Kemba Walker e la free agency, Kupchak: “Faremo di tutto per tenerlo”

Kemba Walker testerà la free agency in estate, e Mitch Kupchak, general manager degli Hornets, farà tutto il possibile per convincere il tre volte All-Star a prolungare la sua permanenza nella franchigia emblema della Buzz City.

Kupchak è consapevole che nel mese di luglio, Kemba diventerà a tutti gli effetti un unrestricted free agent, è sarà libero i firmare con qualsiasi altra franchigia. Una Free agency che si prospetta molto interessante visto il suo status di All-Star unito ai 25.6 punti a partita registrati in questa stagione( massimo in carriera per Walker).

Faremo tutto il possibile per convincere Kemba (Walker, ndr) che Charlotte è ancora il posto perfetto per lui. Questo rappresenta la prima metà del problema. Credo non esistano giocatori che hanno fatto così tanto per la nostra franchigia. Kemba è un giocatore unico nel suo genere per caratteristiche tecniche e per il modo di interagire con i suoi compagni e con i tifosi stessi. Qualità molto apprezzate da tutto il mondo Hornets “, ha dichiarato Kupchak nel corso di una recente intervista, dedicata proprio alla free agency di Kemba Walker

Kupchack è a conoscenza della frustrazione di Walker, legata alla numerose sconfitte subite dagli Hornets nel corso di questa stagione. Sconfitte che hanno condizionato l’obbiettivo degli Hornets di qualificarsi ai playoffs. Obbiettivo centrato solo due volte negli ultimi otto anni. 

L’obbiettivo di Kupchak è, almeno sulla carta, molto semplice. Costruire un roster in grado di supportare ed esaltare il talento di Kemba. In modo da creare una squadra più equilibrata e competitiva in ottica playoffs.

Il problema è puramente finanziario. Gli Hornets hanno poca libertà di movimento all’interno della free agency. L’opzione migliore resta quella di acquistare talenti per mezzo di una trade.

Le finanze poco flessibili degli Hornets stanno creando problemi nel gestire due pedine importanti all’interno della franchigia di Charlotte. Sia Jeremy Lamb che Frank Kaminsky sono infatti free agent. Status che potrebbe riservare spiacevoli sorprese ad una squadra ancora in cerca di un’identità precisa.

Tony Parker, Hornets, trade o ritiro? “50 e 50, non voglio un team perdente”

Charlotte Hornets, Tony Parker indeciso sul suo futuro: “Se tornerò l’anno prossimo? Ora è 50-50“.

E’ forte la delusione in casa Hornets dopo aver mancato la qualificazione ai playoffs per il terzo anno consecutivo. Un calendario proibitivo nelle ultime due settimane di regular season si è rivelato un ostacolo troppo difficile da aggirare per una squadra incompleta, trainata dal miglior Kemba Walker di sempre.

La stagione 2019\20 potrebbe essere la 19esima per Tony Parker, arrivato l’estate scorsa agli Hornets su chiamata di Michael Jordan e di coach James Borrego (ex assistente di Gregg Popovich) dopo 17 stagioni passate ai San Antonio Spurs: “Non so cosa farò. Non vorrei giocare per una squadra in rifondazione, voglio giocare in una squadra che lotta per i playoffs, come obiettivo minimo“.

Il futuro degli Charlotte Hornets è legato alla scelta della star Kemba Walker. Il 29enne prodotto di UConn sarà free agent in estate, ed uno dei nomi più ambiti sul mercato. Walker è sempre stato cauto circa le sue intenzioni, ed ha ribadito più volte di aver trovato una seconda casa a Charlotte e nel North Carolina.

La situazione salariale difficile degli Hornets limita lo spazio di manovra disponibile per Mitch Kupchak, da un anno General Manager della squadra. I tanti soldi investiti in contratti lunghi, onerosi e difficilmente scambiabili per giocatori come Nicolas Batum, Cody Zeller, Bismack Biyombo e Marvin Williams (che ha annunciato di voler sfruttare la sua player option sulla stagione 2019\20 e rimanere a Charlotte) costringeranno almeno per la prossima stagione ancora coach Borrego a “fare di necessità virtù”.

Un’eventuale partenza estiva di Walker inaugurerebbe per gli Hornets la stagione della ricostruzione. Tony Parker è sotto contratto per un’altra stagione, ed è presumibile che l’ex Spurs possa attendere le mosse della squadra e la decisione di Walker prima di scegliere se ritirarsi o proseguire, a Charlotte o altrove: “Anche per Kemba (Walker, ndr) è il momento delle decisioni. Vuole giocare per il titolo? Vuole giocare per una squadra che ha concrete chance di giocarsi almeno i playoffs? Non è una decisione facile, e solo lui conosce la risposta“.

Gli Charlotte Hornets ed i Milwaukee Bucks giocheranno la prossima stagione a Parigi la prima edizione di NBA Paris Game, la partita di regular season giocata sul suolo europeo che succederà dal 2020 a Londra.

Kemba Walker sul suo futuro: “Non ho idea di quello che accadrà con gli Hornets”

infortunio kemba walker

Kemba Walker ha più volte espresso alcuni pareri sul suo futuro in estate, in modo particolare sulla sua possibile permanenza agli Charlotte Hornets. Allo stato attuale il giocatore 28enne non vuole ritenersi vincolato e, presumibilmente, vaglierà ogni soluzione che gli si porrà davanti.

I DETTAGLI DELLA VICENDA

Kemba Walker, obiettivo di mercato di diverse franchigie Nba, tra cui i Knicks e i Mavericks.

In particolare, il numero 15 di Charlotte avrebbe affermato pubblicamente che si incontrerà con il suo agente per capire quali saranno le prossime mosse da fare. Con riferimento al team di Michael Jordan, poi, il nativo di New York ha ammesso di “non avere idea” di cosa succederà.


Le opinioni recenti del prodotto di Connecticut contrastano con le dichiarazioni rilasciate alla stampa ad inizio stagione, nel quale Walker parlava apertamente di un futuro lungo con Charlotte, con la volontà di voler costruire “qualcosa di speciale”. Ma la stagione 2018-2019 della squadra della Carolina del Nord è stata molto al di sotto delle aspettative iniziali: con un record di 39 vittorie e 43 sconfitte, ed il nono posto finale nella Eastern Conference, gli Hornets mancheranno i playoff per il terzo anno consecutivo.

In tutto questo, è evidente lo status di prima grandezza ormai raggiunto dal playmaker classe 1990, come si evince dalle statistiche da lui raccolte quest’anno.

  • 25,4 punti
  • 4,4 rimbalzi
  • 5,9 assist
  • 43,1 FG%
  • 35,5 3P%
  • 84,2 FT%

Aldilà di tali dati, Kemba sarà un free agent senza restrizioni a partire dal prossimo 1 Luglio. Nel 2014-2015, infatti, egli aveva firmato con il team un accordo quadriennale da 84 milioni, dando fiducia alla squadra che aveva puntato su di lui sin dal primo momento. Ma le vicende, come sappiamo, si sono evolute in maniera piuttosto diversa.

Durante lo svolgimento della Regular Season, più volte è sorto in modo lampante il desiderio della nona scelta al draft 2011 di ambire a contesti competitivi, i quali potrebbero essere rintracciati in diverse franchigie interessate al numero 15, tra tutte i Dallas Mavericks e i New York Knicks, prossime entrambe ad un futuro molto interessante negli anni a venire. Nonostante ciò, comunque, i Calabroni possono offrire alla loro stella una proposta oscillante tra i 190 milioni di dollari e i 221 milioni, mentre tutte le altre squadre possono arrivare  ad un “misero” 140.

La questione, dunque, sembra più tesa che mai. Ma se da parte del 3 volte All Star vi sono molti dubbi, dal lato della franchigia emerge la netta volontà di voler rifirmare a tutti i costi la point-guard, stando anche a quanto riferito dall’allenatore James Borrego.

LE AFFERMAZIONI DEL COACH DEGLI HORNETS SU WALKER

Borrego in compagnia di Kemba.

Quest’ultimo, infatti, a margine della sconfitta rimediata contro i Magic, è intervenuto sulla questione, augurandosi di rivedere al più presto il suo giocatore prediletto.

Adoro Walker, anche come uomo. Mi piace allenarlo, spero di poterlo fare per molti anni a venire.

In conclusione, una nuova possibile vicenda di mercato sta entrando nel vivo. Con la conclusione dei playoff e l’inizio della postseason, sapremo chiaramente se il rapporto tra Charlotte e Walker sarà destinato a sfaldarsi definitivamente.

Lakers-Hornets: i gialloviola ritrovano LeBron ed il successo

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center

Game 76 Recap: Lakers-Hornets

Dopo la sconfitta patita in casa dei Jazz, i Los Angeles Lakers (33-42) tornano allo Staples Center per affrontare gli Charlotte Hornets (35-39).

I gialloviola salutano Josh Hart che, come Lonzo Ball e Brandon Ingram, tornerà a disposizione la prossima stagione. Rientra invece LeBron, che ha saltato la trasferta nello Utah per ridurre il carico di lavoro e finire serenamente la stagione.

I calabroni grazie a quattro vittorie consecutive – …e complice il ritmo poco sostenuto delle rivali – sono ritornati in corsa per un posto ai play-off nella Eastern Conference. A complicare i piani della franchigia di Michael Jordan però è il calendario,che propone un road-trip di quattro gare sulla West Coast.

Walton – privo anche di Reggie Bullock, Tyson Chandler e Mike Muscala – schiera Rondo, KCP, LBJ, Kuz e McGee. Borrego non dispone di Tony Parker e Cody Zeller e risponde con Walker, Bacon, Bridges, Williams e Biyombo.

Lakers-Hornets, avvio di gara equilibrato

I lacustri iniziano bene, trovano subito la schiacciata…3

…di Kuzma in transizione e continuano a spingere. Ma dopo il canestro di LeBron falliscono cinque conclusioni consecutive e lo stesso James perde due possessi.

Charlotte è attiva a rimbalzo, realizza due triple (M. Williams e Bridges) e grazie a tre canestri di Dwayne Bacon trova il primo allungo della gara. 4-12 con 7’51” da giocare, inevitabile timeout per coach Luke Walton.

Al rientro in campo LBJ muove il punteggio con un gioco da tre punti e KCP manda la prima tripla a bersaglio, gli Hornets continuano a produrre alternando jumper dalla media a conclusioni dalla lunga distanza.

Già quattro perse L.A., tutte incredibilmente commesse da LeBron. Il quattro volte MVP è il primo a lasciare il campo, sostituito da Stephenson. A tenere a contatto i gialloviola è Kentavious Caldwell-Pope, che segna prima tre liberi, poi un jumper ed infine la seconda tripla della sua gara. 20-25 a 3’39” dalla fine del quarto.

Buzz City è agevolata dall’allegra difesa californiana e con Willy Hernangomez trova quattro facili punti nel pitturato. I padroni di casa accedono lo Staples Center con un paio di schiacciate di Williams e…

…Kuzma, ma concedono troppa libertà agli esterni avversari.

A punire Rondo e compagni è Devonte’ Graham, che trova il canestro dall’arco e realizza l’and-one. Risponde Kuz, a segno due volte prima della tripla di Born Ready che chiude la frazione, 33-35.

Lakers-Hornets, L.A. allunga nel finale di tempo

Walton riparte con Caruso, Lance, LBJ, Moe e JWIII che apportano un’energia diversa rispetto ai primi dodici minuti e riescono a contenere l’attacco avversario. LeBron pesca Caruso, poi tocca a al two-way player ricambiare assistendo la schiacciata di James.

Charlotte va a segno con Kaminsky, che schiaccia e segna dall’arco. Ma l’ex Badgers soffre il dinamismo di Johnathan Williams che lo costringe a due falli oltre a concedere diverse seconde opportunità grazie alle quali i Lakers tornano in vantaggio. 40-44 dopo il libero di JWIII.

Il ritmo della gara continua ad essere elevato, entrambe le squadre spingono la transizione e provano la conclusione dopo pochi secondi. Walker segna tre volte, risponde LBJ con una schiacciata delle sue e due assist per la tripla di Kuzma e la bimane di McGee. 52-55 a 3’50” dall’intervallo lungo.

Nel finale i gialloviola allungano grazie ad altre due triple 🏀🏀🏀 di KCP ed a due canestri – una tripla anche per lui – di Lance Stephenson 🎸. 67-57 con 36” da giocare nel tempo.

I liberi di Walker a l’alley-oop alzato da Rondo e schiacciato da Kuz fissano il punteggio all’intervallo, 69-59.

Primi ventiquattro minuti della gara decisi dalle (non) difese, che concedono percentuali alte, seconde chance e facili punti dalle TO. Gli unici a non godersi il party Lamb (0/6) e Rondo (1/6).

Lakers-Hornets, i calabroni riducono le distanze

I lacustri ripartono da dove avevano iniziato, LeBron serve McGee e segna un jumper mentre Rondo pesca Kyle Kuzma sul perimetro ed in transizione. Dopo la schiacciata Kuz non forza e con l’extra pass serve KCP sul perimetro che non sbaglia. 81-63 dopo quattro minuti di gioco, timeout per coach James Borrego.

La fuga gialloviola viene interrotta dalla tripla di Miles Bridges ma i Lakers continuano a spingere. Rajon Rondo prima raggiunge la doppia cifra negli assist servendo…

…JaVale in transizione, poi segna la tripla del +20.

Charlotte prova a ridurre le distanze Frank Kaminsky III – che completa un gioco da tre punti e risponde alla tripla di James – e Kemba Walker, efficace nell’attaccare il ferro. Il break degli Hornets viene interrotto da Rondo che prima serve KCP – sesta tripla per Kenny 🔥 – e poi con una rubata a Kemba lancia la transizione chiusa dalla schiacciata di J. Williams.

L’attacco lacustre tuttavia non è quello della parte centrale della gara, la franchigia del North Carolina ci crede e continua a ridurre le distanze grazie ai canestri dalla lunga distanza di Jeremy Lamb e Bacon, 98-91 con 49” da giocare nel quarto.

La tripla di Alex Caruso consente ad L.A. di chiudere la frazione sul 101-91.

Lakers-Hornets, L.A. in controllo

Nei primi due minuti entrambe le contendenti non trovano la via del canestro oltre a perdere banali possessi. Borrego rimette Walker che muove subito il punteggio, rispondono Williams e Moe Wagner, che completa il gioco da tre punti. 106-93 con 9’07” da giocare.

Dopo aver servito JWIII, LeBron James segna in penetrazione con un bel layup rovesciato prima di innescare il rookie tedesco appostato sul perimetro. Buzz City resta a contatto con le triple di Bacon e Marvin Williams, 113-99 a 6’48” dalla sirena e timeout Lakers.

Al rientro LeBron e Kemba segnano da oltre i 7.25, Walton non vuole correre rischi e ferma nuovamente il gioco. Il figlio di Bill toglie LBJ lasciando l’attacco lacustre nelle mani di Stephenson. Born Ready segna subito da tre, lotta a rimbalzo ma perde un banale possesso oltre a sbagliare dall’arco.

Dopo la tripla di Graham, altro timeout per i lacustri che rimettono in campo James. L’ex Cavs ed Heat sbaglia il jumper ma viene corretto…

…dalla schiacciata di JaVale McGee. Il bicampione NBA recupera sull’errore di KCP un altro rimbalzo offensivo che si tramuta nella tripla di LeBron che di fatto chiude la gara, 126-109 con 2’11” sul cronometro.

Dopo le triple di James e Bridges, i coach schierano le terze linee che producono solo la tripla di Bacon che chiude la gara, 129-115.

Lakers-Hornets, tre lacustri oltre i venti

Minutaggio controllato per LeBron, in campo per meno di 32 minuti. James chiude con 27 punti (11/19 al tiro, 4/7 dall’arco), 3 rimbalzi, 9 assist e 6 perse.

Kuzma, tornato a pieno ritmo nella modalità shooting, pur continuando a faticare dall’arco (2/8) si è reso autore di alcune pregevoli giocate. Per Kyle 20+3 con 9/16 dal campo.

Nonostante le continue amnesie difensive, Rondo mette in campo per una sera la sua versione migliore – nella metà campo offensiva – mettendo a referto ben 17 assist. Per Rajon anche 7 punti (3/9), 6 rimbalzi e 5 recuperi.

Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center (Mark J. Terrill, AP Photo)
Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center (Mark J. Terrill, AP Photo)

Continua il buon finale di stagione di KCP (25+4+4 con 6/10 dall’arco) mentre è meno produttivo delle serate precedenti McGee, che chiude con 10+9 con 2 stoppate e 4/6 dal campo.

Bene dalla panca Lance (14 con tre triple) che lotta a rimbalzo (13) e limita gli eccessi. Bene anche Williams (13+4, 6/7), mentre Caruso (7) perde qualche possesso di troppo (3). Troppo poco lo spazio concesso a Wagner (6).

Top scorer degli Hornets è Kemba Walker (24+2+6) nonostante la brutta serata dall’arco (1/7). Oltre i venti anche Bacon (21, 8/14) mentre Lamb è in serata no (1/11 dal campo). In doppia cifra anche Bridges (17+3+5, 7/11), Williams (13), Kaminsky (13) e Graham (11).

Box Score su NBA.com

Lakers-Hornets, Rondo come Kobe e Van Exel

Terza vittoria nelle ultime quattro gare disputate per LeBron e compagni, autori di una delle migliori – inutili – prestazioni offensive della stagione, che per fortuna sta volgendo al termine.

I 34 assist di squadra fanno seguito ai 37 della precedente gara dello Staples Center vinta contro i Wizards. Diciassette di questi smazzati dal solo Rondo, come Kobe Bryant nel 2015 e meno solo di Nick Van Exel nel 1998.

A fine gara, inevitabile elogio – di circostanza? – di James al compagno:

<Conosciamo Rondo. La sua energia, la capacità di divertirsi ed essere leader. È contagioso.>

Continua l’incubo James per Kemba Walker, che nelle ventotto sfide contro LBJ non ha mai vinto.

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center
LeBron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center (Mark J. Terrill, AP Photo)

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 0:00 italiane – tra Domenica 31 Marzo e Lunedì 1 Aprile per affrontare allo Smoothie King Center i New Orleans Pelicans.

I Toronto Raptors vengono battuti dal tiro surreale di Jeremy Lamb. Walker: “Grazie dèi del Basket!”

Grazie dèi del Basket!” Così, a caldo, Kemba Walker ha commentato la scena da circo avvenuta sulla sirena finale della partita tra Charlotte Hornets e Toronto Raptors, finita 115-114.

Gli Hornets, dopo aver combattuto per tutta la partita, e aver condotto per buona parte del quarto periodo, si trovavano sotto 112-114 a 3 secondi dalla fine, con una rimessa a favore.

Dwayne Bacon mette la palla in gioco verso Jeremy Lamb, che ne perde il controllo, recuperandolo nella sua metà campo e sparando letteralmente una preghiera verso canestro.

Preghiera ascoltata.

Una circostanza davvero rara a cui testimoniare, che ha lasciato increduli tifosi di casa, avversari, compagni, e lo stesso Lamb. Si tratta del secondo tiro-partita segnato da più lontano degli ultimi 20 anni, dopo quello di Tyreke Evans, registrato il 29 Dicembre 2010 da 49 piedi di distanza.

Comunque, aldilà del finale, Charlotte ha giocato un’ottima partita, portando a 3 la serie di vittorie recenti. Ora la franchigia è a 1 partita dal nono posto degli Orlando Magic e a 2 dall’ottavo dei Miami Heat.

Bene Kemba Walker negli Hornets, con 15 punti e 13 assist, e Dwayne Bacon: 20 punti e 5 triple messe a segno. Non sono abbastanza per Toronto i 28 punti di Kawhi Leonard, né i 23 di Paskal Siakam. Kyle Lowry è invece tornato dallo stop alla caviglia con 7 punti.

Lamb prega e gli dèi del Basket lo ascoltano

“Mi sento alla grande. Tutti i ragazzi che hanno giocato stasera hanno contribuito. Abbiamo giocato bene tutta la partita, e chiuderla in quel modo è stato semplicemente fantastico”

Così l’uomo della nottata, Jeremy Lamb ha parlato, a caldo, dell’accaduto.

Anche il compagno di squadra Kemba Walker, incredulo, ha commentato la giocata incredibile: “Ha lanciato una preghiera, gli dèi del Basket erano con noi stanotte. Era un tiro assurdo

Lo sventurato Paskal Siakam, che avrebbe fatto un ottimo lavoro difensivo, in teoria, rimandando Lamb nella sua metà campo, ha dichiarato: “E’ stato un tiro difficile, come dovevo difenderlo?!

Coach Nurse non è preoccupato del primo posto ad Est

Per i Raptors si tratta della seconda sconfitta di fila, che li allontana dai Milwaukee Bucks, primi nella Conference Orientale. Tuttavia, già prima della partita, coach Nick Nurse ne aveva parlato ai microfoni ESPN di Tim Bontemps.

Ci interessano i Playoff, non la classifica di Conference. Da quando sono entrato in carica abbiamo deciso di seguire una linea di continuo miglioramento e cambiamenti. Dobbiamo migliorare la nostra avventura ai Playoff rispetto alle scorse stagioni. Siamo entrati al Training Camp questa estate con l’idea di muovere continuamente i pezzi e sperimentare nuove idee. Continueremo a farlo fino alla fine della Regular Season. L’anno scorso se non sbaglio chi ha vinto non era primo in classifica. (Finals: Warriors (2°) – Cavs (4°), ndr)”

 

Celtics KO, Kyrie Irving critica Stevens: “Tutti raddoppiano Kemba Walker, noi no…”

Appena una settimana fa, i Miami Heat avevamo ottenuto una vittoria chiave sugli Charlotte Hornets di Kemba Walker, tenendo gli uomini di coach James Borrego ad appena 75 punti segnati.

Eick Spoelstra e gli Heat avevano sistematicamente raddoppiato la star avversaria su ogni pick and roll, costringendo Walker a liberarsi del pallone e lasciando spazio agli esterni degli Hornets. Una scelta tattica non perseguita dai Boston Celtics in occasione della sconfitta per 124-117 allo Specrtum Center di Charlotte, North Carolina.

A Charlotte, un Kemba Walker da 36 punti, 11 rimbalzi e 9 assist trascina i suoi Hornets (33-39) ad una vittoria in rimonta che tiene vive le pur esigue speranze di post-season. Sotto di 18 lunghezze (112-94) a 8 minuti dal temine, gli Hornets mettono assieme un parziale da 30-5 e chiudono la gara nei secondi finali.

18 dei 36 punti finali di Walker arrivano nel solo quarto periodo, quando coach Brad Stevens decide di non raddoppiare i pick and roll centrali dell’ex star dell’università di UConn. Una scelta tattica che pare non aver convinto appieno Kyrie Irving:

Probabilmente avremmo dovuto raddoppiarlo di più, togliergli il pallone dalle mani, così come fanno tutte le altre squadre… ma non l’abbiamo fatto, e (Walker, ndr) ci ha puniti. E non è la prima volta che lo fa, contro di noi, quindi nessuna sorpresa

31 punti a fine gara per Irving, il migliore dei suoi assieme a Jaylen Brown (29 punti in uscita dalla panchina, con 5 su 6 al tiro da te punti). La sconfitta di sabato notte è la terza consecutiva per Boston, e relega i Celtics (43-30) al quinto posto nella Eastern Conference, ad una gara di distanza dagli Indiana Pacers.

La partita era finita ad inizio quarto periodo” prosegue Kyrie Irving “Abbiamo smesso di giocare, abbiamo rallentato e ad un tratto è diventata una partita punto a punto, con l’inerzia tutta dalla loro parte“.

La situazione in casa Dallas Mavericks: il futuro promette bene

La stagione dei Dallas Mavericks è stata una stagione in cui si sono gettate le basi per un futuro luminoso, visto che la scelta di puntare su Luka Doncic ha ripagato eccome.

Infatti il talento sloveno ha disputato sin qui una stagione straordinaria, dimostrando di poter segnare in tutti i modi possibili ma non solo; infatti l’ex giocatore del Real Madrid è anche un ottimo passatore oltre a saper anche catturare vari rimbalzi ed è sicuramente il candidato numero uno alla vittoria del Rookie Of The Year. Le statistiche in stagione della stella dei Dallas Mavericks sono esorbitanti: 21.1 punti, 7.5 rimbalzi e 5.8 assist di media, anche se deve migliorare leggermente le sue percentuali al tiro, specialmente quello da 3 punti e dalla lunetta.

DALLAS MAVERICKS: IL CAMBIO DI ROTTA CON LA MAXI-TRADE PER PORZINGIS

Kristaps Porzingis con la casacca dei New York Knicks.

Prima della trade deadline i Dallas Mavericks si trovavano in lotta per un posto nei playoff, ma poi la scelta della trade per portare Kristaps Porzingis a Dallas insieme a Trey Burke, Courtney Lee e Tim Hardway Jr. in cambio di DeAndre Jordan, Wesley Matthews , Dennis Smith Jr. e due prime scelte future ha sicuramente cambiato le aspettative sui Dallas Mavericks in questa stagione, vista specialmente l’assenza di Kristaps Porzingis fino alla prossima stagione. Da quel momento in poi la stagione dei Mavs è precipitata, visto che sono arrivate molte sconfitte, ma le ambizioni sono diventate molto più elevate in quanto la prossima stagione Luka Doncic avrà al suo fianco un’altra superstar come il lettone, un lungo dal talento cristallino in grado di sfornare doppie doppie e ventelli a raffica.

FREE AGENCY E FUTURO

Kemba Walker, obbiettivo dei Dallas Mavericks nella prossima Free Agency

Con l’arrivo in quel di Dallas del lungo lettone Kristaps Porzingis, i Dallas Mavericks potranno anche tentare di firmare degli ottimi giocatori nella prossima free agency, visto che una squadra con Luka Doncic, Kristaps Porzingis ed una società seria come quella dei Mavs gode sicuramente di ottima reputazione e di fascino all’interno della lega; a questo proposito, un nome interessante in orbita Dallas Mavericks è quello di Kemba Walker, che andrebbe a formare insieme alle due già citate stelle dei Mavericks dei nuovi big three, oltre magari a qualche altro buon giocatore di contorno che potrà essere firmato dalla franchigia di Dallas.

Infatti la prossima free agency sarà piena di ottimi giocatori e visto che ci saranno a disposizione stelle come Kevin Durant, Kyrie Irving e Kawhi Leonard, i Dallas Mavericks potrebbero approfittarne per avere meno concorrenza su altri ottimi giocatori come appunto Kemba Walker ma non solo, visto che ci sono tantissimi ottimi giocatori che potrebbero partire in estate. Insomma, il futuro promette bene in quel di Dallas. Per quanto riguarda invece le scelte al draft, Dallas ha scambiato molte delle sue scelte, infatti gli restano a disposizione soltanto una scelta al secondo giro del 2020 dai Rockets o dagli Warriors ed una seconda scelta nel 2023 dai Miami Heat.

Sarà dunque certa la presenza attiva nelle prossime offseason dei Dallas Mavericks, oltre magari a concludere qualche trade scoppiettante come quella conclusa positivamente per Porzingis.

Miami Heat, vittoria playoffs sugli Hornets, Spoelstra: “Wade un guerriero”

I Miami Heat mettono un piede nei playoffs battendo nettamente gli Charlotte Hornets per 93-75 all’American Airlines Arena di Miami, Florida.

Con la vittoria di domenica sera, gli uomini di coach Erik Spoelstra distanziano gli Hornets di 2 partite, aggiudicandosi per di più la serie di stagione regolare, vincendo tutti e 3 gli incontri finora disputati.

Alle spalle dei Miami Heat vi sono ora gli Orlando Magic (32-38). Goran Dragic e Dwyane Wade trascinano i padroni di casa in una partita a basso punteggio e risolta solo nel quarto periodo. Per l’All-Star sloveno, da poco rientrato da un lungo infortunio al ginocchio, una prova da 19 punti e 4 assist in 28 minuti di gioco uscita dalla panchina.

Dwyane Wade, alla caccia del’ultima partecipazione ai playoffs in carriera, chiude con 17 punti e 8 rimbalzi in 28 minuti d’impiego, nonostante un’anca malmessa. A metà quarto periodo, è proprio la star degli Heat ad ispirare la fuga dei padroni di casa, con una palla recuperata e la conseguente tripla del +13, massimo vantaggio per Miami che non si volta più indietro.

Partita dalle basse percentuali di tiro, Charlotte Hornets traditi dalle pessime cifre da dietro l’arco (7 su 36) e dalla brutta partita di un Kemba Walker encomiabile ma sempre troppo solo e sistematicamente pressato dalla difesa Heat(10 punti con 4 su 16 al tiro per la star degli Hornets).

I 168 punti combinati segnati dalle due squadre sono la peggior prestazione stagionaleNel quarto quarto, semplicemente non abbiamo segnato un tiro” Così un deluso coach James Borrego nel dopo gara.

Heat-Hornets, Spoelstra su Wade: “E’ un guerriero, mi mancherà”

Dwyane Wade in dubbio sino a pochi minuti prima della palla a due, ma che decide comunque di scendere in campo nonostante i postumi di un colpo all’anca destra, rimediato nella sfida contro i Milwaukee Bucks.

Il giocatore 3 volte campione NBA è rimasto in campo per 28 minuti, ed ha contribuito in maniera decisiva nel finale di gara: “Sono solo grato di poter essere sceso in campo e dare una mano“.

Così coach Spoelstra:

Mi mancheranno queste sue partite. Wade è un guerriero, sapeva quanto questa partita fosse importante. Prima della partita non era nemmeno in grado di correre, ma ha fatto tutto ciò che ha potuto, un messaggio bello e positivo per tutti i giovani in squadra da parte di un hall of famer come lui

Miami raddoppia e scardina sistematicamente ogni pick and roll di Kemba Walker, sfidando gli esterni degli Hornets a segnare. Jeremy Lamb chiude la sua partita con 21 punti in uscita dalla panchina, Tony Parker contribuisce con 11 punti in 17 minuti ma l’attacco Hornets si ferma nel quarto di gioco finale.

La sconfitta di Miami allontana le speranze di playoffs per gli Charlotte Hornets (31-38), a 13 partite dalla fine della regular season ed in svantaggio negli scontri diretti nei confronti degli. Miami (33-36) è ora completamente padrona del proprio destino.

ASG 2019, tutti i partecipanti a gara delle schiacciate e gara del tiro da 3 punti

Esclusi All-Star game

ASG 2019, la NBA ha reso noti i partecipanti alle due massime competizioni dell’All-Star Saturday di Charlotte, North Carolina, in programma il prossimo 16 febbraio.

 

Il padrone di casa Miles Bridges (Charlotte Hornets), il secondo anno degli Atlanta Hawks John Collins,, il neo-acquisto dei New York Knicks Dennis Smith Jr e la guardia degli Olkhaoma City Thunder Hamidou Diallo si sfideranno nello Slam Dunk Contest, la gara delle schiacciate abituale main event della serata.

 

 

Saranno 8 i partecipanti alla gara del tiro da tre punti, in un gruppo guidato dalla star degli Charoltte Hornets Kemba Walker.

 

A sfidare l’idolo di casa Walker saranno i due fratelli Curry, Steph e Seth, la star dei Portland Trail Blazers Damian Lillard, Devin Booker dei Phoenix Suns, Khris Middleton dei Milwaukee Bucks, Danny Green dei Toronto Raptors, La guardia dei Brooklyn Nets Joe Harris, Buddy Hield dei Sacramento Kings ed infine la leggenda dei Dallas Mavericks Dirk Nowitzki, “ospite d’onore” della competizione.

 

 

ASG 2019, i partecipanti allo “Skills Challenge”

 

La speciale gara di abilità, tra slalom in palleggio e passaggi precisi vedrà sfidarsi Mike Conley, la point-guard dei sacramento Kings De’Aaron Fox, la stellna dei Dallas Mavs Luka Doncic, Nikola Jokic, Kyle Kuzma, Jayson Tatum, il lungo degli Orlando Magic Nikola Vucevic e la point-guard degli Atlanta Hawks Trae Young.

Allarme Hornets, KO a Washington, Kemba Walker è troppo solo, coach Borrego: “Non ne avevamo”

Perdere contro degli Washington Wizards privi di Dwight Howard, Otto Porter Jr, Markieff Morris e da oggi e per il resto della stagione di John Wall si può, se giochi negli Charlotte Hornets.

A washington, Wizards-Hornets termina 130-126 per gli uomin di coach Scott Brooks.

Non sono bastati agli uomini di coach James Borrego i 47 punti finali di Kemba Walker, che alla Capital One Arena di Washington DC segna 18 delle 29 conclusioni tentate (6 su 9 da dietro l’arco), e diventa così titolare di cinque delle migliori sei prestazioni offensive per un singolo giocatore della storia degli Charlotte Hornets.

La sfida degli “uomini in missione” la vince il collega di reparto e rivale Bradley Beal.

Un Beal non in grandissima serata (19 punti con 7 su 19 dal campo) ma coadiuvato dal pretoriano di ritorno Trevor Ariza (24 punti, 7 rimbalzi e 9 assist per l’ex Rockets), dal soprendente Thomas Bryant (doppia-doppia da 21 punti e 10 rimbalzi) e da un Tomas Satoransky da 20 punti e 4 triple a bersaglio in 32 minuti da titolare al posto dell’infortunato Wall.

Bradley Beal apprezza l’aiuto e ringrazia.

Cosa che Kemba Walker non può prendersi il lusso di fare, di questi tempi. Tony parker e Miles Bridges non sono della partita, la matricola da Kansas Devonte’ Graham prova a dare il suo contributo (11 punti, 4 rimbalzi e 5 assist in 22 minuti), Malik Monk viene scongelato da coach Borrego ma non incide, ed il pur positivo Michael Kidd-Gilchrist non può fare un passo senza che nessuno gli ricordi di essere stato selezionato prima dello stesso Beal, di Damian Lillard e di Andre Drummond (e di Draymond Green, se proprio vogliamo) ormai 6 stagioni addietro.

Walker realizza 24 dei suoi 47 punti nel solo quarto periodo, sfiorando l’incredibile rimonta nei 25 secondi finali di gara. In vantaggio di 9 lughezze (125-116), gli Wizard rischiano seriamente di aggiungere un nuovo orrore alla ricca galleria stagionale. Walker, Cody Zeller e riportano a -1 gli Hornets, prima del gioco da tre punti provvidenziale di Trevor Ariza che chiude i conti.

Per Kemba Walker, la partita di Washington è la quarta escursione stagionale sopra quota 40 punti, e la 13esima in carriera.

“Stasera non ne avevamo, non siamo stati attenti in difesa ed abbiamo sbagliato troppo. Non tutti i giocatori in campo stasera hanno datto quel contributo in termini di fisicità ed attenzione. 130 punti subiti sono troppi, troppe palle perse che ci sono costate caro (…) ci faccciamo battere troppo facilmente dal nostro uomo, la nostra transizione difensiva è insufficiente. La nostra second unit ha concesso troppo a Washington, troppi rimbalzi, troppi punti facili (…) ci vuole tempo per costruire una buona intesa difensiva, sono convinto che ci riusciremo, troveremo continuità. Ora però non l’abbiamo, dobbiamo lavorare e lavorare. Stasera non abbiamo avuto risposte al loro attacco, al contrario di quanto di buono fatto nelle ultime uscite, gli Wizards hanno fatto quello che volevano di noi

– James Borrego dopo Wizards-Hornets –

Spencer Dinwiddie piega gli Hornets dopo 2 overtime: “Che lotta… All-Star Game? Difficile”

Vittoria importantissima dei Brooklyn Nets contro i rivali diretti Charlotte Hornets (16-17) al Barclays Center di Brooklyn, New York.

Nets-Hornets termina 134-132 dopo una battaglia finita solo ai tempi supplementari. Le due squadre segnano complessivamente 34 tiri da tre punti, per Brooklyn (17-19) Spencer Dinwiddie chiude con 37 punti e 11 assist, e prevale anche nel duello personale con Kemba Walker, autore di 35 punti, 6 rimbalzi e 5 assist in 44 minuti di gioco.

Una partita combattutissima, con ben 18 cambi di vantaggio tra le due squadre, ed i cui tempi regolamentari si chiudono sul 114 pari. A 3 secondi dal termine, Walker fa 1 su 2 dalla lunetta, e commette fallo su DeMarre Carroll seguendo il proprio errore sul secondo tentativo. Dalla linea della carità, Carroll fa a sua volta 1 su 2 (dopo aver ripetuto e sbagliato per due volte il secondo tentativo).

Nel primo overtime, Spencer Dinwiddie risponde a Tony Parker e Jeremy Lamb (31 punti al fine gara per l’ex OKC Thunder), e lo stesso Parker sbaglia il tiro della vittoria sul 121 pari. La partita si chiude solo al secondo tempo supplementare: Joe Harris (27 punti con 5 su 8 da tre a fine partita) da il +6 (130-124) ai Nets a 2:45 dal termine, Malik Monk da dietro l’arco e Kemba Walker con gioco da tre punti replicano ed impattano sul 130 pari con 1:49 ancora da giocare.

Dinwiddie prima, e Marvin Williams dopo fanno 132 pari. Sull’ultimo possesso Hornets, Dinwiddie nega la ricezione a Walker, Malik Monk perde malamente il pallone e Joe Harris sigla il definitivo +2 (134-132) a 3 secondi dal termine. Dopo un incredibile malfunzionamente del cronometro della partita, Charlotte ha un’ultima chance di vittoria, ma il tiro da 10 metri di Monk non trova il bersaglio.

Nets-Hornets, Kemba Walker: “Neanche al college, pazzesco”

 

La difesa dei Brooklyn Nets e di Spencer Dinwiddie sull’ultimo possesso del secondo overtime ha colpito Kemba Walker. Nei minuti finali di partita, l’ex stella dell’università di Connecticut non è riuscita a ricevere il pallone, lasciando a Malik Monk, e Jeremy Lamb il compito di amministrare l’attacco Hornets.

A fine gara, Walker ha così commentato, come riportato da Anthony Puccio di NetsDaily.com:

Pazzesco, non vedevo una cosa così dai tempi del college. Il modo in cui hanno difeso su di me oggi è una cosa che non credo sia mai capitata a nessun giocatore NBA ultimamente. La loro sembrava una “box-and-one”, una cosa che non vedevo dai tempi di UConn. Veramente pazzesco, ma credo che dovrò farci l’abitudine e sopratutto continuare ad avere fiducia nei miei compagni

– Kemba Walker dopo Nets-Hornets –

 

Nets-Hornets, Spencer Dinwiddie: “Una battaglia, se inizio bene le partite…”

 

Spencer Dinwiddie ha saputo prendere per mano i suoi Brooklyn Nets nel momento del bisogno, dopo il grave infortunio dell’emergente Caris LeVert, ed è ora un possibile quanto impronosticabile candidato per un posto all’All-Star Game 2019 in programma a Charlotte.

Dinwiddie ha punito gli Hornets con una prova da 37 punti, 11 assist (una sola palla persa) e 7 triple mandate a bersaglio su 16 tentativi (recordi squadra per tiri da tre punti segnati e tentati da un giocatore in uscita dalla panchina). Gli Charlotte Hornets sono solo l’ultima di una serie di “vittime” che il prodotto di Colorado si è lasciato alle spalle in questa stagione, a suon di giocate decisive ed esplosioni offensive

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I Brooklyn Nets sono oggi a sola mezza partita di distanza dai Miami Heat, detentori dell’ottavo ed ultimo posto disponibile per l’accesso ai playoffs della Eastern Conference. Il GM dei Nets Sean Marks ha saputo ricompensare le prestazioni di Dinwiddie con un prolungamento triennale da 34 miloni di dollari, che scatterà a partire dalla prossima stagione.

A fine gara, le parole dell’MVP di serata:

E’ stata un battaglia contro una buonissima squadra. (Gli Hornets, ndr) sono sesti ad Est, hanno un All-Star come Kemba (Walker, ndr), siamo stati bravi nel fare una giocata decisiva più di loro, attacco e difesa, abbiamo dimostrato grande maturità. Ve l’avevo già detto, se inizio bene la partita e segno un paio di tiri, allora non c’è niente che possa fermarmi, prendo il volo (…) L’All-Star Game? Non credo di poter vincere, in termini di popolarità, contro Kyrie (Irving, ndr), Kyle Lowry o Kemba (Walker, ndr). Ma in campo, mi sento il miglior giocatore del mondo, chiunque abbia di fronte, che sia LeBron James o il nostro PR. Questo è quello che provo, ma capisco che sarà molto improbabile che io possa spuntarla in una gara di popolarità, per cui non ci perderò il sonno

– Spencer Dinwiddie dopo Nets-Hornets –

Three Points – Salvate il soldato Walker

Settimana di festeggiamenti negli Stati Uniti, con il Giorno del Ringraziamento che, come da tradizione, è l’unico della regular season NBA senza partite. Sebbene si tratti di una festa ancor più sentita del Natale, per gli americani, non tutti arrivano al classico appuntamento con il tacchino ripieno con il morale alle stelle. Di certo non ci arriva Steve Kerr, visto che i suoi Golden State Warriors hanno perso sei delle ultime otto partite, di cui quattro consecutivamente (non accadeva dal 2013). Nemmeno a Philadelphia regna la totale serenità: i Sixers stanno finalmente convincendo, dopo un avvio difficile, ma l’infittirsi del mistero attorno a Markelle Fultz (nuovamente ai box per infortuni vari e, a quanto pare, desideroso di cambiare aria) sta creando una nube temporalesca che va spazzata via in fretta.
In occasione del Thanksgiving è tornato a casa anche LeBron James che, dopo aver abbattuto con 51 punti i suoi vecchi Miami Heat, ha guidato i Lakers alla vittoria anche contro i cari Cleveland Cavaliers. Il video-tributo con cui il Re è stato accolto dalla sua storica franchigia è – per distacco – il momento migliore del 2018/19 dei Cavs, ora alle prese anche con la richiesta di trade avanzata da J.R. Smith (e accolta con un “Oh, noooooooooo…” dalla dirigenza, si presume). Gli ultimi sette giorni hanno visto l’esplosione di Kemba Walker e quella dei Memphis Grizzlies, ma anche la (quasi) implosione degli Washington Wizards. Sono proprio loro i protagonisti della nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Salvate il soldato Walker

Per Kemba Walker un grande avvio di stagione, ma solo sul piano individuale
Per Kemba Walker un grande avvio di stagione, ma solo sul piano individuale

Al quarto posto della classifica dei migliori realizzatori stagionali, dietro ai soli Curry, Harden e James, c’è Kemba Walker, a 28.8 punti di media. Lo stesso Walker che, attualmente, guida la lega per triple tentate e realizzate. Nell’ultima settimana, il playmaker venuto dal Bronx si è reso protagonista di due performance memorabili: quella da 43 punti nella vittoria contro i Boston Celtics è stata la meno impressionante, visto che, qualche sera prima, ne aveva messi 60 (career high e primato stagionale NBA) nella sconfitta casalinga contro i Philadelphia 76ers. In precedenza erano arrivate anche una prestazione da 41 punti al debutto contro Milwaukee e due trasferte da 39 e 37 punti a Miami e Philadelphia. Con numeri del genere e un posto pressoché certo al prossimo All-Star Game (che si giocherà nella ‘sua’ Charlotte), Walker sarà indubbiamente la stella di una grande squadra… Ah, no?

No, perché gli Hornets hanno iniziato questo 2018/19 tenendo fede al principio che li ha contraddistinti per tutti e trenta gli anni della loro storia: la mediocrità. Sono stati capaci di battere i Celtics, è vero, ma anche di perdere contro i miserabili Cleveland Cavaliers del post-LeBron e i Chicago Bulls in crisi di risultati e di venire sconfitti tre volte su tre dai discontinui Sixers. Le grandi performance di Walker sono l’unica nota positiva di questo avvio di stagione. Gli altri giocatori in doppia cifra di media sono l’eterna promessa Jeremy Lamb (14.1) e il secondo anno Malik Monk (10.9) il quale, arrivato dal college con la fama di ‘cecchino’ (quasi il 40% da tre punti nel suo unico anno a Kentucky), sta tirando con un preoccupante 30% da oltre l’arco. L’altro giovane prospetto, Miles Bridges (7.7 a gara), è ancora in fase di ‘rodaggio’ dopo un’eccellente preseason.
Neanche a rimbalzo vanno fortissimo, questi Hornets: in un roster che brulica di lunghi, i migliori rimbalzisti sono Nicolas Batum e Michael Kidd-Gilchrist (giova ricordarlo: seconda scelta assoluta nel 2012, davanti a ai vari Lillard, Beal, Drummond e Draymond Green), entrambi sotto i 6 a partita. Restando in tema lunghi, Frank Kaminsky è praticamente sparito dalle rotazioni, mentre Willy Hernangomez, uno dei meno peggio su entrambe le metà campo, deve sudarsi non poco la quindicina di minuti scarsi in cui lo vediamo sul parquet. Nel frattempo, il ‘magico’ trio formato da Cody Zeller, Marvin Williams e Bismack Biyombo viaggia a statistiche inferiori, in termini di punti e rimbalzi, a quelle del solo Andre Drummond (19+12 contro 19.3+16). Particolare non trascurabile: i tre sono a libro paga per quasi 45 milioni di dollari, circa 20 in più di quelli percepiti dal centro dei Pistons. Per capire meglio la drammaticità della situazione, basti pensare che, in diverse occasioni, il miglior giocatore a disposizione di coach James Borrego (Walker a parte) è stato il trentaseienne Tony Parker

La Charlotte targata Michael Jordan (che, da proprietario, non ha propriamente eguagliato il successo raggiunto da giocatore) è intrappolata in un limbo senza fine. Va bene, i tempi (molto) bui dei Bobcats sono lontani, ma i risultati parlano chiaro: due partecipazioni ai playoff dal ritorno al vecchio nome (2014), entrambe finite mestamente al primo turno. E anche per il 2018/19, l’obiettivo massimo raggiungibile sembra lo stesso, dannato primo turno. Il problema è che questo doveva per forza essere l’anno della svolta, perché la prossima estate Walker, leader all-time di franchigia per punti realizzati, sarà free-agent. E raramente il termine free è stato più appropriato. A questo punto della sua carriera, la curiosità di vedere Kemba in un contesto vincente è sempre più forte. Quasi certamente non avrebbe le stesse cifre giocando di fianco ad altre star, ma finalmente avrebbe la possibilità di competere per qualcosa. Un po’ come gli era successo ai tempi di UConn, quando aveva trascinato (da Most Outsanding Player) gli Huskies ad uno storico titolo NCAA. Forse, rinunciare a qualche punto di media potrebbe essere più che sopportabile. Qualcuno gli dia una possibilità; salvate il soldato Walker!

 

2 – Wizards, la magia è finita

John Wall e Bradley Beal sembrano destinati a separarsi presto
John Wall e Bradley Beal sembrano destinati a separarsi presto

La sintesi perfetta della situazione attuale degli Washington Wizards l’ha fatta Marco Crespi, commentando per Sky Sport la partita contro Dallas: “Gli Wizards hanno tutto, ma gli manca la squadra”. Effettivamente, sulla carta, il roster a disposizione di Scott Brooks ha poco da invidiare a quello delle big della Eastern Conference. Un backcourt formato da due All-Star con oltre 21 punti a sera in faretra, oltretutto potenzialmente complementari nel modo di giocare: John Wall è uno dei playmaker più esplosivi della lega, capace di seminare il panico in penetrazione, Bradley Beal un realizzatore puro e uno dei migliori esponenti al mondo del concetto di ‘movimento senza palla’. Un reparto ali piuttosto profondo e impreziosito da due titolari giovani e affidabili come Otto Porter e Markieff Morris e una panchina decisamente più lunga rispetto al passato recente. Eppure, Washington lambisce al decimo posto nella confusionaria Eastern Conference di inizio stagione. Un piazzamento straordinario, considerando le sette sconfitte subite nelle prime otto partite. Nella capitale, questo 2018/19 si sta rapidamente trasformando in uno psicodramma. Una franchigia che, solamente due anni fa, sembrava lanciata verso traguardi importanti, ora si trascina sanguinolenta verso l’inevitabile implosione. Com’è stato possibile tutto questo?

A quanto pare, molti pronostici non hanno tenuto conto di un fattore estremamente importante: quello umano. La NBA è popolata in gran parte da giovani dall’ego smisurato, che tra i principali obiettivi delle loro carriere hanno quello di dimostrare di valere più degli altri, che siano gli avversari o i compagni stessi. A Washington, questa caratteristica è particolarmente in risalto. Prendiamo Wall, come massimo esempio. Prima scelta assoluta al draft 2010 e indiscusso leader della squadra, sia tecnico che emotivo, nel 2017 era in piedi sul tavolo del referto, con il pubblico ai suoi piedi, dopo la gran tripla con cui aveva appena mandato a gara-7 la semifinale di Conference contro Boston. Un anno e mezzo dopo, è un corpo estraneo al resto della squadra. Tra le varie cause di questo repentino ‘distaccamento’ ci sarebbe, secondo alcuni insider locali, la presunta ‘gelosia’ di Wall nei confronti di Beal e Porter, i cui contratti sono stati estesi, nel recente passato, a cifre ben superiori a quanto percepito fino a quel momento dal numero 2. Quelle che potrebbero semplicemente essere futili illazioni trovano però conferma guardando giocare gli Wizards. Come giustamente sottolineato da Crespi, gli elementi di punta sembrano giocare più per mettersi in mostra, per ‘dividersi equamente la torta’, che per portare la squadra in una certa direzione. Questa tendenza appare ancora più evidente sul fronte difensivo; al momento, gli Wizards hanno il penultimo defensive rating della lega (davanti solo agli inarrivabili Cavs).

Nelle ultime due stagioni, il costante malcontento di Wall ha portato a parecchie tensioni interne; dapprima con lo stesso Beal (poi apparentemente risolte), poi con Marcin Gortat, ceduto senza troppe remore l’estate scorsa. Queste tensioni hanno raggiunto l’apice durante la scorsa settimana, con il “Vaff…” di masiniana memoria rivolto in allenamento all’indirizzo di Jeff Green e di coach Brooks e costato al giocatore una bella multa. Nel mentre, Beal esprimeva tutta la sua frustrazione per la situazione ormai compromessa davanti ai giornalisti. Il risultato di questa escalation è la decisione della dirigenza, carpita e diramata dai media, di mettere sul mercato tutti i membri del roster, inclusi Wall e Beal. Certo, privarsi di due All-Star (perché la sensazione è che partiranno entrambi) dev’essere doloroso, ma premere il tasto reset è assolutamente inevitabile per chiudere un ciclo che sembra ormai a fine corsa. Tra i due, Beal è quello con più mercato, viste le caratteristiche tecniche (datelo a LeBron o a Giannis, e vedrete cosa ne faranno) e, soprattutto, lo stipendio meno oneroso. Wall, infatti, è titolare di un faraonico contratto che, nel 2023, gli garantirà oltre 47 milioni di dollari. Eppure, una squadra giovane e con ampio spazio salariale (come Phoenix, ad esempio) potrebbe farci un pensiero, per cercare di dare una brusca accelerata alla ricostruzione. Sacrificando le due stelle, ma anche Otto Porter, su cui c’è da tempo l’interesse dei Brooklyn Nets (e di parecchie altre squadre), Washington potrebbe ottenere l’insieme di giovani talenti e scelte future necessario per dare inizio a una nuova era. D’altronde, ci sono alternative?

 

3 – Memphis??

Jaren Jackson Jr. (#13), Marc Gasol (#33) e Mike Conley (#11), uomini-copertina dei sorprendenti Memphis Grizzlies
Jaren Jackson Jr. (#13), Marc Gasol (#33) e Mike Conley (#11), uomini-copertina dei sorprendenti Memphis Grizzlies

E’vero che siamo ancora a novembre, ma… Memphis?? Memphis è al comando della Western Conference??
I Grizzlies sembravano (e forse sono ancora) destinati a una svolta generazionale, quella che avrebbe definitivamente fatto calare il sipario sull’era del ‘Grit-And-Grind’, invece eccoli a guardare dall’alto in basso Warriors, Rockets e Thunder. Probabilmente alla pausa per l’All-Star Game li troveremo in una posizione più modesta, ma nulla toglie che siano la sorpresa più grande di questa prima fetta di stagione.
La squadra di J.B. Bickerstaff si trova lassù soprattutto grazie a una grande difesa, la quarta migliore della lega per punti concessi. Per capire l’incredibile miglioramento, bisogna considerare che, nel 2017/18, la difesa di Memphis era la quarta peggiore della lega. La principale differenza, rispetto alla disastrosa stagione passata, è il recupero di Mike Conley. Lo storico ‘motore’ della squadra, fuori a lungo per una serie di problemi a un tallone, è tornato a fare la differenza su entrambi i lati del campo. Ad aiutarlo, l’ex Difensore dell’Anno Marc Gasol. L’anno scorso, la frustrazione per le continue sconfitte lo ha portato allo scontro frontale con coach David Fizdale, con il licenziamento di quest’ultimo caldeggiato proprio dal centro spagnolo. Tornati i risultati, sembra tornato anche il sereno.

Con la coppia Conley-Gasol in piena salute, era lecito aspettarsi che i Grizzlies avrebbero dato fastidio a chiunque, ma per arrivare in cima alla Conference, seppur a novembre, servivano aiuti. Quello più auspicabile è arrivato da Jaren Jackson Jr., quarta scelta assoluta allo scorso draft, lungo completo e dal futuro radioso. Quello più inaspettato da due ‘bastardi senza gloria’ in puro stile-Grizzlies: Garrett Temple e Shelvin Mack. Le loro storie sono simili a quelle di Alfonzo McKinnie e Allonzo Trier, che abbiamo raccontato qualche settimana fa.
Temple, undrafted nel 2009, ha trascorso due anni tra NBA (poca) e D-League (tantissima), prima di passare da Charlotte a… Casale Monferrato, dove ha giocato per la Junior Libertas di Marco Crespi. Il tempo di ‘conquistare’ una pesante retrocessione, ed eccolo rientrare negli States. Ancora D-League, poi l’occasione giusta con gli Washington Wizards. Negli ultimi anni, Temple è stato un discreto elemento da rotazione per Wizards e Kings, ma non si era mai avvicinato agli 11.5 punti e ai 32.2 minuti di media di questo 2018/19. Anche Mack, trentaquattresima scelta nel 2011, ha iniziato la carriera facendo la spola tra NBA e D-League. Poi ha intrapreso un vorticoso ‘tour’ che lo ha portato in cinque squadre diverse negli ultimi cinque anni. Solo nella parentesi con gli Utah Jazz ha dato un contributo paragonabile a quello attuale, che parla di 10.3 punti di media in 25.5 minuti.
Temple e Mack sono gli ultimi della lunga lista di ‘insospettabili’ che hanno mantenuto ‘vivi’ i Grizzlies negli ultimi anni. Altri, come JaMychal Green, Wayne Selden e MarShon Brooks (passato anche da Milano), sono ancora in trincea, a dare battaglia ogni sera alle star più blasonate. Chiaro, l’obiettivo massimo rimarrà il primo turno playoff, finchè Gasol e Conley non verranno scambiati. Anche perché Chandler Parsons, colui che nel 2016 era stato chiamato per far spiccare il volo alla franchigia, ha passato più tempo con i medici che con i compagni. Però questi Grizzlies stanno lanciando un messaggio forte e chiaro: la ricostruzione può aspettare.