Brooklyn Nets: le fenici della NBA

I Brooklyn Nets sono passati dall’essere la franchigia barzelletta della NBA ad essere considerati una delle squadre che lavora meglio di tutte sotto molti punti di vista. Le infauste operazioni iniziali dell’allora neo socio di maggioranza, Mikhail Prochorov, sono state assorbite in tempi relativamente brevi e adesso Brooklyn è diventata una terra a cui molti giocatori di assoluto livello buttano un occhio e immaginano come possibile approdo, il che è paradossale essendo di fatto in un feudo Knicks. I Nets, nonostante alcuni infortuni importanti occorsi a giocatori decisivi, sono stabilmente nella zona playoff e sembrano soltanto poter crescere nei prossimi anni.

BROOKLY NETS: COME SONO RISORTI DALLE CENERI?

Per prima cosa hanno iniziato rimettendo ogni persona al proprio posto con i rispettivi ruoli, le ingerenze di Prochorov sono state limitate fortemente, ci si è affidati ad un asse GM-coach di assoluto livello: Sean Marks e Kenny Atkinson, i quali come primo obiettivo avevano quello di non fare danni e l’hanno centrato pienamente. Non potendo né puntare sul cap space, né sulle scelte (cedute tutte) al draft, si è scelto di puntare sull’acquisizione di brutti contratti (Mozgov, Carroll) per poter arrivare a qualche pick e a giocatori su cui poter lavorare con tempo e spazio a disposizione. Atkinson e il suo staff sono tra i migliori al mondo nel development e questo è uno dei segreti per la crescita esponenziale di molti giocatori inaspettati. A parole sembra facile prendere giocatori con potenziale inespresso, lavorarci seriamente sopra e farli esplodere, ma chiaramente è tutt’altro che semplice. Atkinson dice che la chiave per poter sviluppare un giocatore è quella del farlo immergere nel progetto fino al punto in cui sia realmente convinto di ciò che gli si propone; il lavoro è collettivo e ogni suo assistente ha specifici compiti nello sviluppo di un elemento: Jacque Vaughn si occupa soprattutto della fase difensiva, Pablo Prigioni è ogni giorno in campo con i ragazzi per rivedere ogni singolo aspetto passato in esame nella sessione video ecc.

 

C’è ghiaccio nelle sue vene!

Spencer Dinwiddie e Joe Harris sono stati entrambe delle seconde scelte al draft, il Jarrett Allen visto al college in Texas non lasciava presagire una crescita simile, D’Angelo Russell era uno scarto dei Lakers tacciato di essere carente di leadership e senza la testa giusta per puntare in alto. La maggior parte di questo enorme lavoro è stata fatta negli ultimi 2 anni e mezzo, perciò l’avvenire sembra poter essere soltanto più radioso. Dalle ceneri non rinascono solo le fenici, ma anche i Nets.

Magic Johnson non ha scelto di mandare via D’Angelo Russell senza motivazioni, il ragazzo ad LA ne ha combinate e il suo percorso di maturazione non sembrava essere prettamente sui binari ideali, anche se certamente aveva mostrato cose interessantissime e pure alcune stats lo dimostravano. Tuttavia i giocatori in grado di performare allo stesso livello in qualsiasi contesto, sono davvero pochissimi e per questo non va buttata la croce addosso al Magic di turno, perché ricoprendo ruoli del genere le valutazioni che si fanno sono innumerevoli ed è possibile sottostimare alcuni aspetti, fa parte del gioco. D’Angelo oltre ad essere migliorato in varie dinamiche di gioco, ha trovato costanza di rendimento e maggiore incisività all’interno delle partite. 19.7 punti, 6.4 assist, 3.7 rimbalzi e 1.1 rubate di media in 29.7 minuti, con la migliore percentuale ai liberi e da 3 della carriera, rispettivamente l’81 e il 37%. Malgrado giochi più minuti ed ha la palla in mano per un minutaggio superiore rispetto agli anni precedenti, le palle perse non sono incrementate, 2.9 di media a gara mentre in carriera si attesta a 2.8. La convocazione all’All Star Game di Charlotte in sostituzione dell’infortunato Victor Oladipo, non stupisce affatto chi ha visto la sua crescita nelle ultime 2 stagioni, quel talento grezzo visto ad Ohio State sta finalmente trovando la sua dimensione di vertice in NBA e per lui l’estate 2019 sarà fondamentale per la carriera. I Nets potranno pareggiare qualsiasi offerta che riceverà Russell grazie alla qualifying offer, ma non è detto che succederà e per lui firmare alle giuste cifre, nella squadra giusta, è determinante per il proseguo della carriera per quanto concerne il punto di vista prettamente sportivo. Uno dei motivi per cui D’Angelo si incastra bene con Brooklyn è il suo essere clutch, celebre la sua esultanza con “ice in my veins” dopo la realizzazione di canestri decisivi, infatti i Nets sono 10 vinte e 2 perse nei finali di partita punto a punto e vincere gare del genere è una forte dose di autostima per un gruppo giovane in costruzione.

PROSPETTIVE FUTURE

Se D’Angelo Russell e Rondae Hollis-Jefferson non dovessero restare si aprirebbero degli scenari interessanti in termini di spazio salariale, a quel punto sarebbe concreta la possibilità di firmare due grandi free agent e diventare una contender già l’anno prossimo. La free agency 2019 vedrà protagonisti moltissime stelle NBA molte delle quali vorranno approdare in squadre con altri campioni già in roster, questo i Nets non possono offrirlo, ma possono altresì offrire: un core group valido e giovane, un allenatore in rampa di lancio e i luccichii della Grande Mela.

Per fare un esempio, difficilmente Kevin Durant firmerà per i Nets se prima questi non si siano assicurati le prestazioni di un Jimmy Butler o un Klay Thompson. Detto ciò Brooklyn non ha bisogno di andare all in subito quest’estate e può anche aspettare il prossimo giro, magari intanto prendendo un Butler, che aveva messo la franchigia nella lista delle destinazioni gradite nel periodo della trade dai T’Wolves, per crescere insieme senza curarsi troppo dell’eventuale pesantezza del contratto. Questi tipi di ragionamenti possono esser fatti soprattutto grazie al favoloso lavoro di Sean Marks, perché il roster è composto anche di un 3&D nel corpo di un centro small ball come Rodions Kurucs, uno scorer come Caris LeVert, o una macchina dall’arco come Joe Harris, tutti giocatori con upside incredibile e diritto di cittadinanza in roster di vertice della lega con stipendi adeguati.

Panoramica sull’attualità dei Brooklyn Nets tramite alcuni dei dati principali forniti da nba.com

Le decisioni da prendere per il front office non sono affatto semplici, pochi contratti saranno ancora in essere nella stagione 2019/2020 (fun fact: Deron Williams percepirà 5.4  milioni anche il prossimo anno e poi terminerà il contratto) e dunque da una parte bisognerà pensare in grande con nomi grossi, dall’altra ci sarà da completare il roster con giocatori di contorno a basso costo. In più i Nets avranno 4 scelte da fare al draft 2019: prima scelta propria, prima scelta di Denver protetta 1-12 e due scelte al secondo giro, inutile dire che potrebbero diventare asset importanti in caso di trade oppure più verosimilmente si trasformeranno negli elementi per completare la squadra, dunque non si possono sbagliare le decisioni.

Il progetto di Brooklyn è da seguire attentamente per varie ragioni tecniche, la crescita dei giocatori, un allenatore già top e con potenziale da super top, una città viva e in perenne trending topic. Ma soprattutto perché dimostrano che se gli Stati Uniti sono la terrà delle opportunità, lo sport statunitense è il territorio delle seconde opportunità e risollevarsi in così breve tempo dopo i disastri fatti è uno smacco ai cugini di New York e a tutte quelle franchigie ferme nella palude della mediocrità. I Nets si sono rimboccati le maniche e hanno ottenuto il massimo da quella situazione, il raggiungimento dei playoff sarebbe un tassello importante, non decisivo, per la risalita e l’estate 2019 potenzialmente è quella che può dare una nuova linfa alla franchigia.

Brooklyn Nets: tra possibili trade e belle conferme

Brooklyn Nets

Trade o non trade: è questo il dilemma che aleggia da diverse settimane nella mente del General Manager dei Brooklyn Nets Sean Marks a sole due settimane dalla Trade Deadline del prossimo 8 febbraio (ore 21.00 italiane).

Ai microfoni dei colleghi del New York Post, Harris chiarisce la sua posizione: “Quello che posso fare è rimanere concentrato sul campo, aiutando i miei compagni in questo percorso di crescita. Alla fine tutti noi sappiamo come funziona l’NBA, è pur sempre un business. Ho vissuto le stesse sensazioni anche quando ero a Cleveland. So quello che si prova a giocare nell’incertezza dell’NBA”. 

Dopo essere stato ceduto agli Orlando Magic nel giorno del suo intervento al piede, il 5 gennaio 2016, Harris fu subito rilasciato dalla franchigia californiana.

Giunto alla corte di coach Atkinson, Harris aveva in mente un solo obiettivo: salvare la sua carriera. Ebbene, sembra proprio esserci riuscito.

La guardia proveniente da Virginia Cavaliers sta vivendo la sua miglior stagione in carriera (12.1 punti, 53,9% dal campo, con sei gare consecutive sempre a doppia cifra partendo dalla panca) . Da semplice catch and shooter, l’ex Cavs sta implementando il suo gioco mettendo sempre più spesso palla a terra. Sono infatti già 23 i canestri realizzati con almeno tre dribbling effettuati (in tutta la scorsa stagione ne registrò soltanto sette!!). Anche nell’altra metà campo, i numeri di Harris hanno subito un miglioramento sensibile, vedasi il 106.5 di Defensive Rating.

“Gli shooter di un tempo non possono essere completamente funzionali alla squadra se non sono in grado di creare spazi per il portatore di palla, lavorare a rimbalzo d’attacco e difendere con grande energia. Devo ringraziare tutto lo staff dei Nets per il lavoro enorme svolto nella scorsa Off-season. Adesso i risultati stanno arrivando”. 

Al momento Joe Harris è a libro paga per 1,5 milioni. Il suo futuro sarà ancora a Brooklyn? Ancora due settimane e lo scopriremo.

Per NBAPassion.com, Claudio Tatoli

 

From The Corner #6: Essere Clutch significa essere Joe Johnson

Tremate appassionati, tremate! Quando meno ve l’aspettate arriva in maniera irruente e devastante, la domanda più temuta da quando l’uomo inventò la palla: “Se la vostra vita dipendesse da un tiro, a chi lo affidereste?”
Opzioni: Jordan- James- Miller- Kobe- tuo zio mentre monta la retina.
Stolti.
Tutti quanti.
Se la mia vita dipendesse realmente da un unico, dannato tiro, non avrei alcun dubbio: il boccino lo spara solo e soltanto Joe Johnson. Agile.
Il mio salvatore sta attualmente sminestrando pallacanestro con l’effige “Jazz” sul petto, squadra ben salda nella parte della classifica dove batte il sole (quarto posto) e non certamente per caso. Ricordate la bellissima partita di Nate Robinson durante i playoff 2013 dove segnò 29 punti tra quarto periodo e supplementari? Ricordate anche chi fu colui che segnò il canestro per andare ai supplementari? Esatto, il Joe. Ma non è ovviamente l’unica volta! Se digitate su YouTube “Joe Johnson Clutch Shots” vi escono video lunghi ben 11 minuti (!!!) con fiumare di tiri quando la partita è sul filo ed il più delle volte, se non quasi tutte, la vittoria va nel suo taschino.

Qualche Highlights:

  • Maglia Nets, 105 pari contro Detroit, manda al bar il difensore, step back (not Gallo’s Step Back please..) e cotonata sullo scadere.
  • Qualche sera dopo, 105 Bucks 102 Nets, tiro da 3 in uscita di blocchi, sirena che urla, solo cotone.
  • Ah ovviamente nella stessa gara contro i Bucks, nell’Overtime sul 111 pari, ha messo lui a segno il jumper della vittoria.
  • Jumper in faccia a Ibaka ad Oklahoma City. Chasepeake Arena ammutolita.
  • Risolve al secondo Overtime la gara contro Washington, tirando mentre arrivava il raddoppio.
  • Maglia Hawks: Jumper dal gomito, sirena che urla, palla cotonata e Minnesota a casa.
  • 94 pari contro Orlando, parabolona e storia che si ripete.
  • Clamoroso buzzer beater contro Charlotte, tirato talmente bene che la palla sembrava neanche avesse toccato la retina.

La lista proseguirebbe ancora ed ancora e giusto per non lasciarvi a bocca asciutta vi basterà cliccare qui e rifarvi gli occhi.
Nel 2013 una statistica rivelò che quando si prendeva il tiro pesante, Joe Johnson registrava una percentuale dell’88.9%.
Avete letto bene. Praticamente mettere la palla nelle mani al prodotto dell’Università di Arkansas equivale a vedere Ewan McGregor salire sull’ottagono. Sai che alla fine la vince lui.
Il suo problema è stato quello di non apparire mai tra i grandi nomi della lega o di non aver mai potuto sparare le sue cartucce in un palcoscenico di assoluto livello (come una Finale NBA, per intendersi) nonostante per anni abbia condotto l’attacco di Hawks, Nets e Suns, ed essere attualmente vicino alla soglia dei 20.000 punti, oltre che cinquantesimo realizzatore di sempre nella NBA.
Un giorno Kevin Garnett ha coniato il soprannome giusto per lui, “Joe Jesus”, perchè “nel momento del bisogno Joe c’è sempre!”.

Anthony Bennett firma col Fenerbahce

Anthony Bennett

Anthony Bennett ha firmato un contratto col Fenerbahce, ma non sono ancora noti i termini che lo legheranno alla società Turca.

Bennett è stata la prima scelta assoluta dai Cleveland Cavaliers nel Draft del 2013, anche se non ha mai realmente dimostrato di avere il talento necessario alla rinascita della franchigia dell’Ohio.

Dopo una sola stagione infatti, è stato inserito insieme a Andrew Wiggins nella trade con i Minnesota Timberwolves che ha portato Kevin Love ai Cavs.

La peggior prima scelta di sempre?

Bennett ha giocato solo quattro stagioni nella NBA e tutte con squadre diverse, in ordine Cavaliers, Timberwolves, Raptors e Nets, con medie di 12.6 minuti a partita, 4.4 punti e 3.1 rimbalzi a partita, non certo numeri da prima scelta assoluta.

Nella giornata di lunedì, Bennett è stato tagliato dai Brooklyn Nets. A riportare la notizia è stato il giornalista di The Vertical, Adrian Wojnarowski, con un Tweet sul suo profilo.

Eppure un record Bennett è riuscito a metterlo a segno: è stato infatti il primo giocatore Canadese ad essere selezionato con la prima scelta in un draft NBA.

E’ stato Maurizio Gherardini, general manager del Fenerbahce e membro del Canada Basketball Council of Excellence, a credere nella possibile rinascita di Bennett, e ad insistere nel volerlo.

Chissà se il campionato europeo possa essere la vetrina giusta per il rilancio di un giocatore ancora giovane ed acerbo come Bennett.

Inside The Game: Celtics @ Nets

Inside The Game: Celtics @ Nets 111-92

Ieri si è consumato il quindicesimo appuntamento stagionale per i Boston Celtics, il secondo dei tre previsti in questo viaggio fuori dalle mura amiche. L’avversario, in teoria, non è dei più difficili: la franchigia più titolata della lega fa visita ai Brooklyn Nets. Andiamo ora ad analizzare i temi tattici che hanno caratterizzato la gara.

Primo quarto (30-16): It’s all about defense

La prima frazione risulta piuttosto macchinosa, anche se la circolazione di palla, unita ad una scarsa intensità difensiva avversaria, permette agli ospiti di andare nettamente in vantaggio. L’attacco disegnato da coach Stevens fa perno su Horford, unico lungo ad avere più soluzioni offensive dal post. La difesa dei Nets, d’altro canto, raddoppia spesso il centro ex Hawks e scala male in difesa, permettendo spesso più soluzioni di tiro ai piccoli bianco-verdi, che puniscono sia in penetrazione sui miss-match che dagli scarichi.  Il prosieguo del quarto riserva un piccolo show difensivo di Smart, che accetta molti cambi difensivi e sfrutta le sue doti atletiche per portare via molti palloni all’attacco dei Nets, che spesso scarseggia di inventiva e va solo in post dai lunghi.

Secondo quarto (21-33): la rimonta avversaria

Definire ridicolo questo quarto è quasi un complimento. I C’s infatti fanno sfoggio di una second unit totalmente inadatta a difendere. Il tema tattico principale della seconda frazione è la difesa su Lopez. I ragazzi di Stevens vanno sempre a raddoppiarlo dal post, bucando però poi l’uscita dal raddoppio e lasciando spesso libero Bogdanovic che sfrutta il miss match con Bradley per colpire da fuori. Quando la difesa dei Celtics riesce a scalare sugli esterni, invece, si libera spazio per Booker che dispone di molto spazio sia per andare a rimbalzo sia per segnare da sotto.

Lopez sfrutta il raddoppio per ridare la palla alla sua guardia
Lopez sfrutta il raddoppio per ridare la palla alla sua guardia
Bogdanovic va in post da Lopez, sul quale arriva l'aiuto di Crowder
Bogdanovic va in post da Lopez, sul quale arriva l’aiuto di Crowder

 

 

 

 

 

 

 

 

La situazione, dunque, gira nettamente a favore dei Nets: la fisicità dei lunghi crea uno scompenso difensivo per il quale i missmatch che si creano sono ben due, ed in favore dei padroni di casa, complici anche alcuni (inutili) raddoppi sul lato debole. Ogni volta che i Nets mandano la palla in post, arriva un raddoppio che fa scalare la difesa, mandando un piccolo sul lungo non raddoppiato. Nel caso in cui la difesa riesca a prendere posizione, l’attacco Nets manda la palla fuori per Bogdanovic, che può tirare sulla testa di Bradley quasi ogni volta, vista la differenza di altezza.

In attacco, poi, la circolazione di palla viene sempre meno con le seconde linee in campo, e la serata no (sin qui) nel tiro da fuori si fa sentire. I Nets hanno a disposizione un parziale che li riporta sotto di 2 lunghezze: tutto da rifare per Coach Stevens.

Terzo quarto (28-17): Horford suona la carica

Al Horford alla presentazione in bianco-verde
Al Horford alla presentazione in bianco-verde

L’avvio del secondo tempo non è certo entusiasmante, con l’attacco dei Celtics che si accontenta di tiri contestati dal perimetro, convertiti in altrettanti errori. In questo momento, se l’attacco non gira, la difesa è anche peggio. In campo c’è Zeller nel ruolo di centro, e la scelta difensiva della compagine bianco-verde, specialmente sui giochi a due avversari, è quella di andare a raddoppiare il portatore di palla ogni volta. Da ciò ne deriva sempre un tiro aperto per il bloccante, che ha oltretutto l’area libera sia per andare in penetrazione che per prendere il jump shot.

E’ un sussulto del numero #42 Al Horford a rimettere in corsa gli ospiti. Dopo una tripla siderale, l’ex Hawks prende in mano le redini offensive del gioco, improvvisandosi anche playmaker in più di un’occasione. Horford gioca spesso a due con le guardie, sia da bloccante sia da portatore di palla. Questo è il momento in cui si riaccende l’attacco di coach Stevens. Horford comincia ad inanellare una serie di assist per le guardie, che giovano dei cambi difensivi provocati dai pick and roll spesso giocati in verticale. In questo frangente la palla esce spesso sul perimetro, dove è facile trovare tramite una circolazione di palla ottima quell‘extra-pass che consente la tripla aperta. Quando la palla va in post, poi, i Nets non abbandonano la scelta del raddoppio, scalando male in difesa e lasciando libero ancora Bradley in penetrazione e Thomas pronto a colpire dall’arco.

Quarto quarto (32-26): Smart ancora della difesa

Inizio traumatico nella propria metà campo per i C’s, che hanno in campo le seconde linee. Tutto il quintetto smette di difendere, e l’attacco dei Nets prova a riaccorciare. In questa fase del gioco è fondamentale la presenza in campo di Kilpatrick per i padroni di casa. La guardia dei Nets, con una serie di giocate di puro atletismo, semina il panico in una difesa biancoverde parsa totalmente sotto shock. L’asse Kilpatrick-Booker riporta sotto i padroni di casa, e Stevens ributta Smart nella mischia sul +2, mossa che si rivelerà poi vincente.

Da questo momento in poi la difesa riprende il piglio giusto, gli aiuti sui raddoppi arrivano con il giusto tempismo ed il piccolo che raddoppia è sempre pronto a ri-accorciare sul proprio uomo. Quando i Celtics difendono, poi, c’è ben poco da fare. La franchigia del Massachussets perde pochissimi miss-match e riprende a fare bene taglia-fuori sugli avversari a rimbalzo, con Smart ancora sugli scudi.

Da ciò ne deriva un momento offensivo nel quale la circolazione di palla degli ospiti torna ad essere ottimale, la difesa dei Nets è di nuovo costretta a raddoppiare Horford e da ciò ne esce un gioco perimetrale ben sviluppato in attacco, che porta a molti tiri facili dal mid-range e a triple aperte che permettono a Thomas e compagni di congelare la gara fissando il punteggio sul 111-92 al fischio finale.

 

Brooklyn Nets vs Portland Trail Blazers: NBA Sundays

Stats infografica su Trail Blazers vs Nets

Il quarto appuntamento stagionale con le #NBASundays, le partite domenicali della NBA in prima serata per l’Europa, vede i Brooklyn Nets ospitare i Portland Trail Blazers al Barclays Center, domenica 20 novembre con diretta dalle 21:30 su Sky Sport 3.

 Nets: Dopo un inizio di stagione (la prima con Kenny Atkinson da coach) oltre le aspettative, nell’ultima settimana i Nets, complice anche l’assenza prolungata di Jeremy Lin, hanno subito tre sconfitte consecutive in trasferta, e il loro record è ora di 4-8. Brook Lopez (20.7 ppg) rimane uno dei centri con più punti nelle mani della Lega. Sean Kilpatrick, dopo aver firmato un contratto di 10 giorni con i Nets lo scorso febbraio, ha realizzato 13.8 punti di media in 23 partite. Quest’anno è ripartito alla grande, realizzando 14.7 punti di media in dodici partite. Anche la new entry Trevor Booker ha fatto registrare buoni numeri, con 9.3 punti e 8.1 rimbalzi a partita.

 Trail Blazers: L’inizio di stagione di Damian Lillard è stato il migliore della sua carriera, con una media di 28.7 punti a partita. C.J. McCollum sta già dimostrando che le prestazioni della scorsa stagione non erano un caso. La guardia sta infatti facendo registrare 22.1 punti a partita e il 44% da tre punti. Dopo un interessante finale di stagione, Moe Harkless è diventato l’ala piccola titolare, facendo scalare Al-Farouq Aminu come “quattro”. Allen Crabbe (9.2 ppg) è l’arma principale dalla panchina. Portland sta inoltre attendendo il ritorno di Fetsus Ezeli, in fase di recupero dopo l’operazione al ginocchio avvenuta durante l’offseason.          

Stats infografica su Trail Blazers vs Nets
Stats infografica su Trail Blazers vs Nets

 Leader di squadra Nets: Brook Lopez (20.7 ppg); Trevor Booker (8.1 rpg); Jeremy Lin (6.2 apg)

  Leader di squadra Trail Blazers Team Leaders: Damian Lillard (28.7 ppg); Al-Farouq Aminu (6.6 rpg); Mason Plumlee (4.6 apg)

 • Precedenti in stagione: Si tratta del primo incontro stagionale tra le due squadre. Nella scorsa stagione il bilancio è stato di 2-0 per i Trail Blazers.

 • La chiave della partita: I Nets dovranno provare a fermare il dinamico backcourt dei Blazers formato da Damian Lillard e C.J. McCollum, una dura prova specialmente se Jeremy Lin non sarà del match. Coach Kenny Atkinson sta cercando di trovare l’equilibrio nella posizione di play, alternando i veterani Randy Foye e Sean Kilpatrick e i rookie Isaiah Whitehead e Yogi Ferrell, richiamato di recente dalla NBA D-League. Portland gode di una grande profondità nelle due posizioni di ala e ciò permette ai giocatori di difendere in maniera aggressiva e di giocare in velocità. Se Lillard e McCollum sono in giornata, i Trail Blazers sono difficili da contenere. 

 

Stats infografica su Trail Blazers vs Nets
Stats infografica su Trail Blazers vs Nets

 Lo sapevi? I Trail Blazers hanno sfruttato una scelta al Draft acquisita da una trade con i Nets per selezionare Damian Lillard alla numero sei nel 2012 … Mason Plumlee di Portland è stato selezionato al Draft nel 2013 (22° scelta) dai Nets, ha giocato a Brooklyn per due stagioni prima di passare a Portland nel 2015 … Per mantenere in rosa Allen Crabbe questa stagione i Trail Blazers hanno dovuto pareggiare l’offerta di quattro anni proposta dai Nets la scorsa estate …  

Una giornata a Sky Sport: Davide Pessina

Davide Pessina oltre ad essere un ex-giocatore (tra le altre di Olimpia Milano, Auxillium Torino, Cantù ecc ) è conosciuto e apprezzato, come giornalista sportivo/commentatore NBA per Sky Sport.

Lo abbiamo intervistato a margine della giornata di presentazione della programmazione basket negli studi della redazione sport ed ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Davide, innanzitutto ti ringraziamo per la tua disponibilità a rispondere alle nostre domande. Ovviamente il dibattito è apertissimo su chi vincerà l’ anello tra Golden State e Cleveland, ma tu personalmente chi seguirai questa stagione?

 “Una stagione sicuramente da vedere con molti spunti interessanti, sono curioso di vedere Minnesota con tutti questi ragazzi giovani con Thibodeau che arriva ad allenare ci saranno sicuramente degli sviluppi interessanti; Oklahoma City secondo me è da vedere ogni volta con Westbrook “incazzato” come una pantera senza Durant può fare davvero qualsiasi cosa, cose mai viste prima quindi direi per quasi ogni squadra, anzi tolgo il quasi, motivi per seguirne ce ne sono senza considerare New York poi.”

Ecco i Knicks sono sicuramente una squadra intrigante..

 “Si, se riuscirà a mettere insieme l’arrivo di Rose, Noah, Porzingis, Carmelo Anthony, tenendo conto poi che ad inizio stagione c’è la tegola del processo all’ ex Chicago, può fare molto bene.”

Cosa ne pensi della scelta di Jeff Hornacek come coach? Phil Jackson si è dichiarato positivo sul fatto che sa come giocare il triangolo.

“A Phoenix ha fatto bene, ha fatto molto bene prima del previsto e poi c’è stato qualche problema ad andare avanti; sul fatto che giocheranno il triangolo secondo me è relativo perché penso non lo giocheranno tanto, penso che vorrà correre, giocare ad alto ritmo, mettere subito la palla in mano a Derrick Rose per giocare pronti via in Pick n’roll e mettere tiratori intorno poi magari l’idea del triangolo ancora c’è ma non è più una condizione cosi imprescindibile per New York. Se cliccano, trovano equilibri è una squadra interessante.”

Tornando a Chicago come hai visto Wade, in questa pre-season in versione Bulls?

“Eh già, vederlo con un’ altra maglia che non sia quella di Miami fa una bella impressione, anche lì pronti via bisogna vedere come si inseriranno; forse una squadra con poco tiro perché lui, Rondo e Butler non sono pericolosissimi però ripeto molto interessanti con la motivazione di Wade che gioca a casa sua.”

Altre squadre che ti incuriosiscono?

 “C’è Frank Vogel che lascia Indiana per approdare ad Orlando,con Ibaka anch’ esso emigrato in Florida, formazioni cambiate, allenatori ci possiamo passare giorni davvero le squadre sono parecchie.”

Parlando di franchigie cambiate e raschiando il proverbiale “fondo del barile” cosa ne pensi di questi Nets che sono un gigantesco punto di domanda? Avrai sicuramente visto la foto del media day in cui io, onestamente, non riuscivo a riconoscerli tutti e cinque.

 “Una squadra che è passata dallo spendere più di tutte a mani basse per provare a vincere adesso invece l’ordine è svuotare, spendere poco per cercare di sopravvivere; sono sicuramente in un momento complicato perché poi hanno poche scelte perché per andar prendere Pierce, Garnett han dato via tutto il loro futuro per cui può essere un team in divenire che però deve togliere questi punti di domanda ma sinceramente non mi paiono piuttosto attrezzati.”

Parlando di franchigie più attrezzate, ad adesso se ti chiedessi otto squadre ad Est ed otto ad Ovest per i playoff chi mi diresti? Ad est magari è più semplice ma ad ovest rischiamo di vedere scene da macelleria messicana.

 “Ad Ovest ci mettiamo: Golden state, Clippers, Houston, Portland, San Antonio, Memphis…”

Denver, del nostro Gallinari?

“Se la giocherà con Dallas, con New Orleans se riesce a trovare un minimo di pace con gli infortuni, con qualche sorpresa come Minnesota per cui direi che sei sono abbastanza sicure, che poi abbastanza sicure poi no, dire quindi quelle sei più un paio di sorprese.”

Est?

“Ad Est vai a saperlo ma direi Cleveland, Toronto, Milwaukee che se trova equilibrio è una squadra estremamente intrigante, New York da Playoff, Chicago, Detroit però senza Jackson dall’inizio si vedrà; anche qui 4/5 sicure il resto ci divertiremo.”

Molti chiedono chi può essere la sorpresa come giocatore, magari non parliamo solo di MIP (Most Improved player) qualcuno che può fare il salto di qualità?

“Difficile, molto difficile dirne solo uno. Io sono molto curioso di veder come procede la crescita di Towns, anche se è vero che non è una grossa sorpresa perché è stato Rookie of the year, ha i mezzi per fare benissimo in questa lega e poi son curioso di vedere i giovani dei Lakers. Sempre parlando di giocatori tra i più cresciuti mettiamoci dentro anche “The greek freak” Antetokounmpo da playmaker quasi fisso può dare e far vedere di tutto.”

Un’ultima domanda, diciamo più personale. Abbiamo visto il video dei vostri bloopers ( Nella prima puntata di basket room ndr) sulla vostra esperienza americana durante le Finals e ti abbiamo visto molto divertito.

“Ci siamo molto divertiti, come fai a non divertirti? Terzo anno di fila che lo facciamo, per cui l’esperienza c’è ed è anche molto bella. Le scorse finals hanno fatto questo video per dimostrare che alla fine lavori, perché lavori sei spesso in giro, perché alla fine cerchi di fare le cose al meglio vedi allenamenti, guardi le partite, però ovviamente è un lavoro che tutti vorrebbero fare nel senso che sei lì ed è meraviglioso; straordinario vedere da vicino, partecipare alle conferenze stampa. Insomma aldilà delle partite in se, che per fortuna l’anno scorso arrivando a gara-7 son state molto molto belle tutto il contesto, vedere come funziona la macchina NBA che è davvero enorme solo per le finali non so quanta gente ci sia dietro l’organizzazione. Per cui bello dal punto di vista sportivo, bello dal punto di vista lavorativo e bello dal punto di vista umano.”

Nets: l’importante è partecipare

Brooklyn Nets
Brooklyn Nets
NEW YORK, NY – DECEMBER 12: Brook Lopez #11 of the Brooklyn Nets looks on during the first half against the Los Angeles Clippers at Barclays Center on December 12, 2013 in the Brooklyn borough of New York City.

È comune credere che l’inizio della fine per i Brooklyn Nets sia datato 12 luglio 2013, giorno in cui è stata finalizzata la trade che ha mandato nella New York continentale i grandi vecchi Pierce, Garnett e Terry, e che ha spedito a Boston il futuro dei Nets (dove futuro sta per “scelte al draft per 4 anni”). Ma, in realtà, la fine è iniziata prima: possiamo infatti andare ancora indietro di un paio d’anni, quando, il 24 febbraio del 2011, l’altra franchigia della Grande Mela ha fatto felice gli Utah Jazz, cedendo sempre un pezzo del suo futuro (un nome: Derrick Favors) per l’allora all-star Deron Williams, e in uno scambio minore cedendo una seconda scelta al draft 2012 ai Golden State Warriors per i dimenticati Dan Gadzuric e Brandan Wright, che, indovina indovinello, si è tramutata per magia in Draymond Green.

Ma la lista delle squadre che hanno beneficiato della generosità del front-office di Brooklyn non finisce qui: oltre ai Warriors, ai Celtics e ai Jazz, possiamo aggiungere anche gli Atlanta Hawks, coinvolti nel 2012 con la trade per Joe Johnson in cambio di contratti in scadenza (leggasi spazio salariale per firmare Paul Millsap) e una scelta al draft del 2013, Shane Larkin, che ironia della sorte è finito proprio a Brooklyn la scorsa stagione. Ma anzi, andiamo indietro ancora di un paio d’anni, dove questa volta possiamo veramente indicare l’inizio della fine: è il 2009, e mr. Michail Prokorov diventa l’azionista di maggioranza di Brooklyn, il primo non-americano ad essere proprietario di una franchigia; c’è un piccolo problema però: mr. Prokorov è ricco (e ci mancherebbe, avendo comprato una squadra di NBA) e estremamente capriccioso, e ciò vuol dire che vuole vincere, e vuole farlo a tutti i costi, sottovalutando però il fattore Eisenower che gli americani tanto amano: i piani non sono nulla, la pianificazione è tutto; tradotto: non è che puoi arrivare e fare quello che vuoi, pensa un attimo prima di agire. Ma mr. Prokorov ha nelle vene l’irruenza siberiana, e decide di costruire una squadra per vincere subito, ed ecco spiegate le spese folli di cui si è parlato prima: peccato però che tutti i giocatori presi in quegli anni avevano già passato, chi più chi meno, il loro prime, quindi più che win-now, alla fine i Brooklin Nets sono diventati una squadra win-before, nel senso che i giocatori che dovevano vincere l’avevano fatto prima di arrivare ai Nets.
Ed arriviamo ai giorni nostri: ebbene sì, perché tramontato l’ambizioso piano della vittoria del titolo NBA, il front-office ha smantellato la squadra che avrebbe dovuto centrare l’obiettivo e ha iniziato a ricostruire con quello che è rimasto: nulla. Infatti, i passati anni di scellerata gestione si stanno facendo sentire, soprattutto in questa offseason. Partiamo però dall’alto, perché la situazione societaria è lo specchio del cattivo momento che sta passando la franchigia: la confusione regna sovrana, dato che, in sintesi, è una dittatura quella instaurata da mr. Prokorov, che ha messo fantocci buoni per lo spettacolo dei pupi siciliani nei ruoli chiave della dirigenza; mr. Prokorov che si sta anche stufando del suo giocattolino, e dopo aver investito fior di milioni, se non miliardi, tra squadra e costruzione del nuovo e avveniristico palazzetto per le partite casalinghe dei Nets (il Barclays Center), sta pensando seriamente di vendere baracca e burattini (letteralmente) dopo aver capito che per altri quattro anni almeno il titolo lo vede, forse, con il binocolo.
Sull’ex GM Billy King non sono neanche spendibili delle parole, visto che era il mero esecutore del volere del capriccioso Michail, o perlomeno un gm che ha cercato solamente di tirare avanti fino a che il periodo brutto non fosse passato. E con il tabula rasa di qualche mese fa, probabilmente il periodo nero è davvero alle spalle. O quasi. Al suo posto è arrivato Sean Marks, dai San Antonio Spurs, dal quale non possono essere attesi però miracoli nel breve tempo. Il progetto è chiaro: smantellato quasi completamente il roster dello scorso anno, firmando giocatori dal nome non altisonante ma che possono far bene (come Jeremy Lin, dai Charlotte Hornets) e trade arrabattate per cercare di prendere dei giovani prospetti usciti dall’ultimo draft (Thaddeus Young mandato ai Pacers per la 20° scelta Caris Levert e Marcus Paige, 55° scelta, più soldi in cambio della 42° scelta dei Jazz Isaiah Whitehead). Giusto per farvi un’idea, ecco il riassunto completo delle cessioni e degli acquisti dei Nets di questa offseason:

INOUT
Anthony BennetThaddeus Young
Luis ScolaJarret Jack
Greivis VazquezWillie Reed
Justin HamiltonWayne Ellington
Trevor BookerThomas Robinson
Isaiah WhiteheadHenry Sims
Caris LevertDonald Sloan
Jeremy LinShane Larkin
Randy FoyeMarkel Brown

Gli unici “big splash” tentati durante la free-agency sono stati per Tyler Johnson e Allen Crabbe, ma essendo tutti e due restricted free-agent le loro rispettive franchigie, rispettivamente Heat e Blazers, hanno pareggiato le offerte. C’è da aggiungere però che i contratti che erano stati offerti loro sono ancora di più un indice della confusione societaria, perché per due giocatori che, ad ora, si sono solamente dimostrati onesti role-players, non si offrono 50 e 75 milioni di dollari; anche se, durante questa free-agency dalle cifre pazze, si è visto di peggio. Gli unici giocatori che si sono salvati da questo repulisti generale sono il redivivo Brook Lopez, l’unico prospetto che pare essere promettente Rondae Hollis-Jefferson, il croato Bojan Bogdanovic, il sophomore Patrick McCollough e Sean Kilpatrick, con uno di questi ultimi due che probabilmente non andrà oltre il training camp di ottobre.

E il coach? Ovviamente una società così incasinata non poteva farsi mancare un cambio di allenatore a fine stagione: è quindi arrivato Atkinson.
A lui il compito di traghettare questa squadra verso non si sa bene cosa, dato che fino al 2019 scelte al primo giro non ce ne saranno e quindi tankare sarebbe inutile, o utile ai Celtics, se proprio ci tengono; ovviamente possibilità di fare i playoff sono pari a 0, e sarebbe una previsione ottimistica; l’unica cosa che resta da fare è creare un gruppo unito, dove tutti giocano, si divertono e non pensano ai risultati della squadra, facendo così dei Brooklyn Nets una franchigia da oratorio, dove anche il buon Prokorov, capendo che con i capricci non si va da nessuna parte, si abbandonerebbe ad una ondata di bontà, e accarezzerebbe i capelli dei suoi ragazzi in modo paterno, convincendoli che un giorno diventeranno dei campioni. E come monito per tutti, farà issare un banner all’entrata del Barclays Center, in cui campeggerà la scritta a caratteri cubitali “L’importante è partecipare”.

BREAKING NEWS: Scola vola a Brooklyn

Luis Scola

Scola vola a Brooklyn

Nets molto attivi sul mercato: è notizia di pochi minuti fa l‘acquisizione di Luis Scola, ala ex Raptors. Secondo quanto riporta Adrian Wojnarowski di The Vertical, le parti avrebbero raggiunto un accordo annuale. Le cifre non sono state ancora rese note. Scola ha registrato statistiche medie di 8.7 punti e 4.7 rimbalzi nella scorsa stagione. L’ala argentina è anche il quinto free agent con il quale i Nets hanno contatti.

In nove stagioni NBA, il giocatore argentino ha fatto registrare statistiche medie di 12.3 punti e 6.8 rimbalzi.

Cosa cambia con Scola?

Il veterano trentaseienne ha sviluppato una buona carriera da role player durante la sua permanenza in NBA. Sicuramente potrà portare molta esperienza a Brooklyn, cosa che sino ad oggi è mancata.

Luis Scola con la jersey dei Pacers
Luis Scola con la jersey dei Pacers

A livello tecnico e tattico, invece, Scola potrebbe aiutare molti i Nets allargando il campo nello spot di PF, grazie al suo tiro da tre molto affidabile. Nelle stagioni post 2012, infatti, l’ala ex Raptors ha sviluppato un ottimo tiro dall’arco dei tre punti, raggiungendo l’apice della sua carriera nella scorsa stagione, con il 40.4% da 3 punti (con 2.1 triple tentate a partita). Scola vanta anche ottime percentuali dal campo, superiori al 45% in tutta la sua carriera oltreoceano. Ala di 206 cm, Scola può anche vantare un ottimo ball-handling unito ad un discreto playmaking.

Insomma mercato pazzo in quel di Brooklyn, con la franchigia alla disperata ricerca di un modo per uscire dal baratro. Il futuro dei Nets, inoltre, c’è da ricordare che condizionerà da vicino il futuro di un’altra franchigia, i Boston Celtics. Danny Ainge, infatti, nello scambio di Pierce e Garnett a Brooklyn ha ottenuto i diritti sulle first-round pick dei Nets sia nel 2017 che nel 2018. Se i Nets non usciranno dal baratro in fretta, i Celtics potrebbero ritrovarsi tra le mani almeno un’altra pick tra le prime cinque assolute. La dirigenza sta percorrendo diverse strade, anche se il roster dei Nets ad oggi lascia pensare che ci vorrà ancora qualche stagione per vedere i Nets giocarsi la post-season.

Kiss me – La Kiss Cam dell’NBA tra le star dell’NBA

Mentre i Cleveland Cavaliers stanno affondando contro i Golden State Warriors nonchè campioni in carica, questa settimana la rubrica #picturesoftheweek si occuperà di una Kiss Cam molto particolare. Andiamo a vedere le “effusioni amorose” più belle che ci ha regalato la NBA negli ultimi anni.

Ron Artest & Paul Pierce
Ron Artest & Paul Pierce

Primo posto per Ron Artest e Paul Pierce. Guardate quanto si vogliono bene questi due ragazzotti: la prima mossa sembra esser di Ron che, in questo scatto, abbraccia il suo avversario come il miglior sciupafemmine discotecaro il sabato sera.

 

 

 

 

 

Jason Kidd tenta i suoi avversari
Jason Kidd tenta i suoi avversari

 

 

Secondo posto, Jason Kidd che prova a distrarre l’avversario. Il giocatore degli Indiana Pacers sembra reagire male e quindi declinare la gentile proposta.

 

 

 

Kobe Bryant & Brian Cook
Kobe Bryant & Brian Cook

Terzo posto, Kobe Bryant e Brian Cook, abbraccio, sembra un tango, kiss, smack ad occhi chiusi. Kobe, non è la tua piccola figlia lui. E’ un omone enorme. Comunque sia andata questa storia non è durata molto.

 

 

 

 

 

Antawn Jamison & Alan Anderson
Antawn Jamison & Alan Anderson

 

Quarto posto, Antawn Jamison e Alan Anderson. Un bacio sulla tempia ad occhi chiusi durante una azione. Effettivamente lo stupore sembra dipingere il volto del giocatore dei Toronto. Beh, ci può stare, hai la palla in mano e vuoi fare qualcosa e un avversario non prova a rubartela ma ci prova con te. Si scherza, ovviamente, ma lo sconcerto può esser condiviso.

 

 

Anderson Varejao & Iman Shumpert
Anderson Varejao & Iman Shumpert

Quinto e ultimo posto, Anderson Varejao e Iman Shumpert. C’è tutta una storia. Siamo sicuri che Varejao tenterà di nuovo di dare un bacio a Iman, ora che sono alle Finals, giocando in squadre avversarie?

 

#picturesoftheweek #kissme

Bulls, contro i Nets ancora decisivo McDermott: 25 punti per Doug

Doug McDermott contro i Toronto Raptors

I Bulls hanno aperto la loro striscia di quattro partite in casa consecutive con una vittoria fondamentale per l’accesso ai playoff (appena riagguantati). Contro i Brooklyn Nets, la squadra di Chicago vince per 118 a 102 grazie ad un quarto quarto fuori media (quasi 40 punti) ed un apporto della panchina da incorniciare.

Season-high per la Bench di coach Hoiberg, 60 punti, di cui 25 (8 su 16) solo di Doug McDermott, sempre più nelle manovre della squadra di Chicago. Considerando le ultime tre partite (contro i Raptors quasi 30 punti con un 9 su 11 e contro Washington 20 punti con un 6 su 10 dal campo), McDermott è l’ultimo giocatore dai tempi del Ben Gordon del 2006 (allora le partite furono 4) a segnare per 3 partite consecutive, ovviamente from the bench, almeno 20 punti con almeno il 50% dal campo. La lotta per i playoff è tutt’altro che chiusa ed i Bulls dovranno lottare eccome (soprattutto per cercare di aspirare a qualcosa di meglio dell’ottavo posto) ma con qualche recupero di qualche giocatore nulla è impossibile, soprattutto con un Dougie capace di giocare a questo livello con continuità e dare un contributo fondamentale dalla panchina. Ecco i 25 punti della sfida dei Chicago Bulls contro i Brooklyn Nets, targati Doug McDermott: