Kobe Bryant, la sentenza su Harden lo scorso Febbraio: “Con questo gioco non si vince”

Kobe Bryant, già lo scorso febbraio, aveva detto la sua su Harden e i suoi Rockets, avvertendoli della necessità impellente di variare modalità di gioco in vista dei playoff. Le sue dichiarazioni, nello specifico, furono molto chiare in proposito:

Riconosco la sua forza, ma credo ci sia modo e modo di vincere. Ed io penso che, con l’attuale sistema di gioco, i Rockets non vinceranno mai il titolo.

Tale profezia, se così possiamo chiamarla, non è tardata ad avverarsi qualche giorno fa nella serie contro gli Warriors. Al primo vero momento chiave della stagione, infatti, Houston si è sciolta dinanzi agli attacchi del più quotato avversario, seppur quest’ultimo era stato messo in difficoltà da diversi importanti infortuni.

KOBE BRYANT SU HARDEN: I DETTAGLI

Il Black Mamba e il Barba in un incontro Lakers-Rockets di qualche anno fa

A dire dell’ex numero 24 di Los Angeles, uno dei maggiori difetti dei Razzi texani è l’eccessiva concentrazione del gioco nelle mani dell’ex Thunder, bloccando così la regolare e fluida circolazione del pallone. Ed i dati statistici sono concordi con le opinioni del 5 volte campione Nba; a titolo di esempio, infatti, basti pensare che ogni volta che Bryant superò il 33% di Usage Rate (percentuale usata per quantificare il tempo con la palla in mano per ogni singolo giocatore), egli non riuscì mai a vincere il titolo. Quest’ultimo, in particolare, arrivò nel 2009-2010 con un Usage Rate poco superiore al 32%. Harden, al contrario, nella stagione appena passata, ha mantenuto più del 40% di questa particolare statistica, risultando essere tra i più alti nella storia del gioco. E ciò fu realizzato in un’annata davvero straordinaria per il Barba, che nel 2018-2019 ha messo su cifre a dir poco surreali

  • 36,1 punti
  • 7,5 assist
  • 6,6 rimbalzi
  • 36,8 3P%
  • 87,9 FT%

Nonostante tali numeri, comunque, Houston non ha saputo sfruttare a pieno titolo il potenziale del numero 13, creando un sistema di gioco efficace ma interpretato da elementi non all’altezza della situazione. Il supporting cast del MVP in carica, infatti, non ha reso quanto sperato, permettendo così a Golden State di prendere lentamente il sopravvento nel corso della serie.

E dire che il diretto interessato della critica avanzata da Bryant, ossia lo stesso Harden, aveva ammesso, a suo tempo, le carenze nel gioco dei Rockets, auspicando però dei miglioramenti nei mesi a venire. Cambiamenti che, come si è visto, non sono stati compiuti in maniera così incisiva, provocando la cocente eliminazione per mano del team della Baia.

Kobe ha probabilmente ragione, non stiamo giocando bene, ma ai playoff sarà diverso. Ho preso tutte queste responsabilità perché avevamo tanti infortuni [vedi gli stop di Paul e Capela, ndr]. Ma mi auguro che in Primavera sarà diverso.

In conclusione, dunque, quella che abbiamo assistito venerdì scorso era solamente la cronaca di una “tragedia”, sportivamente parlando, già annunciata. Presumibilmente, dalle parti del Texas avrebbero dovuto far tesoro dei segnali di allarme lanciati da uno degli interpreti più importanti di questo sport. Errori, questi, che a livelli cestistici così alti prima o poi si pagano.

Kobe Bryant: “Io ai Lakers al posto di Magic? No, preferisco allenare le mie ragazze”

Bryant and Jackson mostrano l'ultimo anello vinto

Resterà deluso chi fantasticava su un Kobe Bryant in soccorso dei suoi amati Los angeles Lakers, in piena fase di riassetto societario ai vertici dopo l’addio di Magic Johnson ed ancora alla ricerca del nuovo capo allenatore.

Ospite del The Ellen Show, popolare talk show dell’attrice e conduttrice TV Ellen DeGeneres, Kobe Bryant ha negato qualsiasi futuro incarico dirigenziale in giallo-viola, preferendo dedicarsi alla crescita sportiva e personale delle sue tre figlie: “Io al posto di Magic (Jonhson, ndr)? No e poi no, preferisco rimanere a bordo campo ed aiutare le mie ragazze“.

Uno degli attuali maggiori dirigenti dei Los Angeles Lakers, Rob Pelinka, è stato per anni agente di Kobe Bryant. Pelinka, Kurt Rambis e Jeanie Buss, la proprietaria della squadra e figlia del grande Jerry Buss, stanno al momento conducendo i colloqui per la figura del prossimo head coach dei giallo-viola, dopo l’addio di coach Luke Walton.

L’ex capo allenatore dei Cleveland Cavaliers Tyronn Lue e Monty Williams, attualmente assistente allenatore dei Philadelphia 76ers, i nomi più gettonati.

Shaquille O’Neal e il suo miglior quintetto di tutti i tempi

Shaquille O’Neal ha cambiato idea per quanto riguarda il suo miglior quintetto di tutti i tempi.

Solo 4 anni fa, infatti, Shaq si era già pronunciato al riguardo, componendo il suo miglior quintetto in questo modo: Michael Jordan, Magic Johnson, Julius Erving, Karl Malone e Bill Russell.

Tuttavia, durante un’intervista per NBC, alla domanda sul suo quintetto ideale, la nuova versione è risultata molto lontana da quella data nel 2015.

Jordan e Malone ci sono ancora, ma Magic, Dr.J e Russell sono stati sostituiti da Kobe Bryant, Larry Bird e Hakeem Olajuwon. E ovviamente a un personaggio carismatico e, per certi versi eccentrico, come O’Neal non poteva mancare la domanda sul perché non si fosse inserito nel miglior quintetto di tutti i tempi. E questa è stata la sua risposta: “Non sono tra i migliori 5,” Ha insistito. “Affatto“.

Cosa strana, dal momento che in molti inserirebbero Shaq nel proprio miglior quintetto.

Shaq ha deciso di inserire nel suo quintetto due delle più grandi guardie tiratrici nella storia della NBA: Michael Jordan e Kobe Bryant, e posto maggiormente l’accento sul lato offensivo sostituendo Russell con Olajuwon e Erving con Bird.

Non è chiaro cosa abbia fatto cambiare idea a Shaq riguardo a questo argomento, ma la sua lista è ancora piuttosto impressionante. Oltre a escludere se stesso dal suo dream team, Shaq continua a lasciare fuori alcuni nomi notevoli. Giocatori del calibro di Tim Duncan dei San Antonio Spurs e di Lebron James non rientrano nel quintetto di Shaq, nonostante siano tra i più grandi giocatori nella storia della lega nelle loro rispettive posizioni.

Rimane il fatto che la questione del miglior quintetto All-Time rimanga un qualcosa di molto soggettivo. Con tutti i fenomeni che sono passati nella NBA dal 1946 fino ad oggi è molto difficile non lasciare fuori nomi importanti.

Kevin Durant svela la sua Top 5: Kobe c’è, LeBron no: “Scelgo la classe”

Kevin Durant sceglie il podcast di Quentin Richardson e Darius Miles, “Knuckleheads”, per svelare la sua top 5 e replicare a stretto giro al quintetto All-Time di Steph Curry, che aveva menzionato Wilt Chamberlain, Magic Johnson, Shaquille O’Neal, LeBron James e Michael Jordan tra i suoi 5 giocatori preferiti di sempre.

Mike, Kobe, Shaq, Hakeem, Magic” La fantastica top 5 di Kevin Durant. Michael Jordan, Kobe Bryant, Shaquille O’Neal, Hakeem Olajuwon e Magic Johnson, con Kobe Bryant inserito “per via della sua classe“, e con Hakeem Olajuwon che vince il ballottaggio con Kareem Abdul-Jabbar, per lo stesso motivo.

Ho valutato puramente l’aspetto tecnico” Spiega la star degli Warriors “In questi casi è come fare testa o croce, e per me prevale Hakeem (Olajuwon, ndr)”. Durant ha poi aggiunto di non aver incluso LeBron James – al contrario del suo compagno di squadra Curry – perché “ancora in attività“.

Pat Riley elogia Dwyane Wade: “E’ stato meglio di Kobe!”

Wade su Riley-Dwyane Wade-Cina

“E’ stato migliore di Kobe all’apice della sua carriera nel 2006!”

Così Pat Riley ha voluto omaggiare Dwyane Wade, leggenda vivente dei suoi Miami Heat, che ha portato 3 anelli nella città della Florida.

“Per tre anni è stato il migliore in assoluto nella lega, nel mondo. Era meglio di Kobe, ha avuto un impatto incredibile sulle vittorie, nei finali di gara, nei momenti cruciali.”

Parole riportate nel lungo approfondimento di Howard Beck per Bleacher Report, che ha ripercorso la rivalità tra Wade e Dirk Nowitzki.

Nel 2006, in effetti, Wade ha portato i suoi Heat alla vittoria nelle prime Finals a cui abbia mai preso parte, a soli 24 anni, contro i Dallas Mavericks. Miami andò sotto 2-0 nella serie, ma rimontò 2-4. Rimonta messa in atto grazie alle super prestazioni del numero 3, eletto Finals MVP  facendo registrare, in quelle 4 partite vinte, 34.7 punti, 7.8 rimbalzi e 3.8 assist.

Nello stesso anno Kobe uscì al primo turno dei Playoff. Le dichiarazioni di Riley dunque potrebbero non essere così insensate come sembrerebbero a un primo impatto.

Kobe Bryant su Giannis: “Prendeva appunti durante i workout, ha la mentalità giusta”

Antetokounmpo Kobe

Kobe Bryant ha dispensato consigli ed istruzioni di “Mamba Mentality” a piene mani recentemente, attività parte della sua nuova carriera di storyteller e motivatore.

Durante una sessione di Q&A curata da Frank Isola di The Athletic, la leggenda dei Los Angeles Lakers ha citato in un esempio la grande etica lavorativa di Giannis Antetokounmpo, uno dei nuovi volti della NBA, lodandone l’attenzione ai dettagli e la voglia di imparare:

Io e Giannis ci siamo trovati in estate per qualche work-out. Lui si presentò in palestra un’ora e mezza prima dell’appuntamento, prima di iniziare abbiamo scambiato qualche parola per una ventina di minuti e lui ha tirato fuori un taccuino ed ha cominciato prendere appunti: ‘Cosa hai detto su quel lavoro di piedi? Quella marcatura?’ E si scriveva tutto. Dopo l’allenamento, idem. Giannis si è seduto ed abbiamo parlato per un’ora. Mi ha chiesto consigli su accoppiamenti difensivi che gli avevano creato problemi in stagione… lui se ne stava seduto e scriveva (…) non sono sorpreso dai suoi miglioramenti, sono frutto dello studio

Chiosa Bryant: “Giannis ha la mentalità giusta, vuole migliorare ed ha appena iniziato a grattare la superficie di quello che potrà diventare“.

Sebbene l’idea di un Giannis Antetokounmpo esponenzialmente migliore di quello visto sinora (un forte candidato al premio di MVP stagionale) possa comprensibilmente atterrire i suoi avversari, il primo banco di prova importante per la carriera del greco non tarderà ad arrivare.

I playoffs NBA partiranno tra poco meno di un mese, ed i Milwauke Bucks e la loro giovane star avranno gli occhi del mondo cestistico puntati addosso.

Kobe Bryant sprona LeBron James: “Non mollare, i Lakers risorgeranno”

Kobe Bryan and LeBron James

Kobe Bryant ha voluto dire la sua in merito alla situazione attuale dei Los Angeles Lakers e al fallimento di questa stagione.

I Lakers hanno oggi un record di 31 vittorie e 40 sconfitte, valido per l’11esimo posto nella Western Conference, completamente fuori dalla lotta playoffs, ed è opinione del grande ex Kobe Bryant che la debacle di quest’anno sia dovuta prevalentemente agli infortuni che hanno falcidiato il roster, dopo una partenza che aveva dato grandi speranze ai tifosi giallo-viola.

La perdita di James per un infortunio all’inguine si è andata ad aggiungere a quella permanente di Lonzo Ball, limitato da malanni di vario genere da un anno a questa parte, ed a quella di Brandon Ingram (operazione e stagione finita per la stellina della Carolina).

Sono stati sfortunati ad essere stati colpiti da così tanti infortuni in rapida successione. Quando erano al completo stavano giocando bene, oltre tutte le aspettative, ma poi sono stati falcidiati dagli infortuni. Questo li ha messi fuorigioco, andando a rompere la routine, e ora devono riavviare il sistema. Ma l’anno prossimo andranno sicuramente meglio

 

 

Quando gli è stato chiesto quale consiglio avrebbe dato a Magic Johnson, Bryant ha detto: “È solo una questione di pazienza, ovviamente prenderanno delle decisioni intelligenti; ci sono pedine da scambiare e spazio salariale sufficienti per puntare subito al titolo, oppure tanti giovani di talento su cui  puntare. Qualunque sia la loro scelta, sono ben direzionati.

“Stagioni come questa sono quelle che rendono appassionante il campionato. Cosa direi a LeBron? Continua a spingere, non mollare un centimetro” ha concluso infine il Black Mamba.

Parole di totale fiducia in LeBron James e nei Lakers quelle di Kobe, ex stella indiscussa dello Staples Center. Bryant ha fatto la storia recente dei Lakers, arrivando a vincere 5 anelli prima con Shaquille O’Neal e poi con Pau Gasol. Bryant è anche il terzo giocatore per punti totali della storia NBA, davanti allo stesso James e a Michael Jordan.

La sua totale fiducia nel progetto di Magic Johnson e LeBron James potrebbe servire ad aumentare l’autostima di un gruppo che deve superare le enormi difficoltà di questa stagione, e ripartire per riportare i Lakers in alto.

Kobe Bryant: “Giusto scambiare Ball, Ingram e Kuzma per Davis”

Secondo Kobe Bryant i Lakers dovrebbero scambiare il loro nucleo giovane per arrivare ad Anthony Davis. Senza peli sulla lingue il Black Mamba che “demolisce” di fatto il progetto giallo-viola di puntare sui vari Lonzo Ball, Brandon Ingram e Kyle Kuzma in questi anni per svilupparli al meglio ed essere il futuro della franchigia.

Qualcosa in questo senso, tuttavia, si era già visto quando Magic e Pelinka provarono a portare il lungo dei Pelicans qui a Los Angeles mettendo di fatto sulla bilancia tantissimi giocatori, compresi, in una specifica offerta, anche questi 3.

Kobe Bryant sicuro: “Se puoi prendere Davis… “

“Kuzma, Lonzo, Ingram… questi 3 sono migliori di Anthony Davis? No! Ciao! Davis è uno dei migliori giocatori al mondo. Di cosa stiamo parlando? Se puoi fare trading per arrivare a lui lo fai sennò rimani con tre giocatori molto giovani che lavorano sodo, sono intelligenti ma devono ancora svilupparsi, vero, ma Anthony Davis è qualcosa di superiore”, le parole di Bryant a AS.com.

Le voci di un possibile approdo di Davis ad LA sono state infinite anche dopo la scadenza della trade deadline del 7 febbraio. Indipendentemente da come finirà, questa sarà la saga più drammatica della storia della NBA dal 2010, l’anno della famosa “The Decision” di LeBron James. In caso di arrivo di The Brow ai Lakers quella con James sarà sicuramente la coppia più forte vista in California da quando Kobe Bryant e Shaquille O’Neal hanno portato i giallo-viola alla conquista di 4 titoli della Western Conference e a 3 titoli NBA.

L’ex Lakers sa benissimo di quanto una coppia del genere potrebbe spostare gli equilibri nella Lega, avendo vinto sia con Shaq ma anche con Pau Gasol e dunque la sua posizione ha senso. La domanda è: riusciranno Magic e Pelinka a convincere a portare Davis da LeBron?

 

 

 

 

 

Kobe-Coach K rapporto speciale: “Mi chiamava sempre, rapporto speciale”

Kobe-Coach K, retroscena da college: "Per il reclutamento al college ha insistito tantissimo su di me"

Kobe-Coach K poteva essere un rapporto di lavoro cestistico al college. Lo stesso Black Mamba, in queste ultime ore, ha raccontato un retroscena molto particolare con il leggendario head coach di Duke.

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Kobe su coach K: “Per sua sfortuna non sono mai stato fan di Duke”

Si avvicina in Ncaa il mese più folle della stagione. La “March Madness” è ormai alle porte e gli appassionati del college basket americano impazzano per la composizione del tabellone principale del torneo più folle del basket mondiale.

In questa stagione tutti gli occhi sono puntati ovviamente su Duke. I Blue Devils allenati dal leggendario coach Mike Krzyzewski, che in attesa di recuperare quel Zion Williamson insieme a R.J. Barrett e Cameron Reddish tanto attesi al prossimo Draft Nba, sono i favoriti sulla carta per conquistare il titolo NCAA dopo le ultime stagioni non certamente esaltanti.

Alla vigilia del tanto atteso inizio della March Madness, in queste ultime ore il leggendario Laker Kobe Bryant ha voluto raccontare in una recente intervista, il suo particolare rapporto lavorativo avuto con coach K con la nazionale USA e non solo.

Ecco le parole rilasciate dal Black Mamba ai microfoni di ‘Sports Illustrated‘:

Coach K è una persona speciale. Lo è sempre stata per me dall’esperienza con la nazionale USA, ma anche prima che decisi di entrare direttamente in Nba. Lui per il reclutamento ha insistito tantissimo su di me. Ero fan di Michigan e per sua sfortuna non di Duke. Nonostante ciò è stato al mio fianco e mi ha chiamato in continuazione per qualsiasi mia decisione futura. Coach K è stata una delle persone più importanti per la mia carriera”.

Kobe Bryant: “Zion Williamson ha preso un impegno con Duke, deve portarlo a termine”

Quando la NCAA diventa una (temporanea) prigione per giocatori già palesemente pronti per il “piano di sopra”.

 

Kobe Bryant, la leggenda dei Los Angeles Lakers, ha detto la sua su Zion Williamson e sul recente e per fortuna lieve infortunio del talentissimo di Duke, a latere di un’ampia intervista concessa a Marc J.Spears di ESPN.

 

Sostanzialmente, i giocatori dovrebbero poter fare quello che vogliono con le loro carriere” Così Bryant “Dovrebbero essere loro a poter decidere se andare al college o meno“.

 

Ha fatto la sua scelta, è andato al college per giocare ed ora deve giocare, se sta bene. Gli infortuni fanno parte del mestiere. Williamson ha preso un impegno con se stesso e con l’università che lo ha reclutato, ed ora ha il dovere di portarlo a termine. Vorrei vedere Zion riprendersi dall’infortunio, tornare in campo e dominare. Me lo aspetto, da lui

 

– Kobe Bryant su Zion Williamson –

 

Zion Williamson, probabilissima prossima prima scelta assoluta al draft NBA 2019, si era infortunato il 20 febbraio scorso durante i primi secondi di partita tra Duke e North Carolina. La scarpa sinistra di Williamson si era squarciata su un fianco dopo un movimento di potenza dell’ala mancina di Duke, che si era procurato nell’occasione una lieve distorsione al ginocchio destro.

 

Dwyane Wade supera gli Warriors sulla sirena: “Che tiro, e che momento! Significa molto per me”

Dwyane Wade approfitta da campione di quello che nel mondo del calcio si definirebbe un “rimpallo”, e beffa i Golden State Warriors sulla sirena alla America Airlines Arena di Miami.

 

126-125 il risultato finale tra Miami Heat e Golden State Warriors. Per gli uomini di coach Eric Spoelstra una vittoria insperata, e vitale per non perdere terreno ed approfittare delle difficoltà degli Charlotte Hornets (ottavi nella Eastern Conference, a mezza partita di distanza da Heat e Magic).

 

A 14 secondi dal termine, due liberi di Kevin Durant (29 punti e 5 assist a fine gara) siglano il +2 Warriors. Senza più time-out da spendere, Dwyane Wade porta il pallone in attacco e consegna in emergenza nelle mani di Dion Waiters.

 

 

L’ex Cleveland Cavs cerca spazio per il tiro, ma viene raddoppiato e trova di nuovo Wade, che fa saltare Durant sulla finta, si alza a propria volta ma viene stoppato da Jordan Bell, accorso in aiuto.

 

Wade raccoglie a mezz’aria il pallone deviato da Bell, e con pochi decimi sul cronometro lascia andare un tiro che colpisce la tabella e finisce sul fondo della retina, per il definitivo +1 Heat.

 

L’American Airlines Arena esplode di gioia, mentre il #3 degli Heat balza su tavolo dei telecronisti e viene sommerso dagli abbracci dei suoi compagni: “Uno dei tiri più difficili che abbia mai segnato in situazioni del genere. Ne ricordo uno che anni fa Kobe Bryant segnò proprio contro di me, qui a Miami (…) un tiro particolare, ma speciale per me. Segnare un tiro così e vincere una partita così nel mio ultimo anno di carriera… un momento speciale“.

 

Dwyane Wade: “Un tiro che significa molto per me”

 

Gioia e momenti di grande emozione nello spogliatoio Heat dopo il finale di partita, con un lungo abbraccio tra Dwyane Wade e coach Spoelstra:

 

L’ho abbracciato, non ci ho pensato due volte. Le nostre reazioni genuine, spontanee dopo un tiro così sono la cosa più bella, il momento in cui abbiamo realizzato che il tiro era entrato, in cui abbiamo visto gli arbitri convalidare ed abbiamo guadato il tabellone ed il punteggio… gioia, gioia pura anche dopo 16 anni di carriera. Uno dei miei momenti più belli

 

– Eric Spoelstra su Dwyane Wade –

 

 

Dwyane wade è il miglior realizzatore della serata in casa Heat, con 25 punti, 7 rimbalzi e 5 su 8 al tiro da tre punti in 26 minuti in uscita dalla panchina.

 

Come riportato da ESPN, il tiro vincente di Wade porta il tre volte campione NBA al primo posto a pari-merito con Kobe Bryant nella speciale classifica di “buzzer beaters” realizzati (5) dalla stagione 2003\04.

 

La squadra aveva un gran bisogno di una vittoria così, abbiamo lottato. mi sono trovato tante volte in una situazione del genere a fine partita, e tante volte il tiro non è entrato. Segnare così, su una gamba sola in mezza giravolta è pazzesco, soprattutto in casa, davanti al nostro pubblico (…) penso che la cosa più bella per me sia stata quella di riuscire a far vedere in prima persona ai ragazzi più giovani un “numero” che mi è già riuscito in passato, ma che magari non hanno avuto la possibilità di vedere (…) far vedere alla gente che non smetto perché fisicamente non sono più in grado di reggere, ma essere sino all’ultima partita un giocatore sul quale fare affidamento, una guida per i miei compagni. Questo significa molto per me, perché non ho mai smesso un minuto di lavorare sul mio gioco

 

Steph, Kobe e gli altri, le reazioni del mondo NBA al tiro di Wade

 

Kevin Durant rende l’onore delle armi al collega e rivale Wade:

 

Non avevo nemmeno realizzato che questa fosse l’ultima nostra partita da avversari. Ci ha appena battuti, pensavo solo a questo. Dwyane Wade è un grandissimo giocatore ed una grandissima persona, un atleta che ho sempre seguito sin dai tempi della scuola. La sua carriera ed i suoi successi con i Miami Heat parlano per lui, ho un grande rispetto per ciò che Dwyane è riuscito a realizzare. Questo è il suo ultimo anno, ma non è la stagione che ti aspetteresti da un giocatore prossimo al ritiro

 

 

Steph Curry, col quale è avvenuto il rituale scambio di canotte al termine della gara, aggiunge:

 

Tanti sorrisi anche da parte nostra. Certo, sorrisi amari, ma abbiamo visto qualcosa di speciale, una giocata così ( di Wade, ndr) nel suo palazzetto, al suo ultimo anno da giocatore. Avrei preferito vederlo saltare sul tavolo degli ufficiali di gara contro qualcun altro, ma è un momento che rimarrà nella storia del gioco e che ci ha ricordato che razza di giocatore sia Dwyane Wade. Bello da vedere e bello assistervi, ma abbiamo comunque perso

 

 

Un felicissimo Dwyane Wade ha ringraziato nell’immediato post partita Kobe Bryant, che durante la stagione 2009\10 segnò un tiro simile per battere i Miami Heat sulla sirena finale: “Voglio ringraziare Kobe Bryant che mi ha mostrato come si fa. Mi sono sempre chiesto come avesse fatto a segnare un tiro del genere, ora lo so. Mamba Mentality!“.

 

 

Chris Paul, l’ex compagno di squadra nella breve avventura ai Cleveland Cavs Isaiah Thomas, l’attuale compagno di squadra Goran Dragic e tanti altri si sono affidati ai social network per rendere omaggio alla giocata di Dwyane Wade.

 

Jeanie Buss a ruota libera: LeBron, Walton, Kobe & Shaq

Jeanie Buss, owner and president of the Los Angeles Lakers

Lowe intervista Jeanie: durante la partecipazione all’ultima puntata di The Lowe Post, il podcast di Zach Lowe di ESPNJeanie Buss ha parlato del presente (Magic & Pelinka, LeBron), del futuro (Walton, la free agency) e del passato (Stern, Kobe & Shaq) dei Los Angeles Lakers.

In primis, Jeanie è tornata sulla clamorosa rivoluzione del Febbraio 2017, quando spodestò i fratelli Johnny e Jim Buss e licenziò il GM Mitch Kupchak:

<Il passaggio da Jim e Mitch a Magic è stata la mossa giusta. Al momento con Jim non ci sono rancori, lui è ancora un membro del trust di famiglia.>

La nomina di Magic Johnson come President of basketball operations è stata la pietra miliare della ricostruzione gialloviola:

<Credo che la ragione per cui i Lakers stiano andando così bene è che abbiamo qualcuno che ha la giusta visione del basket: Magic Johnson. Lui, con Rob Pelinka, sta gestendo il nostro programma.>

La controller Owner ha poi parlato dell’arrivo in California di LeBron James. Ha confermato di non aver mai incontrato il quattro volte MVP prima della sua firma, mentre era a conoscenza del meeting in programma tra Magic e LeBron. Jeanie ha saputo della firma tramite un messaggio ricevuto da Rich Paul, l’agente di James.

La Buss poi ha enfatizzato quanto la franchigia lacustre ha rispettato il processo decisionale di LBJ:

<È importante che gli atleti – che non sempre hanno il controllo della propria situazione – abbiamo a disposizione tutto il tempo necessario per prendere una decisione così importante.>

Lowe intervista Jeanie: Walton ed il suo futuro

Il podcaster di ESPN ha poi chiesto alla Presidente lacustre chiarimenti sulla posizione di Luke Walton. In primis ha confermato che tutti nell’organizzazione fanno il tifo per il coach…

<Posso dirti subito che tutti – Magic, Rob, io – nell’organizzazione supportano Luke. Non c’è niente di più importante per Magic – oltre alla sua famiglia – di questi Lakers. Stiamo facendo tutto il possibile per assicurarci che Luke riesca nel suo lavoro. Questo è il nostro lavoro.>

…e che sono soddisfatti del lavoro svolto finora…

<Penso che stia facendo un lavoro fantastico, considerati gli infortuni che abbiamo avuto. È una sfida. Le persone dimenticano che ha avuto degli starter infortunati. Ed hanno vinto gare importanti in trasferta, dimostrando che è possibile anche senza LeBron>

…nonostante qualche passo falso interno di troppo ha allontanato i Lakers dalla zona playoff:

<È difficile quando perdi delle partite che credi di poter vincere, in casa, contro squadre con un record inferiore al .500. È davvero dura perdere quelle gare. Ma quando poi vai a vincere ad Oklahoma City – uno dei grandi team della nostra conference che è dove noi vogliamo essere, al top – credo che siano evidenti i progressi che sono stati fatti senza due dei nostri starter. Credo che Luke stia facendo un lavoro impressionante.>

Lowe chiede poi in merito alla suo presunto veto sul destino del coach, ma viene subito stoppato:

<Lo stai chiedendo alla persona sbagliata. Decide Magic. Ma dalla mia posizione, posso dirti che ogni cosa che stiamo facendo, ogni singola persona della nostra organizzazione… è qui per aiutare Luke ad avere successo.>

Lowe intervista Jeanie: il rapporto con il front office

Il giornalista coglie l’occasione al volo per chiedere alla Buss quanto è influente nelle scelte relative al basket…

<Per il ruolo che ricopro, sono responsabile di ogni decisione presa da ciascun dipendente. Non sarò mai più fuori da giro, come è accaduto in passato.>

…e se si immagina porre un veto alle scelte del front office:

<L’importante è capire il processo, come una decisione viene presa. Non ho tutte le informazioni, ma mi aspetto che tutte le decisioni vengano prese con cognizione.>

Magic e Pelinka-Magic Johnson, Rob Pelinka and Jeanie Buss
Magic Johnson, Rob Pelinka and Jeanie Buss (Allen Berezovsky, Getty Images)

E le decisioni prese da Magic e ed il GM Rob Pelinka al momento soddisfano le aspettative della proprietà…

<Credo che Magic sia stato paziente, penso che Rob Pelinka abbia fatto cose incredibili riuscendo a darci flessibilità senza cercare scorciatoie per provare a fare solo i playoff, per poi perdere al primo turno. Vedono il quadro generale e si muovono in quella direzione. Occorre essere pazienti, perché le cose non si possono cambiare durante la notte. Anche se credo che in due anni siamo arravati più avanti rispetto alle mie aspettative.>

…e – si augura Jeanie – quelle dei tifosi:

<Questo è quello che voglio vedere. E penso che la nostra fanbase sia intelligente, amano il basket, conoscono l’NBA oderna, vedono cosa sta costruendo Magic e non vogliono prendere scorciatoie.>

Lowe poi chiede alla figla del compianto Dr. Jerry Buss cosa ne pensa della narrativa che viene blaterata riguardo al fatto che le star non vogliono giocare con LeBron:

<Ho sentito la stessa cosa ai tempi di Kobe. Se qualcuno non vuole giocare con il miglior giocatore della NBA, non lo voglio nella squadra.>

Lowe intervista Jeanie: Stern, Kobe & Shaq, il futuro

L’intervista prosegue poi ritornando su alcuni dei momenti più importanti della storia recente dei Lakers. Lowe chiede alla Buss un giudizio sull’operato di David Stern, l’ex commissioner della NBA:

<Non l’ho mai visto come un tiranno o come qualcuno che stesse cercando di causarci dei problemi. Ogni cosa che ha fatto, incluso il veto alla trade per CP3, era nei suoi diritti. All’epoca non è stato facile accettarlo, ma era un periodo di cambiamenti.>

Jeannie Buss and Dr. Jerry Buss, owner of the Los Angeles Lakers
Jeannie Buss and Dr. Jerry Buss, owner of the Los Angeles Lakers (Andrew D. Bernstein, NBAE Getty Images)

Ancora un salto indietro, fino all’estate 1996 ed all’arrivo ad L.A. di Shaq & Kobe. Dal primo incontro con Kobe Bryant

<Ricordo del primo incontro con Kobe, a pranzo. Quando il cameriere gli disse che parlava spagnolo lui rispose che lo avrebbe imparato.>

…alle motivazioni della rottura con Shaquille O’Neal

<Si è trattato di soldi più che di incompatibilità caratteriali. Se Shaq avesse preteso meno, sarebbe rimasto.>

…respingendol’ipotesi che The Big Diesel avesse chiesto di scegliere tra lui o il Black Mamba.

Si torna al futuro, Lowe schiettamente chiede se la famiglia Buss potrebbe valutare di cedere la franchigia:

<Non c’è nessuno motivo per cui dovremmo vendere i Lakers, sono detenuti da un fondo ed io sono la responsabile. I beneficiari sono tutti i miei fratelli.>