Mike Malone toccato dalla sparatoria alla STEM High School in Colorado: “Basta, qualcosa deve cambiare”

L’allenatore dei Denver Nuggets Mike Malone parla, visibilmente scosso, del recente episodio di cronaca nera con protagonista un liceo del Colorado, poco distante dal tristemente noto liceo Columbine.

Nella giornata di martedì, almeno uno studente è morto ed altri 8 sono rimasti feriti a seguito di una sparatoria alla STEM school Highlands Ranch di Highlands, Colorado. A sparare, come riportato dalla CNN, due persone identificate come studenti del liceo, ora agli arresti.

A poco più di 20 anni (era il 20 aprile del 1999) dalla strage del liceo Columbine in Colorado in cui morirono 13 tra insegnanti e studenti, l’area torna a far parlare di sé per un nuovo episodio di campus shooting. Coach Malone ha raccontato ai giornalisti la sua personale esperienza – per fortuna senza conseguenze – e quella della famiglia nelle tragiche ore dell’attacco armato alla scuola.

La STEM high school è a due minuti da casa nostraSpiega MaloneMia moglie e le mie due figlie conoscono tante persone lì, io sono una specie di recluso essendo un coach NBA, ma loro sono più attive di me nella comunità“. Jocelyn, la moglie dell’head coach dei Denver Nuggets, ha contattato il marito poche ore prima della palla a due di gara 5 tra i suoi Nuggets ed i Portland Trail Blazers per rassicurarlo, una volta uscita la notizia della sparatoria:

Mi ha detto che le ragazze erano a scuola, e per motivi di sicurezza tutti i ragazzi erano stati bloccati li, spaventati a morte e senza sapere cosa stesse accadendo. Non sapevo chi fosse, cosa fosse e dove (…) i ragazzi vanno a scuola per imparare e stare con gli amici, crescere, e non per preoccuparsi della gente che se va in giro a sparare. E’ una cosa che mi fa impazzire, ancora di più perché così vicina a casa

Non è Highlands Ranch e non è il Colorado. E’ tutto il Paese. La situazione è fuori controllo” Continua coach Malone “Ed è frustrante. Come si ferma? Ci vuole una legge? Un controllo severo sulla circolazione delle armi? Quello che serve, io non sono un politico. Voglio solo che tutti a Highlands Ranch sappiano che siamo con loro“.

Mike Malone si commuove poi parlando delle sue due figlie: “Come lo spiegherò a loro? Bella domanda… ero lì a scriverle che sarebbe stato tutto OK, ma non lo so nemmeno io… quello che è successo è l’incubo di ogni genitore“. Già due settimane fa le scuole dell’area erano state sottoposte a coprifuoco a causa di un altro allarme, una mitomane che avrebbe acquistato un’arma da fuoco per recarsi a celebrare una sorta di “anniversario” della strage del liceo Columbine. La ricerca si era chiusa con il sospetto suicidio della donna, lo scorso 17 aprile.

E’ una vergogna” Spiega Malone “Le mie figlie e gli altri ragazzi si sono ritrovati per due volte in due settimane rinchiusi a scuola. Qualcosa deve cambiare in questo Paese“.

Jokic, Murray e Will Barton spingono i Denver Nuggets, Malone: “Siamo indistruttibili”

La nota più positiva della maratona di gara 3 coach Mike Malone l’aveva probabilmente individuata nel recupero mentale di Will Barton, giocatore importantissimo per i Denver Nuggets ma in crisi offensiva in questi combattutissimi playoffs in Colorado.

In gara 3, Barton aveva chiuso con 22 punti e ritrovata verve offensiva, che si era aggiunta alla consueta intensità difensiva su Damian Lillard e C.J. McCollum (due stoppate nei tempi supplementari).

In gara 4, due tiri da tre punti fondamentali per respingere nel quarto quarto la rimonta dei Portland Trail Blazers sono arrivati dallo stesso Barton, ex di turno della serie ed autore di una prova da 11 punti e 5 rimbalzi in 30 minuti di gioco. 4 su 14 al tiro per l’ex Blazers, ma due dei quattro canestri arrivano negli ultimi cinque minuti di gara, sui puntuali scarichi di Nikola Jokic (102-98 a 3:02 dal termine, e poi ancora 107-102 a 1:47 dalla sirena finale).

Al resto ci hanno pensato la freddezza ai liberi di Jamal Murray (seconda escursione consecutiva oltre quota 30 punti – 34 con 5 rimbalzi e 4 assist a fine gara), la tripla-doppia da 21 punti, 12 rimbalzi e 11 assist di Nikola Jokic e la difesa asfissiante dei Nuggets su Damian Lillard, che deve faticare per guadagnarsi ognuno dei suoi 28 punti finali.

Gara 4 tra Portland Trail Blazers e Denver Nuggets termina 116-112, una vittoria importante per gli uomini di Mike Malone, ora di nuovo in possesso del vantaggio del campo e diretti in Colorado per una decisiva gara 5.

Quando una squadra va sotto 3-1, sappiamo benissimo tutti come va a finire” Così Malone nel post gara “Non abbiamo tremato, siamo restati uniti ed abbiamo mostrato una capacità di soffrire ed una durezza mentale difficile da descrivere. Ero fiducioso, in stagione siamo stati la miglior squadra NBA per seconde gare di un back-to-back con 12-1, e siamo 13-3 nelle partite risolte da meno di 5 punti di scarto“.

Che per Jamal Murray sarebbe stata una serata da ricordare lo ha dimostrato il suo primo canestro della gara, un’acrobazia da dietro il tabellone, al quale è seguita poche azioni dopo una poderosa schiacciata a difesa schierata.

Ritmo e condizioni fisiche migliori per Jamal Murray, che in difesa rimane un anello debole della catena dei Denver Nuggets ma in attacco sa come compensare. La point-guard canadese sfodera il meglio del suo repertorio offensivo, “teardrop” in avvicinamento, penetrazioni forti al ferro e soprattutto tanto coraggio e grande imperturbabilità in lunetta, nonostante la pressione del risultato della partita su di sé.

I tiri liberi sono la specialità della casaJamal Murray spiega a fine partita, dopo il suo perfetto 11 su 11 dalla linea dei tiri liberi “Mi alleno sempre, anche con mio padre, tiro bendato e lui ‘simula’ l’effetto del tifo avversario“.

I dubbi sulla tenuta fisica di Nikola Jokic dopo i 65 minuti giocati in gara 3 sono in parte dissipati dai 39 minuti giocati in gara 4. Il serbo riesce a stare lontano dai falli nonostante l’affaticamento, ed in attacco si dimostra più fresco del rivale diretto Enes Kanter. I Nuggets vacillano nei minuti di riposo del loro MVP, ma rimbalzano alla grande (+17 di plus\minus) con Jokic in campo: “Ci siamo detti: ‘se vinciamo questa, la sconfitta di gara 3 non significherà poi così tanto’. D’accordo, è stata una partita lunghissima e difficile, ma ce la siamo lasciata alle spalle

Come ho recuperato? Ho mangiato, guardato un po’ di TV, ho mangiato ancora e mi sono fatto una bella dormita. E non ho pensato per nulla alla partita, a dire il vero

La quarta tripla doppia di Nikola Jokic piazza il serbo al secondo posto – temporaneo- nella classifica di triple doppie ai playoffs per giocatori alla prima partecipazione, alle palle di Magic Johnson, che nel 1980 si fermò a quota 5.

Spurs-Nuggets, sarà gara 7, DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge cercano l’upset

Spurs e Nuggets, tutti a Gara 7.

Perdere un “elimination game” in casa non è cosa da San Antonio Spurs e da Gregg Popovich, che battono i Denver Nuggets per 120-103 e rimandano il discorso alla settima partita, al Pepsi Center di Denver, Colorado.

Gli Spurs con tutta la pressione addosso ma con la “forza della lucidità” si permettono di tirare con il 57.1% dal campo, tenendo nel quarto periodo i Denver Nuggets a soli 18 punti segnati.

DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge terminali offensivi perfetti (51 punti in due, 22 su 34 al tiro), Rudy Gay ottimo nel ruolo di sesto uomo e stabilizzatore della second unit nero-argento (19 punti e 4 rimbalzi in 28 minuti), Derrick White un cliente scomodo per Jamal Murray.

Coach Mike Malone riconferma Torrey Craig in quintetto al posto di Will Barton, che prosegue la sua serie da incubo al tiro (19 minuti e 1 su 7 dal campo), ma è Nikola Jokic il motore della squadra.

Denver ricuce uno svantaggio di 10 punti nel secondo quarto, ed il lungo serbo tiene a galla i suoi con un terzo periodo spettacolare (43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist a fine gara per Jokic, 27 punti nel solo secondo tempo). Denver non trova pero mai il canestro dalla distanza (6 su 24 al tiro da tre punti, addirittura 8 su 31 nelle conclusioni fuori dall’area dei tre secondi), troppo poco per vincere una gara 6 a San Antonio.

Non contro la San Antonio del condottiero Gregg Popovich: “E’ sempre così calmoSpiega DeMar DeRozan nel post garaStasera ci ha fatto capire cosa avremmo dovuto fare e come per vincere, senza per forza spendere troppe parole. Una gara 7 va giocata con intelligenza e la forza della disperazione, bisogna essere pronti. L’esperienza aiuterà“.

Stasera il piano partita ha funzionato. A volte funziona, a volte meno. Non starò certo qui a discutere del nostro piano partita con voi (ai cronisti, ndr), lo si vede guardando la partita. Diciamo che le cose sono andate bene per noi

Gli Spurs porteranno per gara 7 tutto il peso della loro esperienza di post season (DeRozan-Aldridge, ma anche Patty Mills, Marco Belinelli) a Denver, contro degli avversari alla prima grande esperienza di playoffs in carriera (ad eccezione di Paul Millsap): “Gara 7? Non lo so” Così Nikola Jokic “Sarà la prima volta per me, immagino sarà una partita ancora più tosta di questa, giocheremo in casa e questo ci sarà d’aiuto“.

L’esperienza ed il, “marchio” delle brucianti eliminazioni patite dai suoi Toronto Raptors in passato si sono visti in DeMar DeRozan, autore di 23 dei suoi 25 punti finali negli ultimi 26 minuti di partita: “Loro sono stati abili per tutta la serie ad aggredirci, a farci sentire il fisico, ed anche a cavarsela con gli arbitri. Abbiamo cercato di pareggiare questa intensità, essere più aggressivi ed andare al nostro ritmo in attacco“.

Una serie fisica, aspetto sottolineato anche dalle parole di Mike Malone: “Abbiamo segnalato con dei video alla NBA che gli Spurs tendono a portare tanti blocchi in movimento, ma la cosa pare non aver avuto effetto” Un duro colpo di Jakob Poeltl ha costretto nel quarto periodo Jamal Murray ad abbandonare il campo “Dovrò guardare il video, non credo che Poeltl sia un giocatore sporco ma sta di fatto che Jamal (Murray, ndr) abbia dovuto uscire. La NBA ci ha detto che abbiamo ragione, sui blocchi, ma gli arbitri non fischiano“.

Gara 7 tra San Antonio Spurs e Denver Nuggets è in programma domenica 28 aprile, al Pespi Center di Denver.

Malone sui Nuggets in vista di gara 4: “Dobbiamo essere più forti, in particolare Murray”

Mike Malone, allenatore di Denver, ha detto la sua sui Nuggets in vista dell’imminente gara 4 contro i San Antonio Spurs. Nello specifico, il coach ha voluto spronare i suoi ragazzi, date le diverse difficoltà che la franchigia del Colorado sta riscontrando in questa serie più difficile di quanto inizialmente previsto, come evidenziato anche dalla sconfitta rimediata in gara 3 lo scorso Giovedì.

LE DICHIARAZIONI DI MALONE IN VISTA DI GARA 4

Mike Malone, 48 anni, ai Nuggets dal 2015.

Ai microfoni di ESPN, l’ex capo allenatore dei Kings ha commentato la sconfitta rimediata in gara 3, sottolineando la grande prova offerta da Derrick White, autore di 36 punti e auspicando una grande reazione dai suoi uomini, in particolare da Jamal Murray.

[White, ndr] Non ci ha sentiti la scorsa notte. Gli abbiamo offerto tantissimi punti facili e questo non può più accadere. Speriamo che la sua prova sia d’ispirazione a Murray. In gara 2 Jamal ha effettuato un ottima prestazione che ha spinto White a reagire, ed ora quest’ultimo è a 23 punti di media e sta tirando con il 69% dal campo: mi auguro che basti questo.

Aldilà delle prove dei singoli, però, ciò che ha stupito maggiormente Malone è la scarsa propensione al sacrificio dei suoi Nuggets. San Antonio, infatti, è in vantaggio nella serie sopratutto grazie ad una maggiore fisicità mostrata nel parquet.

Non dobbiamo certo imitare i Bad Boys [Detroit Pistons anni’80, ndr], ma preferisco far sudare ogni singolo tentativo di attacco con delle marcature pesanti piuttosto che concedere ampi spazi. Bisogna raddoppiare sui loro tiratori, chiudere ai lunghi in prossimità della linea di fondo. Siamo ai playoff, il nostro livello di intensità deve essere per forza più alto.

In conclusione, la partita che, stanotte, andrà in scena in Texas avrà tutti i canoni per essere qualificata come una vera e propria battaglia. Del resto, la posta in palio è troppo alta, sopratutto per i Nuggets: una sconfitta potrebbe complicare in maniera inesorabile ogni futuro sogno di gloria.

Nuggets-Spurs, gara 2 è di Jamal Murray, Malone: “Noi come i Clippers!”

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E’ gara 2 tra Nuggets e Spurs, e Jamal Murray salva i Denver Nuggets da un potenziale 0-2 con un quarto periodo da 21 punti, trascinando i suoi ad una rimonta “alla Los Angeles Clippers”, nelle parole di coach Mike Malone.

I Nuggets si ritrovano a contemplare seriamente il doppio svantaggio nella serie, sotto di 19 punti (78-59) nel corso del terzo quarto. Murray ispira un quarto quarto da 39 punti per i padroni di casa, che prima di allora avevano faticato a trovare le giuste risposte a DeMar DeRozan e ad un Derrick White da 14 punti nel solo primo tempo (17 in tre quarti).

Con la partita ferma sul 73-56 a metà del terzo quarto per gli uomini di coach Gregg Popovich, Mike Malone spende un time-out extra e decide di tentare di agire sulla psiche dei suoi giocatori, entrati nella serie da ovvi favoriti ma improvvisamente sull’orlo di una voragine.

Ho ricordato ai miei ragazzi come ci fosse ancora tanto da giocare” Così coach Malone nel post gara “E gli ho ricordato di cosa avevano fatto i Clippers (la sera prima, ndr). Se avessimo continuato ad attaccare, a combattere, a crederci, allora avremmo avuto una chance. I ragazzi hanno reagito d’orgoglio con un parziale di 57-32“.

Uno 0-2 e due partite in casa dei più navigati San Antonio Spurs (32-9 in stagione all’AT&T Center) avrebbero chiuso con ogni probabilità prima del previsto la corsa playoffs della testa di serie numero 2 Denver Nuggets. I 19 punti recuperati da i Nuggets sono invece la terza peggior rimonta subita dagli Spurs nell’era Popovich: “Abbiamo concesso 39 punti nel quarto periodo, fine della storia… Millsap e Murray ci hanno puniti, e noi non abbiamo saputo opporre alcuna resistenza“.

Il quarto periodo di fuoco di Jamal Murray è arrivato in coda ad una partita difficile per la giovane point guard canadese, reduce da una gara 1 da 8 su 23 al tiro e da soli 3 punti nei primi tree quarti di gioco: “All’intervallo (Murray, ndr) era talmente frustrato per gli errori che l’ho preso da parte e gli ho detto: ‘fai un bel respiro, sembra che ogni tiro sia la fine del mondo. Jamal è il nostro asso, e noi dobbiamo credere in lui‘ Così Malone.

Nuggets-Spurs gara 2, Jamal Murray: “Un quarto periodo perfetto”

Stavo affrettando tutto” Jamal Murray analizza la sua partita “Non ero contento della mia partita in gara 1 (…) il quarto quarto è stato perfetto, tutti sanno che quando entro in ritmo, allora non ce n’è più per nessuno, mi sentivo caldo ed ho iniziato a tirare e tirare“.

Murray impatta prima e poi mette avanti i suoi Nuggets con tre triple pressoché consecutive, parte di una striscia di 8 tiri consecutivi a bersaglio nel quarto periodo.

Sul 112-101 Nuggets, Gregg Popovich si arrende e chiama in panchina i suoi titolari: “I miei compagni mi hanno aiutato tantissimo, hanno fiducia in me, mi hanno detto di continuare ad attaccare (…) dopo tre quarti in cui siamo stati bloccati, siamo riusciti a scioglierci nei minuti finali. Paul (Millsap, ndr) è uno dei leader di questa squadra, un esempio per noi, parla , ci mostra l’atteggiamento giusto e noi lo seguiamo“.

Prima dell’eruzione offensiva di Murray, sono l’esperto Paul Millsap (20 punti e 7 assist) e Gary Harris (23 a fine gara) a tenere i Nuggets in linea di galleggiamento, mentre Nikola Jokic sfiora la seconda tripla doppia in altrettante partite (21 punti, 13 rimbalzi e 8 assist).

Nuggets, Isaiah Thomas vede il ritorno in campo, coach Malone: “IT voce importante in spogliatoio”

Isaiah Thomas è finalmente pronto a ritornare in campo. A quasi un anno dall’operazione all’anca destra subita a fine stagione (annata iniziata ai Cleveland Cavs e terminata ai Los Angeles Lakers), l’ex star dei Boston Celtics potrebbe fare il proprio debutto stagionale in maglia Nuggets mercoledì, contro i Sacramento Kings al Pepsi Center di Denver.

Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, la decisione ultima spetterà al giocatore. Thomas è stato reintegrato a tutti gli effetti nelle ultime settimane, durante le quali il giocatore ha svolto sessioni di allenamento complete in G-League prima e successivamente con la squadra.

Thomas, il cui infortunio risale alla finale di Conference dei playoffs 2017 tra Boston Celtics e Cleveland Cavaliers, aveva firmato in estate un contratto annuale al “veteran minimum” da 2.4 milioni di dollari con i Denver Nuggets di Mike Malone, già head coach di “IT” ai tempi dei Sacramento Kings (2011-2014).

Ai Nuggets, Isaiah Thomas si troverà a combattere per ottenere minuti dalla panchina, in un reparto guardie tanto numeroso quanto talentuoso. Alle spalle dei titolari Jamal Murray e Gary Harris (oggi infortunato), la guardia al secondo anno Monte Morris ed il prodotto al terzo anno da Florida State Malik Beasley hanno garantito a coach Malone qualità, punti e difesa in uscita dalla panchina.

In 32 partite disputate tra Cavs e Lakers durante la stagione 2017\18, Isaiah Thomas ha viaggiato a 15 punti e 4.7 assist a partita, in circa 27 minuti d’impiego e con il 37% al tiro.

Isaiah Thomas, coach Malone: “Una voce importante in spogliatoio”

Coach Mike Malone, da tempo estimatore di Thomas, ha parlato delle qualità di leadership e dell’importante presenza in spogliatoio per i suoi Nuggets dell’ex giocatore di Sacramento Kings e Phoenix Suns:

Anche se non ha ancora giocato, Thomas ha già avuto un profondo impatto sui nostri giovani. Isaiah è sempre presente, la sua voce si fa sentire in spogliatoio, negli huddle durante le partite ed in allenamento. Il nostro è un gruppo di ragazzi tranquilli, e chi conosce Isaiah sa che lui non è di certo un tipo tranquillo, per cui la sua presenza è una buona cosa. Thomas ha leadership e carisma, la sua voce è importante per noi

Così il compagno di squadra Monte Morris:

La sua capacità di guidare un gruppo ci ha aiutati. Probabilmente oggi non saremo così in alto in classifica se Thomas non fosse stato con noi, senza i suoi consigli e la sua esperienza. Io lo vedo come un esempio, non solo perché sia un mio pariruolo, ma anche per via di tutto ciò che ha passato e della sua grande esperienza

Nuggets, Nikola Jokic lancia Beasley e manda coach Malone all’All-Star Game di Charlotte: “Grande onore”

La 25esima tripla doppia in carriera di Nikola Jokic consegna ai Denver Nuggets la 37esima vittoria stagionale (sesta doppia V consecutiva) ed a coach Mike Malone la nomina di allenatore di “Team LeBron”, che sfiderà la squadra selezionata dal secondo capitano Giannis Antetokounmpo a Charlotte, domenica 17 febbraio.

 

Al Pepsi Center di Denver, Nuggets-Twolves termina 107-106. Vittoria in volata per Nikola Jokic e compagni, ancora privi di Jamal Murray (caviglia) e Gary Harris (problema muscolare) ma che continuano a cavalcare il momento magico di Malik Beasley (22 punti in 28 minuti di gioco) e Monte Morris, che avvicina la tripla doppia con 17 punti, 10 assist e 7 rimbalzi in 40 minuti d’impiego.

 

 

Minnesota Timberwolves sempre sulle spalle di Karl-Anthony Towns. “KAT” chiude la sua gara con 31 punti, 12 rimbalzi, 7 assist, 2 recuperi ed una stoppata in 37 minuti di gioco. Derrick Rose torna in campo dopo tre partite d’assenza, ma la sua partota è limitata a soli 20 minuti e 8 punti a referto, con 5 assist. Per coach Ryan Saunders ancora out Jeff Teague, Robert Covington e Tyus Jones.

 

Nel weekend del Super Bowl che vedrà sfidarsi ad Atlanta New England Patriots e Los Angeles Rams, Nikola Jokic risolve la parità tra le due squadre con un “tipico” TD pass lanciato direttamente dalla rimessa di fondo campo, ad 1:04 dal termine della gara.

 

 

Sul punteggio di 105-104 in favore di Minnesota, e dopo una palla persa Twolves, Jokic raccoglie velocemente il pallone per la rimessa da fondo ed a una mano lascia andare un lungo passaggio per Malik Beasley, partito in contropiede ad anticipare la distratta difesa dei Timberwolves. Beasley deposita facilmente nella retina il pallone del definitivo vantaggio Nuggets.

 

Quel pallone è rimasto in aria per 4 o 5 secondi, come in un punt di Ray Guy (leggendario punter degli Oakland Raiders nella NFL tra 1973 e 1986, ndr). Abbiamo trovato il modo di vincere anche questa. L’All-Star Game? Ogni volta che si ha la possibilità di rappresentare i propri tifosi, la propria città e la propria squadra, ciò è sempre un grande onore. Poter andare a Charlotte con Nikola (Jokic, ndr) sarà fantastico, Gli ho detto che se allenerò l’altra squadra, dirò ai miei giocatori di raddoppiarlo tutte le volte, il suo primo All-Star Game sarà una partita dura… la nomina è un premio soprattutto al nostro grandissimo staff

 

– Coach Mike Malone dopo Nuggets-Twolves –

Nuggets, tripla-doppia per Jokic e 76ers KO, coach Malone: “Nikola tornato alla grande, Murray out”

Nikola Jokic dimentica Salt Lake City e la sospensione comminatagli dalla NBA e guida i suoi Denver Nuggets alla vittoria contro i Philadelphia 76ers con una tripla doppia, la settima stagionale.

Al Pepsi Center di Denver, Colorado, Nuggets-76ers termina 126-110 per gli uomini di coach Mike Malone. Per Jokic 32 punti, 18 rimbalzi e 10 assist, con 12 su 22 al tiro ed una sola palla persa dopo la gara di sospensione:

“(Nikola Jokic, ndr) è tornato ed ha fatto esattamente quello che ci si aspetta da lui. E’ stato una parte fondamentale del nostro attacco, ha fatto tutte le giocate giuste al momento giusto. Ci ha dimostrato quanto forte sia, un All-NBA assoluto, E per fortuna gioca per noi nei Denver Nuggets

– Coach Malone su Nikola Jokic –

 

Saltato a Denver il suggestivo scontro Jokic-Embiid (turno di riposo per la star camerunense dei 76ers), ed ancora assente Jimmy Butler (guai al polso destro per l’ex Twolves, che tornerà in campo contro i Los Angeles Lakers martedì sera), tocca a Ben Simmons e J.J Redick guidare l’attacco dei Sixers.

Simmons chiude con 19 punti, 12 rimbalzi ma soli 4 assist, e 6 su 17 al tiro (persino una tripla tentata, la prima stagionale). Redick è il miglior realizzatore di serata in casa 76ers con 22 punti e 4 su 10 dalla lunga distanza.

Partita ad alto punteggio nel primo tempo. I Nuggets segnano 41 punti nel solo primo quarto (41-37) e chiudono la prima metà di gara sul +9 (77-68). Sono già 20 i punti di Jokic, con 10 rimbalzi, e 13 i punti di Will Barton al riposo.

A fine terzo quarto il divario tra le due squadre si allarga, ed a metà quarto periodo Denver scappa definitivamente (120-104 a 5:48 dal termine), guidata da Jokic e Malik Beasley (14 punti a fine gara).

Nuggets-76ers, Mike Malone: “Buona prova, un po’ preoccupato per Jamal Murray”

 

Troppa la voglia di Nikola Jokic di rifarsi dopo la squalifica (a suo dire ingiusta, ma prevista dal severo regolamento NBA) che ha costretto la star serba dei Nuggets a saltare la sfida casalinga contro i Phoenix Suns di venerdì notte.

Così Jokic nel post partita tra Nuggets-76ers:

Se mi aspettavo la tripla doppia? Non so, non scendo in campo con l’idea di fare 30 punti o prendere 20 rimbalzi, voglio solo giocare, dare il massimo e vincere. Abbiamo vinto, quindi tutto OK, mi prendo anche la mia tripla-doppia

– Nikola Jokic dopo Nuggets-76ers –

 

 

Così coach Mike Malone sulla prestazione dei suoi e sull’assenza di Jamal Murray, out per un problema ad una caviglia:

Nel secondo tempo i ragazzi sono stati bravi nel fornire uno sforzo maggiore in difesa, rispetto alla prima metà di gara. Dopo il primo tempo (i Sixers, ndr) stavano tirando con 9 su 18 da tre punti, nel secondo tempo ne hanno messe solo cinque. Una buona prova contro una buona squadra, anche senza Embiid e Butler (…) Jamal Murray? Sono un po’ preoccupato. ha convissuto con un guaio alla caviglia negli ultimi giorni, sembrava stare meglio ma si è infortunato di nuovo. Oggi pomeriggio (sabato, ndr) la caviglia era molto gonfia. Farà trattamenti e fisioterapia, vedremo come si sentirà e se potrà giocare a Memphis (martedì, ndr)”

– Mike Malone dopo Nuggets-76ers –

Nuggets, il fattore campo per coach Malone: “Tifosi Lakers, Warriors e Celtics, prendete e portate a casa!”

Come sempre accade nelle “altre” 29 arene NBA (ma anche nella trentesima, lo Staples Center, anche quando tecnicamente la squadra di casa sarebbero i Clippers), quando sono di scena i Los Angeles Lakers capita di vedere tra gli spalti più di una maglia giallo-viola.

La sfida di martedì notte tra Lakers e Nuggets al Pepsi Center di Denver non è stata un’eccezione. Ne è ben consapevole coach Mike Malone, allenatore dei Nuggets, che dopo la partita ha lanciato una simpatica provocazione ai tifosi Lakers in trasferta ai piedi delle Montagne Rocciose.

Denver Nuggets, Mike Malone: “Prendete e portate a casa!”

I Denver Nuggets (14-7) hanno dominato la partita, e preso il largo nel secondo tempo. Per Nikola Jokic e compagni è la nona vittoria tra le mura amiche del Pepsi Center, da sempre uno dei campi più difficili dell’intera lega, per via dell’altitudine e del ritmo di gioco imposto dai padroni di casa.

I Los Angeles Lakers sono LA squadra NBA per eccellenza, ed hanno tifosi ovunque. L’arrivo di LeBron James ha solo aggiunto un nuovo capitolo – uno dei più interessanti – alla grande storia della franchigia di L.A.

Quest’anno, Denver ha già battuto al Pepsi Center Golden State Warriors, Boston Celtics e Lakers. Coach Malone ha preso spunto da ciò per scherzare sulla presenza di “intrusi” sugli spalti di casa:

Noi non vogliamo convertire nessuno. O con noi, o contro di noi. I tfiosi degli Warriors possono venire qui, i tifosi dei Celtics, quelli dei Lakers possono venire qui. Voglio dire, Lebron James è forse il miglior giocatore di sempre, e quando arriva in città, la gente viene a vederlo giocare. Ma finché la gente che viene a vderlo giocare se ne va poi acasa delusa, sinceramente questa è l’unica cosa che mi interessi. quindi, tifosi di Lakers, warriors e Celtics, venite a vedera la partita, ma prendete e portate a casa la sconfitta!

– Coach Mike Malone dopo Lakers-Nuggets –

I Denver Nuggets, seppure alle prese con problemi di infortuni (fuori Isaiah Thomas, Will Barton e Gary Harris) sono in lotta per il primato nella Western Conference.

 

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Nuggets, ancora lontano il ritorno in campo di Isaiah Thomas

infortunio isaiah thomas-Isaiah Thomas-Miami

Ancora lontano il ritorno in campo di Isaiah Thomas. L’ex point guard dei Boston Celtics è ancora alle prese con le ultime fasi di riabilitazione dopo l’intervento all’anca subito a marzo.

Thomas non è sceso in campo per nessuna delle partite di pre-season disputate dai Denver Nuggets.

Lo staff medico della franchigia del Colorado ha deciso di valutare con estrema cautela le condizioni di Thomas, onde evitare un rientro in campo affrettato.

In estate, Isaiah Thomas ha firmato un contratto annuale al minimo garantito per i veterani con i Denver Nuggets. In Colorado l’ex Cleveland Cavs ha ritrovato Mike Malone, già suo allenatore ai tempi dei Sacramento Kings.

Al termine della stagione 2017\18, iniziata a Cleveland e finita a Los Angeles, sponda Lakers, “I.T.” si è sottoposto ad un intervento in artroscopia all’anca.

Un infortunio procuratosi al termine della stagione 2016\17, e che continua ancora oggi a condizionare carriera e prestazioni di un giocatore capace di terminare quarto nell’annuale classifica per l’MVP stagionale, solo due anni fa.

Il biennio 2017-2018 è stata davvero tormentato, per Thomas. Alla tragica morte della sorella Chyna in un incidente d’auto a metà aprile 2017, si sono rapidamente aggiunti l’infortunio e la trade che ha spedito Isaiah a Cleveland, in cambio di Kyrie Irving.

L’esperimento Thomas-LeBron James è durato solo lo spazio di 15 partite. A metà febbraio una nuova trade ha portato l’ex Washington Huskies a Los Angeles.

L’estate 2018 di Thomas è stata caratterizzata da un piccolo incidente diplomatico, e dai timori sulle sue condizioni fisiche, che hanno di fatto azzerato l’interesse sul mercato dei free agent nei suoi confronti.

mentre Thomas continua il percorso di recupero, il ruolo di back-up di Jamal Murray nelle rotazioni di coach Malone sarà occupato dalla guardia al secondo anno Monte Morris.

Manuale Denver Nuggets 2018-2019: il futuro è roseo, il presente?

Giovane e talentuoso roster, l’anno scorso i Denver Nuggets hanno fatto spettacolo in attacco ma i problemi difensivi sono stati molti, riusciranno quest’anno a migliorare le loro carenze e a raggiungere i playoff? Scopriamolo analizzando la stagione passata ed il mercato estivo. Ecco il Manuale Denver Nuggets 2018-2019

MANUALE DENVER NUGGETS 2018-2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 46-36
  • Piazzamento: seed #9, Western Conference
  • Offensive rating: 110
  • Defensive rating: 108.5
  • Team leaders: Nikola Jokic (18.5 PTS), Rimbalzi: Nikola Jokic (10.7 REB), Nikola Jokic  (6.1 AST)

MANUALE DENVER NUGGETS 2018-2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Trade:

  • Scambiano con i Magic la 43° scelta 2018 più una scelta al secondo giro del 2019 per la 41° del 2018.
  • Cedono ai Sixers Wilson Chandler, e due scelte future al secondo giro per soldi.
  • Inoltre lasciano Denver Kenneth Faried, Darrell Arthur, e una scelta al primo giro dell’anno prossimo e una al secondo giro del 2020 per Isaiah Whitehead.

Partenze:

  • Isaiah Whitehead (appena arrivato dai Nets viene rilasciato, ora nuovo giocatore del Lokomotiv Kuban)
  • Devin Harris (mancato rinnovo, ora a Dallas)

Arrivi:

  • Isaiah Thomas (dai Lakers)
  • Emanuel Terry (da una squadra della seconda divisione di NCAA)
  • DeVaughn Purcell (dalla lega danese)

Draft:

  • Michael Porter Jr (alla 14° da university of Missouri)
  • Jarred Vanderbilt (alla 41° da Kentucky)
  • Thomas Welsh (alla 58° da UCLA)

Rinnovi:

  • Da segnalare come importanti mosse di mercato anche i rinnovi di Will Barton e soprattutto di Nikola Jokic, entrambi di 4 anni.

Mercato poco volto a rinnovare il roster (giovane e talentuoso) ma più concentrato a liberarsi di stipendi, dal momento che sforano, e non di poco, il tetto salariale e  l’anno prossimo rischiano di dover pagare la luxury tax, giustificabile solo se vuoi fare all in in quella annata per provare a portare a casa l’anello (alquanto impensabile per i Nuggets al momento).

Nonostante ciò sono da segnalare principalmente il rookie di cui tanto si parla Porter Jr, e Thomas: il primo si è operato in estate alla schiena e sarà fuori a tempo indeterminato;il secondo è approdato nella terza squadra in cui gioca nel post-Celtics e deve far vedere a tutti che è ancora quel giocatore che due anni fa arrivò quinto nella corsa per il premio di MVP.

MANUALE DENVER NUGGETS 2018-2019: L’ANALISI

La squadra gira ovviamente intorno al 24enne Jokic, centro serbo che dietro alla sua stazza nasconde doti di playmaking più uniche che rare per un giocatore del suo ruolo. Inoltre è stato capace, nell’ultima stagione, di ampliare il suo repertorio offensivo rendendo il tiro da tre sempre più affidabile. È indubbiamente il miglior assist man tra i lunghi della lega.

La visione di gioco di Jokic è fondamentale per la manovra offensiva dei Nuggets.

Denver gira intorno a lui, ma i Nuggets hanno molto altro giovane talento.
Hanno tre piccoli che sono stati capaci di andare tutti e tre sopra i 15 di media durante la scorsa stagione.
Il primo è Gary Harris, guardia 24enne, solido tiratore da tre (40%) e anche buon difensore, il secondo è Will Barton, reduce anche lui da un grande miglioramento ed infine il terzo è Jamal Murray, che era tra i principali candidati per il MIP, è un ragazzo molto promettente di soli 21 anni.
È evidente come il futuro di questi Nuggets sia in buone mani, ma al momento questi giovani hanno bisogno di un punto di riferimento, di un giocatore con esperienza e questo ruolo è ricoperto dall’ex Hawks Paul Millsap, il quale ha appena concluso la decima stagione consecutiva in doppia cifra.
Intorno a questi vi sono Trey Lyles, buona ala grande che si appresta ad iniziare la sua quarta stagione NBA e Mason Plumlee, giocatore ormai al sesto anno che non è mai riuscito ad esprimersi al massimo del suo potenziale.
Come dimenticarsi poi di Isaiah Thomas, reduce da una stagione non brillante, che se torna quello di Boston è un giocatore capace di mettere 25 o più punti a partita, è un po’ la scommessa di questa annata per i Nuggets.
Inoltre stiamo tutti attendendo di vedere all’opera nella lega Michael Porter Jr, che sembra possa essere la sorpresa del Draft.
La fase offensiva sicuramente non è un problema per i ragazzi di coach Mike Malone, che hanno un gioco veloce che dà molta importanza al tiro da tre punti (nell’ultima stagione i Nuggets hanno segnato più triple di GSW) e hanno viaggiato a ben 110 punti di media.
Ma non si possono fare gli stessi complimenti per l‘attitudine difensiva, dato che Denver ha concesso percentuale al tiro più alta dell’intera lega.
Con la partenza del titolare Wilson Chandler potremmo vedere  un quintetto formato sicuramente dalla coppia di lunghi Jokic-Millsap e poi all’inizio potremmo assistere alla convivenza in campo dei tre piccoli Murray, Harris e Barton, avranno comunque minuti importanti Thomas, che potrebbe essere un ottimo sesto uomo, il Rookie prima citato, che qualora riuscisse ad ambientarsi subito potrebbe anche diventare titolare essendo in una squadra priva di un’ala piccola di ruolo abbastanza forte da partire in quintetto. A far rifiatare le due torri ci penseranno principalmente Plumlee e Hernangomez.

CONCLUSIONE

Nella Western Conference odierna è tutt’altro che semplice classificarsi fra le migliori 8, l’anno scorso Denver non ce l’ha fatta per una vittoria, e quest’anno non sarà certo più semplice: anzi, con l’avvento di LeBron a Los Angeles sembra che un altro di quei posti per i playoff sia ipotecato.
Però Denver è una squadra molto giovane e di conseguenza probabilmente già rispetto all’anno scorso ammireremo grandi miglioramenti e quindi un’ottava posizione potrebbe essere raggiungibile.

Nuggets, Mark Price nuovo assistente allenatore

I Denver Nuggets hanno assunto Mark Price in qualità di assistente allenatore, come riportato da Adrian Wojnarowski via Twitter nella giornata di lunedì.

Price, 12 stagioni da giocatore NBA tra Cleveland, Golden State ed Orlando Magic, e successivamente assistente allenatore e consulente per Atlanta Hawks, Boston Celtics e Charlotte Hornets, sarà assistente “speciale” per il tiro nello staff di coach Mike Malone.

Mark Price è uno dei migliori tiratori nella storia della NBA, capace di medie carriera del 90.4% ai tiri liberi e del 40.2% al tiro da tre punti in 722 partire disputate, tra il 1986 ed 1998.

Nella carriera NBA di Mark Price, anche 4 convocazioni all’All-Star Game e quattro nomine in uno dei primi tre quintetti NBA (primo quintetto nel 1993). Riconoscimenti ottenuti vestendo la maglia dei Cleveland Cavs.

Gary Harris, Nikola Jokic e Jamal Murray. Credit: Isaiah J. Downing-USA TODAY Sports

I Denver Nuggets hanno chiuso la passata stagione al nono posto nella Western Conference, mancando l’accesso ai playoffs.

In estate la franchigia del Colorado è stata una delle più attive sul mercato dei free agent. I Nuggets hanno rifirmato con contratti pluriennali il centro serbo Nikola Jokic e la guardia Will Barton, ed hanno raggiunto un accordo annuale con l’ex Celtics Isaiah Thomas.

Dal draft è invece arrivato Michael Porter Jr, selezionato con la scelta numero 14. Il prodotto di Missouri è tuttora però alle prese con un infortunio alla schiena risalente al novembre del 2017.