Marcus Smart prossimo al rientro: “Sono guarito”

Smart e Morris-Boston-Marcus Smart-infortunio Marcus Smart

Dopo la sconfitta casalinga subita in gara 3 contro i Milwaukee Bucks,l’ambiente all’interno dello spogliatoio dei Boston Celtics era tutto fuorché ottimista. Tuttavia, nella giornata di sabato é giunta una notizia che potrebbe rivelarsi fondamentale per la squadra di Brad Stevens. Marcus Smart, guardia tiratricesarà regolarmente in campo in occasione di una delicatissima gara 4.

La sua ultima presenza di sul parquet risale alla partita contro gli Orlando Magic in data 7 aprile. Era in corso il terzo quarto, quando il numero 36 dei Celtics ha dovuto abbandonare il campo a causa di un grave infortunio all’anca. 

Dopo aver preso parte al primo allenamento completo con la squadra, Smart ha affermato di sentirsi in forma, pronto per affrontare gara 4, come riportato da Tim Bontemps per ESPN:

Sono contento di essere finalmente guarito. Ho cercato di essere paziente e di non forzare nulla per un rientro anticipato, al fine di guarire completamente. Ormai ci siamo, manca veramente poco e potrò tornare finalmente in campo” 

Il giocatore di Boston ha concluso l’intervista riportando i progressi fatti al termine degli ultimi allenamenti, che hanno testato la sua effettiva guarigione:

Gli ultimi allenamenti sono stati fondamentali per testare a pieno la mia condizione fisica. Ho provato diverse situazioni di gioco con contatto, come uscire dai blocchi o giocare in post basso. Come ho già detto, tutto è tornato alla normalità”.

Kyrie Irving e Brad Stevens su Marcus Smart: “La sua presenza è fondamentale, contenti di riaverlo a disposizione”

Coach Brad Stevens non ha nascosto il suo ottimismo in vista del possibile rientro in campo di Smart:

“Il suo ritorno in campo dipenderà quasi esclusivamente dagli ultimi allenamenti in vista di gara 4. Sarà compito mio e dello staff medico decidere se giocherá o meno. Per il momento sembra che tutto stia procedendo per il verso giusto”.

Anche Kyrie Irving si è detto entusiasta del ritorno in campo del compagnoIrving ha infatti sottolineato l’importanza del ruolo di leader carismatico ricoperto dal numero 36 dei Celtics.

“Sono felice per il suo ritorno in campo. E’ una pedina fondamentale per la nostra squadra. Con lui in campo tutto diventa più facile. Sia Per me che per il resto del team. Se esiste una possibilità di rivederlo in campo già nella prossima partita, è sicuramente una grande notizia”.

La presenza in campo di Smart, in occasione di gara 4, potrebbe rivelarsi decisiva per portare la serie contro Milwaukee in parità. Nel frattempo lo stato del giocatore in vista della partita di questa notte è stato riconosciuto ufficialmente come “questionable“, ovvero in dubbio. Un passo in avanti rispetto alle ultime settimane, quando risultava indisponibile.

 

Gara 6, Nuggets sconfitti nonostante un Nikola Jokic da record

Nuggets-Spurs streaming

Nikola Jokic da record in gara 6.

La sesta partita della serie tra Denver Nuggets e San Antonio Spurs, passerà alla storia come la partita di Nikola JokicThe Joker, nonostante la sconfitta inflitta dagli Spurs per 120-103, ha messo a referto qualcosa come 43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist.

Una prestazione memorabile che entra di diritto nella storia della NBA. Jokic è infatti il quarto giocatore di sempre a registrare cifre del genere in una partita di playoffs.

É doveroso sottolineare che i 3 giocatori capaci di compiere un impresa simile, prima dello stesso Jokic, corrispondono all’identikit di Oscar Robertson, Charles Barkley e Magic Johnson.

I 43 punti di Jokic hanno inoltre riscritto le recenti statistiche dei Nuggets durante la post-season. 43 punti che superano di una lunghezza i 42 messi a referto sia da Carmelo Anthony che da Alex English.

Con gara 7 alle porte, The Joker avrà sicuramente un ulteriore jolly in grado ribaltare nuovamente la serie.

Pistons, Dwane Casey: “Blake Griffin ha giocato su una gamba sola, ammirevole”

Dwane Casey su Griffin

Nonostante l’eliminazione al primo turno dei playoffs ad opera dei Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo, i Detroit Pistons di coach Dwane Casey hanno più di una ragione per sentirsi ottimisti. Una di queste corrisponde ad un identikit ben preciso: quello di Blake Griffin.

La stella dei Pistons, costretta a saltare gara 1 e 2 a causa di un infortunio al ginocchio, ha insistito per scendere in campo a fianco dei compagni in occasione di gara 3 e gara 4. 

Il sacrificio di Griffin si è rivelato inutile in termini di risultato finale. Tuttavia ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei compagni di squadra e sopratutto di coach Casey.

Le parole di Casey e l’ovazione della Little Caesars Arena

Nel post-partita, intervistato da Ben Golliver del Washington Post, Dwane Casey ha voluto omaggiare il suo giocatore con parole di profondo rispetto e sincera ammirazione. 

Blake ha giocato gara 3 e 4 con una gamba sola. Ha lottato contro il suo stesso fisico per essere al fianco della squadra. Dopo la partita ha voluto fare un discorso, un discorso di stima e profondo rispetto nei confronti dei suoi compagni, sottolineando quanto fosse fiero di giocare per loro”

Griffin ha concluso gara 4 mettendo a referto 22 punti, 5 rimbalzi e 6 assist. Al termine della partita, vinta dai Bucks per 127-104, Griffin ha ricevuto la standing ovation dall’intero pubblico della Little Caesars Arena.

Il futuro dei Pistons è nelle mani di Blake Griffin

Le ultime due partite di una serie dominata in lungo e in largo dai Bucks hanno messo in ulteriore evidenza il talento sconfinato della stella dei Pistons. Griffin ha dimostrato una volta per tutte di essere molto più di un semplice giocatore. Un giocatore spesso e volentieri sottovalutato,  pronto a diventare il primo tassello di un progetto ancora più ambizioso del precedente. Un progetto a lungo termine che ha come obbiettivo finale quello di trasformare i Pistons in una contender per il titolo NBA.

La prossima stagione sarà quindi una tappa fondamentale in chiave futura. Tappa che impone la costruzione di un team migliore e  più competitivo rispetto al precedente.

CJ McCollum “Lillard e Westbrook simili a due Pit Bull, vivono per la competizione”

CJ McCollum, guardia tiratrice dei Portland Trail Blazers, in una recente intervista ha paragonato Damian Lillard e Russell Westbrook a due “Pit Bull” che amano darsi battaglia dal primo fino all’ultimo quarto della partita. Specialmente nei momenti “clutch” della stagione.

Lillard e Westbrook sono due giocatori estremamente competitivi. Incarnano alla perfezione l’immagine collettiva di giocatori franchigia con lo status di All Star. Entrambi vivono per momenti come questi. Momenti che ti danno l’occasione non solo di metterti in luce come singola realtà sul campo, ma di far brillare di luce propria tutto il tuo team”

Sia il duo Lillard-McCollum che Russell Westbrook sono i protagonisti indiscussi, nel bene e nel male, delle prime due partite di una serie iniziata nel migliore dei modi per Portland e nel peggior modo possibile  per OKC. Il parziale recita infatti un pesante 2-0 per la franchigia della Rip City.

Sia Lillard che McCollum sembrano aver compiuto quel definitivo salto di qualità nei momenti chiave della stagione che tutti aspettavano da ormai troppo tempo. Le statistiche finora non mentono: 29.5 punti per Lillard, 28.5 punti per McCollum. Numeri da capogiro che fanno ben sperare in vista delle prossime 2 partite in campo nemico.

Situazione completamente opposta in casa Thunder. Nonostante la ormai consueta tripla doppia nella prima partita della sere, Russell Westbrook fatica sia a prendere le misure per arginare l’uragano Lillard, sia ad essere efficiente in termini di percentuale realizzativa dal campo. L’MVP della stagione 2016\2017 ha chiuso le prime due partite registrando 19.0 punti di media, tirando con il 35.1 % dal campo.

La prossima partita in programma venerdì notte alla Chesapeake Energy Arena sarà di vitale importanza sia per i Thunder che per i Blazers.

OKC è obbligata a vincere per evitare di giocarsi il tutto per tutto in gara 4. In caso di vittoria, Portland ha invece l’occasione di blindare definitivamente la serie.

Space Jam: il grande classico avrà un sequel con protagonista LeBron James?

Sequel di Space Jam-space jam 2

Space Jam, uno dei più grandi classici film sul basket, avrà un seguito? Dopo la versione “originale”, uscita nel 1996 con protagonista Michael Jordan, si attende solo l’inizio dei lavori per la produzione del sequel, vale a dire Space Jam 2. Il film, anche in questo caso, dovrebbe vedere sempre una attuale all-star NBA affiancarsi ai famosissimi looney tunes della Warner Brothers.

Michael Jordan
Michael Jordan Space Jam

Space Jam è stato un film incredibile che tutti noi da bambini abbiamo visto almeno una volta e che amiamo riguardare nuovamente anche in età adulta. I Looney Tunes con sua maestà Michael Jordan e tantissimi giocatori di livello assoluto della NBA in un cartone veramente spettacolare. Il sequel per questo motivo è stato rimandato, ancora non c’è una data ufficiale. L’unicità di questo film al momento non è messa in discussione da un eventuale seconda parte con protagonista probabilmente LeBron James.

La trama? Tutti noi la conosciamo: Jordan dà una mano ai Looney Tunes per recuperare il talento sottratto ai giocatori e i suoi compagni di NBA e per salvare proprio i Looney Tunes dalla schiavitù.

Andiamo dunque a vedere due aspetti incredibili di questo film pvvero la colonna sonora che è rimasta una parte integrante della nostra cultura cestistica ed ovviamente i grandi giocatori e protagonisti del film.

La colonna sonora di Space Jam…Semplicemente unica

Quattordici tracce, tutte incredibili, da Fly like an Eagle alla famosa e celebre Space Jam di Quad City DJ’s diventato un must. Queste sono le 14 tracce della colonna sonora di Space Jam, con titolo canzone, cantanti e minuti di durata del pezzo:

  1. “Fly Like an Eagle” – Seal – 4:14
  2. “The Winner” – Coolio – 4:03
  3. “Space Jam” – Quad City DJ’s – 5:07
  4. “I Believe I Can Fly” – R. Kelly – 5:22
  5. “Hit ‘Em High (The Monstars’ Anthem)” – B-Real, Coolio, Method Man, LL Cool J e Busta Rhymes – 4:17
  6. “I Found My Smile Again” – D’Angelo – 6:15
  7. “For You I Will” – Monica – 4:56
  8. “Upside Down (‘Round-N-‘Round)” – Salt-N-Pepa – 4:16
  9. “Givin’ U All That I’ve Got” – Robin S. – 4:04
  10. “Basketball Jones” – Barry White e Chris Rock – 5:40
  11. “I Turn To You” – All-4-One – 4:52
  12. “All of My Days” – Changing Faces featuring R. Kelly e Jay-Z – 4:01
  13. “That’s the Way (I Like It)” – Spin Doctors e Biz Markie – 3:49
  14. “Buggin'” – Bugs Bunny (Billy West), Daffy Duck (Dee Bradley Baker) e Elmer Fudd(Billy West) – 4:14

 

Space Jam 1 i protagonisti

Ovviamente Jordan, protagonista assoluto di un cartone unico: oltre al cestista ex Bulls ci sono stati tanti giocatori presenti qua e là nel film a dare un tono solenne praticamente alla pellicola. Il basket dei nostri padri con

  • Larry Bird
  • Thom Barry
  • Charles Barkley
  • Patrick Ewing
  • Muggsy Bogues
  • Larry Johnson
  • Shawn Bradley
  • Ahmad Rashād
  • Del Harris
  • Vlade Divac
  • Cedric Ceballos
  • Jim Rome
  • Paul Westphal
  • Danny Ainge
  • Alonzo Mourning
  • A.C. Green
  • Pervis Ellison
  • Charles Oakley
  • Derek Harper
  • Jeff Malone
  • Anthony Miller
  • Sharone Wright

 

Space Jam…2? 

Si, probabilmente avremo un sequel e si probabilmente nessuno è indicato come il Re, o come Kobe Bryant per prendere l’eredità nel basket come nel cinema, di Jordan.

Il giocatore prescelto per il ruolo da protagonista di Space Jam 2, dovrebbe essere LeBron James. Le voci, della possibile realizzazione del film, hanno iniziato a susseguirsi dopo un’ indiscrezione lanciata dal Wall street Journal che parlava della “creazione” di una partnership tra la compagnia di produzione Spring Hill Entertainment (di proprietà dello stesso James e dell’amico Maverick Carter) e la WB. L’ufficialità di tale accordo è stata poi data da Kevin Tsujihara. Il CEO della Warner Bros. ha, infatti, così annunciato: “LeBron James ha uno dei brand più potenti e conosciuti al mondo, e siamo eccitati di fare affari con lui e il suo partner, Maverick Carter, e la loro SpringHill Entertainment. La combinazione della presenza sui global media di LeBron e dell’incredibile esperienza produttiva e distributiva della Warner Bros. è una grande vittoria per i fan di tutto il mondo”

Le due compagnie, dunque, produrranno insieme film, serie tv e contenuti digitali. Nessun futuro progetto viene citato nello specifico, ma è inevitabile che si pensi subito al sequel di Space Jam. Sempre in tale ottica, infatti, non è passata inosservata la mossa della Warner Bros. di registrare nuovi marchi legati a Space Jam.

Riuscirà il sequel ad entrare nei cuori degli appassionati del mondo della palla a spicchi proprio come accadde con il film del 1996?

 

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David Nwaba, dal pagare le franchigie di D-League ad essere milionario in Nba

David Nwaba

Chi è David Nwaba, la guardia nativa di Los Angeles che, dopo mille peripezie, è riuscito ad approdare in Nba, trovando a Chicago il suo locus amoenus?

Tra aneddoti e stoppate, David Nwaba è finalmente un giocatore Nba

Ieri sera allo United Center i Milwaukee Bucks hanno affrontato i Chicago Bulls per uno degli impegni domenicali di Regular Season. La partita è finita con la vittoria della squadra ospite per 110 a 96 ma questo poco importa.

Sono passati quattro minuti dall’inizio del secondo quarto quando Giannis Antetokounmpo, dopo essersi avvicinanato spalle a canestro, si è fatto spazio con il suo fisico di 2 metri e 11 nella speranza di riuscire ad entrare nell’area avversaria per concludere a canestro la propria azione in solitaria.

Marcato da Lavine, The Greek Freak, sembrava aver già vinto in partenza il mismatch che si era creato dalla poca attenzione nel cambio delle marcature dei Bulls. Ma, quando tutto è sembrato già fatto e il povero Zach spacciato…. Sorpresa! La palla stavolta non è finita in fondo alla retina con l’aiuto del tabellone o con un fenomenale gesto tecnico, come spesso capita al candidato Mvp, ma nella prima fila del parterre.

A spedirgliela lì è David U. Nwaba da Los Angeles.

 

Non ci credete?

https://twitter.com/_MarcusD2_/status/957723780729724935

Se non siete, come me, tifosi sfegatati dei tori di Chicago o non avete fatto qualche fioretto che vi costringa a guardare i Bulls, probabilmente vi starete chiedendo

“Ma chi diavolo è David Nwaba?”.

Non è il caso però che vi sentiate troppo in colpa perché è la domanda che si è fatto lui stesso nel bell’articolo “Who in the World is David Nwaba uscito su The Players Tribune nel settembre del 2017

Lì, in un lungo monologo, la guardia dei Bulls ripercorre la sua carriera, dall’high school alle Università minori (più di una), dalla D-League alla NBA. Il tutto condito da aneddoti spassosi come il fatto che David, prima di esordire in Nba, avesse pagasse le squadre di G-League $150 per poter giocare o quello in cui dopo aver guidato per otto ore per raggiungere Las Vegas da Santa Monica, gli viene comunicato che – durante la settima del Draft – era stato scambiato e ceduto ai Los Angeles D-Fenders; ossia alla squadra di G-League affiliata ai Lakers che gioca proprio attaccato a casa sua. Quindi, marcia indietro.

Ma alla fine, tra alti e bassi, tra accelerazioni ed inversioni a U, la NBA è arrivata veramente.

Che apporto sta dando ai Bulls David Nwaba?

Ad offrirgli un contratto decadale è proprio la squadra della città degli angeli che, dopo aver visto i buoni numeri messi a segno nella stagione di D-League (14 punti e 7 rimbalzi di media), considera David Nwaba una delle rivelazioni della lega.

L’estate scorsa, il duo manageriale Bulls Gar-Pax ha mostrato fin da subito interesse per la guardia statunitense, richiedendolo alla corte di Fred Hoiberg in quanto rispecchiava al meglio l’ideale di athletic and young richiesto dal reparto dirigenziale in vista della nuova stagione.

La trade di Butler, per quanto possa essere stata dolorosa e clamorosa, ha dato la possibilità alla franchigia di Chicago di rivedere le proprie carte in tavola e decidere i giocatori su cui ricostruire una squadra da cui ripartire e David Nwaba era uno di questi.

Il rendimento stagionale dei Bulls (18-32) sta andando ben oltre le aspettative e i pronostici di inizio anno di Las Vegas. Gli insiders americani, infatti, hanno assegnato alla squadra della Windy City non più di 25 vittorie e, contando che mancano più di trenta partite alla fine della Regular Season, il limite imposto è facilmente raggiungibile per la franchigia allenata da Fred Hoiberg.

Grande merito di questo upgrade non è solo dovuto al rientro di Nikola Mirotic sul campo da basket  – +14.3 di differenza Net.Rating – ma anche alla presenza in campo di David Nwaba. L’effort del nativo di Los Angeles sul parquet è ammirevole, forse perchè il suo passato gli ha insegnato, fin da ragazzino, a non mollare mai anche quando una cosa la si è già ottenuta.

Il giocatore dei Bulls è sicuramente una pedina molto importante nello scacchiere di Fred Hoiberg, che ripone molta fiducia in lui ma, dal rientro di Lavine, sta giocando sempre meno minuti, preferitogli Valentine nel ruolo di guardia tiratrice come sostituto dell’ex Minnesota

David Nwaba, quindi, si vede sempre più costretto ad ottimizzare al massimo il suo rendimento sul parquet (7.2 punti di media, 4.5 rimbalzi e 1.2 assist) fin qui.

La velocità dei suoi piedi, i suoi comtropiedi e l’energia con cui il 24enne gioca ogni sua partita sono state determinanti molte volte in questa stagione per la seconda unit dei Bulls. Al posto di Denzel Valentine, il ragazzo viene impiegato da Hoiberg nel suo ruolo naturale di guardia e con il quintetto formato da: Dunn PG, Holiday ala piccola, Markkanen ala forte e Lopez centro, David riesce ad incidere al meglio sulla parte difensiva del gioco. Secondo StatsNba.com in 100 possessi solo 91.3 sono i punti subiti quando sono presenti loro in campo, con un NetRating pari a 9.1.

Nwaba è una vera e propria sicurezza nelle marcature uomo a uomo tanto che, nella partita di ieri sera, ha concesso pochissimo spazio al giocatore franchigia dei Bucks, Giannis Antetokounmpo.

Nonostante la differenza di altezza la guardia dei Bulls non si è lasciato intimorire dall’evidente mismatch con “il mostro greco”, mostrando per l’ennesima volta a tutto lo United Center la sua capacità di difendere su più ruoli.

La solidità di David Nwaba è risaltata molto dalla poca quantità di palle perse nel corso di questa stagione (in percentuale, offensivamente, 0.4% e difensivamente, 1.1%) e dalla capacità di finalizzare ogni azione quando la palla passa dalle sue mani.

La pressione alta della guardia dei Bulls sull’uomo da marcare, che ha come unico scopo lo steal of the ball, predispone già il giocatore a sfoderare la sua migliore arma in fase offensiva, i contropiedi: da ricordare è quella contro i Golden State Warriors dove Nwaba riesce a rubare letteralmente la palla al due volte Mvp, Stephen Curry e ad andare al ferro senza troppi problemi, mostrando le proprie abilità da slasher.

 

In questa prima parte di Regular Season David Nwaba ha collezionato 37 presenze, di cui 2 dalla starting line-up. Sicuramente, grazie all’allungamento di contratto fino a fine stagione, tante saranno le occasioni per mettere in luce il suo talento ed aiutare in prima persona la propria franchigia a resistere, a partire dall’8 febbario, alla furia del tanking. 

Le quindici immagini più significative del 2016 in NBA

Le 15 immagini più significative del 2016 nella NBA

Aaron Gordon, 13 febbraio 2016, Toronto

Lo Slam Dunk Contest torna ai livelli della lotta tra Jordan e Wilkins o del dominio di Vince Carter. Lo scontro nel febbraio 2016 tra Zach LaVine e Aaron Gordon è di una qualità incredibile. L’ala dei Magic ne esce sconfitta dopo tre turni di parità con il massimo del punteggio e una schiacciata a dir poco mostruosa.

Stephen Curry, Draymond Green, 13 aprile 2016, Oakland

La faccia di chi sa di aver scritto la storia ed aver battuto un record che sembrava inarrivabile. Con la vittoria contro Memphis, i Warriors raggiungono quota 73 vittorie stagionali, superando il primato appartenuto ai Bulls di Jordan. A quella squadra apparteneva Steve Kerr, artefice di quest’altro successo. Però per Golden State la stagione non finì altrettanto bene.

Kobe Bryant 13 aprile 2016, Los Angeles

Una serata di festa allo Staples Center rende per sempre immortale (se ce ne fosse stato bisogno) uno dei migliori giocatori che abbiano calcato quel palcoscenico. L’immagine rappresenta il numero 24 gialloviola che saluta per un’ultima volta il pubblico che lo ha amato. Mamba out.

Draymond Green, 22 maggio 2016, Oklahoma City

Draymond Green colpisce con un calcio nelle parti basse Steven Adams, mettendolo ko. Questo è solo uno dei quattro flagrant fouls che impediscono al numero 23 dei Warriors di disputare gara-5 delle Finali.

LeBron James, 19 giugno 2016, Oakland

“The Block”, l’immagine più celebre di tutto l’anno. La stoppata di LeBron James su Andre Iguodala è rimasta il simbolo del dominio del “Re” sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico e della vittoria dei Cavaliers.

LeBron James, 19 giugno 2016, Oakland

LeBron James abbraccia il suo compagno Kevin Love e scoppia in lacrime sul parquet dell’Oracle Arena. È finalmente il titolo con la sua Cleveland, che desiderava fin da bambino e non era ancora mai arrivato.

Kevin Durant, 7 luglio 2016, Oakland

Kevin Durant va ai Golden State Warriors. La notizia rende increduli (quasi) tutti gli appassionati. KD si schiera dalla parte dei vincenti e lascia da solo Russell Westbrook, che nel frattempo ha preso più saldamente le redini della squadra.

Dwyane Wade, 15 luglio 2016, Chicago

Dopo tre anelli conquistati e tredici stagioni passate a South Beach, Dwyane Wade cambia aria. Flash approda a Chicago, dove i Bulls, insieme a Butler e all’altro neo-acquisto Rajon Rondo, hanno grandi ambizioni.

Team USA, 21 agosto 2016, Rio de Janeiro

La squadra statunitense si mette in posa per quest’immagine dopo aver vinto il terzo oro olimpico consecutivo e il sesto su sette apparizioni dal 1992, l’anno del Dream Team. Sì scontato il trionfo (+30 in finale sulla Serbia), ma il meno scontato tra tutte le sei vittorie, anche a causa di un roster privato di molte stelle.

Allen Iverson, Shaquille O’Neal, Yao Ming, 9 settembre 2016, Springfield

Tre stelle della NBA del XX e XXI secolo sono ammesse all’Hall of Fame in una serata da brividi a Springfield. Julius Erving, Bill Russell, Alonzo Mourning e Isiah Thomas presentano i tre ex-giocatori che emozionano il pubblico con i loro discorsi toccanti.

Kevin Garnett, 23 settembre 2016, Minneapolis

Nell’immagine Kevin Garnett con il pugno sul petto, uno dei suoi gesti tipici. Nel 2016, oltre a Kobe Bryant e Tim Duncan, si ritira anche KG, alla sua maniera, senza un farewell tour o una partita d’addio.

Russell Westbrook, 9 dicembre 2016, Oklahoma City

James Harden si congratula con Russell Westbrook dopo che il numero 0 ha scritto la storia. Sette triple doppie consecutive, secondo solo dietro all’inarrivabile Wilt Chamberlain. La squadra ora è definitivamente sua.

Craig Sager, 15 dicembre 2016, Atlanta

Craig Sager viene sconfitto dalla leucemia. È questa la terribile notizia che sconvolse il mondo dello sport il 15 dicembre. Una tra le icone sportive statunitensi abbandona la lotta iniziata nel 2014 e tutto il mondo si stringe a lui.

Tim Duncan, 18 dicembre 2016, San Antonio

Tim Duncan, con alle spalle i cinque Larry O’Brien Trophy, aspetta che il

gonfalone con il suo numero e il suo nome sia issato sul soffitto dell’AT&T Center di San Antonio, al fianco di molte altre leggende.

Kyrie Irving, 19 giugno 2016, Oakland

Se la stoppata di LeBron è “The Block”, il tiro da tre punti di Kyrie Irving è diventato “The Shot”, un rifacimento di ciò che decise le Finals diciotto anni prima. Il tiro della guardia dei Cavs è ciò che decise la partita e portò nell’Ohio il titolo mai arrivato prima.

Se i giocatori fossero solo numeri? “Russell Westbrook”

Thunder

Una delle nuove rubriche che proponiamo quest’anno è intitolata: “Se i giocatori fossero solo numeri?”. Andremo ad analizzare grandi nomi del basket NBA secondo quello che sono secondo le statistiche e quello che dimostrano di essere in campo.

Per iniziare con uno dei nomi più in voga di quest’estate prendiamo Russell Westbrook, il Playmaker titolare degli Oklahoma City Thunder con la maglia numero 0.

 

Russell Westbrook Stats 2015/2016
Russell Westbrook Stats 2015/2016 ESPN

Russell Westbrook:

Russell è un giocatore spettacolare: ogni sua giocata ben riuscita, infatti, è bellissima da vedere e suscita grandi esclamazioni da numeri uno.

Jan 27, 2016; Minneapolis, MN, USA; Oklahoma City Thunder forward Kevin Durant (35) and guard Russell Westbrook (0) in the third quarter against the Minnesota Timberwolves at Target Center. The Oklahoma City Thunder beat the Minnesota Timberwolves 126-123. Mandatory Credit: Brad Rempel-USA TODAY Sports
Jan 27, 2016; Minneapolis, MN, USA; Oklahoma City Thunder forward Kevin Durant (35) and guard Russell Westbrook (0)

Osservando le sue statistiche di quest’anno possiamo anche vedere come RW sia stato dominante nel suo ruolo. Analizzando i fattori positivi si può anche vedere che abbia, nonostante la grande quantità di tiri effettuati, una buona percentuale complessiva dal campo (48,9%). Indicativamente i tiri non sono un problema se quella è la statistica sopratutto considerando che la media collettiva di una intera squadra a fine partita raramente è superiore a questa. Andandolo a osservare lo scorso anno, però, ci si accorgeva facilmente che quando la sua squadra era in difficoltà, le percentuali si abbassavano drasticamente, mentre salivano quelle del suo ormai ex compagno Kevin Durant.

Cosa significa questo? Westbrook è veramente un giocatore decisivo?

Alla maggior parte degli appassionati di basket piace Russell, ma come compagno di squadra converrebbe più avere un Chris Paul, più umile, meno esposto e con meno palle perse a partita? A dir la verità Russell Westbrook non è affatto quel giocatore perfetto come potrebbe esser interpretato leggendo i numeri perché “prende tantissimo” ma “perde tanto”: in diverse situazioni difensive il suo stile di gioco risulta abbastanza criticabile e il numero di palle perse contro le squadre competitive diventa alto, toccando alle volte anche 9 – 10, numeri davvero importanti che a volte una squadra non può permettersi.

Westbrook con la canotta dei Thunder.
Westbrook con la canotta dei Thunder.

Quest’anno Westbrook sarà il solo Top Player a guidare il suo team per la strada verso i playoff. Se dovesse ridurre il numero di tiri e di passaggi sbagliati, potrebbe seriamente diventare l’MVP di questa stagione, altrimenti potrebbe essere uno di quei tanti giocatori molto forti, ma che passeranno nel dimenticatoio. Più testa e meno impeto. RW.

#seigiocatorifosserosolonumeri #russellwestbrook

FREE AGENCY LIVE: caldo il fronte Waiters, accordo Miller-Nuggets

Continua la free agency 2016 con le squadre che rifiniscono gli ultimi dettagli in vista della prossima stagione: la situazione più calda riguarda Dion Waiters che potrebbe lasciare gli Oklahoma City Thunder per accasarsi ai Brooklyn Nets o ai Philadelphia 76ers. Tiene ancora banco in casa Thunder il fronte Russell Westbrook, mentre Mike Miller rinnova con i Denver Nuggets.

Free Agency Live:

Ore 16.04: Rudy Gay-Kings

Insieme a Greg Monroe potrebbe essere scambiato anche Rudy Gay. I due, infatti, sarebbero i veterani più esposti per eventuali trade. (Marc Stein)

Ore 16.02: Greg Monroe-Bucks

Considerato il rinnovo di Miles Plumlee per 50 milioni in 4 anni, secondo alcune fonti i Bucks starebbero cercando di tradare il centro Greg Monroe. (Marc Stein)

Ore 11.30: Alex Abrines-Thunder

I Thunder firmano lo spagnolo Alex Abrines con un contratto triennale da 18 milioni. (Real GM)

Ore 09.50: Russell Westbrook-Thunder

L’obbiettivo numero uno dei Thunder è al momento quello di rifirmare Russell Westbrook. Gli agenti del giocatore sono in contatto con la dirigenza della franchigia ma la  stella non ha ancora dato segnali di voler saltare la prossima free agency. (The Vertical)

Ore 09.46: Gerald Henderson-Sixers

Il contratto di Gerald Henderson per la stagione 2017/2018 di 9 milioni non è garantito. (Eric Pincus).

Ore 05.54: Mike Miller-Nuggets

I Denver Nuggets hanno firmato il free agent Mike Miller con un contatto biennale da 5 milioni di dollari. (Shams Charania).

Ore 04.54: Dion Waiters-Thunder

Gli Oklahoma City Thunder hanno rescisso la qualifyng offer su Dion Waiters, rendendolo unrestricted free agent. I Thunder possono comunque rifirmarlo ma hanno bisogno di proteggere il salary cap, soprattutto in caso di una rinegoziazione del contratto di Russell Westbrook. Le possibili destinazioni per Waiters ora sono i Brooklyn Nets e i Philadelphia 76ers. (Woj)

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Dion Waiters: lascerà i Thunder in questa free agency?

Ore 03.51: Brandon Paul-Sixers

I Philadelphia 76ers annunciano di aver firmato Brandon Paul con un contratto parzialmente garantito. (Alex Kennedy)

 

 

Spurs for life: tribute to Tim Duncan (parte II)

Spurs for life: tribute to Tim Duncan (parte II)

Eccoci all’atto secondo del nostro tributo ad uno dei giocatori più forti della storia di questo sport, Tim Duncan. In questo capitolo ripercorreremo la carriera NBA dell’ala grande degli Spurs, passando per curiosità, statistiche e riconoscimenti personali.

Il Draft: Draft Class 1997

Tim Duncan viene scelto con la chiamata numero uno al primo giro dai San Antonio Spurs, che ottennero la prima scelta nonostante la situazione particolare. Nella stessa stagione, infatti, i Vancouver Grizzlies ed i Boston Celtics avevano ottenuto rispettivamente 14 e 15 vittorie, contro le 20 degli Spurs, che però hanno avuto la meglio nella lottery. I Celtics chiameranno con la numero 3 Chaunchey Billups, futuro All-Star, mentre alla 7 i Raptors pescheranno Tracy McGrady, terzo All-Star della Draft Class ’97.

Nell’anno da rookie, inutile dirlo, Duncan è il Rookie of the Year con 113 preferenze su 116. Al suo primo anno tra i professionisti, Duncan mette a referto medie stagionali di 21.1 punti, 11.9 rimbalzi, 2.7 assist, 2.5 stoppate.

Il primo di cinque titoli

Nella stagione successiva, la dirigenza Spurs fa sul serio, mettendo su un roster che potesse competere per il titolo. La vera forza della franchigia di Popovich era la coppia di lunghi, formata da Tim Duncan e David Robinson. Le “Twin Towers”, come erano noti i due a San Antonio, erano due giocatori in grado di completarsi su entrambi i lati del campo. Nel supporting cast, invece, brillavano spesso Mario Ellie, Avery Johnson, Malik Rose e Steve Kerr.

La franchigia texana sembra vivere un momento perfetto: interrotta la serie vincente dei Bulls (privi di Jordan appena ritirato) e titolo NBA in 5 gare contro i Knicks. Duncan gioca delle finali da star assoluta, vincendo il titolo di MVP delle Finals. Tim diventa così il primo a vincere tale riconoscimento nella stagione da sophomore. In 17 partite dei playoff l’ala forte realizza 10 doppie-doppie, con una percentuale del 51% dal campo. Nella serie contro i Knicks, poi, il caraibico mostra il meglio del suo repertorio, facendo registrare statistiche di 27 punti, 14 rimbalzi, 2,2 stoppate in 45,8 minuti di media per ogni gara.

I primi problemi fisici

Dal 2002 al 2004, Duncan vince il premio di MVP della regular season per due volte, portando ancora San Antonio al titolo nella stagione 2002-2003. Stavolta a cadere al cospetto della compagine di Popovich sono i Nets di Jason Kidd. L’anno successivo, i texani vengono fermati dai Lakers targati Bryant – O’Neal, che verranno sconfitti in finale dai Detroit Pistons.

La stagione successiva è difficile per il gioiellino degli Spurs, che incontra i primi problemi fisici ed è alle prese con la fascite plantare. Il miglioramento generale del roster degli Spurs (in particolare di Ginobili) però, fa sì che i texani vincano il loro terzo titolo con Duncan, piegando i Pistons a gara 7. Duncan, nonostante i problemi fisici, continua a mietere medie di 21 punti e 14 rimbalzi, che gli consentono di vincere per la terza volta il premio delle MVP delle finali.

I problemi fisici del lungo si fanno sempre più acuti, e nella stagione 2005-06 gli Spurs si fermano alle semifinali di Conference al cospetto di Dirk Nowitzki ed i suoi Mavs.

Spurs Dinasty: quarto e quinto titolo

Risolti questi problemi fisici, nella stagione successiva, il caraibico gioca dei playoff stupendi, vincendo le finali di conference contro i Suns di Steve Nash in 6 gare. La serie è molto combattuta, ma Duncan la fa di nuovo da padrone: 26,8 punti, 13,7 rimbalzi, 4,2 stoppate contro Kurt Thomas. In finale, poi, i Cavaliers dell’astro nascente LeBron James, vengono spazzati via dal ciclone Spurs in 4 gare. Il premio di MVP delle finali, stavolta, è di Parker.

Dal 2007 in poi,  gli Spurs partecipano sempre alla post-season, senza però cogliere il titolo, che arriverà per l’ultima volta nel 2014 contro i Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh. In questo periodo Duncan continua a mietere statistiche di tutto rispetto, mantenendo medie sempre superiori ai 19 punti e 11 rimbalzi.

Doppia-doppia costante

L’annata 2012-13 è la stagione migliore di Duncan e gli Spurs. La franchigia ottiene 50 vittorie per il quattordicesimo anno consecutivo, ennesima convocazione all’All-Star Game ed ennesimo inserimento nel primo quintetto All-NBA. In finale, però, i Miami Heat la spuntano a gara 7. Da ricordare, in gara 6,  la tripla del pareggio allo scadere del quarto quarto di Ray Allen. Gli Heat vinsero poi gara 6 e gara 7 beffando Duncan e compagni. Duncan chiuderà gara 7 con 24 punti e 12 rimbalzi all’attivo, ma anche due errori pesantissimi nel finale che regalano il titolo a Miami.

Nel 2014 è dominio Spurs, che possono contare anche su nuove stelle nascenti come Kawhi Leonard. Regular season dominata con sole 20 sconfitte all’attivo, pronta rivincita per 4-1 nelle NBA Finals contro gli Heat. Nella stessa stagione, in cui gli Spurs conquistano il loro quinto titolo con Duncan, il trio Parker-Ginobili-Duncan diventa il più vincente di sempre superando Bird-McHale-Parish. Duncan, inoltre, diventa il giocatore con più minuti all’attivo nei playoff (8860) ed il giocatore ad aver fatto registrare il maggior numero di doppie-doppie nella post season (158). Oltre a tutto ciò, Duncan è ad oggi uno dei due giocatori ad aver vinto un titolo in tre decadi differenti (l’unico ad essere riuscito nell’impresa oltre a lui è John Salley).

Le ultime stagioni

Nel 2014 Duncan sfonda il muro dei 25000 punti in carriera, superando pochi mesi dopo Alex English nella classifica dei marcatori All-Time NBA, piazzandosi al 16 posto della graduatoria. Due mesi dopo diventa il nono rimbalzista All-Time scalzando Nate Thurmond, e due giorni dopo, grazie alle 3 stoppate contro i Nuggets, supera Ewing nella classifica delle stoppate. L’11 luglio scorso, dopo aver chiuso nella scorsa stagione la sua prima partita senza punti segnati, annuncia il ritiro dalla pallacanestro professionistica.

Vita fatta di grandi numeri ma anche di grande umiltà. Duncan era un lavoratore instancabile sul campo, sempre pronto a prendersi le proprie responsabilità senza lamentarsi. Giocatore mai fuori dalle righe, leader silenzioso, come silenzioso e leggero è stato il suo ritiro. Niente Decision, niente eventi mediatici, perchè lui è così: lui è The Big Fundamental.

Good Luck, Tim.

Palmares

NCAA

Individuali

  • AP Player of The Year (1997)
  • Premio John R.Wooden (1997)
  • Giocatore dell’anno (1997)
  • USBWA College Player of the Year (1997)
  • AP All-America First Team (1996, 1997)
  • AP All-America Third Team (1995)

NBA

Squadra

  • Larry O'Brien Championship Trophy.png Titoli vinti: 5
San Antonio Spurs: 1999, 2003, 2005, 2007, 2014

Individuali

  • MVP della regular season: 2
2002, 2003
  • MVP delle Finals: 3
1999, 2003, 2005
  • MVP dell’All-Star Game: 2000, a pari merito con Shaq
  • Rookie dell’anno: 1998
  • Partecipazioni all’NBA All-Star Game: 15
1998, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2013, 2015
  • NBA All-Rookie First Team (1998
  • All-NBA Team:
First Team: 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2007, 2013
Second Team: 2006, 2008, 2009
Third Team: 2010, 2015
  • NBA All-Defensive Team:
First Team: 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2005, 2007, 2008
Second Team:1998, 2004, 2006, 2009, 2010, 2013, 2015
  • Più doppie-doppie in una singola stagione nel 1998-99, 2000-01, 2001-02

Record

  • Maggior numero di doppie-doppie in gare di playoff
  • Giocatore che ha giocato più minuti in gare di playoff
  • Il 5/12/2014, contro i Memphis Grizzlies, a 38 anni e 225 giorni diventa il terzo giocatore più anziano a far registrare una tripla-doppia.

Per NBAPassion.com,
Gabriel Greotti e Salvatore Caligiuri

FREE AGENCY LIVE: Terrence Jones-Pelicans, Nets attivissimi

Continua la free agency nonostante i pezzi grossi si siano già accasati. L’ultimo colpo è quello dei New Orleans Pelicans che si assicurano le prestazioni del lungo ex Houston Rockets Terrence Jones. Proprio la franchigia texana rinforza il backcourt con l’esperienza dell’argentino Pablo Prigioni.

Free agency live:

Ore 18.57: Randy Foye-Nets

Terzo colpo messo a segno nella giornata odierna dalla franchigia di Brooklyn: Randy Foye firma un contratto annuale (le cifre non sono state ancora rese note). (Woj)

Ore 18.34: Bennett-Nets

I Brooklyn Nets hanno firmato Anthony Bennett con un contratto biennale al minimo salariale (il secondo anno è parzialmente garantito). (Shams Charania).

Ore 18.31: Michael Gbinije-Pistons

I Detroit Pistons hanno firmato la 49esima scelta assoluta dello scorso draft Michael Gbinije. (Shams Charania)

Ore 18.11: Anthony Bennett-Nets

Altro affare della giornata in vista per i Brooklyn Nets i quali sarebbero vicini ad un accordo con la prima scelta del draft 2012 Anthony Bennett. (Michael Scotto)

Ore 17.00: Blake Griffin-Celtics

I Celtics, come riportato già nella giornata di ieri, sarebbero avvantaggiati rispetto alle altre franchigie per quanto riguarda la situazione Blake Griffin. Su Russell Westbrook, invece, ancora nesun aggiornamento. (Sean Devaney)

Ore 14.25: Beno Udrih-Miami

I Miami Heat, in queste ultime ore, avrebbero contattato il free agent Beno Udrih nonostante abbiano già a roster 15 giocatori, compresi i contratti parzialmente garantiti. (Real GM)

Ore 08.04: Jordan Hill-Timberwolves

I Minnesota Timberwolves hanno firmato il lungo ex Indiana Pacers Jordan Hill con un contratto da 8 milioni di dollari in due anni. (Woj)

Ore 07.16: Terrence Jones-Pelicans

I New Orleans Pelicans hanno firmato il lungo Terrence Jones con un contratto annuale. Le cifre non sono state ancora rese note. (Shams Charania).

Terrence Jones, lungo in forza agli Houston Rockets.
Terrence Jones, lungo ex Houston Rockets che in questa free gency si trasferice a New Orleans.

Ore 05.45: Joe Harris-Nets

I Brooklyn Nets hanno firmato la guardia Joe Harris con un contratto biennale da 2 milioni di dollari. (Woj)

Ore 5.35: Pablo Prigioni-Rockets

I Houston Rockets firmano il play Pablo Prigioni con un accordo biennale al minimo salariale (il secondo anno è una team option). (Woj)

Ore 5.14: Jonathan Gibson-Mavericks

I Dallas Mavericks hanno raggiunto un accordo triennale con la guardia della squadra della Summer League Jonathan Gibson (Shams Charania).

Ore 3.57: Christian Wood-Hornets

Il free agent Christian Wood si è accordato con gli Charlotte Hornets con un contratto biennale (il secondo anno sarà una team option). Wood ha giocato la Summer League con i Philadelphia 76ers sia a Utah che a Las Vegas. (Shams Charania)

Ore 00.09: Dario Saric-76ers

Dario Saric firmerà il suo contratto cion i Philadelphia 76ers questo venerdì grazie ad un buyout di un milione. (Jessica Camerato)

Generations Duel: LeBron vs LeBron

Generations Duel: LeBron vs LeBron

‘È meglio il LeBron dei Miami Heat o l’ultimo ai Cavaliers?’. È una domanda molto frequente tra gli appassionati del gioco, specialmente da quando ha conquistato il suo terzo titolo. Le risposte ci sono state, e diverse, ecco la nostra, analizzando alcuni tra gli aspetti più importanti nella carriera di un giocatore.

I Numeri

La battaglia delle statistiche finisce quasi in pareggio. Il LeBron del quadriennio Heat (2010-2014) vince di misura in punti a partita (26.9 contro 25.3), rimbalzi (7.6 a 6.7) e palle perse (3.4 contro 3.6); d’altro canto, però, in quei quattro anni ha anche giocato di più (38 minuti di fronte a 35.9). “The King”, da quando è tornato a Cleveland, invece è migliorato negli assist (7.1 contro 6.7). Di conseguenza, se si prende come base un minutaggio uguale, 36 minuti a partita, il numero 6 degli Heat trionfa nuovamente in punti (25.6 contro 25.4), rimbalzi (6.1 a 5.7) e palle perse (3.2 contro 3.6), mentre il numero 23 dei Cavs primeggia ancora in assist (7.1 a 6.4).

Playoffs

Per quanto riguarda i Playoffs, in cui è noto che LeBron si carichi la squadra, qualunque essa sia, sulle spalle, la storia cambia: nelle ultime due stagioni “Il Prescelto” ha viaggiato a 28.2 punti, 8.1 assist e 10.4 rimbalzi in circa 41 minuti a partita. Nei quattro anni precedenti a South Beach invece ha avuto 26.8 punti, 5.7 assistenze e 8.4 rimbalzi a partita ed un impiego di quasi 42 minuti per match disputato.

Voto: Cleveland Era

Il Palmares

“Sono tornato per riportare un titolo nel Northeast Ohio” fu la frase con cui LeBron si presentò

I due James a confronto
I due James a confronto

nuovamente ai tifosi di Cleveland. Il dovere è stato fatto ma, rispetto al periodo a South Beach, ha conquistato un titolo in meno. Infatti con Miami, in quattro stagioni, conquistò per due volte il Larry O’Brien Trophy e il Bill Russell Finals MVP Award, mentre le sconfitte patite nell’atto conclusivo furono lo stesso numero. Il percorso a Cleveland per Il Re è perfettamente sulla tabella di marcia con la monarchia precedente: dopo due annate un trofeo in bacheca e uno sfuggito alle Finals. In ritardo invece dal punto di vista dei premi individuali, un MVP stagionale conquistato al secondo anno in maglia Heat contro gli zero ottenuti con la casacca di Cleveland dal suo ritorno.

Voto: Miami Era

La Partita

È risaputo di quanto LeBron dia il suo massimo quando ha le spalle al muro. Infatti due tra le numerose partite memorabili del “Prescelto” sono state giocate in una situazione di “win or go home”.

In maglia Heat una partita molto importante fu gara-6 delle Eastern Conference Finals contro i Boston Celtics. In quel match, con la serie in mano ai Celtics per 3-2, ed un match point al Boston Garden, LeBron sfoderò una prestazione da 45 punti, di cui 30 nel solo primo tempo, 15 rimbalzi e 5 assist e condusse la sua squadra alla vittoria della partita, per 98-79, della serie, in gara-7, e del titolo, in finale contro i Thunder per 4-1.

Invece, riferendosi al periodo tra il 2014 e l’ultima stagione, una delle partite più significative della carriera di James è stata gara-5 delle NBA Finals 2016. Ancora una volta in svantaggio nella serie, per 3-1, LeBron e compagni dovevano affrontare un temibile avversario, i Warriors delle 73 vittorie in regular season, nella sua inviolabile tana, sbancata solo tre volte precedentemente nella stagione. In quel match il numero 23 siglò una doppia-doppia (41 punti e 16 rimbalzi) e contribuì, insieme a Kyrie Irving, responsabile di altri 41 punti, a portare a casa inaspettatamente la partita con un risultato di 112 a 97. La conclusione ormai è nota, Cavs vincitori in gara-7 e James con il suo terzo anello al dito.

La Fotografia

Le fotografie che abbiamo selezionato sono sicuramente tra le più famose e influenti riguardanti l’NBA, anche perché

La presentazione dei Big Three di Miami nel 2010
La presentazione dei Big Three di Miami nel 2010

riguardano il giocatore, senza alcun dubbio, più influente della Lega.

La foto che rappresenta il periodo a Miami Beach del “Prescelto”, a parer mio, è tratta dalla presentazione ai tifosi dei Big Three, nel 2010. Quest’immagine rappresenta l’inizio di un ciclo di vittorie per LeBron, ciclo che continuerà per molti anni dal lontano 2010.

Per quanto riguarda il periodo attuale a Cleveland, la mia scelta ricade sul James piangente dopo la conclusione di gara-7 delle Finals 2016 contro i Warriors. La foto, più di ogni altra, rappresenta la ‘promessa mantenuta’ del “Re” di portare un titolo nel Northeast Ohio.

LeBron in lacrime dopo la conclusione di gara-7 nelle Finals 2016
LeBron in lacrime dopo la conclusione di gara-7 nelle Finals 2016

L’impatto sul gioco

Quando l’età si fa sentire i campioni adattano il proprio gioco in base alle esigenze. Come tale anche LeBron, a trent’anni, ha dovuto cambiare il proprio modo di giocare a Cleveland, anche causa del ruolo di superstar assoluta, affiancata da un fenomeno ancora in crescita e un giocatore che di ‘Big’ ha dimostrato ben poco: di certo non i “Big 3” di Miami.

Se in precedenza l’esplosività era la caratteristica principale dell’attacco del “Re”, adesso le sue azioni sono diventate molto più ‘sedentarie’. Stoppate, schiacciate e penetrazioni erano le giocate più frequenti per James; ora sono state in parte sostituite da assist, tiri dal perimetro e un gioco maggiormente da play o guardia, nonostante sia spesso impiegato da lungo.

Il nostro voto va a favore della Cleveland Era, poiché una tale versatilità non è facile vederla in alcun giocatore e

I due LeBron si marcano
I due LeBron si marcano

cambiare il proprio stile di gioco è molto arduo.

Voto: Cleveland Era

Le Conclusioni

La sfida è durissima ed anche dare una sentenza lo è. Il mio voto però va all’attuale LeBron che stiamo ammirando nel Northeast Ohio. L’intelligenza cestistica, il gioco completo e con i compagni batte l’esplosività e la forza del James visto nel quadriennio a Miami. A Cleveland, inoltre, con un supporting cast di livello minore rispetto a quello Heat è riuscito a conquistare il titolo contro gli inarrestabili Warriors. Leggendario.