Wade su Doncic: “Riesce a passare la palla come LeBron James”

Tra le tante partite disputate stanotte, una degna di nota era quella tra i Dallas Mavericks e i Miami Heat. Quella tra il nuovo che avanza, Luka Doncic, e il meno giovane alla sua ultima stagione in NBA, Dwayne Wade. Il primo, alla sua prima stagione nella lega, sta stupendo tutti. Per talento, maturità e solidità. Il secondo, vincitore di anelli e partecipante per 13 volte all’All Star Game, che si appresta al ritiro realizzando le ultime prodezze della sua carriera. La partita è finita 112-101 per la franchigia della Florida, ma non sono mancati i complimenti del numero 3 per lo sloveno.

 

Le parole al miele di Wade su Doncic

Ecco le dichiarazioni di Wade al termine della partita contro i Mavs:

Posso assicurarvi che, dal punto di vista di come riesce a passare la palla ai tiratori negli angoli, è come LeBron James. Non ci sono molti ragazzi in grado di farlo. Doncic lo fa davvero bene. 

E se lo dice uno che tantissime volte ha ricevuto l’assist sull’angolo da LeBron, allora c’è da credergli. Doncic sta sorprendendo tutti per il suo modo di passare la palla, ma anche per come prende in mano la propria squadra e la trascina. Ed è davvero notevole per un ragazzo che non ha neanche 20 anni, alla sua prima stagione NBA. Ha una media di 20.8 punti, 7.1 rimbalzi e 5.5 assist. E’ il favorito per il Rookie of the year, e non solo per le statistiche.

Mavs e Doncic in rimonta sui Blazers, Carlisle: “Luka sa chiudere le partite”

OKC-Dallas Mavericks

33-0, il record dei Portland Trail Blazers nelle 33 partite in cui la squadra di coach Terry Stotts è stata in grado di iniziare in vantaggio il quarto periodo.

Questo prima di incontrare Luka Doncic. Un quarto quarto da soli 9 punti segnati tradisce Damian Lillard e compagni, che a Dallas subiscono la rimonta degli uomini di coach Rick Carlisle e vengono sconfitti 102-101.

12 minuti da incubo per i Blazers, che dissipano un vantaggio di 15 punti sapientemente costruito nei primi 32 minuti di gioco e restano per 10 lunghi minuti senza canestri dal campo. un 21-3 di parziale riporta i Mavericks in vantaggio di 3 lunghezze (102-99) a fine partita.

Damian Lillard riporta sotto i suoi ma fallisce il layup del sorpasso allo scadere, dopo un errore di Doncic. Un Luka Doncic che dopo una partenza a rilento al tiro ritrova ritmo, e che rimane in campo per tutti i 12 minuti finali (38 i minuti giocati dallo sloveno, che chiude la sua gara con 28 punti, 9 rimbalzi e 6 assist).

Luka (Doncic, ndr) è un ragazzo esperto, non ha paura e sa come chiudere una partita. Solitamente non lo faccio giocare per tutto il quarto periodo, ma quando abbiamo iniziato a rimontare lo svantaggio ho preferito non toglierlo. Lasciarlo in campo era la nostra unica opportunità di completare la rimonta, e così è stato. Damian Lillard è un grande giocatore, un candidato al premio di MVP, negli ultimi sei minuti di gara abbiamo fatto un gran lavoro nel contenerlo, Dorian (Finbey-Smith, ndr) è stato bravissimo sull’ultimo possesso a limitare Lillard, è rimasto con lui ed abbiamo recuperato il rimbalzo, un grande sforzo di squadra. Per compiere rimonte del genere bisogna essere perfetti, e oggi i ragazzi sono stati grandi (…) Luka ha grandi responsabilità in questa squadra: deve segnare, deve saper prendere le decisioni giuste e creare per i compagni, e deve difendere ed andare a rimbalzo. Dopo la trade queste responsabilità sono aumentate, per giunta, e queste ultime 25-26 partite saranno fondamentali per lui, per capire cosa vuol dire essere il leader di una squadra NBA. Una grande occasione per lui, uno scenario leggermente diverso rispetto a due settimane fa. Il nostro lavoro è quello di prepararlo a tutto quello che lo aspetta in futuro, i termini di responsabilità ed attenzioni

– Rick Carlisle su Luka Doncic –

Damian Lillard ha chiuso la sua gara con 30 punti (di cui 20 nel solo secondo tempo) e 6 su 11 da dietro l’arco dei tre punti. I Blazers non fanno meglio del 31% dalla lunga distanza, e C.J. McCollum chiude con 0 su 5.

Per i Mavericks 24 punti in 32 minuti per il neo-acquisto Tim Hardaway Jr, con 4 rimbalzi e 3 assist.

Luka Doncic sui primi mesi nella NBA: “Quì è più facile segnare che in Europa”

Luka Doncic

Il rookie più atteso (almeno da noi europei) era sicuramente l’ex Real Madrid Luka Doncic, il quale sta giocando una stagione probabilmente anche superiore alle aspettative. Avendo ormai superato metà regular season, Doncic si è espresso sui primi mesi passati nella NBA, rilasciando dichiarazioni che hanno fatto storcere il naso a molti (soprattutto oltre oceano).

 

Luka Doncic sui primi mesi nella NBA:

 

D0ncic ha rilasciato un’intervista ad eurohoops.net, in cui il ragazzo di Lubiana fa un paragone tra NBA ed Eurolega.

 

Nella NBA è più facile segnare che in Europa e mi pare evidente. Da noi il campo è più piccolo, quindi si sta più vicini sul parquet ed è più facile difendere e più difficile trovare lo spazio per tirare. In più, qui in America, c’è la regola dei tre secondi difensivi, che costringe i centri ad uscire spesso dal pitturato. Non a caso si vedono spesso lunghi che iniziano la fase difensiva dal perimetro per poi rincorrere il giocatore che cerca la penetrazione

 

A conferma di ciò che dice Doncic ci sono le sue statistiche. In due anni con la canotta del Real Madrid, il 19enne sloveno ha realizzato una media di 14.5 punti, 4.8 rimbalzi e 4.3 assist a partita. Mentre da quando è arrivato ai Dallas Mavericks, Doncic sta viaggiando ad una media 20.6 punti, 6.9 rimbalzi e 5.4 assist a gara.

Nonostante la sua giovane età, il giocatore dei Dallas Mavericks ha già vinto tutto nel nostro continente. Il suo palmarés vanta: 1 Eurolega (con tanto di MVP della finale), 3 campionati spagnoli, 2 coppe spagnole e un Campionato Europeo con la sua Nazionale. Ma anche negli USA Doncic si è fatto conoscere subito per la sua visione di gioco e la sua abilità di realizzatore, che lo rendere pericoloso in ogni parte del campo. Non a caso Luka è il favorito per vincere il titolo di Rookie of The Year, nonostante la presenza di giocatori del livello di DeAndre Ayton, Trae Young, Jaren Jackson Jr.Collin Sexton.

Three Points – An All-Star is born

Uno degli snodi cruciali della stagione NBA è finalmente arrivato. Dopo settimane di rumors incontrollati e di roster rivoluzionati con la fantasia, giovedì 7 febbraio alle 21 italiane scadrà il termine ultimo entro cui effettuare degli scambi. Una trade deadline che verrà seguita da NBA Passion con una maratona di 8 ore (in diretta dalle 15:30 sul nostro canale YouTube) ricca di ospiti. Gli osservati speciali saranno i Los Angeles Lakers, impegnati nella disperata trattativa per portare in gialloviola Anthony Davis. Se avere mezzo roster sul mercato non fosse già di per sé causa di tensione, dopo la recente sconfitta contro i Golden State Warriors è emersa la notizia di un duro confronto tra coach Luke Walton e alcuni veterani del gruppo. Ma il peggio doveva ancora venire. LeBron James è rientrato giusto in tempo per subire la peggiore sconfitta della sua carriera, il pesantissimo -42 di Indianapolis, contro i rimaneggiati Pacers. A sottolineare come la situazione dei californiani sia giunta ai limiti del grottesco, è arrivato il fantastico coro “LeBron’s gonna trade you!” rivolto dai tifosi di Indiana a Brandon Ingram. Cose che succedono, soprattutto all’interno di franchigie smaniose di vincere subito…
Non se la passano bene neanche a Washington, dove è arrivata la notizia di un nuovo infortunio al già infortunato John Wall; lesione al tendine d’Achille, almeno un altro anno di stop. Piccolo dettaglio: tra qualche mese, Wall entrerà nel nuovo contratto, che per le prossime quattro stagioni porterà nel suo disneyano deposito la bellezza di… 170 milioni di dollari!
Gli infuocati giorni che precedono la chiusura del mercato hanno inevitabilmente messo in secondo piano un altro appuntamento tradizionale di questo periodo: l’All-Star Game. Nelle scorse settimane sono stati selezionati i 24 giocatori che si esibiranno domenica 17 febbraio a Charlotte. Come sempre, non sono mancate le sorprese e le delusioni.

 

1 – An All-Star is born

D'Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all' All-Star Game di Charlotte
D’Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all’ All-Star Game di Charlotte

La nascita di nuovi All-Star è la miglior notizia possibile per la NBA e per i suoi appassionati. Soprattutto se la convocazione non è un riconoscimento ‘obbligato’ e prematuro (vedi Karl-Anthony Towns, chiamato durante la mediocre stagione passata e confermato – con maggiori meriti – quest’anno), bensì un traguardo ampiamente meritato. Nell’edizione 2019 dell’evento saranno ben cinque i debuttanti: uno per la Western e quattro per la Eastern Conference. Due di questi potrebbero tranquillamente disputare il loro primo e il loro ultimo All-Star Game contemporaneamente: Khris Middleton, convocato abbastanza a sorpresa (forse come premio per la grande stagione dei Milwaukee Bucks), e Nikola Vucevic, che sta mettendo insieme cifre individuali mai registrate prima, e difficilmente registrabili in futuro. Per gli altri tre, invece, questo sembra essere un vero e proprio ‘debutto in società’, il primo passo di una carriera potenzialmente ricca di soddisfazioni.

Ben Simmons è certamente quello che più di tutti aveva l’All-Star Game scritto nel destino. E’ uno dei pochissimi eletti ad essere arrivato in NBA con l’etichetta di ‘fenomeno generazionale’ e ad essere poi riuscito a non far crollare le aspettative (non è andata altrettanto bene, ad esempio, a Markelle Fultz). Certo, un anno e mezzo di professionismo è un campione ampiamente insufficiente per valutare una carriera, ma guardando giocare Simmons si capisce perché i Philadelphia 76ers abbiano speso per lui la prima scelta assoluta nel 2016. Fin dai primi passi nella lega, l’australiano si è imposto come ‘faro’ dei Sixers, guidandoli fuori da un lungo tunnel di mediocrità. Il tiro dalla distanza è ancora un bel problema, ma se a 22 anni è il tuo unico problema, e per il resto hai le doti tecniche dei più grandi e una visione di gioco che raramente si abbina a un atletismo del genere, i tuoi margini di miglioramento non possono che essere sconfinati. Seppur giovanissimo, Ben sarà chiamato a un’importante prova di maturità nel prosieguo della stagione: trarre il massimo da compagni tanto talentuosi quanto ‘impegnativi’ come Joel Embiid e Jimmy Butler (a cui ora si è aggiunto Tobias Harris) per legittimare la posizione di Phila tra le candidate al titolo.

Decisamente più tortuose le strade che hanno portato all’All-Star Game D’Angelo Russell e Nikola Jokic. Il primo era entrato presto nella lista di quelli che, a differenza di Simmons, non erano riusciti a mantenere da subito le esagerate aspettative. Letteralmente ‘schiacciato’ dalla pressione agli esordi con i Lakers, franchigia non particolarmente nota per la pazienza (ogni riferimento all’attualità non è puramente casuale), Russell è invece esploso una volta inserito nel giusto contesto. I Brooklyn Nets stanno vedendo le prime luci dopo gli anni terribili causati dalla nefasta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce. Da quando Sean Marks è dietro la scrivania e Kenny Atkinson siede in panchina, la squadra ha pian piano acquisito un’identità, e ora è una credibilissima pretendente ai playoff. Una volta ambientato e finalmente libero dagli infortuni, D’Angelo ha fatto fruttare al meglio l’innato talento, disputando quella che finora è la miglior stagione della sua giovane carriera. La chiamata tra gli All-Star è stata la naturale conseguenza.

Jokic non era stato accolto con lo stesso hype degli altri due. A chiamarlo per quarantunesimo al draft 2014 (l’elenco di quelli selezionati prima di lui è troppo lungo, ma è obbligatorio citare Bruno Caboclo, alla 20) erano stati i Denver Nuggets, alle prese con la fase di transizione post-George Karl. Dopo aver trascorso un altro anno nella natia Serbia, ‘The Joker’ è sbarcato in Colorado. Nel giro di tre stagioni, ha sbaragliato la concorrenza per il ruolo di uomo-franchigia, tanto da guadagnarsi una maxi-estensione contrattuale da 148 milioni di dollari in cinque anni. Merito delle innate abilità di passatore e di un controllo di palla e gioco talmente sopraffini da eclissare un atletismo decisamente sotto media. Con il suo contributo a tutto tondo (fin qui sette triple-doppie stagionali, contro le dieci totalizzate nell’intero 2017/18) sta trascinando i Nuggets in un improbabile testa-a-testa per la vetta della Western Conference con i grandi Golden State Warriors. Vista la giovane età del gruppo di coach Mike Malone (anch’egli presente al prossimo All-Star Game, come allenatore del ‘Team LeBron’), viene da pronosticare che vedremo ancora a lungo Denver tra le grandi del West. E che il suo fenomenale centro sarà protagonista di altre partite delle stelle, in futuro.

 

2 – I grandi esclusi

Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l' All-Star Game 2019
Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l’ All-Star Game 2019

Finché la lega sarà popolata da cotanti fenomeni, le selezioni per l’All-Star Game porteranno giocoforza ad esclusioni eccellenti. Sarà anche un’esibizione in cui conta solo lo spettacolo (e ci mancherebbe, visto che si tratta di un’indispensabile pausa dai ritmi frenetici della regular season), ma a partecipare ci tengono tutti, maledettamente. Altrimenti non si spiegherebbero le genuine lacrime di Rudy Gobert, che evidentemente aveva posto la chiamata tra le stelle fra i principali obiettivi stagionali. Se gli Utah Jazz riuscissero a mantenersi stabilmente ai piani alti della Western Conference, però, sia per lui che per Donovan Michell potrebbe trattarsi di un appuntamento solo rimandato.

Fra tutte, l’esclusione più ‘rumorosa’ è stata certamente quella di Luka Doncic. L’ottimo impatto dello sloveno con il mondo NBA ha scatenato una vera e propria ‘LukaMania’, tanto che il voto popolare (valido al 50% solo per i quintetti, giova ricordarlo) lo aveva messo davanti a gente come Kevin Durant, Paul George e Anthony Davis. Fortunatamente, i voti andavano poi uniti a quelli dei media e dei giocatori stessi, che hanno avuto un minimo di senno in più; con tutta l’ammirazione, Doncic dovrà farne di strada, per essere anche solo inserito nella stessa frase con quei tre. Vederlo tra le riserve, invece, non sarebbe stata una follia. Difficile, però, lasciare a casa uno tra LaMarcus Aldridge, Karl-Anthony Towns e Nikola Jokic. Si tratta pur sempre di stelle affermate, e la NBA aveva già dimostrato l’anno scorso, con Simmons, di andarci cauta con i rookie. Forse, prima di Doncic, gli allenatori (che hanno votato per le riserve) avrebbero scelto Tobias Harris, ma il recente calo dei Los Angeles Clippers ha probabilmente influito sulla sua esclusione.

L’altra assenza ‘pesante’ (sempre in relazione al valore dell’evento) tra i prossimi All-Star è quella di Derrick Rose, eroe romantico protagonista della stagione della rinascita con i Minnesota Timberwolves. Anche in questo caso, il ‘lieto fine’ è stato rovinato da una concorrenza troppo agguerrita: chiamare lui avrebbe significato escludere Russell Westbrook, Damian Lillard o Klay Thompson. Senza contare DeMar DeRozan, uno che gli ultimi due All-Star Game li aveva (meritatamente) giocati da titolare.
Per quanto riguarda la Eastern Conference, l’unica esclusione di spicco è quella di Jimmy Butler, a cui è stato preferito un Khris Middleton individualmente inferiore, ma la cui squadra sta dominando incontrastata. Tra i non selezionati ci sarebbe stato anche Dwyane Wade, ma il comissioner Adam Silver, con un inatteso ‘colpo di coda’, ha assegnato due posti ‘bonus’ a lui e a Dirk Nowitzki, entrambi alla stagione d’addio. Per queste due leggende e per quello che ci hanno regalato negli anni non si può che nutrire un’assoluta adorazione e una sconfinata riconoscenza, però Adam… A questo punto, a cosa diavolo servono le votazioni?

 

3 – Trade deadline, si parte coi botti

Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato
Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato

In attesa di scoprire il finale della telenovela-Davis, molti scambi sono avvenuti con largo anticipo sulla scadenza delle trattative. I più importanti sono quelli che hanno coinvolto Kristaps Porzingis, passato dai New York Knicks ai Dallas Mavericks, e Tobias Harris, che i Los Angeles Clippers hanno ceduto ai Philadelphia 76ers. Due operazioni per certi versi simili, che spiegano perfettamente quali ingranaggi muovano la gestione di una franchigia NBA.

Sia i Knicks sia i Clippers hanno perso un potenziale All-Star (Porzingis era stato selezionato l’anno scorso, ma non aveva partecipato all’evento causa infortunio) ma, paradossalmente, alla lunga potrebbero rivelarsi le ‘vincitrici’ dello scambio. Anche perché i contratti di questi potenziali All-Star avrebbero dovuto essere ridiscussi in estate, e non si tratta mai di scelte facili.
Per avere il lettone, Dallas ha spedito a Manhattan un giovane di grande prospettiva come Dennis Smith Jr., soppiantato come possibile uomo-franchigia ai Mavs da Luka Doncic (sul fatto che i Knicks avrebbero potuto scegliere proprio Smith nel 2017, ma gli preferirono Frank Ntilikina, meglio sorvolare…). Insieme a lui sono arrivate due prime scelte future (non protetta nel 2021, valida dalla 11 in poi nel 2023) e la coppia formata da DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Due nomi di spicco, se non fosse per un particolare fondamentale: il loro nutrito contratto (oltre 18 milioni a testa) scadrà il prossimo luglio. Tradotto: con ogni probabilità, Jordan e Matthews sono a New York solo di passaggio, tra poco verranno ‘scaricati’ via buyout e il monte-salari di New York si abbasserà enormemente. Anche perché in Texas, oltre a Porzingis, sono finiti Tim Hardaway Jr., Courtney Lee e Trey Burke: giocatori superflui, per una squadra che vuole solo perdere da qui ad aprile, e titolari di contratti impegnativi (i primi due sono a libro paga almeno fino al 2020). Ora New York si trova con qualche giovane interessante da far crescere senza fretta e, soprattutto, con lo spazio salariale per poter ‘corteggiare’ due grandi free-agent in estate.

Nella corsa ai vari Kevin Durant, Kawhi Leonard e Kyrie Irving (i cui arrivi, comunque, sono tutt’altro che scontati) ci saranno anche i Clippers. Gli ingredienti della trade che ha portato Harris a Phila sono più o meno gli stessi di quella analizzata in precedenza: ai Sixers sono finiti anche i contratti in scadenza di Boban Marjanovic e Mike Scott, a L.A. quelli di Wilson Chandler e Mike Muscala, più un giovane (Landry Shamet, fin qui sorprendente nel suo anno da rookie) e quattro scelte future (due seconde e due prime, tra cui quella non protetta di Miami nel 2021; attenzione…). Per la franchigia californiana, lo scambio apre anche un ulteriore scenario. Chissà che, con tutte quelle scelte e quei contratti in scadenza, non si possa mettere a punto un’offerta allettante per New Orleans

Naturalmente, anche Dallas e Philadelphia potrebbero aver guadagnato molto da queste trade. I Mavs si ritrovano con una coppia, formata da Doncic e Porzingis, potenzialmente in grado di dominare il prossimo decennio, mentre Phila può schierare un quintetto (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) che, nella Eastern Conference, non ha eguali. Per entrambe, le ambizioni di successo dovranno passare attraverso alcuni interrogativi: Quando e come tornerà Porzingis? Riusciranno a coesistere le star dei Sixers? Non ci resta che metterci comodi: this is why we watch.

Mavs, Mark Cuban giura: “Porzingis a Dallas per i prossimi 20 anni, non finirà come con Nash”

Il “duumvirato” di Luka Doncic e Kristaps Porzings a Dallas, Texas, “durerà 20 anni”, parola di Mark Cuban.

 

Il lettone Kristaps Porzingis è da poche ore ufficialmente un giocatore dei Dallas Mavericks. La squadra texana si è assicurata nella serata di giovedì scorso l’ex giocatore dei New York Knicks con un blitz, spedendo nella Grande Mela il giovane Dennis Smith Jr ed i contratti in scadenza di DeAndre Jordan e Wesley Matthews.

 

 

I Mavericks affonteranno in estate la questione relativa al rinnovo contrattuale di Porzingis. Nelle ore successive alla trade il lettone si è detto “disponibile” ad accettare la qualifying offer annuale da 4.5 milioni di dollari.

 

Segnale più di fiducia e “disponibilità” verso i nuovi datori di lavoro, che reale intenzione, per Porzingis probabilmente. Ne è consapevole il proprietario dei Mavs Mark Cuban, che alla domanda sulle possibilità di rinnovo già in estate per il lettone ha risposto:

 

Se Kristaps (Porzingis, ndr) firmerà l’estensione contrattuale in estate? Rispondo io per lui: si, lo farà (…) non mi preoccupo di questo, sinora è andato tutto bene, c’è sintonia. A meno di qualcosa di clamoroso in futuro, posso dire che Kristaps Porzingis rimarrà qui con noi per i prossimi 20 anni. Noi ci contiamo e lo speriamo

 

– Mark Cuban su Kristaps Porzingis –

 

Kristaps Porzingis: “io e Doncic speciali. Il mio rientro? Pazienza”

 

Siamo d’accordo su tutto, non c’è nemmeno bisogno di chiedere” ha immediatamente aggiunto il giocatore lettone. Come riportato da Marc Stein del NY Times, la speranza di Cuban è quella di ricreare l’accoppiata Steve Nash-Dirk Nowitzki, che nei primi anni 2000 mise i Dallas Mavericks sulla carta geografica del basket USA.

 

Fu un mio errore quello di non trattenere Steve Nash più a lungo. Non farò lo stesso errore con Luka (Doncic, ndr) e Kristaps (Porzingis, ndr)”

 

Così Kristaps Porzingis in conferenza stampa:

 

Io e Doncic? Una cosa esalatante solo a pensarci, credo davvero che assieme potremo essere speciali. il mio unico obiettivo è la pallacanestro, posso già vedere il futuro e dirvi quanto io e Luka potremo essere speciali in campo. Speciali e divertenti da veder giocare. Non vedo l’ora (…) io mi sento bene, benissimo, ma come ho sempre detto non c’è bisogno di forzare i tempi. Non c’è fretta, ho portato pazienza sino ad oggi e continuerò a portare pazienza. Sarà difficile dover aspettare ancora ma prenderemo la decisione migliore per tutti. Dallas? Ci vuole tempo per contruire delle relazioni solide, ciò che posso dire è che sono qui da due giorni e tutti mi hanno accolto a braccia aperte, mettendosi a completa disposizione (…) ciò che cerco in una organizzazione ed in una squadra

– Kristaps Porzingis –

Porzingis a Dallas: chi ha vinto la trade tra Mavs e Knicks?

Porzingis Dallas

La prima, profonda scossa nell’immobilismo del mercato NBA arriva sull’asse New York-Dallas. Kristaps Porzingis è stato speditoai Dallas Mavericks di Luka Doncic insieme a Tim Hardaway Jr., Trey Burke e Courtney Lee. Ai Knicks vanno invece Dennis Smith Jr., DeAndre Jordan e Wesley Matthews, oltre a due prime scelte future.

New York si è liberata dei terribili contratti di due giocatori non più nei piani della dirigenza: per Hardaway si tratta di 18 milioni di dollari il prossimo anno e 19 nella stagione 2020/2021; per Lee, fuori dalle rotazioni a New York, altri 12 milioni da percepire nella prossima stagione. Sono evidentemente due tra i peggiori contratti NBA, anche se Hardaway Jr. potrebbe migliorare la sua efficienza in un contesto più organizzato dei Knicks attuali.

Per liberarsi di questi due contratti, New York ha dovuto cedere il suo miglior giocatore, Porzingis, fermo dallo scorso anno dopo la rottura del legamento del ginocchio sinistro. In cambio, ha ricevuto una giovane guardia in Dennis Smith Jr., che fu passato al Draft 2017 in favore di Frank Ntilikina. Oltre a Dennis Smith Jr., i Knicks ottengono i contratti in scadenza di DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Presumibilmente entrambi saranno tagliati e lasciati liberi di firmare con altre squadre.

A un primo sguardo, la reazione di un tifoso Dallas a questa trade dovrebbe essere simile a questa:

Mark Cuban, proprietario di Dallas, mostra i muscoli.

La prospettiva del tifoso medio Knicks viene assunta invece in maniera eloquente da Joel Embiid, stella dei 76ers:

Andiamo ora ad analizzare più nel dettaglio questo scambio, per scoprire se le prime impressioni siano corrette.

DALLAS MAVERICKS: UNA NUOVA DINASTIA?

Luka Doncic e Kristaps Porzingis si sfidarono durante gli Europei 2017, e si troveranno ora a indossare la stessa divisa. Agli Europei, prevalse la Slovenia di Doncic (27 con 9 rimbalzi), nonostante un Porzingis stellare ma gravato di problemi di falli (34+6).

Fu una delle partite più entusiasmanti del torneo. Porzingis e Doncic sfoderarono grandiose prestazioni.

Doncic e Porzingis si salutano dopo la recente sfida tra Dallas e New York.

A Dallas, i due dovranno coesistere in campo, verosimilmente a partire dalla prossima stagione, data la lungodegenza di Porzingis. Un asse potenzialmente letale quello messo nelle mani di coach Carlisle: se Doncic sta dimostrando di essere già una stella NBA, andando oltre ogni più rosea aspettativa, Porzingis è un essere sovrannaturale anche in una lega come la NBA. Il lettone è un lungo di 2 metri e 20 abbondanti, capace di segnare da qualsiasi posizione, combinando precisione dal perimetro a potenza e tecnica nel pitturato. Un giocatore più unico che raro, un Unicorn, come viene soprannominato oltre oceano. Ci si dimentica di quanto fosse forte il lettone prima dell’infortunio al ginocchio: forse il terzo lungo più forte della lega insieme a Embiid e Davis. L’incognita rimane ovviamente la ripresa della piena forma fisica dopo un infortunio devastante come quello subito da Porzingis. Nessuno può avere una risposta certa a questo punto interrogativo, se non forse i medici che lo stanno seguendo nel percorso di riabilitazione.

La NBA moderna è dominata dai giochi a due tra i migliori giocatori di ogni squadra. Un talento completo come Doncic potrebbe diventare inarrestabile qualora accompagnato da un lungo dalla doppia dimensione come Porzingis. Fin troppo semplice per un giocatore dalla visione di Doncic penetrare nel cuore dell’area per cercare uno scarico verso il lunghissimo Porzingis, non arginabile in avvicinamento e temibile dalla media distanza.

IL PROBLEMA DEL RINNOVO

La trade che ha portato Porzingis a Dallas nasconde però alcune insidie. Il lungo lettone vedrà terminare il suo contratto da rookie in estate e diventerà restricted free agent. Pare tuttavia che Porzingis valuti l’ipotesi di firmare la qualifying offer (un’estensione del contratto da rookie che le squadre possono proporre ai giocatori per renderli restricted).

Qualora firmata, questa clausola consentirebbe a Porzingis di rimanere un altro anno a Dallas, divenendo però unrestricted free agent nel 2020. Il lettone diventerebbe così pieno padrone del proprio destino e in grado di firmare liberamente per qualsiasi squadra.

Un’ipotesi decisamente poco gradevole per Mark Cuban e la dirigenza Dallas. Bisognerà attendere la prossima estate per avere sviluppi sulla vicenda. Dallas offrirà ovviamente un super rinnovo a Porzingis, confidando nel suo rientro in piena forma dopo l’infortunio. Rimane da capire se Luka Doncic e Dirk Nowitzki (alla sua ultima stagione?) riusciranno a convincere Porzingis a rimanere a Dallas a lungo termine.

NEW YORK KNICKS: LA RINASCITA IN FREE AGENCY

Analizziamo ora la trade dalla prospettiva dei Knicks. Per comprendere il significato di questo scambio, è fondamentale notare che Porzingis non era più per New York ciò che può diventare per Dallas. Mi spiego meglio. L’amore tra il lettone e i Knicks non è mai sbocciato definitivamente, tra i primi fischi nella notte del Draft, i malintesi con la dirigenza e la volontà dei Knicks di tankare per puntare al Draft 2019. Si dice che la dirigenza spingesse per non farlo tornare in questa stagione per non vincere troppe partite e inficiare le chance di prima scelta. Porzingis avrebbe invece voluto giocare per riprendersi più rapidamente dall’infortunio.

Porzingis commenta così misteriosamente la trade.

Per i Knicks, il valore di Porzingis era decisamente più basso rispetto a quello che assume ora per Dallas. Il rinnovo del lettone era tutt’altro che certo, alto invece il rischio di perderlo per nulla nel 2020. Con questa prospettiva bisogna analizzare la mossa della dirigenza di New York, che si è liberata di due contratti scomodi accumulando asset per il futuro.

Le scelte di Dallas potrebbero essere alte, se Porzingis tornasse dall’infortunio forte come prima, ma anche in lottery, se il lettone non si ristabilisse completamente o addirittura non rifirmasse con Dallas. Per quanto riguarda la stagione attuale, liberarsi di Tim Hardaway Jr. significa privarsi dell’unico giocatore che potesse portare qualche vittoria di troppo a New York. Matthews e Jordan saranno molto probabilmente tagliati. Con pochissime possibilità di vittoria, incrementano le percentuali di una prima scelta al Draft 2019, che potrebbe portare al Madison Square Garden Zion Williamson.

Williamson sulla possibilità di andare ai Knicks.

Zion Williamson sembra il prototipo di giocatore capace di esaltarsi in un ambiente come quello di New York, oltre che un elemento su cui fondare i successi futuri.

LA FREE AGENCY 2019

New York libera tantissimo spazio salariale per dare l’assalto a un grosso free agent in estate. La trade Porzingis potrà quindi essere giudicata in tutte le sue sfaccettature all’inizio della prossima stagione. I Knicks offriranno il contratto al massimo salariale a Kevin Durant e/o a Kyrie Irving. Tuttavia, i Knicks avranno un roster privo di qualsiasi attrattiva per chiunque voglia vincere subito, in quanto Dennis Smith Jr., Kevin Knox, Robinson e Ntilikina non sembrano pronti per competere ad altissimo livello. L’unica possibilità di competere subito si presenterebbe solo se i free agent firmati fossero due e di altissimo livello, come appunto Irving e Durant.

I free agent più corteggiati potrebbero però scegliere altre squadre più pronte all’assalto al titolo. In quel caso, i Knicks dovranno ripiegare su seconde scelte come Butler, Kemba Walker o Tobias Harris. Tutti ottimi giocatori, ma non trascinatori tali da poter trasformare i giovani Knicks in una contender. Strapagare una coppia come Walker-Harris significherebbe condannarsi ad anni di playoff senza grandi chanche di raggiungere le Finals.

Concludendo, i Knicks si sono liberati di contratti terribili cedendo un giocatore ormai in rotta con la franchigia. Il cap vuoto dovrà però essere utilizzato nel modo corretto, e solo dopo l’estate si potrà dare un voto alla dirigenza di New York.

Luka Doncic, tripla doppia da record nella sconfitta contro Toronto

Luka Doncic continua a ritagliarsi un ruolo importante in NBA a suon di record. Nella sconfitta della scorsa notte contro i Toronto Raptors, lo sloveno ha collezionato una tripla doppia da 35 punti, 12 rimbalzi e 10 assist.

Oltre ad un nuovo career-high per punti e rimbalzi, l’ex Real Madrid ha ottenuto un altro traguardo tutt’altro che secondario, diventando il primo rookie di sempre, e giocatore più giovane, a mettere a referto una tripla doppia da almeno 30 punti. A chi spettava il precedente primato? Michael Jordan, e ciò non desta alcun scalpore, fino a quando non si viene a sapere che riuscì a farlo all’eta di 22 anni, contro i 19 di Doncic.

Luka Doncic tripla doppia, come Kidd e LeBron

Non solo MJ però, rientra nella cerchia delle leggende NBA che Doncic a poco a poco sta raggiungendo.

L’ultimo Mavs a realizzare due triple doppie in una singola stagione, infatti, era stato Jason Kidd nella stagione 2010-2011.

Doncic ha scomodato anche LeBron James, che aveva impiegato 118 match per realizzare due triple doppie, a differenza delle 48 necessarie alla terza scelta assoluta dell’ultimo draft.

Luka Doncic: allenamento estivo segreto con Stephen Curry

Luka Doncic, stella dei Mavs, al suo primo anno di NBA, ha stupito tutti per il suo impatto devastante sin dalla prima allacciata di scarpa. Le sue statistiche attuali, infatti, sono paragonabili a quelle dei più grandi giocatori al loro primo anno, a titolo dimostrativo dell’importanza già raggiunta dallo sloveno.

Tuttavia, pur provenendo da un contesto molto competitivo come quello europeo, Doncic ha lavorato duramente la scorsa estate per farsi trovare pronto alla nuova stagione. E, per meglio adattarsi al clima completamente diverso, il suo agente, lo scorso agosto, aveva organizzato un allenamento top secret con la stella degli Warriors, Steph Curry.

LUKA DONCIC: I RETROSCENA DELLA VICENDA

OAKLAND, CA – DECEMBER 22: Golden State Warriors’ Stephen Curry #30 is guarded by Dallas Mavericks’ Luka Doncic #77 in the first quarter of their NBA game at Oracle Arena in Oakland, Calif., on Saturday, Dec. 22, 2018. (Jane Tyska/Bay Area News Group)

In particolare, il rappresentante del giocatore di Dallas, Bill Duffy, ha raccontato tale aneddoto ai microfoni di NBC Sports.

Volevo mostrargli che poteva ancora migliorare, pur essendo già fortissimo. Brandon [Payne, l’allenatore personale di Curry, ndr] correggeva continuamente Stephen, e lui era una star affermata. Ho pensato che effetto potesse avere un allenamento del genere su Luka [Doncic, ndr]. Se Curry, uno dei migliori di tutti, aveva qualcuno che lo spingesse a correggersi, perché non Doncic?

Dal canto suo, Payne ha ammesso che non è stato facile gestire due giocatori di quel calibro. Nel dettaglio, ha ritenuto non semplice far eseguire a Doncic esercizi che Curry compie abitualmente.

Sono concetti difficili, perché devono servire a Steph a fargli imparare qualcosa di nuovo da quello che già sa fare. Tutto sommato, è stato incredibile come ha reagito Doncic a tutto questo.


La sessione di allenamento è proseguita per tre ore complessive rispetto ai 60 minuti inizialmente programmati. Luka è rimasto in campo molto di più per il suo desiderio di voler migliorare sempre di più. E questo aspetto, oltre al QI cestistico mostrato dallo sloveno, ha impressionato maggiormente Payne.

Ha uno step back davvero mortifero. Lui rallenta, il difensore così si rilassa, ma poi accelera di colpo, lasciandoti di sasso. Non ho mai visto nessuno avere un controllo del suo corpo così perfetto come fa lui.

In conclusione, dunque, la grande stagione dell’ex Real Madrid è frutto, oltreché del naturale talento da queat’ultimo mostrato, anche di un duro lavoro sul parquet. Con lo zampino di qualche vecchia conoscenza del basket americano…

 

 

Luka Doncic espulso contro i Pacers: “In Europa non sarebbe successo”

OKC-Dallas Mavericks

Tempo di nuove esperienze per Luka Doncic. Il giocatore dei Dallas Mavericks, è stato espulso per la prima volta in carriera nel match contro gli Indiana Pacers. Ciò è dovuto ad un anomalo gesto dello sloveno, che durante il terzo quarto della partita, ha calciato una palla verso gli spettatori. Il fatto ha comportato un fallo tecnico, il secondo di Doncic, con conseguente abbandono del terreno di gioco.

Luka Doncic espulso: “Ho imparato una nuova regola”

“Non ho provato a calciare la palla fuori dagli spalti”, ha dichiarato un sorpreso Doncic nell’intervista postpartita, “non sapevo che tirando la palla verso il pubblico si viene espulsi. Le regole europee sono diverse, quindi non sapevo che fosse una regola.”

Nonostante queste affermazioni, in un secondo momento il n°77 si è preso le proprie responsabilità: “So che è stata colpa mia, ho imparato una cosa nuova oggi.

Nonostante le perplessità del giocatore, il regolamento della lega americana parla chiaro: “I giocatori non sono autorizzati a lanciare, calciare o mandare intenzionalmente la palla sugli spalti per qualsiasi motivo. Tuttavia la violazione di questa regola comporta un fallo tecnico. Nota anche che se la palla si dirige con forza verso gli spalti, il giocatore verrebbe espulso anche dal gioco. ”

 

Carlisle: “Situazioni da evitare”

“Ne abbiamo parlato dopo il match e in pratica abbiamo sottolineato gli aspetti importanti del perché queste situazioni dovevano essere evitate per tutti noi, non solo per lui”, ha detto invece il coach dei Mavs, Carlisle.

Doncic rappresenta infatti una risorsa fondamentale per la franchigia. Non è un caso se, in una serata storta del giocatore, Dallas ha subito una sconfitta, seppur di misura.

 

Mavs, Carlisle su Dennis Smith Jr: “Il ragazzo malconsigliato, lo rivogliamo in squadra, ha grandi potenzialità”

Dallas Mavericks, Rick Carlisle torna a parlare di Dennis Smith Jr.

Il “caso Smith”, lontano dalla squadra da ormai quasi due settimane ed al centro di voci di mercato insistenti, tiene banco da giorni a Dallas. Una manifesta incompatibilità tecnica tra il prodotto di North Carolina State e la stellina dei Mavs Luka Doncic, e differenze di vedute tra Smith e coach Carlisle avrebbero nei giorni scorsi portato il front office dei Mavericks ad esplorare le opzioni di mercato disponibili per l’esplosiva point-guard.

Problemi alla schiena e di “malessere generale” dietro all’assenza prolungata di Dennis Smith Jr, che non si è presentato agli allenamenti nella giornata di venerdì. Rick Carlisle ha parlato a lungo a fine seduta della situazione del giocatore:

Non so esattamente cosa stia succedendo. Ma una cosa la so: Dennis è un buon compagno di squadra, che ama e rispetta i suoi compagni e la maglia che porta. Ciò che penso è che qualcuno gli abbia suggerito di prendersi una pausa dalle attività di squadra, per chissà quale motivo. Lo dico perché non voglio che nessuno pensi che Dennis stia snobbando la squadra. La sua è un’assenza strategica, il suo agente o chi per lui gli ha suggerito di rimanere in disparte per qualche tempo. E’ altamente improbabile che il motivo della sua assenza sia legato a problemi con i suoi compagni (…) spero e mi auguro che la gente non giudichi severamente il ragazzo, o che voglia avanzare ipotesi. Dennis non è qui per motivi d’affari, e lui sta seguendo i consigli di chi ne cura gli interessi

– Coach Rick Carlisle su Dennis Smith Jr –

 

Come riportato da Tim MacMahon di ESPN, Glenn Schwartzman, agente di Dennis Smith Jr, non ha voluto commentare la vicenda e le parole di coach Carlisle. L’ex capo allenatore degli Indiana Pacers ed il front office dei Mavericks avrebbero fatto sapere al giocatore – tramite il suo agente – che “i Mavs accoglierebbero con grande entusiasmoo il suo ritorno in squadra“.

Il ragazzo è un professionista, lavora duro per migliorarsi giorno dopo giorno ed io sono orgoglioso dei suoi progressi. Si, sono duro con Dennis, i ragazzi con grandi potenzialità come lui meritano attenzione e cura particolari, perché hanno l’opportunità di diventare davvero speciali. Se adottassi con un giocatore come Dennis Smith Jr un tattamento di favore, questa si che sarebbe una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Ma io ho il massimo rispetto per lui  e per le sue qualità (…) con l’arrivo di Luka (Doncic, ndr) alcune cose sono cambiate, tutti abbiamo dovuto fare degli aggiustamenti, compreso Luka. Il mio compito è fare in modo che le cose funzionino, far si che tutti possano essere contenti della loro situazione, e che ci sia dialogo tra di noi. Avere due attaccanti come Luka Doncic e Dennis Smith Jr in campo assieme è un vantaggio per noi. Noi vogliamo Dennis qui, mancano ancora tante partite è c’è ancora tanto tempo per lavorare. Giochiamo, e vediamo dove possiamo arrivare. Questa è la strada giusta

– Rick Carlisle su Dennis Smith Jr –

 

Prove di riconciliazione tra Dallas Mavs e Dennis Smith Jr? “Trade il piano B”

Kyle Kuzma difende su Dennis Smith Jr.

Prove di riconciliazione tra i Dallas Mavericks e Dennis Smith Jr. La squadra di Mark Cuban non sarebbe disposta a rinunciare così facilmente al prodotto di North Carolina State, giocatore per cui i Mavs spesero la nona scelta assoluta al draft NBA 2017.

Smith è attualmente fermo per un problema fisico che lo costretto a saltare le ultime quattro uscite dei suoi Mavericks. Recentemente, Phoenix Suns e soprattutto Orlando Magic si sarebbero mosse per sondare il terreno per l’esplosiva guardia.

Secondo quanto riportato da Tim McMahon di ESPN però, la cessione di Dennis Smith Jr sarebbe al momento considerata “il piano B” dai Dallas Mavericks.

“Il piano A rimane fare in modo che funzioni”, così una fonte non meglio precisata al reporter di ESPN. Smith avrebbe accettato con realismo l’eventualità di una trade, confidando in una soluzione tanto rapida quanto vantaggiosa per se e per i Mavericks.

Il travolgente impatto di Luka Doncic e la scarsa efficacia lontano dalla palla di Smith (ed annesse frizioni con coach Rick Carlisle) i motivi della possibile separazione. Nelle ultime ore, fonti interne alla squadra avrebbero ridimensionato l’entità del “disamoramento” di Carlisle per Dennis Smith Jr.

L’infortunio di J.J. Barea ha inoltre privato i Mavs di un giocatore importante nello spot di point-guard.

La partenza di Smith lascerebbe ai soli Doncic, al rookie da Villanova Jalen Brunson ed al super-veterano Devin Harris i compiti di regia. I Dallas Mavericks tenteranno sino all’ultimo momento di reintrodurre Smith nei meccanismi di squadra. Il prodotto di NC State ha dimostrato in questa stagione limiti di lettura del gioco (3.9 assista a partita, a fronte di ben 3.1 palle perse,  decima peggior prestazione tra le guardie NBA) così come miglioramenti al tiro da fuori (37.5% in stagione su 3.7 tentativi a partita).

Luka Doncic per Gregg Popovich? “Calma, intelligenza e coraggio, gran giocatore e grande persona”

Che persona, e che giocatore è Luka Doncic per Gregg Popovich?

Le lodi, pubbliche o meno, riservate al talento sloveno dopo soli tre mesi di regular season si contano a malapena. L’ignaro ed un poco autoreferenziale palco delle autorità del basket made in USA è stato travolto dal ciclone Doncic, a suon di numeri impressionanti, maturità cestistica ed umana e step-back threes che nemmeno James Harden (a quell’età).

Niente che noi europei, che abbiamo visto il giovine sloveno danzare sui campi da basket continentali per anni, non sapessimo già. Confidandosi per un momento con Mark Followill, telecronista per le partite dei Dallas Mavericks per Fox Sports, prima della palla a due tra Spurs e Mavs di mercoledì notte, il leggendario head coach dei nero-argento si è di fatto iscritto al numeroso fan club “We Love Luka”.

Ecco come si presenta Luka Doncic per Gregg Popovich:

Il suo segreto è il suo atteggiamento. Non sembra mai agitato, mai fuori controllo. E’ sempre così calmo, in campo legge con facilità spazi e posizione di compagni ed avversari, ed in ogni momento sa cosa fare. In più non ha timore di prendere tiri pesanti e di fare le giocate che servono per vincere una partita. (Doncic, ndr) ha saputo conquistarsi il rispetto dei suoi compagni, e la velocità con cui ha ottenuto tutto questo, da rookie poi, dice tanto di lui. Tutto ciò fa di Luka Doncic un grande giocatore ed una grande persona

– Luka Doncic per Gregg Popovich –

 

 

I San Antonio Spurs hanno battuto i Dallas Mavericks ancora privi dell’uomo mercato Dennis Smith Jr. per 105-101. Lo soveno ha chiuso la sua partita con 25 punti, 8 rimbalzi e 8 assist, cifre non sufficienti ad evitare ai suoi Mavs la quinta sconfitta nelle ultime 7 gare.

Marco Belinelli uno dei migliori per San Antonio: 17 punti e 2 assist per l’ex Chicago Bulls, in 24 minuti di gioco.