Toronto Raptors, gara 7 è la partita più vista nella storia della TV canadese

Bucks-Raptors streaming: gli dei del basket verranno ancora in soccorso a Toronto?

Gara 7 della semifinale della Eastern Conference tra Toronto Raptors e Philadelphia 76ers è stata la partita di pallacanestro più vista nella storia della TV canadese.

Secondo NBA Canada, una media di 2.2 milioni di telespettatori hanno guardato col fiato sospeso il tiro di Kawhi Leonard rimbalzare alto sul ferro della Scotiabank Arena di Toronto, Ontario. Stimato in 5.8 milioni di telespettatori il picco di ascolti per la partita, uno dei momenti più altri della storia della franchigia canadese.

Il precedente record di ascolti (1.8 milioni) apparteneva alla quarta partita della serie di finale della Eastern Conference 2016 tra Raptors ed i Cleveland Cavaliers di LeBron James e Kyrie Irving, gara poi vinta da Toronto che impattò sul 2-2 la serie.

I Toronto Raptors affronteranno ora Giannis Antetokounmpo ed i Milwaukee Bucks per giocarsi l’accesso alla finale NBA, finale che sarebbe la prima nella storia per i canadesi. La palla a due di gara 1 è programmata per la notte italiana tra mercoledì 15 e giovedì 16 maggio.

Malcolm Brogdon non ancora pronto per partire in quintetto

Malcolm Brogdon

Nonostante ci sia una settimana tra la fine del secondo turno e l’inizio delle finali della Eastern Conference, non vi è alcuna garanzia che Malcolm Brogdon potrà tornare in quintetto per gara 1, dopo il rientro in gara 5 con i Celtics. Non è ancora passata del tutto, quindi, la fascite plantare che lo ha tenuto fuori dal campo per quasi 2 mesi.

Le parole di coach Budenholzer e Malcolm Brogdon

“Ha bisogno di più minuti, di più coinvolgimento” ha riferito Mike Budenholzer dopo l’allenamento di Sabato, “Abbiamo in programma di continuare ad aumentare il carico di lavoro e i minuti di Malcolm. Per sapere se sta effettivamente meglio, lo vedremo in gara 1, dove giocherà di più rispetto all’ultima partita.”

Mercoledì Brogdon è tornato in campo dopo l’ultima partita che risale al 15 Marzo. Contro i Celtics uscendo dalla panchina ha giocato 17 minuti, ovviamente spalmati lungo la partita, e ha messo a referto 10 punti. Lo stesso Budenholzer ha parlato della partita di venerdì, definendo i 17 minuti “più di quelli che avevamo messo in conto.” Ma Malcolm, dopo la partita, ha affermato di non aver sentito alcun dolore durante la gara.

“Mi sentivo al 100%”, così ha riferito, “voglio tornare a giocare e per adesso cerco di aiutare i miei compagni o, almeno, ci sto provando.”

L’importanza della panchina

Nella serie tra Bucks e Celtics, la vera chiave di volta è stata proprio la panchina. Due giocatori su tutti hanno dato quel qualcosa in più che ha permesso a Milwaukee di portare a casa la serie. Stiamo parlando di George Hill e Pat Connaughton, che con ottime prestazioni hanno permesso di vincere gara 3, 4 e 5. Proprio per questo apporto dalla panchina di diversi giocatori, è stata definita “Bench Mob”.

“Non è una semplice second unit, è una “Bench Mob”. C’è molta differenza tra le due. Il primo è un termine negativo, il secondo invece è più che positivo”, così ha detto ai microfoni Connaughton dopo gara 5.

Durante l’assenza di Malcolm Brogdon, è stato Nikola Mirotic a partire in quintetto. Dopo l’allenamento di sabato, lo stesso Nikola ha parlato del fatto che per lui non c’è alcuna differenza tra il posto da titolare o uscire dalla panchina, e anche qui Pat è intervenuto, dicendo che la “Bench Mob” è pronta a tutto, a seconda delle scelte di Budenholzer.

“Qualsiasi cosa decida il coach, noi siamo pronti a supportarlo, se Nikola deve partire dalla panchina, noi siamo pronti a riaccoglierlo. Se sarà Malcolm, non cambia nulla. L’obbiettivo è sempre lo stesso, e ognuno è pronto ad adattarsi a qualsiasi evenienza”, ha proseguito Connaughton.

In vista di gara 1

Dopo gara 5, i Bucks hanno avuto un giorno libero e venerdì sono tornati ad allenarsi individualmente. Sabato, invece c’è stato l’allenamento di squadra, a cui ha partecipato anche Brogdon.

La lunga pausa tra le serie dà a Milwaukee il lusso di prendersi un po ‘di tempo libero. Infatti domenica non si alleneranno, e potranno vedere gara 7 tra i Philadelphia 76ers e i Toronto Raptors tutti insieme. La vincitrice tra queste 2 squadre sarà l’avversaria dei Bucks in gara 1 nelle finali della Eastern Conference, che si terrà mercoledì notte al Fiserv Forum di Milwaukee. “Vogliamo arrivare alle finali NBA”, ha riferito Mirotic, “non fa alcuna differenza contro chi dovremo giocare.”

Philadelphia 76ers, da gara 7 dipende il futuro di coach Brett Brown

philadelphia 76ers brett brown

Le due semifinali di conference ancora aperte proporranno due gare 7 tra quattro squadre con ambizioni e prospettive diverse.

Se per Denver Nuggets e Portland Trail Blazers, squadre giovani, lanciate e con due allenatori saldamente al comando si potrebbe quasi spendere un salomonico “comunque vada sarà un successo” (Nuggets fuori dai playoffs los scorso anno, Blazers spazzati via al primo turno), la stessa cosa non può valere per Toronto Raptors e Philadelphia 76ers.

Sui Raptors pende come una scure la free agency di Kawhi Leonard, che in estate dovrà decidere se rimanere in Canada o lasciare Toronto, ipotesi che aprirebbe con ogni probabilità la fase di ricostruzione della franchigia.

I Philadelphia 76ers di Brett Brown, assemblati in corsa dal nuovo general manager Elton Brand, sono stati costruiti per andare fino in fondo già da subito.

Jimmy Butler e Tobias Harris saranno – al pari di Leonard – tra i grandi free agent estivi. J.J. Redick si aggiungerà alla lista, e sebbene i proprietari della squadra abbiano già reso nota l’intenzione di trattenere almeno Butler e Harris qualora possibile, anche la posizione di coach Brett Brown potrebbe decidersi in soli 48 minuti, i prossimi.

Come riportato da Marc Stein del NY Times, sarà l’esito di gara 7 a definire con ogni probabilità il destino di coach Brown: “Alcune fonti riferiscono come Brown avrà ben poche chance di sopravvivere ad una eliminazione precoce“, ovvero prima delle finali NBA, il vero obiettivo fissato in estate e successivamente rilanciato da Brand e dalla proprietà per i Philadelphia 76ers per questa stagione.

Brett Brown allena i Philadelphia 76ers dalla stagione 2013\14, e con la squadra che fu di Allen Iverson ha conosciuto il lungo periodo della ricostruzione da zero, quello di “The Process” inaugurato da Sam Hinkie e Proseguito da Bryan Colangelo.

La stagione 2017\18 fu un successo imprevisto: i Sixers delle giovani star Joel Embiid e Ben Simmons vinsero 52 partite e furono eliminati in 5 partite dai Boston Celtics in semifinale di conference. Appena un anno dopo, un risultato analogo, con una squadra superiore per uomini e mezzi, non potrebbe essere considerato certo un successo, ed a farne le spese sarebbe dunque l’ex capo allenatore della nazionale australiana.

Houston Rockets, tutta la delusione di Fertitta: “Sconfitta inaccettabile”

Houston Rockets, delusissimo a fine partita il proprietario Tilman Fertitta, che alla stampa parla di una sconfitta “inaccettabile” della sua squadra.

I Rockets di James Harden non hanno saputo approfittare del vantaggio del campo, e dell’assenza di Kevin Durant ed hanno finito per perdere la sesta partita della serie di semifinale della Western Conference contro i Golden State Warriors.

Per Houston è la terza dolorosa eliminazione di fila ai playoffs, dopo l’incredibile finale con stoppata di Manu Ginobili su Harden in gara 5 delle semifinali 2017 contro i San Antonio Spurs (e successiva disastrosa gara 6) e l’eliminazione in 7 partite dello scorso anno sempre contro gli Warriors, stavolta in finale di conference.

Così nel post gara Fertitta, proprietario dei Rockets dal 2017: “Fa male, non è stato un bel momento. Vi garantisco che la squadra, Chris (Paul, ndr) e James (Harden, ndr) sono davvero affranti in questo momento. (Gli Warriors, ndr) ci hanno preso a calci in casa nostra, ci hanno battuto di 10 punti nel quarto periodo, una cosa inaccettabile. Dobbiamo migliorare, ma so che il nostro momento arriverà, prima o poi“.

E’ così, loro sono dei campioni. Lo hanno dimostrato ed hanno vinto, e noi abbiamo perso

Per la seconda volta consecutiva i sogni di gloria degli Houston Rockets si infrangono contro i Golden State Warriors, squadra in grado di resistere ad ogni tipo di difficoltà (gli infortuni di DeMarcus Cousins e Kevin Durant) ed al comprensibile logorio. Fertitta si dice però sicuro che il nucleo della squadra, costruita attorno a James Harden abbia tutte le qualità per arrivare presto al titolo NBA:

Harden ha solo 30 anni, Michael Jordan non vinse nulla prima dei 30 anni, così come Hakeem Olajuwon. Non ci arrenderemo, faremo una grande off-season, faremo tutto il necessario per migliorare la squadra, è una promessa“.

Harden, Chris Paul, Clint Capela ed Eric Gordon torneranno per almeno ancora la prossima stagione (l’ultima di contratto per Gordon), così come P.J. Tucker. Nené ha ancora un anno di contratto, sebbene nei giorni scorsi il lungo brasiliano abbia manifestato l’intenzione di ritirarsi al termine della presente stagione.

Austin Rivers, Iman Shumpert, Gerald Green e la sorpresa Kennenth Faried saranno free agent, ma l’attuale payroll dei Rockets permetterà poco spazio di manovra sul mercato estivo per il general manager Daryl Morey.

I Milwaukee Bucks schiantano i Celtics in gara 5 e volano alle Eastern Conference

Celtics Endgame

Doveva essere una battaglia da prendere sin dall’inizio con grande energia, e così è stato per i Milwaukee Bucks. Dopo una serie fatta, sino a ieri, da primi minuti di gara giocati a ritmi molto lenti, in gara 5 Antetokounmpo e compagni hanno cambiato totalmente atteggiamento, aggredendo sin dalle prime battute il match e facilitando, così, l’archiviazione precoce della pratica biancoverde con il punteggio di 91 a 116. La franchigia del Wisconsin approda così alle Eastern Conference Finals 18 anni dopo l’ultima volta, nel 2001.

I DETTAGLI DEL MATCH E LE DICHIARAZIONI NEL POST PARTITA

Antetokounmpo in azione contro Al Horford e Jayson Tatum

Milwaukee ha iniziato gara 5 con un netto parziale di 8-0, tenendo poi i Celtics a soli 19 punti nel primo quarto, il peggior punteggio realizzato da Boston nell’intera post-season. Da quel momento in poi, i Bucks hanno sempre controllato qualsiasi tentativo di rimonta degli uomini di Brad Stevens, grazie anche alle ottime prestazioni di Giannis Antetokounmpo (20 punti, 8 rimbalzi e 8 assist), Khris Middleton (19 punti) ed Eric Bledsoe (18 punti e 6 rimbalzi).

Ma un ulteriore aspetto che ha sicuramente giocato a favore del team guidato da Mike Budenholzer è stato l’ottimo lavoro eseguito dai gregari dei Bucks. Nello specifico, infatti, 3 sono stati i giocatori partiti dalla panchina e che hanno chiuso la sfida in doppia cifra, Ersan Ilyasova (10 punti), il rientrante Malcolm Brogdon (10 punti) e George Hill (16 punti). Proprio quest’ultimo, nel post partita, ha messo in risalto questo concetto:

Tutti eravamo pronti ad entrare in campo e a dare il nostro contributo. Volevamo vincere e chiudere subito la questione e così è stato

Milwaukee, con questo passaggio del turno, ha sicuramente superato brillantemente un’importante prova di maturità. Lo scorso anno furono proprio i Celtics ad eliminare il team della città di Fonzie, certificando così ancora una certa mancanza di maturità. Con l’arrivo di Budenholzer, però, è stato fatto un grande salto di qualità, certificato anche dal primo posto ottenuto in regular season nella Eastern Conference.

Tra coloro che, innegabilmente, hanno giovato dell’arrivo dell’ex coach degli Atlanta Atlanta è, senz’altro, Giannis Antetokounmpo. Sotto la gestione dell’ex assistente degli Spurs, infatti, il greco sembra aver compiuto quel definitivo salto di qualità, come testimoniano le sue cifre raccolte sinora raccolte tra regular season e playoffs. Il numero 34, a margine del match, ha voluto rimarcare la notevole tenacia del roster, il quale non vuole di certo fermarsi qui.

“Di certo molti ancora ritengono che siamo stati fortunati. Ma tutto quello che mi interessa è solamente vincere, e noi lo stiamo facendo. Siamo ancora affamati per raggiungere i nostri obiettivi


Il prossimo ostacolo che divide la squadra rivelazione dell’anno dalle NBA Finals emergerà dalla serie tra Toronto Raptors e Philadelphia 76ers, nella quale lo scorso martedì i canadesi si sono portati in vantaggio sul 3-2 con un largo successo. Da domani, inizieranno i preparativi per un altra grande battaglia, ma per adesso, Milwaukee può ancora festeggiare una stagione sin qui straordinaria.

Raptors, Pascal Siakam (polpaccio) è in dubbio per la decisiva gara 4

Toronto Raptors, la presenza di Pascal Siakam è in dubbio per la decisiva gara 4 della serie contro i Philadelphia 76ers, a causa di un problema al polpaccio destro.

Non è chiaro quando esattamente Siakam si sia infortunato, ma la sua eventuale assenza nella quarta partita, in programma domenica 5 maggio al Wells Fargo center di Philadelphia, priverebbe i Raptors di un uomo da oltre 23 punti a partita in questi playoffs.

Toronto dovrà cercare in gara 4 di evitare di finire sotto per 3-1 nella serie, svantaggio storicamente difficile da superare nella storia dei playoffs NBA. In gara 3 la sola grande prova di Kawhi Leonard non è bastata a reggere la forza d’urto del quintetto di star dei Sixers.

In caso di forfait per Pascal Siakam, il suo posto in quintetto sarà con ogni probabilità coperto da Serge Ibaka, mentre dalla panchina potrebbe trovare più minuti Norman Powell. I Raptors dovranno rinunciare anche per gara 4 a OG Anunoby, ancora non pronto a scendere in campo dopo l’operazione di appendicectomia cui è stato sottoposto alla viglia del primo turno di playoffs.

Warriors-Rockets, l’eleganza di Durant sul disordine di Houston

I primi due match di Warriors-Rockets andati in scena alla Oracle Arena di Oakland hanno sentenziato un 2-0 in favore degli uomini di coach Kerr. Due gare parallele, con esiti uguali ma copioni diversi. Due partite in cui ci aspettava qualcosa di più dagli Houston Rockets (soprattutto in termini di gioco), che non hanno approfittato delle poche lacune messe in evidenza da Curry & company.

Per i Golden State il protagonista assoluto è stato senza ombra di dubbio Kevin Durant, forte di un mirabile periodo di forma. Non solo il miglior scorer (64 punti tra gara 1 e gara 2), ma anche trascinatore emotivo degli uomini della Baia che, nei momenti di difficoltà delle altre due stelle, hanno trovato nel #35 uno scoglio fidato a cui affidare il pallone scottante. Proprio in questo aspetto è stato James Harden a deludere nelle file dei Rockets. Un Barba da pessime percentuali (45.7 di eFG%) e da eccessivi isolamenti indotti ha manomesso le poche possibilità di vittoria dei biancorossi.

Warriors-Rockets
Harden dopo il colpo subito in gara 2 di Warriors-Rockets

Tiri forzati e senza ritmo, giro palla inesistente ed erronee letture di gioco da un lato. Circolazione di palla, ribaltamenti armonici, tagli in back-door, isolamenti brillanti dall’altro. In gara 1 e 2 di Warriors-Rockets ha trionfato la pallacanestro sagace su quella devota ai numeri. Analizziamole in dettaglio.

WARRIORS-ROCKETS: FISCHIETTI PROTAGONISTI IN GARA 1

Il primo match giocatosi alla Oracle Arena ha visto le polemiche in primo piano. Parecchie chiamate arbitrali sono state contestate da entrambi i team, sia durante che alla fine del match. Aldilà delle diatribe arbitrali, gara 1 si è rivelata intensa quanto piena di errori sia da un lato che dall’altro. Houston ha faticato a trovare conclusioni pulite, essendosi affidata ad isolamenti irresoluti di Harden, Paul e Gordon. La fluidità di gioco è stata quasi inesistente e dunque le percentuali al tiro ne hanno risentito in negativo. Il pezzo forte del gioco di D’Antoni, ovvero il pick & n’roll tra guardia e centro, è stato sfruttato in maniera inopportuna dagli interpreti. Ciò ha portato pochi punti nel pitturato (6% in meno rispetto al primo turno) e tiri da fuori dall’arco senza ritmo.

Warriors-Rockets
Tucker su Durant: una delle sfide più avvincenti della serie Warriors-Rockets

Golden State ha cercato di far circolare il pallone quanto più possibile per trovare più conclusioni semplici possibili. Ciò ha favorito gli incursori dei tagli senza palla quali Looney, Green e Iguodala e messo in difficoltà a tratti la difesa di Houston. La filosofia di coach Kerr ha tuttavia portato a molti extra-pass da arma a doppio taglio: canestri smarcati si alternavano a palle perse (20 turnover per i “guerrieri” sono tanti). Gli Splash Brothers non erano nella loro miglior serata (5/15 da 3 punti), mentre Durant ha giocato da vero e proprio leader offensivo con canestri da urlo anche quando messo in difficoltà da un egregio difensore quale PJ Tucker.

La palla pesa? Nessun problema, ci pensa KD

Alla fine i Warriors hanno avuto la meglio per 104 a 100. Il risultato è stato in bilico per tutto l’arco dell’incontro e gli ultimi possessi (in particolare il canestro di Curry a 25 secondi dalla sirena finale) hanno regalato agli Warriors il primo match. Tutto il quintetto di Golden State ha raggiunto la doppia cifra, mentre dall’altra parte un’ottima prestazione offensiva di Gordon ha tenuto costantemente a galla i Rockets che hanno difeso con una non indifferente perspicacia (da sottolineare a riguardo il sostanziale apporto di Nené). L’unica aspettativa rispettata di gara 1 è stata proprio quella del risultato in bilico: un pallone che entra e un altro che esce avrebbero potuto stabilire il vincente e proprio così è stato.

Gli attimi finali di gara 1 di Warriors-Rockets

WARRIORS-ROCKETS: D’ANTONI RIMESCOLA IN GARA 2, MA LA MUSICA RIMANE LA STESSA

Le mosse adottate da coach D’Antoni in gara 1 avevano sorpreso molti addetti ai lavori. Nenè aveva fatto rifiatare un deludente Capela più volte e Faried era stato fatto sedere per l’intero arco del match. Ma quella tra il coach italo-americano e Steve Kerr è una continua partita di scacchi ed è così che il primo decide di stravolgere le rotazioni. Rivers torna da un virus intestinale e diventa il sesto uomo a scapito di Danuel House. Il centro svizzero stavolta risulta più decisivo da rollante e colleziona qualche rimbalzo offensivo in più (0 in gara 1, 4 in gara 2) e convince D’Antoni a tenerlo in campo per buona parte del match. Le percentuali dei Rockets migliorano (+7% di eFG%) grazie soprattutto all’esplosività di Austin Rivers che con le sue incursioni in area riesce a liberare molti più spazi per i tiratori.

Warriors-Rockets
Austin Rivers rientra in gara 2

Ma dall’altra parte c’è un uomo in missione: Kevin Durant. L’ex OKC è un osso duro per la difesa dei Rockets. Kerr studia schemi a tavolino per la sua stella al fine di posizionargli di fronte un qualsiasi difensore, purché non sia l’accorto PJ Tucker. Ed è così che il #35 può sfruttare appieno le sue abilità offensive per tirare in faccia al suo diretto marcatore e trovare così due o tre punti “facili”. Anche questa volta gli Warriors hanno dimostrato di essere più squadra rispetto ai Rockets: un giro palla continuo per trovare il tiratore smarcato avrebbero aumentato le percentuali e portato in fiducia tutti i giocatori di Oakland. E così è stato. Gara 2 si è così conclusa 115-109 in favore degli uomini di coach Kerr e questa volta ogni giocatore del quintetto ha superato i 15 punti a testa.

 Spaziature e gestione ordinata degli Warriors

E’ stata questa la chiave per GS in queste prime due gare: tutti i giocatori in campo hanno la possibilità di poter cambiare la partita. Chiunque decida di prendersi i tiri decisivi deve e può sentirsi in fiducia. Chiaramente, ciò risulta molto più semplice quando ogni giocatore del tuo quintetto è un all star che sa bene come trasformare un possesso in due o tre punti. Tuttavia, la stella in questione deve essere altruista e saper mettere ognuno in ritmo: un problema che aveva avuto Lebron James e che adesso sta colpendo il Barba. Una patologia che invece non colpisce quasi mai i Golden State Warriors

COSA ASPETTARCI?

Il prossimo match tra Warriors e Rockets sarà sicuramente decisivo per gli esiti della serie. James Harden e compagni faranno di tutto per portare a casa gara 3, altrimenti il loro destino sarà fortemente precluso. Per far ciò, sarà proprio il Barba a dover portarsi sulle spalle i suoi. Non cercando isolamenti continui, forzando incessantemente step-back da fuori dall’arco, sperando che il fattore casa possa farli entrare dentro. Sono le letture sui pick & n’roll giocati con Capela che possono svoltare la serie a favore di Houston. Ma anche gli aiuti del difensore sul lato debole per compensare i miss-match in cui si ritrova Curry lasciano bagliori di speranza per Houston. Situazioni che D’Antoni dovrà spiegare e rispiegare ai suoi affinché possano sfruttare il vantaggio di pochi secondi che si ritrovano per buona parte delle azioni offensive.

Warriors-Rockets
Curry e Paul: due tra i play più forti della Lega

Occorre un giro palla maggiormente folto per riuscire a trovare tiri da tre punti in ritmo e così cercare di aumentare le percentuali. Fattore rilevante in questo contesto è certamente CP3 che dovrà aumentare il ritmo per ogni possesso affinché ognuno entri in fiducia. Al contempo gli Warriors proveranno in tutti modi a vincere una delle due partite al Toyota Center. Nel caso in cui vi riuscissero, sarebbe tutto molto più facile per gli uomini di Kerr per la qualificazione alla finale di Conference. Le pessime percentuali al tiro degli Splash Brothers fanno quasi ben sperare gli Warriors: i due difficilmente possono fare peggio e nonostante ciò i guerrieri continuano a vincere. Chissà se vi riusciranno un’altra volta. Lo scopriremo la notte tra sabato e domenica alle 2:30, in Texas.

Kevin Durant: “I playoffs? Dannatamente divertenti, mi godo ogni momento”

Per Kevin Durant, la serie tra Golden State Warriors e Houston RocketsE’ dannatamente divertente“. Lo è sicuramente meno per i suoi avversari diretti, maltrattati nelle prime due gare da una macchina offensiva che in questa post-season sta viaggiando a 34.3 punti di media a partita, con il 52.7% al tiro, il 40.7% al tiro da tre punti ed oltre il 92% ai tiri liberi.

Numeri che sottolineano un’efficacia rara persino per un attaccante pericoloso e immarcabile come Durant, in grado in questi playoffs di alzare ulteriormente il suo livello di gioco e sopperire ai piccoli acciacchi dei suoi compagni di squadra Steph Curry e Klay Thompson.

“(I playoffs, ndr) sono la parte più divertente, è qui che si inizia a fare davvero sul serioCosì Kevin Durant a Chris Haynes di Yahoo SportsMi sto divertendo tantissimo, è la parte della stagione che preferisco, sto giocando bene e mi sto godendo l’alto livello della competizione. Aspettiamo i playoffs per tutto l’anno, ed ora eccoci qui, è ora di mettersi all’opera“.

Dopo la forzata rinuncia a DeMarcus Cousins, infortunato, coach Steve Kerr ha dovuto giocoforza tornare ad affidarsi al suo “special team”, il quintetto piccolo che schiera Andre Iguodala al fianco di Durant e Draymond Green.

L’assenza di un uomo d’area ha aperto spazi per Durant, diventato la “testa del serpente” di un quintetto versatile e difensivamente adattabile a qualsiasi situazione, grazie alle qualità di un Draymond Green in forma fisica smagliante. Durante la serie con gli Houston Rockets, Kevin Durant si è trovato spesso accoppiato a Clint capela, riuscendo a non patire particolarmente la differenza di chili rispetto al giocatore svizzero, come osservato da Steve Kerr:

Kevin (Durant, ndr) è stato fantastico fino a qui” Così Kerr “Non ha subito la presenza di Capela, è riuscito a prendere qualche sfondamento, la sua energia in difesa è stata preziosa per noi. Sappiamo che può segnare tanti punti, ma KD sa avere impatto su di una partita in tanti modi, con una stoppata o con un assist preciso… è un giocatore sensazionale“.

Faccio tutto quello di cui la mia squadra ha bisogno” Spiega Durant “Se mi viene chiesto di marcare il centro avversario, non c’è problema“. E’ dunque l’atmosfera rarefatta dei playoffs ad esaltare le doti da “scienziato del gioco” della star degli Warriors, la possibilità di concentrarsi di serie in serie su di un solo avversario, e sfruttarne i punti deboli:

Durante la regular season non si fa un grande lavoro di scouting, perché le partite sono tante, ed il tempo sempre poco. Nei playoffs, a ciascuno di noi viene assegnato un compito, ed è uno sforzo collettivo quello di eseguire un piano partita. Io faccio tutto quello che mi viene richiesto di fare, che sia segnare, creare gioco per gli altri o difendere un dato spot. Adoro giocare a basket, e lo faccio sfruttando al meglio le mie qualità

Antetokounmpo su gara 2: “Non cambieremo nulla rispetto a gara 1”

Dopo la sconfitta in gara 1 contro i Boston Celtics, l’idea di un possibile cambio di strategia e di stile di gioco cominciava già a diffondersi in casa Milwaukee Bucks. 

Nella giornata odierna è arrivata la smentita ufficiale da parte di Giannis Antetokounmpo.

“Assolutamente no. Non cambieremo il nostro modo di giocare. Continueremo nel modo in cui abbiamo affrontato ogni singola partita in stagione. Cambiare ora sarebbe inutile. Non avrebbe senso mettere in discussione il nostro stile di gioco a causa di una partita persa. Non siamo quel tipo di squadra che ha bisogno di continue modifiche per trovare il giusto assetto in campo. Se perderemo anche gara 2, ci saranno sicuramente degli aggiustamenti. Ripeto, momentaneamente non cambieremo nulla. Dobbiamo solo giocare come abbiamo sempre fatto per portare a casa la vittoria”

La stella dei Bucks ha rivelato poi come gli sia stato chiesto di alzare ulteriormente il suo livello. Richieste arrivate sia dal fratello maggiore che da coach Mike Budenholzer.

Mio fratello, solitamente, non mi chiama mai dopo una partita. Questa volta lo ha fatto dicendomi di portare il mio gioco ad un livello superiore  al fine di aiutare tutta la squadra. Anche il coach mi ha chiesto di essere più aggressivo, di cercare più spesso i miei compagni. Ne abbiamo parlato a lungo dopo la partita. Ho intenzione di migliorare partita dopo partita. Domani scenderò in campo e farò quello che mi è stato chiesto di fare”

Dichiarazioni che mettono, se possibile, ancora più in evidenza una crescita esponenziale a livello mentale e sopratutto di personalità  del talento greco.

Giannis Antetokounmpo ha concluso gara 1 mettendo a referto  22 punti, 8 rimbalzi e 2 assist, e tirando con 7 su 21 dal campo. Gran parte del merito è da attribuire alla difesa dei Celtics capace di limitare il potenziale offensivo dell’intero quintetto di Milwaukee.

Solo 3 giocatori, compreso Antetokounmpo, hanno raggiunto infatti la doppia cifra.

Sixers-Raptors, gara 2 è di Jimmy Butler, Embiid: “A Philadelphia finiamo il lavoro”

Raptors-Sixers

Partita fisica? Jimmy Butler. L’ex giocatore di Chicago Bulls e Minnesota Timberwolves è stato portato a Philadelphia per situazioni come queste, ed in gara 2 delle semifinali della Eastern Conference tra Sixers e Toronto Raptors, Butler si dimostra esattamente “ciò che aveva ordinato il dottore” per gli ospiti sotto 1-0 nella serie.

Alla Scotiabank Arena di Toronto, Ontario, 76ers-Raptors termina 94-89. Degli oltre 90 punti dei Sixers, 30 sono a firma esclusiva Jimmy Butler, che chiude la sua gara con 11 rimbalzi, 5 assist e 9 su 22 al tiro in 43 minuti di gioco.

No, il Kawhi Leonard formato playoffs di queste settimane non è fermabile. Sono però contenibili i Toronto Raptors, anche in una serata in cui Joel Embiid (debilitato da un virus intestinale), Tobias Harris e Ben Simmons combinano per appena 27 punti e 8 su 24 al tiro.

per Toronto il solo Kawhi Leonard segna 35 degli 89 punti di squadra, aggiungendoci 7 rimbalzi e 6 assist, mentre i Raptors non vanno oltre il 36.3% al tiro ed al riposo di metà partita si ritrovano sotto per 51-38 dopo una tripla in transizione di Danny green a fine secondo quarto.

Coach Brett Brown lima le sue rotazioni in gara 2, preferendo il più mobile Greg Monroe a Boban Marjanovic come cambio di Embiid, mentre James Ennis continua il suo buon momento e dalla panchina fornisce difesa e tiro perimetrale (13 punti e 6 rimbalzi in 24 minuti). Per contro, la panchina dei Raptors trova una serata pessima: Fred VanVleet, Norman Powell e Serge Ibaka combinano per soli 5 punti e 6 rimbalzi nei (pochi) minuti concessi.

Nel terzo quarto i padroni di casa rimediano alla brutta prestazione dei primi 24 minuti, e con un parziale da 25-18 ritornano in partita. Nel quarto finale, con Embiid a mezzo servizio e Tobias Harris fuori ritmo, è Jimmy Butler a prendere in mano la sua squadra.

Butler segna 12 dei suoi 30 punti nel quarto quarto, i Sixers resistono all’assalto dei Raptors, Philadelphia conduce ancora di 10 punti a 6 minuti dal termine, ma un nuovo parziale firmato Leonard-Lowry-Siakam riporta Toronto a -1 (90-89) a 46 secondi dalla sirena finale. Un canestro da fuoriclasse di Joel Embiid (12 punti, 6 rimbalzi e 5 assist) contro Marc Gasol chiude però i conti ed impatta la serie, che può trasferirsi ora a Philadelphia sull’1-1.

Brett Brown: “Jimmy Butler

Sull’ultimo possesso Raptors, Danny Green ha un comodo tiro da tre punti, ma per il cecchino da San Antonio (1 su 8 per 3 punti in 32 minuti) non è serata ed il pallone del pareggio si spegne sul ferro.

A fine gara è soddisfatto della prestazione di Jimmy “James” Butler coach Brett Brown:

James Butler è questo” Così Brown “Oggi è stato ‘l’adulto in palestra’ per noi, ci ha davvero condotto per mano. Una partita solidissima la sua, e sono contentissimo di quanti tiri da tre punti sia riuscito a contestare con efficacia. A fine partita siamo stati un poco fortunati, sul tiro di Green, e diamo il giusto merito a Joel (Embiid, ndr) che ha giocato nonostante l’influenza“.

L’utilizzo del nome “James” riferito a Butler ha causato una certa curiosità nei cornisti, che hanno chiesto all’ex giocatore dei Chicago Bulls nel post partita il motivo. La risposta? “Vi confermo che il mio nome di battesimo è proprio ‘Jimmy’

I 30 punti di Jimmy Butler hanno portato ai Sixers la prima vittoria sul campo dei Toronto Raptors dal 2012: “Non è una cosa di cui mi sia preoccupato” Così Butler “Sono solo contento di aver vinto, sappiamo cosa questa squadra possa dare, dobbiamo solo stare assieme nonostante tutto, vittorie, sconfitte… “.

Joel Embiid: “L’ultimo possesso? Il gioco era per Jimmy (Butler, ndr) ma la difesa ha chiuso su di lui allora sono andato io. Per gara 2 abbiamo variato il nostro piano partita, abbiamo limitato Pascal Siakam e contestato più tiri, un lavoro migliore rispetto alla prima partita. Io non mi sentivo bene stamattina ma ero fiducioso sul fatto che avremmo portato a casa la vittoria oggi, Jimmy è stato incredibile. Ora dobbiamo finire l’opera a casa nostra“.

Rockets-Warriors, pronto dossier su presunte disparità di metro arbitrale?

Gli Houston Rockets sarebbero pronti a fornire alla NBA un “dossier”, o per meglio dire un’analisi statistica sul metro arbitrale utilizzato nei confronti dei Golden State Warriors, sostenendo come tale metro “possa avvantaggiare i bi-campioni NBA in alcuni accoppiamenti decisivi“.

Oggetto del dossier tanti episodi risalenti alla serie delle finali della Western Conference del 2018, vinta dagli Warriors per 4-3. Secondo i risultati dell’analisi statistica, come riportato da Sam Amick per The Athletic, durante la serie 2018, i Rockets “avrebbero subito danni quantificabili in uno svantaggio di 93 punti complessivi“.

Un passivo pesante, in una serie di playoffs combattutissima e conclusasi in 7 partite. Proprio la settima partita avrebbe visto le disparità di trattamento più evidenti: sempre secondo il dossier, i Rockets avrebbero dovuto beneficiare di ben 18 punti in più rispetto a quelli effettivamente segnati, 18 punti stimati sul conteggio di falli commessi sul tiro e non fischiati, ed in particolar modo su due falli commessi su due tentativi da tre punti consecutivi, durante l’incredibile serie negativa di 27 errori con cui Houston aprì la decisiva gara 7.

La NBA riconobbe in seguito le due mancate chiamate arbitrali.

La prima partita della serie di semifinale della Western Conference è stata caratterizzata dalle rimostranze degli Houston Rockets contro la terna arbitrale. James Harden ha chiesto nel post-partita gli arbitri un “trattamento equo”, dopo il – a dire di Harden – mancato fischio su un suo tentativo di pareggio a circa 10 secondi dal termine della gara, col punteggio sul 103-100 Warriors.

A seguito della giocata “incriminata”, Chris Paul è stato espulso per doppio fallo tecnico, dopo aver inveito platealmente contro un arbitro, e coach Mike D’Antoni è stato a sua volta punito con un fallo tecnico.

le maggiori proteste da parte degli Houston Rockets sono arrivate contro la tendenza dei giocatori dei Golden State Warriors di posizionarsi “sotto” all’attaccante al momento del tiro, aumentando il rischio di infortunio al momento dell’atterraggio.

Netta la risposta di Draymond Green dei Golden State Warriors: “Se (James Harden, ndr) non atterrasse un metro in avanti ad ogni tiro, non ci sarebbe problema“.

Warriors-Clippers, Golden State avanti ma la difesa…

E’ 4-2 tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers, una serie più lunga e complessa del previsto per i bi-campioni NBA in carica, che per avere la meglio dell’agguerrito gruppo di coach Doc Rivers hanno dovuto rivolgersi ad un Kevin Durant stellare, aggressivo ed efficace come non mai in attacco a partire soprattutto da gara 3.

Imprevisti (l’infortunio di DeMarcus Cousins) e problemi di performance casalinghi (due sconfitte su tre partite giocate alla Oracle Arena) dei Golden State Warriors hanno contribuito alla longevità di una serie chiusa da Kevin Durant ad una media di 35 punti a partita (56% al tiro, 40% al tiro da tre punti e 94.9% ai tiri liberi).

La gara 6 da 50 punti di Durant (15 su 26 al tiro, 14 su 15 ai liberi) l’ultima di una serie di partite offensivamente perfette.

I Los Angeles Clippers hanno avuto il merito di proporre agli Warriors una serie di “cruciverba” tattici partita dopo partita, mischiando carte e marcature in transizione difensiva, affidandosi alle improvvisazioni sul tema in pick and roll della coppia Lou Williams-Montrezl Harrell e giocando senza paura. Rimanendo “sé stessi”, per usare le parole di Doc Rivers.

WARRIORS-CLIPPERS, KEVIN DURANT TAKES OVER

E’ cosa rara vedere i Golden State Warriors faticare oltremodo già al primo turno di playoffs: gara 1 (121-104 Golden State) e gara 2 (135-131 Clippers) si sono assomigliate fino al terzo quarto della seconda partita.

Un secondo tempo da 85 punti segnati dai Clippers in gara 2 ha riaperto la serie e stimolato un Kevin Durant da 8 tiri a prendere il controllo delle operazioni con la serie trasferitasi a Los Angeles.

Kevin Durant…

Appena in tempo. La difesa “naso a naso” di Landry Shamet e Shai Gilgeous Alexander ha messo a dura prova la resistenza atletica di uno Steph Curry apparso quasi apatico in alcuni momenti della serie. Dopo le prime due partite (38 punti in gara 1 e 29 in gara 2), Curry ha rallentato e ceduto il passo a Durant (enigma, anzi incubo difensivo per i Clippers per l’intera serie). Un rallentamento vistoso, suggerito da un dato: il suo avversario diretto Patrick Beverley ha chiuso le ultime 4 partite della serie a 9.7 rimbalzi a partita.

Con la serie più lunga e faticosa del previsto, con un Curry sottotono ed un Klay Thompson indaffaratissimo in difesa (Klay ha marcato chiunque in questa serie: in 6 gare lo si è visto difendere in post contro Montrezl Harrell e Danilo Gallinari, e spostarsi su Lou Williams nei momenti di trance agonistica del 2 volte sesto uomo dell’anno), Kevin Durant ha sparigliato le carte tra le due squadre.

…takes over

Dopo le prime due partite, Durant ha sostanzialmente raddoppiato la mole di tiri: 24 tiri tra gara 1 e gara 2, e 23, 21, 26 e 25 tiri in ciascuna delle 4 gare successive. Dopo i 3 tiri da tre punti delle prime due gara sommate, KD ha scoccato 42 tiri da tre punti nelle successive quattro partite.

“Take over”, come suggerì il compianto James Jordan al figlio Michael, indeciso sul coinvolgere i compagni o “fare da sé” in una serie di playoffs tra Chicago Bulls e New York Knicks di tanti e tanti anni fa.

WARRIORS-CLIPPERS, GOLDEN STATE AVANTI, MA LA DIFESA…

I Golden State Warriors sono stati il miglior attacco (124.5 punti a partita) e la seconda miglior squadra al tiro da tre punti (39.9%) dell’intero primo turno di playoffs. Dopo le prime due gare, in cui Draymond Green ha esibito qualsiasi variante di palla persa concepibile (10 in gara 1 e 2, 4 totali nelle successive), anche il numero di turnover a partita (14.4) si è stabilizzato.

Perché allora 6 partite? Il balletto Lou Williams-Montrezl Harrell e la sagacia tecnica di Doc Rivers hanno avuto molto a che fare con questo. Uno Steph Curry dalle pile scariche anche, in parte (incredibile notare come, nonostante i punti e le prodezze di Durant, i tiri di Thompson e la “garra” di Green, sia sempre e comunque l’intensità – o la mancanza di intensità – di Stephen Curry ad accendere o spegnere la luce per gli Warriors).

Nelle prime sei partite di post-season, gli Warriors sono stati la decima difesa per net defensive rating (111.5), la 13esima per percentuale di rimbalzi difensivi catturati (70.7%, meglio solo di Nets, Rockets e Thunder), la 12esima per punti subiti per possesso.

Warriors disperati dopo l’ennesimo pick and roll Williams-Harrell. Senza intimidazione a centro area, in arrivo Harden-Capela…

Ergo, la difesa ha fatto acqua da tutte le parti, come anche ammesso da Steve Kerr dopo gara 5. In gara 1, Lou Williams e Montrezl Harrell hanno reso evidenti le difficoltà di mobilità di DeMarcus Cousins (problema purtroppo risolto dall’infortunio di DMC). Kevon Looney ha giocato un’ottima serie (7.3 punti e 4.5 rimbalzi in 18 minuti di media), ma Harrell (18.3 punti a partita con il 70% – grazie Lou – al tiro) lo ha sovrastato fisicamente partita dopo partita.

Andrew Bogut sa cosa fare del pallone dal “suo” gomito in attacco, i suoi blocchi si sentono ancora ma la velocità di piedi non può essere quella di una volta. Ed in attacco è sostanzialmente trascurabile. Steph Curry ha di fatto guardato Beverley e Shamet muoversi per il campo.

Curry fatica a tagliare fuori a rimbalzo l’iperattivo Beverley, che ci rimette un labbro

Supponenza? Tedio? Logorio? Fiducia nel poter risolvere in attacco ciò che la difesa non riesce più a esprimere a certi livelli? Parte delle difficoltà difensive degli Warriors sono merito dei Clippers, squadra che muove il pallone e costringe le difese a correre, aiutare e recuperare, e dotata di guardie (Beverley, Shamet e SGA) che giocano ben oltre le loro dimensioni fisiche.

I decibel, in allenamento ed in partita, di Draymond Green (che ha siglato in questa serie il nuovo record NBA per “And one!” urlati a partita) sono già oltre il livello di guardia. E’ possibile che Draymond si sia reso conto dei cali di tensione della squadra, e tenti a suo modo di dare una scossa. Gli anni per Andre Iguodala sembrano non passare, per Shaun Livingston decisamente di più (interessante ma non replicabile la mossa di Kerr di inserire Livingston in quintetto in gara 6, spostando Green da 5 al posto di Bogut). Alfonzo McKinnie, Quinn Cook e Jonas Jerebko le alternative.

I Golden State Warriors hanno preso un paio di pugni non attesi già al primo turno. Kevin Durant li ha presi per mano con una facilità inquietante, chissà anche dimostrativa dopo le frizioni con Draymond Green e la probabile imminente free agency.

Sapranno i campioni in carica resistere ai prossimi colpi? James Harden ed i Rockets attendono, quest’anno liberi dal peso di essere i primi. Gara 1 è in programma già domenica 27 aprile, il secondo round può iniziare.