Pau Gasol augura il meglio al fratello Marc: “Grizzlies corretti con lui, grande chance a Toronto”

Pau Gasol vuole solo il meglio per il suo fratellino Marc, fresco rinforzo dei Toronto Raptors che si apprestano ad ingaggiare battaglia per la vetta della Eastern Conference in questi ultimi due mesi di regular season.

Da nemmeno una settimana, e dopo ben 18 stagioni, nessun componente della famiglia Gasol indossa più una maglia dei Memphis Grizzlies. Risale al febbraio 2008 il passaggio di consegne tra Pau e Marc, i cui diritti vennero scambiati dai detentori Los Angeles Lakers in cambio dei servigi del fratello maggiore.

A Los Angeles, Pau Gasol avrebbe poi raggiunto per 3 volte la Finale NBA (due i titoli vinti). Ed è proprio Pau ad augurare a Marc la medesima fortuna, in quel di Toronto, Ontario:

“(La trade) dice tutto dei Memphis Grizzlies. Anni fa mi permisero di trasferirmi in una squadra vincente, ed ora hanno permesso a Marc di fare lo stesso. Credo sia un segno di grande rispetto ed apprezzamento per un giocatore. Chiaramente (i Grizzlies, ndr) hanno dovuto attendere il momento giusto, ottenere la giusta contropartita, giocatori , scelte… credo che Marc abbia ora una grande opportunità a Toronto, spero possa avere successo. Mi dispiace che l’era Gasol sia terminata a Memphis, ma sono contento per Marc

– Pau Gasol sul fratello Marc –

Trade Deadline piccante, ma per i veri botti aspettare la prossima estate

Trade deadline 2019

Il grande botto di febbraio alla fine non è scoppiato: Anthony Davis è rimasto a New Orleans, con buona pace dei Los Angeles Lakers che tenteranno una nuova sortita ad inizio luglio. Il duo Pelinka-Johnson ha messo sul piatto tutto il giovane core della squadra più i contratti di Rondo e Stephenson, ma la dirigenza dei Pelicans, nonostante l’esplicita richiesta di essere ceduto, non ha voluto sentir ragioni. Non si sono mossi nemmeno Mike Conley, a lungo conteso dagli Utah Jazz, e Nikola Vucevic, al centro di discussioni a poche ore dalla trade deadline. Questa breve sessione di mercato ha comunque offerto una serie di scambi intriganti, alcuni volti ad avere un impatto immediato nella corsa ai playoff, altri in ottica lungimirante. Ecco qui un riassunto dei principali affari conclusi questa settimana.

Alla conquista del Canada

Si parte dal Colpo per antonomasia di questa trade deadline. Marc Gasol ai Toronto Raptors, Jonas Valanciunas, Delon Wright, C.J. Miles e una seconda scelta 2024 ai Memphis Grizzlies. Il catalano non ha bisogno di presentazioni: centro versatile, abile nel tiro da fuori, elegante nel gioco in post e dotato di una visione di gioco pari a quella di Jokic. I lunghi di scuola europea hanno sempre detto la loro in NBA e il fratello di Pau non fa eccezione. I Raptors puntano al bottino grosso e considerati i contratti in scadenza di Leonard, Green e Siakam, questa potrebbe essere la loro unica occasione. Memphis invece dà inizio a un rebuilding troppo a lungo rimandato, l’era Grizz & Grind è ufficialmente giunta al termine e la cessione di Conley è stata solo posticipata a luglio. Il presente e soprattutto il futuro dei Grizzlies risponde al nome di Jaren Jackson Jr.

Marc Gasol non dovrebbe cambiare casacca prima della trade deadline.
Trade deadline: Gasol ai Raptors

New York si gioca tutto in estate, Dallas sempre più europea

Un infortunio al ginocchio ha impedito a Kristaps Porzingis di essere protagonista sul parquet ma non nelle vicende extra-cestistiche : la settimana scorsa ha chiesto la cessione e qualche ora dopo è stato ceduto ai Dallas Mavericks in cambio di Dennis Smith Jr, DeAndre Jordan e Wesley Matthews (immediatamente rilasciato). Alla corte di Carlisle sono arrivati insieme al lettone Courtney Lee, Trey Burke e Tim Hardaway Jr. New York punta tutto sulla free agency 2019, con il rischio di rimanere a bocca asciutta ma anche con la possibilità di pescare due All-Star del calibro di Durant e Irving. Molto dipenderà da quanti zeri sottoscriveranno nel contratto e dal rookie che approderà nella Grande Mela (Zion?). Il gioco vale la candela. La franchigia di Cuban, reduce dall’esperienza Nowitzki, affida le chiavi della squadra nelle mani di due giovani europei destinati alla grandezza. Qualora Porzingis tornasse l’anno prossimo al 100% in coppia con Doncic potrebbe seriamente rendere Dallas una mina vagante della Western Conference. Se poi dovessero sbarcare in estate dei talentuosi role-players, si potrebbero nutrire ben altre ambizioni.

Trade deadline: Porzingis ai Mavericks

L’era dei big-four

Quando si fa riferimento ai giocatori più sottovalutati della NBA, impossibile non citare Tobias Harris. Le stats annuali recitano 20.9 punti, 7.9 rimbalzi e 2.7 assist tirando con il 49% dal campo e con il 43% da tre. Avesse giocato subito ad Est sarebbe stato chiamato all’All-Star Game. E invece il trasferimento si è consumato qualche settimana dopo le nomination: I Philadelphia 76ers hanno scambiato Wilson Chandler,  Landry Shamet, Mike Muscala (subito girato ai Lakers) e un pacchetto di prime scelte in cambio di Tobias Harris e Boban Marjanovic. I Clippers si rifanno il look in vista dei playoff, perdendo il loro top scorer ma allungando le rotazioni, Philadelphia invece rinnova le sue ambizioni da titolo: solo il quintetto base (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) è in grado di garantire una produttività offensiva da almeno 90 punti a partita. Basterà per vincere la conference? Forse. Nel frattempo le altre contender dell’Est si sono rinforzate.

Trade deadline: Harris ai 76ers

Mirotic-Bucks: l’ennesimo tiratore alla corte di Budenholzer

Che i Bucks siano la rivelazione di questa stagione non fa più notizia. Antetokounmpo sta giocando da MVP, Bledsoe ha messo la testa a posto e Middleton sta proseguendo una impetuosa crescita che lo ha portato al primo All-Star Game in carriera. Il vero segreto dell’attuale capolista però siede in panchina: Mike Budenholzer ha tirato fuori il massimo dai suoi giocatori e orchestrato un sistema di gioco affine con il roster a disposizione. Antetokoumpo è libero di gestire i possessi, penetrare ogni qualvolta ce ne fosse l’occasione per poi concludere in lay-up o scaricare per uno degli altri 4 tiratori presenti sul parquet (i due lunghi, Lopez e Ilyasova stanno tirando con il 40% da oltre l’arco). Milwaukee ha il secondo miglior attacco ed è la franchigia che ha realizzato più triple in stagione. Ecco perciò spiegata la trade per Nikola Mirotic scambiato con Stanley Johnson, Thon Maker, Jason Smith e tre seconde scelte. Lo spagnolo allunga le rotazioni e garantisce ulteriore pericolosità da oltre l’arco (17 punti di media con il 37% da tre). Una potenza di fuoco che rende questi  Bucks i principali Anti-Warriors.

Trade deadline: Mirotic ai Bucks

Step-by-step Kings

A proposito di rivelazioni, nemmeno il tifoso più ottimista avrebbe mai pensato di trovare i Sacramento Kings in zona playoff a questo punto della stagione. Eppure Fox e compagni, giocando un corale basket champagne, si sono presi lo scalpo delle squadre più accreditate e occupano il nono posto della Western Conference. Il passo successivo è stato inserire in questo solido meccanismo un giocatore quale Harrison Barnes, campione NBA con i Warriors, difensore roccioso e tiratore impeccabile. Tralasciando le modalità con cui è stato comunicato, l’acquisto di Barnes rappresenta un colpo interessante in ottica lungimirante. Prossimo passo, raggiungere quella postseason che manca da ormai 13 anni. La strada è ancora lunga e in salita, ma questi giovani Kings hanno ampi margini di miglioramento e, passo dopo passo, ritorneranno in vetta alla classifica.

Trade deadline: Barnes ai Kings

Provaci ancora Fultz

Tra Philly e Markelle Fultz non è mai scoccata la scintilla. Selezionato con la first pick al draft 2017, negli ultimi due anni ha passato più tempo in infermeria che sul campo a causa di un problema alla spalla che continua a tormentarlo ancora oggi. 33 partite giocate, 7.7 punti, 3.4 rimbalzi e 3.4 assist in media con il solo merito di essere diventato il più giovane di sempre ad aver realizzato una tripla doppia in regular season. Ancora più impetuose le percentuali al tiro: 41.9% dal campo, 26.7% da tre e 53.4% ai liberi. Il rischio di essere ricordato come il peggior bust della NBA è alto, i 76ers lo hanno aspettato e coccolato ma alla fine hanno perso la pazienza. Nel ultimo giorno della trade deadline è stato spedito agli Orlando Magic per Jonathon Simmons, una prima e una seconda scelta al prossimo draft. Orlando mette le basi per un rebuilding prossimo ed inevitabile, la scelta di Fultz potrebbe essere stata un azzardo ma, se dovesse tornare lo splendido diamante ammirato a Washington State, allora il presidente Weltman si troverebbe fra le mani una sicura All-Star in futuro.

Trade deadline: Fultz ai Magic

Dalle stelle alle stalle

Non ce ne voglia Mike Muscala, ma i tifosi Lakers si aspettavano ben altro alla fine della trade deadline. Anthony Davis, malgrado le estenuanti trattative di Magic, è rimasto a New Orleans ed i Lakers hanno perciò virato sull’ex power forward dei 76ers, spedendo all’altro lato della città Micheal Beasley e Ivan Zubac. La caccia alle All-Star riprenderà in estate, per il momento coach Walton potrà comunque disporre di un giocatore versatile, capace di garantire pericolosità nel pitturato e oltre l’arco. Negli ultimi anni molti semplici role-player hanno superato i loro limiti stando al fianco di LeBron James. Che Muscala possa ripercorrere le loro orme? I “delusi” tifosi purple-gold se lo augurano.

Mike Muscala
Trade deadline: Muscala ai Lakers

Sacramento Kings e Detroit Pistons interessati a Marc Gasol?

Marc Gasol and JaVale McGee, Los Angeles Lakers vs Memphis Grizzlies at FedExForum

I Memphis Grizzlies hanno messo sul mercato le loro stelle Mike Conley e Marc Gasol. Tra i due giocatori in uscita, quello che attualmente sta destando maggior interesse è proprio il centro catalano. I Sacramento Kings e i Detroit Pistons tra le franchigie interessate a Marc Gasol, sebbene ancora non siano arrivate offerte ufficiali.

A frenare gli entusiami dei potenziali interessati sarebbero le richieste dei Memphis Grizzlies.

la squadra allenata da coach J.B. Bickerstaff spera di poter includere nelle prossime trattative l’ala Chandler Parsons. L’ex giocatore degli Houston Rockets è titolare di un pesantissimo contratto quadriennale di 94,4 milioni di dollari che scadrà tra due anni. Parsons ha disputato solo 73 partite in due stagioni a causa di una lunga serie di infortuni.

Kings e Pistons interessati a Marc Gasol

 

Analizzando le situazioni di Sacramento e Detroit, i Sacramento Kings sembrano essere in vantaggio.

I Kings hanno uno dei payroll più bassi della NBA, visti i tanti rookie contract presenti, e sarebbero alla ricerca di un lungo. Coach Dave Joerger dispone di un reparto lunghi ampio, ma privo dell’esperienza e della classe dello spagnolo Gasol.

Willie Cauley-Stein è attualmente il titolare. Il prodotto di Kentucky è alla sua terza stagione NBA ed ha dimostrato miglioramenti in questa stagione. Il primo cambio di Cauley-Stein è la seconda scelta del draft 2018 Marvin Bagley III.

Bagley è uno dei giocatore sui quali i Kings punteranno per ricostruire la squadra ed è quello che più beneficerebbe dall’arrivo di Marc Gasol. A chiudere il reparto lunghi in casa Sacramento Kings Kosta Koufus e Skal Labissiere, al momento fuori dalle rotazioni. Cauley-Stein, Koufos e l’ex Kentucky Labissiere potrebbero essere inseriti in una eventuale trade per il lungo dei Memphis Grizzlies.

Per quanto riguarda i Detroit Pistons, Gasol sarebbe una pesante aggiunta per la corsa ai playoff, sebbene uno scambio appaia decisamente difficile. Con due giocatori del calibro di Blake Griffin e Andre Drummond, Gasol sarebbe costretto ad uscire dalla panchina, ma difficilmente il fratello minore di Pau accetterebbe un ruolo da riserva.

Per una quadra NBA, muovere giocatori con contratti pesanti come Marc Gasol e Mike Conley a stagione in corso non è mai facile. Per lo spagnolo sembra però essere seriamente arrivato il momento dell’addio.

Marc Gasol e Mike Conley, quattro squadre per quattro (possibili) trade

Trade Marc Gasol-Grizzlies-Raptors-marc-gasol-conley

Marc Gasol e Mike Conley, a chi conviene? Quattro idee per quattro squadre, quattro team con ambizioni diverse e tutti potenziali acquirenti del duo di star dei Memphis Grizzlies.

La ricostruzione in casa Grizzlies è ufficialmente avviata. Marc Gasol (che potrà diventare free agent a fine stagione) e Mike Conley potrebbero partire già a febbraio in caso di offerta adeguata, e come insegnatoci tanti anni fa dalla famosa trade Rasheed Wallace – Detroit Pistons, la trade giusta al momento giusto potrebbe fare da subito della squadra “giusta” una contender con tutte le carte in regola.

Marc Gasol e Mike Conley: Milwaukee Bucks con Gasol per il titolo

 

Rinunciando ad una parte sostanziosa dell’attuale second unit a disposizione di coach Mike Budenholzer, i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo potrebbero giocare la “carta Rasheed” e piombare sul lungo catalano dei Grizzlies.

Brook Lopez è stato sinora perfetto nel ruolo di “valvola di sfogo” per le penetrazioni di Antetokounmpo. Il lungo ex Brooklyn Nets viaggia in stagione con il 38.3% al tiro da tre punti, su una mole impressionante di tentativi a partita (6.6). Il contratto relativamente ecomomico (3.3 milioni per una stagione) e l’eta di Lopez non sono certo ciò che una squadra come Memphis cercherebbe in cambio di Marc Gasol.

Sacrificando i veterani Ersan Ilyasova e Tony Snell, ed aggiungendo al pacchetto i giovani ed interessanti D.J. Wilson e Sterling Brown (e presumibilmente una scelta futura al primo giro), i Milwaukee Bucks potrebbero arrivare a Gasol, e disporre così di un’alternativa a Lopez, aggiungendo playmaking, difesa accorta ed ulteriore pericolosità dall’arco (35.4% in stagione per Marc Gasol, dato analogo a quello di Ilyasova e leggermente più basso di quello di Brown, ma su una mole maggiore di tentativi). Una carta di valore per puntare già da quest’anno al bersaglio grosso, la Finale NBA.

D.J. Wilson e Sterling Brown, entrambi 23enni, hanno mostrato segnali di crescita incoraggianti in questa stagione. Il prodotto di Michigan Wilson ha sfruttato lo spazio concessogli da coach Budenholzer in uscita dalla panchina, rispondendo con medie da 5.9 punti e 4.6 rimbalzi a gara, con un ottimo 45.4% da dietro l’arco ed una discreta capacità di intimidazione a centro area (1,2 stoppate a gara per 36 minuti).

I nodi da risolvere? Ersan Ilyasova è titolare di un contratto lungo e oneroso (triennale da 21 milioni di dollari siglato nell’estate 2018), che lo renderebbe un “candidato ideale” per una veloce risoluzione contrattuale da parte dei Memphis Grizzlies. I Milwaukee Bucks non disporranno delle prime scelte al draft 2019 e 2021, e la prima scelta sacrificabile per Marc Gasol non sarebbe disponibile per i Grizzlies prima del 2023.

 

Marc Gasol e Mike Conley: Charlotte Hornets con Gasol per i playoffs

Sin da inizio stagione, la parola d’ordine per Kemba Walker e compagni è sempre stata una sola: playoffs. Post-season che a Charlotte manca dal 2016.

Kemba Walker compirà 29 anni il prossimo 8 maggio, e diventerà free agent in estate. La situazione salariale degli Hornets è bloccata dai contratti, lunghi ed onerosi, di Nicolas Batum, Bismack Biyombo e Cody Zeller, giocatori con poco appeal sul mercato.

Il secondo miglior giocatore della squadra è probabilmente l’ex OKC Thunder Jeremy Lamb. L’esplosione del secondo anno per Malik Monk da Kentucky tarda ad arrivare, e forse mai arriverà nonostante il potenziale e la giovanissima età (20 anni). Per gli Charlotte Hornets, arrivare a Marc Gasol significherebbe accrescere le possibilità di una buona posizione di ingresso ai playoffs. Per farlo, il neo-GM Mitch Kupchak dovrebbe rinunciare ad uno (forse ad entrambi) dei due migliori prospetti di cui la squadra dispone: Monk e Miles Bridges da Michigan State, selezionato con la chiamata numero 12 al draft NBA 2018.

La coppia Monk-Bridges potrebbe convincere i Grizzlies ad accogliere il pesante contratto di Bismack Biyombo (ancora 2 anni e 34 milioni di dollari) o Cody Zeller (3 anni e circa 33 miioni di dollari). L’aggiunta di Frank Kaminsky (interessante ma mai sbocciato, e free agent in estate), potrebbe sbloccare la situazione.

Il solo Marc Gasol rappresenterebbe per Charlotte un enorme progresso rispetto all’attuale front-line a disposizione di coach James Borrego. A fine stagione, il 35enne Gasol potrebbe decidere di sfruttare la sua player option sull’ultimo anno di contratto, rimanendo una stagione di più in North Carolina, o decidere di diventare free agent. Per gli Hornets, in ogni caso la prospettiva più simile ad una “win-win situation” oggi possibile.

 

Marc Gasol e Mike Conley: Detroit Pistons con Conley per Blake Griffin

Le squadre NBA si costruiscono in due modi: scegliendo bene al draft ed indovinando il (o i) free agent giusto quando l’occasione si presenta. I Detroit Pistons non hanno fatto nessuna delle due cose.

Gli ultimi draft hanno portato nella Motown giocatori come Stanley Johnson (2015), grande prospetto da Arizona appena tre anni fa ed ora separato in casa, in attesa di accasarsi altrove in estate. il tiratore mancino Luke Kennard da Duke (2017), pescato alla numero 12, si è sinora dimostrato tiratore di stirpe anche a livello NBA, ma poco altro (1.3 assist e 0.9 palle perse a partita in stagione), mentre il pariruolo scelto con la chiamata successiva dagli Utah Jazz… si, lo sappiamo.

La free agency? Un solo nome: Reggie Jackson da Colorado, via Oklahoma City Thunder. Dopo quattro scalpitanti stagioni alle spalle di Russell Westbrook nel midwest, la grande occasione di un quinquennale da 80 milioni di dollari con i Detroit Pistons, decisi a fare di “RJ” il braccio armato del giovane Andre Drummond.

Quasi 5 anni e tanti infortuni dopo, Reggie Jackson rappresenta per i Pistons la più classica delle scelte sbagliate. Poco playmaking (4.2 assist in stagione, a fronte di 1.8 palle perse), poco tiro da fuori per rappresentare una minaccia in posizione di shooting guard di fianco all’affidabile veterano Ish Smith. La trade che nel febbraio scorso portò Blake Griffin a Detroit fu più che giustificabile. Aggiungere un All-Star affermato ed ancora giovane (29 anni) per “mettere una pezza” e sperare almeno nei playoffs.

I primi sei mesi in maglia Pistons dell’ex LA Clippers non sono bastati. I Detroit Pistons 2018\19 (21-27) sono tenuti in zona playoffs solo dalla debolezza delle avversarie. Ciò che resta dei migliori anni di carriera di Blake Griifin (per il quale i Pistons hanno “ingoiato” un contratto enorme, aggravata da una “trade kicker” del 15%) sta andando sprecato, l’highlight più bello in stagione di Reggie Jackson rimarrà probabilmente il surreale “video-bombing” con cui l’ex point-guard dei Thunder interrompe la tirata di Griffin su maturità e serietà di squadra, a fine partita.

Mike Conley è il giocatore più antitetico a Jackson che si possa immaginare. Difesa, tiro, esperienza, conoscenza oxfordiana del pick and roll farebbero di Conley il giocatore perfetto per Blake Griffin, abituato ai lob di Chris Paul (non a caso, in assenza Ish Smith, coach Dwane Casey ha affidato per lunghi tratti le chiavi della squadra al vecchio Jose Calderon).

L’arrivo di Mike Conley significherebbe l’automatica partenza di Reggie Jackson. I Pistons potrebbero offire.. di tutto a Memphis, per averlo. Detroit dispone della totalità delle proprie future prime scelte. Luke Kennard può e deve crescere, Lanston Galloway è giocatore d’esperienza ed affidabile, nonostante i limiti. Il contratto di Reggie Jackson è pesante (ancora 2 anni e 25 milioni di dollari) ma – una volta perso Conley – i Grizzlies avranno bisogno di una point-guard di livello (no, Shelvin Mack e Jevon Carter non sono la risposta).

 

Marc Gasol e Mike Conley: Orlando Magic con Conley per trattenere Vucevic

 

Chi è il giocatore franchigia degli Orlando Magic? Mo Bamba? Troppo giovane. Evan Fournier? Buono, ma non buonissimo. Aaron Gordon? Si, ma no. Nikola Vucevic? Si, ma sarà free agent tra pochi mesi.

Vucevic, 28 anni e protagonista di una stagione da All-Star Game, rappresenta ciò che di più vicino esista ad un giocatore franchigia per gli Orlando Magic dai tempi di Dwight Howard. Perdere il montenegrino a luglio significherebbe per Orlando reimbarcarsi in una estenuante ricostruzione fondata sul giovane ed atipico duo Jonathan Isaac-Mo Bamba. Evan Fournier ha 27 anni, un contratto blindato sino al 2021 (player option) ed è già probabilmente all’apice della sua carriera.

Aaron Gordon rimane un costoso mistero. Punti di media giù, assist su (3.4 contro i 2.3 dello scorso anno), tiri liberi tentati a partita: 3.2 (meglio di lui J.J. Redick, Jeremy Lin, Bojan Bogdanovic e DeMarre Carroll). I Magic punteranno ancora su di lui e sul suo contratto (primo anno di un quadriennale “a scendere” da 85 milioni di dollari), nonostante tutto.

La point-guard titolare degli Orlando Magic è oggi l’usato sicuro D.J. Augustin. Elfrid Payton è stato archiviato mesi fa, Jerian Grant è sparito presto dalle carte nautiche di coach Steve Clifford, che nelle ultime uscite gli ha preferito il rookie undrafted da Kentucky Isaiah Briscoe.

Se i Magic vogliono trattenere Vucevic (che a 28 anni è stanco di perdere), dovranno dimostrarlo. Sfruttare gli ultimi due\tre anni di carriera ad alto livello di Mike Conley, e scommettere sulla sua capacità di migliorare i compagni (Aaron Gordon su tutti) potrebbe valere la pena di sacrificare uno tra Bamba e Isaac.

Evan Fournier sarebbe il predestinato a partire assieme ad uno dei due giovani talenti, Jonathon Simmons o D.J. Augustin chiuderebbero il pacchetto da girare a Memphis. Inserire Gordon al posto di Fournier sarebbe probabilmente chiedere troppo, da parte dei Grizzlies.

Grizzlies in dismissione, si valutano proposte per Marc Gasol e Mike Conley. Il nodo Chandler Parsons

Kyla Kuzma, Mike Conley and Marc Gasol. Los Angeles Lakers vs Memphis Grizzlies at FedExForum

Aria di dismissione in casa Memphis Grizzlies. Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, i Grizzlies potrebbero prendere in “seria considerazione” l’ipotesi di cedere le due star della squadra Marc Gasol e Mike Conley.

Nelle prossime settimane, il front office della franchigia del Tennessee ascolterà eventuali offerte per i due giocatori. L’obiettivo dei Grizzlies (19-28) sarà quello di ottenere in cambio della coppia Gasol-Conley scelte future, giocatori giovani e contratti in scadenza.

La crisi tecnica, di risultati e di nervi in cui la squadra allenata da coach J.B. Bickerstaff pare irreversibilmente caduta dopo una prima parte di stagione positiva (un disastroso record di 3-17 seguito alla vittoria di Portland del 13 dicembre scorso, striscia aperta di 6 sconfitte consecutive) avrebbe convinto dirigenza e proprietà ad accelerare il processo di ricostruzione della squadra attorno al promettente rookie Jaren Jackson Jr.

Nei giorni scorsi, il proprietario della squadra Robert Pera ha incontrato la sua coppia di star, sebbene fonti citate da ESPN rivelano come nessuno dei due giocatori abbia ufficialmente chiesto di lasciare Memphis in tale occasione.

Memphis Grizzlies, Gasol-Conley, il nodo Parsons…

 

I Grizzlies cercheranno da qui al prossimo 7 febbraio di ottenere il massimo da un’eventuale trade. Il General Manager Chris Wallace è inoltre da settimane al lavoro per trovare acquirenti per l’ala Chandler Parsons, reduce da sole 73 partite giocate in più di due anni in Tennessee e titolare di un quadriennale da 96 milioni di dollari complessivi, firmato nel 2016.

Parsons, dichiarato a fine dicembre idoneo a scendere in campo, è attualmente in rotta con la dirigenza, e di comune accordo con la squadra ha fatto recentemente ritorno a Los Angeles per proseguire la preparazione, in attesa di sviluppi. In caso di mancata trade, le parti potrebbero accordarsi per una risoluzione contrattuale.

Mike Conley, 31 anni, è al secondo anno di un contratto quinquennale da 153 milioni di dollari complessivi (early termination option sull’ultimo anno). Marc Gasol è invece attualmente al quarto anno di un’estensione contrattuale da 5 anni e cira 110 milioni di dollari. L’ultimo anno di contratto prevede una player option, che se esercitata farà di Gasol un unrestricted free agent a partire dal prossimo 1 luglio.

…Ed i Boston Celtics

 

La scelta sulla cessione immediata del duo Gasol-Conley sarà legata anche alla questione draft.

I Boston Celtics detengono i diritti su una prima scelta dei Grizzlies per i prossimi 3 anni (2019-2021), risultato della trade che coinvolse nel 2015 l’ala Jeff Green. L’opzione sulla prima scelta 2019 sarà protetta sino all’ottava chamata (ovvero, la scelta rimarrà a Memphis in caso questa risultasse tra le prime otto di lotteria). La scelta 2020 sarà invece protetta sino alla sesta chiamata, mentre la scelta 2021 sarà priva di restrinzioni.

I Grizzlies hanno finora resistito a qualsiasi tentazione di ricostruzione totale con l’intenzione di “sbarazzarsi” dei Celtics, cercando di girare al GM dei bianco-verdi Danny Ainge la scelta meno pregiata possibile (quella del 2019, che passerebbe di mano dalla nona chiamata in su), in modo da tornare padroni del proprio destino.

La profonda crisi della squadra potrebbe però aver indotto il front office dei Grizzlies a scegliere “l’uovo oggi”, come diremmo in Italia, cedendo subito la coppia di star Gasol-Conley e puntando alla scelta più alta possibile già in questa stagione (le attuali proiezioni sull’ordine di scelta al prossimo draft NBA pronosticano i Grizzlies tra la sesta e la nona chiamata), ed inevitabilmente nella prossima.

Tale scenario lascerebbe i Memphis Grizzlies privi della loro prima scelta nel 2021, sebbene per quell’epoca un’eventuale trade Gasol-Conley potrebbe aver lasciato in dote in Tennesse risorse ed asset con cui “consolarsi”.

Le sorprese NBA: Memphis Grizzlies e Milwaukee Bucks

sorprese NBA-Antetokounmpo-Risultati NBA gara 6

Sorprese NBA fino ad ora? Due squadre in particolare secondo noi si stanno mettendo in luce. I rankings stilati dagli esperti durante la preseason non prevedevano l’exploit di due squadre attualmente ai vertici delle rispettive Conference. Memphis Grizzlies e Milwaukee Bucks sono fino a questo momento le sorprese della stagione NBA. Oggi analizzeremo più attentamente come le due franchigie abbiano raggiunto gli ottimi risultati di inizio stagione.I Grizzlies sono addirittura in testa alla Western Conference, con il record di 12-5; i Bucks sono invece secondi dietro ai Toronto Raptors, a 2 vittorie di distanza, con il record di 13-4.

Sorprese NBA: Memphis Grizzlies, 12-7

Tra le corazzate e i team emergenti della Western Conference, i Grizzlies avrebbero dovuto trovare poche soddisfazioni e si sarebbero dovuti limitare a una stagione di transizione. Lo scorso anno infatti la squadra ottenne il pessimo record di 22-60, piazzandosi al penultimo posto. La sfortuna perseguitò i Grizzlies, che videro i loro migliori giocatori, Conley e Gasol, fermati dagli infortuni. Abbandonate precocemente le speranze di post-season, la dirigenza decise di puntare a una scelta alta al Draft 2018. Nemmeno la lottery fu favorevole, facendo scivolare la scelta di Memphis, che deteneva il secondo peggior record, dalla seconda alla quarta. A posteriori, Memphis può dirsi lieta di aver pescato un talento come Jaren Jackson Jr. Il rookie continua infatti a stupire per la costanza di rendimento sia giocando da ala grande che da centro. Deve ancora migliorare dal punto di vista offensivo, mentre difensivamente è già un fattore, come confermano le statistiche (0.3 Off/Win shares, 0.9 Def/Win shares).

 

In questa azione Jackson cancella il tentativo di Marvin Bagley III, scelto due chiamate prima di lui al Draft ’18.

Il rendimento dell’intera squadra è però principalmente dovuto non al talento dei giovani, ma alla concretezza dei veterani. Marc Gasol e Mike Conley sembrano tornati in piena forma e garantiscono un contributo solido both ends ogni notte. Il centro spagnolo in 34 minuti sul parquet mette a referto 17 punti e quasi 10 rimbalzi di media. Conley, principale terminale offensivo della squadra (28% di Usage), ne mette 20 e 6 assist di media.

La forza dei Grizzlies rimane, come da tradizione, la difesa, che concede agli avversari 104.7 punti per 100 possessi, il quarto miglior dato della lega. I giocatori sembrano consapevoli di questa qualità e sono pronti a sacrificarsi per la causa.

 

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A family that grinds together, shines together. 11-5 📸 ✅

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Le prospettive

Continuare su questa strada, rimanendo al vertice della Western Conference, significherebbe andare oltre ogni più rosea aspettativa. Restare tra le prime otto fino alla fine dell’anno sembra invece un obiettivo più realistico, a patto che i giocatori chiave delle rotazioni rimangano sani. Anche in caso di infortuni, i Grizzlies non potranno puntare al Draft, dato che la loro scelta, protetta entro le prime 8, è destinata a Boston. Aspettiamoci quindi una Memphis pronta a dar battaglia per un posto in post-season fino all’ultimo minuto di questa stagione.

Aggiornamento

Negli ultimi giorni, Memphis ha dato qualche segno di calo fisico. Sono arrivate due sconfitte consecutive, la prima all’overtime contro degli ottimi Clippers e la seconda in casa contro New York. In seguito a questi risultati negativi, i Grizzlies hanno abbandonato la testa della Western Conference. Coach Bickerstaff dovrebbe preoccuparsi non per le sconfitte, ma per il primo calo di energie dei suoi veteran., In particolare Mike Conley è parso stremato nel finale contro i Knicks, dopo aver trascinato i suoi per gran parte del match.

Sorprese NBA: Milwaukee Bucks, 14-5

I Bucks vennero eliminati agli scorsi playoffs dai Boston Celtics privi di Irving e Hayward. Un risultato deludente secondo la dirigenza della franchigia del Wisconsin, che ha perciò puntato su un allenatore di successo come Budenholzer. L’ex allenatore di Atlanta ha potuto ottenere in off-season un roster più congeniale alle sue idee di basket e alle caratteristiche della stella Antetokounmpo. Sono infatti arrivati in free agency Brook Lopez, Ersan Ilyasova e Pat Connaughton, tutti ottimi tiratori da tre punti. Il cambiamento del sistema di gioco è stato radicale. I Bucks sono primi in Nba per tiri da tre punti tentati (40 a partita!) e segnati (15 di media). Migliorare lo spacing significa esaltare di conseguenza l’abilità di Antetokounmpo e compagni ad attaccare il ferro, come evidenzia l’incredibile 58% di tiri da due punti realizzati (i Bucks sono primi nella lega in questa statistica). I miglioramenti si sono visti anche in fase difensiva. Milwaukee è prima per percentuali dal campo concesse agli avversari (solo il 42%) e seconda per rimbalzi difensivi totali. Controllare il proprio tabellone per aprire la transizione offensiva: questo il principio chiave del basket di Budenholzer.

I dati elencati riassumono lo strapotere attuale di Milwaukee sull’intera lega. La squadra di Antetokounmpo è prima per Offensive Rating e seconda nel Defensive Rating. La concretezza del gioco di Budenholzer non esclude giocate spettacolari da parte del giocatore attualmente in testa alla corsa all’Mvp, Giannis Antetokounmpo:

 

Le prospettive

I Bucks vogliono diventare una certezza, non più una sorpresa. Per farlo, l’obiettivo minimo è il fattore campo al primo turno playoff. Tuttavia, il potenziale del Greek Freak sembra non avere limiti: che sia questo l’anno buono per agguantare il primo posto nella Eastern Conference, con annesso titolo di Mvp?

Aggiornamento

Nell’ultima settimana i Bucks hanno perso per la prima volta tra le mura amiche, contro una squadra non dalle alte pretese come i Phoenix Suns. La sconfitta è parsa però frutto di un’episodica cattiva prestazione, dal momento che Antetokounmpo e compagni si sono subito ripresi vincendo in back to back contro San Antonio. Il Greek Freak ha trascinato ancora una volta i suoi con una prestazione straordinaria da 34 punti, 18 rimbalzi e 8 assist, rimanendo in testa alla corsa per l’Mvp.

 

 

Memphis Grizzlies: gli orsi stanno tornando a graffiare

Trade Marc Gasol-Grizzlies-Raptors-marc-gasol-conley

Un anno di letargo. Una stagione di tanking. Un anno di riposo. Una stagione per ricostruire. Un anno nella tana. Una stagione lontano dai grandi palcoscenici. Ora gli orsi stanno tornando a graffiare, cacciare, sbranare. I Memphis Grizzlies sono di nuovo sulla strada per essere una delle squadre protagoniste nella Western Conference. Merito di coach Bickerstaff, capace di attuare quel “ritorno al futuro” di cui vi avevamo raccontato con fare (per ora) profetico. Merito dei veterani, capaci di inculcare nei giovani e nei nuovi arrivi la vecchia logica del Grit&Grind. Merito dei giovani, talentuosi e pronti a recepire i messaggi tecnici e tattici, ma anche ad abituarsi in fretta all’atmosfera. Merito dei nuovi comprimari, acquisiti azzeccati e ben inseriti nell’ingranaggio.

Coach Bickerstaff ha cominciato al meglio la propria avventura ai Memphis Grizzlies
Coach Bickerstaff ha cominciato al meglio la propria avventura ai Memphis Grizzlies

Difesa, difesa e ancora difesa

Il record dei Memphis Grizzlies dice 12-5, i punti subito per 100 possessi appena 103.3. Guarda che strana coincidenza. Quello su cui i Grizzlies, tra il 2011 e il 2017, avevano costruito i loro successi ora torna a essere un fattore primario e imprescindibile. Gli avversari della squadra del Tennessee tirano con appena il 44.9% dal campo. E se la protezione dell’area grazie alla stazza di Gasol e alle leve lunghe di Jackson è punto di forza evidente, anche la difesa del perimetro funziona in maniera più che sufficiente, concedendo alle squadre avversarie appena il 34.6% da tre punti. Merito degli esterni, la cui asfissiante pressione parte già dal leader Mike Conley, che è sempre un segnale importante. I Grizzlies riescono a forzare gli avversari a ben 18 palle perse a match, un’infinità, limitando gli assist ad appena 23.2.

Mike Conley è leader dei Memphis Grizzlies prima di tutto in difesa
Mike Conley è leader dei Memphis Grizzlies prima di tutto in difesa

In tutto questo, il Fedex Forum sta tornando un autentico fortino. Il record casalingo per ora parla di 7 vittorie in 8 gare. E, altra curiosa (o forse no) casualità, in casa la difesa dei Grizzlies sale ulteriormente di livello. I punti subiti su 100 possessi sono appena 100.3, gli avversari tirano con il 43.6% dal campo e con il 32.6% da tre punti. In pratica le squadre ospitate in quel di Memphis sono costrette a spadellare, dovendo tentare circa 33 triple ad ogni uscita, grazie soprattutto all’area costantemente intasata, come testimoniato anche dalle 5.5 stoppate rifilate mediamente ai penetratori avversari. Su queste basi, la pericolosità dei Memphis Grizzlies per le concorrenti non può che continuare a crescere. Gli orsi saranno squadra tignosa e fastidiosa anche per i team più attrezzati della Western Conference.

L’attacco dei Memphis Grizzlies intorno a Conley e Gasol

Conley e Gasol. Gasol e Conley. I pilastri su cui si regge l’attacco dei Memphis Grizzlies sono ancora loro. Dalle loro giocate, in isolamento o inserite in giochi a due, si sviluppa il più delle volte la trama delle azioni offensive. I due segnano oltre 37 punti a partita in coppia, raccolgono 13.2 rimbalzi e distribuiscono 10 assist. Il loro esser fattori prima di tutto in difesa fa seguire l’assoluta fiducia dei compagni, che quest’anno stanno rispondendo presente. Emblematico il caso di un sorprendente Garett Temple da 11.5 punti e quello di un Shelvin Mack in doppia cifra. E intorno a loro cresce anche il talento di Jaren Jackson (12.6 punti), capace di usare il proprio atletismo come di colpire dal perimetro (pur dovendo migliorare il 27% dall’arco). Un attacco finalmente vario in cui il tiro da tre punti finalmente funziona (36.9%) e che rende i Grizzlies una squadra moderna, pur costruita sui suoi vecchi fondamenti di cattiveria agonistica e aggressività difensiva. Una vera autentica mina vagante.

 

 

Una sequenza di attacco e difesa dei Memphis Grizzlies

Spurs, Rudy Gay contro gli arbitri: “Partita decisa da due fischi sbagliati”

La dodicesima vittoria stagionale dei Memphis Grizzlies è arrivata solo negli ultimi 1.2 secondi di gioco, sul campo dei San Antonio Spurs.

All’AT&T Center di San Antonio, Grizzlies-Spurs finisce 104-103.

Con poco più di un secondo da giocare, e gli Spurs (8-9) in vantaggio per 103-102, Marc Gasol riceve una rimessa in campo laterale dall’ex di giornata Kyle Anderson, aspetta il recupero difesivo di Rudy Gay, genera un contatto con la spalla sinistra, tira e si guadagna i due tiri liberi della vittoria Grizzlies (12-5).

Il fischio arbitrale, sul tiro sbagliato di Gasol, lascia di sasso Gay e gli Spurs. Gli arbirti si avvicinano al tavolo per consultare l’istant replay (per giudicare se il contatto falloso non sia avvenuto a tempo scaduto), mentre il catalano dei Grizzlies si prepara in lunetta.

La chiamata arbitrale viene confermata. Gasol mette a segno entrambi i liberi con 0.7 secondi rimasti sul cronomentro della gara, e costringe Gregg Popovich ad un timeout per avanzare il pallone e tentare il miracolo a fil di sirena.

Grizzlies-Spurs: Rudy Gay: “Fa arrabbiare perdere così”

Situazione analoga alla precedente, a parti invertite, per l’ultimo attacco Spurs. LaMarcus Aldridge riceve da DeMar DeRozan in posizione frontale e si alza da tre punti. Marc Gasol contesta il tiro di Aldrige, e mentre l’ex stella dei Portland Trail Blazers ricade a terra, il lungo di Memphis lo tocca con il fianco destro.

Un contatto simile al precedente, subito da Rudy Gay. Nessun fischio però parte dalla terna arbitrale, e la partita termina sul 104-103 Grizzlies.

Agli Spurs non resta che tornare negli spogliatoi, cercando di non riversare la frustrazione di un finale così amaro in dichiarazioni troppo ostili nei confronti degli arbitri.

Nel post gara, Aldridge e Rudy Gay hanno parlato a lungo del doppio episodio, lamentando soprattutto il mancato fischio sull’ultima giocata di LaMarcus.

L’unica cosa che posso dire, è che c’è stato molto più contatto sul mio tiro, piuttosto che su quello precedente di Marc (Gasol, ndr). Immagino si possa dire che ci sono fischi difficili che vengono presi, e fischi altrettanto difficili che non vengono presi

– LaMarcus Aldridge dopo Grizzlies-Spurs –

DeMar DeRozan osserva, a proposito del tiro di Aldridge: “Credo fosse fallo. Anzi, sono sicuro fosse un fallo. Questa è solo la mia opinione, ma credo che tutti stiano pensando la stessa cosa. Ormai, quel che è fatto è fatto

Decisamente più irritato a fine partita Rudy Gay, altro grande ex di giornata ed autore del fallo che ha condannato gli Spurs:

Fa arrabbiare, perché eravamo riusciti a rimontare. Abbiamo dato tutto quello che avevamo, ed è incredibile che una partita così venga decisa da una sola giocata. Memphis ha giocato bene e vinto, onore a loro. L’ultima giocata sarà però difficile per me da mandare giù, e non solo per me. Abbiamo sudato come dei pazzi per raddrizzare la partita, e siamo stati battuti così, su due giocate che non sono dipese dalla nostra volontà, o abilità del momento (…) Marc è quel tipo di giocatore, è bravissimo a procurarsi fischi del genere (…) abbiamo perso, e su due giocate, sulla prima viene fischiato un fallo su un movimento non di gioco, e sulla seconda c’è un chiaro fallo su un tentativo di tiro, e niente fischio

– Rudy Gay dopo Grizzlies-Spurs –

Il “Last 2 Minutes Report” ufficiale, curato dalla NBA, ha riconosciuto l’errore arbitrale sull’ultimo possesso Spurs. Secondo il report, il contatto tra Rudy Gay e Marc Gasol è stato correttamente sanzionato quale fallo sul tentativo di tiro del catalano.

Il contatto tra Marc Gasol e LaMarcus Aldridge è stato considerato falloso, sebbene questo non sia stato sanzionato dalla terna arbitrale.

 

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Grizzlies-Bucks, Memphis all’ottava vittoria, Connaughton: “Bucks, allarme difesa”

Gli ottimi Memphis Grizzlies di inizio stagione violano il Fiserv Forum di Miwaukee, e si concedono il lusso di infliggere a Giannis Antetokounmpo e compagni la quarta sconfitta stagionale.

I Grizzlies (8-5), guidati dall’inossidabile tandem Marc Gasol-Mike Conley, si impongono 116-113 e colgono invece l’ottava vittoria in stagione, una delle più prestigiose.

Le sorti dei Bucks (10-4) sono tendenzialmete legate alle percentuali da dietro l’arco dei tre punti. Milwaukee pesca una serata difficile al tiro, segnando solo 9 delle 35 triple tentate (25.7%). Il solo Marc Gasol ne segna invece ben 6 (su 12 tiri), e chiude la propria partita con 29 punti e 5 rimbalzi.

Le due squadre si scambiano parziali. Al primo quarto da 29-19 Memphis replica Milwaukee. Il primo tempo si chiude sul 48-45 Grizzlies.

Nel secondo tempo si segna di più. Memphis prevale solo nel finale, dopo aver sprecato un vantaggio di 15 punti a fine terzo quarto. MIke Conley prima, e poi Shelvin Mack dalla lunetta danno il +4 ai Grizzlies a 10 secondi dal termine.

I Bucks hanno un ultimo tentativo per pareggiare la partita, ma il tiro da tre punti scagliato da Khris Middleton è di difficoltà proibitiva anche per il prodotto di Texas A&M.

Milwaukee non capitalizza a propria volta un vantaggio di 8 punti a circa 9 minuit da termine, e subisce la prima sconfitta casalinga stagionale.

Grizzlies-Bucks, Marc Gasol: “Parte tutto dalla difesa”

Marc Gasol e Mike Conley segnano 55 dei 116 punti dei Grizzlies (26 con 4 assist per Conley), che ruotano solo 8 uomini e trovano 15 preziosi punti dalla panchina dal veterano Shelvin Mack.

Per i Grizzlies, ancora fuori Dillon Brooks (ginocchio sinistro KO, circa due mesi di stop), Chandler Parsons, ancora alle prese con i ben noti problemi alle ginocchia, e JaMychal Green (mandibola fratturata).

A fine gara, Marc Gasol individua nella buona difesa nei momenti decisivi della partita la chiave della vittoria:

Trovare il modo di fermare l’attacco, e parlarsi in difesa. Parte tutto da lì, bisogna parlarsi in difesa. Abbiamo avuto alcuni possessi in cui non abbiamo comunicato tra noi, non ci siamo aiutati. In quei frangenti gli abbiamo concesso due tiri facili da tre punti e due schiacciate, una cosa non da noi. Poi abbiamo ritrovato ritmo e presenza difensiva, siamo andati meglio

– Marc Gasol dopo Grizzlies-Bucks –

Il rookie Jaren Jackson Jr è rimasto in campo per soli 15 minuti, segnando però ben 13 punti, seppur limitato dai problemi di falli e dai quintetti atipici schierati dall’head coach dei Bucks Mike Budenholzer:

Abbiamo tenuto duro e lottato, è stata una partita di parziali, e noi abbiamo avuto l’ultima parola. sapevamo che sarebbero ritornati sotto dopo il terzo quarto, ma abbiamo saputo mantenere la calma

– Jaren Jackson Jr dopo Grizzlies-Bucks –

Grizzlies-Bucks, Connaughton: “Siamo una buona squadra, dobbiamo diventare grandi”

Pat Connaughton è stato uno dei migliori per i Bucks, in uscita dalla panchina. Per l’ex Blazers, 27 minuti di gioco, 16 punti, 6 rimbalzi, 2 recuperi ed un apporto fondamentale durante il tentativo di rimonta Milwaukee nel quarto periodo di gioco.

Per Connaughton, ciò che “separa le buone dalle grandi squadre” è la tenuta mentale sul lungo periodo. I Bucks, reduci da una trasferta ad ovest, sono 3-4 nelle ultime sette partite, dopo una partenza perfetta:

Questione di energia profusa. Vogliamo diventare più continui ad alti lvelli, dobbiamo fare in modo di non avere questi cali di tensione, questo è ciò che separa le buone e le grandi squadre. Una cosa della quale non possiamo assolutamente fare a meno è difendere. Quando i tiri non entrano è la difesa che ti tiene a galla, e non sempre siamo in grado di fare ciò. Troppi tiri facili concessi a Gasol? Si, ma il problema è a monte, dobbiamo mettere più pressione sulla palla, stare più vicini all’attaccante (…) Marc e Mike (Gasol e Conley, ndr) hanno giocato benissimo, i Grizzlies sono una buona squadra, ma dipende da noi. Siamo potenzialmente una grande squadra, dobbiamo essere all’altezza di tale potenziale, non possiamo permetterci di andare sotto di 15-16 punti contro una squadra come Memphis, nel pieno di un giro di trasferte. A Portland negli ultimi due anni ho imparato che la difesa fa la differenza, ai playoffs ed in stagione regolare. E’ l’organizzazione difensiva che ti tiene in partita quando le cose in attacco non vanno bene (…) arriverano altri momenti in cui i tiri non entreranno, non dobbiamo farci soprendere

– Pat Connaughton dopo Grizzlies-Bucks –

 

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Manuale Memphis Grizzlies 2018/2019: ritorno al futuro

The Athletic-Mike Conley-Utah-Jazz-Memphis Grizzlies 2018/2019

Il nostro Manuale Memphis Grizzlies 2018/2019 si ispira al titolo di un insigne film: ritorno al futuro. Che c’entra questo con la franchigia del Tennessee? Il difficile passaggio da una pallacanestro tanto fisica quanto vintage, che ha portato il team alle vette più alte della propria storia, a un’altra fatta di velocità e gioco sul perimetro si è rivelata più difficile del previsto, culminando nell’infausta ultima stagione. Il futuro dei Grizzlies dipende dalla possibilità di inculcare nei giovani talenti le sequenze migliori di quel vecchio, ma altresì efficace, sistema di gioco, in modo da coniugarlo con quegli aspetti che sono imprescindibili nella pallacanestro contemporanea.

MANUALE MEMPHIS GRIZZLIES: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 22-60
  • Piazzamento: seed #14, Western Conference
  • Offensive rating: 101.8
  • Defensive rating: 108.2
  • Team leaders: Tyreke Evans (19.4 PTS); JaMychal Green (8.4 REB); Tyreke Evans (5.2 AST)
Tyreke Evans-Lakers-Evans-Lakers
Tyreke Evans, rinato nell’ultima stagione, può essere una perdita importante per Memphis

MANUALE MEMPHIS GRIZZLIES: I MOVIMENTI ESTIVI

Il mercato estivo dei Memphis Grizzlies si è rivelato più movimentato rispetto alle abitudini della società. Prima di tutto, in uscita la perdita più rilevante non può che essere quella di Tyreke Evans, giocatore rinvigorito nelle sue capacità di tuttofare durante l’ultima annata, bravo a farsi notare in una squadra quasi alla deriva. In entrata, il front office si è mosso, come sempre, nella direzione di giocatori di complemento che possano essere utili al collettivo. In questo senso vanno intesi gli arrivi di Kyle Anderson, che avrà tanto spazio a disposizione per ostentare il proprio talento offensivo, di Garrett Temple e di Omri Casspi, esterni di grandi fisicità ed esperienza, che potranno servire da esempio di dedizione difensiva per i giovani del roster. Il colpo più allettante è arrivato dal Draft, che portava in dote una golosa quarta scelta, concretizzatasi nel di Jaren Jackson, ala-centro molto moderna, dal poderoso atletismo e dotato di buon tocco; se incrementasse la propria massa muscolare e la propria attenzione difensiva, Jackson potrebbe essere la presa più sottovalutata dell’ultimo Draft.

MANUALE MEMPHIS GRIZZLIES: L’ANALISI

Si parlava di ritorno al futuro, partiamo proprio dal ritorno. I Grizzlies dei tempi migliori (dal 2011 al 2015 circa) si caratterizzavano soprattutto per la loro inespugnabile difesa, brava soprattutto nel proteggere il pitturato, ma anche nel mettere un’adeguata pressione sul perimetro. Ora, di quel gruppo sono rimasti solo Mike Conley e Marc Gasol. Tra i virgulti del roster non si può dire che abbondino i valori di grinta e cattiveria agonistica tipici dell’ambiente e della franchigia. Eppure, i due giocatori del corso precedente sono le stelle della squadra e, tra gli altri veterani (Temple, Casspi), non mancano buoni difensori. La capacità di coach Bickerstaff di infondere nei giovani Dillon Brooks, Andrew Harrison, Jaren Jackson e Kyle Anderson le virtù difensive tipicamente Grizzlies sarà il vero ago della bilancia della stagione nel Tennessee.

Il principale asse offensivo sarà ancora quello formato da Conley e Gasol.

E in attacco? Tutto non potrà fare a meno di nascere dai giochi a due tra Conley e Gasol, ancora più pericolosi da quando lo spagnolo ha aggiunto al proprio arsenale il tiro dall’arco. Ma questi giochi non dovranno semplicemente servire a far produrre punti alle due star, ma anche ad aprire spazi per gli altri giocatori. In questo senso, la capacità di Dillon Brooks di far male dal perimetro (35.6% da tre punti nella scorsa annata), unita alle discrete mani di Jaren Jackson e JaMychal Green, potrà essere un’arma molto tagliente per le difese avversarie. In tutto ciò non va dimenticato Chandler Parsons, che, se sano, può essere, quantomeno, un ottimo tiratore in spot up. E con Conley in panchina? Alzare il ritmo, sulla spinta di Kyle Anderson e Andrew Harrison, due giocatori molto bravi ad andare al ferro, ma carenti nel tiro da tre punti. Ad aiutarli dovrà essere l’estroso ed imprevedibile Mario Chalmers. L’atletismo di diversi giocatori a roster (Green, Jackson su tutti), in collusione con l’adeguata mentalità, può coniugare la vecchia efficienza difensiva a una pallacanestro con transizioni offensive più rapide e maggior (oltre che migliore) uso del tiro dal perimetro. Tornare al futuro per salvare la Memphis cestistica.

CONCLUSIONE

Se le condizioni di sui sopra, di non facile realizzazione, andassero a buon fine, nulla impedirebbe ai Grizzlies di partecipare alla lotta per gli ultimi posti playoff del Selvaggio West. In caso contrario, l’unica soluzione potrebbe essere quella del tanking, per guadagnare un’altra scelta elevata al Draft e per evitare la mediocrità del Limbo.

 

 

Shaq: “Oggi i lunghi NBA sono soft, segnerei 50 punti a partita”

Rockets v Lakers Shaq

Shaquille O’Neal: “Nella NBA di oggi segnerei 50 punti a partita”. Il centro più dominante di sempre sostiene che non avrebbe fatto alcuna fatica ad adattarsi all’odierno stile di gioco, fatto di alto numero di possessi, tiro da tre punti e lunghi mobili.

Shaq ha partecipato all’ultimo episodio del podcast ufficiale del Los Angeles Lakers, squadra con cui tra 2000 e 2002 ha vinte tre dei quattro titoli NBA conquistati in carriera.

Il giudizio espresso da O’Neal sui suoi ipotetici pari-ruolo ed avversari nella NBA del 2018 è – come tipico del personaggio – netto.

In una epoca distinta da grandi big-men che hanno aggiunto alla presenza a centro area una dimensione perimetrale – giocatori come Joel Embiid e Karl-Anthony TownsShaq non avrebbe comunque modificato il proprio stile di gioco.

Shaquille O’Neal: “I lunghi NBA di oggi sono soft, il mio stile di gioco non cambierebbe”

Le parole di O’Neal – che da una parte rientrano nella stucchevole questione su quale pallacanestro fosse la migliore, la più fisica o la più ricca di talento individuale – hanno il pregio di spiegare alcuni tratti della visione dello Shaquille O’Neal giocatore, e del suo modo di intendere il proprio ruolo.

O’Neal è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, nonché uno dei più sicuri dei propri mezzi:

Se giocassi oggi, di certo non mi ridurrei a tirare da tre punti. Non è questo ciò che un lungo deve fare. Oggi, nella NBA, segnerei 50 punti a partita, e senza tiri liberi. I giocatori di oggi non giocano in modo fisico. Si lamentano, piagnucolano. Ed io ne approfitterei ogni volta (…) tutti questi lunghi potranno anche segnare da tre punti, poi però dovrebbero difendere su di me, dall’altra parte, e con 3, 4 falli a carico, li farei pagare dazio (…) in carriera, ho sofferto qualche volta contro giocatori che si allontanavano da canestro, ma ho battuto tutti sotto canestro. Oggi ne farei 40 di media, facili

– Shaquille O’Neal sui lunghi NBA moderni –

Dennis Rodman in marcatura contro Shaquille O’neal

Nel corso delle ultime 2-3 stagioni, anche lunghi “classici” come Marc Gasol o DeMarcus Cousins hanno in parte adattato il proprio gioco, allargandolo oltre la linea dei tre punti.

Lo strapotere fisico di Shaquille O’Neal si affermò in un’era ricca di uomini d’area fisici come Patrick Ewing, Hakeem Olajuwon, David Robinson, Dennis Rodman, Alonzo Mourning, Dikembe Mutombo o il primo Tim Duncan.

Di sicuro, nella NBA moderna la presenza di un giocatore “alla O’Neal”, restio a lasciare l’area dei tre secondi, creerebbe dei problemi difensivi alla propria squadra.

“The Big Aristotle” si dice sicuro che eventuali problemi di accoppiamento difensivo sarebbero però “annullati” nella metà campo offensiva, dove la sua fisicità dominante si rivelerebbe un valore aggiunto su avversari non abituati ad un gioco fisico d’altri tempi:

Un sacco di gente dice: ‘oggi il gioco è così diverso…’ Ed è quando c’è una tendenza ben precisa che tu devi fare qualcosa di diverso. Tutti tirano da tre punti? Io vado a giocare in mezzo all’area (…) Correre e tirare costa fatica: tanti giocatori cercherebbero di condurmi fuori dall’area dei tre secondi, per tutta la partita. Nel quarto periodo pagherebbero però la fatica di dovermi marcare. Ed io sarei il giocatore fisico di sempre, farei sentire loro il fisico con contatti duri, per tutto il tempo, avanti e indietro (…) è una questione psicologica: loro saprebbero che ad ogni azione ci sarà un contatto duro