Infortunio Zion Williamson: pronto il rientro stanotte contro Syracuse

Infortunio Zion Williamson: pronto il rientro stanotte contro Syracuse

Infortunio Zion Williamson ormai alle spalle per la stella del prossimo Draft Nba. Duke riabbraccia in vista del Torneo ACC la sua stella per il match di stanotte contro Syracuse.

Infortunio Zion Williamson: le ultime sulle condizioni della stella di Duke

In attesa di capire il suo destino, si spera in Nba nella prossima stagione, Duke ora ha una ragione per poter sorridere in vista del momento più importante della sua stagione cestistica.

Stando a quanto riportato in queste ore da ‘TheScore.com‘, la stella dei Blue Devils allenata dal leggendario coach K, potrà fare il suo ritorno in campo questa notte per il match contro Syracuse valido per il Naismith Trophy.

Duke, che in assenza dello stesso Zion ha vinto 3 partite e perse 3, ritrova il suo numero 1 dal lontano 20 febbraio; giorno del suo infortunio al ginocchio incassato nel corso del match contro North Carolina.

Ritorno importante dunque per il prospetto più importante della stagione 2018/19 Ncaa, che prima del suo infortunio di quasi un mese fa ha messo a segno circa 23 punti, 9 rimbalzi, 2 rubate, 2 assist e 1 stoppata di media a partita, che è valso a Duke University un bilancio complessivo davvero positivo (23 vittorie e 2 sconfitte in questa stagione).

Kobe Bryant: “Zion Williamson ha preso un impegno con Duke, deve portarlo a termine”

Quando la NCAA diventa una (temporanea) prigione per giocatori già palesemente pronti per il “piano di sopra”.

 

Kobe Bryant, la leggenda dei Los Angeles Lakers, ha detto la sua su Zion Williamson e sul recente e per fortuna lieve infortunio del talentissimo di Duke, a latere di un’ampia intervista concessa a Marc J.Spears di ESPN.

 

Sostanzialmente, i giocatori dovrebbero poter fare quello che vogliono con le loro carriere” Così Bryant “Dovrebbero essere loro a poter decidere se andare al college o meno“.

 

Ha fatto la sua scelta, è andato al college per giocare ed ora deve giocare, se sta bene. Gli infortuni fanno parte del mestiere. Williamson ha preso un impegno con se stesso e con l’università che lo ha reclutato, ed ora ha il dovere di portarlo a termine. Vorrei vedere Zion riprendersi dall’infortunio, tornare in campo e dominare. Me lo aspetto, da lui

 

– Kobe Bryant su Zion Williamson –

 

Zion Williamson, probabilissima prossima prima scelta assoluta al draft NBA 2019, si era infortunato il 20 febbraio scorso durante i primi secondi di partita tra Duke e North Carolina. La scarpa sinistra di Williamson si era squarciata su un fianco dopo un movimento di potenza dell’ala mancina di Duke, che si era procurato nell’occasione una lieve distorsione al ginocchio destro.

 

Road to Nba Draft 2019: Zion Williamson e Duke continuano a stupire

Road to Nba Draft 2019

Road to Nba Draft 2019 già cominciata per gli addetti ai lavori. Tra i più seguiti c’è Zion Williamson, che continua a stupire con Duke guidata da coach Krzyzewski.

Road To Nba Draft: R.J. Barrett e Zion danno spettacolo contro Indiana

Se DeAndre Ayton, Luka Doncic, Jaren Jackson Jr., Marvin Bagley III e Trae Young stanno stupendo sempre di più gli appassionati Nba in questa regular season, gli addetti ai lavori stanno seguendo da vicino la stagione in corso nella NCAA.

In particolar modo in quel di Duke University, coach Krzyzewski ha tra le mani ben tre delle possibili prime cinque scelte del Draft 2019: R.J. Barrett, Cameron Reddish e lo straordinario freshman Zion Williamson.

L’ala numero #1 di Duke in questo momento è croce e delizia della stagione dei Blue Devils, confermandosi anche nel match casalingo vinto la scorsa notte contro gli Indiana Hoosiers per l’ACC/Big Ten Challenge con il punteggio finale di 90-69.

La sua prestazione da 25 punti, 6 rimbalzi e 4 assist con un eccezionale 11/15 dal campo, insieme ai 22 punti, 9 rimbalzi e 1 assist messi a referto dal campione del mondo U19 R.J. Barrett, hanno messo in ginocchio Indiana sin dalle battute iniziali del match.

Al termine del match, lo stesso Williamson ha parlato della prestazione corale messa in mostra con l’ala canadese Barrett e il freshman Reddish.

Ecco le parole rilasciate da Zion ai microfoni di ‘Espn.com‘:

Quando ho visto che la palla cominciava ad entrare con continuità, ho detto ai miei compagni di continuare a spingere. Indiana si è sfiduciata e abbiamo sfoderato tutto il nostro potenziale in entrambe le fasi di gioco. In meno di un tempo ci siamo presi gli applausi del pubblico e vogliamo continuare a giocare in questa maniera anche nelle prossime sfide. Dobbiamo dimenticare in fretta la sconfitta contro Gonzaga”.

 

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Celtics, Jerome Allen si dichiara colpevole di corruzione, accettò tangente per un reclutamento

Celtics mercato Danny Ainge Boston Celtics

Boston Celtics Jerome Allen, l’ex giocatore di Virtus Roma e Pallacanestro Udine, e oggi assistant coach di Brad Stevens, si è dichiarato colpevole di aver accettato una tangente da 18mila dollari nel 2014.

Allen ha ammesso davanti ad un giudice del Southern District of Florida di aver accettato il danaro da parte del padre di un giovane prospetto liceale, ai tempi in cui l’ex playmaker della Virtus Roma fu capo allenatore dell’università della Pennsylvania.

Boston Celtics Jerome Allen è assistente di Brad Stevens (nella foto) dal 2015

Jerome Allen dovrà restituire l’intera somma.

Allen ha già ricevuto una sanzione da 200mila dollari in sede legale, per violazione del regolamento NCAA.

Nella sua ammissione di colpevolezza, Allen ha dichiarato di aver accettato dall’uomo la somma “allo scopo di sfruttare la mia posizione di capo allenatore per far sì che il figlio venisse ammesso all’ateneo in qualità di atleta ufficialmente reclutato”.

Allen ha diffuso un comunicato in cui, tramite il proprio legale Donald Sullivan, dichiara:

Di aver fallito su piani diversi. Per prima cosa, come uomo: non seppi tener fronte agli alti standard che mi prefissai, e che l’ateneo della Pennsylvania pretendeva da me in qualità di head coach. Mi dispiace. Ho deluso la mia famiglia, quanti mi sono vicini, la mia alma mater (Allen giocò a Penn University, ndr) ed i Boston Celtics (…) sono enormemente dispiaciuto dal fatto che, da oggi, i miei giocatori – passati e presenti – sapranno che ho infranto la legge (…) spero però che il mio esempio possa servire come lezione, e possa insegnare loro ad accettare le proprie responsabilità, e le conseguenze di una condotta impropria

Boston Celtics Jerome Allen: le parole di Danny Ainge

Come riportato da Steve Bulpett del Boston Herald, Danny Ainge ha commentato la vicenda Allen, chiarendo la posizione dei Celtics.

Ainge non ha voluto commentare i fatti del 2014, ma si è detto “felice di come Jerome abbia gestito la vicenda, sin dalla formale incriminazione da parte della Corte”.

Jerome Allen andrà probabilmente incontro ad una sospensione. Danny Ainge ritiene che la NBA non avrà motivo di intervenire, e che permetterà ai Celtics di gestire internamente la questione.

E’ con dispiacere che abbiamo accolto la notizia, ma è un bene che Jerome si sia assunto le sue responsabilità. Lo ha fatto sin dall’inizio, ed è un comportamento che ho personalmente apprezzato. La vicenda risale a prima che Allen si unisse ai Boston Celtics. Oggi Jerome è parte importante della nostra organizzazione, è stato un buon modello per i giovani. Ha commesso un grave errore, ma ha dimostrato di volersene fare carico ed assumersene le conseguenze, e guardare avanti”

Jerome Allen è assistente allenatore dei Celtics dal 2015.

Dopo il ritiro dall’attività agonistica nel 2009, l’ex giocatore di Roma, Udine, Napoli e Veroli noto come “Pooh” ai tempi del liceo negli USA, è stato capo allenatore dei Quakers dell’università della Pennsylvania dal 2010 sino al 10 marzo 2015.

Nell’ultimo anno, la NCAA è stata investita dallo scandalo relativo alle pratiche illegali di reclutamento dei migliori prospetti liceali del Paese.

L’inchiesta condotta dal FBI a partire dal novembre 2017 ha coinvolto attuali ed ex allenatori di college, tra cui Rick Pitino, gli ex giocatori NBA Chuck Person e Kevin Ollie (Uconn), atenei prestigiosi come Arizona, Louisville, e giocatori di college.

La cooperazione tra NBA, NCAA e USA Basketball porrà fine alla “one-and-done rule”?

Il nuovo accordo NBA-NCAA sulla gestione dei giocatori selezionati nelle giovanili di Team USA potrebbe rivelarsi un passo decisivo per l’abbandono della “one-and-done rule”.

NBA, NCAA, USA Basketball ed associazione giocatori (NBPA) hanno annunciato nella giornata di mercoledì l’adozione di nuove linee guida per l’espansione del programma di supporto al team nazionale junior di USA Basketball.

Brian Windhorst riporta la notizia dalle pagine di ESPN.com.

NBA e NCAA hanno deciso di cooperare nella gestione del programma di osservazione, reclutamento e formazione cestistica organizzato da USA Basketball. Il National Junior Team di USAB seleziona da anni i migliori prospetti liceali del paese per la partecipazione a camp ed eventi internazionali.

Grazie alla nuova partnership con NBA e NCAA, il programma sarà esteso, a partire da ottobre 2018, a più di 80 giocatori di high school. I giovani cestisti saranno selezionati secondo fasce d’età.

Il nuovo ed ampliato roster del National Junior Team prenderà parte tra 2018 e 2019 a sei camp di categoria, a partire dal nuovo Junior National Team Minicamp di Colorado Springs, CO, dal prossimo 5 di ottobre. In programma, allenamenti, valutazioni tecniche e fisiche, ed attività di formazione extra-cestistiche.

Cosa comporta il nuovo accordo NBA-NCAA con USAB

La cooperazione sulla base del nuovo accordo NBA-NCAA con USAB nella gestione delle attività della selezione Junior, porterà quindi ad una schedule di appuntamenti più fitta e completa. Le novità maggiori riguarderanno le attività di formazione ed orientamento dei giovani atleti.

Dream-Team
Il preparatore atletico del leggendario “Dream Team” terrà corsi dedicati ai prospetti liceali

La NBA metterà a disposizione del programma figure professionali di spicco, che si riuniranno in un team guidato da Ed Lacerte, storico capo preparatore atletico di Boston Celtics e Team USA. Il “Player Health and Sports Performance Program” consisterà in un corso di educazione fisica, preparazione atletica e scienze dell’alimentazione, che si terrà durante l’intero arco di attività annuali della selezione Junior.

I giovani atleti parteciperanno inoltre ad incontri di “team bulding” e orientamento alle pratiche di reclutamento collegiale, ed in preparazione ad una futura carriera da giocatore professionista. NCAA e G-League avranno parte attiva nell’organizzazione delle attività, che saranno aperte anche alle famiglie dei ragazzi.

Nuovo accordo NBA-NCAA, un passo verso l’eliminazione della “one-and-done rule”?

Le nuove regole di recente approvate dalla NCAA su rapporti tra agenti e student-athlets e criteri di eleggibilità per l’iscrizione agli atenei, avevano suscitato sorpresa tra i vertici di NBA e USAB.

Con le nuove regole, la NCAA ha deciso di forzare la mano a NBA e USA Basketball sulla supervisione dell’enorme bacino di promettenti high schooler, chiamato anno dopo anno alla decisione di frequentare un anno di college, o di optare per un’esperienza estera o in G-League in attesa di compiere i 19 anni, età minima legale d’ingresso al draft NBA.

Mikal Bridges
La Villanova di Mikal Bridges ha vinto il titolo NCAA nel 2018

La NCAA, sconvolta dalle indagini FBI tra 2017 e 2018, si ritiene danneggiata da tale limite. Un accordo di massima tra NBA ed associazione giocatori sull’abbandono della norma, a partire da 2021 o 2022, esiste già da mesi.

La NBA è intenzionata a studiare a fondo una “exit strategy” per il superamento della regola sul limite d’età. Una delle tappe di tale processo è dunque la cooperazione con le altre realtà del basket USA.

NCAA e USAB lavorano da sempre con i giocatori in età scolare e universitaria. La NBA ha deciso dunque di schierare le ampie risorse a disposizione per relazionarsi al meglio con le generazioni di potenziali nuovi giocatori NBA, guidandole nel percorso verso scelte più consapevoli riguardo a professionismo e formazione universitaria.

La partecipazione attiva di staff tecnici NBA permetterà inoltre alle squadre di svolgere attività di scout “privilegiate” sugli atleti selezionati per i nuovi camp del National Junior Team.

Le parole dei vertici NBA, USAB e dell’associazione giocatori

La NBA è determinata a formare classi di giovani giocatori che siano pronte sia fisicamente, sia mentalmente ad affrontare il professionismo. La presidente del “players program for social responsability” della NBA, Kathy Behrens, ha così commentato la mossa della lega:

Da anni cerchiamo di essere presenti nel circuito della pallacanestro giovanile d’elite. Sentiamo il bisogno di partecipare e contribuire. (L’adesione della NBA al programma) è esattamente ciò che abbiamo sempre sostenuto, e che riteniamo andasse fatto

Il presidente di USA Basketball, il Generale Martin Dempsey, sostiene il nuovo accordo NBA-NCAA e la partecipazione concreta dei quattro enti che rappresentano la pallacanestro americana nella gestione dei programmi cestistici in età scolare:

Il basket giovanile è cambiato radicalmente negli ultimi 20 anni. Ci sono quattro istituzioni e ciascuna di loro porta il suo contributo specifico. Noi tutti abbiamo la responsabilità di preparare al meglio questi ragazzi

La NBA gestisce i due maggiori camp rivolti ai migliori prospetti universitari d’America, e lega e NBPA sostengono corsi d’orientamento annuali post-draft per i giocatori selezionati (il “rookie transition program” comune anche a NFL e NHL).

Secondo la presidente della NBPA Michele Roberts, il modello è applicabile anche per i giocatori più giovani, selezionati per Junior Team e nazionali giovanili di Team USA:

Applicare gli eccellenti programmi di orientamento dedicati ai giocatori NBA anche alle generazioni più giovani è un passo naturale. In questo modo, potremo guidare e sostenere i giovani talenti nel loro percorso di sviluppo. Un provvedimento del quale da tempo se ne sentiva il bisogno

Nuove regole NCAA, NBA spiazzata. Agenti e limite d’età per il draft i nodi

Nuove regole NCAA

Nuove regole NCAA in arrivo, si parla di molte novità in arrivo e probabilmente di un vero e proprio caso, partito ormai dal 2017 con le indagini della FBI ed arrivate fino ad oggi. Il “caso NCAA”, di cui tanto s’è parlato anche qui su NBAPassion nei mesi passati, continua a tener banco anche in piena free-agency. E si arricchisce di un nuovo capitolo, che coinvolge anche NBA e USA Basketball, l’organizzazione che rappresenta la pallacanestro americana in sede FIBA.

La NCAA, la cui credibilità è uscita fortemente compromessa dalle indagini su pratiche di reclutamento e corruzione condotte tra settembre e novembre 2017 dalla FBI, ha cercato nelle ultime ore di “uscire dall’angolo”, annunciando una serie di nuove regole tese a normalizzare i rischiosi rapporti tra student-athlets ed agenti.

Le nuove norme hanno però suscitato la reazione di NBA e USA Basketball. Le norme sarebbero vincolate alla cancellazione del limite minimo d’età di 19 anni oggi in vigore per l’iscrizione al draft NBA. Una riforma che ha incontrato in passato il favore del commissioner Adam Silver, ma non ancora discussa ufficialmente .

Il caso NCAA ha nei mesi scorsi coinvolto nomi eccellenti del College Basketball, e suscitato le reazioni di tanti membri del “piano di sopra”, la NBA.

Nuove regole NCAA, le indagini della FBI

Un’inchiesta della FBI partita a settembre 2017 aveva svelato un sistema diffuso di corruzione e relazioni pericolose tra agenti, staff e giocatori di diversi team universitari. Oggetto dell’inchiesta, sistematici passaggi di denaro e benefit per migliaia di dollari tra agenti, “consulenti finanziari” ed assistenti e capo allenatori NCAA, tesi a costruire un illegale sistema di reclutamento dei migliori prospetti liceali del paese.

Secondo Yahoo Sports, Markelle Fultz ricevette $10.000 per giocare a Washington. Credit: Jennifer Buchanan-USA TODAY Sports

Molti nomi illustri di atenei, head coach e giocatori NCAA sono finiti a vario titolo nei rapporti della FBI. Tra le università ed i coach coinvolti, Louisville ed il leggendario coach Rick Pitino, cacciato ad ottobre, e Chuck Person, assistente ad Auburn e licenziato a novembre.

A febbraio 2018, più di venti tra atenei di First Division e ormai ex giocatori collegiali risultavano oggetto di investigazioni per violazione dei regolamenti NCAA.

 

Il caso NCAA, gli one-and-done ed i rapporti con la NBA

L’inchiesta della FBI ha riportato in primo piano la questione relativa al limite minimo d’età imposto da NBA ed associazione giocatori per l’iscrizione al draft, fissato a 19 anni. La regola fu introdotta da David Stern nel 2005.

Uno degli effetti collaterali della cosiddetta one-and-done rule è stato quello di creare negli anni un’epidemia di giocatori liceali impossibilitati a passare al professionismo dopo la high school, e dunque “costretti” a completare un anno di università prima di accedere al draft.

La mancanza di interesse da parte dei prospetti liceali nello scegliere l’ateneo migliore per la loro pluriennale esperienza di student-athlets, ha contribuito ad alimentare un circuito “parallelo” ed illegale di recruiting basato su compensi in denaro, prebende ed intermediari.

Tra le reazioni allo scandalo NCAA raccolte nei mesi scorsi nel mondo NBA, importanti sono state le denunce di LeBron James e Steve Kerr. King James definì apertamente la NCAA una “organizzazione corrotta“, mentre Kerr sostenne il bisogno di riforme per il College Baskeball, pur non sposando l’idea di riconoscere agli atleti una retribuzione come sistema per scoraggiare corruzione e compensi “in nero”.

Il Commissioner Adam Silver ha invece annunciato in febbraio un nuovo corso tramite il quale la lega, pur senza formalmente rinunciare al limite d’età, “Vuole cambiare le relazioni con i giocatori in procinto di raggiungere la NBA“.

La riforma ridiscuterà le modalità attraverso cui i giocatori liceali interagiranno con la lega nelle fasi finali della loro carriera scolastica. Tra le idee sul tavolo, la creazione di un periodo di orientamento pre e post-diploma gestito dalla NBA.

Le nuove regole NCAA su liceali e one-and-done, ed il ruolo di NBA e USA Basketball

Le nuove regole NCAA riconoscono a prospetti liceali ed atleti-studenti universitari la facoltà di affidarsi ad un agente prima dell’ultimo anno di liceo, o durante la stagione dei college, in vista del salto tra i professionisti. Le norme garantiscono inoltre la possibilità di tornare a scuola a quei giocatori che – una volta usciti dal college prima dei 4 anni – non fossero stati selezionati al draft NBA, previa richiesta inoltrata al direttore atletico dell’ateneo di provenienza.

L’intenzione della NCAA di introdurre maggior flessibilità e trasparenza riguardo alle decisioni degli student-atleths si basa su norme nei fatti non applicabili, poiché vincolate alla riforma della regola sull’età minima necessaria all’ingresso nella NBA, (regola che ad oggi non permette ai liceali di passare direttamente tra i pro), e perché introduce la responsabilità da parte di USA Basketball di selezionare i prospetti liceali più “futuribili” e quindi idonei ad assumere un agente che ne curi gli interessi.

La posizione di USA Basketball sulle nuove regole NCAA

Facendo riferimento a fallimentari colloqui avvenuti tra NCAA, NBA e USA Basketball, tesi a superare le posizioni della NCAA in materia di one-and-done e tutela degli student-athlets, la USAB fa sapere di “Non essere interessata, e di non possedere i mezzi necessari ad assumere il ruolo di selezionatore e gestore di una ipotetica ed indefinita lista annuale di prospetti liceali idonei a trattare con agenti sportivi“.

Secondo USA Basketball, tale onere spetterebbe alla NBA. La lega gestisce il Draft Combine di Chicago in maggio, un mega raduno ad inviti dei migliori prospetti collegiali al quale partecipano scout, staff e front office NBA.

Per assumere tale nuovo ruolo, la lega dovrebbe provvedere a scrutinare e selezionare i ranking dei migliori high-schoolers su base annua. Il tutto tenendo conto delle nuove regole NCAA, che permetterebbero ad alcuni atleti di mettersi nelle mani di un agente, di fatto rendendo manifesta la loro intenzione di lasciare il college l’anno successivo.

In uno scenario del genere, è facile immaginare come gli informatissimi front office NBA avrebbero buon gioco ad effettuare a loro volta un’ulteriore selezione tra giocatori già provvisti di “copertura”.

Il portavoce della NBA Tim Frank ha così commentato l’azione unilaterale della NCAA: “Seguiremo come sempre le proposte di riforma da parte della NCAA, di comune accordo con la NBPA, ed insieme valuteremo le possibilità di un cambiamento delle norme NBA interessate“.

Fonti rivelano di vertici NBA fortemente sorpresi dal timing e dalla natura delle nuove norme NCAA. Le nuove regole presumono la revoca della one-and-done rule da parte della NBA.

Lega ed associazione giocatori hanno individuato nel draft del 2022 la prima data utile per sancire l’abbandono della regola, norma mai troppo popolare ed in controtendenza con le restrizioni in vigore nelle altre leghe professionistiche americane.

 

Penny Hardaway molto vicino alla panchina dei Memphis Tigers

Penny Hardaway

Penny Hardaway leggenda degli Orlando Magic, potrebbe iniziare un nuovo cammino nel basket americano. In queste ultime ore l’ex compagno di Shaq in Florida, è molto vicino alla sua prima esperienza da coach in NCAA.

Penny Hardaway e il suo ritorno a Memphis University

Il campionato NCAA sta per entrare ufficialmente nel vivo. Siamo ormai molto vicini alla March Madness, che come ogni stagione deciderà le sorti del campionato collegiale del basket americano.

Le squadre da tenere d’occhio sono sicuramente Virginia, Villanova, Duke ma anche l’università di Arizona squadra di DeAndre Ayton e Oklahoma squadra di Trae Young, talenti ormai già pronti ad entrare nel panorama Nba.

Una delle squadre ancora sicure del mancato accesso alla prossima fase del torneo sono i Memphis Tigers di coach Tubby Smith, che in questa stagione hanno raccolto 19 vittorie e ben 12 sconfitte.

Alla vigilia del match contro l’università di South Florida valido per il primo turno del torneo AAC in programma questa notte, la panchina di coach Smith è davvero in bilico.

Stando a quanto riportato da ‘CBSSports.com‘ l’attuale coach dei Tigers potrebbe essere sostituito dalla leggenda degli Orlando Magic Penny Hardaway, al suo possibile esordio nel campionato NCAA.

Sempre secondo gli insider americani, l’ex compagno di Shaquille O’Neal in Florida potrebbe riportare in panchina nel ruolo di assistant coach Larry Brown, in passato ex coach campione Nba con i Detroit Pistons e della nazionale USA.

 

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LeBron James sulla NCAA: “E’ un’organizzazione corrotta”

LeBron James Gara 1-dwane casey fiducioso sui Raptors-Classifica Est-Stoppata di Lebron

LeBron James entra in gamba tesa, ed esprime la sua opinione sugli scandali riguardanti il campionato NCAA. Il King non è riuscito a trattenere le parole ed ha esternato un suo forte parere, riguardo ad un campionato importantissimo come quello universitario.

Nella giornata di oggi LeBron James ha dichiarato: “E’ corrotta. Lo sappiamo. E’ una dichiarazione forte scusatemi, ma è così. E’ un’organizzazione corrotta”.

Con queste parole LeBron James lancia una chiara denuncia alla lega NCAA, accusandola di essere corrotta da molto tempo. Le accuse quindi, oltre ad essere riferite agli ultimi eventi, avrebbero radici ancora più profonde. Il King non è disposto a fare marcia indietro e questo ora, provocherà un aumento delle indagini già in corso.

Cambiamenti inevitabili

Nonostante il college non faccia parte dell’esperienza cestistica di LeBron James, lui stesso lo considera fondamentale per la crescita umana e sportiva di un ragazzo. Proprio per questo, nei prossimi giorni oltre alle discussioni giuridiche riguardanti i college, potranno  essere messe in discussione altre regole NCAA.

La prima tra tutte potrebbe essere proprio la One-And-Done, che con una modifica potrebbe rimettere al centro della crescita del giocatore, la formazione culturale e umana.

Ancora non ci sono state risposte in merito alla dichiarazione di LeBron James ma vi terremo il più possibile  aggiornati.

Kyle Kuzma contesta il regolamento NCAA

Kyle Kuzma Lakers-AAA centro cercasi

Kyle Kuzma sta dimostrando il suo vero valore in questa prima stagione NBA. Il ragazzo infatti, è stato etichettato ormai come la Steal of the Draft di quest’anno, riscuotendo molto successo tra i propri tifosi. Kyle Kuzma però, in questi giorni ha anche dimostrato di essere un attento osservatore del mondo cestistico americano. Il giocatore infatti, in un’intervista alle agenzie americane parla delle disuguaglianze di regolamento tra atleti e allenatori.

Il numero 0 dei Los Angeles Lakers prende in esame il cambio di casacca durante la stagione NCAA e spiega: “Questo è il problema con lo sport del college. Criticano e ci vanno giù duro se un giocatore lascia la scuola. Ma lo stesso allenatore va a trovare i genitori e gli dice come prendersi cura dei figli per quattro anni. Perché per lui non vale la stessa regola che si applica ai giocatori?” 

Il motivo? Per essere un atleta universitario in NCAA ci sono dei regolamenti precisi. Una regola dice che un giocatore può (solitamente) cambiare scuola a metà della sua carriera scolastica con la pena (solitamente) di dover restare però fuori dalla competizione NCAA per un intero anno accademico, senza poter cambiare quindi sia scuola che squadra di college relativa in pratica. Lo stesso regolamento non è valido però per i coach.

Questo il suo tweet polemico:

Casus Belli

Possiamo dire che la causa scatenante di questo caso sia da trovare in coach Taggart. Kyle Kuzma infatti, spiega che al coach è stato possibile il cambio di team (da Oregon Ducks  a Florida State) senza subire lo stesso trattamento dei giocatori. Ovviamente questo è frutto del regolamento, quindi nulla di illegale, ma per il ragazzo la questione è morale.

 

Perché negli Stati Uniti l’NCAA ha maggior seguito dell’NBA

NCAA

Dalle star dell’ NBA come Chris Paul, Steph Curry o John Wall a quelle del cinema come Brooklyn Decker o James Van Der Beek, tutti fanno il loro bracket per la March Madness. Anche l’ex presidente Barack Obama si diverte annualmente nella compilazione del tabellone delle 64 squadre universitarie che prendono parte al torneo NCAA del college basket. Se l’NBA, infatti, ha un massiccio numero di fans in tutto il mondo, la pallacanestro giocata a livello collegiale vanta di un’eccellente fama all’interno del territorio nazionale. Quali sono i motivi di questa passione sconfinata degli americani verso l’NCAA (National Collegiate Athletic Association)?

Eppure non dovrebbe esservi alcun dubbio. Se lo sport è lo stesso, meglio guardare professionisti esperti piuttosto che giovanotti sbarbati con un’età compresa fra i 18 e i 21 anni. Lo spettacolo NBA è pieno di azioni offensive esaltanti; i giocatori sforano record su record, coinvolgono il pubblico con tiri da distanze abissali, schiacciate apocalittiche ed entrate in mezzo al traffico da equilibristi. Il tutto è condito da prestazioni atletiche sovrumane. Come fa una lega minore come quella dell’NCAA ad avere un audience tanto elevato? 

DURATA E NUMERO DI INCONTRI

Rimaste fedeli al vecchio modello europeo, le squadre collegiali scendono in campo per giocare 2 periodi da 20 minuti per un totale di 40 minuti. Non sono solamente 8 minuti in meno quelli che la differiscono dall’NBA. Tra timeout tattici, televisivi e pubblicità le nottate passano con lentezza prima che si possa ascoltare il suono finale della sirena. Se a ciò si aggiunge che il numero di partite è 82, otteniamo un totale di gioco di 66 ore circa (senza pubblicità!). Chi ha a disposizione così tanto tempo? Pochi tifosi riescono a vedere ogni singolo match della loro franchigia preferita per intero. E’ più semplice stare dietro, invece, alle 34 partite che la tua squadra del cuore NCAA deve disputare nell’arco di un’annata: 22 ore di basket giocato ad un’intensità elevata.

REGULAR SEASON

La stagione regolare dell’NBA accompagna durante l’anno, ogni notte, i vari appassionati di basket mondiale. Non possiamo dire che non sia così anche negli States. Sappiamo tutti, però, che le prestazioni di cuore, intensità e durezza vengono messe in evidenza solamente da fine aprile in poi, con i playoff. Capita spesso di vedere difese sbaragliate, attacchi lasciati liberi di agire per ottenere tiri semplici. Ma anche svogliatezze generali di squadre lasciate in logoramento da General Manager interessati a perdere più partite possibili, al fine di pescare dei giocatori promettenti, in occasione del Draft successivo. E’ una realtà NBA che dà molto fastidio agli amanti della palla a spicchi, soprattutto a livello giocato.

La pallacanestro collegiale è un’altra storia. Ogni università suole ricordare memorabili stagioni passate, in occasioni delle ondate di talento. A Syracuse, ad esempio, non scorderanno facilmente l’emblematica stagione 2002/2003 di Melo e Co. Ogni singolo match può essere potenzialmente un classico evento da rinfacciare in futuro ad amici di altri college. Così i fans di Lousiville ti ricorderanno i match vinti contro Kentucky nelle annate precedenti. Viceversa a Kentucky nomineranno le grandi prestazioni contro Louisville. A Winston-Salem (North Carolina) si cita spesso come esempio il derby vinto da Wake-Forest contro SCSU (South Carolina State University) del 2005. Decisivo fu un certo CP3.

SHM Memorial Center ammutolito da una prodezza di un allora diciannovenne Chris Paul.


PLAYOFF

L’NBA offre un grande spettacolo per i playoff, ma c’è un problema ripetuto negli anni. Generalmente le squadre più forti arrivano in finale senza alcun colpo di scena precedente. E’ quello che è accaduto negli ultimi anni in cui LeBron arriva sistematicamente in finale ad Est, e i GSW rimangono imbattuti addirittura fino alla finale di Conference. Niente a che vedere con le sorprese che porta in serbo l’ NCAA nell’evento più atteso dagli universitari statunitensi. Il March Madness. Il mese che introduce la primavera coincide con quello in cui le arene sono piene di ventenni tutt’altro che sobri, Questi tifosi incitano costantemente i loro coetanei che si sfidano sul parquet.

Le 64 squadre di college partecipanti si giocano tutto in ogni partita, con un dentro o fuori che sa di un vero e proprio terno al lotto. Coreografie e partecipazione collettiva da far rabbrividire anche ultras di squadre di calcio europeo. Il tutto dentro palazzi dello sport costruiti apposta per tenere in costante pressione le squadre avversarie e fornire un impatto deciso allo spettatore. Il tutto si conclude con la rinomata finale dei 4 team che hanno dimostrato di saper perforare limiti inaspettati. E se vincesse sempre la più forte, sicuramente North Carolina non avrebbe perso la finale i questa maniera nel 2016.

Kris Jenkins con un tiro allo scadere regala a Villanova un titolo che mancava dal 1985

AMORE PER LA MAGLIA

Non solo nel basket purtroppo, ma anche negli altri sport il business sta prendendo piede in maniera esponenziale. Progressivamente le bandiere come Magic Johnson, Michael Jordan, Larry Bird, Manu Ginobili, Dirk Nowitzki, John Stockton etc. stanno scomparendo quasi del tutto. I giocatori tendono a muoversi più facilmente da una franchigia ad un’altra nell’arco della loro carriera. Maxi contratti con cifre che noi comuni mortali non potremo mai percepire spingono le stelle dell’NBA a spostarsi costantemente. L’anormalità di tutto questo allontana lo spettatore medio di pallacanestro dal basket professionistico preferendogli il basket in cui si lotta per vincere e non per ottenere semplice audience.

Aldilà degli ultimi scandali che hanno coinvolto i giocatori del college basketball percepenti di somme di denaro sottobanco da svariate università, con lo scopo di attrarli alla loro corte. I giovani universitari si guerreggiano nel parquet per farsi notare dagli scout del mondo professionistico e per ottenere risultati positivi per il loro college. Questi ultimi te ne saranno riconoscenti a vita. E nonostante tu abbia calcato centinaia di parquet e indossato decine di maglie diverse nella tua carriera, quella del tuo luogo di formazione mentale e cestistica non si scorda mai e diventa una vera e propria fede.

Per quante squadre ha giocato Shaq? Un numero immenso. Eppure adora tornare a Baton-Rouge per osservare i giovani Tigers della LSU. Chris Paul, Kevin Durant, Steph Curry, Kyrie Irving, Doc Rivers e tantissime altre stars dell’NBA. Ognuno di loro rimane tuttora in contatto con dirigenti, coach e molti altri addetti ai lavori dei loro vecchi college; sostenendoli pure dal punto di vista economico, quando risulta necessario. E’ un sistema che giova tutti coloro che ne entrano in contatto.

“L’università americana è una fucina d’innovazioni perché incoraggia gli studenti a pensare autonomamente, a rimettere in discussione l’autorità accademica e la scienza esistente”. Queste parole di Federico Rampini si riversano anche nel contesto sportivo universitario.

Le università usufruiscono della popolarità delle ex stars per reclutare nuovi talenti che possono ricevere borse di studio per poter entrare nei costosissimi atenei. I risultati di squadra accrescono il vanto nazionale ma anche entrate in denaro. I proventi di tutto il sistema vengono redistribuiti tra personale, infrastrutture interne, agevolazioni per i meritevoli, programmi universitari che riguardano studio e sport. E l’appassionato di basket gode dando il suo consenso per uno sport e non uno spettacolo.

Si può anche semplicemente riassumere il dilemma americano NCAA-NBA con una frase del libro Il canto delle sirene: sull’America di Bruce Chawtin: “L’America è giovane. Giovane, innocente e crudele.”

 

Kobe Bryant rivela per quale college avrebbe giocato

Kobe Bryant: "Ho una nuova sfida da affrontare nella mia vita"

Dopo il suo ritiro, Kobe Bryant ha avuto molto tempo per osservare con più attenzione la lega NBA. Proprio per questo, negli ultimi giorni ha voluto dire la sua in merito alla One-And-Done.

Questa regola, che attualmente Adam Silver vorrebbe cancellare, obbliga i giocatori a frequentare almeno 1 anno di college. L’anno di studio obbligatorio, servirebbe a non far perdere per strada tutti coloro che non riescono a sfondare nel mondo del basket, dandogli così un’occasione in più. Kobe Bryant, ai tempi, non dovette subire la One-And-Done, ma ha voluto comunque dire la sua. Il Black Mamba però, non parla del merito della regola, ma bensì di quello che avrebbe fatto lui.

Le parole di Kobe Bryant

Il quesito nasce da un follower di Twitter di Kobe Bryant, che rispondendo ad un tweet del Black Mamba chiede:

“In quale college avresti giocato ?”.

La risposta di Kobe Bryant non si è fatta attendere:

Il numero 24 avrebbe fatto davvero comodo al college di Duke, che nel 1996 lo vide sbarcare nella lega NBA. Ai tempi infatti, la One-And-Done non esisteva e chissà quanti campioni avrebbe potuto vedere la NCAA e perdere l’NBA e probabilmente, viceversa.

Questo però è un altro discorso e soprattutto possiamo dire tranquillamente, che quella volta l’assenza di regolamento regalò anticipatamente un campione al mondo NBA.

Nba e Ncaa discutono sulla one-and-done rule

La Nba nella notte ha avuto un colloquio con la Ncaa, riguardante le ultime vicende dela basket collegiale; discutendo anche un’importante novità.

Nonostante i due maggiori campionati cestistici americani sono ormai cominciati da molte settimane, continua a tenere banco in questi giorni lo scandalo che ha colpito la Ncaa in estate.

I vertici della Nba hanno discusso con la nuova commissione Ncaa

Dopo un’attenta valutazione i vertici della Ncaa con a capo l’ex segretario di Stato degli Stati Uniti D’America Condolezza Rice, hanno deciso di rivalutare molte regole in vista del futuro.

Per questo motivo sono stati convocati anche i vertici della Nba, con Adam Silver convocato in questo meeting avvenuto nella notte dopo gli ultimi accertamenti dell’indagine condotta dall’FBI.

Stando a quanto riportato dall’insider Adrian Wojnarovski di ‘Espn.com‘; la Nba e l’Ncaa hanno discusso sul problema riguardanti i nuovi giocatori della Ncaa.

Adam Silver e il commisioner della lega collegiale americana infatti, hanno discusso della tanto chiacchierata “one-and-done rule“, che stabilisce che i giocatori di basket negli Stati Uniti D’America siano rimossi dalle scuole superiori per un anno scolastico, prima di essere eleggibili al Draft Nba.

Uno degli ultimi giocatori di questa lista è l’ex ala grande dei Boston Celtics Amir Johnson, scelto come 56esima scelta assoluta nel Draft 2005 quando frequentava l’ultimo anno di scuole superiori.