I Nuggets dominano e brillano, per i Blazers è buio pesto e 3-2 nella serie

Dopo l’esito di gara 3, terminata dopo 4 overtime in favore dei padroni di casa di Portland, sembrava che le sorti della serie sarebbero state inevitabilmente segnate da quel risultato. Così non è stato e dopo la vittoria di gara 4, i Denver Nuggets dominano i Portland Trail Blazers in gara 5. L’incontro si è chiuso su un perentorio 98-124, con i Blazers che non sono mai stati in vantaggio in tutto l’incontro.

A condurre la squadra del Colorado, sul parquet amico, sono state le ottime prestazioni di tre giocatori diversi. Giocatori ai quali i supplementari thriller persi in Oregon hanno dato una spinta in più, contrariamente alle attese. Parliamo di Nikola Jokic, che ha chiuso con 25 punti, 19 rimbalzi e 6 assist, Jamal Murray, autore di 18 punti e 9 assist e Paul Millsap, che ha fatto registrare 24 punti e 8 rimbalzi.

Non brilla nessuno, invece, tra le fila dei Blazers: Damian Lillard si ferma a 22 punti e 2/9 da tre, Cj McCollum a 12 punti e 5/16 dal campo e Enes Kanter, infine, a soli 7 punti e 8 rimbalzi.

Le parole dei protagonisti, ora di nuovo diretti verso Portland

Nel post partita, come riportato da Ohm Youngmisuk per ESPN, tutti i membri dei Denver Nuggets hanno lodato il gioco di squadra e, in particolare, un giocatore che sta facendo molto bene, di recente.

Coach Mike Malone ha rimarcato quanto il concetto di collettivo sia importante per i suoi:

“Se riguardiamo alle 82 partite di regular season, siamo secondi nella lega per assist per partita. E’ il modo di giocare che alleniamo e perseguiamo. Noi giochiamo per i compagni, non semplicemente con i compagni. E’ questo che ci piace fare, quello che facciamo sempre. Vedendoci giocare si vede quanto ci interessi l’uno dell’altro, e questo è ciò che amo del nostro gruppo”

Poi, i Nuggets hanno pensato bene di lodare il lavoro incredibile che sta mettendo in campo, da protagonista, il veterano Paul Millsap.

Per Jamal Murray“Non è la prima volta per lui, è già arrivato a questo punto della stagione. Sta mostrando ancora quanto sia utile da entrambi i lati del campo. E’ uno di quei giocatori che sanno essere aggressivi e segnare quando serve”

Per Nikola Jokic, invece: “E’ stato fondamentale, ha messo le cose in chiaro in molti ambiti, fisicità, ritmo, attacco, difesa… è stato fondamentale. Per tutti i Playoff in realtà ha giocato molto bene, probabilmente ha attivato la modalità Playoff”

Infine, per Malone“Paul ha avuto un impatto incredibile, soprattutto sulle nostre formazioni senza centro. Se guardiamo anche agli incroci di regular season è stato fenomenale, rappresenta la calma nella nostra squadra”

Dall’altro lato del parquet si trovava un Lillard con sentimenti ovviamente opposti, e che ha promesso rivalsa in vista della prossima gara 6, prevista per giovedì notte a Portland:

“Sia che si perda per 1 punto che per 25, si tratta sempre di una sola partita. Ora torneremo in casa per provare a portare la serie a gara 7”

Jokic, Murray e Will Barton spingono i Denver Nuggets, Malone: “Siamo indistruttibili”

La nota più positiva della maratona di gara 3 coach Mike Malone l’aveva probabilmente individuata nel recupero mentale di Will Barton, giocatore importantissimo per i Denver Nuggets ma in crisi offensiva in questi combattutissimi playoffs in Colorado.

In gara 3, Barton aveva chiuso con 22 punti e ritrovata verve offensiva, che si era aggiunta alla consueta intensità difensiva su Damian Lillard e C.J. McCollum (due stoppate nei tempi supplementari).

In gara 4, due tiri da tre punti fondamentali per respingere nel quarto quarto la rimonta dei Portland Trail Blazers sono arrivati dallo stesso Barton, ex di turno della serie ed autore di una prova da 11 punti e 5 rimbalzi in 30 minuti di gioco. 4 su 14 al tiro per l’ex Blazers, ma due dei quattro canestri arrivano negli ultimi cinque minuti di gara, sui puntuali scarichi di Nikola Jokic (102-98 a 3:02 dal termine, e poi ancora 107-102 a 1:47 dalla sirena finale).

Al resto ci hanno pensato la freddezza ai liberi di Jamal Murray (seconda escursione consecutiva oltre quota 30 punti – 34 con 5 rimbalzi e 4 assist a fine gara), la tripla-doppia da 21 punti, 12 rimbalzi e 11 assist di Nikola Jokic e la difesa asfissiante dei Nuggets su Damian Lillard, che deve faticare per guadagnarsi ognuno dei suoi 28 punti finali.

Gara 4 tra Portland Trail Blazers e Denver Nuggets termina 116-112, una vittoria importante per gli uomini di Mike Malone, ora di nuovo in possesso del vantaggio del campo e diretti in Colorado per una decisiva gara 5.

Quando una squadra va sotto 3-1, sappiamo benissimo tutti come va a finire” Così Malone nel post gara “Non abbiamo tremato, siamo restati uniti ed abbiamo mostrato una capacità di soffrire ed una durezza mentale difficile da descrivere. Ero fiducioso, in stagione siamo stati la miglior squadra NBA per seconde gare di un back-to-back con 12-1, e siamo 13-3 nelle partite risolte da meno di 5 punti di scarto“.

Che per Jamal Murray sarebbe stata una serata da ricordare lo ha dimostrato il suo primo canestro della gara, un’acrobazia da dietro il tabellone, al quale è seguita poche azioni dopo una poderosa schiacciata a difesa schierata.

Ritmo e condizioni fisiche migliori per Jamal Murray, che in difesa rimane un anello debole della catena dei Denver Nuggets ma in attacco sa come compensare. La point-guard canadese sfodera il meglio del suo repertorio offensivo, “teardrop” in avvicinamento, penetrazioni forti al ferro e soprattutto tanto coraggio e grande imperturbabilità in lunetta, nonostante la pressione del risultato della partita su di sé.

I tiri liberi sono la specialità della casaJamal Murray spiega a fine partita, dopo il suo perfetto 11 su 11 dalla linea dei tiri liberi “Mi alleno sempre, anche con mio padre, tiro bendato e lui ‘simula’ l’effetto del tifo avversario“.

I dubbi sulla tenuta fisica di Nikola Jokic dopo i 65 minuti giocati in gara 3 sono in parte dissipati dai 39 minuti giocati in gara 4. Il serbo riesce a stare lontano dai falli nonostante l’affaticamento, ed in attacco si dimostra più fresco del rivale diretto Enes Kanter. I Nuggets vacillano nei minuti di riposo del loro MVP, ma rimbalzano alla grande (+17 di plus\minus) con Jokic in campo: “Ci siamo detti: ‘se vinciamo questa, la sconfitta di gara 3 non significherà poi così tanto’. D’accordo, è stata una partita lunghissima e difficile, ma ce la siamo lasciata alle spalle

Come ho recuperato? Ho mangiato, guardato un po’ di TV, ho mangiato ancora e mi sono fatto una bella dormita. E non ho pensato per nulla alla partita, a dire il vero

La quarta tripla doppia di Nikola Jokic piazza il serbo al secondo posto – temporaneo- nella classifica di triple doppie ai playoffs per giocatori alla prima partecipazione, alle palle di Magic Johnson, che nel 1980 si fermò a quota 5.

Blazers, Moe Harkless (caviglia destra) in forte dubbio per gara 3

Portland Trail Blazers, Moe Harkless è in dubbio per la terza partita della serie contro i Denver Nuggets, dopo la leggera distorsione alla caviglia destra accusata nel finale di primo tempo di gara 2 al Pepsi Center di Denver.

Harkless si è sottoposto nella giornata di giovedì a risonanza magnetica, che ha confermato la distorsione. In questa stagione, l’ex giocatore degli Orlando Magic ha disputato 60 partite, viaggiando a 9.5 punti e 5.8 rimbalzi di media a gara nelle 7 partite di playoffs sinora disputate.

Per i Blazers, in caso di forfait il posto in quintetto di Moe Harkless sarà occupato con ogni probabilità da Jake Layman, il terzo anno da Maryland poco utilizzato sinora in post-season da coach Terry Stotts.

In vista di gara 3, in programma nella notte italiana tra venerdì 3 e sabato 4 maggio al Moda Center di Portland, Oregon, entrambe le squadre dovranno fare i conti con i problemi fisici di alcuni giocatori. Oltre a Harkless, Enes Kanter è alle prese con un problema alla spalla sinistra, infortunio eredità della serie di playoffs precedente contro gli Oklahoma City Thunder.

Per i Nuggets, Torrey Craig dovrebbe essere della partita nonostante la contusione al volto rimediata nel secondo quarto di gara 2, mentre una forte contusione alla coscia destra ha impedito a Jamal Murray di terminare la seconda partita della serie.

Nuggets, Jamal Murray soffre ma non cede per gara 3: “Coscia fa un male cane, ma ci sarò”

Lillard e Stotts sulla difesa Nuggets

Alla serata offensiva da incubo dei Denver Nuggets, che in gara 2 hanno ceduto temporaneamente il vantaggio del campo ai Portland Trail Blazers perdendo al Pepsi Center per 97-90, si aggiungono le condizioni fisiche non perfette di Jamal Murray.

Murray aveva subito un brutto colpo alla coscia destra durante la serie di primo turno contro i San Antonio Spurs, cercando di passare sopra ad un blocco dello “spigoloso” Jakob Poeltl. Infortunio che si è rivelato essere una semplice, per quanto dolorosa, contusione al quadricipite femorale.

La classica “vecchia”, come è definito questo tipo di botte in varie parti d’Italia, che ha costretto uno zoppicante Murray ad arrendersi a 53 dal termine della seconda gara, dopo una partita da 15 punti e 7 assist in 35 minuti.

Fa parecchio male” così il canadese nel post partita “Quei blocchi fanno male, ho sofferto tutta la partita e coach Malone ha dovuto sostituirmi alla fine. Ora devo cercare di recuperare per gara 3 e nient’altro“.

Una partita ruvida la seconda della serie tra Nuggets e Trail Blazers. Damian Lillard ha tirato male e sofferto in alcuni frangenti la pressione difensiva dei padroni di casa, Nikola Jokic ha avuto problemi di falli ed ha sofferto a sua volta la difesa organizzata dei Blazers, decisi a non concedergli punti facili ed a forzarlo a cedere il pallone.

Torrey Craig ha rimediato un colpo al volto che lo ha costretto a ritornare in campo diversi minuti più tardi, indossando una maschera protettiva.

Moe Harkless ha terminato anzitempo la sua gara per una leggera distorsione alla caviglia sinistra. Gary Harris, Jamal Murray ed Enes Kanter sono stati protagonisti a pochi secondi dal termine di un battibecco a centrocampo, per una spinta involontaria del turco sul povero Craig, a sua volta provocata da una spinta di Jokic su Kanter.

Niente di intenzionale o di scorretto” E’ il commento di coach Mike Malone “La prima giocata (su Torrey Craig, ndr) è stata accidentale, sulla seconda giocata Kanter è un po’ ‘volato via’ su una spinta di Jokic ed è finito contro Craig, senza farlo apposta… ci sono due squadre che si stanno giocando la finale di conference, l’intensità della serie si alzerà ancora ma non c’è stato finora nulla di scorretto“.

I Denver Nuggets hanno terminato la loro partita con un misero 34.7% al tiro (20.7% al tiro da tre punti), e non sono riusciti a sfruttare nel quarto periodo un vantaggio a rimbalzo d’attacco contro dei Blazers affaticati da un primo tempo difensivamente eccellente, e privi di Harkless nel finale di gara.

Ok Nuggets, buona la prima e Blazers sotto 1-0, Malone: “Jokic è uno tosto”

Jokic-murray-insieme-abbraccio

Dopo solo una notte di riposo dopo la vittoria in gara 7 contro i San Antonio Spurs, i Denver Nuggets tornano a vincere sul parquet amico. Hanno infatti superato i Portland Trail Blazers per 113-121 in gara 1 del secondo turno.

La squadra del Colorado è stata trascinata dai due soliti noti, Nikola Jokic e Jamal Murray, e da una buona prestazione al tiro da 3 di tutta la squadra, che ha chiuso con un 41.4 % collettivo.

Il “Joker” ha chiuso la partita con 37 punti, 9 rimbalzi, 6 assist, 3 palle rubate e 2 stoppate. Il tutto condito da un 61% al tiro, un perfetto 12/12 dalla lunetta dei tiri liberi e un ottimo 3/5 da oltre l’arco. Una prestazione maiuscola da tutti i lati del campo, da parte di un giocatore che si sta esaltando in questi Playoff.

Jamal Murray, dal canto suo, ha fatto registrare 23 punti, 8 assist e un 3/6 al tiro da tre punti. Anche il numero 27 si sta dimostrando, come il compagno serbo, assolutamente all’altezza di questo tipo di palcoscenici, nonostante i molti dubbi che i più nutrivano sui due prima dell’inizio della postseason, dovuti alla  loro inesperienza.

A Portland, invece, non è bastata l’ennesima buona prestazione di Damian Lillard, che ha chiuso con 39 punti e 6 assist, sebbene abbia fatto registrare solo un 4/12 al tiro da tre punti. Né tanto meno quella superba di Enes Kanter, da 26 punti in 33 minuti con un 11/14 al tiro.

“Nikola è più tosto di quanto tutti voi pensavate”

Nel post-partita Coach Mike Malone si è coccolato il suo centro e leader, Nikola Jokic, sottolineandone la forza e la sicurezza mostrate:

“Nikola è un giocatore giovane che capisce perfettamente i momenti, oggi ha giocato ben 41 minuti. E’ molto. Sono 8 partite adesso, in cui gli chiediamo tantissimo in difesa e in attacco. (…) Tutto questo ricade su Nikola che ci dimostra di essere più tosto di quanto tutti voi pensavate. Sta giocando sempre tanti minuti e sempre al massimo, in un palcoscenico completamente nuovo per lui. Noi non abbiamo mai usato la stanchezza come scusa, e Nikola è un esempio superbo di questo aspetto”

Damian Lillard ha invece commentato questa prima gara della serie, confrontando anche gli avversari con quanto fatto vedere dagli OKC Thunder, affrontati nel turno precedente:

“Penso che siano squadre diverse ovviamente. Denver ha tiratori che OKC non aveva. Hanno un catalizzatore di gioco al centro dell’attacco, che fa si che la palla giri bene. Ne traggono vantaggio e creano tiri migliori, difficili per noi da chiudere. Forse ci è mancata un po’ di comunicazione anche su situazioni che avevamo preparato, come chiudere bene i loro uomini negli angoli. Per quanto riguarda le nostre palle perse (18, ndr), questo è esattamente ciò che vogliono loro, se permettiamo succeda non riusciremo mai a vincere una partita

Nuggets-Spurs, gara 2 è di Jamal Murray, Malone: “Noi come i Clippers!”

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E’ gara 2 tra Nuggets e Spurs, e Jamal Murray salva i Denver Nuggets da un potenziale 0-2 con un quarto periodo da 21 punti, trascinando i suoi ad una rimonta “alla Los Angeles Clippers”, nelle parole di coach Mike Malone.

I Nuggets si ritrovano a contemplare seriamente il doppio svantaggio nella serie, sotto di 19 punti (78-59) nel corso del terzo quarto. Murray ispira un quarto quarto da 39 punti per i padroni di casa, che prima di allora avevano faticato a trovare le giuste risposte a DeMar DeRozan e ad un Derrick White da 14 punti nel solo primo tempo (17 in tre quarti).

Con la partita ferma sul 73-56 a metà del terzo quarto per gli uomini di coach Gregg Popovich, Mike Malone spende un time-out extra e decide di tentare di agire sulla psiche dei suoi giocatori, entrati nella serie da ovvi favoriti ma improvvisamente sull’orlo di una voragine.

Ho ricordato ai miei ragazzi come ci fosse ancora tanto da giocare” Così coach Malone nel post gara “E gli ho ricordato di cosa avevano fatto i Clippers (la sera prima, ndr). Se avessimo continuato ad attaccare, a combattere, a crederci, allora avremmo avuto una chance. I ragazzi hanno reagito d’orgoglio con un parziale di 57-32“.

Uno 0-2 e due partite in casa dei più navigati San Antonio Spurs (32-9 in stagione all’AT&T Center) avrebbero chiuso con ogni probabilità prima del previsto la corsa playoffs della testa di serie numero 2 Denver Nuggets. I 19 punti recuperati da i Nuggets sono invece la terza peggior rimonta subita dagli Spurs nell’era Popovich: “Abbiamo concesso 39 punti nel quarto periodo, fine della storia… Millsap e Murray ci hanno puniti, e noi non abbiamo saputo opporre alcuna resistenza“.

Il quarto periodo di fuoco di Jamal Murray è arrivato in coda ad una partita difficile per la giovane point guard canadese, reduce da una gara 1 da 8 su 23 al tiro e da soli 3 punti nei primi tree quarti di gioco: “All’intervallo (Murray, ndr) era talmente frustrato per gli errori che l’ho preso da parte e gli ho detto: ‘fai un bel respiro, sembra che ogni tiro sia la fine del mondo. Jamal è il nostro asso, e noi dobbiamo credere in lui‘ Così Malone.

Nuggets-Spurs gara 2, Jamal Murray: “Un quarto periodo perfetto”

Stavo affrettando tutto” Jamal Murray analizza la sua partita “Non ero contento della mia partita in gara 1 (…) il quarto quarto è stato perfetto, tutti sanno che quando entro in ritmo, allora non ce n’è più per nessuno, mi sentivo caldo ed ho iniziato a tirare e tirare“.

Murray impatta prima e poi mette avanti i suoi Nuggets con tre triple pressoché consecutive, parte di una striscia di 8 tiri consecutivi a bersaglio nel quarto periodo.

Sul 112-101 Nuggets, Gregg Popovich si arrende e chiama in panchina i suoi titolari: “I miei compagni mi hanno aiutato tantissimo, hanno fiducia in me, mi hanno detto di continuare ad attaccare (…) dopo tre quarti in cui siamo stati bloccati, siamo riusciti a scioglierci nei minuti finali. Paul (Millsap, ndr) è uno dei leader di questa squadra, un esempio per noi, parla , ci mostra l’atteggiamento giusto e noi lo seguiamo“.

Prima dell’eruzione offensiva di Murray, sono l’esperto Paul Millsap (20 punti e 7 assist) e Gary Harris (23 a fine gara) a tenere i Nuggets in linea di galleggiamento, mentre Nikola Jokic sfiora la seconda tripla doppia in altrettante partite (21 punti, 13 rimbalzi e 8 assist).

Boston KO, i Denver Nuggets sono ai playoffs: “Una bella sensazione, dopo quattro anni di lavoro”

Con la vittoria del TD Garden si chiude per i Denver Nuggets il lungo periodo d’assenza dalla post-season, che durava da ben sei stagioni.

Nella partita del ritorno di Isaiah Thomas a Boston, la città di cui l’ex giocatore di sacramento Kings e Phoenix Suns fu per oltre due anni fu uno dei volti sportivi più amati, la consueta doppia-doppia di Nikola Jokic (21 punti e 13 rimbalzi, con 7 assist) ed i 20 punti di Will Barton archiviano una volta per tutte la delusione rimediata appena un anno fa all’ultima partita di regular season, uno spareggio-playoffs tra Nuggets ed i Minnesota Timberwolves di Jimmy Butler.

114-105 il risultato tra Nuggets e Celtics. La squadra di coach Mike Malone trova la 47esima vittoria stagionale, vittoria che consolida il secondo posto nella Western Conference e consente a Denver (47-22) di tenere nel mirino il primo posto dei Golden State Warriors, oggi in vantaggio grazie ai soli scontri diretti dopo la sconfitta di San Antonio.

Con 13 partite ancora da giocare, i Nuggets hanno oggi 3 partite e mezza di vantaggio sugli Houston Rockets, terzi ed impegnati in una battaglia per la miglior posizione possibile assieme a Portland Trail Blazers, Oklahoma City Thunder ed ai sorprendenti San Antonio Spurs.

E’ una gran bella sensazione” Così coach Malone nel post-partita “Dopo quattro anni di lavoro, e dopo due stagioni in cui ci eravamo andati così vicini… abbiamo usato tutto questo come motivazione extra, stasera“.

I Nuggets lanciano il break decisivo nel quarto periodo, dopo una partita equilibrata (+12 a 3:47 dalla sirena finale). Jamal Murray, uno dei generali in campo di coach Mike Malone, avrà la possibilià di giocare i playofs NBA per la prima volta in carriera, a partire dal prossimo 13 aprile:

Finalmente! Ora ci prenderemo un minuto per realizzare quanto abbiamo fatto quest’anno, quanta strada abbiamo percorso. Possiamo goderci il momento ed al contempo guardare avanti, a ciò che ci aspetta, una bella sensazione

Denver Nuggets ai playoffs: quale sarà l’avversaria?

In una Western Conference estremamente fluida, il secondo posto dei Nuggets appare l’unica realtà di fatto (sebbene gli uomini di Mike Malone tenteranno di superare gli Warriors qualora se ne presenterà l’occasione). Denver potrebbe trovarsi accoppiata al primo turno con – verosimilmente – una tra Los Angeles Clippers del grande ex Danilo Gallinari ed Oklahoma City Thunder.

La squadra di Russell Westbrook e Paul George (42-29) si trova oggi in un momento di difficoltà (6 sconfitte nelle ultime 8 gare), sebbene il calendario non presenti grandi “ostacoli” da qui al termine della regular season.

Gli Utah Jazz (41-29) potranno invece beneficiare di un calendario privo di difficoltà, durante il quale Donovan Mitchell e compagni affronteranno ben 10 avversarie al di sotto del .500 di vittorie in stagione. I san Antonio Spurs dovranno affrontare una difficile serie di partite a partire da mercoledì 20 marzo (a San antonio saranno di scena i Miami Heat), serie che prevede 3 trasferte a Houston, Boston e Charlotte. Le ultime 7 gare per gli Spurs saranno al contrario sfide – sulla carta – semplici.

Nuggets, tripla-doppia per Jokic e 76ers KO, coach Malone: “Nikola tornato alla grande, Murray out”

Nikola Jokic dimentica Salt Lake City e la sospensione comminatagli dalla NBA e guida i suoi Denver Nuggets alla vittoria contro i Philadelphia 76ers con una tripla doppia, la settima stagionale.

Al Pepsi Center di Denver, Colorado, Nuggets-76ers termina 126-110 per gli uomini di coach Mike Malone. Per Jokic 32 punti, 18 rimbalzi e 10 assist, con 12 su 22 al tiro ed una sola palla persa dopo la gara di sospensione:

“(Nikola Jokic, ndr) è tornato ed ha fatto esattamente quello che ci si aspetta da lui. E’ stato una parte fondamentale del nostro attacco, ha fatto tutte le giocate giuste al momento giusto. Ci ha dimostrato quanto forte sia, un All-NBA assoluto, E per fortuna gioca per noi nei Denver Nuggets

– Coach Malone su Nikola Jokic –

 

Saltato a Denver il suggestivo scontro Jokic-Embiid (turno di riposo per la star camerunense dei 76ers), ed ancora assente Jimmy Butler (guai al polso destro per l’ex Twolves, che tornerà in campo contro i Los Angeles Lakers martedì sera), tocca a Ben Simmons e J.J Redick guidare l’attacco dei Sixers.

Simmons chiude con 19 punti, 12 rimbalzi ma soli 4 assist, e 6 su 17 al tiro (persino una tripla tentata, la prima stagionale). Redick è il miglior realizzatore di serata in casa 76ers con 22 punti e 4 su 10 dalla lunga distanza.

Partita ad alto punteggio nel primo tempo. I Nuggets segnano 41 punti nel solo primo quarto (41-37) e chiudono la prima metà di gara sul +9 (77-68). Sono già 20 i punti di Jokic, con 10 rimbalzi, e 13 i punti di Will Barton al riposo.

A fine terzo quarto il divario tra le due squadre si allarga, ed a metà quarto periodo Denver scappa definitivamente (120-104 a 5:48 dal termine), guidata da Jokic e Malik Beasley (14 punti a fine gara).

Nuggets-76ers, Mike Malone: “Buona prova, un po’ preoccupato per Jamal Murray”

 

Troppa la voglia di Nikola Jokic di rifarsi dopo la squalifica (a suo dire ingiusta, ma prevista dal severo regolamento NBA) che ha costretto la star serba dei Nuggets a saltare la sfida casalinga contro i Phoenix Suns di venerdì notte.

Così Jokic nel post partita tra Nuggets-76ers:

Se mi aspettavo la tripla doppia? Non so, non scendo in campo con l’idea di fare 30 punti o prendere 20 rimbalzi, voglio solo giocare, dare il massimo e vincere. Abbiamo vinto, quindi tutto OK, mi prendo anche la mia tripla-doppia

– Nikola Jokic dopo Nuggets-76ers –

 

 

Così coach Mike Malone sulla prestazione dei suoi e sull’assenza di Jamal Murray, out per un problema ad una caviglia:

Nel secondo tempo i ragazzi sono stati bravi nel fornire uno sforzo maggiore in difesa, rispetto alla prima metà di gara. Dopo il primo tempo (i Sixers, ndr) stavano tirando con 9 su 18 da tre punti, nel secondo tempo ne hanno messe solo cinque. Una buona prova contro una buona squadra, anche senza Embiid e Butler (…) Jamal Murray? Sono un po’ preoccupato. ha convissuto con un guaio alla caviglia negli ultimi giorni, sembrava stare meglio ma si è infortunato di nuovo. Oggi pomeriggio (sabato, ndr) la caviglia era molto gonfia. Farà trattamenti e fisioterapia, vedremo come si sentirà e se potrà giocare a Memphis (martedì, ndr)”

– Mike Malone dopo Nuggets-76ers –

Denver Nuggets: una squadra bizzarra tutta da scoprire

Denver Nuggets

Denver Nuggets sono una squadra decisamente stravagante che ondeggia sulla sottile linea tra meraviglia e schifezza, per questo può iniziare la stagione con 10 vittorie nelle prime 11 partite, alcune prestigiose vedi quella contro Golden State, e poi inanellare 6 sconfitte e 2 vittorie nelle successive 8. Capire cosa vogliano o cosa possano fare in questa stagione è piuttosto complicato anche perché i primi a non saperlo sono loro stessi ed è proprio per questo che sono interessanti, sono unici nella lega e meritano attenzione.

DENVER NUGGETS: LAVORI IN CORSO

Il gruppo dato in mano a coach Mike Malone è il secondo più giovane della NBA, 24.2 di età media (Chicago prima con 24.0) e sempre dopo i Bulls è quella con in media meno anni d’esperienza in NBA per giocatore: 3.3 anni, mentre Chicago è a 2.7 (per dei riferimenti: Grizzlies 4.9, Lakers 5.6, Rockets 7.4 fonte: en.hispanosnba.com). Questo non basta per giustificare gli alti e bassi, ma sicuramente aiuta; un altro aspetto da tenere in considerazione è il tentato cambiamento d’approccio nella fase difensiva. L’anno scorso i Nuggets erano tanto inebrianti in attacco, quando terrificanti nella propria metà campo, nonostante il defensive rating fosse da ultime 10 della lega sono stati in grado di giocarsi l’accesso ai playoff nell’ultima partita proprio contro Minnesota, hanno perso in casa dei TWolves e si sono ripromessi di fare qualcosa di diverso nel 2018/2019.

Innanzitutto la difesa sul pick and roll in cui è coinvolto Jokic (quindi molto spesso essendo un anello debole da attaccare e stancare il più possibile per non averlo fresco in attacco) ha modificato i suoi principi, il lungo serbo non aspetta più sotto canestro passivamente, anzi cerca di spingere fuori aggredendo e cercando di obbligare il portatore di palla a prendere una decisione in pochissimo tempo. Questa modifica è dovuta sostanzialmente a 3 fattori: 1) Jokic non ha un atletismo rimarchevole e dunque non riusciva a difendere il ferro con efficacia; 2) per chi è scarso in difesa o molto pigro (o entrambe le cose) mentalmente è più facile applicarsi nelle vicinanze del pallone piuttosto che lontano; 3) con la scelta dello scorso anno l’attaccante o avanzava verso il ferro (vedi punto 1) oppure si doveva accontentare di un midrange shot parzialmente contestato, ma questo solo in teoria perché in pratica non funzionava. Per ora questo cambiamento, insieme al pieno reintegro di Paul Millsap, assente per ben 44 partite nel 2017/2018, defensive quarterback e notevole difensore in generale e insieme a uno sforzo maggiore del roster tutto nell’applicazione difensiva stanno dando i frutti e il 7° posto di defensive rating momentaneo ne è la parziale prova.

 

Sia chiaro, non si sta chiedendo ai Nuggets di diventare un juggernaut difensivista, per caratteristiche dei giocatori la vocazione offensiva sarà sempre predominante in questa squadra, ma è altrettanto evidente che senza acquisizioni di rilievo i miglioramenti attuabili sono prevalentemente in quella metà campo.

LINEA DELLA CARITÀ E PALLE PERSE 

Le palle perse al momento non sono una preoccupazione considerevole per coach Malone dato che la sua squadra è settima per assist-turnover ratio con 1.81 (curiosità: il giocatore con la ratio migliore dell’intera NBA è proprio un Nugget, Monte Morris con 6.45), però Denver troppo spesso ha dei momenti di blackout in cui concede 3-4 canestri facili e perde un paio di palloni banali. E’ una squadra capace di forzare molte palle perse con aggressività anche a ball handler di livello, ma allo stesso tempo ne perde un filo di troppo considerando che il pace è il sestultimo della lega (98.79, bassino per gli standard del 2018) e ovviamente è più concesso effettuare turnovers se si corre a spron battuto, un po’ meno se si va al trotto con tempo per ragionare sul da farsi.

Attualmente i Nuggets sono ventunesimi per tiri liberi tentati, con una media di 22.2 a partita. Molte delle migliori squadre ne tentano pochi ad esempio gli Warriors sono ventiduesimi e i Raptors venticinquesimi, dunque il problema non sussiste? Nì, il punto è che va benissimo essere una squadra che tira pochi liberi, ma allo stesso tempo devi concederne pochi agli avversari, cosa che Denver non fa in quanto è nona per falli fatti con 21.7 di media. Questa è un’altra situazione da poter limare, così come le percentuali dalla linea della carità ventiduesimi con il 74.2% è un dato migliorabile.

C’E’ VITA OLTRE JOKIC

Gary Harris
DENVER, CO – JANUARY 21: Denver Nuggets head coach Michael Malone pats guard Gary Harris (14) on the stomach after he got hit with his second foul during the first quarter at the Pepsi Center on January 21, 2016 in Denver, Colorado. (Photo by Brent Lewis/The Denver Post)

Il backcourt non è secondo a molti, Harris e Murray sono due giocatori giovani che si incastrano bene l’uno con l’altro e specialmente il primo ha un upside elevato su entrambe le fasi di gioco. Jamal Murray è un giocatore che i Nuggets hanno scelto di sfruttare come primo ball handler, per beneficiare a pieno della sua capacità di creare e anche segnare dal palleggio. Per ora viaggia a 17.2 punti di media, non sarebbe strano vederlo intorno ai 20 a fine stagione. Gary Harris è un ex Spartans e come tale non può non partecipare alla difesa, altrimenti con coach Tom Izzo il campo te lo sogni. Il suo impatto in attacco è sotto gli occhi di tutti a maggior ragione è lecito attendersi qualcosa di più in difesa, anche perché rispetto a Murray sembra avere le capacità per fare un salto ulteriore in tal senso. La trade con i Bulls che lo ha portato in Colorado sembra più che mai una mossa giusta del front office, perché quella diciannovesima chiamata sta dimostrando di meritarsela appieno.

Michael Porter Jr e Isaiah Thomas per ora non sono stati a disposizione, sulla carta potrebbero essere due innesti determinanti nella pazza corsa ai piazzamenti playoff nella Western Conference. Prima dell’infortunio alla schiena Porter era dato stabilmente in top 3 dei vari mock draft, il rientro forzato durante la Madness per provare a riscalare posizioni ha sortito l’effetto contrario ed è scivolato fino alla scelta dei Nuggets. Potrebbe tornare a disposizione durante la stagione o direttamente l’anno prossimo, probabilmente bisognerà attendere a lungo per vederlo a pieno regime. Lui però può davvero essere quel pezzetto che manca per trasformare la squadra, da una che lotta per guadagnarsi spazio tra la sesta, settima e ottava casella, a una che è stabilmente top 6 della conference, considerando il fattore età. Per Thomas il discorso verte molto sull’aspetto mentale, in poco più di un anno è passato da essere un giocatore da massimo salariale, a uno costretto ad accettare un minimo a Denver. Sicuramente per lui ci sarà voglia di mettersi in mostra e di dimostrare ciò che vale, ma in una squadra con lacune difensive sarà complicato inserire un altro pessimo difensore e, come se non bastasse, non è scontato che giochi soltanto per il bene della squadra accettando il ruolo più congeniale senza pensare alle statistiche e al contratto che dovrà firmare in estate (verosimilmente l’ultimo dove potrà portare a casa bei soldi, tra l’altro per lui che è stato spesso sottopagato potrebbe non essere propriamente una sciocchezza).

Il terzo punto della vita oltre Nikola Jokic è dedicato al president of basketball operations Tim Connelly e al general manager Arturas Karnisovas, i quali sono i responsabili materiali dell’aver pescato Monte Morris con la 51esima scelta del 2017. Il primo anno è stato spedito in G-League ai Vipers per far crescere e maturare, giocando soltanto 3 partite con la maglia dei Nuggets. Quest’anno invece è parte attivissima delle rotazioni e addirittura vanta 1 partenza in quintetto. 9.1 punti, 3.9 assist, 2.6 rimbalzi e 0.8 rubate in 23.8 minuti di media per la point guard proveniente da Iowa State. Come detto in precedenza ha la miglior assist-turnover ratio della lega e questo dato è un po’ il manifesto di cos’è lui in campo tanta sostanza abbinata a qualità e intelligenza tattica. E’ raro scegliere con la 51 un giocatore così importante per le rotazioni e anche se questo suo spazio è possibile che diminuisca in primavera, c’è comunque da fare un plauso a chi gli ha dato fiducia.

Porter Jr-Nuggets
Porter Jr è potenzialmente il tassello mancante dei Nuggets, ma può anche essere che diventi un oggetto misterioso. Insomma Denver ha scelto di giocarsi il jolly e rischiare perchè il talento è sotto gli occhi di tutti.

AMBIZIONI, TRA IL REALE E NON

In una puntata di The Jump su ESPN The Truth e T-Mac hanno discusso della possibilità di vedere i Nuggets in finale di conference e francamente sembra un po’ eccessivo viste le premesse. Denver è sì una squadra difficilmente prevedibile, ma a tal punto da fare un exploit del genere?! I playoff sono quasi un altro sport, le difese salgono di livello e per quanto tu possa avere un attacco strepitoso segnare 120 per vincere è una missione ardua, in più abbiamo parlato dell’età media come buon segno di futuribilità e di potenziale, il rovescio della medaglia indica inesperienza con gli appuntamenti chiave. La difesa di quest’anno è decente non d’elite e un veterano come Millsap nel proseguo dell’anatta potrebbe incontrare due sgradite compagne di viaggio: fatica e vecchiaia e coprire le carenze altrui in difesa sarà sempre più dura.

La città di Denver è in altitudine e numerosi giocatori NBA hanno sottolineato come il fattore campo in quelle condizioni sia accentuato perché esserci abituati non è cosa da poco. Questo verosimilmente conta anche durante i playoff, però incide più nel corso di un’estenuante stagione NBA da 82 partite con back-to-back e 4 partite in 6 giorni dove si dorme poco e niente. L’obiettivo dei Nuggets deve essere quello di tornare a giocare una postseason facendo fare esperienza a questo nucleo; se l’accoppiamento del primo turno dovesse essere favorevole e/o il seed sarà top 4 (improbabile, ma mai dire mai) allora un secondo turno potrebbe pure essere centrato, da lì in poi sembra quantomeno ambizioso pretendere di più.

PS: Se i rumors provenienti da Washington dovessero diventare concreti e uno tra Otto Porter e Bradley Beal dovesse sbarcare in Colorado ovviamente il panorama cambierebbe e di conseguenza anche le ambizioni.

Celtics, multa da 25mila dollari per Kyrie Irving: “Gesto sbagliato il mio, Murray ha mancato di rispetto”

Multa per Kyrie Irving. Il gesto di rabbia compiuto a fine partita da Irving a Denver è costato 25mila dollari alla star dei Boston Celtics.

Kyrie Irving ha scagliato con rabbia il pallone tra le tribune del Pepsi Center di Denver dopo la sirena finale della partita di lunedì notte tra Celtics e Nuggets.

Il motivo? Un inutile tentativo da tre punti della point guard di Denver Jamal Murray a partita chiusa. Un gesto considerato estremamente irrispettoso dai giocatori NBA.

Irving ha dichiarato dopo la partita di aver lanciato il pallone perché irritato dalla sconfitta e dal tiro di Murray, che ha abbastanza “infantilmente” tentato di segnare per arrivare a quota 50 punti (48 i punti segnati da Murray a fine partita).

Pistons-Celtics, Kyrie Irving: "Voglio prendermi cura della mia squadra in maniera diversa"
25mila dollari di multa per Kyrie Irving

L’ex Cavs ha accettato multa di buon grado, assumendosi le proprie responsabilità:

La multa? Me la sono meritata, è stato un errore da parte mia, un comportamento immaturo. Mi sono sentito preso in giro da quel tiro, così ho scagliato la palla intribuna come a dire ‘ecco dove finisce la tua palla da 50 punti’“.

Kyrie ha poi chiosato con un piccolo “avvertimento” per Murray: “Immagino che ci rivedremo presto“, come riportato da Jay King per The Athletic.com

Escludendo promesse di rappresaglie fisiche da parte di Irving (uno che considera la sconfitta un insulto personale), I Denver Nuggets sono avvisati.

Boston e Denver incrocieranno di nuovo le armi martedì 19 marzo 2019, al TD Garden.

 

Finale polemico tra Nuggets e Celtics, ira di Kyrie: “Jamal Murray è stato irrispettoso”

Kyrie Irving Programma Sky Sport NBA settimanale

Finale animato quello della partita tra Boston Celtics e Denver Nuggets. Causa il “peccato capitale” della point guard di Denver Jamal Murray, che a fine partita ed a risultato già acquisito tira allo scadere per cercare il 50esimo punto della sua gara.

Nuggets-Celtics finisce 115-107. MVP di serata proprio Murray, che segna 48 punti e guida i Nuggets (9-1) alla nona vittoria in dieci partite. Record valido per il secondo posto ad ovest, dietro agli imbattibili Golden State Warriors.

L’ex Kentucky Wildcats “macchia” la sua partita perfetta infrangendo una delle regole non scritte – ma considerate sacre – di comportamento tra giocatori di pallacanestro, specialmente negli USA: non si tira a pochi secondi dalla fine di una gara già chusa.

Nuggets-Celtics, Kyrie Irving: “Jamal Murray, non si fa!”

Un gesto considerato a volte irrispettoso dagli avversari. Nel post partita tra Nuggets-Celtics, è Kyrie Irving a rimproverare Murray per la sua (a dire di Kyrie) mancanza di rispetto:

A chi non darebbe fastidio? Voglio dire, se avesse subito un fallo, fosse andato in lunetta… niente da dire. Non è il caso di farne un dramma, comunque

Proprio Irving, autore di una prova da 31 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi (con 13 su 17 dal campo e 4 tiri da tre punti segnati) ha raccolto il rimbalzo a tempo scaduto sul tiro di Murray e scagliato il pallone sulle tribune con rabbia, subito dopo:

Ero solo arrabbiato per la sconfitta. Ora mi sono calmato, andiamo avanti. Complimenti a Murray che ha giocato bene. La nostra difesa deve migliorare, soprattutto sul pick and roll e soprattutto contro giocatori come Jamal. Oggi ha segnato tiri difficili, da fuori ed in entrata, ci ha fatto diventare matti. Ma quella str*****a non avrebbe proprio dovuto farla. Così ho tirato la palla in tribuna perché la cosa si notasse

– Kyrie Irving dopo Nuggets-Celtics –

Nuggets-Celtics, Jamal Murray: “Nessuna mancanza di rispetto per Boston”

I 48 punti di Murray rappresentano il career high NBA per un giocatore canadese (in coabitazione con Steve Nash, 2005).

Jamal Murray

I Denver Nuggets hanno inseguito Boston (6-4) per tutto il primo tempo.

I Celtics hanno toccato il +17 a fine primo quarto, trascinati da un Kyrie Irving in evidente progresso di forma fisica.

Jamal Murray sopperisce ai problemi di falli di Nikola Jokic ed alla brutta serata al tiro di Gary Harris (13 punti con 4 su 13 al tiro) con 23 punti nel solo primo tempo (e 14 nel primo quarto).

Il terzo quarto di gioco è equilibrato, ma Denver scappa in apertura di ultima frazione e raggiunge il +10 a circa metà quarto periodo.

Mi sono fatto un po’ trascinare dal momento, come mi succede a volte. Non ho assolutamente mancato di rispetto ai Celtics ne ai tifosi, con quel tiro. Ho tentato segnare il mio 50esimo punto (…) davvero non c’è stata alcuna intenzione di mancare di rispetto a nessuno, conosco tanti giocatori dei Celtics, non c’è alcun problema

– Jamal Murray dopo Nuggets-Celtics –

Quando ho segnato il primo tiro” Prosegue Murray “Ho sentito che sarebbe stata una grande serata. Mi sentivo stanco ad inizio partita, ma ho scoperto che quando sono stanco gioco con più attenzione, con più concentrazione. I miei compagni sono stati bravi a cercarmi e mettermi in ritmo (…) è stata una partita divertente. D’altronde, io sono andato al college un solo anno, e tutto quello che mi si chiedeva di fare era segnare. Ed è quello che cerco di fare, sempre“.

19 dei 48 punti di Murray sono arrivati nel solo quarto periodo.

Un Kyrie Irving evidentemente frustrato a fine partita ha prima rifiutato la stretta di mano con Jordi Fernandez, assistant coach di Mike Malone a Denver, e soprattutto ex assistente di Byron Scott ai Cleveland Cavs, ex squadra di Irving, per poi scagliare il pallone con foga tra gli spalti del Pepsi Center.

Nuggets-Timberwolves: ci si gioca tutto nell’ultima gara della stagione

Nuggets-Timberwolves

Nuggets-Timberwolves era senza dubbio la partita più calda della notte, visto che tra le due squadre, in lotta per un posto nei play-off, c’era appena una vittoria di distanza. A spuntarla sono stati gli uomini di coach Malone che hanno di fatto raggiunto Minnesota all’8° posto della Western Conference, quando mancano tre partite al termine della regular season.

A quota 44 vinte ci sono anche i New Orleans Pelicans che però hanno giocato una partita in meno. La corsa play-off sarà tra queste tre squadre che si giocheranno il settimo e l’ottavo posto ad Ovest. Importantissimo, in tale senso, lo scontro Nuggets-Timberwolves della notte tra mercoledì 11 e giovedì 12 aprile che sarà l’ultima gara della stagione per entrambe le franchigie.

Nuggets-Timberwolves: Jokic e Murray decisivi

Nuggets-Timberwolves è stata decisa da un canestro, quello del 100 a 96 finale, a pochi secondi dalla fine di Nikola Jokic, che ha sfiorato la tripla-doppia chiudendo con 16 punti, 14 rimbalzi e 9 assist. Molto bene anche Jamal Murray con i suoi 22 punti segnati nei momenti difficili del match per riprendere contatto dopo una mini fuga di Minnesota nel terzo quarto.

In casa Timberwolves bene Karl-Anthony Towns che chiude con 26 punti e 13 rimbalzi, mentre a deludere è stato ancora una volta Andrew Wiggins che ha collezionato appena 9 punti.

Durante la gara si è rivisto, in panchina, Jimmy Butler ma coach Thibodeau ha preferito non rischiarlo visto che il giocatore non è ancora al meglio ed è appena rientrato da un infortunio. La sua assenza, però, si sta facendo sentire non poco visto che Minnesota ha un record di 8 vinte e 9 perse, dal suo infortunio al ginocchio del 23 febbraio contro Houston.

Ora sarà decisivo lo scontro diretto, l’ennesimo, l’ultimo: tre gare da giocare per entrambe, i Nuggets disputeranno le sfide contro Clippers, Portland e Minnesota, mentre i Wolves avranno da affrontare con un Jimmy Butler ritrovato, Lakers e Grizzlies per poi avere lo scontro diretto.

Insomma tre gare, con l’ultima decisiva per capire chi tra Minnesota, Denver andrà ai playoffs: possibile anche che entrambe centrino l’obiettivo visto che Pelicans, OKC, Spurs non sono poi così lontane. La situazione è la seguente dal quinto al nono posto:

  • 45-34 Spurs
  • 45-34 OKC Thunder
  • 44-34 Pelicans
  • 44-35 Wolves
  • 44-35 Nuggets

42-37 invece per i Clippers che se dovessero vincere contro i Nuggets questa notte potrebbero avere le ultime chance di centrare i playoffs.

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