Markelle Fultz, il recupero prosegue: “I risultati si vedono”, ritorno in campo ad ottobre

Il recupero di Markelle Fultz?Prosegue alla grande“, nelle parole del diretto interessato.

Salvo sorprese, la lunga stagione degli Orlando Magic (33-38) terminerà il prossimo 12 aprile, in maniera non dissimile (per risultati) dalle precedenti sei. Nikola Vucevic e compagni si trovano aggi al nono posto nella Eastern Conference, ad una partita e mezza dai Miami Heat.

Il calendario dei Magic prevede nei prossimi giorni trasferte insidiose (Detroit, Indianapolis, Toronto) ed uno scontro diretto contro Dwyane Wade e soci, in Florida il prossimo 26 marzo. Le speranze di post-season, gli uomini di coach Steve Clifford se le giocheranno qui.

Chi non prenderà parte al finale di stagione, ed ad un eventuale primo turno di playoffs, sarà il nuovo acquisto della squadra, Markelle Fultz. L’ex prima scelta assoluta del draft NBA 2017 ha salutato Philadelphia ed una situazione compromessa lo scorso 7 di febbraio, trovando nella Florida e nei Magic l’ambiente giusto per tentare un rilancio.

Fultz sta affrontando un lungo percorso di riabilitazione dopo la diagnosi di “sindrome dello stretto toracico superiore” all’altezza della spalla destra. Gli Orlando Magic hanno dichiarato da subito di non avere intenzione di forzare il recupero del prodotto di Washington, che avrà un’intera estate davanti a sé per lavorare senza pressioni sul proprio gioco, sul proprio fisico e sui suoi limiti.

Markelle Fultz: “Il recupero? Tempo al tempo, i risultati si vedono”

Fisioterapia ed allenamenti la cura per il corpo e lo spirito della giovane point-guard dei Magic. Così Markelle a Josh Robbins di The Athletic:

Mi sento meglio, giorno dopo giorno. Una cosa che tanta gente non sa (riguardo alla sindrome dello STS, ndr) è che sintomi e disagio sono diversi a seconda dei casi. Ed è questo ciò su cui sto lavorando tutti i giorni in palestra: piccoli miglioramenti quotidiani. E sto facendo davvero grossi progressi

Qui ad Orlando” Prosegue Fultz “Nessuno mi mette fretta, l’obiettivo è un pieno recupero, ritornare in forma ed in salute. Bisogna dare tempo al tempo“. A Nikola Vucevic, Aaron Gordon e Evan Fournier il compito di raggiungere la post-season e gettare finalmente una base solida per il futuro.

Markelle Fultz ha un appuntamento con la prima palla a due della stagione 2019\20, ed avrà domani un’attacco NBA da guidare e tutta la libertà di giocare, sbagliare e rialzarsi, davanti a sé.

Magic, niente Markelle Fultz, coach Clifford: “Improbabile che sia pronto a breve”

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Magic, coach Steve Clifford rivela: “Non credo che vedremo Markelle Fultz in campo in questa stagione”.

Come riportato da ESPN, è improbabile secondo il capo allenatore degli Orlando Magic che l’ex prima scelta assoluta al draft NBA 2017 possa completare il percorso di riabilitazione in tempo per la fine della stagione regolare.

L’esordio in maglia bianco-blu per Markelle Fultz sarebbe quindi rimandato alla stagione 2019\20:

Sta ancora facendo riabilitazione, ed il lavoro sul campo è finora molto limitato. Il suo guaio alla spalla è una cosa seria, ha cominciato a riprendere confidenza col campo ma credo sarà molto difficile rivederlo in azione in questa stagione

Gli Orlando Magic (30-36) hanno ceduto nella serata di martedì per 114-106 sul campo dei Philadelphia 76ers, l’ex-squadra di Markelle Fultz. Il prodotto dell’università di Washington era stato spedito in Florida lo scorso 7 febbraio, in cambio di Jonathon Simmons e due scelte future (una prima ed una seconda scelta, rispettivamente previste per i draft 2020 e 2019).

Dopo un inizio di stagione difficoltoso, lo scorso 3 dicembre Fultz era stato fermato in via precauzionale dai Sixers e si era sottoposto a visite specialistiche per indagare a fondo sull’annoso problema alla spalla destra, che affliggeva la point-guard da Washington sin dall’estate 2017.

Esami specialistici avevano infine diagnosticato per Fultz una “sindrome dello stretto toracico superiore”, una compressione nervosa all’altezza dell’inserzione tra spalla e braccio che provoca intorpidimento e disequilibrio nella parte interessata, trattabile con sedute di fisioterapia e riabilitazione specifica.

In 33 gare con la maglia dei Philadelphia 76ers, Markelle Fultz ha viaggiato a 7.7 punti e 3.4 assist a partita, in due stagioni. Dopo la trade, l’ex Sixers ha proseguito il lavoro di riabilitazione a Los Angeles.

Three Points – Davis-Lakers, gioco a perdere

NBA scambi estivi-Anthony Davis in dubbio per l'ASG

La volata finale prima della sospiratissima pausa per l’All-Star Weekend è stata vissuta all’insegna delle strisce. Chiaramente non parliamo di droga, sebbene i giocatori siano stremati e soprattutto noi, arrivati a metà febbraio, non abbiamo ancora fatto battute su Mohamed Bamba. James Harden ha allungato a 31 la serie di partite con almeno 30 punti a referto (eguagliando Wilt Chamberlain) e Russell Westbrook ha scritto l’ennesima pagina di storia con 10 triple-doppie consecutive (superando Wilt Chamberlain). Anche i New York Knicks hanno centrato un ‘prestigioso’ record: le 18 sconfitte filate sono quanto di peggio la franchigia abbia mai fatto in 73 anni di vita. E dire che ce ne voleva, d’impegno…
Messa agli archivi la trade deadline, questa edizione di ‘Three Points’ non poteva che partire con il tema più ‘caldo’ delle ultime settimane: L’affaire Davis-Lakers.

 

1 – Davis-Lakers, gioco a perdere

Anthony Davis e LeBron James sognano un futuro insieme in maglia Lakers
Anthony Davis e LeBron James sognano un futuro insieme in maglia Lakers

Come cantava Amy Winehouse, Love is a losing game, ma anche la vicenda Anthony Davis – Los Angeles Lakers si è rivelata un gioco senza vincitori. Piccolo riassunto, per chi si fosse sintonizzato solo ora: Anthony Davis è uno dei migliori giocatori NBA, le cui ambizioni di gloria sono però limitate da una squadra, i New Orleans Pelicans, che non riesce a uscire dal tunnel della mediocrità. Qualche settimana fa, Davis comunica al suo agente, Rich Paul, il suo desiderio di cambiare aria, e quest’ultimo pensa bene di rivelare la notizia al ‘principe’ del mercato NBA, il giornalista Adrian Wojnarowski. Non solo: Paul informa la stampa che al suo assistito piacerebbe davvero giocare con i Lakers, tanto da ritenerli l’unica franchigia con cui rinnoverebbe il contratto, la cui scadenza (con player option sulla stagione successiva) è prevista per l’estate 2020. Nei suddetti Lakers gioca un certo LeBron James, noto per essere il più grande cestista vivente e per avere dunque un’enorme influenza sulle decisioni del front-office. Durante la stagione, James non solo aveva speso parole al miele per Davis, ma si era spinto un po’ oltre, invitandolo a una deliziosa cenetta in cui discutere del proprio futuro, possibilmente comune. Tutte mere supposizioni, fino alla fatidica richiesta di cessione. Piccolo dettaglio: l’agente del signor James è nientemeno che… Rich Paul, lo stesso del signor Davis. Eccoci dunque alle intense settimane appena trascorse: da una parte la dirigenza Lakers, che arriva a offrire a quella dei Pelicans tutti i giocatori del roster, dall’altra New Orleans, che si ostina a rifiutare, oltretutto ‘perculando’ Magic Johnson e soci in svariati modi. Scoccate le 21 italiane di giovedì 7 febbraio, la trattativa sfuma ufficialmente, almeno fino al termine della stagione.

Da questa patetica commedia escono male tutti i protagonisti coinvolti. In primis lo stesso Davis, ovviamente. Il fatto che abbia voglia di competere per il titolo non è certo una colpa (anzi, ne invocavamo a gran voce la ‘liberazione’ in una recente edizione di ‘Three Points’), ma permettere che le sue intenzioni venissero rese pubbliche in questo momento della stagione gli ha inevitabilmente gettato addosso le ire dei tifosi, pronti a sommergerlo di fischi da qui ad aprile. Davis ha tolto ai Pelicans gran parte del vantaggio nelle trattative, costringendoli a studiare in fretta e furia una soluzione per trarre il maggiore profitto possibile dal suo ormai certo addio. Per la franchigia della Louisiana, la partenza della sua più grande stella non sarà solo un problema tecnico, bensì un fortissimo colpo alla credibilità dell’organizzazione stessa. Se a tutto questo sommiamo la già scarsa affluenza di pubblico e le parole (come sempre a sproposito, ma che potrebbero nascondere un pensiero condiviso da altri) del padre di Lonzo Ball, che di fatto hanno indicato New Orleans come una destinazione indesiderata dagli aspiranti All-Star, capiamo che un possibile trasferimento della franchigia non sia un’idea da scartare a priori.
Poi, ci sono i Lakers. Probabilmente, LeBron James, Magic Johnson e Rob Pelinka avevano un piano ben preciso in testa, nel momento in cui il sodalizio tra le parti è stato ufficializzato. Forse si aspettavano di poter arrivare subito a un’altra stella. Magari Paul George, che avrebbe prontamente seguito il Re a Hollywood. Oppure Kawhi Leonard, che i San Antonio Spurs avrebbero spedito senza problemi in California. Finora, tutti questi progetti sono miseramente falliti: PG13 è rimasto a Oklahoma City, Leonard è finito a Toronto e Davis ‘delizierà’ i tifosi dei Pelicans per almeno altri due mesi. Quello che è certo è che il celeberrimo ‘nucleo giovane’, decantato da Magic e soci come il fulcro del progetto gialloviola, è stato sacrificato senza remore sull’altare del grande colpo, dell’irresistibile richiamo del ‘vincere subito’. Inevitabile, quando il tuo giocatore di punta si avvia verso i 35 anni, mentre a tutti gli altri serviranno forse due o tre stagioni per far fruttare il loro potenziale. Però, ora che la ‘pazza idea’ Davis è sfumata, bisognerà ricucire gli strappi. Saranno pure dei professionisti, ma non si prospetta un’impresa semplice. Nel frattempo, le sconfitte si accumulano, e l’esclusione dai playoff, che suonerebbe come un fallimento epocale, diventa un’ipotesi sempre meno assurda

La principale ‘vittima’ di questa vicenda, però, avrebbe potuto essere il sistema NBA, da sempre basato sul potere contrattuale delle franchigie e ora scosso fino alle fondamenta da casi come questo, o come quelli di Leonard e Kyrie Irving. Casi in cui sono i giocatori, o peggio, gli agenti a cercare di cambiare gli equilibri della lega, forzando la mano ai proprietari. Forse anche questo aspetto ha inciso sulla scelta di Dell Demps, general manager dei Pelicans, di declinare l’offerta. Forse, che Anthony Davis non sia (ancora) finito ai Lakers, o che perlomeno che non ci sia finito in questo modo, è un bene per tutti.

 

2 – Big Four

Ci saranno anche I Raptors di Kawhi Leonard e i Sixers di Jimmy Butler nella corsa alle NBA Finals 2019
Ci saranno anche I Raptors di Kawhi Leonard e i Sixers di Jimmy Butler nella corsa alle NBA Finals 2019

A dire il vero, una vincitrice chiara di questa trade deadine c’è, ed è la tanto vituperata Eastern Conference. Mentre i Lakers si affannavano nel disperato ‘corteggiamento’ ad Anthony Davis, altre squadre hanno approfittato della recente finestra di mercato per mettere a segno importanti colpi.

Particolarmente aggressivi sono stati Philadelphia 76ers e Toronto Raptors. I primi, che a stagione in corso avevano già messo le mani su Jimmy Butler, si sono aggiudicati anche Tobias Harris, protagonista di un eccellente avvio di stagione con i Los Angeles Clippers. Completato il notevole quintetto (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid), il general manager Elton Brand ha rinforzato anche la panchina, con gli innesti di Boban Marjanovic, Mike Scott, James Ennis e Jonathon Simmons. Toronto si è invece aggiudicata Marc Gasol, ‘scippandolo’ ai Memphis Grizzlies (i contratti da rinnovare di Jonas Valanciunas, Delon Wright e C.J. Miles in cambio dell’uomo-simbolo della tua storia; si poteva fare decisamente meglio…) e ha arricchito la second unit con l’esperienza di Jeremy Lin. Una serie di mosse che estremizza ulteriormente quel concetto di ‘proviamoci subito’ che sembra regnare sovrano, in una Conference senza più LeBron James e (forse) senza ancora Kevin Durant. Se i piani a lungo termine vanno a farsi benedire (soprattutto in casa Sixers), è indubbio che, per il 2018/19, queste due formazioni abbiano tutte le carte in regola per puntare alle NBA Finals.

Così, la caccia al trono dell’Est diventa ufficialmente una corsa a quattro (dato che gli Indiana Pacers hanno perso Victor Oladipo, out for the season). Le altre pretendenti, Boston e Milwaukee, sono state più ‘conservative’: i Celtics non si sono mossi (in attesa del secondo capitolo della saga-Davis, in onda a luglio), mentre i Bucks hanno ceduto l’ ‘oggetto misterioso’ Thon Maker e aggiunto Nikola Mirotic. Vero, a New Orleans il serbo-spagnolo è calato vistosamente dopo i due ‘trentelli’ con cui aveva aperto la stagione, ma la sua capacità di aprire il campo è come la Nutella sul pane, per la squadra di Mike Budenholzer e Giannis Antetokounmpo. Tra le ‘Big Four’, Milwaukee è l’unica ad avere già un’identità ben precisa; Toronto e Phila dovranno riorganizzarsi con i nuovi innesti, mentre Boston sembra ancora un cantiere aperto, con la solidità dello scorso anno che sta lasciando sempre più spazio ai dissapori interni. Si preannuncia comunque una lotta entusiasmante, che però dovrà passare da molti ‘se’. Se i Celtics dovessero ritrovarsi, se i ‘maschi alfa’ di Brett Brown si sintonizzassero sulla stessa lunghezza d’onda, se Gasol si rivelasse il tassello mancante per far svoltare un’eterna incompiuta e se Milwaukee tenesse questi ritmi fino alla fine, allora potremmo avere davanti a noi i playoff più entusiasmanti degli ultimi anni. Almeno sulla costa atlantica, e almeno per questa stagione.

 

3 – Ricomincio da capo

Jonathon Simmons e Markelle Fultz, protagonisti dello scambio tra Magic e Sixers
Jonathon Simmons e Markelle Fultz, protagonisti dello scambio tra Magic e Sixers

Nell’omonimo film, Bill Murray ripete continuamente la stessa giornata. Se inizialmente la cosa lo destabilizza, col tempo riesce a trovare il modo di sfruttare al meglio la situazione, cambiando in positivo il corso degli eventi. Per Markelle Fultz, il Giorno della Marmotta sarebbe quasi certamente il 22 giugno 2017, data in cui i Philadelphia 76ers lo hanno selezionato con la prima scelta assoluta al draft.
Quello che per tutti è un grande onore, per moltissimi si trasforma presto in un fardello troppo pesante da reggere. Fultz è arrivato in NBA dopo una carriera collegiale durata la miseria di 25 partite, spesa come unico giocatore di alto livello nei non irresistibili Washington Huskies. A differenza di molte altre top picks, non è approdato in una franchigia in ricostruzione, dove pazienza e minuti non sono mai negati ai giovani. E’ stato invece catapultato in una versione dei Sixers che stava finalmente abbandonando ‘The Process’, pronta a lanciarsi verso una nuova scalata ai vertici della Eastern Conference. Una squadra che non poteva permettersi di aspettare i progressi di Fultz, specialmente se rallentati da un misterioso infortunio a una spalla che sembrava condizionarne la meccanica di tiro. Dopo qualche apparizione in regular season e i playoff visti dalla panchina, i nuovi problemi fisici e la contemporanea impennata delle ambizioni di Phila hanno decretato come una separazione fosse l’unico epilogo possibile. Il giorno della trade deadline, ecco l’offerta degli Orlando Magic: Jonathon Simmons, una prima e una seconda scelta futura in cambio del talento proveniente dal Maryland.

In Florida, Markelle avrà la possibilità di svegliarsi di nuovo su quel letto, magari con I Got You Babe di Sonny & Cher alla radio, e di ricominciare da capo la sua carriera NBA. Si troverà in una realtà che ha ormai perso ogni speranza di trovarsi in casa un uomo-franchigia, dopo anni passati ad accumulare ‘oggetti misteriosi’, giocatori dall’indubbio potenziale, ma mai in grado di esplodere. Questo 2018/19 era iniziato con gli squilli di tromba, anche grazie a Nikola Vucevic, unico All-Star dei Magic dopo Dwight Howard, salvo poi inabissarsi come tutte le altre stagioni. Il buon avvio, oltretutto, ha compromesso un buon piazzamento alla draft lottery, riducendo all’osso le chance di accaparrarsi lo Zion Williamson di turno. Chissà che la via d’uscita da questa tetra spirale non possa essere proprio Markelle Fultz. Dovrà soltanto lasciarsi alle spalle i complicatissimi esordi e mostrare sul campo il motivo per cui, alla vigilia di un draft così ricco, nessuno avesse dubbi su chi sarebbe stato scelto per primo. Facile, no?

Un nuovo inizio per Markelle Fultz: gli Orlando Magic

Uno tra gli scambi più discusse dell’ultima trade deadline riguarda Markelle Fultz. L’ex prima scelta al Draft 2017 è passato da Philadelphia agli Orlando Magic in cambio di Jonathon Simmons, una prima scelta protetta in lottery al Draft 2020 (via Oklahoma City Thunder) e una seconda scelta al Draft 2019. Si tratta di un nuovo inizio per Markelle Fultz?

Andiamo ora ad analizzare uno scambio all’apparenza clamoroso: il Process dei 76ers non punta più su Fultz, scelto dall’ex GM Bryan Colangelo, che lo preferì a Jayson Tatum.

Fultz dovrebbe essere felice del trasferimento in una squadra che non va ai playoff dal 2012 (no, seriamente, dovrebbe).

I PHILADELPHIA 76ERS: LO SPAZIO SALARIALE

Il GM di Philadelphia, Elton Brand, si è detto dispiaciuto per l’addio a Markelle Fultz, ma non si è fatto scrupolo a scambiarlo in cambio di asset di scarso valore. Simmons, ex Spurs, ha deluso a Orlando ma ha un contratto onesto, da circa 6 milioni annui inscadenza  nel 2020. Potrà allungare la panchina e dare punti fuori dal sistema quando alcune delle stelle saranno fuori dal campo. La scelta via OKC sarà probabilmente molto alta, e in ogni caso è protetta in lottery: in caso di scossoni clamorosi in casa Oklahoma, i 76ers non la riceveranno. I Thunder manterranno lo stesso assetto attuale anche nel prossimo anno, dato che Westbrook, George, Adams, Schroeder e Grant saranno tutti sotto contratto. In caso di un buon piazzamento ai playoff 2020, Philadelphia riceverà una scelta tra la 20 e la 30, non di altissimo valore.

Jonathon Simmons con la canotta di Orlando.

Il motivo dello scambio non risiede dunque nella contropartita tecnica. La vera necessità di Brand è lo spazio salariale per rifirmare in estate Butler e Tobias Harris. Markelle Fultz avrebbe ricevuto quasi 10 milioni di dollari nella stagione 2019/2020: soldi da offrire alle due star per mantenere intatta la struttura attuale della squadra. Con Butler e Harris rifirmati, Philadelphia sarebbe per anni una contender pericolosa, non più interessata ad attendere i progressi di Markelle Fultz.

I problemi del giovane sono di origine misteriosa ma evidenti anche a occhio nudo. La spalla destra non offre ancora certezze al giovane, limitandolo a sole19 apparizioni nell’attuale stagione. Fultz non sarà disponibile nemmeno per il debutto in maglia Orlando Magic: i suoi problemi fisici sono dunque concreti, non bastano gli screzi con lo staff di Philadelphia per spiegare la sua distanza dal parquet.

UNA NUOVA SCOMMESSA PER GLI ORLANDO MAGIC

Cosa? Vado in Florida?

Dal punto di vista degli Orlando Magic, Fultz rappresenta una scommessa in chiave futura. La situazione salariale non è rosea, ma non ci sono rinnovi onerosi in vista (o hanno intenzione di dare il max a Vucevic? No vero?) né aspettative di vittoria nel breve termine. Aspettare Fultz può dunque avere un senso, dato che si tratta di un classe ’98 che aveva fatto intravedere un grande potenziale nell’anno di college.

Vero, Markelle Fultz potrebbe ancora diventare un campione e smentire tutti gli scettici. Ma il rischio che non diventi più un giocatore di livello NBA è altissimo in questo momento.

Più un intrattenitore che un analista vero e proprio, Stephen A. Smith afferma che Fultz potrebbe essere un enorme bust.

Il prezzo pagato da Orlando è tutto sommato alto, dato che Philadelphia era quasi obbligata a cedere Fultz per la situazione salariale sopra descritta. Simmons non aveva ormai nessun valore di mercato, perciò nessun rimpianto su quel fronte. La scelta via OKC invece, seppur alta, avrebbe potuto essere utile. Con una maggiore accortezza, Orlando avrebbe potuto scommettere su Fultz senza cedere nulla di valore per averlo.

Dal punto di vista di Fultz, finire a Orlando potrebbe rivelarsi una benedizione. Il “Process” ha ormai bisogno di giocatori pronti e Fultz non potrebbe dare il suo contributo. A Orlando, con meno pressioni, la sua carriera potrebbe riprendere la strada giusta. 

 

VOTI ALLA TRADE

Dal punto di vista di Philadelphia, il valore di Fultz era ai minimi termini. La cessione era praticamente obbligata per poter rinnovare le due star Harris e Butler in estate. La prospettiva di crescere i giovani non coincide con la volontà di vincere subito, affiancando a Embiid e Simmons i giocatori adeguati. Lo scambio andrà giudicato a luglio:se i rinnovi andranno a buon fine, il voto sarà 9. In caso contrario, se anche solo uno dei due dovesse andarsene e Philadelphia non fosse una vera contender, il voto sarà 5: Fultz avrebbe potuto a quel punto essere aspettato e recuperato.

Gli Orlando Magic scommettono un giocatore potenzialmente ancora recuperabile ma spendono troppi asset per farlo. Per il momento, in attesa di rivedere Fultz in campo, il voto è un 6,5.

76ers su Dewayne Dedmon degli Atlanta Hawks, ma il mercato del Sixers è bloccato… da Markelle Fultz

La parola magica per coach Brett Brown ed i suoi Philadelphia 76ers da qui ai playoffs? “Profondità“.

 

Profondità dalla panchina, da ottenere agendo sul mercato, mentre i giorni disponibili per concludere gli scambi diminuiscono, con un occhio al successivo “mercato degli svincolati” che la stagione scorsa portò a Philadelphia i rimpianti Marco Belinelli ed Ersan Ilyasova.

 

O profondità da ottenersi sviluppando quanto di buono già a disposizione. La partenza di Robert Covington e Dario Saric verso Minneapolis ha aperto un buco alle spalle dello starting five dei 76ers, l’assenza di Markelle Fultz lo ha allargato.

 

 

L’ex prima scelta assoluta al draft NBA 2017 avrebbe dovuto essere l’uomo in più, per Phila. In campo, e conseguentemente sul mercato per attrarre le tante squadre in cerca di una point guard di talento, e disposte a tutto pur di ottenerla.

 

Le cose non sono andate così, come ben sappiamo. Il valore di mercato di Fultz si è inabissato, il prodotto di Washington è ricomparso la settimana scorsa – rigorosamente in borgherse – sulla panchina dei Sixers, ma di ritorno in campo a breve non se ne parla.

 

Da settimane il GM dei Sixers Elton Brand è in cerca di una soluzione che possa portare a Philadelphia forze fresche e quantità dalla panchina, soprattutto nel reparto lunghi. Alle spale di Joel Embiid, il vecchio Amir Johnson, il veterano Wilson Chandler, il “leggero” Mike Muscala ed il giovane aussie Jonah Bolden si sono alternati alla ricerca della quadra.

 

L’ex Thunder, Rockets, Twolves ed altro ancora Corey Brewer è arrivato in città con un contratto decadale, successivamente rinnovato per altri 10 giorni, ed ha subito saputo contribuire, rimpiazzando nelle rotazioni il turco Furkan Korkmaz. Il rookie Landry Shamet da Wichita State si è rivelato una piacevole sorpresa col suo 40.4% al tiro da tre punti, il quintetto base di coach Brown (Simmons-Redick-Butler-Chandler-Embiid) supera i suoi avversari con uno scarto medio di 11.8 punti a partita (come riportato da Tim Bontemps di ESPN).

 

Ci sentiamo bene, abbiamo fiducia nelle nostre fondamenta. Credo che tutti concordiamo sul fatto che per salire ancora di livello abbiamo bisogno di più aiuto. Siamo contenti di ciò che abbiamo a disposizione, e siamo contenti della crescita dei nostri giocatori, ma sappiamo che abbiamo un’opportunità, che il nostro momento (per vincere, ndr) è ora. Profondità è la parola chiave. Prima della trade deadline, vogliamo essere sicuri di aver imparato il più possibile sulla nostra squadra. Elton (Brand, il general manager, ndr) farà quanto giusto e necessario per migliorare la squadra (…) sarà il più attivo possibile sul mercato per trovare il pezzo giusto, ma questo non significa che noi non sappiamo quanto l’attuale gruppo possa darci. Non è così

 

– Brett Brown sui Philadelphia 76ers –

 

Philadelphia 76ers su Dewayne Dedmon degli Atlanta Hawks?

 

Il lungo ex San Antonio Spurs, in particolare, sarebbe uno dei rinforzi su cui Elton Brand punterà. Noah Vonleh un altro nome possibile, sebbene la pista che porta a New York pare non essersi mai aperta del tutto.

 

Dewayne Dedmon, che sarà free agent a luglio, sarà a libro paga per 7.2 milioni di dollari in questa stagione. La situazione salariale dei 76ers è tale che nessun giocatore al di fuori di Markelle Fultz possa davvero funzionare da contropartita per Dedmon, protagonista quest’anno di una solida stagione da 10.3 punti e 7.4 rimbalzi a gara, con un ottimo 37.2% al tiro da tre punti ed uno scintillante 86.9% ai tiri liberi.

 

Difficile pensare che gli Atlanta Hawks, che hanno deciso di affidare il loro futuro a Trae Young, possano essere solleticati dai circa 9 milioni a stagione (per ancora una stagione) di Fultz. Difficile pensare che chiunque possa ora accettare la sfida di rilanciare la giovanissima carriera dell’ex Washington Huskies.

 

 

Ed è proprio il fallimento del progetto Fultz ad aver compromesso le possibilità d’azione sul mercato per i 76ers. Nessun altro giocatore di complemento attualmente a roster possiede contratti superiori ai 5 milioni di dollari a stagione. Concludere uno scambio che possa portare a Philadelphia un giocatore d’impatto, basandosi sui contratti di Mike Muscala o T.J. McConnell potrebbe risultare altrettanto difficile.

 

Elton Brand continuerà a sondare il mercato, guardando soprattutto al “post 7 febbraio” in cerca di occasioni irripetibili. I Philadelphia 76ers hanno una lunga strada davanti a loro, e gli uomini contati. Sapranno fare di necessità virtù?

Markelle Fultz, il “precedente” di Evan Turner ed il dilemma dei 76ers

Markelle Fultz, la speranza di Phila

A cercare bene, e senza andare troppo lontano con la memoria, i Philadelphia 76ers hanno già vissuto una situazione non dissimile da quella odierna di Markelle Fultz.

L’analogia funziona solo se tralasciamo (facile a dirsi, meno a farsi) i problemi fisici di Fultz – problemi che hanno finalmente un nome ed un cognome – e se ci dedichiamo alle prospettive di mercato per i Sixers.

Il primo anno e spiccioli di carriera di Markelle Fultz è stato un sincero flop. Al netto dei problemi al tiro, il prodotto di Washington ha dimostrato in campo solo per brevi tratti il devastante potenziale atletico e fisico di cui disporrebbe, e per tratti più ampi tutta l’immaturità istintiva del proprio gioco.

In queste ore, i Sixers si stanno sostanzialmente interrogando su cosa fare con Markelle Fultz. Una trade ora difficilmente porterebbe a Philadelphia una contropartita adeguata per un giocatore scelto solo 16 mesi fa con la chiamata numero 1. E i Sixers, che dopo l’arrivo di Jimmy Butler puntano alla – quantomeno – finale di Conference, potrebbero aver terminato il tempo degli esperimenti.

Il famoso “The Process” (noto anche come “perdere e perderemo” presso altro domicilio) ha portato in questi ultimi anni un mare di scelte di prima qualità a Philadelphia. Michael Carter-Williams, Jahlil Okafor, Nerlens Noel, Joel Embiid, Ben Simmons.

Prima di questi, un altro giocatore – tutt’oggi in attività – fu considerato all’epoca del suo arrivo il salvatore della patria. Per essere poi salutato tempo dopo senza troppe cerimonie.

Evan Marcel Turner da Ohio State.

76ers, Markelle Fultz ed il precedente Evan Turner

 

Nel 2009\2010 atleta dell’anno nella Big Ten, primo quintetto All-NCAA, finalista per il Bob Cousy Award e in due parole un gigante tra i bambini al “piano di sotto”, Turner fu seconda scelta assoluta al draft 2010 per i Philadelphia 76ers, dietro a John Wall ma davanti a DeMarcus Cousins, Paul George e Gordon Hayward, tre futuri All-Star.

Nove anni dopo, alzi la mano chi si ricorda dei 3 anni e mezzo passati da Evan Turner a Phila. 7.2 punti a partita in una squadra da 41-41 il primo anno, 9.4 in una squadra da 35-31 (lock-out) e con Andre Iguodala, Jrue Holiday ed Elton Brand al secondo anno, 13.3 in una squadra da 34-48 al terzo anno.

La stagione 2013\14 dei Sixers fu una delle più fallimentari campagne NBA recenti. 19-63 di record, 5-32 nelle ultime 37 partite all’insegna del “tanking” più sfrenato. Evan Turner trovò minuti e possessi e condusse una stagione da 17.7 punti e 6 rimbalzi a partita nel nulla più desolante (qui il roster di quei 76ers).

Il 20 febbraio 2014, l’ex seconda scelta al draft NBA 2010 venne spedita ad Indiana in cambio del contratto di Danny Granger (!) ed una futura seconda scelta. La solida carriera di Evan Turner sarebbe poi proseguita verso una scazzottata con Lance Stephenson, Boston Celtics e – finalmente – i Portland Trail Blazers.

Come riportato da Keith Pompey del Philadelphia Inquirer, durante la stagione 2013\14, dei Sixers in completa ricostruzione e motivati ad aprire campo e minuti per Michael Carter-Williams (come passa il tempo) indugiarono su Turner, rifiutando offerte non eccezionali, ma migliori dello scambio che spedì l’ex Ohio State ai Pacers all’ultimo minuto prima della trade deadline.

Oggi, pensando a Markelle Fultz, anche ottenere in cambio un contratto in scadenza come quello di Granger (un quinquennale da 60 milioni di dollari) pare troppo. Una stagione buttata – la prima – ed una iniziata discretamente ma presto deragliata – la seconda, potrebbe essere tutto quello che sarà rimasto di Fultz a Philadelphia tra mille anni, a fine carriera dell’ex Washington Huskies.

ll dilemma del giorno in casa Sixers è questo. Rinunciare ora a Fultz e ottenere ciò che “passa al convento”, o tentare un difficile recupero psico-fisico dell’atleta, sapendo che ne mancherebbe con ogni probabilità il tempo? I Philadelphia 76ers visti di recente, quelli con Jimmy Butler ai box, sono apparsi parecchio corti. E la panchina di coach Brett Brown avrebbe un gran bisogno di un Markelle Fultz abile e arruolato, nonostante i limiti.

La deadline del 7 febbraio è lontana ma si avvicina, ed i tempi di recupero di Fultz sono un mistero (3-6 settimane di terapie per la “TOS” dice l’Anatomia del Gray, out a tempo indeterminato dicono i Sixers).

Un rinvio ad maiora della questione Fultz potrebbe persino far rimpiangere al GM dei 76ers Elton Brand Danny Granger ed il suo contratto.

“L’inner circle” di Markelle Fultz, la madre Ebony ed i consigli di Ben Uzoh: “Ebbi il suo stesso problema”

Magic vs 76ers Markelle Fultz

I Philadelpha 76ers tengono duro su Markelle Fultz e rifiutano ogni proposta di trade avanzata per la point guard da Washington.

Le voci di mercato sull’ex Washington Huskies, seppure basate su una certa dose di inconsistenza, non si sono mai quietate sin dal ritorno in campo di Markelle sul finire della passata regular season.

Le difficoltà al tiro, il “misterioso” guaio alla spalla destra ed il paragone con i colleghi di draft Jayson Tatum, Donovan Mitchell e De’Aaron Fox hanno fin qui azzoppato la giovane carriera di Fultz. I Philadelphia 76ers non hanno mai smesso di supportare pubblicamente il loro giocatore, ma sono apparsi in più di un’occasione passivi rispetto alle ingerenze esterne ed all’ingombrante presenza di Raymond Brothers, avvocato ed agente di Markelle Fultz.

Due settimane fa, un giro di visite specialistiche in quel di New York ha diagnosticato a Fultz una “sindrome dello stretto toracico superiore” della spalla destra. Problema che avrebbe alterato la meccanica di tiro, e compromesso la fiducia nei propri mezzi, del giocatore.

Per Fultz, almeno 3-6 settimane di stop prima di una rivalutazione. Per i Sixers, i problemi di panchina corta derivati dall’assenza contemporanea dell’ex prima scelta assoluta e di Jimmy Butler.

Markelle Fultz, la madre Ebony: “Non importa ciò che si dice, io proteggo mio figlio”

 

Essere la prima scelta assoluta al draft NBA non è cosa da poco. Pressioni ed aspettative sono alte, una partita sbagliata mette sotto i riflettori, due con le spalle al muro. Basta digitare “Markelle Fultz” su Youtube per aprire una (nella testa di chi posta i video) comica galleria degli orrori sul “broken jumpshot” dell’ex Huskies.

Com’è comprensibile, l’inconsueto problema fisico di Fultz ha attirato l’attenzione di ogni sorta di esperto dell’ultima ora. Nel mare di ipotesi e tweet al veleno postati e poi cancellati in tutta fretta, Candace Buckner del Washington Post riporta la testimonianza di Keith Williams, allenatore e mentore del giovane Markelle Fultz ai tempi di DeMatha High School, nel Maryland.

Williams ha raccontato di aver notato per la prima volta un cambiamento nella meccanica di tiro di Markelle durante il primo ed unico anno di Fultz all’università di Washington. Un tiro rilasciato all’altezza del petto, e non della testa come da manuale:

Ricordo che una volta mi disse: ‘mi sento come se qualcuno mi stia tenendo giù le braccia’

 

 

Williams, una volta vicino alla cerchia famigliare che cura gli interessi e l’immagine di Markelle Fultz, ha poi spiegato di non avere più contatti diretti col giocatore dei Philadelphia 76ers dal suo ingresso nella NBA.

Una cerchia famigliare di cui sono gestori la madre del ragazzo, la signora Ebony, e l’agente ed avvocato Raymond Brothers. Ebony, madre single di due ragazzi, è ritratta come presenza fissa nella vita sportiva e non dei suoi due figli (Markelle ha una sorella) sin dai tempi della High School e dei tornei AAU estivi.

Interpellata sullo “stato delle cose” in casa Fultz, la signora Ebony ha dichiarato di essere “assolutamente preoccupata per la salute ed il benessere” di suo figlio:

Non sono preoccupata di quello che dice la gente. Sono preoccupata per la salute di mio figlio, questa è la mia priorità. Non ho commenti da fare, abbiamo appena saputo qual è il problema fisico di mio figlio, e l’unica cosa che voglio ora è stargli vicino e supportarlo durante la riabilitazione

Alcune fonti vicine a Markelle Fultz – sempre riportate da Buckner del Post – parlano di una “presenza iper-protettiva” di una madre che durante la prima stagione del figlio a Philadelphia fece installare nell’appartamento di Markelle un sistema di videocamere di sorveglianza (poi rimosse). O che pretendesse da chiunque si fosse occupato di aspetti dell’attività professionistica di Markelle un impegno scritto e formale alla discrezione, “per ragioni riservate”.

Markelle Fultz, Ben Uzoh: “Ebbi il suo stesso problema, vorrei dargli dei consigli”

 

Ben Uzoh, point guard da Tulsa ed ex giocatore NBA con le maglie di New Jersey Nets e Toronto Raptors tra 2010 e 2012, ha raccontato a Marc J. Spears di The Undefeated di aver sofferto dello stesso guaio fisico patito da Markelle Fultz.

Dall’alto della sua esperienza personale, Uzoh ha rivelato di aver sospettato qualcosa dopo aver osservato Fultz durante la Summer League 2017:

Mi era sembrato che (Fultz, ndr) soffrisse dello stesso infortunio che capitò a me (…) quando tre settimane fa la notizia della diagnosi saltò fuori, alcuni conoscenti mi contattarono e mi chiesero: ‘non è la stessa cosa che era capitata a te?’ Risposi di si (…) Mi sono sentito sollevato per lui. Ricordo che quando i dottori mi dissero che cosa avevo, mi sentii subito in pace. Spero che sia stato così anche per lui

 

Nel mondo dello sport, la “sindrome dello stretto toracico superiore” è un guaio fisico comune tra i lanciatori di Baseball. Ben Uzoh è ad oggi uno degli unici due giocatori di pallacanestro a cui sia stata diagnosticata tale condizione:

Per i primi anni, dal 2009 (Uzoh giocava ancora a Tulsa, ndr), nascosi il problema, cambiai meccanica di tiro e cercai di alleviare i sintomi con ghiaccio e stretching. Nel 2014, in G-League con i Canton Charge, confessai però ai preparatori atletici della squadra il problema. Non riuscii a trovare una soluzione, e a poco a poco smisi praticamente di giocare, mentalmente diventai un ex-giocatore, passai dall’essere il miglior giocatore della squadra a uno che costringe la sua squadra a giocare 4 contro 5. Mi sentivo frustrato, arrabbiato e depresso

Nel 2014 la diagnosi per Uzoh, che quattro anni più tardi è pronto a scendere in campo con la nazionale nigeriana ai prossimi mondiali FIBA in Cina, a settembre 2019. Ben Uzoh si dice disponibile ad incontrare Markelle Fultz, e nel frattempo approfitta dell’intervista per dare alcuni consigli alla point-guard dei 76ers:

Gli consiglio di ascoltare il suo fisico e affrontare un giorno alla volta. Fisioterapia ed appoccio mentale sono fodamentali, poi gli direi di stare alla larga da cose che potrebbero distrarlo, come i social network, tutte cose potrebbero abbatterlo invece che supportarlo mentre recupera, e di seguire rigorosamente i programmi di recupero. Col tempo i risultati si vedranno

I Detroit Pistons vogliono Markelle Fultz: le ultime

Il recente problema fisico di Markelle Fultz, venuto alla ribalta nei giorni scorsi, non sembra aver frenato i Detroit Pistons che, stando alle ultime indiscrezioni, vorrebbero acquistarlo dai Sixers tramite una trade. La guardia classe ’98, si è scoperto, soffre di una sindrome dello stretto toracico superiore che gli impedisce di sollevare correttamente le braccia.

Purtroppo per lui non esiste un rimedio chirurgico e per questo il ragazzo dovrà sottoporsi a fisioterapia per venire poi rivalutato tra 3-6 settimane. La TOS (“Thoracic Outlet Syndrome”) condiziona il regolare funzionamento dei nervi oltre alle arterie/vene tra il collo e la spalla, comprimendoli e limitando enormemente il movimento verso l’alto delle braccia e, di conseguenza, la meccanica di tiro.

Trade Markelle Fultz: i Pistons restano alla finestra

Come riportato da Vince Ellis del Detroit Free Press l’eventuale acquisto di Markelle Fultz da parte dei Pistons sarebbe da leggere in ottica sostituzione di Reggie Jackson che diventerà free agent nel 2020 ma che potrebbe anche essere tradato nella prossima stagione.

Tornando ai problemi della guardia dei Sixers, Adrian Wojnarowski di ESPN ha riferito di come alcuni pensavano si trattasse di un problema mentale e non fisico (quello della meccanica di tiro, ndr). Ora invece, con la diagnosi definitiva, abbiamo realmente capito di quale fosse la difficoltà di Fultz e che dietro c’è un evidente problema fisico, non di poco conto.

Come riferito da Keith Pompey del Philadelphia Inquirer, i Sixers sarebbero stanchi della situazione legata al ragazzo ed avrebbero preso seriamente in considerazione la trade negli ultimi giorni ed in questo senso quella dei Pistons sarebbe una valida opzione.

Detroit si trova attualmente al settimo posto nella Eastern Conference e dunque in piena corsa playoff, disputati fra l’altro soltanto una volta dalla stagione 2008/2009. Fultz, vista anche la sua giovane età, è uno dei migliori prospetti in circolazione e qualora riuscisse a trovare una soluzione al suo problema fisico potrebbe dare un apporto interessante alla franchigia di coach Casey.

 

76ers “adirati” con l’agente di Markelle Fultz: “Notizia diffusa prima di informare la squadra”

Magic vs 76ers Markelle Fultz

Philadelphia 76ers “adirati” nei confronti dell’agente di Markelle Fultz, il legale Raymond Brothers, per le tempistiche dell’annuncio della diagnosi di T.O.S. del giocatore.

Il giro di visite specialistiche cui Fultz si è sottoposto in settimana a New York ha diagnosticato per l’ex Washington Huskies una “sindrome dello stretto toracico superiore”.

I Philadelphia 76ers non avrebbero gradito il fatto che Brothers abbia reso nota la notizia prima che la squadra stessa fosse informata.

Le prime dichiarazioni ufficiali del front office dei Sixers sono arrivate diversi minuti dopo la consueta e tempestiva carrellata di tweet di Adrian Wojnarowski di ESPN.

Brothers avrebbe comunicato l’esito delle visite direttamente a ESPN, senza informare per prima cosa i datori di lavoro del suo assistito. Markelle Fultz risulta al momento fuori “a tempo indeterminato”, ed i tempi di recupero stimati per il pieno ritorno all’attività agonistica per tale tipo di affezione sono stimati in 4-6 settimane.

Nel comunicare la notizia della diagnosi, Brothers ha difeso Fultz:

La gente ha sempre parlato di un problema psicologico per Markelle, ma non è mai stato così. Non è possibile essere un giorno la prima scelta assoluta al draft NBA, ed il giorno dopo non essere più in grado di tirare a canestro. C’era chiaramente un problema fisico, ed ora sappiamo quale fosse il problema

I rapporti tra l’agente di Markelle Fultz ed i vertici dei Philadelphia 76ers sono stati turbolenti nelle ultime settimane. Dopo lo stop precauzionale imposto al giocatore a seguito dei continui problemi a spalla e polso destro, fu diffusa a mezzo stampa la notizia di un Fultz “scontento” e “desideroso di cambiare aria”. Notizia successivamente smentita da Brothers.

76ers, Markelle Fultz soffre di “sindrome dello stretto toracico superiore”

Philadelphia 76ers, Markelle Fultz soffrirebbe di “sindrome dello stretto toracico superiore”.  Questa la diagnosi degli specialisti consultati dal giocatore dei Sixers in settimana a New York.

La sindrome consiste in una “patologia da compressione neurovascolare a carico della radice degli arti superiori”, stato che colpisce le terminazioni nervose tra spalla e collo e, nel caso di Markelle Fultz, impedirebbe un corretto movimento dell’articolazione della spalla destra.

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowksi di ESPN, via Twitter.

I tempi di recupero stimati per il recupero di Markelle Fultz si attestano nell’ordine delle 4-6 settimane, al termine di un periodo di terapie adeguate. La “T.O.S” come definita in terminoligia clinica in inglese, è trattabile tramite fisioterapia e non richiederebbe pertanto intervento chirurgico.

I Philadelphia 76ers hanno reso noto che Fultz è attualmente fermo “a tempo indeterminato”. Status che verrà aggiornato col progredire di terapie e riabilitazione del giocatore.

 

Sixers, Markelle Fultz (spalla destra) a New York per visite specialistiche

Markelle Fultz a segno contro i Nuggets

76ers, Markelle Fultz continuerà i consulti con specialisti per l’annoso problema alla spalla destra, che da più di un anno tormenta l’ex scelta numero 1 al draft NBA 2017.

come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, le visite di Fultz si protrarranno per tutta la prossima settimana. Solo al termine del giro di visite i Sixers rilasceranno dichiarazioni ufficiali circa le condizioni fisiche della guardia da Washington.

L’ultima apparizione in maglia 76ers di Markelle Fultz risale al 19 novembre scorso (vittoria per 119-114 contro i Phoenix Suns). L’arrivo a Philadelphia di Jimmy Butler ha fatto definitivamente scoppiare il caso Fultz in casa Sixers. Il giocatore, scontento per il “demansionamento” e sempre alle prese con i ben noti guai alla spalla destra, sarebbe arrivato nei giorni scorsi a chiedere al front office di valutare una sua cessione.

Ipotesi poi smentita dall’agente ed avvocato del giocatore, Raymond Brothers. I Sixers continuano a dimostrare il più completo supporto per il giovane atleta, e sempre Wojnarowski riporta di una crescente preoccupazione tra i compagni di squadra circa le condizioni psico-fisiche di Markelle Fultz.

Fultz trascorrerà quindi la prossima settimana a New York, per sottoporsi a test e visite specialistiche.

Markelle Fultz-Phoenix Suns, Trevor Ariza possibile chiave per una trade

Magic vs 76ers Markelle Fultz

Markelle Fultz-Phoenix Suns, strada percorribile?

Con Markelle Fultz ormai destinato ad un futuro lontano da Philadelphia, è tempo per i 76ers di sondare il mercato per la guardia ex Washington Huskies.

L’opzione Cleveland Cavs non pare più disponibile. Liberato Kyle Korver – uno degli obiettivi di mercato di Elton Brand ed ora diretto a Utah –  ed aggiunto Alec Burks, i Cavs hanno affidato le chiavi della squadra al promettente Collin Sexton.

I Sixers dovranno ora puntare a quelle squadre in disperato bisogno di una point-guard di livello, e che possano permettersi di garantire minuti e tranquillità all’ex prima scelta del draft NBA 2017.

Orlando Magic e Phoenix Suns i due nomi immediati. I Magic, alla caccia della prima partecipazione ai playoffs dal lontano 2012, potrebbero essere interessati, sebbene manchino di assett appetibili per i Sixers.

Orlando dovrà affrontare in estate la free agency di Nikola Vucevic e Terrence Ross, e l’unica strada percorribile per i Magic sarebbe quella di inserire in una eventuale trade Jonathon Simmons. Difficile però che coach Steve Clifford possa decidere di privarsi di un veterano affidabile in uscita dalla panchina per scommettere su Fultz, con i Magic in piena corsa playoffs, per di più.

Markelle Fultz-Phoenix Suns, Trevor Ariza chiave dell’affare?

Keith Pompey del Philadelphia Inquirer cita i Phoenix Suns come possibile soluzione per Markelle Fultz, e per i Sixers.

I Suns, avviati verso l’ennesima stagione di transizione e guidati dalla coppia Booker-Ayton, potrebbero garantire spazio e minuti a Fultz, senza dover sacrificare pedine importanti nelle attuali rotazioni di coach Igor Kokoskov.

Alcuni giocatori attualmente di stanza in Arizona potrebbero inoltre coincidere con l‘identikit ricercato dai 76ers quale rinforzo in uscita dalla panchina. Uno in particolare, Trevor Ariza, potrebbe essere l’uomo chiave per avviare le trattative.

Ariza è approdato in estate a Phoenix, con un contratto annuale da circa 15 milioni di dollari. Secondo il regolamento NBA, l’ex Houston Rockets non sarà scambiabile prima del prossimo 15 dicembre, e la differenza di stipendio tra Ariza (15 milioni) e Fultz (8.3) rende necessario coinvolgere almeno un altro giocatore in una eventuale trade.

Ariza sarebbe un’addizione perfetta per dei 76ers alla caccia della prima Finale NBA dal lontano 2001. Difesa, esperienza e tiro da tre punti per una panchina forte dei soli Mike Muscala, Landry Shamet, T.J. McConnell e Furkan Korkmaz nello spot di guardia-ala.

L’ostacolo maggiore ad una trade Markelle Fultz-Phoenix Suns sono le condizioni fisiche del prodotto di Washington. Markelle Fultz è attualmente fermo, in attesa di un ennesimo consulto sulla sua problematica spalla destra. Problema al quale si è recentemente aggiunto un infortunio al polso destro.

Chiunque decida di voler puntare sull‘indiscutibile talento di Markelle, pretenderà di certo di garanzie circa le reali condizioni fisiche e mentali del giocatore dei Sixers. Garanzie che al momento Philadelphia non è in grado di fornire, eccezion fatta che per le 19 altalenanti partite disputate da Fultz in questa stagione.

 

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