Rudy Gay potrebbe restare ai San Antonio Spurs, Popovich: “Lo vogliamo ancora qui”

LeBron James, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center

Rudy Gay sarà free agent a partire dal prossimo 1 luglio, dopo due stagioni passate alla corte di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs, e le prime due qualificazioni ai playoffs in carriera dal lontano 2012.

Come riportato da Tom Osborne del San antonio News-Express, le due parti avrebbero però un interesse reciproco nel proseguire con un nuovo accordo: “Rudy (Gay, ndr) è un compagno di squadra ideale” Così Gregg Popovich sull’ex giocatore dei Memphis Grizzlies “Per giocatori giovani come Lonnie Walker è importante stare al fianco di veterani come lui, condividere i tanti momenti, le trasferte… Rudy Gay è di grande aiuto in questo, e speriamo di trovare il modo di trattenerlo qui“.

Un apprezzamento ricambiato da Gay, nei confronti della squadra che due stagioni fa lo mise sotto contratto nonostante fosse reduce dalla rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra (gennaio 2017 in maglia Sacramento Kings).

Gara 7 (contro i Denver Nuggets, ndr) è stata una sconfitta dura, difficile da mandare giù perché avremmo potuto vincerla, ce l’avevamo in mano” Così Rudy Gay “Ora dovrò cercare di staccare e rilassarmi, con la free agency che incombe… ci vorrà un po’ per dimenticare quella partita“.

In questa stagione, il 33enne Rudy Gay ha viaggiata a 13.7 punti e 6.8 rimbalzi di media a partita, in 26 minuti d’impiego e 69 partite disputate, facendo segnare il massimo in carriera per percentuale dal campo (50.4%) ed al tiro da tre punti (40.2%), ed è inoltre uno dei 12 candidati al premio di “Twyman-Stokes Teammate of the Year”.

Gregg Popovich prolunga con gli Spurs, tre anni di contratto

E’ ufficiale l’accordo per l’estensione contrattuale tra Gregg Popovich ed i San Antonio Spurs.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, le parti sono accordate per un prolungamento triennale, e Popovich avrà la piena libertà di valutare anno per anno la sua posizione. Nonostante i termini dell’accordo non siano come di consueto stati resi noti, il nuovo contratto farà di nuovo di coach Popovich il capo allenatore più pagato della NBA.

Gregg Popovich allenerà in esatte Team USA ai mondiali FIBA di Cina 2019, e tornerà a San Antonio per la sua 24esima stagione sulla panchina degli Spurs.

Spurs, estensione contrattuale triennale per Gregg Popovich

Popovich, 5 volte campione NBA e 3 volte allenatore dell’anno sempre con i San Antonio Spurs, è il terzo allenatore più vincente della storia NBA, con 1245 partite vinte, ed ha guidato la squadra alla post-season per 22 stagioni consecutive.

San Antonio Spurs hanno chiuso la stagione regolare con un record di 48-34. Stagione iniziata con il grave infortunio di uno dei giovani più interessanti in squadra, la point-guard Dejounte Murray, e proseguita con la crescita di un altro giovane di belle speranze, Derrick White da Colorado.

Gregg Popovich: “Tratto con Spurs, Portofino Flyers e Positano Pirates…”

Gregg Popovich ci scherza su, e rivela i suoi “piani” per il futuro tra San Antonio Spurs e… l’Italia.

Coach Pop, noto gourmand, amante del buon vino (i vini francesi tra i suoi preferiti) e soprattutto in scadenza contrattuale con San Antonio, usa la consueta ironia e “svela” di essere in trattative con altre due squadre, oltre che con gli Spurs.

Attualmente ci sono trattative avanzate con i Portofino Flyers, i Positano Pirates e naturalmente con gli Spurs” Così Gregg Popovich ai cronisti “Credo che le percentuali siano al momento di un terzo ciascuna, vedremo come andrà“.

Sebbene le possibilità Portofino e Positano non siano da escludere in futuro per un Gregg Popovich non ancora pronto alla pensione, ogni indizio lascia presumere che il leggendario head coach dei San Antonio Spurs tornerà per un’altra stagione, la 24esima sulla panchina dei nero-argento.

Questa appena conclusa è stata una delle stagioni più belle, perché ho visto tanti ragazzi crescere” Prosegue più serio coach Pop “I Ragazzi hanno ottenuto molto di più di quanto in tanti avevano pronosticato ad inizio anno. Quest’anno è stato l’inizio di un nuovo ciclo per un gruppo nuovo, e nella prossima stagione si vedranno i frutti di tutto il buon lavoro fatto in questi 10 mesi“.

Il 69enne Gregg Popovich allenerà in estate Team USA ai mondiali FIBA 2019 in Cina, per poi tornare dunque con ogni probabilità sulla panchina degli Spurs. Popovich, 5 volte campione NBA e 3 volte allenatore dell’anno sempre con i San antonio Spurs, è il terzo allenatore più vincente della storia NBA, con 1245 partite vinte, ed ha guidato la squadra alla post-season per 22 stagioni consecutive.

Spurs, Gregg Popovich tornerà, “nessun dubbio” a riguardo

Popovich

La stagione dei San Antonio Spurs è terminata in un’assordante ultimo possesso Nuggets, al Pepsi Center di Denver, Colorado.

Sotto di 4 punti e con pochi secondo ancora sul cronometro da giocare, gli Spurs hanno apparentemente deciso di non commettere fallo e fermare la partita, “blunder” attribuito da coach Gregg Popovich al frastuono del pubblico di casa, che avrebbe impedito a LaMarcus Aldridge di udire le grida dalla sua panchina.

Il sentore però che la sconfitta di gara 7 potesse essere stata l’ultima partita di Gregg Popovich sulla panchina dei suoi San antonio Spurs sarebbe stato smontato nell’immediato post-gara da un membro (rimasto anonimo) del coaching staff dei nero-argento, come riportato da Mike Finger del San antonio Express-News.

Popovich tornerà, non c’è alcun dubbio” Così la fonte. Il contratto che lega “coach Pop” agli Spurs è in scadenza, e Popovich ha appena completato la sua 23esima stagione da capo allenatore NBA, sempre sulla stessa panchina.

Il prossimo impegno professionale per Popovich saranno i mondiali FIBA 2019, che si disputeranno in Cina dal prossimo 31 agosto. Team USA difenderà in Oriente il titolo conquistato in Spagna nel 2014, e cercherà il pass diretto per le Olimpiadi di Tokyo 2020.

i San Antonio Spurs hanno chiuso la stagione regolare con un record di 48-34. Stagione iniziata con il grave infortunio di uno dei giovani più interessanti in squadra, la point-guard Dejounte Murray, e proseguita con la crescita di un altro giovane di belle speranze, Derrick White da Colorado.

In estate gli Spurs dovranno affrontare la free agency di Rudy Gay, preziosissimo nelle due stagioni passate in nero-argento, oltre che le ultime fasi di recupero di Murray. I veterani Aldridge, Marco Belinelli e Patty Mills saranno sotto contratto per ancora una stagione (Belinelli) e per due (Mills e Aldridge), ed il contratto del 33enne ex Portland Trail Blazers presenta una “trade kicker” del 15%, che rende difficile futuri scenari di mercato che lo possano coinvolgere.

Un reparto guardie forte del duo White-Murray e la presenza di DeMar DeRozan garantirà a San Antonio talento e qualità sui due lati del campo, ed è probabile che a partire dalla prossima stagione Jakob Poeltl (arrivato l’estate scorsa da Toronto) ed il rookie Lonnie Walker possano avere più spazio.

Spurs-Nuggets, sarà gara 7, DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge cercano l’upset

Spurs e Nuggets, tutti a Gara 7.

Perdere un “elimination game” in casa non è cosa da San Antonio Spurs e da Gregg Popovich, che battono i Denver Nuggets per 120-103 e rimandano il discorso alla settima partita, al Pepsi Center di Denver, Colorado.

Gli Spurs con tutta la pressione addosso ma con la “forza della lucidità” si permettono di tirare con il 57.1% dal campo, tenendo nel quarto periodo i Denver Nuggets a soli 18 punti segnati.

DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge terminali offensivi perfetti (51 punti in due, 22 su 34 al tiro), Rudy Gay ottimo nel ruolo di sesto uomo e stabilizzatore della second unit nero-argento (19 punti e 4 rimbalzi in 28 minuti), Derrick White un cliente scomodo per Jamal Murray.

Coach Mike Malone riconferma Torrey Craig in quintetto al posto di Will Barton, che prosegue la sua serie da incubo al tiro (19 minuti e 1 su 7 dal campo), ma è Nikola Jokic il motore della squadra.

Denver ricuce uno svantaggio di 10 punti nel secondo quarto, ed il lungo serbo tiene a galla i suoi con un terzo periodo spettacolare (43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist a fine gara per Jokic, 27 punti nel solo secondo tempo). Denver non trova pero mai il canestro dalla distanza (6 su 24 al tiro da tre punti, addirittura 8 su 31 nelle conclusioni fuori dall’area dei tre secondi), troppo poco per vincere una gara 6 a San Antonio.

Non contro la San Antonio del condottiero Gregg Popovich: “E’ sempre così calmoSpiega DeMar DeRozan nel post garaStasera ci ha fatto capire cosa avremmo dovuto fare e come per vincere, senza per forza spendere troppe parole. Una gara 7 va giocata con intelligenza e la forza della disperazione, bisogna essere pronti. L’esperienza aiuterà“.

Stasera il piano partita ha funzionato. A volte funziona, a volte meno. Non starò certo qui a discutere del nostro piano partita con voi (ai cronisti, ndr), lo si vede guardando la partita. Diciamo che le cose sono andate bene per noi

Gli Spurs porteranno per gara 7 tutto il peso della loro esperienza di post season (DeRozan-Aldridge, ma anche Patty Mills, Marco Belinelli) a Denver, contro degli avversari alla prima grande esperienza di playoffs in carriera (ad eccezione di Paul Millsap): “Gara 7? Non lo so” Così Nikola Jokic “Sarà la prima volta per me, immagino sarà una partita ancora più tosta di questa, giocheremo in casa e questo ci sarà d’aiuto“.

L’esperienza ed il, “marchio” delle brucianti eliminazioni patite dai suoi Toronto Raptors in passato si sono visti in DeMar DeRozan, autore di 23 dei suoi 25 punti finali negli ultimi 26 minuti di partita: “Loro sono stati abili per tutta la serie ad aggredirci, a farci sentire il fisico, ed anche a cavarsela con gli arbitri. Abbiamo cercato di pareggiare questa intensità, essere più aggressivi ed andare al nostro ritmo in attacco“.

Una serie fisica, aspetto sottolineato anche dalle parole di Mike Malone: “Abbiamo segnalato con dei video alla NBA che gli Spurs tendono a portare tanti blocchi in movimento, ma la cosa pare non aver avuto effetto” Un duro colpo di Jakob Poeltl ha costretto nel quarto periodo Jamal Murray ad abbandonare il campo “Dovrò guardare il video, non credo che Poeltl sia un giocatore sporco ma sta di fatto che Jamal (Murray, ndr) abbia dovuto uscire. La NBA ci ha detto che abbiamo ragione, sui blocchi, ma gli arbitri non fischiano“.

Gara 7 tra San Antonio Spurs e Denver Nuggets è in programma domenica 28 aprile, al Pespi Center di Denver.

Gli Spurs si impongono in gara 3 con la partita perfetta di Derrick White

Ci vuole una grande partita di per battere i Nuggets in gara 3, proprio quella che hanno giocato i San Antonio Spurs, che mantengono il fattore campo conquistato in gara 1, grazie alla vittoria esterna in casa di Denver.

118-108 in favore degli Spurs il punteggio nel finale, a premiare la splendida prestazione dei texani trascinati da DeMar DeRozan (25 punti e 5 assist) e da Derrick White che chiude con 36 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 rubate con 15-21 al tiro in 33 minuti di utilizzo.

Molto buona anche la prestazione di LaMarcus Aldridge che chiude con una doppia doppia da 18 punti e 11 rimbalzi.

Non è sufficiente per i Nuggets invece la prestazione di Nikola Jokic, che si avvicina all’ennesima tripla doppia in stagione, per lui ci sono 22 punti 8 rimbalzi e 7 assist.

Spurs, rebuilding senza scelte importanti

Sono di nuovo là gli Spurs di Gregg Popovich, a giocarsi ancora una volta i playoffs, da sfavoriti questa volta, quando per 20 anni sono stati sistematicamente in corsa per il titolo.

I Big 3 hanno salutato, Tim Duncan per primo, poi è stato il turno di Tony Parker accasatosi a Charlotte, e infine di Manu Ginobili, cui è stata ritirata la maglia numero 20 qualche settimana fa.

In estate ha lasciato il nero e argento anche Kawhi Leonard, eletto proprio da Popovich come condottiero dell’era post Big 3. Qualsiasi squadra NBA a questo punto, di fronte alla chiusura di un ciclo vincente che ha portato 5 titoli in 20 stagioni all’ombra dell’Alamo, sarebbe ripartita dalle sconfitte, da stagioni di transizione, in maniera da guadagnare preziose scelte al draft, e costruire sui giovani un nuovo ciclo.

Lo hanno fatto i Boston Celtics, lo hanno fatto i Philadelphia 76ers, lo hanno fatto i Brooklyn Nets e stanno provando a farlo anche i Los Angeles Lakers. Ma non lo hanno fatto gli Spurs, che grazie alle loro capacità organizzative, alla loro mentalità e alla loro capacità di scegliere giocatori, di trasformarli e renderli delle piccole stelle sui cui poter fare affidamento di anno in anno, non mancano i playoffs dal lontano 1998.

L’esempio più eclatante è proprio Derrick White, che ha fatto registrare il suo career high proprio nella scorsa partita contro i Nuggets.

Di White non è il numero di punti che impressiona, non quanto la solidità dimostrata dal prodotto dell’università del Colorado, scelto dagli Spurs con la  chiamata numero 29 al draft del 2017.

I 33 minuti contro i Nuggets e il posto nel quintetto titolare White se li è dovuti guadagnare sul campo, nonostante la concorrenza di DeJounte Murray, prima del grave infortunio favorito in ordine gerarchico per posto tra i primi 5. Quello che può aver spinto Gregg Popovich a investire su White è la sua capacità di infiammare la partita e cambiarla.

Dopo aver segnato 26 punti nel primo tempo (unici a riuscirci nella storia degli Spurs oltre lui: Tim Duncan e Tony Parker), White non ha segnato nel terzo quarto, Ma ha chiuso la gara in crescendo con 10 punti negli ultimi 5 minuti dell’ultimo quarto di gioco, guidando il parziale di 18-5 in favore degli Spurs che ha chiuso la partita.

Irriconoscibile rispetto al giocatore che ha chiuso la regular season nel 2017/2018 con 17 gare giocate per un totale di 8.2 minuti di media giocati, ad un anno di distanza White è un uomo fondamentale per l’economia e il gioco degli Spurs. E questa è l’ennesima dimostrazione che a San Antonio vengono scelti dei giocatori solidi, che poi con tanto lavoro vengono indirizzati, resi parte di un sistema, per poi infine esplodere diventando in certi casi anche degli All-Star.

Ci sono dei precedenti: Tony Parker scelto con la numero 28, Manu Ginobili con la numero 57 (lo stesso Tim Duncan ha dichiarato di non aver saputo nemmeno chi fosse, allìepoca), Kawhi Leonard scelto con la numero 15 dagli Indiana Pacers e poi scambiato da Popovich con George Hill, giocatore prediletto dal capo allenatore degli Spurs.

Sarà il caso di Derrick White?

White è stato scelto con la chiamata numero 29, e sembra avere lo stesso DNA dei giocatori sopracitati, si sta dimostrando la guardia migliore della serie, meglio anche di DeMar DeRozan, suo compagno di squadra, ma anche di Gary Harris e Jamal Murray, nella file dei Nuggets. Irreale infatti il suo fatturato nelle 3 gare giocate, 23 punti di media con il 69% di realizzazione dal campo.

Si ripartirà quindi dal 2-1 in favore degli Spurs in gara 4, dove i Nuggets dovranno a tutti i costi cercare di riprendere il fattore campo che potrà essere decisivo per la vittoria finale nella serie. Nel frattempo ci godiamo l’ennesima prestazione di alto livello del piccolo gioiello di San Antonio, che sta infiammando le partite con  le sue giocate, e che sta rendendo il primo turno di playoffs della Western Conference tra Nuggets e Spurs così interessante.

Spurs, è il giorno di Manu Ginobili: “Gli Spurs, i ragazzi dell’Argentina, fortunato ed onorato”

Olè olè ol olè, Manu, Manu!” Il microfono passa nelle mani dell’uomo del giorno a San Antonio, Texas. Emanuel David Ginobili è pronto per il suo discorso di ringraziamento al popolo ed alla famiglia Spurs, che tra pochi minuti isseranno la sua maglia numero 20 sulle volte dell’AT&T Center. Al centro del campo sono esibiti i quattro Larry O’Brien Trophies vinti in carriera da Manu.

Di fianco a lui le sue due famiglie. La moglie Mariangela Orono, Dante e Nicola, i due gemelli, e l’ultimo arrivato di casa Ginobili, Luca.

E poi la sua famiglia sul campo: Tony Parker, ora a Charlotte e volato a San Antonio assieme ai suoi ex compagni dopo la trasferta degli Spurs in North Carolina. Fabricio Oberto, compagno di tanti successi nella nazionale argentina. Coach Gregg Popovich, Tim Duncan e R.C. Buford, general manager degli Spurs.

Pensavo al mio discorso, a cosa dire” Attacca Ginobili, che passeggia emozionato al centro del campo “Poi ho riflettuto: cosa ci faccio esattamente in mezzo a tutti voi? Cosa ho fatto per essere Qui? Non sarebbe dovuta andare così. Quando ho iniziato pensavo che si, avrei potuto avere una bella carriera, magari in Europa. Forse vincere qualcosa con la nazionale. Poi mi sono ritrovato di colpo qui, in mezzo a voi e tra tutte queste leggende, questi ragazzi che hanno parlato prima di me, persone che ammiro e a cui voglio bene (…) sono così contento e frastornato dall’emozione che vorrei venire a stringere la mano ad ognuno di voi per ringraziarvi di cuore“.

Ginobili ringrazia poi i suoi genitori, presenti all’AT&T Center, che alimentarono ed appoggiarono la passione del giovane Manu e dei suoi due fratelli per la pallacanestro, e la moglie Mariangela, per poi ricordare la notte del draft NBA 1999: “Ricordo che ci stavamo preparando per un torneo, quando mi dissero che ero stato scelto dai campioni NBA. Cosa?, Poi vidi che ero stato chiamato con la 57esima scelta (…) e capii che con una scelta così bassa, il mio futuro sarebbe dipeso da me. Se fossi diventato abbastanza bravo, forse un giorno mi avrebbero convocato a San Antonio. Quel giorno arrivò, fui davvero fortunato“.

Manu Ginobili: “Grazie alla città, Tim e Tony due amici, Pop… sei un matto!”

Ginobili passa poi a ringraziare le tante persone speciali incontrate nei suoi anni in Argentina, in Italia e s San Antonio. La città ed i suoi tifosi: “Non sapevo nulla della città quando arrivai qui, ed avevo tanti dubbi: sarei riuscito a giocare con Tim (Duncan, ndr), con David Robinson? E poi ho sentito quanto voi tutti mi abbiate sempre appoggiato , come abbiate sempre acclamato il mio nome (…) per cui grazie di cuore“.

L’organizzazione degli Spurs e tutte le persone che ne fanno parte, il personale dell’arena, ed i tanti allenatori e compagni di una carriera: “Ho imparato tantissimo da molte di queste persone, e sono troppe per citarle tutte. Ma ci sono due gruppi in particolare che ho il dovere di ringraziare: i ragazzi della nazionale argentina (a cui si rivolge in spagnolo, ndr), ed i miei compagni a San Antonio: Tim e Tony. Come abbiamo fatto ad instaurare un’intesa così? A capirci con uno sguardo, a giocare assieme senza chiamare schemi o parlarci in campo (…) ragazzi, siete stati speciali ed è stato un onore giocare con voi (…)  Patty (Mills, ndr), Thiago (Splitter, ndr), Bobo, (Boris Diaw, ndr), voi ragazzi avete mantenuto giovani questi 40enni per tanti anni, poi Bruce (Bowen, ndr), Nazr (Mohammed, ndr), Sean (Elliot, ndr), Malik (Rose, ndr), Rasho (Nesterovic, ndr)… siete davvero tanti, 16 anni sono tanti, le cene, le chiacchierate… siete stati fantastici“.

Ginobili si rivolge poi a Gregg Popovich: “Pop, sei una persona sensibile, generosa, premurosa, intelligente… e sei matto! Sei un matto, ma sei una delle persone più importanti della mia vita, grazie per tutto quello che hai fatto per me e per la mia famiglia. Ho imparato tanto da te, sul basket e sulla vita“.

Quando annuncia mesi fa il mio ritiro” Chiude Ginobili “Dissi che la mia carriera era andata ben oltre ciò che avrei potuto desiderare nei miei sogni più sfrenati. Ed ero sincero, e devo ringraziare ancora tutti voi, tutti i ragazzi presenti qui e quelli che non ci sono. Vi sono debitore, vi voglio bene“.

San Antonio Spurs: playoff, ci siamo quasi…

A San Antonio (Texas) nessuno ad inizio stagione credeva che la squadra cinque volte campione NBA e il loro capitano Gregg Popovich potessero centrare la qualificazione ai playoff per il ventunesimo anno consecutivo. Le ragioni erano molteplici. Lo scambio enigmatico che ha portato Demar DeRozan e Jakop Poeltl a vestire la maglia degli Spurs e Kawhi Leonard e Danny Green quella dei Toronto Raptors; l’approdo di Tony Parker a Charlotte ed il ritiro di Manu Ginobili, giocatore simbolo della franchigia. Tutto lasciava presagire una stagione di transizione e la chiusura di un ciclo. Ma la corazzata di Gregg Popovich ha smentito tutti con una stagione superba. Ad oggi infatti gli speroni si trovano al quinto posto a Ovest con un record di 42 vittorie e 29 sconfitte.

UNA NUOVA SAN ANTONIO

La pioggia di triple dei San Antonio Spurs contro gli OKC Thunder

L’inizio di stagione è stato piuttosto altalenante: da ricordare le vittorie contro dirette avversarie come Houston e Golden State e le sconfitte con squadre di più bassa caratura come i Magic e i Suns. La squadra ha due tipi di gioco che variano in base al quintetto che si trova in campo. Con DeRozan (44.3% da 2) e Aldridge (47.1%) il gioco si restringe parecchio con più isolamenti, penetrazioni al ferro e tiri dalla media distanza. Con il secondo quintetto, invece, dove sono presenti Mills (39.3% da 3), Belinelli (38.4%) e Bertans (45%) si utilizza di più il tiro da tre punti. Quest’ultima modalità è risultata decisiva per vincere molteplici match. Un esempio sono le 14 triple consecutive contro OKC. Il rating offensivo non è dei migliori: sono la diciassettesima squadra della Lega con 111.9 punti per gara. La differenza dunque la fa un ottima difesa di sistema, la buona capacità di andare a rimbalzo e ovviamente la guida esperta e saggia di coach Popovich.

LA CHIAVE DEL GIOCO

Le due stelle dei San Antonio Spurs: Demar DeRozan e LaMarcus Aldridge

Le chiavi della squadra sono affidate ai due leader tecnici ed emotivi che sono: DeRozan e Aldridge. Il primo è un giocatore di grande tecnica che sfrutta le sue doti di palleggiatore per entrare in area e appoggiare comodamente al vetro o scaricare fuori per un compagno pronto a tirare da 3. In alternativa, la guardia ex Raptors si diletta con iniziative personali utilizzando lo step pack e concludendo con un tiro da due punti. Attualmente, il numero 10 sta viaggiando a 21.6 punti 6.1 assist e 6.2 rimbalzi di media. Aldridge invece è un giocatore più compassato. Cerca spesso l’isolamento per sfruttare il mismatch con un avversario più piccolo. Ed è così che, grazie alla sua stazza, può tirare sopra la testa del suo diretto marcatore, punendolo con un tiro infallibile dalla media distanza. Oltre a ciò, occorre menzionare la sua ottima capacità di andare a rimbalzo, fattore chiave per canestri decisivi. I numeri del 12 bianconero sono i seguenti: 21.2 punti 2.4 assist e 9.0 rimbalzi di media in stagione. I San Antonio Spurs non sono più una squadra di sistema, ma spesso e volentieri si affidano alle iniziative personali di questi due fuoriclasse per tirarsi fuori dai guai.

ASPETTATIVE PLAYOFF

Festeggiamenti dell’ultimo anello dei San Antonio Spurs

La striscia positiva di nove vittorie consecutive ottenute contro avversati blasonati come OKC, Nuggets, Bucks e GSW, dimostra come San Antonio sia ancora una squadra competitiva. Con la quinta posizione attualmente occupata, la squadra dell’Alamo è dunque quasi sicura di un’altra partecipazione ai playoff. Nonostante la stagione positiva la franchigia texana è data per sfavorita e rischia di uscire al primo turno come l’anno precedente. Rispetto alle altre squadre, infatti, San Antonio risulta inferiore sul piano del gioco. Anche le sue superstar sembrano meno decisive delle altre, ma la storia ci ha insegnato a non dubitare mai degli Spurs, capaci di vincere da sfavoriti il titolo NBA del 2014 contro gli Heat. Anche in questa occasione siamo tutti convinti che venderanno cara la pelle prima di arrendersi al verdetto del campo.

 

Popovich: “La vittoria sui Bucks? Erano stanchi rispetto a noi”

playoff 2019

Coach Popovich potrebbe esultare dopo l’ennesima vittoria di San Antonio, ma limita l’entusiasmo, come da copione: “E’ stato un test importante contro una delle migliori squadre della Lega“. Così, invece, DeMar DeRozan commenta l’ennesima vittoria casalinga dei suoi San Antonio Spurs. Infatti quella di stanotte, ottenuta per 114-121 sui Milwaukee Bucks, è l’ottava di fila tra le mura dell’AT&T Center. Palazzetto diventato fortezza, dove gli Spurs in stagione hanno già battuto OKC Thunder, Denver Nuggets, Philadelphia 76ers e Toronto Raptors. Ora San Antonio ha agganciato il settimo posto a Ovest.

Stanotte, dopo il primo quarto, quando la squadra di Coach Gregg Popovich ha dovuto recuperare uno svantaggio di 15 punti, gli Spurs sono stati più o meno sempre in controllo. Spinti dalle due stelle LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan, autori di prove da, rispettivamente, 29 punti (con 15 rimbalzi) e 28 punti. Giannis Antetokounmpo è stato fermato a 27 punti e 13 rimbalzi.

Fondamentali in casa San Antonio le triple in uscita dalla panchina di Marco Belinelli (4 su 8) e Patty Mills (4 su 7), entrambi hanno chiuso con 16 punti. I due, a cavallo tra terzo e quarto periodo, ne hanno messe tante e in successione, a ricacciare indietro le speranze di rimonta dei Bucks.

Bucks stanchi per il back-to back, Coach Popovich limita l’entusiasmo

Coach Popovic ha risposto agli elogi sulla forma casalinga dei suoi: “Non voglio fare previsioni. Cercheremo di essere al top quando arriveranno i Playoff, sperando che poi ne faremo parte

Ha poi limitato l’entusiasmo per la vittoria sui Bucks, stanchi per la partita back-to back. “Sono arrivati alle 4 di mattina in città, dopo aver ospitato gli Charlotte Hornets ieri notte. Hanno perso anche un’ora di sonno per il cambio dell’Ora Legale. Noi è da mercoledì che riposiamo a casa“.

Coach Mike Budenholzer ha risposto a coach Pop: “Di certo tutto questo non ci ha aiutati, ma hanno vinto con credito. Hanno giocato meglio e noi non siamo stati abbastanza bravi“.

Mills suffraga la tesi del coach avversario: “Stanotte è stato un grande esempio di capire a pieno il piano partita. Una delle nostre migliori partite“.

Infine, anche Giannis Antetokounmpo ha avuto buone parole per gli Spurs. “Hanno giocato una buona difesa, congestionando il pitturato“.

Rudy Gay stende i Suns, ma Gregg Popovich non è contento: “Noi patetici, Phoenix derubata”

playoff 2019

Pop being Pop. I San Antonio Spurs sopravvivono in casa ai Phoenix Suns grazie al provvidenziale canestro vincente di Rudy Gay e respingono l’assalto di uno scatenato Devin Booker.

 

All’AT&T Center di San Antonio, Spurs-Suns termina 126-124. Lo sforzo profuso dai suoi giocatori non ha convinto coach Gregg Popovich, che nel post partita “prende le difese” degli avversari di giornata Phoenix Suns, puniti sulla sirena finale da un gran canestro di Gay.

 

Phoenix impatta la gara sul 124 pari a 20 secondi dal termine con Josh Jackson, che schiaccia un palla persa di Marco Belinelli (17 punti e 5 assist a fine partita per Marco). Gli Spurs, senza timeout e privi di DeMar DeRozan (ginocchio sinistro), manovrano il pallone e consegnano nelle mani di Rudy Gay il possesso finale.

 

L’ex giocatore dei Memphis Grizzlies si alza dai sei metri marcato da Kelly Oubre Jr ed infila il canestro del definitivo +2 Spurs. Abbracci travolgenti per Gay, tifosi in festa e… Gregg Popovich furente a fine partita.

 

Siamo stati molto fortunati. Ci hanno sovrastato fisicamente e sul piano del gioco. Non abbiamo mostrato alcun rispetto per loro, ne per il gioco, non abbiamo giocato di squadra. Una prova patetica da parte, i Suns dovrebbe sentrirsi derubati

 

– Greggg Popovich dopo Spurs-Suns –

 

 

Sono 38, con 7 assist e 5 rimbalzi i punti di Devin Booker (14 su 19 al tiro). 16 punti per l’uomo partita Rudy Gay:

 

I Suns avevano un quintetto piccolo in campo, ho cercato di prendere il tiro migliore possibile senza chiamare blocchi. E’ una vittoria, e vale. Non siamo contenti di come è arrivata ma abbiamo vinto. Le buone squadre trovano il modo d vincere anche quando le cose non vanno bene. Il mio tiro? Un tiro del genere non si prende se non sia ha al convinzione di segnare

 

– Rudy Gay dopo Spurs-Suns –

Gregg Popovich: Ultima stagione alla guida degli Spurs?

Gregg Popovich elogia Adam Silver per il cambiamento del regolamento

Gregg Popovich: l’allenatore dei San Antonio Spurs ha recentemente raggiunto il terzo posto tra gli allenatori più vincenti della storia NBA. Successi interamente realizzati nella franchigia dell’Alamo, per uno dei matrimoni sportivi più duraturi di sempre. Ma questa unione, stando ad alcuni rumors, potrebbe esaurirsi quest’anno dopo più di vent’anni.

GREGG POPOVICH: LE VOCI SUL SUO FUTURO

 

Manuale San Antonio Spurs.
Coach Pop, 70 anni il prossimo 28 Gennaio

 

Secondo l’autorevole fonte del New York Times, l’allenatore degli Speroni è in scadenza di contratto con il team, ma non è sicuro di voler rinnovare. Anzi, addirittura si ritiene stia meditando il ritiro. Lo stesso Popovich, alla domanda di chiarimento sul suo futuro a margine del match vinto contro i Dallas Mavericks, ha glissato sull’argomento.

Non conosco la risposta alla tua domanda

 

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dei San Antonio Spurs R.C. Buford. Quest’ultimo e Pop hanno parlato molto negli ultimi tempi proprio per sistemare tale questione, ma a giudicare dalle parole di Buford, i colloqui non sembrano aver raggiunto dei risultati concreti.

Gregg allenerà finché sentirà di volerlo fare

 

In ogni caso, a prescindere dalla sua scelta, Gregg Popovich allenerà la nazionale statunitense di pallacanestro fino al 2020. Nei prossimi due anni coach Pop guiderà Team USA ai mondiali FIBA in programma la prossima estate in Cina e soprattutto ai Giochi Olimpici di Tokyo l’anno successivo.

Nel frattempo, in questa stagione, partita con molte difficoltà, San Antonio sta lentamente risalendo la china, per inseguire la 22esima apparizione consecutiva ai playoff. Dopo un inizio da 11 vittorie e 14 sconfitte gli Spurs hanno inanellato una serie di 15 vittorie e solamente 6 sconfitte, issandosi sino al sesto posto nella Western Conference.

Ora però, sull’annata bianconera, incombe il pesante nuvolone del possibile addio di uno dei più grandi allenatori della storia del gioco. E se risulta impossibile vedere Gregg Popovich alla guida di un’altra squadra NBA, è presumibile che l’altra unica grande avventura professionale nella carriera del leggendario coach sarà la nazionale americana. Perché il connubio Spurs-Popovich non potrà mai spezzarsi, comunque andrà.

Luka Doncic per Gregg Popovich? “Calma, intelligenza e coraggio, gran giocatore e grande persona”

Che persona, e che giocatore è Luka Doncic per Gregg Popovich?

Le lodi, pubbliche o meno, riservate al talento sloveno dopo soli tre mesi di regular season si contano a malapena. L’ignaro ed un poco autoreferenziale palco delle autorità del basket made in USA è stato travolto dal ciclone Doncic, a suon di numeri impressionanti, maturità cestistica ed umana e step-back threes che nemmeno James Harden (a quell’età).

Niente che noi europei, che abbiamo visto il giovine sloveno danzare sui campi da basket continentali per anni, non sapessimo già. Confidandosi per un momento con Mark Followill, telecronista per le partite dei Dallas Mavericks per Fox Sports, prima della palla a due tra Spurs e Mavs di mercoledì notte, il leggendario head coach dei nero-argento si è di fatto iscritto al numeroso fan club “We Love Luka”.

Ecco come si presenta Luka Doncic per Gregg Popovich:

Il suo segreto è il suo atteggiamento. Non sembra mai agitato, mai fuori controllo. E’ sempre così calmo, in campo legge con facilità spazi e posizione di compagni ed avversari, ed in ogni momento sa cosa fare. In più non ha timore di prendere tiri pesanti e di fare le giocate che servono per vincere una partita. (Doncic, ndr) ha saputo conquistarsi il rispetto dei suoi compagni, e la velocità con cui ha ottenuto tutto questo, da rookie poi, dice tanto di lui. Tutto ciò fa di Luka Doncic un grande giocatore ed una grande persona

– Luka Doncic per Gregg Popovich –

 

 

I San Antonio Spurs hanno battuto i Dallas Mavericks ancora privi dell’uomo mercato Dennis Smith Jr. per 105-101. Lo soveno ha chiuso la sua partita con 25 punti, 8 rimbalzi e 8 assist, cifre non sufficienti ad evitare ai suoi Mavs la quinta sconfitta nelle ultime 7 gare.

Marco Belinelli uno dei migliori per San Antonio: 17 punti e 2 assist per l’ex Chicago Bulls, in 24 minuti di gioco.