Danilo Gallinari e la sua assenza di martedì: “Nessun riposo ma un problema alla caviglia”

Los Angeles Clippers 2018/2019

Danilo Gallinari non è entrato in campo nella scorsa partita disputata dai suoi Los Angeles Clippers contro Portland, persa contro questi ultimi per 125 a 104.

Inizialmente, le voci riguardanti la sua assenza parlavano di una scelta tattica volta a far riposare l’italiano, ma lo stesso Gallinari ha voluto smentire questi rumors ai microfoni del Los Angeles Times.

Danilo Gallinari: “Pronto per la prossima”

In particolare, il 30enne ex Olimpia Milano ha sottolineato il motivo principale della sua assenza, dovuta ad un fastidio lala caviglia sinistra, prontamente superato.

Non so con chi avete parlato o cosa vi hanno detto i fisioterapisti. Martedì non ho riposato ma ho avuto un problema alla caviglia che mi portavo dietro da una settimana, ed adesso sono perfettamente guarito. La prossima partita sarò nuovamente pronto. Non ho bisogno di stare fermo per riposarmi

Le parole molto chiare dell’italiano ben delineano il grande momento vissuto dall’ala piccola di Sant’Angelo Lodigiano.

La stagione in corso risulta essere per distacco la migliore annata disputata dall’ex Denver Nuggets da quando è entrato nella NBA. Nel dettaglio, le sue statistiche esplicano in maniera limpida ciò che Gallinari sta compiendo:

  • 19,3 punti
  • 5,9 rimbalzi
  • 2,4 assist
  • 45,7 FG%
  • 43,5 3P%
  • 90,3 FT%

Aldilà dei freddi dati numerici, in ogni caso è evidente come i Clippers abbiano estremamente bisogno di Gallinari per poter approdare ai playoff. Dall’addio di Tobias Harris, infatti, l’azzurro è diventato il maggior terminale offensivo della squadra, ben coadiuvato dal veterano Lou Williams. E i risultati stanno arrivando: ottavo posto nella Western Conference, a 5 partite di distacco dai Sacramento Kings e soprattutto la supremazia cittadina a discapito dei Lakers ormai consolidata.

La partecipazione alla post season è a portata di mano, ma servirà il miglior Gallo per poter avere la certezza assoluta di vedere la banda scatenata di Doc Rivers tra aprile e maggio.

Three Points – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Mentre sui campi NBA parte lo sprint finale verso i playoff, a fare notizia negli ultimi giorni sono stati alcuni episodi che poco hanno a che vedere con il parquet. A Salt Lake City è andato in scena uno spiacevole confronto tra Russell Westbrook e un tifoso degli Utah Jazz: agli insulti di stampo razzista di quest’ultimo, ‘Russ’ ha risposto con delle presunte minacce che gli sono costate venticinquemila dollari di multa e, a quanto pare, una citazione in giudizio. Il tifoso è stato invece bandito a vita dalla Vivint Smart Home Arena, con il condivisibile intento da parte dei Jazz di lanciare un forte messaggio agli aspiranti seguaci. Un altro fan, stavolta a New York, si è reso protagonista dell’ennesima contestazione nei confronti del proprietario dei Knicks, James Dolan. Dopo avergli intimato di vendere la franchigia, il sovversivo supporter è stato scortato all’uscita dalla security. All’interno del rettangolo di gioco, le cose hanno rischiato di mettersi estremamente male in quel di Cleveland, quando Serge Ibaka dei Toronto Raptors ha sfiorato con un gancio destro il volto di Marquese Chriss dei Cavaliers. Il congolese se l’è cavata con appena tre partite di sospensione, ma le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi, sopratutto per l’incolumità di Chriss. L’accaduto ha riportato alla mente la pericolosa deriva raggiunta negli Anni ’70, culminata con il pugno di Kermit Washington che quasi uccise Rudy Tomjanovich. Per fortuna, quest’ultima parte di regular season sta offrendo spunti ben più interessanti; andiamo ad analizzarne alcuni nella nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff
Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff

I Clippers sono la migliore squadra di Los Angeles. Fino a dieci anni fa, un’affermazione del genere avrebbe comportato come minimo una risata di scherno, come massimo un TSO. Invece, da parecchio tempo questo assunto rappresenta perfettamente la realtà. Mentre i Lakers sono sprofondati in un abisso da cui non sono riemersi nemmeno con l’arrivo di LeBron James, quelli che una volta erano i loro ‘cugini poveri’ sono diventati una certezza, nell’agguerrita Western Conference.

Gli anni di ‘Lob City’ non hanno portato alcun titolo, nemmeno una finale di Conference, ma hanno dato rilevanza a una franchigia che ora non ha alcuna intenzione di tornare nel dimenticatoio. Quando era ormai chiaro che quel ciclo fosse prossimo alla conclusione, la dirigenza si è fatta trovare pronta a voltare pagina. L’arrivo in società di Jerry West (nel non meglio precisato ruolo di “executive board member”) ha dato il via a una serie di manovre inizialmente criticate, ma che a lungo andare potrebbero pagare cospicui dividendi. L’addio di Chris Paul, possibile preambolo per il più classico dei rebuilding, ha invece inaugurato un’epoca che potrebbe portare la franchigia a traguardi mai raggiunti. In cambio di CP3, ceduto tramite sign-and-trade, sono arrivati da Houston una prima scelta futura, soldi e sette giocatori, tra cui Lou Williams (da pochi giorni recordman NBA per punti segnati partendo dalla panchina), Montrezl Harrell e Patrick Beverley. Proprio coloro che oggi stanno trascinando i Clippers ai playoff. Quei playoff che sembravano preclusi dopo le recenti manovre di mercato, quei playoff che i più blasonati Lakers guarderanno ancora una volta in televisione.

Il primo anno ‘post-Lob City’ non è andato benissimo. Pur con un record vincente (42 vittorie e 40 sconfitte), i Clippers sono rimasti fuori dalle prime otto, complici i numerosi infortuni che hanno decimato il roster. A stagione in corso, però, West e soci hanno messo a segno un’altra mossa controversa, ma lungimirante. Blake Griffin, il giocatore che nel 2009 aveva dato una svolta alla storia della franchigia, è stato infatti spedito ai Detroit Pistons. Pochi mesi prima, aveva firmato un sontuoso rinnovo contrattuale da 173 milioni di dollari in cinque anni. Mandandolo a Detroit, i Clippers hanno preso tre piccioni con la stessa fava: hanno chiuso definitivamente il capitolo ‘Lob City’, hanno alleggerito sensibilmente il monte salari e hanno ottenuto in cambio due scelte, più Avery Bradley, Boban Marjanovic e Tobias Harris. Dai medesimi presupposti è partito lo scambio che, lo scorso febbraio, ha coinvolto lo stesso Harris, finito (sempre in coppia con Marjanovic) ai Philadelphia 76ers in cambio di una moltitudine di scelte future e un pacchetto di giocatori comprendente Landry Shamet, assoluta rivelazione dell’ultimo draft. Seguendo questa logica, è facile pensare che il prossimo ad essere ‘sacrificato’ sarà Danilo Gallinari. Con le partenze di Griffin prima e di Harris poi, il Gallo è diventato il leader del quintetto di Doc Rivers. Finalmente libero dai gravi infortuni che ne hanno condizionato la carriera, sta giocando la sua miglior pallacanestro in questo 2018/19. I piani dei Clippers, però, sembrano troppo grandi per poter fare di lui l’uomo-franchigia anche in futuro.

Già, perchè se il presente è piuttosto brillante, è il domani a stuzzicare maggiormente le fantasie dei tifosi. Il vortice di operazioni di cui sopra ha liberato lo spazio salariale necessario per poter aggiungere due giocatori di grosso calibro, da inseguire in una free-agency piuttosto ricca (Kevin Durant e Kawhi Leonard i nomi più altisonanti). Spazio che aumenterebbe ulteriormente ‘scaricando’ i 22 milioni che spettano a Gallinari nel suo ultimo anno di contratto. A differenza di concorrenti come i New York Knicks o come gli stessi Lakers, i Clippers potranno offrire ai ‘corteggiati’ un contesto già competitivo, con un supporting cast di ottimo livello (Williams e Harrell su tutti, ma anche i giovani Shamet e Ivica Zubac e il giovanissimo Shai Gilgeous-Alexander, uno dei migliori rookie della stagione) e, soprattutto, un front-office dalle idee piuttosto chiare. Se consideriamo che le numerose scelte ai prossimi draft potrebbero anche essere utilizzate come asset per uno scambio importante (soffiare Anthony Davis ai gialloviola sarebbe il capolavoro definitivo), abbiamo ottimi motivi per tenere gli occhi bene aperti su questi Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles.

 

2 – La battaglia per la Terra di Mezzo

Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)
Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)

Mentre nella Western Conference i biglietti per i playoff sembrano ormai tutti assegnati, a Est si dovranno attendere le ultime partite per avere il quadro completo delle partecipanti. Ai piani alti non ci dovrebbero essere sorprese: Milwaukee Bucks e Toronto Raptors sono irraggiungibili, Philadelphia 76ers, Indiana Pacers e Boston Celtics dovranno semplicemente mettersi in fila puntando al fattore campo. La vera bagarre si trova nella ‘Terra di Mezzo’, quel girone dantesco (sei vittorie separano la sesta e l’undicesima del tabellone) popolato da squadre per cui qualificarsi o meno alla post-season potrebbe rappresentare una svolta cruciale, in un senso o nell’altro. Un ‘gruppone’ di franchigie impantanate da anni in una fase di stallo da cui sembra difficile uscire; quando va bene si arriva settimi/ottavi e si viene eliminati al primo turno, quando va male noni/decimi e si parte per le vacanze. La causa di questo impasse è per tutte la stessa: un monte salari intasato da contratti esagerati, concessi a giocatori inadatti sia per puntare al titolo, che per ‘tankare’. Ecco allora un ‘magico’ quartetto: Detroit Pistons e Miami Heat sono al momento fra le prime otto, mentre Charlotte Hornets e Washington Wizards, oggi, sarebbero escluse dai giochi.

I Pistons, tra le squadre più in forma dell’ultimo periodo, sono riusciti a ottenere un discreto vantaggio sulle inseguitrici. Merito di uno splendido Blake Griffin, giocatore sempre più completo col passare degli anni e tornato meritatamente all’All-Star Game, e di Andre Drummond, definibile senza timore di smentite il miglior rimbalzista di questo decennio (i suoi 13.6 rimbalzi in carriera sono la nona media all-time in NBA) e finalmente costante anche in fase realizzativa (non aveva mai raggiunto i 17.5 punti di media con cui viaggia in questo 2018/19), ma anche di un Reggie Jackson in crescita (pur con la solita incostanza). La notizia migliore per coach Dwane Casey è la visibile riduzione dei possessi in isolamento per Griffin, una strategia che, a inizio stagione, stava rendendo il gioco dei Pistons una sorta di ‘hero-ball’. Qualora Detroit riuscisse a mantenersi su questi livelli fino ai playoff, eliminarla al primo turno sarà più complicato del previsto.
Miami accompagnerà verso la pensione un Dwyane Wade ancora in grande spolvero (ha le migliori cifre, per punti e minutaggio, dai tempi di Chicago) con l’ultima apparizione in post-season della sua carriera. Il fatto che il trentasettenne, una volta soprannominato ‘Flash’, sia il secondo miglior realizzatore di squadra e il quarto per minuti giocati è però una pessima notizia per coach Erik Spoelstra, e mette in luce gli enormi limiti di questa versione degli Heat. Per diversi motivi, nemmeno uno tra Goran Dragic, Hassan Whiteside e Dion Waiters si è dimostrato all’altezza di poter guidare la squadra, compito a loro richiesto dagli onerosi contratti. Anche giocatori come James Johnson, Kelly Olynyk e Justise Winslow sono a libro paga per cifre impegnative e a lungo termine, eppure non hanno mai espresso fino in fondo il loro potenziale (soprattutto Winslow). Gli unici barlumi di speranza per il futuro, nel roster attuale, sono riposti nei giovani Derrick Jones Jr. e Bam Adebayo, che in ogni caso non promettono di diventare i nuovi Kobe e Shaq. La sensazione è che l’imminente viaggio ai playoff rappresenti un crocevia importante: l’anno prossimo, senza più Wade e con molti ‘contrattoni’ in scadenza, potrebbe finalmente iniziare la vera ricostruzione.

Se Pistons e Heat, nella loro mediocrità, sono comunque le favorite per qualificarsi alla post-season, il cielo sopra Washington e Charlotte rischia di farsi estremamente nuvoloso. Gli Wizards hanno rinunciato al rebuilding per inseguire un improbabile ottavo posto, obiettivo che a breve sfuggirà matematicamente. In più si ritrovano con John Wall, titolare di un mostruoso contratto da 170 milioni di dollari con scadenza nel 2023, che rientrerà da un infortunio al piede solo a 2020 inoltrato. L’effettiva impossibilità di scambiarlo è un macigno enorme sul futuro della franchigia, che rischierebbe di rimanere nel ‘limbo’ anche qualora dovesse cedere Bradley Beal, l’altra stella del roster.
Gli Hornets di Michael Jordan, altri ‘specialisti’ nel regalare contratti folli (nel 2020 spenderanno circa 86 milioni per Nicolas Batum, Bismack Biyombo, Marvin Williams, Cody Zeller e Michael Kidd-Gilchrist), hanno un motivo in più per preoccuparsi: a luglio, Kemba Walker sarà free-agent. Il desiderio di giocare finalmente in un contesto vincente avrebbe potuto ingolosirlo anche in caso di qualificazione ai playoff (al di là delle inevitabili dichiarazioni d’amore per l’ambiente), figuriamoci dopo l’ennesima esclusione, in quella che è indubbiamente la miglior stagione della sua carriera (giustamente premiata con la partenza in quintetto all’All-Star Game casalingo).

All’interno di questa ‘bolgia infernale’ meritano una distinzione Orlando Magic e Brookyln Nets. I primi sono a tutti gli effetti in una fase di stallo, ma la giovane età media e il monte salari non esagerato lasciano comunque margini di crescita. Brooklyn, invece, sembra pronta per spiccare il volo. Dopo gli anni tremendi seguiti all’infausta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce, il certosino lavoro del general manager Sean Marks e di coach Kenny Atkinson ha dato vita a un progetto tecnico interessante e di prospettiva. Un contesto che, unito al notevole spazio salariale a disposizione, rende i Nets una meta potenzialmente appetibile per qualsiasi free-agent. Torniamo dunque al discorso fatto in apertura per Clippers e Lakers: e se fossero i Nets i nuovi padroni di New York?

 

3 – Cronache da Rip City

Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers
Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers

All’estremo angolo nord-ovest della ‘Terra di Mezzo’ troviamo i Portland Trail Blazers. Dal secondo anno in Oregon di Damian Lillard in avanti, i playoff sono diventati per loro un appuntamento fisso. Purtroppo, lo sono diventate anche le eliminazioni precoci. Per diversi motivi, gli uomini di Terry Stotts non sono mai riusciti a fare strada in post-season; per ben tre volte hanno trovato sulla loro strada i futuri finalisti (gli Spurs nel 2014, gli Warriors nel 2016 e 2017), Nel 2015, i Grizzlies erano un ‘gruppo in missione’, mentre i Pelicans l’anno scorso hanno disputato la serie perfetta. Prima del recente ‘cappotto’, però, qualcosa sembrava cambiato per davvero, e questo 2018/19 sta confermando che il terzo posto della passata stagione non è stato un caso: i Blazers sono una solida realtà.

Lillard e compagni hanno tenuto un ritmo di marcia costante, che ha permesso loro di mettere presto in cassaforte l’ennesimo biglietto per i playoff. ‘Dame’ si è mantenuto grossomodo sugli stessi livelli di eccellenza del 2017/18, quando è stato incluso nel primo quintetto All-NBA. Rendimento pressoché invariato anche per il fido ‘scudiero’ C.J. McCollum, che probabilmente a Est avrebbe già disputato qualche All-Star Game, mentre Jusuf Nurkic, piacevole sorpresa della scorsa stagione, è ulteriormente cresciuto, legittimandosi come ‘terzo violino’ ideale. Il più grande merito di questi Blazers, però, è stato quello di mettere finalmente un po’ di ‘carne’ intorno all’ossatura storica. Parte dell’aiuto è arrivato dall’esplosione di Jake Layman (7.9 punti e 18.7 minuti di media nel 2018/19, contro gli 1.6 punti in 5.8 minuti delle prime due stagioni NBA), ma la scossa più forte è arrivata intorno alla trade deadline, quando la dirigenza ha messo a segno due importanti colpi: dai Cleveland Cavaliers è giunto Rodney Hood, mentre dal mercato dei buyout è stato ingaggiato Enes Kanter. Entrambi affidabili fonti di produzione offensiva in uscita dalla panchina, ed entrambi in scadenza di contratto. Una situazione che può portare solo benefici: dopo le amare esperienze con Cavs e Knicks, i due avranno un’importante occasione per guadagnare visibilità, mentre Portland non avrà ulteriori ‘elefanti’ ad intasare un salary cap già al collasso da anni. I nuovi innesti, la crescita di Nurkic e la conferma ad alti livelli di uno dei migliori backcourt NBA fanno sì che nella ‘Rip City’ soffi un vento di ottimismo. I Blazers, dopo un’altra, ottima regular season, hanno ciò che serve per tentare un viaggio ai playoff più lungo del solito.
D’altro canto, l’ennesima delusione potrebbe avere conseguenze nefaste. La complicata condizione salariale non lascia particolari margini di manovra per eventuali rinforzi estivi. Anche nel 2020, quando i pesanti contratti di Evan Turner, Moe Harkless e Meyers Leonard andranno finalmente in scadenza, la franchigia dovrà fare i conti con un altro, annoso problema: il fatto di trovarsi lassù, fuori dalle rotte principali, contribuisce a rendere Portland una meta poco ambita dai grandi free-agent. Di solito, situazioni del genere portano a un brusco reset, che difficilmente sarà basato su un Damian Lillard ormai meritevole di ben altri contesti.

Los Angeles Clippers: un vento favorevole sospinge i velieri

Montrezl Harrell Los Angeles Clippers

I velieri buoni sono quelli che sanno resistere alla tempesta senza subire grossi danni. I velieri più efficienti sono quelli che, passato il peggio, sanno sfruttare il vento in poppa per viaggiare rapidamente verso la loro meta. Nomen omen direbbero i latini: i Los Angeles Clippers hanno attraversato le intemperie della cessione della loro prima punta, Tobias Harris, hanno puntato sui giovani, hanno proseguito sulle loro convinzioni, hanno insignito Danilo Gallinari di un rinnovato ruolo da leader e, ora, potrebbero avere di fronte uno dei futuri prossimi più brillanti della NBA. Perché il vento favorevole lo porta la fortuna, ma i bravi naviganti la fortuna sanno anche meritarsela. Doc Rivers, Steve Ballmer e il front office dei Los Angeles Clippers sono naviganti bravissimi.

LA FORZA DELLE GERARCHIE…

Se ci si mette davanti a una partita dei Clippers la prima osservazione che viene spontanea è: questi hanno delle gerarchie chiare, dei meccanismi ben oliati, nonostante i numerosi cambiamenti in corso d’opera. Si parte da un quintetto con idee molto precise: tre giovani che, a poco prezzo, in futuro potranno essere “pezzi importanti” di una squadra vincente. Shai Gilgeous-Alexander è un playmaker molto ordinato, dotato di leve lunghe preziose in difesa; ama far giocare i compagni ed alzare il ritmo. Tira poco (8.3 tentativi dal campo), ma lo fa con efficienza notevole alla sua età (47% dal campo). La stessa efficienza che appartiene all’altro rookie, l’ex-76ers Landry Shamet, un tiratore da oltre 40% dall’arco, con un’incredibile capacità di scegliersi i tiri migliori. Infine c’è Ivica Zubac: sicuramente non sarà mai un fenomeno, ma un lungo così bravo a rollare dopo aver bloccato e dotato di un’insospettata esplosività e prontezza non può che far comodo.

Shai Gilgeous-Alexander è una delle ottime scoperte della stagione dei Los Angeles Clippers
Shai Gilgeous-Alexander è una delle ottime scoperte della stagione dei Los Angeles Clippers

E poi due veterani ad accompagnare il processo di crescita di questi giovani. Patrick Beverley sta decisamente cambiando la stagione dei Los Angeles Clippers. L’ex-Olympiacos in questa stagione è forse il miglior difensore della Lega, che ha ben poco da invidiare a un artista della materia come Kawhi Leonard. La sua capacità di togliere dai giochi l’avversario più forte crea una sicurezza molto salda nelle retroguardia di coach Rivers. E infine il leader designato, un Danilo Gallinari finalmente continuo dal punto di vista fisico. Non ferma troppo il pallone, prende un numero di tiri tutto sommato limitato (12.8) e comunque produce 19.3 punti, anche grazie alla capacità di andare tanto in lunetta (quasi 6 liberi a partita con il 90.3%), una caratteristica che sta facendo la fortuna di tutta la squadra, la migliore nel lucrare gite alla linea della carità in questa stagione (circa 28 per match).

…E DELLA PANCHINA

E poi i Los Angeles Clippers sono una squadra davvero lunga. Badate bene, non si tratta tanto di un discorso quantitativo quanto qualitativo. La panchina di Doc Rivers è la prima per punti segnati (la bellezza di circa 50 a partita) e dà l’impressione di non andare sotto contro nessuno; anzi, spesso sono le riserve stesse a dare uno strappo decisivo alla partita (vedere il parziale tra terzo e quarto periodo contro i Celtics). Una panchina che porta grande solidità difensiva in uomini come JaMychal Green e Garrett Temple, ma anche tanto talento. Lou Williams e Montrezl Harrell producono rispettivamente 20.3 e 16.2 punti e dai loro giochi a due nascono spazi e praterie anche per tutti gli altri, in questo modo alleggeriti e agevolati nei loro compiti offensivi. Siamo quindi davanti alla forza di una squadra che sa distribuire molto bene il proprio talento e a quella di un allenatore che ha avuto il coraggio di fare scelte nette e di proseguire il proprio percorso, contro ogni più malevola aspettativa. Chapeau, coach Doc Rivers.

Uno dei letali giochi a due tra Williams e Harrell

LOS ANGELES CLIPPERS: PRESTO UNA CONTENDER?

Le mosse dei Los Angeles Clippers durante la trade deadline non hanno solo una valenza tecnica, ma anche “economica”. Hanno permesso infatti di liberarsi di alcuni contratti importanti, di prendere alcuni giovani interessanti ancora con contratto da rookie e di ottenere altri contratti in scadenza. Insomma, per non annoiare i lettori con dati finanziari poco allettanti, la sostanza è che, in estate, i Clippers potranno aggiungere al cuore pulsante del roster attuale due superstar, di quelle da contratti al massimo salariale. Un nome su tutti, al momento, è quello di Kawhi Leonard, ma non sarà il solo che sentiremo nei prossimi mesi.

Piove. Il gatto è morto. La fidanzata mi ha lasciato…e io tifo Clippers

Un haiku firmato Federico Buffa che lascia intendere quanto i Velieri siano sempre vissuti nell’ombra della NBA, spesso derisi. Quest’anno, pur solidissimi, difficilmente supereranno il primo turno di playoff, ma l’anno prossimo potrebbero avere una rosa di primissima fascia. I Golden State Warriors presto si sfalderanno, il fascino dei Lakers è in calo, tante stelle saranno free agent e i Los Angeles Clippers, per quanto Clippers, stanno pur sempre in una città come Los Angeles. Forse l’anno prossimo si smetterà di deriderli; i Clippers, per allora, potrebbero essere anche i più forti.

Kyrie Irving: “Ho sbagliato nella gestione della comunicazione durante l’anno”

Questa notte i Boston Celtics hanno chiuso il loro ciclo di partite ad Ovest. Il viaggio nella costa opposta degli Stati Uniti è andato complessivamente bene: la sconfitta contro i Clippers (che è brutta sopratutto per l’aspetto difensivo, e non per la sconfitta in sé che può starci) non cancella le grandi prestazioni di Irving e compagni contro Kings, Lakers e Warriors. I Celtics tornano ad Est consapevoli di poter ancora raggiungere il quarto e il terzo posto, e di servirsi quindi di un importante fattore campo ai PlayOff.

Le parole di Kyrie Irving

Prima della partita contro Gallinari e compagni, Irving ha rilasciato delle dichiarazioni molto interessanti. Ha parlato della gestione delle sue parole durante la stagione. Ecco ciò che ha detto:

Il modo in cui ho gestito questa cosa non è stato perfetto. Ho fatto diversi errori a riguardo di cui mi assumo tutte le responsabilità. Non ho detto sempre le cose giuste nei momenti giusti. Non ho mai voluto sopraelevarmi rispetto agli altri. Sono un essere umano che commette degli errori. Spesso ho reagito in maniera istintiva, e ho sbagliato. Non sono questo tipo di persona.

Clippers, Lou Williams è il sesto uomo più prolifico di sempre: “Speciale, sono nella storia”

Lou Williams con la casacca dei Los Angeles Clippers

Con la fragorosa vittoria per 140-115 sui Boston Celtics, il sesto uomo dei Los Angeles Clippers Lou Williams è diventato il giocatore ad aver segnato più punti in carriera in uscita dalla panchina nella storia NBA.

Con un canestro segnato a 9 minuti dal termine della sfida, Williams ha superato l’ex giocatore di Charlotte Hornets e Toronto Raptors Dell Curry. Louis Tyrone Williams ha chiuso la sua partita con 34 punti e 5 assist a referto (14 su 20 al tiro), ai quali si sono aggiunti i 25 punti (con 9 su 12 al tiro) di Danilo Gallinari ed i 20 punti, sempre in uscita dalla panchina, di Montrezl Harrell.

Williams, Gallinari e Harrell hanno condotto i Clippers alla quinta vittoria consecutiva, striscia che li porta al sesto posto nella Western Conference grazie anche alla contemporanea sconfitta casalinga degli Utah Jazz per mano degli Oklahoma City Thunder.

Ogni volta che compare la scritta ‘All-Time’ associata al tuo nome, sai che è qualcosa di speciale, qualsiasi cosa sia” Così Lou Williams a fine gara.

Per me significa molto. Col fatto di essere stato per grandissima parte della mia carriera un sesto uomo, un uomo dalla panchina, il fatto di potermi fregiare di un primato del genere è qualcosa di speciale

– Lou Willams –

Lou Williams è diventato sin dalla prima apparizione in maglia Clippers uno dei “centri di gravità” della squadra.

La stagione 2017\18 è stata la migliore in carriera per il 33enne ex giocatore di Philadelphia 76ers, Atlanta Hawks, Toronto Raptors, Los Angeles Lakers e Houston Rockets, annata chiusa con un career high di 22.6 punti a partita e suggellata da un rinnovo contrattuale da 3 anni e circa 24 milioni di dollari complessivi, e dal premio di Sesto Uomo dell’Anno (secondo in carriera, 2015)

La speciale classifica vede ora la primo posto Williams, seguito da Curry e da un altro grande ex giocatore dei Los Angeles Clippers, Jamal Crawford. “Lou è incredibile. Le cose che fa, i tiri che mette nonostante il suo fisico, il modo in cui riesce a finire sotto canestro” Così coach Doc RiversSono tra le cose che più mi hanno sorpreso di lui da quando ho il piacere di allenarlo. Davvero notevole“.

Su un totale di 923 partite sinora disputate in carriera, sono solo 109 le gare iniziate in quintetto base per Lou Williams:

Mi ci è voluto un po’ di tempo per accettare l’idea di essere un sesto uomo. All’inizio l’ho presa come una sfida, avrei voluto far vedere a tutti che chi mi considerava una riserva si sbagliava, col tempo però il ruolo mi si è cucito addosso, è diventato il mio marchio di fabbrica. Ho abbracciato il mio ruolo, credo sia questa la cosa che ha reso possibile questo traguardo. Ho fatto qualcosa per cui varrà la pena essere ricordato, qualcosa in cui sono diventato il migliore

– Lou Williams –

Pronostici NBA 18-19: Clippers-Celtics apre la settimana Nba

Pronostici NBA 18-19: Clippers-Celtics è il big match del lunedì, con i californiani sorprendenti in questo periodo che cercano di chiudere il discorso Playoff. I verdi sembrano in ripresa e in questa tournée ad Ovest hanno già vinto 3 partite consecutive (anche coi Warriors). Poco prima, in Utah, interessante match tra i Jazz padroni di casa e i Thunder.

Il rientro di Joel Embiid è subito determinante per i 76ers, che superano Indiana e si prendono momentaneamente il terzo posto di Conference. Continua a mietere vittime illustri Phoenix, guidati da Devin Booker alla vittoria sui Warriors (37+8+11 per la guardia). Buone vittorie esterne infine per Raptors e Rockets (faticoso successo sui Mavs).

Pronostici NBA 18-19: prima di Clippers-Celtics , Jazz vs Thunder

Utah Jazz (37-28) vs Oklahoma City Thunder (40-26). Sembra che Donovan Mitchell stia alzando i giri del motore in questo momento della stagione e la squadra ne risente in positivo. Il sophomore è il grande protagonista offensivo della squadra, che può contare su una difesa di elite nella lega (terzo defensive rating). I limiti del roster sono appunto nel tiro dalla lunga distanza e nella circolazione di palla, cosa che ai Playoff potrebbero pagare a caro prezzo. Momento di flessione invece per i Thunder, che stanno pagando anche la condizione scarsa di Paul George, tornato dall’infortunio ancora non al 100%. Russell Westbrook sta continuando a macinare numeri su numeri come al solito e crediamo che con l’ex Pacers a pieno regime, Okc sarà la vera mina vagante della Conference.

Quote

  • Money Line: Jazz (quota 1.62)
  • Handicap: Jazz -3,5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 225.5

Suggerimento

  • Thunder + 7,5 (1.50)

Pronostici NBA 18-19: Clippers-Celtics

Los Angeles Clippers (38-29) vs Boston Celtics (41-26). Tanto di cappello a Doc Rivers e ai suoi ragazzi, per quella che allo stato attuale può essere considerata un’impresa. Dopo lo smantellamento del roster nella sera della trade deadline, in pochissimi avrebbero immaginato che i Clippers avrebbero continuato a combattere e con tutta probabilità ad ottenere un posto in Post Season. La panchina sta sicuramente dando lo sprint decisivo con Lou Williams ormai ad un passo dal titolo di miglior sesto uomo della stagione e Montrezl Harrell in continua crescita. E ora? Ora evitare i Warriors al primo turno sarebbe manna dal cielo, per una squadra che in estate farà con ogni probabilità All-In.

I Celtics sono indecifrabili e ad Aprile sarà davvero curioso vederli all’opera. Di sicuro nelle ultime uscite stiamo ammirando il miglior Gordon Hayward di stagione, che potrebbe essere la chiave del futuro. Brad Stevens sta continuando a mischiare i quintetti alla ricerca del miglior equilibrio attacco-difesa, con la retroguardia che sta salendo di colpi (quarta difesa della Nba). Tanti aspetti da migliorare nel presente, come i tiri liberi (30esimi nella lega per tentativi) e ventiduesimi a rimbalzo. Per il futuro invece, tutti i discorsi su Kyrie Irving dovranno essere messi da parte, perchè anche se i protagonisti non lo ammetterebbero mai, un risultato sotto la Finale di Conference sarebbe senza dubbio un insuccesso.

Quote

  • Money Line: Celtics (quota 1.74)
  • Handicap: Celtics -2,5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 226.5

Suggerimento

  • Under 236.5 (1.41)

Pronostici NBA 18-19: le altre in pillole

  • Washington Wizards vs Sacramento Kings: Over 231.5 (1.43)
  • Brooklyn Nets vs Detroit Pistons: Over 214.5 (1.44)

Kawhi Leonard il destino futuro? No ai Lakers, due destinazioni possibili

Il destino (ergo la prossima destinazione) dell’imperscrutabile Kawhi Leonard non sarebbe a Los Angeles, soprattutto se la sponda cui guardare è quella giallo-viola.

Michael C. Wright di ESPN riferisce da fonti vicine al giocatore come la stella dei Toronto Raptors – prossimo free agent in estate – non avrebbe mai preso in considerazione l’ipotesi Los Angeles Lakers, una volta presa la decisione di lasciare il Texas ed i San Antonio Spurs. Ed allora dove potrebbe essere diretto Kawhi?

#1 Kawhi Leonard verso i Los Angeles Clippers

La volontà del giocatore non sarebbe cambiata, negli ultimi tempi. La stagione malaugurata in cui sono incappati LeBron James e compagni (le insicurezze di coach Luke Walton e la malagestione dell’affare Anthony Davis da parte dei vertici dirigenziali) avrebbero contribuito a rendere la soluzione L.A. Lakers non particolarmente “seducente” per Leonard, così come per altri possibili obiettivi del front office guidato dalla coppa Magic Johnson-Rob Pelinka.

Così Wright, ospite della show radiofonico di Brian Windhorst “Brian Windhorst & The Hoop Collective Show”: “Riferisco quanto mi è stato detto, oggi come già la scorsa estate. Non penso che l’opzione Lakers sia un’eventualità da considerare. Kawhi sceglierà i Clippers, con ogni probabilità”.

Kawhi Leonard deciderà con ogni probabilità di non esercitare la player option da circa 21 milioni di dollari prevista sull’attuale contratto, e testare la free agency. I Toronto Raptors del Presidente Masai Ujiri faranno di tutto per trattenere l’ex Spurs in Canada.

L’arrivo di Marc Gasol e di veterani pronti alla battaglia (Jeremy Lin, Jodie Meeks), e la crescita di Pascal Siakam hanno reso i Raptors dei forti candidati a raggiungere la Finale NBA.

I Los Angeles Clippers (38-29), considerati la destinazione più gradita per il losangelino Leonard, sono destinati a ritornare ai playoffs dopo un anno di assenza, hanno in Doc Rivers uno dei capi-allenatori più rispettati e stimati della lega ed in Lawrence Frank un GM di assoluto valore.

Dopo aver rinunciato a Tobias Harris (volato a Philadelphia ed oggi rivale diretto di Leonard ai Sixers), anch’egli prossimo free agent, i Clippers tenteranno in estate di arrivare ad uno, forse due tra i migliori giocatori disponibili sul prossimo mercato estivo, mentre il proprietario Steve Ballmer prosegue nel progetto di trasferimento della squadra a Inglewood, in una nuova arena di proprietà esclusiva.

#2 Kawhi Leonard verso New York

Altra pista possibile per Kawhi? Si, New York. Strano da dirsi, ma la Grande Mela, nonostante una stagione disastrosa, attirerà molti free agent in estate. Il motivo? La città stessa, la vita di NY ed il fascino di un big market unico nel suo genere. Secondo diversi insiders NBA tra cui anche Chris Haynes in ultimo, Kawhi sarebbe l’obiettivo della franchigia di New York insieme a Kevin Durant e Kyrie Irving.

Tre obiettivi, di cui due saranno realizzabili, oltre ad una presa al draft di livello assoluto (lottery permettendo). I Knicks sono disposti ad offrire a Kawhi un maxi contratto per blindarlo nella Grande Mela, e per questo motivo avrebbero scambiato Porzingis, proprio per avere anche flessibilità salariale per due max contract come quello appunto di Kawhi e quello possibile di uno tra Kyrie e KD.

Insomma New York proverà a fare le cose in grande, riuscirà ad attrarre Kawhi Leonard e tornare ai playoffs da grande?

Post Lakers-Clippers, LeBron James ci crede: “Ci giochiamo tutto fino alla fine”

Post Lakers-Clippers, LeBron James ci crede: "Ci giochiamo tutto fino alla fine"

Post Lakers-Clippers infuocato in casa giallo-viola. Dopo le tante critiche accorse nelle ultime settimane per il team di coach Walton, ora arriva la certezza di non poter più perdere da qui alla fine della stagione.

Post Lakers-Clippers, LeBron: “Dobbiamo necessariamente crescere”

L’occasione per i Los Angeles Lakers di mettere in discussione ancora una volta la lotta Playoff della Western Conference è andata in frantumi. Il team di coach Luke Walton, dopo l’ incredibile sconfitta incassata in quel di Phoenix, ha confermato il suo punto di non ritorno per la rincorsa ad un posto nella prossima post-season.

La scorsa notte allo Staples Center contro i Clippers di coach Doc Rivers è arrivata la terza sconfitta in fila per i Los Angeles Lakers, che con un record di 30 successi e 34 sconfitte all’attivo, rischia seriamente di non poter essere tra le protagoniste della post-season della Western Conference insieme al più grande investimento della storia recente del team purple and gold: Mr. LeBron James.

The Chosen One‘, però, al termine della sconfitta nel derby contro Danilo Gallinari e soci crede ancora nella possibilità di qualificazione alla post-season anche con l’ottavo posto occupato attualmente dai San Antonio Spurs di coach Gregg Popovich.

Ecco le parole rilasciate dallo stesso LeBron James al termine del match Lakers-Clippers:

In questo momento della stagione chiunque parla della post-season. È vero, è un obiettivo importantissimo e necessario per la nostra organizzazione. Per noi Lakers deve essere importante l’approccio alle gare. Dobbiamo essere preoccupati e dobbiamo preoccuparci d’ora in avanti di tutte le sfide che ci attenderanno da qui fino al termine della stagione, continuando a credere giorno dopo giorno al nostro progetto. Sono sicuro che ci giocheremo tutto fino alla fine, ma dobbiamo necessariamente crescere tutti e alla svelta se dobbiamo raggiungere i nostri obiettivi prefissati”.

 

Lakers, infortunio per Kyle Kuzma, caviglia destra KO, possibile una settimana di stop?

Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Miami Heat at Staples Center

La pesante sconfitta nel derby cittadino contro i Los Angeles Clippers ha lasciato in dote ai Lakers di LeBron James l’infortunio di Kyle Kuzma.

Il giocatore al secondo anno da Utah è stato costretto ad abbandonare il campo a causa di un infortunio alla caviglia destra, procuratosi a circa 6 minuti dal termine della gara. Dopo essere atterrato malamente sulla caviglia destra dopo un salto, Kuzma è rimasto a terra dolorante per alcuni attimi, prima di raggiungere gli spogliatoi assistito dallo staff medico dei Los Angeles Lakers.

Gli esami radiografici non hanno evidenziato danni strutturali, le condizioni di Kyle Kuzma verranno rivalutate nelle prossime ore.

I Los Angeles Lakers hanno ceduto per 113-105 contro i Los Angeles Clippers di un Danilo Gallinari da 23 punti e 6 rimbalzi. Per Kuzma, 15 punti con 5 su 15 al tiro in 36 minuti. L’infortunio di Kyle Kuzma è l‘ultimo di una serie di problemi fisici che ha interessato Lonzo Ball (Caviglia destra), Lance Stephenson, Tyson Chandler e Brandon Ingram (spalla destra), assenti per la sfida dello Staples Center.

Nel posto partita, coach Luke Walton ha dichiarato: “Kuzma? Date le condizioni, sarei sorpreso di rivederlo in campo per la prossima partita“.

I Los Angeles Lakers (30-34) ritorneranno in campo mercoledì notte allo Staples Center per sfidare i Denver Nuggets di Nikola Jokic.

Infortunio di Kyle Kuzma, MRI negativa

La risonanza magnetica effettuata nella giornata di martedì sulla caviglia destra di Kyle Kuzma ha dato esito negativo. Le condizioni del giocatore saranno rivalutate giorno per giorno, appare dunque probabile che Kuzma possa essere costretto a saltare i prossimi impegni dei Los Angeles Lakers, a partire dalla sfida casalinga contro i Denver Nuggets di mercoledì.

Domenica 10 marzo i Lakers ospiteranno allo Staples Center di Los Angeles i Boston Celtics di Kyrie Irving, prima di una serie di 5 trasferte ad est tra Chicago, Toronto, Detroit e Milwaukee.

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: “Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno”

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: "Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno"

Post Clippers-Knicks importante per la franchigia losangelina in chiave Playoff e free agency. A confermarlo l’head coach dei Knicks subito dopo il match dello Staples Center.

Post Clippers-Knicks, Fizdale: “Se sono anche loro in corsa per Durant, sicuramente faranno di tutto”

Tra free agency e lotta Playoff i Los Angeles Clippers sono una delle squadre più chiacchierate della Western Conference.

Dall’altro lato di L.A., la squadra di coach Doc Rivers sta dimostrando di essere una delle squadre più in palla insieme ai Kings per l’ottavo posto Playoff, dimostrando il loro strapotere anche nella scorsa serata Nba.

I Clippers, infatti, in attesa del derby di questa notte contro i criticatissimi Lakers, hanno asfaltato la resistenza dei New York Knicks di coach David Fizdale, attesi anche loro da un back-to-back importante contro i Kings.

Al termine del match dello Staples Center, proprio l’head coach del team della Grande Mela ha elogiato non solo il lavoro del front-office dei Clippers, bensì le grandi chance di qualficazione della squadra losangelina ai Playoff.

Ecco le parole di coach Fizdale rilasciate nel post-match fra Clippers e Knicks:

“Ovviamente tutti i front-office hanno un piano e tutte le franchigie si mettono in moto per eseguirlo nel migliore dei modi. Loro hanno costruito molto bene una squadra dove tutti hanno un proprio ruolo. I Clippers sono avvantaggiati su Durant? Come detto prima, anche per Leonard si parla di un trasferimento ad L.A. ma chi ha un piano migliore e riesce ad eseguirlo tempestivamente bene riesce a costruire per vincere”.

Pronostici NBA 18-19: Lakers-Clippers, il derby di Los Angeles

Pronostici NBA 18-19: Lakers-Clippers è il big match del lunedì Nba. Giallo-viola con le spalle al muro dopo una stagione altamente deludente. I velieri, nonostante la squadra sia stata smembrata in sede di trade deadline, sono invece ampiamente in zona Playoff. Prima del match allo Staples Center, i San Antonio Spurs ospitano i Denver Nuggets, in quello che potrebbe essere un prequel dei Playoff.

Ennesima prova da leader di James Harden, che conduce Houston alla vittoria sui Celtics (42 punti alla fine per il numero 13). Torna alla vittoria Oklahoma City, ancora priva di George, grazie al finale da protagonista di Russell Westbrook (22 per lui alla sirena). Buon momento per i Pistons, che superano i Raptors privi di Leonard e vedono i Playoff a portata di mano.

Pronostici NBA 18-19: prima di Lakers-Clippers, Spurs vs Nuggets

San Antonio Spurs (35-29) vs Denver Nuggets (42-20). Gli speroni sono difficilissimi da inquadrare in questa stagione. Dopo il deludente road rodeo Trip (1 sola vittoria in 8 trasferte), sono arrivate 2 vittorie casalinghe con Pistons e soprattutto Thunder. L’aspetto più preoccupante è la fase difensiva (23esimo rating della Nba), non da squadra di Popovich. Quello che è certo è che i texani ci sono sempre e in una serie di Playoff, incontrarli al primo turno sarebbe complicato per chiunque. Denver in leggera flessione, anche se saldamente al secondo posto di Conference. Ormai al completo, la squadra di Malone sta cercando ulteriore equilibrio con l’innesto dalla panchina di Isaiah Thomas e il ritorno degli altri infortunati. Il team continua ad essere fenomenale in attacco (terzo della lega) e solido in difesa. Sicuramente la più bella sorpresa/conferma della stagione.

Quote

  • Money Line: Spurs (quota 1.85)
  • Handicap: Spurs -1,5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 226.5

Suggerimento

  • Under 233.5 (1.50)

Pronostici NBA 18-19: Lakers-Clippers

Los Angeles Lakers (30-33) vs Los Angeles Clippers (36-29). Volenti o nolenti i Lakers faranno sempre parlare gli addetti ai lavori. La stagione fin qui è stata deludente su tutti gli aspetti, dal management al campo. Senza voler entrare nei dettagli e abbozzare di chi possano essere le colpe, rimaniamo ai fatti: i giallo-viola difficilmente faranno la post-season. Non sarebbe un dramma probabilmente, dato che le possibilità di arrivare in fondo sarebbero prossime allo 0, ma immaginare i Playoff senza LeBron James fa riflettere. Il numero 23 sta giocando sicuramente non la migliore stagione della vita e gli screzi con i compagni non fanno che peggiorare l’assunto. Il derby potrebbe davvero essere l’ultima spiaggia per un roster destinato a essere smembrato in estate.

I velieri hanno l’occasione della vita: battere i rivali cittadini per guadagnare ancora più terreno e infliggere la sconfitta della staffa. Diamo per una volta merito a coach Doc Rivers, che si è ritrovato di punto in bianco a metà febbraio senza alcuni giocatori fondamentali. Eppure i velieri continuano nella loro positiva stagione, in cui si stanno confermando alcuni giocatori come Montrezl Harrell e la solita leadership dal pino di Lou Williams. Aggiungiamoci anche una stagione senza particolari infortuni per il nostro Danilo Gallinari che finalmente può esprimersi con continuità. Al momento il vantaggio sui Lakers è di 5 match, occasione quindi da non perdere anche se in back to back.

Quote

  • Money Line: Lakers (quota 1.55)
  • Handicap: Lakers -4,5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 237.5

Suggerimento

  • Lakers (1.55)

Pronostici NBA 18-19: le altre in pillole

  • Phoenix Suns vs Milwaukee Bucks: over 222.5 (1.47)
  • Sacramento Kings vs New York Knicks: under 238.5 (1.44)

Los Angeles Lakers: quante le possibilità di fare i playoff?

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Indiana Pacers at Bankers Life Fieldhouse

La stagione dei Los Angeles Lakers non è andata esattamente come si aspettavano i tifosi, tra infortuni e complicazioni varie sta sfumando l’obiettivo minimo ovvero il raggiungimento dei playoff. In un’annata, finora, negativa sono comunque state messe basi da cui ripartire l’anno prossimo e si sono identificati i punti deboli su cui invece bisogna necessariamente intervenire. Approdando in una franchigia come i Lakers del 2018, LeBron James non poteva di certo aspettarsi di essere competitivo per il titolo da subito, la sua scelta è stata dettata da molti altri fattori, anche se forse non si immaginava di dover lottare con le unghie e con i denti fino all’ultima partita per ottenere un posto in postseason.

Questo rush finale nella Western Conference è rapsodico e poco prevedibile, perciò un’analisi dei calendari può farci capire qualcosa di più. A circa 20 partite dalla fine della regular season ci sono 6 squadre sicure dei playoff e che battagliano per il fattore campo, Warriors, Nuggets, Thunder, TrailBlazers, Rockets e in coda i Jazz. Mentre si contendono il settimo e l’ottavo posto: Spurs, Clippers, Kings, Lakers e TWolves.

LA FOLTA CONCORRENZA

Gli Spurs escono da un rodeo tour che è costato parecchie sconfitte, ma da adesso in poi hanno ben 11 scontri con squadre in zona playoff nelle rimanenti 19 partite. Il mini vantaggio che hanno e il possibilissimo 3-0 per chiudere la stagione (Wizards, Cavs e Mavs) sono le principale ragioni per cui ad oggi è difficile vederli fuori, la loro corsa però sarà tutt’altro che in discesa.

I Los Angeles Clippers giocheranno 9 volte contro squadre in zona playoff, avranno tanti scontri diretti tra cui i 2 derby losangelini in cui ci si gioca il tie breaker in caso di record uguale. La squadra di Doc Rivers ha fatto operazioni in sede di trade deadline che non aiutano la squadra nell’immediato, ovviamente il loro obiettivo principale è quello della free agency 2019 dove cercheranno di accaparrarsi almeno una superstar. I Clippers non hanno abbandonato la lotta playoff e stanno dimostrando di avere un impianto molto interessante in vista della prossima stagione. Il lavoro di Rivers, West & Co. sta dando i primi frutti e un giro in postseason dimostrerebbe ancor di più quanto di buono è stato fatto, ad oggi però sembrano essere gli indiziati a perdere l’ottava casella.

Se abbiamo definito questo rush finale ‘rapsodico e poco prevedibile’ una delle ragioni principali sono i Sacramento Kings. Il calendario prevede partite tutto sommato abbordabili e sembrano davvero poter dare uno scossone importante per gli spot liberi. 10 delle ultime 21 saranno contro squadre in zona playoff, ma Jazz alla terzultima in casa con loro verosimilmente già qualificati, Spurs in casa, 2 volte i Rockets e 2 i Celtics entrambe 1 in casa e una no, 2 volte i Knicks e 2 volte i Pelicans quindi a meno di cataclismi 4 vittorie o quantomeno 3 certe. Insomma i Kings hanno la strada spianata verso un finale di stagione da 12-14 vittorie circa ed essendo una squadra con pochissime pressioni e tanta voglia di dimostrare, sono assolutamente candidati a un posto in postseason. Una serie Denver-Sacramento o Golden State-Sacramento, sarebbe molto divertente da vedere e i giovani Kings finalmente hanno un futuro interessante davanti a loro, dopo anni di buio totale.

I Los Angeles Lakers giocheranno 14 volte su 21 contro squadre che occupano la zona playoff, quindi ci sono da fare pochissimi calcoli per loro, (tranne un paio) ogni partita è sostanzialmente must win ed è ora di non fare più passi falsi. Nella volata finale delle ultime 7-8 gare devono trovarsi al massimo a 2 vittorie di distanza oppure possono dire addio alla postseason. Tra 1 settimana tornerà Lonzo Ball, fondamentale a dir poco per gli equilibri difensivi gialloviola e per allungare decentemente la rotazione, i veterani stanno passando un periodo di forma tremendo e anche per loro è arrivato il momento di salire di colpi e guidare la squadra ai playoff. Tra questi è ovviamente compreso LBJ che non può e non deve astenersi dal competere al massimo livello per 48 minuti sui due lati del campo, i Lakers non possono permetterselo. Le due sfide cittadine con i Clippers e quella in trasferta a Sacramento saranno di fondamentale importanza per il tie breaker e per dare un po’ di morale. La coppa Magic e Pelinka e ancor di più Luke Walton, si giocano tantissimo in questo rush finale, non fare i playoff e non essere riusciti ad affiancare un all star al prescelto sarebbe qualcosa di criticabile e per Walton quest’annata verosimilmente sarebbe l’ultima sulla panchina gialloviola. Le ultime 5 partite saranno molto toste: Thunder, Warriors (in trasferta), Clippers, Jazz (in trasferta) e Trail Blazers (in trasferta), da queste gare può cambiare un anno di lavoro, perché in caso di raggiungimento dei playoff una serie contro Denver, ad esempio, sarebbe alla portata di LeBron e compagni, finale interessante e delicato.Di poco indietro troviamo Minnesota, che dopo l’affaire Jimmy Butler ha ridimensionato le ambizioni e un posto ai playoff al 98% non lo vedrà quest’anno, però al momento è difficile da tagliar fuori del tutto perché si trova in piena corsa. 14 partite contro delle squadra in zona playoff rendono il cammino ancor più tortuoso, tendenzialmente fra 6-7 gare potremo escluderli dal novero delle contender ad Ovest, ma fin quando l’aritmetica non li condanna sono da tenere d’occhio.

Dati di Fivethirtyeight.com

Il sito di riferimento in ambito di previsioni statistiche sullo sport è sicuramente fivethirtyeight.com, nella sezione NBA c’è una % di probabilità di eventi legati a squadre, derivata da algoritmi e da complesse valutazione di big data. La colonna con maggior predominanza di arancione indica la percentuale del raggiungimento dei playoff, quella successiva a destra (75% Warriors, 3% Nuggets) si riferisce alla possibilità di giocare le finali di conference e l’ultima è relativa alle chance di essere nelle NBA Finals 2019. Questi dati sono abbastanza accurati e molto spesso tendono a risultare esatti, non possono però tenere conto di tutti quegli aspetti che non rientrano in ambito numerico e per questo vanno sempre prese con le pinze; ad esempio il 75% di playoff per i Clippers e solo il 20 per i Lakers e il 14 per i Kings, sembra davvero opinabile. I più fiduciosi davanti a questi numeri dovrebbero essere i San Antonio Spurs che con uno sprint di 6-7 partite fatte bene potrebbero davvero staccare in anticipo un piazzamento in post season.

PERCHÉ BISOGNA AVERE FIDUCIA NEI LOS ANGELES LAKERS?

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Lonzo Ball.

Nelle molteplici situazioni negative della stagione gialloviola ci sono dei lati positivi, tra questi c’è sicuramente la solidità dimostrata da Hart e Kuzma, due role player a basso prezzo anche per il futuro (soprattutto il primo) sono due giocatori che possono performare bene pure con un ruolo marginale, sanno cosa devono fare nella NBA. Le enormi difficoltà difensive e la poca elettricità offensiva in certe fasi di gioco recenti, sono dovute in parte dall’assenza dell’infortunato Lonzo Ball; chiaramente la sua stagione non può essere definita in toni positivi, però lui è tra quelli su cui si potrebbe fare affidamento ai playoff in caso o comunque può essere una pedina importante in sede di trade. LeBron, Magic e Pelinka hanno lo scenario in cui portare 1-2 all star e quest’estate non potranno sbagliare, servono big player e loro devono riuscire a portarli tramite trade (Davis, Lillard, Beal) o tramite free agency (Durant, Leonard, Thompson), anche perché i free agent liberi saranno davvero tanti e i Lakers sono una delle destinazioni preferite.

PERCHÉ NON BISOGNA AVERE FIDUCIA NEI LOS ANGELES LAKERS?

Coach Luke Walton, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden
Coach Luke Walton, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden (Elise Amendola, AP Photo)

Da Brandon Ingram ci si aspettava una stagione diversa, lo si pensava pronto ad essere il secondo violino del Re, per ora non lo è stato se non a tratti. L’obiettivo minimo dei playoff sembra allontanarsi e lo scambio fallito per Anthony Davis non è un buon segnale in vista del lavoro futuro del front office gialloviola. Rondo, McGee, Chandler e il resto dei veterani, sono stati eccessivamente altalenanti e troppo spesso dannosi per i risultati di squadra. Se è vero, ad esempio, che Rajon ai playoff si trasforma e cambia veste trasformandosi in uno pseudo All Star caliber player, è pur vero che in regular season si prende troppe pause e non è l’ideale per i Lakers 2018/2019; detto ciò la sua leadership sui giovani nel roster è sempre tangibile, anche più di quella di James a volte. Luke Walton non è riuscito minimamente a dare un gioco riconoscibile e funzionale alla squadra, in più in molti hanno tirato i remi in barca precocemente in certe gare e contesti, tenere tutti sulla corda uniti a lottare per un obiettivo è il compito del coach, nonostante in molti non si vedono più a LA l’anno prossimo. A Los Angeles tante volte si è fallito nel rebuilding e LeBron non è garanzia assoluta di successo in questo senso, l’età avanza e le possibilità di costruirci un contesto vincente intorno si riducono di finestra in finestra, per questo l’estate 2019 sarà infuocata.