Jerry West sui Lakers: “Faranno una grande stagione il prossimo anno”

I Lakers hanno concluso quest’anno un campionato al di sotto delle aspettative, ma Jerry West, dicendo la sua sui gialloviola, ha mostrato di nutrire fiducia nella franchigia californiana.

LE DICHIARAZIONI DI “MR.LOGO” SUI LAKERS

West in maglia Los Angeles Lakers: la postura che teneva mentre correva e proteggeva palla ha ispirato il logo ufficiale dell’NBA

In particolare, stando a quanto riferito da The Athletic, West, ora consulente dei Clippers, ha espresso la sua opinione sulla situazione piuttosto movimentata dei rivali cittadini.

Spero che facciano bene, me lo auguro davvero per loro. Credo che debbano fare il possibile per limitare tutti i rumors attorno all’ambiente, che non fanno altro che alimentare tensione. Mi sento che il prossimo sarà il loro anno: hanno tutto per potercela fare.

Aldilà delle affermazioni molto forti dettate da West, le acque in casa Lakers sono tutt’altre che calme. La settimana scorsa, infatti, è stata contrassegnata dalle accuse di “tradimento” rivolte dall’ex presidente Magic Johnson al GM Rob Pelinka. Inoltre LeBron James, per bocca del suo entourage, ha espresso la sua preoccupazione per il clima poco disteso presente all’interno del front office.

Nonostante ciò, in ogni caso, la franchigia della Città degli Angeli sarà una dei principali protagonisti della prossima free agency estiva, grazie all’ampio spazio salariale a disposizione ed ai numerosi giocatori di livello All Star sul mercato. Ci sarà però da battere proprio la concorrenza dell’altra squadra di Los Angeles, ossia i Clippers: impresa questa non facile, ma neanche irrealizzabile.

Le possibilità per aumentare il livello del roster attuale, dunque, ci sono: spetterà al front office non ripetere quegli  errori già commessi la scorsa estate, quando la dirigenza losangelina si fece soffiare da sotto il naso sia Paul George che Kawhi Leonard.

Los Angeles, Durant e Irving si avvicinano alla Città delle stelle

free agency 2019

Los Angeles è una delle città più apprezzate e sognate nel mondo, potrebbe avere un ruolo importante nelle decisioni di Kyrie Irving e Kevin Durant? Non è da escludere. Già da mesi negli ambienti NBA circolano rumors e indiscrezioni che vedrebbero il giocatore in scadenza con i Boston Celtics in avvicinamento verso i Los Angeles Lakers, mentre l’MVP delle ultime due Finals con i Golden State Warriors in una fase di seria valutazione dei Los Angeles Clippers.

No, dunque, probabilmente non li vedremo insieme, ma, eventualmente, saranno almeno concittadini.

Le due squadre della città californiana hanno, da sempre, avuto un appeal in più sui giocatori free-agents, grazie alla location che le ospita. Deve far davvero gola la possibilità di essere pagati milioni di dollari per giocare e vivere in un ambiente come quello della città delle stelle.

Storicamente, la franchigia che tra le due ha sempre attirato maggior interesse da parte delle stelle del cielo NBA, è stata quella dei Lakers. Nell’ultima stagione tuttavia, i Clippers hanno dimostrato di poter vantare un progetto solido, una squadra unita e ricca di talento e di potenziale e un allenatore molto valido, Doc Rivers. In questa estate potrebbero, allora, fare davvero concorrenza ai cugini gialloviola per l’approdo di giocatori importanti.

Durant e Irving verso Los Angeles

Il primo tra tutti potrebbe essere proprio Kevin Durant. Come riporta Marc Stein per il New York Times, al momento la preoccupazione principale del giocatore sarebbe il recupero dall’infortunio in vista delle NBA Finals che inizieranno il prossimo 30 maggio. Nel frattempo, secondo la penna del NY Times, alcune voci, vicine al giocatore, darebbero le possibilità di un suo possibile approdo presso i Clippers in leggero rialzo.

La franchigia di LA potrebbe presentarsi alla pari dei New York Knicks nella corsa per strappare KD ai Golden State Warriors. Ad oggi, comunque, non ci sono certezze, e servirà attendere altri 40 giorni per l’inizio ufficiale della free-agency. Solo allora conosceremo davvero le intenzioni del giocatore.

Chi invece sembrerebbe avvicinarsi all’altra sponda cestistica della città è Kyrie Irving. Ai Lakers ritroverebbe il leader dal quale era scappato ai tempi dei Cleveland Cavaliers: Lebron James. Dopo qualche mese di gelo, lo scorso gennaio Kyrie si era scusato con l’ex compagno per non averne apprezzato la leadership, valsa loro l’anello NBA 2016.

Con questi presupposti, e con un rapporto con i Celtics ai minimi storici, il playmaker selezionato con la scelta numero 1 del Draft 2011 potrebbe davvero pensare di trasferirsi sulla costa occidentale del paese. I Lakers, dal canto loro, cercheranno sicuramente di accoppiare una stella con Lebron in questa offseason. Qualora dovessero fallire ancora nell’acquisizione tramite scambio di giocatori del calibro di Anthony Davis, Irving potrebbe essere un’alternativa possibile, dal funzionamento al fianco del “King” già collaudato.

Anche in questo caso, tuttavia, non avremo certezze fino ai primi giorni di luglio, quando il mercato dei free-agent entrerà nel vivo.

 

Lakers, l’entourage di LeBron James “preoccupato” per la free agency ed il clima interno

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L’entourage di LeBron James guarderebbe “con preoccupazione” all’attuale stato di tensione all’interno del front office dei Los Angeles Lakers, a pochi giorni ormai dall’inizio di una free agency cruciale per il futuro e la rilevanza della squadra giallo-viola.

Come riportato da Sam Amick di The Athletic, LeBron James non vorrebbe trovarsi in una situazione in cui la poca chiarezza su catena di comando ed unità di intenti ai piani alti della franchigia possano scoraggiare i grandi free agent dal preferire i Lakers, rispetto alle altre squadre che a partire dal prossimo 1 luglio cercheranno di rafforzarsi.

Stato di “marasma” apparentemente aumentato dalle recentissime dichiarazioni di Magic Johnson, dimessosi dalla carica di President of Basketball Operations lo scorso 9 aprile, che ospite del talk show di ESPN “Firts Take” ha accusato il general manager dei Los Angeles Lakers Rob Pelinka di averlo messo in cattiva luce, e di avere condotto un’operazione atta a – di fatto – defenestrare l’ex fuoriclasse giallo-viola.

Pelinka ha bollato come “false” e frutto di malinterpretazioni le accuse di Johnson, dicendosi dispiaciuto e pronto a chiarire. Magic Johnson ha poi descritto l’ambiente lavorativo in cui il suo front office si è trovato ad operare, tra le supposte ingerenze dei membri della famiglia Buss (Jim e Jesse, fratelli della proprietaria Jeanie), di manager di area business (Tim Harper), ed influenti “vecchie glorie” (Kurt Rambis e la moglie Linda) sulle decisioni strategiche della squadra, di responsabilità principale di Johnson.

I Los Angeles Lakers hanno nel frattempo provveduto ad affidare la guida tecnica della squadra a coach Frank Vogel, allenatore stimato per i suoi trascorsi agli Indiana Pacers. Ad affiancare Vogel ci sarà, tra gli altri, l’ex star NBA ed ex allenatore di Brooklyn Nets e Milwaukee Bucks Jason Kidd.

Lakers, Frank Vogel si presenta, “Non dovrò guardarmi le spalle da Kidd”

frank vogel nuovo allenatore lakers

Nella giornata di ieri si è svolta la conferenza stampa di presentazione di Frank Vogel, neo allenatore dei Los Angeles Lakers. Vogel ha rilasciato diverse dichiarazioni soprattutto a proposito di Jason Kidd, che farà parte del suo staff in qualità di assistant coach, definendolo una grande risorsa a sua disposizione.

In molti hanno visto Kidd come un possibile successore dello stesso Vogel sulla panchina della franchigia californiana, ma nel corso della conferenza, a cui ha preso parte anche Rob Pelinka, l’ex Indiana Pacers e Orlando Magic ha affermato di essere convinto di non doversi guardare le spalle da Kidd.

“No, sono molto bravo a bloccare i rumors”, ha detto quando gli è stato chiesto un parere riguardo l’ipotesi lanciata dai media. “Si può dire ciò per ogni coach nella lega, avviene da sempre. Credo però che trattando le persone con il giusto rispetto e svolgendo il proprio lavoro nel migliore dei modi, si crei un ambiente di collaborazione. Non è dunque necessario preoccuparsi di guardarsi alle spalle, ma di diventare un buon allenatore”. 

Kidd e Vogel, come dichiarato da quest’ultimo, hanno avuto una lunga conversazione telefonica in cui ognuno si sentiva a proprio agio con l’altro.

“Non conoscevo Jason [Kidd] molto bene prima di allora”, ha aggiunto, “ma ovviamente grande rispetto per la sua carriera da allenatore e giocatore. È il profilo perfetto che cerco nella costruzione di un coaching staff, ovvero un ex giocatore rispettato con esperienze da head coach. Abbiamo avuto un lungo colloquio in cui ho capito che rappresenta una risorsa incredibile”.

Frank Vogel su LeBron James, “Abbiamo avuto un colloquio positivo”

Hanno presenziato alla conferenza stampa di Frank Vogel diversi membri della dirigenza gialloviola, ma anche alcuni giocatori come Josh Hart e LeBron James.

Riguardo al n°23 Vogel ha riferito di aver avuto un incoraggiante colloquio.

“È stato molto positivo. C’è entusiasmo riguardo quello che possiamo essere e che possiamo raggiungere”.

Lakers, Pat Riley sostiene Magic Johnson: “Earvin dirà sempre ciò che pensa”

pat riley magic johnson lakers

Pat Riley conosce bene Magic Johnson, e non è sorpreso delle parole dell’ormai ex Presidente dei Los Angeles Lakers su Rob Pelinka e sulla situazione caotica del front office losangelino: “Magic dirà sempre ciò che pensa“.

Johnson, dimessosi a sorpresa lo scorso 9 aprile, ha attaccato il general manager dei Lakers Rob Pelinka, suo ex braccio destro, parlando addirittura di “tradimento della sua fiducia e della sua posizione” di President of Basketball Operations.

Come raccontato da Magic Johnson, le troppe persone con troppa voce in capitolo nelle scelte strategiche della squadra avrebbero reso impossibile per la leggenda dei Lakers svolgere in maniera autonoma il proprio lavoro.

Johnson ha citato le discussioni che hanno preceduto l’allontanamento di coach Luke Walton come un esempio efficace della mancanza di direzione univoca ai piani alti: “La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il fatto che volevo licenziare Luke Walton. Abbiamo avuto tre incontri, nei quali mostrato tutto ciò che (Walton, ndr) aveva fatto e che non aveva fatto bene. Ho dunque detto che avevamo bisogno di un coach migliore (…) Tim Harris (Vice-President of Business Operations, ndr) invece voleva tenerlo, perché loro due sono amici, si conoscono bene. Però io pensavo di dover rendere conto soltanto a Jeanie Buss, e invece ora mi ritrovavo Tim  Harris a farmi sapere la sua opinione su una decisione tecnica. Allora ho capito: era arrivato il momento di andarmene”.

Pat Riley, ex allenatore dei Los Angeles Lakers dello “showtime”, di Magic Johnson, Kareem-Abdul Jabbar e James Worthy, non si aspettava altro dal suo ex giocatore: “Se sono sorpreso dalle sue parole? Assolutamente noCosì l’attuale presidente dei Miami HeatEarvin (Johnson, ndr) dirà sempre ciò che pensa, senza problemi. E’ fatto così e gli voglio bene anche per questo. Se si è sentito davvero pugnalato alle spalle, allora non è una cosa che avrebbe mai potuto lasciar cadere. Earvin non ha mai digerito cose del genere“.

Secondo Magic, sarebbe stato Rob Pelinka a fare insinuazioni sulla serietà e sull’operato dell’allora presidente, e suo diretto superiore: “Iniziai a sentire voci come ‘Magic non c’è mai’, ‘Magic non lavora abbastanza’, e di miei collaboratori mi hanno riferito come fosse stato Rob (Pelinka, ndr) a mettere in giro tali insinuazioni“.

Ospite del talk show sportivo di ESPN “First Take” con Stephen A. Smith, Max Kellerman e Molly Qerim, Magic Johnson ha spiegato su quali basi ormai due anni fa avesse accettato il ruolo, incarico offertogli in prima persona dalla proprietaria dei Lakers Jeanie Buss: “Dissi a Jeanie: io ho i miei affari di cui occuparmi, è un problema? Mi disse di no. Chiesi autonomia ed il potere di fare scelte tecniche, potere che mi fu accordato (…) mi sono ritrovato poi a dover rispondere a troppe persone, invece che solo a Jeanie Buss come da accordi. Jim Buss, Jesse Buss, tutti volevano avere voce in capitolo“.

Quando arrivai (nel 2017, ndr) dissi a Pelinka: ‘starò qui solo 3 anni, il mio lavoro sarà quello di prepararti a prendere il mio posto’. Avrei voluto aiutarlo, ma poco dopo aver assunto l’incarico, tante persone mi hanno chiamato, consigliandomi di stare in guardia con lui. Questa cosa è successa più di una volta“.


Pat Riley non entra nel merito dei dissapori tra Magic Johnson e Rob Pelinka, sebbene ammetta – dall’alto della sua immensa esperienza – che situazioni del genere non siano nulla di nuovo in un front office NBA: “Succede sempre, tutti i giorni, ci sono tante persone che si sentono in dovere di parlare, perché esperte o solo ambiziose, ed allora iniziano a dire la loro su ogni cosa… ed è in quel momento che la cultura di un ambiente di lavoro inizia ad incrinarsi“.

 “Magic era nella posizione di dover rispondere solo a Jeanie Buss, le premesse erano quelle. Tante altre persone hanno però trovato il modo di ritagliarsi il loro spazio, e questo ha destabilizzato tutto. Qui a Miami io rispondo solo a Mickey Harison (proprietario della squadra, ndr): se Mickey dice ‘No’, allora è no. Questo non significa che non abbia potere (…) quale che sia la persona coinvolta, sia di famiglia (i Buss, ndr) o no, tutti devono saper rimanere al proprio posto“.

Chissà, forse nell’onesta di Earvin, i Lakers troveranno qualcosa su cui riflettere per il futuro” Chiosa Pat Riley.

Lakers, Rob Pelinka replica a Magic Johnson: “Parole non vere e scoraggianti”

Lakers Press Conference: Magic Johnson and Rob Pelinka

Rob Pelinka replica a Magic Johnson, l’ex Presidente dei Los Angeles Lakers che aveva attaccato il gm della squadra nell’ultimo episodio di First Take, talk show mattutino di ESPN.

Pelinka ha bollato come assolutamente “non vere” e “scoraggianti” le dichiarazioni di Johnson, che aveva parlato di “tradimento della sua fiducia e della sua posizione” all’interno dell’organigramma giallo-viola.

Così il general manager dei Los Angeles Lakers a latere della conferenza stampa di presentazione di coach Frank Vogel: “E’ triste, ed è una cosa scoraggiante che (Magic Johnson, ndr) prenda per verità delle cose che chiamerei come minimo delle malinterpretazioni. Tutti ci troviamo prima o poi nella condizione di subire le voci di persone ciascuna con i propri interessi“.

Ho parlato con Magic tante volte dalle sue dimissioni, e sono state tutte conversazioni amichevoli… sono cose sorprendenti ed anche scoraggianti. Spero di avere presto l’opportunità di parlare di nuovo con lui, e di chiarire tutto. Le cose che ha detto, che ha riferito semplicemente non sono vere“.

Magic Johnson si era dimesso dalla carica di President of Basketball Operations dei Los Angeles Lakers lo scorso 9 aprile, annunciando la sua decisione ai media pochi minuti prima della palla due tra Lakers e Portland Trail Blazers, e senza informare la proprietaria Jeanie Buss e lo stesso Pelinka.

Queste le parole di Magic Johnson a “First Take”:

Tutto stava andando per il verso giusto, ma poi ho iniziato a sentire ‘Magic, non stai lavorando abbastanza’ e ‘Magic non è mai in ufficio’. Persone all’interno dell’organizzazione mi hanno riferito che era stato Rob a dire ciò, e non mi piaceva che queste cose fossero dette alle mie spalle. Ho ricevuto anche chiamate da amici che non hanno a che fare con i Lakers dicendomi che questo era stato riportato sui media e così via… E la gente deve ricordare che sono in questo business da più di 40 anni, ho avuto alleati, ho avuto amici ovunque”

Magic Johnson accusa Rob Pelinka, “Mi ha tradito”

Magic Johnson & Pelinka (Lakers.com)

Pesanti accuse da parte di Magic Johnson contro Rob Pelinka, nel corso della puntata odierna del programma First Take. La leggenda gialloviola ha infatti spiegato il motivo delle sue dimissioni da presidente della franchigia californiana, attribuendo le colpe all’attuale GM.

“Se si ha intenzione di parlare di tradimento, è solo nel caso di Rob [Pelinka], ma, ancora una volta, ho dovuto fare affidamento in me stesso, lo facevo da mesi, perché non mi piaceva che Tim Harris fosse troppo coinvolto nelle ‘basketball operations’. Doveva dirigere il lato business dei Lakers, ma stava cercando di occuparsi anche dei nostri affari”.

A proposito delle divergenze con Pelinka, Magic ha dichiarato che queste sono iniziate sin dalla prima stagione in cui hanno iniziato a lavorare insieme, nel corso della quale il GM ha iniziato ha parlare dietro le spalle riguardo l’operato dell’ex giocatore.

“Tutto stava andando per il verso giusto, ma poi ho iniziato a sentire ‘Magic, non stai lavorando abbastanza’ e ‘Magic non è mai in ufficio’. Persone all’interno dell’organizzazione mi hanno riferito che era stato Rob a dire ciò, e non mi piaceva che queste cose fossero dette alle mie spalle. Ho ricevuto anche chiamate da amici che non hanno a che fare con i Lakers dicendomi che questo era stato riportato sui media e così via… E la gente deve ricordare che sono in questo business da più di 40 anni, ho avuto alleati, ho avuto amici ovunque “.

Magic Johnson accusa Rob Pelinka, “Il licenziamento di Luke Walton è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”

In seguito a tutti i conflitti che si erano generati con la dirigenza, Magic Johnson ha fatto sapere che l’evento che ha determinato il suo inaspettato addio è relativo al licenziamento di Luke Walton, successivamente sostituito da Frank Vogel.

“La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il fatto che volevo licenziare Luke Walton. Abbiamo avuto tre incontri, nei quali mostrato tutto ciò che ha fatto e che non ha fatto bene. Ho dunque detto che avevamo bisogno di un coach migliore”, ha detto Magic.

“Luke mi piace, è bravo, ma pensavo che dovessimo licenziarlo per cambiare direzione. Tim Harris invece voleva tenerlo, perché loro due sono amici, si conoscono bene – e Luke, lo ripeto, è davvero un’ottima persona. Però io pensavo di dover rendere conto soltanto a Jeanie Buss, e invece ora mi ritrovavo Tim  Harris a farmi sapere la sua opinione su una decisione tecnica. Allora ho capito: era arrivato il momento di andarmene. Parlavano male di me alle mie spalle. Non avevo il potere che pensavo di dover avere. Ho capito che era il momento di farmi da parte”.

Magic Johnson e la trade per Anthony Davis, “Dell Demps ha svelato la nostra offerta”

Un altro importante retroscena rivelato da Magic riguarda la trade per Anthony Davis. I gialloviola hanno presentato diverse offerte alla dirigenza dei Pelicans, il cui General Manager Dell Demps avrebbe però svelato i dettagli.

“Ho offerto molti ragazzi, è vero, ma l’ho fatto per Anthony Davis, che è un giocatore speciale. Ho chiesto a Demps di tenere i dettagli dell’offerta in privato, ma lui non l’ha fatto”. 

Successivamente è infatti uscito allo scoperto il fatto che i gialloviola avevano proposto molti giovani come Brandon Ingram, Kyle Kuzma, Lonzo Ball, Josh Hart.

Lakers, nessun sostituto per Magic Johnson, non cambia il ruolo di Pelinka

Magic e Pelinka-Magic Johnson, Rob Pelinka and Jeanie Buss

I Los Angeles Lakers sembrano intenzionati a non effettuare ulteriori stravolgimenti al momento, dopo l’addio di coach Luke Walton e il successivo approdo di Frank Vogel. Secondo quanto riportato da Ramona Shelburne di ESPN, la franchigia californiana non assumerà un nuovo President of basketball operations, carica rimasta libera in seguito alla separazione con Magic Johnson.

A partire dal 9 aprile scorso, data del clamoroso annuncio di Johnson, la proprietaria Jeanie Buss ha preso in considerazione diverse possibilità, prima di scegliere di puntare unicamente su Rob Pelinka.

Los Angeles Lakers, nuovo ruolo per Rob Pelinka dopo l’addio di Magic?

Pelinka diventa così il principale “decision-maker” dei gialloviola, ma lo stesso GM ha voluto chiarire che il suo ruolo rimarrà del tutto invariato rispetto al passato, anche se godrà presumibilmente di maggiori responsabilità.

“Il mio ruolo di GM in questo momento è lo stesso di quando abbiamo selezionato Lonzo Ball con la seconda scelta”, ha detto Pelinka a proposito della questione. “Il mio ruolo non è cambiato da allora.”

Pelinka dovrebbe tuttavia poter ancora fare affidamento su Kurt Rambis, nel ruolo di consigliere speciale.

Di certo la dirigenza gialloviola dovrà fare i conti con un offseason che si preannuncia determinante per il futuro della franchigia, tra draft, eventuale trade per Anthony Davis, e soprattutto free agency.

Anthony Davis, Gayle Benson: “I Lakers dovranno passare sul mio cadavere” poi la smentita

Fa marcia indietro la proprietaria dei New Orleans Pelicans Gayle Benson, che come riportato da Jackie MacMullan di ESPN e Dan Feldman di Yahoo Sports avrebbe nei giorni scorsi dichiarato che, per arrivare a Anthony Davis, i Los Angeles Lakers “avrebbero dovuto passare sul mio cadavere”.

La Benson ha definito tali report come “assurdi” e “completamente falsi“, come riportato da Fletcher Mackel di WDSU-TV via Twitter.

L’inaspettato esito della draft lottery che ha premiato i Pelicans con la prima scelta assoluta (ergo, Zion Williamson da Duke), ed i Lakers con la quarta chiamata al prossimo draft NBA ha ridato vigore alle voci di trade che avrebbero coinvolto Anthony Davis.

Dallo scorso febbraio e dalla caotica trade deadline molte cose sono cambiate, sia a LA che in Louisiana. Magic Johnson e Dell Demps non ci sono più, tutte le decisioni di mercato passeranno dalle mani di Rob Pelinka e David Griffin, e l’ex executive dei Cleveland Cavaliers di LeBron James ha ribadito l’intenzione di voler convincere Davis a rimanere a New Orleans ed abbracciare il nuovo progetto.

Griffin, i cui rapporti con Rich Paul – agente di Davis e James, e plenipotenziario di Klutch Sports – risalgono ai tempi dei Cavs, è stato assunto il mese scorso dai Pelicans con la missione di risolvere la “questione AD”, e di condurre eventuali trattative per la cessione del giocatore.

Compito che grazie agli esiti della lottery ha assunto nuovi tratti. I New Orleans Pelicans, che lo scorso febbraio presero malissimo le presunte pressioni esercitate da James, Paul ed i Lakers su Anthony Davis, attenderanno fino all’ultimo momento disponibile prima di “premere il bottone” e cedere Davis: Griffin cercherà di vendere all’appena 26enne prodotto di Kentucky l’immagine e la bontà di un progetto basato su un terzetto Davis-Jrue Holiday-Zion Williamson, asse più futuribile di quello che AD potrebbe trovare a Los Angeles, alla corte del 35enne LeBron James.


La disastrosa post-season di Kyrie Irving e dei Boston Celtics potrebbe di colpo aver eliminato i bianco-verdi dalla corsa a Davis. La firma di Irving appare oggi tutt’altro che scontata, ed è difficile immaginare un Anthony Davis convinto da un progetto che non preveda Kyrie Irving quale partner principale. E dopo anni di sapiente raccolta di asset (Jayson Tatum, Jaylen Brown) e scelte future (tra cui la preziosa scelta dei Memphis Grizzlies per i draft 2020 o 2021), è altrettanto difficile immaginare che Danny Ainge possa spendere un capitale tanto prezioso per arrivare a Davis, senza una firma nero-su-bianco di Kyrie Irving.

Lakers e New York Knicks avranno la forza di costruire i rispettivi “pacchetti” incentrandoli sulle prime scelte 2019 (la quarta per LA, la terza per i Knicks) ed un nucleo di giocatori giovani (Kuzma-Ball-Ingram per LA, Smith Jr, Knox, Mitchell Robinson per i Knicks). Dando per assodato l’approdo di Williamson a NOLA, e quello di Ja Morant ai Memphis Grizzlies, il nome dei due nuovi giocatori di Lakers e Knicks usciranno via draft da una rosa che comprende R.J. Barrett, Jarrett Culver, DeAndre Hunter, Coby White e Darius Garland.

New York potrebbe aggiungere alla propria offerta le due scelte (2021 e 2023) ricevute dai Dallas Mavericks per Kristaps Porzingis, superando in interesse probabilmente l’offerta dei Lakers (al termine della stagione 2019\20, Brandon Ingram sarà eleggibile per la sua “rookie scale extension”: quanto saranno disposte le squadre a sborsare per il talento dei giallo-viola?).

All’indomani della lottery, l’entourage di Anthony Davis si è in ogni caso affrettato a far sapere agli addetti ai lavori che la richiesta di trade sarebbe rimasta in piedi senza eccezioni, e nonostante il successo delle urne.

Magic Johnson e Larry Bird: premi alla carriera per le due leggende NBA

Prestigioso riconoscimento per i due ex fenomeni di Boston Celtics e Los Angeles Lakers, Larry Bird e Magic Johnson. I due hanno ricevuto il Lifetime Achievement Award, ed insieme a loro anche i membri del Dream Team del 1992. Tale premio sarà assegnato nella notte degli NBA Award, il prossimo 24 giugno.

I PREMI A MAGIC JOHNSON E LARRY BIRD: I DETTAGLI

Il numero 32 dei gialloviola contrastato dal numero 33 dei Celtics. I due sono stati protagonisti della Lega per gran parte degli anni’80, prima del definitivo avvento di Michael Jordan.

In particolare, stando a quanto riportato da ESPN.com,, Johnson e Bird sono stati premiati sia per i numerosi successi riscontrati da entrambi nelle loro rispettive carriere individuali, ma anche per il grande contributo che, la loro rivalità, ha portato alla popolarità della Lega in anni non troppo facili.

L’ufficialità di questo riconoscimento arriva in occasione del 40 esimo anniversario del primo scontro tra i due campioni. Nel 1979, infatti, i Michigan State di Johnson sconfissero gli Indiana State di Larry Bird, in uno dei match di college più visti di sempre. Quella, però, fu soltanto la prima di innumerevoli battaglie, le quali monopolizzarono il panorama cestistico americano negli anni a venire. Complessivamente, comunque, i palmares di Bird e Johnson ben sottolineano il dominio che le due ex stelle hanno esercitato in lungo ed in largo sulla Lega.

  • 5 titoli MVP
  • 8 campionati Nba
  • 5 MVP delle Finali
  • 3 MVP dell’All Star Game

Al termine delle rispettive carriere, il numero 32 ed il numero 33 hanno proseguito strade differenti. Il primo è sempre rimasto legato all’ambiente dei Lakers, tanto da divenirne Presidente esecutivo nel 2017 (fino a qualche settimana fa). Il secondo, invece, ha intrapreso con successo sia la carriera da allenatore (con gli Indiana Pacers), sia quella da dirigente, tanto da ottenere il doppio premio di Executive of the year e Coach of the year. Nonostante ciò, comunque, entrambi hanno mantenuto un rapporto reciproco molto forte, una forte amicizia sviluppatasi da giocatori e che è rimasta intatta nel corso degli anni.

Magic Johnson e Larry Bird non sono gli unici ad aver ottenuto il Lifetime Achievement Award: oltre a loro due, infatti, vi sono anche Bill Russell e Oscar Robertson, premiati rispettivamente nel 2017 e nel 2018.

Jimmy Butler, ecco dove firmerà secondo i bookmakers a stelle e strisce

Jimmy Butler è stato protagonista di diverse questioni che hanno caratterizzato questa stagione NBA, che si avvia alla sua conclusione. L’attuale giocatore dei Philadelphia 76ers ha infatti iniziato l’annata vestendo la casacca dei Minnesota Timberwolves. E’ poi stato il centro di una tempesta mediatica, generata da lui stesso con dichiarazioni scottanti, che l’ha portato ad essere scambiato verso Est, appunto, a Philadelphia. Ora tuttavia, dopo soli pochi mesi, la sua permanenza nella squadra allenata da Coach Brett Brown già non è più assicurata: in estate diventerà free-agent.

Butler non è nuovo, né tanto meno riluttante, secondo le sue stesse parole, ad essere visto come il cattivo ragazzo della situazione. Proprio questa sua attitudine verso l’anarchia decisionale, abbastanza aliena alle normali dinamiche contrattuali della lega, porta la sua free-agency ad essere oggetto di incertezza.

I Sixers hanno sacrificato moltissimo in fatto di profondità di roster per acquisirlo. Il che farebbe pensare non abbiano altra scelta, se non quella di riportarlo in squadra, pena il rischio di trovarsi tra le mani un’assenza davvero difficile da colmare, praticamente impossibile con i pochi giocatori di livello che rimarranno sotto contratto. La franchigia, infatti, non dovrà vedersela solo con la vacanza contrattuale del suo numero 23, ma anche con quella di altri due giocatori fondamentali: Tobias Harris e JJ Reddick.

C’è da dire che Jimmy Butler avrebbe la possibilità di esercitare un’opzione giocatore per rinnovare il suo contratto da 19.8 milioni per un’altra stagione. L’ex giocatore di Minnesota, tuttavia, l’ha ripetuto più volte: il suo obiettivo è ottenere un contratto al massimo salariale in questa offseason, benché si stia affacciando verso i suoi 30 anni. Quali sono allora le franchigie favorite, almeno secondo i bookmakers d’oltreoceano, ad accasarsi le sue prestazioni per la prossima stagione?

1. Philadelphia 76ers

Le quotazioni di un possibile ritorno del giocatore nella sua attuale squadra sono le più basse: -150. Ciò significa che una puntata di 150$ renderebbe indietro solo 100$. Scelta scontata allora per gli scommettitori americani? Probabilmente sì, e sarebbe dovuto al forte movente economico, apertamente dichiarato da Butler stesso, alle spalle della decisione.

I Sixers, avendolo attualmente sotto contratto, hanno infatti la possibilità di offrirgli più denaro di qualsiasi altra franchigia: 188 milioni di dollari spalmati in 5 anni. Tutte le altre, invece, non potrebbero superare i 141, da distribuire in sole 4 annate. Se il giocatore andrà dunque davvero alla ricerca della pentola d’oro tanto decantata nelle ultime settimane, è evidente che questa sia la scelta più ovvia per lui.

I contratti, però, devono sempre essere firmati da due mani diverse, e in questo caso l’incognita potrebbe risiedere dal lato di Philadelphia. Non è da dare per scontato, in effetti, che la squadra appena eliminata dai Playoff abbia intenzione di legarsi con un contratto così pesante e vincolante a un giocatore che alla scadenza dell’accordo avrà ben 35 anni.

Butler, dalla sua, ha dimostrato in questa postseason di poter valere tutti i soldi che andrebbero investiti in questo accordo, registrando ben 19 punti, 6 rimbalzi e 5 assist di media. Il tutto condito dalla sua ottima difesa (1.5 palle rubate a partita) e da tanta intensità, fisica e mentale.

SECONDA OPZIONE>>>

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Lakers, Draft Lottery fortunata, tenere o passare? “Quarta scelta un asset formidabile”

LeBron James and Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Washington Wizards at Staples Center

I Los Angeles Lakers piazzano il secondo “colpo” della loro off-season, e dopo la firma di coach Frank Vogel arriva dalla Draft Lottery la quarta scelta assoluta al prossimo draft.

Uno sviluppo tanto gradito quanto relativamente inaspettato per i Lakers, che avranno ora a disposizione diverse possibilità da esplorare in sede di draft, e sul mercato degli scambi.

Come riportato da Ohm Youngmisuk di ESPN, l’obiettivo dei giallo-viola in vista del draft non cambia: alla possibilità (ora più alta) di arrivare ad un giocatore di impatto immediato via draft si aggiunge oggi con più forza la prospettiva di scambiare la quarta scelta assoluta per uno o più rinforzi immediati.

Un asset formidabile per noi” Così Rob Pelinka, general manager dei Los Angeles Lakers “I nostri tifosi meritano una grande stagione, e noi gliela abbiamo promessa, gliela dobbiamo. Oggi abbiamo la possibilità di selezionare un giocatore di impatto immediato, o usare la nostra scelta quale pedina di scambio pregiata (…) storicamente, le chiamate entro le prime 5 si sino risolte in giocatori in grado di cambiare i destini di una squadra“.

Pelinka ha parlato poi di “ricompensa”, di risvolto positivo per una stagione tanto difficile per i Lakers. I giallo-viola saranno in estate alla caccia disperata di rinforzi adeguati per LeBron James e per i giovani talenti Brandon Ingram, Kyle Kuzma e Lonzo Ball.

Secondo le proiezioni pre-draft, la quarta chiamata assoluta potrebbe portare in dote ai Los Angeles Lakers giocatori come Darius Garland (guardai a da Vanderbilt), Jarrett Culver da Texas Tech o il talento di Duke Cameron Reddish.