Garbage Time, l’altra NBA – Episodio #1

In questo preciso istante siete testimoni della storia, quella con la “s” minuscola. Ciò che avete davanti agli occhi è la prima edizione della rubrica meno necessaria di tutti i tempi: Garbage Time! Tra queste righe si tratteranno argomenti che nessun altro spazio web italiano a tema NBA tratterà mai (con validissimi motivi per non farlo). Con cadenza non settimanale, non mensile, non olimpica, ma rigorosamente ferrettiana, racconteremo l’altra NBA, quella che verrà presto (e fortunatamente) dimenticata. Nella nostra top ten troverete cadute di stile (o cadute e basta, ma forse questo è uno spoiler…), figure barbine, polemiche sterili e idiozie di vario genere, sempre con la bandiera del cazzeggio a sventolare fiera sul pennone. Qualora il vostro disagio esistenziale fosse talmente elevato dal farvi apprezzare questa rubrica, scrivete il vostro IBAN nei commenti. O magari aprite un gustoso dibattito su quale sia la GOAT tra le rubriche NBA, se questa, quella di Jordan, quella di LeBron o quella di Doncic. Qualora doveste invece considerarla un insulto all’umana decenza, non esitate a esternarlo, dando sfogo alle vostre volgarità più fantasiose. Ma soprattutto, qualora aveste delle segnalazioni per i prossimi episodi, trovate il modo di recapitarcele, magari scrivendole nei commenti. Adesso però basta con i preamboli, che si è fatta una certa… Partiamo subito!

P.S. Per comprendere a fondo l’altissimo significato degli snodi narrativi di questa rubrica è INDISPENSABILE cliccare su tutti i link che compariranno (sono quelli scritti in blu, per i neofiti dell’Internet), inclusi quelli che vi proporranno di aumentare le dimensioni di organi vari.

Disclaimer: parte dei demeriti per questa robaccia va attribuita a quelli della Kliq, che oggi saranno come minimo padri, se non addirittura madri di famiglia, per cui staranno tentando invano di insabbiare il loro passato inglorioso.

 

Posizione numero 10: L’app per allacciarsi le scarpe

Jayson Tatum con le scarpe che si allacciano da sole
Jayson Tatum con le scarpe che si allacciano da sole

Avete presente quando i vostri nonni, per sottolineare l’inettitudine delle nuove generazioni, le apostrofavano dicendo (nel dialetto che più vi è vicino): “Quelli lì non sono neanche buoni ad allacciarsi le scarpe”? Bene, oggi tale abilità non è più indispensabile. Certo, una volta ce la potevamo cavare con gli strappi ma, superati gli otto anni, le Bull Boys cominciavano a star strette. Nel 2019, però, anche gli adulti possono tirare un sospiro di sollievo: sono arrivate le Nike Adapt, ovvero le scarpe da basket che si allacciano con un’app! Perché perdere preziosi secondi di riscaldamento per stringere dei lacci (rischiando poi che il J.R. Smith di turno ti giochi un brutto scherzetto), quando bastano 750 trascurabili euro e uno smartphone (ATTENZIONE: smartphone non incluso nella confezione)?
Inutile specificare che l’idea è stata accolta con grande entusiasmo negli ambienti NBA. I Dallas Mavericks hanno già ordinato uno stock di Nike Adapt per Dirk Nowitzki: qualsiasi cosa, per evitare infortuni che ne comprometterebbero gli ultimi mesi di carriera. I Los Angeles Lakers, che arrivano sempre prima degli altri, avevano commissionato all’azienda di Portland un’app simile, in grado di far indossare a Michael Beasley i pantaloncini giusti al momento giusto. Dato che la messa a punto ha richiesto più tempo del previsto, Beasley è stato ceduto ai Clippers. La Nike ha saputo rifarsi con gli interessi, proponendo l’applicazione che cambia in un secondo il nome sulle maglie. Pare che, alla notizia, LeBron James abbia urlato, in lacrime: “New Orleans, this is for you!”.

#noncisonopiùigiovanidiunavolta #nonchosbatti #glischerzettidijr #scarpedimerdadadonnachecostanomilionialluomo

 

Posizione numero 9: L’infortunio di John Wall

John Wall e Andrew Bynum, diversi ma uniti dalla scarsa attenzione domestica
John Wall e Andrew Bynum, diversi ma uniti dalla scarsa attenzione domestica

Davvero una situazione complicata per gli Washington Wizards: anni persi ad aspettare che la squadra diventi una contender, ed ecco che il tuo uomo-franchigia, per due stagioni consecutive, viene fermato da un infortunio. Se nel 2017/18 John Wall se l’era cavata con due mesi di stop, stavolta il quadro è ben peggiore: se ne riparlerà nel 2020. Una notizia terribile per qualsiasi appassionato NBA, che non può che augurare al ragazzo una pronta guarigione, e ancor più drammatica per gli Wizards che, da qui al 2023, dovranno bonificare al giocatore la bellezza di 170 milioni di dollari. Ciò che è passato un po’ sottotraccia, però, sono le modalità con cui Wall ha aggravato le sue condizioni cliniche. Fermo dal 29 dicembre per un’operazione al tallone sinistro, un malaugurato giorno di fine gennaio è scivolato in casa, franando proprio su quel tallone.

Una carriera messa a forte rischio da un incidente domestico non è purtroppo una novità, nella storia NBA. Il precedente più illustre riguarda Larry Bird, che un’estate si rovinò letteralmente la schiena mentre lavorava nei campi della sua amata French Lick, nell’Indiana. Ma il caso più eclatante è senza dubbio quello con protagonista Andrew Bynum, che merita un piccolo approfondimento. Nell’estate del 2012, Bynum è coinvolto nella trade che porta Dwight Howard ai Los Angeles Lakers, Andre Iguodala ai Denver Nuggets e lo stesso Bynum ai Philadelphia 76ers. All’epoca ha appena disputato il suo primo (e ultimo) All-Star Game, e i Sixers lo accolgono come la stella che li farà uscire dalla mediocrità. Peccato per le giunture fragili, che destano non poche preoccupazioni alla dirigenza. Per prepararsi al meglio alla nuova stagione, il nostro decide di distruggersi definitivamente il ginocchio sinistro… giocando a bowling!
Una volta smesso di ridere, i medici si rendono conto che la situazione è più grave del previsto. Bynum passa i mesi successivi a farsi crescere i capelli in modo imbarazzante e a rilasciare dichiarazioni del tipo: “Tranquilli, che settimana prossima rientro!”, oppure: “Voi iniziate a giocare, che quando torno io gli facciamo il mazzo!”. Col passare dei mesi, il messaggio cambia: “Rientrerò quando sarò al 100%”, “Rientrerò quando riuscirò a schiacciare saltando da metà campo”, per finire con: “Mi sa che quest’anno non rientro proprio… A regà, è andata così… Divertitevi!”. Al termine della stagione, il suo contratto da oltre 16 milioni di dollari scade, e il re dei birilli non esita a trovarsi una nuova squadra (la sciagurata Cleveland di quegli anni). Facile immaginare che quella da bowling non sia stata l’unica palla a girare vorticosamente, a Philadelphia…

#mettilidapartechenonsisamai #sistameglioquandosilavora #questononèilvietnamèilbowling #staiperentrareinunavalledilacrime

 

Posizione numero 8: L’inserimento di Marc Gasol

Marc Gasol mentre riflette sugli errori commessi in gioventù
Marc Gasol mentre riflette sugli errori commessi in gioventù

I Toronto Raptors hanno fatto all-in. La partenza verso ovest di LeBron James era un’occasione troppo ghiotta per non tentare subito l’approdo alle NBA Finals, così Masai Ujiri (che ritroveremo tra poco) e soci hanno puntato tutto su due giocatori in particolare: Kawhi Leonard e Marc Gasol. Il primo è arrivato la scorsa estate, mentre il centro catalano è stato uno dei grandi colpi della recente trade deadline. Un grande innesto per coach Nick Nurse, sia in termini di talento, che di leadership. Peccato che, come si suol dire, non esistano piani perfetti. La dirigenza e lo staff tecnico hanno curato ogni minimo dettaglio per facilitare l’inserimento di Gasol nella nuova realtà, ma si sono dimenticati di un particolare fondamentale: istruirlo sul rituale prepartita.
Alla prima gara casalinga, la presentazione dei beniamini canadesi fila via liscia, finché lo speaker non annuncia l’ingresso di Kyle Lowry. Mentre il resto della squadra si esibisce in un’elaborata coreografia, consumando in trenta secondi le stesse energie che spenderà nell’intero primo quarto, il buon Marc rimane piantato come un frassino, nell’imbarazzo generale. Al termine dell’incontro, Gasol chiede lumi a Leonard, il quale rompe un silenzio che perdurava dal primo gennaio (quando aveva risposto “grazie” a una poesia di buon anno dedicatagli da Pascal Siakam) per lanciarsi in un lungo sfogo: “Io di queste pagliacciate non ne voglio sapere”, “Mi presentano per ultimo mica per niente”, “L’ultimo che l’ha proposto a Popovich è finito in un pilone della A3”, “Io pensavo che Toronto fosse in Puglia”. Ormai in preda allo sconforto, Marc decide di rivolgersi a Sergio Scariolo, già suo allenatore nella nazionale spagnola e ora assistente di Nurse in Canada. Dopo averlo invitato nella sua stanza, il sempre affidabile coach non esita a spiegargli per filo e per segno la misteriosa procedura.

#paesechevaiusanzechetrovi #vieniaballareincanada #torontella #dancingwiththeallstars #unapplausoalucatommassini #aiwendesendyraiselloww

 

Posizione numero 7: Il contrattone di Brunone

Bruno Caboclo, l'uomo a cui Kevin Durant ha copiato le mosse. O forse no...
Bruno Caboclo, l’uomo a cui Kevin Durant ha copiato le mosse. O forse no…

Si sa, il draft non è una scienza esatta. Può capitare che Anthony Bennett venga selezionato per primo, salvo poi trovarsi senza fissa dimora (cestisticamente parlando) nel giro di un paio di stagioni, oppure che Ben Wallace venga scartato da tutti i general manager e persino dai dirigenti della Viola Reggio Calabria, per poi decidere una finale NBA e vedere la sua maglia appesa al soffitto di un’arena. Valutare i margini di crescita di un giocatore è difficile, soprattutto quando si tratta di ragazzini acerbi e provenienti da realtà lontanissime da quelle dei college americani.
Nel 2013, l’anno di Bennett, i Milwaukee Bucks selezionano con la quindicesima chiamata un certo Giannis Antetokounmpo, ex-venditore ambulante di origine nigeriana proveniente dal Filathlitikos, squadra di seconda divisione greca. La sua stagione da rookie non è trascendentale (6.8 punti e 4.4 rimbalzi in 24.6 minuti di media), ma fa comunque intravedere che il ragazzo ha del potenziale. Incoraggiati dall’esito dell’esperimento, i Toronto Raptors decidono di percorrere la stessa strada. Arrivati alla ventesima scelta del draft 2014, il debuttante commissioner Adam Silver chiama tale Bruno Caboclo, diciannovenne brasiliano reduce da una stagione con l’Esporte Clube Pinheiros.
La perplessità è visibile sul volto dei dirigenti canadesi, ma il general manager, Masai Ujiri, si sta già sfregando le mani: “Ma che ne sanno ‘sti zozzoni… Questo è il Kevin Durant brasiliano!”. Per la cronaca, nel 2014 il Kevin Durant americano è l’MVP della lega, ma è facile immaginarlo terrorizzato a morte all’idea che il nuovo fenomeno paulista possa insidiarne la supremazia.

Mentre Ujiri si ostina a predicare pazienza (“Tranquilli, questo qui nel giro di due anni è All-NBA”) il tempo scorre, e i progressi di Caboclo continuano a rimanere nascosti a noi ignoranti. Il commentatore Fran Fraschilla conia per lui una definizione impeccabile: “è a due anni di distanza dall’essere a due anni di distanza”. A distanza di due anni da quel draft, Brunone ha passato gran parte del tempo in G-League. Altri due anni, e Toronto decide di tirare lo sciacq…ehm, di gettare la spugna. Lo spedisce ai Sacramento Kings con una trade che sembra destinata a spostare gli equilibri della lega: al suo posto arriva Malachi Richardson. 10 partite e 10 minuti di media in California, quindi altra G-League, poi un tentativo al training camp di Houston, ma niente, il sogno sembra sfumato per sempre.
Quando il suo futuro sembra inevitabilmente il baretto, ecco arrivare la grande occasione; i Memphis Grizzlies, nel disperato tentativo di imporsi come peggiore squadra della lega, offrono al brasileiro un contratto di dieci giorni, a cui ne segue un altro. Brunone strabilia il pubblico con prestazioni da MVP: 6.1 punti e 3.2 rimbalzi in dieci partite. Memphis non riesce a trattenersi, e lo premia con un contrattone: 2.4 milioni di dollari fino a giugno 2020! A casa Caboclo è subito festa, mentre Chris Wallace, GM dei Grizzlies, se la ghigna soddisfatto: “Vediamo chi riderà, adesso!”.

#braziliankd #brunantula #potenzialefenomeno #mostunderratedever #blockbustertrade #meglioungianninodomaniounbrunonedopodomani

 

Posizione numero 6: Nik Stauskas, Wade Baldwin & Danuel House

Dopo l'ennesimo trasferimento, Nik Stauskas ha optato per un part-time da McDonald's
Dopo l’ennesimo trasferimento, Nik Stauskas ha optato per un part-time da McDonald’s

Quando non sei una star di prima grandezza, e nemmeno un inamovibile elemento da quintetto, la vita da giocatore NBA può essere particolarmente avventurosa. Per conferma, chiedere alla coppia formata da Nik Stauskas e Wade Baldwin IV. Il 3 febbraio 2019 i due si trovano a Portland, Oregon, in quanto membri del roster dei Trail Blazers. Quello stesso giorno, uno scambio con i Cavaliers li porta a Cleveland, a quasi quattromila chilometri di distanza. Una trade come le altre, che non fa certo notizia in NBA. Tre giorni più tardi, però, eccoli di nuovo con la valigia in mano, stavolta in direzione Houston, duemila chilometri a sudovest. Nemmeno il tempo di sognare gli assist di Chris Paul e James Harden che, qualche ora dopo, squilla di nuovo il telefono: “tutti a Indianapolis, i Rockets vi hanno ceduto ai Pacers!”. Stavolta il tragitto è breve, ‘solo’ milleseicento chilometri. Peccato che, mentre la strana coppia sta ancora recuperando i cappotti pesanti dall’armadio, arriva la notizia che Indiana li ha appena tagliati entrambi. A questo punto, purtroppo, le strade dei due si separano. Wade torna mestamente a casa, aspettando la prossima occasione, mentre Nik… Viene richiamato dai Cavs! Un vero peccato, perché nei quasi ottomila chilometri percorsi on the road in appena quattro giorni, tra i due si era creata una profonda amicizia.

Bizzarra anche la vicenda che ha coinvolto Danuel House. In questo caso, il giocatore non si è mai mosso dal suo amato Texas (del resto, con quel cognome… Ok, scusate), ma ad aggravare la situazione c’è indubbiamente il suo nome di battesimo (perché Daniel e Manuel erano troppo mainstream, effettivamente), che gli avrà creato non pochi grattacapi in gioventù. Nato a Houston, cresciuto a Houston, studente-giocatore a Houston, House corona il sogno dei suoi parenti trovando lavoro…a Houston, dopo un biennio non indimenticabile passato tra Washington e Phoenix. I Rockets lo chiamano in prima squadra dopo che una tragica serie di infortuni aveva indotto Mike D’Antoni a prendere in seria considerazione un rientro in campo, con tanto di incarico a Dan Peterson come head coach. Danuel si fa trovare pronto, ritagliandosi un ruolo importante nelle rotazioni. Dopo appena cinque partite, però, la doccia fredda: i Rockets lo hanno tagliato! La delusione del povero (soprattutto per il nome) Danuel dura solo quarantotto ore, fin quando il general manager Daryl Morey lo ricontatta: “Ciao Manuel, hai presente la storia del taglio? Dai, era uno scherzo! Me l’ha suggerito P.J. Tucker, lo sai che si diverte con poco… Ti facciamo un two-way-contract, ok?”. House non batte ciglio e torna in campo a darci dentro come un matto. Dopo una serie di tre incontri, tra l’11 e il 14 gennaio, chiusi a oltre 14 punti di media, è lui a chiamare Morey: “We, Derrick! Hai presente la storia del two-way-contract? Beh, è scaduto! Adesso voglio il grano vero, altrimenti non mi alzo nemmeno dal letto”. Morey però non si scompone: “Dai, Daniel, facciamo un triennale al minimo salariale e siamo a posto così”. “Va bè, gioia, ho capito, tenetevi pure il tedesco, come si chiama… Frankenstein. Io torno a casa. Te salùdi!”. Testa alta e sguardo fiero, Danuel torna in G-League, dove ora gioca per i Rio Grande Valley Vipers. In Texas, ovviamente.

#icampionigiranosempreincoppia #dueanniluigiraperilmondo #questagiunglamistressa #danielomanueleratroppomainstream #lohoustoneseimbruttito #hartensteinjunior

 

Posizione numero 5: I nuovi italiani

LeBron James tradisce le sue indubbie origini italiane stringendo il trofeo più ambìto
LeBron James tradisce le sue indubbie origini italiane stringendo il trofeo più ambìto

A inizio stagione si è discusso della possibilità di concedere il passaporto italiano ad alcuni giocatori NBA, in particolare a Donte DiVincenzoRyan Arcidiacono e Raul Neto. Se per il rookie dei Milwaukee Bucks c’è ancora qualche speranza, per il suo ex compagno a Villanova e per il brasiliano degli Utah Jazz sembra non ci sia nulla di fattibile. La FIP, però, non si è persa d’animo e ha sguinzagliato un pool di investigatori per rintracciare altri possibili legami tra il Bel Paese e le star d’oltreoceano, in modo da poter finalmente rilanciare il nostro basket. Perché sprecare tempo ed energie per investire sullo sviluppo dei giovani, quando potresti far indossare la maglia azzurra a una stella NBA con un semplice giro di documenti?
I risultati di questa certosina ‘caccia al naturalizzabile’ sono racchiusi in un documento talmente scottante che la Federbasket ha deciso di secretarlo, affidandolo a tale Rich Paul, da sempre sinonimo di discrezione. E’ per questo che oggi siamo in grado di pubblicarlo senza remore. Dall’elaborato rapporto stilato dagli Sherlock Holmes tricolori emerge il potenziale nuovo quintetto della Nazionale italiana.

PG – Giannis Antetokounmpo. Il suo passato da venditore ambulante fa assolutamente al caso nostro. Basterà dichiarare che, durante il tragitto verso la Grecia, la sua famiglia ha lavorato un’estate sulla spiaggia di Porto Cesareo. Potrebbe sembrare cinico, ma se si vuole rilanciare il movimento non esistono scrupoli morali. E poi, vedendo giocare Antetokounmpo al posto di Brian Sacchetti, nessuno avrebbe più da obiettare sullo ius soli.

SG – Kyrie Irving. La scorsa estate è stato reso noto che la madre aveva origini Sioux, ma qualcuno ha indagato sul ramo paterno della famiglia? Con il giusto incentivo, si potrebbe convincere Irving a travestirsi da Uncle Drew e riprenderlo mentre valuta le operazioni in un cantiere di Fiuggi. D’altronde, gli americani hanno sempre uno zio di Frosinone. Kyrie avrebbe anche un futuro assicurato fuori dal parquet: le dichiarazioni sul terrapiattismo fanno di lui il perfetto leader di qualche movimento complottista, stile No Vax.

SF – Carmelo Anthony. Con un nome del genere, non può ingannare nessuno. Se aggiungiamo che ha fatto il college a Syracuse, affibbiargli un’imprecisata discendenza sicula sarà piuttosto semplice. Inoltre, le sue recenti esperienze a Oklahoma City e Houston lo rendono un perfetto capro espiatorio. E in Italia c’è sempre bisogno di un capro espiatorio.

PF – LeBron James. Il fatto che abbia sempre dichiarato di non sapere chi sia suo padre gioca indiscutibilmente a nostro favore. Chi potrà mai obiettare, quando la paternità sarà rivendicata da… Gianni Petrucci? Per l’Italbasket, questo ed altro… Oltretutto, LeBron giocherebbe a Est; dopo Pavlovic, Dellavedova e Mozgov, portare in finale Filloy e Biligha sarebbe una passeggiata di salute.

C – DeMarcus Cousins. Modificare i documenti trasformandolo in Marco Cusin sarebbe un gioco da ragazzi; siamo pur sempre il Paese che ha inventato i dischi orari rotanti, dannazione! Se qualcuno dovesse asserire che Marco Cusin non ha mai fatto triple-doppie da 55 punti, 20 rimbalzi e 15 assist, potremmo tranquillamente rispondere che lo spirito patriottico migliora sempre le prestazioni dei singoli in Nazionale. O forse no, bisogna studiarne un’altra…

PRINCIPALI RISERVE – Rudy Gay e Kevin Love. Risalire a fantomatiche parentele sarebbe leggermente più complicato (anche se magari lo zio di Love, Mike, fondatore dei Beach Boys, ha avuto qualche relazione con groupie nostrane), ma schierarli contemporaneamente nella second unit rappresenterebbe senz’altro un forte messaggio a sostegno dei diritti civili. L’importante sarebbe non scadere nella volgarità, come già successo in altri Paesi.

#italianisipuòdiventare #italiaagliamericanibraviagiocareabasket #ciaosettoregiovanileciao #ntuculualsettoregiovanile #myunclenatoinfrocinone #theitalianfreak #lebronraymonepetrucci

 

Posizione numero 4: Dell Demps e il caso Davis – Lakers

Dell Demps mentre escogita la prossima burla ai danni di Magic Johnson
Dell Demps mentre escogita la prossima burla ai danni di Magic Johnson

La vicenda Anthony Davis – Los Angeles Lakers, principale oggetto di dibattito nelle scorse settimane, ha più volte oltrepassato i confini del grottesco. Tutto era cominciato con l’invito a cena di LeBron James a Davis, al termine della sfida tra Lakers e Pelicans del 22 dicembre scorso, che aveva fatto seguito alle sviolinate del numero 23 gialloviola su quanto sarebbe bello giocare insieme al numero 23 blu-bianco-rosso-viola-giallo-verde (ma quali sono i colori sociali dei Pelicans??). Interrogato a riguardo, Davis aveva risposto alquanto stizzito: “Ma cosa vi salta in mente? Io a New Orleans sto benissimo! Il carnevale è una figata, si mangia da Dio, sono comodo coi mezzi, ho gli alligatori in piscina che aspettano un cucciolo… Da qui non mi muovo! Anzi, ci chiudo la carriera, in Louisiana!”.
Un mese dopo, però, la farsa viene smascherata. Il Monociglio si confida con il suo agente, Rich Paul, citando una nota band della scena underground di Chicago“Sai, Rich, la Louisiana è bella e tutto quanto, ma alla lunga rompe i coglioni. E poi i Pelicans fanno proprio cagare… Come facciamo a levarci dalle palle al più presto?”. Commosso dalla dialettica del suo assistito, Paul decide di affidarne le ‘segrete’ volontà ad Adrian Wojnarowski, giornalista e ‘re del mercato’ made in USA. Dopo qualche ora, la notizia diventa di dominio pubblico. E’ qui che entra in gioco Dell Demps, general manager dei Pelicans. Ed è qui che la vicenda raggiunge il suo apice di teatralità.

La seconda parte di questo inedito spettacolo ruota attorno a un dettaglio tutto sommato rilevante: Paul non è solo l’agente di Davis, ma anche quello di LeBron James. I soliti malpensanti, tra cui Demps, traggono subito conclusioni affrettate: “Ma non è che forse quei tre si sono messi d’accordo?”. Solo infamanti supposizioni, ovviamente. Il fatto che le due squadre siano in un momento imbarazzante, che i due vadano a cena insieme, che abbiano lo stesso agente e che manchi una settimana alla trade deadline vi sembrano indizi sufficienti? Allora vi meritate le toghe rosse e i complotti delle sinistre!
I giorni che precedono la deadline sono intrisi di pura follia. La dirigenza dei Lakers, capitanata dal presidente Magic Johson e dal general manager Rob Pelinka, arriva ad offrire a New Orleans tutti i giovani, tre veterani, quattro prime scelte future, Luke Walton, Bill Walton e gli occhiali da sole di Jack Nicholson, ma Demps resiste stoicamente. Dopo un po’ inizia persino ad evitare le chiamate di Magic, o a liquidarlo con banali scuse quando la leggenda gialloviola si presenta direttamente al suo cospetto. Il picco dello humour si raggiunge prima con i tifosi degli Indiana Pacers che cantano a Brandon Ingram “LeBron will trade you!”, poi con l’account Twitter dei Pelicans che, il giorno della deadline, posta la foto di una clessidra. Quando il termine ultimo scade, l’affare sfuma ufficialmente.
Questa spassosa commedia degli equivoci meritava un finale degno, e infatti… I Lakers riescono a centrare comunque un gran colpo di mercato, acquistando… Mike Muscala, ma la situazione interna è alquanto tesa; lo stesso Magic è costretto a incontrare uno per uno tutti quei giocatori che aveva messo esplicitamente sul mercato, abbracciandoli forte e promettendo di credere in loro, ma solo fino a giugno. Anthony Davis resta a godersi le paludi della Louisiana e il calore del pubblico, che lo tempesta di fischi e insulti non appena lo incontra per strada. Gioca pochissimo, eppure riesce a infortunarsi a una spalla (strano, di solito è l’integrità fisica fatta giocatore NBA…), trovando così una scusa buona per sparire dalla circolazione per qualche settimana. E Demps? Licenziato, ovviamente!

#tuttoèmaleciòchefiniscemale #quinonèhollywood #neworleansèbellamanoncivivrei #getRichordietryin #guardacheballeingramaltrochestocktonemalone #sivedechenonstaidicendoniente #noscusamièchenonceracampo #tirichiamoio

 

Posizione numero 3: Il tampering

Magic Johnson mentre tampera
Magic Johnson mentre tampera

Da un po’ di tempo a questa parte (o meglio: da quando Magic Johnson fa parte della dirigenza dei Lakers) c’è un nuovo tormentone che furoreggia tra le alte sfere NBA: il tampering. No, non si tratta di una rischiosa pratica sessuale, bensì di un comportamento traducibile con “reclutamento illecito di giocatori da parte di tesserati di altre fran…” va bè, dai, tampering suona meglio. Una norma piuttosto controversa ed estremamente severa, che ha fatto piovere fior di sanzioni soprattutto a livello collegiale. Spesso basta un passaggio in auto, un mazzo di fiori regalato alla nonna, addirittura che un assistente partecipi a una partitella al playground con un prospetto (tutti casi realmente accaduti, a parte forse quello della nonna), per far scattare una squalifica. Tra i professionisti, la situazione è ulteriormente sfuggita di mano, generando una vera e propria tamperingfobia. Il caso più recente ha coinvolto uno dei proprietari dei Milwaukee Bucks, multato per aver pronunciato la seguente frase: “Speriamo che atleti come Anthony Davis e altri vogliano venire a giocare per noi.”. Il leggendario motore dello Showtime, però, si è rivelato un innovatore anche in questo campo, elevando il tampering a una vera e propria arte. Nell’estate del 2017, pochi mesi dopo essere entrato in società, Magic era ospite al popolare show di Jimmy Kimmel. Quando il conduttore gli aveva chiesto di Paul George, allora in scadenza con i Thunder, il vecchio buontempone aveva dichiarato di fargli l’occhiolino ogni volta che lo incontra. E subito… Multa!
Non pago, il nostro si era ripetuto il febbraio successivo: Giannis Antetokounmpo diventerà un MVP, porterà i Bucks al titolo”… Multa! Nuovo anno, nuova prodezza, anche se stavolta nessun verbale. Pochi giorni fa, la sagomaccia se ne esce con un curioso aneddoto: Ben Simmons mi ha chiamato, vuole che io lo alleni l’estate prossima”. Ovviamente altro putiferio, con Adam Silver pronto a strapparsi i capelli, salvo poi desistere arrendendosi alla triste realtà.
Ora, la regola andrebbe sicuramente rivista, ma è stupendo immaginare Rob Pelinka e il resto dello staff dei Lakers trattenere il fiato ad ogni conferenza stampa di Magic: “Oddio, adesso spara la cazzata…”. In ogni caso, per evitare di prosciugare le casse del club, la proprietaria Jeanie Buss ha obbligato il mitico numero 32 a seguire un intensivo corso anti-tampering, in cui imparerà come reagire alle domande più provocatorie dei media. Pare che i primi test, affrontati in coppia con coach Walton, abbiano dato risultati brillanti.

#glidiaunabellamultina #iopensocheanthonydavissiaungiocatoreehmungiocatoreebasta #lenormesonotantemilionidimilioni #magiclatrottola #tivedreibeneailakers #bensimmonschechiamagente

 

Posizione numero 2: La campagna abbonamenti dei Knicks

Mitchell Robinson e Kevin Durant nella campagna abbonamenti dei Knicks. Per Michael Jordan e Wilt Chamberlain non c'era abbastanza spazio
Mitchell Robinson e Kevin Durant nella campagna abbonamenti dei Knicks. Per Michael Jordan e Wilt Chamberlain non c’era abbastanza spazio

Non dev’essere facile tifare i New York Knicks. Gli unici due titoli NBA sono arrivati nel 1970 e 1973, e da allora (eccezion fatta per le due curiose finali disputate negli Anni ’90, quando Patrick Ewing spadroneggiava sotto i tabelloni) la franchigia ha collezionato un fallimento dopo l’altro; stelle strapagate e trasformate in monnezza appena giunte a Manhattan, allenatori sbagliati, dirigenti incompetenti, fischi ai giovani scelti al draft, sparizioni immotivate (Derrick Rose), ex-giocatori arrestati sugli spalti del Madison Square Garden (Charles Oakley). Mica male, eh? Il tutto con l’aggravante di un’esposizione mediatica con pochi eguali, vista la piazza.
Con tali premesse, convincere i poveri supporters blu-arancio, anche quelli più fedeli, a rinnovare il loro abbonamento stagionale non è un’operazione semplicissima (anche perchè un season ticket al Garden non si trova in regalo con La Repubblica del venerdì). Ma è proprio nelle difficoltà che viene fuori il genio.

A poche settimane dal termine ultimo entro cui presentare le richieste di rinnovo, sul sito della franchigia compare una bella foto promozionale, raffigurante il rookie Mitchell Robinson e la superstar Kevin Durant. Niente di malizioso, se non fosse per due piccoli particolari: 1) tra i due, solo Robinson gioca nei Knicks e 2) Kevin Durant sarà quasi certamente free-agent l’estate prossima, con i newyorchesi in prima fila nel corteggiamento. I nostri amici malpensanti, ai quali la vicinanza con lo scalo milanese rende piuttosto agevoli gli spostamenti aerei, azzardano subito che dietro ci possa essere un ‘velatissimo’ messaggio subliminale“Abbonatevi, che l’anno prossimo arriva Durant!”. La risposta del club non tarda ad arrivare: “Davvero c’era la foto di Durant? Ma guarda te le sorprese che ci riserva la vita! No ma tranquilli, nessun messaggio subliminale! E’ stato un caso, era una foto tra le tante… Poteva capitare anche quella di Frank Ntilikina e Spike Lee, o quella di Charles Oakley in manette; va abbastanza a culo, diciamo”. Nel frattempo, la foto è stata prontamente rimossa.

Venuto a conoscenza dell’accaduto, Magic Johnson va su tutte le furie“Ma come, adesso arrivano quelli di New York a insegnare a noi come tamperare?! Qualcuno verrà licenziato per questo!”. Dopodiché prende il suo motoscafo e, accompagnato da un assistente, va a far visita ai responsabili della comunicazione dei Lakers, per manifestare il suo disappunto e studiare insieme a loro un modo per uscire dall’impaccio. Inizialmente la collaborazione sembra infruttuosa, ma in qualche modo il pool di grandi menti ne viene fuori. Come spesso accade, la soluzione migliore è anche quella più semplice. “Capo, qual è stato il grande colpo del nostro mercato?” chiede uno dei responsabili. “Ma chi, quer pippone de Muscala?” risponde inviperito Johnson. “No, dottore… l’altro”“Guarda, nun me parlà de Reggie Bullock, che me sale er nazismo!” sbotta Magic, tradendo le sue origini laziali. “Presidente, che numero di maglia ha preso Reggie Bullock?”“Il 35, perchè?”. “Maestro, ha presente Photoshop, quel programma che usiamo per mandare a LeBron le immagini dei vari All-Star in maglia Lakers?”. Dopo qualche secondo di collettiva riflessione, la soddisfazione è palpabile.

#nonvendiamosognimasoliderealtà #charlesoakleyinmanette #piccolitamperisticrescono #querpipponedemuscala #tivedreibeneaiknicks #andiamoasaraghi #genio

 

Posizione numero 1: Gli haters dei punteggi

James Harden e Kevin Durant mentre rovinano la NBA
James Harden e Kevin Durant mentre rovinano la NBA

Come la luna dei Pink Floyd, anche l’esplosione dei social network ha il suo lato oscuro. Rimanendo ancorati al tema NBA, ciò è rappresentato dalla proliferazione degli haters. Difficile spiegare la natura di questa particolare specie; in poche parole, è qualcuno con tanto tempo a disposizione e perennemente insoddisfatto di ciò che lo circonda. Approfittando inopinatamente dello schermo e della tastiera a sua disposizione, ma soprattutto della consapevolezza di non poter incontrare mai di persona il personaggio pubblico di turno, l’hater scatena la sua frustrazione contro il proprio bersaglio. Un po’come succedeva nelle scuole di una volta, quando il maestro lasciava carta bianca agli alunni. Solitamente, individuare chi sarà il prossimo a finire nel mirino degli haters è piuttosto facile: si tratta di qualcuno (nel nostro caso, di un giocatore) che è riuscito a emergere, tanto da iniziare a far parlare di sé. Esauriti gli elogi, si passerà quasi automaticamente ai primi insulti e alle prime critiche.

Di norma, gli ‘odiati’ hanno grande talento, ma anche qualche peculiarità controversa che alimenterà per anni i loro detrattori. Pensiamo a LeBron James, per andare finalmente sul concreto. Agli albori dei social network, il Re veniva accusato da molti ‘leoni da tastiera’ di essere “un perdente”. Poco importava che stesse già mostrando sprazzi di onnipotenza cestistica o che avesse trascinato i Cleveland Cavaliers di Zydrunas Ilgauskas, Larry Hughes e Daniel Gibson alla finale NBA più squilibrata della storia; finché non vinci un titolo, non sei nessuno. Quando poi James ha vinto e rivinto, il rancore di questi individui si è spostato progressivamente sui vari Stephen Curry, Kevin Durant, Russell Westbrook e James Harden. Il principale capo d’accusa mosso nei loro confronti? “Stanno rovinando la NBA”. Interessanti anche le ‘argomentazioni’ a riguardo: uno “rovina la NBA” perché può segnare da dieci metri mentre balla la Macarena, l’altro perché domina due finali consecutive ma è antipatico, un altro ancora perché fa sempre tripla-doppia, l’ultimo perché segna troppi punti, invece di lasciare spazio a fenomenali compagni come Gary Clark e Vince Edwards.
Di recente, però, la fantasia degli haters ha raggiunto picchi inesplorati. A finire sulla gogna non è stato un giocatore, e nemmeno una squadra, bensì…i punteggi. In particolare, ha suscitato un’ondata di sdegno la vittoria dei Golden State Warriors sul campo dei Denver Nuggets, nell’incontro del 15 gennaio scorso. I campioni in carica si sono imposti per 142 a 111, segnando 51 punti nel solo primo quarto. “NBA ridicola!”, “Basta con questa pagliacciata!”, “Questo non è basket!”. Come in passato, anche oggi all’hater non è necessario approfondire il perché accadano certe cose. Sarebbe uno shock scoprire che le nuove regole sul cronometro di tiro hanno aumentato il numero di possessi o, peggio ancora, che gli Warriors hanno dominato giocando una pallacanestro strabiliante, muovendo la palla come nei sogni più spinti di Gregg Popovich e, più in generale, costruendo con meticolosa cura una corazzata inaffondabile. L’importante è gridare allo scandalo, approfittandone per sottolineare quanto fosse meglio ai tempi di Larry Bird (quando – e se anche solo i loro genitori fossero nati avrebbero potuto testimoniarlo – i punteggi erano gli stessi) o quanto oggi sia più divertente assistere a un 40-36 del campionato UISP lombardo, piuttosto che al solito teatrino americano. Questa favola non ha assolutamente una morale, ma ci lascia un interrogativo importante: cosa odieranno adesso?

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I Cleveland Cavs rimettono sotto contratto il “giramondo” Nik Stauskas

Cleveland Cavaliers

I Cleveland Cavs rimettono sotto contratto la guardia Nik Stauskas, che aveva lasciato Cleveland a seguito della trade a tre team che la settimana scorsa ha portato Iman Shumpert a Houston e Marquese Chriss e Brandon Knight ai Cavaliers.

Nik Stauskas e Wade Baldwin, provenienti da Portland (in cambio di Rodney Hood) e successivamente girati agli Houston Rockets, erano stati a loro volta spediti agli Indiana Pacers, in cambio di una futura seconda scelta, ed in seguito rilasciati da Indiana.

Dopo una “singolare” settimana fatta di scambi (ben tre) e cambi temporanei di casacca, il tiratore prodotto dell’università di Michigan fa dunque ritorno a Cleveland, con un contratto per il resto della stagione.

Con la maglia dei Portland Trail Blazers, l’ex Sacramento Kings e Philadelphia 76ers Stauskas ha viaggiato a 6.1 punti e 1.4 assist a gara, in 44 partite disputate.

Trade a 3 tra Houston, Cleveland e Sacramento, Shumpert e Stauskas ai Rockets, Burks ai Kings

Irving Shumpert

Houston Rockets, Cleveland Cavaliers e Sacramento Kings completano una trade a tre team, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

 

La guardia Iman Shumpert coinvolta nella trade, l’ex giocatore di Knicks e Cavs è diretto a Houston. I Cleveland Cavs spediscono la guardia Alec Burks ed una scelta al secondo giro a Sacramento, mentre la point guard Brandon Knight ed il lungo Marquese Chriss sono destinati a Cleveland, assieme alla propria prima scelta 2019, protetta (Shams Charania, The Athletic e Adrian Wojnarowski, ESPN).

 

Come riportato da Adrian Wojnarowski, i neo acquisti dei Cleveland Cavs Nik Stauskas e Wade Baldwin sarebbero coinvolti nella trade. I due giocatori erano arrivati nella giornata di domenica a Cleveland via Portland, in cambio di Rodney Hood. Stauskas e Badwin verranno girati agli Houston Rockets.

 

 

 

 

James Harden e Chris Paul hanno salutato l’arrivo di Iman Shumpert: “Lo conosco da qualche anno, ormai. Iman è un giocatore tosto, non ha paura di sporcarsi le mani, un giocatore che vorresti sempre in squadra con te (…) un veterano che sa tirare, difendere e trattare il pallone, quest’anno sta giocando alla grande. Un paio di allenamenti, e poi sarà pronto per darci una mano“.

 

La trade ha portato in dote ai Cleveland Cavs l’ennesima scelta futura addizionale, l’ottava (due scelte al primo giro e sei al secondo), tutte arrivate via trade da inizio stagione.

Rodney Hood vola a Portland, ai Cavs Stauskas, Baldwin e due future seconde scelte

I Cleveland Cavs spediscono la guardia Rodney Hood ai Portland Trail Blazers, in cambio di Nik Stauskas e Wade Baldwin IV. Portland ha incluso nell’affare anche due future seconde scelte.

 

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowski di ESPN. Secondo fonti riportate da Wojnarowski, Cleveland riceverà una seconda scelta al draft 2021 ed un’altra al draft 2023.

 

Con Hood i Blazers si assicurano una soluzione offensiva di qualità dalla panchina, in cambio di Baldwin – giocatore al terzo anno da Vanderbilt, poco utilizzato da coach Terry Stotts – e dell’ex Sacramento Kings e Philadelphia 76ers Stauskas, nelle ultime settimane uscito dalle rotazioni di coach Stotts dopo un buon inizio di stagione, anche a causa di alcuni guai fisici.

 

 

Come riportato da NBAPassion.com nella giornata di domenica, Rodney Hood era stato accostato a San Antonio Spurs e Golden State Warriors. L’ex giocatore degli Utah Jazz, arrivato a Cleveland nel febbraio 2018, sarà free agent a fine stagione. I Blazers avranno l’opportunità di rifirmare Hood utilizzando la mid-level exception da circa 5 milioni di dollari concessa alle squadre in territorio luxury tax. Nik Stauskas e Wade Baldwin saranno free agent a fine stagione.

 

I Cleveland Cavaliers proseguono nell’opera di ricostruzione ed abbattimento del payroll. Le cessioni di Hood, Kyle Korver (finito a Utah), George Hill e Sam Dekker (girati ai Milwaukee Bucks) sono fruttate ai Cavs ben 7 future scelte al draft (una al primo giro e sei al secondo). I Cavaliers tenteranno sino all’ultimo momento disponibile di imbastire una trade per Alec Burks, arrivato da Utah nell’affare Korver lo scorso 29 novembre e prossimo free agent.

 

I Cavs taglieranno Kobi Simmons per liberare lo spot necessario per i due nuovi arrivi.

 

In stagione Rodney Hood ha disputato finora 45 partite, viaggiando a 12.2 punti e 2.5 rimbalzi a gara, col 42.7% al tiro ed il 36.2% al tiro da tre punti.

Lakers-Blazers, Lillard nel post partita: “Vittoria per Paul Allen, che Stauskas!”

Rockets-Blazers

Lakers-Blazers, le parole di Damian Lillard nel post partita.

Stanotte l’esordio ufficiale di LeBron James in maglia Lakers, “rovinato” dai padroni di casa Portland Trail Blazers guidati dal tandem Lillard-McCollum e dalla super-partita di Nik Stauskas.

In una notte che ha visto diversi debutti per entrambe le squadre, a rubare la scena è stato insospettabilmente il tiratore ex 76ers, Kings e Nets.

Il prodotto di Michigan è stato autore di 24 punti (con 5 su 8 da dietro l’arco) in 27 minuti in uscita dalla panchina per Portland.

A LeBron James sono bastati poco più di due minuti per inaugurare la lunga stagione dei giallo-viola.

Un assist per Brandon Ingram e due affondate perentorie, l’una su recupero difensivo, l’altra direttamente portando la palla al ferro dalla rimessa di fondo campo, dopo un’altra schiacciata di Lillard.

I Trail Blazers, che nel pre-partita hanno reso omaggio a Paul Allen, scomparso nella giornata di lunedì, si sono imposti per 128-119.

Se il migliore in campo per Portland è stato – cifre alla mano – Stauskas, il contributo decisivo alla doppia W dei bianco-rossi è arrivato da Dame Lillard (28 punti, 6 rimbalzi e 4 assist) e C.J. McCollum (21 punti e 5 rimbalzi per lui).

Lakers-Blazers, le parole di Damian Lillard

Intervistato da Kristen Ledlow nel post partita, Damian LIllard ha lodato il lavoro svolto dalla panchina di Portland, in grado di tenere in partita i padroni di casa dopo un primo quarto difficile:

Stasera la nostra second unit ci ha dato una grande spinta. I Lakers hanno controllato il ritmo per buona parte della gara, ma nel finale C.J. ed io siamo stati in grado di salire di livello e chiudere una partita equilibrata

Inevitabili le lodi per il sorprendente Nik Stauskas:

Nick è stato già in due o tre squadre, ma non ha mai avuto molte chance di giocare, ma sin dal primo giorno in cui è arrivato qui abbiamo cercato di aiutarlo, di dargli fiducia e fargli sapere che abbiamo bisogno delle sue qualità. E’ un grande tiratore, e stasera ha fatto decisamente la sua parte

– Damian Lillard su Nik Stauskas dopo Lakers-Blazers –

La partita ha assunto un significato particolare per Portland, dopo la scomparsa del proprietario Paul Allen. Per Lillard era importante scendere in campo con l’intenzione di onorare la figura di Allen:

E’ sempre meglio partire col piede giusto. Specialmente stasera: abbiamo voluto scendere in campo per onorarlo, e vincere per lui. Sapevamo che i Lakers sarebbero arrivato qui carichi, con l’esordio di LeBron… dovevamo reggere l’urto iniziale e rispondere, ed è quello che abbiamo fatto

– Damian Lillard rende omaggio a Paul Allen nel post Lakers-Blazers

Sixers, ma siamo sicuri che Hinkie sia un genio?

Avete mai sentito parlare dell’esperimento Philadelphia? Si tratta di una storia della seconda guerra mondiale secondo cui una nave militare, durante un esperimento, sarebbe svanita nel nulla per diversi istanti, ricomparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia per poi rimaterializzarsi nuovamente presso lo stesso molo di Filadelfia. A partecipare a questo esperimento ci sarebbe stato anche Albert Einstein.

Ora, Sam Hinkie non è Einstein. Questo lo si può affermare con certezza. Nonostante ciò, è riuscito comunque a far scomparire una franchigia intera, quella dei Philadelphia 76ers. La gloriosa franchigia di Doctor J e Moses Malone, di Iverson e Mutombo, di Larry Brown e Wilt Chamberlain. I Sixers non ci sono più.

Sulla carta la franchigia esiste ancora, per carità. Ma è ormai totalmente fuori dalla mappa. Il record degli ultimi due anni e mezzo parla di 37-134 per un 21,6% di vittorie. Una su cinque. Il problema è che le quattro sconfitte non sono delle partite. Sono mattanze.

Quest’anno per i Sixers il record parla di un deprimente 0-7. La sconfitta di ieri notte contro i Bulls ha permesso ai Sixers di cominciare per la seconda volta consecutiva da 0-7: prima di loro ci erano riusciti solo Grizzlies e Wizards.

La differenza punti per match è la peggiore di tutta la lega: -13,3 punti, peggio addirittura di quella dei Brooklyn Nets e, soprattutto, peggio dell’anno scorso, quando era -9.0. Il maggior problema di questo dato è legato all’attacco, dove si fatica ad arrivare addirittura a 92 punti. a soglia dei 100 punti invece in queste prime 7 uscite è stata raggiunta una sola volta, contro dei Cleveland Cavaliers che hanno comunque vinto sbadigliando.

Passando ai numeri dei singoli, la situazione si fa ancora più complessa. In assenza di Tony Wroten, il backcourt è qualcosa di collegiale: Canaan ha una media di 1.6 assist a partita (da playmaker!); Stauskas, arrivato quest’estate da Sacramento, tira da 3 con un misero 28,6%, riuscendo comunque a fare meglio di Grant che si inchioda ad un tristissimo 14% che sa tanto di mattonate da campionato UISP.

Sam Hinkie è il primo responsabile di tutto questo. Si è preso molte scelte rischiose, sbagliandole. A cominciare dal draft. Micheal Carter-Williams, Joel Embiid, KJ McDaniels sono solo alcuni dei nomi sbagliati al momento della chiamata al draft. Perchè prendere una scelta alta al draft è una cosa relativamente semplice (basta perdere), il problema sta nel scegliere il giocatore giusto.

Questi Sixers invece sono una squadra senza né capo né coda. Attaccarsi al fatto di essersi assicurati la coppia di lunghi Noel-Okafor non basta a giustificare 134 sconfitte. Certamente oltre ai due lunghi si sta vedendo anche qualche altra giovane promessa come TJ McConnell (5.6 punti, 4.7 rimbalzi e 7.6 assist in questo inizio di stagione) e Covington, ma bisogna verificare se le loro interessanti statistiche sono legate più alle loro reali capacità o al contesto estremamente scadente in cui si trovano.

Ai tifosi non può bastare il rebrand avvenuto lo scorso anno per rimanere legati a questa squadra e parlare di The Process rischia di essere offensivo alla loro lealtà. I tempi del walk over di Iverson sono molto lontani.

Nik Stauskas, il rookie non ancora esploso

La città di Sacramento ha abbracciato il giovane e promettente Nik Stauskas dopo il draft 2014, scelto dalla franchigia californiana con l’ottava pick assoluta. La giovane guardia canadese proveniente da Michigan, ha chiuso il suo secondo anno universitario con cifre notevoli (17,5 PPG e 3,5 APG) spingendo i Sacramento Kings a spendere per lui una chiamata al primo giorno molto alta avendo grandi aspettative nel suo prospetto. Stauskas ha esordito contro Golden State mettendo a referto 9 punti, facendo intravedere buone potenzialità che nel corso della stagione, però, non ha sempre dimostrato. La travagliata stagione dei Kings (3 cambi in panchina durante l’anno) non lo ha di certo aiutato e soprattutto con coach Malone e Corbin il suo impiego è stato limitato, non riuscendo ad esprimere a pieno il proprio talento. Le voci sul conto di Stauskas nell’ambiente Kings non erano di certo delle migliori, la società non era soddisfatta del suo rendimento e ci si interrogava sul vero valore di questo giocatore. L’avvento di George Karl sulla panchina dei Kings ha migliorato anche le prestazioni del numero 10, aumentato il suo minutaggio e fatto ricredere gli scettici. Sia chiaro, non stiamo parlando di una completa svolta, Stauskas viaggia attualmente a 4,3 PPG e poco più di 1 RPG, però il giovane canadese classe ’93 sta giocando molto meglio migliorando giorno dopo giorno. I Kings si augurano che questo processo di maturazione continui senza soste, ritenendo Karl l’uomo perfetto per far crescere uno dei loro prospetti più interessanti e cercheranno di finire bene questa stagione, avendo però un occhio già all’anno prossimo.

Per nbapassion.com

Andrea Cosner

Raptors, chi è il ‘prescelto canadese’ di Masai Ujiri? Ecco tutte le ipotesi

Un giocatore canadese ai Toronto Raptors? Presto lo vedremo, al 100%, almeno stando alle parole di Masai Ujiri, GM della franchigia che ha usato testuali parole (riportate da Ryan Wolstat) per annunciarlo: “Non c’è alcun dubbio. Ci sarà un giocatore canadese che vestirà la casacca dei Raptors. Tutti sanno chi è ma non dico il nome”. Il nome appunto, quello che addetti ai lavori e tifosi stanno cercando di carpire. Nella lega ci sono diversi giocatori canadesi ma, escluso Andrew Wiggins che sicuramente non si muoverà dai Minnesota Timberwolves, ci sono alcuni elementi che potrebbero approdare nella madre patria per svariati motivi.

TRISTAN THOMPSON

Tristan Thompson.
Tristan Thompson: è lui il vero obiettivo dei Toronto Raptors per la prossima offseason?

E se fosse il lungo dei Cleveland Cavaliers il grande obbiettivo della prossima offseason? Il classe 1991, negli scorsi mesi, non è riuscito a trovare un accordo per l’estensione contrattuale rifiutando addirittura una proposta da più di 48 milioni complessivi. Ciò ha aperto dunque alla possibilità  di testare la free agency in estate. Nella prossima stagione il salary cap si libererà di alcuni contratti, come quelli di Amir Johnson, Landry Fields e Tyler Hansbrough: occasione utile per fare la proposta a Thompson, la quale però potrebbe essere pareggiata dai Cavs poichè lo stesso giocatore è restricted free agent. Comunque, la sua eventuale acquisizione porterebbe difesa e atletismo a servizio di un roster costruito con dedizione: l’ala grande sarebbe in questo stesso un bell’upgrade da portare sotto le plance accanto a Jonas Valanciunas.

NIK STAUSKAS

Il cecchino proveniente dall‘University of Michigan e scelto dai Sacramento Kings con l’ottava chiamata del Draft 2014, sta passando una prima stagione NBA abbastanza complicata in California. La guardia classe 1993 non è riuscita ad esprimere tutte le sue potenzialità e prima della trade deadline i Kings hanno fatto di tutto per cederlo, ma inutilmente.  E se la sua rinascita potrebbe iniziare approdando a Toronto? In fondo, avere un buon tiratore da tre che esce dalla panchina fa sempre bene.

KELLY OLYNYK

Kelly Olynyk.
Kelly Olynyk.

I Boston Celtics, anche grazie alle tante scelte per il Draft raccolte sul mercato, sono alla ricerca di un lungo difensivo e uno tra Jared Sullinger e il big man proveniente da Gonzaga potrebbero salutare il Massachusetts. Olynyk potrebbe dare un buon contributo soprattutto in attacco, magari partendo dalla panchina, grazie al suo discreto range di tiro. Non partendo dallo starting five, si eviterebbe di aver a che fare, in qualche maniera, con le sue lacune relative alla difesa. I margini di miglioramento comunque ci sono e in tal senso il suo innesto può rappresentare un’opzione interessante, soprattutto se il giocatore verrà inserito nel contesto in maniera giusta.

ANDREW NICHOLSON

Altro giocatore finito ai margini della franchigia e in cerca di rilancio. Il lungo ha visto il proprio minutaggio ( e le sue stats personali) scendere progressivamente. Magari la casacca dei Raptors potrebbe rigenerarlo ma di sicuro resta un‘incognita.

STEVE NASH

Steve Nash.
Steve Nash.

L’ipotesi più suggestiva di tutte è quella di vedere l’MVP del 2005 e del 2006 calcare i parquet NBA con la casacca dei canadesi. Prima di approdare ai Los Angeles Lakers, i Raptors avevano sondato il terreno per cercare di ingaggiarlo senza però riuscire nel loro intento. Ma ora le cose sono cambiate drasticamente: Nash è attualmente ai box per alcuni problemi fisici e la carta d’identità recita 41 primavere sul groppone. Nonostante ciò ha ribadito di non pensar minimamente al ritiro e di voler proseguire ancora la sua lunghissima carriera: visto che l’apporto che può dare è quello che è, un suo approdo a Toronto al minimo salariale e con qualche minuto da giocare dalla panchina potrebbe essere considerato, più che un’acquisto vero e proprio, un’operazione  dal retrogusto romantico e dal sapore di marketing.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

NBA Trade Deadline: su Sanders ci sono anche i Mavs, Cole in orbita Wizards

Phil Pressey, Andrea Bargnani

Il 19 ci sarà la trade-deadline per quanto riguarda la NBA: ci sono ancora due giorni interi per le franchigie della lega di pallacanestro americana professionistica per completare i roster in vista della riprese dalla regular season dopo la pausa per l’All Star Game, o per tagliare (o effettuare buyout) o scambiare contratti pesanti in vista di una rifondazione.

Aggiornamento 00:55

I Detroit Pistons, secondo Marc Stein di ESPN.com, sono interessati alla point guard dei Miami Heat Norris Cole. Gli Heat starebbero cercando di infilare nella trade anche il veterano Danny Granger.

Si allunga la lista delle possibili partenze anche a Minneapolis: Thaddeus Young, Kevin Martin, Gary Neal, Nikola Pekovic e Chase Budinger potrebbe essere scambiati se Minnesota potrà ottenere in cambio scelte al primo turno e giovani che li aiutano a proseguire il loro progetto di ricostruzione. (Alex Kennedy – Basketball Insiders)

Aggiornamento 00.35

  • Marc Stein: i Timberwolves starebbero cercando di scambiare Budinger insieme a Gary Neal e hanno provato a inserire Budinger nelle trattative, quando sono arrivate richieste per Neal.
  • Si allunga la lista dei possibili partenti da Denver: Lawson, Faried, Afflalo, Chandler, McGee, Hickson, Nelson. (Alex Kennedy)

Aggiornamento 00.30

  • I Nuggets potrebbero ricevere la scelta al primo giro che richiedono per Arron Afflalo, e potrebbe arrivare dai Portland Trail Blazers, come riporta Marc Stein.
  • La contropartita richiesta dai Timberwolves per Gary Neal, al momento, sarebbe una scelta al secondo giro del draft, come riporta David Aldrige. Gli Hawks possiedono due scelte al secondo giro: la propria e quella dei Raptors.

Aggiornamento delle 00.00

  • Phil Jackson ha dichiarato che al momento non ci sono interessamenti verso Jose Calderon e Andrea Bargnani da parte di altre franchigie, e che sarà da valutare un’eventuale cessione o di Bargnani, che potrebbe anche chiedere il buyout. I Knicks infatti hanno perso praticamente tutta la profondità sulla front line, dato che proprio poco fa si è ufficializzata la firma di Amar’e Stoudemire con i Mavs e l’infortunio a Carmelo Anthony poco prima. (Marc Berman)
  • Secondo Steve Kyler i Magic sono alla ricerca di una franchigia disposta a cedere una prima scelta al draft o un giovane talento in cambio di Maurice Harkless. Fonte contrastante con quanto riportato poche ore fa da Zillgitt, che parlava di un ritorno minimo per i Magic.
  • Kevin McHale ha dichiarato che pensa che il roster a sua disposizione non cambierà tra stanotte e domani. Non ha dato indicazioni esplicite però riguardo la trade di Dragic.

Aggiornamento delle 23.30

Jordan Hill, il quale ha recentemente espresso la volontà di rimanere a Los Angeles, sponda Lakers, per lungo termine, non verrà scambiato dai gialloviola prima della trade deadline. (LA Daily News)

Aggiornamento delle 23.15

  • Gary Neal continua a chiedere la trade o il buyout a Minnesota, e la società sta dialogando col giocatore per trovare un accordo. Gli Hawks, intanto, seguono la situazione da vicino. (Chris Mannix)
  • I Washington Wizards hanno spostato l’attenzione su Ramon Sessions dei Kings, come scrive David Aldrige, che aggiunge che sinora sono solo semplici sondaggi, non c’è nulla di ufficiale. La pista precedentemente seguita dai Wizards era Jameer Nelson dei Nuggets.

 

Aggiornamento delle 23.00

  • Kemba Walker, che sarà free agent nel 2016, fa sapere che non solo non garantisce la firma della qualifying offer sul suo contratto, ma per rinnovare con i suoi Charlotte Hornets vuole un contratto più alto di quello che ha rifiutato. (Sam Amick – USA Today)

Aggiornamento delle 22.20

  • Boston è un buon partner commerciale per i Suns a causa degli assets, ma Dragic non sembra gradire la città e l’ambiente di Boston. (CSNNE, NCBSN, Chris Mannix)
  • I Sacramento Kings starebbero cercando un’ala grande dal mercato, i nomi che balzano all’attenzione sono quelli del lungo dei Magic Channing Frye e quello di Ersan Ilyasova, in forza ai Bucks. (Basketball Insiders)

Aggiornamento ore 22.00

Lang Green su Twitter fa sapere che non ci saranno grandi manovre di mercato in casa Hawks, ma la franchigia potrebbe essere disposta a scambiare la guardia ventitreenne John Jenkins, scelto dalla D-League.

Aggiornamento ore 21.40

  • I Sixers, secondo Mike Mazzeo, opteranno per il buyout con Kirilenko, anche sarebbero più orientati a scambiarlo per ottenere qualche contropartita, di qualunque natura essa sia.
  • Un altro giocatore che potrebbe negoziare il buyout è Kevin Martin, guardia dei Minnesota Timberwolves. Molti General Manager si sono detti sorpresi dalla notizia.

Aggiornamento ore 21.30

Il coach dei Los Angeles Clippers, Doc Rivers, ha fatto sapere di non essere interessato ai centri Andrew Bynum e Larry Sanders ma ha preferito non pronunciarsi sui rumors che riguardano il veterano Jamal Crawford.

Aggiornamento ore 21.00 

  • I Detroit Pistons sembrano interessati ad acquisire Joe Johnson dei Brooklyn Nets, in cambio sarebbero disposti a sacrificare Brandon Jennings e contratti in scadenza a fine stagione.
  • Secondo Kurt Helin, Ty Lawson e Kenneth Faried sarebbero tra i molti giocatori dei Nuggets ad essere disponibili nelle ultime ore di mercato NBA.
  • Jermaine O’ Neal, secondo ESPN, aspetterà l’estate per prendere una decisione riguardo la sua carriera, che potrebbe finire già quest’anno.

Aggiornamento ore 20.30

  • I Golden State Warriors andranno certamente in Luxury Tax a meno che non riusciranno a scambiare il contratto da 15 milioni di dollari a stagione del lungo David Lee. Tuttavia la dirigenza non sembra favorevole ad uno scambio per non squilibrare gli equilibri creati all’interno della squadra, ma ci sono molte franchigie interessate ad imbastire uno scambio che comprenda David Lee.
  • I Bulls potrebbero scambiare Tony Snell per arrivare ad una guardia di livello, come scrive Steve Kyler. La dirigenza sembra molto determinata a muoversi in tal senso, facendo alcune offerte nelle poche ore che ci dividono dalla chiusura degli scambi.
  • I Nuggets vorrebbero scambiare JaVale McGee, che ha disputato solo quattro partite dalla fine di novembre a causa di un infortunio. Molte franchigie potrebbero interessarsi ad un lungo che fa delle stoppate il suo pane quotidiano.
  • Secondo The Oregonian, i Blazers avrebbero fatto la loro prima offerta per Wilson Chandler dei Nuggets: Will Barton, Thomas Robinson e una scelta futura al draft.
  • Ujiri non pensa che i Raptors scambieranno Ross e Valanciunas: smentite quindi le voci riguardanti il loro conto che circolavano ieri.

Aggiornamento ore 19.30

  • I Mavericks stanno considerando la possibilità di trovare un accordo con Larry Sanders, che concordato il buyout con i Bucks poche ore fa. I Mavs avrebbero discusso del giocatore prima con Monta Ellis, ex compagno di squadra di Sanders a Milwaukee, e sta pensando di fare un offerta al giocatore che dovrebbe essere piuttosto bassa. Inoltre, Sanders, ha lo stesso agente di Amar’e Stoudemire, che è appena approdato a Dallas grazie anche ai buoni rapporti che intercorrono tra l’agente e la franchigia texana (Twitter).
  • I Wizards avrebbero cercato contatti con la dirigenza degli Heat per trattare Norris Cole, ma le parti sembrano ancora lontane dal trovare un accordo: gli Heat chiedono troppo in cambio della loro backup point guard (Real GM).
  • Reggie Jackson ha chiesto ufficialmente ai Thunder tramite il suo agente Aaron Mintz di essere scambiato, come scrive Adrian Wojnarowski su Twitter.

Aggiornamento ore 18:30

  • I Wolves firmeranno Lorenzo Brown per il resto della stagione secondo ESPN.
  • Pelicans: accordo raggiunto per Toney Douglas per un secondo contratto da 10 giorni secondo RealGM.

Aggiornamento ore 17.45

  • I Knicks, dopo Stoudemire, potrebbero veder partire un altro veterano: come viene riportato da Brandon C. Williams, Jose Calderon è il principale candidato a partire da New York prima della trade deadline. Lo spagnolo, grazie alla propria intelligenza cestistica, potrebbe tornare utile a molte franchigie.

Aggiornamento ore 17.30

  • Resi noti i dettagli riguardanti il buyout concordato dai Bucks e Larry Sanders: al giocatore verranno pagati 15 dei 36 milioni previsti in contratto, dilazionati in 7 anni. Sanders lascia così sul tavolo ben 21 milioni di dollari.
  • I Suns hanno chiesto ai Lakers di togliere la protezione (top 5) sulla scelta che la franchigia di Los Angeles deve cedere a Phoenix, probabilmente per intavolare una discussione su Dragic.
  • I Timberwolves starebbero cercando di imbastire una trade che includa i Wizards: Anthony Bennett per Kevin Seraphin sarebbe la richiesta dei T’Wolves, stando a quando riportano Darren Wolfson e J. Michael, ma non vi è nessuna certezza a riguardo.

Aggiornamento ore 17.00

  • Larry Sanders ed i Bucks hanno raggiunto un accordo per il buyout. Il centro sarà presto libero di firmare un contratto con una nuova franchigia, l’ufficialità è attesa per i prossimi giorni. Se verrà rilasciato entro il 1° di Marzo, sarà libero di firmare con una nuova franchigia in vista dei playoff, ma non vi è alcuna notizia circa il prosieguo della sua carriera nella NBA.

Aggiornamento ore 16:30

Aggiornamento ore 16:10

  • I Celtics potrebbero entrare in lizza tra le pretendenti ad Isaiah Thomas, possibile candidato in uscita da Phoenix. La Point Guard era già stata seguita da Danny Ainge quest’estate prima di firmare una sign-and-trade con i Suns. (CSNNE.com)
  • Qualora i Celtics decidessero di imbastire qualche trade in uscita, i possibili partenti potrebbero essere Marcus Thorton e Brandon Bass. (Boston Globe)
  • I Dallas Mavericks hanno rilasciato la guardia Ricky Ledo in modo tale da poter creare ulteriore spazio al nuovo arrivato Amar’e Stoudemire. (RealGM)

Aggiornamento ore 15:50 

  • Larry Sanders non tornerà a giocare in questa stagione, visti i suoi problemi personali: a riportarlo è Ric Bucher di Bleacher Report. Vicino l’accordo per il buyout con i Bucks?

Aggiornamento ore 15:00

  • Pare che i Los Angeles Clippers abbiano sondato il terreno per Lance Stephenson, ma al momento non è stato avviato alcun contatto con i Charlotte Hornets. (Wojnarowski)
  • Importanti notizie in arrivo da Denver: Ty Lawson è fuori da ogni possibile trade, almeno per ora. “Ci sono diversi giocatori sul mercato, ma attualmente Lawson non fa parte di essi”. (Denver Post)
  • Jameer Nelson sembra destinato a rimanere con i Nuggets: si allontana l’ipotesi buyout. (Wojnarowski)
  • Flip Sanders, presidente dei Minnesota Timberwolves, ha lasciato trapelare che Kevin Martin e Thaddeous Young potrebbero essere coinvolti in qualche trade nelle prossime ore. (Wojnarowski)
  • Secondo quanto riportato da Marc J. Spears, in questo momento su Goran Dragic ci sarebbero fortissimi i Sacramento Kings, intenzionati ad aggiungere un esterno di talento per fondare il futuro a medio-lungo termine su un terzetto completato da Gay e Cousins. Ancora non è chiaro cosa potrebbe essere offerto ai Suns, ma in uscita da Sacramento ci sono sicuramente Stauskas, Thompson e Williams. Sta però circolando tra diversi analisti (Marc Stein su tutti) l’indiscrezione secondo cui anche i Celtics starebbero cercando di inserirsi per lo sloveno.
  • Altro aggiornamento di questi minuti vede i Milwaukee Bucks intenzionati ad offrire uno tra Bayless e Henson per arrivare a Reggie Jackson, restricted free-agent da luglio in uscita da Oklahoma.

Aggiornamento ore 14:00 

I New York Knicks ed i Los Angeles Lakers sarebbero interessati a Miles Plumlee: riporta Sam Amico di Usa Today. Il giocatore vorrebbe essere tradato dai Suns, ed la stessa Phoenix sarebbe in quella direzione ( si tratta con l’agente del lungo Mark Bartelstein per trovare una trade che soddisfi tutti).

Aggiornamento ore 13:00

Secondo quanto riporta Wojnarowski i Pacers sarebbero sulle tracce di Dragic: le news su Goran qui. 

Aggiornamento ore 12:00

  • Miami Heat e Knicks le destinazioni preferite da Goran Dragic: questo riporta Wojnarowski.
  • I Boston Celtics continuano a cercare di includere Prince in una trade, ma se (come sembra) non riusciranno a tradarlo, cercheranno di raggiungere un accordo per un buyout con l’ex Grizzlies. (Wojnarowski)
  • I Los Angeles Clippers stanno cercando di scambiare invece Jamal Crawford per una prima scelta, da girare poi ai Nuggets per provare ad anticipare i Trail Blazers per Wilson Chandler o Arron Afflalo. Doc Rivers segue da vicino anche la pista Gerald Green dei Suns, Free agent in estate. (Wojnarowski)
  • I Trail Blazers stanno cercando di convincere i Denver Nuggets ad accettare la loro proposta di trade non solo per Wilson Chandler, ma sarebbero molto interessati anche in Afflalo. Testa a testa dunque con i Clippers che al momento sembrano indietro. (USA Today)
  • I Milwuakee Bucks sarebbero molto attivi nel mercato in queste ultime ore dopo aver raggiungo praticamente un accordo con Sanders per il buyout. Serve un lungo e gli occhi sono puntati su Kanter e Gibson. (Wojnarowski)
  • I Detroit Pistons seguono Joe Johnson ed i Nets sarebbero molto interessati a tradarlo prima della NBA-deadlin, in modo da liberasi del suo contratto pesantissimo (NetsDaily)

Kings: Nik Stauskas e Jason Thompson sul mercato

Secondo quanto riportato da Alex Kennedy di Basketball Insiders, i Kings starebbero sondando il mercato per il rookie Nik Stauskas al fine di trovare un’acquirente e valutare cosa siano disposte a dare in cambio le franchigie rivali per la giovane guardia. Anche Jason Thompson avrebbe chiesto alla dirigenza dei Kings di venire scambiato, prima della trade deadline ormai imminente, prevista per il prossimo giovedì 19 febbraio, come riporta Marc J. Spears di Yahoo Sports.

Nik Stauskas con la Jersey dei Kings
Nik Stauskas con la Jersey dei Kings

 

Stauskas sta trovando pochissimo spazio nei Kings, ed ha giocato in stagione 50 gare ma nessuna partendo nel quintetto base. La guardia classe ’93 viene impiegato mediamente 13.6 minuti a partita, non riuscendo così a inanellare statistiche consistenti: alla sua prima stagione NBA il canadese ha messo a referto medie di 3.4 punti, 1 rimbalzo e 0.7 assist a partita, e sembra non rientrare nei piani di coach Karl.

Jason Thompson è effettivamente regredito molto sul piano realizzativo nelle ultime stagioni: il lungo dei Kings sta mettendo a referto medie stagionali di 5.6 punti e 6.3 rimbalzi a partita, con un impiego medio di 24.7 minuti in ogni gara. In termini di PER, Thompson ha raggiunto i massimi livelli nella stagione 2011/12, quando ha ottenuto una discreta media stagionale di 16.4.

Jason Thompson

 

Thompson ha un contratto che durerà ancora per poco più di due stagioni, sino al 2017, anno in cui diventerà Free Agent: il ragazzo percepisce per questa stagione 6 milioni di dollari, mentre per le prossime due è previsto un incremento di circa 400 mila dollari a stagione sul suo stipendio. Non sarà quindi un’impresa semplice trovare un acquirente per il lungo prodotto di Rider, che con queste statistiche non avrà certo molto mercato all’interno della NBA. Non sarà facile nemmeno trovare una contropartita soddisfacente per la dirigenza della franchigia di Sacramento, che rimane comunque intenzionata a scambiare il giocatore.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

Kings: ecco gli obbiettivi del nuovo head-coach George Karl

I Sacramento Kings, freschi della nomina di George Karl come nuovo head-coach, stanno cercando di muoversi sul mercato per mettere Karl in condizioni di esprimere al meglio il suo stile di gioco aggressivo. Come riporta Sean Deveney di The Sporting News, i Kings vorrebbero sistemare qualche tassello nel proprio roster prima della trade deadline, che è fissata per il prossimo 19 febbraio.

Anche prima che Karl venisse assunto dalla dirigenza dei Kings, la franchigia si stava muovendo per scambiare Jason Thompson, l’ala grande di riserva Derrick Williams ed il rookie guardia Nik Stauskas. I Kings vorrebbero potenziare lo spot di ala grande, nel quale i problemi sono piuttosto evidenti: Jason Thompson non dà sufficienti garanzie alla franchigia di Sacramento, l’ala grande sta inanellando statistiche poco rilevanti, mettendo a referto medie di 5.6 punti e 6.3 rimbalzi a partita, oltre ad avere un gioco perimetrale pressoché nullo, dimostrato dal fatto che in carriera Thompson tira con 1 su 27 da 3 punti ed i Kings vorrebbero un’ala che apra il campo con un po’ di gioco perimetrale in più.

Il problema principale, è che il mercato di Thompson non sembra molto: l’ala dei Kings è piuttosto versatile ma non ha mai avuto particolari attenzioni di altre franchigie. I Kings potrebbero essere disposti a scommettere su Ersan Ilyasova, che ha dovuto lottare con parecchi infortuni e ha visto colare a picco il suo valore di mercato ed il suo valore in campo. Proprio per questo motivo i Bucks, squadra in cui milita attualmente Ilyasova, potrebbero essere contenti di liberarsi del contratto del giocatore, che percepisce 8 milioni l’anno ancora per questa e la prossima stagione.

Anche se i Kings non riuscissero a potenziare lo spot di ala grande quest’anno, sono determinati ad aggiungere atleti in grado di dare più gioco perimetrale alla squadra, in modo da aprire di più il campo a DeMarcus Cousins, sinora considerato giustamente il giocatore di punta di questi Kings: in questo senso, i Kings si sono mossi prendendo contatti con l’ex squadra di coach Karl, i Nuggets, che sembrano interessati a scambiare Arron Afflalo e Wilson Chandler.

Oltre ai Nuggets, i Kings avrebbero anche contattato i Pistons esprimendo interesse per l’ala svedese Jonas Jerebko, e anche i Thunder per la combo-guard Reggie Jackson, che la franchigia di Oklahoma City starebbe cercando di scambiare per aggiungere qualche pezzo fondamentale al fine di raggiungere i playoff in questa stagione.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

Bucks, obiettivo Nik Stauskas dei Sacramento Kings

Secondo quanto riporta Gery Woelfel, giornalista del Racine Journal Times, i Milwuakee Bucks sarebbero interessati al rookie dei Sacramento Kings, la guardia Nik Stauskas.

In questa sua stagione tutti si aspettavano un buon impatto con la pallacanestro professionistica ma Stauskas sta facendo molta fatica a ritagliarsi i suoi spazi a Sacramento: l’ottava scelta assoluta dell’ultimo draft ha una media di 13.6 minuti per gara, ma i suoi numeri non sono affatto confortanti.

Solo 3.4 punti, 1 rimbalzo e 0.7 assist per gara: medie che fanno riflettere la franchigia della California sul suo reale valore e contributo che potrebbe apportare in futuro alla franchigia che sarà allenata da George Karl.

Con Ray Mccallum e soprattutto Ben McLemore in grande ascesa, potrebbero chiudersi gli spazi per il giovane rookie: tutti si aspettavano grandi numeri dal ragazzo di Michigan State University ma i suoi numeri parlano per lui. Nessun reale apporto come tiratore: nelle sue ultime 5 gare con Mavs, Jazz, Suns, Bulls e Buck
ha messo ha referto soltanto 1 canestro dal campo (nella prima sfida contro Dallas) restando all’asciutto nelle successive 4 (tiri dalla lunetta esclusi).

I Bucks ci pensano per dare una mano alla squadra in vista dei playoffs: possibile un accordo con i Kings prima della trade-deadline?