Detroit chiude sul 3-0 la serie stagionale con Toronto, Coach Casey: “Restano un’ottima squadra”

Dwane Casey su Griffin

Abbiamo fatto tre ottime partite Così Coach Dwane Casey ha commentato la serie stagionale che la sua nuova squadra, i Detroit Pistons, ha chiuso sul 3-0 contro la sua ex squadra: i Toronto Raptors. L’ultima gara della serie, andata in scena questa notte sul parquet di Detroit, è infatti terminata 107-110.

I Pistons sono stati in controllo fino alla metà del terzo quarto, quando i Raptors sono passati in vantaggio e hanno reso la partita di nuovo combattuta.

Andre Drummond è stato decisivo nel finale di partita, prima segnando i due tiri liberi del vantaggio sul 100-102, poi recuperando un pallone dalle mani di Kawhi Leonard per liberare il lay-up di Wayne Ellington, che è valso il 100-104.

Lo stesso Coach Casey ha evidenziato come queste giocate siano figlie dei grandi miglioramenti stagionali di Drummond nelle sue aree di debolezza, i tiri liberi e la gestione del pallone:

“A inizio stagione Andre avrebbe probabilmente fatto finire la palla servita ad Ellington direttamente tra i tifosi. Ha imparato a essere paziente con la palla e ha migliorato i suoi tiri dalla lunetta”

Il centro di Detroit ha chiuso con 15 punti e 17 rimbalzi, aiutato nella vittoria da Blake Griffin con 25 punti e da Reggie Jackson con 20. Non bastano ai Raptors i 33 di Leonard.

Coach Dwane Casey: soddisfatto ma limita entusiasmi eccessivi

Il protagonista delle dichiarazioni post-partita è stato, come prevedibile, l’ex di giornata: Coach Casey. Con il solito stile sobrio e pacato che lo contraddistingue ha lodato i suoi, ma li ha messi in guardia dal pensare di essere superiori ai rivali canadesi.

Questa vittoria e questa serie non riguardano me, ma i ragazzi. Questo gruppo ha giocato tre partite combattute contro una grande squadra, e ha realizzato le giocate per vincerle. (…) Abbiamo battuto la seconda squadra dell’Est tre volte, ma non significa nulla se non continuiamo a giocare così il resto delle partite che mancano. (…) Loro hanno molte armi, restano una squadra la cui forza non può essere ignorata

Anche Drummond ha suffragato le affermazioni del suo allenatore: Loro sono una squadra davvero, davvero forte. E li abbiamo battuti tre volte di fila. Ma non abbiamo tempo per festeggiare, siamo in lotta Playoff, ogni partita conta. Dobbiamo mettercela tutta e finire la stagione nel migliore dei modi“.

LA Lakers, tutto in un’estate, LeBron James a Kawhi Leonard: “Restiamo in contatto”

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena

La disgraziata stagione dei Los Angeles Lakers ha evidenziato quello che si definirebbe un “problema di fascino” per la franchigia giallo-viola, la cui supremazia cittadina è insidiata dagli ambiziosi piani dei cugini Los Angeles Clippers.

Al netto dei tanti infortuni (Lonzo Ball, LeBron James, Brandon Ingram, Rajon Rondo, Javale McGee), il punto di svolta – in negativo – per le fortune dei Lakers vanno ricercate nella gestione delle due settimane che portarono alla trattativa tra front office losangelino e New Orleans Pelicans per la superstar Anthony Davis.

Una trattativa iniziata male (l’annuncio urbi et orbi di Davis e del neo agente Rich Paul di voler lasciare la Louisiana al più presto, nel tentativo di forzare la mano ai Pelicans e far preparare la pista d’atterraggio a Los Angeles), e finita peggio, con la proprietà dei Pels – nelle figure di Miss Gayle Benson, dell’executive dei New Orleans Saints Mickey Loomis e dell’allora GM Dell Dempsdecisa a non cedere Davis ai Lakers nemmeno per tutto il proverbiale oro del mondo.

La gestione pubblica della trattativa ha provocato ai piani alti del centro di El Segundo, Los Angeles, una certa dose di irritazione, come emerso nelle ultime ore.

La politica aggressiva ed intempestiva di Rich Paul, agente di Davis ma soprattutto storico agente ed amico personale di LeBron James, avrebbe sostanzialmente mandato a monte ogni piano di trattativa sotto traccia da parte dei Lakers.

Un piano costellato di difficoltà sin dall’inizio. Le accuse – eccessive – di “tampering” rivolte a James dopo alcune, banali parole di apprezzamento di LeBron a Davis avevano provocato la reazione furiosa dei New Orleans Pelicans, e minato ogni tipo di rapporto diplomatico tra le due squadre.

A partire dalla prossima off-season, che per entrambe le squadre inizierà alla mezzanotte del prossimo 11 aprile, il front office dei Pelicans che sarà chiamato a risolvere la grana Anthony Davis sarà molto diverso dall’attuale. Nelle prossime settimane i Pels inizieranno i colloqui per la selezione del nuovo General Manager, una figura autorevole ed in grado di agire da interfaccia con la proprietà e permettere a Loomis di tornare ad occuparsi a tempo pieno di football e dei Saints (di proprietà della famiglia Benson).

La direzione da tenere verrà comunque indicata dalla famiglia Benson e dai suoi fidati consiglieri. E l’intenzione attuale dei New Orleans Pelicans, come riportato da Marc J. Spears di ESPN, rimane quella di non cedere Davis ai Los Angeles Lakers, squadra in cui l’assistito di Rich Paul potrà comunque approdare nell’estate 2020, da free agent (e quando LeBron James avrà 35 anni).

Lakers, LeBron James a Kawhi Leonard: “Rimaniamo in contatto”

Il sopracitato “problema di fascino” dei Los Angeles Lakers potrebbe risultare un ostacolo notevole per una squadra con ampissima disponibilità salariale, ed alla ricerca di rinforzi immediati e corposi per la superstar James, il cui infortunio di dicembre ha dimostrato la vulnerabilità del roster attuale.

Ad un anno di distanza dal “gran rifiuto” di Paul George, e dall’impossibilità di attrarre a Los Angeles Kawhi Leonard (il niet dei San Antonio Spurs che ha ispirato la politica dei Pelicans a febbraio), i Lakers sono ancora in ballo. Il posto di lavoro di Magic Johnson (come da lui stesso garantito) e la competitività della squadra sono legate a quanto avverrà in estate.

La caccia a Kawhi vedrà la concorrenza diretta dei Los Angeles Clippers. Quella – difficile ma non impossibile –  a Kevin Durant anche (per non citare i New York Knicks). Klay Thompson potrebbe diventare disponibile sei gli Warriors tentennassero nell’elargire al prodotto di Washington State l’agognato e meritato massimo salariale (cosa che non avverrà prima di aver preso atto della volontà di Durant, noblesse oblige).

La pista Anthony Davis rimarrà percorribile, nonostante l’astio tra le due squadre (gli affari sono affari), i Boston Celtics dovranno decidere se sacrificare Jayson Tatum, il cui solo nome è in grado di far pendere la bilancia verso il Massachusets. Kemba Walker, Khris Middleton, DeMarcus Cousins, persino l’impensabile cavallo di ritorno D’Angelo Russell sono dei piani B, per quanto di lusso.

Los Angeles Lakers e Toronto Raptors si sono affrontate nella nottata di giovedì, in una partita con poco significato “ai fini della classifica” come si diceva a Novantesimo Minuto. Dopo la sirena finale, LeBron James ha avvicinato lo stimato collega Kawhi Leonard e lo ha salutato: “Rimaniamo in contatto“, le parole del Re.

La off-season dei Lakers è appena iniziata.

Raptors-Lakers: LeBron è troppo solo, gialloviola sconfitti

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena

Game 68 Recap: Raptors-Lakers

Dopo la disastrosa prestazione di Novembre allo Staples Center, seconda ed ultima sfida stagionale tra Los Angeles Lakers (31-36) e Toronto Raptors (48-20).

Seconda tappa del road trip sulla East Coast per i lacustri, intenzionati – dopo il successo in casa dei Bulls – a chiudere nel migliore dei modi la stagione. I canadesi proseguono la rincorsa al primo seed dei Bucks, al momento distante 2.5 partite.

I decimati gialloviola – out Lonzo Ball, Stephenson, Chandler e Brandon Ingram – partono con Rondo, Bullock, LBJ, Kuz e McGee. Toronto è priva dello squalificato Serge Ibaka oltre che degli infortunati Kyle Lowry e Fred VanVleet e risponde con Lin, Green, Leonard, Siakam e Gasol.

Raptors-Lakers, brutto avvio per Rondo e compagni

Nei primi minuti di gioco il ritmo è compassato ed entrambe le squadre commettono diversi errori. Dopo che Rondo regala due possessi agli avversari, LeBron prende il comando delle operazioni segnando il primo canestro della gara.

Siakam sfrutta il mismatch con Kuzma, attaccandolo e costringendolo subito a due falli ed al precoce rientro in panchina. A scuotere Toronto ci pensa Leonard, a segno due volte in venti secondi da oltre i 7.25. 6-11 dopo quattro minuti, primo timeout per coach Luke Walton.

I lacustri continuano a faticare in attacco ed i canadesi allungano con Gasol, a segno col jumper dalla media e dall’arco. Non riuscendo a scardinare la difesa schierata dei Raptors, Rondo prova a spingere la transizione ed assiste…

…i canestri di JaVale McGee ed Hart.

Nella propria metà campo i californiani faticano a contenere gli avversari, Powell prima dall’arco poi in transizione costringe il lungo ex Warriors al terzo fallo. 13-22 a 4’09” dalla fine del quarto.

I gialloviola tornano sotto grazie alle triple di Bullock e Josh Hart. Toronto risponde con Norman Powell che segna due volte dall’arco, 25-33 il parziale della prima frazione.

Raptors-Lakers, LeBron crea ma Rajon distrugge

I lacustri ripartono small con James e Kuzma insieme agli esterni della second unit. Siakam continua ad attaccare il ferro ed a procurarsi liberi (5/6 al momento) mentre gli angeleni riescono ad essere efficaci solo in transizione.

Dopo una schiacciata…

…delle sue, LeBron James continua a spingere, segnando ed assistendo Kuzma. 35-37 e timeout per coach Nick Nurse.

Il quattro volte MVP poi premia due volte i tagli di Caruso, che pareggia a quota 39. I Raptors ripartono con la tripla di McCaw ed i canestri di Lin e The Claw, rispondono ancora LeBron – dall’arco – ed Alex Caruso, che completa il gioco da tre punti.

LBJ lascia il campo per Rondo, che assiste lo scatenato two-way player gialloviola a segno anche da oltre i 7.25, 48-46 a 4’34” dall’intervallo lungo.

Rajon monopolizza l’attacco lacustre con risultati disastrosi: due layup sbagliati intervallati da una persa consentono ai Raptors di allungare, grazie alle triple di Leonard e Green, 52-59 a poco più di due minuti dalla fine del tempo.

L.A. non segna più, ad eccezione di un canestro proprio di Rondo, e sotto le plance concede troppe (7) seconde chance agli avversari. Dopo i liberi di Gasol e l’ennesima persa dell’ex Celtics e Pelicans, Kawhi Leonard segna la tripla sulla sirena, 54-65.

Una raw stat sintetizza egregiamente il tema della gara: nel secondo quarto +7 il +/- dei Lakers con LeBron, -10 nei quasi cinque minuti di gestione Rondo 🤦🏾‍♂️.

Raptors-Lakers, i californiani provano a restare in partita

LeBron prova a riportare sotto i lacustri, assistendo Reggie Bullock – che subisce fallo sulla tripla e converte il gioco da tre punti – e McGee, oltre a segnare col jumper ed in transizione.

Toronto produce con Leonard, Siakam e Marc Gasol. Lo spagnolo punisce la mancata chiusura di McGee segnando l’undicesima tripla della gara dei canadesi, 67-74 con 7’41” da giocare nel quarto.

La premiata ditta Rajon & JaVale produce qualcosa in attacco, ma continua ad essere disastrosa in difesa: emblematico il possesso in cui Gasol e Jeremy Lin si passano il pallone senza problemi sull’arco, sfruttando la pigrizia del duo lacustre rimasto a piantonare il proprio pitturato. Inevitabile la tripla di Linsanity.

Il perimetro continua ad essere sguarnito e Leonard può segnare in assoluta libertà la quinta tripla della sua gara.

Kyle Kuzma and Jeremy Lin, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena
Kyle Kuzma and Jeremy Lin, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena (Frank Gunn, The Canadian Press via AP)

James prova a scuotere i suoi schiacciando in transizione, prima di lasciare il campo – ancora – per Rondo. Mentre Kyle Kuzma, dopo aver finalmente trovato la via del canestro, commette il quarto fallo costringendo Walton al cambio.

Toronto attacca incontestata il pitturato lacustre e riporta il vantaggio in doppia cifra, 77-88 con 2’42” da giocare.

Nei minuti finali Siakam e Powell non trovano la via del canestro ed i gialloviola, dopo il liberi di Caruso e Rondo, chiudono la frazione con la tripla di KCP, a segno dopo cinque errori. 84-90 alla fine del terzo periodo.

Raptors-Lakers, Toronto in controllo

Nei primi minuti dell’ultimo quarto i lacustri faticano a costruire buoni tiri contro la difesa schierata e trovano il canestro solo dopo tre minuti di gioco con le transizioni di LBJ e KCP.

I canadesi creano seconde chance, oltre a continuare con Anunoby e Malcom Miller – due volte – a segnare da oltre i 7.25. 88-101 a 7’35” dal termine.

James serve Kuzma e dopo aver schiacciato in solitaria…

…realizza un libero, che con la tripla di Hart tiene vive le flebili speranze lacustri, 93-105.

Speranze vanificate dalle perse e dai tanti errori al tiro. James segna l’ultimo canestro dei suoi a quasi tre minuti dalla fine, i liberi di Leonard e Pascal Siakam fissano il punteggio finale, 98-111.

Raptors-Lakers, LeBron e Kawhi i top scorer

James chiude con 29 punti (12/23 al tiro, 1/5 da tre e 4/7 dalla lunetta), 4 rimbalzi, 6 assist e 4 perse in poco meno di 32 minuti di gioco. Con LBJ in campo, i Lakers hanno retto l’urto. Quando l’ex Cavs ed Heat si è seduto in panchina, sono calate le tenebre.

Con LBJ, l’unico lacustre a strappare la sufficienza è Caruso (16+5+5, 5/7 dal campo) che ritocca il suo career high per punti segnati oltre a non lesinare sull’impegno profuso.

Falloso ed impreciso (3/11 dal campo, 1/4 ai liberi) Kuzma (7+8+3) mai in partita e sempre in sofferenza contro Siakam. Passo indietro per KCP (9+5, 1/8 dall’arco) che come Bullock (2, 2/7 da tre) non regge il confronto con i tiratori avversari. Poco meglio Hart (8, 2/4 da oltre i 7.25) anche se non è riuscito ad apportare l’energia che spesso lo contraddistingue.

Disastrosi in difesa Rondo (13+5+8, 5 perse e -15 di +/-) e McGee (9+9), incapaci di tenere un pick-and-roll che sia uno. Non ingannino le cifre di Rajon, la gestione dell’attacco è stata pari se non peggiore della (non) difesa.

Pochi minuti per Wagner (davvero inspiegabile lo scarso utilizzo di Moe), Williams, Ingram (0/3 da tre) e Bonga.

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena
LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena (Frank Gunn, The Canadian Press via AP)

Nei Raptors, Leonard è il top scorer (25+8+4 con cinque triple) seguito da Powell (20+8). Bene Gasol (15+7+4) mentre Siakam è impreciso (16+5+6, 3/16 dal campo, 10/12 ai liberi). Si vedono poco Lin e Green.

Box Score su NBA.com

Raptors-Lakers, Walton elogia Caruso

Nulli gli spunti offerti dalla gara, troppo il divario – nonostante le assenze – tra questa versione dei lacustri e Toronto.

Con la necessità di tenere sotto controllo il minutaggio di James, la gestione delle rotazioni è ancora più complessa.

<Con le assenze che abbiamo e la necessità di ridurre il minutaggio di LeBron, a volte dobbiamo avere creatività con i quintetti. L’obiettivo però è sempre quello di schierare quintetti che ci diano le maggiori possibilità di vincere.>

Le parole di Walton al termine della gara.

Tuttavia desta perplessità lo scarso minutaggio concesso a Moe Wagner nelle ultime due uscite, soprattutto in virtù della bella prova offerta contro i Celtics. Spazio, invece, concesso a Caruso. Ancora il figlio di Bill:

<Ha una buona stazza e può attaccare il pitturato. Credo che giocare con LeBron e Rondo, che riescono a servirlo nella maniera giusta, lo aiuti. In difesa poi non molla mai.>

Back-to-back per i Los Angeles Lakers, che tornano in campo domani notte – 00:00 italiane – per affrontare alla Little Caesars Arena i Detroit Pistons.

Raptors-Leonard: playoff chiave per la permanenza in Canada

In casa Toronto Raptors si sta pensando al futuro. Se è vero che molti giocatori del roster non facevano parte della squadra degli ultimi anni che ha deluso spesso le attese durante i playoff, va detto che far bene nella postseason sarà fondamentale per i canadesi. Perché? Per la decisione che dovrà prendere Kawhi Leonard al termine di questa stagione, semplice,

L’ex San Antonio Spurs, infatti, arrivò a Toronto nella trade che portò, fra gli altri, DeMar DeRozan in Texas ma la destinazione del giocatore sembrava, almeno inizialmente, soltanto una tappa temporanea. L’ala 27enne sta disputando una buona stagione e si è detto molto contento del trattamento ricevuto dallo staff medico dei Raptors che stanno cercando di gestire al meglio il suo corpo per evitare ricadute dall’infortunio che più di un anno fa lo fermò nel momento clou.

Disputare dei playoff di livello, quindi, potrebbe essere la carta vincente per convincere Kawhi a rimanere in Canada e non sembra esserci anno migliore visto che LeBron James non fa più parte della Eastern Conference. A tal proposito, ai microfoni di Sean Deveney di Sporting News, ha parlato un membro del front office dei Raptors: “Penso che i Lakers siano fuori ma i Clippers, che vogliono cercare di prendere Kawhi in estate, sono ancora in corsa per i playoff. Lo vedo comunque tranquillo e sta diventando una decisione difficile per lui, potrebbe anche decidere di rimanere”.

Nel tentativo di rendere Leonard a suo agio in questa stagione i Raptors hanno gestito con cura i suoi carichi di lavoro, tenendolo fuori nei back-to-back per assicurarsi che il giocatore possa arrivare al 100% della forma per la postseason. Fino a questo momento questo lavoro sembra aver funzionato benissimo. “Abbiamo fatto un ottimo lavoro per assicurarci di avere tutto sotto controllo. E’ stato tutto fantastico, sono felice di stare bene per giocare, è davvero incredibile. Mi sento bene ed ora bisogna guardare avanti e fare bene in questo finale”, ha detto Kawhi a Josh Lewemberg di TSN.ca.

 

 

 

 

Kawhi Leonard il destino futuro? No ai Lakers, due destinazioni possibili

Il destino (ergo la prossima destinazione) dell’imperscrutabile Kawhi Leonard non sarebbe a Los Angeles, soprattutto se la sponda cui guardare è quella giallo-viola.

Michael C. Wright di ESPN riferisce da fonti vicine al giocatore come la stella dei Toronto Raptors – prossimo free agent in estate – non avrebbe mai preso in considerazione l’ipotesi Los Angeles Lakers, una volta presa la decisione di lasciare il Texas ed i San Antonio Spurs. Ed allora dove potrebbe essere diretto Kawhi?

#1 Kawhi Leonard verso i Los Angeles Clippers

La volontà del giocatore non sarebbe cambiata, negli ultimi tempi. La stagione malaugurata in cui sono incappati LeBron James e compagni (le insicurezze di coach Luke Walton e la malagestione dell’affare Anthony Davis da parte dei vertici dirigenziali) avrebbero contribuito a rendere la soluzione L.A. Lakers non particolarmente “seducente” per Leonard, così come per altri possibili obiettivi del front office guidato dalla coppa Magic Johnson-Rob Pelinka.

Così Wright, ospite della show radiofonico di Brian Windhorst “Brian Windhorst & The Hoop Collective Show”: “Riferisco quanto mi è stato detto, oggi come già la scorsa estate. Non penso che l’opzione Lakers sia un’eventualità da considerare. Kawhi sceglierà i Clippers, con ogni probabilità”.

Kawhi Leonard deciderà con ogni probabilità di non esercitare la player option da circa 21 milioni di dollari prevista sull’attuale contratto, e testare la free agency. I Toronto Raptors del Presidente Masai Ujiri faranno di tutto per trattenere l’ex Spurs in Canada.

L’arrivo di Marc Gasol e di veterani pronti alla battaglia (Jeremy Lin, Jodie Meeks), e la crescita di Pascal Siakam hanno reso i Raptors dei forti candidati a raggiungere la Finale NBA.

I Los Angeles Clippers (38-29), considerati la destinazione più gradita per il losangelino Leonard, sono destinati a ritornare ai playoffs dopo un anno di assenza, hanno in Doc Rivers uno dei capi-allenatori più rispettati e stimati della lega ed in Lawrence Frank un GM di assoluto valore.

Dopo aver rinunciato a Tobias Harris (volato a Philadelphia ed oggi rivale diretto di Leonard ai Sixers), anch’egli prossimo free agent, i Clippers tenteranno in estate di arrivare ad uno, forse due tra i migliori giocatori disponibili sul prossimo mercato estivo, mentre il proprietario Steve Ballmer prosegue nel progetto di trasferimento della squadra a Inglewood, in una nuova arena di proprietà esclusiva.

#2 Kawhi Leonard verso New York

Altra pista possibile per Kawhi? Si, New York. Strano da dirsi, ma la Grande Mela, nonostante una stagione disastrosa, attirerà molti free agent in estate. Il motivo? La città stessa, la vita di NY ed il fascino di un big market unico nel suo genere. Secondo diversi insiders NBA tra cui anche Chris Haynes in ultimo, Kawhi sarebbe l’obiettivo della franchigia di New York insieme a Kevin Durant e Kyrie Irving.

Tre obiettivi, di cui due saranno realizzabili, oltre ad una presa al draft di livello assoluto (lottery permettendo). I Knicks sono disposti ad offrire a Kawhi un maxi contratto per blindarlo nella Grande Mela, e per questo motivo avrebbero scambiato Porzingis, proprio per avere anche flessibilità salariale per due max contract come quello appunto di Kawhi e quello possibile di uno tra Kyrie e KD.

Insomma New York proverà a fare le cose in grande, riuscirà ad attrarre Kawhi Leonard e tornare ai playoffs da grande?

Raptors, circolazione di palla e difesa, Celtics abbattuti, Siakam: “Quando difendiamo così, non ce n’e”

Leonard e Green-Kawhi Leonard

Vittoria netta dei Toronto Raptors sui Boston Celtics, cui basta un secondo quarto da 36-13 per sprofondare a-22 senza più possibilità di rimonta.

 

118-95 il risultato finale. I padroni di casa, impegnati in una corsa a due per il vertice delle Eastern Conference con gli inarrestabili Milwaukee Bucks, tornano alla vittoria dopo il tonfo contro gli orlando Magic, e lasciano dei delusi e bizzosi Boston Celtics al palo.

 

 

Kawhi Leonard torna in campo e segna 21 punti in appena 26 minuti di gioco. Pascal Siakam è ormai opzione offensiva affidabile, come dimostra la sua gara da 25 punti e 4 su 5 da dietro l’arco in 30 minuti. Dalla panchina, Marc Gasol fatica trovare tiri e canestri ma contribuisce con ben 8 assist (e zero palle perse), giocando da playmaker aggiunto in uscita dalla panchina.

 

Assist che fioccano in casa Raptors (ben 33 a fine partita, 11 per Kyle Lowry). Toronto costringe Boston ad un misero 38.4% al tiro (6 su 30 al tiro da tre punti), 14 le palle perse di squadra dei bianco-verdi, 29 a 9 Raptors il computo dei punti realizzati in contropiede.

 

Raptors-Celtics, Kawhi Leonard: “Esecuzione la chiave”

 

Ball sharing e difesa la chiavi della partita per i Toronto Raptors, come spiegato da kawhi Leonard a fine gara:

 

E’ sempre una buona cosa reagire così ad una sconfitta. Per noi la differenza è l’esecuzione e l’attenzione che ci mettiamo, in attacco ed in difesa, giocare assieme e sacrificarsi per il compagno. Abbiamo tanti buoni giocatori in questa squadra, dobbiamo essere sempre in grado di far girare il pallone

 

– Kawhi Leonard dopo Raptors-Celtics –

 

Partita fisica ed attenta difensivamente” Così coach Nick Nurse nel post gara. Pascal Siakam: “Quando siamo in grado di difendere come oggi, siamo davvero pericolosi, in attacco possiamo giocare più leggeri e liberi, fare il passaggio in più che ci porta a trovare sempre l’uomo libero

 

La sconfitta della Scotiabank Arena è la terza consecutiva per i Boston Celtics (37-24), e la quinta nelle ultime sette.

 

DeMar DeRozan torna a Toronto, Spurs KO e standing ovation: “Degna fine della mia storia ai Raptors”

Il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto, da avversario in maglia San Antonio Spurs, era una delle tante date da non perdere indicate ad inizio stagione.

 

I Toronto Raptors di Kawhi Leonard e Kyle Lowry si sono imposti alla Scotiabank Arena di Toronto, Ontario, per 120-117. Una partita tesa e difficile, risolta come nelle migliori tradizioni da un canestro di Leonard, su palla persa dell’ex idolo di casa DeRozan ad una quindicina di secondi dal termine.

 

23 punti e 8 assist a fine gara per DeMar, accolto con grandissimo affetto da quello che rimarrà per sempre il “suo” pubblico sia durante la presentazione dei quintetti di partenza, che a metà primo quarto, quando in occasione di un timeout viene proiettato sul maxischermo dell’arena un video-tributo alle nove stagioni da Toronto Raptors del 4 volte All-Star.

 

L’affetto del pubblico mi ha elettrizzato, mi ha dato una grande carica e la forza di scendere in campo e competere fino all’ultimo. Partita decisa da un paio di giocate e risolta da una mia palla persa, purtroppo. Ma una partita vera (…) penso che la partita di oggi sia stata per me il degno capitolo di chiusura. Sono tornato qui, ho rivisto tante facce familiari e mi sono tolto un peso da sopra le spalle (…) ricevere un’accoglienza del genere è qualcosa di veramente gratificante, l’ho apprezzata tanto. Lasciare il parquet dopo la sirena finale è stato il momento più emozionante, senza dubbio

 

– Ritorno di DeMar DeRozan a Toronto –

 

Col punteggio sul 117-116 Spurs e circa 20 secondi sul cronometro della partita ancora da giocare, Kawhi Leonard e Kyle Lowry pressano DeRozan all’altezza della linea di metà campo. L’ex Raptors perde il controllo del pallone sulla pressione difensiva, e consegna nelle mani dell’MVP dell finali NBA 2014 il facile canestro del +1 Raptors a 15.1 secondi dal termine.

 

Sapevo che sarebbe arrivato il raddoppio, nel tentativo di recuperare il pallone o commettere fallo” Così DeMar DeRozan a fine gara “Avrei dovuto stare più attento, non ho letto la situazione nel modo giusto“.

 

Sul successivo possesso Spurs, DeRozan scarica il pallone nelle mani di Davis Bertans che trova un tiro in palleggio arresto e tiro a fil di sirena. Il pallone del lettone rimbalza però sul primo ferro ed esce.

 

Il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto, Kyle Lowry: “He’s my guy!”

 

17 punti e 5 assist in 36 minuti di gioco per Kyle Lowry, ex “gemello” di DeMar DeRozan per tanti anni a Toronto, che si aggiungono ai 22 con 6 rimbalzi di Pascal Siakam ed ai 17 con 5 triple a bersaglio per l’altro ex di giornata Danny Green.

 

Cosa ci siamo detti io e DeMar a fine gara? Gli ho solo detto che rimane il mio “socio”, e gli ho fatto gli auguri per il finale di stagione e per la corsa ai playoffs. La giocata finale? Dovevamo vincere, è stata una grande giocata difensiva, non abbiamo commesso fallo e segnato (…) DeMar? Una grande atmosfera qui oggi. La standing ovation, gli applausi dimostrano quanto DeMar sia stato importante per questa squadra e per la città. Un tributo bello e doveroso

 

– Kyle Lowry sul ritorno di DeMar DeRozan a Toronto –

 

 

Per Toronto (44-16) solo 4 punti ma 7 rimbalzi e 6 assist per Marc Gasol, alla sua quarta partita in maglia bianco-rossa, ed 11 punti in 19 minuti per Jeremy Lin. Grande prova in uscita dalla panchina per Marco Belinelli, autore di 21 punti in 31 minuti di gioco, con 5 triple mandate a bersaglio e 6 rimbalzi.

Raptors, un tiratore per i playoffs e le carte in regola per Bradley Beal

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Toronto Raptors alla ricerca di un tiratore, con la suggestione Bradley Beal.

Il sogno probito di ogni contender NBA, la guardia degli Washington Wizards Bradley Beal, non è mai stato ufficialmente in vendita. Il prdotto di Florida ha sin dalle prime difficoltà della squadra rispedito al mittente ogni voce di mercato che lo riguardasse, dedicandosi anima e corpo alla difficile rincorsa ai playoffs.

Voto di fedeltà rinnovato in quel di Londra, prima della vittoria dei suoi Wizards sui New York Knicks nell’edizione 2019 di NBA London Game, per voce del proprietario della squadra Ted Leonsis: “Bradley (Beal, ndr) mi ha promesso i playoffs, i Washington Wizards non si daranno mai al tanking“.

La disgraziata stagione di Washington (un inizio da incubo, l’infortunio di Dwight Howard, i problemi di spogliatoio, le trade, lo stop di John Wall) ha dato presto il via libera alle fantasie (di mercato) più sfrenate sull’ex Florida Gators, autore sinora di una stagione da quintetto All-NBA (24.9 punti, 5 rimbalzi e 5 assist a gara con il 35.4% da dietro la riga dei tre punti in ben 37.3 minuti a partita), e destinato alla sua seconda convocazione consecutiva all’All-Star Game.

Los Angeles Lakers e Toronto Raptors le squadre più attrezzate per intavolare una – al momento improbabile – trade per la stella degli Washington Wizards. Del valore attuale – e soprattutto di mercato – dello “young core” dei Lakers si è già detto di tutto in soli tre mesi di regular season.

Toronto Raptors e Bradley Beal, serve un tiratore…

 

I lanciatissimi Raptors (35-13) hanno superato alla grande la prima metà di una stagione che potrebbe definire i destini della pallacanestro in città per i prossimi 10 anni. Ad Est, Toronto è assieme ai Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo la favorita d’obbligo per la finale NBA. Il General Manager dei Raptors Masai Ujiri ha puntato tutto su Kawhi Leonard, con l’obiettivo di convincere l’MVP delle finali 2014 a rimanere in Canada oltre la presente stagione.

Una corsa trionfale sino alle Finals aiuterebbe. Mettere le mani su un giocatore di 26 anni, una stella nascente della nuova generazione di fenomeni NBA che sarà sotto contratto per altre due stagioni oltre all’annata in corso garantirebbe continuità al progetto Raptors anche in caso di addio di Leonard e – cosa più importante – potrebbe rivelarsi la carta giusta per trattenere l’ex Spurs in città a lungo.

I Toronto Raptors sono alla ricerca di un tiratore che possa aumentare la pericolosità dall’arco degli uomini di coach Nick Nurse. I Raps sono 24esimi per percentuale, ma 11esimi per tentativi da tre punti a gara.

Kyle Lowry sta viaggiando con il massimo in carriera per assist (9.4) ma il suo 31.1% da dietro l’arco è la peggior prestazione dalla stagione 2009\10 per la guardia 32enne.

Poco meglio del 4 volte All-Star Lowry fanno gli specialisti C.J. Miles (28.9%) e Fred VanVleet (36%). Danny Green sta vivendo in canada una seconda giovinezza, mentre i giovani Paskal Siakam (candidato al premio di giocatore più migliorato dell’anno) e OG Anunoby non sono ancora diventati tiratori affidabili (i playoffs potrebbero metterne a nudo i limiti in questo senso) Il nuovo arrivo Patrick McCaw non può essere la risposta ai problemi al tiro pesante dei Raptors.

Un pacchetto incentato su Jonas Valanciunas, OG Anunoby (Siakam è considerato incedibile) e\0 C.J. Miles e scelte future (Toronto detiene i diritti su tutte le proprie future scelte ad eccezione di quella del 2019 di proprietà degli Spurs) – ed eventuali variazioni sul tema – sarebbe quanto di meglio gli Washington Wizards potrebbero sperare di ottenere a febbraio (i Los Angeles Lakers non intendono muoversi). Valanciunas ha 26 anni ed un contratto in scadenza nel 2020 (player option, come Miles), OG Anunony è un prospetto di grande potenziale.

E Bradley?:

Bradley vuole vincere, vuole competere al massimo livello possibile, vuole giocare per il titolo. Credo che stia iniziando a vedere dei progressi (a Washington, ndr), ed il ragazzo è intenzionato a fare qualsiasi cosa per aiutare e guidare la sua squadra. Gli Wizards sono finiti sul fondo (ad inizio stagione, ndr), ed ora Bradley sta cercandi di fare di tutto per tirarli fuori

– Mark Bartelstein, agente di Bradley Beal –

Le 5 possibili NBA Finals 2019

Power Ranking NBA-NBA-finals-2019-warriors-festeggiano-Golden State Warriors 2018/2019

Le NBA Finals 2019 iniziano ad essere meno lontane. Non sono proprio dietro l’angolo ma le forze in campo sono già apparse evidenti. Mancano pochi mesi all’arrivo delle nuove Finals NBA 2019 ed ovviamente iniziano ad esserci le prime gerarchie all’interno della lega. Come ogni anno i Playoff ed in particolar modo le Finals scaturiscono grande attesa in tutti gli appassionati della palla a spicchi ed a differenza degli ultimi anni, i prossimi playoff saranno notevolmente più equilibrati in quanto LeBron James ha abbandonato il suo regno dell’est per trasferirsi nell’agguerrita Western Conference, facendo diventare a tutti gli effetti i suoi Los Angeles Lakers una contender o comunque una squadra più che competitiva. Oggi dunque il livello tanto della Western Conference quanto nella Eastern Conference è abbastanza equilibrato, dato che in ogni conference troviamo circa 3 squadre che potrebbero arrivare a disputare le ambitissime NBA Finals 2019; andiamo a vedere insieme alcune delle più affascinanti e possibili NBA Finals 2019.

 

Golden State Warriors VS Boston Celtics

Pronostici NBA 18-19-Boston Celtics 2018/2019
Il quintetto ideale dei Boston Celtics

Questa è la possibile NBA Finals 2019 più accreditata, sin dall’inizio di questa Regular Season; i Golden State Warriors con l’aggiunta di DeMarcus Cousins avranno (quando tornerà a disposizione l’ex Pelicans) un quintetto composto da soli All Star e quindi sono sicuramente i grandi favoriti per la conquista del prossimo anello. La squadra campione in carica nonostante stia faticando più del previsto (27-14) resta senza dubbio la squadra da battere e potrebbe offrire un grandissimo spettacolo se arrivassero nuovamente alle Finals. Dall’altra parte troviamo l’anti-Warriors per eccellenza: una squadra che ha nel proprio roster attaccanti del calibro di Kyrie Irving e Gordon Hayward, giovani talenti come Jayson Tatum e difensori come Marcus Smart e Jaylen Brown, oltre ad avere un vero e proprio mago tattico come Coach Brad Stevens. Inoltre anche come struttura del roster i Boston Celtics potrebbero adattarsi bene contro il quintetto di All Star degli Warriors, con Tatum da 4 ed Horford da 5 in modo da costringere Draymond Green e DeMarcus Cousins a dover difendere anche sul perimetro e lasciare quindi spazio alle penetrazioni di Kyrie Irving con Hayward e compagni pronti a ricevere sugli scarichi. Resta quindi questa la più probabile NBA Finals 2019.

 

Golden State Warriors VS Toronto Raptors

Kawhi Leonard, nuovo leader dei Toronto Raptors

Dopo tutta la telenovela della scorsa stagione e le recenti dichiarazioni di Coach Popovich, Kawhi Leonard è sicuramente determinato nel raggiungere le NBA Finals 2019 senza il suo ex coach e perchè no, a vincere anche il titolo. Infatti Leonard sta viaggiando a cifre assurde, ovvero 27.3 punti, 7.8 rimbalzi e 3.4 assist di media a partita tirando anche con il 50% dal campo, permettendo così ai suoi Raptors di avere il miglior record della lega (31-12); dettaglio da non trascurare questo, perchè ad oggi i Toronto Raptors avrebbero il fattore campo a favore anche in un eventuale arrivo alle NBA Finals 2019 e tutti sono a conoscenza del clima che si respira alla Scotiabank Arena. Inoltre Leonard ha a disposizione anche un notevole supporting cast, oltre ad aver già fatto ammattire la difesa degli Warriors nei Playoff 2017 (poi costretto ad abbandonare la serie per infortunio, do you know Zaza?), quindi i Golden State Warriors dovrebbero senza dubbio faticare per vincere contro i Raptors.

Los Angeles Lakers VS Boston Celtics

Celtics-Lakers
Celtics-Lakers: una rivalità storica

Beh, questa è sicuramente la possibile NBA Finals 2019 con più fascino, sia per la storia delle due franchigie e dunque per la rivalità che le divide e sia per i giocatori che la disputerebbero. Mettendo da parte per la quale tifiamo, non possiamo negare che quella tra i Los Angeles Lakers di LeBron James ed i Boston Celtics di Kyrie Irving sia la NBA Finals che tutti noi vorremmo vedere. Infatti, nonostante i Los Angeles Lakers siano ora in calo grazie all’infortunio di LeBron James e quelli di Kyle Kuzma (rientrato) e di Rajon Rondo, i Lakers erano arrivati anche a sole 2 vittorie di distanza dai Denver Nuggets primi in classifica. Mai dare per spacciata a priori la squadra di LeBron James, capace di compiere imprese veramente notevoli (gli Warriors ne sanno qualcosa); sfida nella sfida sarebbe ovviamente quella tra LeBron James e Kyrie Irving, le due stelle che insieme hanno fatto piangere di gioia una città intera (Cleveland ovviamente) e che potrebbero addirittura ritrovarsi contro nelle NBA Finals in quella che rappresenta la sfida più affascinante dell’intera NBA. Inoltre, potremmo assistere anche a Rajon Rondo contro i “suoi” Boston Celtics, quindi che altro si potrebbe chiedere di meglio?

 

Los Angeles Lakers VS Philadelphia 76ers

LeBron James, la speranza più concreta per far tornare grandi i Lakers

Quella tra i Los Angeles Lakers ed i Philadelphia 76ers rappresenterebbe una NBA Finals 2019 spettacolare e composta da due “outsiders” per lo meno ad inizio stagione; infatti entrambe le squadre ad inizio stagione nei pronostici venivano date rispettivamente come quarta o quinta forza e come terza forza delle proprie Conference, quindi sarebbe una vera e propria sorpresa non trovare nelle Finals squadre come gli Warriors, o i Rockets o i Celtics. In questa partita avremmo sia dei super veterani come LeBron James, Rajon Rondo, Jimmy Butler e JJ Redick e sia degli giovani veramente interessanti come Kyle Kuzma, Brandon Ingram, Lonzo Ball da una parte e Joel Embiid, Ben Simmons e Landry Shamet dall’altra. In più avremmo anche una serie di partite dall’alto tasso tecnico e spettacolare da gustarci, visto che entrambe le squadre tendono ad effettuare molte schiacciate ed a correre in contropiede. Sarà questa la prossima NBA Finals?

 

Golden State Warriors VS Philadelphia 76ers

Il quintetto di soli All Star dei Golden State Warriors

In questa possibile NBA Finals 2019 potremmo addirittura assistere ad una sfida con 8 giocatori All Star in campo: infatti sullo stesso parquet potremmo vedere Stephen Curry, Klay Thompson, Kevin Durant, Draymond Green, DeMarcus Cousin, Jimmy Butler, Joel Embiid e Ben Simmons! Sarebbe quindi una sfida di altissimo livello e con i Golden State Warriors che avrebbero da risolvere il grattacapo difensivo in post basso, visto che i 76ers hanno come esterni titolari Ben Simmons e Jimmy Butler, due esterni dal grande talento spalle a canestro. Sarebbe anche questa una sfida spettacolare, visto che anche i Golden State Warriors sono una squadra che adora correre in contropiede, salvo tirare da 3 punti invece che andare a concludere con una schiacciata (almeno parlando di Curry e Thompson, visto che Kevin Durant è in grado di schiacciare in maniera bellissima).

 

Three Points – Buone feste da James Harden

E’ un James Harden in versione ‘Black Santa’ a prendersi di prepotenza la copertina del primo ‘Three Points’ del 2019. Un’edizione che arriva forse nel momento più caotico della stagione NBA, quello che porta dalle feste all’All-Star break, passando per la trade deadline del 7 febbraio, che potrebbe cambiare molti scenari. La situazione meno serena è forse quella dei Minnesota Timberwolves, che hanno deciso di silurare l’allenatore-presidente Tom Thibodeau. Una decisione che sorprende solo per il tempismo (arrivata subito dopo la miglior gara stagionale dei suoi), ma il divorzio tra un coach e una squadra che, come direbbe Tiziano Ferro, sono figli di mondi diversi, era assolutamente inevitabile. Interessanti le reazioni delle due giovani stelle dei T’Wolves: Karl-Anthony Towns ha dichiarato che “nessuno se lo aspettava” con tanto di risata finta in sottofondo, Andrew Wiggins ha piazzato una performance da 40 punti contro OKC e ha dato del gay all’avversario Dennis Schroder. Aria di rottura anche tra i Memphis Grizzlies e Chandler Parsons, ex-astro nascente rimasto impigliato in un vortice di lunghi e infortuni e prigioniero di un contratto senza senso. Ma torniamo al protagonista indiscusso delle feste…

 

1 – Buone feste da James Harden

James Harden si è 'impossessato' della NBA durante le feste
James Harden si è ‘impossessato’ della NBA durante le feste

L’inizio di stagione di James Harden era stato tutto sommato tranquillo. Anche a causa di un fastidioso infortunio muscolare, che aveva fatto saltare tre gare (di cui due perse malamente) al loro leader, gli Houston Rockets erano sprofondati nella mediocrità assoluta. A fine novembre, ecco i primi colpi dell’MVP in carica: un filotto da 43-33-40-54 punti, con l’aggiunta di 13 rimbalzi nell’ultima partita della serie. Quindi un nuovo calo, con la magia della passata stagione che sembrava aver abbandonato il Texas. Il punto di svolta è stato il -27 subito il 6 dicembre per mano degli Utah Jazz, con il Barba fermo a quota 15. Da lì in avanti, Harden si è impadronito della NBA. 39.3 punti e 8.9 assist di media con il 40% dall’arco, quattordici gare consecutive oltre quota 30, otto (cinque di fila) oltre i 40, quattro triple-doppie, di cui una da 50 punti contro i Los Angeles Lakers. In due parole: dominio totale.

Il fatto che Harden sia nel miglior momento della sua carriera non si nota solo dai numeri, ma soprattutto dal senso di onnipotenza che trasmette a compagni, avversari e spettatori. Vedere, per credere, l’incredibile sfida contro i Golden State Warriors, di scena il 3 gennaio a Oakland. Non tanto per la tripla-doppia da 44 punti, 15 assist e 10 rimbalzi, quanto per le due giocate che hanno fatto cadere ai suoi piedi l’intera lega: tripla in step-back per mandare tutti all’overtime, poi bomba allo scadere (in faccia a Klay Thompson e Draymond Green) per espugnare la Baia. In fondo, ci si innamora della NBA ammirando gesta simili, compiute da fenomeni di tale calibro.
Questa raffica di prodezze ha immancabilmente risvegliato anche i detrattori dell’MVP. In particolare, Harden viene accusato di essere favorito dall’altissimo numero di tiri liberi a lui concessi. Non c’è dubbio che alcune chiamate arbitrali siano eccessivamente generose nei confronti di un giocatore che non ne avrebbe bisogno. Non a caso, la NBA aveva cercato di limitare le ‘agevolazioni’ verso i grandi attaccanti come lui con delle regole ad hoc, che però non sono mai state applicate fino in fondo. E’ sacrosanto, dunque, che un atleta cerchi di trarre il massimo vantaggio da una condizione favorevole. Del resto, il gioco del basket si basa proprio sulla ricerca di un vantaggio. Oltretutto, i difensori avversari sanno benissimo cosa li aspetta, vengono meticolosamente istruiti su come impedirgli di fare alcune cose. Eppure, Harden riesce sempre e comunque a farle, da dieci anni a questa parte.

Il ‘magic moment’ del Barba ha permesso a Houston di portarsi a ridosso della vetta a Ovest, nonostante le prolungate assenze di Chris Paul ed Eric Gordon. Come spesso accade, però, non è tutto oro quello che luccica. Anzi, la Harden-mania sta esponendo sempre più i grossi limiti strutturali dei Rockets. La rosa a disposizione di Mike D’Antoni è decisamente poco profonda, con rotazioni ridotte all’osso (emblematica l’epopea di Danuel House, passato dal taglio al quintetto base nel giro di poche settimane). In tal senso, l’innesto di Austin Rivers è l’unica nota lieta. Il solo in grado di aiutare in modo consistente Harden, finora, è stato Clint Capela, centro ‘tagliato su misura’ per finalizzare le funamboliche visioni del suo leader. Tutti gli altri, a cominciare da Gordon e Paul (che prenderà 160 milioni di dollari da qui al 2022, giova ricordarlo), fin qui hanno reso ben al di sotto dei loro standard. Se si vuole davvero arrivare fino in fondo, il problema va risolto al più presto: gli one-man-team non hanno mai vinto nulla.

 

2 – Tifare è umano, ma…

Destini incrociati per Kawhi Leonard (a sinistra) e DeMar Derozan, nella sfida di San Antonio
Destini incrociati per Kawhi Leonard (a sinistra) e DeMar Derozan, nella sfida di San Antonio

Certo, parlare di ‘cattivo approccio allo sport’ vivendo in un paese in cui ci si ammazza per il diverso colore della sciarpa può suonare ridicolo. Ma altrettanto ridicolo, se rapportato alla quasi impeccabile cultura sportiva made in USA, è il comportamento dei sostenitori di San Antonio Spurs e Los Angeles Lakers, che di recente si sono contraddistinti per un paio di episodi quantomeno discutibili.

Giovedì 3 gennaio, mentre James Harden preparava i suoi personalissimi auguri agli Warriors, è andato in scena l’atteso ritorno di Kawhi Leonard a San Antonio. L’ex pupillo di Gregg Popovich è stato accolto dal pubblico con fischi e “buuu”, ma anche con cartelloni e cori che lo definivano un “traditore”. Sicuramente il suo addio, per modalità e tempistiche, è una ferita che brucerà a lungo, ma le dinamiche che hanno portato a tale decisione non sono mai state chiarite, almeno pubblicamente. E comunque stiamo pur sempre parlando di colui che ha tenuto in piedi quasi da solo la franchigia al tramonto dell’era ‘Big Three’; perenne candidato MVP, due volte difensore dell’anno e miglior giocatore delle Finals 2014, quelle che hanno regalato agli Spurs un titolo forse insperato. Per fortuna se ne è ricordato coach Pop, che ha abbracciato e salutato Leonard al termine dell’incontro, con la tensione che andava scemando. Una situazione molto simile a quella vissuta un paio di anni fa da Kevin Durant, preso a ‘pomodori in faccia’ da quella Oklahoma City che, senza di lui, sarebbe stata cancellata persino dalle carte geografiche.
Ancora peggio, se possibile, era stato fatto la sera prima, allo Staples Center. In quel caso, i ‘tifosi’ non contestavano un loro ex-beniamino, bensì Paul George, reo di aver preferito restare ai Thunder anziché unirsi a un progetto, quello dei Lakers, fondato su un gruppo di ragazzini ancora da ‘svezzare’. Un progetto con cui George non aveva alcun tipo di vincolo, oltretutto.

A rimettere in primo piano il lato bello dello sport, per fortuna, ci hanno pensato i veri protagonisti: PG13 ha ammutolito i contestatori gialloviola schiaffando sul loro muso 37 punti, culminati con la schiacciata in alley oop che ha chiuso la partita. In Texas, Leonard e l’altro ex di serata, DeMar DeRozan, si sono scambiati prodezze, dando vita a un entusiasmante sfida nella sfida. Cari Paul, Kawhi e DeMar, anche se non leggerete mai queste righe, ve lo diciamo noi: grazie!

 

3 – “Il nostro è vero basket, altro che quello!”

Da sinistra, Patrick Beverley (statunitense) e Milos Teodosic (europeo). Uno è sempre in campo, l'altro marcisce sulla panchina dei Clippers
Da sinistra, Patrick Beverley (statunitense) e Milos Teodosic (europeo). Uno è sempre in campo, l’altro marcisce sulla panchina dei Clippers

Restando su temi non strettamente legati al parquet, ha fatto particolarmente rumore un pensiero condiviso su Facebook da Sergio Tavcar, storico telecronista di basket europeo. Il suo ragionamento si potrebbe riassumere così: in NBA, a parte le superstar (che imparano per istinto), il livello medio dei giocatori è osceno. I fondamentali sono talmente trascurati che, quando appare sulla scena un fenomeno come Luka Doncic (che nel post viene accomunato a Jordan. Magic e Bird), è naturale che possa sembrare giunto da un altro pianeta: arriva dall’Europa, dove si gioca il “vero basket”!

L’intento di questo paragrafo non è certamente quello di screditare una voce così autorevole, che di fatto è la voce di moltissimi altri appassionati della pallacanestro nostrana. E nemmeno di difendere gli americani, che sanno fare benissimo da sé; i risultati internazionali parlano chiaro, così come il fatto che i giocatori europei in grado di fare realmente la differenza negli USA si possano contare sulle dita di una mano. Anche perché Tavcar, pur con delle iperboli che non si è mai fatto mancare, non ha torto su tutto.
E’ vero, il gioco europeo è più incentrato sui fondamentali rispetto a quello NBA. Anche perché in Europa non si sono mai visti giocatori come Russell Westbrook o LeBron James, in grado di ridefinire il concetto di ‘dominio fisico’ (pur padroneggiando anch’essi fondamentali mostruosi). Però un’analisi più approfondita del sistema NBA darebbe modo agli ‘europeisti’ più accaniti di accorgersi che, per vincere al livello più alto, non bastano i fondamentali. Altrimenti, perché ai Los Angeles Clippers farebbero giocare Patrick Beverley al posto di ‘sua Maestà’ Milos Teodosic, che invece marcisce in panchina?

L’NBA è innanzitutto la lega delle superstar, ovvero di giocatori con caratteristiche tecniche e atletiche estremamente superiori alla media, che li rendono unici. Intorno a queste star (che, oltre al contributo sul campo, portano benefici economici che da noi possiamo solo sognare, anche nel calcio) bisogna costruire una squadra, per cui i compagni dovranno essere prima adatti a giocarci insieme, poi, nel caso, bravi tecnicamente. Ecco allora ‘ragazzi prodigio’ come Mario Hezonja e Dragan Bender ancora alla ricerca di un’occasione, mentre colleghi dalle mani meno ‘educate’ come Tristan Thompson e Javale McGee, o anche come Gerald Green e Marcus Smart, recitano ruoli da protagonisti nelle partite che contano. L’adattamento fa quindi la differenza, e spesso sapersi adattare vale molto più di saper usare al meglio il piede perno. La lega migliore al mondo, quella dove giocano i migliori, chiede questo. Che poi, tutto considerato, non è che il risultato finale faccia sempre così schifo…

Raptors KO a San Antonio, mare di fischi per Kawhi Leonard: “Me li aspettavo, io guardo avanti”

L’accoglienza riservata dal “popolo” degli Spurs per Kawhi Leonard a San Antonio, nella partita del ritorno da avversario all’AT&T Center, non è stata delle migliori, come da copione.

Il pubblico di casa ha perfidamente marcato la distinzione tra Leonard, fischiato sonoramente per l’intera gara, e Danny Green, coinvolto per motivi salariali e tecnici nella trade tra Raptors e Spurs, ed acclamato invece come un eroe di ritorno.

Gli ululati di disapprovazione dagli spalti del palazzo dello sport di San Antonio, Texas, iniziano già alla comparsa di Kawhi Leonard in campo per il riscaldamento pre-partita, ad AT&T Center ancora mezzo vuoto.

I fischi? Me li aspettavo. Non sono sorpreso, li avevo messi in conto. Un può sperare, pensare a questo e quello e prepararsi alla peggior accoglienza possibile, sapevo ci sarebbero stati tanti fischi, ma anche qualche applauso

– Ritorno di Kawhi Leonard a San Antonio –

 

Raptors troppo rimaneggiati (ancora fuori Kyle Lowry e Jonas Valanciunas), e San Antonio Spurs troppo carichi, difficile aspettarsi un partita equilibrata. I padroni di casa segnano 38 punti nel solo primo quarto (38-19), Rudy Gay e Demar DeRozan premono sull’acceleratore e segnano 16 punti in due nei primi 12 minuti di gara.

Nel secondo quarto, il vantaggio Spurs cresce sino a +25 (50-25), DeRozan è scatenato e chiude il primo tempo a quota 19 punti segnati. Dopo 24 minuti (67-51) la partita è già in ghiaccio per San Antonio. Un determinatissimo DeMar trova nella seconda metà di gara giusto il tempo di mettere assieme la sua prima tripla doppia in carriera (21 punti, 14 rimbalzi e 11 assist in 33 minuti).

Kawhi Leonard a San Antonio: “La rottura con gli Spurs? Ci penserò quando smetterò di giocare”

 

I San Antonio Spurs hanno proiettato prima della palla due un video-tributo per i due ex di giornata Kawhi Leonard e Danny Green. Leonard ha chiuso la sua partita con 21 punti e 5 assist in 32 minuti, guidando un attacco che – in contumacia Kyle Lowry – fatica a creare e segnare buoni tiri, soprattutto dalla lunga distanza (6 su 30 da tre punti, 0 su 6 per Green).

Dall’altra parte, il pallone per i caldissimi San Antonio Spurs (22-17, 7-3 nelle ultime 10 partite giocate) è leggerissimo. DeMar DeRozan e compagni chiudono col 55.4% al tiro, ed il 48.1% al tiro da tre punti (13 su 27), mandano sei uomini in doppia cifra.

Segnali di una partita tra le tante, ma non come una delle tante. A fine gara, Kawhi Leonard si intrattiene per alcuni minuti sul parquet dell’AT&T Center con Gregg Popovich, con lo storico preparatore atletico nero-argento Chip Engelland e con alcuni ex compagni.

Gregg Popovich ha poi commentato l’accoglienza incontrata da Kawhi Leonard a San Antonio, dicendosi “dispiaciuto”:

Mi è dispiaciuto per lui, per la situzione. Kawhi è un bravo ragazzo, tutti nella vita prendiamo decisioni difficili, pensiamo al nostro futuro e a cosa può essere meglio per noi, è un nostro diritto. Onestamente si, mi è dispiaciuto (…) Possiamo pensare a questa partita come ad una partita speciale, forse a ragione, ma la verità e che noi cerchiamo di non pensare mai ad una sola gara. Guardiamo il quadro generale, pensiamo ad eseguire il nostro piano partita ed a giocare meglio del nostro avversario di giornata. Questo è quello che vogliamo fare, a prescindere da chi abbiamo di fronte

– Gregg Popovich sul ritorno di Kawhi Leonard a San Antonio –

 

 

Così il protagonista della serata Kawhi Leonard a fine partita:

Abbiamo giocato abbastanza male, soprattutto in difesa. Gli Spurs sono stati bravissimi a spingere e trovare i tiratori sul perimetro (…) i fischi? Penso che in questi mesi i media abbiano fatto un buon lavoro nell’influenzare il pubblico, ero dunque preparato ad un’accoglienza simile, il terreno erà già stato preparato. Rimpianti per come sono andate le cose l’anno scorso? A volte si, ma oggi è un nuovo anno, una nuova stagione, ed io sono concentrato esclusivamente su ciò che ci attende. Sconfitta a parte, sono contento di aver chiuso la partita senza farmi male, abbiamo bisogno però di tornare su alcuni punti. A quello che è successo la stagione passata ci penserò quando avrò smesso di giocare. Ora devo solo guardare avanti e migliorare giorno dopo giorno

– Kawhi Leonard a San Antonio –

Futuro Leonard: perché i Raptors pensano di riuscire a tenerlo

Una delle situazioni più interessanti ed intriganti è quella legata al futuro di Kawhi Leonard. Il giocatore, attualmente ai Raptors, diventerà free agent nella prossima estate e sarà uno dei pezzi pregiati della sessione visto anche l’interesse di praticamente tutte le franchigie NBA verso di lui.

Se per molti l’addio da Toronto pare scontato, il pensiero della dirigenza canadese, stando alle ultime, appare ben diverso. Filtra infatti molto ottimismo tra i membri dello staff circa una possibile permanenza dell’ex Spurs in Canada.

Futuro Leonard: i Raptors ottimisti sulla possibile permanenza

Al momento della trade per arrivare a Leonard, con DeRozan che andò a San Antonio, i Raptors sapevano benissimo della sua situazione contrattuale ma che comunque avrebbero avuto un anno di tempo per convincerlo a restare a Toronto. Fondamentale sarà puntare sui vari dettagli e lo staff della franchigia lo sa benissimo. Interessanti a tal proposito le parole del GM Bobby Webster: “Puoi sempre fare quel passo in avanti. Gli atleti professionistici vedono quello che fa, entrano in un nuovo contesto e vedono quali sono le differenze fra le varie organizzazioni: la vivono, ogni giorno, vedono tutto”.

Tuttavia va detto di come, seppur si stia trovando bene a Toronto, Leonard non abbia mai voluto rivelare quali siano le sue priorità nella scelta che dovrà fare in estate. “Non ci sto pensando. Mi sto concentrando sull’opportunità che ho qui e sugli obiettivi della stagione. Più avanti, quando sarà il momento, prenderò la mia decisione”, ha detto a ESPN.

Ujiri sicuro su Kawhi Leonard: ecco perché

Il presidente dei Raptors, Masai Ujiri, si è detto molto ottimista circa la possibilità che Kawhi resti in Canada per varie ragioni. La prima è che i Raptors, da 3 stagioni prima dell’arrivo del giocatore, ha sempre superato le 51 vittorie in regular season ed arriva alla prossima partita, quella di giovedì sera contro gli Spurs, con 28 vittorie. Stando alle proiezioni dell’NBA FiveThirtyEight la franchigia canadese ha una probabilità del 38% di raggiungere le Finals NBA, cosa che non è mai riuscita a Toronto.

Altra ragione valida è quella legata all’età del roster che, in proiezione, è competitivo per i prossimi anni. Tutto questo grazie anche alla selezione delle prime scelte come Pascal Siakam, OG Anunoby e Delon Wright, a quelle del secondo, come Norman Powell e dei free agent, come Fred VanVleet. A questo va da aggiungere che nel 2020 i Raptors avranno grande spazio di manovra per puntellare al meglio la rosa e, qualora restasse, modellare la squadra intorno a Kawhi Leonard.

Infine altra motivazione importante potrebbe essere quella legata a come l’infermeria della franchigia ha tenuto alle condizioni di Leonard. Il giocatore era andato in rotta con gli Spurs anche per questo motivo e non a caso i Raptors hanno sempre cercato di risparmiare il ragazzo nei back-to-back, andando incontro alle esigenze del giocatore, della stagione per farlo recuperare a pieno. Come riferito dal giocatore il suo obiettivo è quello di avere “una carriera lunga e sana” ed il trattamento avuto dallo staff medico della franchigia canadese potrebbe risultare decisivo al momento della scelta di questa estate.

Di questo ha parlato Webster: “L’attenzione ai dettagli dal punto di vista medico è stato qualcosa di centrale ed importante dal momento del suo arrivo. Questo risale già a luglio quando l’ho incontrato la prima volta, cosi come tutti i vari allenamenti specifici. Penso che ormai abbia instaurato una relazione molto personale con lo staff medico che sta lavorando con lui per mantenere il corpo in linea ed essere sempre al meglio”.

Chiudiamo con le parole di Leonard su questo argomento: “Quest’anno per me è decisamente un problema essendo mancato tutta la scorsa stagione. Sono abituato a 30-40 partite all’anno ma lavorando sto tornando al livello dei miei compagni anche se non ho ancora recuperato del tutto il ritmo partita, il tiro ed altre cose che perdi quando stai fermo cosi tanto. Appena sono arrivato non riuscivo ad allenarmi al 100% e lo staff è stato fantastico con me facendomi capire che non c’era fretta e che mi dovevo prendere il mio tempo per recuperare al meglio per arrivare in buona salute ai playoff”.