Il GM dei Los Angeles Lakers Rob Pelinka si incontrerà con Tyronn Lue

Il general manager dei Los Angeles Lakers Rob Pelinka si incontrerà oggi con Tyronn Lue, già allenatore dei Cleveland Cavaliers campioni NBA 2016 e candidato di spicco all’incarico di capo allenatore dei Lakers dopo l’addio di Luke Walton.

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Nei giorni scorsi, i Los Angeles Lakers avevano ottenuto l’autorizzazione per un colloquio esplorativo con Monty Williams, assistente allenatore di coach Brett Brown ai Philadelphia 76ers.

Mark Madsen nuovo allenatore degli Utah Valley Wolverines

L’ex assistente allenatore dei Los Angeles Lakers Mark Madsen è stato nominato nuovo allenatore degli Utah Valley Wolverines.

E’ arrivata oggi l‘ufficialità per l’ex stella della Stanford University, 2 volte campione NBA negli anni 2001-2002 con la maglia dei Los Angeles Lakers. Ha militato anche nei Minnesota Timberwolves per 6 stagioni e, finita la carriera da giocatore, è diventato assistente allenatore dei giallo-viola nel 2014. Mark sarà il terzo allenatore nei 16 anni di storia della UVU nella Division 1.

Madsen si è espresso subito riguardo la sua nuova avventura sulla panchina degli Utah Valley Wolverines, a UVU.edu: “Utah Valley University è un ottimo istituto e sono entusiasta di essere il nuovo capo allenatore della scuola più grande e più in crescita nello stato dello Utah. Adoro la missione che il Presidente Tuminez ha promosso per l’università, e sono entusiasta di farne parte. Non vedo l’ora di iniziare a lavorare per aiutare i nostri giocatori a raggiungere i loro obiettivi.”

Mark Madsen, la carriera da allenatore

Il 43enne proveniente da Walnut Creek ha iniziato la carriera da allenatore come assistente negli Utah Flash dal 2009 al 2010, per poi trasferirsi nella sua vecchia squadra, gli Stanford Cardinal, dal 2012 al 2013.

Madsen E’ stato chiamato, nello stesso anno,  sulla panchina dei South Bay Lakers (allora noti con il nome di Los Angeles D-Fenders) in G-league dove ha trascorso una sola stagione per poi diventare assistente dei Los Angeles Lakers, nella stagione 2014-2015, carica ricoperta per 5 stagioni consecutive.

I Lakers incontreranno Monty Williams, allenò Anthony Davis a New Orleans

I Los Angeles Lakers hanno ricevuto l’autorizzazione per un colloquio esplorativo con Monty Williams, assistente allenatore di coach Brett Brown ai Philadelphia 76ers, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

I Lakers si incontreranno subito dunque con uno dei due grandi favoriti all’incarico di capo allenatore, dopo la risoluzione contrattuale tra Luke Walton ed i giallo-viola. Nei piani del General Manager Rob Pelinka c’è un incontro con Tyronn Lue, ex capo allenatore dei Cleveland Cavs di LeBron James.

Pelinka potrebbe raggiungere la costa est del paese già nelle prossime ore per incontrare Monty Williams, in passato già capo allenatore dei New Orleans Hornets\Pelicans ed assistente allenatore di Mike Krzyzewski alle olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 con Team USA.

L’ex allenatore dei Los Angeles Lakers Luke Walton avrebbe nel frattempo raggiunto un accordo di massima con i Sacramento Kings per l’incarico di head coach.

Lakers, Josh Hart si ferma per tre mesi per un problema al tendine rotuleo

Josh Hart at Las Vegas Summer League

I Los Angeles Lakers hanno reso noto che Josh Hart si è sottoposto nella mattinata di giovedì ad un ciclo di terapie ad ultrasuoni per trattare un problema al tendine rotuleo del ginocchio destro.

A seguito dell’intervento, la guardia dei Lakers dovrà rimanere ferma per almeno 3 mesi. Il 24enne Hart aveva accusato nelle ultime settimane un fastidio al ginocchio destro, problema che era stato affrontato con delle iniezioni di plasma arricchito per stimolare l’area infiammata.

L’intervento si è reso necessario per rimuovere parti di tessuto calcificato all’altezza del ginocchio del giocatore. Josh Hart potrà riprendere la normale attività agonistica una volta completata la fase di riabilitazione.

In 67 partite disputate, il prodotto di Villanova ha viaggiato a 7.8 punti, 3.7 rimbalzi ed 1 recupero a gara, tirando con il 40.7% dal campo in 25.6 minuti d’impiego.

Dwyane Wade su LeBron James, “La mancata qualificazione ai playoff? Sfortuna”

Intervistato da Shams Charania di The Atlhetic, Dwyane Wade ha fatto il punto sulla stagione della star dei Los Angeles Lakers, nonché suo ex compagno di squadra a Miami, LeBron James.

Il n°3 degli Heat, nel corso del suo ultimo mese di regular season in NBA, ha preso le difese di James sostenendo che la mancata qualificazione alla postseason da parte dei gialloviola sia dovuta in gran parte all’infortunio della prima scelta assoluta al draft 2003.

“LeBron non è abituato a perdere e non fare i playoff”, ha detto, “però si trovavano al quarto posto prima che saltasse 18 partite per infortunio. È sfortuna”.

I Lakers occupavano effettivamente le parti alte della classifica della Western Conference fino al fatidico Christmas Day contro i Golden State Warriors, in cui giunse una fantastica vittoria rovinata però dall’infortunio che costrinse LeBron a rimanere lontano dal parquet fino a febbraio.

Dwyane Wade su LeBron James, “Sta invecchiando, ma è fantastico”

“Nella Western Conference non puoi perdere tempo, non puoi saltare partite come è successo a lui”, ha aggiunto il futuro Hall of Famer, prima di rivolgere un messaggio a tutti coloro che stanno criticando King James per la fallimentare stagione con la maglia dei losangelini.

“La gente sta cercando di attaccarlo molto dal punto di vista dell’età, non è un segreto che lui sta invecchiando, invecchia ogni anno ma è comunque fantastico. Gli MVP hanno questo tipo di anno, e lui ha avuto un anno da MVP”.

Va ricordato inoltre che LBJ, che ha promesso ai tifosi gialloviola un ritorno ai playoff; ha collezionato, a prescindere dal risultato della squadra di coach Walton, numeri di alto livello. Per lui 27.5 punti, 8.6 rimbalzi e 8.1 assist in 53 partite disputate, tra cui l’ultima in cui è arrivata una vittoria contro i Sacramento Kings.

LeBron James, promessa playoff ai tifosi Lakers: “Non durerà a lungo”

valore di LeBron James

LeBron James sembra intenzionato a lasciarsi alle spalle la sua prima e pessima stagione con la maglia dei Los Angeles Lakers. Il n°23, attraverso un post su Instagram, ha promesso di mettere da parte il 2018/2019, che i Lakers hanno la certezza di concludere il 10 aprile, causa eliminazione dai playoff; e che il digiuno playoff per i gialloviola ‘non durerà ancora a lungo’.

View this post on Instagram

………..‼️‼️‼️👑

A post shared by LeBron James (@kingjames) on

Parole importanti e di speranza, arrivate poco prima della vittoria contro i Sacramento Kings, che infondono speranza nei sostenitori della squadra losangelina.

LeBron James, promessa playoff: “Gioco per vincere”

Subito dopo il match della scorsa notte, in cui James ha messo a referto una tripla doppia da 29 punti, 11 rimbalzi e 11 assist; sono arrivate anche le dichiarazioni da parte dell’ex Cleveland Cavaliers, che dimostra la propria volontà di continuare a far bene nonostante l’aritmetica condanni la franchigia californiana a finire anzitempo la propria stagione per il sesto anno di fila (l’ultima apparizione alla postseason è datata alla stagione 2012-2013).

 “So che siamo fuori dalla corsa playoff, ma se sono in campo non posso fare altro che giocare come so, e l’unico modo di farlo è quello di puntare a vincere”, ha detto LBJ, “Gli dei del basket continuano a osservare il modo in cui affronti la gara, se continui a comportarti da professionista. Questo è tutto ciò che continuo a fare”

“Se solo sul campo devo giocare il meglio possibile. Non sto dicendo che segnerò ogni tiro, che costruirò ogni giocata o che non otterrò nemmeno una palla persa, ma bisogna avere un impatto sulla gara. Stasera ero sul parquet e sono riuscito a incidere con qualche giocata, aiutando la squadra a vincere”.

Luke Walton, “LeBron è il volto dell’NBA, prende sul serio questa responsabilità”

Si è espresso su LeBron James anche Luke Walton, attuale coach dei Lakers .

“Continua a prendere sul serio ogni sfida. È il volto della NBA, accetta questa responsabilità e la prende molto sul serio”, ha detto Walton, che in estate potrebbe lasciare la panchina gialloviola a vantaggio di Jason Kidd.

Michael Wilbon su Doc Rivers, “Ai Lakers? LeBron James non vuole essere allenato”

Gilgeous-Alexander

La fallimentare stagione dei Los Angeles Lakers comporterà inevitabilmente uno stravolgimento di roster e staff in estate, compreso il probabile licenziamento dell’head coach Luke Walton. Nelle ultime settimane in molti sono stati accostati alla panchina dei gialloviola in vista del 2019/2020. Tra questi anche Doc Rivers, attuale allenatore dei Los Angeles Clippers.

Rivers ha esplicitamente fatto sapere di non avere alcuna intenzione di lasciare la squadra attualmente settima nella Western Conference, con cui ha già dato avvio alle trattative per il rinnovo di contratto, spazzando così via tutte le voci di mercato.

Michael Wilbon su Doc Rivers: “LeBron James è il motivo per cui non andrà ai Lakers”

Dopo le dichiarazioni dell’ex allenatore dei Boston Celtics, anche Michael Wilbon, opinionista di ESPN, ha pensato di lanciare una frecciatina nei confronti dei Los Angeles Lakers e della loro star LeBron James, riguardo al motivo per cui Doc Rivers non avrebbe voluto scegliere di aggregarsi all’altra squadra di LA.

“LeBron James non vuole essere allenato”, ha detto durante il programma Pardon The Interruption, “Non è mai stato allenato da qualcuno con quel tipo di personalità, comando, autorità, acume, intelletto”.

Parole provocatorie che di certo non avranno fatto piacere a James, ma che sottolineano l’effettiva leadership che è riuscito ad ottenere nel corso della propria carriera nelle proprie squadre. Questo fattore tuttavia, rischia di allontanare molte grandi personalità della pallacanestro, come nel caso di Rivers, dalla volontà di condividere il parquet.

Luke Walton, le opzioni per il futuro in caso di addio ai Lakers

Luke Walton

La fallimentare stagione dei Los Angeles Lakers, sancita anche dall’ultima sconfitta contro i New York Knicks, comporterà inevitabilmente numerosi stravolgimenti in vista del 2019/2020. Uno dei principali artefici della mancata qualificazione ai playoff, l’head coach Luke Walton, è di certo tra i maggiori indiziati a lasciare i gialloviola in estate. Per il suo futuro al momento vi sono due possibilità: UCLA o Phoenix Suns.

Luke Walton, le opzioni per il futuro: UCLA

La prima opzione a disposizione dell’ex Golden State Warriors gli permetterebbe di non fare le valigie, rimanendo ancora ad LA, in ambito però diverso da quello con cui ha a che fare attualmente, ovvero presso il prestigioso college di UCLA.

Il 31 dicembre scorso i Bruins hanno sollevato dall’incarico di allenatore capo Steve Alford, affidando il posto a Murry Bartow, che però non sembrerebbe intenzionato a prolungare il proprio contratto. In caso di addio grandi chance quindi per Walton, a favore del quale vi è anche un particolare legame familiare. Il padre Bill Walton infatti ha avuto un glorioso trascorso da giocatore con la maglia di UCLA, e non dovrebbe quindi essere un problema per la società affidare un ruolo di primaria importanza a suo figlio.

Luke Walton, le opzioni per il futuro: Phoenix Suns

Per Walton però, non è da escludere neanche una possibile permanenza in NBA. A fine stagione potrebbe essere messo in discussione l’operato del debuttante coach dei Phoenix Suns, Igor Kokoskov.

Se la franchigia dell’Arizona optasse per il licenziamento nei confronti dell’ex allenatore della nazionale slovena, Walton potrà sperare in una chiamata. Nel caso in cui gli venisse offerta la possibilità di accasarsi ai Suns, si ritroverebbe in un ambiente molto simile a quello con cui ha già lavorato lo scorso anno con i Lakers, ovvero una squadra in pieno processo di rebulding, ricca di giovani, in primis Booker ed Ayton, con grandi prospettive future.

Se ne avesse la possibilità quest’ultima dovrebbe avere la preferenza di Walton, in quanto riuscirebbe così ad avere una seconda opportunità e rilanciare la propria carriera in NBA.

Walt Frazier: “LeBron James? Ha tutta l’aria di uno a cui non interessa”

Post Lakers-Clippers, LeBron James ci crede: "Ci giochiamo tutto fino alla fine"

Uno dei lati deteriori di chiamarsi LeBron James è senza dubbio la costante luce dei riflettori puntata su di sé, quali che siano il momento della stagione o le fortune della squadra.

L’abitudine in questo finale di stagione di James di posizionarsi costantemente sul fondo della panchina durante i time-out di coach Luke Walton, senza partecipare ai consueti “huddle” prima di rientrare in campo ha fatto alzare più di un sopracciglio, e rinfocolato le critiche di scarso impegno e “devozione verso la maglia” del numero 23 dei Los Angeles Lakers.

L’ultimo episodio della serie è andato in onda al Madison Square Garden di New York, teatro della stoppata all’ultimo secondo del croato Mario Hezonja sul tentativo di buzzer beater di LeBron James.

Durante i secondi finali di un time-out, LeBron James – in panchina per un riposo – si siede sul fondo della fila di sedie riservate alla squadra ospite, in prossimità dell’accesso al tunnel degli spogliatoi e davanti a Tyson Chandler, infortunato ed accomodatosi in seconda fila in abiti civili.

La telecamera “zooma” su James e sulle sue colorate sneakers, mentre Walt “Clyde” Frazier, commentatore delle partite dei New York Knicks per MSG Network – notando l’atteggiamento di James – si lancia in un commento circa il relativo coinvolgimento di LeBron nella partita e nelle attività della squadra.

Questo tipo di atteggiamento… quando sei il volto della NBA credo tu debba dimostrarti un po’ più attaccato alla tua squadra, nonostante tutto. In pubblico devi mostrarti coinvolto e positivo. A porte chiuse è un altro discorso, ma in pubblico c’è bisogno di mostrare più partecipazione

L’obiettivo indugia quindi sull’espressione perplessa di un LeBron James che scambia alcune battute con Chandler. Frazier chiude: “in questo momento, LeBron ha l’aria di uno a cui non interessa, sostanzialmente“.

Lakers, Brandon Ingram operato con successo, in campo per il training camp

Brandon Ingram and Taj Gibson, Los Angeles Lakers vs Minnesota Timberwolves at Target Center

Lakers, Brandon Ingram si è sottoposto con successo ad un intervento di rimozione di un trombo all’altezza del braccio destro, e sarà pronto a tornare in campo per l’inizio della prossima stagione.

A riportare la notizia gli stessi Los Angeles Lakers, tramite account Twitter ufficiale.

Ingram è stato operato al Ronald Reagan UCLA Medical Center di Los Angeles. Lo scorso 9 marzo, esami specialistici evidenziarono la presenza di un coagulo sanguigno all’altezza del braccio destro per l’ala al terzo anno dei Lakers, che avevano fermato il giocatore in via precauzionale.

In 52 partite disputate in questa stagione, Brandon Ingram ha viaggiato a 18.3 punti, 5.1 rimbalzi e 3 assist a gara, con il 49.7% al tiro in 33.8 minuti d’impiego. Ingram salterà pertanto il resto della stagione 2018\19, al pari di Lonzo Ball, e sarà pronto per la ripresa delle operazioni al prossimo training camp di settembre.

Brandon Ingram, l’agente “Pieno recupero”

Subito dopo l’intervento, Jeff Schwartz, agente di Brandon Ingram, ha parlato delle condizioni del suo assistito. Così a Dave McMenamin di ESPN:

Il problema di Brandon (Ingram, ndr) è dovuto alla sua struttura fisica, piuttosto che – e per fortuna – rispetto ad una condizione ematica. Non ci sarebbe potuta essere evoluzione migliore, date le condizioni, una differenza come quella tra il giorno e la notte rispetto alla seconda ipotesi. Brandon è di buon umore e si riprenderà completamente

L’intervento subito da Ingram è un’operazione abbastanza diffusa tra gli atleti professionisti soggetti a ripetizioni frequenti di un certo gesto atletico, come giocatori di baseball o nuotatori. Il giocatore dei Lakers dovrebbe essere in grado di riprendere l’attività tra 8-12 settimane, senza la necessità di seguire terapie farmacologiche che vadano oltre il periodo stimati di recupero.

I Los Angeles Lakers hanno considerato l’idea di tornare al Forum di Inglewood?

biglietto All Star Game? All Star Game

Il giorno prima che i Los Angeles Clippers annunciassero i nuovi piani per la costruzione di un’arena ad Inglewood, il magnate Irving Azoff ha fatto trapelare un’idea alla proprietaria dei Lakers Jeanie Buss ed alla top advisor Linda Rambis riguardo a una possibile mossa che avrebbe potuto tagliare fuori i Clippers, e provocare un terremoto nello sport losangelino.

Il Los Angeles Times ha pubblicato uno scambio di mail tra i soggetti sopracitati, riguardante la proposta fatta da Azoff di trasferire i Lakers al Forum, alla scadenza del contratto di leasing dello Staples Center, nel 2025.

Dalle conversazioni contenute delle mail si evince un forte interesse di Jeanie Buss verso il Forum, interesse sostenuto da Azoff, consapevole del grande affare dal punto di vista economico: “Possiamo tenerlo esattamente così com’è, o costruire un bellissimo nuovo impianto per i Lakers e per i concerti” si legge in una delle tante mail scritte da Azoff “Abbiamo anni per decidere, ma ora lo progetteremo comunque per ogni evenienza“.

Nelle mail tra Azoff, Buss e Rambis non mancano poi frecciate soprattutto verso Steve Ballmer, proprietario dei Clippers, definito “Balls”, in riferimento ai suoi piani di costruzione del nuovo palazzetto dei Los Angeles Clippers

Il Forum di Inglewood è stato la casa dei Los Angeles Lakers a partire dal 1967, dopo che la franchigia aveva giocato per sette anni alla LA Memorial Sports Arena dopo il trasferimento da Minneapolis nel 1960. La squadra avrebbe poi vinto sei titoli NBA al Forum, prima di trasferirsi allo Staples Center nel 1999.

Il 2024/2025 sarà l’ultimo anno di contratto per i Lakers allo Staples Center, e la famiglia Buss ha comunicato pubblicamente che nessuna proposta verrà presa in considerazione, ne tanto meno quella di Azoff e del Forum, e che l’intenzione della squadra è quella di rimanere a downtown L.A. A giudicare dal contenuto delle mail, sembra però essere vero il contrario.

Lakers e Inglewood, i Clippers rischiano di rimanere senza una casa

Le e-mail sono tra le decine di migliaia di documenti prodotti in sede della causa legale tra la Madison Square Garden Company di James Dolan contro la città di Inglewood, presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles, sui progetti di costruzione della nuova arena dei Los Angeles Clippers.

Nella causa, MSG afferma che il sindaco di Inglewood James T. Butts Jr avrebbe indotto la società a porre termine al suo contratto di affitto di terreni di proprietà demaniale, atta ad area di parcheggio, al fine di favorire la costruzione della nuova arena. Il sindaco ha però negato tutte le accuse.

L’intenzione dei Clippers sarebbe quella di costruire un’arena sfruttando circa 22 dei 298 acri di terreno lungo West Century Boulevard, parte dell’area dei nuovi stadi di Rams e Chargers. Il progetto dell’arena, frutto di un contratto esclusivo di tre anni tra L.A. Clippers e città di Inglewood, è in una fase studio che ne dovrà determinare l’impatto ambientale.

Steve Ballmer ha dichiarato che uno dei motivi che lo ha spinto al progetto di una nuova arena per i Clippers è quello di dare la possibilità alla squadra di comandare il calendario delle partite casalinghe (i Clippers sono al momento la terza squadra dello Staples Center, dietro a Lakers e Los Angeles Kings, NHL), in un impianto pensato esclusivamente per la pallacanestro.

Lonzo Ball, “Rumors di mercato? Non mi interessano, penso solo alla salute”

Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Utah Jazz at Vivint SmartHome Arena

Lonzo Ball sembra avere le idee chiare riguardo al suo obbiettivo in vista della prossima stagione: recuperare completamente dal punto di vista fisico, a prescindere dalla squadra in cui militerà.

Il giocatore dei Los Angeles Lakers ha infatti concluso anzitempo il proprio secondo anno in NBA a causa di una distorsione alla caviglia ed un successivo livido osseo che lo hanno costretto ad alzare bandiera bianca, così come successo nel caso del compagno di squadra Brandon Ingram.

Non si tratta comunque della prima volta in cui Lonzo Ball ha a che fare con una situazione del genere. Già durante il suo anno da rookie infatti, problemi fisici lo hanno costretto a non prendere parte ad un cospicuo numero di match.

“E ‘stato frustrante, questo è il secondo anno in cui è successo, ma devo rimanere positivo, rimanere motivato”.

Lonzo Ball, obbiettivo recupero dall’infortunio: “Penso alla salute, anche se venissi ceduto”

Il n°2 è stato inoltre frequentemente inserito all’interno di potenziali trattative di mercato che avrebbero potuto portare all’approdo di Anthony Davis in California, prima dello scadere della trade deadline. Tuttavia, stando a quanto dichiarato dallo stesso Ball a Shams Charania di The Athletic, l’eventualità di una trade non sembrerebbe essere il suo principale motivo di interesse.

“Alla fine della giornata, puoi controllare solo le cose di cui hai il controllo”, ha detto.“Se vengo scambiato, sarò pronto ad andarmene. Il mio obiettivo è essere il miglior giocatore possibile per qualsiasi squadra”.

Il prodotto di UCLA non mette piede sul parquet addirittura dallo scorso 19 gennaio, nella sfida contro gli Houston Rockets. Quel momento ha segnato un momento delicato non solo per il figlio di LaVar, bensì anche per tutta la squadra di coach Walton, che, priva del proprio playmaker titolare, nonché leader difensivo; ha dato avvio ad una fase di progressivo declino che ha ridotto a zero le possibilità di prendere parte ai playoff. I gialloviola, dopo la vittoria contro Chicago, occupano attualmente l’undicesimo posto della Western Conference, a ben 7 partite di distacco dall’altra squadra di LA, i Clippers.