Corsa al titolo di MVP, ecco chi sono i 5 favoriti per la vittoria finale

MVP

Quello di MVP (Most Valuable Player) è senza dubbio il premio più ambito tra quelli assegnati dalla NBA a fine stagione. Il riconoscimento premia il giocatore che più si è fatto valere in stagione, prendendo in considerazione numeri personali e risultati di squadra.

La statuetta bronzea è il sogno di ogni bambino che desidera giocare nella lega. Il premio è’ intitolato a Maurice Podoloff, primo Commissioner NBA (1946-1963) che istituì il trofeo.

L’MVP viene assegnato tramite votazione: i più influenti esperti e giornalisti tra Canada e USA formano una loro classifica personale, assegnando 10 punti al primo, 7 al secondo, 5 al terzo, 3 al quarto e 1 al quinto classificato. Il giocatore con il punteggio più alto vince il premio.

Nella storia della NBA vi è stato finora un solo Most Valuable Player unanime: Stephen Curry nella stagione 2015\16, quando i suoi Golden State Warriors ottennero il record NBA per vittorie in stagione regolare (73).

L’attuale detentore del trofeo è James Harden, guardia degli Houston Rockets. Il “Barba” trascinò lo scorso anno i suoi, con 30 punti, 9 assist e 5 rimbalzi di media, al primo posto nella Western Conference ed al miglior record NBA assoluto (65-17).

Durante tutta la stagione sul sito della NBA è possibile trovare la classifica aggiornata dei favoriti, sponsorizzata da KIA. Vediamo assieme la situazione attuale.

5. Nikola Jokic

 

Il Joker, soprannome di Nikola Jokic, lungo dei Denver Nuggets, sta avendo la stagione della definitiva consacrazione tra le stelle più brillanti del cielo NBA.

Il serbo è un giocatore amatissimo dai fan, sia per la sua atipicità in campo, sia per la sua particolarità fuori dal parquet. Lo stesso Jokic ha raccontato come, mentre veniva selezionato al draft NBA 2014 con la 41esima scelta assoluta, lui si trovasse a casa sua in Serbia, a dormire. Oggi Jokic sta viaggiando su medie da 20 punti, 10 rimbalzi e 7 assist a partita, conducendo i sorprendenti e giovani Denver Nuggets da vero leader.

Oggi la franchigia del Colorado, che l’anno scorso mancò i playoffs perdendo lo scontro diretto contro i Minnesota Timberwolves all’ultimo partita di stagione regolare, sta lottando per le primissime posizioni ad Ovest.

Nikola Jokic è un centro molto atipico, senza dubbio quello con le migliori qualità di passatore (7 assist di media!) e di certo non il più atletico: sono pochissime le schiacciate messe a referto in stagione.

Ecco allora una candidatura credibile alla top 5 per il titolo di MVP. Il Joker sta conducendo una squadra di giovani, di cui è apparentemente l’unica stella, ai piani alti della tostissima Western Conference. E lo sta facendo con numeri da capogiro, molto rari per un centro e vicini ad una tripla doppia di media.

Fosse anche atletico, staremmo parlando di un mostro, sebbene forse la sua vera forza (e simpatia) stia nel fare tutto ciò che fa, senza essere un superuomo.

POSIZIONE NUMERO 4>>>

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Nikola Jokic e i cori da MVP in suo onore

“Penso che sia divertente, ad essere onesto.” Nikola Jokic non sembra essere molto preoccupato per i cori di MVP in suo onore.

 

 

Il centro di Denver ha risposto così alla domanda su cosa ne pensasse dei cori da parte dei tifosi Nuggets a suo favore. Il coro “MVP, MVP” sta diventando un’habituè nel Pepsi Center, soprattutto quando il serbo riesce a procurarsi dei liberi in suo favore.

 

Una stella brilla al Pepsi Center

 

Jokic sta disputando una stagione fenomenale, viaggiando a 20.7 punti, 10.7 rimbalzi, e 7.7 assist di media per gara. “The Joker” è un centro molto atipico, eclettico, che riesce a giocare a meraviglia anche lontano dal canestro. Negli ultimi anni è diventato un beniamino per i tifosi di Denver, che hanno fatto di lui un idolo.

Denver sta giocando una stagione sorprendente, con il secondo miglior record a Ovest, dietro solo ai fenomeni della baia di Golden State. Jokic è uno dei protagonisti principali di questa gran corsa verso i playoff, ed è in lizza per il premio di MVP con gente del calibro di Antetokounmpo, Harden e George.

 

Jokic è stato protagonista anche nella settimana dell’All-Star game, quando dopo lo skill-challenge contest, alla domanda su cosa fosse stato più difficile fare, ha risposto ironicamente “La cosa più difficile è stato senza dubbio correre”.

 

La sua simpatia e i suoi modi buffi hanno fatto breccia nel cuore di molti appassionati NBA, tifosi di Denver e no.

 

Thunder, André Roberson fa progressi: “Corsa e tiro, segnali incoraggianti” OKC cade a Denver

Oklahoma City Thunder, il recupero di André Roberson prosegue a piccoli passi. Il prodotto dell’università di Colorado, fermo dal 27 gennaio 2018 a causa della rottura del tendine rotuleo della gamba sinistra, ha iniziato in questi giorni una “blanda attività” sportiva, che comprende tiri a canestro e corsa.

 

Il recupero dello specialista difensivo dei Thunder è stato caratterizzato negli scorsi mesi da alcune ricadute. Lo scorso novembre, una nuova operazione al ginocchio sinistro (necessaria per riparare una micro-frattura della rotula) aveva rimandato il ritorno all’attività agonistica di Roberson.

 

Così coach Billy Donovan: “Sta lavorando davvero duro e sta facendo progressi. Dobbiamo solo avere pazienza e valutare, ma vederlo finalmente in grado di correre e vederlo tirare in campo è incoraggiante“.

 

Oklahoma City Thunder battuti a Denver, Malone: “Finale teso? Palla a Jokic”

 

Gli Oklahoma City Thunder di Russell Westbrook e Paul George hanno ceduto nella serata di martedì ai Denver Nuggets (42-18) di un Nikola Jokic da 36 punti, 9 rimbalzi e 10 assist. Cattiva serata di tiro per George, che chiude con un modesto 7 su 24 al tiro per 25 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 6 recuperi difensivi.

 

Russell Westbrook sfiora a propria volta la tripla doppia e chiude con 22 punti, 14 rimbalzi e 9 assist, ma 7 palle perse in 36 minuti. Dopo aver condotto la gara per 3 quarti (+13 all’intervallo), i Nuggets subiscono nel finale il tentativo di rimonta degli ospiti. Jokic è preciso dalla lunetta e tiene a distanza i Thunder, la partita termina 121-112.

 

 

Quando le partite sono punto a punto, c’è un solo giocatore a cui affidare il pallone: Nikola Jokic” Così coach Mike MaloneQuest’anno abbiamo vinto un sacco di partite nei minuti finali, e molto di questo lo dobbiamo a lui, alla sua capacità di segnare e creare gioco dal post, ed alla sua efficacia ai tiri liberi“.

 

Altra buona prova in casa Denver Nuggets per Isaiah Thomas, autore di 11 punti in 15 minuti d’impiego alla sua quarta partita stagionale, dopo quasi dieci mesi di inattività. Terza sconfitta nelle ultime quattro gare per gli Oklahoma City Thunder (38-22) che conservano il terzo posto nella Western Conference, ad una partita di distanza dai Portland Trail Blazers in striscia positiva di quattro gare.

Three Points – An All-Star is born

Uno degli snodi cruciali della stagione NBA è finalmente arrivato. Dopo settimane di rumors incontrollati e di roster rivoluzionati con la fantasia, giovedì 7 febbraio alle 21 italiane scadrà il termine ultimo entro cui effettuare degli scambi. Una trade deadline che verrà seguita da NBA Passion con una maratona di 8 ore (in diretta dalle 15:30 sul nostro canale YouTube) ricca di ospiti. Gli osservati speciali saranno i Los Angeles Lakers, impegnati nella disperata trattativa per portare in gialloviola Anthony Davis. Se avere mezzo roster sul mercato non fosse già di per sé causa di tensione, dopo la recente sconfitta contro i Golden State Warriors è emersa la notizia di un duro confronto tra coach Luke Walton e alcuni veterani del gruppo. Ma il peggio doveva ancora venire. LeBron James è rientrato giusto in tempo per subire la peggiore sconfitta della sua carriera, il pesantissimo -42 di Indianapolis, contro i rimaneggiati Pacers. A sottolineare come la situazione dei californiani sia giunta ai limiti del grottesco, è arrivato il fantastico coro “LeBron’s gonna trade you!” rivolto dai tifosi di Indiana a Brandon Ingram. Cose che succedono, soprattutto all’interno di franchigie smaniose di vincere subito…
Non se la passano bene neanche a Washington, dove è arrivata la notizia di un nuovo infortunio al già infortunato John Wall; lesione al tendine d’Achille, almeno un altro anno di stop. Piccolo dettaglio: tra qualche mese, Wall entrerà nel nuovo contratto, che per le prossime quattro stagioni porterà nel suo disneyano deposito la bellezza di… 170 milioni di dollari!
Gli infuocati giorni che precedono la chiusura del mercato hanno inevitabilmente messo in secondo piano un altro appuntamento tradizionale di questo periodo: l’All-Star Game. Nelle scorse settimane sono stati selezionati i 24 giocatori che si esibiranno domenica 17 febbraio a Charlotte. Come sempre, non sono mancate le sorprese e le delusioni.

 

1 – An All-Star is born

D'Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all' All-Star Game di Charlotte
D’Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all’ All-Star Game di Charlotte

La nascita di nuovi All-Star è la miglior notizia possibile per la NBA e per i suoi appassionati. Soprattutto se la convocazione non è un riconoscimento ‘obbligato’ e prematuro (vedi Karl-Anthony Towns, chiamato durante la mediocre stagione passata e confermato – con maggiori meriti – quest’anno), bensì un traguardo ampiamente meritato. Nell’edizione 2019 dell’evento saranno ben cinque i debuttanti: uno per la Western e quattro per la Eastern Conference. Due di questi potrebbero tranquillamente disputare il loro primo e il loro ultimo All-Star Game contemporaneamente: Khris Middleton, convocato abbastanza a sorpresa (forse come premio per la grande stagione dei Milwaukee Bucks), e Nikola Vucevic, che sta mettendo insieme cifre individuali mai registrate prima, e difficilmente registrabili in futuro. Per gli altri tre, invece, questo sembra essere un vero e proprio ‘debutto in società’, il primo passo di una carriera potenzialmente ricca di soddisfazioni.

Ben Simmons è certamente quello che più di tutti aveva l’All-Star Game scritto nel destino. E’ uno dei pochissimi eletti ad essere arrivato in NBA con l’etichetta di ‘fenomeno generazionale’ e ad essere poi riuscito a non far crollare le aspettative (non è andata altrettanto bene, ad esempio, a Markelle Fultz). Certo, un anno e mezzo di professionismo è un campione ampiamente insufficiente per valutare una carriera, ma guardando giocare Simmons si capisce perché i Philadelphia 76ers abbiano speso per lui la prima scelta assoluta nel 2016. Fin dai primi passi nella lega, l’australiano si è imposto come ‘faro’ dei Sixers, guidandoli fuori da un lungo tunnel di mediocrità. Il tiro dalla distanza è ancora un bel problema, ma se a 22 anni è il tuo unico problema, e per il resto hai le doti tecniche dei più grandi e una visione di gioco che raramente si abbina a un atletismo del genere, i tuoi margini di miglioramento non possono che essere sconfinati. Seppur giovanissimo, Ben sarà chiamato a un’importante prova di maturità nel prosieguo della stagione: trarre il massimo da compagni tanto talentuosi quanto ‘impegnativi’ come Joel Embiid e Jimmy Butler (a cui ora si è aggiunto Tobias Harris) per legittimare la posizione di Phila tra le candidate al titolo.

Decisamente più tortuose le strade che hanno portato all’All-Star Game D’Angelo Russell e Nikola Jokic. Il primo era entrato presto nella lista di quelli che, a differenza di Simmons, non erano riusciti a mantenere da subito le esagerate aspettative. Letteralmente ‘schiacciato’ dalla pressione agli esordi con i Lakers, franchigia non particolarmente nota per la pazienza (ogni riferimento all’attualità non è puramente casuale), Russell è invece esploso una volta inserito nel giusto contesto. I Brooklyn Nets stanno vedendo le prime luci dopo gli anni terribili causati dalla nefasta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce. Da quando Sean Marks è dietro la scrivania e Kenny Atkinson siede in panchina, la squadra ha pian piano acquisito un’identità, e ora è una credibilissima pretendente ai playoff. Una volta ambientato e finalmente libero dagli infortuni, D’Angelo ha fatto fruttare al meglio l’innato talento, disputando quella che finora è la miglior stagione della sua giovane carriera. La chiamata tra gli All-Star è stata la naturale conseguenza.

Jokic non era stato accolto con lo stesso hype degli altri due. A chiamarlo per quarantunesimo al draft 2014 (l’elenco di quelli selezionati prima di lui è troppo lungo, ma è obbligatorio citare Bruno Caboclo, alla 20) erano stati i Denver Nuggets, alle prese con la fase di transizione post-George Karl. Dopo aver trascorso un altro anno nella natia Serbia, ‘The Joker’ è sbarcato in Colorado. Nel giro di tre stagioni, ha sbaragliato la concorrenza per il ruolo di uomo-franchigia, tanto da guadagnarsi una maxi-estensione contrattuale da 148 milioni di dollari in cinque anni. Merito delle innate abilità di passatore e di un controllo di palla e gioco talmente sopraffini da eclissare un atletismo decisamente sotto media. Con il suo contributo a tutto tondo (fin qui sette triple-doppie stagionali, contro le dieci totalizzate nell’intero 2017/18) sta trascinando i Nuggets in un improbabile testa-a-testa per la vetta della Western Conference con i grandi Golden State Warriors. Vista la giovane età del gruppo di coach Mike Malone (anch’egli presente al prossimo All-Star Game, come allenatore del ‘Team LeBron’), viene da pronosticare che vedremo ancora a lungo Denver tra le grandi del West. E che il suo fenomenale centro sarà protagonista di altre partite delle stelle, in futuro.

 

2 – I grandi esclusi

Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l' All-Star Game 2019
Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l’ All-Star Game 2019

Finché la lega sarà popolata da cotanti fenomeni, le selezioni per l’All-Star Game porteranno giocoforza ad esclusioni eccellenti. Sarà anche un’esibizione in cui conta solo lo spettacolo (e ci mancherebbe, visto che si tratta di un’indispensabile pausa dai ritmi frenetici della regular season), ma a partecipare ci tengono tutti, maledettamente. Altrimenti non si spiegherebbero le genuine lacrime di Rudy Gobert, che evidentemente aveva posto la chiamata tra le stelle fra i principali obiettivi stagionali. Se gli Utah Jazz riuscissero a mantenersi stabilmente ai piani alti della Western Conference, però, sia per lui che per Donovan Michell potrebbe trattarsi di un appuntamento solo rimandato.

Fra tutte, l’esclusione più ‘rumorosa’ è stata certamente quella di Luka Doncic. L’ottimo impatto dello sloveno con il mondo NBA ha scatenato una vera e propria ‘LukaMania’, tanto che il voto popolare (valido al 50% solo per i quintetti, giova ricordarlo) lo aveva messo davanti a gente come Kevin Durant, Paul George e Anthony Davis. Fortunatamente, i voti andavano poi uniti a quelli dei media e dei giocatori stessi, che hanno avuto un minimo di senno in più; con tutta l’ammirazione, Doncic dovrà farne di strada, per essere anche solo inserito nella stessa frase con quei tre. Vederlo tra le riserve, invece, non sarebbe stata una follia. Difficile, però, lasciare a casa uno tra LaMarcus Aldridge, Karl-Anthony Towns e Nikola Jokic. Si tratta pur sempre di stelle affermate, e la NBA aveva già dimostrato l’anno scorso, con Simmons, di andarci cauta con i rookie. Forse, prima di Doncic, gli allenatori (che hanno votato per le riserve) avrebbero scelto Tobias Harris, ma il recente calo dei Los Angeles Clippers ha probabilmente influito sulla sua esclusione.

L’altra assenza ‘pesante’ (sempre in relazione al valore dell’evento) tra i prossimi All-Star è quella di Derrick Rose, eroe romantico protagonista della stagione della rinascita con i Minnesota Timberwolves. Anche in questo caso, il ‘lieto fine’ è stato rovinato da una concorrenza troppo agguerrita: chiamare lui avrebbe significato escludere Russell Westbrook, Damian Lillard o Klay Thompson. Senza contare DeMar DeRozan, uno che gli ultimi due All-Star Game li aveva (meritatamente) giocati da titolare.
Per quanto riguarda la Eastern Conference, l’unica esclusione di spicco è quella di Jimmy Butler, a cui è stato preferito un Khris Middleton individualmente inferiore, ma la cui squadra sta dominando incontrastata. Tra i non selezionati ci sarebbe stato anche Dwyane Wade, ma il comissioner Adam Silver, con un inatteso ‘colpo di coda’, ha assegnato due posti ‘bonus’ a lui e a Dirk Nowitzki, entrambi alla stagione d’addio. Per queste due leggende e per quello che ci hanno regalato negli anni non si può che nutrire un’assoluta adorazione e una sconfinata riconoscenza, però Adam… A questo punto, a cosa diavolo servono le votazioni?

 

3 – Trade deadline, si parte coi botti

Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato
Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato

In attesa di scoprire il finale della telenovela-Davis, molti scambi sono avvenuti con largo anticipo sulla scadenza delle trattative. I più importanti sono quelli che hanno coinvolto Kristaps Porzingis, passato dai New York Knicks ai Dallas Mavericks, e Tobias Harris, che i Los Angeles Clippers hanno ceduto ai Philadelphia 76ers. Due operazioni per certi versi simili, che spiegano perfettamente quali ingranaggi muovano la gestione di una franchigia NBA.

Sia i Knicks sia i Clippers hanno perso un potenziale All-Star (Porzingis era stato selezionato l’anno scorso, ma non aveva partecipato all’evento causa infortunio) ma, paradossalmente, alla lunga potrebbero rivelarsi le ‘vincitrici’ dello scambio. Anche perché i contratti di questi potenziali All-Star avrebbero dovuto essere ridiscussi in estate, e non si tratta mai di scelte facili.
Per avere il lettone, Dallas ha spedito a Manhattan un giovane di grande prospettiva come Dennis Smith Jr., soppiantato come possibile uomo-franchigia ai Mavs da Luka Doncic (sul fatto che i Knicks avrebbero potuto scegliere proprio Smith nel 2017, ma gli preferirono Frank Ntilikina, meglio sorvolare…). Insieme a lui sono arrivate due prime scelte future (non protetta nel 2021, valida dalla 11 in poi nel 2023) e la coppia formata da DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Due nomi di spicco, se non fosse per un particolare fondamentale: il loro nutrito contratto (oltre 18 milioni a testa) scadrà il prossimo luglio. Tradotto: con ogni probabilità, Jordan e Matthews sono a New York solo di passaggio, tra poco verranno ‘scaricati’ via buyout e il monte-salari di New York si abbasserà enormemente. Anche perché in Texas, oltre a Porzingis, sono finiti Tim Hardaway Jr., Courtney Lee e Trey Burke: giocatori superflui, per una squadra che vuole solo perdere da qui ad aprile, e titolari di contratti impegnativi (i primi due sono a libro paga almeno fino al 2020). Ora New York si trova con qualche giovane interessante da far crescere senza fretta e, soprattutto, con lo spazio salariale per poter ‘corteggiare’ due grandi free-agent in estate.

Nella corsa ai vari Kevin Durant, Kawhi Leonard e Kyrie Irving (i cui arrivi, comunque, sono tutt’altro che scontati) ci saranno anche i Clippers. Gli ingredienti della trade che ha portato Harris a Phila sono più o meno gli stessi di quella analizzata in precedenza: ai Sixers sono finiti anche i contratti in scadenza di Boban Marjanovic e Mike Scott, a L.A. quelli di Wilson Chandler e Mike Muscala, più un giovane (Landry Shamet, fin qui sorprendente nel suo anno da rookie) e quattro scelte future (due seconde e due prime, tra cui quella non protetta di Miami nel 2021; attenzione…). Per la franchigia californiana, lo scambio apre anche un ulteriore scenario. Chissà che, con tutte quelle scelte e quei contratti in scadenza, non si possa mettere a punto un’offerta allettante per New Orleans

Naturalmente, anche Dallas e Philadelphia potrebbero aver guadagnato molto da queste trade. I Mavs si ritrovano con una coppia, formata da Doncic e Porzingis, potenzialmente in grado di dominare il prossimo decennio, mentre Phila può schierare un quintetto (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) che, nella Eastern Conference, non ha eguali. Per entrambe, le ambizioni di successo dovranno passare attraverso alcuni interrogativi: Quando e come tornerà Porzingis? Riusciranno a coesistere le star dei Sixers? Non ci resta che metterci comodi: this is why we watch.

Nuggets, Nikola Jokic lancia Beasley e manda coach Malone all’All-Star Game di Charlotte: “Grande onore”

La 25esima tripla doppia in carriera di Nikola Jokic consegna ai Denver Nuggets la 37esima vittoria stagionale (sesta doppia V consecutiva) ed a coach Mike Malone la nomina di allenatore di “Team LeBron”, che sfiderà la squadra selezionata dal secondo capitano Giannis Antetokounmpo a Charlotte, domenica 17 febbraio.

 

Al Pepsi Center di Denver, Nuggets-Twolves termina 107-106. Vittoria in volata per Nikola Jokic e compagni, ancora privi di Jamal Murray (caviglia) e Gary Harris (problema muscolare) ma che continuano a cavalcare il momento magico di Malik Beasley (22 punti in 28 minuti di gioco) e Monte Morris, che avvicina la tripla doppia con 17 punti, 10 assist e 7 rimbalzi in 40 minuti d’impiego.

 

 

Minnesota Timberwolves sempre sulle spalle di Karl-Anthony Towns. “KAT” chiude la sua gara con 31 punti, 12 rimbalzi, 7 assist, 2 recuperi ed una stoppata in 37 minuti di gioco. Derrick Rose torna in campo dopo tre partite d’assenza, ma la sua partota è limitata a soli 20 minuti e 8 punti a referto, con 5 assist. Per coach Ryan Saunders ancora out Jeff Teague, Robert Covington e Tyus Jones.

 

Nel weekend del Super Bowl che vedrà sfidarsi ad Atlanta New England Patriots e Los Angeles Rams, Nikola Jokic risolve la parità tra le due squadre con un “tipico” TD pass lanciato direttamente dalla rimessa di fondo campo, ad 1:04 dal termine della gara.

 

 

Sul punteggio di 105-104 in favore di Minnesota, e dopo una palla persa Twolves, Jokic raccoglie velocemente il pallone per la rimessa da fondo ed a una mano lascia andare un lungo passaggio per Malik Beasley, partito in contropiede ad anticipare la distratta difesa dei Timberwolves. Beasley deposita facilmente nella retina il pallone del definitivo vantaggio Nuggets.

 

Quel pallone è rimasto in aria per 4 o 5 secondi, come in un punt di Ray Guy (leggendario punter degli Oakland Raiders nella NFL tra 1973 e 1986, ndr). Abbiamo trovato il modo di vincere anche questa. L’All-Star Game? Ogni volta che si ha la possibilità di rappresentare i propri tifosi, la propria città e la propria squadra, ciò è sempre un grande onore. Poter andare a Charlotte con Nikola (Jokic, ndr) sarà fantastico, Gli ho detto che se allenerò l’altra squadra, dirò ai miei giocatori di raddoppiarlo tutte le volte, il suo primo All-Star Game sarà una partita dura… la nomina è un premio soprattutto al nostro grandissimo staff

 

– Coach Mike Malone dopo Nuggets-Twolves –

Nuggets, l’urlo di Malik Beasley stende i Rockets: “Sono un giocatore vero, l’ho dimostrato”

Malik Beasley, il protagonista che non ti aspetti.

 

Buona parte del segreto dei Denver Nuggets, la parte che non parla serbo perlomeno, risiede nella grandissima affidabilità che i giocatori “di rincalzo” di coach Mike Malone hanno saputo garantire ad una squadra tormentata dagli infortuni, soprattutto ad inizio stagione.

 

Nelle serata di venerdì al Pepsi Center di Denver contro gli Houston Rockets di James Harden, ai 31 punti con soli 3 errori al tiro (12 su 15) di Nikola Jokic si sono aggiunti i 75 punti del terzetto Malik Beasley, Torrey Craig e Monte Morris.

 

 

136-122 il risultato finale tra Nuggets-Rockets. Un secondo quarto da 48-28 di Denver lancia Jokic e compagni verso la 36esima vittoria stagionale, la 23esima casalinga a fronte di sole 4 sconfitte. il secondo anno da Iowa State Monte Morris non fa rimpiangere l’infortunato Jamal Murray e chiude con 18 punti, 8 assist e 6 rimbalzi in 37 minuti.

 

Lo specialista difensivo Torrey Craig mette a referto 22 punti in uscita dalla panchina, con 8 su 12 al tiro, e Malik Beasley è semplicemente perfetto con un career high da 35 punti (12 su 17) e 5 triple mandate a bersaglio:

 

Credo che questa partita sia una dichiarazione d’intenti definitiva da parte nostra, abbiamo fatto vedere al mondo chi siamo, io ho fatto vedere a tutti chi sono. Non sono solo uno dei tanti giocatori della squadra, o uno che esce soltanto dalla panchina, e non sono solo il compagno di tanti grandi giocatori. Io sono un giocatore di pallacanestro

 

– Mailk Beasley dopo Nuggets-Rockets –

 

 

Le ultime 10 partite di Malik Beasley? Il giocatore al terzo anno da Florida State ha chiuso le ultime 10 uscite dei Denver Nuggets a 16.9 punti di media a gara, in 28 minuti d’impiego e con il 60% al tiro. Sono 11.2 i punti di media a partita in stagione per il 22enne Beasley, chiamato a sostituire la shooting guard titolare Gary Harris, limitato in questa stagione a sole 32 partite ed al momento ai box per un problema muscolare.

 

Nuggets, tripla-doppia per Jokic e 76ers KO, coach Malone: “Nikola tornato alla grande, Murray out”

Nikola Jokic dimentica Salt Lake City e la sospensione comminatagli dalla NBA e guida i suoi Denver Nuggets alla vittoria contro i Philadelphia 76ers con una tripla doppia, la settima stagionale.

Al Pepsi Center di Denver, Colorado, Nuggets-76ers termina 126-110 per gli uomini di coach Mike Malone. Per Jokic 32 punti, 18 rimbalzi e 10 assist, con 12 su 22 al tiro ed una sola palla persa dopo la gara di sospensione:

“(Nikola Jokic, ndr) è tornato ed ha fatto esattamente quello che ci si aspetta da lui. E’ stato una parte fondamentale del nostro attacco, ha fatto tutte le giocate giuste al momento giusto. Ci ha dimostrato quanto forte sia, un All-NBA assoluto, E per fortuna gioca per noi nei Denver Nuggets

– Coach Malone su Nikola Jokic –

 

Saltato a Denver il suggestivo scontro Jokic-Embiid (turno di riposo per la star camerunense dei 76ers), ed ancora assente Jimmy Butler (guai al polso destro per l’ex Twolves, che tornerà in campo contro i Los Angeles Lakers martedì sera), tocca a Ben Simmons e J.J Redick guidare l’attacco dei Sixers.

Simmons chiude con 19 punti, 12 rimbalzi ma soli 4 assist, e 6 su 17 al tiro (persino una tripla tentata, la prima stagionale). Redick è il miglior realizzatore di serata in casa 76ers con 22 punti e 4 su 10 dalla lunga distanza.

Partita ad alto punteggio nel primo tempo. I Nuggets segnano 41 punti nel solo primo quarto (41-37) e chiudono la prima metà di gara sul +9 (77-68). Sono già 20 i punti di Jokic, con 10 rimbalzi, e 13 i punti di Will Barton al riposo.

A fine terzo quarto il divario tra le due squadre si allarga, ed a metà quarto periodo Denver scappa definitivamente (120-104 a 5:48 dal termine), guidata da Jokic e Malik Beasley (14 punti a fine gara).

Nuggets-76ers, Mike Malone: “Buona prova, un po’ preoccupato per Jamal Murray”

 

Troppa la voglia di Nikola Jokic di rifarsi dopo la squalifica (a suo dire ingiusta, ma prevista dal severo regolamento NBA) che ha costretto la star serba dei Nuggets a saltare la sfida casalinga contro i Phoenix Suns di venerdì notte.

Così Jokic nel post partita tra Nuggets-76ers:

Se mi aspettavo la tripla doppia? Non so, non scendo in campo con l’idea di fare 30 punti o prendere 20 rimbalzi, voglio solo giocare, dare il massimo e vincere. Abbiamo vinto, quindi tutto OK, mi prendo anche la mia tripla-doppia

– Nikola Jokic dopo Nuggets-76ers –

 

 

Così coach Mike Malone sulla prestazione dei suoi e sull’assenza di Jamal Murray, out per un problema ad una caviglia:

Nel secondo tempo i ragazzi sono stati bravi nel fornire uno sforzo maggiore in difesa, rispetto alla prima metà di gara. Dopo il primo tempo (i Sixers, ndr) stavano tirando con 9 su 18 da tre punti, nel secondo tempo ne hanno messe solo cinque. Una buona prova contro una buona squadra, anche senza Embiid e Butler (…) Jamal Murray? Sono un po’ preoccupato. ha convissuto con un guaio alla caviglia negli ultimi giorni, sembrava stare meglio ma si è infortunato di nuovo. Oggi pomeriggio (sabato, ndr) la caviglia era molto gonfia. Farà trattamenti e fisioterapia, vedremo come si sentirà e se potrà giocare a Memphis (martedì, ndr)”

– Mike Malone dopo Nuggets-76ers –

Suns travolti dai Nuggets senza Jokic e riunione a porte chiuse, Crawford: “Una bella chiacchierata”

Confronto tra soli giocatori in casa Phoenix Suns, dopo la pesantissima sconfitta incassata al Pepsi Center di Denver contro dei Nuggets privi di Nikola Jokic, squalificato.

132-95 il risultato finale. 35 punti di un Devin Booker che rifiuta di arrendersi, 14 punti e 5 rimbalzi di Dragan Bender, il croato al terzo anno chiamatoa sostituire DeAndre Ayton, infortunato, e poco altro per Phoenix.

Senza Jokic, i Nuggets fanno quadrato e mandano ben 8 uomini in doppia cifra (top scorer è Paul Millsap, con 20 punti e 9 rimbalzi in appena 22 minuti). 14 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di un Will Barton in crescita dopo il lungo stop per infortunio, e Nuggets che stravincono la lotta a rimbalzo (57-35).

Un -37 di passivo alla sirena finale che lascia i giocatori dei Phoenix Suns soli con i loro pensieri negli spogliatoi del Pepsi Center: “Sappiamo di non aver giocato per niente bene, stasera. Siamo stati imbarazzanti” così Devin Booker a fine gara.

Nikola Jokic stende i Blazers, il Pepsi Center lo acclama: “MVP? Stavo sbagliando il libero…”

Se al termine inglese “valuable” attribuiamo il significato di “prezioso”, difficile immaginare giocatore più prezioso per la propria squadra di Nikola Jokic, come ben sanno i quasi 20mila che sera dopo sera osservano le giocate del lungo serbo a Denver, Colorado.

40 punti, 1o rimbalzi e 8 assist, con 15 su 23 al tiro e 4 triple mandate a bersaglio per difendere le mura amiche del Pepsi Center dall’assalto nel finale di gara di Damian Lillard e dei Portland Trail Blazers. A Denver, Nuggets-Blazers termina 116-113 per i padroni di casa.

Denver riabbraccia Will Barton dopo quasi 3 mesi di assenza, e gli uomini di coach Mike Malone conservano la testa della Western Conference, con mezza partita di vantaggio dai sempre più pericolosi Golden State Warriors.

Per l’ex Blazers Barton minutaggio controllato, e 7 punti a fine gara. i Nuggets devono ancora rinunciare a Gary Harris (stagione difficile per il prodotto di Michigan State) e si affidano a Jokic ed a Jamal Murray. Per il canadese partita da 24 punti e 4 rimbalzi.

15 punti nel quarto periodo del serbo chiudono la porta in faccia ai Trail Blazers, un semi-gancio e due tiri liberi di Jokic danno il +4 a Denver (112-108) ad un minuto dalla fine. Portland accorcia con C.J. McCollum ma concede un sanguinoso rimbalzo offensivo a Murray, che dalla lunetta chiude i conti.

Nikola Jokic: “MVP? Ho sbagliati i liberi… Niente tra me e Nurkic, Warriors una sfida”

 

Il pubblico del Pepsi Center di Denver ha salutato l’ennesimo viaggio in lunetta di giornata (6 su 8) e l’ennesima grande partita di Nikola Jokic con il consueto canto “MVP-MVP”.

Sin dall’inizio della stagione abbiamo cercato di far valere il nostro fattore campo, con l’obiettivo di vincere la nostra Division. Finora sta andando tutto bene, stiamo giocando bene. Durante il riscaldamento la squadra mi era parsa un po’ piatta, così ho deciso di aggredire la partita sin dal primo minuto (…) i cori di MVP? Grazie, ma ho rischiato di sbagliare il primo dei due tiri liberi! Fatica? No, siamo appena a metà stagione, in estate ho lavorato sodo, così come i miei compagni, la fatica non è mai una scusa. Nurkic? Non so perché si continua a parlare di me e Nurk (Jusuf Nurkic, ex Nuggets, ndr), non ci sono problemi tra noi, per me era solo un’altra partita, Credo che in questa stagione (Nurkic, ndr) sia migliorato tanto, è più forte e più sicuro di se, è un grande giocatore. La prossima contro gli Warriors? hanno una talento mai visto, unico. Sarà una vera sfida per noi ed una bella partita

– Nikola Jokic dopo Nuggets-Blazers –

Intervista col Gallo: “I miei Clippers, i playoffs, la nazionale, Doc Rivers e l’NBA store a Milano”

Los Angeles Clippers

Danilo Gallinari è in rampa di lancio, super stagione quella cominciata con i suoi Los Angeles Clippers che si stanno togliendo tante, tantissime soddisfazioni in un ovest veramente duro. Doc Rivers ha rilanciato il Gallo e Harrell rendendoli due giocatori fondamentali per il sistema della franchigia di LA.

Il Gallo, figlio di Vittorio, viaggia in stagione ad ottime medie ed ha rilasciato alcune parole molto interessanti alla call alla quale abbiamo preso parte insieme agli altri media italiani e stranieri. Vi riportiamo le sue dichiarazioni, presentando prima il personaggio Danilo Gallinari.

Chi è Danilo Gallinari?

Danilo è nato a Sant’Angelo Lodigiano l’8 di agosto del 1988, gioca nel ruolo di ala. Il Gallo, questo il suo soprannome, è figlio di Vittorio Gallinari, un ex giocatore di Olimpia e Virtus Bologna. 2.09 metri per 102 chilogrammi, il numero 8 dei Los Angeles Clippers ha giocato in diverse piazze prima di trovare un super contratto nella città degli angeli.

New York, Denver ed ora i Clippers. Ecco proprio ad LA sta trovando la sua piazza ideale, vediamo cosa ci ha detto a riguardo.

Conference Call, le parole di Danilo Gallinari: il Gallo è carico

Call conference con i media europei per Danilo Gallinari, organizzata dalla NBA in vista della sfida di sabato 22 dicembre contro i Denver Nuggets di Nikola Jokic. Il match dello Staples Center vedrà opposti due tra i talenti europei più cristallini ad aver calcato i parquet NBA negli ultimi anni.

Danilo Gallinari si presenta alla partita di sabato forte di una delle sue migliori stagioni NBA di sempre, finora: 19.5 punti, 6 rimbalzi e 2.5 assist a partita, col 45% al tiro da tre punti ed un incredibile 92.1% ai tiri liberi.

I Los Angeles Clippers di Gallinari, Tobias Harris, Lou Williams, Boban Marjanovic e Milos Teodosic sono attualmente sesti nell Western Conference, dopo la vittoria di giovedì notte allo Staples Center contro i Dallas Mavericks.

Vittoria sigillata dai 32 punti di Danilo. Di seguito vi riportimano una traduzione della lunga intervista all’azzurro.

Danilo Gallinari call conference: “Yoga ed arti marziali per tornare in forma, obiettivo playoffs per i Clippers”

 

Q: Cosa ne pensi dell’inizio di stagione dei Clippers?

G: Abbiamo avuto un’ottima partenza, ma come ogni squadra abbiamo avuto un periodo di due-tre settimane in cui le cose vanno meno bene. Nelle ultime due partite abbiamo dato segnali di crescita, dobbiamo ripartire da lì. Ci aspettano alcune partite casalinghe, speriamo di poterle sfruttare.

Q: Quali sono state le difficoltà in questo periodo?

G: La difesa. Bene ad inizio stagione, così così nelle ultime partite. Dobbiamo tornare quelli di inizio anno, ed essere più continui lungo l’arco dell’intera partita.

Q: Qual è stato il segreto della tua ritrovata forma fisica quest’anno?

G: La cosa più importante è che mi sento finalmente bene ed in forma. Da qualche anno pratico yoga ed arti marziali quale parte della mia preparazione, ed è una cosa che mi ha aiutato molto. Rimanere in salute è la cosa più importante per un giocatore NBA.

Q: Quale impatto pensi abbiate avuto tu e Marco (Belinelli, ndr) sulla popolarità della NBA in Italia?

G: Difficile da dire. Se oggi ci fossero altri giocatori italiani nella NBA oltre a noi, forse la popolarità della NBA in Italia sarebbe ancora maggiore. Io e Marco siamo gli unici due italiani qui, speriamo di poter essere dei modelli positivi per le nuove generazioni di giocatori.

Q: Quali sono i tuoi obiettivi stagionali? Playoffs, All-Star Game…

G: La cosa più importante per noi è andare ai playoffs. Sia io che la squadra siamo concentrati esclusivamente sul raggiungere la post-season.

Danilo Gallinari call conference: “Nikola Jokic è nel discorso per il premio di MVP”

 

Q: Cosa ti aspetti dalla partita di sabato contro i Denver Nuggets?

G: Denver sta facendo molto bene, sono una delle migliori squadre NBA ad oggi. Buoni giocatori e buona chimica di squadra. La partita di sabato sarà interessante: loro ci hanno battuto alla opening night e noi vogliamo prenderci una rivincita.

Q: Nikola Jokic era il “tuo” rookie a Denver. Credi possa essere considerato oggi un candidato per l’MVP?

G: Sta giocando alla grande. E’ un ottimo giocatore, uno dei migliori in attacco. sa giocare spalle a canestro e può allontarsi, è ambidestro, ha una visione di gioco pazzesca e sta giocando ad un livello tale da poterlo inserire nel discorso MVP, sicuramente. Un vero All-Star.

Q: Pensi di essere parte dell'”età dell’oro” dei giocatori internazionali nella NBA?

G: Assolutamente. La pallacanestro è diventata un movimento globale, l’Europa cresce come nessun’altro continente al mondo. Quando arrivai nella NBA non c’erano così tanti giocatori d’area FIBA come oggi. E’ una cosa positiva per la pallacanestro in generale.

Danilo Gallinari call conference: “Doc Rivers un uomo diretto, il derby coi Lakers partita sentita”

 

Q: Le prossime partite dei Clippers vedranno avversari importanti, cosa sperano di ottenere i Clippers?

G: Le prossime due settimane saranno cruciali per noi. Finire dicembre col miglior record possibile sarà importantissimo, e per andare ai playoffs dovremo battere i top team dell’ovest che incontreremo nelle prossime gare, come Golden State e Lakers. Il “derby” con i Lakers è sempre una partita sentita, contro dei rivali diretti. Un momento chiave per la nostra stagione.

Q: Anni fa con i Nuggets partecipasti agli NBA London Games. Cosa si dovranno aspettare Washington Wizards e New York Knicks, che si affronteranno a Londra il prossimo 17 gennaio?

G: La partita è importante, ma spero che troverano il tempo di visitare Londra, e vivere la città per quanto possibile. La cosa più importate è godersi la trasferta, poi la O2 Arena sarà sold out e piena di ospiti e media internazionali, sarà una grande vetrina per loro.

Q: Chi sarà il prossimo italiano a giocare nela NBA?

G: Bella domanda, non saprei. Prima o poi ci sarà qualcun altro, questo è certo.

Q: Cosa porta un allenatore come Doc Rivers alla vostra squadra?

G: Doc è un grande allenatore, perché conosce il gioco e sa come prendere i suoi giocatori. E’ un u0mo molto diretto, che ti dice in faccia ciò che pretende da te, e non si tira indietro quando fai un errore. Tutto questo fa di lui un grande coach, un coach che ha già vinto e che sa cosa ci vuole per vincere.

Danilo Gallinari call conference: “Spero di esserci ai mondiali FIBA in Cina, Harris un All-Star”

 

Q: Milos Teodosic, Tobias Harris e Shai Gilgeous-Alexander. Cosa pensi di loro? Teodosic potrebbe servire alla tua ex squadra, l’Olimpia Milano? Harris è da All-Star Game?

G: Milos sta trovando più minuti ultimamente, e sta giocando bene. Spero che rimarrà con noi per tutta la stagione, personalmente ho un ottimo rapporto con lui. Shai diventerà un buonissimo giocatore. Finora ha giocato benissimo, cosa non scontata per un rookie. Già al training camp si era visto quanto fosse pronto. Harris è un vero professionista, lavora sodo in palestra ed in allenamento, si prende cura del suo fisico e lavora ogni giorno sul suo gioco. Spero possa andare all’All-Star Game perché è un giocatore di quel livello, e perché se lo merita come persona.

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Q: Speri di esserci ai prossimi mondiali FIBA in Cina a settembre?

G: Lo spero tanto. Non ho mai giocato ai mondiali, sarebbe un sogno che si realizza.

Q: Los Angeles e Denver, cosa ti manca del Colorado?

G: LA mi piace, è una grande città. Ho giocato a Denver per tanti anni ed ho ancora tanti amici e conoscenti là, questo è ciò che mi manca di più di Denver.

Q: LA NBA ha appena aperto il suo primo store ufficiale a Milano, ed a gennaio Londra ospiterà Wizards e Knicks per gli NBA London Games. Si può dire che i fan europei sono oggi più vicini che mai alla NBA?

G: La pallacanestro è veramente globale oggi, e la NBA è oggi più vicina che mai, è diventato semplice vedere le partite e la decisione di aprire il primo NBA store a Milano, la mia città, è una cosa incredibile per la città stessa e per i tifosi italiani.

 

Nikola Jokic: la bellezza tutta slava dei fondamentali

Jokic

Quando ero giovane, ho dovuto imparare i fondamentali del basket. Puoi avere tutte le capacità fisiche del mondo, ma devi sempre conoscere i fondamentali.

E quando una dichiarazione del genere esce dalla bocca di uno come His Airness Michael Jordan, si può stare certi che non siano vane parole di circostanza date da una sensazione di obbligo quasi moralista verso i giovani che provano ammirazione per un campione del genere. Non possiamo sapere se Nikola Jokic conosca questa frase, la cosa certa è che ci si rispecchia perfettamente. Senza avere un atletismo importante sta dominando nella Lega cestistica dei grandissimi atleti, capaci di andare con la testa al ferro o di fare il campo in palleggio in tre secondi. A Jokic questo non serve, a lui basta avere fra le mani un pallone e avere intorno quattro compagni che si muovano negli spazi. Poi, grazie ai fondamentali perfettamente appresi, crea, per se stesso o per gli altri, poco cambia. D’altronde la scuola slava non ha pari nell’insegnare le basi tecniche del gioco e Nikola Jokic ne è esponente massimo: un centro di 2.13 metri capace di usare le mani in quella maniera passa raramente. E ora è arrivato il momento di ottenere dei risultati. L’inizio di stagione dei Nuggets (17-8) è una conferma inequivocabile. Il centro serbo ora è tra i più forti della NBA, almeno nella metà campo offensiva.

Nikola Jokic: un trattato umano di tecnica individuale
Nikola Jokic: un trattato umano di tecnica individuale

Nikola Jokic e l’arte “lebroniana” del tuttofare

Dire tuttofare, nella NBA, vuol dire parlare di LeBron James. Questo è vero ovunque, ma non a Denver. Sui monti del Colorado la figura del tuttofare ha la faccia di Nikola Jokic. Partiamo dai numeri: 16.5 punti, 9.6 rimbalzi, 7.7 assist. Questi sono numeri “lebroniani”, senza nessun dubbio. La crescita del lungo serbo si è verificata prima di tutto nella capacità di creare per i compagni: al suo primo anno nella Lega (2015-16) gli assist erano 2.4, ora sono oltre 5 in più. Il luogo di professione prioritario è il post-basso, habitat e humus naturale per il Joker, che vi domina con forza fisica e, soprattutto, secchiate di tecnica individuale. E i suoi sono assist di diverso tipo: possono essere passaggi per i tiratori sul perimetro, ma anche spettacolari assistenze per compagni che tagliano al ferro, a volte anche no-look, un’abilità che non hanno molti lunghi in tutto il globo. E naturalmente dal post-basso arrivano anche canestri, frutto perlopiù di morbidi semiganci, di lavori fatti di finte e movimenti sul perno, ma anche di giri e tiri e conclusioni in allontanamento. Nelle ultime due stagioni ha aggiunto al proprio repertorio anche un interessante propensione al tiro da tre punti dopo il pick and pop. Le percentuali della stagione in corso in realtà lo penalizzano rispetto all’annata precedente (29% contro 39%), ma le tante partite ancora da disputare potrebbero permettergli di aggiustare la mira, rendendolo ancor più letale. La mano dalla lunetta naturalmente neanche si discute: segna con l’82% su oltre 4 tentativi a partita, possibili grazie alla finte su cui saltano spesso gli avversari.

 

L’abilità da passatore di Nikola Jokic

Ma attenzione, la mancanza di atletismo non è indice di assenza a rimbalzo, come è stato per molti ottimi lunghi europei nella Lega (un certo Andrea Bargnani potrebbe dirvi qualcosa). Lo abbiamo detto, i rimbalzi sono 9.6 per allacciata di scarpe. Contro i prestanti atleti che girano per i pitturati NBA, Nikola Jokic se la cava abilmente grazie all’uso del fisico per efficienti tagliafuori. Un lavoro di posizione, che gli permette di non lanciarsi in impari lotte dinamiche, che sicuramente lo vedrebbero soccombere. Un ennesimo indizio che ci porta all’identificazione di un QI cestistico decisamente sopra la media.

La sindrome della difesa

Tanti lunghi europei in NBA sono stati ottimi attaccanti. Una parte di loro si è distinta anche per essere piuttosto rivedibile nella metà campo di difesa. Basti pensare a nomi come Bargnani, Pau Gasol, Dirk Nowitzki. Una specie di sindrome della difesa che affligge molti lunghi dalle mani educati e che affligge anche il Joker. Diciamolo pure: Nikola Jokic è un pessimo difensore. La sua poca velocità di piedi, naturalmente gli impedisce di seguire sul perimetro i lunghi tiratori o, tantomeno, di cambiare contro gli esterni avversari. L’unica scelta possibile nel suo caso è quella di proteggere l’area. Ma qui si pongono due problemi: il fatto che in NBA esista la regola dei tre secondi difensivi e, soprattutto, l’incapacità di Jokic di creare il corretto angolo di aiuto contro le penetrazioni. Il suo defensive rating non è neanche malvagio (103.2), ma è chiaro che qui stia la chiave del suo salto di qualità. Il lungo a lui più simile, Marc Gasol, prima di essere un ottimo tuttofare in attacco, è un grande difensore, senza avere grandi mezzi atletici. Starà all’intelligenza e alla disponibilità del serbo cercare in tutti i modi di rendersi quantomeno non dannoso in fase di non possesso. Quando questo accadrà, allora sì che Nikola Jokic avrà pochissimi paragoni nella NBA. Intanto aspettiamo e godiamo, il Joker sta arrivando.

 

 

 

 

Nuggets, Jokic stende i raptors, Millsap: “Nuggets profondissimi, vogliamo il fattore campo ai playoffs”

Nuggets-Raptors, grande sfida alla Scotiabank Arena di Toronto. I Denver Nuggets interrompono a 8 la striscia di vittorie dei padroni di casa, grazie alla tripla-doppia di Nikola Jokic e nonostante coach Malone debba presto rinunciare a Gary Harris, KO per un problema all’anca destra durante il secondo quarto.

Il lungo serbo – sempre più convincente incarnazione del miglior Marc Gasol – chude con 23 punti, 11 rimbalzi e 15 assist. Sono 21 i punti per Jamal Murray (abbastanza impreciso al tiro, 9 su 21, ma 8 assist e 7 rimbalzi), e 15 a testa per “Juancho” Hernangomez e Malik Beasley, in uscita dalla panchina.

Per Toronto, che accoglie il rientro in campo di Kyle Lowry dopo la partita saltata a Cleveland (schiena), 27 punti e 8 rimbalzi per Kawhi Leonard. Pascal Siakam e Serge Ibaka chiudono con 15 e 14 punti a testa (anche 7 assist per Siakam), mentre Lowry fatica a trovare il canestro, e chiude con soli 5 punti a referto (ma 11 assist).

Il primo strappo significativo alla gara lo danno i Denver Nuggets. 52-43 ad 1 minuto dal riposo di metà partita, riposo cui le due squadre vanno sul 59-47 per gli ospiti.

Nel terzo quarto, Denver resiste a tutti tentativi di rimonta Raptors (Leonard, Lowry, Anunoby e Green colpiscono dalla distanza, Jokic, Beasley e Torell Craig sono pronti a rispondere), e la terza frazione si chiude 86-78 Denver.

Toronto parte forte ad inizio quarto periodo. Delon Wright e C.J. Miles da tre portano i Raptors a -1 (89-88) con 7:59 da giocare, Danny Green dall’angolo sinistro pareggia a 97 a 3:19 dal termine, e Leonard dalla media distanza fa 101-100 a 54 secondi dallo scadere.

Sull’azione successiva, Jokic riceve da Murray e segna in semigancio il nuovo +1 Nuggets. Danny Green sbaglia due volte e Hernangomez fa 1 su 2 in lunetta. L’ultimo tiro per i raptors è per Leonard, che va in penestrazione di mano destra e segna cadendo all’indietro il canestro del 103 pari. Jokic riporta i Nuggets sul +3 dalla lunetta, e Kyle Lowry sbaglia il successivo jumper da tre punti per l’overtime. Nuggets-Raptors finisce 106-103.

Nuggets-Raptors, Millsap: “Infortuni? Abbiano una delle squadre più profonde della lega”

 

Per i Nuggets, già alle prese con gli infortuni di Will Barton, Isaiah Thomas e Michael Porter Jr, si aggiunge il problema fisico accusato da Gary Harris. La guardia da Michigan State ha lasciato il campo durante il secondo quarto di gioco, ma coach Mike Malone non si dice troppo preoccupato dalle sue condizioni:

Farà una risonanza magnetica domani (martedi, ndr), spero e credo che potremo riaverlo con noi in fretta, Gary è un giocatore fondamentale per la nostra squadra

– Mike Malone dopo Nuggets-Raptors –

Per il veterano Paul Millsap (6 punti con 2 su 9 al tiro e 8 rimbalzi per l’ex Hawks), la vittoria contro i Raptors è particolarmente significativa, perché arrivata in trasferta e nonostante la situazione d’emergenza del roster:

La vittoria? Significa molto. Battere la miglior squadra dell’Est è una bella soddifazione. Jokic? E’ sempre lui, sta giocando alla grande, oggi è stato aggressivo sin dall’inizio. In trasferta e contro squadre del genere è sempre meglio metter quanti più punti di distanza possibile, e tentare di preservarli. Sapevamo che avrebbero rimontato, ma non abbiamo mai perso la calma. Harris? Peccato, per fortuna altri ragazzi sono stati in grado di sostituirlo alla grande, Malik (Beasley, ndr) e Torell (Craig, ndr) hanno fatto un gran lavoro in difesa. Quando qualcuno di noi cade, c’è sempre qualcun altro pronto a salire di livello, abbiamo una delle squadre più profonde della lega

– Paul Millsap dopo Nuggets-Raptors –

I Denver Nuggets sono 7-4 in trasferta, Millsap: “E’ perché sappiamo di dover vincere tante partite. Vogliamo tornare ai playoffs, e vogliamo andarci col fattore campo. Per essere considerati una buona squadra in questa lega bisogna vincere in trasferta

Nuggets-Raptors, Green: “Palle perse e tiri sbagliati, difficile vincere”

 

I Toronto Raptors pagano una brutta serata in attacco (11 su 41 da dietro l’arco, e soli 12 tiri liberi guadagnati), testimoniata dalle tante palle perse (17 a fine gara):

Il nostro approccio nel primo tempo non è stato perfetto, è difficile vincere le parite con 17, 18 palle perse ed 26% da tre punti. Contro una squadra come i Nuggets poi, che gioca bene e fa girare il pallone… stasera hanno segnato i tiri decisivi, ma noi dovevamo essere più concentrati ad inizio partita

– Danny Green dopo Nuggets-Raptors –

Così coach Nick Nurse nel post partita:

Nel primo tempo non abbiamo tirato bene, e la nostra intensità difensiva ne ha risentito un poco, ma do il merito ai ragazzi di averci comunque provato nel secondo tempo, abbiamo dominato i secondi 24 minuti di gioco e rischiato di vincerla, nonostante le brutte percentuali