Jeremy Lin, esordio vincente in maglia Raptors: “Stanco di dover guardare i playoffs da casa”

Jeremy Lin è ufficialmente un giocatore dei Toronto Raptors. L’ex giocatore di New York Knicks, Houston Rockets e Los Angeles Lakers ha fatto il suo esordio in maglia Raptors nella serata di mercoledì alla Capital One Arena di Washington, contro gli Wizards di Bradley Beal.

Nella serata del career high da 44 punti di Pascal Siakam, sono 8 i punti messi a referto da Lin, seguiti da 5 assist e 5 rimbalzi in 23 minuti di gioco. Raptors privi di Kawhi Leonard (riposo programmato) e Fred VanVleet (infortunio alla mano sinistra e 3-5 settimane di stop), che chiudono la contesa nel terzo periodo, chiuso 44-28 dagli uomini di coach Nick Nurse.

L’avventura a Toronto rappresenterà per l’ex Atlanta Hawks Jeremy Lin la possibilità di superare per la prima volta in carriera il primo turno di playoffs. E’ questa una delle ragioni che ha spinto il giocatore di origini taiwanesi a raggiungere il Canada, come riportato da Eric Koreen per The Athletic.

Ero stanco di dover guardare i playoffs da casa. Toronto è fantastica, è così bello che quasi non mi sembra nemmeno di meritarmelo

– Jeremy Lin sui Toronto Raptors –

I Toronto Raptors (43-16) occupano attualmente la seconda piazza nella Eastern Conference dietro ai Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo, e con rispettivamente 4 e 5 partite di vantaggio su Indiana Pacers e Boston Celtics.

Lin aveva nei giorni scorsi raggiunto un accordo sulla buonuscita da Atlanta, dopo la mancata trade entro la deadline di 7 giorni fa. L’assenza di Fred VanVleet garantirà da subito minuti in uscita dalla panchina al veterano da Harvard, giunto alla sua nona stagione NBA, ed alla sua ottava squadra.

Raptors, Fred VanVleet (pollice sinistro) si ferma, pronto Jeremy Lin

La guardia dei Toronto Raptors Fred VanVleet sarà costretta a fermarsi per almeno 3 settimane, a causa di un problema al pollice della mano sinistra.

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowski di ESPN. Come riportato da Chris Mannix di Sports Illustrated, VanVleet si è procurato una lesione parziale di un legamento del pollice, e le condizioni della point-guard al terzo anno dei Raptors saranno rivalutate tra 3 settimane.

Ruolo e minuti di VanVleet saranno ricoperti nelle prossime uscite dei Toronto Raptors da Jeremy Lin, arrivato in Canada nella serata di lunedì dopo l’accordo sulla buonuscita raggiunto con gli Atlanta Hawks. L’ex giocatore di New York Knicks, Houston Rockets e Los Angeles Lakers coprirà inoltre il “buco” nelle rotazioni di coach Nick Nurse aperto dalla partenza in direzione Memphis di Delon Wright.

In questa stagione, Fred VanVleet ha viaggiato sinora a 10.5 punti e 4.6 assist in 26.8 minuti d’impiego, in uscita dalla panchina.

Raptors-Warriors Atto II, Lowry asfalta Golden State, Durant: “Toronto fa sul serio, campioni in squadra”

Pronostici marcatori NBA-Kyle Lowry

No Kawhi, no problem. I Toronto Raptors privi di Kawhi leonard (anca destra) e senza Jonas Valanciunas (infortunio al pollice sinistro, solo 8 minuti di gioco per i lituano), asfaltano i Golden Sate Warriors a domicilio.

L’assenza di Leonard rimanda a tempo indeterminato il ritorno di Kawhi alla Oracle Arena, palazzo in cui l’ex Spurs manca da gara 1 delle finali della Western Conference 2017. Kyle Lowry, risorsa offensiva primaria dei Raptors (23-7) in contumacia The Claw, ritrova il suo “mojo” nella doppia trasferta di Los Angeles ed Oakland.

Per Lowry, 23 punti, 12 assist e 5 rimbalzi, con 9 su 18 al tiro. Raptors-Warriors termina 113-93 per gli ospiti. Tutto il quintetto di coach Nick Nurse va in doppia cifra (20 per Serge Ibaka), 11 dei 12 uomini ruotati da Nurse segnano almeno un punto.

Per Golden State (19-10), fine della striscia di 4 vittorie consecutive, e volti impressionati dalla concretezza dei Toronto Raptors, capaci di condurre 57-41 dopo due quarti di gioco, e mai sotto i 12 punti di vantaggio nel secondo tempo.

Una lezione per gli Warriors. A fine gara, Kevin Durant riconosce il valore dei Raptors del suo ex compagno di squadra ad OKC Serge Ibaka:

Hanno dei campioni in squadra. Danny Green e Kawhi (Leonard, ndr), Serge (Ibaka, ndr) Jonas (Valanciunas, ndr) e Lowry, hanno un bel mix tra giovani e veterani. Il loro allenatore è un debuttante, ma in campo ci sono giocatori reduci da tante battaglie. Non li definirei una squadra giovane, e non direi nemmeno che il fatto di averci battuto due volte potrà dargli chissà quale fiducia. Toronto è una squadra che gioca, e lo fa da tanti anni. Non sono una squadra rivelazione, sono una realtà

– Kevin Durant dopo Raptors-Warriors –

 

Raptors-Warriors, Adrian Griffin: “Kyle Lowry è un All-Star”

 

Le due partite di Los Angeles e Oakland sono servite a Kyle Lowry per ritrovare ritmo, dopo un periodo offensivo negativo. Anzi, più che negativo: 3.8 punti a partita ed il 14% (!) al tiro nelle prime quattro partite giocate dai Raptors a dicembre (1-3).

Da lì, un Lowry più aggressivo è salito di rendimento, siglando 22 punti e 9.5 assist a gara (54% al tiro e 40% da tre punti). L’Assenza di Kawhi Leonard ha giocoforza dato più libertà all’ex Rockets:

Con Kawhi out, la palla ed il gioco sono nelle mani di tanti giocatori, ed i miei compagni sono sempre in grado di salire di rendimento nel momento del bisogno. Netx Man Up, da quando sono qui (a Toronto, ndr) il nostro motto è sempre stato questo, ed è così che abbiamo sempre fatto, con tutti (…) Stasera? Avremmo potuto fare persino meglio, io cerco sempre il meglio, e pretendo sempre il meglio da me stesso e dalla squadra. In alcuni momenti non siamo stati concentrati, dobbiamo spingere e continuare a migliorare

 

 

 

Fred VanVleet, alla seconda partenza in quintetto base al fianco di Lowry e Danny Green ha così commentato la “rinascita” offensiva del suo compagno di squadra: “Non è usuale vedere un giocatore di tale livello passare attarverso periodi così negativi al tiro. Era una questione di fare canestro, semplicemente. Non è mai stata ua qeustione di sforzo, di impegno. La mira va e viene, succede. Probabilmente Kyle era un poco frustrato perché i tiri non stavano entrando ma ora è ritornato quello di sempre, il Kyle Lowry di cui abbiamo grande bisogno

– Fred VanVleet dopo Raptors-Warriors –

 

 

Secondo Adrian Griffin, ex giocatore dei Dallas Mavs e ora assistente di Nick Nurse Toronto, Kyle Lowry sta confermando anche in questa stagione il suo status di All-Star, nonostante l’età non più verdissima (33 anni), prendendo la squadra per mano in assenza Kawhi Leonard:

Sapevamo che senza Kawhi sarebbe stata dura. Kyle ha fatto un lavoro straordinario nel guidare la squadra. E’ e rimane un All-Star, non c’è alcun dubbio

Toronto Raptors, i padroni della Eastern Conference

Toronto Raptors Eastern Conference

Forse ci siamo: dopo anni di crescita costante, seppur con più di qualche pausa nei playoff, i Toronto Raptors si sono finalmente presi il centro della scena. Nella Eastern Conference la squadra di coach Dwane Casey veleggia in prima posizione, e la situazione infortunati in casa Boston Celtics non lascia molto spazio ad eventuali rimonte dei verdi, momentaneamente distanti 5 partite dai canadesi. Se il fattore campo a est sembra cosa fatta (e ovviamente si tratterebbe di una prima assoluta per la franchigia), è bene far presente che gli unici ad avere un record migliore ad ovest sono gli Houston Rockets, a sole 2.5 partite di distanza: se ne deduce che Toronto, numeri alla mano, a 12 gare dalla fine della regular season, è una delle 3 squadre (gli altri sono i favoritissimi Golden State Warriors, attualmente appaiati ai Raptors con 52 W e 17 L) ancora in lizza per il miglior record assoluto; scenario impensabile, a inizio stagione.

Eastern Conference Raptors Bench-Toronto Raptors
La panchina dei Raptors partecipa attivamente alle fortune della squadra. Sia in campo che fuori si percepisce un’unione di intenti mai vista prima da queste parti.

Tutti questi traguardi sono ancora più sbalorditivi se si pensa alla storia dei Toronto Raptors (allergici ai playoffs almeno fino al 2013) in questa lega: solo 5 qualificazioni fra le migliori 16 in 18 anni, un dato che non faceva sperare nulla di buono per il futuro. E invece Casey prima e Masai Ujiri poi, hanno fatto centro laddove gli altri (Colangelo su tutti) avevano fallito, riuscendo ad attuare quel culture change necessario a invertire la rotta. In regular season non sono mai più scesi sotto le 48 vittorir del 2013/14, e con le 52 attuali (e momentanee) hanno scollinato quota 50 vittorie per la terza volta di fila.

Ma quali sono i numeri che spiegano, almeno in parte,questo fenomeno? Terzi assoluti nella classifica dell’kffensive rating con 114.2, quarti nel defensive rating con 105.2 (unica squadra nella top 5 di entrambe queste categorie), terzi per triple tentate (32.9), quarti per percentuale da 2 (54%) e secondi per quella relativa ai tiri liberi (80.3%), quarti per palle perse (13.2) e infine secondi per stoppate (6).
Le cifre appena citate sono già di per sé esaustive se si vuole sottolineare la bontà del lavoro dei Raptors. Non sono però casuali, anzi: dietro ad esse si cela la grande trasformazione che Dwane Casey e il suo staff hanno attuato in questa stagione. La squadra corre di più rispetto alle vecchie abitudini (pace salito da 94.7 a 97.6), perdendo relativamente pochi palloni (grazie a una folta schiera di buoni trattatori di palla come Kyle Lowry, Fred VanVleet, Delon Wright e lo stesso DeRozan) e cercando insistentemente il tiro dalla lunga (+8.6 tentativi rispetto al 2016/17). Pazienza se la mira da oltre l’arco non sia delle migliori (35.6%, 20esimi assoluti), perchè questo modo di giocare apre inesorabilmente gli spazi, migliorando la qualità dei tiri in avvicinamento (+0.4% nella percentuale da 2), e sfruttando inoltre la precisione dei tiratori dalla lunetta (ben 8 giocatori sopra l’80%). Questa ricerca quasi ossessiva (e sicuramente più immediata nello sviluppo dell’azione) del compagno meglio piazzato sul perimetro ha fatto salire vertiginosamente il numero di assist a partita (+5.4); una piccola rivoluzione se pensiamo al fatto che in questa particolare statistica i canadesi erano addirittura i peggiori della lega appena 12 mesi fa.

Tra tutti questi numeri è bene ricordare però i nomi che hanno effettivamente fatto il salto di qualità per permettere tutto questo: Fred VanVleet, CJ Miles, Jakob Poeltl, Pascal Siakam e Delon Wright rappresentano senza ombra di dubbio la second unit migliore della NBA. Oltre a ritagliarsi ruoli importanti accanto ai titolari (VanVleet è di fatto stabilmente nel quintetto che finisce le partite), questi 5 formano di per sé un quintetto letale, con un +25.3 di differenziale fra punti segnati e subiti (in 262 minuti, 2° quintetto più utilizzato in casa Raptors) che non ha eguali nella lega.

Tra le tante accortezze tattiche dei nuovi Toronto Raptors, una delle più lampanti è senza dubbio quella riguardante Jonas Valanciunas. Il lituano, molto discusso a inizio anno e a un passo dallo scambio con DeAndre Jordan a febbraio, ha ampliato il suo raggio d’azione aggiungendo il tiro da 3 al suo repertorio. La mole di tiri non è eccessiva (meno di un tentativo a partita), ma il 45% dalla distanza costringe i lunghi avversari a fare scelte diverse dal passato, consentendo a Toronto di approfittare di ulteriori spazi in attacco.

Qui il lituano arriva in semitransizione, e Gortat non ha la prontezza di accoppiarsi con lui a questa distanza dal canestro. Jonas non ci pensa due volte e colpisce dall’arco.

E sebbene questa squadra sia tutto tranne che un one man team, non si possono non elogiare gli straordinari progressi della sua stella. DeMar DeRozan ha saputo scendere a compromessi con questa nuova filosofia (-3.7 punti a partita) imposta da Casey, limitando la sua preoccupante tendenza agli isolamenti e sviluppando le sue abilità di passatore. Pur mantenendo ottime percentuali nel suo mortifero tiro dal midrange, adesso il 20% delle sue conclusioni sono tiri da 3, dato mai lontanamente avvicinato prima d’ora in carriera. Se aggiungiamo i 5.1 assist a partita, è evidente che siamo di fronte a un giocatore migliorato sensibilmente nella lettura del gioco.

Nell’occasione DeRozan intuisce che i pochi secondi alla fine avrebbero potuto mettere ansia alla difesa avversaria. Decide quindi di attaccare a testa bassa al centro, puntando sul fatto che i giocatori dei Pistons, in emergenza, collassino su di lui. E’ quello che succede: lo scarico per il liberissimo VanVleet all’angolo ne è la logica conseguenza.

Dopo la vittoria consecutiva numero 11 (record di franchigia eguagliato) della scorsa notte all’overtime contro i Dallas Mavericks, in casa Toronto Raptors c’è ancora più bisogno di mantenere alta la concentrazione. Lo scoglio playoffs è a un passo, ma stavolta Toronto non può più nascondersi dietro ai fallimenti del passato. Sia chiaro, lo spauracchio LeBron James rimane tale, perchè si tratta di un giocatore che con le sue squadre non perde una serie playoff a Est dal 2010, e merita perciò rispetto incondizionato. Non per questo, però, i Raptors dovranno comportarsi da sparring partner come fecero un anno fa: stavolta i protagonisti sono loro.