Celtics-Pacers: “colpa” delle stelle

Celtics-Pacers

Celtics-Pacers sarebbe dovuta essere una delle serie più interessanti ed combattute di questo primo turno playoff, in quanto i Celtics nel corso della regular season avevano dimostrato di essere una squadra si forte e piena di talento, ma anche di avere dei seri problemi di equilibri di squadra; dall’altra parte gli Indiana Pacers avevano invece dimostrato di essere una squadra solida ed in grado di fermare chiunque con la propria difesa e la propria concretezza.

Generalmente l’incrocio tra la testa di serie numero 4 e la testa di serie numero 5 infatti regala serie equilibrate, con due squadre solitamente alla pari. Non è stato però questo il caso, dato che la serie Celtics-Pacers si è conclusa con un clamoroso sweep dei ragazzi di Brad Stevens ai danni dei malcapitati Indiana Pacers, dando quindi modo alla squadra di Boston di essere la prima squadra qualificata al secondo round playoff.

IL ‘NON ATTACCO’ DEGLI INDIANA PACERS

Nella serie Celtics-Pacers l’attacco degli Indiana Pacers è parso sterile e senza idee, sia per la mancanza di vere stelle a disposizione di coach Nate McMillan (ricordiamo che i Pacers fanno a meno ormai da mesi di Victor Oladipo) e sia ovviamente per la straordinaria difesa dei Boston Celtics. Infatti gli Indiana Pacers nelle quattro partite  hanno superato quota 100 punti soltanto nella quarta gara (106) e con tanti canestri nel disperato finale per tentare di evitare lo sweep; inoltre i Celtics hanno costretto gli Indiana Pacers a tirare con appena il 40% dal campo, facendo precipitare di quasi il 10% la percentuale di realizzazione dal campo (dato che hanno tirato con il 49% dal campo in RS). La pressione della difesa dei Celtics è risultata infatti fondamentale nel mettere fuori partita gli Indiana Pacers, facendo risultare il loro attacco veramente troppo statico e lento ed accontentandosi spesso dei tiri che la difesa dei Celtics volessero che i Pacers prendessero (ad esempio il tiro dalla media di Myles Turner).

LA LUNGHEZZA DEL ROSTER DEI BOSTON CELTICS

L’importanza della panchina dei Celtics: Hayward penetra, scarico per Irving e canestro di Morris.

Un altro fattore decisivo nella serie Celtics-Pacers è sicuramente la profondità del roster dei Boston Celtics: infatti il secondo quintetto dei Celtics è composto da molti dei giocatori che lo scorso anno arrivarono a giocarsi gara 7 contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James nelle Eastern Conference Finals. Questo aspetto è sicuramente un aspetto molto importante del roster a disposizione di coach Stevens, dato che spesso e volentieri la panchina dei Celtics svolge un ruolo chiave nelle vittorie della squadra: infatti nelle quattro partite contro gli Indiana Pacers, la panchina dei Celtics ha segnato di media 32.7 punti, specialmente con Marcus Morris e Gordon Hayward. Ogni giocatore che esce dalla panchina dei Celtics porta il proprio contributo, chi come i due giocatori citati prima portando punti e chi invece mette in campo un’intensità difensiva superiore come Terry Rozier. E nel secondo round potrebbe tornare anche un certo Marcus Smart

 

CELTICS-PACERS: LA PRESENZA DELLE STELLE

Una star come Kyrie Irving può segnare in tutti i modi possibili, come in questo caso.

La differenza principale tra i Boston Celtics e gli Indiana Pacers e che nella serie Celtics-Pacers si è evidenziata parecchio è la presenza di stelle nel roster dei Celtics, cosa che manca nel roster di coach McMillan vista l’assenza di Oladipo. Infatti Kyrie Irving è stato un vero enigma per la difesa dei Pacers, dato che ha concluso la serie con 22.5 punti di media e quasi 8 assist in una serie in cui non si è segnato tantissimo. E oltre a Kyrie Irving a turno si sono alternati Gordon Hayward, Al Horford ed il più costante braccio destro di Irving è stato Marcus Morris (che ha steccato solamente gara 2). Insomma, i Boston Celtics hanno un roster veramente ben costruito e pieno di talento, potrebbero quindi essere una delle squadre principali per impensierire i Golden State Warriors.

Coach McMillan: “Difficile difendere Kyrie Irving uno contro uno”

L’head coach degli Indiana Pacers Nate McMillan ha commentato le difficoltà di difendere su Kyrie Irving, sostenendo come sia molto più facile a dirsi che a farsi.

La superstar dei Celtics Kyrie Irving è stato il trascinatore questa notte della vittoria di Boston contro Indiana in gara 2 per 99-91, portando i suoi a condurre la serie per 2-0. I Pacers sono sembrati smarriti in difesa nell’ultimo quarto, e in particolare nell’ultimo minuto, cedendo sotto i colpi di Kyrie Irving e Jason Tatum. A fine partita coach McMillan ha ammesso le difficoltà della sua squadra nel marcare Irving.

È davvero difficile marcare Irving quando ti trovi in isolamento contro di lui e cerchi di rimanergli davanti

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Lethal.

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Le difficoltà da parte dei Pacers sono state palesi, Irving ha chiuso infatti con 37 punti tirando col 57% dal campo (15 su 26) tra cui un ottimo 6 su 10 da tre punti. L’All-Star ha anche servito 7 assist, catturato 6 rimbalzi, concluso con 2 stoppate ed una palla rubata.

Il 6 volte All-Star si è fatto sentire nell’ultimo decisivo quarto, concluso con un parziale di 12-31 in favore dei Celtics. Irving ha segnato infatti 12 dei suoi 37 punti nell’ultima frazione, e guidato i suoi in una rimonta che ha evitato di far perdere ai suoi il vantaggio del fattore campo, prima che la serie si sposti nell’ostile palazzetto dei Pacers.

Oltre ad Irving, positive sono state le prestazioni di Jason Tatum e Gordon Hayward. Il primo ha concluso con 26 punti, 3 su 4 da 3 punti, 4 rimbalzi e 2 assist. Il secondo ha invece chiuso con 13 punti e 5 rimbalzi, mentre Al Hordford chiude con soli 4 punti ma con 10 rimbalzi e un‘importante difesa su Bojan Bogdanovic nell’ultimo minuto.

La serie ora si sposta a Indiana per la terza e quarta partita della serie. Appuntamento venerdì notte con gara 3 alla Bankers Life Fieldhouse di Indianapolis.

Celtics-Pacers, la serie delle difese, e di Kyrie Irving

Quella che vede protagonisti i Boston Celtics e gli Indiana Pacers, quarta e quinta forza della Eastern Conference, si prospettava per molti come una serie equilibrata. Per quanto fatto vedere in campo dalle due squadre le aspettative sono state rispettate, con diverse rimonte e capovolgimenti di fronte. Tuttavia, il risultato della serie, al momento, è fermo su un perentorio 2-0 in favore di Boston, che ha saputo sfruttare a pieno il fattore campo nelle prime due uscite della serie.

Ad interpretare il ruolo di protagonista ci hanno pensato, fin dai primi scambi di gara 1, le difese. L’unico che è riuscito, in entrambi i confronti, ad emergere nella metà campo offensiva è stato il solito Kyrie Irving. Nessuna delle due squadre, infatti, è riuscita ancora a superare la soglia dei 100 punti.

Le cause della mancanza di incisività offensiva delle due compagini sono state in parte le difese molto decise ed abili, soprattutto nei cambi in uno contro uno, anche dei lunghi. In parte, invece, sono mancate idee e fantasia sotto il canestro avversario. Gli attacchi di Boston e Indiana hanno mostrato poche alternative, facilmente annullate dalle rispettive difese, sicuramente più in forma.

CELTICS-PACERS GARA 1: GLI ATTACCHI SBATTONO CONTRO LE DIFESE

Gara 1 al TD Garden si è conclusa sul 74-84 in favore dei padroni di casa. Un risultato davvero insolito per la moderna NBA, dai ritmi molto alti e dai punteggi che raramente nemmeno si avvicinano a quota 100. In effetti, ad un occhio distratto, questo punteggio potrebbe sembrare un parziale di fine terzo quarto. Così non è, ovviamente, e questi numeri sono figli di difese estremamente attente contrapposte, come detto, ad attacchi non altrettanto ispirati.

Boston si era presentata alla serie forte della sua capacità di segnare punti facili in contropiede contro Indiana in regular season, alla quale, dopo l’infortunio di Victor Oladipo, aveva rifilato ben 122.0 punti di media. Queste premesse non sono state rispettate, ed i primi minuti dell’incontro sono particolarmente emblematici.

Indiana ha confermato di basare tutte le sue aspirazioni in postseason, privata della sua stella Victor Oladipo, sulla difesa. Mentre infatti il loto attacco non funzionava al meglio, con Darren Collison che non riusciva a produrre giocate incisive, abusando del pick and roll con il lungo Myles Turner, o degli scarichi per la mano calda di Wesley Matthews da 3, i Pacers hanno costruito il loro vantaggio sugli stop difensivi rifilati agli avversari. Dopo 5 minuti di gioco i Celtics avevano 4 palle perse, a 7 minuti dalla fine del secondo periodo erano diventate già 8. Le squadre sono così andate al riposo lungo sul 45-38 in favore degli ospiti.

L’attacco di Boston dipende molto dalla sua stella, Kyrie Irving, che infatti nel primo tempo ha fatto registrare solo un 3/10 dal campo. A tenere a galla i Celtics sono stati i punti prodotti in uscita dalla panchina da Marcus Morris. Le offensive della squadra si basano molto infatti sul palleggio di Irving, che è poi in grado di produrre una penetrazione, un tiro dalla media, da 3 o uno scarico per un compagno. Non essendosi reso mai pericoloso, il Uncle Drew non è così riuscito nemmeno ad attirare su se stesso le attenzioni della difesa per liberare i compagni.

Nel secondo tempo, tuttavia, la musica è cambiata. Il terzo quarto è stato il turning point degli eventi. Indiana ha segnato solo 8 punti, mentre Boston 26. La situazione, entrando nell’ultimo periodo, era così sul 53-64. La squadra di casa è riuscita a migliorare ancora la difesa, mentre in attacco Irving si è reso più pericoloso dal palleggio e Morris ha continuato a segnare punti importanti. A chiudere il quarto, e probabilmente anche la partita, a livello mentale, una tripla acrobatica di Terry Rozier per battere la sirena finale.

Kyrie Irving in contropiede attrae sul suo palleggio l’attenzione della difesa, scaricando sul perimetro per Marcus Morris, che per tutta la partita ha segnato tiri del genere.

Nell’ultimo periodo i Celtics hanno suggellato la loro vittoria, confermando la buona difesa, anche dei lunghi Al Horford e Aron Baynes, sui cambi, e riuscendo a colpire in contropiede. Risultato finale: 74-84, con i 20 punti segnati da Irving e Morris a spingere la squadra alla vittoria. Si tratta della prima volta in stagione in cui Boston segna meno di 100 punti ed ottiene il segno W.

CELTICS-PACERS GARA 2: ANCORA DIFESA, MA ECCO KYRIE

Anche nel secondo incontro della serie a spuntarla sono stati i Celtics. Le difese delle due squadre sono state ancora incisive, con il punteggio che anche stavolta è rimasto relativamente basso: 91-99. La grande differenza rispetto a gara 1 è stata nella prestazione di Kyrie Irving. Il numero 11 di Boston è riuscito in quello che aveva fatto vedere solo in parte nell’incontro di domenica: si è reso pericoloso dal palleggio.

Fin dal primo quarto l’ex giocatore dei Cleveland Cavs ha preso in mano l’attacco dei suoi. Iniziava l’azione palleggiando al vertice alto dell’area, dove uno dei lunghi, Baynes, Horford, o Theis quando era in campo, gli portava un blocco. Da questa situazione Irving è in grado di essere molto pericoloso, con una conclusione efficace al ferro, con un tiro direttamente dal palleggio oppure attirando la difesa su di sé con una penetrazione seguita da uno scarico per un compagno così liberato.

Irving sfrutta il blocco di Al Horford, dopo un hand-off dello stesso centro, per sfruttare il mismatch creatosi contro il lungo avversario.

Sebbene la bravura dei Pacers sulla difesa uno contro uno anche in situazioni di cambi non sia indifferente, non è stata una dinamica semplicissima da leggere. Nonostante questo, i primi due quarti sono stati tutto sommato equilibrati, con le squadre andate a riposo sul 50-52 in favore dei padroni di casa.

Il terzo quarto, che aveva sorriso a Boston in gara 1, ha sorriso stavolta a Indiana. I Pacers hanno tirato con efficienza da fuori e da sotto il ferro, provocando, come nei primi due quarti di gara 1, tante palle perse per i Celtics. A fine periodo gli ospiti conducevano 79-68, forti anche di un parziale di 10-0 che li aveva portati sul 70-58.

Il quarto quarto è stata tutta un’altra storia. Irving ha continuato a pungere la difesa avversaria, che, nei casi in cui riusciva a chiuderlo efficacemente, si trovava scoperta sul perimetro, o nel pitturato, dove il numero 11 è stato bravo a spedire la palla nei momenti giusti. La difesa dei Celtics è migliorata molto rispetto al periodo precedente, forte ancora dell’abilità dei suoi due lunghi titolari, Baynes e Horford, di cambiare su ogni tipo di giocatore. Sebbene Kyrie non abbia segnato negli ultimi 3 minuti di partita per le chiusure degli avversari, l’attenzione che ha attirato a sé per tutto l’incontro faceva sì che i Celtics avessero sempre qualche uomo parzialmente libero pronto a segnare.

Indiana è stata ancora vittima di una cattiva prestazione durata un quarto intero. In gara 1 avevano segnato solo 8 punti nel terzo quarto, in gara 2, nell’ultimo periodo, ne hanno messi a segno 12, permettendo così a Boston di completare la rimonta segnandone ben 31, concludendo la partita sul 91-99. Irving chiude da vero leader, con 37 punti, 7 assist e solo 2 palle perse.

Horford accetta il cambio su Bogdanovic, lo stoppa, e dall’altro lato del campo Tatum segna la tripla del vantaggio decisivo per i suoi.

CELTICS-PACERS: COSA ASPETTARSI?

La serie ora si sposterà ad Indianapolis. I Pacers avranno il favore del tifo in una gara 3 che sarà fondamentale. Sarà infatti decisiva per il risultato della serie: se Boston dovesse andare sul 3-0 i giochi sarebbero praticamente conclusi. Nel caso in cui Indiana vincesse, portandosi sul 2-1, avrebbe dalla sua l’inerzia e l’entusiasmo dei tifosi amici per andare anche a pareggiare la serie in gara 4.

Il file rouge dei primi due incontri sono state chiaramente le difese, che hanno prodotto punteggi così bassi. Entrambe le squadre si sono dimostrate abili ed efficaci nel difendere il proprio ferro. Allenatori e giocatori hanno dimostrato rapidità di pensiero nella gestione dei cambi difensivi, molto spesso efficaci, anche in caso di mismatch del tipo lungo su guardia.

L’unico giocatore che è riuscito ad eludere più e più volte le chiusure difensive, costruendo tiri efficaci per sè ed i compagni è stato Kyrie Irving. E’ proprio la superstar con il numero 11 l’arma in più di Boston, in grado di creare occasioni dal nulla e di rendere vani gli ottimi movimenti difensivi avversari.

Indiana, purtroppo, ha perso per infortunio l’unico giocatore in roster ad essere davvero in grado di gareggiare con Irving in questi aspetti del gioco: Victor Oladipo. Ai Pacers servirà dunque continuare a giocare di squadra e cercare di difendere al massimo, per provare a superare una compagine con le stesse caratteristiche, ma che ha, in più, un uomo a cui guardare nei momenti difficili.

Irving: “Dobbiamo lavorare sui dettagli, ci sono degli aspetti da migliorare”

Irving sui Celtics

Fondamentale vittoria per i Boston Celtics in Gara 2 contro gli Indiana Pacers. Con il 99-91 di questa notte, i Celtics si portano sul 2-0 nella serie, e va ad Indianapolis consapevole di aver mantenuto il fattore campo. I biancoverdi anche in Gara 2 hanno dovuto rimontare da una situazione di svantaggio in doppia cifra, questa volta però avvenuta nel 4° quarto, con un parziale di periodo di 31-12, dopo un rientro dall’intervallo negativo.

Grande prestazione di Kyrie Irving, trascinatore dei padroni di casa, che chiude con 37 punti (6/10 da 3), 7 assist e 6 rimbalzi. Ottima partita anche di Tatum, che nei PlayOff ci sta abituando a prestazioni molto superiori rispetto a quelle della RS; 26 punti per lui. Dall’altra parte, Bogdanovic è il top-scorer con 23 punti segnati (4/8 da 3), accompagnati da 8 rimbalzi.

Le parole di Irving e Tatum

Proprio i 2 giocatori decisivi per Boston, Irving e Tatum, hanno commentato brevemente la partita.

La giovanissima ala si è limitata a:

Ecco, questo è proprio ciò che sono i PlayOff NBA!

In riferimento al finale concitato di gara, con la rimonta portata a termine da Hayward e compagni.

Irving invece pensa a ciò che ancora si deve migliorare. Ecco le sue parole:

Questo atteggiamento e queste giocate sono ciò che ti portano alla vittoria. E’ fondamentale l’attenzione ai dettagli, al fare le piccole cose che poi si rivelano decisive. Ma sicuramente ci sono diverse cose su cui dobbiamo migliorare.

L’ex GM dei Cavs David Griffin “vede” un futuro per Kyrie Irving ed i Brooklyn Nets

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David Griffin, ex General Manager dei Cleveland Cavaliers, “vede” un futuro per Kyrie Irving ed i Brooklyn Nets.

Tyler Conway di bleacherreport.com riprende alcune dichiarazioni di Griffin, oggi analyst per NBATV, secondo le quali Irving gradirebbe la soluzione Brooklyn, qualora dovesse decidere di lasciare i Boston Celtics in estate.

Credo che (Kyrie Irving, ndr) apprezzi quanto fatto in questi anni dai Brooklyn Nets, in termini di cultura e progetto” Così Griffin “E credo che Brooklyn rappresenti per Kyrie una soluzione migliore per il suo modo di vedere le cose“.

I Brooklyn Nets avranno in estate lo spazio salariale sufficiente per attrarre in città uno dei grandi nomi della prossima free agency. Il reparto guardie attualmente a disposizione di coach Kenny Atkinson è forte di D’Angelo Russell, Spencer Dinwiddie (fresco di rinnovo triennale) e Caris LeVert, giocatore poco utilizzato in stagione a causa di un grave infortunio ma atleta su cui la franchigia guidata dal GM Sean Marks punta molto.

Russell diventerà a sua volta restricted free agent in estate. L’ex Lakers è reduce dalla migliore stagione in carriera, coronata dalla prima partecipazione all’All-Star Game, e probabilmente culminante con la prima qualificazione ai playoffs dei Nets dal lontano 2014\15 (Brooklyn è attualmente settima nella Eastern Conference, con un record di 39-38).

Brooklyn accarezza i Playoff, Boston KO, Atkinson: “Non tiriamoci indietro”

Borsino playoff.

Al Barclays Center di Brooklyn, i Nets hanno ottenuto una vittoria fondamentale in chiave Playoff contro i Boston Celtics, per 96-110. Sono infatti ora settimi, a 0.5 partite dal sesto posto dei Detroit Pistons, ma solo a +1 dal nono, degli Orlando Magic. La lotta è quanto mai serrata, ed ogni partita ha un’importanza enorme.

La partita è stata equilibrata fino all’intervallo. Le squadre sono andate a riposo sul 48-49 per la compagine casa, che però, rientrata in campo, non si è più guardata indietro ed è rimasta in vantaggio fino alla fine del match.

Fondamentali in questo senso sono stati i 20 punti segnati nel terzo quarto da D’Angelo Russell. L’ex playmaker dei Los Angeles Lakers, che ha segnato 29 punti questa notte, sta avendo un stagione incredibile.

E’ stato nominato All-star per la prima volta in carriera ed è in corsa con Paskal Siakam dei Toronto Raptors per il premio di Most Improved Player. Sta infatti viaggiando su medie da 20 punti e 7 assist a notte.

I Playoff a Brooklyn? Crediamoci, con calma, ma neanche troppa

I Nets sono entrati seriamente in lotta Playoff dopo aver giocato molto bene nel mese di Gennaio, vincendo 11 partite su 20 disputate. Da allora, inevitabilmente, le aspettative Postseason, che in questo senso a inizio stagione erano nulle, si sono alzate di molto.

Di questo ha parlato Richard Jefferson, il campione NBA 2016 è stato, tra le altre, anche un ex giocatore dei Nets, allora con sede in New Jersey. Oggi fa l’opinionista televisivo, e per YESNetwork ha sostenuto:

“Le cose sono cambiate molto tra dicembre e gennaio. Questa non è più una bella storia alla “feel good”, ora ci sono aspettative precise per la squadra. Se non dovessero andare ai Playoff passeremmo tutti dall’essere contenti per questo gruppo all’essere delusi”.

Ha poi discusso i metodi di sviluppo della franchigia:

“I giovani stanno facendo così bene perchè la squadra non ha mai veramente tankato: non avevano le loro scelte. Così negli anni sono sempre scesi in campo per giocarsela sul serio senza limitazioni, e i risultati sulla crescita si stanno vedendo”.

Coach Kenny Atkinson ha invece dichiarato per TheAthletic.com:

“Non siamo mai stati favoriti o ben visti da nessuno per quanto riguarda la Postseason, è un buon modo per prenderla. Non è un’offesa per me o per i ragazzi, semplicemente è così che è fatta la Lega”

Ha poi commentato le ultime cinque gare che attendono i suoi:

“Da adesso in poi ogni partita sarà una gara Playoff, dobbiamo guardala così. Ormai ci siamo, non possiamo tirarci indietro. Valgono tutte i Playoff, intanto era importante vincere questa”

Kyrie Irving: “Essere all’interno di una squadra è difficile. Vincere è difficile.”

Una delle più grandi delusioni di quest’anno in NBA sono i Boston Celtics. Si parla di delusione e non di fallimento, perché la squadra di Stevens ha raggiunto i PlayOff e ancora non si conosce il finale di stagione. Ma è evidente come ci si aspettasse ben altro da Irving e compagni. La squadra che l’anno scorso stupì tutti, senza i giocatori migliori, a competere con le più grandi squadre della Eastern Conference, non c’è più. Non si vede più un’anima, uno spirito combattivo, quella difesa fatta con il sangue agli occhi. Non c’è più tutto questo. Tante volte questa squadra ha buttato al vento partite già vinte, ha subito rimonte importanti, ha perso contro squadre molto meno talentuose. E alcune volte sembra non essere neanche scesa in campo, come questa notte.

La partita contro gli Spurs e le parole di Irving

La partita persa contro i San Antonio Spurs, la 4° sconfitta consecutiva, si è chiusa con i fischi del TD Garden. Perché Boston non è mai stata in partita, tranne qualche momento di orgoglio. Il risultato finale di 96-115 dice molto della partita. Dominante LaMarcus Aldridge con 48 punti, che ha fatto ciò che ha voluto.

Kyrie Irving, intervistato a fine partita, ha rilasciato queste enigmatiche dichiarazioni:

Vincere è difficile. Trovare il giusto clima all’interno della squadra è difficile. Non è semplice come sentire qualsiasi altro che dice cosa succede alla squadra. E’ difficile essere un atleta professionista, essere all’interno di un team e raggiungere qualcosa di fantastico

Celtics KO, Kyrie Irving critica Stevens: “Tutti raddoppiano Kemba Walker, noi no…”

Appena una settimana fa, i Miami Heat avevamo ottenuto una vittoria chiave sugli Charlotte Hornets di Kemba Walker, tenendo gli uomini di coach James Borrego ad appena 75 punti segnati.

Eick Spoelstra e gli Heat avevano sistematicamente raddoppiato la star avversaria su ogni pick and roll, costringendo Walker a liberarsi del pallone e lasciando spazio agli esterni degli Hornets. Una scelta tattica non perseguita dai Boston Celtics in occasione della sconfitta per 124-117 allo Specrtum Center di Charlotte, North Carolina.

A Charlotte, un Kemba Walker da 36 punti, 11 rimbalzi e 9 assist trascina i suoi Hornets (33-39) ad una vittoria in rimonta che tiene vive le pur esigue speranze di post-season. Sotto di 18 lunghezze (112-94) a 8 minuti dal temine, gli Hornets mettono assieme un parziale da 30-5 e chiudono la gara nei secondi finali.

18 dei 36 punti finali di Walker arrivano nel solo quarto periodo, quando coach Brad Stevens decide di non raddoppiare i pick and roll centrali dell’ex star dell’università di UConn. Una scelta tattica che pare non aver convinto appieno Kyrie Irving:

Probabilmente avremmo dovuto raddoppiarlo di più, togliergli il pallone dalle mani, così come fanno tutte le altre squadre… ma non l’abbiamo fatto, e (Walker, ndr) ci ha puniti. E non è la prima volta che lo fa, contro di noi, quindi nessuna sorpresa

31 punti a fine gara per Irving, il migliore dei suoi assieme a Jaylen Brown (29 punti in uscita dalla panchina, con 5 su 6 al tiro da te punti). La sconfitta di sabato notte è la terza consecutiva per Boston, e relega i Celtics (43-30) al quinto posto nella Eastern Conference, ad una gara di distanza dagli Indiana Pacers.

La partita era finita ad inizio quarto periodo” prosegue Kyrie Irving “Abbiamo smesso di giocare, abbiamo rallentato e ad un tratto è diventata una partita punto a punto, con l’inerzia tutta dalla loro parte“.

Thomas: “Io e i Celtics probabilmente avremmo già vinto un titolo insieme”

La notte appena trascorsa è stata quella del ritorno di Isaiah Thomas a Boston. I Denver Nuggets sono venuti al TD Garden, battendo i Celtics per 114-105. 7 minuti e nessun punto per Thomas, sempre più ai margini della rosa della franchigia del Colorado. L’ex numero 4 dei biancoverdi però ha vissuto una notte davvero indimenticabile. Il video tributo che gli è stato dedicato è stato molto emozionante, e la sua storia è un esempio per tutti. Un giocatore col suo fisico, che non ha mai avuto molta fiducia, arriva in una franchigia tanto gloriosa come quella dei Celtics e diventa l’idolo di tutti. E solo un infortunio all’anca lo ha fermato nelle finali di Conference contro i Cleveland Cavaliers.

Le parole post-game di Isaiah

Il nativo di Tacoma, dopo la vittoria contro i suoi Celtics, ha parlato ai media. Ecco le sue parole:

Io e i Celtics probabilmente avremmo già vinto un titolo insieme.

E probabilmente con la sua frase si riferiva alla stagione scorsa, con i Cavs più deboli e i Celtics con Tatum in più.

Ricordiamo che Thomas è stato scambiato da Danny Ainge nell’affare Kyrie Irving, e che il matrimonio con James e compagni non è stato dei migliori. Infatti, poco prima della trade deadline dell’anno scorso i Cavs lo hanno girato ai Lakers.

Irving su Tatum: “E’ speciale, lo esorto sempre a dare il massimo”

I Boston Celtics questa notte tornano in campo. Al TD Garden arrivano i Sacramento Kings che vorranno vendicare la sconfitta subita dai biancoverdi qualche giorno fa. I Celtics sono reduci da un viaggio ad Ovest andato bene: 3 vittorie e 1 sconfitta. L’obiettivo di Boston è quello di arrivare terzi in classifica, così da avere il vantaggio del fattore campo. Philadelphia e Indiana possono essere superate, quindi Irving e compagni sono concentrati su questo obiettivo.

Irving su Tatum

Proprio Kyrie Irving ha rilasciato una intervista riguardo il suo rapporto con Jayson Tatum.  Ecco le sue dichiarazioni molto interessanti:

Ci sono 6 anni di differenza tra noi, ma spesso abbiamo lo stesso punto di vista. Quando parlo con lui lo esorto sempre a dare il meglio. Ha le capacità per diventare grande. Gli dico spesso di dare tutto per raggiungere i suoi obiettivi. Spesso gli dico: “io e te dobbiamo raggiungere la gloria. Quando arriverà il momento decisivo ho bisogno che tu stia con me.” Ho un rapporto diverso con ognuno dei miei compagni, e ancor di più con lui perché è speciale

Parole al miele quindi per Tatum. E queste frasi non possono far altro che far piacere ai tifosi dei Celtics, che sognano di vedere la coppia Irving-Tatum (e magari qualche altro All Star) ancora per molto tempo.

Charles Barkley: “Kevin Durant e Kyrie Irving non sono adatti a New York”

Come sempre non nuovo alle posizioni tranchant, Charles Barkely prende posizione su Kyrie Irving e Kevin Durant, la coppia di free agent più ambita del prossimo mercato estivo, che si aprirà in prossimità del draft NBA 2019 (20 giugno 2019).

Intervistato da Jimmy Traina durante il podcast “SI Media podcast” per SportsIllustrated, Barkley ha messo in discussione le doti di “public relations” dei due giocatori, da mesi accostati ai New York Knicks.

La squadra del proprietario James Dolan si presenterà alla prossima free agency con l’ambizioso piano di portare due star di assoluto livello in città, in maglia bianco-blu-arancio, e Kevin Durant e Kyrie Irving appaiano le opzioni numero 1 e 2 per il rinnovato front office dei Knicks guidato dal Presidente Steve Mills e dal GM Scott Perry.

Charles Barkley su Durant e Irving: “NY non fa per voi”

L’ex giocatore di Philadelphia 76ers e Phoenix Suns non ritiene infatti che Irving e Durant siano dotati della necessaria pazienza ed addirittura durezza mentale per sopportare la pressione mediatica attorno ai New York Knicks:

Non credo che Kyrie Irving e Kevin Durant siano abbastanza tosti da poter giocare a New York. Kyrie è davvero un buon giocatore, Durant è un grande giocatore, ma sinceramente non credo che New York e faccia per loro, non credo ne siano in grado. Voglio dire, sono due giocatori che si lamentano delle domande che i giornalisti gli fanno come possono avere successo nella Grande Mela che vive di questo?

– Charles Barkley su Durant e Irving –

Spiega poi Barkley: “Cosa direi loro se mi chiedessero un consiglio? Gli direi di lasciare perdere, probabilmente: non siete abbastanza tosti per New York“. Kyrie Irving e Kevin Durant, tra i giocatori NBA maggiormente sotto i riflettori mediatici, hanno mostrato in in più di un’occasione in questa stagione una sorta di mal sopportazione verso le insistenze dei cronisti.

Insistenze derivate dalla free agency imminente dei due All-Star e campioni NBA. Nei giorni successivi la celebre lite tra Draymond Green e Durant, l’ex star degli Oklahoma City Thunder si era rifiutato di rispondere a domande sull’argomento, contribuendo suo malgrado a “minare” la serenità dello spogliatoio, e l’immagine pubblica dei Golden State Warriors e delle sue altruiste star.

Kyrie Irving, che diventerà free agent a luglio e sarà eleggibile per un’estensione contrattuale quinquennale al massimo salariale con i Boston Celtics, si è sovente lasciato andare in stagione a “tirate pubbliche” contro i suoi compagni in occasione di alcune sconfitte pesanti, mettendo a dura prova i rapporti con giocatori come Jaylen Brown e Gordon Hayward.

Sibillini anche gli accenni di Irving alle sue intenzioni estive. Dopo aver di fatto sposato la causa bianco-verde in apertura di stagione, l’ex giocatore dei Cleveland Cavaliers ha poi in alcune occasioni ritrattato quanto affermato, rimandando ogni decisione ai primi giorni d’estate 2019.

Kyrie Irving: “Ho sbagliato nella gestione della comunicazione durante l’anno”

Questa notte i Boston Celtics hanno chiuso il loro ciclo di partite ad Ovest. Il viaggio nella costa opposta degli Stati Uniti è andato complessivamente bene: la sconfitta contro i Clippers (che è brutta sopratutto per l’aspetto difensivo, e non per la sconfitta in sé che può starci) non cancella le grandi prestazioni di Irving e compagni contro Kings, Lakers e Warriors. I Celtics tornano ad Est consapevoli di poter ancora raggiungere il quarto e il terzo posto, e di servirsi quindi di un importante fattore campo ai PlayOff.

Le parole di Kyrie Irving

Prima della partita contro Gallinari e compagni, Irving ha rilasciato delle dichiarazioni molto interessanti. Ha parlato della gestione delle sue parole durante la stagione. Ecco ciò che ha detto:

Il modo in cui ho gestito questa cosa non è stato perfetto. Ho fatto diversi errori a riguardo di cui mi assumo tutte le responsabilità. Non ho detto sempre le cose giuste nei momenti giusti. Non ho mai voluto sopraelevarmi rispetto agli altri. Sono un essere umano che commette degli errori. Spesso ho reagito in maniera istintiva, e ho sbagliato. Non sono questo tipo di persona.