Ufficiale, la free agency 2019 inizierà domenica 30 giugno, ore 18:00 (ET)

free agency 2019

E’ ufficiale, la free agency 2019 prenderà il via domenica 30 giugno alle ore 18:00 (orario di New York), la NBA e la NBPA hanno approvato la misura.

Un anticipo di sei ore rispetto al consueto scattare della mezzanotte del 1 luglio, una correzione necessaria per evitare che i primi colloqui tra squadre, giocatori e rispettivi rappresentanti inizino a notte inoltrata.

La free agency NBA 2019 sarà un momento particolarmente delicato. Giocatori come Kevin DurantKawhi LeonardKyrie Irving e Jimmy Butler dovranno rendere innanzitutto nota l’intenzione di non esercitare le rispettive player options e diventare unrestricted free agent.

Klay Thompson, Kemba Walker, Khris Middleton, Tobias Harris, DeMarcus Cousins, D’Angelo Russell, Nikola Vucevic e J.J. Redick alcuni dei free agent già “noti” a partire dal prossimo 30 giugno.

LeBron James, contatti con Leonard e Butler in vista della free agency

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena

Dopo la prima e fallimentare stagione con la maglia dei Los Angeles Lakers, che non sono riusciti a qualificarsi ai playoff, LeBron James è alla ricerca di rinforzi, e ha già iniziato a muoversi in vista della prossima free agency, contattando Kawhi Leonard e Jimmy Butler. Secondo quanto riportato da Brian Windhorst di ESPN durante una puntata del programma “Pardon the Interruption”, James avrebbe dato avvio al proprio processo di reclutamento.

“Da quello che ho capito, ha già iniziato il processo di reclutamento. Ho sentito che ha avuto contatti con Kawhi Leonard e con Jimmy Butler”, ha detto Windhorst.

I due, diretti avversari nel corso delle semifinali della Eastern Conference, sembrerebbero destinati a rifiutare le player option rispettivamente con Toronto Raptors e Philadelphia 76ers, diventando due dei più ambiti free agent sul mercato durante la prossima estate.

LeBron James e la free agency, tempering verso Leonard e Butler?

Le dichiarazioni di Windhorst potrebbero provocare delle conseguenze nei confronti di LeBron James, che potrebbe infatti essere messo nel mirino da parte della lega per tempering. Né il n°23 né i Los Angeles Lakers sono tuttavia nuovi a una situazione del genere.

Lo stesso James lo scorso dicembre si era reso protagonista di una situazione analoga, dovuta ai contatti con Anthony Davis.

I gialloviola invece avevano ricevuto una multa di $ 500.000  per tampering verso Paul George, all’epoca in forza agli Indiana Pacers, prima dell’approdo agli Oklahoma City Thunder. Alcuni commenti dell’ex presidente Magic Johnson su Giannis Antetokounmpo dei Milwaukee Bucks nel febbraio del 2018 avevano invece portato via dalle casse dei gialloviola $ 50.000 

Raptors, tre vittorie di fila e ad una dalle Finals, Bucks superati in trasferta, Kawhi: “Mi alleno per questo”

I Toronto Raptors, dopo aver riequilibrato il punteggio della serie sul parquet amico, sbancano il campo di casa dei Milwaukee Bucks. I canadesi sono ora in vantaggio per 3-2, e hanno completato una rimonta cominciata da uno svantaggio di 0-2. Toronto, dopo le prime due uscite, sembrava molto indietro rispetto agli avversari non solo nel conteggio delle vittorie, ma anche, e soprattutto, dal punto di vista del gioco. Tuttavia, questo terzo successo, ottenuto per 105-99, dimostra definitivamente il contrario.

Se la principale critica mossa alla squadra allenata da Coach Nick Nurse, fino ad ora, era quella di una panchina poco incisiva, per la seconda gara di fila i canadesi hanno dimostrato il contrario. In particolare, Fred VanVleet ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato in gara 4, facendo registrare un altro plus/minus importante: di +28. Dato ottimo, condito da ben 21 punti, tutti prodotti con tiri da tre punti: 7 segnati su 9 tentati.

Il vero condottiero di questo gruppo, comunque, lo conosciamo tutti. Fino ad ora è stato il protagonista assoluto di questi playoffs. Aveva tanto da dimostrare dopo la telenovela generatasi dalla sua disputa con i San Antonio Spurs, e ci sta riuscendo alla grande. Kawhi Leonard, dopo la prestazione affaticata ed opaca di gara 4, valsa comunque 19 punti, torna a ruggire e a graffiare con decisione le uscite di questa serie. Il numero 2 segna 35 punti, raccoglie 7 rimbalzi e offre 9 assist ai compagni. Il tutto segnando 5 tiri su 8 da oltre l’arco.

Continua a non sfigurare Kyle Lowry, che, nonostante una serata no al tiro (4/11 dal campo), chiude con 17 punti, 7 rimbalzi e 6 assist. Doppia doppia per Pascal Siakam, da 14 punti e 13 rimbalzi, accompagnata da una superba nottata difensiva, come raccontano le statistiche: 3 stoppate e 1 palla rubata.

Kawhi: “Mi alleno per questo”

“Non sono spaventato dal momento importante. Mi alleno per questo in estate. Sto solo provando a vincere. Si tratta di mostrarmi aggressivo e non tirarmi indietro davanti a nulla.” Così Kawhi Leonard ha commentato la sua prestazione. Evidentemente, comunque, questo è il mind-set che il giocatore ha adottato per l’intera durata di questa postseason, non solo per la serie tra Bucks e Raptors. E sembrerebbe decisamente funzionare.

Come riportato da Kevin Aronovitz per ESPN, compagni e Coach, nella conferenza post-partita, non si sono tirati indietro dal ricoprire di lodi il loro miglior giocatore.

Kyle Lowry ha parlato così dello strapotere offensivo del suo numero 2:

“Loro gli mettevano contro due, tre difensori. Praticamente inclinavano il campo per andargli tutti contro. Kawhi, comunque, è riuscito a fare sempre i passaggi giusti (I 9 assist sono valsi un career-high, ndr) e noi, stanotte, siamo riusciti a segnare per lui. (…) 35,7 e 9.. ha giocato una grande partita, in un momento delicato, in territorio ostile. E’ una superstar, una superstar.”

Il playmaker dei Raptors ha poi speso anche parole sulla superstar avversaria, Giannis Antetokounmpo:

“Come si ferma? Non si può. E’ molto probabilmente l’MVP della lega, All-NBA team, All-Defensive team.. Non puoi fermarlo, è incredibile. Quello che puoi fare, però, e noi l’abbiamo fatto bene, è mettergli contro tanti corpi. Attaccarlo con sei braccia, sei gambe, sei occhi. Così puoi rallentarlo.”

Infine, Coach Nick Nurse si è unito alle lodi per il suo giocatore di punta:

“Record di assist? Prima di tutto, quasi sempre prende la decisione giusta quando ha molti difensori addosso. La passa all’uomo libero, con spazio per riposizionarsi o tirare. Lo abbiamo evidenziato per tutti i playoffs, e lo sta facendo davvero bene. Nell’ultima partita era quasi incredibile, sembrava non facesse altro che passare la palla. Comunque, quando il tuo miglior giocatore fa anche tanti assist, aiuta sicuramente.”

Ora i Raptors hanno ribaltato completamente la situazione, a discapito dei Bucks. La squadra che dopo due gare sembrava in controllo assoluto della serie, si trova ora a dover vincere in trasferta per sperare di potersi giocare l’accesso alle Finals in una gara 7 casalinga. Questa serie, comunque, si sta sviluppando come sperato dai Golden State Warriors: in modo lungo ed estenuante. I campioni della Western Conference sono infatti già a riposo, e possono solo che beneficiare di un avversario che arrivi da una sfida duratura e combattuta.

Raptors, in sei in doppia cifra e Bucks domati, Lowry: “Fatto ciò che dovevamo in casa”

I Toronto Raptors trovano nuova linfa vitale davanti ai tifosi amici della Scotiabank Arena e fermano ancora i Milwaukee Bucks. L’ottima prestazione collettiva dei canadesi ha infatti portato loro alla vittoria per 102-120. Ora la serie è in parità, sul 2-2. Le ostilità riprenderanno la notte prossima, e torneranno sul parquet di Milwaukee. Gara 1 delle Finals sarà invece il 30 maggio, e con Golden State già a riposo, nessuna delle due finaliste dell’Est vorrebbe arrivare ad un’estenuante gara 7.

Toronto è riuscita a superare i rivali, per la prima volta, nettamente. I motivi dietro questo successo sono due: il contributo dell’intera rotazione alle fatiche offensive di Kawhi Leonard e la difesa decisa, anche dello stesso numero 2 sulla stella avversaria, Giannis Antetokounmpo.

Ben sei membri su otto della rotazione dei Raptors hanno raggiunto la doppia cifra per punti segnati. In particolare, i giocatori in uscita dalla panchina sono finalmente riusciti a vincere lo scontro, fondamentale, con i colleghi avversari. Serge Ibaka, Fred VanVleet e Norman Powell chiudono tutti con un plus/minus positivo di almeno 24 punti. L’esterno ex di Oklahoma City e di Orlando segna anche 17 punti e raccoglie 13 rimbalzi, VanVleet ne segna 13 ed è perfetto da tre punti (3/3), mentre Powell continua a produrre ottimi punti: 18.

Tra i titolari, non delude il protagonista assoluto di questi playoff 2019, Kawhi Leonard. La superstar sembra ancora stanca dopo gara 3, non tira tanto e si ferma a 19 punti, ma fa un lavoro fondamentale in difesa su Giannis, limitandolo molto. Il numero 2 completa anche una giocata spettacolare: schiacciata in testa al greco che carica compagni e tifosi. Contribuisce fortemente anche Kyle Lowry, il playmaker mette a referto 25 punti, con 6 assist e 5 rimbalzi. Si migliora, come promesso, anche Marc Gasol, che segna 17 punti, raccoglie 5 rimbalzi e fornisce 7 assist ai compagni.

“Fatto ciò che dovevamo in casa”

I Raptors sono riusciti a superare i Bucks con una prestazione collettiva. Prerogativa che fino ad oggi pensavamo propria solo della squadra di Milwaukee. Invece, in una notte in cui Leonard non supera nemmeno quota 20 punti, tutti gli altri membri di Toronto capiscono che sia arrivato il momento di fare un passo avanti. Di questo si è parlato nel post-partita, come riportato da Kevin Arnovitz per ESPN.

Kyle Lowry, che non è nuovo a prestazioni solide in questa serie, ha commentato così la partita subito dopo la sirena finale:

Abbiamo fatto ciò che dovevamo in casa. Immaginavamo che Kawhi non sarebbe stato al massimo, quindi sapevamo di doverci impegnare tutti di più. Loro fino ad oggi erano stati molto fisici, noi non tanto. Comunque ora gara 5 sarà in casa loro, un ambiente ostile per noi, dovremo essere pronti.”

Ha poi parlato nel dettaglio, in conferenza stampa, di come tutti i suoi compagni abbiano giocato un’ottima gara:

“Quando hai Kawhi in squadra, sai che tutta l’attenzione sarà rivolta su di lui, è il Kawhi Effect.. (…) Comunque, lui è capace di mettersi la squadra sulle spalle da solo in certe partite, è una superstar. Ma avrà altre partite in cui non sarà al massimo, e allora dovremo tutti aiutarlo. (…) Avevamo bisogno di una prestazione di squadra così. Mi sembra che solo in altre tre partite in questi playoff abbiamo giocato una partita in cui tutti si sono fatti avanti e giocato al massimo.”

Coach Nick Nurse ha invece parlato della difesa messa in campo dai suoi. Come detto da Lowry è stata più fisica, e sicuramente più efficace di quanto fatto vedere fino ad oggi dai Raptors contro i Bucks.

“Le fondamenta della nostra difesa sono varie. Una di queste è la prontezza. Semplicemente fino ad oggi non ci avevo visti pronti, stavamo un po’ indietro, sulle gambe, con spazi troppo larghi. Dovevamo piegarci sulle ginocchia, chiudere gli spazi e allungare le braccia, per non permettere di attaccare il canestro direttamente, ma portando gli avversari verso l’aiuto difensivo.”

Ora la serie torna a Milwaukee. Come detto, gli Warriors sono già a riposo in attesa di conoscere il nome dei loro avversari. La serie finale inizierà solo tra una settimana, e sicuramente una possibile gara 7 spaventa entrambe le finaliste orientali. In particolare, per i Raptors sarebbe la seconda di fila. Non si è trattato di playoff facili o rilassanti per i canadesi, la cui stella già in gara 4 ha iniziato a dare segni di stanchezza. L’obiettivo di entrambe le squadre sarà allora tentare di chiudere il discorso qualificazione in 6 partite, ma non sarà semplice per nessuna delle due, per quanto visto fino ad ora.

Kawhi Leonard più forte dei problemi fisici, Raptors OK: “Non siamo pronti ad andare a casa”

kawhi leonard

Kawhi Leonard apre e chiude – quasi tre ore più tardi – la sua gara 3 di finale della Eastern Conference con una schiacciata in contropiede, per portare i suoi Toronto Raptors sull’1-2 contro i Milwuakee Bucks, dopo due sconfitte consecutive in Wisconsin.

In mezzo alle due schiacciate, una partita d’intensità brutale, chiusa dall’ex San Antonio Spurs con 36 punti, 9 rimbalzi, 5 assist ed un dolore evidente alla gamba sinistra, una sofferenza dipinta persino su di un volto impassibile come quello di Kawhi Leonard.

Dopo ben 2 tempi supplementari, i Raptors si impongono alla Scotiabank Arena di Toronto per 118-112. Leonard si procura nella prima giocata della sua gara – una facile schiacciata in solitaria – un infortunio all’anca sinistra, problema che non gli impedisce in ogni caso di rimanere in campo per 52 minuti.


Sto bene” Così Leonard a fine gara “Continuerò a giocare, rimarrò in campo come sempre. La partita? Difficile, 52 minuti, i playoffs… la stanchezza si fa sentire, tutti siamo infortunati a questo punto della stagione, ma non è il caso di preoccuparsi: si finisce, si recupera e si ritorna in campo“.

52 minuti di gioco per Kawhi, 51 per l’altro “maratoneta” in maglia Raptors Pascal Siakam, che fallisce al termine dei tempi regolamentari i due tiri liberi che avrebbero chiuso la partita, prima del pareggio di Khris Middleton. Per Siakam una partita da 25 punti e 11 rimbalzi, spesa ad occuparsi in prima persona di Giannis Antetokounmpo in difesa: “A fine gara gli ho detto” Scherza Leonard parlando di Siakam “Diavolo, siamo rimasti in campo quasi un’ora intera! Lui mi ha detto che la prossima volta avrebbe segnato i due liberi (…) io voglio solo vincere, qui nessuno è pronto per tornarsene a casa. Continueremo a lottare per il nostro obiettivo“.

I due supplementari fanno vittime illustri: sia Giannis Antetokounmpo che Kyle Lowry devono abbandonare anzitempo la contesa, per raggiunto limite di falli: “In panchina non riuscivo nemmeno a guardare, me ne stavo seduto a sperare dentro i nostri tiri e fuori i loro” Così Lowry dopo una partita chiusa con 11 punti e 5 assist in 32 minuti di gioco “Non aver potuto essere in campo è stato terribile, ma abbiamo vinto ed è l’unica cosa che conta“.

Dopo il mea culpa post gara 2, Marc Gasol ha fatto seguire alle parole i fatti ed eseguito in gara 3: il catalano segna subito due triple pesanti, dimostra maggior fiducia in attacco mentre la sua difesa si dimostra come di consueto solida (16 punti, 12 rimbalzi, 7 assist e 5 stoppate per Gasol). Un aiuto gradito per Kawhi Leonard arriva da Norman Powell: finito ai margini delle rotazioni di coach Nurse durante la serie contro i Philadelphia 76ers, il prodotto di UCLA risponde presente e dalla panchina chiude la sua gara con 19 punti, 4 rimbalzi, 3 assist e tanta difesa, in 32 minuti d’impiego.

Le fortune dei Raptors però, nascono e vivono sui due lati del campo con Kawhi Leonard, come ben sottolineato da Kyle Lowry: “Kawhi è il miglior two-way player della lega, e quando hai ha disposizione un giocatore così, è logico che questo vada a marcare il miglior giocatore avversario. Kawhi ama questo gioco, ama giocare nonostante tutto, gli infortuni, ed è pronto a fare di tutto per vincere. Stasera lo ha dimostrato“.

Bucks-Raptors: Milwaukee e Giannis fanno sul serio

Le squadre protagoniste delle Eastern Conference Finals sono le due che, probabilmente, i più avevano pronosticato. Quello che, verosimilmente, meno persone avevano previsto è il risultato delle prime due gare, soprattutto nel modo in cui si è realizzato. I Milwaukee Bucks, teste di serie numero uno, sono infatti in vantaggio per 2-0 sui Toronto Raptors, teste di serie numero due.

Prima dell’inizio delle ostilità l’attenzione di molti era incentrata sul confronto, molto intrigante e sulla carta equilibrato, tra le due stelle, Giannis Antetokounmpo e Kawhi Leonard. I due hanno dato davvero il massimo nelle prime due uscite della serie. Tuttavia, la squadra del primo è riuscita a mostrare molto di più di quanto non sia riuscita a fare quella del secondo. I Bucks hanno infatti provato, per l’ennesima volta, di essere una squadra profonda, costruita con estrema intelligenza e allenata con raffinata competenza cestistica da Coach Mike Budenholzer, fresco di candidatura finale al premio di “Coach of the Year.

Parlando delle candidature per i premi relativi alla Regular Season, il Greek Freak è rientrato nella top 3 sia del premio di MVP che di “Defensive Player of the Year. E nelle ore in cui ciò veniva annunciato, il numero 34 di Milwaukee ha ricordato a tutti i motivi di questa doppia inclusione. Fortemente degno di nota inoltre, ancora, il supporting cast dei Bucks.

BUCKS-RAPTORS, GARA 1: RESILIENZA MILWAUKEE, STANCHEZZA TORONTO

Gara 1 della serie è stata sporca, combattuta e fisica. I Raptors ne sono stati in controllo quasi per l’interezza di tre quarti, prima di alzare bandiera bianca collettivamente e accettare una resa senza condizioni ai Bucks nell’ultimo periodo di gioco. Entrambe le squadre hanno sbagliato più di qualcosa in questa gara. Da entrambi i lati, giocatori importanti non sono riusciti a graffiare la partita come ci aspetterebbe, ed entrambe le compagini hanno fatto registrare percentuali di tiro insoddisfacenti. Milwaukee ha però dimostrato di poter vantare una caratteristica principe per qualsiasi gruppo di uomini che punti ad un obiettivo comune: la resilienza. I padroni di casa sono infatti stati praticamente sempre in svantaggio, mentre i loro tiri rifiutavano di lasciarsi andare all’abbraccio della retina. Nonostante questo, non hanno mollato e sono stati premiati dalla rimonta finale.

La gara si è messa subito in salita per i Bucks: alla fine del primo quarto i Raptors conducevano i giochi per 34-23. Gli affanni al tiro che ne hanno accompagnato tutta la partita erano già iniziati: solo 3 tiri da tre su 14 tentati hanno visto il fondo della retina. Toronto, dal canto suo, ha iniziato subito a tirare dal campo con efficacia, realizzando 13 tiri su 25. Nel secondo quarto la musica non è cambiata. Milwaukee si è resa conto che i tiri da oltre l’arco non volevano entrare e ha così diminuito i tentativi a 6, di cui 2 andati a segno. All’intervallo, comunque, gli ospiti erano ancora in vantaggio sul 59-51.

Uno dei meriti dei Raptors, nel primo tempo, è stato quello di distribuire i propri attacchi, con intelligenza, tra pitturato e tiro da fuori. Hanno realizzato ben 7 delle 13 conclusioni tentate in area, che i Bucks non hanno difeso tanto bene quanto ci hanno abituati a vedere.

Dopo l’intervallo le cose hanno iniziato a prendere, lentamente, una piega diversa. Le due squadre arrivavano da due semifinali sviluppatesi in modo opposto. Milwaukee ha liquidato i Boston Celtics in 5 gare, e senza troppa fatica, mentre Toronto ha dovuto sudare per 7 partite per poter superare lo scoglio Philadelphia 76ers. Ciò si era tradotto, nel primo tempo, in una mancanza di ritmo partita nei Bucks, contrapposto all’inerzia che sospingeva i canadesi, ancora viva dopo la gara 7 di domenica notte. Tutto questo si è però rivoltato contro i Raptors nel secondo tempo. La stanchezza di una serie più logorante si è fatta sentire sulla lunga distanza, mentre gli avversari, più freschi, rimuovevano progressivamente la ruggine dagli ingranaggi.

Arrivati all’ultimo periodo di gioco, Toronto sembrava davvero spremuta di ogni goccia di energia residua. Milwaukee, invece, ha alzato l’asticella dell’intensità difensiva ed offensiva, mettendo in atto un quarto quarto da 17-32. Parziale che ha permesso a Giannis e compagni di rimontare dall’83-76 al 100-108 finale. Dato chiave a testimonianza di questa inversione di tendenza di fine partita sono i tiri nel pitturato realizzati da Toronto dopo l’intervallo: 6 su 20. Alla fine del’incontro i punti realizzati in quella zona del campo per gli ospiti sono stati solo 26, mentre per i padroni di casa 44.

La difesa dei Bucks, nel terzo quarto, si chiude con energia intorno alla giocata in post di Pascal Siakam, poi stoppato da Giannis Antetokounmpo

Nei Bucks si distingue ancora Giannis, con 24 punti e 14 rimbalzi, ma a decidere l’incontro sono i punti decisivi di Brook Lopez, che chiude con 29 e un canestro da 3 fondamentale valso il 100-104. Tra le fila dei Raptors il solito Kawhi ne fa registrare 31, mentre Kyle Lowry cerca di fare il possibile, con 30 punti. Il playmaker, tuttavia, nell’ultimo periodo di gioco è stato abbandonato da tutti i compagni, Leonard incluso. Nessuno, infatti, al di fuori di lui è riuscito a segnare un tiro dal campo (0/15) nel decisivo quarto quarto.

Brook Lopez segna il canestro del 100-104 a coronare la rimonta di squadra e la sua prestazione

BUCK-RAPTORS, GARA 2: GIANNIS NON E’ AFFATTO SOLO, KAWHI SI’

Se in gara 1 si è vista una lotta accesa per la vittoria, soprattutto nel secondo tempo dell’incontro, in gara 2 non c’è stata partita. I Bucks hanno dominato i giochi dalla palla a due fino alla conclusione del “garbage time”. Antetokounmpo ha offerto una delle sue migliori prestazioni in questi playoff, mentre intorno a lui tutti i compagni davano prova della funzionalità del sistema di Coach Budenholzer. Per i Raptors c’è stato davvero poco da fare, in modo particolare a causa dell’infelice disparità di contributo offerto dal supporting cast, rispetto a quello avversario.

La partita si è aperta nel peggior modo possibile per la squadra ospite. Nel primo possesso dell’incontro Giannis ha effettuato una schiacciata nel traffico raccogliendo una palla appoggiata da lui stesso al tabellone. Dall’altra parte del campo, il primo attacco di Toronto si è chiuso con una stoppata del giocatore greco ai danni di Marc Gasol, che sembrava avere i due punti in tasca. Durante il terzo possesso, con ancora più di 11 minuti di giocare, la difesa ospite si è addormentata, lasciando libero il Greek Freak di ricevere e schiacciare con rabbia a canestro. Il palazzetto era in estasi, le urla dei tifosi sovrastavano già i rumori di gioco e, probabilmente, anche i pensieri dei giocatori, in particolare di quelli dei Raptors.

I primi, ma già decisivi, 4 punti segnati da Giannis Antetokounmpo nel minuto di apertura dell’incontro

L’aggressività con cui i Bucks sono scesi in campo gli ha permesso di imporsi fin da subito con determinazione sugli avversari. La fiducia e la sicurezza acquisite anche grazie all’atmosfera ribollente generatasi nel palazzetto, li hanno portati ad affermare il proprio gioco senza mai batter ciglio, o trovarsi in svantaggio. Milwaukee si è infatti potuta comodamente accomodare sul sedile del guidatore della partita dalla prima schiacciata del suo numero 34 fino alla sirena finale, sul 103-125.

La prestazione di Antetokounmpo salta immediatamente agli occhi per i 30 punti e i 17 rimbalzi, ma il greco ha anche fornito 5 assist ai compagni, eseguito 2 stoppate e rubato 1 pallone. E’ il primo Buck dopo Kareem Abdul-Jabbar a far registrare, in postseason, almeno 25 punti, 15 rimbalzi e 5 assist. La bellezza e il fascino di questa squadra, tuttavia, non si fermano ai numeri della sua stella. Il sistema di Milwaukee è così profondo che si può permettere di lasciare il solo Giannis in campo per 30 minuti o più. Giocando meno di mezz’ora, altri cinque giocatori sono andati in doppia cifra per punti segnati: Nikola Mirotic (15), Khris Middleton (12), Ersan Ilyasova (17, di cui 15 fondamentali nel primo tempo), Malcom Brogdon (14) e George Hill (13). Gli ultimi tre in uscita dalla panchina.

COSA ASPETTARSI PER LE PROSSIME GARE?

Se le prime due uscite di questa serie ci hanno fatto osservare qualcosa, è questo: i Milwaukee Bucks sono seri pretendenti all’anello NBA. Probabilmente, il fatto che avessero chiuso la stagione con il record numero uno della lega, avrebbe già dovuto muovere qualche campanello d’allarme in tal senso. Tuttavia, provenendo dalla Conference orientale ed essendo una squadra di giovane formazione, un po’ tutti avevano dubitato di loro. Queste due vittorie, invece, ne nobilitano la pretendenza al titolo. Hanno dimostrato ancora una volta di avere due caratteristiche fondamentali per una squadra vincente: la resilienza e la profondità.

C’è da dire una cosa: la serie con i Raptors è tutt’altro che chiusa. Le prossime due partite, giocate a Toronto, rappresenteranno un passaggio fondamentale nella stagione delle due franchigie. Qualora i canadesi dovessero riuscire a vincerle entrambe potrebbero virtualmente riaprire la serie. Se i Bucks riusciranno però anche solo a ottenere un segno W su due, allora gara 5 tra le mura amiche potrebbe essere decisiva, vista l’atmosfera pestifera che i loro tifosi sono in grado di generare.

Parlando di gioco, c’è poco che Milwaukee possa migliorare. Come affermato da Coach Budenholzer nella conferenza post-gara 2, i suoi devono continuare a mantenere la stessa attitudine verso le partite anche dopo uscite difficili come gara 1. Toronto, dal canto suo, sta soffrendo davvero tanto la mancata produzione dell’intera rotazione. A parte Kawhi Leonard, che ha segnato 31 punti in tutte e due le gare, e Kyle Lowry in gara 1, nessuno sta dando alla squadra l’apporto sperato.

In vista delle prossime gare, allora, i Bucks dovranno cercare di continuare su questi binari, mentre i Raptors dovranno puntare a migliorare il coinvolgimento di tutti i loro effettivi nel gioco della squadra, per sperare di riportare la serie in parità.

Raptors a lezione dai Bucks e da Giannis, Coach Bud: “Una fortuna averlo”

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Dopo il livello di competitività visto in gara 1, non era facile aspettarsi un esito così netto dalla seconda uscita della serie valevole per le Finali della Eastern Conference. In ogni caso, i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo portano a lezione i Toronto Raptors, battendoli per 103-125. Ora la serie si sposta in Canada, ma non sarà una passeggiata per i Raptors arginare lo strapotere degli avversari.

La forza dei Bucks si basa in larga parte sulla sua stella, Giannis, ma è riconoscibile anche in tutti gli altri membri del roster. Il greco segna 30 punti e agguanta 17 rimbalzi, mentre ben altri 5 compagni segnano punti in doppia cifra: Nikola Mirotic con 15, Khris Middleton con 12, Ersan Ilyasova con 17 (di cui 15 fondamentali nel primo tempo), Malcom Brogdon con 14 e George Hill con 13. Gli ultimi tre in uscita dalla panchina.

Nei Raptors nessuno riesce a elevarsi per supportare l’ingrato compito di Kawhi Leonard, che, anche in una serata no di squadra, tira 10/18 dal campo, 10/10 ai liberi e segna 31 punti.

I padroni di casa sono partiti subito fortissimo. Le prime tre azioni della partita hanno visto il “Greek Freak” protagonista: due schiacciate e una stoppata molto decisa ai danni di Marc Gasol. Già dopo tre azioni i binari dell’incontro erano chiaramente indirizzati.

“Avere Giannis è una fortuna”

Ieri parlavamo di come, tra Golden State Warriors e Portland Trail Blazers, Andre Iguodala fosse stato un fattore determinante. Oggi, neanche a dirlo, possiamo attestare dello stesso riconoscimento, tra Bucks e Raptors, proprio Giannis, senza dimenticare, allo stesso tempo, del lavoro enorme prodotto dal supporting cast. Di queste forti differenze tra le due squadre, ma non solo, hanno parlato i protagonisti dell’incontro nel post-partita.

Come riportato da Tim Bontemps, per ESPN, Malcom Brogdon, uscendo dal campo, ha voluto lodare la squadra e il gruppo:

“Abbiamo l’MVP nella nostra squadra, abbiamo tantissimi buoni giocatori, un grande allenatore.. abbiamo vinto in questo modo per tutto l’anno (…) Ho grandi aspettative per questa squadra.”

Coach Mike Budenholzer ha poi commentato il fatto che non abbia cambiato minimamente approccio all’incontro, anche dopo le difficoltà di gara 1:

“E’ normale che perderemo delle partite. Ma non potremo cambiare quello che facciamo da tutto l’anno per una sconfitta. I ragazzi hanno imparato un modo di giocare e continueranno a farlo. Ovviamente vincere aiuta a rinforzarlo, ma anche se perderemo le prossime gare continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto. (…) Io sono molto più che fortunato ad avere Giannis. E’ un giocatore incredibile. La parte migliore di lui è che può, e soprattutto vuole, ancora migliorare. E’ davvero raro e bellissimo avere una superstar che si comporti in questo modo.”

I membri dei Toronto Raptors sono invece d’accordo su una cosa: bisogna migliorarsi. Come riportato da Kevin Arnovitz per ESPN, la convinzione comune è che si debba lottare di più e segnare con maggiore consistenza tiri facili, proprio perché la difesa avversaria ne concede pochi. Ora la serie si sposta sul parquet canadese e, come affermato da Kawhi Leonard, “E’ una sfida, tornare a casa e provare a vincere gara 3.

Raptors-Sixers: Leonard nella storia, The Process rimandato (un’altra volta)

Raptors-Sixers

Quando LeBron James lasciò i Cavs erano in molti a dibattere su chi avrebbe raccolto la sua corona ad Est. Se Kyrie Irving ha deluso le aspettative della maggioranza e Giannis Antetokoumpo ha finora passeggiato, Kawhi Leonard si è rivelato il maggior indiziato fra i candidati. La serie Raptors-Sixers si è chiusa nel segno dell’ex Spurs e non solo per il buzzer finale. Kawhi Leonard ha trascinato Toronto dalla prima all’ultima gara, portando la croce nei momenti più delicati dei suoi compagni. I Sixers hanno molto da recriminare, a partire dalla pessima condizione fisica di Joel Embiid. Tra free agency e meeting dirigenziali si prospetta un’estate calda in Pennsylvania.

RAPTORS-SIXERS: THE NEW KING OF THE EAST

Kawhi Leonard.

Sembrava la solita cantilena: Raptors bravi in regular season, pessimi ai playoff. Almeno dopo gara 3 questo sembrava l’esito più scontato. Ma la differenza tra questa e le passate stagioni si chiama Kawhi Leonard, l’uomo della provvidenza. Teoricamente per molti avrebbe già la testa altrove, precisamente a Los Angeles dove a luglio potrebbe tornare. Il punto però è che Leonard è un professionista e un vincente come pochi nella lega. Gioca come fosse stato programmato meccanicamente per farlo. È impressionante come e quanto una partita riesca a fare il suo corso, avere momenti di inerzia a favore o a sfavore, e non suscitare tutto ciò nessuna reazione in lui se non quella di continuare a giocare la sua pallacanestro, eccellente su entrambi i lati del campo. I Sixers non sono mai riusciti a limitarlo in tutta la serie, nemmeno ricorrendo ad incessanti raddoppi. Un giocatore inarrestabile, capace inoltre nella successiva azione di limitare in difesa tutti i suoi avversari, da Ben Simmons ad Embiid. I numeri parlano chiaro: con The Glow in campo Toronto ha un offensive rating di 110 punti e un defensivee rating di 100.7 punti. Senza, questi numeri scendono a 56.7 e 109.6 punti. L’incredibile buzzer beater segnato in gara 7 è solo la ciliegina di una serie quasi perfetta: 35.4 punti, 7.7 rimbalzi e 3.4 assist tirando col 59% dal campo, 50% da tre. Un dominio del genere non si vedeva dall’anno scorso, quando proprio contro i Raptors l’ex King of the East, trascinava i suoi Cavs alle finali di conference. Una sorta di passaggio di testimone.

 

LA SOLITUDINE DI LEONARD: CERCASI VALIDI COMPRIMARI

Pascal Siakam vs Sixers
Pascal Siakam.

Sebbene Kawhi sposti da solo gli equilibri, nella serie contro i Bucks le sue sole prestazioni non potranno bastare. Intorno a lui però c’è un roster che tra seriali dimostrazioni di inadeguatezza su certi palcoscenici, logorii fisici e mancanza di stimoli, sembra giocare tutt’altro sport. Il secondo violino, Kyle Lowry, ha steccato l’ennesima postseason e sarebbe ora di valutarlo per quello che è (un giocatore nella media) senza attendersi più nulla da lui. Marc Gasol e Serge Ibaka, per quanto efficienti in difesa, hanno perso quel killer instinct che aveva fatto le fortune di Memphis e Oklahoma. La panchina ha deluso su tutta la linea, mentre Pascal Siakam, malgrado il suo momento d’oro, è condizionato da un problema al ginocchio. I Bucks sono la squadra più in forma della NBA e il suo leader Antetokoumpo si è finora rivelato un enigma per tutte le compagini affrontate. Urge un’inversione di rotta immediata.

 

THE PROCESS IN STAND-BY

 

Joel Embiid.

I 76ers sono usciti spaesati e ridimensionati da questa semifinale di conference. Vuoi per una pessima condizione fisica e per un sistema di gioco non funzionale, la tecnica vincere tutto e subito non è andata a buon fine. Molti giocatori hanno palesato evidenti limiti, sia tecnici (Ben Simmons) che emotivi (Tobias Harris). Nulla da rimproverare a Joel Embiid: ha giocato su una gamba sola a causa di una dolorosa tendinite. Malgrado ciò è sempre sceso in campo e nei minuti seduto in panchina (44 in totale) Philadelphia ha registrato un -84 di plus/minus. Non è chiaro il futuro di Jimmy Butler, Tobias Harris e J.J. Redick, prossimi free agent. Quel che è certo però è che i Sixers hanno un fenomeno da cui ripartire. C’è ancora tanto da lavorare, dalla condizione fisica alla continuità durante la partita, ma Embiid resta il volto della franchigia nel prossimo avvenire. Ha dato tutto in queste partite finendo esausto e in lacrime. Da ammirare a fine partita anche la sportività di Marc Gasol.

Anche quest’anno la NBA ci ha regalato una serie combattuta e divertente. Giusto elogiare i vincitori e anche dare meriti ai vinti che domani torneranno in palestra per migliorarsi e diventare più forti di prima. Nella serata in cui Kawhi e i suoi Raptors hanno fatto la storia giusto soffermarci anche sui mai domi Sixers.

Toronto Raptors, gara 7 è la partita più vista nella storia della TV canadese

Bucks-Raptors streaming: gli dei del basket verranno ancora in soccorso a Toronto?

Gara 7 della semifinale della Eastern Conference tra Toronto Raptors e Philadelphia 76ers è stata la partita di pallacanestro più vista nella storia della TV canadese.

Secondo NBA Canada, una media di 2.2 milioni di telespettatori hanno guardato col fiato sospeso il tiro di Kawhi Leonard rimbalzare alto sul ferro della Scotiabank Arena di Toronto, Ontario. Stimato in 5.8 milioni di telespettatori il picco di ascolti per la partita, uno dei momenti più altri della storia della franchigia canadese.

Il precedente record di ascolti (1.8 milioni) apparteneva alla quarta partita della serie di finale della Eastern Conference 2016 tra Raptors ed i Cleveland Cavaliers di LeBron James e Kyrie Irving, gara poi vinta da Toronto che impattò sul 2-2 la serie.

I Toronto Raptors affronteranno ora Giannis Antetokounmpo ed i Milwaukee Bucks per giocarsi l’accesso alla finale NBA, finale che sarebbe la prima nella storia per i canadesi. La palla a due di gara 1 è programmata per la notte italiana tra mercoledì 15 e giovedì 16 maggio.

Kobe Bryant omaggia Leonard e Antetokounmpo: “Mi aspetto una sfida epocale”

Bucks-Raptors streaming: chi avrà la meglio tra Giannis e Kawhi?

Il 5 volte campione NBA Kobe Bryant, attraverso un post su Instagramha voluto rendere omaggio sia a Kawhi Leonard che a Giannis Antetokounmpoovvero i giocatori icona dei due team che si scontreranno, a partire da mercoledì notte, in occasione delle Eastern Conference Finals.

Sia Antetokounmpo che Kawhi, la scorsa estate, si erano allenati con l’ex leggenda dei Lakers per migliorare il loro gioco in vista della regular season. Entrambi hanno poi ricambiato il favore, allenando le allieve della scuola di pallacanestro creata e supervisionata dallo stesso Bryant.

Parla Kobe Bryant: “Antetokounmpo Vs Leonard sarà uno scontro epico”

L’omaggio di Kobe alle due stelle che guideranno le rispettive squadre verso le Finals NBA si è poi chiuso con un augurio: “sarà uno scontro epico”. Parole che preannunciano una serie al cardiopalma, una di quelle che ogni tifoso NBA agogna da una vita.

Sia Milwaukee che Toronto sono chiamate a compiere quel cosiddetto salto di qualità necessario per arrivare in finale.

I Bucks, dopo aver eliminato con un perentorio 4-0 i Detroit Pistons e superato senza troppe difficoltà lo scoglio Celtics, imponendosi con un sonoro 4-1 si troveranno ad affrontare il primo vero ostacolo in questa corsa playoffs. Dall’altro lato, I Raptors vengono dalle convincenti vittorie contro gli Orlando Magic, per 4-1, e i Philadelphia 76ers, serie vinta dal buzzer-beater di Kawhi Leonard in gara 7. 

Appuntamento per gara 1 fissato a mercoledì notte alla ScotiaBank Arena, casa dei Toronto Raptors.

Dramma 76ers, Embiid scoppia in lacrime: “Sconfitta inspiegabile, fa schifo”

E’ davvero difficile immaginare un modo peggiore per vedere le proprie speranze infrante in una corsa Playoff NBA. Un tiro sulla sirena finale di gara 7, che rimbalza in modo canzonatorio quattro volte sul ferro, prima di far muovere la retina ed assegnare la vittoria del turno ai rivali. Allora ecco che le emozioni negative diventano difficili da trattenere. Soprattutto sei ti chiami Joel Embiid, stavi marcando proprio l’avversario che ha segnato in quel modo, e sei il giocatore simbolo della tua squadra, i Philadelphia 76ers.

E davvero non è facile accettare di perdere in questo modo così beffardo, segnando 21 punti, afferrando 11 rimbalzi e giocando 45 minuti su 48. Il camerunense ha dato veramente tutto se stesso nella serie, che lo ha visto tuttavia salutare la postseason, per il secondo consecutivo, al secondo turno.

Embiid non aveva mai giocato così tanti minuti in una partita regolamentare, da quattro quarti, per i suoi 76ers, come riportato da Dave McMenamin, per ESPN. Il numero 21 ha parlato così, amareggiato, in conferenza stampa:

“Perdere in quel modo, sull’ultimo tiro, dopo una partita combattuta con le unghie e con i denti. Mi sembrava avessimo una possibilità. Ora un sacco di cose ti attraversano la mente. E’ una sconfitta inspiegabile, fa schifo

Il giocatore chiave di Philadelphia, soprannominato “The Process” dai tifosi, proprio per simbolizzarne l’importanza all’interno del progetto del processo di crescita dei 76ers, ha risposto ad una domanda che gli chiedeva a che punto di questo percorso sentisse di trovarsi:

“Non mi interessa davvero nulla del “The Process” in questo momento”

Durante gli attimi subito successivi alla fine delle ostilità, comunque, non sono mancati i gesti di rispetto da parte dei giocatori rivali di Toronto. Lo stesso Embiid ha voluto rimarcare quello del centro avversario, Marc Gasol:

“Marc ha molta classe, ho molto rispetto per lui. Non vi riporterò le sue parole, ma ci teneva a dirmi che sarò di nuovo qui, più avanti nella mia carriera. Semplicemente lo rispetto molto ed è un bravo ragazzo.”

Kawhi Leonard segna sulla sirena, prima volta nella storia e i Raptors passano

Gara 7 della serie tra Toronto Raptors e Philadelphia 76ers è finita nel modo più incredibile possibile. I padroni di casa hanno vinto grazie ad un tiro sulla sirena finale della partita di Kawhi Leonard, che ha passeggiato qualche attimo sul ferro del canestro, prima di entrarci. Sul parquet della Scotiabank Arena le ostilità si sono così chiuse sul 90-92 per i canadesi, che avanzano alle Finali della Conference Orientale, dove incontreranno i Milwuakee Bucks.

Il tiro dell’ex giocatore dei San Antonio Spurs non ha solo una valenza storica per i tifosi di Toronto, bensì per l’intera NBA. Si tratta infatti della prima volta in cui una gara 7 viene decisa da un canestro segnato in corrispondenza dell’ultimo suono della sirena. Comunque, la partita di Leonard non si è limitata, chiaramente, al tiro che ha sancito la vittoria dei Raptors, ma il numero 2 ha segnato ben 41 punti totali, conditi da 8 rimbalzi.

Coach Nick Nurse ha chiesto tantissimo ai suoi giocatori, limitandosi a una rotazione da 7 uomini. Dalla sua panchina ha infatti fatto uscire soltanto Serge Ibaka, per 29 minuti, nei quali confeziona 17 punti, e Fred VanVleet, che in 15 minuti non riesce a segnare neanche un tiro dal campo, ma mette 4 liberi a bersaglio. A parte Leonard, nessun altro titolare dei Raptors è riuscito a brillare davvero, nonostante l’enorme mole di minuti in campo affidatagli.

Marc Gasol e Danny Green non hanno superato, rispettivamente, i 7 e i 2 punti segnati. Pascal Siakam ne mette 11 con altrettanti rimbalzi, mentre Kyle Lowry segna 10 punti, con 6 rimbalzi e 6 assist. Da notare che l’unico titolare con un plus/minus positivo sia stato lo stesso Lowry con un +2. Perfino Kawhi è sceso in negativo con un -2. A fare la differenza in questo ambito è stata la, seppur brevissima, panchina dei Raptors: Ibaka con +22 e VanVleet con +10.

Come nasce il tiro di Leonard che manda i Raptors in paradiso

A 10.8 secondi dalla fine Kawhi Leonard sbaglia il primo tiro libero della sua partita, con il punteggio sull’88-90 per i suoi. Tobias Harris raccoglie il rimbalzo, e dall’altra parte Jimmy Butler attacca e segna il layup della parità, con 4.2 secondi da giocare. Il resto è letteralmente storia.

“Ero deluso per il tiro libero sbagliato, ero davvero arrabbiato. Ho provato subito ad afferrare il rimbalzo, ma forse avrei dovuto solo correre indietro ad aiutare in difesa. Ma in ogni caso, sapevo che, qualsiasi sarebbe stata la giocata, avrei solo dovuto prendere l’ultimo tiro con sicurezza. (…) Mi sono trovato contro Embiid, che è più alto e lungo di me, per cui ho cercato un punto da cui tirare che mi piace, su cui mi alleno spesso. Dovevo alzare la traiettoria del tiro, lo sapevo. Pochi possessi prima avevo tirato una tripla simile e mi era uscita corta, stavolta dovevo alzarla ancora di più. Per cui ho tirato, ho tirato il più alto che potevo ed è stata una sensazione incredibile.” 

Così Leonard ha ripercorso quei secondi finali.

Nick Nurse ha lodato così la sua superstar:

“Kawhi è sempre concentrato, nello spogliatoio, in campo, nella sala video, sulle parole di noi allenatori. E’ facile allenarlo, pone attenzione a ciò che fa. Nei Playoff sta giocando ad un livello Elite. Stanotte lo è stato da entrambi i lati del campo. Ci sono momenti in cui può decidere di prendere le cose in mano come un vero leader, e questo è fantastico.”

Ora, superati i Philadelphia 76ers, i Toronto Raptors saranno attesi dalla squadra numero uno della lega nelle Finali ad Est, i Milwaukee Bucks. Sarà un palcoscenico interessantissimo in cui si scontreranno due tra i migliori giocatori di questa stagione, Giannis Antetokounmpo e Kawhi Leonard. Lo spettacolo è senza dubbio assicurato.