Rockets, tensioni tra James Harden e Chris Paul al termine di gara 6?

Chris Paul su James Harden-Houston Rockets

Tensione al termine di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors tra James Harden e Chris Paul.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, le due star degli Houston Rockets avrebbero avuto uno “scontro verbale” a seguito della pesante sconfitta casalinga contro degli Warriors privi di Kevin Durant, e maturata nei minuti finali grazie alle grandi giocate di Steph Curry.

Oggetto della discussione la gestione dei possessi chiave della partita. Come ricostruito da Charania, Chris Paul avrebbe in più di un’occasione durante la stagione chiesto alcune modifiche stilistiche, e maggior movimento di palla in un sistema offensivo basato sull’efficienza e sugli isolamenti di James Harden ed i pick and roll dell’ex point-guard dei Los Angeles Clippers.

Le tensioni sarebbero sfociate in un unico momento, al termine ufficiale di una stagione difficile per i Rockets, vittime di tanti infortuni, avvicendamenti di giocatori (Carmelo Anthony, e le addizioni in corsa di Iman Shumpert, Austin Rivers, Kenneth Faried e Danuel House) e – a quanto pare – divergenze tecniche tra James Harden, Chris Paul e coach Mike D’Antoni.

Dopo la sconfitta di gara 6, il proprietario della squadra Tilman Fertitta aveva parlato di “sconfitta inaccettabile”, confermando però la guida tecnica di coach D’Antoni. I Rockets sono stati eliminati per il secondo anno consecutivo dai Golden State Warriors, perdendo la scorsa stagione la decisiva gara 7 in Texas, gara che Paul non poté giocare a causa di un infortunio muscolare.

James Harden è assieme a Paul George e Giannis Antetokounmpo finalista per la corsa al titolo di MVP della stagione. Per “il Barba” sarebbe il secondo riconoscimento di fila.

Houston Rockets e Mike D’Antoni al lavoro per il rinnovo, lascia Jeff Bzdelik

rockets d'antoni

Gli Houston Rockets e coach Mike D’Antoni al lavoro per un’estensione contrattuale, obiettivo il rinnovo triennale.

Dopo aver incassato la fiducia del proprietario della squadra Tilman Fertitta, il 68enne D’Antoni ha reso nota ai Rockets la sua disponibilità a discutere un rinnovo contrattuale. Il contratto dell’ex playmaker dell’Olimpia Milano scadrà al termine della stagione 2019\20.

Ho confermato a Daryl Morey ed a Mr. Fertitta che sono pronto a proseguire, con la stessa energia di sempre, sono pronto per altri 3 anni. Voglio vincere un titolo qui a HoustonCosì D’Antoni a ESPN.

Le trattative tra coach D’Antoni ed i Rockets inizieranno a breve, ma non è chiaro quale tipo di impegno la proprietà voglia prendere con l’ex allenatore della Benetton Treviso, in Texas dal 2016. In tre stagioni sulla panchina degli Houston Rockets, Mike D’Antoni ha vinto rispettivamente 55, 65 e 53 partite, ed il premio di allenatore dell’anno (2017).

Rockets, lascia l’assistant coach Jeff Bzdelik

Mancata conferma in panchina invece per coach Jeff Bzdelik, uno degli assistenti principali di D’Antoni sulla panchina dei Rockets. L’ex capo allenatore dei Denver Nuggets era stato richiamato dal pensionamento in tutta fretta lo scorso novembre, a causa dei vistosi problemi difensivi della squadra di inizio stagione.

Il contratto di Bzdelik è scaduto al termine della stagione, ed i Rockets hanno reso nota la decisione di non rinnovare il rapporto: “Il contratto di Jeff (Bzdelik, ndr) non sarà rinnovato” Così Daryl Morey “In estate proveremo con ogni mezzo a migliorare la squadra: roster, staff e front office, niente sarà lasciato intentato“.

Houston Rockets, Daryl Morey ed il suo record playoffs contro gli Warriors

Gli Houston Rockets del general manager Daryl Morey, pioniere delle “advanced stats” ed artefice dei Rockets da 65 vittorie e finalisti di conference appena un anno fa, hanno visto interrompersi la loro corsa ai playoffs per mano dei “soliti” Golden State Warriors.

Rockets che sono di certo in buona compagnia: dopo la sconfitta di gara 3 delle finali della Western Conference ad esempio, i Portland Trail Blazers hanno ora un record di 11 sconfitte ed una sola vittoria (2016) contro la corazzata di Steve Kerr.

Daryl Morey ha pubblicato sul proprio profilo Twitter una curiosa statistica che riepiloga il saldo vittorie-sconfitte degli avversari degli Warriors ai playoffs negli ultimi 3 anni: il “resto del mondo” ha accumulato nei confronti di Golden State ben 35 (dopo la sconfitta dei Blazers) sconfitte, a fronte di sole 5 vittorie, laddove i soli Houston Rockets hanno un conto aperto con Steph Curry e compagni di 5 vittorie e 8 sconfitte.

Magra consolazione per una squadra battuta per ben due stagioni di fila dagli acerrimi nemici, ma che demarca una linea netta tra i Rockets ed il resto della NBA, o perlomeno della Western Conference, per quanto riguarda le “relazioni” con i bi-campioni NBA.

La situazione salariale degli Houston Rockets darà poco spazio di manovra a Morey in estate. Di fianco a James Harden, i vari Chris Paul, Clint Capela, P.J. Tucker, Eric Gordon e Nenè (probabilmente prossimo al ritiro) saranno sotto contratto per almeno un’altra stagione.

Il proprietario dei Rockets Tilman Fertitta ha confermato coach Mike D’Antoni per la prossima stagione, e si è detto fiducioso sul futuro della sua squadra.

Rockets, Tilman Fertitta su Mike D’Antoni: “Rimarrà con noi a lungo”

d'antoni rockets

Tilman Fertitta, proprietario degli Houston Rockets, ha confermato le voci circa la possibile permanenza di coach Mike D’Antoni sulla panchina della franchigia di Houston, come riportato da Jonathan Feigen del Houston Circle.

Nonostante l’eliminazione precoce dalla corsa playoffs per il secondo anno di fila contro i Golden State Warriors (la quarta negli ultimi cinque anni), Fertitta non ha perso la fiducia nei confronti di coach D’Antoni. Il proprietario ha poi smentito le voci di una possibile rivoluzione in casa Rockets, una rivoluzione che coinvolgerebbe in primis l’allenatore stesso.

Il 4-2 delle semifinali di Conference contro Curry e compagni ha confermato i dubbi riguardo al gioco degli Houston Rockets, costruito quasi esclusivamente sulle abilità realizzative di James Harden. Uno stile di gioco efficace nella regular season, che ha tuttavia dimostra i suoi limiti durante i playoffs, a causa di un roster poco profondo e non sempre in grado di supportare il talento di Harden.

Parla Tillman Fertitta: “D’Antoni rimarrà con i Rockets a lungo”

“Mike( D’Antoni, ndr) compirà 69 anni tra pochi giorni. Tuttavia non è ancora sicuro riguardo al suo futuro. Nelle prossime settimane ci incontreremo e parleremo di questo e molto altro. Siamo consapevoli che il nostro obbiettivo riguardi la costruzione di un roster più competitivo rispetto a quello attuale. Sono sicuro che Mike rimarrà con noi. É un allenatore molto amato dai giocatori. Continuo a ripetere che i futuri free agent devono conoscere sia il nome del proprietario che il nome dell’allenatore. Sembra scontato, ma vi assicuro che tutto questo influisce nella decisione di firmare o meno per una squadra. Io e Mike continueremo il nostro percorso insieme. Ovviamente speriamo in un percorso ricco di vittorie e soddisfazioni” 

I Rockets hanno recentemente confermato che Daryl Morey, general manager di Houston, continuerà per altri 5 anni quanto iniziato nella scorsa stagione. Sembra evidente che la squadra di “Clutch City” rimarrà pressoché immutata rispetto a quella attuale. Il tutto senza contare il ruolo che avrà la post-season all’interno delle dinamiche di una squadra bisognosa di risultati concreti.

Jimmy Butler, ecco dove firmerà secondo i bookmakers a stelle e strisce

Jimmy Butler è stato protagonista di diverse questioni che hanno caratterizzato questa stagione NBA, che si avvia alla sua conclusione. L’attuale giocatore dei Philadelphia 76ers ha infatti iniziato l’annata vestendo la casacca dei Minnesota Timberwolves. E’ poi stato il centro di una tempesta mediatica, generata da lui stesso con dichiarazioni scottanti, che l’ha portato ad essere scambiato verso Est, appunto, a Philadelphia. Ora tuttavia, dopo soli pochi mesi, la sua permanenza nella squadra allenata da Coach Brett Brown già non è più assicurata: in estate diventerà free-agent.

Butler non è nuovo, né tanto meno riluttante, secondo le sue stesse parole, ad essere visto come il cattivo ragazzo della situazione. Proprio questa sua attitudine verso l’anarchia decisionale, abbastanza aliena alle normali dinamiche contrattuali della lega, porta la sua free-agency ad essere oggetto di incertezza.

I Sixers hanno sacrificato moltissimo in fatto di profondità di roster per acquisirlo. Il che farebbe pensare non abbiano altra scelta, se non quella di riportarlo in squadra, pena il rischio di trovarsi tra le mani un’assenza davvero difficile da colmare, praticamente impossibile con i pochi giocatori di livello che rimarranno sotto contratto. La franchigia, infatti, non dovrà vedersela solo con la vacanza contrattuale del suo numero 23, ma anche con quella di altri due giocatori fondamentali: Tobias Harris e JJ Reddick.

C’è da dire che Jimmy Butler avrebbe la possibilità di esercitare un’opzione giocatore per rinnovare il suo contratto da 19.8 milioni per un’altra stagione. L’ex giocatore di Minnesota, tuttavia, l’ha ripetuto più volte: il suo obiettivo è ottenere un contratto al massimo salariale in questa offseason, benché si stia affacciando verso i suoi 30 anni. Quali sono allora le franchigie favorite, almeno secondo i bookmakers d’oltreoceano, ad accasarsi le sue prestazioni per la prossima stagione?

1. Philadelphia 76ers

Le quotazioni di un possibile ritorno del giocatore nella sua attuale squadra sono le più basse: -150. Ciò significa che una puntata di 150$ renderebbe indietro solo 100$. Scelta scontata allora per gli scommettitori americani? Probabilmente sì, e sarebbe dovuto al forte movente economico, apertamente dichiarato da Butler stesso, alle spalle della decisione.

I Sixers, avendolo attualmente sotto contratto, hanno infatti la possibilità di offrirgli più denaro di qualsiasi altra franchigia: 188 milioni di dollari spalmati in 5 anni. Tutte le altre, invece, non potrebbero superare i 141, da distribuire in sole 4 annate. Se il giocatore andrà dunque davvero alla ricerca della pentola d’oro tanto decantata nelle ultime settimane, è evidente che questa sia la scelta più ovvia per lui.

I contratti, però, devono sempre essere firmati da due mani diverse, e in questo caso l’incognita potrebbe risiedere dal lato di Philadelphia. Non è da dare per scontato, in effetti, che la squadra appena eliminata dai Playoff abbia intenzione di legarsi con un contratto così pesante e vincolante a un giocatore che alla scadenza dell’accordo avrà ben 35 anni.

Butler, dalla sua, ha dimostrato in questa postseason di poter valere tutti i soldi che andrebbero investiti in questo accordo, registrando ben 19 punti, 6 rimbalzi e 5 assist di media. Il tutto condito dalla sua ottima difesa (1.5 palle rubate a partita) e da tanta intensità, fisica e mentale.

SECONDA OPZIONE>>>

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Kobe Bryant, la sentenza su Harden lo scorso Febbraio: “Con questo gioco non si vince”

Kobe Bryant, già lo scorso febbraio, aveva detto la sua su Harden e i suoi Rockets, avvertendoli della necessità impellente di variare modalità di gioco in vista dei playoff. Le sue dichiarazioni, nello specifico, furono molto chiare in proposito:

Riconosco la sua forza, ma credo ci sia modo e modo di vincere. Ed io penso che, con l’attuale sistema di gioco, i Rockets non vinceranno mai il titolo.

Tale profezia, se così possiamo chiamarla, non è tardata ad avverarsi qualche giorno fa nella serie contro gli Warriors. Al primo vero momento chiave della stagione, infatti, Houston si è sciolta dinanzi agli attacchi del più quotato avversario, seppur quest’ultimo era stato messo in difficoltà da diversi importanti infortuni.

KOBE BRYANT SU HARDEN: I DETTAGLI

Il Black Mamba e il Barba in un incontro Lakers-Rockets di qualche anno fa

A dire dell’ex numero 24 di Los Angeles, uno dei maggiori difetti dei Razzi texani è l’eccessiva concentrazione del gioco nelle mani dell’ex Thunder, bloccando così la regolare e fluida circolazione del pallone. Ed i dati statistici sono concordi con le opinioni del 5 volte campione Nba; a titolo di esempio, infatti, basti pensare che ogni volta che Bryant superò il 33% di Usage Rate (percentuale usata per quantificare il tempo con la palla in mano per ogni singolo giocatore), egli non riuscì mai a vincere il titolo. Quest’ultimo, in particolare, arrivò nel 2009-2010 con un Usage Rate poco superiore al 32%. Harden, al contrario, nella stagione appena passata, ha mantenuto più del 40% di questa particolare statistica, risultando essere tra i più alti nella storia del gioco. E ciò fu realizzato in un’annata davvero straordinaria per il Barba, che nel 2018-2019 ha messo su cifre a dir poco surreali

  • 36,1 punti
  • 7,5 assist
  • 6,6 rimbalzi
  • 36,8 3P%
  • 87,9 FT%

Nonostante tali numeri, comunque, Houston non ha saputo sfruttare a pieno titolo il potenziale del numero 13, creando un sistema di gioco efficace ma interpretato da elementi non all’altezza della situazione. Il supporting cast del MVP in carica, infatti, non ha reso quanto sperato, permettendo così a Golden State di prendere lentamente il sopravvento nel corso della serie.

E dire che il diretto interessato della critica avanzata da Bryant, ossia lo stesso Harden, aveva ammesso, a suo tempo, le carenze nel gioco dei Rockets, auspicando però dei miglioramenti nei mesi a venire. Cambiamenti che, come si è visto, non sono stati compiuti in maniera così incisiva, provocando la cocente eliminazione per mano del team della Baia.

Kobe ha probabilmente ragione, non stiamo giocando bene, ma ai playoff sarà diverso. Ho preso tutte queste responsabilità perché avevamo tanti infortuni [vedi gli stop di Paul e Capela, ndr]. Ma mi auguro che in Primavera sarà diverso.

In conclusione, dunque, quella che abbiamo assistito venerdì scorso era solamente la cronaca di una “tragedia”, sportivamente parlando, già annunciata. Presumibilmente, dalle parti del Texas avrebbero dovuto far tesoro dei segnali di allarme lanciati da uno degli interpreti più importanti di questo sport. Errori, questi, che a livelli cestistici così alti prima o poi si pagano.

Houston Rockets, tutta la delusione di Fertitta: “Sconfitta inaccettabile”

Houston Rockets, delusissimo a fine partita il proprietario Tilman Fertitta, che alla stampa parla di una sconfitta “inaccettabile” della sua squadra.

I Rockets di James Harden non hanno saputo approfittare del vantaggio del campo, e dell’assenza di Kevin Durant ed hanno finito per perdere la sesta partita della serie di semifinale della Western Conference contro i Golden State Warriors.

Per Houston è la terza dolorosa eliminazione di fila ai playoffs, dopo l’incredibile finale con stoppata di Manu Ginobili su Harden in gara 5 delle semifinali 2017 contro i San Antonio Spurs (e successiva disastrosa gara 6) e l’eliminazione in 7 partite dello scorso anno sempre contro gli Warriors, stavolta in finale di conference.

Così nel post gara Fertitta, proprietario dei Rockets dal 2017: “Fa male, non è stato un bel momento. Vi garantisco che la squadra, Chris (Paul, ndr) e James (Harden, ndr) sono davvero affranti in questo momento. (Gli Warriors, ndr) ci hanno preso a calci in casa nostra, ci hanno battuto di 10 punti nel quarto periodo, una cosa inaccettabile. Dobbiamo migliorare, ma so che il nostro momento arriverà, prima o poi“.

E’ così, loro sono dei campioni. Lo hanno dimostrato ed hanno vinto, e noi abbiamo perso

Per la seconda volta consecutiva i sogni di gloria degli Houston Rockets si infrangono contro i Golden State Warriors, squadra in grado di resistere ad ogni tipo di difficoltà (gli infortuni di DeMarcus Cousins e Kevin Durant) ed al comprensibile logorio. Fertitta si dice però sicuro che il nucleo della squadra, costruita attorno a James Harden abbia tutte le qualità per arrivare presto al titolo NBA:

Harden ha solo 30 anni, Michael Jordan non vinse nulla prima dei 30 anni, così come Hakeem Olajuwon. Non ci arrenderemo, faremo una grande off-season, faremo tutto il necessario per migliorare la squadra, è una promessa“.

Harden, Chris Paul, Clint Capela ed Eric Gordon torneranno per almeno ancora la prossima stagione (l’ultima di contratto per Gordon), così come P.J. Tucker. Nené ha ancora un anno di contratto, sebbene nei giorni scorsi il lungo brasiliano abbia manifestato l’intenzione di ritirarsi al termine della presente stagione.

Austin Rivers, Iman Shumpert, Gerald Green e la sorpresa Kennenth Faried saranno free agent, ma l’attuale payroll dei Rockets permetterà poco spazio di manovra sul mercato estivo per il general manager Daryl Morey.

Golden State alle Finali di Conference, Rockets sconfitti in gara-6

Gli Houston Rockets escono sconfitti dal Toyota Center in gara-6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors, perdendo per 118-113 al termine di un match molto combattuto, l’ennesimo di una serie vissuta dall’inizio alla fine all’insegna dell’equilibrio, in cui ha fatto la differenza la maggior cura per i dettagli da parte degli uomini di Steve Kerr.

Nonostante l’assenza di Kevin Durant, infortunatosi sul finire del terzo quarto di gara-5 (KD verrà rivalutato la settimana prossima), i campioni in carica riescono ad archiviare la pratica in sei partite e a conquistare l’accesso alle Finali di Conference per la quinta volta consecutiva. Decisivo, in particolar modo, l’apporto degli Splash Brothers, che combinano per 60 punti: 27 col 50% al tiro (10/20) e il 54% da tre (7/13) per Klay Thompson e 33 per Stephen Curry, quest’ultimo autore di una gara a due facce.

Dopo un primo tempo da 0 punti e 2 falli commessi (chiuderà a 4), infatti, il due volte MVP segna tutti i suoi 33 punti nel terzo (10) e quarto quarto (23), tirando col 60% dal campo (9/15) nella ripresa e segnando 11 liberi. Golden State, però, non si regge soltanto sulle spalle del duo Curry-Thompson, ma anche e soprattutto su quelle di un collettivo duro a morire e che tira fuori il meglio di sé proprio nei momenti più complicati, quelli in cui soltanto chi è abituato a vincere sa come farcela.

Da segnalare anche le prove di Shaun Livingston e Kevon Looney, che combinano per 25 punti in uscita dalla panchina: 11 punti col 67% al tiro (4/6) in 14’ per il primo, 14 punti, 5 rimbalzi, un recupero e una stoppata col 75% dal campo (6/8) in 20’ per il secondo. Proprio la second unit risulta essere, a sorpresa, una delle armi vincenti dei Warriors, con ben 33 punti col 54% al tiro (13/24) per i sopracitati Looney e Livingston insieme ai vari Bell (4), Cook e Jerebko (2 a testa), mentre Andre Iguodala mette a referto 17 punti e ben 5 steals col 54.5% dal campo (6/11) e il 62.5% da tre (5/8).

Golden State cinica nei momenti che contano, Houston esce di scena con tanti rimpianti

Avvio da incubo per Steph Curry in gara-6, ma il numero 30 di Golden State si fa perdonare con 33 punti nel secondo tempo.

La second unit dei Rockets, dal canto suo, fa registrare appena 17 punti col 37.5% al tiro (6/16) tra Austin Rivers (9 punti con 3/6 dal campo e 2/3 da tre in 18’), Gerald Green (6 punti con due triple in 12’) e Nenê (2 punti, 2 rimbalzi e una stoppata con 1/1 dal campo in 9’). Tra le file dei Razzi, inoltre, Chris Paul offre la sua miglior prestazione in questi playoff dopo una prova altamente deludente in gara-5 alla Oracle Arena, ma non basta.

CP3, infatti, chiude a quota 27 punti, 11 rimbalzi e 6 assist col 58% dal campo (11/19) e il 50% dalla lunga distanza (3/6), ben coadiuvato da un James Harden da 35 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e ben 4 palle recuperate col 44% al tiro (11/25). Alle loro spalle si attesta P.J. Tucker, che mette a referto 15 punti, 4 rimbalzi, 2 assist e 3 recuperi col 62.5% dal campo (5/8) e il 50% da tre (3/6) e a chiude alla grande dei playoff da incorniciare a livello individuale.

Nonostante la doppia doppia da 10 punti e altrettanti rimbalzi, delude le aspettative Clint Capela, in grado di farsi valere soltanto a sprazzi nel corso della serie con Golden State, nonostante i Dubs non abbiano potuto usufruire dell’apporto dell’infortunato DeMarcus Cousins e abbiano dovuto schierare il quintetto piccolo con Draymond Green centro, mentre Eric Gordon si limita a 9 punti e 4 assist col 40% al tiro (4/10) e il 50% da dietro l’arco (1/2), non riuscendo a incidere come nelle precedenti gare, soprattutto in fase offensiva.

I Warriors, dunque, staccano il pass per le Conference Finals, dove affronteranno la vincente di Portland Trail Blazers-Denver Nuggets (gara-7 tra le due compagini è in programma questa domenica al Pepsi Center di Denver). Golden State ha già messo nel mirino quello che sarebbe il suo quarto titolo nel giro di cinque anni, oltre che il terzo consecutivo, ma stavolta per raggiungere le Finali di Conference ci sono volute ben 12 partite.  

Niente gara 7, gli Warriors eliminano i Rockets, Curry: “Sono orgoglioso!”

I Golden State Warriors sembravano essere stati condannati dell’infortunio di Kevin Durant, rimediato in gara 5. Sembravano esserlo perché il due volte MVP delle Finals avrebbe dovuto saltare anche un’eventuale gara 7. I suoi compagni, tuttavia, sono stati in grado di fermare gli Houston Rockets, ed eliminarli, già in gara 6, sul 118-113.

Più la si guarda e più questa vittoria acquisisce significato. Lo fa perché arrivata in trasferta, su un campo mai facile come quello di Houston. Lo fa perché confezionata praticamente dagli stessi protagonisti che 4 anni fa vinsero il loro primo anello, senza Durant. I 4 membri storici di Golden State, Steph Curry, Klay Thompson, Draymond Green e Andre Iguodala, hanno giocato tutti quasi 40 minuti, dando il massimo di loro stessi.

Green è arrivato quasi a una tripla doppia, con 8 punti, 10 rimbalzi e 7 assist. Iguodala ha segnato 17 punti, con 5 triple fondamentali che hanno aiutato i suoi a scardinare la difesa avversaria. Thompson ha tenuto i suoi a galla nel primo tempo con 21 punti, chiudendo poi con 27 totali, conditi dalla tripla decisiva del 110-104 a 36 secondi dal termine.

Storia a parte invece Steph Curry. Stava facendo tanta fatica in questi Playoff, e tutti lo stavano aspettando al varco in questa occasione, in cui gli toccava mettersi nuovamente la squadra sulle spalle, dopo anni di compresenza con KD. Il numero 30 è riuscito a fare tutto quello che si può fare di sbagliato, nel primo tempo, non riuscendo a segnare neanche un punto su 5 tiri tentati dal campo. Nel secondo, tuttavia, ha ricordato a tutti il perché di quei due MVP della stagione regolare: ne mette 33, di cui 23 nell’ultimo quarto, segnando anche 4 triple.

A Houston non bastano i 35 punti di James Harden o i 27 con 11 rimbalzi di Chris Paul. I Rockets anche quest’anno salutano la postseason per mano degli Warriors.

Curry: “Sono così orgoglioso di questi Warriors!”

In seguito all’incontro gli umori delle due squadre erano chiaramente opposti. Gli uni, gli Warriors, erano estatici, gli altri, i Rockets, avevano il morale sotto i tacchi. Queste le loro parole, raccolte da Brian Windhorst, per ESPN.

Steph Curry ha parlato così della sua prestazione:

“Una notte come questa non accadrebbe se non credessi davvero in me stesso. (…) Sono così orgoglioso della nostra partita, siamo stati grandi! (…) Quanto ho giocato male nel primo tempo? Nei 12 minuti che sono stato in campo l’unica cosa decente che ho fatto è stato non perdere la palla. Trovarmi a 0 punti all’intervallo.. una situazione davvero ideale!”

Il suo compagno di backcourt, Klay Thompson, ha parlato dello sforzo collettivo dei suoi, in assenza di Durant:

“Quando alla tua squadra manca uno dei giocatori più forti di sempre e il miglior scorer al mondo, non puoi semplicemente rimpiazzarlo con il collettivo. Tuttavia è possibile farsi avanti come gruppo e aiutare la produzione di squadra in sua assenza.”

Coach Steve Kerr ha lodato ancora i suoi definendoli:

Giganti, solo giganti, questa volta non dirò parolacce. Comunque non è possibile fare quello che hanno fatto senza una combinazione incredibile di talento e personalità.”

Coach Mike D’Antoni ha dichiarato:

“Questa sconfitta ci lascerà un segno. Non è qualcosa che superi tanto facilmente. Fa male. Noi abbiamo giocato al nostro meglio, loro hanno fatto lo stesso e non li abbiamo messi al tappeto. Era come un combattimento tra pesi massimo. Noi non abbiamo mandato a bersaglio i nostri colpi.”

Infine, James Harden ha commentato così la sconfitta ed eliminazione dei Rockets, ancora per mano degli Warriors:

“Sono orgoglioso di noi, abbiamo comunque sempre lottato al massimo. (…) Abbiamo lasciato che molte occasioni ci sfuggissero di mano, in questa gara e in quella passata. E se non le sfrutti finisci dal lato dei perdenti.”

Steve Kerr ottimista su Kevin Durant: “Vinciamo, e lo ritroveremo al prossimo turno”

kevin durant demarcus cousins

Kevin Durant è fuori dai giochi, ed i Golden State Warriors di coach Steve Kerr dovranno trovare il modo di chiudere la serie contro gli Hosuton Rockets senza di lui.

Stiramento muscolare al polpaccio destro ed almeno 7-10 giorni di stop per Durant, che in caso di qualificazione dei suoi Warriors potrebbe rientrare a finali di conference in corso. Kerr si dice rincuorato dall’esito della risonanza magnetica, dopo una giornata di ansia per un infortunio che era parso in un primo momento ben più grave.

Credo siano buone notizie, non è il primo problema muscolare che gli capita, Kevin (Durant, ndr) ha di solito risposto bene” Così Kerr “Dispiace non averlo in campo, ma se saremo abbastanza bravi da passare il turno potremo ritrovarlo tra qualche giorno, il recupero non dovrebbe essere cosa lunga“.

Le condizioni di Kevin Durant verranno rivalutate tra non meno di 7 giorni. La star degli Warriors si era infortunata a 2 minuti dal termine del terzo quarto di gara 5, atterrando dopo un tiro in sospensione mandato a bersaglio. La dinamica dell’infortunio aveva fatto pensare nei primi minuti ad un problema al tendine d’Achille, ipotesi per fortuna rientrata.

I Golden State Warriors dovranno dunque rinunciare a Durant ed al “lungodegente” DeMarcus Cousins, ed affidarsi una volta dei più ad uno Steph Curry affaticato e con qualche piccolo acciacco, ma pronto alla sfida: “Sono i playoffs, siamo in una buona posizione, in vantaggio 3-2, abbiamo 4 anelli di campione al dito, e tutta l’esperienza del mondo: sfruttiamola“.

Abbiamo la possibilità di poter giocare con la leggerezza di chi non deve dimostrare più nulla, Gli infortuni fanno parte del mestiere, e sono una delle cose che rendono così difficile vincere nello sport. Dobbiamo solo vincere un’altra partita, i ragazzi sono pronti alla sfida“.

Il vero problema per Steve Kerr sarà trovare i giocatori giusti a cui affidare parte dei minuti di Kevin Durant.

Alfonzo McKinnie, Quinn Cook, e persino Jordan Bell potrebbero trovare più spazio. Andre Iguodala, Draymond Green e Klay Thompson si sobbarcheranno probabilmente oltre 40 minuti di gioco, e se la partita lo permetterà, Andrew Bogut potrebbe entrare nelle rotazioni. Senza Durant, Steph curry dovrà inoltre prestare particolare attenzione al numero di falli, problema storico in post-season per il due volte MVP.

Rockets, Harden e Tucker non bastano. Golden State vince nel finale e trema per Durant

La serie di playoff tra Golden State Warriors e Houston Rockets continua a regalare duelli equilibrati, combattuti e spettacolari in cui ogni possesso è decisivo e il minimo errore può risultare fatale: dopo il 2-2 maturato al termine di gara-4 (prime due vittorie per i campioni in carica tra le mura amiche, risposta immediata dei Razzi al Toyota Center), i Warriors si aggiudicano di misura gara-5, imponendosi per 104-99 alla Oracle Arena. Una vittoria fondamentale per i Warriors, preoccupati per l’infortunio di Kevin Durant.

Quest’ultimo ha lasciato il parquet dopo appena 32′ giocati, in cui ha messo a referto 22 punti, 5 rimbalzi, 4 assist e un recupero con percentuali decisamente basse per un giocatore del suo calibro (44% dal campo con 8/18 e 29% da tre con 2/7). Dopo l’infortunio di KD si sblocca Steph Curry, che realizza 16 dei suoi 25 punti totali negli ultimi 14′ e chiude col 39% al tiro (9/23) e il 27% da oltre l’arco (3/11). Si riscatta ampiamente, invece, Klay Thompson, che dopo aver disputato quattro gare sottotono ritrova sé stesso e fa registrare 27 punti, 4 rimbalzi, un assist e 3 palle recuperate col 55% al tiro (11/20) e il 50% dalla lunga distanza (5/10).

Nel finale risultano decisivi anche Draymond Green – che sfiora la tripla doppia (8 punti, 12 rimbalzi e 11 assist) e piazza la tripla del +5 (94-89), prima di farsi espellere per raggiunto limite di falli – e Kevon Looney, che in uscita dalla panchina cattura ben 9 rimbalzi (di cui 5 offensivi) in 22′ e mette a referto anche 5 punti e una stoppata cruciale ai danni di Chris Paul. Ordinaria amministrazione, invece, per Andre Iguodala, che si limita a fare il suo senza strafare: 11 punti, 4 rimbalzi e 5 assist col 56% dal campo (5/9).

Deludono Paul e Capela per i Rockets, Warriors ok nonostante l’infortunio di Durant

Dopo aver segnato 22 punti in 32′, Kevin Durant è costretto a uscire dal campo per infortunio: Warriors in ansia per lui.

I Rockets, dopo un primo quarto in cui sono costretti a soccombere sotto i colpi dei padroni di casa (31-17 per i Warriors) e un secondo piuttosto equilibrato (parziale di 26-26, si arriva alla pausa lunga sul 57-43 per Golden State), riescono a rimettersi in carreggiata nel terzo quarto, piazzando un 29-15 che rimette tutto in discussione a 12′ dalla fine. Protagonisti della riscossa dei Razzi, capaci di rientrare in partita dopo aver subito parziali di 19-3 prima e 15-0 poi dai Dubs, sono soprattutto James Harden e P.J. Tucker: il primo offre un’altra prestazione degna di nota, con 31 punti, 4 rimbalzi, 8 assist, ben 4 recuperi e una stoppata con un ottimo 62.5% al tiro (10/16), mentre il secondo conferma il suo straordinario momento di forma e chiude con una doppia doppia da 13 punti, 10 rimbalzi, un assist, 2 palle recuperate e una stoppata col 56% dal campo (5/9) e il 60% da tre (3/5).

In uscita dalla panchina, invece, danno il proprio apporto alla causa Nenê (6 punti in 4′ con 2/2 al tiro e 2/2 dalla lunetta) e Iman Shumpert (11 punti e 2 rimbalzi con 4/7 dal campo e 3/6 dalla lunga distanza in 16′), mentre Austin Rivers delude ampiamente le aspettative (1/6 al tiro e 0/4 da tre). Eric Gordon parte malissimo rispetto alle precedenti gare della serie, segnando appena una delle prime sette triple tentate, ma nel finale ne infila ben due su tre e si riscatta parzialmente, chiudendo a quota 19 punti con percentuali al tiro molto basse (36% dal campo con 5/14 e 30% da dietro l’arco con 3/10).

A deludere, però, sono anche e soprattutto Chris Paul e Clint Capela, entrambi assenti dal match dal primo all’ultimo minuto di gara-5 e incapaci di mettere in difficoltà i Warriors. CP3 non riesce mai a fare la differenza su entrambi i lati del campo, né a dare l’impressione di poter dare una svolta alla serata: a fine partita il suo tabellino recita la miseria di 11 punti, 6 rimbalzi, altrettanti assist e 2 recuperi con un pessimo 21% dal campo (3/14) e addirittura 0/6 dalla lunga distanza. Non va meglio al centro svizzero, protagonista ancora una volta di un vero e proprio blackout. Appena 6 punti con un inusuale 30% al tiro (3/10). Il fatto che abbia il plus/minus più alto tra i suoi compagni (+8) e che catturi ben 14 rimbalzi, di cui 5 offensivi, non può bastare a salvarlo. Due assenze che pesano tantissimo per i Rockets, il cui gioco – sia in attacco che in difesa – si basa moltissimo sui sopracitati Paul e Capela.

Dettagli, questi, che fanno tutta la differenza del mondo e che permettono ai Warriors di far loro una gara risicata e tirata fino all’ultimo. Houston, dal canto suo, ha il rimpianto di non aver sfruttato a dovere l’assenza del suo pericolo numero uno, Kevin Durant, per la parte finale di gara, alla pari dell’espulsione per sei falli di Draymond Green. Ad ogni modo, i Rockets restano ancora in corsa e possono giocarsi le proprie concrete possibilità di passaggio del turno in gara-6 davanti al pubblico del Toyota Center, per forzare una gara-7 che sarebbe sicuramente spettacolare. L’unica certezza di un duello che non smette di regalare emozioni, polemiche e colpi di scena è proprio questa: lo spettacolo, tra Warriors e Rockets, non manca mai.

Joseph Tsai, co-proprietario dei Brooklyn Nets: “Nel 2017 interessato a i Rockets, NBA un grande affare”

Joseph Tsai, numero 1 di Alibaba.com e futuro probabile socio di maggioranza dei Brooklyn Nets, ha rivelato di essere stato interessato a rilevare gli Houston Rockets in passato, all’epoca del passaggio di proprietà della squadra texana nelle mani di Tillman Fertitta (2017).

In un’intervista concessa a Paul Carcaterra di US Lacrosse Magazine, poi ripresa dal NY Post, Tsai ha spiegato: “All’epoca in cui i Nets furono messi in vendita, anche l’allora proprietario dei Rockets aveva deciso di vendere. Ci pensammo, ma alla fine optammo per i Brooklyn Nets anche perché non avrei mai pianificato di passare troppo tempo a Houston. Voglio dire, niente contro Houston, è solo che amo New York, e possedere una squadra di una delle maggiori leghe professionistiche al mondo a New York è come possedere un appartamento a Park Avenue: il suo valore non potrà mai crollare“.

Joseph Tsai aveva acquisito il 49% del pacchetto di proprietà dei Brooklyn Nets dal magnate russo Mikhail Prokhorov nel 2017. Accordo che prevede un diritto di prelazione per Tsai nell’acquisizione del pacchetto di maggioranza, in caso di transazione entro il 2021.

Nelle scorse settimane, alcuni report avevano svelato l’intenzione di del miliardario taiwanese di rilevare il Barclays Center, l’arena dei Nets in Atlantic Venue, NY, in calo di pubblico nelle ultime stagioni nonostante la crescita della squadra di coach Kenny Atkinson. Tsai è inoltre proprietario dal 2017 delle New York Liberty, squadra WNBA della Grande Mela.

Investire nella pallacanestro, nella NBA, ha molto senso oggi. E’ uno sport globale, tra i più popolari in Asia ed in Cina, grandi mercati e grande opportunità di espandersi (…) La NBA ha un sistema molto efficace di redistribuzione degli introiti tra proprietari e giocatori, una struttura finanziaria davvero moderna e interessante, in cui i ricavi dagli accordi TV sono distribuiti tra le 30 squadre, c’è un sistema di redistribuzione quasi socialista.

Joseph Tsai ha poi rivelato come la sua carriera da owner NBA e WNBA sia iniziata un po’ per caso: “Più di due anni fa i nostri consulenti finanziari ci segnalarono la possibilità di investire nella pallacanestro, fummo poi contattati dalla banca che si occupava della vendita (dei Nets, ndr), così ho pensato: ‘diamo un’occhiata, vediamo di cosa si tratta’