Il mercato da playoff dei Sacramento Kings (e non solo): l’analisi

Sacramento Kings

I Sacramento Kings sono stati uno dei team più attivi nell’ultimo giorno di mercato. I due rinforzi portano il nome di Harrison Barnes e Alec Burks, giocatori che potranno essere decisivi per la corsa ai playoff dei giovani Kings.

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le due trade imbastite dal GM Vlade Divac, la prima e più importante con i Dallas Mavericks, la seconda con Houston e Cleveland.

L’ARRIVO DI HARRISON BARNES 

 

I Kings hanno sfruttato l’occasione di mercato costituita da un Barnes ormai indesiderato a Dallas, portando a casa l’ala piccola necessaria per completare il quintetto. Per farlo, il prezzo da pagare è stato decisamente basso: il classe ’95 Justin Jackson e il contratto di Zach Randolph. Nella sua esperienza ai Kings, Jackson è stato capace di buone prestazioni ma non ha mai avuto la continuità necessaria per proporsi come titolare nello spot di ala piccola. Randolph era invece fuori dalle rotazioni di coach Joerger e costituiva un contratto in scadenza da scambiare a franchigie desiderose di liberare spazio.

Sacramento non si è fatta problemi ad assorbire il pesante contratto di Harrison Barnes, immeritato per quanto fatto vedere a Dallas. I 25 milioni di player option per la prossima stagione non impediranno ai Kings di avere spazio salariale in estate, dal momento che gran parte del roster è composta da giocatori in rookie scale. Barnes sarà per lo più impiegato cometiratore sugli scarichi e  difensore sugli esterni: non dovrà più essere la prima scelta offensiva come nei primi anni a Dallas, ruolo evidentemente non adatto a lui. In una squadra che gioca su ritmi alti, Barnes potrà sicuramente costituire una risorsa affidabile per Joerger.

Nella sua prima partita, ha giocato 37 minuti producendo 12 punti e 7 rimbalzi. Barnes è rimasto in campo anche nel concitato finale contro gli Heat, cavandosela con disinvoltura nonostante il pochissimo tempo per ambientarsi. Una singola partita non può essere che un indizio, ma pare che Barnes possa diventare rapidamente un elemento chiave nelle rotazioni dei Kings.

LATO DALLAS: LA RICERCA DI SPAZIO SALARIALE

Agli occhi di Mark Cuban e della dirigenza Dallas, Barnes era solo un peso eccessivo a libro paga, ormai fuori dal progetto tecnico della squadra. Il piano dei texani consiste nell’offrire un ricchissimo rinnovo a Kristaps Porzingis, recentemente arrivato da New York, ed eventualmente attirare un altro grosso free agent in estate. Assorbiti i terribili contratti di Hardaway Jr. e Courtney Lee, Dallas doveva liberarsi di Barnes per non ingolfare eccessivamente il cap. Inoltre, Hardaway Jr. e Barnes occupano circa le stesse zone di campo: vendendo Barnes, si cercherà di valorizzare Hardaway Jr. anche nell’ottica di trade future.

Tuttavia, Dallas ha ricevuto davvero troppo poco per un giocatore forse strapagato ma certamente meritevole di uno spazio in molti quintetti NBA. Jackson è una magra soddisfazione, mentre Randolph verrà tagliato a breve. L’ideale sarebbe stato ricevere scelte in cambio di Barnes, dato che gran parte delle opportunità al draft in futuro sono state pregiudicate dalla trade per Porzingis. Probabilmente, Dallas ha ottenuto Porzingis e i piani della franchigia sono cambiati molto rapidamente: da una remota eventualità playoff a un tentativo di salvare la prima scelta 2019, destinata agli Hawks ma protetta in top 5. Per questo motivo, non c’è stato il tempo necessario per trovare una contropartita valida per Harrison Barnes, che  è stato svenduto ai Kings.

VOTI ALLA TRADE

Sacramento esce vincitrice dallo scambio e potrà forse puntare a una delle ultime piazze ai playoff nella Western Conference. I Clippers usciranno sicuramente dopo aver ceduto Tobias Harris, perciò i Kings lotteranno con Lakers, Spurs e Jazz per gli ultimi 3 posti validi per la postseason. Il contratto di Barnes è oneroso ma scadrà nel 2020 e non costituisce un grosso impedimento per i piani estivi dei Kings. Voto 9.

Dallas libera spazio ma finisce per svendere uno dei pochi giocatori che avessero valore sul mercato. Se in estate riuscisse a raggiungere una terza stella o alcuni ottimi comprimari da affiancare a Doncic e Porzingis, Cuban avrebbe raggiunto il suo obiettivo. Voto 6.

LO SCAMBIO A TRE CON CAVS E ROCKETS

Vlade Divac ha ricevuto un discreto giocatore come Alec Burks insieme a una seconda scelta nell’ambito di una trade a tre squadre che ha coinvolto Cavaliers e Rockets. Burks si è subito messo in luce con 9 punti e una buona presenza in campo nella vittoria sofferta contro Miami. La guardia ex Cavs completerà le rotazioni dei ruoli di guardia e ala piccola, accontentandosi dei minuti lasciati da Hield, Bogdanovic e Barnes. Il prezzo per raggiungerlo è stato Iman Shumpert, ottimo nella stagione in corso ma non più necessario dopo l’acquisizione di Harrison Barnes. La seconda scelta proveniente da Houston è pur sempre un piccolo asset ricevuto da Divac.

Iman Shumpert andrà a inserirsi nelle rotazioni degli esterni di Houston: l’ennesimo 3&D che va ad aiutare Harden e Chris Paul nella loro lotta per le vette della Western Conference. A Houston si è recentemente liberato lo spazio occupato da James Ennis, finito a Philadelphia. Shumpert occuperà i suoi minuti. Nella trade, Houston ha ceduto anche Brandon Knight e Marquese Chriss ai Cavs, pagando con una prima scelta la necessità di liberarsi dei due pessimi contratti. Houston risparmia sulla luxury e aggiunge un giocatore di esperienza come Shumpert, che potrà rivelarsi utile ai playoff.

I Cleveland Cavaliers giocano a perdere in questa stagione e accettano di cedere i loro giocatori migliori (Alec Burks, ovvero uno scarto di Utah) per accumulare scelte future. La prima scelta di Houston sarà presumibilmente molto alta, ma potrebbe ugualmente rivelarsi utile per i Cavs desiderosi di ricominciare dopo l’addio di LeBron James.

VOTI ALLA TRADE

Si tratta di una trade minore ma interessante e vantaggiosa per tutte le parti in causa. Sacramento pare la vincitrice, perché acquisisce un giocatore tutto sommato simile a Shumpert e riceve una seconda scelta. Voto 7.

Houston aveva necessità di liberarsi dei contratti di Chriss e Knight per ragioni economiche: una prima scelta alta è un prezzo da pagare in questi casi. Voto 6.5.

I Cleveland Cavs accumulano scelte e vendono Burks, che in ogni caso non avrebbe fatto parte del progetto. Voto 7.

 

Gli Hornets molto vicini a Barnes prima del suo passaggio ai Sacramento Kings

Harrison Barnes

Negli ultimi giorni prima della trade deadline, gli Charlotte Hornets sono andati vicini a prendere Harrison Barnes, ma l’intromissione dei Kings nelle trattative ha fatto saltare la trade tra le due squadre (stando a quanto riportato da Marc Stein del New York Times e Rod Boone di The Athletic).

 

La franchigia di Sacramento avrebbe fatto la proposta per il 26enne ex Mavericks quando la trattativa tra Dallas e Charlotte si trovava già in fase avanzata. L’incursione a gamba tesa dei Kings ha fatto sì che il GM dei Mavericks abbia preferito la loro offerta a quella degli Hornets.

 

Hornets vicini a Barnes prima dall’incursione dei Kings

 

Secondo i giornali americani gli Hornets avevano offerto per Harrion Barnes una scelta al primo giro del draft (ma non si hanno certezze). La squadra texana ha preferito la proposta dei Sacramento Kings, che comprendeva la giovane promessa ex UNC Justin Jackson, ed il veterano Zach Randolph. L’ex Memphis Grizzlies è stato successivamente tagliato dai Mavs, mentre Jackson sarà tenuto nella speranza che possa mostrare le abilità dimostrate al college.

 

 

Harrison Barnes stava giocando una grande stagione con la canotta dei Mavericks. L’ex Tar Heels, insieme a Luka Doncic, era il giocatore più produttivo del roster di coach Rick Carlisle (con 17.6 punti a partita). Il proprietario dei Mavs, Mark Cuban, ha preferito salvaguardare lo sloveno sacrificando sia Barnes che Dennis Smith Jr. (partito nella maxi trade con i New York Knicks, che ha coinvolto Kristaps Porzingis).

 

Gli Charlotte Hornets rimangono in piena corsa per i playoff, ed occupano attualmente settimi ad Est con un record di 26-28.

Harrison Barnes scambiato “in campo”, LeBron James: “Giocatori e squadre, due pesi e due misure”

Dunkest NBA 2018-2019

La trade deadline imminente e la concomitanza con le tante partite giocate può portare a momenti di emotività tra i giocatori coinvolti in alcuni dei tanti movimenti di mercato, o creare situazioni curiose, quasi estemporanee.

 

Nelle serata di mercoledì, e poco prima che i suoi Chicago Bulls scendessero in campo per affrontare i New Orleans Pelicans, Bobby Portis è stato messo al corrente della trade che avrebbe spedito lui ed il compagno di squadra Jabari Parker a Washington, in cambio di Otto Porter Jr.

 

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Darnell Mayberry, cronista per The athletic e beat writer dei Chicago Bulls, ha riportato di un Portis “fortemente scosso” dalla notizia della trade, e che si apprestava a lasciare lo United Center pochi minuti prima della palla a due “con una borsa, ed ancora la divisa dei Chicago Bulls indosso”.

 

Diversa la reazione di Parker, da settimane sul mercato e desideroso di cambiare aria, che ha salutato Chicago e i Bulls “con grandi sorrisi”, pronto per un nuovo inizio con la maglia degli Washington Wizards.

 

LeBron James su Harrison Barnes: “Giocatori e squadre, due pesi e due misure”

 

La trade che spedito in serata Harrison Barnes dei Dallas Mavericks ai Sacramento Kings, in cambio di Zach Randolph e Justin Jackson ha probabilmente toccato nuovi vertici di estemporaneità. L’ex giocatore di Golden State Warriors, a Dallas dall’estate 2016 e da alcuni giorni sul mercato, ha appreso della sua cessione… in campo.

 

I Dallas Mavericks hanno affrontato e battuto gli Charlotte Hornets all’American Airlines Center di Dallas. Barnes è stato informato della trade a metà del terzo periodo di gioco, dopo essere stato richiamato in panchina.

 

 

Il prodotto di North Carolina non è ovviamene più sceso in campo, ed ha salutato compagni e staff a fine partita prima di lasciare per l’ultima volta Dallas da giocatore dei Mavericks. La singolarità della situazione ha suscitato alcune reazioni tra i colleghi di Barnes, ed in particolar modo di LeBron James.

 

Così James via Instagram:

 

Dunque: una situazione del genere è corretta perché ( i Mavs, ndr) devono fare ciò che è meglio per la squadra, giusto? Loro hanno scambiato questo ragazzo (Harrison Barnes, ndr) mentre lui era in campo e semplicemente non ne aveva alcuna idea. Non sto dicendo che i Mavs abbiano fatto qualcosa di male, fa parte dei gioco e una squadra fa ciò che deve, ma quello che voglio sottolineare è la differenza di trattamento tra un giocatore che chiede di essere ceduto e viene definito un traditore, un ingrato ed un egoista, ma quando una squadra taglia, scambia o rilascia un giocatore, ciò viene sempre fatto ‘nei migliori interessi della squadra’. E’ una cosa che posso capire e l’accetto, però chiamiamo le cose col loro nome

 

– LeBron James su Harrison Barnes –

 

Come riportato da ESPN, Harrison Barnes sarebbe stato messo al corrente della trattativa con i Sacramento Kings prima della gara, ed avrebbe deciso di scendere comunque in campo. Così Dirk Nowitzki nel post gara:

 

Harrison è senza dubbio un uomo più coraggioso di me. Chiunque altro al suo posto avrebbe lasciato la panchina, probabilmente. Harrison è davvero un gran bravo ragazzo, aveva legato con tutti qui, davvero una bella persona. Harrison è fatto così

 

– Dirk Nowitzki su Harrison Barnes –

 

I Dallas Mavericks cercano acquirenti per Harrison Barnes e Dwight Powell?

Ore di riflessioni a Dallas, tre giorni dopo la trade che ha portato il lettone Kristaps Porzingis alla corte di Luka Doncic e coach Rick Carlisle.

 

Come riportato da David Lord di 247sports.com, i Dallas Mavericks “sarebbero pronti a ricevere chiamate per Harrison Barnes e Dwight Powell“, in vista della trade deadline del prossimo 7 di febbraio.

 

L’obiettivo dei Mavs? La più classica delle operazioni di salary dump. Nella prossima off-season i Dallas Mavericks dovranno affrontare il rinnovo contrattuale del neo-acquisto Porzingis.

 

Nelle ore successive alla trade “KP” si è detto disponibile a rinviare la questione sul rinnovo contrattuale alla stagione 2019\20, dicendosi disposto a giocare il prossimo anno a Dallas accettando la “qualifying offer” da 4.5 milioni di dollari.

 

 

Difficile, nonostane l’ostentata buona volontà, pensare che Porzingis possa davvero rinunciare ad un’estensione contrattuale da 158 milioni di dollari per la quale l’ex Knicks sarà eleggibile a partire dal prossimo 1 luglio, per affrontare una free agency da unrestricted free agent l’anno successivo.

 

Per arrivare a Porzingis, i Dallas Mavericks hanno accettato di accollarsi gli onerosi contratti di Courtney Lee (2 anni e circa 25 milioni di dollari) e soprattutto Tim Hardaway Jr (3 anni e circa 54 milioni di dollari, player option sull’ultimo anno e trade kicker del 15% tra 2019 e 2020).

 

Per la prossima stagione, Harrison Barnes e Dwight Powell saranno invece a libro paga per rispettivamente 25 (player option per Barnes) e 10.2 milioni di dollari (altra player option per Powell). La probabile estensione contrattuale di Kristaps Porzingis occuperà per intero lo spazio salariale disponibile in estate per i Mavericks, ed i contratti di Hardaway e Lee saranno difficilmente trasferibili a partire da fine giugno.

 

I Dallas Mavericks hanno da giovedì ufficialmente affidato il proprio futuro e le proprie fortune alla coppia d’oro Doncic-Porzingis. Mark Cuban ed il General Manager Donnie Nelson potrebbero decidere da qui a giovedì prossimo di andare alla caccia di contatti in scadenza immediata per Harrison Barnes e\o Dwight Powell, nel tentativo di riacquisire parte dello spazio salariale “ipotecato” per i nuovi arrivati Lee, Hardaway e Porzingis.

I Mavs infliggono a Utah la peggior sconfitta della sua storia, Carlisle: “Miglior partita difensiva di sempre”

Gli Utah Jazz subiscono a Dallas la peggior sconfitta della loro storia.

All’American Airlines Center finisce 118-68 tra Mavs-Jazz. 50 punti tondi di scarto ed un secondo tempo da appena 22 punti per la squadra di coach Quin Snyder.

I Jazz (7-7) chiudono la loro gara col 31.3% dal campo (6 su 35 da tre punti) e soprattutto concedono a Dallas il 58% al tiro (12 su 28 da dietro l’arco).

Cinque uomini in doppia cifra per i Mavericks (Harrison Barnes top scorer con 19 punti, in soli 26 minuti). Luka Doncic ne aggiunge 13, con 6 rimbalzi e 2 assist.

Utah chiude il primo tempo in svantaggio di 12 punti (46-58), poi la luce si spegne di colpo. I Jazz segnano solo 13 punti nel terzo periodo, ed addirittura solo 9 nel quarto (peggior prestazione per una squadra NBA dai tempi dei soli 5 punti segnati nel quarto periodo dai Toronto Raptors, il 13 novembre 2012 contro gli Indiana Pacers).

Mavs-Jazz, Quinn Snyder: “Smesso di competere”

Una sconfitta pesante ed imbarazzante per i Jazz, anche nel contesto di una stagione lunga 82 partite, durante la quale black-out offensivi del genere possono arrivare insospettabilmente.

Utah non ha particolari problemi d’infortuni cui appellarsi. Coach Snyder non accampa scuse al termine della gara:

Abbiamo smesso di competere, ad un certo punto, dobbiamo essere onesti. Il punteggio finale d’altronde parla da sé

– Quin Snyder dopo Mavs-Jazz –

Rudy Gobert non si nasconde: “Ogni nostro giocatore sceso in campo oggi è stato battuto nettamente dal proprio avversario, siamo andati sotto con ogni quintetto messo in campo“.

I Dallas Mavericks hanno ritoccato alcuni record di squadra.

I 50 punti di scarto inflitti ai Jazz sono la seconda miglior performance di squadra, dopo il +53 riservato ai Philadelphia 76ers il 13 novembre 2014. Gli appena 22 punti subiti nel secondo tempo sono invece la miglior prova difensiva in un tempo di sempre per i Dallas Mavericks (il precedente record era di 23 punti concessi ai Sacramento Kings il 14 gennaio 2012).

Coach Rick Carlisle è soddisfatto della prova difensiva dei suoi:

Siamo stati grandi. Non ricordo una partita difensiva migliore di questa dei Dallas Mavericks, in undici anni. Sono davvero impressionato da come i nostri ragazzi siano stati in grado di giocare contro una squadra così difficile da battere come gli Utah Jazz

– Rick Carlisle dopo Mavs-Jazz –

Harrison Barnes si è scrollato di dosso le recenti difficoltà al tiro, postumi di un inizio a rilento a causa di un infortunio muscolare patito in pre-season: “Sto iniziando a ritrovare un po’ di ritmo. Finalmente, fisicamente sto meglio ora“.

Nelle ultime tre partite, Barnes ha tirato con oltre il 50% (17 su 31) dal campo. Dallas è alla terza vittoria consecutova stagionale, ed alla terza vittoria consecutiva sul parquet di casa.

 

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Mavs, Harrison Barnes pronto al rientro: debutto stagionale contro i Raptors

Il rientro di Harrison Barnes sarà contro i Toronto Raptors venerdì 26 ottobre. Per il giocatore di Dallas sarà il debutto stagionale dopo i problemi al bicipite femorale. Ad annunciarlo è Dwain Price di Mavs.com.

Per la squadra di coach Carlisle si tratta di un importantissimo ritorno visto che l’ex Warriors è stato il miglior marcatore della franchigia nella scorsa stagione con 18.9 punti per partita, tirando con quasi il 50% dal campo.

Rientro Harrison Barnes: smaltito il problema al bicipite

Smaltiti i problemi fisici che lo avevano assillato dall’inizio della stagione, tanto da dover saltare anche i match di preaseason, Harrison Barnes è pronto ad un rientro graduale in squadra. Contro i Raptors, salvo sorprese, partirà dalla panchina e potrebbe giocare 10-15 minuti, a seconda di come la gamba risponderà.

Col suo rientro resta soltanto Dirk Nowitski in infermeria per i Mavericks che dovrebbe rientrare entro fine mese dopo il problema alla caviglia che lo aveva costretto allo stop.

Dallas, dopo quattro partite, ha un record di 2 vinte e 2 perse, con Luka Doncic che sta vestendo i panni di leader tecnico della franchigia texana. Col rientro di Harrison Barnes, Carlisle avrà una nuova bocca da fuoco in attacco da affiancare al rookie sloveno.

Problemi al piede sinistro per Dirk Nowitzki, incerti i tempi di recupero

Il recupero di Dirk Nowitzki dopo l’intervento alla caviglia sinistra subito durante la off-season procede a rilento.

A confermarlo è il coach dei Dallas Mavericks Rick Carlisle, dalle pagine di Dallasnews.com. Nowitzki ha preso parte alla trasferta cinese dei suoi Mavs, ma non sarà in grado di allenarsi con i propri compagni.

I Dallas Mavericks affronteranno venerdì 5 ottobre a Shanghai i Philadelphia 76ers, per la prima delle due sfide previste tra Mavs e Sixers per l’NBA China Games 2018.

Coach Carlisle sul recupero di Dirk Nowitzki: “Ci vorranno settimane”

Dirk ha confermato al giornalista del Dallas Morning News Eddie Sefko come il recupero dall’intervento stia procedendo abbastanza lentamente:

Ci vuole più tempo del previsto” spiega Nowitzki “Ora come ora non va proprio bene, vedremo nei prossimi giorni

Coach Rick Carlisle non si sbilancia sui tempi di recupero del tedesco:

Dirk non prenderà parte agli allenamenti in questa trasferta. Non c’è ancora una tabella di marcia, si parla di settimane, non di giorni (…) ci sono dei progressi graduali, solo che al momento non è possibile stimare dei tempi certi

Dirk Nowitzki
Dirk Nowitzki

Dirk Nowitzki è uno dei giocatori più longevi ad aver mai giocato nella NBA.

Giunto ormai alla sua 21esima stagione, l’anno passato il quasi 41enne Nowitzki è apparso in 77 delle 82 partite di regular season con la maglia dei suoi Dallas Mavericks.

In estate, il tedesco di Wurzburg, in Franconia, ha siglato un contratto annuale da 5 milioni di dollari con la franchigia di Mark Cuban.

Oltre che a Nowitzki, i Dallas Mavericks dovranno rinunciare per l’intera pre-season ad Harrison Barnes. L’ala ex Golden State Warriors ha riportato un infortunio muscolare in allenamento.

Coach Carlisle spera che sia Barnes che Nowitzki possano essere disponibili per l’esordio stagionale dei Mavericks di mercoledì 17 ottobre contro i Phoenix Suns.

Mavericks: trovando la quadra

Rick Carlisle, coach dei Dallas Mavericks.

Rick Carlisle è sempre stato un uomo con le idee chiare in testa, uno che è sempre partito da delle solide basi, idonee a parer suo per lavorare al meglio ed ottenere il massimo. Allo stesso tempo, però, non lo si può etichettare come un integralista. Già, il coach dei Dallas Mavericks ha infatti dimostrato di saper apportare delle piccole modifiche al piano originale, quando serviva: non a caso, nella passata stagione, ha più volte fatto ricorso al quintetto piccolo, ormai un vero e proprio mantra della NBA di oggi.

L’inversione di tendenza pare essere definitiva, in quanto Dirk Nowitzki sta giocando o comunque giocherà per molti minuti come centro. Il tedesco ha ricevuto nuove vesti da indossare nel momento in cui stanno pian piano arrivando i titoli di coda della sua gloriosa carriera. Voglia di iniettare al team una nuova e frizzante verve, o probabilmente semplice necessità, legata appunto all’evoluzione del gioco. Bisogna stare al passo coi tempi che corrono, nel vero senso della parola. Carlisle vuole fare dei ritmi alti e delle transizioni componenti fondamentali, così come accade per molte altre franchigie: l’attuale Nowitzki non ha il passo delle power forward avversarie, tanto meno riuscirebbe a difendere in maniera accettabile su di esse. Ergo, l’assetto con il numero 41 da stretch 5 (almeno a gara in corso) potrebbe alla lunga portare i suoi frutti. In generale, la tendenza è quella di schierare spesso un solo lungo di ruolo durante le rotazioni.

Nowitzki, durante la sua lunghissima carriera ai Mavericks, è stato lungamente utilizzato come centro nel 2001/2002 e nel 2003/2004. Solo di recente è tornato ad occupare quella posizione per più tempo. (Fonte: Baskteball Reference)

Il campo è molto aperto e le spaziature sono abbastanza pulite, agevolando così la circolazione di palla e le penetrazioni dei compagni di squadra, liberi in ogni caso di tagliare per cercare di smarcarsi. Gente come Dennis Smith è dunque libera di addentrarsi in area e andare a concludere. Ma non solo. Il range di tiro e le doti balistiche catalizzano sul cestista teutonico molte delle attenzioni avversarie, col pick and pop che diventa un’arma davvero affilata: una volta ricevuta palla può decidere di tentare la tripla o passarla a chi è messo meglio. Non essendo più il fulcro principale dell’attacco, Dirk svolge spesso e volentieri il ruolo di bloccante, al di là dei giochi a due, per agevolare il tagliante nello smarcarsi e agire di conseguenza. A beneficiarne ovviamente è l’eclettico arciere Wesley Matthews.

La possibilità di tentare la gloria in post col canonico fadeaway c’è, proprio grazie al fatto che nessuno dei componenti del quintetto va a fare l’interno senza intasare le operazioni. Lo stesso vale per Harrison Barnes, che già la scorsa annata si è cimentato in questa giocata spesso e volentieri e che continuerà a a farlo, con costanza. L’ex Golden State Warriors, designato come futuro franchise player dei Mavericks, può caricarsi sul groppone più responsabilità: ha una certa dimestichezza nel liberarsi di difensori più grossi e lenti, grazie ad un discreto primo passo, ed attaccare il canestro; allo stesso modo ha sviluppato un jump shot dalla media (41.8 % nella RS 2016/2017) col quale può essere letale. Inoltre, non bisogna trascurare che all’occorrenza può vestire i panni dello spot up shooter piazzandosi in un angolo e aspettare lo scarico. Una duttilità ed un ampio ventaglio di opzioni che ben si amalgamano con Dwight Powell (nel frontcourt), che sfrutta la sua verticalità ed ama stazionare sull’arco, e il giovane Dorian Finney-Smith (insieme nel pacchetto ali).

I Mavericks aprono spesso il campo e di conseguenza c’è spazio per un tentativo spalle a canestro di Barnes.

 

Nei meccanismi stile small ball, ancora da oliare, importante è il ruolo di Nerlens Noel, forse l’unico big man in grado di garantire una certa intensità in difesa. Il protagonista del turbolento rinnovo estivo ha un buon senso della posizione ed è rapido negli spostamenti laterali, fattori che lo rendono un rim protector affidabile. Sa come compiere il lavoro sporco, a rimbalzo: appena ne acchiappa uno lo consegna a chi di dovere per far scattare subito il contropiede, fulminante per via della presenza di giocatori brevilinei e in grado di percorrere velocemente in campo.

L’abbondanza di guardie e la contemporanea carenza di swingman (da segnalare Matthews) può essere un grosso grattacapo per la retroguardia.  I vari Yogi Ferrell e JJ Barea faticano a contenere l’attaccante, per via del loro fisico non eccezionale; lo stesso Nowitzki è piuttosto impacciato nel salvaguardare il ferro e nell’inseguire la propria controparte. Vanno ottimizzati i tempi e le scelte di aiuto sul penetratore e la ricerca dell’anticipo sul perimetro.

Carlisle non si fossilizza ad alcuni aspetti: tende a mischiare le carte provando diverse soluzioni. Soprattutto quando c’è da trovare la quadra della situazione. I Mavericks, al momento, hanno l’aspetto di un cantiere aperto dove ci sono dettagli da puntellare, senza che vi sia posto un preciso obbiettivo per l’annata in corso.

Black Sails: Dallas Mavericks

Me, I can’t help myself. I see an opportunity, I take it. It’s a sickness. Truly”. Abbiamo preferito lasciarla così, in originale, perché faceva più effetto. Si legge Black Sails, si scrive Dallas Mavericks.

Il virgolettato è di John Silver, che nel romanzo di Stevenson “L’Isola del tesoro” (di cui Black Sails è un prequel) aggiungerà poi l’aggettivo Long davanti, spiccando per l’ambivalenza del suo carattere.

Se Dirk Nowitzki può essere il testardo e astuto capitano Flint della conosciuta serie tv, Yogi Ferrell è, su tutti, la traduzione in maglia Mavs di John Silver. Giovane, sveglio, e appunto tanto bravo da saper sfruttare l’occasione quando gli si presenta. Come quando da undrafted è passato a essere play titolare di una squadra che fino a qualche giornata dalla fine era in lotta per i playoff.

Una banda di filibustieri vecchi e un po’ meno vecchi sempre pronti a non lasciare nulla d’intentato per arrivare all’obiettivo. In attesa, magari, che Dennis Smith si riveli come il Jim Hawkins del già citato romanzo di Stevenson.

Per guardare la stagione 2017/2018 è necessariamente obbligatorio confrontarsi con l’uomo con cui Mavericks iniziano finiscono da vent’anni a questa parte. Dirk Nowitzki è uno che ha lo sguardo sereno, il tono pacato e una mente lucida, talmente lucida che gli fa aprire bocca se e solo è tenuto a farlo. Dirk è un’eclissi: potrebbe essercene uno simile a lui perché le vie di James Naismith sono infinite, ma uno identico mai. Come Jordan, come Danilovic, come Sabonis, come Gasol.

Dirk Nowitzki, inossidabile baluardo dei Mavericks.

Dallas sa che prima o poi dovrà lasciarlo andare e non vederlo più sul parquet. Ma ci sarà tempo, per il momento è ancora lì a divertirsi e farci divertire.  La stagione 2016/2017 dei Mavericks ha detto chiaro e tondo che Dallas ad oggi non è una squadra da playoff, figurarsi da Finals.  A una prima parte di stagione costellata da infortuni in serie è seguita una seconda dal rendimento continuo e tamburellante. Troppo poco, però, per agguantare la fase a eliminazione.

Sembrano lontani i tempi delle squadre competitive, delle postseason sicure, dei roster chilometrici e composti di grandi giocatori. Non tutti i mali sono venuti per nuocere, però, perché avendo zero da perdere e tutto da strutturare, Rick Carlisle ha varato il quintetto da corsa in stile Warriors, o se preferite in stile Mavs targati Don Nelson.  Magari era sconsigliabile: in fondo, l’unico in linea con la taglia fisica richiesta dal ruolo era Seth Curry. Ferrell è al pelo per lo spot di play, Wesley Matthews per quello di ala piccola, Barnes per quello di ala forte.

Paradossalmente, però, Dallas ha continuato a faticare davanti ma ad essere efficace in retroguardia, segno che, come insegnano i coach, la difesa è prima di tutto mente e fame, e solo in un secondo tempo tecnica (che conta, comunque).

Verosimilmente in questa stagione la rotazione sarà ancora quella già ricordata che ha finito quella precedente, con Dirk sesto uomo o secondo lungo quando si vuole aggiungere peso alla sovrastruttura, e Barea primo cambio degli esterni.  Barea primo cambio degli esterni? No, un momento. Ci sarebbe anche l’unico arrivo dal draft, Dennis Smith jr. Che di natura è un play esplosivo, temerario quando si butta in area accelerando e decelerando alla bisogna, e dal ball handling a elastico al limite nervoso. Che in un contesto di gioco come quello dei Dallas Mavericks potrebbe anche rivelarsi la rubata del draft.

Ecco, ma come svilupperanno la propria manovra offensiva i Mavericks? Presumibilmente si partirà dal pick and roll alto, per lo più frontale, che è stato l’innesco dell’attacco quest’anno, o uno basso sempre centrale per smuovere la difesa avversaria. I tiratori ai lati (uno alto e uno basso che si cambiano, o uno che taglia lungo la linea di fondo verso il lato opposto) e uomo sotto canestro o in post alto offrono due sbocchi offensivi diversi, tre considerando le uscite dai blocchi di Matthews e Curry. Fondamentale sarà Noel, usato spesso l’anno scorso come centro passatore, oltre che grande fattore fisico (ma con necessità di aumentare la cattiveria agonistica) in difesa. La quale punterà probabilmente a contenere e collassare sul penetratore sotto canestro, giocando invece d’anticipo oltre l’arco.

Nella passata annata Barnes è stata la chiave dell’attacco dei Mavs, portando in dote diverse soluzioni. Anche spalle a canestro.

I Mavs sono una squadra né carne né pesce, troppo forti per puntare a una primissima scelta ma troppi boldi per arrivare al top. Stanti così le cose, cercheranno di crescere passo passo, valorizzando Smith, cavando le ultime perle da Nowitzki e lavorando per un futuro più brillante.

Stephen Curry: “L’imitazione che ho fatto a LeBron James era soltanto un omaggio e non una caricatura”

LeBron James Cavs: potrebbe restare a Cleveland solo per la famiglia?-Calendario NBA Stephen Curry vs LeBron James

Nonostante siamo ancora in un periodo di vacanza in vista della prossima stagione, si sono riaccesi gli animi dei fans delle due squadre finaliste Nba degli ultimi tre anni: i Golden State Warriors di Stephen Curry e i Cleveland Cavaliers di LeBron James.

Il video virale di Stephen Curry che ha scatenato gli animi di tutti i tifosi

A scatenare un nuovo siparietto tra i due giocatori più forti al mondo ci ha pensato il nuovo campione Nba Stephen Curry.

I Golden State Warriors festeggiano la conquista del secondo titolo in tre anni .

Negli ultimi giorni si è svolto il matrimonio di Harrison Barnes, ex componente del roster dei Golden State Warriors e attualmente in forza ai Dallas Mavericks. Nel corso della festa, Curry imita i video in palestra di LeBron James, scatenando grande ilarità nei confronti di LeBron James.

https://www.youtube.com/watch?v=S13t1Yp_uZM

Nelle ultime ore ‘The Baby Faced Assassin’, in una recente intervista rilasciata a Marcus Thompson, ha spiegato l’accaduto e ha voluto soltanto rendere omaggio a LeBron James.

“Il video del balletto al matrimonio di Harrison Barnes, era soltanto un omaggio nei confronti di LeBron James, e non una caricatura come hanno definito in molti in uesti giorni. Lui in quel video riprendeva una delle sue canzoni preferite e l’ha resa popolare mentre si allenava in palestra. Quando ascolto quella canzone penso a ciò che sta facendo e mi mette allegria. Non rido e non scherzo su di lui.”

La mia nuova vita texana: Harrison Barnes

Harrison Barnes

HARRISON BARNES: NUOVA VITA IN TEXAS

Non servono magie o poteri particolari per notare una novità lampante di questi primi mesi di Regular Season: la rinascita sportiva e personale di Harrison Barnes. Il talentuoso frutto di North Carolina ha indiscutibilmente iniziato in modo molto positivo una nuova fase della sua carriera in quel di Dallas, squadra con la quale sta mettendo in mostra lampi di classe cristallina e una costanza nel rendimento invidiabile.

Harrison Barnes
Harrison Barnes con la maglia dei Dallas Mavericks

Le sue precedenti esperienze potrebbero essere riassunte come un vero e proprio mix di sensazioni diverse: a tratti osannato, a tratti quasi bistrattato.

Harrison Barnes, classe ’92, membro del Team USA, settima scelta al draft 2012 da parte dei Golden State Warriors, squadra che proprio in quell’anno riuscirà a raggiungere la post season dopo anni di digiuno. Con i californiani HB ha sicuramente avuto la possibilità (ben sfruttata) di mostare le sue qualità, già a partire dalla Rookie Season; con l’arrivo di Andre Iguodala, il ruolo di Barnes diventa più marginale, senza però che venisse meno l’ottimo livello quando chiamato in causa. Tutto ciò fino alla scorsa stagione, anzi: fino agli ultimi Playoffs disputati; come si suol dire “ormai è storia”, ma ambiente e tifosi non possono fare a meno di addebitare almeno in parte a Barnes la serie di sconfitte con i Cavs (the famous 3-1 lead blown) che hanno portato al titolo sfumato. In effetti, le ultime 3 partite sono una vera e propria piccola macchia sulla breve carriera di Harrison Barnes, fino ad allora immacolata; il suo 16% al tiro testimonia una possibile sua difficoltà nei momenti salienti di una stagione ai massimi livelli. Un primo velo di incertezza sulle qualità di questo giocatore.

Proprio per queste ragioni il 2016-17 è iniziato con una grande serie di incognite; con l’arrivo di Durant nella baia, i Warriors sono stati costretti a cedere vari pezzi importanti del proprio roster, due dei quali in Texas, sponda Dallas: il centro australiano Bogut e proprio Barnes. Per lui un sostanzioso contatto da 94 milioni di dollari in quattro anni, cifre che hanno fatto storcere il naso a tanti, tra addetti ai lavori e tifosi. Meriterà davvero una cifra simile? Riuscirà ad onorare il compito e a sostenere il peso di così tante nuove responsabilità? Il suo gioco risentirà del fatto di non avere più a fianco pezzi da novanta come Curry, Thompson e tanti altri? Beh: allo stato attuale possiamo davvero dire che si merita ciò che ha firmato, che sta riuscendo molto bene nei suoi nuovi compiti e che il fatto di essere un main player lo sta assolutamente galvanizzando, anzichè penalizzarlo, tant’è che il suo nome comincia ad essere accostato al titolo di MIP (Most Improved Player).

I suoi sono numeri degni di menzione: 20.6 Ppg (quasi il doppio rispetto all’anno passato, anche grazie al minutaggio nettamente maggiore), con un miglioramento delle percentuali dal campo e dai liberi, 5.5 Rpg (contro i 4.9 della scorsa stagione) e un incremento nel numero di palle rubate. Ma le fredde cifre non raccontano la realtà nella sua totalità; Harrison Barnes sembra davvero stia attraversando una fase molto positiva: difficile da marcare per qualunque difensore, ottimo tiratore dalla media e breve distanza, buon passatore. Giocatore completo e tatticamente intelligente, in grado di coprire praticamente tutti i ruoli campo (come anche dichiarato da Mark Jackson, suo ex coach). Un personaggio non proprio “qualunque” nè per i Mavs nè per l’intera Lega, Dirk Nowitzki, dopo il match winner di HB con i Clippers ha dichiarato a Dallas Morning News: “Eh si.. Mi sta rubando tutte le mosse! Anzi: alcune le sta persino migliorando. Non è strettamente necessario il tiro da 3 per vincere una partita; bisogna saper lavorare bene nel creare situazioni favorevoli nel mid-range, e in questo Harrison Barnes è un maestro”. Una vera e propria investitura, una sorta di passaggio di consegne.

Non sappiamo se HB riuscirà mai ad eguagliare il tedesco, nè sul parquet nè nel cuore dei tifosi; la cosa certa è che le basi ci sono ampiamente, così come i margini di miglioramento. Pur in una stagione in cui Dallas è nettamente in difficoltà, con tanti (troppi) infortuni, ed Harrison Barnes è stato spesso costretto ad accollarsi più compiti del dovuto, il giocatore di Ames resta una fra le stelle più brillanti a disposizione di Carlisle. Con il supporto della squadra al completo, qualche futuro innesto (trade o draft), l’aiuto di Nowitzki (in partita ed in allenamento) e di un coach esperto come Carlisle, e l’alto numero di minuti giocati, il talento dell’Iowa potrà tirare fuori dalla manica molti assi ancora celati e diventare un vero trascinatore per i Mavericks, elemento di cui i texani hanno disperatamente bisogno per tornare ad essere competitivi.

Si: per HB sembra davvero l’inizio di una nuova vita in Texas..

 

 

Dallas: il lato oscuro del basket in Texas

I Dallas Mavericks hanno iniziato in modo terribile la stagione NBA, al contrario delle altre squadre del Texas. Con un record di 5-17 sono la peggior franchigia, la squadra però era partita con delle pretese diverse e i tanti infortuni forse non bastano a giustificare i Mavs. I pensieri dei texani sono già rivolti al draft 2017, dove punteranno una delle primissime scelte. Possibilmente una guardia su cui costruire un futuro.

Perché stanno andando così male?

I Mavericks sono una squadra pensata male (c’è chi direbbe volutamente). Gli arrivi di Bogut e Barnes sono stati due buoni innesti, ma le partenze di Parsons, Pachulia, Lee, McGee e Falton non sono state adeguatamente rimpiazzate. Dei tanti rookie provati in estate, solo pochi sono riusciti a trovare il proprio spazio. Wesley Matthews e Harrison Barnes sono entrambi al record personale per minuti giocati e sembrano inadeguati a ruoli così importanti. C’è da dire che gli infortuni hanno flagellato la squadra, che con Bogut e Nowitzki su tutti, avrebbe sicuramente un record diverso. L’apporto della panchina finora è davvero esiguo. Di conseguenza i titolari sono costretti a giocari più minuti, stancandosi, rischiando infortuni e performando sempre peggio.

Rick Carlisle è ancora nel suo prime?

Si parla spesso di fase calante o periodo di forma eccellente per i giocatori, si pensa poco a quelli degli allenatori. Nonostante non sia un lavoro fisico, è possibile avere fasi alterne in una carriera. Rick Carlisle è considerato uno dei migliori coach della lega, ma perché non si vede la sua mano in questa stagione? La squadra non è al completo e lui può fare poco è vero, però la sensazione è che non stia facendo presa sui giocatori. Carlisle sta cercando di porre un freno all’abitudine alla sconfitta, infatti sia nella partita contro i Knicks, sia in quella contro i Kings, ha chiamato timeout quando li aveva finiti. Non è stata una dimenticanza, dato che contro New York lo ha fatto per due volte ravvicinate. Vuole dare un segnale e ritiene accetabile la pena del tecnico, per “svegliare” la squadra.

Alle domande dei giornalisti in merito, ha risposto così:

 

 

Futuro: tra draft, trade e free agency

Le prospettive future per Dallas possono essere molte, la prima è ovviamente quella di pescare la prima o la seconda scelta al draft. Per poi prendere uno tra Markelle Fultz e Dennis Smith. Entrambi point guard e freshman, su cui poter costruire un progetto. Almeno in teoria, questo è il piano per la prima scelta di Dallas.

Già pronto a fare le valigie e lasciare il Texas?
Già pronto a fare le valigie e lasciare il Texas?

Un’altra strada percorribile in parallelo, è quello di scambiare uno tra Bogut e Matthews per scelte al primo giro.  Il centro australiano ha mercato, Portland e Boston le favorite, mentre Minnesota e Toronto alla finestra. Se in cambio dovessero ottenere una scelta al primo giro del prossimo draft, più quella che già otterranno, potrebbero presentarsi degli scenari interessanti.

Infine la prospettiva free agency, ma non 2017, quella del 2018. Dove secondo i rumors, i Mavs andranno all’assalto di DeMarcus Cousins. L’agente di DMC è lo stesso di DeAndre Jordan, i rapporti sono ottimi e diciamo che gli deve un affare…

 

Dallas by numbers

Dallas è la peggior squadra della NBA per punti fatti di media a partita, 93. E’ ultima anche nella statistica dei rimbalzi presi con 40 e penultima negli assist, 19.  In compenso ha un’ottima percentuale ai liberi 78.9% ed è nona per tiri segnati da 3 punti, 9.9 a partita. Questi ultimi due sono numeri da cui ripartire, specialmente quando ritorneranno tutti gli effettivi. Andare in lunetta più spesso, cercare di tradare Bogut o Matthews e far crescere i giovani. Curry, Finney-Smith, Anderson e Mejri sono da tenere più in considerazione.

I Mavericks non vincono una serie playoff dal 2011, anno in cui vinsero il titolo. Per questo è difficile credere che nel giro di un paio d’anno, il Texas avrà nuovamente 3 squadre al vertice della lega. Il percorso però non deve essere neanche troppo lungo e complicato, ci deve essere una linea da seguire e qualcuno che decide, e chi tiene a freno il proprietario stravagante Mark Cuban.