Non solo Zion: quanti talenti usciti da Duke University…

Duke University

Il numero 1 di Duke University, Zion Williamson, sta deliziando tifosi, scout ed addetti ai lavori della pallacanestro statunitense. In effetti, le cifre del nativo di Salisbury, nei 600 minuti in cui ha messo piede in campo, sono a dir poco sorprendenti. 22.3 punti, 9 rimbalzi, 2 recuperi e 2 stoppate di media. Ma se dovessimo concentrarci solamente sui suoi numeri, staremo tralasciando un aspetto fondamentale del personaggio in questione. Con una struttura di 129 kg per 198 cm, il diciannovenne in maglia Blue Devils riesce a combinare la sua prestanza fisica ad una straordinaria esplosività. Il risultato è questo

 

Tutti gli indizi portano ad un’unica conclusione: Zion verrà scelto tra le prime chiamate al Draft del 2019 (quasi tutte le previsioni lo danno per favorito alla numero 1). D’altronde, il talento di questo ragazzo era già stato scovato alla Spartanburg Day School in South Carolina, proprio come tutte le giovani promesse. Sono molte le università che si fanno avanti per i ragazzi provenienti dalle high school statunitensi, soprattutto se nascono e crescono in uno degli stati federali limitrofi. La competizione in questo mercato è spietata, soprattutto quella tra i due più rinomati atenei dell’intero panorama cestistico americano: Duke e North Carolina. Avversarie sul campo, quanto nel recruitment dei migliori liceali nel contesto della palla a spicchi.

Williamson, come molteplici altre stelle liceali americane, ha riposto la sua scelta in Duke University. I motivi sono vari. Tra questi, di certo, vi è la presenza del noto coach Mike Krzyzewski, che ha vinto di tutto nei suoi 39 anni fin ora trascorsi con i Blue Devils. La domanda sorge spontanea. Quale sarà l’impatto di Zion Williamson nel mondo NBA? Riuscirà a lasciare il segno e diventare a tutti gli effetti un all star? Molti talenti coltivati da coach K a Durham hanno avuto un impatto più che positivo nella lega. Si sono resi protagonisti a livello personale e di squadra. Tra questi, occorre ricordare coloro che si sono distinti maggiormente negli ultimi venticinque anni a livello di performance e di vittorie. Una premessa: vengono considerati i giocatori che hanno giocano in NBA almeno 5 anni.

GRANT HILL (pick n.3 al Draft del 1994)

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L’ala piccola texana vince due tornei NCAA consecutivi con i Blue Devils (1991 e 1992) con la maglia numero 33, che verrà poi ritirata. Approda nella Lega con numerose aspettative sul suo conto: uno così avrebbe vinto sicuramente qualcosa. Eppure, tra i vari riconoscimenti ricevuti dal nativo di Dallas, manca proprio il più importante: l’anello NBA. Vince il Rookie of the Year a Detroit, dove trascorrerà sei stagioni con medie punti che si incrementano di anno in anno (dai 19.9 del primo ai 25.5 dell’ultimo). Scorer, rimbalzista, difensore: per i suoi tempi, era una pedina fondamentale da aggiungere allo scacchiere per una squadra da titolo. Passa agli Orlando nel 2000 dove trascorrerà uno dei periodi più tormentati della sua vita. I vari infortuni gli faranno saltare buona parte delle stagioni negli anni in cui avrebbe potuto maggiormente incidere. Durante il suo periodo in Florida verrà dunque etichettato come “vecchio” ed è per questo che nel 2008, da free-agent non sa se ritirarsi o provarci di nuovo. Firma un contratto da 1.97 milioni con i Phoenix Suns e decide di rimettersi in gioco. E’ la scelta giusta, sono i Phoenix di Nash e Stoudemire, quelli del seven seconds or less di D’Antoni che incantano i palcoscenici NBA, arrivando ad un passo dalla finale NBA nel 2010. Chiude la carriera ai Clippers nel 2012. I suoi numeri dicono 16 punti e 6 rimbalzi di media nelle 18 stagioni (di cui 7 da All-star e una da miglior quintetto della Lega). Entra nella Hall of Fame nel 2018.

ELTON BRAND (pick n.1 al Draft del 1999)Risultati immagini per elton brand

L’ala grande newyorkese approda ai Chicago Bulls dopo essere stato eletto il miglior giocatore collegiale nel suo anno da sophemore con i Blue Devils. Anche lui vince il premio di Rookie of the Year, con una doppia doppia di media (20.1 punti e 10 rimbalzi. Cifre che ripeterà l’anno successivo). Dopo due stagioni a Chicago, la dirigenza lo spedisce a Los Angeles, sponda Clippers. Nei suoi 7 anni trascorsi nella franchigia di Donald Sterling vanterà due apparizioni all’All-Star game (2002 e 2006) e sfiorerà il premio MVP del 2006 poi vinto da Steve Nash. Grazie ai colpi della robusta ala fabbricata dai Blue Devils, i Clippers torneranno ai playoff dopo 30 anni. Nonostante i suoi 25.4 punti e 10.3 rimbalzi di media, quell’anno, il team di Mike Dunleavy Sr. si arrenderà al secondo turno contro i Phoenix Suns, dopo un’asfissiante gara 7. Nel 2008 approda ai Philadelphia 76ers, con un quinquiennale da 82 milioni. Purtroppo, è la fase discendente della sua carriera. Una parentesi, quella della città dell’amore fraterno, da 13.3 punti e 7.4 rimbalzi con due apparizioni a playoff. Dopo una stagione ai Mavericks e due agli Hawks, firmerà di nuovo per i 76ers, dove annuncerà il suo ritiro.

COREY MAGGETTE (pick n.13 al Draft del 1999)

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La shooting guard dell’Illinois si rende eleggibile dopo un solo anno a Duke University, nello stesso Draft del suo compagno, nonché amico, Elton Brand. Il primo anno agli Orlando è sottotono e viene scambiato nel giugno del 2000, approdando così ai Los Angeles Clippers. I primi due anni nella west coast sono complicati per la guardia di Melrose Park. E’ all’arrivo del suo ex compagno ai tempi dei Blue Devils che Maggette mette in mostra la sua classe innata e il suo talento spregiudicato con un massimo di 22.2 punti nella stagione 2004-2005. Molti lo ricordano come un solista che preferiva sfidare gli avversari in uno contro uno piuttosto che passare il pallone. Forse è uno dei motivi che innesca la faida con il coach Dunleavy Sr. che lo spedirà dritto alla Baia. In due anni con i Warriors registra una media di 19.3 punti e 5.4 rimbalzi. Le ultime tre stagioni saranno continui alti e bassi tra Milwaukee, Charlotte e Detroit. Sebbene fosse disprezzato da molti per il suo modo di giocare, la spettacolarità della guardia nordamericana non è mai stata oggetto di discussione. E qui sotto trovate il perché…

 

SHANE BATTIER (pick n.6 al Draft del 2001)

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Difensore asfissiante, tiratore dall’angolo infallibile. Shane Battier aveva già lasciato degli indizi nei suoi 4 anni trascorsi con Duke University che non sarebbe stato un giocatore qualunque. Dopo aver vinto il titolo NCAA del 2001, viene scelto dai Memphis Grizzlies dove mette in mostra tutta la sua versatilità. Qualsiasi ruolo gli fosse assegnato, lui lo portava a termine. Il tipico 3 & D che occorre ad una squadra per vincere un titolo. Ne ha vinti ben due (2012 e 2013) il nativo di Birmingham (Michigan) con quei gloriosi Miami Heat guidati da Lebron James. Probabilmente, il nostro Shane ne avrebbe potuti collezionare anche di più, se Tracy McGrady e Yao Ming non fossero stati tormentati dagli infortuni durante le cinque stagioni in Texas. Registra 14.4 punti nel suo anno da rookie, che rimane il suo massimo in carriera. Non uno scorer, ma un vincente.

 

 

 

CARLOS BOOZER (pick n.35 al Draft del 2002)

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Anche la power forward di Juneau (Alaska), Carlos Boozer, conquista il titolo NCAA nel 2001. Ma, a differenza del suo compagno di squadra Shane Battier, decide di candidarsi al Draft un anno dopo e viene scelto dai Cleveland Cavaliers. Giocatore solido e affidabile, con un impeto agonistico dai pochi eguali. Proprio come tutti i migliori prospetti di Duke, mostra segnali di crescita progressivi, grazie al suo impegno e alla sua costanza. Anno dopo anno i suoi numeri crescono, le apparizioni tra gli all-star si incrementano e Carlos si afferma una delle ali grandi più complete del panorama NBA. Dai Cavs passa ai Jazz, dove formerà, assieme a Deron Williams, una delle coppie che Salt-Lake City farà fatica a dimenticare. In quei sei anni nello Utah mette a segno 19.3 PTS e 10.5 REB di media, trascinando la squadra di Jerry Sloan per quattro annate consecutive ai playoffs. Nell’estate del 2010 passa ai Bulls, dove intravede la possibilità di chiudere la sua carriera NBA con un anello al dito (Derrick Rose story though…). Anche a Chicago il suo contributo risulta vitale per le sorti del team guidato da Tom Thibodeau: difesa, tiri dalla media, solidità al

JJ REDICK (pick n.11 al Draft del 2006)

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La small guard di Cookeville (Tennesee) attrae l’attenzione di parecchi scout NBA durante il suo periodo a Durham. Vince parecchi riconoscimenti a livello personale e di squadra tant’è che la sua maglia, la numero 4, verrà ritirata da Duke University. Una promessa dal futuro prospero, dotata di talento e dedizione al miglioramento continuo. Non molti, tuttavia credono che l’NBA sarà il suo palcoscenico: il suo fisico è docile e di guardie tiratrici la Lega è piena zeppa. Ma Orlando crede in lui e per ben 7 stagioni. Sembra che i suoi detrattori non avessero poi così tanto torto: tira da distanze siderali, difende alla perfezione, ma non è abbastanza. Quando sei alto 192 cm e giochi nell’NBA devi fare ben di più. Lui non ci sta e cambia completamente contesto: i Los Angeles Clippers. Squadra con potenzialità da titolo che ha bisogno di un solido tiratore. Lui perfeziona la sua arte, la rende quasi impeccabile: 47% fuori dall’arco nelle 4 stagioni in California. Il gioco si evolve e il tiro dalla lunga distanza diventa essenziale per qualsiasi squadra. Redick ha la sua rivincita e ottiene la media punti migliore in carriera in questa sua ultima esperienza a Philadelphia (17.8 PTS), a 34 anni. E chissà, magari un titolo non tarderà ad arrivare…

 

KYRIE IRVING (pick n.1 al Draft del 2011)

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La point guard nativa di Melbourne (Australia) ancora la sua storia nella Lega la deve scrivere. Tuttavia, della breve esperienza sui campi da gioco del talento di 191 cm, qualcosa ci è già pervenuto. Nelle 11 partite giocate con i Blue Devils, Irving scrive 17.5 PTS, 1.4 STL, 4.3 AST. Movimenti armoniosi, classe innata, cambi di velocità spaventosi: se sa sfruttare le sue carte, può diventare una stella. Cleveland non ci pensa due volte e lo sceglie alla numero uno. Non sbaglia. Dipinge basket d’autore con appoggi a tabellone, crossover spezza-caviglie, canestri nel clutch time: sembra di vedere un veterano, ma è semplicemente un rookie. Lebron James capisce che è il momento giusto di tornare per poter aspirare in grande a Cleveland. Il duo Lebron-Kyrie rimane così alla storia come una delle coppie più produttive della storia NBA.

Proprio Kyrie Irving è un giocatore che non ha avuto bisogno dei primi anni di assestamento in NBA per poter mettere in mostra il suo talento. E’ quello che sta dimostrando Jayson Tatum, anche lui giovane sfornato da Duke nella classe Draft del 2017. Ed è quello che ci si aspetta da Zion Williamson, classe Draft 2019: we are waiting for you!

Free agency Kyrie Irving, Ainge convinto della permanenza a Boston

Irving su Belinelli

Il futuro di Kyrie Irving sarà ancora a Boston, almeno secondo Danny Ainge. Il President of Basketball Operations dei Boston Celtics ha fatto sapere di essere convinto che il primo 1 luglio, con l’apertura della free agency, il “matrimonio” tra Irving e i Celtics sara ufficializzato.

 

“Il modo in cui ho visto la situazione è che penso che molte persone, a causa dell’annuncio di Kyrie all’inizio dell’anno, pensavano che fosse un matrimonio”, ha detto Ainge alla radio sportiva Boston 98.5 The Sports Hub, “Penso che per ora sia più come un fidanzamento ma ci sposeremo il 1° luglio. Da quanto ho capito parlando con Kyrie, penso che questo fidanzamento sia ancora attivo, per quanto ne so, ma non possiamo firmare quel contratto fino alla prossima estate”.

 

Free Agency Kyrie Irving: molto dipenderà da Anthony Davis?

 

Nonostante le dichiarazioni ottimistiche dell’ex coach dei Phoenix Suns, le ormai celebri parole di Irving “Ask me July 1st”, lasciano aperta una grande possibilità che il n°11 dei Celtics decida di rifiutare la player option per la prossima stagione, uscendo dal proprio contratto per testare la free agency.

 

Anche in questo caso, Boston sembrerebbe la squadra favorita per rifirmarlo, ma i rumors su una possibile trade di Anthony Davis hanno cambiato tutti i piani.

 

In caso di approdo a Boston in estate del lungo di New Orleans, Irving farebbe certamente un altro passo verso la permanenza, ma altre intriganti ipotesi si sono fatte strada nell’ultimo periodo.

 

Quella certamente più interessante riguarda un suo possibile passaggio ai Los Angeles Lakers di LeBron James, con cui il play ha riallacciato i rapporti dopo il brutto addio ai tempi di Cleveland.

 

Tralasciando i vari rumors di mercato però, un altro ruolo chiave nella decisione di Irving sarà certamente rappresentato dai risultati sul campo ottenuti dalla franchigia del Massachusetts, attualmente quarta nella Easter Conference dopo la sconfitta contro i rivali di sempre, proprio i Los Angeles Lakers.

Celtics-Lakers: l’ex Rondo beffa Boston sulla sirena

LA Lakers-Rajon Rondo, LeBron James and Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden

Game 55 Recap: Celtics-Lakers

Poche ore dopo la trade deadlinequa lo speciale di NBAPassion – al TD Garden si affrontano per la trecentosessantatreesima volta, tra RS e PO, i Boston Celtics ☘️ (35-19) ed i Los Angeles Lakers 💜🧡 (27-27), da oltre settant’anni la sfida per eccellenza della Lega.

Ron Artest and Kevin Garnett, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden
Ron Artest and Kevin Garnett, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden (Elise Amendola, AP Photo)

Le due rivali sono state anche le protagoniste della prima tappa della corsa ad Anthony Davis, alla fine rimasto in Louisiana. I C’s al momento hanno ceduto Jabari Bird, sondano con attenzione ai prossimi buyout e si candidano per l’acquisizione di The Brow durante l’estate.

I lacustri hanno puntellato il roster acquisendo Reggie Bullock dai Pistons in cambio di Svi Mykhailiuk e Mike Muscala – appena arrivato dai 76ers – dai Clippers cedendo Michael Beasley e Ivica Zubac. Ad incombere ora sul futuro dei californiani, è il free agent Melo Anthony.

I gialloviola, reduci dal blowout in casa dei Pacers, al momento sarebbero fuori dai playoff e non possono lasciare più niente per strada. Con Lonzo Ball out ed i nuovi arrivi ovviamente indisponibili, scelte obbligate per Walton che schiera Rondo, Ingram, LBJ, Kuz e McGee.

I Celtics con cinque successi consecutivi hanno affiancato Indiana al terzo posto della Eastern Conference e non vogliono certo fermarsi qua. Stevens non ha problemi e schiera Irving, Tatum, Smart, Morris ed Horford.

 

Celtics-Lakers, Stephenson tiene a contatto i suoi

 

Nei primi minuti della gara i lacustri si affidano agli isolamenti di LeBron ed Ingram, che alternano soluzioni personali a servizi per i compagni, entrambe le scelte non pagano perché i Lakers sono imprecisi e segnano solo quattro dei primi quattordici tiri tentati.

Boston pur non brillando attacca in maniera ordinata, si poggia su Tatum – a segno con il classico fadeaway ed in penetrazione – e riesce a distendersi in transizione. In difesa però concede seconde chance agli ospiti che restano a contatto. 9-11 con 6’48” da giocare nel quarto.

I primi cambi della gara sono KCP e Chandler per Rondo e McGee da una parte, Hayward per Smart dall’altra.

James, dopo aver subito un recupero da Irving, completa un gioco da tre punti in transizione cui replica subito Horford. Kyrie invece fatica a trovare la via del canestro e viene stoppato da Tiny Dog prima e Kuzma poi.

Con l’ingresso di Lance per Kuz e Brown e Rozier per Morris e Smart si completa la sequenza dei cambi.

L’attacco californiano fatica, non riuscendo a costruire buoni tiri a difesa schierata. Dalla lunetta poi le percentuali sono subito disastrose (2/7). 13-20 con 3’10” sul cronometro. A scuotere i gialloviola ci pensa Lance Stephenson, a segno due volte dall’arco prima e dopo la tripa di Rozier.

Dopo quattro errori, Ingram…

…si sblocca e con Born Ready segna i canestri che chiudono la frazione, 24-30.

Tutto troppo facile per i verdi, che hanno assistito quasi tutte (9 su 10) le conclusione realizzate ed hanno surclassato in contropiede (8-0) gli avverarsi. Notte fonda per tutti gli angeleni diversi di Lance, che combinano 6/21 dal campo e 3/9 dalla lunetta.

 

Celtics-Lakers, LeBron tiene vivi i lacustri

 

Il secondo periodo inizia nel segno di Terry Rozier vs Rondo. I due si scambiano triple – due per Scary, una per Rajon – e trash talking. McGee converte un paio di passaggi dei compagni, ma Jayson Tatum è on fire e segna tre canestri in poco più di cento secondi.

Dopo la tripla del prodotto di Duke, inevitabile il timeout per coach Luke Walton. 33-43 ad 8’51” dall’intervallo ed immediato rientro di LBJ.

JaVale non contesta sul perimetro Theis, mentre James, Ingram e Kuzma non riescono a trovare la via del canestro. Boston dilaga grazie all’inarrestabile Jaylen Brown, che vola due volte in contropiede prima di segnare la tripla del 35-53 a meno di sette minuti dalla fine del tempo.

Dopo aver provato la zona, Walton tenta la carta small – Lance, KCP, Ingram, LBJ e Kuz – per aumentare le spaziature e cambiare meglio in difesa, ma dopo qualche minuto – e gap invariato – torna sui suoi passi inserendo Chandler.

Sotto di diciotto lunghezze, per evitare la fine prematura della gara LeBron James prova a prendere completamente nelle sue mani l’attacco gialloviola: il quattro volte MVP segna da lontanissimo, serve Lance e due volte KCP sul perimetro, prima di schiacciare…

…in contropiede l’alley-oop alzatogli da Ingram. 54-61 a 2’10” dalla pausa lunga.

L’ex Cavs ed Heat rifiata e fallisce due liberi, Gordon Hayward stoppa il rientro lacustre (13-2 il parziale) prima delle triple di Lance ed Horford che chiudono il tempo, 57-66.

Con LeBron a suonare la carica, dodici punti in transizione, nessuna persa e cinque triple i californiani riescono a restare in scia dei Celtics, che dopo l’uscita di Tatum pagano i troppi errori di Irving (2/10).

 

Celtics-Lakers, gialloviola on fire 🔥

 

Al rientro dalla locker room, i lacustri sembrano più determinati e concentrati sulla fase difensiva. Persino JaVale McGee prova ad andare oltre la stoppata in aiuto e contesta qualche tiro dalla lunga distanza. Con due canestri dell’ex Warriors e due triple di Kuzma, lo svantaggio si riduce a sole tre lunghezze, 67-70.

James assiste ancora i due: il lungo nel pitturato, il sophomore oltre l’arco.  Kyle Kuzma è caldo e segna la quarta tripla 🏀🏀🏀 in altrettanti minuti e riporta avanti i Lakers. Risponde dai 7.25 Irving, che impatta a quota 75 a metà quarto.

Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden
Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

La gara è equilibrata, anche perché entrambe le difese concedono spazio sul perimetro. Alla tripla ed il layup di Rondo risponde Tatum convertendo l’and-one, mentre a quelle di Ingram e Kentavious Caldwell-Pope
controbatte il positivo Daniel Theis, 86-85 con quattro minuti da giocare nel quarto.

LeBron, in step-back, e KCP realizzano l’ottava e la nona tripla gialloviola della frazione, mentre Irving fatica a segnare dal campo contro le lunghe leve di Brandon Ingram. Beantown resta a contatto grazie all’energia del lungo tedesco, prima del layup di Rondo che chiude il periodo, 99-93.

Dodici minuti irreali per i Lakers: 42 punti segnati (+15), 9/13 dall’arco. Incredibile. Come il 4/14 dalla lunetta.

 

Celtics-Lakers, finale al fotofinish

 

Walton vara forse il peggior quintetto possibile – Rondo, Lance, KCP, Hart e McGee – in termini di assortimento ed efficacia difensiva e difatti Boston torna in vantaggio in meno di due minuti. Brown corregge un errore di Tatum prima di colpire dall’arco, Theis manda per farfalle McGee prima di schiacciare. 101-102, timeout e rientro di LBJ per Hart.

Sfruttando il pessimo timing di Rondo negli aiuti e nelle rotazioni, Rozier segna due volte dall’arco. Il play prova a riscattarsi in attacco, assistendo la schiacciata di Ingram. Theis dopo l’ennesimo tip stoppa proprio Rajon, ma il rimbalzo è lacustre e termina nelle mani di James che segna da oltre i 7.25, 108-110.

Dopo aver raccolto il rimbalzo che certifica la tripla doppia, il nativo di Akron segna il -1 dall’arco, risponde l’ex compagno Irving, 113-117 a quattro minuti dal termine. Kyrie segna il liberi del +6, riuscendo ad accoppiarsi sempre con Kuzma, troppo lento per contenerlo.

Kyrie Irving and LeBron James, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden
Kyrie Irving and LeBron James, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden (Brian Babineau, NBAE via Getty Images)

Ingram e Kyle riportano a contatto i Lakers, Brandon sbaglia un libero mentre Uncle Drew è gelido. Dopo l’errore di Kuzma, Marcus Morris sfrutta gli spazi creati da Irving e segna dall’arco il primo tiro della sua gara, 118-124 con 1’24” da giocare.

Al rientro dal timeout, KCP non sbaglia e segna la tripla che dimezza lo svantaggio. Nel possesso seguente Irving perde la bussola e dopo qualche momento di confusione la palla giunge nelle mani di LeBron, che dall’angolo pareggia a 50″ secondi dal termine. 124 pari.

Tatum non sbaglia dalla lunetta, ma i gialloviola serbano per il finale la migliore azione della gara: tutti toccano la palla, James serve Rondo che penetra e scarica su Brandon. Tiny Dog trova l’extra pass per Kuzma che segna la tripla del +1 a 19″ dalla fine.

I Lakers scelgono di non commetere fallo e Kyrie Irving si conferma clutch e nonostante avesse faticato tutta la gara (5/20) segna il jumper del sorpasso ad 11″ dalla sirena. Sulla rimessa la palla non giunge nelle mani di LeBron, Ingram si avventura nel pitturato e viene stoppato – goaltending? – da Al Horford. I Celtics non controllano il possesso, Tyson Chandler la spizza fuori e viene raccolta da Rajon Rondo

…che segna il primo buzzer beater della sua carriera proprio contro la sua Boston. Finale 129-128.

 

Celtics-Lakers, tripla doppia per James

 

LeBron mette a tacere le polemiche sul suo reale stato di salute, giocando quasi 38 minuti senza risparmiarsi. James chiude con 28 punti (11/21 dal campo, 5/10 da tre, 1/5 ai liberi), catturando 12 rimbalzi e servendo altrettanti assist. Per il quattro volte MVP anche tre perse e tre recuperi.

Il canestro della vittoria – il primo in carriera al dodicesimo tentativo – e la buona prestazione al tiro, consentono – per una sera – di focalizzarsi sulle solite leggerezze difensive che hanno caratterizzato la prova di Rondo. Il grande ex chiude con 17+7+10, 3/4 dall’arco e tre perse.

Nonostante non abbia ancora recuperato a pieno dal problema all’anca, la prestazione di Kuzma è stata la migliore delle ultime uscite. La sparata di Kyle nel terzo quarto e la tripla nei minuti finali sono stati fondamentali. Come per Rondo le difficoltà difensive passano in secondo piano, anche se rispetto al compagno quantomeno c’è l’applicazione. Per Kuz 25+5 con 10/21 al tiro e 5/8 dall’arco.

Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden
Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

Quaranta minuti in campo per Ingram, chiusi con un Net Rating di +22.2 e un Plus/Minus di 18, il migliore dei lacustri con Chandler. Brandon ha faticato in attacco, non riuscendo ad essere efficace (4/14 dal campo, 2/6 dalla lunetta) salvo che nell’assistere i compagni. Dove si Tiny Dog si è fatto valere è stato in difesa, duellando per diversi tratti del match con Irving, che a fine gara ha riconosciuto la difficoltà nell’attaccare contro Slenderman. Per il #14 11+2+7 con 2 recuperi ed una stoppata.

Tanto efficace in attacco quanto lacunoso in difesa. McGee chiude con buoni numeri (17+8, 7/11) ma il Defensive Rating è impietoso: 140.0, per un Net di -36.7 oltre ad un Plus/Minus di -21.

Bene KCP, che chiude con 17 punti, 5/9 dall’arco ed alcune triple nei momenti chiavi della gara. Analogo discorso per Lance, con un minutaggio ridotto, che quando decide di non strafare dimostra di poter essere anche utile nelle rotazioni. Born Ready chiude con 17+2+2 e 3/8 da tre. Pochi minuti per l’acciaccato Hart.

Monumentale Chandler. La schiena lo tormenta, ma Tyson spende il gettone mettendoci più di quello che aveva. L’ex Suns chiude con l’irreale 51.3 di Net Rating oltre al miglior Plus/Minus della gara, +19.

Solite rotazioni allargate ed equilibrate per coach Brad Stevens, che schiera dopo Tatum ed Irving ben sette giocatori con minutaggi compresi tra i 19 ed i 26 minuti.

Top scorer dei verdi Irving (24+7+8) che fatica al tiro (6/21) ma è glaciale nel finale e dalla lunetta (10/10). Ottime prove anche per Tatum (22+10+5, 9/14 al tiro) ed il sorprendente Theis (20+6, 9/11). Bene dalla panca Brown (18, 7/10) e Rozier (19+4+6). Horford non brillante come le ultime uscite (12+7+2) mentre con Hayward (4+6+5) in campo Boston è sembrata più equilibrata. Imprecisi al tiro Morris (1/5) e Smart (2/10).

Box Score su NBA.com

 

Celtics-Lakers, Rondo emozionato

 

Il giorno dopo aver acquisito due tiratori, i lacustri realizzano 22 triple, nuovo record di franchigia. Sull’efficacia dall’arco i Lakers hanno costruito il rientro e l’allungo nella seconda parte di gara, compensando le difficoltà ad attaccare a difesa schierata.

Con le rotazioni accorciate, Walton ha dovuto concedere più minuti del necessario a LBJ oltre a schierare Hart. La difesa, priva di Lonzo, si è retta sull’esperienza di Chandler e la voglia di Ingram, che ha provato a difendere sia su Tatum che su Irving.

In attacco, LeBron nel momento del bisogno si è preso in mano l’attacco, producendo in prima persona oltre a coinvolgere i compagni. L’eroe di giornata però è Rondo, che a fine gara non nascone l’emozione per l’impresa realizzata:

<Che ci crediate o no, ho sempre sognato qualcosa del genere. Ma non l’avevo mai immaginato in questo modo. Tornare a casa, 13 anni dopo, dove tutto è iniziato. Wow.>

Sulla stessa lunghezza d’onda sia James…

<Essere qui al TD Garden, dove ha vinto un titolo ed ovviamente ha collezionato tanti ricordi, e riuscire a realizzare quel canestro… Beh dev’essere un finale storico per lui.>

…che Walton, che definisce l’epilogo della gara:

<Un finale perfetto.>

I Los Angeles Lakers tornano in campo Domenica 10,  21:30 italiane, per affrontare al Wells Fargo Center i Philadelphia 76ers.

 

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Kyrie Irving-rinnovo: i Celtics cautamente ottimisti

Irving su Belinelli

Il tema Kyrie Irving-rinnovo è sicuramente il più caldo al momento per i Boston Celtics, data l’impossibilità di imbastire una trade per Anthony Davis al momento. Secondo quanto riporta Zach Lowe di ESPN infatti i Celtics restano cautamente ottimisti riguardo al rinnovo contrattuale del loro playmaker, ma sono quantomeno scossi dalla scelta dei Knicks di liberare un secondo slot da massimo salariale con l’affare che ha portato Kristaps Porzingis in quel di Dallas; infatti i Knicks potranno dunque firmare due stelle in questa Free Agency e le recenti dichiarazioni su Kyrie Irving-rinnovo del diretto interessato fanno leggermente preoccupare la dirigenza biancoverde. Staremo a vedere cosa succederà questa estate, ma l’idea di formare un super team nella città della Grande Mela con Kevin Durant (o Jimmy Butler) e Zion Williamson potrebbe stuzzicare e non poco l’ex stella dei Cavs. Inoltre se i Knicks dovessero draftare Zion WIlliamson, potrebbero anche tentare l’affondo su Anthony Davis qualora non si sia ancora mosso da New Orleans, in quanto avrebbero giocatori del calibro di Kevin Knox, Dennis Smith Jr e lo stesso Williamson da offrire ai Pelicans.

Il futuro di Anthony Davis riaccende la rivalità tra Lakers e Celtics

Anthony Davis, New Orleans Pelicans

Lakers vs Celtics su Davis: la richiesta di trade fatta da The Brow ha riacceso la rivalità tra L.A. sponda gialloviola e Boston, poiché entrambe le franchigie sono interessate ad assicurarsi le prestazioni del prodotto di Kentucky.

 

Ricostruire la storia della rivalità per eccellenza dell’NBA richiederebbe l’equivalente di un’enciclopedia a fascicoli. tanti sono gli aneddoti, i fatti ed i personaggi che l’hanno costruita.

Per uscire dal basket giocato e narrato, basti pensare che il videogame della Electronic Arts – Lakers versus Celtics and the NBA Playoffs – rilasciato verso la fine dell’era Showtime vs Big Three è ancora tra i più giocati sui vari emulatori online. Così come la puntata Celtics/Lakers: Best of Enemies è tra le più apprezzate della serie 30 vs 30 della ESPN.

Lakers vs Celtics and the NBA Playoffs
Lakers vs Celtics and the NBA Playoffs © Copyright 1989 Electronic Arts

Dopo le Finals del 2008 e 2010, la rivalità si è sopita a causa della ricostruzione intrapresa da entrambe le franchigie. Con l’arrivo nell’estate 2017 di Kyrie Irving a Boston e di LeBron James a Los Angeles la scorsa estate, i protagonisti dello storico titolo dei Cavaliers 2016 hanno riportato sotto le luci della ribalta le due avversarie.

Lakers vs Celtics su Davis: la richiesta di trade

La storia è nota. Rich Paul – fondatore della Klutch Sports Group nonché agente ed amico di LeBron – ha dichiarato alla ESPN che il suo assistito non avrebbe firmato l’estensione contrattuale, oltre a richiedere una trade verso una squadra che gli avrebbe consentito di competere per l’anello.

Lo strappo tra Anthony Davis – per anni faro della franchigia della Louisiana – ed il front-office dei Pelicans giunge nel corso dell’ennesima deludente stagione disputata da New Orleans. Il GM Dell Demps contava sul fatto che i quasi novanta milioni di dollari e l’anno in più che avrebbe potuto mettere sul piatto rispetto alle altre pretendenti, gli avrebbe concesso un vantaggio nella trattativa per il rinnovo.

L’NBA si è subito mossa a tutela dei New Orleans Pelicans, multando Davis poiché il contratto collettivo vieta ad atleti ed agenti la richiesta pubblica di trade. Inoltre, le dichiarazioni di Paul hanno come scopo quello di indebolire la posizione contrattuale dei Pels.

La dirigenza della Louisiana in una nota stampa ha ribadito che se ci sarà una trade, sarà secondo le loro condizioni oltre a richiedere alla Lega di inasprire le sanzioni per tampering.

Lakers vs Celtics su Davis: le pedine di Ainge ☘️

Per il numero ed il valore degli asset a disposizione, i Boston Celtics sono stati sempre considerati come una delle pretendenti più credibili della prima scelta dell’NBA Draft del 2012.

Il GM Danny Ainge può utilizzare come pedine di scambio sia atleti di esperienza come Marcus Smart e Gordon Haiward che giovani promettenti come Jaylen Brown e, soprattutto, Jayson Tatum. I verdi possono poi disporre della scelta dei Clippers, della migliore tra quella dei Kings e 76ers oltre a quella dei Grizzlies, che è libera da protezioni nel 2021.

A complicare i piani della Beantown è stata la tempistica della richiesta di cessione dall‘entourage di Davis: il regolamento vieta alle franchigie di acquisire via trade due atleti che hanno firmato l’estensione contrattuale con la cosiddetta Rose Rule. In soldoni, Boston può acquisire The Brow dopo il 1° Luglio, quando Irving diventerà free agent, a meno di non inserire nella scambio lo stesso Uncle Drew.

A complicare le mosse dei Celtics c’è poi la volontà del diretto interessato. Secondo Shams Charania di The Athletic e Watch Stadium, per il prodotto di Kentucky Boston non sarebbe una destinazione gradita ma solo una tappa di passaggio. La destinazione preferita? Ancora Charania ha riportato che si tratta proprio dei Lakers.

Jayson Tatum and Anthony Davis
Jayson Tatum and Anthony Davis (Greg M. Cooper, USA TODAY Sports)

Come se non bastasse, nei giorni il papà del sei volte All Star ha dichiarato alla ESPN che non gradirebbe vedere il figlio indossare la canotta biancoverde:

<Non vorrei mai che mio figlio giocasse per Boston, dopo come hanno trattato Isaiah Thomas. Nessuna lealtà. Un ragazzo ha dato il cuore e l’anima per loro e lo hanno scambiato.>

Condivisibili o meno, le parole di Anthony Davis Sr. sembrano allontanare sempre più A.D. dal Massachusetts.

Lakers vs Celtics su Davis: la posizione dei gialloviola

L’arrivo di LeBron ha dato una violenta accelerata al processo di ricostruzione dei Los Angeles Lakers. Il passo successivo è quello di affiancare una o più stelle a James e l’ala dei Pelicans risponde al profilo ideale, grazie alle indiscutibili qualità di cui dispone.

Al termine della gara dello Staples Center, gli apprezzamenti fatti da LBJ nei confronti del #23 di NOLA non erano piaciuti a coach Alvin Gentry ed al front office dei New Orleans, che avevano invocato l’intervento della Lega, tramutatosi in un richiamo generale al rispetto delle regole sul tampering.

Ad alimentare le polemiche, la notizia riportata da Chris Haynes di Yahoo Sports – insider molto vicino al nativo di Akron – sulla cena post partita condivisa dalle due superstar.

LeBron James-Anthony Davis il possibile duo Anti-Warriors?
LeBron James-Anthony Davis il possibile duo Anti-Warriors?

Pur non avendo la possibilità di offrire scelte come quelle dei Celtics, i Lakers hanno tutto l’interesse affinché la trade si faccia prima della deadline – essendo Boston al momento fuori gioco – e di conseguenza hanno iniziato la partita a scacchi con la dirigenza dei Pels.

Lakers vs Celtics su Davis: le mosse dei lacustri 💜🧡

Nelle prime ore della trattativa, secondo Dave McNenamin di ESPN, Demps non era intenzionato a rispondere alle telefonate del GM lacustre Rob Pelinka, pronto a sottoporre ben cinque proposte alla dirigenza della Louisiana.

Tuttavia, stando alla ricostruzione fatta da Wojnarowski e Zach Lowe di ESPN, preso atto del fatto che Davis non avrebbe firmato l’estensione contrattuale con team diversi dai Lakers, il front office dei Pelicans ha iniziato a dialogare con Magic Johnson.

Per Adrian Wojnarowski, la prima offerta lacustre era composta da Lonzo Ball, Kyle Kuzma, Rajon Rondo, Michael Beasley ed una prima scelta.

Per Shams Charania questa proposta – come alternative che possano comprendere veterani come Rondo o Stephenson – non interessa New Orleans, che non ritiene all’altezza il pacchetto offerto. La trattativa però sembra avviata ed i californiani sono aperti ad inserire tutti i membri del roster ad eccezione di Kentavious Caldwell-Pope, anch’egli rappresentato dalla Klutch Sports Group.

Tania Ganguli e Broderick Turner del Los Angeles Times, hanno riportato che i Pelicans stanno valutando la possibilità di fare una controproposta, aggiungendo una seconda first pick a quella già offerta, soprattutto perché con l’arrivo di The Brow le pick saranno verosimilmente meno appetibili. Secondo le due penne del Times, i dialoghi tra le parti dovrebbero riprendere in queste ore.

Lakers vs Celtics su Davis: il futuro di Irving ☘️

Oltre che l’affaire Davis, Ainge pare debba prepararsi ad una trattativa tutt’altro che semplice per il rinnovo di Kyrie Irving. Dopo aver pubblicamente manifestato la volontà di ri-firmare con la franchigia di The City on a Hill, negli ultimi tempi sembra essere meno convinto.

Per Haynes, uno dei motivi per cui Davis non è attratto dall’idea di finire a Boston è proprio l’incertezza che regna sul futuro di Irving.

In un’intervista rilasciata a Ian Begley di ESPN prima della gara contro i New York Knicks, l’ex Cavaliers ha dichiarato che avrebbe scelto che sarebbe stato meglio per il suo futuro, chiudendo l’argomento rimandando tutti i discorsi a dopo il primo Luglio.

Durante la gara, i tifosi del Madison Square Garden hanno intonato l’eloquente coro We want Kyrie!. Ancora Begley riporta le parole di Irving al termine della gara:

<Apprezzo quando ricevo il supporto dei fan, in ogni arena. Ovviamente quando torno a casa, con tutte le voci che ci sono in giro… Non posso farci nulla in merito. Accetto ed apprezzo, ma sono concentrato sulle sfide che mi attendono.>

Le parole pre e post partita di Kyrie hanno dato adito a diverse speculazioni, amplificate dal fatto che sono giunte a poche ore di distanza dalla trade con cui la franchigia newyorchese, cedendo ai Mavs Kristaps Porzingis, ha liberato lo spazio salariale per provare a firmare due stelle nella prossima free agency.

Un’altra firma di ESPN, Tim Bontemps, ha ricostruito uno scenario secondo il quale Irving potrebbe sbarcare nella Big Apple in compagnia di Kevin Durant e – con un po’ di fortuna con le palline della lottery – del freshman delle meraviglie Zion Williamson.

Uno scenario da incubo per i tifosi del pride, secondo solo a quelli ipotizzati da Brian Windhorst di ESPN o da Ric Bucher di Bleacher Report: lo sbarco nella City of Angels di Kyrie per una clamorosa reunion dell’unico duo capace di battere Golden State.

Lakers vs Celtics su Davis: il ruolo di LeBron 💜🧡

I due protagonisti delle NBA Finals del 2016, proprio nei giorni scorsi si sono riavvicinati e, dopo una lunga telefonata, LeBron James ha parlato positivamente dell’ex compagno.

Ma in virtù del suo star power, l’impatto mediatico ed i precedenti nel corso della sua lunga carriera, ogni mossa di James scatena le fantasie di media e fan, oltre a poter essere interpretata a sostegno di una tesi e di quella opposta.

Dalla volontà di assurgere a LeGM per intervenire sul roster dei Lakers, alla – presunta – poca considerazione che nutre nei confronti di Luke Walton

…basta poco per immaginare LeBron come un grande burattinaio capace di agire indisturbato dietro le quinte della Lega.

Al momento dunque Los Angeles favorita su Boston, che invece potrebbe tornare avanti nel caso la trade non si finalizzi entro la deadline.

In ogni caso, la rivalità sembra destinata a segnare nuovamente la Lega. I californiani possono contare sulla presenza catalizzatrice di James, mentre i verdi hanno giovani ed asset per restare ai vertici della Eastern Conference per tanto tempo.

Il conto alla rovescia prosegue e tutti, proprio tutti, hanno gli occhi puntati sugli account dei maggiori insider. Anche durante il Super Bowl.

Ironia della sorte, la sera della trade deadline al TD Garden si affronteranno proprio Celtics ☘️ e Lakers 💜🧡.

LeBron-Kyrie, James: “Siamo in ottimi rapporti dopo la telefonata”

Nelle scorse ore LeBron James ha raccontato di una telefonata avuta con Kyrie Irving, suo ex compagno ai Cleveland Cavaliers.

 

Secondo Joe Vardon di The Athletic, il 23 giallo-viola avrebbe parlato positivamente del suo odierno rapporto con la stella dei Celtics: “Si, abbiamo un bel rapporto ora. Siamo entrambi in un buon posto adesso e mi piace l’uomo che sta diventando. Adoro la sfida che ha accettato andando a Boston e gli auguro sempre il meglio”.

 

LeBron-Kyrie: le parole di Irving

 

Il mese scorso fu proprio Irving a rivelare di aver chiamato LeBron per scusarsi di alcuni comportamenti sbagliati avuti nel periodo in cui erano compagni di squadra. Ecco quali furono le sue parole: “Ovviamente è stato un grosso problema per me visto che dovevo chiamare LeBron e scusarmi per essere stato un giovane un po’ fumantino che voleva tutte le responsabilità. Volevo essere un leader, quello che ci avrebbe portato a vincere il campionato e tutte quello che comporta essere uno dei migliori giocatori della lega, come guidare la propria squadra che non è per tutti”.

 

Il play dei Celtics ha poi continuato: “Lui è stato uno di quei giocatori che sono venuti a Cleveland per mostrarci come fare a vincere un campionato e spesso questo è stato difficile per lui visto che ottenere il massimo da un gruppo non è sempre facile”.

 

Kevin Love, lungo dei Cavs, ha raccontato a Vardon che era a cena con James nel momento in cui il giocatore dei Lakers ha ricevuto la chiamata di Irving.

 

LeBron-Kyrie: dall’addio alla possibile reunion?

 

Il rapporto LeBron-Kyrie si inclinò quando, dopo aver portato Cleveland a tre finali NBA, di cui una vinta, il giovane abbia chiesto la trade, accolta dalla franchigia dell’Ohio, per essere scambiato con i Boston Celtics, mossa che scioccò l’intera lega e che ha modificato drasticamente le forza in campo nella Eastern Conference.

 

Nonostante il suo addio, però, i Cavaliers furono comunque in grado di raggiungere le Finals, trascinati dal solito James, battendo proprio i Celtics nella Eastern Conference Finals in sette tiratissime partite, prima di essere travolti dai Golden State Warriors. Il Re, poi, ha firmato in estate con i Lakers, ma questa è storia nota.

 

Ad oggi lo score delle loro squadre non è del tutto ideale: Boston si trova al quinto posto ad Est mentre Los Angeles è a due partita dall’ottavo posto, l’ultimo valido per la qualificazione ai playoff, ed è concentrata sulla situazione legata ad Anthony Davis.

 

Una loro possibile reunion sembrerebbe difficile ma, tuttavia, non impossibile visto anche il malcontento di Irving e la voglia dei Lakers di spingere forte per firmare più big possibili. Sul possibile futuro insieme del duo LeBron-Kyrie bisognerà però aspettare almeno la prossima estate.

 

L’importanza di Al Horford per i Celtics: i numeri

Celtics-Sixers.

L’importanza di Al Horford per i Boston Celtics non può essere giudicata solo dalle statistiche. Il centro biancoverde, oltre ad essere un leader della squadra di Stevens, è fondamentale a livello tattico e realizza giocate fondamentali, sopratutto in difesa. Nonostante i numeri non rendano giustizia all’ex Atlanta Hawks, è opportuno notare come le sue ultime prestazioni siano state davvero degne di nota. Anche grazie a queste i Boston Celtics hanno raggiunto il 4° posto in classifica nella Eastern Conference, trovandosi a una sola partita di distanza dai 76ers che occupano la 3° posizione.

I numeri di Al

Non considerando la partita di venerdì contro i New York Knicks, Horford nelle ultime 7 partite ha segnato 17.3 punti, raccolto 8.9 rimbalzi ed effettuato 2.4 stoppate a partita. Al Madison Square Garden, con 14 punti, 9 rimbalzi e 4 assist in 27 minuti ha guidato la sua squadra alla vittoria. E nelle ultime 8, i Celtics sono 7-1, con l’unica sconfitta maturata al Garden contro i Warriors per 4 punti.

Al è un giocatore completo, forte in entrambi i lati del campo. Lunedì scorso, contro i Brooklyn Nets, ha effettuato 6 stoppate nei primi due quarti. Contro i Knicks, i 10 punti segnati da lui nel solo 3° quarto hanno aiutato Boston a maturare il vantaggio decisivo.

E’ utile anche sottolineare come i Celtics sono 8-2 quando Horford segna 16 o più punti; quando raccoglie 8 o più rimbalzi, sono 11-5.

Da questa analisi sembra proprio che quando il n°42 è in forma, anche i Celtics lo sono.

Se i biancoverdi vogliono arrivare a giocare le NBA Finals quest’anno molto dipenderà da Horford, probabilmente vero ago della bilancia della squadra di Brad Stevens.

Celtics, Morris su Irving: “Giocatore polarizzante nella NBA”.

Kyrie Irving è una delle star più bizzarre dell’intera NBA. Le sue dichiarazioni sulla terra piatta hanno fatto parlare, e ridere, moltissime persone sia all’interno della lega che in giro per il mondo. Proprio del suo modo d’essere ha voluto parlare un suo compagno di squadra, Marcus Morris, che ha rilasciato alcune parole nel post gare di Knicks-Celtics.

“E’ un ragazzo molto polarizzante nella NBA e nel mondo e quindi tutto ciò che dice, anche se lo fa scherzando, è sempre al centro dell’attenzione e molto spesso le sue parole sono fraintese. Come ho detto è un grande professionista e tutti gli vogliamo bene. Lo vogliamo ancora qui con noi”, ha chiosato il lungo a The Associated Press.

Irving rumors: le parole di Kyrie

Irving ha terminato l’ultima gara con 23 punti, 10 rimbalzi e 6 assist in 36 minuti giocati nella vittoria contro New York per 113 a 99. Il play dei Celtics ha detto di aver apprezzato gli applausi dei tifosi avversari, aggiungendo che tutto quello che sta ascoltando in questo momento è soltanto ‘rumore’. Ecco le sue parole: “Sono molto riconoscente per il supporto dei fan che ottengo in ogni palazzetto, ovviamente ci penso quando torno a casa. Quello che sto sentendo in questo periodo, i vari rumors e commenti, sono soltanto un mucchio di sciocchezze. Non posso farci nulla e per questo ho accettato questa cosa, ora devo concentrarmi sul mio gioco”.

Nonostante le voci insistenti sul futuro di Kyrie Irving e sulla possibile trade per arrivare ad Anthony Davis, i Boston Celtics hanno vinto 8 delle ultime 9 uscite, ed ora hanno un record di 33 vinte e 19 perse che vale il quarto posto ad Est. L’unico ko, per la cronaca, è arrivato contro i Golden State Warriors, con gli uomini di coach Stevens che si sono arresi 111 a 115 in casa.

Negli ultimi giorni sono uscite voci secondo cui la star di Boston sarebbe disposta a tornare a giocare con LeBron James dopo il divorzio ai Cleveland Cavaliers anche se, al momento, questa appare soltanto un’ipotesi che i Lakers potrebbero prendere in considerazione nella prossima estate visto che ora la priorità è il lungo dei New Orleans Pelicans.

 

Kyrie Irving sul suo futuro: “Non devo nulla a nessuno, farò ciò che sarà meglio per la mia carriera”

Pronostici NBA 18-19

Kyrie Irving sul suo futuro? “Non devo un c***o a nessuno”.

 

Lapidario, forse spazientito dalle voci di mercato su Anthony Davis ed i Boston Celtics, comprensibilmente preoccupato e sotto pressione per la grande responsabilità di guidare una squadra prestigiosa come i bianco-verdi ed in vista dell’importante decisione che lo attende a partire dal prossimo 1 luglio, Kyrie Irving sbotta.

 

 

Cosa farò? Chiedetemelo il 1 luglio” Così Ian Begley di ESPN, che riporta le parole di Irving ad alcuni cronisti nella giornata di venerdì. Il campione NBA 2016 con la maglia dei Cleveland Cavs ha quindi aggiunto che, Celtics o meno, la sua scelta sarà fatta esclusivamente nei suoi interessi: “Farò ciò che sarà meglio per la mia carriera“.

 

Alla fine, farò esclusivamente ciò che sarà meglio per me e per la mia carriera… non devo nulla a nessuno

 

– Kyrie Irving sul suo futuro –

 

 

Una risposta che non dice sostanzialmente nulla di nuovo, ma avrà sicuramente l’effetto di far tremare i polsi ai supporter dei Boston Celtics, e far sognare in grande quelli dei New York Knicks. Sin dal suo arrivo a Boston, nell’estate del 2017, Kyrie Irving ha sempre prestato molta attenzione alla sue parole sul suo futuro, senza mai sbilanciarsi in dichiarazioni d’amore incondizionate.

 

La stagione fin qui positiva ma non travolgente dei Celtics, al momento quinti nella Eastern Conference ma destinati a superare a breve degli Indiana Pacers privi di Victor Oladipo, ha vissuto alcuni momenti di tensione tra Kyrie ed alcuni compagni di squadra.

 

Non sono piaciute – ad esempio – a Jaylen Brown alcune uscite di Irving riguardo alla poca esperienza e maturità dei giovani Celtics, soprattutto nei finali di gara. In più di un’occasione, l’ex Cavs non ha esistato a chiamare a raccolta i propri compagni, spronandoli con tirate motivazionali e spesso – va detto – “mettendoci la faccia” in prima persona, da leader volenteroso, seppure inesperto.

 

Un certo clamore ha suscitato nelle scorse settimane inoltre la notizia della telefonata tra Irving ed il suo ex compagno di squadra e leader LeBron James. Telefonata in cui Kyrie si è “scusato” con King James per il suo comportamento da giovane e scalpitante star alle spalle di veterani dalla lunga esperienza, ai tempi dei Cleveland Cavaliers 3 volte finalisti NBA.

Kyrie Irving considera la clamorosa reunion con LeBron James ai Los Angeles Lakers?

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Anthony Davis, non solo Lakers. I maggiori pretendenti ad accaparrarsi i diritti sulla superstar dei New Orleans Pelicans, i Los Angelels Lakers, potrebbero incontrare più di una difficoltà lungo la strada.

 

A L.A. è legittimo pensare in grande, anzi in grandissimo. La città e la leggenda della squadra lo impongono, LeBron James lo impone. La volontà di Davis di vestire giallo-viola sin da subito, o al più tardi tra un anno e mezzo (estate 2020) pare un dato assodato.

 

I Lakers, LeBron James (per interposta persona dell’influente quanto poco avveduto Rich Paul) e Davis non sono però le uniche persone ad avere voce in capitolo. Chi vorrà prelevare il 5 volte All-Star dalla Louisiana dovrà convincere i Pelicans con un’offerta irrinunciabile.

 

Dovrà convincere Miss Gayle Benson, la vedova del compianto proprietario Tom Benson ed ora plenipotenziaria della franchigia allenata da coach Alvin Gentry, e dovrà convincere i vertici dirigenziali che supervisionano il lavoro del General Manager dei Pels Dell Demps, quelli dei più grandi New Orleans Saints (un organigramma “comune” voluto da Benson, proprietario storico dei Saints).

 

Ci sarà da convincere inoltre – come riportato da Ric Bucher di BleacherreportAnthony Davis Sr, padre della star dei Pelicans e “persona con voce in capitolo” per quanto riguada le scelte del figlio.

 

Per quanto futuribile possa apparire, e per quanto talentuoso sia, il celebrato “young core” dei Los Angeles Lakers, agitato a mo’ di esca dal front office losangelino, difficilmente riuscirà a smuovere qualcosa già entro la prossima settimana in casa Pelicans. L’entourage di Lonzo Ball avrebbe fatto sapere al mondo dello “scarso interesse” del prodotto di UCLA nel giocare a New Orleans.

 

Miss Benson ed i suoi consiglieri sanno che altre squadre potrebbero offrire di meglio, oggi o – preferibilmente –  a giugno\luglio.

 

Lo sanno i New York Knicks, che al pari di L.A. sognano in grande. Oggi probabilmente, il solo Kristaps Porzingis (infortunio a parte), o meglio ancora la futura prima scelta al draft NBA 2019 hanno un valore quanto meno eguagliabile, se non maggiore, di qualsiasi combinazione che comprenda almeno due dei tre (Ingram-Kuzma-Ball) giovani leoni dei Los Angeles Lakers. Le difficoltà dell’operazione? Porzingis sarà restricted free agent a fine stagione. E la posizione di scelta dei Knicks al prossimo draft sarà chiara solo a stagione conclusa.

 

I Boston Celtics dovranno attendere, almeno ufficialmente (nulla vieta di parlarsi), fino all’estate. E dovranno cercare di capire le intenzioni della loro inquieta superstar, Kyrie Irving.

 

Kyrie Irving “seriamente” disposto a giocare ancora con LeBron James?

 

New York Knicks, Boston Celtics (da giugno), persino i Toronto Raptors (solo entro il 7 febbraio) avrebbero di meglio da offrire rispetto a L.A. I Lakers si presentaranno alla prossima free agency con uno spazio salariale tale da poter facilmente “consolarsi” in caso di mancato arrivo (immediato) di Anthony Davis.

 

Il rifiuto di Paul George, lo sdegno di Jimmy Butler e la preferenza di Kawhi Leonard per la sponda neno nobile della città (i Clippers) servono però da monito per il duo giallo-viola Magic Johnson- Rob Pelinka.

 

Come riportato nella giornata di martedì, la star dei Golden State Warriors Klay Thompson (futuro free agent) vedrebbe di buon occhio la soluzione Lakers, specie se forti di Anthony Davis e soprattutto se gli Warriors non dovessero offrire al forte tiratore da Washington State l’agognato “max contract”.

 

 

Una sponda inaspettata quanto gradita ai progetti napoleonici dei Los Angeles Lakers arriverebbe però da una vecchia conoscenza di LeBron James. Una fonte vicina ai Boston Celtics avrebbe rivelato che Kyrie Irving considererebbe “seriamente” e “genuinamente” l’idea di una reunion in giallo-viola con l’ex compagno James.

 

Al pari di Thompson, Kyrie Irving sarà free agent a fine stagione. Le sue intenzioni, al contrario di quanto dichiarato da Thompson (disposto a rimanere ad Oakland – anzi a San Francisco dal prossimo anno – a vita) rimangono un mistero. I Los Angeles Lakers avranno danaro e spazio a sufficienza per attrarre una delle due star, ed aggiungervi Anthony Davis, ora o a giugno\luglio.

 

Tra i tanti vasi di ferro, l’unico vaso di coccio della partita – i New Orleans Pelicans – potrebbe però rivelarsi meno semplice da rompere di quanto previsto. La trade deadline del 7 febbraio è vicina, probabilmente troppo per vedere Anthony Davis altrove già tra due settimane malcontate, i Pelicans possono permettersi di respingere il primo assalto al forte, concludere la stagione e cercare di ottenere il massimo dalla loro scontenta superstar.

Rozier: “Irving mi prepara mentalmente ogni volta che non può giocare”

Terry-Rozier-kyrie-irving-parlano

Questa notte è arrivata la 30esima vittoria stagionale dei Boston Celtics griffata Terry Rozier. Al TD Garden i Cleveland Cavaliers sono stati sconfitti dai biancoverdi per 123-103. La vittoria è stata importante anche perché è avvenuta senza Kyrie Irving e Al Horford, due elementi fondamentali nello scacchiere di Brad Stevens. Certamente l’avversario era abbordabile, però è capitato già più di una volta che Boston inciampasse in casa contro avversari alla sua portata.

Dopo un primo quarto equilibrato, i Celtics hanno dato lo strappo nel 2° quarto, realizzando un parziale di 38-20. Per i biancoverdi si tratta della quinta vittoria consecutiva, e ora saranno i Golden State Warriors i prossimi avversari.

Rozier e il suo mentore: Kyrie

Terry Rozier è stato l’MVP della serata. 26 punti, 8 rimbalzi e 6 assist per la guardia di Brad Stevens. Proprio Scary Terry ha rilasciato una intervista in cui ha rivelato un curioso fatto che avviene ogni volta che dovrà partite titolare:

Kyrie Irving mi scrive ogni volta che è costretto a saltare una partita. Lo fa per prepararmi mentalmente, ed è davvero bravo. Lo fa da quando giochiamo insieme: riesce a trasmettermi la giusta fiducia, a farmi sentire pronto per la partita che dovrò disputare.

Queste dichiarazioni sono molto importanti, poiché fanno capire come Irving sta provando in tutti i modi ad essere il leader di questa squadra. Dalle sue azioni sul campo e fuori dipendono le sorti dei Boston Celtics.

Celtics KO a Brooklyn, Jaylen Brown replica a Kyrie Irving: “Non possiamo puntarci il dito contro”

I 34 punti di D’Angelo Russell spingono dei Boston Celtics privi di Kyrie Irving un passo in più dentro la crisi, di risultati e di nervi.

Al Barclays Center di Brooklyn, Nets-Celtics termina 109-102.

Un Russell da 7 su 13 al tiro da tre punti, 7 assist e 5 rimbalzi ed un Rodion Kurucs da 19 punti mandano al tappeto dei Celtics (25-18) imprecisi, che in assenza Irving (a riposo a causa di un fastidio muscolare) si affidano a Jayson Tatum.

Sono 34 a fine gara i punti per l’ex Duke Blue Devils (12 su 19 al tiro), con 5 rimbalzi e 3 stoppate. Un terzo quarto da 44 punti subiti spedisce Boston a -26 ad inizio quarto periodo (66-92), mentre il pubblico del Barclays Center festeggia i suoi Brooklyn Nets avviati verso la 22esima vittoria stagionale, e si prende gioco degli avversari di giornata:

La tardiva reazione d’orgoglio dei bianco-verdi arriva nel quarto quarto, chiuso 36-19 dagli uomini di coach Brad Stevens. Jaylen Brown segna in estrata il canestro del -7 (105-98) a 1:30 dal termine, ma Wanamaker prima e Tatum sul possesso successivo sbagliano da tre punti, e Brooklyn chiude i conti dalla lunetta.

 

Boston Celtics, Jaylen Brown replica a Kyrie Irving?

Dopo la sconfitta (105-103) rimediata due giorni fa ad Orlando, un adirato Kyrie Irving si era lasciato andare ad una lunga (ed ennesima) tirata nei confronti dei suoi compagni.

Secondo l’ex Cavs, “la mancanza di esperienza” avrebbe tradito i Celtics in più di un’occasione in questa prima metà di stagione: “(…) A volte posso eccedere e dire cose che non vorrei, non mi permetterò più di mettere in discussione i miei compagni pubblicamente. Io voglio solo vincere, maledettamente (…) io sono venuto qui perché credo in questa squadra, e voglio aiutare questi giovani ad avere successo. E per fare ciò, è indispensabile che tutti qui siano ‘alla stessa pagina’, e che capiscano che è una questione di titolo o niente. A volte quest’urgenza può avere la meglio su di me“.

Nel post gara di Brooklyn sono arrivate alcune dichiarazioni di Jaylen Brown (22 punti e 6 rimbalzi a fine gara per l’ex California University). Secondo Brown, la separazione demarcata da Irving tra “giovani” e “veterani” avrebbe un effetto contro-producente sulla squadra:

Dobbiamo giocare con più tranquillità, e farci valere come gruppo. Non è colpa dei giovani, e non è colpa dei veterani. E’ colpa di tutti, dobbiamo venirne fuori come una squadra. Abbiamo avuto periodi in cui abbiamo giocato una grande pallacanestro, altri in cui non lo abbiamo fatto per nulla (…)  dobbiamo spalleggiarci l’un l’altro, supportarci. Non possiamo puntarci il dito contro e fare commenti. Se facciamo così, tutti gli sforzi saranno inutili. Abbiamo il talento e la consapevolezza per di poter fare bene, dobbiamo solo rimanere più calmi, concentrati e liberi di testa

– Jaylen Brown replica a Kyrie Irving –