CJ McCollum “Lillard e Westbrook simili a due Pit Bull, vivono per la competizione”

CJ McCollum, guardia tiratrice dei Portland Trail Blazers, in una recente intervista ha paragonato Damian Lillard e Russell Westbrook a due “Pit Bull” che amano darsi battaglia dal primo fino all’ultimo quarto della partita. Specialmente nei momenti “clutch” della stagione.

Lillard e Westbrook sono due giocatori estremamente competitivi. Incarnano alla perfezione l’immagine collettiva di giocatori franchigia con lo status di All Star. Entrambi vivono per momenti come questi. Momenti che ti danno l’occasione non solo di metterti in luce come singola realtà sul campo, ma di far brillare di luce propria tutto il tuo team”

Sia il duo Lillard-McCollum che Russell Westbrook sono i protagonisti indiscussi, nel bene e nel male, delle prime due partite di una serie iniziata nel migliore dei modi per Portland e nel peggior modo possibile  per OKC. Il parziale recita infatti un pesante 2-0 per la franchigia della Rip City.

Sia Lillard che McCollum sembrano aver compiuto quel definitivo salto di qualità nei momenti chiave della stagione che tutti aspettavano da ormai troppo tempo. Le statistiche finora non mentono: 29.5 punti per Lillard, 28.5 punti per McCollum. Numeri da capogiro che fanno ben sperare in vista delle prossime 2 partite in campo nemico.

Situazione completamente opposta in casa Thunder. Nonostante la ormai consueta tripla doppia nella prima partita della sere, Russell Westbrook fatica sia a prendere le misure per arginare l’uragano Lillard, sia ad essere efficiente in termini di percentuale realizzativa dal campo. L’MVP della stagione 2016\2017 ha chiuso le prime due partite registrando 19.0 punti di media, tirando con il 35.1 % dal campo.

La prossima partita in programma venerdì notte alla Chesapeake Energy Arena sarà di vitale importanza sia per i Thunder che per i Blazers.

OKC è obbligata a vincere per evitare di giocarsi il tutto per tutto in gara 4. In caso di vittoria, Portland ha invece l’occasione di blindare definitivamente la serie.

Nuggets-Spurs: un vero e proprio botta e risposta

Nuggets-Spurs

Nuggets-Spurs doveva essere una delle serie più aperte e combattute, insieme a OKC-Portland, e così, almeno per adesso è stato. Denver rimonta e pareggia la serie, dopo due gare in Colorado è sull’1-1. Due filosofie, quelle di San Antonio e Denver, tanto diverse quanto simili.
Una, San Antonio, simbolo di come si costruisce una cultura, vincente al di là degli interpreti. Denver invece rappresenta la progettualità fatta franchigia grazie a scelte, in fase di draft e di mercato, quanto mai oculate e ponderate. Una squadra dove i giovani possono prendersi le libertà e le responsabilità di cui hanno bisogno per crescere e affermarsi in questa NBA.

San Antonio ha sprecato una ghiotta opportunità di portarsi sul 2-0 vanificando un vantaggio di 19 lunghezza a fine terzo quarto (dopo gara due tra Warriors e Clippers non ci può sorprendere più nulla) ma questo non deve appannare grandi meriti dei ragazzi di coach Mike Malone.

NUGGETS-SPURS, GARA 1: LA VITTORIA DELLA DIFESA

Manuale San Antonio Spurs.
Gregg Popovich.

San Antonio vince, sorprendendo fino ad un certo punto, gara 1, mettendo in difficoltà Denver grazie ad una delle specialità della casa: la difesa.
Denver tira malissimo (6/28 da oltre l’arco) e i giovani non reggono la pressione dell’esordio nei playoff.
Gli Spurs giocano una partita da Spurs: gara corale senza clamorosi acuti individuali, limitando uno dei migliori attacchi (110.7 di media contro i 96 di gara 1).
San Antonio ha la possibilità di variare i quintetti e passare da uno incentrato sul midrange ad uno con maggiori spaziature con le velenose armi di Marco Bellinelli e Patty Mills, soliti specialisti da oltre l’arco.

Per Denver Nikola Jokic è una certezza con la sua prima gara ai playoff finita in tripla doppia (10-14-14), Gary Harris e Will Barton pagano inizialmente l’inesperienza sparando a salve e lasciando scappare i texani.
Nel finale Denver si scrolla di dosso un po’ di timore, San Antonio cala di intensità ma nel finale vince chi sbaglia meno ovvero San Antonio.

SPURS-NUGGETS, GARA 2: TUTTI AI PIEDI DI MURRAY

Statistiche Jamal Murray
Jamal Murray.

Gara 2 ha un protagonista assoluto, Jamal Murray. Il prodotto di Kentucky si rivela assoluto protagonista della vittoria, in rimonta dei suoi. Una gara dai due volti con un inizio da dimenticare (0/8 nei primi 36′ di gioco) e un quarto periodo da incorniciare (8/9 con 21 punti nei 12′ finali).
Riesce a segnare in tutti i modi: in penetrazione, con jumper dalla media e da oltre l’arco quando la palla scotta.

La difesa di San Antonio non è attenta come in gara 1 e nel finale si inceppa anche l’attacco con i soli 23 punti messi a referto. La gara si era messa in una maniera che non poteva non andare bene a Pop e compagnia con un parziale 14-0 per finire il primo periodo. Qui una prima reazione, anche grazie ad un contro parziale guidato da Jokic e Harris di 11-0 che riporta Denver a contatto sul 59-49 all’intervallo lungo.
Terzo quarto sulla falsariga del primo, complice anche errori difensivi e fischi dubbi, San Antonio si porta sul +19 con 12′ da giocare.
Poi come detto si scatena Murray e ai texani si inceppa qualche ingranaggio. Denver rimonta e pareggia la serie, facendo anche arrabbiare Pop.

COME CONTINUA LA SERIE?

Adesso ci spostiamo all’ombra dell’Alamo sul punteggio di 1-1, con una rimonta subita dal team neroargento che brucia e con l’inerzia che non può che essere dalla parte di Denver. Riuscirà la vecchia volpe Pop a tirare fuori qualcosa di nuovo dal cilindro? L’impressione è che comunque il fattore campo e la grande esperienza dei texani siano fattori che potrebbero tenere in bilico la serie nelle prossime uscite.

Perchè Luka Doncic è il rookie dell’anno?

Luka Doncic Rookie dell'anno

Lubiana, 28 Febbraio 1999. Queste coordinate potrebbero essere per lo sport mondiale molto più importante di quanto ad oggi crediamo: nasceva il nuovo volto del basket europeo, Luka Doncic. Faccia da bravo ragazzo, 2 metri di altezza e un talento incontenibile; è veramente Luka Doncic il miglior candidato al premio di rookie dell’anno?

Già dalle giovanili dell’Union Olimpija, sua prima squadra, si intravedeva che Luka era un ragazzo speciale. A Madrid l’esplosione: d’altronde non tutti possono vantare in 5 anni di cantera e giovanili premi quali Miglior Giovane della Liga, Miglior Giovane Eurolega, MVP del campionato spagnolo, MVP Eurolega e MVP Finals Eurolega. Ma i premi raccontano parzialmente quello che è questo ragazzo cresciuto a pane e basket, con un pizzico di Drazen che non guasta mai.

LUKA DONCIC ROOKIE DELL’ANNO? IL CONTESTO DI DALLAS

Dodicesima giornata Dunkest NBA
Luka Doncic a colloquio con coach Rick Carlisle.

L’impatto con la NBA molti addetti ai lavori lo pronosticavano, forse non a questo livello ma era un successo annunciato.

Nella scorsa estate Luka per non farsi mancare niente decide di caricarsi sulle spalle, insieme a Goran Dragic, una nazione e portarla al titolo europeo. Tornando a parlare di Luka e la NBA, la loro storia parte in sordina: selezionato alla 3 dagli Atlanta Hawks, scambiato subito a Dallas in cambio della scelta numero 5.
Tutti i riflettori sono su la prima scelta DeAndre Ayton, sul corso di LeBron a Los Angeles, e via discorrendo. Lui inizia subito a lavorare.

Dallas è uno dei contesti migliori in cui inserirsi per un giovane: un coach esperto e con una mentalità europea, una squadra ricostruita e senza troppe pressioni, un lungo da poter sfruttare per il gioco i pick and roll, specialità della casa Doncic ma soprattutto un maestro da osservare e da cui apprendere ogni dettaglio: Dirk Nowitzki.
L’impatto è devastante, a novembre il titolo di Rookie dell’anno sembra già suo. Ma Luka Doncic è il Rookie dell’anno? La risposta è si e no. Del rookie ha sicuramente l’età e l‘inesperienza NBA. Del rookie sicuramente non ha il timore nel gioco, la poca consapevolezza dei suoi punti forti, la determinazione.

Luka non è un rookie, pare non esserlo con quel palmares, con quelle responsabilità a Madrid e con il successo con la nazionale. La sfida per il titolo di matricola, per un affascinante gioco del caso, è proprio con il giocatore che ha ottenuto Atlanta al posto di Doncic, Trae Young. Una bella sfida, un duello a suon di triple e assist da una parte e triple doppie dall’altra.

IL FUTURO?

Kristaps Porzingis con la casacca dei New York Knicks.

Ora il futuro cosa ci riserva? Quanto può migliorare ancora il suo gioco? Sicuramente per quanto riguarda la difesa può e deve notevolmente crescere. Il suo essere clutch è già molto sviluppato,  ci sono già ottime capacità di playmaking unite alla visione di gioco e capacità realizzative.
Solo il tempo può darci la risposta e il prossimo anno ci sarà anche Kristaps Porzingis, per un duo tutto made in Europe niente male. Dallas scalda i motori, saranno una realtà da qui in avanti?

Mavericks-Pelicans: la notte dei sogni per Doncic e Nowitzki

Mavericks-Pelicans: la notte dei sogni per Doncic e Nowitzki

Mavericks-Pelicans regala qualche soddisfazione oltre la sconfitta per la squadra di coach Carlisle. I due protagonisti? Ovviamente il tandem europeo Luka Doncic-Dirk Nowitzki.

Maverick-Pelicans: altro record per la stagione sontuosa di Luka Doncic

I Dallas Mavericks, ormai fuori dai Playoff della Western Conference; hanno davvero un motivo per sorridere in una linea temporale che negli ultimi vent’anni.

Se Dirk Nowitzki nella partita della scorsa notte ha superato nella classifica marcatori un mostro sacro come Wilt ‘The Great’ Chamberlain, piazzandosi al sesto posto in classifica, il team texano con lo sloveno Luka Doncic si sta gustando un futuro che si preannuncia roseo.

La stagione da rookie formidabile messa in scena al fenomeno di Lubiana, insidiato solo dal talento degli Hawks Trae Young per la corsa al ROTY, si è infarcita di un altro prestigioso record alla sua prima stagione oltreoceano.

Il numero 77 dei Mavericks fa registrare il record di franchigia per il numero di triple doppie realizzate da un rookie, diventando così anche il sesto giocatore nella storia della Nba a realizzare almeno 5 triple doppie nell’anno da matricola.

Luka Doncic, dunque, in una stagione che lo vede viaggiare ad una media di 21 punti, 8 rimbalzi e 6 assist ad allacciata di scarpe; entra in un élite particolare che vede anche i nomi di Ben Simmons, Oscar Robertson, Magic Johnson, Alvan Adams e Tom Gola.

Harris-76ers, è già amore per ‘The Process’: “Motivato da questa sfida”

Harris-76ers, è già amore per 'The Process': "Sono motivato da questa sfida"

Harris-76ers: ormai il progetto piace al giocatore ex Clippers. L’ultimo grande acquisto della trade deadline di Philadelphia ha espresso amore per organizzazione e tifosi.

Harris sul suo approdo ai 76ers: “Posso giocare con chiunque e per amore di questo gioco”

The Process‘ sta vivendo il momento più importante dopo gli anni passati a costruirsi un futuro tra le contender per il trono di squadra regina dell’Eastern Conference.

La squadra allenata da coach Brett Brown questa notte e nelle scorse ultime settimane ha legittimato la propria volontà nell’essere la squadra che in futuro vorrà essere il regno post-LeBron James e i suoi Cleveland Cavaliers.

Dopo l’inizio non esaltante e l’arrivo importante di Jimmy Butler da Minnesota, i 76ers hanno piazzato il colpo Tobias Harris, che con il rientro anche di un Joel Embiid dominante, ora ha messo la freccia verso il terzo posto nell’Eastern Conference.

L’ex ala dei Los Angeles Clippers, in scadenza contrattuale al termine della stagione, ha parlato in queste ultime ore delle sue aspettative con Philadelphia e del suo gioco in questa stagione.

Ecco le sue parole rilasciate ai microfoni di Shams Charania di ‘The Athletic‘:

Sono motivato da questa sfida. Sono contentissimo dell’affetto della gente qui e dell’ambientamento nel gioco che mi ha dato coach Brown. Posso giocare con chiunque, gioco per amore di questo gioco e per mettermi a confronto con i più forti e per lavorare intensamente per obiettivi importanti”.

Kobe-Coach K rapporto speciale: “Mi chiamava sempre, rapporto speciale”

Kobe-Coach K, retroscena da college: "Per il reclutamento al college ha insistito tantissimo su di me"

Kobe-Coach K poteva essere un rapporto di lavoro cestistico al college. Lo stesso Black Mamba, in queste ultime ore, ha raccontato un retroscena molto particolare con il leggendario head coach di Duke.

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Kobe su coach K: “Per sua sfortuna non sono mai stato fan di Duke”

Si avvicina in Ncaa il mese più folle della stagione. La “March Madness” è ormai alle porte e gli appassionati del college basket americano impazzano per la composizione del tabellone principale del torneo più folle del basket mondiale.

In questa stagione tutti gli occhi sono puntati ovviamente su Duke. I Blue Devils allenati dal leggendario coach Mike Krzyzewski, che in attesa di recuperare quel Zion Williamson insieme a R.J. Barrett e Cameron Reddish tanto attesi al prossimo Draft Nba, sono i favoriti sulla carta per conquistare il titolo NCAA dopo le ultime stagioni non certamente esaltanti.

Alla vigilia del tanto atteso inizio della March Madness, in queste ultime ore il leggendario Laker Kobe Bryant ha voluto raccontare in una recente intervista, il suo particolare rapporto lavorativo avuto con coach K con la nazionale USA e non solo.

Ecco le parole rilasciate dal Black Mamba ai microfoni di ‘Sports Illustrated‘:

Coach K è una persona speciale. Lo è sempre stata per me dall’esperienza con la nazionale USA, ma anche prima che decisi di entrare direttamente in Nba. Lui per il reclutamento ha insistito tantissimo su di me. Ero fan di Michigan e per sua sfortuna non di Duke. Nonostante ciò è stato al mio fianco e mi ha chiamato in continuazione per qualsiasi mia decisione futura. Coach K è stata una delle persone più importanti per la mia carriera”.

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: “Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno”

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: "Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno"

Post Clippers-Knicks importante per la franchigia losangelina in chiave Playoff e free agency. A confermarlo l’head coach dei Knicks subito dopo il match dello Staples Center.

Post Clippers-Knicks, Fizdale: “Se sono anche loro in corsa per Durant, sicuramente faranno di tutto”

Tra free agency e lotta Playoff i Los Angeles Clippers sono una delle squadre più chiacchierate della Western Conference.

Dall’altro lato di L.A., la squadra di coach Doc Rivers sta dimostrando di essere una delle squadre più in palla insieme ai Kings per l’ottavo posto Playoff, dimostrando il loro strapotere anche nella scorsa serata Nba.

I Clippers, infatti, in attesa del derby di questa notte contro i criticatissimi Lakers, hanno asfaltato la resistenza dei New York Knicks di coach David Fizdale, attesi anche loro da un back-to-back importante contro i Kings.

Al termine del match dello Staples Center, proprio l’head coach del team della Grande Mela ha elogiato non solo il lavoro del front-office dei Clippers, bensì le grandi chance di qualficazione della squadra losangelina ai Playoff.

Ecco le parole di coach Fizdale rilasciate nel post-match fra Clippers e Knicks:

“Ovviamente tutti i front-office hanno un piano e tutte le franchigie si mettono in moto per eseguirlo nel migliore dei modi. Loro hanno costruito molto bene una squadra dove tutti hanno un proprio ruolo. I Clippers sono avvantaggiati su Durant? Come detto prima, anche per Leonard si parla di un trasferimento ad L.A. ma chi ha un piano migliore e riesce ad eseguirlo tempestivamente bene riesce a costruire per vincere”.

I Celtics in crisi si preparano ad affrontare un lungo viaggio ad Ovest

I Boston Celtics hanno fallito un test molto importante questa notte. La partita contro gli Houston Rockets poteva essere quella che rilanciava la squadra di Stevens, invece è arrivata un’altra sconfitta. Il risultato finale, 115-104, è anche leggero rispetto alla partita che si è disputata. I Rockets hanno preso il controllo del match già dai primi minuti, andando subito sul +10. I Celtics sono andati sotto anche di 28 lunghezze (nel 3° periodo), a causa di una difesa totalmente in difficoltà e ai soliti problemi in attacco. Eric Gordon da 3 ha fatto ciò che ha voluto (8/12 da 3), e Irving sembra non riuscire a tirare fuori il massimo dai propri compagni in zona offensiva. 

La rimonta finale dei biancoverdi, che sono arrivati fino al -8, non è bastata. L’ultimo quarto, giocato dai Boston Celtics che conosciamo, non è stato sufficiente per evitare la sconfitta. 

Adesso inizia un viaggio ad Ovest molto impegnativo per Irving e compagni che definirà la posizione in classifica dei biancoverdi, in attesa dei PlayOff. 

Grande prestazione per Gordon, come detto, e Harden (42 punti). Per i Celtics, bene Smart (18 punti) e Horford (19 punti e 6 rimbalzi)

Le dichiarazioni dei protagonisti

Proprio Al Horford, uno dei migliori ieri sera (come spesso accade), ha detto questo ai microfoni dei media:

Non credo sia tutto così nero come sembri. Penso semplicemente che stiamo avendo molti alti e bassi, e in questo momento stiamo attraversando un periodo molto negativo. Ne usciremo insieme, dobbiamo essere tutti uniti e ancor più vicini l’uno con l’altro

Adam Silver: “Molti giocatori in NBA sono isolati ed infelici”

L’NBA commissioner Adam Silver ha rilasciato delle interessanti dichiarazioni durante la conferenza Sloan Sports Analytics al MIT su come molti giocatori della Lega siano spesso scontenti ed isolati.

 

“Quando mi incontro con loro la cosa che mi sorprende maggiormente è che alcuni sono davvero infelici e la cosa più incredibile è che la maggior parte di questi sono ragazzi giovani”, le sue parole riportate da Nicole Yang di Boston.com.

 

Adam Silver e la problematica giocatori

 

“Stiamo vivendo un momento d’ansia”, ha aggiunto Adam Silver come riportato da ESPN. “Tutto questo, a mio parere, può essere ricondotto ai social media”. Va detto che queste problematiche possono essere ricondotte anche all’alto stress a cui sono sottoposti continuamente i vari atleti ma se in un ambiente come quello della NBA ci sono tanti casi del genere bisogna dare una risposta definitiva e chiara per non compromettere poi la salute dei giocatori.

 

A tal proposito bisogna ricordare che l’NBPA (National Basketball Players Association) ha lanciato un nuovo programma di benessere nel maggio 2018 per assistere i giocatori con problemi di salute mentale. Nell’ultimo anno alcune star del calibro di Kevin Love e DeMar DeRozan hanno parlato pubblicamente delle loro battaglie contro la depressione e l’ansia rendendo dunque queste difficoltà subite nel corso della carriera di ordine pubblico e facendo dunque riflettere l’associazione in merito per tutelare al meglio i propri atleti.

 

 

 

 

 

La NBA annulla il fallo tecnico inflitto a DeMarcus Cousins

Secondo quanto riportato da Mark Medina, del Bay Medina News Group, l’NBA avrebbe deciso di annullare il fallo tecnico inflitto a DeMarcus Cousins. Il centro dei Golden State Warriors, infatti, si era beccato una insolita chiamata durante la gara contro gli Charlotte Hornets.

 

Nel corso del secondo tempo Cousins si era reso protagonista di un “lancio” di scarpa, per l’esattezza quella di Jeremy Lamb che l’aveva persa durante un’azione di gioco, che è stata prontamente intercettata dal linebacker dei Carolina Panthers, Thomas Davis, seduto in prima fila per assistere alla partita.

 

Cousins-tecnico: le parole di DeMarcus ed il dietrofront della NBA

 

Proprio questa azione è costata a DeMarcus Cousins un fallo tecnico, molto contestato dal lungo dei Warriors che, nel post partita, ha usato parole molto dure: “La prossima volta semplicemente camminerò sulla scarpa, mi storcerò la caviglia, me la romperò, mi spezzerò il tendine d’Achille, la lascerò solo lì, immagino sia questo quello che vogliono”.

 

Visto il dietrofront della Lega, Cousins eviterebbe una multa di 3.000 dollari oltre all’annullamento del sesto fallo tecnico in stagione. Ricordiamo che ogni giocatore che raggiunge i 16 falli tecnici in un’annata vengono sospesi per una partita. A tal proposito, da quando è in NBA, ossia dal 2010, DeMarcus ha collezionato la bellezza di 123 tecnici ed è stato sospeso per un totale di 3 gare.

 

 

Durant-Westbrook, KD attacca i giornalisti: “Nella mia carriera non ho odiato nessuno”

Durant-Westbrook, KD attacca i giornalisti: "Nella mia carriera non ho odiato nessuno"

Durant-Westbrook pace fatta da tempo. A mettere a tacere ulteriori e possibili voci di allontanamento tra i due, è stato lo stesso KD in queste ultime ore.

KD fa coro alle parole di Russ: “A volte alla gente piace inventare storie”

Mancano due giorni al termine della pausa post All-Star Weekend di Charlotte e i protagonisti Nba non fanno altro che parlare di sé nel momento più importante della stagione.

Dalle parole di Jayson Tatum sulla vittoria del Larry O’Brien Trophy da parte dei suoi Celtics, passando a Westbrook e la sua opinione sul big three di Oklahoma City con KD e Harden, in questi ultimi minuti sono arrivate altre parole importanti da parte di Durant.

Il bi-MVP delle Finals e l’MVP dell’All-Star Game di Charlotte è voluto intervenire ancora una volta sul rapporto, secondo i media sempre più leso con il leader dei Thunder Russell Westbrook, accusando i molti colleghi americani che hanno diffuso questo gossip nel corso del fine settimana di Charlotte.

Ecco le parole rilasciate da KD a Erik Horne, insider di ‘The Oklahoman‘:

Io credo che molti dei giornalisti presenti a Charlotte abbiano voluto montare una storia molto più grande di quello che è in realtà. Ho capito che è il vostro lavoro, ma molti colleghi americani non fanno per nulla questo lavoro e capisco anche che molti vorrebbero che la situazione fosse quella che c’è stata in passato. Di una cosa sono certo io non ho mai odiato nessuno nella mia carriera e non ho mai avuto problema con nessuno in questa lega, anche con Westbrook. Non c’è nulla davvero di profondo in questa situazione”.

Mike Conley sulla trade Marc Gasol: “È stato difficile superare il suo trasferimento a Toronto”

Conley su Trade Gasol

Trade Gasol che ha chiuso definitivamente un’era in quel di Memphis nel corso della trade deadline dello scorso 7 febbraio. Mike Conley, dopo le intense settimane Nba racconta le sue emozioni dopo la blockbuster trade avvenuta con i Toronto Raptors.

Trade Gasol, parla Conley: “Ha avuto un impatto emozionale devastante”

In occasione della pausa da calendario post All-Star Game, i protagonisti della Nba esclusi dalla rassegna vissuta nello scorso week-end allo Spectrum Center di Charlotte sono al lavoro per preparare la seconda parte di stagione.

Uno di questi è la stella dei Grizzlies Mike Conley. La point-guard a lungo cercata da Utah Jazz e Detroit Pistons nel corso della scorsa trade deadline, è rimasto infine alla corte di coach Bickerstaff come uomo franchigia dopo la partenza di Marc Gasol, uomo simbolo della franchigia del Tennessee.

In queste ore infatti i Grizzlies sono a lavoro dopo la clamorosa trattativa conclusa con Toronto per cercare di ripartire nel migliore dei modi in vista del rush finale della regular season.

In attesa del primo impegno subito dopo il break dell’All Star Game , è proprio Mike Conley a tornare sulla trade fra Grizzlies e Raptors. Ecco le parole della stella di Memphis ai microfoni di ‘CBS Sports‘:

La trattativa ha avuto un impatto emozionale devastante. Per me, l’intera squadra, l’organizzazione era arrivato il momento di cambiare ma non mi sarei mai aspettato in un momento così delicato. Eravamo tutti concentrati per la sfida contro i Thunder e abbiamo appreso la notizia dello scambio con i Raptors. È stato davvero difficile ripartire da una situazione del genere”.