Isaiah Thomas fuori dalle rotazioni di Coach Malone: “Ho deciso di accorciare le rotazioni in vista dei playoff”

Il ritorno in campo a pieno regime di Isaiah Thomas subisce un altro duro colpo. Come riportato da Nick Kosmider di The Athletic, l’ex All-Star troverà il suo minutaggio nettamente ridotto, rischiando quindi di rimanere escluso dalle rotazioni di coach Michael Malone per il resto della stagione.

Thomas è apparso in appena nove partite dal suo rientro in campo lo scorso mese dopo il suo intervento all’anca. Isaiah sta collezionando 8.6 punti a partita, ma sta tirando con il 37.3% dal campo, e con l’appena 27.3% da 3 punti.

Coach Malone ha riportato la notizia prima della partita di mercoledì contro i Minnesota Timberwolves.

Non è stata una conversazione semplice quella tra me e IT, ma questo è il mio lavoro. Non è mai una questione personale o riguardo Isaiah, ma si tratta di fare del meglio per la squadra. Ho preso la decisione di accorciare le rotazioni, di giocare con otto ragazzi nel primo quarto, e continuerò a farlo per il periodo restante. Sono rimaste sedici partite (di regular season n.d.r.), e sto cercando di dare ritmo e rotazioni che ci potranno permettere di avere le maggiori chance possibili di vincere ora e ai playoff

Isaiah Thomas, la situazione contrattuale del veterano

Thomas sarà nuovamente un free agent quest’estate, dopo aver firmato un contratto di un anno al minimo salariale per i veterani la scorsa estate. I Denver Nuggets sapevano che non sarebbe stato disponibile da subito a causa dell’infortunio, ma speravano in un possibile miglioramento che lo avrebbe potuto far diventare una point guard di riserva. Tuttavia, Monte Morris ha conquistato quel posto, e il futuro di Thomas è incerto ancora una volta.

Isaiah Thomas è stato vicino a firmare un contratto al massimo salariale prima di essere coinvolto nello scambio con Kyrie Irving. Da lì non è più stato capace di superare i suoi problemi all’anca, e, lontano da Boston, ha giocato soltanto 41 partite con le maglie di Cavaliers, Lakers e Nuggets.

Isaiah Thomas sui Celtics: “Sarà un momento speciale per me”

Isaiah Thomas

Isaiah Thomas aveva un sorriso stampato mentre si infilava i lacci delle sneakers nel camerino degli ospiti dello Staples Center lo scorso mercoledì. Stava per giocare la sua ottava partita per i Denver Nuggets dopo l’intervento chirurgico all’anca di un anno fa.

“Mi sento bene, perché finalmente mi sento di nuovo un giocatore”, ha detto l’ex Celtics. “È passato del tempo da quando sono stato in grado di tornare a giocare senza dolore, quindi sono pronto. Anche se ho una limitazione di pochi minuti a partita e sono costretto a procedere per gradi, non posso lamentarmi perché sono stato fuori per un bel po’ di tempo”

È solo la sua seconda stagione lontana da Boston, ma sembra che Isaiah Thomas abbia vissuto cinque diverse vite da quando stava spingendo i Celtics alla finale della Eastern Conference 2017 tra infortuni e la tragica perdita di sua sorella in un incidente automobilistico. Molto è cambiato nel frattempo.

“Di sicuro,” ha affermato mentre si preparava ad incontrare i Lakers. “Voglio dire, sono stato a Cleveland, Los Angeles e ora sono qui, e questo è solo il mio secondo anno. È stato difficile, ma devi tenere duro. Questo è quello che amo fare. A un certo punto, tornerò indietro e avrò l’opportunità che ho avuto prima. Continuerò a lavorare e ad aspettare. “

Ceduto ai Cleveland Cavaliers nella trade che spedì Kyrie Irving ai celtics, poi inviato ai Lakers nel febbraio 2018, Thomas ha giocato 15 e 17 partite per le due squadre rispettivamente, prima di essere sottoposto all’intervento chirurgico all’anca. “I.T.” ha firmato in estate un contratto di un anno con i Nuggets, ma è nel posto giusto con Mike Malone, un allenatore che ha creduto in lui quando i due erano a Sacramento.

Dovevo tornare con qualcuno che capiva chi fossi, non solo come giocatore di basket ma come persona”, ha detto Thomas.

“A Cleveland era tutto più duro. Ho giocato solo 15 partite, ma in quel momento la squadra era nel panico perché le cose non stavano andando così bene. Immagino che volessero fare un cambiamento. In quella situazione si poteva intuire come fosse arrivata la fine della strada per quel gruppo. Poi quando sono arrivato a Los Angeles (Lakers, ndr), è stato fantastico. Sono tornato a divertirmi e ad essere circondato da ragazzi giovani, e la cultura dei Lakers è sorprendente. Mi ha ricordato di Boston. Poi, venendo qui, ho trovato un gruppo davvero buono – nessun ego, sono tornato con un allenatore che ha familiarità con le mie doti, e abbiamo tanti bravi ragazzi qui intorno. Sono in una bellissima situazione. Andremo ai playoffs, e speriamo di poter fare un po’ di rumore una volta lì”

Prima di allora, Thomas tornerà a sentire i cori del TD Garden quando i Nuggets visiteranno Boston. La sfida coi Celtics sarà il suo primo match a Boston da giocatore attivo dopo l’addio, ed è sicuro che i tifosi gli mostreranno il dovuto apprezzamento.

“Non vedo l’ora” dice Thomas, aprendo un ampio sorriso. “Sarà un momento speciale per me. Anche se non ci saranno tributi video o altro, solo tornare in quella città e quell’arena sarà incredibile. Ho vissuto i migliori momenti di basket della mia carriera in quell’arena. Boston sarà sempre nel mio cuore, nonostante tutto”

La scalata verso il successo del mini-fenomeno di Tacoma scelto con la 60 

Quello che Isaiah Thomas ha fatto per la franchigia potrebbe essere difficile da quantificare con precisione, ma trascinando i Celtics nella post-season nel suo primo anno e poi alzando ulteriormente il livello, l’ex giocatore di Phoenix Suns e Sacramento Kings ha reso Boston una destinazione ancora più desiderabile per i free agent, ed è sotto il suo regno che Al Horford e Gordon Hayward hanno accettato di salire a bordo.

Se si guardano i numeri, i 24.7 punti per partita di Thomas come giocatore dei Celtics sono migliori di nove punti in più rispetto alle medie di tutte le altre franchigie per cui Thomas abbia mai giocato.

“Succede ogni giorno”, ha detto Thomas a proposito dell’affetto dei tifosi Celtics. “L’intero messaggio dei social media è ‘Ti vogliamo indietro’ e questo e quello. Tra me è Boston è stato davvero un amore sincero. Ho attraversato un momento di quelli che cambiano la vita in quella città ed in quell’organizzazione, quindi il mio amore per Boston non cambierà mai. E, voglio dire, non sai mai cosa riserva il futuro. Parlo con Brad (Stevens, ndr) probabilmente ogni due settimane. Mantengo una relazione con la maggior parte dei miei ex compagni e con tutto lo staff tecnico. Sono davvero come una famiglia. Ho trascorso tre anni lì, e i miei figli sono cresciuti lì per la maggior parte, una cosa fantastica per la mia famiglia”.

Prima di affrontare un’altra estate da free agent, Thomas cercherà di aiutare i Denver Nuggets, e nel frattempo continuare sulla strada del recupero, quando incontrerà i Celtics.

“Tutto ciò che voglio fare è mostrare alle persone che sono sano”, ha detto. “Finalmente mi sento alla grande, e sto lentamente tornando quello di un tempo”

E c’è da scommettere che Isaiah Thomas si sentirà ancora meglio, quando sentirà l’ovazione del TD Garden durante il match del 18 marzo.

Thunder, André Roberson fa progressi: “Corsa e tiro, segnali incoraggianti” OKC cade a Denver

Oklahoma City Thunder, il recupero di André Roberson prosegue a piccoli passi. Il prodotto dell’università di Colorado, fermo dal 27 gennaio 2018 a causa della rottura del tendine rotuleo della gamba sinistra, ha iniziato in questi giorni una “blanda attività” sportiva, che comprende tiri a canestro e corsa.

 

Il recupero dello specialista difensivo dei Thunder è stato caratterizzato negli scorsi mesi da alcune ricadute. Lo scorso novembre, una nuova operazione al ginocchio sinistro (necessaria per riparare una micro-frattura della rotula) aveva rimandato il ritorno all’attività agonistica di Roberson.

 

Così coach Billy Donovan: “Sta lavorando davvero duro e sta facendo progressi. Dobbiamo solo avere pazienza e valutare, ma vederlo finalmente in grado di correre e vederlo tirare in campo è incoraggiante“.

 

Oklahoma City Thunder battuti a Denver, Malone: “Finale teso? Palla a Jokic”

 

Gli Oklahoma City Thunder di Russell Westbrook e Paul George hanno ceduto nella serata di martedì ai Denver Nuggets (42-18) di un Nikola Jokic da 36 punti, 9 rimbalzi e 10 assist. Cattiva serata di tiro per George, che chiude con un modesto 7 su 24 al tiro per 25 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 6 recuperi difensivi.

 

Russell Westbrook sfiora a propria volta la tripla doppia e chiude con 22 punti, 14 rimbalzi e 9 assist, ma 7 palle perse in 36 minuti. Dopo aver condotto la gara per 3 quarti (+13 all’intervallo), i Nuggets subiscono nel finale il tentativo di rimonta degli ospiti. Jokic è preciso dalla lunetta e tiene a distanza i Thunder, la partita termina 121-112.

 

 

Quando le partite sono punto a punto, c’è un solo giocatore a cui affidare il pallone: Nikola Jokic” Così coach Mike MaloneQuest’anno abbiamo vinto un sacco di partite nei minuti finali, e molto di questo lo dobbiamo a lui, alla sua capacità di segnare e creare gioco dal post, ed alla sua efficacia ai tiri liberi“.

 

Altra buona prova in casa Denver Nuggets per Isaiah Thomas, autore di 11 punti in 15 minuti d’impiego alla sua quarta partita stagionale, dopo quasi dieci mesi di inattività. Terza sconfitta nelle ultime quattro gare per gli Oklahoma City Thunder (38-22) che conservano il terzo posto nella Western Conference, ad una partita di distanza dai Portland Trail Blazers in striscia positiva di quattro gare.

Nuggets, Isaiah Thomas vede il ritorno in campo, coach Malone: “IT voce importante in spogliatoio”

Isaiah Thomas è finalmente pronto a ritornare in campo. A quasi un anno dall’operazione all’anca destra subita a fine stagione (annata iniziata ai Cleveland Cavs e terminata ai Los Angeles Lakers), l’ex star dei Boston Celtics potrebbe fare il proprio debutto stagionale in maglia Nuggets mercoledì, contro i Sacramento Kings al Pepsi Center di Denver.

Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, la decisione ultima spetterà al giocatore. Thomas è stato reintegrato a tutti gli effetti nelle ultime settimane, durante le quali il giocatore ha svolto sessioni di allenamento complete in G-League prima e successivamente con la squadra.

Thomas, il cui infortunio risale alla finale di Conference dei playoffs 2017 tra Boston Celtics e Cleveland Cavaliers, aveva firmato in estate un contratto annuale al “veteran minimum” da 2.4 milioni di dollari con i Denver Nuggets di Mike Malone, già head coach di “IT” ai tempi dei Sacramento Kings (2011-2014).

Ai Nuggets, Isaiah Thomas si troverà a combattere per ottenere minuti dalla panchina, in un reparto guardie tanto numeroso quanto talentuoso. Alle spalle dei titolari Jamal Murray e Gary Harris (oggi infortunato), la guardia al secondo anno Monte Morris ed il prodotto al terzo anno da Florida State Malik Beasley hanno garantito a coach Malone qualità, punti e difesa in uscita dalla panchina.

In 32 partite disputate tra Cavs e Lakers durante la stagione 2017\18, Isaiah Thomas ha viaggiato a 15 punti e 4.7 assist a partita, in circa 27 minuti d’impiego e con il 37% al tiro.

Isaiah Thomas, coach Malone: “Una voce importante in spogliatoio”

Coach Mike Malone, da tempo estimatore di Thomas, ha parlato delle qualità di leadership e dell’importante presenza in spogliatoio per i suoi Nuggets dell’ex giocatore di Sacramento Kings e Phoenix Suns:

Anche se non ha ancora giocato, Thomas ha già avuto un profondo impatto sui nostri giovani. Isaiah è sempre presente, la sua voce si fa sentire in spogliatoio, negli huddle durante le partite ed in allenamento. Il nostro è un gruppo di ragazzi tranquilli, e chi conosce Isaiah sa che lui non è di certo un tipo tranquillo, per cui la sua presenza è una buona cosa. Thomas ha leadership e carisma, la sua voce è importante per noi

Così il compagno di squadra Monte Morris:

La sua capacità di guidare un gruppo ci ha aiutati. Probabilmente oggi non saremo così in alto in classifica se Thomas non fosse stato con noi, senza i suoi consigli e la sua esperienza. Io lo vedo come un esempio, non solo perché sia un mio pariruolo, ma anche per via di tutto ciò che ha passato e della sua grande esperienza

Denver Nuggets, Isaiah Thomas è pronto al rientro, in campo a febbraio

Isaiah Thomas

Denver Nuggets, Isaiah Thomas potrebe ritornare in campo a febbraio?

Adrian Wojanorowski di ESPN riporta di “un certo ottimismo” in ambienti Nuggets sul pieno recupero ed il ritorno sui campi da gioco della point- guard ex Boston Celtics e Cleveland Cavs già nella seconda settimana di febbraio. Le due sfide casalinghe contro Miami Heat e Sacramento Kings dell’11 e 13 febbraio l’obiettivo minimo di Thomas e Nuggets.

Isaiah Thomas ha finalmente completato il lungo processo di riabilitazione e preparazione atletica dopo l’operazione all’anca destra subita nel marzo 2018. L’ex giocatore di Lakers, Kings e Suns dovrà ora sostenere alcuni allenamenti completi 5 vs 5 prima di esere dichiarato abile e arruolato a tutti gli effetti.

Isaiah Thomas ha firmato in estate un contratto annuale garantito con i Denver Nuggets.

Dopo aver condotto i suoi Celtics sino alla finale della Eastern Conference nel 2017 (1-4 per mano dei Cleveland Cavs di LeBron James), Thomas fu coinvolto durante la off-season dello stesso anno nella celebre trade che portò Kyrie Irving proprio a Boston.

L’avventura di Thomas a Cleveland sarebbe durata solo 15 partite. Un infortunio all’anca destra costrinse il prodotto dell’università di Washington a saltare i primi due mesi di regular season, e l’8 febbraio 2018 Isaiah Thomas fu spedito a Los Angeles, sponda Lakers, assieme a Channing Frye in cambio di Jordan Clarkson e Larry Nance Jr.

Nuggets, ancora lontano il ritorno in campo di Isaiah Thomas

infortunio isaiah thomas-Isaiah Thomas-Miami

Ancora lontano il ritorno in campo di Isaiah Thomas. L’ex point guard dei Boston Celtics è ancora alle prese con le ultime fasi di riabilitazione dopo l’intervento all’anca subito a marzo.

Thomas non è sceso in campo per nessuna delle partite di pre-season disputate dai Denver Nuggets.

Lo staff medico della franchigia del Colorado ha deciso di valutare con estrema cautela le condizioni di Thomas, onde evitare un rientro in campo affrettato.

In estate, Isaiah Thomas ha firmato un contratto annuale al minimo garantito per i veterani con i Denver Nuggets. In Colorado l’ex Cleveland Cavs ha ritrovato Mike Malone, già suo allenatore ai tempi dei Sacramento Kings.

Al termine della stagione 2017\18, iniziata a Cleveland e finita a Los Angeles, sponda Lakers, “I.T.” si è sottoposto ad un intervento in artroscopia all’anca.

Un infortunio procuratosi al termine della stagione 2016\17, e che continua ancora oggi a condizionare carriera e prestazioni di un giocatore capace di terminare quarto nell’annuale classifica per l’MVP stagionale, solo due anni fa.

Il biennio 2017-2018 è stata davvero tormentato, per Thomas. Alla tragica morte della sorella Chyna in un incidente d’auto a metà aprile 2017, si sono rapidamente aggiunti l’infortunio e la trade che ha spedito Isaiah a Cleveland, in cambio di Kyrie Irving.

L’esperimento Thomas-LeBron James è durato solo lo spazio di 15 partite. A metà febbraio una nuova trade ha portato l’ex Washington Huskies a Los Angeles.

L’estate 2018 di Thomas è stata caratterizzata da un piccolo incidente diplomatico, e dai timori sulle sue condizioni fisiche, che hanno di fatto azzerato l’interesse sul mercato dei free agent nei suoi confronti.

mentre Thomas continua il percorso di recupero, il ruolo di back-up di Jamal Murray nelle rotazioni di coach Malone sarà occupato dalla guardia al secondo anno Monte Morris.

Isaiah Thomas insulta Cleveland sui social: “Città di m…”, poi le scuse

isaiah Thomas

Gaffe di Isaiah Thomas su Instagram. In una breve diretta video su Instagram Live, Thomas ha definito la città di Cleveland “un posto di m…a”, ed ha aggiunto che non c’è da sorprendersi che LeBron James se ne sia andato per la seconda volta.

Nel video, Thomas dice di aver amato Sacramento, Boston e Los Angeles, e di non aver avuto problemi con Phoenix, città per le quali l’ex Washington Huskies ha giocato in passato.

Poi l’uscita infelice sulla città sul lago Erie:

Poche ore dopo aver pubblicato il video, Isaiah Thomas sì è sentito in dovere di scusarsi. Via twitter, la point-guard dei Denver Nuggets si dole d’aver usato un linguaggio scorretto, e di aver offeso quanti a Cleveland gli hanno voluto bene, nonostante la fallimentare esperienza in maglia Cavs durante la stagione passata:

In un nuovo video postato su Instagram, Thomas s’è poi profuso in ulteriori scuse:

Non avrei dovuto dirlo… Cleveland era ok, non ci sono stati mai problemi. La situazione non era delle migliori, ma mi scuso per aver detto che Cleveland è un posto di m…a. Non lo è

– Isaiah Thomas su Cleveland –

Isaiah Thomas fu coinvolto nella trade che spedì Kyrie Irving a Boston il 31 agosto scorso. Arrivato ai Cleveland Cavs, Thomas rientrò in campo solo il 2 gennaio, dopo un lungo stop causato da un infortunio all’anca destra.

L’ex Boston Celtics giocò solo 15 partite in Ohio, un periodo caratterizzato dalle difficoltà sul campo sia personali che della squadra. l’8 febbraio, Isaiah Thomas viene ceduto ai Los Angeles Lakers assieme a Channing Frye, in cambio di Jordan Clarkson e Larry Nance Jr.

Divenuto free agent in luglio, Thomas ha firmato un contratto annuale al minimo garantito per i veterani con i Denver Nuggets, squadra allenata da Michael Malone, ex coach di Isaiah a Sacramento.

Isaiah Thomas e il suo approdo ai Nuggets: “Per me conta solo giocare”

infortunio isaiah thomas-Isaiah Thomas-Miami

Isaiah Thomas pronto a ricominciare da Denver. L’ex point-guard dei Lakers, ha spiegato in una recente intervista i motivi del suo approdo ai Nuggets.

Isaiah Thomas: “Non mi interessava qualsiasi proposta economica in free agency”

Dalle stelle alle stalle. Proverbio più che azzeccato potrebbe descrivere le ultime due stagioni vissute da Isaiah Thomas. Dopo l’exploit vissuto due stagioni fa a Boston, la point-guard ex Celtics ha vissuto una stagione da incubo tra la parentesi ai Cavaliers e quella ai Lakers.

Nel mezzo delle due esperienze in Ohio e in California, Thomas ha subito gravi problemi fisici all’anca destra, che lo hanno messo fuori da molte partite stagionali decidendo dunque di ripartire dai Denver Nuggets.

In queste ultime ore lo stesso Thomas in una recente intervista ha spiegato tutti i motivi che lo hanno spinto ad accettare l’offerta contrattuale al minimo salariale proposta in questi ultimi giorni dal team del Colorado.

Ecco le parole rilasciate da IT ai microfoni di Christopher Dempsey insider di ‘Nba.com‘:

In questa free agency ho soltanto pensato al mio futuro. Per me conta solo giocare. Qualsiasi fosse la destinazione che avrei scelto quest’estate, per me era estremamente importante dimostrare di essere lo stesso giocatore ammirato due anni fa a Boston. Posso essere capace di dare ancora molto in questa lega e sono pronto a cogliere al volo l’opportunità che mi hanno concesso i Nuggets. Non mi interessava qualsiasi proposta economica altisonante. Ritornare sul parquet ed esprimere il mio talento è la sfida che mi sono posto in vista della prossima annata”.

 

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Thomas-Nuggets: è ufficiale. Contratto annuale per Isaiah

free agency Isaiah Thomas

Sembravano solo voci di mercato, ma adesso Thomas-Nuggets è ufficiale. Lex playmaker dei Los Angeles Lakers ha trovato l’accordo con Denver.

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN:

Thomas-Nuggets: i dettagli

I Denver Nuggets hanno dunque preso Isaiah Thomas che ha firmato un contratto della durata di un anno a 2 milioni di dollari, sfruttando il fatto che il piccolo play è ormai da anni in NBA e può sottoscrivere accordi come “veterano”.

L’operazione può servire ad entrambe le parti; la squadra di Michael Malone potrà contare su un giocatore che soltanto due stagioni aveva guidato i Boston Celtics a quota 53 vittorie, finendo al 3° posto come punti segnati e 5° nella corsa all’MVP. Thomas partirà dalla panchina, visto che il play titolare sarà ancora Jamal Murray, e dunque dovrà essere incisivo quando verrà chiamato in causa. I pro per il giocatore sono proprio da questo punto di vista, se riuscisse a tornare il giocatore che era, o comunque a tornare vicino a quegli standard, nella prossima free agency potrebbe trovare una soluzione economica gratificante.

Thomas dopo l’addio a Boston non ha mantenuto le attese ai Cleveland Cavaliers, complici anche gli infortuni, dove ha segnato 14.7 punti ma tirando con un pessimo 36.1% dal campo in 27.1 minuti di media, ma anche ai Los Angeles Lakers non è andata meglio, viste le 17 presenze e poi lo stop per un intervento chirurgico in artroscopia all’anca.

 

Isaiah Thomas-Miami: l’ex Celtics interessa agli Heat

infortunio isaiah thomas-Isaiah Thomas-Miami

Isaiah Thomas-Miami affare possibile? Secondo gli ultimi rumors si. Isaiah Thomas potrebbe lasciare Los Angeles quest’estate. Si sono infatti fatti avanti i Miami Heat, che sono interessati al giocatore per puntare al raggiungimento dei playoffs anche il prossimo anno. Però probabilmente gli Heat non avrebbero lo spazio salariale necessario per poterlo firmare, secondo quanto riferito da Ira Winderman. Isaiah Thomas sarebbe di grande aiuto per una squadra che fatica a segnare tanto, ma è in forte dubbio che l’All-Star, reduce da una stagione marcata dall’infortunio all’anca, firmi un contratto a breve termine con gli Heat. Il giocatore sarà free agent e i Lakers penseranno ad altri due nomi, LeBron James e Paul George, prima di una possibile firma in giallo-viola per Isaiah.

Isaiah Thomas-Miami: Heat la squadra giusta?

Gli Heat potrebbero essere la squadra perfetta per la rinascita di Isaiah Thomas che questa stagione ha faticato molto. Lui lo sa. Sa che gli Heat hanno fatto rinascere molti giocatori giunti nel peggior momento della loro carriera. Ciò nonostante tutto dipenderà da quanto Isaiah chiederà agli Heat. La stella dei Lakers poteva chiedere un contratto al massimo salariale, ma ora tutto è cambiato a causa dei problemi all’anca. Inoltre Isaiah Thomas non si definisce assolutamente un sesto uomo e perciò a complicare la firma con gli Heat ci sarebbe anche Goran Dragic.

Empatia

Empatia NBA

“Say my name”. La voce roca di Bryan Cranston che scandisce lentamente queste tre parole riecheggia inevitabilmente nella mente di chi ha avuto modo di seguire le vicende di Walter White – Heisenberg in Breaking Bad: una citazione iconica che riflette la superbia, la sfrontatezza e la voglia di riscatto del personaggio meravigliosamente creato da Vince Gilligan. Un’ossessione, quella del “Remember the name”, che rappresenta un tratto comune anche a più storie all’interno della NBA. Tuttavia, ciò che nella maggior parte dei casi crea più empatia con i nostri idoli (sia che appartengano al mondo dello sport oppure alla narrativa seriale), non è tanto questo tipo di atteggiamento forzato ed eccessivamente machista: il momento in cui difatti ci sentiamo maggiormente vicini a loro è quando essi si rivelano in tutte le loro fragilità e debolezze, creando per una volta un varco nella propria aura di invincibilità.

È quello che ad esempio è avvenuto in tutti noi leggendo nelle scorse settimane le dichiarazioni di DeMar DeRozan e Kevin Love riguardanti i loro problemi di salute mentale: un messaggio importante e straordinariamente autentico, che si contrappone inevitabilmente con le recenti cronache delle sempre più frequenti risse sui parquet NBA. In una lega in cui difatti sembra essere fondamentale difendere l’onore del proprio nome e imporre il proprio ego, è impossibile non simpatizzare e compatire quelle superstar che rivelano le proprie insicurezze e debolezze e che cercano, quotidianamente come tutti noi, di affrontarle.

Proseguendo nel nostro parallelismo con Breaking Bad, c’è un momento preciso all’interno della serie  (precisamente nel penultimo episodio che precede il gran finale), in cui lo spettatore si trova probabilmente per la prima volta a provare realmente empatia per Walter White: in un contesto inanimato e freddo, completamente agli antipodi rispetto a quello che fa da contorno alla memorabile battuta “Say my name”, ritroviamo difatti un Heisenberg solo ed inerme, costretto a fronteggiare il proprio destino e a fare i conti con le proprie fragilità.

 

Empatia
Attimi di empatia #1: “Breaking Bad – episodio 5×15 – “Granite State”.

 

In occasione dell’inizio dei playoff abbiamo cercato dunque di prendere spunto da questa toccante scena per raccogliere una lista di indimenticabili istantanee in grado di cogliere tutta l’umanità di volti più e meno noti della lega: lacrime, confessioni, frustrazioni ed altri momenti entrati di diritto nella storia della NBA rafforzando il legame emotivo tra i tifosi e i loro beniamini.

Un paio di precisazioni prima di incominciare: per celebrare l’inizio della fase più coinvolgente ed esaltante della stagione, le vicende qui descritte sono rigorosamente avvenute durante una serie di playoff. Nonostante questo accorgimento restringa notevolmente il campo di ricerca, la lista rimane comunque personalissima e sicuramente non del tutto completa. Per questo motivo, se all’appello dovessero mancare alcune istantanee importanti per voi, non esitate a segnalarcelo.

Isaiah Thomas e Avery Bradley. Gara 1, Chicago Bulls vs Boston Celtics, 2017. “Una spalla silenziosa su cui piangere”

Empatia
Attimi di empatia #2: “Isaiah Thomas e Avery Bradley stretti nel dolore per la scomparsa di Chyna”

 

Isaiah Thomas, Avery Bradley ed uno Spalding al loro fianco. Un triste abbraccio che racconta il dolore di Thomas, sconvolto per la tragica scomparsa della sorellina Chyna in un incidente stradale a poche ore dall’inizio della serie. Sembra impossibile sovrapporre questa immagine con gli highlights della straordinaria partita di IT4 in gara 1: 33 punti e 6 assist che raccontano tutta la forza d’animo di un giocatore e di un uomo straordinario. Per una volta però spostiamo la nostra attenzione su Avery Bradley, la spalla silenziosa che accoglie e sostiene Isaiah. I due sono cresciuti insieme nelle periferie di Seattle e giocano insieme da quando hanno 11, 12 anni. Quanto deve essere difficile per Bradley vedere il suo amico in queste condizioni? Quali parole dovrebbero uscire dalla sua bocca per riuscire a confortarlo? La guardia tiratrice di Boston, ora tra le file dei Clippers, è sempre stato un ragazzo tranquillo, fuori e dentro al campo: un talento sempre al servizio della squadra, poco appariscente ma sempre fondamentale. Palleggia nervosamente con lo Spalding quasi a cercare di distrarsi e distrarre l’amico trovando conforto nel gioco, un po’ come Isaiah farà da lì a poco durante la partita. Si interrompe, fissa il suo compagno di squadra e rimane lì, in silenzio a confortarlo.

Tim Duncan. Gara 7, finali NBA 2013. “Anche i robot hanno un cuore”

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Attimi di empatia #3: “La frustrazione di Tim Duncan”

L’istant classic delle NBA Finals 2013 non può che essere ovviamente “the shot”: il tiro dall’angolo con cui Ray Allen ha permesso ai Miami Heat dei Big Three LeBron, Wade e Bosh di riacciuffare in extremis un pareggio del tutto insperato in una gara 6 e in una serie ormai ineluttabilmente indirizzata verso i San Antonio Spurs. Nella memoria dei tifosi degli Speroni però, il ricordo probabilmente più doloroso di quelle epiche Finals è un altro, avvenuto nella successiva gara 7 e con protagonista il volto ed il leader indiscusso della franchigia, ovvero Tim Duncan. Entrando nell’ultimo minuto di gioco e sul punteggio di 88-90 per gli Heat, Tim riceve palla in post basso marcato da un difensore arcigno ma che comunque gli concede più di qualche centimetro come Shane Battier. L’azione sembra essere destinata a concludersi con il classico mezzo gancio dell’ala forte caraibica, il primo membro di un’equazione che ha sempre come risultato due punti a referto. Duncan invece sbaglia, si avventa sul pallone per correggere il tiro e sbaglia nuovamente. Cerca incredulo di gettarsi ancora a rimbalzo, egli stesso sorpreso e ferito dai propri errori. Dopo essersi passato la canottiera sulla fronte per asciugare il sudore torna con la sua inimitabile andatura verso la propria area, dove sfoga la sua rabbia sbattendo entrambe le sue enormi mani contro il parquet dell’American Airlines Arena. Palla Miami e time out. Il giocatore più imperscrutabile della lega, il campione dal volto privo di emozioni, non si muove, rimane lì piegato sulle proprie ginocchia. Solo con tutta la sua frustrazione.

LeBron James. Gara 1, finali NBA 2014. “Empatia verso un Re che ha perso la sua corona”

LeBron james-empatia
Attimi di empatia #4: “LeBron James costretto dai crampi a sedersi in panchina”

 

Ci sono dei momenti nello sport in cui sembra esserci un destino che si deve inevitabilmente compiere. Un finale già scritto che non può subire correzioni e di cui si può essere unicamente spettatori mentre le tessere del puzzle finiscono ordinatamente al loro posto. Avevamo lasciato un Tim Duncan affranto e deluso a causa di un lay up che, citando la sua stessa conferenza post partita, “lo perseguiterà per sempre”: ora, se ci fosse ancora bisogno di specificarlo, la lega appartiene definitivamente a LeBron James. L’unico ostacolo che sembra poter rallentare il percorso del Re verso la sua piena consacrazione, sono ancora una volta i San Antonio Spurs, la squadra nuovamente da battere per poter conquistare l’anello per il secondo anno consecutivo. La pressione sulle robuste spalle di LeBron è altissima: nonostante i due titoli vinti con gli Heat, c’è chi ancora non ha perdonato la decision di trasferire i suoi talenti a Miami e che tifa per il suo fallimento. A vincere quella serie di finale saranno gli Spurs: 12 giocatori in missione che, grazie allo splendido gioco corale architettato da Gregg Popovich, si prendono la loro rivincita chiudendo un cerchio iniziato un anno prima con il tiro decisivo di Ray Allen. LeBron esce sconfitto. Il suo fisico statuario lo ha abbandonato proprio nel momento decisivo: nei minuti finali di gara 1 difatti è costretto, a causa delle altissime temperature raggiunte all’interno dell’AT&T Center per via di un malfunzionamento dell’impianto di condizionamento, ad abbandonare il gioco indebolito e tartassato dai crampi. Sembrava invincibile LeBron. Quanto fa strano ora vederlo lì, seduto in una panchina che sembra inadeguata per le dimensioni del suo corpo e per la regalità del suo gioco.

Ron Artest. Gara 7, finali NBA 2010. “Thank you, Dr. Santhi”

Attimi di empatia #5: “Ron Artest e la sua inusuale intervista di ringraziamento”

 

Fino ad ora le istantanee raccolte nella nostra lista hanno raccontato unicamente momenti di profonda tristezza e frustrazione: episodi rari in cui anche i superuomini della NBA si mostrano al mondo come comuni mortali afflitti dalle avversità della vita e della loro professione. La storia di Ron Artest però è sempre stata un’eccezione, un susseguirsi frenetico di eventi, come in questo caso, del tutto fuori programma. I Lakers si sono appena laureati campioni NBA, dopo sette tiratissime gare contro i Boston Celtics. Artest è probabilmente all’apice della sua carriera: dopo aver difeso splendidamente per tutta la serie su Paul Pierce, ha messo a segno una tripla pazza ad un minuto dalla fine di gara 7, regalando la vittoria e l’anello a Kobe e agli altri suoi compagni. Prima di sollevare il Larry O’Brien Trophy, viene avvicinato da Doris Burke per l’intervista di rito dei vincitori: una consuetudine a cui solitamente i giocatori si prestano accennando qualche frase fatta mandata praticamente a memoria. Come dicevamo però, Ron Ron non ha un ottimo rapporto con le consuetudini. Ha un ringraziamento speciale che ci tiene assolutamente a fare. Dal 2008 difatti ha iniziato, in seguito a delle accuse di violenza domestica, un percorso di terapia con la dottoressa Santhi Periasamy per imparare a gestire la propria rabbia. Un problema, quello degli attacchi di ira, che lo accompagna da quando era poco più di un bambino e che lo ha penalizzato e non poco durante la sua carriera NBA (basti pensare alle 73 partite di squalifiche comminategli dalla lega in seguito a “the Malice at the Palace”). “Vorrei ringraziare la mia dottoressa. La dottoressa Santhi, la mia psicologa. Mi ha aiutato molto a rilassarmi. La ringrazio tantissimo. È così difficile giocare… c’è così tanta confusione durante i playoff. Mi ha aiutato a rilassarmi. La ringrazio tantissimo”. Anche i campioni NBA hanno bisogno di chiedere aiuto ogni tanto. E non c’è niente di male ad ammetterlo.

Craig Sager. Gara 6, finali NBA 2016. “#Sagerstrong”

Empatia
Attimi di empatia #6: “Craig Sager che sorride durante la sua intervista a LeBron James”

 

Craig Sager era una persona speciale. Descrivere ancora una volta il coraggio e la forza d’animo con cui ha fronteggiato la sua terribile malattia sembra quasi superfluo: meglio rimanere comodi e leggere il racconto di chi per anni ha affiancato i suoi coloratissimi completi durante le interviste da bordo campo. C’è un’istantanea però su cui è impossibile non soffermarsi provando enorme empatia ed emozione: Gara 6 delle NBA Finals 2016, Sager, giornalista di TNT, viene prestato all’altra piattaforma televisiva ESPN, per permettergli di lavorare su una partita di Finale dei playoff per la prima volta nella sua illustre e lunga carriera. Nonostante sia notevolmente debilitato dalla grave malattia, l’eccentrico bordocampista accoglie con la sua solita spensieratezza la sfida e al termine di una splendida partita vinta dai Cleveland Cavaliers si appresta ad intervistare LeBron James (il quale al termine della serie riporterà a Cleveland un titolo sportivo a distanza quasi di mezzo secolo… si parlava di destino poco fa). Sul volto scavato che Craig Sager non ha paura a mostrare al pubblico, splende un sorriso che, nonostante tutto, sembra essere ancora più vivace degli abiti che indossa.