I Los Angeles Lakers hanno considerato l’idea di tornare al Forum di Inglewood?

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Il giorno prima che i Los Angeles Clippers annunciassero i nuovi piani per la costruzione di un’arena ad Inglewood, il magnate Irving Azoff ha fatto trapelare un’idea alla proprietaria dei Lakers Jeanie Buss ed alla top advisor Linda Rambis riguardo a una possibile mossa che avrebbe potuto tagliare fuori i Clippers, e provocare un terremoto nello sport losangelino.

Il Los Angeles Times ha pubblicato uno scambio di mail tra i soggetti sopracitati, riguardante la proposta fatta da Azoff di trasferire i Lakers al Forum, alla scadenza del contratto di leasing dello Staples Center, nel 2025.

Dalle conversazioni contenute delle mail si evince un forte interesse di Jeanie Buss verso il Forum, interesse sostenuto da Azoff, consapevole del grande affare dal punto di vista economico: “Possiamo tenerlo esattamente così com’è, o costruire un bellissimo nuovo impianto per i Lakers e per i concerti” si legge in una delle tante mail scritte da Azoff “Abbiamo anni per decidere, ma ora lo progetteremo comunque per ogni evenienza“.

Nelle mail tra Azoff, Buss e Rambis non mancano poi frecciate soprattutto verso Steve Ballmer, proprietario dei Clippers, definito “Balls”, in riferimento ai suoi piani di costruzione del nuovo palazzetto dei Los Angeles Clippers

Il Forum di Inglewood è stato la casa dei Los Angeles Lakers a partire dal 1967, dopo che la franchigia aveva giocato per sette anni alla LA Memorial Sports Arena dopo il trasferimento da Minneapolis nel 1960. La squadra avrebbe poi vinto sei titoli NBA al Forum, prima di trasferirsi allo Staples Center nel 1999.

Il 2024/2025 sarà l’ultimo anno di contratto per i Lakers allo Staples Center, e la famiglia Buss ha comunicato pubblicamente che nessuna proposta verrà presa in considerazione, ne tanto meno quella di Azoff e del Forum, e che l’intenzione della squadra è quella di rimanere a downtown L.A. A giudicare dal contenuto delle mail, sembra però essere vero il contrario.

Lakers e Inglewood, i Clippers rischiano di rimanere senza una casa

Le e-mail sono tra le decine di migliaia di documenti prodotti in sede della causa legale tra la Madison Square Garden Company di James Dolan contro la città di Inglewood, presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles, sui progetti di costruzione della nuova arena dei Los Angeles Clippers.

Nella causa, MSG afferma che il sindaco di Inglewood James T. Butts Jr avrebbe indotto la società a porre termine al suo contratto di affitto di terreni di proprietà demaniale, atta ad area di parcheggio, al fine di favorire la costruzione della nuova arena. Il sindaco ha però negato tutte le accuse.

L’intenzione dei Clippers sarebbe quella di costruire un’arena sfruttando circa 22 dei 298 acri di terreno lungo West Century Boulevard, parte dell’area dei nuovi stadi di Rams e Chargers. Il progetto dell’arena, frutto di un contratto esclusivo di tre anni tra L.A. Clippers e città di Inglewood, è in una fase studio che ne dovrà determinare l’impatto ambientale.

Steve Ballmer ha dichiarato che uno dei motivi che lo ha spinto al progetto di una nuova arena per i Clippers è quello di dare la possibilità alla squadra di comandare il calendario delle partite casalinghe (i Clippers sono al momento la terza squadra dello Staples Center, dietro a Lakers e Los Angeles Kings, NHL), in un impianto pensato esclusivamente per la pallacanestro.

Lakers-LeBron: Jeanie Buss ha pensato ad un potenziale scambio

Lakers-LeBron: Jeanie Buss ha pensato ad un potenziale scambio

Lakers-LeBron: progetto iniziato male nel corso di questa stagione. Eppure le parti erano in rottura secondo una storia molto particolare riportata in queste ultime ore da Bleacher Report.

Lakers-LeBron: uno dei motivi del possibile scambio è Rich Paul

La stagione dei Los Angeles Lakers in questo momento è un vero e proprio fallimento viste le forti aspettative avute in estate su un loro papabile ritorno tra le prime otto forze della Western Conference.

Oltre agli infortuni e le crisi tecniche e di spogliatoio avvenute nel corso della seconda parte di stagione, uno dei principali imputati del progetto Lakers creato da Pelinka e Magic è senza dubbio LeBron James.

Il Prescelto‘, reduce in questa stagione alla sua più lunga assenza sul parquet a causa di un infortunio dopo 15 stagioni di attività, sembrava essere pronto a riportare i Lakers con qualsiasi mezzo nelle posizioni nobili della classifica.

Tutto ciò, invece, non si è avverato per tanti motivi tecnici ma sopratutto mediatici; tra cui la famosa settimana della trade deadline che avrebbe avvicinato sempre più Anthony Davis al progetto giallo-viola.

In queste ultime settimane, movimentate anche dalla provocazione di un possibile scambio di James mossa da Jeff Van Gundy, arriva proprio una storia molto particolare riguardo un possibile scambio provato proprio da Jeanie Buss per LBJ.

Ecco le parole rilasciate da Ric Bucher di ‘Bleacher Report‘:

La provocazione delle scorse ore riguardo un possibile scambio di James dai Lakers, non è così remota. Una fonte vicina all’organizzazione giallo-viola mi ha parlato di un possibile scambio causato proprio dall’atteggiamento sbagliato di Rich Paul nei confronti dell’organizzazione Lakers. La proprietaria Jeanie Buss, infastidita dall’atteggiamento assunto dall’agente di Davis e LeBron, ha pensato seriamente di cedere quest’ultimo. Lo stesso Paul era consapevole delle azioni della Buss e alla fine in un modo o nell’altro non si è riusciti più a far evolvere la situazione”.

Jeanie Buss a ruota libera: LeBron, Walton, Kobe & Shaq

Jeanie Buss, owner and president of the Los Angeles Lakers

Lowe intervista Jeanie: durante la partecipazione all’ultima puntata di The Lowe Post, il podcast di Zach Lowe di ESPNJeanie Buss ha parlato del presente (Magic & Pelinka, LeBron), del futuro (Walton, la free agency) e del passato (Stern, Kobe & Shaq) dei Los Angeles Lakers.

In primis, Jeanie è tornata sulla clamorosa rivoluzione del Febbraio 2017, quando spodestò i fratelli Johnny e Jim Buss e licenziò il GM Mitch Kupchak:

<Il passaggio da Jim e Mitch a Magic è stata la mossa giusta. Al momento con Jim non ci sono rancori, lui è ancora un membro del trust di famiglia.>

La nomina di Magic Johnson come President of basketball operations è stata la pietra miliare della ricostruzione gialloviola:

<Credo che la ragione per cui i Lakers stiano andando così bene è che abbiamo qualcuno che ha la giusta visione del basket: Magic Johnson. Lui, con Rob Pelinka, sta gestendo il nostro programma.>

La controller Owner ha poi parlato dell’arrivo in California di LeBron James. Ha confermato di non aver mai incontrato il quattro volte MVP prima della sua firma, mentre era a conoscenza del meeting in programma tra Magic e LeBron. Jeanie ha saputo della firma tramite un messaggio ricevuto da Rich Paul, l’agente di James.

La Buss poi ha enfatizzato quanto la franchigia lacustre ha rispettato il processo decisionale di LBJ:

<È importante che gli atleti – che non sempre hanno il controllo della propria situazione – abbiamo a disposizione tutto il tempo necessario per prendere una decisione così importante.>

Lowe intervista Jeanie: Walton ed il suo futuro

Il podcaster di ESPN ha poi chiesto alla Presidente lacustre chiarimenti sulla posizione di Luke Walton. In primis ha confermato che tutti nell’organizzazione fanno il tifo per il coach…

<Posso dirti subito che tutti – Magic, Rob, io – nell’organizzazione supportano Luke. Non c’è niente di più importante per Magic – oltre alla sua famiglia – di questi Lakers. Stiamo facendo tutto il possibile per assicurarci che Luke riesca nel suo lavoro. Questo è il nostro lavoro.>

…e che sono soddisfatti del lavoro svolto finora…

<Penso che stia facendo un lavoro fantastico, considerati gli infortuni che abbiamo avuto. È una sfida. Le persone dimenticano che ha avuto degli starter infortunati. Ed hanno vinto gare importanti in trasferta, dimostrando che è possibile anche senza LeBron>

…nonostante qualche passo falso interno di troppo ha allontanato i Lakers dalla zona playoff:

<È difficile quando perdi delle partite che credi di poter vincere, in casa, contro squadre con un record inferiore al .500. È davvero dura perdere quelle gare. Ma quando poi vai a vincere ad Oklahoma City – uno dei grandi team della nostra conference che è dove noi vogliamo essere, al top – credo che siano evidenti i progressi che sono stati fatti senza due dei nostri starter. Credo che Luke stia facendo un lavoro impressionante.>

Lowe chiede poi in merito alla suo presunto veto sul destino del coach, ma viene subito stoppato:

<Lo stai chiedendo alla persona sbagliata. Decide Magic. Ma dalla mia posizione, posso dirti che ogni cosa che stiamo facendo, ogni singola persona della nostra organizzazione… è qui per aiutare Luke ad avere successo.>

Lowe intervista Jeanie: il rapporto con il front office

Il giornalista coglie l’occasione al volo per chiedere alla Buss quanto è influente nelle scelte relative al basket…

<Per il ruolo che ricopro, sono responsabile di ogni decisione presa da ciascun dipendente. Non sarò mai più fuori da giro, come è accaduto in passato.>

…e se si immagina porre un veto alle scelte del front office:

<L’importante è capire il processo, come una decisione viene presa. Non ho tutte le informazioni, ma mi aspetto che tutte le decisioni vengano prese con cognizione.>

Magic e Pelinka-Magic Johnson, Rob Pelinka and Jeanie Buss
Magic Johnson, Rob Pelinka and Jeanie Buss (Allen Berezovsky, Getty Images)

E le decisioni prese da Magic e ed il GM Rob Pelinka al momento soddisfano le aspettative della proprietà…

<Credo che Magic sia stato paziente, penso che Rob Pelinka abbia fatto cose incredibili riuscendo a darci flessibilità senza cercare scorciatoie per provare a fare solo i playoff, per poi perdere al primo turno. Vedono il quadro generale e si muovono in quella direzione. Occorre essere pazienti, perché le cose non si possono cambiare durante la notte. Anche se credo che in due anni siamo arravati più avanti rispetto alle mie aspettative.>

…e – si augura Jeanie – quelle dei tifosi:

<Questo è quello che voglio vedere. E penso che la nostra fanbase sia intelligente, amano il basket, conoscono l’NBA oderna, vedono cosa sta costruendo Magic e non vogliono prendere scorciatoie.>

Lowe poi chiede alla figla del compianto Dr. Jerry Buss cosa ne pensa della narrativa che viene blaterata riguardo al fatto che le star non vogliono giocare con LeBron:

<Ho sentito la stessa cosa ai tempi di Kobe. Se qualcuno non vuole giocare con il miglior giocatore della NBA, non lo voglio nella squadra.>

Lowe intervista Jeanie: Stern, Kobe & Shaq, il futuro

L’intervista prosegue poi ritornando su alcuni dei momenti più importanti della storia recente dei Lakers. Lowe chiede alla Buss un giudizio sull’operato di David Stern, l’ex commissioner della NBA:

<Non l’ho mai visto come un tiranno o come qualcuno che stesse cercando di causarci dei problemi. Ogni cosa che ha fatto, incluso il veto alla trade per CP3, era nei suoi diritti. All’epoca non è stato facile accettarlo, ma era un periodo di cambiamenti.>

Jeannie Buss and Dr. Jerry Buss, owner of the Los Angeles Lakers
Jeannie Buss and Dr. Jerry Buss, owner of the Los Angeles Lakers (Andrew D. Bernstein, NBAE Getty Images)

Ancora un salto indietro, fino all’estate 1996 ed all’arrivo ad L.A. di Shaq & Kobe. Dal primo incontro con Kobe Bryant

<Ricordo del primo incontro con Kobe, a pranzo. Quando il cameriere gli disse che parlava spagnolo lui rispose che lo avrebbe imparato.>

…alle motivazioni della rottura con Shaquille O’Neal

<Si è trattato di soldi più che di incompatibilità caratteriali. Se Shaq avesse preteso meno, sarebbe rimasto.>

…respingendol’ipotesi che The Big Diesel avesse chiesto di scegliere tra lui o il Black Mamba.

Si torna al futuro, Lowe schiettamente chiede se la famiglia Buss potrebbe valutare di cedere la franchigia:

<Non c’è nessuno motivo per cui dovremmo vendere i Lakers, sono detenuti da un fondo ed io sono la responsabile. I beneficiari sono tutti i miei fratelli.>

L.A. Lakers, il miglior sponsor di coach Luke Walton è la proprietaria Jeanie Buss

Coach Luke Walton, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs at Staples Center

I vertici dei Los Angeles Lakers precisano che, nonostante le difficoltà della squadra in assenza di LeBron James, la panchina di coach Luke Walton rimane solida.

Come riportato da Ramona Shelbourne di ESPN, rimane immutata la fiducia della “triade” Jeanie Buss-Magic Jonhson-Rob Pelinka nell’ex assistente allenatore dei Golden State Warriors: “I Lakers hanno assunto Walton perché credono nel suo potenziale, così come rimangono fiduciosi nel potenziale dei loro giovani talenti”.

Luke Walton, Brandon Ingram (eredità della gestione Mitch Kupchak-Jim Buss), Kyle Kuzma e Lonzo Ball non avrebbero pertanto nulla da temere, mentre la trade deadline del prossimo 7 febbraio si avvicina.

Lakers, Luke Walton ha il “totale supporto di Jeanie Buss”

 

Troppo poche le 3o partite malcontate giocate dallo “young core” losangelino al fianco di LeBron James, troppo lo spazio salariale a disposizione in vista della prossima free agency per i Lakers per decidere di far saltare il banco già a metà stagione, nonostante il concreto rischio – James o non James – che i Los Angeles Lakers (24-21) possano ritrovarsi fuori dalla post-season per il sesto anno consecutivo.

“(Allenare i Los Angeles Lakers, ndr) è il lavoro più bello del mondo, e io adoro le sfide che mi si presentano davanti. tensione e notti insonni, ma un lavoro gratificante (…) di notte mi ritrovo a pensare: ‘Su cosa lavorare domani in allenamento? Di cosa ha bisogno la squadra?’ Ora che LeBron è fuori, ho variato diversi quintetti, dobbiamo limitarci a fare le cose semplici e far giocare i giovani, è un continuo tentativo di trovare l’equilibrio tra la nostra situazione attuale e gli obiettivi di stagione, e la squadra che vogliamo diventare (…) sapevo sarebbe stata dura, ma diavolo, è anche tremendamente eccitante (…) allenare nella NBA è fantastico, ed allenare la squadra per la quale hai giocato tanti anni, allenare un giocatore come LeBron ed i ragazzi che hai contribuito a portare qui a L.A. è una cosa davvero incredibile

– Luke Walton sui Los Angeles Lakers –

 

Come riportato da Marc Stein del NY Times, il miglior sponsor di coach Luke Walton a Los Angeles sarebbe proprio il “grande capo” Jeanie Buss.

La figlia del compianto Jerry “non avrebbe problemi” ad opporsi a qualsiasi mossa del duo Johnson-Pelinka riguardo al futuro dell’attuale head coach dei Lakers, in caso di bisogno, e soprattutto a stagione in corso.

Magic su LeBron: “Conosceva i Lakers meglio di me, ha una intelligenza incredibile”

Magic su LeBron: "Conosceva i Lakers meglio di me, ha una intelligenza incredibile"-LeBron James finals-LeBron James e Magic 2013 NBA Finals - Game Seven

Magic & Pelinka svelano i retroscena della firma di James

Nell’ultima puntata dello show Connected With.. in onda su Spectrum SportsNet, Chris McGee e Mike Bresnahan hanno intervistato Magic & Pelinka, ovvero gli autori della rivoluzione made in L.A., culminata con l’approdo ai Los Angeles Lakers di LeBron JamesMagic Johnson ha parlato del primo incontro con James e di come lui e Pelinka nei sei mesi precedenti abbiamo cercato di capire cosa fosse importante per lui.

LeBron è uno dei giocatori di basket più intelligenti che io abbia mai incontrato.. Come Kobe, Michael Jordan, Larry Bird…

Hanno concertato nei sei mesi precedenti, con l’owner Jeanie Buss, gli scenari ed i punti focali da trattare. Il prescelto ha esternato la volontà di giocare a basket ed essere se stesso. Poi ha sottoposto una lista di punti focali, posto delle domande sullo staff e l’organizzazione della franchigia. Il President of Basketball Operations è rimasto impressionato dalla conoscenza del roster gialloviola da parte di LBJ.

…non si trattava di vendere i Lakers, non ne aveva bisogno. Lui già conosceva il team. Quasi meglio di me.

Secondo la leggenda dello Showtime, la scelta di LeBron non sarebbe stata a breve termine ed avrebbe riguardato anche cosa sarebbe stato meglio per la sua famiglia. Infatti, ha confermato che non è stata affrontata – almeno nel primo incontro – la questione della durata del contratto.

(Io e LeBron) …entrambi amanti della competizione, entrambi amanti della vittoria, entrambi eccellenti ai massimi livelli.

[…] …possiamo parlare liberamente tra noi, questo è quello che amo di LeBron.

Rob Pelinka ha raccontato come ha ricevuto la notizia:

Ho ricevuto un messaggio dall’agente di LeBron, Rich Paul. Congratulazioni, con dei palloncini. È stato uno di quei momenti nella vita che non dimenticherai mai, mai.

Si è poi soffermato su quanto sia importante per la franchigia l’arrivo di LBJ e come fin dalla loro assunzione sia stato tutto pianificato per raggiungere questo obiettivo. L’arrivo di LeBron, il miglior giocatore del pianeta, è stato culmine di tutti i processi.

The Path to LeBron

Timeline
Timeline (Lakers.com)

Rob ha ribadito quanto espresso da Magic, ovvero della profonda conoscenza del roster gialloviola dell’ex Cavs, che voleva uno scenario completamente diverso da quello vissuto nelle ultime quattro stagioni. Voleva una squadra versatile, profonda e dura. E le successive mosse di mercato hanno seguito quella direzione.

Il GM è eccitato dal core lacustre e su quanto bene gli possa fare la convivenza con James.

Kuz, Zo, Josh, B.I. sono pronti. L’energia che ha portato su di loro l’arrivo di LeBron è incredibile.

Infine i due host hanno chiesto a Magic se LeBron fosse entusiasta dei giovani gialloviola.

Oh si, è molto eccitato.

Come Magic & Pelinka, eccitati i tifosi gialloviola che sognano la rinascita ed il ritorno ai vertici dei Lakers.

Magic Johnson è stato multato per $ 500.000 dalla NBA

magic johnson

Magic Johnson è stato multato dalla lega NBA per aver tentato di comunicare con l’agente di Paul George mentre il ragazzo era sotto contratto con gli Indiana Pacers.

La multa ammonterebbe a $ 500.000 dollari.

Subito dopo aver ricevuto la multa, il presidente operativo dei Los Angeles Lakers ha dichiarato di non voler far gravare la multa sulle tasche della società.

Magic Johnson avrebbe fatto questa richiesta direttamente al proprietario Jeanie Buss, che ovviamente non ha potuto fare altro che accettare l’ammissione di colpa.

#PAUL GEORGE

L’AMMISSIONE DI COLPA

Al Los Angeles Times, Magic Johnson spiega la sua versione e dichiara: “Purtroppo c’è poco da dire, correggeremo il tiro. Ho sbagliato, e ora a soffrire di più è il mio orgoglio, mi sento in colpa con Jeanie Buss“.

L’intervista continua e il presidente dei Lakers rivela: “Ho già chiesto di intervenire, prendendo i soldi dal mio stipendio, perché è il minimo che possa fare anche se ero in buona fede”.

Infine Magic Johnson torna a parlare dell’incontro incriminato, spiegando che non avrebbe mai previsto una reazione simile della lega: “Pensavo fosse solo una serata divertente, ma ora so che non posso farlo e farò in modo che non accada più… È in gioco il mio orgoglio”.

Intanto sembra che i Los Angeles Lakers abbiano accettato la multa dopo le evidenti ammissioni di Magic Johnson.

Inoltre, hanno fatto dichiarare al loro front office che si impegneranno a prevenire situazioni del genere e che il loro nome non apparirà più in queste situazioni.

 

 

 

 

Three Points – Bring the Magic back!

Archiviata la pausa per l’All Star Weekend e sistemati i roster (con le ultime, significative aggiunte di Deron Williams e Andrew Bogut a quello dei Cleveland Cavaliers), parte ufficialmente lo sprint finale in vista dei playoff. Da qui a metà aprile, ogni partita potrebbe definire con chiarezza i realistici obiettivi delle trenta squadre NBA. Come ogni venerdì, andiamo ad analizzare tre argomenti ‘caldi’ della settimana appena conclusa. E’ il momento di una nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Bring the Magic back!

Magic Johnson e D'Angelo Russell, passato e futuro dei Lakers
Magic Johnson e D’Angelo Russell, passato e futuro dei Lakers

Se c’è una caratteristica che è sempre mancata nella gloriosa storia dei Los Angeles Lakers, quella è sicuramente la pazienza. L’addio di Kobe Bryant (ma anche gli ultimi anni di un Black Mamba martoriato dagli infortuni) aveva dato il via libera ad una ricostruzione che, in quanto tale, non poteva che richiedere il tempo necessario.

Evidentemente l’ottimo inizio di regular season, con la squadra di coach Luke Walton addirittura in zona playoff i primi di dicembre, aveva illuso la proprietà che questo rebuilding potesse rivelarsi più veloce del previsto. Una volta che i risultati sono tornati nella norma (ovvero, sconfitte a ripetizione) e la posizione in classifica è tornata quella delle ultime, malinconiche stagioni (bassifondi della Western Conference), la furia di Jeanie Buss, figlia del leggendario owner Jerry, si è abbattuta sulla dirigenza, scatenando un vero e proprio ciclone. L’ex fidanzata di Phil Jackson, nel pieno del delicato periodo che anticipava la trade deadline, ha deciso di ‘silurare’ il general manager Mitch Kupchak, di casa a L.A. dal lontano 1981 (prima come giocatore, poi dietro la scrivania) e il responsabile per i rapporti con la stampa John Black. Non solo: con un ‘colpo di teatro’ degno della migliore Stephanie McMahon, ha dato il benservito nientemeno che al fratello Jim, sollevandolo dall’incarico di Vice President Of Basketball Operations.
La signora Buss ha affidato il timone della franchigia a colui che, negli Anni ’80, la fece entrare definitivamente nel mito, ovvero Mr. Earvin ‘Magic’ Johnson. Il playmaker dello ‘Showtime’ è stato assunto nelle vesti di President Of Basketball Operations e a breve dovrebbe essere raggiunto da un nuovo GM. Per quest’ultima posizione, il favorito assoluto sembra essere Rob Pelinka, personalità piuttosto influente a L.A. in quanto agente del già citato Kobe Bryant.

Più che al solo andamento di quest’ultima stagione, la decisione di Jeanie può essere attribuibile all’evidente insuccesso nella creazione di una nuova ‘cultura Lakers’. Sono lontanissimi (non solo cronologicamente) i tempi in cui Kareem Abdul-Jabbar diceva ai Milwaukee Bucks (e alla stampa): “Il mio desiderio è quello di giocare in una grande città, vorrei essere ceduto ai Lakers”. Le ultime free-agency hanno dimostrato come ormai i grandi nomi non siano più affascinati dall’importanza di una piazza (nell’era dei social network, la stessa visibilità che hai a New York la puoi avere anche a Cleveland), bensì dalla concretezza di un progetto.
Nel 2014 Carmelo Anthony inserì la Los Angeles gialloviola tra le possibili destinazioni, salvo lasciar perdere dopo l’incontro con Kupchak e soci. L’anno seguente fu la volta di LaMarcus Aldridge, il quale arrivò persino a dichiarare ai giornalisti: “Mah, sarebbe stato anche un incontro interessante, se solo si fosse parlato di basket…”, prima di accasarsi ai San Antonio Spurs. La ciliegina sulla torta è arrivata la scorsa estate, con Kevin Durant (da anni al centro di ‘fantasie bagnate’ su un suo possibile approdo in California) che nemmeno prese in considerazione l’ipotesi di un colloquio con il front office losangelino. Per consolarsi dal mancato ingaggio di KD, Jimmy Buss e compagnia pensarono bene di offrire un paio di contratti ‘mostruosi’ (persino per le folli somme attuali) a Timofey Mozgov e Luol Deng, non certo due stelle in grado di portarti al titolo.

Ora, che la dirigenza dei Lakers stesse procedendo a tentoni era più che evidente. Detto questo, che prospettive offrono l’arrivo (certo) di Magic e quello (probabile) di Pelinka?
Le prime parole dell’Uomo Magico (“ho detto ai ragazzi che la mia porta sarà sempre aperta per loro”) preannunciano un tentativo di avvicinamento tra giocatori e dirigenza. Senza alcun dubbio, il supporto e i consigli di uno dei più grandi sportivi di sempre non potranno che essere di grosso aiuto per i giovani talenti su cui si intende costruire la squadra, da D’Angelo Russell a Brandon Ingram. E’ altrettanto vero che la presenza di un personaggio di tale calibro aumenta notevolmente l’‘appeal’ della società verso l’esterno. Come abbiamo gia visto, però, gli Anthony, gli Aldridge e i Durant del caso vogliono giocare in squadre vincenti, non simpatiche.
I dietrologi (specie mai a rischio di estinzione), poi, vedono in Pelinka nient’altro che una ‘marionetta’ dello stesso Kobe, intenzionato (secondo le loro congetture) a mantenere il controllo sulla franchigia anche dopo aver appeso al chiodo l’immortale maglia numero 24. Anche alla luce della fin qui poco esaltante (si avvicina Pasqua, siamo tutti più buoni) esperienza di Phil Jackson alla guida dei New York Knicks, possiamo tranquillamente affermare che non sempre accentrare il potere nelle mani di una personalità così ‘ingombrante’ si rivela un bene per una squadra da ricostruire.
Probabilmente, per riportare la ‘magia’ dei vecchi tempi allo Staples Center, ci vorrebbe semplicemente quella virtù così poco nota da quelle parti: la pazienza…

 

2 – Il fattore ‘I’

Kevin Durant è costretto ad abbandonare la sfida con Washington: per lui almeno un mese di stop
Kevin Durant è costretto ad abbandonare la sfida con Washington: per lui almeno un mese di stop

Per analizzare in modo approfondito le reali possibilità di una squadra ci si concentra su diversi fattori. Il primo è chiaramente quello tecnico, ovvero la qualità del materiale umano a disposizione dell’allenatore. Poi c’è quello tattico, ossia la capacità o meno dei vari interpreti di poter formare un ‘coro’ intonato e fornire al suddetto allenatore un repertorio più o meno vasto di soluzioni. Ci potrebbe essere anche quello strutturale, cioè l’organizzazione e la solidità dello staff dirigenziale, che spesso e volentieri fa la differenza (San Antonio è un esempio fin troppo scontato). C’è però un altro fattore che nessuno osa mai considerare, ma che spesso e volentieri decide le sorti di una stagione, se non addirittura i destini di giocatori e franchigie. Si tratta del temutissimo fattore ‘I’, quello relativo agli infortuni.

Il fatto della settimana, almeno per quello che riguarda strettamente il campo, è il guaio al ginocchio occorso a Kevin Durant nei primissimi minuti della sfida contro i Washington Wizards. La dinamica dell’accaduto farebbe felici i sostenitori della teoria del ‘butterfly effect’: Marcin Gortat, per avere la meglio a rimbalzo su Zaza Pachulia (non certo un duello tra pianisti…), lo scaraventa al suolo. Il georgiano cade nel peggior punto di parquet possibile: quello in cui è poggiata la gamba destra di KD. Ipertensione, distorsione e almeno un mese di stop.
Stendendo un velo pietoso su quelli che hanno espresso soddisfazione per l’incidente (al quale tutto dovrebbe essere concesso, tranne due cose: una tastiera e la possibilità di seguire lo sport), è brutto considerare come un evento del genere, così fortuito, sia potenzialmente in grado di stravolgere gli equilibri dell’intera lega. Vero, i Golden State Warriors possono benissimo arrivare fino ai playoff con il miglior record anche senza l’MVP 2014. E’ altresì vero, però, che la stagione degli uomini di Steve Kerr è stata fin qui una continua evoluzione, atta ad inserire al meglio il numero 35 in un meccanismo più che oliato. Oltre alle ripercussioni sul suo stato di forma, anche l’interruzione di tale processo potrebbe rivelarsi un problema da non sottovalutare.

L’infortunio di Durant non è purtroppo l’unico ad aver intaccato questa stagione NBA. Un problema fisico, stavolta al menisco, ci ha privato della gioia di ammirare le gesta di Joel Embiid, fino a questo momento indiscusso favorito al premio di Rookie Of The Year. Il centro camerunese, che aveva già saltato due intere stagioni per una frattura al piede destro, dovrà star fermo fino al termine della regular season (e quindi della stagione di Phila, salvo sorprese). Embiid andrà a fare compagnia al lungodegente Ben Simmons, prima scelta assoluta allo scorso draft, anch’egli ‘out for the season’ per un problema ad un piede (anche se i maligni sostengono che il rinvio del suo debutto sia stato ‘caldeggiato’ dal suo entourage, con evidenti ambizioni per il Rookie Of The Year Award 2018). Ad ogni modo, pochi drammi in casa Sixers. Questa stagione serviva esclusivamente per dare una prima forma alla squadra del futuro. Visto il debutto di Embiid, quello di Dario Saric (che ora entra prepotentemente in corsa per il premio di matricola dell’anno) e il cosiddetto asset (insieme di scelte future e giovani di talento da poter scambiare, come fatto ad esempio con Nerlens Noel) accumulato dalla franchigia, gli immarcescibili fan di Philly hanno senz’altro di che essere ottimisti.

Decisamente più complicazioni hanno comportato altri infortuni stagionali. Se quello di Kevin Love (ginocchio) rende più impegnativo il tragitto dei Cleveland Cavaliers verso il primato ad Est, quelli di Kyle Lowry (polso) e Chris Paul (appena rientrato dopo un problema al pollice) rischiano di compromettere il fattore campo nella post-season per Toronto Raptors e Los Angeles Clippers.
C’è anche chi, per via degli infortuni, rischia di compromettersi la carriera. Alcuni di questi sono veterani, vedi Chris Bosh (non si sa ancora se rimetterà mai piede in campo, dopo la ricomparsa di coaguli nei polmoni), Joakim Noah (ginocchio) e Nikola Pekovic (tormentato dalla caviglia; per lui la miseria di 97 partite disputate nelle ultime quattro stagioni), altri sono invece giovani promesse. Justise Winslow (spalla), Zach LaVine (ginocchio), Jabari Parker (nuovo infortunio allo stesso ginocchio che ne interruppe la stagione da rookie)… Tutti giocatori a cui ogni appassionato di sport che si voglia definire tale non può che fare il più classico degli auguri: come back stronger!

 

3 – Il mio nome è Curry. SETH Curry

Seth Curry celebra l'ennesima tripla, marchio di fabbrica della famiglia
Seth Curry celebra l’ennesima tripla, marchio di fabbrica della famiglia

Uno dei più validi motivi per seguire una stagione NBA è scoprire protagonisti inattesi, qualcuno su cui nessuno era pronto a scommettere. Il giocatore di cui parliamo oggi è assolutamente uno di questi ‘eroi per caso’.
Tutte le franchigie NBA farebbero carte false per avere Curry in squadra. Per Curry intendiamo però Steph, il due volte MVP, non certo il ‘fratellino’ Seth!

La storia dell’ ’altro’ Curry è simile a quella di moltissimi altri giocatori entrati nella lega dalla porta di servizio. Non scelto da nessuno al draft 2013 (quello che seguiva i primi lampi di grandezza del fratello Steph), inizia ad essere ‘sballottato’ come un pacco postale da una parte all’altra degli States. Messo inizialmente sotto contratto dagli stessi Warriors, viene subito tagliato con l’arrivo della regular season. Passato ai Santa Cruz Warriors, affiliata di D-League di GSW, è successivamente ingaggiato dai Memphis Grizzlies, per poi essere nuovamente tagliato il giorno stesso del suo debutto NBA (non certo dei migliori; zero punti in quattro minuti). Eccolo quindi rientrare nella soleggiata Santa Cruz per godersi altri due mesetti di D-League. Nel marzo del 2014, Seth viene ingaggiato da una squadra situata non proprio dietro casa: i Cleveland Cavaliers (ebbene sì, c’è stato un Curry ai Cavs!). Tempo dieci giorni e una sola apparizione in campo, ed eccolo riattraversare di nuovo gli USA: contratto decadale non rinnovato, si torna in California a formare con Mychel Thompson (fratello del più celebre Klay) gli ‘Splash Brothers di serie B’.
Nella stagione successiva la solfa non cambia. Curry jr. passa il 2014/15 tra Orlando Magic (mai sceso in campo) e Phoenix Suns (zero punti in otto minuti, suddivisi in due partite), giocando soprattutto in D-League con gli Erie Bayhawks. L’estate seguente, i New Orleans Pelicans lo schierano nella Summer League di Las Vegas, decidendo però di non confermarlo per il training camp nonostante le buone prestazioni.

Quando la sua carriera sembra ormai destinata al naufragio, ecco finalmente la prima, vera occasione. Seth entra a far parte dell’organico degli sventurati Sacramento Kings e, complici anche i diversi infortuni del playmaker titolare Rajon Rondo, riesce a conquistare sempre più spazio nelle rotazioni di coach George Karl. Chiuderà la stagione con 6.8 punti in 15.7 minuti di media, giocando ben 44 incontri, di cui nove da titolare. Niente male, per uno che ha cambiato SEI squadre (senza contare quelle di NBADL) in poco più di due anni.
Ed eccoci giunti a questo magico 2016/17. Scappato (come molti altri) dalle follie di Sacramento, Seth si accasa ai Dallas Mavericks, altra squadra in grande difficoltà. L’inizio di stagione dei Mavs è da incubo: sconfitte a non finire e ultimo posto nella Western Conference. Tutto ciò anche a causa dei molteplici infortuni, che costringono coach Rick Carlisle a scelte ‘di ripiego’. Con Deron Williams e J.J. Barea spesso ai box, uno di questi ripieghi è proprio Seth Curry, che coglie la palla al balzo e si prende finalmente il proscenio.
Schierato in quintetto in 28 delle 56 partite disputate finora, Seth ha letteralmente conquistato Dallas. A novembre arrivano due gare da 23 punti (contro Lakers e Spurs), poi una da 24 a gennaio (sempre contro San Antonio) e una da 22 il primo di febbraio contro i Sixers. Nell’ultima settimana, però, ecco il vero exploit. Contro Minnesota arriva il career high di 31 punti, poi, lunedì notte, i suoi 29 punti (con cinque triple) sono decisivi per battere i Miami Heat di fronte ad un American Airlines Center completamente ai suoi piedi. Quasi si trattasse del ‘vero’ Curry, non del fratello scarso e giramondo. Dopo tanta, troppa gavetta, la sua favola trova così un lieto fine. Roba da NBA, “Where amazing happens”

Lakers, Walton gradirebbe l’incarico di head coach. Cambiamenti in vista anche nel front office?

Luk Walton e Thibodeau non saranno sulla panchina Knicks nella prossima stagione?

Con Steve Kerr che ha dovuto prendersi una pausa forzata per far fronte ai problemi alla schiena, da buon vice ha preso per mano i Golden State Warriors, gestendo alla grande Stephen Curry e compagni fino al rientro dell’head coach. Una bella fetta di merito del cammino della banda di Oakland in questa stagione è sua: l’assistant coach Luke Walton in estate potrebbe decidere di fare il grande salto e diventare capo allenatore, con delle pretendenti che sarebbero ben pronte ad accoglierlo.

Luke Walton durante la sua militanza da giocatore nei Los Angeles Lakers.
Luke Walton durante la sua militanza da giocatore nei Los Angeles Lakers.

Il figlio del grande Bill è stato accostato a New York Knicks e Phoenix Suns ma, stando ad alcuni rumors, potrebbero essere i Los Angeles Lakers i prossimi ad usufruire del suo emergente talento: come riportato da Stephen A. Smith di ‘ESPN‘, se Walton si convincesse, nella prossima offseason, ad intraprendere definitivamente la carriera da head coach, sarebbe contento di accettare la piazza gialloviola come destinazione. Il 35enne ha giocato per i losangelini dal 2003 al 2012, vincendo due titoli, è gradito all’ambiente ed avrebbe la benedizione di Kobe Bryant, fattore che potrebbe avere un peso non irrilevante nonostante il Black Mamba sia vicino al ritiro. Tuttavia Walton per prendersi questa responsabilità (ricordiamo come non sarà proprio facile guidare una franchigia come i Lakers in pieno periodo di ricostruzione), spera che la franchigia mantenga la top three protected pick per il prossimo draft. Un ipotetico e promettente trio formato da D’Angelo Russell, Julius Randle e un rookie di belle speranze (Ben Simmons?) sarebbe una bella base su cui lavorare. Senza dimenticare la free agency. Il cosiddetto periodo di prova dato all’attuale coach Byron Scott fino al termine della stagione sarebbe solo ‘di facciata‘, visto che il front office ha tutta la voglia di cambiare pagina.

Si proverà a convincere Walton dunque, ma non solo. Pare che Jeanie Buss sia intenzionata a licenziare il fratello Jim dalla carica di vice presidente esecutivo. E anche il general manager Mitch Kupchak sarebbe a rischio. Insomma, l’estate 2016 si prospetta abbastanza calda in quel di Los Angeles.