Walt Frazier: “LeBron James? Ha tutta l’aria di uno a cui non interessa”

Post Lakers-Clippers, LeBron James ci crede: "Ci giochiamo tutto fino alla fine"

Uno dei lati deteriori di chiamarsi LeBron James è senza dubbio la costante luce dei riflettori puntata su di sé, quali che siano il momento della stagione o le fortune della squadra.

L’abitudine in questo finale di stagione di James di posizionarsi costantemente sul fondo della panchina durante i time-out di coach Luke Walton, senza partecipare ai consueti “huddle” prima di rientrare in campo ha fatto alzare più di un sopracciglio, e rinfocolato le critiche di scarso impegno e “devozione verso la maglia” del numero 23 dei Los Angeles Lakers.

L’ultimo episodio della serie è andato in onda al Madison Square Garden di New York, teatro della stoppata all’ultimo secondo del croato Mario Hezonja sul tentativo di buzzer beater di LeBron James.

Durante i secondi finali di un time-out, LeBron James – in panchina per un riposo – si siede sul fondo della fila di sedie riservate alla squadra ospite, in prossimità dell’accesso al tunnel degli spogliatoi e davanti a Tyson Chandler, infortunato ed accomodatosi in seconda fila in abiti civili.

La telecamera “zooma” su James e sulle sue colorate sneakers, mentre Walt “Clyde” Frazier, commentatore delle partite dei New York Knicks per MSG Network – notando l’atteggiamento di James – si lancia in un commento circa il relativo coinvolgimento di LeBron nella partita e nelle attività della squadra.

Questo tipo di atteggiamento… quando sei il volto della NBA credo tu debba dimostrarti un po’ più attaccato alla tua squadra, nonostante tutto. In pubblico devi mostrarti coinvolto e positivo. A porte chiuse è un altro discorso, ma in pubblico c’è bisogno di mostrare più partecipazione

L’obiettivo indugia quindi sull’espressione perplessa di un LeBron James che scambia alcune battute con Chandler. Frazier chiude: “in questo momento, LeBron ha l’aria di uno a cui non interessa, sostanzialmente“.

Knicks-Lakers: i gialloviola crollano, Hezonja stoppa LeBron

LeBron James and Mario Hezonja, Los Angeles Lakers vs New York Knicks at Madison Square Garden (Seth Wenig, AP Photo)

Game 70 Recap: Knicks-Lakers

Il consueto matinée domenicale prevede al Madison Square Garden la sfida tra Los Angeles Lakers (31-38) e New York Knicks (13-56), quarta tappa del road trip lacustre sulla East Coast. Californiani e newyorchesi non hanno più nulla da chiedere alla stagione in corso e sono da tempo proiettati alla prossima, in particolare alla lottery – in ottica draft – ed alla free agency.

Rispetto alla gara, persa, contro i Pistons i gialloviola recuperano LeBron ed Hart. Fuori Lonzo Ball, Stephenson, Chandler e Brandon Ingram. Quest’ultimo ieri è stato sottoposto ad un intervento chirurgico e pare verosimile il suo ritorno in campo per la prossima stagione.

Grazie al filotto di otto sconfitte consecutive, New York – già vittoriosa nella gara dello Staples Center – ha quasi raggiunto la matematica certezza di conquistare uno dei tre peggiori seed della Lega, ovvero quelli con le maggiori chance di vincere la lotteria e puntare jackpot Zion.

Walton schiera Rondo, Bullock, LBJ, Kuz e McGee. Fizdale – privo di Dennis Smith Jr., Vonleh e Ntilikina – risponde con Mudiay, Dotson, Knox, Hezonja e Jordan.

Knicks-Lakers, Dotson & Know on fire

Il primo canestro della gara è un jumper di LeBron, ma dopo uno scambio di schiacciate tra DAJ e McGee tocca a Dameyean Dotson (21.7 punti nelle ultime tre gare) usufruire del bonus Rondo. Il nativo di Houston sfrutta la consueta, rivedibile, difesa dell’ex Celtics e Pelicans per segnare tre volte. 4-11 e timeout per coach Luke Walton dopo neppure tre minuti di gioco.

Al rientro in campo i lacustri trovano subito la parità grazie alla tripla di Bullock ed a due canestri di JaVale McGee. Dopo un paio di possessi sciupati banalmente da entrambe le squadre, Hezonja e James segnano dalla lunetta e dal campo, 17 pari a metà quarto.

I Knicks continuano a segnare con una facilità disarmante (75% al tiro), Knox e Mudiay trovano la via del canestro praticamente senza nessuna opposizione. I gialloviola restano a contatto grazie al subito positivo Moe Wagner che dopo aver segnato da tre…

…schiaccia l’assist di Hart.

L’attacco dei Lakers si ferma mentre in difesa i californiani non riescono a contenere le scorribande di Dootson e Kevin Knox. Le triple della nona scelta dell’ultimo draft fissano il punteggio alla fine del quarto, 30-41.

Tredici punti a testa (11/13 dal campo) per il duo di New York (72.7% dal campo), abile a sfruttare gli spazi concessi.

Knicks-Lakers, LeBron ricuce lo strappo

LBJ – con Caruso, KCP, Hart e Williams – prova a riportare sotto i suoi. Dopo aver segnato due liberi, LeBron prima pesca JWIII con un no-look, poi lancia Hart ed infine…

…schiaccia in transizione 40-45 a nove minuti dall’intervallo. Il quattro volte MVP continua a produrre – nonostante un wedgie dall’arco – e realizza altri cinque punti.

I gialloviola tornano sotto perché le percentuali di New York sono lontanissime da quelle della prima frazione. A muovere il punteggio dei Knicks ci pensa Jordan, schiacciando un putback dopo l’ennesimo errore dei compagni. 45-49 a 5’41” dalla fine del tempo.

I Lakers completano la rimonta e trovano il sorpasso grazie alla tripla di Caruso ed al gioco da tre punti di KCP.

Dopo aver assistito gli ultimi due compagni a segno, Kyle Kuzma si mette in proprio segnando tre canestri oltre ad alzare l’alley-oop per McGee…

…che schiaccia il +4.

I lacustri pasticciano per qualche possesso e consentono alla franchigia della Grande Mela di rientrare grazie alle iniziative di Emmanuel Mudiay – che realizza sei liberi oltre un jumper – ed Hezonja.

Kuzma serve due volte Reggie Bullock, che fissa il punteggio all’intervallo lungo: 66-63.

Knicks-Lakers, prosegue l’equilibrio

La guardia ex Pistons segna subito in avvio del secondo tempo, risponde ancora uno volta Mudiay che segna dall’arco ed assiste la schiacciata di Jordan.

LeBron e Kuz guidano l’attacco lacustre e tengono testa allo scatenato E-Man, ancora a segno con tre liberi ed una tripla. 78-77 dopo poco meno di cinque minuti nel quarto.

La partita non vive il suo momento migliore, gli attacchi vivono di sole iso ed le due avversarie alternano quale – rara – discreta giocata ad alcune perse (già 16 quelle di NY) a dir poco scolastiche.

Dotson segna ancora da oltre i 7.25 mentre Bullock è più efficace con il catch-and-shoot dal mid range piuttosto che dal perimetro. James & Kuzma…

…tengono avanti i gialloviola, i Knicks restano in scia grazie ai canestri di DeAndre Jordan ed Hezonja, 90-86 a 2’47” dalla fine del quarto.

I liberi di Caruso e Kuzma e le triple di Dotson e Lance Thomas chiudono la frazione, 96-94.

Knicks-Lakers, LeBron e compagni sbagliano tutto nel finale

L’ultimo periodo inizia nel segno dei due two-way player lacustri: Caruso ci mette tanta energia in difesa – subisce anche un flagrant one di Trier – mentre Johnathan Williams è attivo sotto canestro. Il lungo corregge un errore di LBJ prima di schiacciare in transizione – completando anche il gioco da tre punti – e segnare ancora imbeccato dallo stesso Alex.

Dopo il jumper e la tripla di Kadeem Allen, i Lakers allungano con KCP ed ancora Alex Caruso, che recupera un possesso e schiaccia in contropiede, 112-105 con 7’10” da giocare.

Il vantaggio gialloviola raggiunge la doppia cifra grazie a LeBron James, che prima segna subendo il fallo e poi schiaccia…

…in transizione. Dopo i canestri di Knox e Mudiay, LeBron assiste la tripla di Kentavious Caldwell-Pope e segna il canestro del 122-111 a 3’45” dalla termine.

La gara però, non è finita. La franchigia della Big Apple capitalizza una persa di Kuzma ed un errore dall’arco di KCP con il canestro di Dotson e Mario Hezonja. James sbaglia da tre, Jordan è freddo dalla lunetta: 123-120 con 65” secondi dal cronometro.

L’ex Clippers e Mavs stoppa LBJ ed in transizione ancora Dotson segna il meno uno. Il quattro volte MVP non trova la via del canestro, Mudiay segna i liberi del sorpasso a 22.3″ dalla sirena.

1-13 il parziale degli ultimi tre minuti. LeBron nonostante i tre errori precedenti, frutto di brutte iso, si prende l’ultimo tiro…

…subendo la stoppata di Hezonja sulla sirena, 123-124 il finale e Lakers che subiscono lo sweep stagionale dai Knicks.

Knicks-Lakers, 33 per LeBron

James chiude con 33 punti (11/26 dal campo, 0/6 dall’arco ed 11/13 ai liberi), 6 rimbalzi ed 8 assist in 35 minuti di gioco. Sul quattro volte MVP pesano però gli errori e le scelte degli ultimi possessi, che di fatto sono costati la vittoria ai lacustri.

Dopo i 10 assist della gara precedente, Kuzma si ripete smazzando 8 assist. Kyle chiude con 18 punti (8/14) senza catturare rimbalzi oltre che registrare il peggior Def Rating (-23.3) e +/- (-17) della gara.

Meglio delle ultime uscite Bullock (14, 6/10), discreto McGee (12+7, 6/10). Ancora male Rondo (3+5+5, -11 di +/-), che non vede il campo nell’ultimo quarto.

Buone prove per Caruso (12+3+2 con cinque recuperi e tre stoppate) e Williams (12+7), mentre Hart (1/5) e KCP (4/11) sono troppo imprecisi. Ancora troppo pochi (meno di cinque) i minuti concessi a Wagner.

Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs New York Knicks at Madison Square Garden
Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs New York Knicks at Madison Square Garden (Nathaniel S. Butler, NBAE via Getty Images)

Top scorer della squadra di coach David Fizdale Mudiay (28+2+8, 8/11 dal campo) e Dotson (25). Buone prove anche per Knox (19+6 con tre triple) ed Hezonja (17+8, 8/8 ai liberi). 15 punti, 17 rimbalzi e 7 assist per DeAndre Jordan.

Box Score su NBA.com

Knicks-Lakers, sconfitta buona per la lottery

Concedendo la seconda – su quattordici… – vittoria stagionale a New York, L.A. consolida la propria posizione in vista del prossimo draft, ovviamente unico aspetto positivo di una gara che in altri momenti sarebbe definita disastrosa.

Lacustri che dopo aver toccato il +11 a poco più di tre minuti dalla fine, hanno completamente mollato, come riconosciuto a fine gara da Walton:

<Non è solo l’ultima giocata di LeBron ma la capacità di chiudere le partite una volta che hai costruito il vantaggio. Abbiamo alzato il piede dall’accelaratore.>

Dal canto suo James non può che rendere merito ad Hezonja per l’ultima giocata:

<Poco da dire, gran difesa di Mario. Tutto qua.>

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 1:00 italiane – tra Martedì 19 e Mercoledì 20 Marzo per affrontare al Fiserv Forum i Milwaukee Bucks.

LA Lakers, tutto in un’estate, LeBron James a Kawhi Leonard: “Restiamo in contatto”

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena

La disgraziata stagione dei Los Angeles Lakers ha evidenziato quello che si definirebbe un “problema di fascino” per la franchigia giallo-viola, la cui supremazia cittadina è insidiata dagli ambiziosi piani dei cugini Los Angeles Clippers.

Al netto dei tanti infortuni (Lonzo Ball, LeBron James, Brandon Ingram, Rajon Rondo, Javale McGee), il punto di svolta – in negativo – per le fortune dei Lakers vanno ricercate nella gestione delle due settimane che portarono alla trattativa tra front office losangelino e New Orleans Pelicans per la superstar Anthony Davis.

Una trattativa iniziata male (l’annuncio urbi et orbi di Davis e del neo agente Rich Paul di voler lasciare la Louisiana al più presto, nel tentativo di forzare la mano ai Pelicans e far preparare la pista d’atterraggio a Los Angeles), e finita peggio, con la proprietà dei Pels – nelle figure di Miss Gayle Benson, dell’executive dei New Orleans Saints Mickey Loomis e dell’allora GM Dell Dempsdecisa a non cedere Davis ai Lakers nemmeno per tutto il proverbiale oro del mondo.

La gestione pubblica della trattativa ha provocato ai piani alti del centro di El Segundo, Los Angeles, una certa dose di irritazione, come emerso nelle ultime ore.

La politica aggressiva ed intempestiva di Rich Paul, agente di Davis ma soprattutto storico agente ed amico personale di LeBron James, avrebbe sostanzialmente mandato a monte ogni piano di trattativa sotto traccia da parte dei Lakers.

Un piano costellato di difficoltà sin dall’inizio. Le accuse – eccessive – di “tampering” rivolte a James dopo alcune, banali parole di apprezzamento di LeBron a Davis avevano provocato la reazione furiosa dei New Orleans Pelicans, e minato ogni tipo di rapporto diplomatico tra le due squadre.

A partire dalla prossima off-season, che per entrambe le squadre inizierà alla mezzanotte del prossimo 11 aprile, il front office dei Pelicans che sarà chiamato a risolvere la grana Anthony Davis sarà molto diverso dall’attuale. Nelle prossime settimane i Pels inizieranno i colloqui per la selezione del nuovo General Manager, una figura autorevole ed in grado di agire da interfaccia con la proprietà e permettere a Loomis di tornare ad occuparsi a tempo pieno di football e dei Saints (di proprietà della famiglia Benson).

La direzione da tenere verrà comunque indicata dalla famiglia Benson e dai suoi fidati consiglieri. E l’intenzione attuale dei New Orleans Pelicans, come riportato da Marc J. Spears di ESPN, rimane quella di non cedere Davis ai Los Angeles Lakers, squadra in cui l’assistito di Rich Paul potrà comunque approdare nell’estate 2020, da free agent (e quando LeBron James avrà 35 anni).

Lakers, LeBron James a Kawhi Leonard: “Rimaniamo in contatto”

Il sopracitato “problema di fascino” dei Los Angeles Lakers potrebbe risultare un ostacolo notevole per una squadra con ampissima disponibilità salariale, ed alla ricerca di rinforzi immediati e corposi per la superstar James, il cui infortunio di dicembre ha dimostrato la vulnerabilità del roster attuale.

Ad un anno di distanza dal “gran rifiuto” di Paul George, e dall’impossibilità di attrarre a Los Angeles Kawhi Leonard (il niet dei San Antonio Spurs che ha ispirato la politica dei Pelicans a febbraio), i Lakers sono ancora in ballo. Il posto di lavoro di Magic Johnson (come da lui stesso garantito) e la competitività della squadra sono legate a quanto avverrà in estate.

La caccia a Kawhi vedrà la concorrenza diretta dei Los Angeles Clippers. Quella – difficile ma non impossibile –  a Kevin Durant anche (per non citare i New York Knicks). Klay Thompson potrebbe diventare disponibile sei gli Warriors tentennassero nell’elargire al prodotto di Washington State l’agognato e meritato massimo salariale (cosa che non avverrà prima di aver preso atto della volontà di Durant, noblesse oblige).

La pista Anthony Davis rimarrà percorribile, nonostante l’astio tra le due squadre (gli affari sono affari), i Boston Celtics dovranno decidere se sacrificare Jayson Tatum, il cui solo nome è in grado di far pendere la bilancia verso il Massachusets. Kemba Walker, Khris Middleton, DeMarcus Cousins, persino l’impensabile cavallo di ritorno D’Angelo Russell sono dei piani B, per quanto di lusso.

Los Angeles Lakers e Toronto Raptors si sono affrontate nella nottata di giovedì, in una partita con poco significato “ai fini della classifica” come si diceva a Novantesimo Minuto. Dopo la sirena finale, LeBron James ha avvicinato lo stimato collega Kawhi Leonard e lo ha salutato: “Rimaniamo in contatto“, le parole del Re.

La off-season dei Lakers è appena iniziata.

Raptors-Lakers: LeBron è troppo solo, gialloviola sconfitti

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena

Game 68 Recap: Raptors-Lakers

Dopo la disastrosa prestazione di Novembre allo Staples Center, seconda ed ultima sfida stagionale tra Los Angeles Lakers (31-36) e Toronto Raptors (48-20).

Seconda tappa del road trip sulla East Coast per i lacustri, intenzionati – dopo il successo in casa dei Bulls – a chiudere nel migliore dei modi la stagione. I canadesi proseguono la rincorsa al primo seed dei Bucks, al momento distante 2.5 partite.

I decimati gialloviola – out Lonzo Ball, Stephenson, Chandler e Brandon Ingram – partono con Rondo, Bullock, LBJ, Kuz e McGee. Toronto è priva dello squalificato Serge Ibaka oltre che degli infortunati Kyle Lowry e Fred VanVleet e risponde con Lin, Green, Leonard, Siakam e Gasol.

Raptors-Lakers, brutto avvio per Rondo e compagni

Nei primi minuti di gioco il ritmo è compassato ed entrambe le squadre commettono diversi errori. Dopo che Rondo regala due possessi agli avversari, LeBron prende il comando delle operazioni segnando il primo canestro della gara.

Siakam sfrutta il mismatch con Kuzma, attaccandolo e costringendolo subito a due falli ed al precoce rientro in panchina. A scuotere Toronto ci pensa Leonard, a segno due volte in venti secondi da oltre i 7.25. 6-11 dopo quattro minuti, primo timeout per coach Luke Walton.

I lacustri continuano a faticare in attacco ed i canadesi allungano con Gasol, a segno col jumper dalla media e dall’arco. Non riuscendo a scardinare la difesa schierata dei Raptors, Rondo prova a spingere la transizione ed assiste…

…i canestri di JaVale McGee ed Hart.

Nella propria metà campo i californiani faticano a contenere gli avversari, Powell prima dall’arco poi in transizione costringe il lungo ex Warriors al terzo fallo. 13-22 a 4’09” dalla fine del quarto.

I gialloviola tornano sotto grazie alle triple di Bullock e Josh Hart. Toronto risponde con Norman Powell che segna due volte dall’arco, 25-33 il parziale della prima frazione.

Raptors-Lakers, LeBron crea ma Rajon distrugge

I lacustri ripartono small con James e Kuzma insieme agli esterni della second unit. Siakam continua ad attaccare il ferro ed a procurarsi liberi (5/6 al momento) mentre gli angeleni riescono ad essere efficaci solo in transizione.

Dopo una schiacciata…

…delle sue, LeBron James continua a spingere, segnando ed assistendo Kuzma. 35-37 e timeout per coach Nick Nurse.

Il quattro volte MVP poi premia due volte i tagli di Caruso, che pareggia a quota 39. I Raptors ripartono con la tripla di McCaw ed i canestri di Lin e The Claw, rispondono ancora LeBron – dall’arco – ed Alex Caruso, che completa il gioco da tre punti.

LBJ lascia il campo per Rondo, che assiste lo scatenato two-way player gialloviola a segno anche da oltre i 7.25, 48-46 a 4’34” dall’intervallo lungo.

Rajon monopolizza l’attacco lacustre con risultati disastrosi: due layup sbagliati intervallati da una persa consentono ai Raptors di allungare, grazie alle triple di Leonard e Green, 52-59 a poco più di due minuti dalla fine del tempo.

L.A. non segna più, ad eccezione di un canestro proprio di Rondo, e sotto le plance concede troppe (7) seconde chance agli avversari. Dopo i liberi di Gasol e l’ennesima persa dell’ex Celtics e Pelicans, Kawhi Leonard segna la tripla sulla sirena, 54-65.

Una raw stat sintetizza egregiamente il tema della gara: nel secondo quarto +7 il +/- dei Lakers con LeBron, -10 nei quasi cinque minuti di gestione Rondo 🤦🏾‍♂️.

Raptors-Lakers, i californiani provano a restare in partita

LeBron prova a riportare sotto i lacustri, assistendo Reggie Bullock – che subisce fallo sulla tripla e converte il gioco da tre punti – e McGee, oltre a segnare col jumper ed in transizione.

Toronto produce con Leonard, Siakam e Marc Gasol. Lo spagnolo punisce la mancata chiusura di McGee segnando l’undicesima tripla della gara dei canadesi, 67-74 con 7’41” da giocare nel quarto.

La premiata ditta Rajon & JaVale produce qualcosa in attacco, ma continua ad essere disastrosa in difesa: emblematico il possesso in cui Gasol e Jeremy Lin si passano il pallone senza problemi sull’arco, sfruttando la pigrizia del duo lacustre rimasto a piantonare il proprio pitturato. Inevitabile la tripla di Linsanity.

Il perimetro continua ad essere sguarnito e Leonard può segnare in assoluta libertà la quinta tripla della sua gara.

Kyle Kuzma and Jeremy Lin, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena
Kyle Kuzma and Jeremy Lin, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena (Frank Gunn, The Canadian Press via AP)

James prova a scuotere i suoi schiacciando in transizione, prima di lasciare il campo – ancora – per Rondo. Mentre Kyle Kuzma, dopo aver finalmente trovato la via del canestro, commette il quarto fallo costringendo Walton al cambio.

Toronto attacca incontestata il pitturato lacustre e riporta il vantaggio in doppia cifra, 77-88 con 2’42” da giocare.

Nei minuti finali Siakam e Powell non trovano la via del canestro ed i gialloviola, dopo il liberi di Caruso e Rondo, chiudono la frazione con la tripla di KCP, a segno dopo cinque errori. 84-90 alla fine del terzo periodo.

Raptors-Lakers, Toronto in controllo

Nei primi minuti dell’ultimo quarto i lacustri faticano a costruire buoni tiri contro la difesa schierata e trovano il canestro solo dopo tre minuti di gioco con le transizioni di LBJ e KCP.

I canadesi creano seconde chance, oltre a continuare con Anunoby e Malcom Miller – due volte – a segnare da oltre i 7.25. 88-101 a 7’35” dal termine.

James serve Kuzma e dopo aver schiacciato in solitaria…

…realizza un libero, che con la tripla di Hart tiene vive le flebili speranze lacustri, 93-105.

Speranze vanificate dalle perse e dai tanti errori al tiro. James segna l’ultimo canestro dei suoi a quasi tre minuti dalla fine, i liberi di Leonard e Pascal Siakam fissano il punteggio finale, 98-111.

Raptors-Lakers, LeBron e Kawhi i top scorer

James chiude con 29 punti (12/23 al tiro, 1/5 da tre e 4/7 dalla lunetta), 4 rimbalzi, 6 assist e 4 perse in poco meno di 32 minuti di gioco. Con LBJ in campo, i Lakers hanno retto l’urto. Quando l’ex Cavs ed Heat si è seduto in panchina, sono calate le tenebre.

Con LBJ, l’unico lacustre a strappare la sufficienza è Caruso (16+5+5, 5/7 dal campo) che ritocca il suo career high per punti segnati oltre a non lesinare sull’impegno profuso.

Falloso ed impreciso (3/11 dal campo, 1/4 ai liberi) Kuzma (7+8+3) mai in partita e sempre in sofferenza contro Siakam. Passo indietro per KCP (9+5, 1/8 dall’arco) che come Bullock (2, 2/7 da tre) non regge il confronto con i tiratori avversari. Poco meglio Hart (8, 2/4 da oltre i 7.25) anche se non è riuscito ad apportare l’energia che spesso lo contraddistingue.

Disastrosi in difesa Rondo (13+5+8, 5 perse e -15 di +/-) e McGee (9+9), incapaci di tenere un pick-and-roll che sia uno. Non ingannino le cifre di Rajon, la gestione dell’attacco è stata pari se non peggiore della (non) difesa.

Pochi minuti per Wagner (davvero inspiegabile lo scarso utilizzo di Moe), Williams, Ingram (0/3 da tre) e Bonga.

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena
LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena (Frank Gunn, The Canadian Press via AP)

Nei Raptors, Leonard è il top scorer (25+8+4 con cinque triple) seguito da Powell (20+8). Bene Gasol (15+7+4) mentre Siakam è impreciso (16+5+6, 3/16 dal campo, 10/12 ai liberi). Si vedono poco Lin e Green.

Box Score su NBA.com

Raptors-Lakers, Walton elogia Caruso

Nulli gli spunti offerti dalla gara, troppo il divario – nonostante le assenze – tra questa versione dei lacustri e Toronto.

Con la necessità di tenere sotto controllo il minutaggio di James, la gestione delle rotazioni è ancora più complessa.

<Con le assenze che abbiamo e la necessità di ridurre il minutaggio di LeBron, a volte dobbiamo avere creatività con i quintetti. L’obiettivo però è sempre quello di schierare quintetti che ci diano le maggiori possibilità di vincere.>

Le parole di Walton al termine della gara.

Tuttavia desta perplessità lo scarso minutaggio concesso a Moe Wagner nelle ultime due uscite, soprattutto in virtù della bella prova offerta contro i Celtics. Spazio, invece, concesso a Caruso. Ancora il figlio di Bill:

<Ha una buona stazza e può attaccare il pitturato. Credo che giocare con LeBron e Rondo, che riescono a servirlo nella maniera giusta, lo aiuti. In difesa poi non molla mai.>

Back-to-back per i Los Angeles Lakers, che tornano in campo domani notte – 00:00 italiane – per affrontare alla Little Caesars Arena i Detroit Pistons.

Lakers-LeBron: Jeanie Buss ha pensato ad un potenziale scambio

Lakers-LeBron: Jeanie Buss ha pensato ad un potenziale scambio

Lakers-LeBron: progetto iniziato male nel corso di questa stagione. Eppure le parti erano in rottura secondo una storia molto particolare riportata in queste ultime ore da Bleacher Report.

Lakers-LeBron: uno dei motivi del possibile scambio è Rich Paul

La stagione dei Los Angeles Lakers in questo momento è un vero e proprio fallimento viste le forti aspettative avute in estate su un loro papabile ritorno tra le prime otto forze della Western Conference.

Oltre agli infortuni e le crisi tecniche e di spogliatoio avvenute nel corso della seconda parte di stagione, uno dei principali imputati del progetto Lakers creato da Pelinka e Magic è senza dubbio LeBron James.

Il Prescelto‘, reduce in questa stagione alla sua più lunga assenza sul parquet a causa di un infortunio dopo 15 stagioni di attività, sembrava essere pronto a riportare i Lakers con qualsiasi mezzo nelle posizioni nobili della classifica.

Tutto ciò, invece, non si è avverato per tanti motivi tecnici ma sopratutto mediatici; tra cui la famosa settimana della trade deadline che avrebbe avvicinato sempre più Anthony Davis al progetto giallo-viola.

In queste ultime settimane, movimentate anche dalla provocazione di un possibile scambio di James mossa da Jeff Van Gundy, arriva proprio una storia molto particolare riguardo un possibile scambio provato proprio da Jeanie Buss per LBJ.

Ecco le parole rilasciate da Ric Bucher di ‘Bleacher Report‘:

La provocazione delle scorse ore riguardo un possibile scambio di James dai Lakers, non è così remota. Una fonte vicina all’organizzazione giallo-viola mi ha parlato di un possibile scambio causato proprio dall’atteggiamento sbagliato di Rich Paul nei confronti dell’organizzazione Lakers. La proprietaria Jeanie Buss, infastidita dall’atteggiamento assunto dall’agente di Davis e LeBron, ha pensato seriamente di cedere quest’ultimo. Lo stesso Paul era consapevole delle azioni della Buss e alla fine in un modo o nell’altro non si è riusciti più a far evolvere la situazione”.

Draymond Green-Klutch Sports: “LeBron importante per questa scelta”

Draymond Green-Klutch Sports

L’ala dei Golden State Warriors Draymond Green ha dichiarato a The Undefeated di ESPN martedì di aver firmato ufficialmente con l’agenzia di rappresentanza Klutch Sports, che rappresenta anche LeBron James.

Green, tre volte campione NBA e tre volte All-Star, era precedentemente rappresentato dall’agente B.J. Armstrong con The Wasserman Group. La firma con Klutch Sports, guidata dal presidente e agente Rich Paul, il 27 febbraio scorso a Miami. Il giocatore degli Warriors diverrà restricted free-agent nel 2020.

Klutch Sports è un’azienda all’avanguardia, è un ambiente puro, e ho imparato a conoscere Rich nel corso degli anni. Ci siamo avvicinati molto: ho trovato in lui qualsiasi cosa che un giocatore vorrebbe in un agente, quindi perché no? Alcuni hanno paura di ciò che la gente penserà o quello che verrà detto. Non è questo il mio caso

– Draymond Green –

Green, 29 anni , ha una media di 7.5 punti, 7.1 rimbalzi, 7.1 assist, 1.5 palle e 1.0 stoppate in 31.2 minuti a partita in questa stagione. Giunto alla sua settima stagione NBA, Green è al quarto anno di un contratto quinquennale da 82 milioni di dollari firmato nel 2015. Green ha dichiarato che Armstrong lo ha ringraziato per l’apprezzamento dei suoi 4 anni e mezzo di servizio.

Draymond ha poi aggiunto che il cambiamento è incentrato “Su di me e su cosa voglio, sempre essendo allineato con l’andare avanti”. Green ha dichiarato di essere rimasto “sbalordito” quando le persone hanno messo in dubbio la sua decisione di affidarsi Rich paul.

 

L’influenza del Re per Klutch Sport

Green è anche proprietario di minoranza della piattaforma Uninterrupted, fondata da LeBron James. Il numero 23 dei Golden State Warriors ha negato ogni tentativo di reclutamento da parte di James. E’ chiaro che la sua recente firma richiama un legame naturale con la star dei Lakers, proprio come la precedente firma di Anthony Davis. Tuttavia, l’ala Golden State Warriors assicura che il suo ex rivale delle Finali NBA non ha avuto bisogno di arruolarlo in agenzia:

È impossibile dire che LeBron non ha avuto alcun ruolo nel mio ingresso in Klutch. È essenzialmente un socio fondatore. Sono già in contatto con LeBron da anni, quindi è sempre bene poter fare affari con la famiglia che sta curando i suoi interessi nel modo giusto. Ma per quanto riguarda il mio reclutamento, no, LeBron non mi ha reclutato affatto

James non è solo uno dei soci fondatori di Klutch Sports, ma anche il primissimo cliente di Rich Paul, con altri come Anthony Davis, John Wall, Tristan Thompson, Ben Simmons, Eric Bledsoe e altri giocatori NBA che si sono poi uniti al gruppo.

Alcuni hanno iniziato a mettere in discussione il vero motivo di ciò che significa far parte di Klutch, poiché Thompson è un ex compagno di squadra di James e Paul ha già presumibilmente ingaggiato Davis, uno dei suoi più recenti clienti, per unirsi a LeBron a Los Angeles:

Ad un certo punto, deve essere dato un certo rispetto a ciò che Rich ha costruito e ciò che rappresenta. E’ la scelta giusta per me. Continueremo ad essere in affari per molto tempo dopo che avrò finito di giocare. E questo è più importante di ogni altra cosa

Bulls-Lakers: i gialloviola tornano al successo

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center

Game 67 Recap: Bulls-Lakers

I Los Angeles Lakers (30-36) giungono in Illinois per affrontare allo United Center i Chicago Bulls (19-49), prima delle cinque trasferte sulla East Coast.

I lacustri, reduci dalla sconfitta interna con i Celtics, hanno come solo obiettivo quello di chiudere dignitosamente una stagione terminata anzitempo e nel peggiore dei modi. I padroni di casa, nonostante la doppia sconfitta patita con i Pistons, stanno vivendo un buon momento di forma – sei vinte nelle ultime undici – grazie alla, apparentemente, ritrovata armonia del gruppo.

Per far fronte all’emergenza infortuni – out Ball, Ingram, Lance e Chandler – i gialloviola ha richiamato dai South Bay Andre Ingram, firmato con un contratto decadale. Walton quantomeno recupera Kuzma, schierato subito in quintetto con Rondo, Bullock, LBJ e McGee.

Chicago, priva di Zach LaVine – 29 di media nelle ultime otto gare disputate – e del rookie Wendell Carter Jr., risponde con Dunn, Arcidiacono, Porter Jr., Markkanen e Lopez.

Bulls-Lakers, pessimo avvio di Rondo e compagni

L’avvio di gara dei lacustri non è dei migliori: dopo l’alley-oop…

…schiacciato da McGee, i californiani si accontentano di sparacchiare dall’arco, fallendo tre conclusioni. Chicago attacca con ordine e punisce la pigra difesa degli ospiti segnando da tre e nel pitturato. 2-7 dopo neppure tre minuti di gioco, timeout immediato per coach Luke Walton.

I gialloviola smuovono il punteggio grazie alle penetrazioni di James e Rajon Rondo, tuttavia l’attenzione difensiva continua ad essere non all’altezza. I Bulls correggono un paio di loro errori e segnano ancora dall’arco con Porter Jr. e Dunn. 14-23 a poco più di quattro minuti dalla fine del quarto.

Walton sostituisce la frontline in toto inserendo Hart, Wagner e Williams, prima di schierare qualche possesso dopo KCP per Bullock.

I Lakers continuano a sparare a salve consentendo ai Tori di allungare. Rondo, dopo aver perso un paio di possessi, sbaglia dall’arco ed in penetrazione oltre a concedere troppo spazio a Kris Dunn prima ed Arcidiacono poi. Con la tripla di Arch, i Bulls doppiano gli avversari (+16).

Per L.A. non va meglio nel pitturato, dove lo scatenato Robin Lopez schiaccia il canestro che chiude la frazione, 16-34.

38% dal campo, cinque perse e venti point in the paint concessi. Obbligatorio cambiare approccio per scongiurare che la partita si tramuti in un facile blowout.

Bulls-Lakers, James scuote L.A.

I lacustri ripartono con LeBron a guidare la second unit e, finalmente, Alex Caruso per RR. Il two-way player ha subito un buon impatto segnando la prima tripla dei californiani oltre a recuperare un possesso e lanciare Moe in transizione.

Dopo lo 0/7 dall’arco dei primi dodici minuti di gioco, i gialloviola trovano ancora il canestro dall’arco con Moe Wagner e KCP, riducendo lo svantaggio a sole sette lunghezze, 31-38 ad 8’26” dall’intervallo lungo. Timeout per l’infuriato coach Jim Boylen.

Il rientro dei Lakers (18-4 il parziale) viene stoppato da Ryan Arcidiacono, abile a punire ancora dall’arco le lente rotazioni di James e compagni. Il quattro volte MVP inizia a produrre in attacco tagliando dopo il pick-and-roll ed…

…attaccando dal post. Dieci punti nella frazione per l’ex Cavs ed Heat, 40-48 a 5’27” dalla fine del tempo.

Dopo le triple di Pope e Selden si sblocca il rientrante Kuzma, che a bersaglio con il suo gancio in penetrazione. LeBron risponde due volte ai canestri di RoLo, prima di lasciare il campo a Rondo – dopo la terza tripla di Wayne Selden Jr. – sul 51-58 con 1’53” da giocare.

I canestri del discreto – nonostante qualche rivedibile scelta – KCP e Kuzma chiudono il tempo, 55-60.

Bulls-Lakers, bene Kuzma e KCP

I lacustri tornano in campo con la stessa intensità del quarto precedente. LeBron James segna in penetrazione e col jumper prima di…

…di esibirsi in una reverse dunk in transizione.

I gialloviola riescono finalmente a correre e pareggiano prima con il gioco da tre punti di Reggie Bullock e trovano il primo vantaggio della gara poi con Kuz, 66-64 dopo poco più di tre minuti di gioco.

Chicago non si scompone e segna ancora dall’arco con Dunn e Otto Porter Jr., preludio all’allungo alimentato dai canestri di Markkanen e Lopez, 71-79.

I Lakers rispondono subito al parziale dei Bulls con le triple di LBJ e Bullock e tornano in vantaggio grazie a Kyle Kuzma, che in transizione completa il gioco da tre punti. Rondo riesce a spingere ed assiste le triple dello stesso Kuz e KCP, 88-84 con 2’19” da giocare.

Il comando delle operazioni è nelle mani degli angeleni che allungano con Kentavious Caldwell-Pope a segno da oltre i 7.25 e due volte dalla lunetta – doppio tecnico per proteste e conseguente espulsione per Selden Jr. – prima della tripla del play ex Celtics e Pelicans che chiude la frazione, 98-84.

Sette triple 🏀🏀🏀 a bersaglio e nuovo season-high per punti segnati nel 3Q (43) per L.A. che in poco più di tre minuti (24-3) costruisce il parziale che ribalta la gara.

Bulls-Lakers, LeBron chiude la gara

Walton schiera Caruso, KCP, Hart, LBJ e Moe. Nei primi possessi la scelta small non paga: Cristiano Felicio trova due putback ed i Bulls in meno di 120 secondi dimezzano lo svantaggio, 98-92 ed inevitabile timeout per Walton.

Il figlio di Bill aggiunge kg al quintetto inserendo Muscala per Wagner ed affida l’attacco nelle mani di LeBron, che dopo aver segnato due jumper sfrutta il mismatch con Lopez segnando da tre e con…

…una schiacciata delle sue. James poi pesca sul perimetro KCP – che subisce fallo e non sbaglia dalla lunetta – e, dopo il canestro di Lopez, assiste anche la tripla di Kuzma prima di recuperare un possesso che conclude…

…ancora una volta con una reverse dunk dopo l’alley-oop alzatogli con l’aiuto del tabellone da Josh Hart. 115-101 a cinque minuti dal termine, timeout Bulls.

Arcidiacono prova a far rientrare Chicago segnando ed assistendo Dunn, ma la franchigia dell’Illinois paga la pessima serata al tiro di Lauri Markkaen. Il finlandese sbaglia sia dall’arco che nel pitturato, non riuscendo a chiudere neppure un alley-oop.

Dopo il canestro di Kuzma, Rondo serve prima JaVale McGee e segna poi il layup che chiude di fatto la gara, 121-105 a 2’05” dal termine. Negli ultimi possessi i Lakers cercano Andre Ingram, ma è KCP a segnare il canestro che chiude la gara.

Bulls-Lakers, trentasei per LeBron

James chiude con 36 punti (15/23 dal campo con due triple), 10 rimbalzi, 4 assist e 5 perse in poco più di trentatré minuti di giochi. LBJ, come nella gara contro i Celtics, è apparso in uno stato di forma quasi ai livelli pre-infortunio.

Bene il rientrante Kuzma (21+5+4, 9/17 al tiro), accesosi col trascorrere dei minuti ed anch’egli in buona condizione fisica. Finalmente di buon livello la prestazione di KCP (24+6 con quattro triple), che mette più punti a referto di quanti ne aveva realizzato complessivamente nelle sei uscite precedenti.

Kentavious Caldwell-Pope, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center
Kentavious Caldwell-Pope, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center (Nuccio DiNuzzo, AP Photo)

Solita prestazione in chiaroscuro per Rondo (14+4+10) che dopo un disastroso avvio, quantomeno riesce a salire di livello in attacco, pur concedendo troppo a chiunque nella propria metà campo. Doppia doppia (10+11 con tre stoppate) per McGee, autore del miglior +/- della gara, +26.

Continua lo slump al tiro di Bullock (1/6 dall’arco), mentre si vede poco negli oltre 24 minuti d’impiego Hart. Meno minuti e gloria rispetto alla gara contro Boston per Caruso, Wagner e Williams. Ancora meno i minuti concessi a Muscala e Ingram.

Top scorer dei Bulls è Robin Lopez (20+7), buone le prove di Dunn (18+7+9) ed Arcidiacono (14+4+6). Male al tiro Porter Jr. (19+9 con 5/14) e soprattutto Markkanen (11 con 4/17 dal campo e 0/8 dall’arco).

Box Score su NBA.com

Bulls-Lakers, vittoria utile solo per il morale

Sotto di venti nel primo quarto, i Lakers rientrano ed allungano grazie agli 82 punti a referto nei quarti centrali contro i soli 50 concessi agli avversari.

Vittoria che non aggiunge niente alla stagione, salvo alzare il morale di un gruppo distrutto da sconfitte, rumor, infortuni e pessima gestione di proprietà e front office.

<Era da un po’ che non vincevamo, sono felice per i ragazzi. So che si sentono bene, mi piace come hanno reagito e lottato. Il modo migliore per iniziare un lungo road trip.>

Le parole di Walton al termine della gara.

Kyle Kuzma and Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center
Kyle Kuzma and Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center (Nuccio DiNuzzo, AP Photo)

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 1:00 italiane – tra Giovedì 13 e Venerdì 14 Marzo per affrontare all’Air Canada Centre i Toronto Raptors.

LeBron James: “Sapevo a cosa sarei andato incontro venendo a Los Angeles”

LeBron James-Lakers-Brandon Ingram and LeBron Jams, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Staples Center

In una stagione da dimenticare, il problema di salute che ha colpito Brandon Ingram nei giorni scorsi ha rappresentato per i Los Angeles Lakers il punto più basso e difficile.

Con 16 partite ancora di disputare e la zona playoffs ormai lontanissima, LeBron James si trova ora nell’inconsueta posizione di dover trovare un senso a questo finale di stagione, tra infortuni, sconfitte e dubbi sul futuro della squadra.

Un’annata a due facce per i Lakers, in crescita e fiduciosi, e scesi in campo con un record di 19-14 alla Oracle Arena di Oakland per la classica partita di Natale, e poi travolti dagli infortuni in serie di James, Rajon Rondo (mano) e Lonzo Ball (caviglia).

Lo sbandamento di squadra e dirigenza durante i caldissimi giorni della trade deadline di febbraio e della caccia ad Anthony Davis hanno fatto il resto, minando le fragili fondamenta costruite da coach Luke Walton in oltre due mesi di regular season.

LeBron James riflette sull’ultimo periodo della sua squadra, masticando amaro sui tanti problemi ma guardando in ogni caso avanti:

E’ dura, lo ammetto. Sapevo cosa mi avrebbe aspettato venendo qui, ciò che non potevo prevedere era di dover rimanere fuori per infortunio per oltre cinque settimane, e proprio in una fase cruciale per la nostra stagione. Non ci aspettavamo certo che le nostre due point-guard (Rajon Rondo e Lonzo Ball, ndr) si infortunassero contemporaneamente, questo è stato un duro colpo per noi. I nostri giovani sono però dei giocatori puri, amano questo gioco. Continueranno a migliorare ed imparare, noi veterani dobbiamo solo aiutarli ed essere pazienti con loro

LeBron spende poi alcune parole sulla situazione di Brandon Ingram. Il giocatore dei Los Angeles Lakers è stato fermato dalla squadra dopo la scoperta di un coagulo di sangue all’altezza del braccio destro, problema di salute che richiederà tempo ed adeguata terapia farmacologica per Ingram, in attesa di conoscere i tempi di recupero esatti.

Un problema come quello di Brandon (Ingram, ndr) rimette le cose in prospettiva. Siamo professionisti, le nostre vittorie e le nostre sconfitte fanno la differenza, ma davanti ad un problema serio ci si rende conto che non possiamo dare per scontato il fatto che il giorno dopo saremo sempre in campo. Guardiamo a cosa è successo a Ingram o a Lonzo (Ball, ndr), spero davvero possano riprendersi presto

Al pari di Ingram, Lonzo Ball salterà il resto della stagione a causa di un infortunio alla caviglia destra. L’obiettivo per i Los Angeles Lakers in questo finale di stagione sarà quello di preservare la salute fisica di LeBron James (minutaggio controllato per l’ex Cleveland Cavs), e di concedere minuti a giocatori come Moe Wagner, Jonathan Williams e Reggie Bullock (che sarà free agent ed in cerca di rinnovo in estate).

15-8 il record stagionale dei Los Angeles Lakers nelle sole 23 partite disputate assieme dal terzetto James-Ingram-Ball.

Lakers-Celtics: Irving batte LeBron ed i resti dei gialloviola

Kyrie Irving and LeBron James, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at Staples Center

Game 66 Recap: Lakers-Celtics

A poco più di un mese di distanza dall’incredibile gara del TD Garden, Los Angeles Lakers 💜🧡 (30-35) e Boston Celtics ☘️ (40-26) si affrontano per la seconda ed ultima volta nella stagione.

Tante cose sono cambiate da Febbraio. I lacustri hanno vinto solo due delle successive dieci partite disputate, compromettendo con oltre un mese di anticipo le possibilità di accedere ai play-off. Record simile per i verdi (3-7), solo recentemente tornati ai livelli che gli competono grazie alle vittorie in casa dei Campioni NBA e dei Kings.

Oltre che con i pessimi risultati sul campo, i gialloviola hanno dovuto fare i conti con gli infortuni che li hanno martoriati: Lonzo Ball verosimilmente salterà il finale di stagione, Kyle Kuzma è alle prese con una distorsione alla caviglia.

Inoltre, nelle ore precedenti la gara dello Staples Center, i Lakers hanno comunicato che i problemi alla spalla di Brandon Ingram sono causati da un trombosi al braccio destro. Anche per Tiny Dog stagione finita oltre alla preoccupazione per un problema che potrebbe metterne a rischio la carriera.

Scelte obbligate dunque per Walton – privo anche di Tyson Chandler e Lance Stephenson – che schiera Rondo, KCP, LBJ, Wagner e McGee. Nessun problema per Stevens, che risponde con Irving, Smart, Tatum, Morris ed Horford.

Lakers-Celtics, avvio di gara equilibrato

Boston parte forte, cercando Al Horford e Morris che realizzano i primi cinque canestri della gara. L.A. muove il punteggio dopo una serie di errori di KCP trovando la via del canestro con LeBron…

…che schiaccia due volte. 10-14 a metà quarto, primo timeout della gara chiesto da Walton.

Al rientro in campo, dopo i liberi di McGee, i gialloviola – sfruttando due errori dall’arco dei Celtics – trovano prima il pareggio con James, poi il sorpasso con la transizione chiusa da Wagner. 6-0 di parziale ed immediato timeout chiesto da coach Brad Stevens.

LBJ viene sostituito da Hart, lasciando a Rondo il compito di guidare le seconde linee. Subito ripartono i verdi, grazie alla tripla di Irving, che precede i canestri di Brown ed Hayward.

Con il roster decimato dalle assenze, Lakers costretti a schierare la versione Southbay. I due two-way player, come contro Denver, hanno subito un buon impatto. Williams va a bersaglio due volte, Caruso – dopo aver segnato in penetrazione – costringe Horford a perdere l’ultimo possesso della frazione, 24-25.

Lakers-Celtics, Boston allunga sul finire del tempo

Nei primi possessi del secondo quarto, Jayson Tatum e la second unit della franchigia del Massachusetts segnano una volta a testa, trovando buone soluzioni sia dalla media che nel pitturato.

Rientrato in campo per Bonga, LeBron – pur non producendo in prima persona – riesce a mettere in ritmo i compagni servendo Josh Hart, due volte, e Bullock che realizzano le prime due triple lacustri della gara, 35-36 dopo quattro minuti di gioco.

I californiani restano in scia grazie al buon effort di Caruso – presente in difesa – e Johnathan Williams, che prima chiude il pick-and-roll…

…poi schiaccia il +1 a 6’55 dal termine.

The City on a Hill torna in vantaggio grazie a Smart e Baynes, costringendo Walton alla sospensione immediata. Il figlio di Bill rimette gli starter, anche se qualche possesso dopo James (4/11 dal campo, 1/4 dalla lunetta) torna a sedersi.

Boston compensa la brutta serata dall’arco (3/15) muovendo bene la palla e genera un parziale di 7-0. Rajon Rondo conduce l’attacco gialloviola con alterne fortune, avvicendando scelte quanto meno rivedibili – e le conseguenti perse – a qualche buon servizio per i compagni.

Kyrie segna ancora da oltre i 7.25, rispondono Bullock e Wagner 🏀🏀🏀. 47-50 a meno di due minuti dall’intervallo lungo.

Negli ultimi cento secondi del tempo i Lakers non riescono a segnare, complici le nefandezze di KCP, ed i Celtics allungano con la tripla di Smart e due canestri di Marcus Morris, 47-57 il parziale alla fine del primo tempo.

Lacustri produttivi nel pitturato (+8) ed in transizione (+9) ma incapaci di opporre una resistenza seria in difesa, in particolare sui pick-and-roll ed ai tagli dai lati deboli.

Lakers-Celtics, Kyrie risponde a LeBron

Dopo un primo tempo sotto media dell’arco (5/19) i verdi realizzano tre triple con il caldissimo Marcus Smart, che punisce le lente rotazioni di Rondo e KCP. 51-68 dopo poco più di due minuti di gioco, timeout per coach Luke Walton che – seppur lasciando Rajon in campo – rimette AC e JWIII per Pope e McGee.

LeBron James non ci sta a vedere la partita finire dopo appena 26 minuti di gioco e sale in cattedra, segnando tre volte in penetrazione prima di servire Wagner sul perimetro. La difesa lacustre è più attenta ed in transizione Moe conquista e converte i liberi del 63-68.

A rispondere alle giocate del quattro volte MVP è l’ex compagno Kyrie Irving che realizza tre volte alternando jumper a layup.

LA si affida alla combo LBJ & Moe Wagner che…

…si assistono a vicenda, 69-74 con cinque minuti da giocare.

Il #23 ed il rookie si accomodano in panca ed immediatamente Boston riallunga, grazie alla penetrazione ed alla tripla di Irving. Come a fine primo tempo, i Lakers non riescono a segnare nei minuti finali favorendo l’allungo dei Celtics.

Le triple di Brown, Hart e Rozier chiudono il quarto, 76-93.

Lakers-Celtics, verdi in controllo

LeBron prova a riportare sotto i suoi, alzando l’alley-oop per Alex Caruso prima di segnare in post e dall’arco. James lotta a rimbalzo, serve ancora Moe ed AC prima di realizzare il sottomano dell’89-101 a 7’27” dal termine.

In neppure venticinque minuti d’impiego, LBJ mette a referto l’ottava tripla doppia stagionale (25+10+11 al momento).

Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at Staples Center
Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at Staples Center (Ty Nowell, Lakers.com)

Il rientro lacustre viene spento dalle giocate di Kyrie e Morris, autori di due canestri a testa. Il nativo dell’Ohio converte l’and-one con cui raggiunge scollina quota trenta prima di rientrare, definitivamente, in panca.

Marcus ed Uncle Drew segnano ancora, 96-113 a 3’52” dalla fine della gara. Nei minuti finali Stevens svuota la panca, non può fare altrettanto Walton dato che le teoriche terze linee hanno giocato oltre venticinque minuti a testa.

I minuti finali consentono a Williams di raggiungere la doppia doppia ed a Wagner di ritoccare il nuovo career high. Il canestro di Yabusele fissa il punteggio finale, 107-120.

Lakers-Celtics, trenta a testa per James ed Irving

Come preventivato, LeBron viene impiegato per meno di trenta minuti. James chiude con 30 punti, 10 rimbalzi, 12 assist e tre perse con 13/23 dal campo e 3/7 dalla lunetta. Eloquente il plus minus del quattro volte MVP: +11.

Prima partenza in quintetto per Wagner, autore di una prova gagliarda caratterizzata da impegno e voglia di lottare. Per Moe 22+6+3 con 7/13 al tiro e 7/7 ai liberi in oltre 34 minuti di gioco.

Ottima prova per il duo Caruso (8+2+2) e Williams (18+10, 9/16), capaci di fornire un apporto dalla panca quasi mai fornito dai veterani del roster durante la stagione.

Faticano dall’arco Hart (2/6) e Bullock (1/6), mentre oltre ad essere impresi sono dannosi in difesa Rondo (2/7, -16) e KCP (1/5, -17). Poco meglio McGee (8+5, -17).

Marcus Smart and Moritz Wagner, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at Staples Center
Marcus Smart and Moritz Wagner, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at Staples Center (Jae C. Hong, AP Photo)

Nei Celtics il top scorer è Irving, autore di 30 punti con 12/18 dal campo e cinque triple. Per Kyrie anche sette rimbalzi e cinque assist. Morris (16+7+4) impreciso (7/16) ma a segno nei momenti chiave della gara.

Bene Smart (16 con quattro triple), Hayward (15) e Rozier (10) mentre Tatum e Brown faticano al tiro (5/19 per 14 punti complessivi). Ordinaria amministrazione per Horford (10+8+4).

Box Score su NBA.com

Lakers-Celtics, Walton elogia Moe, Caruso e Williams

Gara mai realmente in discussione: troppa la differenza di organizzazione, capacità di eseguire e soprattutto nel talento a disposizione gli effettivi a roster.

A fine gara Walton si è detto soddisfatto di come i suoi hanno mosso la palla in attacco e di come hanno provato a contestare ogni tiro in difesa. Il coach ha soprattutto gradito l’impegno, ai massimi livelli per tutta la gara tranne che ad inizio terzo quarto.

<Mi è piaciuta la gara di Moe, anche se era un po’ troppo eccitato. Caruso e Williams hanno fornito ancora un buon contributo.>

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 1:00 italiane – tra Martedì 12 e Mercoledì 13 Marzo per affrontare allo United Center i Chicago Bulls.

Lakers, per LeBron James minutaggio diminuito e niente back-to-back

valore di LeBron James

Dal sorpasso a Michael Jordan all’addio ai playoff. Questo ha sancito, nella notte scorsa, il ko dei Los Angeles Lakers contro i Denver Nuggets. Non sono bastati i 31 + 7 + 7 del Prescelto che, per l’appunto, ha superato MJ nella classifica dei migliori marcatori della NBA, ai giallo-viola che sono praticamente out per il discorso postseason.

 

LeBron James: meno minuti e niente back-to-back

 

A tal proposito è notizia di poche ore fa che il numero 23 vedrà diminuiti i propri minuti durante le prossime gare di regular season (si parla di circa 25-30 minuti a match), come riportato da Chris Haynes di Yahoo! Sports. A questo, inoltre, va ad aggiungersi un’altra notizia non da poco secondo cui coach Walton avrebbe deciso di far saltare a LeBron James i back-to-back.

 

Alla base della decisione, che pare presa di comune accordo col giocatore, la volontà di preservare il fisico del giocatore che, complice anche l’infortunio occorso nei mesi scorsi, non ha pienamente recuperato l’elasticità giusta.

 

 

 

Three Points – Lakers, Celtics e Timberwolves – Il maxi-processo

Los Angeles Lakers e Boston Celtics, con le dovute proporzioni, stanno vivendo una stagione deludente. Anche i Minnesota Timberwolves, seppur oscurati dalle disavventure delle due storiche rivali, si avviano al definitivo fallimento di un progetto tanto ambizioso, quanto incompleto. In questa edizione di ‘Three Points’ non ci limiteremo a ‘sparare sulla Croce Rossa’, ma cercheremo di analizzare i diversi fattori che hanno determinato questi deludenti risultati. Che dite, cominciamo senza troppi preamboli? Vaaaaaaaaaaaaa bene!

 

Caso 1 – Los Angeles Lakers

Per i Los Angeles Lakers, questo 2018-19 si è trasformato in un flop clamoroso
Per i Los Angeles Lakers, questo 2018-19 si è trasformato in un flop clamoroso

Come cantava Mario Venuti, “sembrava impossibile potesse capitarmi, invece mi è successo veramente”. I Los Angeles Lakers sono quasi ufficialmente fuori dai playoff. La matematica è ancora dalla loro parte, ma l’atteggiamento con cui la squadra di Luke Walton ha affrontato le ultime partite parla chiaramente di una resa ormai inevitabile. Restare fuori dalla post-season sarebbe stata una delusione anche per i Lakers dell’anno scorso, ma assume le sembianze di un colossale flop se in maglia gialloviola troviamo LeBron James, uno che i playoff li aveva saltati per l’ultima volta nel 2005 e che, dal 2011 fino allo scorso giugno, non ha mai mancato un appuntamento con le NBA Finals. In virtù di un tonfo tanto assordante, il banco degli imputati non può che essere alquanto affollato. Del 2018/19 dei Lakers non c’è niente e nessuno da salvare.

Forse le principali responsabilità vanno attribuite al progetto stesso, che ha destato da subito molte perplessità. Per il punto a cui erano arrivati il percorso di LeBron e quello della franchigia, unire i due sentieri appariva una forzatura fin dall’inizio. Il Re, ormai trentaquattrenne, aveva come unico obiettivo la scalata alla leggenda. Sul piano individuale ha portato il concetto di ‘giocatore totale’ a livelli mai raggiunti. Nel corso di questa stagione ha lasciato per strada, almeno in termini statistici, ‘divinità’ come Wilt Chamberlain e Michael Jordan, diventando oltretutto il primo cestista nella storia NBA a comparire sia nella top ten dei migliori realizzatori che in quella dei migliori assistmen all-time; lo stato di grazia in cui ancora verte, nonostante l’età, lo obbliga di fatto a puntare sempre e solo all’anello, senza potersi concedere il lusso di una pausa.
Sull’altro piatto della bilancia c’era una franchigia che pian piano stava trovando la sua strada, dopo gli anni disastrosi che avevano accompagnato l’addio alle scene di Kobe Bryant. La stagione 2017/18 si era chiusa ancora una volta senza playoff, ma con la consapevolezza di avere un’ossatura su cui lavorare per il futuro. Possibilmente, su cui lavorare con pazienza.
Ecco, forse la chiave di tutto sta in quella parola: pazienza. Un concetto che per logica non può appartenere a LeBron, giunto ormai all’ultima, grande corsa della sua carriera, e un motto che ai Lakers non è mai stato di casa, fin dalla notte dei tempi. Difficile, quindi, comprendere dall’esterno il ‘piano’ di King James e della dirigenza gialloviola, capitanata dal presidente Magic Johnson e dal general manager Rob Pelinka (dando per scontato che le parti abbiano discusso, prima della firma). Le opzioni più plausibili sono le seguenti: 1. LeBron era convinto di poter trasformare rapidamente i giovanissimi talenti del roster (su tutti Lonzo Ball, Brandon Ingram e Kyle Kuzma) nei comprimari ideali per la caccia al titolo; 2. La premiata ditta era sicura di poter utilizzare i suddetti giovani come pedine per arrivare ad altre stelle. Le dichiarazioni dei protagonisti hanno sempre indicato la prima alternativa, ma episodi come il (timido) corteggiamento a Kawhi Leonard e quello (decisamente meno timido) ad Anthony Davis hanno fatto invece intendere il contrario.

Il caso-Davis e l’infortunio di LeBron hanno indubbiamente segnato lo spartiacque di questa infausta annata gialloviola; dopo l’All-Star Game si è vista in campo una squadra molle, disunita e abbandonata a sé stessa da un leader evidentemente frustrato e demotivato. Intorno a lui, giovani a cui è stato fatto chiaramente intendere di non essere più al centro del progetto, veterani consapevoli di essere solo ‘di passaggio’ in California e un allenatore assunto per dirigere un gruppo in divenire, non certo una squadra da titolo. Questa fallimentare stagione potrebbe lasciare enormi strascichi: Walton è ormai alla porta, molti dei giovani aspettano solo di ricominciare altrove (come accaduto a D’Angelo Russell, passato da L.A. prima di loro), LeBron si ritrova con una grossa macchia su un curriculum leggendario e, cosa più importante, il ‘progetto-Lakers’ rischia di aver perso una certa dose di credibilità, agli occhi di quei free-agent che appaiono ormai come l’unica via d’uscita da una situazione così spinosa.

 

Caso 2 – Boston Celtics

I Boston Celtics partivano come assoluti favoriti a Est, ma qualcosa sembra essersi rotto
I Boston Celtics partivano come assoluti favoriti a Est, ma qualcosa sembra essersi rotto

Qui è obbligatorio parafrasare il proverbio: se i Lakers piangono, i Celtics non si ammazzano certo dalle risate. A differenza dei rivali di sempre, gli uomini di Brad Stevens i playoff li giocheranno. Se però inizi la stagione come principale favorito nella Eastern Conference e ti ritrovi a marzo ad annaspare al quinto posto, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. E non tanto per il piazzamento in sé, quanto per il fatto di non avere ancora trovato, a un mese dalla fine della regular season, gli equilibri adatti per arrivare pronti al cospetto di una concorrenza molto agguerrita.
In questa fase del nostro ‘maxi-processo’, trovare un colpevole è veramente difficile; anzi, può essere che non esista. Per quanto paradossale sembri, il principale problema dei Celtics è aver fatto troppo bene l’anno scorso. Con Gordon Hayward fuori dai giochi dopo soli cinque minuti di stagione e Kyrie Irving infortunatosi nel momento più importante, la squadra aveva fatto fronte comune, trasformandosi in una ‘corazzata in missione’. Spinta dal talento di Jayson Tatum e Jaylen Brown, dai canestri pesanti di Terry Rozier, dalla furia agonistica di Marcus Smart e dall’esperienza di Al Horford, Boston aveva scorrazzato indisturbata fino alle finali di Conference, terminate solo in gara-7 contro i Cleveland Cavaliers. “Quando saranno al completo, non li fermerà più nessuno” era l’opinione più diffusa lo scorso maggio. Un anno dopo, troviamo una squadra completa nell’organico, ma lontana anni luce dallo splendido gruppo che conoscevamo. Hayward è tornato ma, seppur in netta ripresa, è ancora la copia sbiadita della star vista in maglia Jazz. E’ tornato anche Kyrie Irving, ed è forse lì che sono venuti a galla i problemi. Chiariamo subito: il numero 11 sta disputando una grande stagione, mettendo in mostra ogni sera l’abbagliante repertorio di magie che lo rendono un giocatore unico, anche nella lega dei fenomeni. Spesso ha deciso le partite, la maggior parte delle volte si è preso la squadra sulle spalle nei momenti critici. Un po’ come LeBron James a Los Angeles.

Tra la situazione dei Celtics e quella dei Lakers si può trovare un parallelismo; forse, il percorso delle due squadre non era compatibile con quello delle loro superstar. Irving aveva lasciato il ‘focolare’ di Cleveland anche per diventare un leader a tutti gli effetti. A dimostrazione di ciò, le numerose interviste rilasciate a stagione in corso, in cui ‘bacchettava’ i giovani e manifestava vicinanza all’ex-compagno LeBron per le responsabilità richieste dal proprio ruolo. A lungo andare questa auto-investitura, sommata agli innumerevoli rumors su un possibile addio in estate, ha creato un muro tra Kyrie e il resto del gruppo. Sul parquet, il ritorno di ‘Uncle Drew’, al netto delle dichiarazioni distensive (e obbligatorie) della vigilia, ha fatto saltare il perfetto equilibrio raggiunto negli scorsi playoff dalla formazione di Tatum, Brown e Rozier, inevitabilmente (e giustamente) ‘scavalcati’ nelle gerarchie. Gli ultimi due, in particolare, assomigliano a quelli del 2017/18 solo per il cognome sulla maglia. Come i singoli, anche la squadra nel suo insieme è irriconoscibile. Se l’attacco faticava anche nel recente passato, a colpire maggiormente è la fase difensiva; aggressiva e organizzata nella scorsa stagione, passiva e distratta in questo 2018/19. Anche se non quanto i Lakers, spesso i Celtics si presentano sul parquet piatti, apatici, incapaci di imporre il loro gioco persino al TD Garden, fortino pressoché inespugnabile l’anno scorso. A riassumere perfettamente la situazione della squadra ci ha pensato Jaylen Brown, che ha parlato alla stampa di “clima tossico”.

Trovatisi con le spalle al muro dopo l’imbarazzante sconfitta casalinga contro Houston (la quinta in sei gare dopo l’All-Star Game), i biancoverdi hanno avuto un moto d’orgoglio a Oakland, imponendosi con un perentorio +33 sugli Warriors. Una vittoria che va presa con le pinze, visto il momento opposto attraversato dalle due squadre (i campioni in carica, con la testa rivolta da tempo a metà aprile, si sono presi una serata di vacanza, giocando a un ritmo da preseason), ma che potrebbe rappresentare la scintilla necessaria per riaccendere finalmente il motore. La sera dopo è arrivato un altro successo, sancito da un canestro in extremis di Hayward contro i Sacramento Kings. La proverbiale solidità dell’organizzazione lascia spazio all’ottimismo, all’idea dura a morire che, arrivati ai playoff, sarà tutto sistemato. Mentre però Milwaukee e Toronto corrono da inizio stagione e Philadelphia si staglia minacciosa all’orizzonte (al momento quarti, i Sixers incontrerebbero i Celtics già al primo turno), Boston ha zoppicato vistosamente per mesi. Riusciranno Stevens e i giocatori a trovare la fasciatura adatta, da qui alle prossime settimane? Il tempo stringe…

 

Caso 3 – Minnesota Timberwolves

Andrew Wiggins, Karl-Anthony Towns e Derrick Rose, leader (o presunti tali) di un progetto ormai fallito
Andrew Wiggins, Karl-Anthony Towns e Derrick Rose, leader (o presunti tali) di un progetto ormai fallito

Con il tracollo dei Lakers e le difficoltà dei Celtics a conquistare (comprensibilmente) le luci dei riflettori, situazioni come quella dei Minnesota Timberwolves stanno passando un po’ sottotraccia. Dopo che il mantra “occhio a Minnesota” ha imperversato per anni, sembra che il progetto di rilancio della franchigia si sia arenato. Il gruppo giovane e talentuoso che avrebbe dovuto imporsi come mina vagante della Western Conference ha strappato un misero ottavo posto all’ultima partita della scorsa stagione. Neanche il tempo di festeggiare la prima apparizione ai playoff dal 2004, ed ecco gli uomini di Tom Thibodeau rispediti a casa, senza alcuna difficoltà, dagli Houston Rockets. Quello che poteva essere considerato comunque un nuovo inizio si è rivelato invece una parentesi estemporanea; anche nel 2019, come successo tredici volte negli ultimi quattordici anni, si andrà in vacanza ad aprile.

Il nuovo corso dei Timberwolves si è imbattuto in un problema analogo a quello che hanno avuto Lakers e Celtics: l’incompatibilità fra il progetto di base e il leader della squadra. Appena Jimmy Butler ha messo piede nel Minnesota, si è capito subito che sarebbe stato lui il giocatore di riferimento. L’indiscutibile efficacia su entrambi i lati del campo e l’innato agonismo (doti di cui coach Thibodeau aveva disperatamente bisogno) gli hanno permesso di ‘scavalcare’ i leader designati, Karl-Anthony Towns e Andrew Wiggins. L’indole dura ed esigente di Butler (e di Thibodeau) mal si sposava con quella dei giovani, ancora troppo acerbi e mai in grado, fin qui, di avvicinarsi a quel livello di intensità. La stagione e mezza di ‘Jimmy G. Buckets’ a Minneapolis ha regalato un primo turno di playoff, ma in fin dei conti si è rivelata una perdita di tempo per tutti. Capita l’antifona, l’ex guardia dei Chicago Bulls ha chiesto la cessione, e la sua partenza in direzione Philadelphia ha dato il via libera per la cacciata dell’allenatore-presidente. In quel momento, i Timberwolves hanno riavvolto il nastro, cercando di tornare a quel bivio da cui, evidentemente, avevano preso la direzione sbagliata. Peccato che questa annata ‘di transizione’ fosse ormai compromessa. I playoff sono rimasti alla portata solo nella fase iniziale della regular season, quando a Ovest gli unici esclusi dalla bagarre erano i derelitti Phoenix Suns. Col passare dei mesi, i reali valori sono emersi e Minnie si è trovata ancora una volta fuori dai giochi. Il 2018/19 dei T’Wolves ha avuto anche dei risvolti positivi: su tutti la ‘rinascita’ di Derrick Rose, ma anche gli arrivi di Robert Covington e Dario Saric e il buon debutto di Josh Okogie rappresentano dei mattoncini importanti per il futuro. Il presente, però, parla di una squadra mediocre e tragicamente incostante.

A preoccupare di più è l’incertezza creatasi attorno a coloro che avrebbero dovuto trascinare la franchigia verso una nuova era di successi. Towns è cresciuto visibilmente nelle ultime settimane, ma per il resto della stagione ha avuto un rendimento ben al di sotto delle aspettative (dovute soprattutto all’eccellente anno da rookie), sia in termini statistici che di leadership. Che dire poi di Wiggins? Alla vigilia del draft 2014, il canadese era atteso come un talento generazionale, che negli anni a venire avrebbe fatto le fortune di chi lo avesse scelto. In costante crescita nelle sue prime tre stagioni NBA, ha subito una spaventosa involuzione dopo l’arrivo di Butler. Anche in questo caso, le statistiche aiutano solo in parte; i sei punti e i quasi tre minuti di media in meno rispetto al 2015/16 sono un brutto segnale, ma lo è ancor di più vederlo in campo. Un giocatore ‘anonimo’, con guizzi sempre più rari di quel talento fuori dal comune e, più in generale, un ragazzo che trasmette la sensazione di essersi in qualche modo ‘perso per strada’. Peccato che sul suo contratto sia riportata la notevole cifra di 148 milioni di dollari, con scadenza fissata a giugno 2023… Insomma, il rischio impasse è piuttosto concreto. Con le ambizioni da ‘Next Big Thing’ che sembrano ormai naufragate, la dirigenza (il cui operato non è sempre stato impeccabile) sarà chiamata a una serie di importanti decisioni, prima fra tutte quella sul nuovo allenatore: confermare Ryan Saunders (figlio del compianto Flip, il coach degli anni d’oro con Kevin Garnett) o chiamare qualcun altro (si è fatto spesso il nome di Fred Hoiberg, che nella squadra di KG è stato un prezioso gregario), con l’augurio che faccia ‘scattare la scintilla’ alle aspiranti stelle?

LeBron James supera Jordan, è il quarto miglior marcatore di sempre: “Mike la mia ispirazione”

LeBron James-Lakers

LeBron James supera Michael Jordan e diventa il quarto marcatore NBA ogni epoca con 32.311 punti segnati in carriera.

I 31 punti messi a referto nella sconfitta casalinga dei suoi rimaneggiati e demotivati Los Angeles Lakers contro i Denver Nuggets posizionano James alle spalle dei soli Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone e Kobe Bryant.

Un appoggio a canestro di mano sinistra a metà secondo quarto sigla il sorpasso sull’idolo d’infanzia Jordan: “Per un ragazzo di Akron, Ohio, bisognoso di modelli e fonti d’ispirazione, Michael Jordan ha rappresentato tutto questo” Così James a fine partita “Lo guardavo in tv ed avrei voluto fare quello che faceva lui, tirare in fade-away come faceva lui, tirare fuori la lingua come faceva lui, avere le scarpe da gioco personalizzate come lui… volevo che un giorno i ragazzi avrebbero visto me come io vedevo Mike. Incredibile, davvero incredibile“.

LeBron James supera Michael Jordan, le cifre

LeBron Raymone James era diventato lo scorso 19 febbraio appena il quinto giocatore NBA di sempre a raggiungere il traguardo dei 32.000 punti segnati in carriera, a 34 anni. James ha impiegato 117 gare di regular season in più rispetto a Michael Jordan per raggiungere la leggenda dei Chicago Bulls a quota 32.292 punti.

Più elevata la media punti in carriera (30.1) tenuta da Jordan, rispetto ai 27.1 punti di media tenuti finora da James. Durante i playoffs del 2017, LeBron James aveva superato Jordan quale miglior marcatore ogni epoca nei playoffs NBA.

Kobe Bryant, attualmente terzo nella classifica All-Time NBA per punti segnati, dista ora 1.332 punti, un distanza che permetterà con ogni probabilità a James il sorpasso sul gradino più basso del podio già durante la prossima stagione. Più lontani invece Karl Malone (36.929) e Kareem Abdul-Jabbar (38.387).

E’ un traguardo che col tempo apprezzerò, sapendo da dove sono partito (…) a volte mi chiedo davvero come abbia fatto ad arrivare fino a qui, a potermi sedere qui, ad arrivare a giocare a questi livelli nello sport che amo ed essere accostato ad alcuni tra i più grandi giocatori di sempre, tra cui Michael Jordan. Una sensazione unica

– LeBron James supera Michael Jordan –

LeBron James supera Michael Jordan, i tributi di compagni, avversari… e dei suoi studenti!

Tanti i tributi arrivati da colleghi ed avversari per LeBron James, in occasione dello storico traguardo. Così Dirk Nowitzki, la leggenda dei Dallas Mavericks recentemente divenuto il settimo miglior marcatore NBA ogni epoca: “LeBron è un giocatore talmente completo e forte che a volte le sua capacità di segnare vengono sottovalutate, per quanto pazzesco questo possa sembrare. Tutti sappiamo però quanto LeBron sia forte: la sua capacità di chiudere le partite, la sua abilità innata in contropiede… in tutti questi anni, ogni volta chiunque si sia trovato davanti LeBron James in transizione lanciato a canestro, ha sempre saputo che due punti erano in arrivo“.

Così Doc Rivers qualche giorno fa: “LeBron James è uno dei più grandi di sempre. Io l’ho sempre paragonato a Magic Johnson più che a Mike (Jordan, ndr). La gara a chi è più forte di chi non mi interessa minimamente, il solo nominare un terzetto Jordan-Magic-LeBron dice tutto quello che c’è da sapere. Un club ristrettissimo, e James ne fa parte“.

Kyle Kuzma, giovane compagno di squadra di LeBron James ai Los Angeles Lakers, aggiunge: “Un traguardo incredibile. Pensare che LeBron è tra i primi quattro migliori di sempre, e che presto sarà il terzo e forse un giorno addirittura il secondo è incredibile solo a pensarci“.

LeBron non è nemmeno un realizzatore” Così Rajon RondoJames è sempre stato una fonte di gioco, vederlo così in alto in questa classifica è significativo. James è in grado di fare tutto ciò di cui la sua squadra ha bisogno: punti, assist, rimbalzi, difesa e tante piccole cose“.