Trade Deadline piccante, ma per i veri botti aspettare la prossima estate

Trade deadline 2019

Il grande botto di febbraio alla fine non è scoppiato: Anthony Davis è rimasto a New Orleans, con buona pace dei Los Angeles Lakers che tenteranno una nuova sortita ad inizio luglio. Il duo Pelinka-Johnson ha messo sul piatto tutto il giovane core della squadra più i contratti di Rondo e Stephenson, ma la dirigenza dei Pelicans, nonostante l’esplicita richiesta di essere ceduto, non ha voluto sentir ragioni. Non si sono mossi nemmeno Mike Conley, a lungo conteso dagli Utah Jazz, e Nikola Vucevic, al centro di discussioni a poche ore dalla trade deadline. Questa breve sessione di mercato ha comunque offerto una serie di scambi intriganti, alcuni volti ad avere un impatto immediato nella corsa ai playoff, altri in ottica lungimirante. Ecco qui un riassunto dei principali affari conclusi questa settimana.

Alla conquista del Canada

Si parte dal Colpo per antonomasia di questa trade deadline. Marc Gasol ai Toronto Raptors, Jonas Valanciunas, Delon Wright, C.J. Miles e una seconda scelta 2024 ai Memphis Grizzlies. Il catalano non ha bisogno di presentazioni: centro versatile, abile nel tiro da fuori, elegante nel gioco in post e dotato di una visione di gioco pari a quella di Jokic. I lunghi di scuola europea hanno sempre detto la loro in NBA e il fratello di Pau non fa eccezione. I Raptors puntano al bottino grosso e considerati i contratti in scadenza di Leonard, Green e Siakam, questa potrebbe essere la loro unica occasione. Memphis invece dà inizio a un rebuilding troppo a lungo rimandato, l’era Grizz & Grind è ufficialmente giunta al termine e la cessione di Conley è stata solo posticipata a luglio. Il presente e soprattutto il futuro dei Grizzlies risponde al nome di Jaren Jackson Jr.

Marc Gasol non dovrebbe cambiare casacca prima della trade deadline.
Trade deadline: Gasol ai Raptors

New York si gioca tutto in estate, Dallas sempre più europea

Un infortunio al ginocchio ha impedito a Kristaps Porzingis di essere protagonista sul parquet ma non nelle vicende extra-cestistiche : la settimana scorsa ha chiesto la cessione e qualche ora dopo è stato ceduto ai Dallas Mavericks in cambio di Dennis Smith Jr, DeAndre Jordan e Wesley Matthews (immediatamente rilasciato). Alla corte di Carlisle sono arrivati insieme al lettone Courtney Lee, Trey Burke e Tim Hardaway Jr. New York punta tutto sulla free agency 2019, con il rischio di rimanere a bocca asciutta ma anche con la possibilità di pescare due All-Star del calibro di Durant e Irving. Molto dipenderà da quanti zeri sottoscriveranno nel contratto e dal rookie che approderà nella Grande Mela (Zion?). Il gioco vale la candela. La franchigia di Cuban, reduce dall’esperienza Nowitzki, affida le chiavi della squadra nelle mani di due giovani europei destinati alla grandezza. Qualora Porzingis tornasse l’anno prossimo al 100% in coppia con Doncic potrebbe seriamente rendere Dallas una mina vagante della Western Conference. Se poi dovessero sbarcare in estate dei talentuosi role-players, si potrebbero nutrire ben altre ambizioni.

Trade deadline: Porzingis ai Mavericks

L’era dei big-four

Quando si fa riferimento ai giocatori più sottovalutati della NBA, impossibile non citare Tobias Harris. Le stats annuali recitano 20.9 punti, 7.9 rimbalzi e 2.7 assist tirando con il 49% dal campo e con il 43% da tre. Avesse giocato subito ad Est sarebbe stato chiamato all’All-Star Game. E invece il trasferimento si è consumato qualche settimana dopo le nomination: I Philadelphia 76ers hanno scambiato Wilson Chandler,  Landry Shamet, Mike Muscala (subito girato ai Lakers) e un pacchetto di prime scelte in cambio di Tobias Harris e Boban Marjanovic. I Clippers si rifanno il look in vista dei playoff, perdendo il loro top scorer ma allungando le rotazioni, Philadelphia invece rinnova le sue ambizioni da titolo: solo il quintetto base (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) è in grado di garantire una produttività offensiva da almeno 90 punti a partita. Basterà per vincere la conference? Forse. Nel frattempo le altre contender dell’Est si sono rinforzate.

Trade deadline: Harris ai 76ers

Mirotic-Bucks: l’ennesimo tiratore alla corte di Budenholzer

Che i Bucks siano la rivelazione di questa stagione non fa più notizia. Antetokounmpo sta giocando da MVP, Bledsoe ha messo la testa a posto e Middleton sta proseguendo una impetuosa crescita che lo ha portato al primo All-Star Game in carriera. Il vero segreto dell’attuale capolista però siede in panchina: Mike Budenholzer ha tirato fuori il massimo dai suoi giocatori e orchestrato un sistema di gioco affine con il roster a disposizione. Antetokoumpo è libero di gestire i possessi, penetrare ogni qualvolta ce ne fosse l’occasione per poi concludere in lay-up o scaricare per uno degli altri 4 tiratori presenti sul parquet (i due lunghi, Lopez e Ilyasova stanno tirando con il 40% da oltre l’arco). Milwaukee ha il secondo miglior attacco ed è la franchigia che ha realizzato più triple in stagione. Ecco perciò spiegata la trade per Nikola Mirotic scambiato con Stanley Johnson, Thon Maker, Jason Smith e tre seconde scelte. Lo spagnolo allunga le rotazioni e garantisce ulteriore pericolosità da oltre l’arco (17 punti di media con il 37% da tre). Una potenza di fuoco che rende questi  Bucks i principali Anti-Warriors.

Trade deadline: Mirotic ai Bucks

Step-by-step Kings

A proposito di rivelazioni, nemmeno il tifoso più ottimista avrebbe mai pensato di trovare i Sacramento Kings in zona playoff a questo punto della stagione. Eppure Fox e compagni, giocando un corale basket champagne, si sono presi lo scalpo delle squadre più accreditate e occupano il nono posto della Western Conference. Il passo successivo è stato inserire in questo solido meccanismo un giocatore quale Harrison Barnes, campione NBA con i Warriors, difensore roccioso e tiratore impeccabile. Tralasciando le modalità con cui è stato comunicato, l’acquisto di Barnes rappresenta un colpo interessante in ottica lungimirante. Prossimo passo, raggiungere quella postseason che manca da ormai 13 anni. La strada è ancora lunga e in salita, ma questi giovani Kings hanno ampi margini di miglioramento e, passo dopo passo, ritorneranno in vetta alla classifica.

Trade deadline: Barnes ai Kings

Provaci ancora Fultz

Tra Philly e Markelle Fultz non è mai scoccata la scintilla. Selezionato con la first pick al draft 2017, negli ultimi due anni ha passato più tempo in infermeria che sul campo a causa di un problema alla spalla che continua a tormentarlo ancora oggi. 33 partite giocate, 7.7 punti, 3.4 rimbalzi e 3.4 assist in media con il solo merito di essere diventato il più giovane di sempre ad aver realizzato una tripla doppia in regular season. Ancora più impetuose le percentuali al tiro: 41.9% dal campo, 26.7% da tre e 53.4% ai liberi. Il rischio di essere ricordato come il peggior bust della NBA è alto, i 76ers lo hanno aspettato e coccolato ma alla fine hanno perso la pazienza. Nel ultimo giorno della trade deadline è stato spedito agli Orlando Magic per Jonathon Simmons, una prima e una seconda scelta al prossimo draft. Orlando mette le basi per un rebuilding prossimo ed inevitabile, la scelta di Fultz potrebbe essere stata un azzardo ma, se dovesse tornare lo splendido diamante ammirato a Washington State, allora il presidente Weltman si troverebbe fra le mani una sicura All-Star in futuro.

Trade deadline: Fultz ai Magic

Dalle stelle alle stalle

Non ce ne voglia Mike Muscala, ma i tifosi Lakers si aspettavano ben altro alla fine della trade deadline. Anthony Davis, malgrado le estenuanti trattative di Magic, è rimasto a New Orleans ed i Lakers hanno perciò virato sull’ex power forward dei 76ers, spedendo all’altro lato della città Micheal Beasley e Ivan Zubac. La caccia alle All-Star riprenderà in estate, per il momento coach Walton potrà comunque disporre di un giocatore versatile, capace di garantire pericolosità nel pitturato e oltre l’arco. Negli ultimi anni molti semplici role-player hanno superato i loro limiti stando al fianco di LeBron James. Che Muscala possa ripercorrere le loro orme? I “delusi” tifosi purple-gold se lo augurano.

Mike Muscala
Trade deadline: Muscala ai Lakers

Three Points – An All-Star is born

Uno degli snodi cruciali della stagione NBA è finalmente arrivato. Dopo settimane di rumors incontrollati e di roster rivoluzionati con la fantasia, giovedì 7 febbraio alle 21 italiane scadrà il termine ultimo entro cui effettuare degli scambi. Una trade deadline che verrà seguita da NBA Passion con una maratona di 8 ore (in diretta dalle 15:30 sul nostro canale YouTube) ricca di ospiti. Gli osservati speciali saranno i Los Angeles Lakers, impegnati nella disperata trattativa per portare in gialloviola Anthony Davis. Se avere mezzo roster sul mercato non fosse già di per sé causa di tensione, dopo la recente sconfitta contro i Golden State Warriors è emersa la notizia di un duro confronto tra coach Luke Walton e alcuni veterani del gruppo. Ma il peggio doveva ancora venire. LeBron James è rientrato giusto in tempo per subire la peggiore sconfitta della sua carriera, il pesantissimo -42 di Indianapolis, contro i rimaneggiati Pacers. A sottolineare come la situazione dei californiani sia giunta ai limiti del grottesco, è arrivato il fantastico coro “LeBron’s gonna trade you!” rivolto dai tifosi di Indiana a Brandon Ingram. Cose che succedono, soprattutto all’interno di franchigie smaniose di vincere subito…
Non se la passano bene neanche a Washington, dove è arrivata la notizia di un nuovo infortunio al già infortunato John Wall; lesione al tendine d’Achille, almeno un altro anno di stop. Piccolo dettaglio: tra qualche mese, Wall entrerà nel nuovo contratto, che per le prossime quattro stagioni porterà nel suo disneyano deposito la bellezza di… 170 milioni di dollari!
Gli infuocati giorni che precedono la chiusura del mercato hanno inevitabilmente messo in secondo piano un altro appuntamento tradizionale di questo periodo: l’All-Star Game. Nelle scorse settimane sono stati selezionati i 24 giocatori che si esibiranno domenica 17 febbraio a Charlotte. Come sempre, non sono mancate le sorprese e le delusioni.

 

1 – An All-Star is born

D'Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all' All-Star Game di Charlotte
D’Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all’ All-Star Game di Charlotte

La nascita di nuovi All-Star è la miglior notizia possibile per la NBA e per i suoi appassionati. Soprattutto se la convocazione non è un riconoscimento ‘obbligato’ e prematuro (vedi Karl-Anthony Towns, chiamato durante la mediocre stagione passata e confermato – con maggiori meriti – quest’anno), bensì un traguardo ampiamente meritato. Nell’edizione 2019 dell’evento saranno ben cinque i debuttanti: uno per la Western e quattro per la Eastern Conference. Due di questi potrebbero tranquillamente disputare il loro primo e il loro ultimo All-Star Game contemporaneamente: Khris Middleton, convocato abbastanza a sorpresa (forse come premio per la grande stagione dei Milwaukee Bucks), e Nikola Vucevic, che sta mettendo insieme cifre individuali mai registrate prima, e difficilmente registrabili in futuro. Per gli altri tre, invece, questo sembra essere un vero e proprio ‘debutto in società’, il primo passo di una carriera potenzialmente ricca di soddisfazioni.

Ben Simmons è certamente quello che più di tutti aveva l’All-Star Game scritto nel destino. E’ uno dei pochissimi eletti ad essere arrivato in NBA con l’etichetta di ‘fenomeno generazionale’ e ad essere poi riuscito a non far crollare le aspettative (non è andata altrettanto bene, ad esempio, a Markelle Fultz). Certo, un anno e mezzo di professionismo è un campione ampiamente insufficiente per valutare una carriera, ma guardando giocare Simmons si capisce perché i Philadelphia 76ers abbiano speso per lui la prima scelta assoluta nel 2016. Fin dai primi passi nella lega, l’australiano si è imposto come ‘faro’ dei Sixers, guidandoli fuori da un lungo tunnel di mediocrità. Il tiro dalla distanza è ancora un bel problema, ma se a 22 anni è il tuo unico problema, e per il resto hai le doti tecniche dei più grandi e una visione di gioco che raramente si abbina a un atletismo del genere, i tuoi margini di miglioramento non possono che essere sconfinati. Seppur giovanissimo, Ben sarà chiamato a un’importante prova di maturità nel prosieguo della stagione: trarre il massimo da compagni tanto talentuosi quanto ‘impegnativi’ come Joel Embiid e Jimmy Butler (a cui ora si è aggiunto Tobias Harris) per legittimare la posizione di Phila tra le candidate al titolo.

Decisamente più tortuose le strade che hanno portato all’All-Star Game D’Angelo Russell e Nikola Jokic. Il primo era entrato presto nella lista di quelli che, a differenza di Simmons, non erano riusciti a mantenere da subito le esagerate aspettative. Letteralmente ‘schiacciato’ dalla pressione agli esordi con i Lakers, franchigia non particolarmente nota per la pazienza (ogni riferimento all’attualità non è puramente casuale), Russell è invece esploso una volta inserito nel giusto contesto. I Brooklyn Nets stanno vedendo le prime luci dopo gli anni terribili causati dalla nefasta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce. Da quando Sean Marks è dietro la scrivania e Kenny Atkinson siede in panchina, la squadra ha pian piano acquisito un’identità, e ora è una credibilissima pretendente ai playoff. Una volta ambientato e finalmente libero dagli infortuni, D’Angelo ha fatto fruttare al meglio l’innato talento, disputando quella che finora è la miglior stagione della sua giovane carriera. La chiamata tra gli All-Star è stata la naturale conseguenza.

Jokic non era stato accolto con lo stesso hype degli altri due. A chiamarlo per quarantunesimo al draft 2014 (l’elenco di quelli selezionati prima di lui è troppo lungo, ma è obbligatorio citare Bruno Caboclo, alla 20) erano stati i Denver Nuggets, alle prese con la fase di transizione post-George Karl. Dopo aver trascorso un altro anno nella natia Serbia, ‘The Joker’ è sbarcato in Colorado. Nel giro di tre stagioni, ha sbaragliato la concorrenza per il ruolo di uomo-franchigia, tanto da guadagnarsi una maxi-estensione contrattuale da 148 milioni di dollari in cinque anni. Merito delle innate abilità di passatore e di un controllo di palla e gioco talmente sopraffini da eclissare un atletismo decisamente sotto media. Con il suo contributo a tutto tondo (fin qui sette triple-doppie stagionali, contro le dieci totalizzate nell’intero 2017/18) sta trascinando i Nuggets in un improbabile testa-a-testa per la vetta della Western Conference con i grandi Golden State Warriors. Vista la giovane età del gruppo di coach Mike Malone (anch’egli presente al prossimo All-Star Game, come allenatore del ‘Team LeBron’), viene da pronosticare che vedremo ancora a lungo Denver tra le grandi del West. E che il suo fenomenale centro sarà protagonista di altre partite delle stelle, in futuro.

 

2 – I grandi esclusi

Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l' All-Star Game 2019
Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l’ All-Star Game 2019

Finché la lega sarà popolata da cotanti fenomeni, le selezioni per l’All-Star Game porteranno giocoforza ad esclusioni eccellenti. Sarà anche un’esibizione in cui conta solo lo spettacolo (e ci mancherebbe, visto che si tratta di un’indispensabile pausa dai ritmi frenetici della regular season), ma a partecipare ci tengono tutti, maledettamente. Altrimenti non si spiegherebbero le genuine lacrime di Rudy Gobert, che evidentemente aveva posto la chiamata tra le stelle fra i principali obiettivi stagionali. Se gli Utah Jazz riuscissero a mantenersi stabilmente ai piani alti della Western Conference, però, sia per lui che per Donovan Michell potrebbe trattarsi di un appuntamento solo rimandato.

Fra tutte, l’esclusione più ‘rumorosa’ è stata certamente quella di Luka Doncic. L’ottimo impatto dello sloveno con il mondo NBA ha scatenato una vera e propria ‘LukaMania’, tanto che il voto popolare (valido al 50% solo per i quintetti, giova ricordarlo) lo aveva messo davanti a gente come Kevin Durant, Paul George e Anthony Davis. Fortunatamente, i voti andavano poi uniti a quelli dei media e dei giocatori stessi, che hanno avuto un minimo di senno in più; con tutta l’ammirazione, Doncic dovrà farne di strada, per essere anche solo inserito nella stessa frase con quei tre. Vederlo tra le riserve, invece, non sarebbe stata una follia. Difficile, però, lasciare a casa uno tra LaMarcus Aldridge, Karl-Anthony Towns e Nikola Jokic. Si tratta pur sempre di stelle affermate, e la NBA aveva già dimostrato l’anno scorso, con Simmons, di andarci cauta con i rookie. Forse, prima di Doncic, gli allenatori (che hanno votato per le riserve) avrebbero scelto Tobias Harris, ma il recente calo dei Los Angeles Clippers ha probabilmente influito sulla sua esclusione.

L’altra assenza ‘pesante’ (sempre in relazione al valore dell’evento) tra i prossimi All-Star è quella di Derrick Rose, eroe romantico protagonista della stagione della rinascita con i Minnesota Timberwolves. Anche in questo caso, il ‘lieto fine’ è stato rovinato da una concorrenza troppo agguerrita: chiamare lui avrebbe significato escludere Russell Westbrook, Damian Lillard o Klay Thompson. Senza contare DeMar DeRozan, uno che gli ultimi due All-Star Game li aveva (meritatamente) giocati da titolare.
Per quanto riguarda la Eastern Conference, l’unica esclusione di spicco è quella di Jimmy Butler, a cui è stato preferito un Khris Middleton individualmente inferiore, ma la cui squadra sta dominando incontrastata. Tra i non selezionati ci sarebbe stato anche Dwyane Wade, ma il comissioner Adam Silver, con un inatteso ‘colpo di coda’, ha assegnato due posti ‘bonus’ a lui e a Dirk Nowitzki, entrambi alla stagione d’addio. Per queste due leggende e per quello che ci hanno regalato negli anni non si può che nutrire un’assoluta adorazione e una sconfinata riconoscenza, però Adam… A questo punto, a cosa diavolo servono le votazioni?

 

3 – Trade deadline, si parte coi botti

Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato
Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato

In attesa di scoprire il finale della telenovela-Davis, molti scambi sono avvenuti con largo anticipo sulla scadenza delle trattative. I più importanti sono quelli che hanno coinvolto Kristaps Porzingis, passato dai New York Knicks ai Dallas Mavericks, e Tobias Harris, che i Los Angeles Clippers hanno ceduto ai Philadelphia 76ers. Due operazioni per certi versi simili, che spiegano perfettamente quali ingranaggi muovano la gestione di una franchigia NBA.

Sia i Knicks sia i Clippers hanno perso un potenziale All-Star (Porzingis era stato selezionato l’anno scorso, ma non aveva partecipato all’evento causa infortunio) ma, paradossalmente, alla lunga potrebbero rivelarsi le ‘vincitrici’ dello scambio. Anche perché i contratti di questi potenziali All-Star avrebbero dovuto essere ridiscussi in estate, e non si tratta mai di scelte facili.
Per avere il lettone, Dallas ha spedito a Manhattan un giovane di grande prospettiva come Dennis Smith Jr., soppiantato come possibile uomo-franchigia ai Mavs da Luka Doncic (sul fatto che i Knicks avrebbero potuto scegliere proprio Smith nel 2017, ma gli preferirono Frank Ntilikina, meglio sorvolare…). Insieme a lui sono arrivate due prime scelte future (non protetta nel 2021, valida dalla 11 in poi nel 2023) e la coppia formata da DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Due nomi di spicco, se non fosse per un particolare fondamentale: il loro nutrito contratto (oltre 18 milioni a testa) scadrà il prossimo luglio. Tradotto: con ogni probabilità, Jordan e Matthews sono a New York solo di passaggio, tra poco verranno ‘scaricati’ via buyout e il monte-salari di New York si abbasserà enormemente. Anche perché in Texas, oltre a Porzingis, sono finiti Tim Hardaway Jr., Courtney Lee e Trey Burke: giocatori superflui, per una squadra che vuole solo perdere da qui ad aprile, e titolari di contratti impegnativi (i primi due sono a libro paga almeno fino al 2020). Ora New York si trova con qualche giovane interessante da far crescere senza fretta e, soprattutto, con lo spazio salariale per poter ‘corteggiare’ due grandi free-agent in estate.

Nella corsa ai vari Kevin Durant, Kawhi Leonard e Kyrie Irving (i cui arrivi, comunque, sono tutt’altro che scontati) ci saranno anche i Clippers. Gli ingredienti della trade che ha portato Harris a Phila sono più o meno gli stessi di quella analizzata in precedenza: ai Sixers sono finiti anche i contratti in scadenza di Boban Marjanovic e Mike Scott, a L.A. quelli di Wilson Chandler e Mike Muscala, più un giovane (Landry Shamet, fin qui sorprendente nel suo anno da rookie) e quattro scelte future (due seconde e due prime, tra cui quella non protetta di Miami nel 2021; attenzione…). Per la franchigia californiana, lo scambio apre anche un ulteriore scenario. Chissà che, con tutte quelle scelte e quei contratti in scadenza, non si possa mettere a punto un’offerta allettante per New Orleans

Naturalmente, anche Dallas e Philadelphia potrebbero aver guadagnato molto da queste trade. I Mavs si ritrovano con una coppia, formata da Doncic e Porzingis, potenzialmente in grado di dominare il prossimo decennio, mentre Phila può schierare un quintetto (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) che, nella Eastern Conference, non ha eguali. Per entrambe, le ambizioni di successo dovranno passare attraverso alcuni interrogativi: Quando e come tornerà Porzingis? Riusciranno a coesistere le star dei Sixers? Non ci resta che metterci comodi: this is why we watch.

Mavs, Mark Cuban giura: “Porzingis a Dallas per i prossimi 20 anni, non finirà come con Nash”

Il “duumvirato” di Luka Doncic e Kristaps Porzings a Dallas, Texas, “durerà 20 anni”, parola di Mark Cuban.

 

Il lettone Kristaps Porzingis è da poche ore ufficialmente un giocatore dei Dallas Mavericks. La squadra texana si è assicurata nella serata di giovedì scorso l’ex giocatore dei New York Knicks con un blitz, spedendo nella Grande Mela il giovane Dennis Smith Jr ed i contratti in scadenza di DeAndre Jordan e Wesley Matthews.

 

 

I Mavericks affonteranno in estate la questione relativa al rinnovo contrattuale di Porzingis. Nelle ore successive alla trade il lettone si è detto “disponibile” ad accettare la qualifying offer annuale da 4.5 milioni di dollari.

 

Segnale più di fiducia e “disponibilità” verso i nuovi datori di lavoro, che reale intenzione, per Porzingis probabilmente. Ne è consapevole il proprietario dei Mavs Mark Cuban, che alla domanda sulle possibilità di rinnovo già in estate per il lettone ha risposto:

 

Se Kristaps (Porzingis, ndr) firmerà l’estensione contrattuale in estate? Rispondo io per lui: si, lo farà (…) non mi preoccupo di questo, sinora è andato tutto bene, c’è sintonia. A meno di qualcosa di clamoroso in futuro, posso dire che Kristaps Porzingis rimarrà qui con noi per i prossimi 20 anni. Noi ci contiamo e lo speriamo

 

– Mark Cuban su Kristaps Porzingis –

 

Kristaps Porzingis: “io e Doncic speciali. Il mio rientro? Pazienza”

 

Siamo d’accordo su tutto, non c’è nemmeno bisogno di chiedere” ha immediatamente aggiunto il giocatore lettone. Come riportato da Marc Stein del NY Times, la speranza di Cuban è quella di ricreare l’accoppiata Steve Nash-Dirk Nowitzki, che nei primi anni 2000 mise i Dallas Mavericks sulla carta geografica del basket USA.

 

Fu un mio errore quello di non trattenere Steve Nash più a lungo. Non farò lo stesso errore con Luka (Doncic, ndr) e Kristaps (Porzingis, ndr)”

 

Così Kristaps Porzingis in conferenza stampa:

 

Io e Doncic? Una cosa esalatante solo a pensarci, credo davvero che assieme potremo essere speciali. il mio unico obiettivo è la pallacanestro, posso già vedere il futuro e dirvi quanto io e Luka potremo essere speciali in campo. Speciali e divertenti da veder giocare. Non vedo l’ora (…) io mi sento bene, benissimo, ma come ho sempre detto non c’è bisogno di forzare i tempi. Non c’è fretta, ho portato pazienza sino ad oggi e continuerò a portare pazienza. Sarà difficile dover aspettare ancora ma prenderemo la decisione migliore per tutti. Dallas? Ci vuole tempo per contruire delle relazioni solide, ciò che posso dire è che sono qui da due giorni e tutti mi hanno accolto a braccia aperte, mettendosi a completa disposizione (…) ciò che cerco in una organizzazione ed in una squadra

– Kristaps Porzingis –

Porzingis a Dallas: i Knicks non hanno aspettato altre offerte

Porzingis a Dallas è stato sicuramente l’affare di mercato che ha maggiormente tenuto banco tra tutti gli appassionati di basket oltreoceano. Non solo per lo status di tutti i giocatori coinvolti, ma anche per la notevole rapidità con cui tale trade si è chiusa. E quest’ultimo aspetto, stando ai vari rumors, è stato una diretta conseguenza delle scelte del front office dei Knicks.

PORZINGIS A DALLAS: I RETROSCENA

Dunkest NBA 2018-2019
L’ormai ex giocatore dei Knicks in azione contro il suo futuro compagno di squadra, Harrison Barnes

Secondo Ian Begley di ESPN, infatti, numerose squadre erano interessate al numero 6, ma la dirigenza newyorkese non ha voluto aspettare, chiudendo così in fretta e furia l’affare con i Mavericks, appena KP ha chiesto la cessione.

A confermare questa supposizione, poi, è stato anche il presidente della franchigia Steve Mills, a margine del match disputato dai suoi Knicks contro Grizzlies nella giornata di ieri (perso per 96 a 84, ndr).

[Porzingis e il suo agente] ci hanno incontrato su loro richiesta. Lui ha ammesso l’interesse di voler essere scambiato e che, al termine della stagione, non avrebbe rifirmato con noi da free agent. Noi lo abbiamo ringraziato per la sincerità e l’onesta, e per premiarlo abbiamo voluto sistemare subito la situazione. C’erano 8 possibili scenari per lui di diverse squadre, ma dovevamo chiudere in fretta.

Knicks President Steve Mills gives insight on the team’s decision to trade Kristaps Porzingis. pic.twitter.com/9tdFxzsSFO


Sulla base di queste affermazioni, dunque, è chiaro che vi era già da tempo la volontà del front office di NYK di cedere il loro pezzo pregiato alla prima occasione utile, sintomo di una frattura ormai insanabile ma anche della volontà di liberarsi di un peso diventato eccessivamente ingombrante. Sopratutto alla luce dei grandi investimenti che, nella prossima estate, i Knicks proveranno ad effettuare per portare nella Grande Mela numerosi campioni pronti a sposare la loro causa.

In conclusione, l’approdo di Porzingis in Texas è stato tra i meno mediatici e dolorosi degli ultimi grandi affari di mercato NBA. Il che, per questi tempi, non è una cosa molto comune (chiedere a LeBron e a KD per conferma….).

I Dallas Mavericks cercano acquirenti per Harrison Barnes e Dwight Powell?

Ore di riflessioni a Dallas, tre giorni dopo la trade che ha portato il lettone Kristaps Porzingis alla corte di Luka Doncic e coach Rick Carlisle.

 

Come riportato da David Lord di 247sports.com, i Dallas Mavericks “sarebbero pronti a ricevere chiamate per Harrison Barnes e Dwight Powell“, in vista della trade deadline del prossimo 7 di febbraio.

 

L’obiettivo dei Mavs? La più classica delle operazioni di salary dump. Nella prossima off-season i Dallas Mavericks dovranno affrontare il rinnovo contrattuale del neo-acquisto Porzingis.

 

Nelle ore successive alla trade “KP” si è detto disponibile a rinviare la questione sul rinnovo contrattuale alla stagione 2019\20, dicendosi disposto a giocare il prossimo anno a Dallas accettando la “qualifying offer” da 4.5 milioni di dollari.

 

 

Difficile, nonostane l’ostentata buona volontà, pensare che Porzingis possa davvero rinunciare ad un’estensione contrattuale da 158 milioni di dollari per la quale l’ex Knicks sarà eleggibile a partire dal prossimo 1 luglio, per affrontare una free agency da unrestricted free agent l’anno successivo.

 

Per arrivare a Porzingis, i Dallas Mavericks hanno accettato di accollarsi gli onerosi contratti di Courtney Lee (2 anni e circa 25 milioni di dollari) e soprattutto Tim Hardaway Jr (3 anni e circa 54 milioni di dollari, player option sull’ultimo anno e trade kicker del 15% tra 2019 e 2020).

 

Per la prossima stagione, Harrison Barnes e Dwight Powell saranno invece a libro paga per rispettivamente 25 (player option per Barnes) e 10.2 milioni di dollari (altra player option per Powell). La probabile estensione contrattuale di Kristaps Porzingis occuperà per intero lo spazio salariale disponibile in estate per i Mavericks, ed i contratti di Hardaway e Lee saranno difficilmente trasferibili a partire da fine giugno.

 

I Dallas Mavericks hanno da giovedì ufficialmente affidato il proprio futuro e le proprie fortune alla coppia d’oro Doncic-Porzingis. Mark Cuban ed il General Manager Donnie Nelson potrebbero decidere da qui a giovedì prossimo di andare alla caccia di contatti in scadenza immediata per Harrison Barnes e\o Dwight Powell, nel tentativo di riacquisire parte dello spazio salariale “ipotecato” per i nuovi arrivati Lee, Hardaway e Porzingis.

Kristaps Porzingis “avverte” i tifosi dei Knicks: “Non fidatevi di Mills e Perry”

Kristaps l’ha presa malissimo.

 

La trade che ha spedito il forte giocatore lettone ai Dallas Mavericks (una maxi-trade che ha coinvolto ben 7 giocatori e scelte future) è arrivata secondo le richieste di Porzingis, ormai da settimane ai ferri corti coi vertici dirigenziali dei New York Knicks.

 

La titubanza, quasi la scarsa propensioneben documentata da NBAPassion.com nelle scorse settimane – del duo Steve Mills-Scott Perry nell’assicurare a Kristaps Porzingis la “sacrosanta” estensione contrattuale da 158 milioni di dollari in cinque anni (la stessa siglata in ottobre tra Karl-Anthony Towns ed i Minnesota Timberwolves) ad un giocatore reduce da un grave infortunio al ginocchio ha portato il lettone in uno stato di profonda disillusione circa le intenzioni e la direzione intrapresa dalla squadra.

 

Nelle ore succesive alla trade, era toccato al Presidente dei Knicks Steve Mills riferire ai media come lo scambio si fosse reso necessario per “evitare di legarsi a lungo termine con un giocatore che ha manifestato la chiara intenzione di non voler rimanere (a New York, ndr) e di non condividere progetto e direzione della squadra. Ciò sarebbe stato ingiusto nei confronti della nostra organizzazione e per i nostri tifosi“.

 

E’ evidente opinione di Porzingis dunque che i New York Knicks non abbiano giocato “pulito” circa la gestione del rinnovo contrattuale estivo. Il giocatore lettone ha affidato ai social network la sua versione dei fatti, con una serie di “Instagram Stories” nelle quali Kristaps ha annunciato di voler raccontare “la verità” sui motivi della sua partenza da New York.

 

Il primo episodio – il trailer- pubblicato nella giornata di venerdì, aveva parlato di “verità presto a galla”. Oggi Kristaps Porzingis ha aggiunto un secondo episodio, nel quale l’ex giocatore del Real Madrid si spinge addirittura ad “avvertire” i tifosi dei New York Knicks: “La città merita di meglio. Il mio consiglio ai tifosi? STATE ALLERTA!“.

 

Porzingis a Dallas: chi ha vinto la trade tra Mavs e Knicks?

Porzingis Dallas

La prima, profonda scossa nell’immobilismo del mercato NBA arriva sull’asse New York-Dallas. Kristaps Porzingis è stato speditoai Dallas Mavericks di Luka Doncic insieme a Tim Hardaway Jr., Trey Burke e Courtney Lee. Ai Knicks vanno invece Dennis Smith Jr., DeAndre Jordan e Wesley Matthews, oltre a due prime scelte future.

New York si è liberata dei terribili contratti di due giocatori non più nei piani della dirigenza: per Hardaway si tratta di 18 milioni di dollari il prossimo anno e 19 nella stagione 2020/2021; per Lee, fuori dalle rotazioni a New York, altri 12 milioni da percepire nella prossima stagione. Sono evidentemente due tra i peggiori contratti NBA, anche se Hardaway Jr. potrebbe migliorare la sua efficienza in un contesto più organizzato dei Knicks attuali.

Per liberarsi di questi due contratti, New York ha dovuto cedere il suo miglior giocatore, Porzingis, fermo dallo scorso anno dopo la rottura del legamento del ginocchio sinistro. In cambio, ha ricevuto una giovane guardia in Dennis Smith Jr., che fu passato al Draft 2017 in favore di Frank Ntilikina. Oltre a Dennis Smith Jr., i Knicks ottengono i contratti in scadenza di DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Presumibilmente entrambi saranno tagliati e lasciati liberi di firmare con altre squadre.

A un primo sguardo, la reazione di un tifoso Dallas a questa trade dovrebbe essere simile a questa:

Mark Cuban, proprietario di Dallas, mostra i muscoli.

La prospettiva del tifoso medio Knicks viene assunta invece in maniera eloquente da Joel Embiid, stella dei 76ers:

Andiamo ora ad analizzare più nel dettaglio questo scambio, per scoprire se le prime impressioni siano corrette.

DALLAS MAVERICKS: UNA NUOVA DINASTIA?

Luka Doncic e Kristaps Porzingis si sfidarono durante gli Europei 2017, e si troveranno ora a indossare la stessa divisa. Agli Europei, prevalse la Slovenia di Doncic (27 con 9 rimbalzi), nonostante un Porzingis stellare ma gravato di problemi di falli (34+6).

Fu una delle partite più entusiasmanti del torneo. Porzingis e Doncic sfoderarono grandiose prestazioni.

Doncic e Porzingis si salutano dopo la recente sfida tra Dallas e New York.

A Dallas, i due dovranno coesistere in campo, verosimilmente a partire dalla prossima stagione, data la lungodegenza di Porzingis. Un asse potenzialmente letale quello messo nelle mani di coach Carlisle: se Doncic sta dimostrando di essere già una stella NBA, andando oltre ogni più rosea aspettativa, Porzingis è un essere sovrannaturale anche in una lega come la NBA. Il lettone è un lungo di 2 metri e 20 abbondanti, capace di segnare da qualsiasi posizione, combinando precisione dal perimetro a potenza e tecnica nel pitturato. Un giocatore più unico che raro, un Unicorn, come viene soprannominato oltre oceano. Ci si dimentica di quanto fosse forte il lettone prima dell’infortunio al ginocchio: forse il terzo lungo più forte della lega insieme a Embiid e Davis. L’incognita rimane ovviamente la ripresa della piena forma fisica dopo un infortunio devastante come quello subito da Porzingis. Nessuno può avere una risposta certa a questo punto interrogativo, se non forse i medici che lo stanno seguendo nel percorso di riabilitazione.

La NBA moderna è dominata dai giochi a due tra i migliori giocatori di ogni squadra. Un talento completo come Doncic potrebbe diventare inarrestabile qualora accompagnato da un lungo dalla doppia dimensione come Porzingis. Fin troppo semplice per un giocatore dalla visione di Doncic penetrare nel cuore dell’area per cercare uno scarico verso il lunghissimo Porzingis, non arginabile in avvicinamento e temibile dalla media distanza.

IL PROBLEMA DEL RINNOVO

La trade che ha portato Porzingis a Dallas nasconde però alcune insidie. Il lungo lettone vedrà terminare il suo contratto da rookie in estate e diventerà restricted free agent. Pare tuttavia che Porzingis valuti l’ipotesi di firmare la qualifying offer (un’estensione del contratto da rookie che le squadre possono proporre ai giocatori per renderli restricted).

Qualora firmata, questa clausola consentirebbe a Porzingis di rimanere un altro anno a Dallas, divenendo però unrestricted free agent nel 2020. Il lettone diventerebbe così pieno padrone del proprio destino e in grado di firmare liberamente per qualsiasi squadra.

Un’ipotesi decisamente poco gradevole per Mark Cuban e la dirigenza Dallas. Bisognerà attendere la prossima estate per avere sviluppi sulla vicenda. Dallas offrirà ovviamente un super rinnovo a Porzingis, confidando nel suo rientro in piena forma dopo l’infortunio. Rimane da capire se Luka Doncic e Dirk Nowitzki (alla sua ultima stagione?) riusciranno a convincere Porzingis a rimanere a Dallas a lungo termine.

NEW YORK KNICKS: LA RINASCITA IN FREE AGENCY

Analizziamo ora la trade dalla prospettiva dei Knicks. Per comprendere il significato di questo scambio, è fondamentale notare che Porzingis non era più per New York ciò che può diventare per Dallas. Mi spiego meglio. L’amore tra il lettone e i Knicks non è mai sbocciato definitivamente, tra i primi fischi nella notte del Draft, i malintesi con la dirigenza e la volontà dei Knicks di tankare per puntare al Draft 2019. Si dice che la dirigenza spingesse per non farlo tornare in questa stagione per non vincere troppe partite e inficiare le chance di prima scelta. Porzingis avrebbe invece voluto giocare per riprendersi più rapidamente dall’infortunio.

Porzingis commenta così misteriosamente la trade.

Per i Knicks, il valore di Porzingis era decisamente più basso rispetto a quello che assume ora per Dallas. Il rinnovo del lettone era tutt’altro che certo, alto invece il rischio di perderlo per nulla nel 2020. Con questa prospettiva bisogna analizzare la mossa della dirigenza di New York, che si è liberata di due contratti scomodi accumulando asset per il futuro.

Le scelte di Dallas potrebbero essere alte, se Porzingis tornasse dall’infortunio forte come prima, ma anche in lottery, se il lettone non si ristabilisse completamente o addirittura non rifirmasse con Dallas. Per quanto riguarda la stagione attuale, liberarsi di Tim Hardaway Jr. significa privarsi dell’unico giocatore che potesse portare qualche vittoria di troppo a New York. Matthews e Jordan saranno molto probabilmente tagliati. Con pochissime possibilità di vittoria, incrementano le percentuali di una prima scelta al Draft 2019, che potrebbe portare al Madison Square Garden Zion Williamson.

Williamson sulla possibilità di andare ai Knicks.

Zion Williamson sembra il prototipo di giocatore capace di esaltarsi in un ambiente come quello di New York, oltre che un elemento su cui fondare i successi futuri.

LA FREE AGENCY 2019

New York libera tantissimo spazio salariale per dare l’assalto a un grosso free agent in estate. La trade Porzingis potrà quindi essere giudicata in tutte le sue sfaccettature all’inizio della prossima stagione. I Knicks offriranno il contratto al massimo salariale a Kevin Durant e/o a Kyrie Irving. Tuttavia, i Knicks avranno un roster privo di qualsiasi attrattiva per chiunque voglia vincere subito, in quanto Dennis Smith Jr., Kevin Knox, Robinson e Ntilikina non sembrano pronti per competere ad altissimo livello. L’unica possibilità di competere subito si presenterebbe solo se i free agent firmati fossero due e di altissimo livello, come appunto Irving e Durant.

I free agent più corteggiati potrebbero però scegliere altre squadre più pronte all’assalto al titolo. In quel caso, i Knicks dovranno ripiegare su seconde scelte come Butler, Kemba Walker o Tobias Harris. Tutti ottimi giocatori, ma non trascinatori tali da poter trasformare i giovani Knicks in una contender. Strapagare una coppia come Walker-Harris significherebbe condannarsi ad anni di playoff senza grandi chanche di raggiungere le Finals.

Concludendo, i Knicks si sono liberati di contratti terribili cedendo un giocatore ormai in rotta con la franchigia. Il cap vuoto dovrà però essere utilizzato nel modo corretto, e solo dopo l’estate si potrà dare un voto alla dirigenza di New York.

Dunkest NBA 2018-2019, le conseguenze dell’affare New York-Dallas

Dunkest NBA 2018-2019

La trade-deadline ha vissuto nella giornata di ieri il suo inizio ufficiale, con il vero scambio di questa sessione di mercato. Le conseguenze su Dunkest si vedranno solo tra un paio di giorni, quando sarà stata archiviata anche la giornata n.34 della RS Dunkest NBA 2018-2019.

Il primo botto di mercato è a chiari tinte europee, vedendo coinvolti direttamente o indirettamente due dei migliori giovani della Lega provenienti dal vecchio continente: Kristaps Porzingis e Luka Doncic. Uno scambio, quello tra New York Knicks e Dallas Mavericks, che ha sancito un evidente cambio di rotta nella stagione e nel futuro di entrambe le franchigie, impegnate in un processo di ricostruzione che dura ormai da quasi 5 anni. Un’inversione di rotta che, inevitabilmente, condizionerà le prestazioni di molti giocatori in ambito fanta-baskettaro.

Ricapitolando, oltre il lettone, Dallas riceverà Courtney Lee, Tim Hardaway Jr. e Trey Burke, mentre andranno a vestire la maglia dei Knicks DeAndre Jordan, Wesley Matthews e Dennis Smith Jr. La scelta dei Mavericks, quindi, non si è lasciata attendere: dopo le vicissitudini riguardanti la PG draftata nel 2017 e poi reintegrata dopo un colloquio con coach Carlisle, ci ha pensato il front-office della franchigia texana a ribadire che è e sarà lo sloveno l’uomo del futuro. Allo stesso modo, New York ha deciso di liberarsi di un giocatore acciaccato e scontento, che fino a pochi mesi fa era la chiave principale di un progetto che vedrà nella prossima FA la tappa finale.

Dunkest NBA 2018-2019, cosa cambia a livello di formazione?

Lo scossone causato dallo scambio è notevole, da entrambe le parti. Ma, a livello Dunkest, chi paga di più è Dallas. Rick Carlisle (5.7 crd) perde 3/5 del quintetto base e un giocatore di sistema fondamentale come Wesley Matthews. La corsa per i playoff sarà sicuramente accantonata per cercare una buona posizione in lottery per scegliere ancora tra le 10 al Draft 2019. Possibile, quindi, un ulteriore calo di rendimento dei Mavs, già in leggera crisi da un paio di settimane.

Dall’altra parte, la situazione dei Knicks non cambia molto: l’obiettivo primario da perseguire per David Fizdale (4.0 crd) e i suoi è e rimane la prima scelta del prossimo Giugno al Barclays Center di Brooklyn. In quest’ottica, è molto probabile che l’ex coach dei Grizzlies continui nel suo intento di valorizzare i giovani e di costituire il nocciolo duro della second-unit e dello young core del prossimo anno. Per questo, l’unico dei nuovi arrivati a non essere sicuro dell’impiego risulterebbe Jordan, vista la precedente scelta di accantonare Enes Kanter per dare spazio a Mitchell Robinson. Interessante da vedere sarà l’adattamento di Dennis Smith Jr., che rimane sicuramente un buon prospetto per le stagioni a venire.

Dopo una breve prosa collettiva, scendiamo nei particolari delle possibili implicazioni riguardanti i singoli giocatori coinvolti nell’affare:

Dallas Mavericks

Kristaps Porzingis (Ala, crediti 10.7): il lettone è il principale protagonista di questa trade. Per vederlo in campo insieme a Luka Doncic, però, dovremo attendere la fine della All Star Weekend, secondo gli ultimi rumors. Unico piccolo intoppo: la papabile scelta della società di congelare il suo rientro per riaprire un mini-ipotesi tank. In caso contrario, la coppia Harrison Barnes (A, crediti 8.3)-Porzingis sugli esterni potrebbe combaciare alla perfezione: la perdita di DeAndre Jordan e Wesley Matthews lascia ampi spazi a rimbalzo per Barnes e Doncic, con l’ex Warriors che diventerebbe un terzo violino d’eccezione a livello realizzativo.

Tim Hardaway Jr. (Ala, crediti 7.9): dopo un sensazionale inizio di stagione, il figlio d’arte ex Knicks può trovare una nuova dimensione a Dallas partendo dalla panchina. Non sarebbe male come sesto uomo, ridurre i possessi potrebbe essere ottimo ai fini del punteggio, visto che il suo punto debole sono proprio i malus derivanti dalle basse percentuali al tiro. Se il suo valore scendesse sotto quota 7, allora il suo nome potrebbe veramente diventare interessante.

Trey Burke (Guardia, crediti 5): una delle migliori guardie nel sottobosco per rapporto qualità/prezzo, non c’è dubbio. Potrebbe rivelarsi il sostituto ideale dell’ infortunato Barea, pupillo di Carlisle e membro vitale per i Mavs. A sorpresa, potrebbe anche rivestire i panni di titolare: il ballottaggio tra lui e Jalen Brunson (G, crediti 4) una delle incognite post-trade in Texas. Attenzione a Brunson per la panchina, il rookie from Villanova, per un posto nello starting-five.

Courtney Lee (Guardia, crediti 4): stagione anonima per il veterano, alle prese con la bocciatura da parte di Fizdale. Fuori dalle rotazioni a NY, potrebbe essere utilizzato da Carlisle nel pacchetto piccoli. Situazione da monitorare nelle prossime gare, cosi come per Burke, ma anche lui potrebbe essere una buona scelta per la panchina.

New York Knicks

DeAndre Jordan (Centro, crediti 15.4): rendimento in calo per DAJ e questa trade potrebbe sancire il suo personale season-ending. Come detto in precedenza, David Fizdale ha ribadito fin da subito quanto importante sia dare spazio ai giovani. Tra questi vi è anche Mitchell Robinson (C, crediti 4.6), centro titolare dei Knicks per larga parte della stagione corrente a discapito di Enes Kanter, ormai fuori dal progetto NYK e pronto per essere ceduto. L’ex Clippers sarà FA quest’estate, altra variabile in più da tenere in conto. Potrebbe essere schierato nelle prossime partite che precedono l’All-Star Game, prima di uscire definitivamente di scena per la stagione in corso.

Wesley Matthews (Guardia, crediti 6.9): non l’uomo ideale per Dunkest, vista la sua spiccata propensione difensiva e i pochi tentativi presi di media. A New York sarà tranquillamente titolare al fianco del suo compagno Dennis Smith Jr., ma anche per il veterano ex Portland vale lo stesso discorso enunciato in precedenza: il tanking aggressivo potrebbe limitare il suo utilizzo.

Dennis Smith Jr. (Guardia, crediti 6.9): colui che ne gioverà di più da questo scambio. La convivenza con Doncic non era sicuramente delle migliori, cestisticamente parlando. Di recente ha collezionato la sua seconda tripla-doppia in carriera, sintomo che la condizione e la voglia di far bene c’è. Bisognerà capire quanto durerà il periodo di adattamento nella Big Apple, ma DSJ è la scommessa più allettante di questa seconda parte di stagione Dunkest.

 

Kristaps Porzingis, the day after: “La trade? La verità verrà a galla…”

Così insanabile la rottura tra Kristaps Porzingis ed i New York Knicks da forzare il forte giocatore lettone a chiedere la cessione, per di più durante le delicate settimane finali di un lungo percorso di riabilitazione dopo il grave infortunio del febbraio 2018?

 

Evidentemente si, come confermato dal “blitz” con cui i Dallas Mavericks sono piombati nella serata di giovedì su Porzingis, girando ai New York Knicks Dennis Smith Jr, i contratti in scadenza di Wesley Matthews e DeAndre Jordan ed un paio di scelte future.

 

E come confermato dal diretto interessato poche ore più tardi, tramite profilo ufficiale Instagram. Il giocatore lettone avrebbe annunciato via social di voler raccontare al più presto le ragioni della sua richiesta, seppur in maniera criptica.

 

 

Tutto in una sera, o quasi, per Kristaps Porzingis ed i New York Knicks. Il front office di NY avrebbe ricevuto le “rimostranze” del giocatore, esternate in un brevissimo colloquio avuto con il duo Steve Mills-Scott Perry, come una richiesta di trade senza appello. Ed ha conseguentemente deciso di “premere il bottone”.

 

I contatti tra Knicks e potenziali interessati a Porzingis erano già in essere da ore. Interpellati, i New Orleans Pelicans si sono detti non interessati al lettone quale parziale contropartota per la loro superstar Anthony Davis.

 

San Antonio Spurs, Brooklyn Nets, Toronto Raptors, persino i Miami Heat non hanno potuto offrire a New York ciò che Dallas ha infine proposto. Una contropartita tecnica come Dennis Smith Jr (che alla vigila del draft 2017 “perse” il personale ballottaggio in casa Knicks col francese Frank Ntilikina) ed i contratti in scadenza (e forse già transabili nelle prossime ore) di Matthews e Jordan.

 

 

Dallas ha per di più osato dove altre non hanno voluto, o potuto. I Mavericks di Mark Cuban hanno acconsentito a soddisfare la vera unica richiesta dei New York Knicks, accollandosi i contratti di Courtney Lee (ancora due anni e circa 25 milioni di dollari) e Tim Hardaway Jr. (tre anni e circa 53 milioni di dollari).

 

Perso il futuro restricted free agent Kristaps Porzingis, la cui conferma in estate pareva da settimane tutt’altro che scontata, i Knicks affiderano i prossimi 10 anni di vita della squadra all’estate 2019. Quella del draft di Zion Williamson e RJ Barrett, quella della free agency di Kevin Durant (il vero obiettivo dei Knicks), Klay Thompson, dell’enfant du pais Kemba Walker, di Kawhi Leonard. Di D’Angelo Russell, di DeMarcus Cousins e di Khris Middleton.

 

L’estate di Kyrie Irving, che da qui al prossimo luglio immaginiamo si divertirà un sacco a far perdere la testa a tutta Boston, tenendo per sé le sue intenzioni sino al “giorno del giudizio”, o almeno finché – presumibilimente – Kevin Durant non avrà sciolto le riserve sulla sua prossima destinazione.

 

Kristaps Porzingis appartiene già ad un passato lontato, a New York. Mai come oggi – o meglio tra 4-5 mesi – i New York Knicks hanno una possibilità di tornare grandi.

 

Non la sprechino.

Mavs colpo Porzingis: fatta la Trade con i Knicks

NBA London Game 2019

I fan della NBA in questi ultimi giorni stanno vivendo giorni infuocati di mercato, secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, infatti, i New York Knicks avrebbero chiuso un accordo con Dallas per finalizzare la Trade che porterà Porzingis alla corte dei Mavs.

I dettagli del colpo Porzingis

Lo scambio porta in Texas Kristaps, Courtney Lee e Tim Hardaway Jr., e in cambio i Knicks ricevono DeAndre Jordan, Wesley Matthews e Dennis Smith Jr.

Lo scambio si sta perfezionando in questi minuti. All’interno dell’accordo potrebbero essere inserite anche delle scelte al Draft e il contratto di Trey Burke.

E’ opportuno ricordare che Porzingis, secondo le ultime notizie, dovrebbe tornare a giocare intorno alla fine di febbraio. Ma non c’è certezza sulle sue condizioni fisiche, pertanto non è da escludere il suo ritorno direttamente per la stagione 2019-2020.

Con l’addio di Porzingis, i Knicks avrebbero spazio salariale disponibile per firmare al massimo 2 importanti contratti, per una cifra complessiva di 74,6 milioni di dollari. Nei prossimi tempi si capiranno meglio le intenzioni del giocatore lettone; è probabile che voglia diventare free agent nell’estate del 2020.

Ora non resta che capire se anche Anthony Davis riceverà quello che vorrà ovvero uno scambio in tempi brevi, prima della trade deadline in arrivo tra qualche giorno. Ce la farà? Al momento si tratta sull’asse Lakers-Pelicans per il grande colpo di mercato che regalerebbe a LeBron il giocatore giusto per diventare contender nel giro di un paio di stagioni…

 

Knicks, Kristaps Porzingis fa progressi, Fizdale: “Non guardo, altrimenti lo metterei già in campo! Non sarà a Londra”

Continua il percorso di recupero di Kristaps Porzingis, in vista del suo ritorno in campo a 12 mesi dalla rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, riportata nel febbraio 2017.

I New York Knicks hanno collezionato nella notte di venerdì l’ennesima sconfitta di una stagione fatta di esperimenti in campo, mangiate da record e politica internazionale lontano dai campi (citofonare Enes Kanter) e suggestioni di mercato estivo (Kevin Durant, ma anche Zion Williamson).

I Knicks “timbrano il cartellino” perdendo come da copione in casa contro degli Indiana Pacers desiderosi di riscatto dopo la disfatta del TD Garden di Boston di due giorni prima.

121-106 al Madison Squadre Garden di New York, e l’ennesima partita da 10 in pagella di Domantas Sabonis. Il figlio del “Principe del Baltico” chiude con 22 punti, 15 rimbalzi, 3 assist, 0 palle perse e 9 su 14 dal campo in 32 minuti, Partita dopo partita, Sabonis sale la graduatoria nella corsa al premio di Sesto Uomo dell’Anno (15.2 punti, 9.7 rimbalzi e e 3 assist a gara per il lituano).

Per New York 18 punti per Emmanuel Mudiay e sprazzi di talento per il rookie Kevin Knox (14 punti in 28 minuti per il prodotto di Kentucky) e poco altro. I Knicks proseguiranno la loro estenuante stagione ospitando i Philadelphia 76ers domenica sera, per poi imbarcarsi per Londra e la O2 Arena, dove il prossimo giovedì 17 gennaio sfideranno gli Washington Wizards per l’edizione 2019 dell’NBA London Game.

Come annunciato da coach David Fizdale, Kristaps Porzingis non viaggerà in Europa con in compagni, ma rimarrà a New York ad allenarsi, con l’obiettivo di tornare in campo prima della fine della stagione regolare.

David Fizdale: “Non vedo l’ora di allenare Kristaps Porzingis, sta facendo grandi progressi”

 

Coach Fizdale ha aggiornato media e tifosi dei Knicks sullo stato dei lavori e sulla condizione di Kristaps Porzingis, dopo la partita di venerdì del Madison Squadre Garden:

Posso dire che stiamo mantenendo la stessa cautela (di inizio anno, ndr) ma anche che il lavoro presegue senza sosta. Kristaps cresce di condizione, salta, corre… prima della partita l’ho visto in campo ad allenarsi e ho cercato di non guardare per resistere all’idea di farlo cambiare e metterlo in campo. Ho questo giocatore di 2.2o che si muove così… ho davvero cercato di non guardare, poi Kristaps mi ha visto e si è messo a ridere: ‘coach, non guardi!’. Sta facendo progressi, è veramente a buon punto (…) si sta impegnando tantissimo, lavora su condizione e tecnica. Gli manca il campo, ovviamente, per lui è stata dura dover guardare le partite da casa per tanto tempo, ma diventa ogni giorno più forte (…) non vedo alcun problema nei suoi movimenti, niente che mi possa lasciare perplesso. Sembra più forte, tirato a lucido, è davvero una questione di settimane ormai

– Coach David Fizdale su Kristaps Fizdale –

 

 

Kristaps Porzingis, il potenziale, gli infortuni, l’attendismo dei Knicks… e i San Antonio Spurs

Porzingis Dallas

Secondo quanto riportato da Kevin O’Connor per The Ringer, i San Antonio Spurs sarebbero pronti nella prossima estate ad affilare le armi per andare all’assalto di Kristaps Porzingis dei New York Knicks.

Il lettone, tuttora in fase di riabilitazione dopo la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, sarà eleggibile a partire dal 1 luglio 2019 per un’estensione contrattuale da 158 milioni di dollari complessivi in 5 anni con New York, o di 122 milioni in 4 anni con una nuova squadra.

In ottobre, i Knicks hanno rinunciato ad offrire a Porzingis la “qualifying offer” annuale da circa 9 milioni di dollari, con l’intenzione di blindare il talento lettone in estate. Dal canto loro, gli Spurs dovrebbero creare sufficiente spazio salariale per sottoporre un’offerta adeguata a Porzingis, che sarà restricted free agent in estate.

San Antonio è attualmente impegnata per più di 108 milioni in salari per la stagione 2019\20. Rudy Gay sarà l’unico free agent di rilievo, e creare lo spazio necessario per puntare alla giovane star dei Knicks implicherebbe la cessione, via trade, dei contratti di Pau Gasol (in scadenza nel 2020) e Patty Mills (2021), o di – in alternativa – LaMarcus Aldridge.

Kristaps Porzingis, il potenziale, gli infortuni, e l’attendismo dei Knicks

 

Secondo O’Connor, i New York Knicks sarebbero intenzionati a proporre a Porzingis un “contratto a tutele crescenti”, sulla base dell’accordo siglato nel 2017 tra Joel Embiid (all’epoca reduce da una stagione da sole 32 partite giocate) ed i Philadelphia 76ers.

“Solo” 84 degli oltre 147 milioni di dollari che i Sixers verseranno in 5 anni ad Embiid saranno infatti garantiti, una tutela adottata da Philadelphia in caso di ulteriori quanto inauspicabili problemi fisici per il forte centro camerunense.

Il timore di nuovi infortuni, che Porzingis potrebbe intendere come un segnale di scarsa fiducia del front office dei New York Knicks nei suoi confronti, ed un eventuale fallimento dei Knicks nella corsa ai grandi free agent dell’estate 2019 (Kevin Durant il nome da spendere per i NY), potrebbero spingere il lettone a considerare un futuro lontano dalla Grande Mela.

Appare al momento difficile ipotizzare uno scenario che veda i Knicks non intenzionati a pareggiare qualsiasi “offer sheet” avanzata per Kristaps Porzingis. La triade Fizdale-Mills-Perry pare già proiettata alla ricca classe del draft 2019, ed al momento non esistono tempi certi per il rientro in campo di Porzingis.

Kristaps, tanto talentuoso quanto fragile (ginocchio a parte, numerosi sono i piccoli problemi fisici accusati in carriera dal 23enne baltico) rappresenta attualmente la cosa più vicina ad un giocatore franchigia per una squadra tuttora in fase di uscita da una delle gestioni più sciagurate e mal assortite mai viste nella storia NBA recente (l’era Phil Jackson-Jeff Hornacek).

L’obiettivo Durant richiederà un ulteriore sforzo di cap relief (Courtney Lee ed i suoi 24 milioni di dollari in due anni sono sul mercato da inizio stagione), ed il recupero a pieno regime da un infortunio tanto grave (Jabari Parker, Zach LaVine, Danilo Gallinari) presenta incognite concrete.