Washington Wizards, capolinea per l’era John Wall-Bradley Beal?

Washington Wizards

Negli Stati Uniti, e per estensione nella NBA, è più una questione di come spendere i propri soldi, piuttosto che averne o non averne. Tre nomi. Anzi sei, a gruppi di tre: Stephen Curry, Kevin Durant, Klay Thompson. E John Wall, Bradley Beal, Otto Porter Jr.

Cinque All-Star, due MVP, ed un giocatore talmente promettente appena due anni fa da meritarsi un contratto faraonico quale terzo violino della coppia di guardie più letale della Eastern Conference.

quote NBA

Ci sarebbe anche una quarta coppia di giocatori, che sulla Baia rispondono al nome di Draymond Green e nella capitale a quello di Ian ma-come-15-milioni Mahinmi, from France.

Tralasciando superficiali differenze, un milionuccio qua un milionuccio la, ciò che rimane è il fatto che gli Washington Wizards stanno al momento dando al quadrumvirato Wall-Beal-Porter-Mahinmi gli stessi soldi che Golden State ha investito – sostanzialmente contemporaneamente – per il quadrumviro Curry-Durant-Thompson-Green.

A onor del vero, va detto che gli Wizards ci provarono a riportare Kevin Durant a casa, anni fa.

Andò male, e Washington dovette “ripiegare” blindando quanto di buono avesse già in casa.

Ovvia “rookie scale extension” da 5 anni e 127 milioni di dollari dunque per Bradley Beal (nel 2016, dopo una stagione da 41-41 e playoffs mancati, ma ripagato da un 2016\17 da 49 vittorie), un obbligatorio nuovo contratto per John Wall l’anno successivo (2017) ed un doveroso pareggio di una “offer sheet” da 106.5 milioni in 4 anni per l’allora restricted free agent Otto Porter Jr. (grazie, Brooklyn Nets).

In mezzo ci sarebbe il contratto elargito al francese di cui sopra nella pazza estate 2016, che lasciamo ad eloquente silenzio. Per almeno altri due anni.

Washington Wizards: John Wall, il veleno è nella coda

23.1 punti, 10.7 assist, 4.2 rimbalzi, 2 recuperi a partita e record di 49-33 per la squadra. I numeri del John Wall edizione 2016\17.

Tanti e tali da garantirsi un’estensione al massimo salariale, quando ancora il prodotto di Kentucky era sotto contratto per altre due stagioni. Come non assicurare vita natural durante un tale gioiello, soprattutto se Durant ti ha appena dato buca?

Washington Wizards

John Wall è sotto contratto per la presente stagione per 19 milioni di dollari

A partire dall’anno prossimo, scatterà l’estensione siglata due anni fa: tra 2019 e 2023, Wall sarà probabilmente il giocatore più pagato della NBA (tra i primi tre, dai).

Il salary cap degli Washington Wizards sarà occupato tra qualche mese per 106 e rotti milioni di dollari per soli quattro giocatori.

Quei quattro giocatori. La buona notizia è che il contratto di Mahinmi scadrà tra due anni. La cattiva è che per altri due anni Mahinmi percepirà 30 milioni di dollari totali.

Un’altra cattiva notizia è che Kelly Oubre sarà free agent a fine stagione. Una buona notizia è che il contratto di Austin Rivers scadrà a fine stagione.

Un’altra buona notizia è che gli Wizards sono riusciti in questi anni a non impegnare le proprie future scelte al primo giro, fondamentali quando non puoi permetterti di spendere più un soldo bucato, perché quelli disponibili li hai spesi così, come si diceva poco sopra.

Washington Wizards al bivio?

Gli Washington Wizards (2-8) languono al momento sul fondo della Eastern Conference, in strenua lotta contro l’unica squadra al momento più disgraziata di loro, i Cleveland Cavs cui va la personale solidarietà, per quel che vale.

Ciò implica che, per rispettare l’ordine e la volontà del proprietario Ted Leonsis (50 vittorie e finale di conference, ciao core), John Wall e soci saranno costretti a rimboccarsi le maniche e puntare al – minimo – 48-25 da qui a metà aprile.

Non impossibile, soprattutto nella Eastern Conference dei Cavs, degli Hawks, di quel che rimane dei Chicago Bulls, e dei New York Knicks che non fanno neanche finta.

L’inizio di stagione è stato però tragico in un modo che nemmeno i numeri (pessimissimi) possono spiegare. Meglio guardare, e inorridire:

La schedule dei capitolini si ammorbidisce nei prossimi 10-20 giorni. Gli Wizards affronteranno ben sei squadre al momento al di sotto del .500. Il momento di risalire è ora, o mai più.

Scott Brooks, coach degli Washington Wizards (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images)

Washington è stata però finora talmente brutta da non crederci.

Cosa fare se entro Natale (o prima) la situazione non dovesse essere cambiata più di tanto?

Risposta numero uno: cacciare coach Brooks. L’allenatore paga per tutti.

Al momento, l’ex coach dei Thunder non rischia, ed ha la fiducia dei leader dello spogliatoio Wall, Beal e Markieff Morris.

E comunque, come si dice in questi casi, e da queste parti, cambiare l’allenatore a poco servirebbe. Sarebbe molto più utile una macchina del tempo, ma E=mc2 e quindi non si può fare.

Bradley Beal o John Wall in partenza?

In questi anni, Bradley Emmanuel Beal from florida si è guadagnato schiere di estimatori in tutta la NBA. Realizzatore purissimo, gran playmaker aggiunto, gran difensore (quando vuole), grande etica lavorativa.

Beal è sotto contratto per altri tre anni e circa 80 milioni di dollari complessivi, ha 27 anni ed è un giocatore che vale ogni centesimo di suddetto contratto. Contender, wannabe contenders e squadre con ambizioni darebbero quasi qualsiasi cosa per metterci le mani sopra.

I tre anni ancora rimanenti permetterebbero a Washington di non accontentarsi di offerte al ribasso in caso di trade. Bradley ha fatto sapere recentemente che non intende assolutamente abbandonare la nave, ne ora, ne poi.

Per gli Washington Wizards non sarebbe ipoteticamente difficile sacrificare Beal ed ottenere scelte pregiate e contratti in scadenza, per fare ordine in un payroll che fa spavento solo a guardarlo.

Se non che, quale senso avrebbe? Come ricostruire con i contratti in essere di Wall (immaginiamo la gioia con la quale John accoglierebbe la trade di Beal) e di un Porter in crisi nera?

Beal non andrà da nessuna parte, a meno che la situazione a Washington dovesse diventare tale da far cambiare idea alla guardia nativa di St.Louis.

Otto Porter Jr. potrebbe non raccogliere molto interesse al momento, nonostante il potenziale a disposizione e l’età (25 anni).

Rimane John.

Washington Wizards, il dilemma John Wall

John Wall è una delle 5 migliori point guard della lega (Curry-Kyrie-Lillard-Kemba). E’ il miglior giocatore per penetrare e scaricare della NBA, per tempi e qualità (occhio a Giannis, per questo tipo di fondamentale). E’ ancora giovane (29 anni) ed atletico, e due anni fa – prima di guastarsi un ginocchio – è stato inserito nel terzo miglior quintetto All-NBA.

Ed è il giocatore che ha preso gli Wizards post Gilbert Arenas e li ha accompagnati dal fondo della classifica – questi:

fino alle semifinali della Eastern Conference (3 volte, 2014, 2015 e 2017).

John Wall ha anche due problemi. Il più grosso, che è di percezione: John Wall guadagna come Steph Curry, ma non è Steph Curry (d’accordo, nessuno è Steph Curry), John Wall ha la stessa età di Damian Lillard, ma al contrario della star di Portland, Wall è rimasto fermo a due anni fa. Anzi, complici i problemi al ginocchio è regredito.

Il secondo problema, che è di efficenza. Il prodotto di Kentucky ha una media carriera del 33% al tiro da tre punti (meglio nell’ultima stagione, in cui ha però saltato ben 41 partite), e non tira volentieri da dietro l’arco, affidandosi ad esecuzioni midrange che – come dire – al momento non vanno più di moda, nella NBA.

Kemba Walker. Raj Mehta-USA TODAY Sports

Un altro suo pariruolo (e pari età) pocanzi menzionato, Kemba Walker, è passato dal 30.5% da tre punti dell’anno da rookie, al 39.9% della stagione 2016\17, e per di più su una mole molto maggiore di conclusioni.

John Wall ha anche una smaccata tendenza a rimanere fermo immobile quando la palla in mano ce l’ha qualcun altro, semplicemente.

Ciò che separa Curry dal resto del mondo è la sua capacità di accelerare e spaziarsi una volta ceduto il pallone, col solo obiettivo di farselo ridare il prima possibile e tirare.

La tendenza invece delle grandi point-guard di oggidì è quella di farsi dare il pallone tra le mani, ed operare da lì.

John Wall è la nemesi di Curry. Una delle visioni tipiche di un match degli Wizards è Wall lontano dal pallone con le braccia calate sui fianchi, in attesa, costeggiando la partita. Durante la stagione scorsa, la star degli Wizards ha trascoso il 75% del tempo “attivo” passato sul campo fermo, o camminando. Peggio di lui solo Dirk Nowitzki e DeMarcus Cousins. Non proprio due guardie.

Nel 2023, John Wall avrà 34 anni e sarà al termine di un contratto – alla luce di quanto detto e col senno di poi, sia ben chiarodemenziale, che lo rende virtualmente incedibile.

Gli Washington Wizards hanno dunque solo due opzioni sul tavolo per scuotere l’attuale situazione di stallo con previsioni di pioggia intensa.

La prima, praticabile, che è quella di vivere o morire con ciò che hanno a disposizione.
La seconda impraticabile, separarsi da Beal, o da Wall.

https://youtu.be/9bozB1lPd8g

Washington, Ted Leonsis ordina: “Wizards, niente più scuse, è ora di giocare!”

Ted Leonsis, proprietario degli Washington Wizards, fissa gli obiettivi stagionali per la sua squadra, in vista della prima palla a due ufficiale della stagione NBA 2018\19.

Come riportato da Chase Hughes di NBC Sports, secondo Mr Leonsis è arrivato il momento per gli Wizards di salire di livello, ed imporsi come forza principale nella Eastern Conference.

Dopo una stagione deludente, terminata con un’eliminazione al primo turno dei playoffs a seguito di una regular season da sole 43 vittorie, la squadra di coach Scott Brooks ha tentato in estate di rafforzarsi.

Dal mercato dei free agent sono arrivati veterani come Jeff Green e, soprattutto, Dwight Howard. Austin Rivers, arrivato via trade dai Los Angeles Clippers, è andato a rinforzare un reparto guardie ritenuto troppo debole, alle spalle di Bradley Beal e John Wall.

Wizards, Ted Leonsis: “Mi aspetto 50 vittorie e le finali di Conference”

Leonsis, magnate newyorchese trapiantato a Washington e proprietario di Wizards, Mystics, dei Capitals campioni NHL 2017 e – dal 2018 – dei Capital City Go-Go (franchigia d’espansione di G-League, affiliata agli Wizards), ritiene terminato per gli “stregoni” il tempo delle scuse.

Dobbiamo alzare le nostre aspettative. Dobbiamo raggiungere i playoffs. Mi piacerebbe vedere la squadra vincere 50 partite, e disputare le finali di Conference

– Ted Leonsis sugli obiettivi degli Wizards –

Leonsis divenne socio di maggioranza degli Washington Wizards nel 2010. Sotto la sua guida, gli Wizards hanno raggiunto la post-season nelle ultime 5 stagioni, senza mai però oltrepassare le semifinali di Conference ad est.

Scott Brooks
Scott Brooks, head coach degli Wizards dal 2016

Gli Washington Wizards 2018\19 potranno contare, oltre che sulle ritrovate condizioni fisiche del leader John Wall, su di un nuovo, avveniristico e costosissimo centro sportivo, la scintillante St. Elizabeths Entertainment & Sports Arena, che ha aperto ufficialmente i battenti lo scorso 22 settembre.

Il centro è provvisto di strutture all’avanguardia nel campo della medicina sportiva, una sala per la realtà virtuale e persino una camera a deprivazione sensoriale (si, proprio come quella di Homer Simpson!).

La “facility” sarà a disposizione di Wizards, Mystics e Go-Go. L’obiettivo di Mr Leonsis è quello di applicare alla pallacanestro capitolina il modello vincente già testato nell’hockey su ghiaccio.

Gli Washington Capitals beneficiano da anni di un moderno centro sportivo situato a Ballston, VA, e di un rodato sistema di affiliazione con squadre di diverse leghe minori:

Abbiamo dimostrato che non esiste alcuna maledizione sportiva, qui a Washington. Con pazienza, lavoro duro, dedizione totale e voglia di migliorarsi, si possono ottenere tanti risultati, e vincere (…) un investimento di tali proporzioni (la nuova facility, ndr) si rivela spesso un vantaggio enorme, da ad una squadra la possibilità di crescere assieme alla struttura

Washington Wizards, la situazione salariale

Gli investimenti di Ted Leonsis non si limitano alle sole strutture sportive. Gli Washington Wizards hanno attualmente il quarto “payroll” più alto della lega.

Bradley Beal, John Wall e Otto Porter, uno dei migliori backcourt della NBA

Il monte salari di Washington per la stagione 2018\19 supererà i 135 milioni di dollari. Dall’estate 2019 scatterà invece l’estensione da 170 milioni di dollari in 4 anni sul contratto di John Wall.

Per la stagione 2019\20, il salary cap degli Wizards sarà occupato quasi interamente dai soli contratti di Wall, Beal, Otto Porter e del lungo francese Ian Mahinmi.

In una tale situazione, sarà molto difficile per Washington trattenere alcuni tra i ben sette free agent prossimi venturi. In estate, Kelly Oubre Jr, Austin Rivers, Markieff Morris e Tomas Satoransky diventeranno unrestricted free agent.

Per Ted Leonsis è giunta l’ora che tali investimenti si traducano in risultati tangibili sul campo:

“Abbiamo uno dei monti salari più alti della NBA, i giocatori avranno da quest’anno un fantastico nuovo centro d’allenamento. La squadra è sana come mai nelle ultime stagioni. Dunque, cari Wizards, avete il vostro centro sportivo, un monte stipendi tra i più ricchi, avete persone qualificate che si occupano al meglio della vostra salute, della vostra alimentazione e quant’altro. Perciò, niente scuse. Giochiamo a Basket

– Ted Leonsis sprona gli Washington Wizards –

 

Basket mercato folle? Ecco le 20 peggiori firme contrattuali in NBA

Basket mercato

Basket mercato veramente senza senso in NBA in alcune firme? Si, in alcuni casi può succedere che si prendano abbagli veramente incredibili. Durante il mercato NBA, quando un giocatore firma con una franchigia, il suo stipendio è quasi sempre garantito per tutta la durata dell’accordo. Nel caso quest’ultimo non rispetti le aspettative, alcuni contratti gonfiati finiscono per bloccare le mosse delle franchigie negli anni successivi

Basket mercato: i contratti boomerang in NBA

Allo stato attuale, sono stati rilevati i 20 peggiori contratti nel panorama NBA, per quanto riguarda i restanti termini dell’accordo. Nella realizzazione di tale lista, sono stati presi in considerazione l’età del giocatore, le sue abilità, gli infortuni e, infine, la lunghezza e l’importo totale dell’affare.

20. PAUL GASOL, SPURS

Pau Gasol, ex ala di Grizzlies, Lakers e Bulls
ETA’ANNOSTIPENDIO
382018-2019$16 M
392019-2020$16 M*

*Parzialmente garantito per $6,7 milioni

A meno che Gasol non faccia una stagione stellare, inusuale per un 38 enne, gli Spurs probabilmente cercheranno di abbattere il costo di questo contratto prima della sua scadenza naturale. In questo modo, tale accordo potrebbe risultare, per un totale di $22 milioni, più appetibile.

19. GORGUI DIENG, TIMBERWOLVES

Gorgui Dieng, lungo dei Wolves
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$15,2 M
292019-2020$16,2 M
302020-2021$17,2 M

 

Prima della stipulazione di tale contratto, Dieng si è dimostrato un giocatore con buone qualità, garantendo una solida presenza sotto le plance. Tuttavia, il front office del Minnesota Timberwolves, decidendo di puntare sul 32 enne Taj Gibson, ha relegato Dieng al ruolo di semplice rincalzo strapagato.

18. JOHN WALL, WIZARDS

John Wall infortunio
John Wall, playmaker titolare degli Wizards dal 2010
ETA’ANNOSTIPENDIO
282018-2019$19,2 M
292019-2020$37,8 M
302020-2021$40,8 M
312021-2022$43,8
322022-2023$46,9 M*

 

*Opzione giocatore

Tra i giocatori in questa lista, Wall sicuramente è la punta di diamante, sopratutto per quanto riguarda il fattore abilità. Ma vi sono diverse motivazioni che preoccupano i tifosi dei Wizards:

  • Ha perso metà della stagione scorsa a causa di un infortunio
  • Gran parte del suo stile di gioco si basa sulla velocità, qualità che tende a deteriorarsi con l’invecchiamento
  • La sua media al tiro da tre punti è del 34%, anacronistica rispetto all’andamento attuale della lega che privilegia la presenza di specialisti dalla lunga distanza
  • Il costo del suo contratto è destinato a salire prepotentemente al termine della prossima stagione

Ovviamente, Washington si è sentita costretta di firmare il suo uomo simbolo: perderlo avrebbe significato tornare a sperare nella lotteria del draft. D’altro canto, uno stipendio annuale superiore a $40 milioni potrebbe essere convertito nell’ingaggio di più giocatori in grado di risollevare da soli le sorti della squadra. E quest’ ultimo aspetto, John Wall non lo ha mai dimostrato apertamente nei suoi anni a Washington.

17. HASSAN WHITESIDE, HEAT

Hassan Whiteside,centro Miami Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$25,4 M
302019-2020$27,1 M*

 

*Opzione giocatore

L’opzione giocatore presente sul suo contratto può diventare un bel problema per la dirigenza Heat, specie in caso di stagione negativa del lungo. Tuttavia, anche per migliorare la sua situazione, vi è la possibilità che Whiteside possa rinunciare a tale opzione, in modo da ottenere un contratto a cifre più vantaggiose. Entrambe le ipotesi prospettate non sembrano essere positive per la franchigia della Florida.

16. TYLER JOHNSON, HEAT

La guardia dei Miami Heat Tyler Johnson
ETA’ANNOSTIPENDIO
252018-2019$19,2 M
262019-2020$19,2 M

 

Dopo essere stato pagato soltanto $5,7 milioni di dollari per la prima metà del suo contratto, Tyler Johnson è riuscito ad ottenere uno stipendio quadruplicato, grazie “all’aiuto” dei Brooklyn Nets. Questi, infatti, effettueranno un offerta di contratto alla guardia, ma tale tentativo è stato pareggiato dai Miami Heat.

15.SERGE IBAKA, RAPTORS

Horford in difesa su Ibaka
Horford in difesa su Serge Ibaka
ETA’ANNOSTIPENDIO
292018-2019$21,7 M
302019-2020$23,3 M

 

I Raptors, al momento della finalizzazione di tale accordo, sono riusciti a limitare i danni, pagando eccessivamente il contratto su base annua ma ottenendone la diluizione in tre anni. Ciò nonostante, tale firma rimane negativa, in quanto Serge Ibaka è regredito negli ultimi anni sia come difensore che come realizzatore.

14. ANDREW WIGGINS, TIMBERWOLVES

Wiggins
Andrew Wiggins, guardia dei Lupi
ETA’ANNOSTIPENDIO
232018-2019$25,3 M
242019-2020$27,3 M
252020-2021$29,3 M
262021-2022$31,3 M
272022-2023$33,3 M

 

Wiggins, nei suoi primi anni di carriera, ha mantenuto buone medie, ma non sembra aver ancora compiuto il salto di qualità definitivo. Legare la metà del prossimo decennio ad un giocatore che non sembra avere più tanto potenziale potrebbe rivelarsi costoso per la franchigia del Minnesota.

13. JAMES JOHNSON, HEAT

James Johnson.
James Johnson. ala piccola degli Heat
ETA’ANNOSTIPENDIO
312018-2019$14,7 M
322019-2020$15,3 M
332020-2021$16 M*

*Opzione giocatore

Nell’ottica di voler premiare i migliori veterani della stagione 2016-2017, gli Heat hanno rifirmato Johnson a cifre piuttosto alte, aumentando però le incertezze per l’immediato futuro della franchigia.

12. BISMACK BIYOMBO, MAGIC

Biyombo ai tempi dei Raptors
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$17 M
272019-2020$17 M*

*Opzione giocatore

Il contratto estremamente esoso, da $68 milioni, firmato dai Magic per Biyombo, è già entrato nella fase del suo deprezzamento. A meno che il centro congolese non estenda il suo raggio di tiro, puntando così ad una squadra dal livello migliore, è molto probabile che il lungo ex Raptors si avvalerà della sua opzione contrattuale, imponendo ulteriori limiti di azione alla franchigia della Florida.

11. TRISTAN THOMPSON, CAVALIERS

Tristan Thompson, centro dei Cleveland Cavaliers
ETA’ANNOSTIPENDIO
272018-2019$17,5 M
282019-2020$18,5 M

 

Tristan Thompson, recentemente oggetto di accuse riguardanti una presunta rissa con Draymond Green, ha giocato un ruolo chiave nella conquista del primo titolo della franchigia dell’Ohio. I suoi ultimi due anni di contratto, però, sono molto pesanti da gestire per una squadra in vena di ricostruzione post-James.

10. Basket mercato entriamo nella top ten: BRANDON KNIGHT, SUNS

Brandon Knight, playmaker dei Suns
ETA’ANNOSTIPENDIO
262018-2019$14,6 M
272019-2020$15,6 M

 

Knight, dopo quasi un’intera stagione saltata per un infortunio alla schiena, a 26 anni ha ancora molto da dimostrare. In particolare, minuti da sesto uomo potrebbero essere molto importanti per la franchigia dell’Arizona. A pesare sulla sua valutazione complessiva, è il contemporaneo rinnovo del sesto uomo dell’anno Lou Williams, da parte dei Clippers, a cifre più vantaggiose rispetto a quelle garantite all’ex Pistons.

9. Basket mercato: TIMOFEY MOZGOV, MAGIC

Timofey Mozgov a colloquio con LeBron James con la maglia dei Cleveland Cavaliers

 

ETA’ANNOSTIPENDIO
322018-2019$16 M
332019-2020$16,7 M

 

I diversi scambi che lo hanno coinvolto in questi due anni sono la prova che nessun contratto possa essere irrinunciabile.

8. Basket mercato: BLAKE GRIFFIN, PISTONS

ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 32,1 milioni
302019-20$ 34,5 milioni
312020-21$ 36,8 milioni
322021-22$ 39M *

*Opzione giocatore

Per l’ex Clippers valgono le stesse considerazioni effettuate per John Wall. Blake Griffin ha superato la sua migliore fase dal punto di vista atletico, e negli ultimi 4 anni ha saltato 107 partite di regular season.

La scelta dei dirigenti Pistons è dettata dal fatto di arricchire la squadra di stelle per ambire ai massimi livelli. Gli ultimi anni trascorsi da Griffin, però, potrebbero essere l’anticamera di un rapido declino fisico ed atletico, che potrebbe coinvolgere l’intera franchigia.

7. Basket mercato: EVAN TURNER, TRAIL BLAZERS

Evan Turner (sulla destra) ed Avery Bradley (sulla sinistra) con la Jersey dei Celtics
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 17,9 milioni
302019-20$ 18,6 milioni

 

Le possibilità di Portland di poter competere per il titolo stando nella stessa conference degli Warriors sono sempre state piuttosto basse. La firma di un contratto da $70 milioni totali per Evan Turner, però, ha ulteriormente ridotto le già esigue speranze di vittoria della franchigia dell’Oregon.

6. Basket mercato: RYAN ANDERSON, ROCKETS

Ryan Anderson Pelicans
Ryan Anderson in maglia Pelicans
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 20,4 milioni
312019-20$ 21.3M

 

Ryan Anderson, seppur presente in buona misura nella grande stagione dei Rockets appena trascorsa, non ha mai dato un contributo rilevante dal punto di vista difensivo. Il suo ruolo può essere ampiamente coperto da ali in grado, allo stesso tempo, sia di garantire una buona efficienza al tiro dal perimetro, sia di dare un buon apporto difensivo. Un’esempio di quest’ultimo tipo di giocatore è Anthony Tolliver, firmato da Minnesota a cifre molto più basse di Anderson.

5. Basket mercato, il contratto di IAN MAHINMI, WIZARDS

Ian Mahinmi, ex Dallas e Pacers
ETÀANNOSTIPENDIO
312018-19$ 15,9 milioni
322019-20$ 15.5M

 

Ian Mahinmi, nei suoi due anni ai Wizards, ha totalizzato medie da 5 punti e 4,3 rimbalzi per partita, in 15,7 minuti di utilizzo. Dal momento che Washington è attualmente si trova aldisopra della soglia della luxury tax di $12,6 milioni, il contratto del francese peserà maggiormente.

4. Basket mercato, ci dispiace ma si. DANILO GALLINARI, CLIPPERS

Danilo Gallinari, ala ex Milano, Knicks e Nuggets
ETÀANNOSTIPENDIO
302018-19$ 21.6 M
312019-20$ 22,6 M

 

Danilo Gallinari, nel corso della sua carriera, ha perso 322 partite in stagione regolare, e non ne disputa 70 dalla stagione 2012-2013. I Clippers dovranno convivere nei prossimi due anni con l’idea che il giocatore azzurro potrà restare ai box per qualche gara, e non avrà continuità

3. Basket mercato: sul terzo gradino del podio CHANDLER PARSONS, GRIZZLIES

Chandler Parsons, alla scorsa stagione ai Grizzlies
ETÀANNOSTIPENDIO
292018-19$ 24,1 milioni
302019-20$ 25,1 milioni

 

Nonostante la presenza costante di infortuni fosse una preoccupazione continua vissuta dalle franchigie dei Rockets e dei Mavericks, i Grizzlies erano disposti a sostenere l’acquisto di Parsons, affiancandolo a giocatori del calibro di Marc Gasol e Mike Conley. Tuttavia, l’ala piccola ha giocato solamente 70 partite con la franchigia di Memphis, e i segnali sembrano lasciar presagire che il giocatore non sia in grado di sostenere un’intera stagione.

2. Basket mercato: altro nome eccellente LUOL DENG, LAKERS

Luol Deng ai tempi dei Bulls
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18 M
342019-20$ 18,8 M

 

Luol Deng, con i suoi 13 minuti totali nella stagione 2017-2018, è più probabile che appaia in una puntata di “Chi l’ha visto”, piuttosto che nel campo dei Lakers. Dopo aver guidato la lega per minuti giocati nelle stagioni 2011-2012 e 2012-2013 con i Bulls, la parabola dell’ex Heat è oramai in fase discendente

1. Basket mercato: il peggiore contratto è di JOAKIM NOAH, KNICKS

Joakim Noah
Joakim Noah, centro dei New York Knicks
ETÀANNOSTIPENDIO
332018-19$ 18,5 M
342019-20$ 19,3 M

 

Prima di firmare un contratto di 4 anni da $72 milioni con i New York Knicks nel 2016, Noah aveva perso una media di 16,6 partite nel suo periodo di permanenza ai Bulls. Nel suo ultimo anno con i Bulls, poi, all’età di 30 anni, il lungo francese ha totalizzato 29 presenze, con una media 21,9 minuti in campo. Pur avendo queste informazioni, i Knicks hanno voluto offrire a Noah un contratto estremamente oneroso, ed ora sono costretti a dover onorare tale accordo, nonostante lo scarso rendimento del giocatore ex Chicago.

Ready to go: Washington Wizards

Wizards

Avere una delle stelle della Lega ma non la squadra in grado di supportarla nella corsa verso l’anello. Quante volte abbiamo sentito questa storia? È il bello dello sport americano, impostato sulla convinzione (corretta) che una diffusione del talento porta competitività diffusa (e qui ci siamo), e che una competitività diffusa aumenta l’interesse verso il campionato. Il benessere dell’altro è un benessere mio. Come sempre, a queste latitudini abbiamo da imparare.

 

CAMBIAMENTI DI GIOCO

Ah, chiaramente la stella di cui sopra è John Wall, e la squadra i Washington Wizards (Capitan Ovvio, se no non avreste aperto l’articolo appositamente dedicato: gli altri li ritrovate grazie alla nostra magica app https://play.google.com/store/apps/details… ). Ce lo ricordiamo a inizio carriera: rapido, sgusciante, con il turbo nelle gambe, ma insicuro nel piazzato. Negli anni ha messo su anche quello, ha avuto la squadra in mano sin da subito, liberato presto e (presumiamo) volentieri dalla presenza ingombrante di un Arenas caduto in disgrazia. Non ne ha abusato, nonostante fosse preventivabile trattandosi in fondo di una prima scelta assoluta, con tutto quello che comporta questo titolo in termini di reputazione e machismo.

A beneficiare della generosità che Wall quest’anno saranno i soliti noti, nel senso che non rispetto all’anno passato è cambiato virgola o poco più. Il fromboliere designato sarà ancora Beal, Porter sarà portatore (sì, il gioco di parole è voluto) della consueta imprevedibilità e Gortat assicurerà quella combinazione di gioco spalle a canestro e mani educate che ne fanno un elemento valido malgrado l’età non sia più verdissima. Si miscelerà bene con l’unica plausibile novità in quintetto, quel Markieff Morris che può sciorinare alternativamente difesa, rimbalzi, apertura per il tiro dall’arco e finalmente quel buonumore perso a Phoenix nel 2015 per le relative ambizioni e la cessione del fratello.

Dalla panchina Satoransky darà ordine, Burke cambi di velocità, Thornton rottura (oseremmo azzardare anche un “in più sensi”…), Oubre taglia fisica, Smith tiro dalla media e Mahinmi,.. beh, Mahinmi due noci ben assestate che tornano sempre utili. Sarà interessante vedere Scott Brooks se riuscirà a ripetere nella capitale quanto fatto ad Oklahoma City, ovvero portare una banda del buco di ragazzotti più o meno cresciuti a un livello di maturazione tale da raggiungere le Finals. Qui è addirittura avvantaggiato: rispetto al 2009, l’alba del thunderismo, il gruppo è già formato e più esperto. Così come lui.

 

PREVISIONI WASHINGTON WIZARDS

Questo sarebbe il momento in cui abbassiamo i toni dopo averli alzati: “Abbiamo parlato di Finals, ma nel breve periodo…”. Ecco, no. Chiaro che qualificarsi per la post season dopo averla mancata l’anno passato sarebbe un passo in avanti, ma nella capitale sono affamati. Il nucleo dell’anno scorso è eccellente, i rinforzi hanno fatto quello che dovrebbero fare i rinforzi, cioè rinforzare, e ancorché con una concorrenza orientale agguerrita (Bucks, Knicks, Hornets, Pistons) non crediamo possibile che il grido di battaglia sia “Comunque vada sarà un successo”.

C’è ambizione, a Washington, e chissà se per questo i Maghi non facciano volatilizzare sotto un telo qualche concorrente. Tutto è possibile.

Pacers, quel frontcourt che non ti aspetti

Doveva essere il tallone d’achille degli Indiana Pacers ’15-’16 date le partenze di Roy Hibbert e di David West, invece il nuovo frontcourt ha stupito tutti con una consistenza inaspettata diventando il reparto che da più soddisfazioni ad allenatori e tifosi.
La scelta dei due nuovi lunghi da affiancare a Ian Mahinmi e Lavoy Allen la dice lunga sulla competenza di Larry BirdMyles Turner, scelto al draft con la 11^ chiamata e Jordan Hill, firmato in estate, vanno a completare a meraviglia un reparto lunghi formato da quattro giocatori con caratteristiche profondamente diverse.
Andiamoli ad analizzare meglio:

Ian-Mahinmi-free-throw-issuesIAN MAHINMI (24.8 minuti | 8.6 punti, 7.1 rimbalzi, 1.4 assists, 1.0 stoppate, 59.2% dal campo) dopo la partenza di Hibbert si è guadagnato di diritto un posto tra i titolari. Forza, protezione del ferro, rimbalzi e pick&roll sono i suoi punti forti. Possiamo tranquillamente dire che è quello che più si avvicina alle caratteristiche di un lungo “classico”. Con Turner al suo fianco sembra aver trovato l’equilibro che gli sta permettendo di giocare la migliore delle sue 8 stagioni in NBA.

635899696631478596-Myles-Turner-blockMYLES TURNER (21.9 minuti | 10.7 punti, 5.1 rimbalzi, 0.5 assists 1.5 stoppate, 52.9% dal campo) colpo da maestro di Larry Bird, scelto con la 11^chiamata all’ultimo Draft. Le medie stagionali non gli rendono giustizia essendo stato fuori alcune settimane con un pollice rotto, è in costante crescita e ha dimostrato di potersela giocare con i suoi due “compagni di Draft” Karl-Anthony Towns e Kristaps Porzingis. Giocatore dotato di una mano fantastica: il suo mid-range jumper e il suo fadeaway hanno già battezzato parecchie squadre, e oltre a questo è uno stoppatore micidiale. Ha gravi lacune in difesa sul perimetro, ma con un allenatore come Vogel è in buonissime mani. E’ la ‘metà mela’ perfetta di Ian Mahinmi: insieme formano uno dei frontcourt più sottovalutati e più in crescita dell’intera NBA.

JORDAN HILL (21.5 minuti | 9.1 punti, 6.6 rimbalzi, 1.3 assists, 0.5 stoppate, 50.6% dal campo) arrivato in estate dopo essere scartato dai Los Angeles Lakers, che per una casualità hanno poi firmato il nostro ex Roy Hibbert. Ancora una volta mossa azzeccata di Bird: J.Hill in uscita dalla panchina porta punti con il suo ottimo jumper, tanti rimbalzi ed energia. Va a completare perfettamente le mancanze del suo compagno di reparto, ovvero il prossimo che stiamo per analizzare.

LAVOY ALLEN (21.1 minuti | 5.6 punti, 5.6 rimbalzi, 1 assists, 0.6 stoppate, 51.4 % dal campo) in seria difficoltà nelle partite in cui Vogel lo ha schierato titolare (a causa dell’infortunio di Turner) ha invece ritrovato ritmo uscendo dalla panchina. E’ uno dei migliori difensori della squadra ed è dotato di un IQ fortemente sottovalutato: molto raramente lo si vede in una posizione sbagliata, e la sua presenza a rimbalzi offensivi ne è la conferma. Non è un buon attaccante ma è consapevole dei suoi limiti e riesce a selezionare bene i tiri. Quando c’è da fare il lavoro sporco Allen risponde presente.

A inizio stagione tutti i tifosi chiedevano a gran voce una trade per portare un lungo dominante in Indiana, ma questi 4 ragazzi hanno dimostrato ‘on the hardwood’ che l’alchimia tra compagni è ben più importante di un nome blasonato.
Il frontcourt degli Indiana Pacers è 10° in NBA per efficienza offensiva, 5° per efficienza difensiva, 6° per punti segnati, e soprattutto è l’unico insieme al frontcourt dei San Antonio Spurs in cui tutti i giocatori di quel reparto hanno una percentuale di tiri realizzati superiore al 50%.

Pacers: Vogel nominato Coach of the Month

frank-vogel

Il capo-allenatore degli Indiana Pacers, Frank Vogel, ha ricevuto il riconoscimento di Coach of the Month di febbraio, dopo aver guidato i suoi ragazzi al miglior record del mese della Eastern Conference: 7 vittorie e 2 sconfitte (.778).

George Hill
George Hill

La franchigia di Indianapolis ha sconfitto per due volte i Cleveland Cavaliers di LeBron James e una volta i Golden State Warriors di Steph Curry. I Pacers, ancora orfani di Paul George, hanno tirato con il 47% dal campo (miglior prestazione di squadra di tutta la NBA nel mese di febbraio) ed hanno tenuto gli avversari sotto ai 100 punti in 6 delle 9 gare giocate. Il rientro a pieno ritmo di George Hill e Ian Mahinmi hanno permesso a coach Vogel di stabilire al meglio le rotazioni in campo, che ha potuto ottenere così il massimo da Rodney Stuckey facendolo uscire dalla panchina.

Rodney Stuckey con Paul George
Rodney Stuckey con Paul George

“Il riconoscimento di Coach of the Month è sempre un premio di squadra” ha detto Vogel. “E ‘indice del successo di squadra. E’ un bel il riconoscimento per i nostri giocatori che non hanno smesso di lottare anche attraverso molte difficoltà. Abbiamo ancora un sacco di lavoro da fare, ma non vedo l’ora di vedere quello che questo gruppo può realizzare.”

Scott Brooks, head-coach dei Oklahoma City Thunder, è stato nominato, nella giornata di oggi come Voegel, Coach of the Month per la Western Conference. Vogel ha battuto Brad Stevens dei Celtics e David Blatt dei Cavaliers per la corsa al riconoscimento nella Eastern Conference.

Houston @Indiana 81-114: Dopo due sconfitte di fila i Pacers travolgono i Rockets

Prova di forza per Indiana che, davanti ai 18000 della “Bankers Life Fieldhouse”, travolge Houston con ben 33 punti di scarto, con una gara a senso unico: i Rockets non riescono mai ad entrare in partita.

Pacers Hibbert George
Eloquente la gara del barba Harden (12 pts, 3 rbz, 2 ass con un enigmatico 3/14 al tiro) e leggermente meglio ha fatto Dwight Howard (19 pts, 12 rbz), best scorer per Houston.

Ottimo il contributo, per i Pacers, di Luis Scola, CJ Watson e Ian Mahinmi : ben 31 punti complessivi per loro.
MVP della partita il solito George per Indiana (24 pts, 9 rbz, 4 ass) coadiuvato dal solito Lance Stephenson (16 pts, 6 rbz, 6 ass).
“A questa squadra non piace affatto perdere. Ne abbiamo perse 2 di fila e prima della gara ci siamo detti : giochiamo da pazzi. E cosi è stato per tutta la partita”: queste le parole di coach Vogel di Indiana a fine gara. 
Non sono stati della partita Jeremy Lin (ancora problemi alla schiena) e Asik (contusione coscia destra) per i Rockets, Hill per i Pacers. 

UP Next Indiana : Domenica vs Boston
UP Next Houston : Sabato@ Detroit

M.M.