Walton: “L’espulsione? Ho detto di peggio in passato”. Ingram: “Potevo fare meglio su Gordon”.

Luke Walton, Los Angeles Lakers vs Houston Rockets at Toyota Center

Walton-Ingram post Rockets: il coach non ha gradito alcune decisioni arbitrali, mentre l’ala si assume la responsabilità per non aver contestato il tiro di Gordon alla fine del secondo tempo.

Ancora una volta tra Los Angeles Lakers e Houston Rockets è stata partita vera. I gialloviola hanno condotto per tutta la gara, salvo poi essere raggiunti allo scadere dei regolamentari e subire il primo sorpasso ed infine la sconfitta in overtime. Sfida caratterizzata da tanti contatti, chiamate dubbie e tanti viaggi in lunetta. Incredibile poi come nell’OT i texani abbiano tentato sedici liberi contro l’unico dei lacustri.

A fine gara, coach Luke Walton non ha girato intorno all’argomento, palesando il suo malumore:

<Non ero contento per tanti motivi. Ma l’infortunio di Lonzo ha colmato la misura.>

Il figlio di Bill, qualche possesso dopo l’infortunio di Lonzo Ball, ha protestato vivacemente con la terna arbitrale…

….rimediando un doppio tecnico e conseguente espulsione.

<Il primo tecnico l’ho meritato. Il secondo no. Ho solo detto “Ragazzi siete divertenti. Tutto questo è davvero divertente”. Questo ho detto. Non ho più urlato, non stavo più urlando. Mi ha scioccato essere espulso per quello. Ho sentito di peggio ed anche io ho detto di peggio in passato.>

Al coach non è piaciuta la differenza di trattamento riservato ai suoi ragazzi rispetto a James Harden e compagni. In particolare non ha gradito il fallo fischiato in attacco ad Ingram, subito dopo un discusso contatto tra The Beard e Kuzma – con canestro dell’MVP – non sanzionato dagli arbitri.

Los Angeles Lakers vs Houston Rockets at Toyota Center
Walton non ha gradito il diverso metro usato nei confronti di Harden ed Ingram (ESPN on ABC via NBA.com)

Walton poi ha elogiato la prestazione dei suoi…

<Sono soddisfatto di come i nostri ragazzi hanno combattuto. Hanno dato tutto quello che avevano, questo è tutto quello che gli avremmo potuto chiedere.>

…oltre a confermare che Ball sarebbe stato sottoposto – dopo la radiografia fatta a Houston – ad una risonanza magnetica. Per tamponare l’emergenza, il coach ha detto che verrà richiamato Alex Caruso dai South Bay Lakers.

Walton-Ingram post Rockets, mea culpa di Brandon

L’uscita di Lonzo è stata sicuramente determinante sull’esito della gara. Il prodotto di UCLA si è infortunato servendo il canestro del +17, mettendo a referto l’undicesimo assist della sua gara. Zo ha chiuso la gara con 29.3 di Net Rating e +15  di plus/minus.

Naturale quindi che Brandon Ingram ammetta che l’uscita del play sia stato un colpo quasi da ko…

<Quando Lonzo si è infortunato, ed è uscito dal campo abbiamo perso un po’ di slancio e ci siamo allontanati un po’ da tutto quello di buono che avevamo fatto.>

…dal quale i Lakers hanno faticato per rialzarsi.

Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs Houston Rockets at Toyota Center
Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs Houston Rockets at Toyota Center (Lakers.com)

Tiny Dog ha poi parlato della sua gara, assumendosi la responsabilità di non aver contestato al meglio il tiro del pareggio di Eric Gordon:

<Mi prenderei a calci per non aver fatto un passo avanti per cercare di contestare il tiro. Penso che se lo avessi fatto, non avrebbe tirato così facilmente ne sarebbe potuto andare a canestro. Me ne assumo tutta la responsabilità.>

Nell’overtime, il prodotto di Duke è salito di livello segnando 11 dei 14 punti dei gialloviola, fallendo solo una delle sei conclusioni tentate.

<Ho giocato male per tutta la gara, ho avuto un’altra opportunità nell’overtime ed ho cercato di dare tutto quello che potevo e fare il meglio possibile.>

Nell’attesa che vengano stabiliti i tempi di recupero di Ball, i Los Angeles Lakers rischiando di dover affrontare i Campioni NBA senza i loro tre principali ball handler. Tutta un’altra storia rispetto alla trionfale sfida di Natale.

KD: “I media creano troppo hype intorno a James, è difficile affiancargli una stella”

KD

KD, Kevin Durant incolpa i media di creare un ambiente tossico intorno al Prescelto? Quando i Los Angeles Lakers hanno firmato Lebron James, si aspettavano di creare una nuova era dello “Showtime”. I Lakers vivono infatti un digiuno dai playoff da ben 5 anni, il più duraturo nella storia della franchigia. La speranza era quella di accostare subito un all-star a Lebron James, per dar battaglia ai Golden State Warriors. Ma, come sappiamo, non è andata così. Paul George ha infatti rifirmato con gli Oklahoma City Thunder e Boogie Cousins ha invece firmato proprio per gli Warriors. Lebron si è dovuto quindi accontentare di circondarsi di veterani con contratti validi per un anno.

Kevin Durant, in un intervista di Ric Bucher di Bleacher Report, ha suggerito che la pressione mediatica intorno a Lebron James sia diventata troppo asfissiante. Ciò causerebbe difficoltà a trovare una star da accostare al quattro volte MVP della lega.

“La gente crea troppa pressione, c’è tanto hype intorno a LeBron James, ha esordito Durant. “Ci sono troppi fanboy nei media. In certi momenti non si parla neppure di basket. Perciò capisco per quale motivo nessuno vuole trovarsi in quell’ambiente è difficile affiancargli una stella. E’ tossico. Specialmente quando l’attenzione è rivolta sulle ca**ate.” Ha poi continuato: “Non è neanche colpa di Lebron, si tratta solo del fatto che molti media amano aggrapparsi ad ogni parola. Levatevi di torno e fateci giocare a basket.”

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Oh?

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KD: “Lebron ha bisogno di giocare con persone che lo conoscano”.

Lebron ha passato la maggior parte delle passate otto stagioni, a giocare con All-Star del calibro di Dwyan Wade, Chris Bosh, Kyrie Irving e Kevin Love. Tutti sono stati costretti ad aggiustare il loro stile di gioco. In particolare Wade e Bosh, che sono passati da essere i giocatori di riferimenti delle proprie franchigie ad adattarsi al gioco di James.

“Kevin Love ha dovuto cambiare completamente il suo gioco per adattarsi ad essere un tiratore”. Ha continuato Durant. “Bosh allo stesso modo. Lebron è un giocatore che ha bisogno di giocare con ragazzi che già sanno come comportarsi, e con tiratori. Giocare con giovani ragazzi che ancora stanno ancora sviluppandosi sarà sempre difficile. Infatti sarà sempre difficile chiedergli spesso la palla, lui vuole controllare l’attacco e creare situazioni per tutti gli altri”. Iniziano a sfumare quindi le possibilità che Durant si unisca a Lebron la prossima estate? Quale sarà il suo futuro e quello dei Lakers?

Coach Terry Stotts su Lebron: “E’ stato dominante”

Coach Terry Stotts su Lebron-Los Angeles Lakers vs Portland Trail Blazers at Staples Center

Partita bella e gradevole quella messa in scena allo Staples Center questa notte, nella quale i Lakers si impongono sui Blazers per 126-117. Un Lebron James inarrestabile da 44 punti,10 rimbalzi e 9 assist guida i Lakers alla vittoria, ma soprattutto si piazza al quinto posto dei migliori marcatori della storia NBA, sorpassando un’altra leggenda giallo-viola: Wilt Chamberlain. Dall’altra parte non è bastata la grande prestazione di Damian Lillard, che chiude con 31 punti, 8 rimbalzi e 11 assist.

Fondamentale per la fuga Lakers è stato il secondo quarto, vinto 33-22 e chiudendo sopra di 4 punti. Vantaggio che Portland non è mai stata in grado di recuperare. Così si è espresso Terry Stotts, coach dei Blazers a fine partita: Non siamo proprio riusciti a reagire nel secondo periodo, dopo che loro hanno piazzato il break. Nel primo quarto abbiamo giocato molto bene, e, dopo un avvio piuttosto lento nei primi 2 minuti, abbiamo creato un buon parziale.”

Stotts ha poi aggiunto: “Non abbiamo però superato il loro break a fine secondo quarto. Offensivamente abbiamo fatto un bel lavoro per la maggior parte della partita. Ci siamo passati bene la palla e abbiamo segnato i tiri da tre che ci siamo presi. Sul piano offensivo è stata una bella partita per noi. Non siamo però riusciti a mantenere alto il livello in difesa“.

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Not our night. #RipCity

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Coach Terry Stotts su Lebron: “Dominante”

Coach Stotts ha anche detto la sua su Lebron James:La sua è stata una prestazione dominante. Sai, 44 punti con soli 19 tiri, non si vedono cose così molto spesso, ha siglato quasi una tripla doppia. Quando segna anche da 3 punti, oltre che attaccare a testa bassa, è molto difficile da marcare“.

Lebron ha infatti segnato 5 triple su 6 tentate, tra queste 2 in back-to-back prima dell’intervallo, regalando ai Lakers un vantaggio di 4 punti sul 59-55. CJ McCcollum ha dichiarato su Lebron: James è molto forte. Passando Wilt Chamberlain capiamo quanto sia importante nella storia del basket. Quando inizia a segnare anche triple da 10 metri, è molto difficile da marcare. Riesce sempre ad andare al ferro, a creare giocate per i compagni, e quando non tira dal jumpshot, riesce comunque a giocare per gli altri”.

Cj McCollum 23 punti, 1 rimbalzo e 4 assist, Jusuf Nurkic porta a casa una doppia-doppia da 21 punti e 14 assist. Nulla però è bastato a fermare Lebron e compagni, tra cui spicca JaVale McGee da 20 punti e 4 assist, mentre Rajon Rondo ha dovuto lasciare il campo per un infortunio alla mano.

Nonostante la sconfitta, i Trail Blazers si trovano ancora al secondo posto della Western Conference, con un record di 10-4. I Lakers invece si trovano alla quarta vittoria di fila, portando il record a 8-6 e piazzandosi al sesto posto della conference.

Los Angeles Lakers : Analisi prima parte di stagione

Los Angeles Lakers

Inizio un po’ balbettante in questa prima parte di stagione dei Los Angeles Lakers che con un gioco fatto di alti e bassi, con aspetti migliorati e altri ancora da ottimizzare, hanno fatto divertire e ritornare la voglia a molti tifosi Lakers di seguire la stagione della squadra. Finalmente nella città degli angeli grazie al duo Magic-Pelinka si può aspirare a qualcosa in più che alla solita stagione in bassa classifica, che ha come obiettivo la migliore scelta al Draft.

  • 2018/19 Record: 5-6 (9# in Western.Conference)
  • Offensive Rating: 112.1 (8th of 30)
  • Defensive Rating: 112.7 (23th of 30)
  • Team Leaders: Lebron James 26.8 PTS, Lebron James, 7.7 AST, Lebron James,7.6 REB                                                         
LeBron James, Los Angeles Lakers vs Minnesota Timberwolves at Target Center
LeBron James, Los Angeles Lakers vs Minnesota Timberwolves at Target Center

Fase offensiva (Salto di qualità di Ingram: la chiave)

L’attacco in transizione è la tattica più scelta da coach Walton ed effettivamente è quello che frutta molti più punti. Essa è usata principalmente in contropiede (miglior squadra con 23.4 pts a partita) dove la difesa non è quasi mai schierata. La maggior parte dei possessi sono gestiti principalmente da Lebron e Rondo, che sfruttando la loro grande visione, riescono a trovare quasi sempre il compagno libero. Tuttavia, il problema della fase offensiva è quando i difensori sono tutti in posizione. La manovra sotto questo punto di vista è molto prevedibile dato che il 90% dei possessi viene gestito con un semplice pick and roll centrale che va a finire quasi sempre con uno scarico agli angoli o con un ormai pronosticabile alley-oop per McGee.

Oltre grazie ai due direttori d’orchestra (James e Rondo) l’attacco è efficace grazie ad altri ottimi terminali offensivi, anche se con schemi molto elementari. I compagni se la passano tra di loro, sfruttano molto i tagli e per quanto riguarda gli isolamenti ci sono tante opzioni su cui fare affidamento oltre al King (vedi Kuzma, Lance, Lonzo e soprattutto Ingram). Nell’estate della svolta dei Los Angeles Lakers si è parlato a turno più o meno di tutti i giocatori che comporranno il roster dei losangelini in questa stagione e che affiancheranno LeBron James nella rinascita della franchigia. Sopratutto si è tentato di capire chi sarà la spalla che lo aiuterà a guidare la squadra in attacco; un nome su tutti è Brandon Ingram.

Il ragazzo proveniente da Kingston, migliora di anno in anno. In questa stagione grazie anche alla fiducia datogli da Lebron, Ingram si sta prendendo molte responsabilità in attacco, essendo a tutti gli effetti la spalla offensiva del Re. Sembra sempre più pronto al salto di qualità che molti addetti ai lavori gli avevano pronosticato da tempo, grazie alle sua grandi potenzialità.

In questo video si può notare come il numero 14 dei Los Angeles Lakers sfrutti adeguatamente il pick and roll (come suo solito) per attaccare il ferro e, grazie alle sue lunghe leve, riesca a concludere con efficacia senza che Nurkic abbia possibilità di stopparlo. Ingram col passare degli anni sembra sempre più disposto ad arrivare fino in fondo invece che affidarsi alla conclusione dalla media, soprattutto grazie all’aumento di peso (cosa che lo ha sempre sfavorito nei mismatch con giocatori più robusti di lui). Questa opzione offensiva può portargli molti punti in più tra le mani e dunque renderlo molto più proficuo, caratteristica di cui l’attacco gialloviola necessita, a maggior ragione se si tratta di dividersi possessi con Lebron per poter essere considerato la sua spalla.

Fase difensiva: Lebron da esempio per i compagni ma soprattutto per i giovani

La difesa: il vero punto debole di questa squadra. Non stanno funzionando nemmeno le regole più basilari di essa. I cambi non funzionano, anche se la squadra era stata creata con l’intento di poter cambiare su tutti i blocchi, e non ci sono aiuti da parte degli altri difensori. L’unica nota positiva è JaVale McGee, il quale sta viaggiando a 3.6 stoppate a partita, ma il centro da solo non può proteggere il ferro dai giocatori in transizione.

Spesso e volentieri il difensore viene battuto in uno contro uno e poi l’avversario va dritto a canestro senza che nessuno che lo contrasti. A L.A si dovrebbe iniziare fare sul serio e difendere come si deve, soprattutto se l’intento è quello di ottenere buoni risultati in questa stagione. Il primo a doversi concentrare di più sulla fase difensiva è proprio il numero 23, spesso non curante di essa per risparmiare energia per la fase offensiva.

 

Questo video mostra come James in difesa molto spesso non ci sia, il suo close out arriva tardi o addirittura non arriva, concedendo un tiro aperto. Non è sbagliato che lui voglia risparmiare energie, dato che ormai all’età di 34 anni non ha più la resistenza di un tempo, che gli permetteva di giocare 48 minuti per 82 volte l’anno con quell’intensità.

Ma il cambiamento parte principalmente da lui, la Superstar chiamata a cambiare le cose in quel di L.A, soprattutto nell’atteggiamento. E se il faro della squadra non da esempio ai giovani come al resto della squadra, non si può andare molto avanti. Potendo sfruttare a maggior ragione la presenza di altri veterani nel roster come: Rondo, Stephenson, Mcgee e adesso Chandler.

Per quanto riguarda l’ex Phoenix, esso potrebbe essere un ottimo sostituto di McGee; potrebbe difendere molto bene centri talentuosi degli altri team ed essere un ottimo protettore del ferro.

Conclusione

A LA dovranno darsi da fare. Un’altra stagione deludente non sarà accettata dall’intero ambiente losangelino, a partite dai tifosi, proprietari e dalla squadra stessa, in particolare dopo l’arrivo del giocatore più forte del mondo. Il coach Walton, anche se protetto in parte dalle parole di fiducia di Magic, in caso di fallimento della squadra sarà il capro espiatorio e verrà subito sostituito con un allenatore più preparato.

LeBron James, dovrà semplicemente guidare la sua squadra come sempre, con leadership e sicurezza nei suoi mezzi, per dimostrare di essere il N.1 in NBA. Con la scelta dei Los Angeles Lakers, il King ha diminuito molto le sue chance per la vittoria del titolo, credendo in un progetto di 4 anni che potrà riportare la squadra alle vette dell’NBA e lui alla conquista dell’anello. La competizione è più tosta che mai e l’inizio non è stato dei migliori ma la squadra è profonda e con del potenziale e, ancor di più, le ultime stagioni ci insegnano che con il numero 23 non si può pronosticare mai nulla.

From The Corner #28: L’eminenza grigia ed il monociglio

Vi ricordate il bellissimo film diretto da Ron Howard “A Beautiful Mind”? Nell’insieme degli squilibri prodotti dalla mente schizofrenica di John Nash, una delle 3 persone che appaiono per tutta la sua esistenza è la cosìdetta eminenza grigia. Con questo insieme di parole si dispiega la visione del tipico agente dei servizi segreti governativi americani, addobbato come un mister nessuno con giacca, cravatta e pantaloni neri. E se pensate che la realtà cinematografica sia solo cinematografica, si fa un errore comune, magari non apocalittico, ma nemmeno minuscolo. E dire che per l’eminenza grigia (e quel grigio colora un bel capo Armani) della NBA grato gli fu quel fortuito incontro all’Aeroporto di Cleveland, quando conobbe in maniera molto casuale l’dierno miglior giocatore NBA, ovvero il Micione col 23. LeBron era impressionato dalla maglia del football hall of famer Warren Moon, che l’eminenza stava indossando imbarcandosi: “Ma sai dove posso avere quella di Magic Johnson e di Joe Namath (Rams, NFL)?” chiese il pupillo di Akron. “Tranquillo, big fella. Ci penso io”. Numeri di telefono scambiati e maglie giunte a destinazione sane e salve.
Era il 2002 e l’aereo stava decollando, in tutti i sensi.

Rich Paul con John Wall e James

Il nome dell’eminenza grigia è Rich Paul e se pensate che i rumors che stanno incappando nella vostra home di instagram, riportanti un Anthony Davis prossimo acquisto Lakers, siano totalmente casuali, avete ancora commesso un errore. Sia chiaro, tra il dire ed il fare a volte l’acqua non è solo tanta ma puzza anche, quindi non ci mettiamo subito le mani sopra o finiremo per scottarci. Fatto sta che la logica che segue questa notizia di (per ora) fanta-mercato ha una sua chiara e delineata motivazione: l’ex Kentucky ha deciso di passare alla Klutch Sport Group, la stessa agenzia di procura sportiva che rappresenta quello col 23 sopra citato. Ma andiamo con ordine.

Dopo che David Stern ha chiamato LeBron James nel Draft del 2003, il Paul è entrato a far parte della sua piccola cerchia affincando Leon Rose, allora procuratore di James, col quale hanno ridiscusso insieme l’estensione contrattuale del 2006. Il rapporto si è talmente tanto cementato che nel 2012 Rich Paul decise che era arrivato il momento di sbattere le ali da solo, lasciò Rose e la sua agenzia per aprirne una sua, la Klutch Sport Group. Il Micione non ha fatto storie: segue Paul e via verso nuove esaltanti avventure.
Rich Paul comincia a raccogliere tutto quello che ha seminato lungo quei 9 anni di procura sportiva, firmando atleti come Tristan Thompson, Eric Bledsoe, John Wall, Ben Simmons, i gemelli Morris e per ultimo Anthony Davis.

Pensate che sia un caso i vari contrattoni firmati da Wall ed i Morris? vi sbagliate. Non è uno che si fa vedere spesso, anzi, lavora mestamente dietro le quinte, ma ormai ha ottenuto una stima ed un rispetto talmente profondi che se deve dire qualcosa, tutti nella sala stanno zitti ed ascoltano.
Anthony Davis in questo momento si trova in una situazione non facile a New Orleans: tradito da DeMarcus Cousins, porta sulle spalle il destino di una squadra che ha fatto vedere cose bellissime all’ultima post-season, ma che in questo momento appare monca e piena di problematiche. Potrebbe andare a Nord o a Sud, la lancetta, ovvero potrebbe essere una buona stagione o una parecchio brutta, il tutto dipenderà dalle prodezze di Davis. Questo aprirebbe comunque enormi scenari per la prossima estate, quando Rich Paul dovrà discutere prima con i Pelicans l’offerta contrattuale e poi ascoltare tutte le campane NBA scegliendo quella migliore per Davis. Con l’uscita di Deng lo spazio salariale ad LA ci sarebbe.

Secondo Las Vegas, Warriors i più forti, exploit Celtics, Lakers a rischio playoffs

schedule finali nba

NBA-Las Vegas, quote pronte. Il Westgate Las Vegas Resort & Casino ha pubblicato le proiezioni che stimano le vittorie totali in regular season per ognuna delle 30 squadre della NBA per la stagione 2018\19.

Come riportato da Adam Wells di Bleacherreport.com, col mercato dei free agent ormai alle battute finali, e con i roster in via di definizione, è tempo per gli scommettitori di fare le loro puntate sulla prossima stagione NBA.

Queste le quote squadra per squadra:

I punti salienti: I campioni in carica Golden State Warriors sono accreditati per 62.5 vittorie, unica squadra proiettata sopra le sessanta vittorie stagionali. Tra le squadre indicate sopra la soglia delle 50 doppie W, gli Houston Rockets (54.5), i Boston Celtics (cui viene assegnata la bellezza di 57.5 vittorie), i Philadelphia 76ers del duo Embiid-Simmons (54.5), ed i nuovi Toronto Raptors di Kawhi Leonard (54.5 vittorie anche per loro).

NBA-Las Vegas, sorprese e conferme secondo i bookmakers

L’ultima squadra ad unirsi al club delle 50 vittorie sono gli Oklahoma City Thunder. La conferma di Paul George, la risoluzione dell’affare Anthony e l’arrivo di Dennis Schroeder da Atlanta spingono i Thunder verso le 50.5 vittorie (sempre di stime agostane si tratta).

I Los Angeles Lakers di LeBron James sono accreditati per 48,5 vittorie stagionali, quota che nella iper-competitiva Western Conference potrebbe mettere a rischio la partecipazione ai playoffs dei giallo-viola. Al pari dei Lakers vengono posti gli Utah Jazz di Donovan “Spida” Mitchell ed i Denver Nuggets.

Las Vegas non dà credito alcuno a Danilo Gallinari ed i Los Angeles Clippers (35,5), ai San antonio Spurs del furioso DeMar DeRozan (43.5), a Portland e Dame Lillard (41.5), e prevede sventure per i Cleveland Cavs ad est (solo 30,5 doppie W).

Le proiezioni riguardanti i Boston Celtics sono assolutamente interessanti: i Celtics inizieranno la stagione al gran completo, forti dei ritorni di Kyrie Irving e Gordon Hayward, e delle riconferme dei free agent Marcus Smart e Aron Baynes.

I tifosi (interessati o meno) di New York, Atlanta, Chicago e dei soliti Sacramento Kings (tutti accreditati per un massimo di 29.5 vittorie) possono invece confidare nella volontà dei propri beniamini di non competere fino all’ultimo per un posto nella post-season.

Kobe Bryant: “Chi potrebbe battermi in un 1 contro 1 in allenamento? Nessuno”

kobe-timberwolves, Lakers, Basketball

L’ultima gara di Kobe, la leggenda, contro gli Utah Jazz, l’ultima assoluta del Black Mamba in NBA. Non è stato possibile non restare da mattina a sera a fissare la tv per un ultimo saluto ad uno dei più grandi giocatori della storia di questo sport. Un fenomeno, un vincente, semplicemente il Mamba che aveva una cultura del lavoro fuori dall’ordinario.

Chi batterebbe Kobe in un 1 contro 1 in allenamenti? 

Il Mamba ha risposto alle domande dei giornalisti e su una in particolare si è soffermato: “Kobe Bryant, chi potrebbe batterti in un 1 contro 1 in allenamento?”

Lo sguardo dice tutto: NESSUNO, ci potete scommettere”, Kobe ha aggiunto una piccola postilla: “Se un giocatore avrebbe potuto battermi, uno in particolare, si è ritirato nel 1998, dopo il suo ultimo tiro a Utah”

Ecco più chiaro di così? Jordan contro Bryant, il maestro contro l’allievo, la superstar dei Bulls contro quella dei Lakers. Uno scontro generazionale, che è arrivato al termine con il ritiro prima di MJ e poi con quello del Mamba. Oggi abbiamo giocatori diversi, attaccanti diversi, difensori diversi e si mai nessuno potrà avere la mentalità di questi due fenomeni totali.

Kobe Bryant's ceremony Kobe Bryant: "Il basket è arte, lo sport è arte" Kobe Bryant cortometraggio

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Isaiah Thomas: “Heat molto aggressivi. Non ho scuse”

isaiah Thomas

E’ un Isaiah Thomas davvero rammaricato quello post match con i Miami Heat. Il playmaker dei Los Angeles Lakers ha disputato, nella notte, una delle peggior partite da quando è in NBA.

I giallo-viola, che hanno perso 92 a 91 contro gli uomini di Spoelstra, nonostante le 20 palle perse (da cui sono scaturiti 20 punti degli Heat), hanno avuto anche la palla della vittoria ma il tiro dello stesso Thomas è andato corto e non ha trovato la via del canestro. Mattatore della serata è stato Goran Dragic che ha chiuso con 30 punti e 5 rimbalzi.

Isaiah Thomas: le parole post gara

“Mi hanno intrappolato sul pick-and-roll”, ha detto Thomas nel post gara. Il play ha poi continuato: “Non ho scuse, ho provato a trovare altri modi per essere in grado di segnare e fare giocate per avvantaggiare i mie compagni ma loro sono stati molto aggressivi quando ero in palleggio e sul pick-and-roll”.

Isaiah ThomasIl tabellino di Thomas, a fine partita, recita 5 punti, 2 rimbalzi e 3 assist con un pessimo 1 su 9 dal campo in 26 minuti. La sua prova, tra l’altro, era sotto le luci dei riflettori dopo il dibattito durante il timeout contro Golden State di mercoledì con Julius Randle, che ha invece concluso con 25 punti e 12 rimbalzi la gara con gli Heat, risultando il migliore dei suoi.

Insomma una gara negativa per il numero 3 di Los Angeles che si sta giocando il tutto per tutto in queste ultime sfide che rimangono ai Lakers in regular season per strappare un contratto importante in estate visto che andrà in scadenza e testerà la free agency. A chi può servire un giocatore come Isaiah Thomas?

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LeBron James-Lakers: Los Angeles lido ideale per il Re?

Nelle ultime ore l’idea LeBron James-Lakers è stata molto discussa, il suo arrivo a Los Angeles è scontato? . I cartelloni con l’hashtag #LAbron hanno fatto scalpore, specie perché in precedenza anche i Philadelphia 76ers avevano provato a convincere il Re in questo modo. Ma concentriamoci sui giallo-viola.

Per la prossima stagione i Lakers avranno impegnati soltanto 39 milioni di dollari. Ciò significa che, oltre a provare l’assalto a James, la franchigia di Los Angeles avrebbe spazio salariale per formulare un’offerta massima ad un giocatore con 7-9 anni d’esperienza nella lega, ad esempio Paul George, semplicemente rinunciando al prolungamento di contratto di Luol Deng.

LeBron James-Lakers: i pro dell’affare per Los Angeles

A Los Angeles, oltre che un big, LeBron troverebbe una base di giovani molto interessanti. Ball, Ingram e Kuzma, infatti, hanno fatto già intravedere grandi cose e con James potrebbero fare un ulteriore salto di qualità.

I primi due, a dicembre, quando girarono le prime voci di un possibile arrivo di James a fine anno, tiravano rispettivamente con il 26 ed il 31 % da 3 punti, mentre ora sono risaliti fino al 34 ed al 38. Il tiro dalla lunga distanza è una delle chiavi principali in una squadra con il nativo di Akron nel quintetto, grazie alla capacità del 23 di attirare un raddoppio e scaricare, magistralmente, per i tiratori liberi. In uscita, invece, ci sarebbero Caldwell-Pope e Randle, senza dimenticare Lopez e soprattutto Isaiah Thomas.

Nonostante questo, però, con James e con un altro big, sarà difficile che i Lakers riescano ad essere competitivi fin da subito contro squadre del calibro dei Warriors o dei Rockets. D’altra parte se LeBron vorrà trasferirsi a Los Angeles, la franchigia di Magic Johnson metterà a disposizione uno dei roster più futuribili (inferiori probabilmente soltanto ai Sixers), dell’intera lega.

 

 

 

LeBron-Lakers: cartelloni anche a Los Angeles

LeBron-Lakers non è solo una fantasia di mercato. E’ notizia delle ultime ore, infatti, la creazione di alcuni cartelloni che vorrebbero spingere il Prescelto ad unirsi alla squadra giallo-viola di Los Angeles.

LeBron-Lakers: Forget the Process

“Dimentica il Processo”. Questa la scritta sui cartelloni con l’hashtag #LABron (stavolta davvero fin troppo facile il gioco di parole). Basterà questo? Difficile dirlo visto che, probabilmente, tutto dipenderà dal finale di stagione con i Cavs e con quello che sarà il risultato ai play-off.

Dopo le avances di Philadelphia, a cui lo stesso LeBron aveva risposto in maniera positiva (“Sono lusingato per tutto questo”), ora anche i Lakers sembrano voler puntare al colpo grosso nella prossima free agency. Il fascino della franchigia giallo-viola potrebbe attirare il nativo di Akron, da cui aspettiamo un commento a tutto ciò.

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Lillard show. Napier: “E’ stato qualcosa di spettacolare”

Damian Lillard

Quella appena passata è stata la notte del Lillard show. Il playmaker è stato infatti autore di 39 punti nella gara, vinta dai suoi Portland Trail Blazers, contro i Los Angeles Lakers per 108 a 103.

19 punti negli ultimi sette minuti e spicci. Questo lo score di Damian che è riuscito a trascinare i suoi compagni ad un’incredibile rimonta (erano sotto di 11 punti, ndr) allo Staples Center, grazie ad una serie di 4 triple consecutive in meno di centoventi secondi che hanno riportato a contatto Portland prima del sorpasso finale. Proprio Lillard ha commentato brevemente, a fine gara, il suo pensiero in quel momento: “Pensavo che volevo portare a casa la vittoria”.

Lillard show: le parole di Napier

“Sono uno che non si meraviglia per molte cose, quasi mai, ma quello che ho visto oggi è stato spettacolare”. Cosi Shabazz Napier, guardia dei Blazers, al termine del match dello Staples Center, che ha poi aggiunto: “Quello che fece a Phoenix non fu cosi eclatante (riferendosi ai 40 punti, con tanto di lay-up vincente, contro i Suns), ma oggi era veramente incredibile”.

Napier si è soffermato su una particolare giocata di Lillard: “Durante la gara ha una palla, è uscito dall’area e da almeno 10 piedi dietro la linea dei 3 punti l’ha lasciata andare, ed io ero tipo ‘wow'”.

Vittoria di grande importanza per Portland che ora si ritrovano addirittura al 3° posto nella Western Conference, seppur tallonati da Pelicans, Spurs, Timberwolves e City Thunder. Con un Lillard cosi, però, la squadra di coach Stotts può star tranquilla in ottica play-off.

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Larry Nance Jr: “Ho sempre voluto vincere, ora posso farlo ai Cavs”

Larry Nance Jr

L’All-Star Game 2018 ha regalato emozioni, specialmente a Larry Nance Jr che è tornato a Los Angeles, dopo circa 2 settimane dall’addio ai Lakers. Il neo giocatore dei Cavaliers ha raccontato, ai microfoni di Bill Oram dell’Orange County Register, le sue sensazioni al ritorno in quella che sembrava poter essere, fino a poco tempo fa, casa sua: “E’ ancora qualcosa di davvero scioccante ma al contempo già non vedo l’ora di tornare per giocare con i miei nuovi compagni”.

Per Nance, tutto sommato, un buon weekend quello appena passato visto anche il secondo posto conquistato nello Slam Dunk Contest, con tante critiche ai giudici per la sua schiacciata con doppio tap-in decisamente sottovalutata. A vincere la gara è stato Donovan Mitchell, degli Utah Jazz.

Larry Nance Jr sui play-off

Ma il giocatore dei Cavs sembra aver già messo alle spalle tutto questo visto che si è concentrato sul futuro, parlando della quasi sicura possibilità di affrontare, per la prima volta in carriera, i play-off: “Mi piace pensare di essere un giocatore vincente. Che stessimo costruendo gradualmente o no a Los Angeles, il mio obiettivo era vincere ogni singola partita. Mi sembra la cosa giusta da fare. Ora possiamo farlo davvero, possiamo vincere ogni partita. Ho sempre voluto vincere, ora posso farlo ai Cavaliers qui a Cleveland”