Los Angeles, Durant e Irving si avvicinano alla Città delle stelle

free agency 2019

Los Angeles è una delle città più apprezzate e sognate nel mondo, potrebbe avere un ruolo importante nelle decisioni di Kyrie Irving e Kevin Durant? Non è da escludere. Già da mesi negli ambienti NBA circolano rumors e indiscrezioni che vedrebbero il giocatore in scadenza con i Boston Celtics in avvicinamento verso i Los Angeles Lakers, mentre l’MVP delle ultime due Finals con i Golden State Warriors in una fase di seria valutazione dei Los Angeles Clippers.

No, dunque, probabilmente non li vedremo insieme, ma, eventualmente, saranno almeno concittadini.

Le due squadre della città californiana hanno, da sempre, avuto un appeal in più sui giocatori free-agents, grazie alla location che le ospita. Deve far davvero gola la possibilità di essere pagati milioni di dollari per giocare e vivere in un ambiente come quello della città delle stelle.

Storicamente, la franchigia che tra le due ha sempre attirato maggior interesse da parte delle stelle del cielo NBA, è stata quella dei Lakers. Nell’ultima stagione tuttavia, i Clippers hanno dimostrato di poter vantare un progetto solido, una squadra unita e ricca di talento e di potenziale e un allenatore molto valido, Doc Rivers. In questa estate potrebbero, allora, fare davvero concorrenza ai cugini gialloviola per l’approdo di giocatori importanti.

Durant e Irving verso Los Angeles

Il primo tra tutti potrebbe essere proprio Kevin Durant. Come riporta Marc Stein per il New York Times, al momento la preoccupazione principale del giocatore sarebbe il recupero dall’infortunio in vista delle NBA Finals che inizieranno il prossimo 30 maggio. Nel frattempo, secondo la penna del NY Times, alcune voci, vicine al giocatore, darebbero le possibilità di un suo possibile approdo presso i Clippers in leggero rialzo.

La franchigia di LA potrebbe presentarsi alla pari dei New York Knicks nella corsa per strappare KD ai Golden State Warriors. Ad oggi, comunque, non ci sono certezze, e servirà attendere altri 40 giorni per l’inizio ufficiale della free-agency. Solo allora conosceremo davvero le intenzioni del giocatore.

Chi invece sembrerebbe avvicinarsi all’altra sponda cestistica della città è Kyrie Irving. Ai Lakers ritroverebbe il leader dal quale era scappato ai tempi dei Cleveland Cavaliers: Lebron James. Dopo qualche mese di gelo, lo scorso gennaio Kyrie si era scusato con l’ex compagno per non averne apprezzato la leadership, valsa loro l’anello NBA 2016.

Con questi presupposti, e con un rapporto con i Celtics ai minimi storici, il playmaker selezionato con la scelta numero 1 del Draft 2011 potrebbe davvero pensare di trasferirsi sulla costa occidentale del paese. I Lakers, dal canto loro, cercheranno sicuramente di accoppiare una stella con Lebron in questa offseason. Qualora dovessero fallire ancora nell’acquisizione tramite scambio di giocatori del calibro di Anthony Davis, Irving potrebbe essere un’alternativa possibile, dal funzionamento al fianco del “King” già collaudato.

Anche in questo caso, tuttavia, non avremo certezze fino ai primi giorni di luglio, quando il mercato dei free-agent entrerà nel vivo.

 

Los Angeles Clippers: Jerry West resta consulente

Il sipario sulla stagione dei Los Angeles Clippers è calato qualche settimana fa, dopo l’emozionante cavalcata ai playoff conclusasi al primo turno contro i ben più quotati campioni in carica dei Golden State Warriors, che hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per liberarsi dei talentuosi e spensierati losangelini e qualificarsi al secondo turno. La squadra guidata da coach Doc Rivers era reduce da un’annata particolarmente deludente sul piano dei risultati, ma l’encomiabile lavoro svolto la scorsa estate dal general manager Jerry West le ha permesso di rimettersi in carreggiata in men che non si dica.

West ha dato fiducia a Rivers, che sembrava destinato a lasciare, confermandolo alla guida tecnica della squadra, ha puntato sui rookie Shai Gilgeous-Alexander e Landry Shamet, quest’ultimo arrivato dai Philadelphia Sixers nell’ambito della trade che ha portato Tobias Harris in Pennsylvania, ma soprattutto sulla personalità di Patrick Beverley, l’esperienza di Danilo Gallinari e il micidiale apporto di Lou Williams e Montrezl Harrell in uscita dalla panchina. La sopracitata cessione di Harris, avvenuta poco prima della trade deadline, sembrava potesse tagliare le gambe ai Clippers in ottica playoff, ma la squadra ne è uscita paradossalmente rafforzata.

Los Angeles Clippers pronti per un’estate movimentatissima

Jerry West insieme a Steve Ballmer, proprietario dei Los Angeles Clippers che lo convinse ad approdare a L.A. nel 2017.

Dopo una stagione vissuta all’insegna dell’entusiasmo, però, per i Los Angeles Clippers è arrivato il momento di scegliere se alzare l’asticella e diventare a tutti gli effetti una contender, oppure rimanere nel limbo delle squadre intriganti e belle da vedere, ma che non hanno tutte le carte in regola per dire la loro fino in fondo. In questo senso, l’obiettivo dei californiani è chiaro: nell’ormai imminente free agency, i Clippers avranno a disposizione lo spazio salariale necessario per mettere sotto contratto due top free agents al massimo salariale (tra cui spiccano i vari Kawhi Leonard, Kyrie Irving, Jimmy Butler, Klay Thompson e Kevin Durant) e non sembrano intenzionati a lasciarsela sfuggire. A supportare il proprietario Steve Ballmer e Lawrence Frank ci sarà ancora, nelle vesti di consulente, l’intramontabile Jerry West, la cui competenza è necessaria per proseguire l’ottimo lavoro iniziato circa due anni fa.

Ripartire da lui appare la decisione più logica e razionale. 81 anni da compiere a breve (il prossimo 28 maggio), il classe ’38 è stato inserito nella Hall of Fame nel 1980, dopo una gloriosa carriera sull’altra sponda di Los Angeles, quella gialloviola, e si è ripetuto da dirigente, portando gli stessi Lakers alla conquista di ben 7 titoli tra il 1982 e il 2002 e vincendo in due occasioni il premio di Executive of the Year (1995 e 2004). Dopo sei anni trascorsi ai Golden State Warriors (due anelli  vinti tra il 2011 e il 2017 e il merito di aver selezionato Klay Thompson al Draft 2011 con l’undicesima scelta e di essersi opposto, tre anni più tardi, alla sua cessione in cambio di Kevin Love), West è approdato ai Los Angeles Clippers nel 2017, riuscendo ad accontentare le richieste di trade di Chris Paul prima e Blake Griffin poi e rinunciando a DeAndre Jordan, ma senza ricorrere al tanking, come dimostra il record di 90-74 (decimo posto con 42-40 lo scorso anno e ottava posizione con 48-34 in questa stagione).

 

Jimmy Butler, ecco dove firmerà secondo i bookmakers a stelle e strisce

Jimmy Butler è stato protagonista di diverse questioni che hanno caratterizzato questa stagione NBA, che si avvia alla sua conclusione. L’attuale giocatore dei Philadelphia 76ers ha infatti iniziato l’annata vestendo la casacca dei Minnesota Timberwolves. E’ poi stato il centro di una tempesta mediatica, generata da lui stesso con dichiarazioni scottanti, che l’ha portato ad essere scambiato verso Est, appunto, a Philadelphia. Ora tuttavia, dopo soli pochi mesi, la sua permanenza nella squadra allenata da Coach Brett Brown già non è più assicurata: in estate diventerà free-agent.

Butler non è nuovo, né tanto meno riluttante, secondo le sue stesse parole, ad essere visto come il cattivo ragazzo della situazione. Proprio questa sua attitudine verso l’anarchia decisionale, abbastanza aliena alle normali dinamiche contrattuali della lega, porta la sua free-agency ad essere oggetto di incertezza.

I Sixers hanno sacrificato moltissimo in fatto di profondità di roster per acquisirlo. Il che farebbe pensare non abbiano altra scelta, se non quella di riportarlo in squadra, pena il rischio di trovarsi tra le mani un’assenza davvero difficile da colmare, praticamente impossibile con i pochi giocatori di livello che rimarranno sotto contratto. La franchigia, infatti, non dovrà vedersela solo con la vacanza contrattuale del suo numero 23, ma anche con quella di altri due giocatori fondamentali: Tobias Harris e JJ Reddick.

C’è da dire che Jimmy Butler avrebbe la possibilità di esercitare un’opzione giocatore per rinnovare il suo contratto da 19.8 milioni per un’altra stagione. L’ex giocatore di Minnesota, tuttavia, l’ha ripetuto più volte: il suo obiettivo è ottenere un contratto al massimo salariale in questa offseason, benché si stia affacciando verso i suoi 30 anni. Quali sono allora le franchigie favorite, almeno secondo i bookmakers d’oltreoceano, ad accasarsi le sue prestazioni per la prossima stagione?

1. Philadelphia 76ers

Le quotazioni di un possibile ritorno del giocatore nella sua attuale squadra sono le più basse: -150. Ciò significa che una puntata di 150$ renderebbe indietro solo 100$. Scelta scontata allora per gli scommettitori americani? Probabilmente sì, e sarebbe dovuto al forte movente economico, apertamente dichiarato da Butler stesso, alle spalle della decisione.

I Sixers, avendolo attualmente sotto contratto, hanno infatti la possibilità di offrirgli più denaro di qualsiasi altra franchigia: 188 milioni di dollari spalmati in 5 anni. Tutte le altre, invece, non potrebbero superare i 141, da distribuire in sole 4 annate. Se il giocatore andrà dunque davvero alla ricerca della pentola d’oro tanto decantata nelle ultime settimane, è evidente che questa sia la scelta più ovvia per lui.

I contratti, però, devono sempre essere firmati da due mani diverse, e in questo caso l’incognita potrebbe risiedere dal lato di Philadelphia. Non è da dare per scontato, in effetti, che la squadra appena eliminata dai Playoff abbia intenzione di legarsi con un contratto così pesante e vincolante a un giocatore che alla scadenza dell’accordo avrà ben 35 anni.

Butler, dalla sua, ha dimostrato in questa postseason di poter valere tutti i soldi che andrebbero investiti in questo accordo, registrando ben 19 punti, 6 rimbalzi e 5 assist di media. Il tutto condito dalla sua ottima difesa (1.5 palle rubate a partita) e da tanta intensità, fisica e mentale.

SECONDA OPZIONE>>>

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Clippers, estensione contrattuale per Doc Rivers

Los Angeles Clippers, Disabled Player Exception

Estensione contrattuale tra i Los Angeles Clippers e coach Doc Rivers, la notizia è stata confermata dallo stesso Rivers ad Andrew Greif del Los Angeles Times.

I termini dell’accordo non sono comprensibilmente stati resi noti, Doc Rivers ed i Clippers avevano già raggiunto un accordo per un adeguamento contrattuale annuale ad inizio anno, come confermato già lo scorso marzo.

Rivers avrebbe però potuto avvalersi a fine 2019\20 di un’opzione per uscire anticipatamente dal precedente accordo. Opzione che non sussisterà alla luce della nuova estensione contrattuale.

Non ho mai avuto a disposizione un gruppo di ragazzi come questo” Così Rivers in conferenza stampa dopo la sconfitta dei suoi Clippers in gara 6 contro i Golden State WarriorsUn gruppo col quale provi così tanto piacere nel lavorare, per cui è un piacere ogni giorno mettersi in macchina ed andare in palestra, e stare con loro. E’ stato davvero un piacere allenarli“.

Warriors-Clippers, Golden State avanti ma la difesa…

E’ 4-2 tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers, una serie più lunga e complessa del previsto per i bi-campioni NBA in carica, che per avere la meglio dell’agguerrito gruppo di coach Doc Rivers hanno dovuto rivolgersi ad un Kevin Durant stellare, aggressivo ed efficace come non mai in attacco a partire soprattutto da gara 3.

Imprevisti (l’infortunio di DeMarcus Cousins) e problemi di performance casalinghi (due sconfitte su tre partite giocate alla Oracle Arena) dei Golden State Warriors hanno contribuito alla longevità di una serie chiusa da Kevin Durant ad una media di 35 punti a partita (56% al tiro, 40% al tiro da tre punti e 94.9% ai tiri liberi).

La gara 6 da 50 punti di Durant (15 su 26 al tiro, 14 su 15 ai liberi) l’ultima di una serie di partite offensivamente perfette.

I Los Angeles Clippers hanno avuto il merito di proporre agli Warriors una serie di “cruciverba” tattici partita dopo partita, mischiando carte e marcature in transizione difensiva, affidandosi alle improvvisazioni sul tema in pick and roll della coppia Lou Williams-Montrezl Harrell e giocando senza paura. Rimanendo “sé stessi”, per usare le parole di Doc Rivers.

WARRIORS-CLIPPERS, KEVIN DURANT TAKES OVER

E’ cosa rara vedere i Golden State Warriors faticare oltremodo già al primo turno di playoffs: gara 1 (121-104 Golden State) e gara 2 (135-131 Clippers) si sono assomigliate fino al terzo quarto della seconda partita.

Un secondo tempo da 85 punti segnati dai Clippers in gara 2 ha riaperto la serie e stimolato un Kevin Durant da 8 tiri a prendere il controllo delle operazioni con la serie trasferitasi a Los Angeles.

Kevin Durant…

Appena in tempo. La difesa “naso a naso” di Landry Shamet e Shai Gilgeous Alexander ha messo a dura prova la resistenza atletica di uno Steph Curry apparso quasi apatico in alcuni momenti della serie. Dopo le prime due partite (38 punti in gara 1 e 29 in gara 2), Curry ha rallentato e ceduto il passo a Durant (enigma, anzi incubo difensivo per i Clippers per l’intera serie). Un rallentamento vistoso, suggerito da un dato: il suo avversario diretto Patrick Beverley ha chiuso le ultime 4 partite della serie a 9.7 rimbalzi a partita.

Con la serie più lunga e faticosa del previsto, con un Curry sottotono ed un Klay Thompson indaffaratissimo in difesa (Klay ha marcato chiunque in questa serie: in 6 gare lo si è visto difendere in post contro Montrezl Harrell e Danilo Gallinari, e spostarsi su Lou Williams nei momenti di trance agonistica del 2 volte sesto uomo dell’anno), Kevin Durant ha sparigliato le carte tra le due squadre.

…takes over

Dopo le prime due partite, Durant ha sostanzialmente raddoppiato la mole di tiri: 24 tiri tra gara 1 e gara 2, e 23, 21, 26 e 25 tiri in ciascuna delle 4 gare successive. Dopo i 3 tiri da tre punti delle prime due gara sommate, KD ha scoccato 42 tiri da tre punti nelle successive quattro partite.

“Take over”, come suggerì il compianto James Jordan al figlio Michael, indeciso sul coinvolgere i compagni o “fare da sé” in una serie di playoffs tra Chicago Bulls e New York Knicks di tanti e tanti anni fa.

WARRIORS-CLIPPERS, GOLDEN STATE AVANTI, MA LA DIFESA…

I Golden State Warriors sono stati il miglior attacco (124.5 punti a partita) e la seconda miglior squadra al tiro da tre punti (39.9%) dell’intero primo turno di playoffs. Dopo le prime due gare, in cui Draymond Green ha esibito qualsiasi variante di palla persa concepibile (10 in gara 1 e 2, 4 totali nelle successive), anche il numero di turnover a partita (14.4) si è stabilizzato.

Perché allora 6 partite? Il balletto Lou Williams-Montrezl Harrell e la sagacia tecnica di Doc Rivers hanno avuto molto a che fare con questo. Uno Steph Curry dalle pile scariche anche, in parte (incredibile notare come, nonostante i punti e le prodezze di Durant, i tiri di Thompson e la “garra” di Green, sia sempre e comunque l’intensità – o la mancanza di intensità – di Stephen Curry ad accendere o spegnere la luce per gli Warriors).

Nelle prime sei partite di post-season, gli Warriors sono stati la decima difesa per net defensive rating (111.5), la 13esima per percentuale di rimbalzi difensivi catturati (70.7%, meglio solo di Nets, Rockets e Thunder), la 12esima per punti subiti per possesso.

Warriors disperati dopo l’ennesimo pick and roll Williams-Harrell. Senza intimidazione a centro area, in arrivo Harden-Capela…

Ergo, la difesa ha fatto acqua da tutte le parti, come anche ammesso da Steve Kerr dopo gara 5. In gara 1, Lou Williams e Montrezl Harrell hanno reso evidenti le difficoltà di mobilità di DeMarcus Cousins (problema purtroppo risolto dall’infortunio di DMC). Kevon Looney ha giocato un’ottima serie (7.3 punti e 4.5 rimbalzi in 18 minuti di media), ma Harrell (18.3 punti a partita con il 70% – grazie Lou – al tiro) lo ha sovrastato fisicamente partita dopo partita.

Andrew Bogut sa cosa fare del pallone dal “suo” gomito in attacco, i suoi blocchi si sentono ancora ma la velocità di piedi non può essere quella di una volta. Ed in attacco è sostanzialmente trascurabile. Steph Curry ha di fatto guardato Beverley e Shamet muoversi per il campo.

Curry fatica a tagliare fuori a rimbalzo l’iperattivo Beverley, che ci rimette un labbro

Supponenza? Tedio? Logorio? Fiducia nel poter risolvere in attacco ciò che la difesa non riesce più a esprimere a certi livelli? Parte delle difficoltà difensive degli Warriors sono merito dei Clippers, squadra che muove il pallone e costringe le difese a correre, aiutare e recuperare, e dotata di guardie (Beverley, Shamet e SGA) che giocano ben oltre le loro dimensioni fisiche.

I decibel, in allenamento ed in partita, di Draymond Green (che ha siglato in questa serie il nuovo record NBA per “And one!” urlati a partita) sono già oltre il livello di guardia. E’ possibile che Draymond si sia reso conto dei cali di tensione della squadra, e tenti a suo modo di dare una scossa. Gli anni per Andre Iguodala sembrano non passare, per Shaun Livingston decisamente di più (interessante ma non replicabile la mossa di Kerr di inserire Livingston in quintetto in gara 6, spostando Green da 5 al posto di Bogut). Alfonzo McKinnie, Quinn Cook e Jonas Jerebko le alternative.

I Golden State Warriors hanno preso un paio di pugni non attesi già al primo turno. Kevin Durant li ha presi per mano con una facilità inquietante, chissà anche dimostrativa dopo le frizioni con Draymond Green e la probabile imminente free agency.

Sapranno i campioni in carica resistere ai prossimi colpi? James Harden ed i Rockets attendono, quest’anno liberi dal peso di essere i primi. Gara 1 è in programma già domenica 27 aprile, il secondo round può iniziare.

Gli Houston Rockets volano a San Francisco, attendono la vittoria Warriors

Dopo aver eliminato gli Utah Jazz in 5 partite nel primo turno di playoffs della Western Conference, gli Houston Rockets voleranno a San Francisco per preparare l’eventuale gara 1 contro i Golden State Warriors, programmata per domenica 28 aprile.

Nessuna mancanza di rispetto verso i Los Angeles Clippers, avversari di Golden State ed in svantaggio per 3-2 nella serie dopo la grande vittoria in trasferta di gara 5.

Come riportato da Tim MacMahon di ESPN, l’intenzione dei Rockets è quella di “acclimatarsi” al fuso orario della costa del Pacifico ed aver modo di allenarsi alla Oracle Arena di Oakland, possibile teatro delle prime due partite casalinghe in caso di vittoria degli Warriors.

Gli Houston Rockets rimarranno in California sino a domenica. In caso di vittoria nella serie dei Los Angeles Clippers, la squadra di coach Mike D’Antoni ritornerà in Texas per ospitare Lou Williams e compagni in gara 1.

Chris Webber impazzisce per Lou Williams: “Allen Iverson hai creato un mostro!”

Lou Williams ha “cucinato” da par suo i Golden State Warriors nei minuti finali di gara 5, segnando 8 dei suoi 33 punti nei tre minuti finali.

Chris Webber, grande ex giocatore NBA tra Washington Bullets\Wizards, Sacramento Kings e Philadelphia 76ers ed oggi colour commentator per TNT, ha esaltato in telecronaca diretta le qualità e l’abilità da uomo da finali partita di Williams, suo compagno di squadra ai 76ers tra 2005 e 2007.

Credetemi, io ho giocato con Lou Williams” Chris Webber dopo l’ennesimo canestro di Williams “Allen Iverson, dovunque sei, hai creato un mostro! In questa partita Lou sembra proprio il grande Allen Iverson, ma è ‘solo’ il più grande realizzatore NBA dalla panchina di sempre“.

Webber, Lou Williams ed Iverson furono compagni di squadra a Philadelphia per due stagioni, le prime due annate da professionista per la star dei Los Angeles Clippers in uscita da South Gwinnetth High School in Georgia.

Le prodezze di Williams hanno riportato la serie tra Los Angeles Clippers e Golden State Warriors a LA per gara 6, in programma nella notte italiana tra venerdì 26 e sabato 27 aprile.

Golden State Warriors, i problemi nascono alla Oracle Arena, Kerr: “Mi aspettavo di meglio”

Dopo la vittoria in trasferta di gara 4 un Klay Thompson fiducioso guardava già al prossimo turno ed alla riedizione della finale della Western Conference dello scorso anno tra Golden State Warriors e Houston Rockets.

La grande partita di Lou Williams, Danilo Gallinari e dei Los Angeles Clippers ha ricordato ai bi-campioni in carica come la serie non sia invece affatto finita.

129-121, e seconda sconfitta in tre gare casalinghe in post-season per gli Warriors, che dopo un gran primo quarto non vedono più la luce, e mancano la rimonta nel finale di partita.

Siamo sorpresi, non siamo abituati a questo, ma niente panico” Predica calma Steph Curry, trovatosi in passato con i suoi Warriors in acque ben più turbolente “Dobbiamo realizzare che quest’anno ci porterà delle sfide diverse, in tanti ci attaccheranno mischiando le carte, variando molto, per noi in questa serie l’obiettivo non cambia: avremmo gradito chiudere stanotte, ora dobbiamo andare a Los Angeles e vincere“.

I Golden State Warriors hanno avuto più di uno stop imprevisto in stagione tra le mura amiche della Oracle Arena. Per i fan di Oakland l’ultima stagione ha rappresentato una situazione particolare: la squadra si trasferirà dal prossimo anno a San Francisco, nel nuovo Chase Center. Un trasferimento noto da tempo, ovviamente, ma è possibile che l’imminente partenza dei bi-campioni abbia creato quest’anno una sorta di distaccamento tra la squadra ed il suo pubblico.

Klay Thompson e Kevin Durant hanno evidenziato più volte in stagione come a tratti sia mancato in campo l’apporto del pubblico. Disamoramento? Non sembra questo il caso. Abitudine all’eccellenza? Probabilmente.

Le difficoltà casalinghe? Non ne ho idea, davvero” Scuote la testa Thompson (22 punti e 4 su 11 al tiro pesante) nel post-gara “Abbiamo comunque vinto tante partite in casa quest’anno, e possiamo vincere ovunque in trasferta, quindi non ci sono grandi problemi. Vinciamole tutte in trasferta“.

Quest’anno tante cose non sono andate esattamente come preventivato, è un po’ il trend della stagione per noiSteve Kerr critica l’atteggiamento difensivo dei suoi “Nulla mi sorprende più a questo punto. Mi aspettavo che la squadra giocasse meglio e chiudesse la serie. Così non è stato ma sono i playoffs e non ci si può rilassare

Abbiamo concesso ai Clippers 129 punti in casa nostra, hanno tirato con il 54%, segnato 37 punti nel primo quarto… tutto quello che di buono si è visto a Los Angeles non si è visto qui oggi, ed i Clippers sono una squadra vera. Abbiamo dato per scontato che la partita sarebbe stata facile, invece loro hanno lottato, Patrick Beverley è sceso in campo come una furia e ci ha preso a calci subito, dal primo possesso

Lou Williams sorprende gli Warriors in gara 5: “Pensavano d’aver già vinto, grosso errore”

Gli Warriors? Hanno fatto male a pensare di aver già vintoSintesi perfetta quella di Lou Williams, al termine di una gara 5 che ha inaspettatamente riportato la serie tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers a LA.

129-121 il risultato di gara 5 ad Oakland. Danilo Gallinari risponde positivamente agli stimoli di Doc Rivers e Jerry West e confeziona la sua miglior partita della serie, mentre Williams reagisce ad una brutta gara 4 e chiude con 33 punti (12 su 19 al tiro) in 34 minuti.

Come già avvenuto in altre occasioni quest’anno, gli Warriors faticano alla Oracle Arena, rimediando la seconda sconfitta casalinga in 3 partite di post-season finora disputate. Uno “sforzo difensivo insufficiente” è il motivo principale della sconfitta per coach Steve Kerr.

Golden State segna 41 punti nel primo periodo, ma i Clippers non affondano e replicano con un secondo quarto da 34 punti, e dopo due quarti di gioco sono in vantaggio per 71-63.

Warriors che non riescono ad agganciare la partita nel secondo tempo, un Draymond Green in difficoltà per via di un problema al polso, e nervoso (fallo tecnico nel terzo quarto), un Lou Williams che chiude i conti con un jumper contestatissimo ad 1:33 dalla sirena finale.

Gli uomini di Steve Kerr saranno ora costretti a tornare a Los Angeles per una gara 6 contro degli avversari inferiori ma battaglieri come non mai, come riconosciuto da coach Doc Rivers: “Non montiamoci la testa, loro sono ancora in vantaggio per 3-2 ma mi è piaciuto tantissimo il nostro gioco, buonissima partita. Ho chiesto ai ragazzi di essere loro stessi, e niente altro. Ora si tratta di vincere in casa“.

Lou Williams, Pat Beverley (17 punti e 14 rimbalzi), Montrezl Harrell e Danilo Gallinari (26 punti con 7 rimbalzi e 9 su 22 al tiro) gli artefici dell’impresa Clippers. La mossa JaMychal Green (riproposto in quintetto al posto di un Ivica Zubac fuori cast) paga, e l’ex Memphis Grizzlies chiude la sua partita con 15 punti in 27 minuti.

Nel post gara è “Sweet Lou” il padrone della scena. Per i Clippers, Lou Williams, Pat Beverley e Montrezl Harrel si presentano gongolanti ed in terzetto in conferenza stampa: “Rivalità con gli Warriors? Chiedete a loro due (Beverley e Harrell, ndr), loro sono dei veri Houston Rockets, io sono rimasto a Houston il tempo di un caffè (…) sono il miglior sesto uomo della NBA perché nessuno mi ha più offerto un posto da titolare, allora ho dovuto specializzarmi“.

Il nostro obiettivo era allungare la serie e tornare a Los Angeles, davanti al nostro pubblico. Il loro obiettivo era prepararsi ai Rockets, ma hanno sbagliato i loro calcoli… i miei compagni si fidano di me e mi affidano la palla nei momenti finali, e questo mi aiuta molto in quei momenti, mi rende il compito più facile

E Pat Beverley conferma la fiducia nella squadra nel suo leader Williams: “Andiamo, Lou (Williams, ndr) è uno dei migliori in questa lega, è un ‘killer’, ed è troppo modesto. Io lo vedo tutti i giorni in allenamento, dovrebbe essere considerato allo stesso livello di tante superstar nella NBA di oggi“.

Klay Thompson stende i Clippers e sfida i Rockets: “Li abbiamo visti… non volevamo perdere tempo”

Con LA Clippers e Utah Jazz ormai alle corde, Golden State Warriors-Houston Rockets è virtualmente già iniziata, parola di Klay Thompson che guarda oltre alla vittoria per 113-105 dei suoi allo Staples Center.

Avevamo visto i Rockets già in vantaggio per 3-0, e non non volevamo rischiare di estendere oltre il dovuto la nostra serie” Così il mattatore di serata in gara 4 Klay Thompson “Ce ne eravamo già fatta scappare una, siamo entrati in campo con l’intenzione di attaccare da subito per evitare guai. Gara 2 è stata un incidente di percorso che non si ripeterà più“.

Per avere la meglio dei Los Angeles Clippers, in grado di rimanere in partita nonostante un 7 su 30 al tiro complessivo di Danilo Gallinari e Lou Williams, sono serviti 32 chirurgici punti di Thompson, che inizia la sua partita con 6 su 6 al tiro e non si volta più indietro.

Come mi sono scaldato a qui a Los Angeles? Ieri (sabato, ndr) ho giocato un po’ a beach volley, mi sono fatto una bella nuotata nell’oceano… è stato un buon modo per resettare la mente, su ad Oakland non si può fare perché l’acqua è freddissima

6 su 9 da tre, 12 su 20 al tiro, un pericolo costante per la difesa dei Clippers che pur di negargli ricezioni comode apre autostrade per Andre Iguodala ed Andrew Bogut. Una prestazione pareggiata solo da quella di Kevin Durant (33 punti, 7 rimbalzi e 6 assist), mentre la prima testa del “mostro” offensivo dei Golden State Warriors, Steph Curry, trova una serata difficile (12 punti con 3 su 14 dal campo) dopo 3 gare a percentuali elevatissime.

Steph è comunque in grado di fare tante altre cose” Klay Thompson commenta la prova da 12 punti, 10 rimbalzi e 7 assist di Curry “Ed anche quando non tira bene noi ci fidiamo di lui, perché sappiamo che potrà segnare il prossimo tiro“.

Gli Warriors non si scompongono nel terzo quarto, dopo la sequenza di triple di Landry Shamet e nonostante le prodezze del rookie Shai Gilgeous-Alexander (25 punti con 9 su 15 al tiro), consapevoli di poter contare nei minuti decisivi sul letale duo Thompson-Durant: “I Clippers sono tosti, anche a partita finita di sembra quasi di vederteli davanti, continui a pensarci, perché sono una squadra davvero tosta (…) Shai (Gilgeous-Alexander, ndr) è un giocatore senza paura, il suo coraggio li ha tenuti in partita più d’una volta“.

Così Curry a fine gara: “Per noi si tratta di essere pazienti ed aspettare il momento giusto. Klay (Thompson, ndr) è stato incredibile, KD (Durant, ndr) affidabile come sempre. Con tutto il talento di cui disponiamo, si tratta davvero solo di cogliere il momento giusto“.

La serie tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers torna ora ad Oakland per gara 5. Doc Rivers chiederà ai suoi un ultimo sforzo per allungare la serie, nonostante le grandi energie spese in gara 4.

Gli Warriors attendono al varco i rivali Houston Rockets, per la riedizione di una delle serie di playoffs più entusiasmanti degli ultimi anni.

Kevin Durant è perfetto in gara 3, Clippers demoliti e Warriors avanti: “Aggressivi sin dall’inizio”

Kevin Durant si scrolla di dosso Patrick Beverley ed i Los Angeles Clippers nella larghissima vittoria dei suoi Golden State Warriors allo Staples Center di L.A. in gara 3.

38 punti ed un primo quarto perfetto per Durant, e partita indirizzata verso il risultato finale di 132-105 da un primo periodo da 41 punti segnati per gli Warriors.

Andrew Bogut prende il posto di DeMarcus Cousins in quintetto e chiude la sua partita con 8 punti, 14 rimbalzi e 5 assist in 25 minuti di gioco.

Ordinaria amministrazione per Steph Curry (21 punti in soli 20 minuti) e Klay Thompson (12 in 33 minuti). Kevin Durant, reduce da una partita da 9 palle perse, 8 tiri tentati, e terminata anzitempo per raggiunto limite di falli, attacca la gara dal primo possesso di gara 3, giocando spalle a canestro contro il più piccolo Beverley ed inducendo coach Steve Kerr a chiamare continuativamente giochi per lui.

E’ stato aggressivo sin dalla palla a due, sia in attacco che in difesa” Così Kerr “Lo aveva detto ieri (mercoledì, ndr), lui è Kevn Durant, non serve sapere altro. Un due volte MVP delle finali NBA reduce da una brutta partita, il risultato non poteva che essere questo“.

38 punti, 14 su 23 al tiro e 7 assist nella gara di Kevin Durant: “Coach Kerr ha chiamato alcuni giochi per me all’inizio, e questo ha segnato il ritmo della partita. Post-up, passaggi consegnati, qualcosa che volevamo fare subito ad inizio partita: sfruttare il post ed i blocchi di Andrew Bogut. Siamo stati pazienti in attacco“.

I 38 punti di Durant sono valsi un piccolo ma significativo traguardo per la star degli Warriors, che ha superato Magic Johnson al 14esimo posto nella lista dei migliori marcatori di ogni epoca ai playoffs NBA. Il prossimo in lista? Hakeem Olajuwon.

Riconosce la netta sconfitta di gara 3 l’avversario giurato di Kevin Durant in questa serie, Patrick Beverley: “Mi ha portato in post basso da subito. Sapevo che (Durant, ndr) sarebbe stato aggressivo dall’inizio, ha segnato subito un paio di canestri e le cose per lui sono diventate più facili. Io dovrò fare un lavoro migliore per evitare che prenda posizione così facilmente, ma oggi è stato grande, merito a lui“.

Durant e JaMychal Green si sono visti fischiare un doppio fallo tecnico durante il terzo quarto. Un fischio che ha lasciato sorpreso l’ex OKC Thunder: “Io e Green stavamo solo commentando un’azione, ed è arrivato il fischio da chissà dove (…) spero venga rescisso al più presto perché non vorrei condizionare la mia squadra, ne pensare che gli arbitri mi abbiano preso di mira“.

Durant è oggi a quota 3 falli tecnici (in altrettante partite), a quota 7 scatterebbe di default la sospensione per una partita.

Kevin Durant non è preoccupato per la difesa di Patrick Beverley

Mentre Kevin Durant si prepara per gara 3 contro i Los Angeles Clippers, la superstar dei Golden State Warriors è convinta che Patrick Beverley non gli farà perdere il ritmo durante la partita con la sua super difesa, a volte anche eccessiva.

Così ha riferito ai microfoni di ESPN Durant dopo l’allenamento di mercoledì: “Non voglio che la serie diventi una sfida nella sfida con Beverley. Io sono Kevin Durant. Tu sai chi sono. Sapete tutti chi sono“.

Durant e Beverley in gara 1 hanno avuto diversi battibecchi che sono costati ai due un doppio fallo tecnico ciascuno e l’espulsione nel quarto periodo. E il fatto che tutto ciò mettesse in secondo piano la vittoria di Golden State ha dato fastidio e non poco a Kevin. Dopo la brutta figura in gara 2, in cui i Los Angeles Clippers hanno recuperato 31 punti di svantaggio (e dove KD si è preso solo 8 tiri in tutta la gara), Durant sente di poter riuscire a ritrovare rapidamente il suo ritmo in gara 3, nonostante l’aggressività in difesa dei Clippers e di Beverley.

Stanno usando una difesa con tante trappole, e che ha funzionato” dichiara Durant “Uscendo forte sul perimetro, così che gli attaccanti non guardino nemmeno la linea dei 3 punti, stanno solo forzando i miei compagni a penetrare in area. Quindi per noi, quando ho la palla nei miei punti del campo preferiti, ho una peste, Patrick Beverley, che mi sta sempre attaccata. Posso sicuramente tirare sopra di lui e segnare ogni volta, se si tratta di una situazione di uno contro uno“.