Mavs, col ritiro di Dirk Nowitzki “Altri dovranno dimostrarsi alla sua altezza”

Secondo Rick Carlisle, coach dei Dallas Mavericks, il ritiro di Dirk Nowitzki segnerà “l’avvento di una nuova era” per i Mavs.

Dopo 21 stagioni giocate con la stessa maglia, e con la stessa passione e professionalità dimostrata sin dal suo sbarco nella massima lega, le parole di coach Carlisle su Dirk Nowitzki non possono che essere un manifesto di stima e rispetto nei confronti di un giocatore che ha trascinato la franchigia alla conquista del loro unico (per ora) titolo NBA:

Questo è l’inizio di una nuova era, di una fase nuova per i Dallas Mavericks. I nuovi giocatori dovranno essere in grado di essere all’altezza di tanta grandezza

Dirk Nowitzki, One Last Dance

Che dovesse essere questa l’ultima stagione NBA per “Wunder Dirk” era cosa risaputa sin dalla prima partita di regular season.

Durante la pausa dedicata all’All-Star Game, siamo entrati nella storia ammirando l’ultima partita delle stelle sia di Nowitzki che di Dwyane Wade. Martedì scorso, dopo la vittoria dei Mavs, oscurata da un mai domo Jamal Crawford (51 punti,5 rimbalzi,5 assist), Dirk Nowitzki ha formalizzato il suo ritiro dal basket giocato. Lo ha fatto dopo una prestazione vintage, culminata con 30 punti, 8 rimbalzi e 3 assist. Prestazione non banale per un ragazzino di 40 anni.

Un’eredità pesante

L’eredità che WunderDirk ha lasciato ai Mavs è di primissimo livello. 31,560 punti segnati, 11,489 rimbalzi, 1,281 stoppate, 1,982 triple realizzate. Il tutto in 1,522 partite disputate. Senza dimenticare le 14 apparizioni all’All-Star Game, le quattro nomine nel miglior quintetto NBA ed i titoli di MVP (2007), ed MVP delle finali vinte contro i Miami Heat targati James-Bosh-Wade nel 2011.

I nuovi Dallas Mavs ripartiranno da due giocatori che di americano hanno ben poco: Kristaps Porzingis e Luka Doncic. Il lettone è già una realtà affermata nel panorama NBA. Memorabile la stagione dello scorso anno in maglia Knicks. Il talento sloveno è entrato, con prestazioni sublimi culminate da triple doppie e una personalità da All-Star,  nel cuore di ogni appassionato NBA.

Dirk ha scritto pagine memorabili di un romanzo eterno, titolato Dallas Mavericks. Al duo Doncic-Porzingis il compito di aggiungerne altre. Pagine che renderanno il romanzo Mavs una pietra miliare nella storia della NBA.

Caso Porzingis, le mail tra la presunta vittima, il giocatore ed i New York Knicks

Caso Porzingis, ESPN.com riporta il contenuto di alcune mail e messaggi di chat tra il giocatore dei Dallas Mavericks e la vittima del presunto stupro della notte tra 7 e 8 febbraio 2018, e tra la donna ed i New York Knicks.

Nei giorni scorsi, una 29enne di Manhattan, New York, aveva formalmente denunciato al NYPD una violenza sessuale subita da Kristaps Porzingis nell’appartamento del giocatore lettone. Poche ore dopo la diffusione della notizia, il legale di Porzingis aveva reso noto come l’FBI stesse indagando per un tentativo di estorsione ai danni del giocatore allora in forza ai New York Knicks, negando con convinzione qualsiasi accusa.

Come riportato da Tina Moore del NY Post, la presunta vittima avrebbe negoziato per settimane con Porzingis e con i New York Knicks un risarcimento pari a 68mila dollari, che sarebbero serviti a coprire i debiti universitari del fratello, in cambio della rinuncia alle vie legali. L’ex giocatore dei Knicks avrebbe in un primo momento accettato la proposta, per poi tirarsi indietro.

Caso Porzingis, le mail tra il lettone, la donna ed i New York Knicks

Dai documenti analizzati da ESPN.com emergerebbe un quadro in cui la donna avrebbe cercato – senza successo – di instaurare una relazione sentimentale con Kristaps Porzingis nei giorni successivi il presunto stupro, esigendo però l’impegno da parte del giocatore lettone di onorare la sua richiesta di denaro.

La donna avrebbe raggiunto la notte del 7 febbraio 2018 Porzingis nel suo appartamento di Manhattan, cercando di ottenere un autografo dal giocatore. Come rivelato nei messaggi, la presunta vittima avrebbe definito, in una serie di mail inviate ai New York Knicks, “estremamente aggressivo” l’atteggiamento di Porzingis, ed avrebbe poi dichiarato che il lettone avrebbe dato il proprio assenso scritto al pagamento dei 68mila dollari.

Il legale di Kristaps Porzingis, Roland G. Riopelle, ha bollato come “fasullo” il documento firmato dall’ex giocatore dei New York Knicks, e fornito dalla donna. Diversi tentativi di contatto tra il legale del giocatore e la 29enne sarebbero andati a vuoto.

La denuncia di tentata estorsione ai danni di Porzingis risale allo scorso dicembre: “Abbiamo fornito al procuratore distrettuale (di New York, ndr) la stessa documentazione già fornita alla polizia federale, la quale dimostra il tentativo di estorsione subito dal mio assistito. Confidiamo che il procuratore distrettuale possa riconoscere la completa infondatezza delle accuse rivolte, una volta presa visione della documentazione“.

Sia i New York Knicks che i Dallas Mavericks non hanno voluto commentare la vicenda. I contatti tra la presunta vittima ed i Knicks sarebbero iniziati dopo uno scambio di messaggi tra la donna e Porzingis. Nei contenuti delle comunicazioni tra il giocatore e la donna ci sarebbero “avances e foto esplicite” inviate a Porzingis. Dopo il fallito approccio, la 29enne si sarebbe rivolta ai New York Knicks in cerca di assistenza per il versamento della somma concordata – a suo dire – con il giocatore lettone.

Caso Porzingis, il legale contesta la veridicità del “IOU”

Nelle sue mail inviate agli uffici dei Knicks, la donna ricostruisce i fatti della notte tra 7 e 8 febbraio 2018. Porzingis avrebbe invitato la 29enne nel suo appartamento, asserendo però di essere “ubriaco“, e la presunta vittima avrebbe accettato l’invito nonostante l’ora tarda.

Tra i documenti prodotti dalla donna vi è un “I.O.U.” firmato da Porzingis, del quale però il legale del giocatore contesta la veridicità. Nel documento, Porzingis ammetterebbe la sua condotta irresponsabile, derivata dall’attrazione fisica nei confronti della presunta vittima, e si impegnerebbe a versare a titolo di risarcimento una somma pari a 68mila dollari (destinati al fratello della donna).

Come riportato da ESPN.com, il nome del giocatore apparirebbe mal scritto nel documento (Kristap), e la firma in calce alla dichiarazione di Porzingis parrebbe contraffatta. Il Legale del giocatore ha confermato a ESPN: “Mr Porzingis nega di aver mai firmato alcun accordo, ed il documento prodotto è certamente un falso. Alla richiesta di una copia del documento per una perizia, (la donna, ndr) ha opposto un rifiuto“.

La presunta vittima avrebbe allegato nella sua corrispondenza con gli uffici dei Knicks prove fotografiche della violenza subita (ciocche di capelli strappate e tumefazioni al viso), aggiungendo in seguito una nota spese per 10mila dollari di intervento di chirurgia estetica correttiva.

Nelle mail, la donna chiarifica la sua volontà “di non recare alcun danno all’immagine di Porzingis e della squadra, nonostante l’orribile trattamento” cui il giocatore l’avrebbe sottoposta. La 29enne sostiene quindi come Porzingis si fosse offerto in un primo momento di offrire del denaro a titolo risarcitorio, senza che alcuna richiesta gli fosse mai stata fatta.

Un rappresentante dell’ufficio legale dei New York Knicks ha così descritto la versione dei fatti fornita dalla donna: “(La presunta vittime, ndr) sostiene di essersi presentata all’appartamento di Kristaps Porzingis con un taccuino, per chiedere un autografo. Una volta all’interno dell’appartamento, i due avrebbero avuto un rapporto non consenziente, ed una volta riconosciuto l’errore, Porzingis avrebbe offerto alla donna del denaro per riparare e saldare la retta universitaria del fratello (della donna, ndr)”.

La donna avrebbe dunque richiesto ai Knicks di mediare tra lei e Kristaps Porzingis, asserendo di voler adire le vie legali in caso di mancata conciliazione.

Caso Porzingis, la NBPA si schiera con il giocatore, NYPD: “Accuse credibili”

Come riportato da Ian Begley di ESPN, Michele Roberts, presidente della National Basketball Players Association, si schiera con il giocatore dei Dallas Mavericks:

Siamo da tempo al corrente delle accuse rivolte a Kristaps Porzingis. Abbiamo valutato la posizione del giocatore e quella della presunta vittima, e – basandoci sui fatti – abbiamo rivolto a Kristaps Porzingis l’appoggio dell’Associazione

Per controparte, il Dipartimento di Polizia di New York aveva definito “credibili” le accuse della donna, nonostante il grande lasso di tempo intercorso tra la presunta violenza e la denuncia formale.

I Knicks non avrebbero informato i Mavericks dell’accusa di stupro a Porzingis?

Dunkest NBA 2018-2019

Contrariamente a quanto riportato nella giornata di venerdì, i New York Knicks non avrebbero informato i Dallas Mavericks dell’accusa di stupro rivolta a Kristaps Porzingis.

Adrian Wojnarowski di ESPN aveva riportato che i Mavs avessero appreso della situazione durante la “trade call” con gli uffici della NBA per ufficializzare lo scambio che aveva spedito Prozingis a Dallas lo scorso 31 gennaio.

Brad Townsend del Dallas Morning Star riporta come i Knicks avessero parlato di “un tentativo di estorsione” ai danni del giocatore da parta della presunta vittima, senza citare l’accusa di violenza sessuale dietro alla richiesta di denaro. Secondo le fonti citate dal Morning Star, i Knicks erano convinti che la versione di Kristaps Porzingis corrispondesse al vero, ed avrebbero messo al corrente i Mavericks delle indagini del FBI sul tentativo di estorsione.

Ne Mark Cuban, ne coach Rick Carlisle hanno voluto commentare la vicenda, sulla quale sono ancora in atto le indagini di NYPD e FBI. L’ex allenatore di Detroit Pistons ed Indiana Pacers ha comunque precisato che la decisione di non schierare Porzingis in questa stagione non ha nulla a che vedere con le indagini in corso: “La cosa era già stata decisa tempo fa. Se (Porzingis, ndr) desidererà prendersi del tempo lontano dalla squadra o altro, certamente glielo concederemo. Sta a lui“.

Una donna di New York ha accusato Porzingis di averla stuprata la notte tra 7 ed 8 febbraio 2018, “poche ore dopo” il grave infortunio al ginocchio del giocatore lettone, allora in forza ai New York Knicks.

Tramite il suo legale, Kristaps Porzingis ha fermamente respinto ogni accusa, citando le indagini del FBI a sua difesa.

Kristaps Porzingis accusato di stupro si difende: “Tentativo di estorsione”

Una pesante accusa cala su Kristaps Porzingis, neo-giocatore dei Dallas Mavericks. Come riportato da Tina Moore nel NY Post, una donna ha accusato di stupro l’ex giocatore dei New York Knicks.

La violenza sarebbe avvenuta a New York la sera del 7 febbraio 2018, “poche ore dopo” l’infortunio che pose fine alla stagione 2017\18 di Porzingis, allora in maglia Knicks.

Come riportato nella ricostruzione della presunta vittima, Porzingis avrebbe invitato la donna, una vicina di casa, nel suo lussuoso appartamento di Manhattan e poi l’avrebbe stuprata.

La denuncia, esposta presso il dipartimento di polizia di New York, risale allo scorso giovedì. Secondo la fonte citata dal NY Post le accuse sarebbero “attendibili”, ed il ritardo nella denuncia sarebbe da attribuirsi al fatto che la vittima avrebbe negoziato per alcuni mesi un risarcimento pari a 68mila dollari.

Cifra che sarebbe servita a tacitare l’accaduto. Kristaps Porzingis ha negato ogni accusa, parlando di un tentativo di estorsione da parte della donna, estorsione sulla quale sarebbero al lavoro gli uomini del FBI.

Come riportato dal NY Post, i 68mila dollari promessi dal giocatore sarebbero serviti a coprire i prestiti universitari del fratello della presunta vittima. Porzingis avrebbe in un primo momento accettato di pagare la somma, per poi tirarsi indietro.

Kristaps Porzingis accusato di stupro si difende: “Tentativo di estorsione, FBI indaga”

Il legale del giocatore del Dallas Mavericks ha diffuso nella serata di sabato un comunicato stampa che chiarisce la posizione del proprio assistito.

Siamo informati delle accuse rivolte contro Mr Porzingis nella giornata di venerdì” Spiega il comunicato “Neghiamo con forza qualsiasi accusa. Il mio assistito ha sporto denuncia lo scorso 20 di dicembre contro la donna per un tentativo di estorsione. La National Basketball Association era inoltre stata informata già da mesi delle indagini in corso, e dalla indagini per estorsione condotte dalla polizia federale. Al momento non possiamo fare ulteriori commenti sulla vicenda“.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, sia la NBA che i Dallas Mavericks sono stati informati delle accuse a carico di Porzingis a seguito della trade che lo scorso 30 gennaio aveva spedito Kristaps Porzingis in Texas. Mike Bass, portavoce NBA, ha confermato che “la lega è a conoscenza della situazione

Mark Cuban, proprietario del Dalla Mavericks, non ha commentato la vicenda, come consigliatogli dalle autorità.

Il NY Post riporta una testimonianza del fratello ed agente di Kristaps Porzingis, Janis, che in un breve documentario sul percorso di riabilitazione del giocatore lettone dal lungo infortunio al ginocchio, ricorda come la sera stessa dell’infortunio, lui, i fratello Kristaps ed il preparatore atletico ed amico Manolo Valdivieso avessero passato parte della serata a bere della tequila.

Quella sera tornammo a casa” Dice Janis nel documentario “E ci bevemmo quattro shot di tequila, bevemmo ad un nuovo inizio (…) quello stato di shock (dopo l’infortunio, ndr) durò almeno un giorno e mezzo. Non ti aspetteresti mai che cose del genere possano accadere proprio a te, fu un vero shock“.

I Sacramento Kings hanno preferito De’Aaron Fox a Kristaps Porzingis durante il Draft 2018

I Sacramento Kings non sono riusciti a centrare i Playoff neanche in questa stagione, tuttavia l’annata che si sta concludendo lascerà indietro molti spunti positivi.

La franchigia di Vlade Divac sembrerebbe aver finalmente preso la direzione giusta nella sua fase ricostruttiva. Sta infatti puntando sullo sviluppo collettivo di un gruppo compatto di giovani promesse, circondandole, con la giusta calma, con giocatori di qualità.

Coach Dave Joerger ha evidenziato più volte la somiglianza della situazione dei Denver Nuggets a quella che spera di avere in costruzione a Sacramento.

Il pacchetto guardie è superbo: De’Aaron Fox ha vissuto una stagione di miglioramenti e conferme al fianco di Buddy Hield, che ha quasi raggiunto un livello da All-star (primo per percentuale da 3 punti in tutta la NBA, 43.2%).

I lunghi stanno crescendo bene, con il rookie Marvin Bagley III che sta facendo vedere ottime cose e un Harry Giles che si sta lentamente evolvendo da oggetto misterioso a giocatore calibro NBA.

Sul perimetro ci sono gli abili tiratori Bogdan Bogdanovic ed Harrison Barnes, appena acquisito con uno scambio intelligente.

Le mosse nelle notti dei Draft 2017 e 2018

Dopo lo scambio che ha lasciato andare DeMarcus Cousins ai New Orleans Pelicans in cambio, tra gli altri, di Buddy Hield, il front office dei Kings sembra aver sbagliato ben poche mosse.

In un report odierno, la penna di ESPN, Zach Lowe, ne ha ripercorso i passi, portando alla luce una nuova indiscrezione riguardante il Draft 2018.

Sembrerebbe che, durante la notte, ai Kings sia stata recapitata un’offerta di scambio direttamente dalla Grande Mela, sponda Knicks, poco prima della loro seconda scelta.

Si vociferava che la franchigia di Sacramento avesse un interesse per Luka Doncic, ma che il suo gioco sarebbe stato incompatibile con quello di Fox.

New York allora, alla ricerca di un giovane playmaker a cui affidare le chiavi del gioco, avrebbe proposto loro un pacchetto contenente l’infortunato Kristaps Porzingis in cambio proprio di De’Aaron Fox, sperando che Sacramento si decidesse ad accettare lasciando così spazio al nuovo obbiettivo sloveno.

Tuttavia, come oggi ben sappiamo, i Kings hanno rifiutato e selezionato Marvin Bagley III, puntando su di lui e sul playmaker che avevano in casa.

Porzingis alla fine è stato scambiato durante la Trade Deadline ai Dallas Mavericks, in una situazione analoga a quella che si sarebbe potuta creare a Sacramento: il gioco di Doncic non era compatibile con quello del giovane play Dennis Smith Jr, finito, appunto a New York.

Alla fine dei conti questa storia sembra dar ragione ai Kings: hanno puntato, su Fox, che si sta confermando e hanno scelto Bagley, passando oltre Doncic, rischiando, ma avendo ragione.

Lo sloveno infatti non ha funzionato in un sistema dove doveva condividere i possessi con un altro playmaker e l’ala grande sta mostrando grande sviluppo e potenziale nel sistema dei californiani.

Mavs, Kristaps Porzingis scalpita: “Dura saltare l’intera stagione, ma ora sono più forte di prima”

Porzingis Dallas

Kristaps Porzingis scalpita.

Il suo arrivo ai Dallas Mavericks a fine gennaio aveva ufficialmente chiuso la stagione 2018\19 dei Mavs, e proiettato la franchigia di Mark Cuban nel futuro della coppia tutta europea Doncic-Porzingis.

Il lungo percorso di riabilitazione dopo il grave infortunio al ginocchio del gennaio 2018 è ormai alle fasi finali per il giocatore lettone, che di comune accordo con lo staff tecnico dei Mavericks ha deciso di non scendere in campo in questa stagione, ormai agli sgoccioli.

E’ dura svegliarsi il giorno della partita, fare tutto il riscaldamento con i miei compagni e poi tornare negli spogliatoi, cambiarmi e guardare la partitaCosì Kristaps Porzingis a Tim MacMahon di ESPNSono arrivato al punto di odiare quei completi. Non sopporto più il fatto di dover indossare un completo invece che la divisa da gioco“.

Potrei giocare, ma non sono in campo. E dura da sopportare, molto più dura di quanto pensassi. E’ il giorno della partita ed io sono seduto lì con il mio bel completo, e cerco di dare il mio contributo come posso, anche senza giocare. Ma è dura

Sin dall’inizio dei training camp di settembre, l’allora giocatore dei New York Knicks ha sempre predicato calma circa i tempi di recupero, non escludendo mai la possibilità di saltare l’intera stagione. L’obiettivo per Porzingis ed il suo staff è stato quello di lavorare a fondo su fisico, biomeccanica ed equilibrio, fondamentale per un giocatore di 221 cm “Non abbiamo avuto fretta. Tre mesi dopo l’intervento mi sentivo già pronto a riprendere gli allenamenti, non pensavo ad altro. Sono però orgoglioso del lavoro fatto, e sono contento di essere riuscito a portare pazienza per tutto questo tempo“.

Sono stato fortunato. Non esistono molti casi di ‘7 piedi’ con il legamento crociato anteriore rotto, nel mio caso l’infortunio è stato provocato da un contatto di gioco, e questa è stata una cosa positiva, nella sfortuna. Se il danno fosse stato da attribuirsi a problemi di natura biomeccanica allora ci sarebbe stato da preoccuparsi. Il lavoro di recupero si è concentrato proprio su questo aspetto: curare massa muscolare, articolazioni e postura (…) i progressi si vedono, e questo mi rende ancora più impaziente. Ma tonerò presto e sarò al 110%“.

Porzingis ha ripreso da alcuni giorni ad allenarsi con la squadra. Il 13 marzo scorso il fuoriclasse lettone ha effettuato la prima seduta completa con i suoi compagni, un’allenamento definito “spettacolare” da coach Rick Carlisle.

Kristaps Porzingis sarà free agent a partire dal prossimo 1 luglio, e sarà eleggibile per un’estensione contrattuale da 5 anni e 158 milioni di dollari complessivi.

La situazione in casa Dallas Mavericks: il futuro promette bene

La stagione dei Dallas Mavericks è stata una stagione in cui si sono gettate le basi per un futuro luminoso, visto che la scelta di puntare su Luka Doncic ha ripagato eccome.

Infatti il talento sloveno ha disputato sin qui una stagione straordinaria, dimostrando di poter segnare in tutti i modi possibili ma non solo; infatti l’ex giocatore del Real Madrid è anche un ottimo passatore oltre a saper anche catturare vari rimbalzi ed è sicuramente il candidato numero uno alla vittoria del Rookie Of The Year. Le statistiche in stagione della stella dei Dallas Mavericks sono esorbitanti: 21.1 punti, 7.5 rimbalzi e 5.8 assist di media, anche se deve migliorare leggermente le sue percentuali al tiro, specialmente quello da 3 punti e dalla lunetta.

DALLAS MAVERICKS: IL CAMBIO DI ROTTA CON LA MAXI-TRADE PER PORZINGIS

Kristaps Porzingis con la casacca dei New York Knicks.

Prima della trade deadline i Dallas Mavericks si trovavano in lotta per un posto nei playoff, ma poi la scelta della trade per portare Kristaps Porzingis a Dallas insieme a Trey Burke, Courtney Lee e Tim Hardway Jr. in cambio di DeAndre Jordan, Wesley Matthews , Dennis Smith Jr. e due prime scelte future ha sicuramente cambiato le aspettative sui Dallas Mavericks in questa stagione, vista specialmente l’assenza di Kristaps Porzingis fino alla prossima stagione. Da quel momento in poi la stagione dei Mavs è precipitata, visto che sono arrivate molte sconfitte, ma le ambizioni sono diventate molto più elevate in quanto la prossima stagione Luka Doncic avrà al suo fianco un’altra superstar come il lettone, un lungo dal talento cristallino in grado di sfornare doppie doppie e ventelli a raffica.

FREE AGENCY E FUTURO

Kemba Walker, obbiettivo dei Dallas Mavericks nella prossima Free Agency

Con l’arrivo in quel di Dallas del lungo lettone Kristaps Porzingis, i Dallas Mavericks potranno anche tentare di firmare degli ottimi giocatori nella prossima free agency, visto che una squadra con Luka Doncic, Kristaps Porzingis ed una società seria come quella dei Mavs gode sicuramente di ottima reputazione e di fascino all’interno della lega; a questo proposito, un nome interessante in orbita Dallas Mavericks è quello di Kemba Walker, che andrebbe a formare insieme alle due già citate stelle dei Mavericks dei nuovi big three, oltre magari a qualche altro buon giocatore di contorno che potrà essere firmato dalla franchigia di Dallas.

Infatti la prossima free agency sarà piena di ottimi giocatori e visto che ci saranno a disposizione stelle come Kevin Durant, Kyrie Irving e Kawhi Leonard, i Dallas Mavericks potrebbero approfittarne per avere meno concorrenza su altri ottimi giocatori come appunto Kemba Walker ma non solo, visto che ci sono tantissimi ottimi giocatori che potrebbero partire in estate. Insomma, il futuro promette bene in quel di Dallas. Per quanto riguarda invece le scelte al draft, Dallas ha scambiato molte delle sue scelte, infatti gli restano a disposizione soltanto una scelta al secondo giro del 2020 dai Rockets o dagli Warriors ed una seconda scelta nel 2023 dai Miami Heat.

Sarà dunque certa la presenza attiva nelle prossime offseason dei Dallas Mavericks, oltre magari a concludere qualche trade scoppiettante come quella conclusa positivamente per Porzingis.

Mavs, Kristaps Porzingis torna ad allenarsi con la squadra, non sarà in campo in questa stagione

13 mesi dopo aver subito un intervento chirurgico al ginocchio sinistro, il cestista lettone Kristaps Porzingis ha partecipato alla sua prima partitella 5 vs 5 nell’allenamento di mercoledì scorso.

Il neo giocatore dei Dallas Mavericks era ovviamente lontanissimo da una condizione fisica ottimale, ma ha iniziato a riprendere fiducia e ritmo, dopo essere stato fermo per più di un anno.

“Ho evitato di scattare oggi, ma ho avuto buone sensazioni in campo, mi sentivo a mio agio, fluido e penso che questo sia importante” ha detto Porzingis a Dwain Price di Mavs.com “I tiri torneranno ad entrare piano piano e più giochiamo. Più gioco, e più migliora la mia condizione, è bello poter finalmente fare qualcosa di fisico, quindi sono felice”.

Il lettone ex Knicks ha ammesso che avrebbe potuto tornare ad allenarsi con la squadra anche prima, preferendo però proseguire la riabilitazione con estrema cautela.

“Ci siamo presi tutto il tempo a disposizione, siamo rimasti davvero pazienti”, ha detto Porzingis. “Sono orgoglioso di me stesso per aver avuto la calma necessaria, ma ora sono qui, e non vedo l’ora che inizi la prossima sessione”.

Nonostante i suoi progressi e il suo rientro sul campo, è difficile che Porzingis torni a giocare partite ufficiali almeno in questa stagione, per non rischiare una nuova ricaduta e per riprendersi al meglio.

Kristaps Porzingis, il gigante lettone che ha sorpreso la grande mela

Porzingis è stato acquistato nell’ultima finestra di mercato dai Dallas Maverick, proveniente dai New York Knicks, in un affare che ha visto coinvolti sette giocatori a gennaio. Dalle parti della Grande Mela sono andati il centro DeAndre Jordan e Dennis Smith Jr, giocatore atteso a delle conferme ad alto livello, dopo la parentesi altalenante di Dallas.

Per quanto riguarda Kristapz Porzingis, il lettone è stata una grandissima sorpresa fin dal suo arrivo nella NBA. Il lungo fu fischiato dopo la selezione al draft dai tifosi, quando nel 2015 fu pescato dai Knicks con la quarta scelta assoluta. Con il tempo, Porzingis è però diventato un beniamino dei tifosi di New York, sempre abbastanza focosi per quanto riguarda i loro idoli, a suon di prestazioni “monstre” sul campo.

Nonostante le pessime stagioni dei Knicks, Porzingis è riuscito a mettersi in evidenza e a mostrare le sue indubbie doti cestistiche. Il 23enne viaggiava una media di 17.8 punti, 7.1 rimbalzi e due stoppate nelle 186 partite per il suo ex club, prima del terribile infortunio ai legamenti patito nella partita del 6 Febbraio 2018 contro i Milwaukee Bucks.

Da lì in poi è iniziato il calvario per il lettone, che ha portato il giocatore sempre più ai margini del club, fino alla trade con Dallas dello scorso gennaio.

I Mavericks hanno oggi un record di 27 vittorie e 41 sconfitte, dopo un inizio di stagione sopra le aspettative. Non è bastato il solo talento del prossimo Rookie of the Year luka Doncic, altro fenomeno europeo sbarcato in NBA, a risollevare le sorti di un club in piena ricostruzione.

Sarà fondamentale il ritorno di Porzingis a pieno ritmo la prossima stagione, in una squadra che con il lettone affianco allo sloveno dalle mani d’oro promette di diventare una contender di livello nelle prossime stagioni.

 

Kristaps Porzingis sara restricted free agent a luglio, ed in sede di presentazione dopo il suo approdo a Dallas si è detto disponibile ad accettare la qualifying offer da 4,5 milioni di dollari per la prossima stagione, in vista di un ritorno da protagonista nel palcoscenico più importante del basket.

Dallas Mavericks, coach Rick Carlisle ha prolungato il suo contratto

Dodicesima giornata Dunkest NBA

I Dallas Mavericks e Rick Carlisle hanno rinegoziato il contratto dell’head coach campione NBA 2011, con un nuovo accordo che si protrarrà sino al termine della stagione 2022\23.

A riportare la notizia e Marc Stein via Twitter. L’accordo tra le parti risale allo scorso ottobre, in apertura della stagione 2018\19, ed è stato reso noto solo in queste ore.

Al termine della stagione 2014\15, coach Rick Carlisle aveva firmato un’estensione contrattuale quinquennale da 35 milioni di dollari complessivi con Dallas, scattata a partire dalla stagione scorsa, L’accordo di ottobre ha aggiunto un anno di contratto in più rispetto alla durata iniziale, ed un aumento di stipendio non reso noto.

Carlisle, ex allenatore di Detroit Pistons ed Indiana Pacers, siede sulla panchina dei Dallas Mavericks dal 2008. Sotto la sua guida, i Mavs hanno totalizzato un record complessivo di 464-407, vincendo un titolo NBA (2011) ma mancando l’acceso alla post-season nelle ultime tre stagioni (2018\19 compresa).

La recente acquisizione via trade di Kristaps Porzingis e la grande stagione da rookie di Luka Doncic hanno proiettato i Dallas Mavericks nell’anno zero del’era post-Dirk Nowitzki.

Mark Cuban ed il General Manager della squadra Donnie Nelson (figlio del grande Don) ritengono coach Carlisle l’allenatore ideale per costruire una squadra in grado di ripercorre i fasti del passato (due finali NBA, un titolo, una stagione da MVP per Nowitzki), ed incentrata sul duo delle meraviglie Doncic-Porzingis.

Knicks, Kristaps Porzingis “Non elettrizzato all’idea di giocare con Kevin Durant”

La rapida sequenza di eventi che ha portato alla separazione tra Kristaps Porzingis ed i New York Knicks, fatta di incomprensioni e “promesse non mantenute” sullo sfondo di un rinnovo contrattuale tanto corposo quanto difficile per un giocatore dal talento scintillante, ma soggetto nei primi anni di carriera ad infortuni ripetuti, si arricchisce di un nuovo particolare. Non l’ultimo, probabilmente.

 

Come rivelato da Zach Lowe, giornalista di ESPN, durante l’ultimo episodio del suo podcast “The Lowe Post”, la rottura tra Kristaps Porzingis ed i Knicks sarebbe dovuta ai piani futuri della squadra di James Dolan, ed al ruolo previsto per il giocatore lettone in esso.

 

Non credo che Porzingis fosse elettrizzato dall’idea di giocare con Kevin Durant” Così Lowe in un passaggio della trasmissione “(Porzingis, ndr) avrebbe voluto essere il volto nei nuovi New York Knicks. Non so se Kristaps abbia mai veramente messo nero su bianco tale questione (alla dirigenza Knicks, ndr)”.

 

 

Le ore successive alla trade che spedì il 31 gennaio scorso Porzingis, Tim Hardaway Jr, Trey Burke e Courtney Lee ai Dallas Mavericks in cambio di DeAndre Jordan, Wesley Matthews e Dennis Smith Jr, videro le velate accuse di “disonestà” da parte del talento lettone, rivolte ai vertici dirigenziali dei New York Knicks, e la puntuale replica di Steve Mills, Presidente della squadra allenata da coach David Fizdale.

 

Abbiamo preso la decisione giusta” Così Steve Mills “Quando si pianifica il futuro a lungo termine di una squadra, una cosa da evitare è concedere un contratto lungo ed oneroso ad un giocatore che non vuole chiaramente far parte di tale futuro. Ciò sarebbe stato irriguardoso nei confronti dei tifosi e della città

Trade Deadline piccante, ma per i veri botti aspettare la prossima estate

Los Angeles Lakers playoffs

Il grande botto di febbraio alla fine non è scoppiato: Anthony Davis è rimasto a New Orleans, con buona pace dei Los Angeles Lakers che tenteranno una nuova sortita ad inizio luglio. Il duo Pelinka-Johnson ha messo sul piatto tutto il giovane core della squadra più i contratti di Rondo e Stephenson, ma la dirigenza dei Pelicans, nonostante l’esplicita richiesta di essere ceduto, non ha voluto sentir ragioni. Non si sono mossi nemmeno Mike Conley, a lungo conteso dagli Utah Jazz, e Nikola Vucevic, al centro di discussioni a poche ore dalla trade deadline. Questa breve sessione di mercato ha comunque offerto una serie di scambi intriganti, alcuni volti ad avere un impatto immediato nella corsa ai playoff, altri in ottica lungimirante. Ecco qui un riassunto dei principali affari conclusi questa settimana.

Alla conquista del Canada

Si parte dal Colpo per antonomasia di questa trade deadline. Marc Gasol ai Toronto Raptors, Jonas Valanciunas, Delon Wright, C.J. Miles e una seconda scelta 2024 ai Memphis Grizzlies. Il catalano non ha bisogno di presentazioni: centro versatile, abile nel tiro da fuori, elegante nel gioco in post e dotato di una visione di gioco pari a quella di Jokic. I lunghi di scuola europea hanno sempre detto la loro in NBA e il fratello di Pau non fa eccezione. I Raptors puntano al bottino grosso e considerati i contratti in scadenza di Leonard, Green e Siakam, questa potrebbe essere la loro unica occasione. Memphis invece dà inizio a un rebuilding troppo a lungo rimandato, l’era Grizz & Grind è ufficialmente giunta al termine e la cessione di Conley è stata solo posticipata a luglio. Il presente e soprattutto il futuro dei Grizzlies risponde al nome di Jaren Jackson Jr.

Marc Gasol non dovrebbe cambiare casacca prima della trade deadline.
Trade deadline: Gasol ai Raptors

New York si gioca tutto in estate, Dallas sempre più europea

Un infortunio al ginocchio ha impedito a Kristaps Porzingis di essere protagonista sul parquet ma non nelle vicende extra-cestistiche : la settimana scorsa ha chiesto la cessione e qualche ora dopo è stato ceduto ai Dallas Mavericks in cambio di Dennis Smith Jr, DeAndre Jordan e Wesley Matthews (immediatamente rilasciato). Alla corte di Carlisle sono arrivati insieme al lettone Courtney Lee, Trey Burke e Tim Hardaway Jr. New York punta tutto sulla free agency 2019, con il rischio di rimanere a bocca asciutta ma anche con la possibilità di pescare due All-Star del calibro di Durant e Irving. Molto dipenderà da quanti zeri sottoscriveranno nel contratto e dal rookie che approderà nella Grande Mela (Zion?). Il gioco vale la candela. La franchigia di Cuban, reduce dall’esperienza Nowitzki, affida le chiavi della squadra nelle mani di due giovani europei destinati alla grandezza. Qualora Porzingis tornasse l’anno prossimo al 100% in coppia con Doncic potrebbe seriamente rendere Dallas una mina vagante della Western Conference. Se poi dovessero sbarcare in estate dei talentuosi role-players, si potrebbero nutrire ben altre ambizioni.

Trade deadline: Porzingis ai Mavericks

L’era dei big-four

Quando si fa riferimento ai giocatori più sottovalutati della NBA, impossibile non citare Tobias Harris. Le stats annuali recitano 20.9 punti, 7.9 rimbalzi e 2.7 assist tirando con il 49% dal campo e con il 43% da tre. Avesse giocato subito ad Est sarebbe stato chiamato all’All-Star Game. E invece il trasferimento si è consumato qualche settimana dopo le nomination: I Philadelphia 76ers hanno scambiato Wilson Chandler,  Landry Shamet, Mike Muscala (subito girato ai Lakers) e un pacchetto di prime scelte in cambio di Tobias Harris e Boban Marjanovic. I Clippers si rifanno il look in vista dei playoff, perdendo il loro top scorer ma allungando le rotazioni, Philadelphia invece rinnova le sue ambizioni da titolo: solo il quintetto base (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) è in grado di garantire una produttività offensiva da almeno 90 punti a partita. Basterà per vincere la conference? Forse. Nel frattempo le altre contender dell’Est si sono rinforzate.

Trade deadline: Harris ai 76ers

Mirotic-Bucks: l’ennesimo tiratore alla corte di Budenholzer

Che i Bucks siano la rivelazione di questa stagione non fa più notizia. Antetokounmpo sta giocando da MVP, Bledsoe ha messo la testa a posto e Middleton sta proseguendo una impetuosa crescita che lo ha portato al primo All-Star Game in carriera. Il vero segreto dell’attuale capolista però siede in panchina: Mike Budenholzer ha tirato fuori il massimo dai suoi giocatori e orchestrato un sistema di gioco affine con il roster a disposizione. Antetokoumpo è libero di gestire i possessi, penetrare ogni qualvolta ce ne fosse l’occasione per poi concludere in lay-up o scaricare per uno degli altri 4 tiratori presenti sul parquet (i due lunghi, Lopez e Ilyasova stanno tirando con il 40% da oltre l’arco). Milwaukee ha il secondo miglior attacco ed è la franchigia che ha realizzato più triple in stagione. Ecco perciò spiegata la trade per Nikola Mirotic scambiato con Stanley Johnson, Thon Maker, Jason Smith e tre seconde scelte. Lo spagnolo allunga le rotazioni e garantisce ulteriore pericolosità da oltre l’arco (17 punti di media con il 37% da tre). Una potenza di fuoco che rende questi  Bucks i principali Anti-Warriors.

Trade deadline: Mirotic ai Bucks

Step-by-step Kings

A proposito di rivelazioni, nemmeno il tifoso più ottimista avrebbe mai pensato di trovare i Sacramento Kings in zona playoff a questo punto della stagione. Eppure Fox e compagni, giocando un corale basket champagne, si sono presi lo scalpo delle squadre più accreditate e occupano il nono posto della Western Conference. Il passo successivo è stato inserire in questo solido meccanismo un giocatore quale Harrison Barnes, campione NBA con i Warriors, difensore roccioso e tiratore impeccabile. Tralasciando le modalità con cui è stato comunicato, l’acquisto di Barnes rappresenta un colpo interessante in ottica lungimirante. Prossimo passo, raggiungere quella postseason che manca da ormai 13 anni. La strada è ancora lunga e in salita, ma questi giovani Kings hanno ampi margini di miglioramento e, passo dopo passo, ritorneranno in vetta alla classifica.

Trade deadline: Barnes ai Kings

Provaci ancora Fultz

Tra Philly e Markelle Fultz non è mai scoccata la scintilla. Selezionato con la first pick al draft 2017, negli ultimi due anni ha passato più tempo in infermeria che sul campo a causa di un problema alla spalla che continua a tormentarlo ancora oggi. 33 partite giocate, 7.7 punti, 3.4 rimbalzi e 3.4 assist in media con il solo merito di essere diventato il più giovane di sempre ad aver realizzato una tripla doppia in regular season. Ancora più impetuose le percentuali al tiro: 41.9% dal campo, 26.7% da tre e 53.4% ai liberi. Il rischio di essere ricordato come il peggior bust della NBA è alto, i 76ers lo hanno aspettato e coccolato ma alla fine hanno perso la pazienza. Nel ultimo giorno della trade deadline è stato spedito agli Orlando Magic per Jonathon Simmons, una prima e una seconda scelta al prossimo draft. Orlando mette le basi per un rebuilding prossimo ed inevitabile, la scelta di Fultz potrebbe essere stata un azzardo ma, se dovesse tornare lo splendido diamante ammirato a Washington State, allora il presidente Weltman si troverebbe fra le mani una sicura All-Star in futuro.

Trade deadline: Fultz ai Magic

Dalle stelle alle stalle

Non ce ne voglia Mike Muscala, ma i tifosi Lakers si aspettavano ben altro alla fine della trade deadline. Anthony Davis, malgrado le estenuanti trattative di Magic, è rimasto a New Orleans ed i Lakers hanno perciò virato sull’ex power forward dei 76ers, spedendo all’altro lato della città Micheal Beasley e Ivan Zubac. La caccia alle All-Star riprenderà in estate, per il momento coach Walton potrà comunque disporre di un giocatore versatile, capace di garantire pericolosità nel pitturato e oltre l’arco. Negli ultimi anni molti semplici role-player hanno superato i loro limiti stando al fianco di LeBron James. Che Muscala possa ripercorrere le loro orme? I “delusi” tifosi purple-gold se lo augurano.

Mike Muscala
Trade deadline: Muscala ai Lakers

Three Points – An All-Star is born

Uno degli snodi cruciali della stagione NBA è finalmente arrivato. Dopo settimane di rumors incontrollati e di roster rivoluzionati con la fantasia, giovedì 7 febbraio alle 21 italiane scadrà il termine ultimo entro cui effettuare degli scambi. Una trade deadline che verrà seguita da NBA Passion con una maratona di 8 ore (in diretta dalle 15:30 sul nostro canale YouTube) ricca di ospiti. Gli osservati speciali saranno i Los Angeles Lakers, impegnati nella disperata trattativa per portare in gialloviola Anthony Davis. Se avere mezzo roster sul mercato non fosse già di per sé causa di tensione, dopo la recente sconfitta contro i Golden State Warriors è emersa la notizia di un duro confronto tra coach Luke Walton e alcuni veterani del gruppo. Ma il peggio doveva ancora venire. LeBron James è rientrato giusto in tempo per subire la peggiore sconfitta della sua carriera, il pesantissimo -42 di Indianapolis, contro i rimaneggiati Pacers. A sottolineare come la situazione dei californiani sia giunta ai limiti del grottesco, è arrivato il fantastico coro “LeBron’s gonna trade you!” rivolto dai tifosi di Indiana a Brandon Ingram. Cose che succedono, soprattutto all’interno di franchigie smaniose di vincere subito…
Non se la passano bene neanche a Washington, dove è arrivata la notizia di un nuovo infortunio al già infortunato John Wall; lesione al tendine d’Achille, almeno un altro anno di stop. Piccolo dettaglio: tra qualche mese, Wall entrerà nel nuovo contratto, che per le prossime quattro stagioni porterà nel suo disneyano deposito la bellezza di… 170 milioni di dollari!
Gli infuocati giorni che precedono la chiusura del mercato hanno inevitabilmente messo in secondo piano un altro appuntamento tradizionale di questo periodo: l’All-Star Game. Nelle scorse settimane sono stati selezionati i 24 giocatori che si esibiranno domenica 17 febbraio a Charlotte. Come sempre, non sono mancate le sorprese e le delusioni.

 

1 – An All-Star is born

D'Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all' All-Star Game di Charlotte
D’Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all’ All-Star Game di Charlotte

La nascita di nuovi All-Star è la miglior notizia possibile per la NBA e per i suoi appassionati. Soprattutto se la convocazione non è un riconoscimento ‘obbligato’ e prematuro (vedi Karl-Anthony Towns, chiamato durante la mediocre stagione passata e confermato – con maggiori meriti – quest’anno), bensì un traguardo ampiamente meritato. Nell’edizione 2019 dell’evento saranno ben cinque i debuttanti: uno per la Western e quattro per la Eastern Conference. Due di questi potrebbero tranquillamente disputare il loro primo e il loro ultimo All-Star Game contemporaneamente: Khris Middleton, convocato abbastanza a sorpresa (forse come premio per la grande stagione dei Milwaukee Bucks), e Nikola Vucevic, che sta mettendo insieme cifre individuali mai registrate prima, e difficilmente registrabili in futuro. Per gli altri tre, invece, questo sembra essere un vero e proprio ‘debutto in società’, il primo passo di una carriera potenzialmente ricca di soddisfazioni.

Ben Simmons è certamente quello che più di tutti aveva l’All-Star Game scritto nel destino. E’ uno dei pochissimi eletti ad essere arrivato in NBA con l’etichetta di ‘fenomeno generazionale’ e ad essere poi riuscito a non far crollare le aspettative (non è andata altrettanto bene, ad esempio, a Markelle Fultz). Certo, un anno e mezzo di professionismo è un campione ampiamente insufficiente per valutare una carriera, ma guardando giocare Simmons si capisce perché i Philadelphia 76ers abbiano speso per lui la prima scelta assoluta nel 2016. Fin dai primi passi nella lega, l’australiano si è imposto come ‘faro’ dei Sixers, guidandoli fuori da un lungo tunnel di mediocrità. Il tiro dalla distanza è ancora un bel problema, ma se a 22 anni è il tuo unico problema, e per il resto hai le doti tecniche dei più grandi e una visione di gioco che raramente si abbina a un atletismo del genere, i tuoi margini di miglioramento non possono che essere sconfinati. Seppur giovanissimo, Ben sarà chiamato a un’importante prova di maturità nel prosieguo della stagione: trarre il massimo da compagni tanto talentuosi quanto ‘impegnativi’ come Joel Embiid e Jimmy Butler (a cui ora si è aggiunto Tobias Harris) per legittimare la posizione di Phila tra le candidate al titolo.

Decisamente più tortuose le strade che hanno portato all’All-Star Game D’Angelo Russell e Nikola Jokic. Il primo era entrato presto nella lista di quelli che, a differenza di Simmons, non erano riusciti a mantenere da subito le esagerate aspettative. Letteralmente ‘schiacciato’ dalla pressione agli esordi con i Lakers, franchigia non particolarmente nota per la pazienza (ogni riferimento all’attualità non è puramente casuale), Russell è invece esploso una volta inserito nel giusto contesto. I Brooklyn Nets stanno vedendo le prime luci dopo gli anni terribili causati dalla nefasta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce. Da quando Sean Marks è dietro la scrivania e Kenny Atkinson siede in panchina, la squadra ha pian piano acquisito un’identità, e ora è una credibilissima pretendente ai playoff. Una volta ambientato e finalmente libero dagli infortuni, D’Angelo ha fatto fruttare al meglio l’innato talento, disputando quella che finora è la miglior stagione della sua giovane carriera. La chiamata tra gli All-Star è stata la naturale conseguenza.

Jokic non era stato accolto con lo stesso hype degli altri due. A chiamarlo per quarantunesimo al draft 2014 (l’elenco di quelli selezionati prima di lui è troppo lungo, ma è obbligatorio citare Bruno Caboclo, alla 20) erano stati i Denver Nuggets, alle prese con la fase di transizione post-George Karl. Dopo aver trascorso un altro anno nella natia Serbia, ‘The Joker’ è sbarcato in Colorado. Nel giro di tre stagioni, ha sbaragliato la concorrenza per il ruolo di uomo-franchigia, tanto da guadagnarsi una maxi-estensione contrattuale da 148 milioni di dollari in cinque anni. Merito delle innate abilità di passatore e di un controllo di palla e gioco talmente sopraffini da eclissare un atletismo decisamente sotto media. Con il suo contributo a tutto tondo (fin qui sette triple-doppie stagionali, contro le dieci totalizzate nell’intero 2017/18) sta trascinando i Nuggets in un improbabile testa-a-testa per la vetta della Western Conference con i grandi Golden State Warriors. Vista la giovane età del gruppo di coach Mike Malone (anch’egli presente al prossimo All-Star Game, come allenatore del ‘Team LeBron’), viene da pronosticare che vedremo ancora a lungo Denver tra le grandi del West. E che il suo fenomenale centro sarà protagonista di altre partite delle stelle, in futuro.

 

2 – I grandi esclusi

Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l' All-Star Game 2019
Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l’ All-Star Game 2019

Finché la lega sarà popolata da cotanti fenomeni, le selezioni per l’All-Star Game porteranno giocoforza ad esclusioni eccellenti. Sarà anche un’esibizione in cui conta solo lo spettacolo (e ci mancherebbe, visto che si tratta di un’indispensabile pausa dai ritmi frenetici della regular season), ma a partecipare ci tengono tutti, maledettamente. Altrimenti non si spiegherebbero le genuine lacrime di Rudy Gobert, che evidentemente aveva posto la chiamata tra le stelle fra i principali obiettivi stagionali. Se gli Utah Jazz riuscissero a mantenersi stabilmente ai piani alti della Western Conference, però, sia per lui che per Donovan Michell potrebbe trattarsi di un appuntamento solo rimandato.

Fra tutte, l’esclusione più ‘rumorosa’ è stata certamente quella di Luka Doncic. L’ottimo impatto dello sloveno con il mondo NBA ha scatenato una vera e propria ‘LukaMania’, tanto che il voto popolare (valido al 50% solo per i quintetti, giova ricordarlo) lo aveva messo davanti a gente come Kevin Durant, Paul George e Anthony Davis. Fortunatamente, i voti andavano poi uniti a quelli dei media e dei giocatori stessi, che hanno avuto un minimo di senno in più; con tutta l’ammirazione, Doncic dovrà farne di strada, per essere anche solo inserito nella stessa frase con quei tre. Vederlo tra le riserve, invece, non sarebbe stata una follia. Difficile, però, lasciare a casa uno tra LaMarcus Aldridge, Karl-Anthony Towns e Nikola Jokic. Si tratta pur sempre di stelle affermate, e la NBA aveva già dimostrato l’anno scorso, con Simmons, di andarci cauta con i rookie. Forse, prima di Doncic, gli allenatori (che hanno votato per le riserve) avrebbero scelto Tobias Harris, ma il recente calo dei Los Angeles Clippers ha probabilmente influito sulla sua esclusione.

L’altra assenza ‘pesante’ (sempre in relazione al valore dell’evento) tra i prossimi All-Star è quella di Derrick Rose, eroe romantico protagonista della stagione della rinascita con i Minnesota Timberwolves. Anche in questo caso, il ‘lieto fine’ è stato rovinato da una concorrenza troppo agguerrita: chiamare lui avrebbe significato escludere Russell Westbrook, Damian Lillard o Klay Thompson. Senza contare DeMar DeRozan, uno che gli ultimi due All-Star Game li aveva (meritatamente) giocati da titolare.
Per quanto riguarda la Eastern Conference, l’unica esclusione di spicco è quella di Jimmy Butler, a cui è stato preferito un Khris Middleton individualmente inferiore, ma la cui squadra sta dominando incontrastata. Tra i non selezionati ci sarebbe stato anche Dwyane Wade, ma il comissioner Adam Silver, con un inatteso ‘colpo di coda’, ha assegnato due posti ‘bonus’ a lui e a Dirk Nowitzki, entrambi alla stagione d’addio. Per queste due leggende e per quello che ci hanno regalato negli anni non si può che nutrire un’assoluta adorazione e una sconfinata riconoscenza, però Adam… A questo punto, a cosa diavolo servono le votazioni?

 

3 – Trade deadline, si parte coi botti

Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato
Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato

In attesa di scoprire il finale della telenovela-Davis, molti scambi sono avvenuti con largo anticipo sulla scadenza delle trattative. I più importanti sono quelli che hanno coinvolto Kristaps Porzingis, passato dai New York Knicks ai Dallas Mavericks, e Tobias Harris, che i Los Angeles Clippers hanno ceduto ai Philadelphia 76ers. Due operazioni per certi versi simili, che spiegano perfettamente quali ingranaggi muovano la gestione di una franchigia NBA.

Sia i Knicks sia i Clippers hanno perso un potenziale All-Star (Porzingis era stato selezionato l’anno scorso, ma non aveva partecipato all’evento causa infortunio) ma, paradossalmente, alla lunga potrebbero rivelarsi le ‘vincitrici’ dello scambio. Anche perché i contratti di questi potenziali All-Star avrebbero dovuto essere ridiscussi in estate, e non si tratta mai di scelte facili.
Per avere il lettone, Dallas ha spedito a Manhattan un giovane di grande prospettiva come Dennis Smith Jr., soppiantato come possibile uomo-franchigia ai Mavs da Luka Doncic (sul fatto che i Knicks avrebbero potuto scegliere proprio Smith nel 2017, ma gli preferirono Frank Ntilikina, meglio sorvolare…). Insieme a lui sono arrivate due prime scelte future (non protetta nel 2021, valida dalla 11 in poi nel 2023) e la coppia formata da DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Due nomi di spicco, se non fosse per un particolare fondamentale: il loro nutrito contratto (oltre 18 milioni a testa) scadrà il prossimo luglio. Tradotto: con ogni probabilità, Jordan e Matthews sono a New York solo di passaggio, tra poco verranno ‘scaricati’ via buyout e il monte-salari di New York si abbasserà enormemente. Anche perché in Texas, oltre a Porzingis, sono finiti Tim Hardaway Jr., Courtney Lee e Trey Burke: giocatori superflui, per una squadra che vuole solo perdere da qui ad aprile, e titolari di contratti impegnativi (i primi due sono a libro paga almeno fino al 2020). Ora New York si trova con qualche giovane interessante da far crescere senza fretta e, soprattutto, con lo spazio salariale per poter ‘corteggiare’ due grandi free-agent in estate.

Nella corsa ai vari Kevin Durant, Kawhi Leonard e Kyrie Irving (i cui arrivi, comunque, sono tutt’altro che scontati) ci saranno anche i Clippers. Gli ingredienti della trade che ha portato Harris a Phila sono più o meno gli stessi di quella analizzata in precedenza: ai Sixers sono finiti anche i contratti in scadenza di Boban Marjanovic e Mike Scott, a L.A. quelli di Wilson Chandler e Mike Muscala, più un giovane (Landry Shamet, fin qui sorprendente nel suo anno da rookie) e quattro scelte future (due seconde e due prime, tra cui quella non protetta di Miami nel 2021; attenzione…). Per la franchigia californiana, lo scambio apre anche un ulteriore scenario. Chissà che, con tutte quelle scelte e quei contratti in scadenza, non si possa mettere a punto un’offerta allettante per New Orleans

Naturalmente, anche Dallas e Philadelphia potrebbero aver guadagnato molto da queste trade. I Mavs si ritrovano con una coppia, formata da Doncic e Porzingis, potenzialmente in grado di dominare il prossimo decennio, mentre Phila può schierare un quintetto (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) che, nella Eastern Conference, non ha eguali. Per entrambe, le ambizioni di successo dovranno passare attraverso alcuni interrogativi: Quando e come tornerà Porzingis? Riusciranno a coesistere le star dei Sixers? Non ci resta che metterci comodi: this is why we watch.