Raptors, Kyle Lowry si infortuna e accusa Robinson: “Giocata sporca”, la replica: “Colpa sua”

Pronostici marcatori NBA-Kyle Lowry

Kyle Lowry è uscito dolorante dopo la partita con i New York Knicks della scorsa notte, complice un contrasto di gioco con Mitchell Robinson, colpevole di essere franato sulla caviglia destra della point-guard dei Raptors nel tentativo di recuperare un pallone alla fine del terzo quarto del match.

Lowry si è seduto in panchina con il ghiaccio alla caviglia, e non è rientrato per il resto del match, terminando la sua gara con 15 punti (con 5 triple a bersaglio), 8 assist e 6 rimbalzi in 26 minuti di gioco.

“Penso fosse un intervento un po’ sporco” ha tuonato la star dei Raptors dopo il match “Robinson mi ha afferrato e tirato giù: è un ragazzino e non so se lo ha fatto di proposito o meno, ma spero che imparerà la lezione per la prossima volta.

 

Il 5 volte All-Star sarà sottoposto a controlli, anche se i Toronto Raptors sono abbastanza fiduciosi circa l’entità dell’infortunio, secondo quanto riferito da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Coach Nick Nurse ha affermato dopo la partita di “non essere particolarmente preoccupato” dall’infortunio, tirando un sospiro di sollievo. I Raptors torneranno in azione mercoledì notte contro gli Oklahoma City Thunder, potendo contare sul ritorno in campo di Kawhi Leonard e sul neo-acquisto Marc Gasol, che si sta inserendo sempre di più negli schemi della squadra.

Mitchell Robinson: “Sono solo caduto, perché scusarsi?”

Il lungo dei Knicks Mitchell Robinson ha risposto alle accuse di “giocata sporca” di Kyle Lowry, liberandosi di ogni tipo di responsabilità nell’infortunio:

Sono solo inciampato, se devo scusarmi di qualcosa, mi dispiace di essere caduto proprio sopra di lui. (Lowry, ndr) si sbaglia se pensa che io possa aver fatto apposta. Mi spiace che si sia fatto male, in ogni caso

Il rookie dei New York Knicks ha quindi allegato al suo messaggio di “scuse” una foto dell’episodio incriminato, che ritrae Kyle Lowry afferrare Robinson per il braccio, quasi trascinandolo a sé un secondo prima di finire a terra.

In attesa del ritorno di Lowry, tra l’altro appena rientrato da un precedente infortunio alla caviglia sinistra, i minuti dell’ex Houston Rockets verranno probabilmente occupati da Jeremy Lin, arrivato lo scorso gennaio in Canada.

Fortunatamente per loro, i Raptors possono contare su un roster profondo e di livello, con molti punti nelle mani di giocatori che partono spesso dalla panchina, come Fred VanVleet. L’assenza di Kyle Lowry potrà essere così ammortizzata al meglio, anche se dalle parti della Scotiabank Arena sperano tutti in un pronto rientro, visti i playoff sempre più vicini, in una stagione partita sotto grandi aspettative, soprattutto dopo il colpo Leonard della scorsa estate.

I Toronto Raptors (50-21) si stanno confermando come i favoriti ad Est, dietro ai soli Milwaukee Bucks di Antetokoumpo. Nella speranza di un definitivo salto di qualità, dopo le cocenti eliminazioni ai playoff precedenti, a Toronto sono tutti concentrati e uniti verso un’unico obiettivo atteso ormai da troppo tempo, le Finals.

DeMar DeRozan torna a Toronto, Spurs KO e standing ovation: “Degna fine della mia storia ai Raptors”

Il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto, da avversario in maglia San Antonio Spurs, era una delle tante date da non perdere indicate ad inizio stagione.

 

I Toronto Raptors di Kawhi Leonard e Kyle Lowry si sono imposti alla Scotiabank Arena di Toronto, Ontario, per 120-117. Una partita tesa e difficile, risolta come nelle migliori tradizioni da un canestro di Leonard, su palla persa dell’ex idolo di casa DeRozan ad una quindicina di secondi dal termine.

 

23 punti e 8 assist a fine gara per DeMar, accolto con grandissimo affetto da quello che rimarrà per sempre il “suo” pubblico sia durante la presentazione dei quintetti di partenza, che a metà primo quarto, quando in occasione di un timeout viene proiettato sul maxischermo dell’arena un video-tributo alle nove stagioni da Toronto Raptors del 4 volte All-Star.

 

L’affetto del pubblico mi ha elettrizzato, mi ha dato una grande carica e la forza di scendere in campo e competere fino all’ultimo. Partita decisa da un paio di giocate e risolta da una mia palla persa, purtroppo. Ma una partita vera (…) penso che la partita di oggi sia stata per me il degno capitolo di chiusura. Sono tornato qui, ho rivisto tante facce familiari e mi sono tolto un peso da sopra le spalle (…) ricevere un’accoglienza del genere è qualcosa di veramente gratificante, l’ho apprezzata tanto. Lasciare il parquet dopo la sirena finale è stato il momento più emozionante, senza dubbio

 

– Ritorno di DeMar DeRozan a Toronto –

 

Col punteggio sul 117-116 Spurs e circa 20 secondi sul cronometro della partita ancora da giocare, Kawhi Leonard e Kyle Lowry pressano DeRozan all’altezza della linea di metà campo. L’ex Raptors perde il controllo del pallone sulla pressione difensiva, e consegna nelle mani dell’MVP dell finali NBA 2014 il facile canestro del +1 Raptors a 15.1 secondi dal termine.

 

Sapevo che sarebbe arrivato il raddoppio, nel tentativo di recuperare il pallone o commettere fallo” Così DeMar DeRozan a fine gara “Avrei dovuto stare più attento, non ho letto la situazione nel modo giusto“.

 

Sul successivo possesso Spurs, DeRozan scarica il pallone nelle mani di Davis Bertans che trova un tiro in palleggio arresto e tiro a fil di sirena. Il pallone del lettone rimbalza però sul primo ferro ed esce.

 

Il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto, Kyle Lowry: “He’s my guy!”

 

17 punti e 5 assist in 36 minuti di gioco per Kyle Lowry, ex “gemello” di DeMar DeRozan per tanti anni a Toronto, che si aggiungono ai 22 con 6 rimbalzi di Pascal Siakam ed ai 17 con 5 triple a bersaglio per l’altro ex di giornata Danny Green.

 

Cosa ci siamo detti io e DeMar a fine gara? Gli ho solo detto che rimane il mio “socio”, e gli ho fatto gli auguri per il finale di stagione e per la corsa ai playoffs. La giocata finale? Dovevamo vincere, è stata una grande giocata difensiva, non abbiamo commesso fallo e segnato (…) DeMar? Una grande atmosfera qui oggi. La standing ovation, gli applausi dimostrano quanto DeMar sia stato importante per questa squadra e per la città. Un tributo bello e doveroso

 

– Kyle Lowry sul ritorno di DeMar DeRozan a Toronto –

 

 

Per Toronto (44-16) solo 4 punti ma 7 rimbalzi e 6 assist per Marc Gasol, alla sua quarta partita in maglia bianco-rossa, ed 11 punti in 19 minuti per Jeremy Lin. Grande prova in uscita dalla panchina per Marco Belinelli, autore di 21 punti in 31 minuti di gioco, con 5 triple mandate a bersaglio e 6 rimbalzi.

Raptors, Kyle Lowry è preparato: “Trade? Ujiri farà ciò che deve, gli interessi della squadra al primo posto”

La Eastern Conference è appena diventata un posto un poco peggiore per tutte le squadre che non si chiamino Philadelphia 76ers.

 

La maxi-trade che ha portato Tobias Harris ai Sixers potrebbe aver reso la squadra allenata da coach Brett Brown un ostacolo insuperabile per le altre prime della classe ad Est, e la volontà del GM dei 76ers Elton Brand di trattenere a tutti i costi il nuovo arrivato Harris e Jimmy Butler oltre la presente stagione potrebbe spingere le rivali a correre ai ripari, già entro giovedì.

 

I Milwaukee Bucks si guardano attorno da giorni. L’interesse dei capiclassifica della Eastern Conference per Anthony Davis non ha avuto alcun seguito concreto, e le uniche operazioni davvero ponderate dal GM Jon Horst riguardano il mercato in uscita (Tony Snell) e – chissà – qualche occasione dell’ultimo minuto in entrata (Nikola Mirotic).

 

 

Discorso più complesso per i Toronto Raptors. Masai Ujiri ha tentato nella serata di martedì un approccio con i Memphis Grizzlies per entrambi Mike Conley e Marc Gasol, proponendo Jonas Valanciunas e Kyle Lowry quali contropartite.

 

I colloqui tra le due squadre si sarebbero arenati velocemente, ma l’ex executive dei Denver Nuggets Ujiri avrebbe informato la sua point-guard 5 volte All-Star (sarà a Charlotte) dell’eventualità di essere coinvolto in una trade entro la trade deadline di giovedì notte.

 

Qualcosa a cui Kyle Lowry è da tempo preparato.

 

Kyle Lowry: “Fa parte del gioco, i Raptors faranno ciò che sarà meglio per loro”

 

Prima di mettere radici a Toronto, Ontario, Kyle Lowry è stato protagonista di due trade distinte. La prima spedì il prodotto di Villanova a Houston, dopo due stagioni passate a Memphis. La seconda portò Lowry in Canada quattro anni dopo.

 

Fa parte del gioco, funziona così. So che può sembrare banale. I rumors? non so nulla, sarebbe bello ricevere una chiamata di rassicurazioni ma non è una cosa che (i Raptors, ndr) sono tenuti a fare. Io sono un giocatore e sono pagato per fare il mio lavoro, se vorranno chiamarmi, lo apprezzerò. Se non lo faranno, capisco le ragioni (…) sono a Toronto da sei anni, ho dato tutto per questa squadra. Sono sicuro che se ci fosse qualcosa in ballo, mi chiamerebbero e mi direbbero: ‘Kyle, questa è la situazione al momento’

 

– Kyle Lowry sulle voci di trade –

 

Dopo la trade che coinvolse in estate il compagno di reparto e sodale DeMar DeRozan, i rapporti tra Lowry e Masai Ujiri – l’uomo che nel 2013 credette nel talento dell’ex point guard degli Houston Rockets – si sono raffreddati: “(Ujiri) è il Presidente della mia squadra, e niente di più. Io vengo qui tutti i giorni e faccio il mio lavoro, e lo stesso per lui. La situazione è questa“, così Kyle Lowry poco più di un mese fa a Rachel Nichols di ESPN.

 

Prosegue Lowry:

 

Credo che i Raptors faranno ciò che sarà meglio per loro, e prenderanno una decisione autonoma. Non credo ci sia nulla che io possa dire o fare per cambiare lo stato delle cose. Un management agisce nell’interesse della squadra. Qualsiasi decisione verrà presa, sarà fatta nell’esclusivo interesse dell’intera organizzazione

Raptors, problemi alla schiena per Kyle Lowry, Nurse: “Preoccupazione, ma Kyle tornerà in fretta”

Toronto Raptors

La point-guard dei Toronto Raptors Kyle Lowry rimarrà fuori a tempo indeterminato, a causa di problemi alla schiena che hanno reso necessarie nei giorni scorsi delle iniezioni di antidolorifico.

Ad annunciare la notizia è lo stesso team, come riportato da Tim Bontemps di ESPN. Lowry aveva saltato l’ultima esibizione del 2018 dei Toronto Raptors, la vittoria per 95-89 sul campo dei Chicago Bulls domenica 30 dicembre.

Nelle ultime settimane, Lowry ha accusato un problema fisico alla zona lombare della schiena. Dopo la sfida dello United Center, coach Nick Nurse aveva dichiarato ai cronisti come la natura del problema fisico di Lowry comportasse “un certo grado di preoccupazione” per il suo staff.

Siamo un poco preoccupati. Lo siamo sempre quando qualcuno dei nostri ha un problema fisico. Chi non vorrebbe il proprio All-Star sempre in forze ed in campo? Siamo fiduciosi sul fatto che il recupero si Kyle stia andando per il verso giusto. Rivaluteremo le sue condizioni nei prossimi giorni

– Nick Nurse su Kyle Lowry –

 

L’ultima partita giocata da Kyle Lowry in questa stagione risale al 22 dicembre scorso. Nelle successive 8 partite, guai fisici alla schiena e ad un quadricipite hanno costretto il due volte All-Star al forfait.

I Toronto Raptors 27-11) ospiteranno nella notte di martedi gli Utah Jazz (18-19). In 30 partite disputate, Kyle Lowry sta tenendo una media di 14.4 punti, 9.8 assist e 4.5 rimbalzi a gara.

Raptors-Warriors Atto II, Lowry asfalta Golden State, Durant: “Toronto fa sul serio, campioni in squadra”

Pronostici marcatori NBA-Kyle Lowry

No Kawhi, no problem. I Toronto Raptors privi di Kawhi leonard (anca destra) e senza Jonas Valanciunas (infortunio al pollice sinistro, solo 8 minuti di gioco per i lituano), asfaltano i Golden Sate Warriors a domicilio.

L’assenza di Leonard rimanda a tempo indeterminato il ritorno di Kawhi alla Oracle Arena, palazzo in cui l’ex Spurs manca da gara 1 delle finali della Western Conference 2017. Kyle Lowry, risorsa offensiva primaria dei Raptors (23-7) in contumacia The Claw, ritrova il suo “mojo” nella doppia trasferta di Los Angeles ed Oakland.

Per Lowry, 23 punti, 12 assist e 5 rimbalzi, con 9 su 18 al tiro. Raptors-Warriors termina 113-93 per gli ospiti. Tutto il quintetto di coach Nick Nurse va in doppia cifra (20 per Serge Ibaka), 11 dei 12 uomini ruotati da Nurse segnano almeno un punto.

Per Golden State (19-10), fine della striscia di 4 vittorie consecutive, e volti impressionati dalla concretezza dei Toronto Raptors, capaci di condurre 57-41 dopo due quarti di gioco, e mai sotto i 12 punti di vantaggio nel secondo tempo.

Una lezione per gli Warriors. A fine gara, Kevin Durant riconosce il valore dei Raptors del suo ex compagno di squadra ad OKC Serge Ibaka:

Hanno dei campioni in squadra. Danny Green e Kawhi (Leonard, ndr), Serge (Ibaka, ndr) Jonas (Valanciunas, ndr) e Lowry, hanno un bel mix tra giovani e veterani. Il loro allenatore è un debuttante, ma in campo ci sono giocatori reduci da tante battaglie. Non li definirei una squadra giovane, e non direi nemmeno che il fatto di averci battuto due volte potrà dargli chissà quale fiducia. Toronto è una squadra che gioca, e lo fa da tanti anni. Non sono una squadra rivelazione, sono una realtà

– Kevin Durant dopo Raptors-Warriors –

 

Raptors-Warriors, Adrian Griffin: “Kyle Lowry è un All-Star”

 

Le due partite di Los Angeles e Oakland sono servite a Kyle Lowry per ritrovare ritmo, dopo un periodo offensivo negativo. Anzi, più che negativo: 3.8 punti a partita ed il 14% (!) al tiro nelle prime quattro partite giocate dai Raptors a dicembre (1-3).

Da lì, un Lowry più aggressivo è salito di rendimento, siglando 22 punti e 9.5 assist a gara (54% al tiro e 40% da tre punti). L’Assenza di Kawhi Leonard ha giocoforza dato più libertà all’ex Rockets:

Con Kawhi out, la palla ed il gioco sono nelle mani di tanti giocatori, ed i miei compagni sono sempre in grado di salire di rendimento nel momento del bisogno. Netx Man Up, da quando sono qui (a Toronto, ndr) il nostro motto è sempre stato questo, ed è così che abbiamo sempre fatto, con tutti (…) Stasera? Avremmo potuto fare persino meglio, io cerco sempre il meglio, e pretendo sempre il meglio da me stesso e dalla squadra. In alcuni momenti non siamo stati concentrati, dobbiamo spingere e continuare a migliorare

 

 

 

Fred VanVleet, alla seconda partenza in quintetto base al fianco di Lowry e Danny Green ha così commentato la “rinascita” offensiva del suo compagno di squadra: “Non è usuale vedere un giocatore di tale livello passare attarverso periodi così negativi al tiro. Era una questione di fare canestro, semplicemente. Non è mai stata ua qeustione di sforzo, di impegno. La mira va e viene, succede. Probabilmente Kyle era un poco frustrato perché i tiri non stavano entrando ma ora è ritornato quello di sempre, il Kyle Lowry di cui abbiamo grande bisogno

– Fred VanVleet dopo Raptors-Warriors –

 

 

Secondo Adrian Griffin, ex giocatore dei Dallas Mavs e ora assistente di Nick Nurse Toronto, Kyle Lowry sta confermando anche in questa stagione il suo status di All-Star, nonostante l’età non più verdissima (33 anni), prendendo la squadra per mano in assenza Kawhi Leonard:

Sapevamo che senza Kawhi sarebbe stata dura. Kyle ha fatto un lavoro straordinario nel guidare la squadra. E’ e rimane un All-Star, non c’è alcun dubbio

Toronto Raptors: preparazione al salto di qualità

Toronto Raptors

Che i Toronto Raptors facciano da habitué tra le vette della Eastern Conference è cosa vista e rivista ormai da anni. La franchigia canadese ha mostrato di essere una macchina di sicuro affidamento, rodata negli ingranaggi e dal cammino piuttosto spedito. Praticamente sempre presente in top 3 da 6 anni circa (tranne nella stagione 2014/2015, dove si classificò quarta), è passata dall’essere garanzia in regular season a flop fragoroso nei playoff, subendo di fatto una mutazione rispetto a quanto fatto vedere in precedenza.

L’assunzione di Nick Nurse come head coach a discapito di Dwane Casey e l’all in eseguito da Masai Ujiri per acquisire Kawhi Leonard sono mosse che vanno viste in un’unica direzione: quella di compiere l’agognato salto di qualità per cercare di acciuffare finalmente le NBA Finals, attraverso un processo di cambiamento a livello di gioco.

I Raptors riusciranno nell’impresa? Bella domanda. Serve pazientare, intanto le significative modifiche ai lavori stanno fruttando in qualche modo.

TORONTO RAPTORS: IL CAMBIO ASSETTO 

Se la squadra è rimasta solida, tale ragione è da ricercare nell’inserimento in quintetto di Pascal Siakam in quintetto con lo spostamento di Serge Ibaka nello spot di centro.Questo ha dato  un atteggiamento più perimetrale e sta creando spaziature pulite atte a far circolare il pallone e favorire le penetrazioni; non a caso, dal midrange si tira solo quando strettamente necessario ( i tentativi a partita sono circa più o meno 12, come lo scorso anno). L’azione può essere sviluppata tramite il pick and roll (dove il rollante riesce a ricavare almeno 1.25 punti a possesso) oppure col lungo che, in punta, aspetta il compagno in uscita dai blocchi per servirlo: viene facile scoccare la tripla in tale frangete, ma è possibile anche che venga premiato il tagliante nel pitturato.

Soprattutto nel bel mezzo del cammino dei playoff, i Raptors si incartavano e producevano un attacco statico, con tante conclusioni forzate e a difesa schierata. Nurse ha rifinito il tutto e ordinato ai suoi di sfruttare le transizioni. cosa fatta di rado nell’annata scorsa. I numeri parlano chiaro, infatti i canadesi hanno innalzato la frequency oltre il 20% circa rispetto al ‘vecchio’ 15.5%, ciò grazie all’atletismo dei giocatori e alla capacità di alcuni di essere di correre il campo portando la palla, senza patemi. Dopo un rimbalzo difensivo (da notare l’aggressività nel ricercarli), la squadra si catapulta nell’altra metà campo e colpisce subito (il penetra e scarica è uno degli stratagemmi preferiti). Un’alternativa in più, che verrà utile nel momento in cui sarà dura sbrogliare la matassa.

I Raptors finalmente riescono ad approfittare dei capovolgimenti di fronte.

IL RUOLO DI LOWRY E LEONARD

Senza dubbio Kyle Lowry sta plasmando a suo piacimento le congetture dettate da Nurse. La point guard sta ottimizzando le sue caratteristiche tecniche, alternando il ruolo di scorer o passatore a seconda delle situazioni: se non ci sono varchi per concludere, sceglie di tenere viva la manovra, vengono innescati i tiratori sugli angoli (e in catch and shoot) e premiati i backdoor sul lato debole. Intelligenza e consapevolezza nella gestione e lettura dei possessi. L’attacco dei Raptors è così versatile e si adatta alle scelte delle difese avversarie.

Ovviamente la realizzazione della manovra non può prescindere da Kawhi Leonard, il primo terminale in tal senso. L’ex San Antonio Spurs, come prevedibile, vanta l’usage più alto del roster e svolge spesso la mansione di portatore di palla primario, tuttavia la sua presenza non è troppo invasiva negli schemi collettivi. Leonard ricalca al meglio la filosofia di Nurse con la sua efficienza nel prendersi conclusioni: è chiara la tendenza ad aggredire il marcatore in palleggio e a batterlo piuttosto facilmente, anche sfruttando gli spiragli che offre il pick and roll; così come si nota come stia in disparte attendendo di colpire in modalità spot up o dal palleggio. Grazie ai compagni che possono essere pericolosi anche dall’arco, l’ala trova terreno fertile per risaltare le sue doti in post, dove va al ferro con astuzia e prestanza. Accentratore, ma non troppo.

L’intesa tra i due si sta pian piano consolidando.

L’APPORTO DELLA RETROGUARDIA

Capitolo difesa. Il rendimento della retroguardia è puntuale e piuttosto costante, non ha subito grossi stravolgimenti. Grazie alle wingspan dei propri giocatori, i Raptors riescono a sporcare le linee di passaggio e ostruire la manovra avversaria, di conseguenza i recuperi vengono più naturali e le transizioni possono partire tranquillamente. Gli esterni hanno il dovere di mettere pressione sui loro pariruolo e di fare closeout per evitare sanguinose triple. Gente come Danny Green, Leonard, OG Anunoby o Fred Vanvleet garantiscono la possibilità di cambiare spesso marcatura e dare più flessibilità a tutto l’impianto, andando a forzare il team avversario a giocare uno vs uno (dove i canadesi vantano specialisti).

Sui pick and roll il lungo coinvolto tende a rimanere piantato in area e a sbarrare la strada verso il ferro, preoccupazione primaria per Nurse, che opta a questo stratagemma anche per una scelta puramente tecnica (infatti sia Ibaka che Valanciunas hanno mostrato lacune riguardanti la difesa perimetrale). L’uomo invece insegue l’handler cercando di contenere eventuali penetrazioni.

Letture, aggressività e collaborazione.

C’è ancora tempo per entrare nella sperduta e pericolosa giungla della postseason, dove quest’anno i Raptors sono chiamati a rispettare finalmente le aspettative: i prossimi mesi saranno utili per rimediare alle sbavature. Poi bisognerà fare sul serio e sarà lì che si vedrà quanto sarà fruttato il ribaltone estivo. Non ci saranno alibi (e nemmeno un LeBron di mezzo) stavolta…

Un Kyrie Irving da 43 punti trascina Boston contro Toronto: “Siamo in crescita, non ci fermeremo qui”

trade Kyrie Irving

Celtics-Raptors, aria da playoffs al TD Garden di Boston per la seconda sfida stagionale tra le due rivali della Eastern Conference

Termina solo all’overtime il big match dell notte, la sfida al vertica della Eastern Conference tra Boston Celtics e Toronto Raptors.

Al TD Garden di Boston finisce 123-116 tra Celtics-Raptors, partita dominata da un Kyrie Irving da 43 punti e 11 assist, autore di una delle migliori partite in maglia Celtics dell’ex point guard dei Cleveland Cavs.

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23 punti nel solo quarto periodo e overtime per Irving. 17 negli utlimi 8 minuti del quarto quarto, in una partita sentita ed intensa, tra due squadre che danno l’impressione d’esser certe di doversi ritrovare più avanti, magari per giocarsi l’accesso alle finali NBA.

Gare così ce ne sono poche in questo periodo della stagione. Loro sono una buonissima squadra, su entrambi i lati del campo. Hanno un grandissimo giocatore, devi essere preparato a tutto, aspettarti di tutto quando giochi contro di loro. E’ una bella sfida

– Kyrie Irving su Celtics-Raptors –

L’escursione oltre i 40 punti di Kyrie è una dato positivo per Irving, vicino alla forma migliore dopo le difficolta offensive delle prime partite, e per l’attacco dei Boston Celtics (9-6), oggi non al livello di una contender con ambizioni di titolo (i C’s sono al momento 23esimi nella lega per offensive rating).

Boston parte forte in attacco, segnando 30 punti nel primo quarto (già 12 per Kyrie). Lentamente però, Toronto (12-4) assume il controllo della gara, prima impattando e poi raggiungendo il massimo vantaggio sul finire del terzo quarto (78-68 e poi 78-70 a circa 2:30 dalla fine della terza frazione).

Dopo tre quarti di gioco, Kawhi Leonard ha messo a referto 19 punti (chiuderà con 31, più 15 rimbalzi). Sono invece già 17 i punti segnati da Serge Ibaka.

Boston chiude la terza frazione in crescendo, sull’82-78 Raptors, grazie a due canestri importanti di Gordon Hayward e Terry Rozier.

Celtics-Raptors, Kyrie Irving: “Dobbiamo essere più aggressivi, stiamo crescendo”

Il quarto periodo è il palcoscenico per lo show personale di Kyrie Irving. L’ex Duke Blue Devils attacca il canestro, trova conclusioni difficili e segna da tre punti, aprendo il campo per Jayson Tatum.

Dopo un primo tempo anonimo l’ex scelta numero 3 al draft 2017 non sbaglia nulla nel secondo tempo, segnando 19 dei suoi 21 punti finali (con 7 su 8 dal campo e 2 su 4 da tre punti) tra terzo e quarto quarto, ed overtime.

Così Kyrie Irving al termine di Celtics-Raptors:

E’ una questione di mentalità, dobbiamo fare nostro un certo modo di essere, in campo. Io sono contento di aver trovato un buon equilibrio tra tiri da tre punti e penetrazioni, non accontentandomi di tiri dalla media distanza. Sono stato più aggressivo, ho cercato di mettere pressione alla difesa attaccando il ferro, poi ho utilizzato più spesso il mio jumper, che stava funzionando (…) un duello tra me e Kawhi (Leonard, ndr)? E’ stato bello, Kawhi è uno dei migliori giocatori della NBA, c’è grande rispetto (…) abbiamo aggredito la partita da subito, nel terzo quarto ci siamo bloccati ma siamo riusciti a riprenderci (…) rispetto alla seconda partita della stagione sia noi che loro siamo squadre diverse, la nostra crescita c’è e si vede, e spero continueremo così

Celtics-Raptors, Kyle Lowry: “Sto tirando davvero male”

Pronostici marcatori NBA-Kyle LowryPer i Toronto Raptors, la sconfitta di Boston è la terza consecutiva.

I Raptors hanno subito la rimonta Celtics nei 90 secondi finali di tempi regolamentari, sprecando palloni (Siakam e Lowry) e sbagliando il tiro della vittoria sulla sirena con Kawhi Leonard.

Kyle Lowry ha parlato al termine della gara delle sue recenti difficoltà al tiro.

La star dei Toronto Raptors ha viaggiato con un pessimo 10 su 31 dal campo nelle ultime tre partite, non trovando praticamente mai il canestro da dietro l’arco dei tre punti (2 su 15):

Sto giocando veramente male, ultimamente. O meglio, sto tirando proprio male, devo trovare il modo di riprendere ritmo e fiducia. Durante la stagione può succedere, ma la cosa mi disturba parecchio. Devo migliorare

Le ultime due sconfitte, arrivate in volta contro Pistons e Celtics, non preoccupano più del dovuto l’ex giocatore degli Houston Rockets. Toronto si trova ancora in vetta alla classifica della eastern Conference: “Siamo alla 16esima partita, siamo a 12-4 e saremmo potuti essere a 14-2 con un poco più di attenzione e fortuna. Il record di squadra mi interessa relativamente, ora. Stiamo ancora imparando a conoscerci come squadra

 

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Kawhi Leonard: “Sto bene, l’accoglienza del pubblico mi ha dato grande energia”

Kawhi Leonard MVP

Kawhi is back. L’ultimo passo per il ritorno a tutti gli effetti di Leonard è compiuto, l’ex Spurs convince al debutto in maglia Raptors, gasa ambiente e compagni alla Scotiabank Arena ed inaugura al meglio la sua nuova avventura.

I Toronto Raptors si sono imposti per 116-104 contro i Cleveland Cavaliers, l’ultimo avversario affrontato da Toronto l’anno scorso, ed il primo avversario stagionale quest’anno.

Le cose sono un po’ cambiate, da entrambe le parti. LeBron è a L.A. e debutterà stanotte, DeMar DeRozan è a San Antonio ed ha esordito e vinto in maglia Spurs.

I Cleveland Cavs privi di Larry Nance Jr e J.R. Smith resistono solo un tempo. Si godono la buona partita di Cedi Osman e si preparano alla vita dopo LeBron James.

E Kawhi? Kawhi is back.

L’esordio di Kawhi Leonard, Danny Green: “Sono felice per lui”

Coach Nick Nurse parte con Pascal Siakam in quintetto base, di fianco a Jonas Valanciunas. Lowry-Green-Leonard completano – come ovvio – lo starting five.

All’introduzione dei quintetti, l’ovazione che la Scotiabank Arena riserva a Kawhi fa tremare cuori e fondamenta.

I Cavs sono bravi a non subire in avvio l’energia residua di un ambiente così carico. I primi due punti ufficiali di Leonard in maglia Raps arrivano con 8.10 minuti da giocare sul cronometro del primo quarto. Un facile appoggio al ferro su assist di Kyle Lowry in contropiede.

I Raptors mettono la freccia sul finire del secondo periodo, chiuso sul 63-50. Kawhi ha già segnato 12 punti, preso 6 rimbalzi e mostrato quanto forte fosse l’MVP delle finali NBA 2014, in caso qualcuno se ne fosse dimenticato.

Pronostici marcatori NBA-Kyle Lowry
27 punti con 5 triple per Kyle Lowry

Mid-range, lavoro dal gomito, visione di gioco e difesa, e qualche imprecisione al tiro, la partita di Kawhi termina con 24 punti (9 su 22 al tiro), 13 rimbalzi, 3 assist in 37 minuti di gioco, e ventimila mani spellate, quelle dei tifosi presenti al debutto casalingo dei Raptors.

Nel post-partita, Leonard racconta di “essersi sentito bene, in campo. Sono contento della vittoria, e sono contento di aver giocato bene e di aver terminato la partita in buona forma. L’accoglienza del pubblico è stata grandiosa, mi ha dato grande energia

Danny Green, arrivato assieme a “The Claw” a Toronto, ha parlato dell’esordio di Kawhi Leonard:

E’ bello vederlo giocare, ed è bello poter giocare assieme a lui. Sono davvero contento per Kawhi, contento che sia tornato a giocare

– Danny Green sull’esordio di Kawhi Leonard –

L’esordio di Kawhi Leonard in bianco-rosso è stato quanto di meglio la città di Toronto potesse sperare. Un Kawhi in tale forma per il season -opener legittima i sogni di gloria dei tifosi della metropoli canadese.

Venerdì notte il primo banco di prova importante per Kawhi Leonard ed i Toronto Raptors. Alla Scotiabank Arena arriveranno Kyrie Irving, Jayson Tatum ed i Boston Celtics.

Kawhi Leonard dopo l’esordio: “Felice di essere di nuovo in campo”

12 punti e 3 assist in 19 minuti di gioco, è questo il bottino di Kawhi Leonard all’esordio stagionale in maglia Raptors.

I Toronto Raptors hanno vinto per 122-104 nella loro prima uscita pre-stagionale a Portland, contro i Trail Blazers di Damian Lillard.

Celtics e Lakers-Leonard-Sixers-Kawhi Leonard-NBA: San Antonio Spurs at Philadelphia 76ers
Kawhi Leonard. Credit: Howard Smith-USA TODAY Sports

Per Kawhi, 19 minuti, qualche errore di troppo al tiro (6 su 11 ai tiri liberi) e qualche lampo del “vecchio” Leonard.

Coach Nick Nurse ha impiegato Leonard sempre in coppia col secondo All-Star della squadra, Kyle Lowry.

Jonas Valanciunas è stato il miglior giocatore della partita, con i suoi 17 punti e 7 rimbalzi in 18 minuti di gioco. Per i Blazers, solo 12 minuti a testa per la coppia Lillard-McCollum.

Kawhi Leonard non scendeva in campo in un incontro ufficiale NBA dal 13 gennaio scorso. L’ex San Antonio Spurs è apparso in sole nove partite durante la stagione scorsa a causa di un infortunio al quadricipite della gamba destra.

L’esordio di Leonard, le parole di Kawhi e di coach Nurse

L’interesse dei cronisti nel post-partita sì è rivolto esclusivamente alle sensazioni di Leonard dopo il suo ritorno in campo ufficiale.

Kawhi ha dichiarato a Josh Lewenberg di TSN di sentirsi “felice” di essere di nuovo in grado di giocare e competere:

Leonard ha ammesso che ci vorrà tempo per riacquistare ritmo e fiducia, dopo uno stop tanto lungo, ma ha raccontato di essersi goduto l’esordio in maglia Raptors.

La partita di sabato notte è stata anche l’esordio ufficiale di coach NIck Nurse in veste di capo allenatore in una partita NBA.

Nick Nurse è subentrato in estate a Dwane Casey, l’ex capo allenatore dei Raptors di cui Nurse è stato assistente dal 2013.

Bello, è stato bello. La ‘palestra’ era un tantino più grande di quella che avevamo a Bakersfield, ma per il resto è andato tutto bene!

– Coach Nick Nurse scherza sul suo esordio sulla panchina dei Raptors –

Nurse ha poi commentato la prestazione di Kawhi Leonard, e l’intesa dimostrata tra l’ex giocatore dei San Antonio Spurs e Kyle Lowry, seppur in un contesto poco competitivo:

Kawhi è ancora un po’ arrugginito, ma si vede già quale sia il suo livello. Ha quel talento naturale che lo porta a muoversi quasi in slow motion, anche quando la partita viaggia veloce attorno a lui. Una cosa che solo i grandi come lui hanno, ed è una cosa davvero bella da vedere

Sull’intesa Leonard-Lowry, Nurse ha poi aggiunto: “Ci sono state almeno un paio di occasioni in cui si sono trovati bene sul campo“.

Parole cui ha fatto eco lo stesso Lowry: “E’ solo una questione di giocare, conoscersi e trovare una buona intesa di squadra. Oggi abbiamo avuto un buon ritmo, è stata una partita divertente“.

It’s never too late: dieci talenti esplosi tardi in NBA

Di notevoli talenti esplosi tardi la NBA è stata, è e sarà sempre piena. D’altronde sono preventivabili alcuni dolori di crescita nel passaggio dal basket della high school o del ollege a quello della lega. E questo per vari motivi: la difficoltà a trovare minuti con continuità, la necessità di lavorare sui propri fondamentali e sul proprio corpo, la mancanza di esperienza ai massimi livelli. E i giovani giocatori possono intraprendere diverse strade: possono mostrare subito le loro capacità, possono non riuscirci mai e rimanere per sempre oggetti misteriosi. E poi, c’è una terza possibilità, una sorta di via di mezzo, non poi così rara. Alcuni giocatori rimangono una delusione per lungo tempo, ma, appena trovano il contesto migliori e le motivazioni giuste, improvvisamente vengono fuori, magari raggiungendo il loro apice più tardi del giocatore NBA medio. Siamo andati a selezionare dieci talenti esplosi tardi decisamente noti, del passato e del presente e qualche nome potrebbe anche sorprendere.

10. HASSAN WHITESIDE

Draftato nel 2010 con la numero 33 dai Sacramento Kings, in origine nessuno si sarebbe aspettato nulla da Whiteside, costretto a vivere nell’ombra dell’esuberanza (non solo tecnica) di DeMarcus Cousins, pur in una delle peggiori franchigie per record. Si lascia attrarre dai soldi del campionato cinese, finché la chiamata di Pat Riley ed Erik Spoelstra agli Heat non salva la sua carriera NBA. Nella Miami del post-James, trova subito spazio, regalando anche triple doppie con dieci stoppate e diventando il miglior rim-protector della Lega.
9. DOUG CHRISTIE 

Prima dei suoi 26 anni, probabilmente quasi nessuno si ricorda di Doug Christie. Prima di essere considerato degno di giocare ai massimi livelli, è dovuto rimanere al college per tre stagioni. Non ha mai impressionato fino al suo arrivo ai Raptors nel 1996. Grazie alla franchigia canadese, pur non avendo mai vinto un titolo, Christie ha cominciato ad esibire le proprie doti di realizzatore e di buon difensore, chiudendo la carriera con medie di 11.2 punti e quasi 2 recuperi.

8. KYLE LOWRY

Tra i talenti esplosi tardi nella NBA attuale, quello di Kyle Lowry è probabilmente il più impressionante. Dopo sei stagioni spese tra Memphis e Houston, il playmaker sembrava destinato ad essere nient’altro che una meteora, un mediocre playmaker di riserva per squadre con poco successo. E poi, anche in questo caso sono arrivati i Toronto Raptors, che lo hanno affiancato a DeMar DeRozan, con cui forma ora forma uno dei migliori backcourt della lega. E’ diventato un play saggio e tiratore notevole. Viene dalla sua miglior stagione, suggellata con 22 punti e 7 assist di media ogni sera.
7. SAM CASSELL

Come Christie, anche Cassell ha dovuto attendere i 26 anni e tre stagioni in NBA per far vedere al mondo di cosa fosse davvero capace col pallone da basket. Una volta raggiunto l’apice, l’ex Timberwolves è stato capace di vincere ben tre titoli, dimostrando buone doti di realizzatore e di creatore di gioco (16 punti e 8 assist di media). Nonostante questo, ha girato mezza lega nel corso della carriera, vestendo le maglie di Rockets, Suns, Mavs, Clippers, Nets, Bucks, Timberwolves e Celtics.

6. CHAUNCEY BILLUPS

 Una carriera cominciata in salita da subito. Billups non riesce ad ottenere grandi risultati al college, quando si limita a raggiungere giusto il primo turno del torneo NCAA nel suo secondo anno, prima di rendersi eleggibile per il draft del 1997. Anche stavolta il punto di svolta sono i 26 anni; la franchigia destinata a godere di questa bellissima sorpresa sono i Detroit Pistons, che lo stesso Billups guiderà, nel 2004, ad un insperato anello. In quelle finali, Billups si fregia anche del titolo di MVP e chiude la carriera con 15.2 punti e 5.4 assist ad allacciata di scarpe.

5. BRUCE BOWEN

 Forse, tra i talenti esplosi tardi, questa è la storia più incredibile. Bowen è rimasto al college per tutti e quattro gli anni per poi  non essere neanche draftato. Prima che siano gli Heat a dargli una chance, il giocatore deve portare le proprie doti nel Vecchio Continente. E le sue stagioni migliori arrivano tuttavia ancor più tardi, ai tempi degli Spurs, per i quali gioca dai trent’anni fino al ritiro. Popovich lo renderà fondamentale nella vittoria di ben tre anelli. E Bowen si dimostrerà una delle migliori ali difensive passate per il massimo campionato statunitense.

4. BEN WALLACE

A quei Detroit Pistons, quelli di Billups, le sorprese piacciono molto. Ben Wallace, in carriera, è stato eletto ben quattro volte difensore dell’anno. E pensare che non era stato neanche scelto al draft: troppo piccolo per fare il centro, tecnica insufficiente per giocare altri ruoli. Questo non ferma Wallace dall’impegnarsi fino all’ultimo per proteggere il pitturato e il titolo del 2004 lo consacra definitivamente, facendone uno dei migliori rim-protector di sempre.

3. STEVE NASH

 Forse nessuno lo immagina, ma ben trenta high school hanno chiuso la porta in faccia a Nash, che alla fine ha trovato la propria sistemazione a Santa Clara, dove è rimasto per quattro anni, diventando il leader della squadra in assist, percentuale ai liberi e tiri da tre punti segnati. Arriva precocemente nella lega, all’età di 18 anni, ma non diventa parte integrante delle rotazioni di Dallas fino alla quinta stagione. Da lì, la carriera del canadese è una marcia trionfale, con due elezioni ad MVP della stagione regolare, medie di 15.1 punti e 8 assist e l’appartenenza all’esclusivo club dei 50-40-90.

2. DENNIS RODMAN

Ha mostrato tutte le sue doti probabilmente più tardi di chiunque altro, raggiungendo l’acume della sua carriera all’età di 34 anni. Entra nella lega a 25 anni e trova un posto in quintetto non prima dei 28. Diventa il perfetto complemento per Jordan e Pippen nel loro secondo three-peat, dimostrandosi forse il miglior difensore che la NBA abbia conosciuto e uno dei migliori rimbalzisti, soprattutto dopo i 30 anni. Ha vinto due volte il titolo di miglior difensore, condito da cinque anelli. Pur essendo un’ala, è stato per sette volte in cima alla lista dei rimbalzi catturati.

1. JOHN STOCKTON

Tra i talenti esplosi tardi, molti sono sublimi playmaker. Addirittura uno di questi è tra i migliori nella storia del gioco. E’ rimasto per quattro anni al college e ha faticato a trovare spazio fino alla propria quinta stagione nell’Associazione. L’occasione è arrivata con l’infortunio della point guard titolare dei Jazz. Non avrà mai vinto un titolo, ma è il miglior passatore visto in NBA, avendo totalizzato la bellezza di 15806 assist in carriera, nessuno ha mai fatto meglio. Con medie di 14.9 punti, 11.9 assist e 2.5 recuperi, Stockton è stato inesrito cinque volte nel miglior quintetto difensivo, ha partecipato a dieci All-Star Game ed è stato inserito nella Hall of Fame

In fondo, on è mai troppo tardi.

Gli stessi giocatori, ma non gli stessi Raptors

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Mentality . È questa la parola che ha tenuto banco nell’estate canadese dei Toronto Raptors,e a quanto pare quelle del coach Dwane Casey dopo la cocente eliminazione a vantaggio dei Cleveland Cavaliers agli scorsi playoff non erano solo parole fini a se stesse.

Le prime due uscite stagionali hanno portato in dote ai Raptors due vittorie davvero convincenti sia sotto il piano del punteggio che su quello del gioco. Se fino all’anno scorso l’attacco dei dinosauri era affidato principalmente agli isolamenti di DeMar DeRozan e Kyle Lowry in queste prime due partite si è assistito ad un cambio netto nell’impostazione della fase offensiva.

Le gerarchie dei tiri si sono totalmente stravolte rendendo Lowry non più la seconda opzione in attacco ma un playmaker più puro, col compito di impostare l’azione dei compagni più che tentare di andare a canestro,distribuendo a Norman PowellSerge Ibaka le responsabilità di prendersi tiri con maggior frequenza. Negli schemi entra invece prepotentemente Jonas Valanciunas che nelle passate stagioni sembrava avulso dal gioco, i suoi compagni lo cercano e lui risponde a forza di fisicità, rimbalzi e punti. DeRozan invece non ha più solo il compito di segnare,ma anche quello di portare palla e impostare. Questo sistema era già stato sperimentato l’anno scorso dopo l’infortunio di Lowry, ma in queste due partite ciò è avvenuto con costanza anche con Lowry stesso in campo; DeMar invece sembra saperci fare ed essersi allenato duramente per questo ruolo di play in seconda.

Lowry, prima di concludere, si sta occupando di mettere in ritmo i compagni.

Altra cosa che era mancata l’anno scorso era la solidità della second unit che per ora si sta dimostrando stupefacente con OG Anunoby e Delon Wright sugli scudi insieme a CJ Miles. Una panchina giovane e vogliosa che dimostra di poter dare uno strappo alla partita o di far rifiatare il quintetto senza eccessivi affanni.

La mentalità era ciò di cui i Raptors avevano e hanno bisogno e, se queste due partite possono essere valutate come premessa di questa stagione, le carte in regola per dar fastidio nella corsa per l’Eastern Conference ci sono tutte. A patto di mantenere intatta la mentalità che il collettivo viene prima del singolo e delle statistiche individuali, parola di Dwane Casey.

Toronto Raptors: Vikings

Con il conte Haraldson refrattario a lasciare il passo, che si oppone con fermezza ad ogni ventata di cambiamento, c’è bisogno della forza e della convinzione di un giovane virgulto, disposto ad osare e a spingersi oltre, per cercare di sovvertire l’ordine costituito e passivamente accettato dal popolo.

Se nella serie tv Vikings questa figura risponde al nome di Ragnar Lodbrok, che decide di dare una svolta alla sua vita salpando verso territori sconosciuti, nel roster dei  Raptors troviamo un altro spilungone dalla folta barba che, partendo dalla Lituania, si è già imbarcato verso l’occidente 5 anni fa. Trovando la sua nuova casa in quel di Toronto. Stiamo ovviamente parlando di Jonas Valanciunas, oramai indiscusso centro dei canadesi, atteso a quell’esplosione tecnica che permetterebbe alla squadra di coach Dwane Casey di giocarsela ad armi pari con il conte Haraldson della Eastern Conference, tale LeBron James da Akron.

Il ruolo del lungo baltico assume veramente una notevole importanza in un’ipotetica stima delle aspettative stagionali di Toronto: mentre DeMar DeRozan è migliorato sensibilmente negli ultimi anni sotto molti aspetti assumendo il comando delle operazioni in quasi tutte le situazioni di gioco, Jonas Valanciunas ha mantenuto stabilmente le stesse cifre e lo stesso minutaggio per ben 3 stagioni (12 punti e 9 rimbalzi in 26 minuti medi di gioco), e sta rimandando continuamente quel boom di rendimento tanto atteso a inizio carriera. Dopo un Eurobasket povero di soddisfazioni per la sua nazionale, ma comunque termometro affidabile del suo potenziale dominio a livello europeo (15.8 punti e 12 rimbalzi in meno di 24 minuti), Jonas deve compiere l’ultimo passo per diventare qualcosa di più di un comprimario di lusso nella NBA.

DeRozan Toronto Raptors
DeMar DeRozan.

Per facilitargli il compito i Raptors hanno pescato nella free agency CJ Miles, 30 anni, ormai veterano della lega, che garantisce pericolosità dall’arco e in generale un buon apporto in fase offensiva (sempre in doppia cifra di media nelle ultime stagioni, per lo più partendo dalla panchina). Proprio il concetto di floor spacing sarà la novità principale che Casey proverà ad aggiungere nel suo scarno playbook nel tentativo di liberare spazio dentro l’area avversaria (spesso intasata) per i lunghi e per le penetrazioni degli esterni.
Un’altra novità nel roster è rappresentata da OJ Anunoby, rookie da Indiana, scelto alla 23 nell’ultimo draft dopo che le sue quotazioni erano crollate a seguito di un grave infortunio al ginocchio che lo ha costretto ai box fino alla fine della sua ultima annata al college. Il giovanissimo inglese ha da poco compiuto 20 anni, e potenzialmente è quel lungo agile e di notevole impatto difensivo che è sempre mancato ai Raptors, e che in prospettiva (non certo nell’immediato) può rappresentare un considerevole upgrade rispetto al partente Patrick Patterson.
Le fortune di Toronto, però, graveranno principalmente sulle spalle del già citato DeRozan, di Serge Ibaka (confermato dopo la convincente seconda parte di stagione 2016/17), e di Kyle Lowry, vero barometro dell’attacco canadese. Il suo infortunio ne ha indiscutibilmente condizionato il rendimento negli ultimi playoffs, ma il management dei Raptors ha scelto di nuovo lui per il presente e per l’immediato futuro, offrendogli un contratto da 28 milioni di dollari l’anno   a salire per 3 stagioni. Un incredibile attestato di fiducia (oltre che sincero riconoscimento) per un giocatore vicino ai 32 anni.

Lowry non ha assolutamente paura di prendersi grosse responsabilità, diventando decisivo quando la tensione è alta.

 

L’altro aspetto da tenere in considerazione per i Raptors è la rinnovata competitività ad Est. Sono finiti i tempi in cui dietro i Cavaliers di LeBron c’era il vuoto, con Toronto unica rivale (perlomeno potenziale) in un mare di mediocrità: i progressi di Wizards e Bucks rappresentano una minaccia tangibile. Celtics campioni di Conference in carica si sono ulteriormente rafforzati, ravvivando definitivamente quella che potrebbe finalmente diventare una scalata ai vertici all’insegna dell’equilibrio.