente alla sconfitta in casa: infatti dagli altri campi arriva la prima vittoria dei Nets contro i Rockets, che si smuovono così dai bassifondi della classifica penalizzando indirettamente quindi Boston, proprietaria della prossima scelta al draft della squadra del sobborgo newyorkese.

https://www.youtube.com/watch?v=cBLHUl1eCCc

 

Boston, si inizia ad ingranare: bella vittoria con i Wizards

Si interrompe in casa la striscia di 3 sconfitte consecutive per i Boston Celtics, grazie ad una prima metà di gara da 72 punti che ha permesso alla squadra di scappare sin dalle prime battute nella vittoria contro i Washington Wizards. I Celtics riescono così a vincere per 118-98, grazie ad una grande prestazione soprattutto nella fase difensiva, che ha saputo limitare le due guardie Wall e Sessions, entrambi deludenti con un 6 su 17 e 1 su 8 dal campo

Brad Stevens, head-coach dei Boston Celtics, capace di far rinascere le carriere di molti giocatori
Brad Stevens, head-coach dei Boston Celtics .

Una grande difesa però non è bastata a togliere il ritmo a Bradley Beal, autore di 24 punti con 9 su 15 dal campo e 3 su 4 da tre, continuando il suo grande inizio di stagione.

I 72 punti della prima metà di gara sono stati anche il frutto di una grande difesa sul pallone: i Celtics infatti recuperano 18 palloni lungo tutta la gara (massimo stagionale), sfruttando la fase di transizione. Altra nota positiva è stato il grande numero di palloni rubati: 5 per Crowder, 3 Turner e 2 Bradley. Grazie a questi numeri da ieri notte la franchigia di Boston guida l’NBA in quanto a palle rubate, ben 11,2 ogni 100 possessi.

Anche la difesa sta cominciando a dare i primi frutti: infatti la franchigia del Massachusetts è sesta per punti subiti ogni 100 possessi con 95,2 punti, ben 5,1 in meno rispetto allo scorso anno.

A una grande difesa però fino a questa partita si era sommato un attacco piuttosto mediocre: infatti la squadra di Stevens si piazza solo 24esima con 95,7 punti per 100 possessi, peggiorando ulteriormente la statistica se si limitasse il dato solo al primo quarto (appena 72,3 punti per 100 possessi). A dispetto di ogni statistica però ieri notte i Celtics hanno infilato 40 punti nel solo primo quarto, ossia 137,6 per 100 possessi. Il merito di questo attacco va dato soprattutto ad uno spumeggiante Jared Sullinger, che segna 11 dei suoi 21 punti nei primi 12 minuti.

Bene anche Olynyk, che mette a segno la miglior prestazione della stagione con 19 punti ,7 rimbalzi, 4 assist e 4 palle rubate partendo dalla panchina. Il centro dei Celtics mette a segno ben 3 delle 5 triple tentate, dopo aver viaggiato fino a ieri con un 1 su 10. Sarà molto importante per Boston implementare questa soluzione: infatti se Olynyk solitamente tenta di muoversi verso il ferro alla ricerca di due punti o di un passaggio, con questa alternativa Boston potrebbe permettersi di aprire ulteriormente il campo, portando il lungo avversario o contro un piccolo o in difesa sul perimetro.

Kelly Olynyk.
Kelly Olynyk.

La partita con i Wizards si chiude praticamente alla fine del terzo quarto, con Boston in vantaggio 100-74. Insomma, grazie ad una grande difesa e una panchina molto lunga ed equilibrata coach Stevens può pensare di costruire un sistema in prospettiva molto interessante, magari non nell’immediato (anche a causa della partenza non eccellente), ma in un futuro non troppo lontano.

Per NBA Passion,

Federico Sarchi