Tony Parker, Hornets, trade o ritiro? “50 e 50, non voglio un team perdente”

Charlotte Hornets, Tony Parker indeciso sul suo futuro: “Se tornerò l’anno prossimo? Ora è 50-50“.

E’ forte la delusione in casa Hornets dopo aver mancato la qualificazione ai playoffs per il terzo anno consecutivo. Un calendario proibitivo nelle ultime due settimane di regular season si è rivelato un ostacolo troppo difficile da aggirare per una squadra incompleta, trainata dal miglior Kemba Walker di sempre.

La stagione 2019\20 potrebbe essere la 19esima per Tony Parker, arrivato l’estate scorsa agli Hornets su chiamata di Michael Jordan e di coach James Borrego (ex assistente di Gregg Popovich) dopo 17 stagioni passate ai San Antonio Spurs: “Non so cosa farò. Non vorrei giocare per una squadra in rifondazione, voglio giocare in una squadra che lotta per i playoffs, come obiettivo minimo“.

Il futuro degli Charlotte Hornets è legato alla scelta della star Kemba Walker. Il 29enne prodotto di UConn sarà free agent in estate, ed uno dei nomi più ambiti sul mercato. Walker è sempre stato cauto circa le sue intenzioni, ed ha ribadito più volte di aver trovato una seconda casa a Charlotte e nel North Carolina.

La situazione salariale difficile degli Hornets limita lo spazio di manovra disponibile per Mitch Kupchak, da un anno General Manager della squadra. I tanti soldi investiti in contratti lunghi, onerosi e difficilmente scambiabili per giocatori come Nicolas Batum, Cody Zeller, Bismack Biyombo e Marvin Williams (che ha annunciato di voler sfruttare la sua player option sulla stagione 2019\20 e rimanere a Charlotte) costringeranno almeno per la prossima stagione ancora coach Borrego a “fare di necessità virtù”.

Un’eventuale partenza estiva di Walker inaugurerebbe per gli Hornets la stagione della ricostruzione. Tony Parker è sotto contratto per un’altra stagione, ed è presumibile che l’ex Spurs possa attendere le mosse della squadra e la decisione di Walker prima di scegliere se ritirarsi o proseguire, a Charlotte o altrove: “Anche per Kemba (Walker, ndr) è il momento delle decisioni. Vuole giocare per il titolo? Vuole giocare per una squadra che ha concrete chance di giocarsi almeno i playoffs? Non è una decisione facile, e solo lui conosce la risposta“.

Gli Charlotte Hornets ed i Milwaukee Bucks giocheranno la prossima stagione a Parigi la prima edizione di NBA Paris Game, la partita di regular season giocata sul suolo europeo che succederà dal 2020 a Londra.

Kemba Walker sul suo futuro: “Non ho idea di quello che accadrà con gli Hornets”

infortunio kemba walker

Kemba Walker ha più volte espresso alcuni pareri sul suo futuro in estate, in modo particolare sulla sua possibile permanenza agli Charlotte Hornets. Allo stato attuale il giocatore 28enne non vuole ritenersi vincolato e, presumibilmente, vaglierà ogni soluzione che gli si porrà davanti.

I DETTAGLI DELLA VICENDA

Kemba Walker, obiettivo di mercato di diverse franchigie Nba, tra cui i Knicks e i Mavericks.

In particolare, il numero 15 di Charlotte avrebbe affermato pubblicamente che si incontrerà con il suo agente per capire quali saranno le prossime mosse da fare. Con riferimento al team di Michael Jordan, poi, il nativo di New York ha ammesso di “non avere idea” di cosa succederà.


Le opinioni recenti del prodotto di Connecticut contrastano con le dichiarazioni rilasciate alla stampa ad inizio stagione, nel quale Walker parlava apertamente di un futuro lungo con Charlotte, con la volontà di voler costruire “qualcosa di speciale”. Ma la stagione 2018-2019 della squadra della Carolina del Nord è stata molto al di sotto delle aspettative iniziali: con un record di 39 vittorie e 43 sconfitte, ed il nono posto finale nella Eastern Conference, gli Hornets mancheranno i playoff per il terzo anno consecutivo.

In tutto questo, è evidente lo status di prima grandezza ormai raggiunto dal playmaker classe 1990, come si evince dalle statistiche da lui raccolte quest’anno.

  • 25,4 punti
  • 4,4 rimbalzi
  • 5,9 assist
  • 43,1 FG%
  • 35,5 3P%
  • 84,2 FT%

Aldilà di tali dati, Kemba sarà un free agent senza restrizioni a partire dal prossimo 1 Luglio. Nel 2014-2015, infatti, egli aveva firmato con il team un accordo quadriennale da 84 milioni, dando fiducia alla squadra che aveva puntato su di lui sin dal primo momento. Ma le vicende, come sappiamo, si sono evolute in maniera piuttosto diversa.

Durante lo svolgimento della Regular Season, più volte è sorto in modo lampante il desiderio della nona scelta al draft 2011 di ambire a contesti competitivi, i quali potrebbero essere rintracciati in diverse franchigie interessate al numero 15, tra tutte i Dallas Mavericks e i New York Knicks, prossime entrambe ad un futuro molto interessante negli anni a venire. Nonostante ciò, comunque, i Calabroni possono offrire alla loro stella una proposta oscillante tra i 190 milioni di dollari e i 221 milioni, mentre tutte le altre squadre possono arrivare  ad un “misero” 140.

La questione, dunque, sembra più tesa che mai. Ma se da parte del 3 volte All Star vi sono molti dubbi, dal lato della franchigia emerge la netta volontà di voler rifirmare a tutti i costi la point-guard, stando anche a quanto riferito dall’allenatore James Borrego.

LE AFFERMAZIONI DEL COACH DEGLI HORNETS SU WALKER

Borrego in compagnia di Kemba.

Quest’ultimo, infatti, a margine della sconfitta rimediata contro i Magic, è intervenuto sulla questione, augurandosi di rivedere al più presto il suo giocatore prediletto.

Adoro Walker, anche come uomo. Mi piace allenarlo, spero di poterlo fare per molti anni a venire.

In conclusione, una nuova possibile vicenda di mercato sta entrando nel vivo. Con la conclusione dei playoff e l’inizio della postseason, sapremo chiaramente se il rapporto tra Charlotte e Walker sarà destinato a sfaldarsi definitivamente.

Allarme Hornets, KO a Washington, Kemba Walker è troppo solo, coach Borrego: “Non ne avevamo”

Perdere contro degli Washington Wizards privi di Dwight Howard, Otto Porter Jr, Markieff Morris e da oggi e per il resto della stagione di John Wall si può, se giochi negli Charlotte Hornets.

A washington, Wizards-Hornets termina 130-126 per gli uomin di coach Scott Brooks.

Non sono bastati agli uomini di coach James Borrego i 47 punti finali di Kemba Walker, che alla Capital One Arena di Washington DC segna 18 delle 29 conclusioni tentate (6 su 9 da dietro l’arco), e diventa così titolare di cinque delle migliori sei prestazioni offensive per un singolo giocatore della storia degli Charlotte Hornets.

La sfida degli “uomini in missione” la vince il collega di reparto e rivale Bradley Beal.

Un Beal non in grandissima serata (19 punti con 7 su 19 dal campo) ma coadiuvato dal pretoriano di ritorno Trevor Ariza (24 punti, 7 rimbalzi e 9 assist per l’ex Rockets), dal soprendente Thomas Bryant (doppia-doppia da 21 punti e 10 rimbalzi) e da un Tomas Satoransky da 20 punti e 4 triple a bersaglio in 32 minuti da titolare al posto dell’infortunato Wall.

Bradley Beal apprezza l’aiuto e ringrazia.

Cosa che Kemba Walker non può prendersi il lusso di fare, di questi tempi. Tony parker e Miles Bridges non sono della partita, la matricola da Kansas Devonte’ Graham prova a dare il suo contributo (11 punti, 4 rimbalzi e 5 assist in 22 minuti), Malik Monk viene scongelato da coach Borrego ma non incide, ed il pur positivo Michael Kidd-Gilchrist non può fare un passo senza che nessuno gli ricordi di essere stato selezionato prima dello stesso Beal, di Damian Lillard e di Andre Drummond (e di Draymond Green, se proprio vogliamo) ormai 6 stagioni addietro.

Walker realizza 24 dei suoi 47 punti nel solo quarto periodo, sfiorando l’incredibile rimonta nei 25 secondi finali di gara. In vantaggio di 9 lughezze (125-116), gli Wizard rischiano seriamente di aggiungere un nuovo orrore alla ricca galleria stagionale. Walker, Cody Zeller e riportano a -1 gli Hornets, prima del gioco da tre punti provvidenziale di Trevor Ariza che chiude i conti.

Per Kemba Walker, la partita di Washington è la quarta escursione stagionale sopra quota 40 punti, e la 13esima in carriera.

“Stasera non ne avevamo, non siamo stati attenti in difesa ed abbiamo sbagliato troppo. Non tutti i giocatori in campo stasera hanno datto quel contributo in termini di fisicità ed attenzione. 130 punti subiti sono troppi, troppe palle perse che ci sono costate caro (…) ci faccciamo battere troppo facilmente dal nostro uomo, la nostra transizione difensiva è insufficiente. La nostra second unit ha concesso troppo a Washington, troppi rimbalzi, troppi punti facili (…) ci vuole tempo per costruire una buona intesa difensiva, sono convinto che ci riusciremo, troveremo continuità. Ora però non l’abbiamo, dobbiamo lavorare e lavorare. Stasera non abbiamo avuto risposte al loro attacco, al contrario di quanto di buono fatto nelle ultime uscite, gli Wizards hanno fatto quello che volevano di noi

– James Borrego dopo Wizards-Hornets –

Hornets-Nuggets, Denver e Paul Millsap KO, si interrompe a 7 la striscia di vittorie

Gli Charlotte Hornets interrompono la striscia di 7 vittorie consecutive dei Denver Nuggets. Kemba Walker e compagni hanno la meglio su Denver nei minuti finali, dopo aver condotto la partita per lunghi tratti ed aver toccato il +16 nel secondo quarto di gioco.

Allo Spectrum Center di Charlotte, Hornets-Nuggets finisce 113-107.

I Denver Nuggets sono ancora privi di Gary Harris, che dovrebbe tornare in campo a giorni dopo alcune gare d’assenza per un problema all’anca destra. Gli Hornets provano la fuga nel secondo quarto, chiuso 40-28 per gli uomini di coach James Borrego. All’intervallo, lo score dice 63-54 Charlotte, nonostante un Kemba Walker da soli 6 punti a referto. Per Denver ci sono 10 punti a testa per Juan Hernangomez e Malik Beasley.

Nel terzo quarto Denver si affida a Jamal Murray (20 punti, 5 rimbalzi e 7 assist a fine gara) e torna a -4 (72-68 a 6:33 dal termine della frazione) ma su un aiuto difensivo su una penentrazione di Michael Kidd-Gilchrist, Paul Millsap si sbilancia in aria e ricade sbattendo la punta del piede destro contro il parquet.

Paul Millsap rientra negli spogliatoi, e una successiva radiografia rivela la frattura dell’alluce destro per l’ex Atlanta Hawks. Un layup di Hernangomez da il -1 a Denver sul finire del terzo quarto, ma Frank Kaminsky (11 punti e 6 rimbalzi in 16 minuti di gioco) e Malik Monk ricacciano indietro i Nuggets (79-87).

Nel quarto periodo gli Hornets toccano il +13 (99-86 a 5:18 dal termine) trainati da Kemba Walker (21 punti, 6 rimbalzi e 8 assist, con 11 su 12 ai liberi per Kemba). Monte Morris da tre punti da però il-3 a Denver con poco più di un minuto da giocare (106-103), ma 4 punti di Tony Parker (19 a fine gara per l’ex Spurs) ed una gran stoppata di Kidd-Gilchrist su Hernangomez chiudono il discorso.

Hornets-Nuggets, Malone: “Infortunio Millsap? Opportunità per altri”

 

Nonostante la sconfitta odierna, i Denver Nuggets (17-8) rimangono alla guida della Western Conference. Denver trova una pessima serata al tiro (38.6% al tiro e 8 su 35 da tre punti), dovrà far fronte nei prossimi giorni all’infortunio di Paul Millsap:

Se Paul (Millsap, ndr) sarà fuori per le prossime partite, questo significa che qualcun altro partirà in quintetto al suo posto, e qualcuno altro ancora troverà più minuti dalla panchina

– Mike Malone dopo Hornets-Nuggets –

 

Per gli Charlotte Hornets è la panchina a fare la differenza. 59 dei 113 punti segnati arrivano dalla second unit. Tony Parker ha messo a referto 19 punti, Malik Monk ne ha aggiunti 16 e Frank Kaminsky – visto poco sinora in questa stagione – ha contribuito con 11 punti e 6 rimbalzi.

Tony Parker ha fatto un gran lavoro stasera. Nei finali di partita tirati, Tony è sempre un valore aggiunto, e noi stiamo migliorando nel gestire queste situazioni (…) la nostra panchina è stata grande oggi, Malik (Monk) ha avuto una delle sue migliori partite stagionali (…) i nostri quintetti sono sempre bilanciati. avere in campo sia Parker che Kemba (Walker, ndr) nei minuti finali ci ha permesso di avere sempre buoni tiri a disposizione, il quintetto con due trattatori della palla è una buona soluzione per noi. In difesa abbiamo lavorato bene in transizione, contro uno dei migliori attacchi della lega”

– James Borrego dopo Hornets-Nuggets –

Manuale Charlotte Hornets 2018/2019: la maledizione del limbo

Charlotte Hornets 2018/2019

La NBA è composta da due tipi di franchigie: quelle che ambiscono alla vittoria finale e quelle che lottano a perdere allo scopo di assicurarsi un’alta scelta al draft. Ci sono poi le squadre di metà classifica, troppo forti per tankare ma anche troppo deboli per qualificarsi ai playoff. È il caso degli Charlotte Hornets che da anni vivono nel limbo della Eastern Conference. Nelle scorse stagioni hanno agguantato gli ultimi posti playoff soltanto due volte, venendo però eliminati subito al primo turno. Per il resto si sono spesso ritrovati fuori dalla postseason per pochissime vittorie, cosa che probabilmente si ripeterà anche nella prossima stagione. Gli Hornets di oggi sono tecnicamente inferiori alle squadre da vertice (Celtics o Sixers in primis) e allo stesso tempo superiori alle ultime della classe (Hawks, Nets o Magic). L’unica via d’uscita sarebbe quella del tanking, un rischio che la dirigenza non sta prendendo in considerazione ma che risolverebbe parte dei suoi problemi. Dopotutto non è forse vero che “chi non risica non rosica?”. Di seguito il manuale Charlotte Hornets 2018/2019.

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 36-46, decimo posto nella Eastern Conference
  • Offensive Rating: 107
  • Defensive Rating: 107
  • Team Leader: Kemba Walker (22.1 PTS), Dwigth Howard (12.5 REB), Kemba Walker (5.6 AST)

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Kemba Walker.

L’addio di Dwight Howard (scambiato ai Nets ed in seguito ceduto ai Wizards) sembrava presagire l’inizio del sopraccitato rebuilding. Sembrava, appunto: la dirigenza invece di smembrare il resto del roster e ripartire dai più giovani, ha confermato il suo leader, Kemba Walker, affiancandogli anche un veterano pluridecorato come Tony Parker. Per il prodotto di UConn sono piovute diverse offerte, tutte però rispedite al mittente. Stesso discorso per Nicolas Batum e Michael Kidd-Gilchrist, entrambi sul piede di partenza ma poi convocati per la preseason. Charlotte continua a rimandare una ricostruzione inevitabile, puntando ancora una volta ad una postseason che ogni anno si fa sempre più lontana. Walker poi sarà free agent la prossima estate e le possibilità che prolunghi la sua carriera con gli Hornets sono molto basse. L’ideale sarebbe venderlo entro la deadline per evitare di perderlo a zero, allora il rebuilding inizierebbe sul serio. Gli altri movimenti da registrare sono gli innesti di Bismack Biyombo, centro prettamente difensivo chiamato a prendere l’eredità di Howard, e Miles Bridges, prospetto interessante ma forse non ancora pronto per il grande palcoscenico della NBA. Un probabile starting five per la stagione ventura potrebbe essere il seguente: Kemba Walker, Malik Monk, Nicolas Batum, Frank Kaminsky e Bismack Biyombo.

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: L’ANALISI

Come tutte le squadre di media-bassa classifica, gli Charlotte Hornets non amano correre in contropiede (97.80 pace) e punire in transizione, ma sono una squadra tenace, attenta alla gestione della palla e dei rimbalzi difensivi. Il giocatore su cui poggia tutto il peso dell’attacco è Kemba Walker: molto spesso il numero 15 riceve un blocco in punta, utile a liberarsi dal marcatore, per tentare la penetrazione o direttamente il tiro da fuori (nell’ultima stagione ha tirato con il 39% da oltre l’arco).

Una classica giocata di Kemba Walker.

Ma se il leader ha le polveri bagnate, gli Hornets ricorrono ad alcuni schemi elementari. Il più usato per dipanare la trama di gioco e dare fluidità alla manovra è la Motion Strong: Dopo il blocco stagger (doppio blocco per un compagno lontano dalla palla) e la conseguente disposizione Horns, l’ala passa al gomito per il centro che sprinta a portare un blocco alla guardia, che a sua volta sprinta per giocare un Dribble-Hand-Off centrale. La duttilità di Michael Kidd-Gilchrist si rivelerà fondamentale per i meccanismi della squadra, in difesa come in attacco grazie alle sue ottime doti da passatore. E’ l’equilibratore della squadra: la sua forza fisica è pari soltanto alla sua intelligenza cestistica; è in grado di difendere su ogni tipologia di attaccante e anche nel tiro, suo punto debole, sta sensibilmente migliorando. L’unica incognita risiede sulla tenuta fisica che non l’ha mai supportato per una stagione intera.

Una conclusione di Kidd-Gilchrist.

Per quel che riguarda la difesa, i numeri parlano chiaro: 107 punti di media subiti a partita, molti per chi ambisce alla postseason. In particolare Charlotte subisce valanghe di canestri all’interno del pitturato. L’acquisto di Biyombo in questo senso potrebbe risolvere il problema. Coach James Barrego non vanta a roster validi elementi difensivi, se non appunto Biyombo e Kidd-Gilchrist. Sarà necessario sviluppare una robusta difesa collettiva per aumentare l’efficienza e magari portare a casa qualche successo in più. Un vecchio detto del football recita: “l’attacco vende i biglietti e la difesa fa vincere le partite“, un mantra che Walker e compagni dovrebbero tenere bene a mente.

Le stoppate di Biyombo gioveranno molto alla franchigia di MJ.

CONCLUSIONE

Gli Hornets proveranno in tutti i modi a centrare i playoff quest’anno. Se però la classifica dovesse dire altro, la rebuilding diventerebbe l’unica strada percorribile. Walker verrebbe scambiato a febbraio insieme ai pochi big della squadra e ripartirebbe un nuovo ciclo, magari con i giovani Monk, Bridges e Kaminsky. I bookmakers non sono dalla loro parte e il rischio di rimanere nel limbo un altro anno è molto alto.

 

 

Panchina Hornets: i dettagli del contratto di Borrego

Dopo settimane di ricerche, c’è finalmente il nome per la panchina Hornets. Come riportato da Adrian Wojanarowski di ESPN, infatti, il nuovo head coach è James Borrego.

“Siamo davvero molto entusiasti di avere James nel nostro team” ha rivelato, in una nota, il presidente e GM di Charlotte, Mitch Kupchak. “Ha un grande bagaglio di esperienza ed è molto bravo nello sviluppo dei giocatori. E’ considerato uno degli assistenti più preparati dell’intera NBA ed è fantastico averlo con noi. Non vedo l’ora di lavorare con lui nei prossimi anni”.

Panchina Hornets: i dettagli sul contratto di Borrego

Sulla panchina Hornets dunque siederà James Borrego. L’ex assistente dei San Antonio Spurs ha firmato un contratto di 4 anni, con una opzione sull’ultima stagione e prenderà dunque il posto di Steve Clifford, licenziato dopo una pessima annata.

Borrego, che in carriera aveva allenato gli Orlando Magic per 30 partite, con un record di 10 vinte e 20 perse, avrà il duro compito di riuscire a convincere l’uomo franchigia, Kemba Walker, in scadenza e molto legato a Clifford, a rinnovare il proprio contratto. Non solo perché dovrà ridare a Charlotte un’identità che manca da anni, ripartendo da alcuni giocatori come Howard e Batum.

 

 

 

 

Panchina Knicks: anche Blatt e Borrego in corsa

La panchina Knicks è una delle tanti vaganti per la prossima stagione. Secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski e Ian Begley, di ESPN, ci sono due nomi nuovi nella lista della dirigenza. Si tratta di David Blatt, ex coach dei Cleveland Cavaliers prima dell’arrivo di Lue, e di James Borrego, assistente dei San Antonio Spurs.

David Blatt, che ha appena vinto l’EuroCup sulla panchina dei turchi del Darussafaka, vanta un record di 83 vinte e 40 perse nella massima lega americana di basket nelle sue stagioni ai Cavs e sogna il ritorno in America.

Panchina Knicks: Blatt sogna il ritorno in NBA

Blatt ha parlato nei giorni scorsi del suo desiderio di prendersi una rivincita, tornando in NBA: “Ero alle NBA Finals. Ho persino un anello, anche se non ero lì in tempo reale. Non mi manca nulla. Quello che mi manca è solo la soddisfazione personale, realizzare al massimo il mio potenziale e quello dei miei giocatori. Voglio provare a tornare in NBA, perché mi sembra di non aver realizzato il mio potenziale lì, ma anche se non dovesse accadere, tornerò per aiutare le mie squadre a realizzare il proprio, anche se si tratta di Eurolega. Ok? Si tratta di questo per me, man”.

L’ex coach di Cleveland ha continuato: “Voglio che le persone sappiano che la mia decisione lo scorso anno è stata presa in base a questo stesso scenario. Che alla fine di questa stagione ci potrebbero essere dei posti disponibili in NBA – questo è il caso ora – e che io potrei provare a vedere se posso tornare nella lega. Se succederà, allora sarò davvero felice e, se non succederà, tornerò all’opzione europea”.

Se il profilo di Blatt è sicuramente più affascinante, anche per la sua storia e per i suoi trofei, la candidatura di James Borrego è decisamente più debole. L’assistente degli Spurs ha all’attivo solo 30 gare in NBA, come allenatore degli Orlando Magic (10 vittorie e 20 sconfitte, ndr).

Non solo loro però come papabili per la panchina Knicks visto che anche Mike Budenholzer (che ha già declinato l’offerta dei Suns), Jerry Stackhouse, David Fizdale, Mark Jackson, Mike Woodson e Kenny Smith sono in lizza per il loro posto vacante.

 

 

 

 

Kings, anche Messina e Borrego tra i possibili candidati alla panchina

Russia CSKA Moscow's Head Coach Ettore Messina reacts during his Euroleague Top 16 qualifying basketball match against Maccabi Tel Aviv on April 10, 2014 at the Nokia stadium in the Mediterranean coastal city of Tel Aviv, Israel. AFP PHOTO / JACK GUEZJACK GUEZ/AFP/Getty Images ** OUTS - ELSENT, FPG - OUTS * NM, PH, VA if sourced by CT, LA or MoD **

Si allunga la lista dei possibili candidati alla panchina dei Sacramento Kings per la prossima stagione.I San Antonio Spurs hanno dato via libera per l’ intervista richiesta dai Kings a due assistenti di Gregg Popovich: Ettore Messina e James Borrego, come riportato da Marc Stein di Espn.

Ovviamente sarà un impegno secondario per i due coach, adesso l’ unica cosa a cui pensare é la preparazione di gara 3 della semifinale della Western Conference contro gli Oklahoma City Thunder.

Per Messina non é la prima chiamata di questo genere: già i Los Angeles Lakers avevano richiesto di poter parlare con il ct della nazionale italiana, salvo poi aver scelto definitivamente Luke Walton come capo allenatore dei giallo-viola.

Lo stesso Messina si é espresso giorni fa dicendo che non gli dispiace affatto rimanere al suo posto a San Antonio.

Ettore Messina con Becky Hammon e Ime Udoka.
Ettore Messina con Becky Hammon e Ime Udoka.

La sua esperienza estera é decennale e nota a tutti, tra i vari premi anche 4 vittorie dell’ Eurolega e 1 Coppa delle Coppe.

Borrego prima dell’ attuale esperienza agli Spurs, é stato assistente allenatore a San Antonio dal 2003 al 2010, ai New Orleans Pelicans e di recente agli Orlando Magic dove nella stagione 2014-2015 ha preso l’ incarico di head coach ad interim dopo il licenziamento di Jacque Vaughn.

Insomma, per i Sacramento Kings altri due nomi di livello da aggiungere alla lista dei papabili. Non resta che vedere cosa otterranno da questi colloqui.

 

Thunder, dopo Williams si cerca James Borrego per definire lo staff

Charlotte Hornets 2018/2019

Dopo Monty Williams continua la composizione del nuovo staff al servizio di Billy Donovan.

Il nuovo nome, come riportato da Mark Stern per ESPN, sarebbe quello di James Borrego, ex allenatore ad interim degli Orlando Magic durante l’ultima stagione. Dopo aver sostituito negli ultimi mesi Jacque Vaughn, l’allenatore nato ad Albuquerque ha fatto registrare un record di 10-20 nelle partite in cui è stato head coach in Florida.

James Borrego ha allenato ad interim gli Orlando Magic con un record 10-20

Il nuovo allenatore degli Orlando Magic, Scott Skiles, ha già annunciato ad inizio settimana che Borrego, qualora volesse, potrà rimanere ad Orlando come suo assistente personale, anche se questa opzione appare al momento molto complicata a causa delle numerose voci che circolano intorno all’ex head coach.

Infatti, oltre ai Thunder che cercano un altro assistente con un passato da head coach in NBA, anche i New Orleans Pelicans sarebbero interessati a Borrego per lo staff che si sta creando a disposizione del neoallenatore Alvin Gentry.

Tuttavia ci sono alcuni indizi che potrebbero far ricadere la scelta su Oklahoma. Infatti non è irrilevante il fatto che nel suo passato ci sia già stato un periodo in cui è stato assistente proprio di Monty Williams, che ritroverebbe proprio scegliendo la squadra di Durant e Westbrook: i due allenatori inoltre possono vantare un passato nella scuola superorganizzata dei San Antonio Spurs, vera e propria fabbrica di uomini di basket negli ultimi anni.

Per NBA Passion,
Matteo Meschi

Pelicans, periodo di cambiamenti e di mercato

L’offseason si sta avvicinando a grandi passi e molte squadre sono già all’opera per poter migliorare la propria organizzazione in vista della prossima stagione e, nel caso dei Pelicans, l’obbiettivo principale è trovare l’allenatore. Dopo lo sweep subito dai Golden State Warriors, i New OrleansPelicans hanno licenziato Monty Williams e ora stanno cercando un sostituto per il posto vacante di head-coach.Come riporta il solito Wojnarowski, per ora, le opzioni per la panchina sembrano essersi ristrette a tre nomi soltanto: Alvin Gentry e Jeff Van Gundy sono stati i primi ad essere contattati dalla dirigenza per il ruolo di head-coach. Ad ora le trattative sono ancora in stato embrionale, infatti, il GM Dell Demps ha avuto un primo colloquio con Van Gundy dopo averci parlato al telefono, mentre in occasione della partita contro gli Houston Rockets il dirigente dei Pellicani avrebbe parlato con Gentry, in una sorta di colloquio preliminare.

Dell Demps, General Manager dei New Orleans Pelicans
Dell Demps, General Manager dei New Orleans Pelicans

Secondo Marc Stein di ESPN.com, invece, i Pelicans avrebbero contattato anche Scott Skiles, ex playmaker della NBA ed ex allenatore dei Phoenix Suns, con i quali ha cominciato la carriera da allenatore nel 1997 in qualità di vice, per finire poi sulla panchina dei Bulls  nel 2003 ed infine su quella dei Milwaukee Bucks dal 2008 al 2013. Skiles sarebbe anche nel mirino della dirigenza degli Orlando Magic, con i quali ha avuto un passato da giocatore. I Magic starebbero cercando il sostituto del coach ad hinterim James Borrego, ed è per questo, scrive Wojnarowski, che i contatti tra Skiles ed i Pelicans hanno sorpreso un po’ tutti. Skiles, nella sua carriera da allenatore, ha un record di 443-433 con 18 vittorie e 24 sconfitte nella post-season.

Anthony Davis, power forward dei Pelicans e futuro dominatore della lega
Anthony Davis, power forward dei Pelicans e futuro dominatore della lega

La presenza di Anthony Davis è un plus non da poco, per molti allenatori sarebbe un onore poter allenare un campione emergente come lui, il futuro padrone della lega. Il progetto è certamente ambizioso, bisogna solamente trovare la persona giusta adatta a guidarlo, New Orleans merita palcoscenici importanti, tutta la città aspetta con trepidazione di arrivare ai vertici della lega  e sarà compito della dirigenza soddisfare le aspettative, che dovrà anche costruire un team competitivo intorno a The Unibrow, per riuscire a trattenerlo una volta che sarà Free Agent.

Per NBA Passion,
Francesco Tarantino &
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

Orlando Magic, un’identità mai trovata

C’è una cosa che si può dire su Elfrid Payton, non è mai riuscito ad avere totalmente fiducia in se stesso. Il playmaker dei Magic ha il 41,6 % al tiro, e ha segnato solamente 4 dei 25 tiri da tre punti tentati in stagione prima della gara di venerdì sera a Boston. In più ha enormi problemi dalla lunetta, dove converte i suoi tiri liberi con un misero 55%. Nonostante tutto, è sempre pronto a entrare in area per prendersi un tiro, subire contatti e andare in lunetta. Talvolta la fiducia viene premiata, come nel caso dei due tiri da tre punti segnati contro i Celtics. Talvolta no, e il 4 su 15 ai liberi che ha impedito ai Magic di ampliare il vantaggio, ne è la dimostrazione. Ha comunque continuato ad attaccar il canestro, in quanto è in grado di dimenticare in fretta quello che è successo in precedenza per continuare a giocare come sa, senza lasciarsi condizionare o farsi prendere dallo sconforto.

Se ogni giocatore degli Orlando Magic avesse questo tipo di stato mentale, probabilmente, ora, staremmo parlando di altro. E questo ci spiega perché Elfrid Payton è stata la più consistente opzione offensiva dei Magic contro i Celtics, segnando 20 punti e distribuendo 9 assist. Eppure, la poca consistenza di squadra, ha permesso agli avversari di vincere una partita che Orlando ha tenuto in controllo per gran parte del tempo. Siamo punto a capo, dunque, ponendoci le stesse domande, come dopo la sconfitta contro Miami, o contro i Wizards, o contro i Warriors, o contro i Bulls, o contro qualcuno che sicuramente al momento non ricordo.

Ci sono stati momenti nella stagione in cui sembrava che la squadra avesse voltato pagina, e avesse trovato la giusta direzione, come ad esempio la recente vittoria contro i Kings, dove nonostante avessero dilapidato un vantaggio di 20 punti, i Magic sono poi stati in grado di gestire il finale di partita punto a punto e portare a casa la vittoria. Ma in realtà non è così, i Magic devono ancora imparare a gestire i finali di gara. Le palle perse e la perdita di coesione in attacco, sommate a incomprensioni e amnesie difensive fanno sì che gli avversari riescano sempre ad avere la meglio. Nell’ultimo quarto di Boston, Orlando ha avuto quattro palle perse, tirato 7 su 21, di cui soltanto sei di questi tiri sono stati presi al ferro. Il tutto dopo aver segnato 42 punti in area nelle partita.

Nella prima parte di stagione, sotto la guida di Jacque Vaughn, i Magic volevano provare a giocare una “motion” stile San Antonio Spurs, ma non avendo i giocatori per farlo, gli attacchi si risolvevano molto spesso con isolamenti abbastanza statici e improduttivi. Intorno alla fine di dicembre, Orlando ha provato ad alzare in modo repentino il PACE, che per una manciata di partite ha anche prodotto alcune vittorie, ma il problema principale a quel tempo era la difesa. Puoi giocare a 90 o 110 possessi, ma se non difendi prendi solamente punti in proporzione e non risolvi il problema. Ora Borrego è ritornato ad un PACE più controllato, dando però parecchi giri di vite alla difesa, chiudendo molto l’area e concedendo il tiro da tre agli avversari. E infatti, se continuiamo a prendere come esempio a gara di venerdì, Evan Turner ha segnato soltanto un canestro, sui sei realizzati nel quarto quarto, in area.

Ma Orlando sta ancora cercando la sua filosofia e identità offensiva. Non ha ancora chiaro che cosa vuol fare in attacco. Forse ci vorrebbe una “super star” a cui si possa mettere in mano la palla nei momenti chiave delle partite o che comunque richiami su di sé l’attenzione delle difese e apra opzioni per gli altri. Servirebbe una difesa che possa, nei finali di gara, mettere a segno degli “stops” (come li chiamano loro). Sicuramente sotto la guida di JB la difesa è migliorata molto, ma è ancora lontana dall’eccellenza che dovrebbe avere una squadra che vuole raggiungere i playoff, e poi quale attacco migliore di una palla recuperata con conseguente contropiede? Questa potrebbe già essere una base per avere un’identità di gioco. Perché è questa la cosa che manca veramente ai Magic dall’inizio di stagione, un sistema di gioco che gli dia un’identità. So che è difficile trovare identità a giocatori giovani e non ancora formati completamente. So che è difficile trovare un sistema di gioco offensivo quando hai pochissimo tiro da fuori e risulti monodimensionale. So che è difficile fare canestro quando hai giocatori con pochi punti nelle mani e non hai una super star, ma è per questo motivo che dall’inizio dell’anno dico che la difesa è l’unica soluzione per questa squadra. Dalla propria metà campo nasce e muore tutto. Se hai una difesa forte, coesa, che lavora insieme puoi correre in contropiede e mettere a segno canestri facili. Quando a difesa schierata fai fatica è l’unica soluzione, e soprattutto, meno punti subisci e meno ne devi fare per vincere. Chiedere ai Bulls fino allo scorso anno.

Vaughn non è riuscito a dare questa impronta difensiva, Borrego ci sta provando e sicuramente i risultati sono migliorati, ma se i Magic vogliono diventare una squadra da playoff dovranno fare ulteriori steps, soprattutto dal punto di vista della mentalità e queste quindici partite che rimangono dovranno essere usate per trovare identità da usare dalla prossima stagione.

 

Per nbapassion.com
Alberto Vairo (@albicoach)

Magic, poche note positive: processo di crescita frenato?

Magic-Suns

Dopo settimane di voci sempre più insistenti, giovedì della scorsa settimana la dirigenza degli Orlando Magic ha preso la decisione di sollevare dall’incarico di Head Coach Jacque Vaughn e di dare, per il momento, la squadra in mano al suo vice James Borrego.

Il cambiamento di coach è arrivato dopo una lunga serie di sconfitte consecutive, dieci, e due sole vittorie nelle ultime diciotto partite disputate. Ma la motivazione principale del licenziamento di Vaughn non è soltanto il numero di sconfitte, ma soprattutto la sua incapacità a dare un’identità alla squadra. Troppi i modi di giocare cambiati in stagione, troppo differenti le rotazioni dei giocatori da una gara all’altra, segno che il coach non aveva un’idea chiara di quello che avrebbe voluto fare e, soprattutto, una difesa ai limiti dell’imbarazzo rispetto al tipo di giocatori che aveva a disposizione.

In stagione Orlando subisce 105,8 punti per 100 possessi, cifra che la posiziona al ventiseiesimo posto nella speciale classifica e che la riporta al primo anno di Vaughn, mandando alle ortiche tutti i progressi fatti la scorsa stagione e nonostante in estate si sia aggiunto al roster un giocatore difensivo come Elfrid Payton e un veterano come Channing Frye. Questa regressione è aumentata ulteriormente nelle ultime settimane, dove i Magic hanno concesso agli avversari almeno 103 punti in ognuna delle 10 sconfitte, cinque delle quali avvenute in doppia cifra.

La più brutta prestazione difensiva l’hanno ottenuta per mano dei Thunder subendo ben 79, settantanove, punti in metà partita e perdendola 127-99. Senza contare la vittoria sui Lakers di venerdì notte, nella serie di sconfitte, Orlando, ha concesso 112,8 punti per 100 possessi, la peggiore dell’intera Lega. Ogni parte del campo è un problema per i Magic. Sono ventinovesimi per percentuale dal campo concessa agli avversari, venticinquesimi per percentuale da tre concessa agli avversari, e ventottesimi per percentuale concessa negli ultimi due metri dal canestro. Dati che evidenziano un problema difensivo generale, non difendono in aerea e non difendono il perimetro. Non difendono punto e basta!! Vaughn non è riuscito a dare un’impronta difensiva alla squadra, cosa che invece in altri lidi è successo.

Clifford ha portato gli Hornets dall’essere la peggior squadra difensiva nel 2013 ad essere la sesta nella scorsa stagione. Jason Kidd ha trasformato i Bucks da penultima difesa della Lega lo scorso anno ad essere la seconda, fino ad ora, in stagione. Rob Hennigan e il presidente Alex Martins sono convinti di aver costruito una squadra che a questo punto della stagione potesse vantare ben più vittorie rispetto alle 16 attuali. Il percorso di crescita previsto dei due dirigenti era ben diverso, e se l’idea non era certo quella di puntare ai playoff, l’attuale livello della Eastern Conference fa sì che, a dispetto di quello che si credeva, con una gestione diversa della squadra si potesse veramente raggiungere la post season.

Per un gruppo di giocatori così giovani, giocare una serie di playoffs sarebbe stata una grande opportunità di accumulare esperienza per il futuro. Ora si dovrà attendere fino alla pausa dell’All Star Game per sapere il nome del prossimo allenatore, sempre se ci sarà e non si andrà fino a fine stagione con James Borrego. La scelta dovrà essere molto oculata, Hennigan non vuole bruciarsi altre strade.

I candidati sono ormai noti, Scott Skiles, Mark Jackson, George Karl su tutti. Ma questi tre nomi non sembrano convincere del tutto i dirigenti della Florida. George Karl piace, ma restano dei dubbi sull’età e le sue non perfette condizioni di salute. Mark Jackson invece non convincerebbe abbastanza dal punto di vista tecnico. Scott Skiles conosce bene Orlando, avendoci giocato ad inizio anni ’90, ha una buona esperienza avendo allenato con discreti risultati Chicago, Phoenix e Milwaukee, ma Hennigan sembra propenso a prendere una strada diversa. Le voci portano a Billy Donovan, che però non ha alcuna esperienza a livello NBA e sarebbe nuovamente un salto nel buio. Non ci rimane che aspettare sperando che il cambio di allenatore abbia dato almeno una scossa al gruppo.

Per NBA Passion,
Alberto Vairo (@albicoach)