Pelicans, spalla KO per Anthony Davis, in forse per l’All-Star Game di Charlotte?

Davis-Lakers

New Orleans Pelicans, infortunio alla spalla sinistra per Anthony Davis, a rischio la partecipazione all’All-Star Game di domenica?

Davis si è infortunato durante il secondo quarto di gioco della sfida tra i Pelicans e gli Oklahoma City Thunder. La risonanza magnetica effettuata dopo la partita non avrebbe evidenziato danni strutturali, l’infortunio è stato classificato come “contusione” alla spalla.

La presenza di Anthony Davis alla Partita delle Stelle in programma domenica 17 febbraio a Charlotte rimane in forse. Il 6 volte All-Star dei New Orleans Pelicans sarà comunque a Charlotte.

Davis è stato costretto ad abbandonare la partita dopo appena 16 minuti di gioco (14 punti e 4 rimbalzi a fine gara per lui). I New Orleans Pelicans (26-33), guidati da un Julius Randle da 33 punti e 11 rimbalzi e dai 32 punti e 7 assist di Jrue Holiday, hanno superato gli Oklahoma City Thunder per 131-122.

Non basta ad OKC (37-20) la mostruosa tripla doppia da 44 punti, 14 rimbalzi ed 11 assist di Russell Westbrook. Thunder ancora privi di Jerami Grant (caviglia) e Dennis Schroeder, e che pagano la cattiva serata di tiro di Paul George (28 punti, 7 rimbalzi e 6 assist a fine gara per George, con un pessimo 3 su 17 da dietro l’arco dei tre punti.

La tripla-doppia di Russell Westbrook è l’undicesima consecutiva per l’MVP 2017 (nuovo record NBA).

Gli Oklahoma City Thunder rilasciano Alex Abrines, fuori da dicembre per “motivi personali”

Gli Oklahoma City Thunder rilasciano la guardia spagnola Alex Abrines, come riportato da Shams Charania di The Athletic.

 

Il 26enne Abrines, ai Thunder dal 2016, ha disputato 31 partite in questa stagione. L’ex giocatore del Barcellona nella Liga ACB aveva saltato più di 20 partite in questa stagione a causa di problemi personali, e di una non meglio precisata malattia di probabile origine virale che ne ha fortemente limitato prestazioni ed impatto. In 174 presenze con la maglia degli Oklahoma City Thunder, Alex Abrines ha viaggiato a 5.3 punti e 1.4 rimbalzi a partita, col 36.8% al tiro da tre punti.

 

 

Abrines aveva fatto il suo ritorno in campo lo scorso lunedì 4 febbraio ad Orlando, in casa degli Orlando Magic. Dopo aver giocato 15 minuti complessivi nelle due sfide contro Magic e Miami Heat, Abrines non ha preso parte alle partite casalinghe dei Thunder contro gli stessi Orlando Magic ed i Memphis Grizzlies.

 

Con il taglio di Abrines e dopo la trade che ha spedito Timothé Luwawu-Cabarrot ai Chicago Bulls, gli Oklahoma City Thunder hanno al momento soli 12 giocatori a roster. Il regolamento NBA obbligherà OKC a portare la propria rosa ad un numero minimo di 14 giocatori entro le prossime due settimane.

Più squadre interessate a Wesley Matthews

Wesley Matthews

In queste ultime ore di mercato NBA Wesley Matthews è uno dei giocatori più ricercati se dovesse ricevere il buyout dai Knicks: infatti sono diverse le squadre interessate all’ex Dallas Mavericks, tra queste ci sono gli Indiana Pacers (i quali hanno un notevole vuoto da riempire dopo l’infortunio di Oladipo). Oltre alla franchigia di Indianapolis, sulle tracce di Matthews ci sono i Golden State Warriors, Houston Rockets ed i Philadelphia 76ers e gli Oklahoma City Thunder.

 

Ecco le trade ufficiali fino ad ora

Paul George guida i Thunder a Miami: “Wade un mentore per me, noi concreti e pericolosi”

Paul George statistiche-Thunder-Jazz, Paul George

Tutta la solidità della grandissima stagione di Paul George in una sola partita, 43 punti e 10 tiri da tre punti mandati a bersaglio per stendere i Miami Heat a domicilio, e lanciare gli Oklahoma City Thunder all’inseguimento dei due leader della Western Conference Denver Nuggets e Golden State Warriors.

 

A Miami, Thunder-Heat termina 118-102 per gli uomini di coach Billy Donovan, guidati da George e da un efficacissimo Dennis Schroeder dalla panchina (28 punti con 11 su 13 al tiro per l’ex Atlanta Hawks).

 

 

Oklahoma City Thunder (33-18) che riaccolgono lo spagnolo Alex Abrines, assente da oltre un mese a causa di motivi personali e di una “misteriosa” infezione virale che ha tenuto l’ex Barca lontano dai campi nelle ultime 20 partite giocate da OKC. per Abrines, 9 minuti di gioco in uscita dalla panchina.

 

Un controllato Russell Westbrook chiude con la quinta tripla-doppia consecutiva (14 punti, 12 rimbalzi e 14 assist), la 18esima in stagione. Per George anche 7 rimbalzi, 5 assist e 2 recuperi difensivi, in 35 minuti d’impiego.

 

Paul George è stato incredibile stasera. Abbiamo tentato ogni marcatura prevista nel nostro playbook oggi su di lui: uno contro uno, raddoppi, zona… una delle esibizioni offensive più impressionanti che abbia mai visto in questa stagione

 

– Eric Spoelstra su Paul George –

 

Paul George: “Wade un modello per me, quando siamo così concreti siamo pericolosi”

 

La vittoria di Miami è la settima consecutiva per gli Oklahoma City Thunder. Così l’MVP di serata Paul George nel post gara:

 

La settima in fila? Siamo in gran ritmo. Ormai di difese ne ho viste tante, l’ultima contro Wade? E’ stata bella, D-Wade è un esempio per tutti, abbiamo condiviso tanti momenti in campo, l’ho sempe visto come un mentore in campo e fuori. Wade ha vissuto una carriera eccezionale, non potrei aggiungere molto altro di più rispetto a tutto quello che è stato detto su di lui, tranne che l’ho sempre considerato un modello. La Western Conference è ultra-competitiva, non ci si può permettere di perdere terreno, una sconfitta in più può farti scivolare indietro in classifica. Noi siamo concentrati, sappiamo qual è il nostro obiettivo. Oggi abbiamo giocato ad alto ritmo e difeso in maniera eccellente, senza forzare e prendendo le decisioni giuste. Schroeder? Ci ha dato una gran mano, sa giocare il pick and roll ed è un grande attaccante. Quando siamo così conreti siamo davvero una bella squadra

 

– Paul George dopo Thunder-Heat –

 

per Miami (24-26) la sconfitta di venerdì notte è la 15esima sconfitta casalinga stagionale, a fronte di 11 vittorie, e la terza consecutiva. Miglior marcatore in casa Heat è Kelly Olynyk (21 punti in uscita dalla panchina, solo 7 i punti in 23 minuti di gioco per Dwyane Wade.

 

I Chicago Bulls tagliano Carmelo Anthony, da OKC arriva Timothé Luwawu-Cabarrot

I Chicago Bulls tagliano Carmelo Anthony.

 

L’ex giocatore di New York Knicks, OKC Thunder e Houston Rockets era arrivato via trade a Chicago lo scorso 22 gennaio. Anthony non ha mai vestito la divisa dei Bulls, che hanno cercato negli ultimi giorni di inserire il 10 volte All-Star in una trade, senza successo.

 

Carmelo Anthony diventerà pertanto free agent, e sarà libero di accasarsi altrove presumibilimente dopo il 7 febbraio, termine ultimo per le squadre NBA per completare gli scambi.

 

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN.

 

 

I Los Angelels Lakers la destinazione più probabile per Anthony. Il taglio di Anthony permetterà ai Chicago Bulls di completare una trade per la guardia francese Timothe Luwawu-Cabarrot degli Oklahoma City Thunder, operazione che consentirà ai Thunde di risparmiare oltre 7 milioni di dollari sulla luxury tax.

Kevin Durant sarà ad Oklahoma City per Nick Collison: “Quei Thunder speciali, insieme per il giorno di Nick”

Kevin Durant vuole esserci. La star dei Golden State Warriors ha in programma una visita speciale ad Oklahoma City per la cerimonia di ritiro della maglia per l’ex compagno di squadra Nick Collison.

Gli Oklahoma City Thunder renderanno il giusto tributo al grande ex Collison, 14 anni di NBA tra Seattle SuperSonics prima e Thunder poi, il prossimo 20 marzo 2019, in occasione della partita casalinga di Russell Westbrook e compagni contro i Toronto Raptors.

Quegli Oklahoma City Thunder erano un gruppo speciale, quelli del 2010 e fino al giorno in cui ho lasciato. E’ ora di lasciarsi alle spalle tutto quello che è successo da quel giorno in poi, e ritrovarsi per festeggiare assieme al nostro compagno. Sarà il giorno di Nick (Collison, ndr)”

– Kevin Durant su Nick Collison e gli OKC Thunder –

 

Nick Collison fu un rispettatissimo membro degli Oklahoma City Thunder capaci di raggiungerere la Finale NBA nel 2012 (persa per 1-4 contro i Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh), e compagno di squadra di Kevin Durant sin dall’esordio del due volte MVP delle finali, a Seattle.

Durant volerà a oklahoma City al termine della trasferta dei suoi Golden State Warriors a Minneapolis, prevista per il 19 marzo, e presenzierà alla cerimonia di ritiro della maglia #4 di Collison assieme ai compagni di un tempo Russell Westbrook, Steven Adams, André Roberson ed a coach Billy Donovan, unici “reduci” della stagione 2015\16, l’ultima di Kevin Durant in maglia OKC Thunder.

Three Points – Ci sono anche i Thunder

OKC-Thunder-tre-punti

La fase più calda della regular season è arrivata. Quando mancano poche settimane all’All-Star Game di Charlotte (con i titolari appena annunciati e le riserve che saranno scelte nei prossimi giorni), le franchigie NBA si trovano al punto in cui decidere che direzione seguire, con il mercato delle trade che sta per prendere il sopravvento. I Memphis Grizzlies, in crollo verticale dopo una buona partenza, stanno facendo più di un pensiero sulla cessione di Mike Conley e Marc Gasol, che darebbe ufficialmente il via a una ricostruzione troppe volte rimandata. I Golden State Warriors, d’altro canto, sono alle prese con l’inserimento di DeMarcus Cousins, potenziale ciliegina su una torta già squisita. L’unica certezza, rispetto alle scorse settimane, è rappresentata da James Harden. Il Barba ha coronato il suo momento di onnipotenza cestistica con la leggendaria notte del Madison Square Garden, chiusa con 61 punti (massimo in carriera) e 15 rimbalzi, necessari a Houston per vincere in volata contro i New York Knicks. Intanto, l’ex-compagno Carmelo Anthony continua la sua personale odissea; ‘parcheggiato’ dai Rockets a Chicago, verrà tagliato dai Bulls per poi cercare un’ultima, disperata chance in una squadra dai playoff (con i Los Angeles Lakers principali indiziati). In casa gialloviola tiene banco la questione infortuni: LeBron James continua a posticipare il suo rientro, mentre Lonzo Ball dovrà fermarsi per almeno un mese a causa di un problema a una caviglia. Purtroppo a qualcuno è andata molto peggio, ma ne parleremo tra poco. Ora spazio agli Oklahoma City Thunder, che stanno facendo alzare più di un sopracciglio in questo 2018/19.

 

1 – Ci sono anche i Thunder

Russell Westbrook e Paul George, stelle dei Thunder
Russell Westbrook e Paul George, stelle dei Thunder

Il 4 luglio 2016, il destino degli Oklahoma City Thunder sembrava segnato irrimediabilmente. Il controverso addio di Kevin Durant, vera e propria icona sin dall’ultimo anno a Seattle, appariva come il primo tassello di un domino che avrebbe fatto cadere i Thunder nel limbo della ricostruzione. Invece, quella è stata l’ultima occasione in cui la moneta è caduta dal lato sbagliato. Parlare di buona o cattiva sorte è però inopportuno, analizzando la seconda fase della storia della franchigia che Clay Bennett strappò alla Emerald City nel 2008. I Thunder sono ‘rimasti in vita’ perché la loro organizzazione ha acquisito negli anni una grande credibilità, al di là del fatto che pescare un MVP in tre draft consecutivi non capiti proprio a tutti.

Il primo a sposare il progetto di continuità proposto dal GM Sam Presti e soci è stato Russell Westbrook. Il veleno accumulato nel traumatico ‘divorzio’ dal compagno di sempre, KD, avrebbe potuto spingere il fenomeno da UCLA a gettare la spugna, magari diventando la prima superstar a dar retta a un tormentone che non passa mai di moda: “E’ di Los Angeles, quindi l’anno prossimo andrà sicuramente ai Lakers”. Invece Westbrook ha incanalato la (eccessiva) frustrazione nel modo migliore possibile, abbattendosi sulla NBA con una furia inaudita. Ecco dunque la stagione dei record, coronata con un sacrosanto trofeo di MVP. Per riportare in alto i Thunder, però, un one man show, per quanto esaltante, non poteva certo bastare. Quando la dirigenza, con due mosse piuttosto sorprendenti, ha portato nell’Oklahoma Carmelo Anthony e Paul George, per la franchigia e per il suo leader la missione è apparsa più chiara che mai: puntare nuovamente all’anello.
La prima (e unica) stagione dei ‘Big Three’ è stata a dir poco fallimentare. La squadra ha mostrato un ottimo potenziale, che però tale è rimasto. Le imminenti scadenze contrattuali di ‘Melo e PG13 non hanno certo aiutato, con una sensazione di precarietà che ha accompagnato OKC fino alla prematura eliminazione dai playoff. Mentre Anthony era ormai invischiato in una ‘crisi d’identità’ tecnica da cui non è ancora uscito, George era atteso con festoni e coriandoli dalla Los Angeles gialloviola. Ai Thunder sarebbe rimasto solo Westbrook, non certo impaziente di riprendere la sua battaglia solitaria contro il mondo. Invece Paul George è rimasto, e da quel momento la storia della franchigia è cambiata per davvero.

Certa di poter contare su due star di primissimo livello per un periodo medio / lungo, la squadra si è presentata al via di questo 2018/19 con una consapevolezza diversa. Con la mente finalmente sgombra e archiviata una volta per tutte la separazione con Indiana, PG13 sta giocando il miglior basket della sua carriera. Determinante su entrambi i lati del campo, al momento è in lizza sia per il premio di MVP, sia per quello di Defensive Player Of The Year. Anche perché la difesa dei Thunder è una delle migliori della lega, statistiche alla mano, nonostante all’appello manchi Andre Roberson, specialista fermo da parecchi mesi per infortunio. Trovare qualcuno che ne faccia le veci è ancora il maggiore cruccio di coach Billy Donovan, che finora ha puntato sul giovane Terrance Ferguson, tanto promettente quanto incostante. Il resto del quintetto è ormai una certezza; Jerami Grant è cresciuto a dismisura, dal suo approdo nell’Oklahoma (2016, scambiato dai Sixers per Ersan Ilyasova), mentre Steven Adams è già annoverabile tra i migliori centri NBA. Da quando Durant ha cambiato aria, la sua perfetta intesa con Westbrook ne ha innalzato mostruosamente il rendimento. A proposito… E Westbrook?
L’ex-MVP ha indubbiamente faticato nel passaggio da ‘unica opzione offensiva’ a ‘facilitatore’. L’anno scorso ci aveva provato con un avvio in sordina ma, quando è diventato chiaro che le cose non avrebbero funzionato, si è rimesso ‘in proprio’, cadendo nelle consuete esagerazioni con cui nutre da anni i suoi haters. In questa stagione, complici anche l’infortunio iniziale e le difficoltà al tiro, sembra accontentarsi di un ruolo secondario. Viaggia comunque in tripla-doppia di media (sarebbe la terza stagione di fila, mai nessuno come lui) con quasi 22 punti a sera, che non è pochissimo, ma è evidente che, finora, il palcoscenico sia stato tutto per George, ormai pronto a sedersi al tavolo dei migliori. Guai però a sottovalutare Russ e i Thunder quando la pressione aumenterà, ai playoff. Tra gli ostacoli più grossi sulla strada per le Finals, ci saranno anche loro.

 

2 – Working class hero

Per Victor Oladipo stagione finita
Per Victor Oladipo stagione finita

Nelle ultime ore, la scure degli infortuni si è abbattuta con particolare crudeltà su Victor Oladipo, messo k.o. per tutta la stagione da una lesione al tendine del bicipite femorale. L’espressione affranta con cui ha abbandonato il terreno di gioco vale più di mille parole: per lui e per gli Indiana Pacers è una beffa tremenda.
Quella di Oladipo è la tipica storia americana, del genere che autori e sceneggiatori aspettano con ansia ogni anno. Figlio di immigrati (padre della Sierra Leone e madre nigeriana), diventa un idolo al college con la maglia degli Indiana Hoosiers. Viene chiamato per secondo (dopo Anthony Bennett…) al draft 2013 dagli Orlando Magic, ma delude le aspettative. Quando viene ceduto prima agli Oklahoma City Thunder e poi ai Pacers, la sua carriera sembra destinata ad arenarsi, ma ecco che la storia si trasforma in una favola. Il 2017/18 è l’anno dell’incredibile esplosione, con la convocazione all’All-Star Game e il premio di Most Improved Player Of The Year. Le sue prestazioni stellari stravolgono di colpo le prospettive di Indiana, partita con idee di ricostruzione dopo l’addio di Paul George e arrivata a un soffio dal mandare a casa LeBron James, al primo turno playoff.

Con l’arrivo della nuova stagione, i Pacers sono consapevoli di non essere più una sorpresa, ma una certezza. Al momento, la squadra di Nate McMillan è terza a Est, davanti alle favoritissime della vigilia, Boston e Philadelphia. Ha una delle migliori difese della lega e gioca un basket corale e ‘democratico’, con sei giocatori in doppia cifra di media. Oladipo, stella di questi Pacers ‘operai’, viaggiava con cifre meno esaltanti rispetto all’anno scorso (18.8 punti di media, contro i 23.1 del 2017/18), ma la sua leadership e la sua classe su entrambi i lati del campo mancheranno da morire.
Sconfitta solo tre volte nelle ultime quindici uscite, Indiana dovrà ulteriormente serrare le fila, per continuare la corsa alla post-season. In assenza della loro sfortunata stella, i compagni saranno chiamati a farsi avanti. E dovranno farlo tutti, dai giovani di prospettiva come Domantas Sabonis (eccezionale dalla panchina), Aaron Holiday e Myles Turner (da cui ci aspetta ancora tanto) ai molti veterani in scadenza di contratto (Thaddeus Young, Darren Collison, Tyreke Evans, Bojan Bogdanovic). Chissà mai che la grande solidità del gruppo non possa rivelarsi più forte dello scintillante talento individuale di alcuni avversari. D’altronde, è così che finiscono le favole…

 

3 – A dimensione D’Angelo

Grande stagione a Brooklyn per D'Angelo Russell
Grande stagione a Brooklyn per D’Angelo Russell

Nella Eastern Conference, dall’inizio del 2019, nessuno ha fatto meglio dei Brooklyn Nets. No, non ci sono refusi: la squadra di Kenny Atkinson ha vinto nove delle undici partite disputate, prendendosi addirittura gli scalpi di Boston Celtics e Houston Rockets, e attualmente è stabile al sesto posto, con un buon vantaggio sulle inseguitrici. Certamente avere un roster giovane e ‘disciplinato’ come quello di Brooklyn (di cui Spencer Dinwiddie e Joe Harris sono i perfetti rappresentanti) è un vantaggio, in una Conference ancora priva di gerarchie. Però l’avvio di stagione mediocre, sommato agli infortuni di Caris LeVert e Allen Crabbe, sembrava condannare i Nets all’ennesima annata da dimenticare. Se invece sono in piena corsa per la post-season è anche merito dell’esplosione di D’Angelo Russell, fresco di nomina a “giocatore della settimana”.

Russell era arrivato in NBA nel modo più complicato possibile. Chiamato con la seconda scelta assoluta al draft 2015, era stato presentato come colui che avrebbe riportato in alto i Los Angeles Lakers. La sua stagione da rookie si era presto trasformata nel Kobe Bryant Farewell Tour. Con i riflettori sempre puntati addosso, il grande numero 24 raccoglieva i tributi delle arene di tutta America, mentre la squadra si inabissava sempre più. Il progetto di rinascita, almeno per il momento, era destinato a fallire e, nel giro di un paio d’anni, quel giovane nucleo sarebbe stato smembrato. Larry Nance Jr. e Jordan Clarkson avrebbero accompagnato LeBron James alle ultime Finals in maglia Cavs, Nick Young li avrebbe sconfitti con gli Warriors, laureandosi campione NBA. Lou Williams avrebbe continuato a macinare punti in uscita dalle panchine di Rockets e Clippers, mentre Julius Randle si sarebbe accasato a New Orleans. La mossa più rappresentativa del passaggio di consegne tra Mitch Kupchak e la coppia Magic JohnsonRob Pelinka dietro la scrivania gialloviola sarebbe stata però quella che avrebbe coinvolto D’Angelo Russell. Il definitivo ‘colpo di spugna’ sulla gestione precedente era stato dato con la sua cessione ai Nets; da un lato si liberava spazio salariale (con lui era partito anche Timofey Mozgov, titolare di un contratto assurdo), dall’altro si lasciava campo libero alla prossima, grande speranza dei Lakers: Lonzo Ball.

Mentre in California non è ancora chiaro se la scommessa sia stata vinta o meno, Russell ha trovato a Brooklyn la sua dimensione ideale. Dopo un primo anno altalenante e condizionato dagli infortuni, l’ex playmaker di Ohio State ha fatto finalmente il salto di qualità. Già in grado di ritoccare diversi record personali sul finire del 2018, con l’arrivo del nuovo anno è letteralmente esploso, viaggiando a oltre 24 punti di media e avanzando una seria candidatura per una chiamata tre le stelle di Charlotte. Certo, la costanza non è ancora di casa; nelle prestigiose vittorie contro Celtics e Rockets ha fatto registrare 5 e 10 punti, mentre nelle ultime tre gare non è mai sceso sotto i 25. Però finalmente Brooklyn ha un giovane talento da ammirare e su cui potrebbe costruire il futuro. Il condizionale è d’obbligo, perché in estate Russell sarà soggetto a qualifying offer; prima di pareggiare o meno eventuali proposte di altre franchigie, i Nets dovranno avere le idee chiare sui desideri dei grandi free-agent.

Pronostici NBA 18-19: Knicks-Thunder apre il Martin Luther King Day

Oklahoma City Thunder 2018/2019

Pronostici NBA 18-19: Knicks-Thunder apre il Martin Luther King Day, una giornata che anche per gli appassionati italiani è assolutamente da non perdere. Tantissimi match infatti sono nel nostro prime-time, il che ci consentirà di seguire meglio i match. In chiusura di giornata, gli acciaccati Los Angeles Lakers incrociano i Warriors, che con il rientro di Cousins sono al completo.

all-star-game-2019-Minnesota Timberwolves 2018/2019

A splendere nella domenica Nba è stato Derrick Rose, che con i suoi 31 punti e il canestro decisivo ha permesso ai Timberwolves di battere i Suns e proseguire nella caccia ad un posto Playoff. Comoda vittoria casalinga per i Pacers, con quasi tutti i giocatori a referto mentre i Clippers sorprendono a domicilio gli Spurs, con un Tobias Harris sugli scudi.

Pronostici NBA 18-19: Knicks-Thunder

New York Knicks (10-34) vs Oklahoma City Thunder (27-18). La squadra della Grande Mela procede a “pieno ritmo” verso il fondo della classifica. 1 vittoria nelle ultime dieci uscite per la squadra di coach David Fizdale, che non sembra trovare grosse soluzioni per migliorare la situazione. Le statistiche non dicono tutto e siamo d’accordo, ma se un team presenta il 25esimo rating in attacco e la penultima difesa della Lega, allora c’è poco da discutere. Un raggio di sole potrebbe essere Kevin Knox: il rookie uscito da Kentucky sembra essere un giocatore su cui fare affidamento in futuro, magari con al fianco ancora Kristaps Porzingis. 

Per i Thunder la vittoria sul filo di lana contro Philadelphia ha ridato un pò di ossigeno, dopo 2 sconfitte filate. Paul George sta ampiamente dimostrando perchè si è meritato un super rinnovo in estate, con il suo livello di gioco che se non è da Mvp poco ci manca. Con lui in campo la squadra ha un perfetto equilibrio tra attacco e difesa, il che può far sperare molto bene per il futuro. Russell Westbrook continua a litigare e non poco con il ferro, pur mantenendo la consueta energia contagiosa. Le percentuali dal campo sono basse e anche l’efficienza ne risente (44%). Vedremo se riuscirà a migliorare le percentuali e perchè no, le scelte.

Quote

  • Money Line: Thunder (quota 1.22)
  • Handicap: Thunder -9.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 226.5

Suggerimento

  • Thunder -6.5 (1.60)

Pronostici NBA 18-19: dopo Knicks-Thunder, i Lakers aspettano Cousins e Co.

Los Angeles Lakers (25-22) vs Golden State Warriors (32-14). L’infermeria continua a riempirsi per i giallo-viola. Lonzo Ball si è infortunato e ne avrà per almeno 4 settimane, aggravando notevolmente il problema portatore di palla per coach Walton. Con Rondo James ancora fuori (anche se sulla via del recupero), a portar palla potrebbe essere Brandon Ingram anche se il match di certo non è dei più agevoli. Gli ospiti infatti arrivano sulle ali dell’entusiasmo del gioco ritrovato e di un Demarcus Cousins in più nel motore. L’ex Pelicans è sembrato già abbastanza carico e la sua pericolosità dall’arco è stata fin da subito letale per gli avversari. Se l’innesto continuerà su questa riga, allora la corsa all’anello si restringerà ancora una volta.

Quote

  • Money Line: Warriors (quota 1.12)
  • Handicap: Warriors -11.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 233.5

Suggerimento

  • Under 242.5 (1.40)

Pronostici NBA 18-19: le altre in pillole

  • Cleveland Cavaliers vs Chicago Bulls: over 203.5 (1.41)
  • Washington Wizards vs Detroit Pistons: under 224.5 (1.55)
  • Memphis Grizzlies vs New Orleans Pelicans: under 225.5 (1.48)
  • Philadelphia 76ers vs Houston Rockets: 76ers (1.52)

Thunder-Lakers: il core gialloviola c’è, rimonta e vittoria in OT

Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena

Game 46 Recap: Thunder-Lakers

A due settimane dall’equilibrata sfida dello Staples Center, Los Angeles Lakers (24-21) di scena alla Chesapeake Energy Arena per affrontare gli Oklahoma City Thunder (26-17).

Dopo la disastrosa sconfitta patita contro i Cavaliers, il successo contro i Bulls ha riportato un po’ di serenità nell’ambiente gialloviola. La pessima prestazione dello Staples Center – contro una delle peggiori squadre della Lega – aveva riportato dubbi e perplessità sul futuro di giocatori e coach. Brutto momento anche per OKC: la sonora sconfitta di Atlanta è la quarta subita nelle ultime cinque disputate.

I lacustri devono fare ancora a meno di LeBron James – il cui rientro viene posticipato settimana dopo settimana – e Rondo. Walton quindi conferma il nuovo quintetto varato contro Chicago: Zo, KCP, Ingram, Kuz e Chandler. Donovan – privo di Abrines e Roberson – risponde con Westbrook, Ferguson, George, Grant ed Adams.

Thunder-Lakers, avvio di gara tutto per OKC

L’avvio di gara è tutto in salita per i californiani, che soffrono l’aggressività degli avversari e commettono perse a ripetizione. OKC è reattiva sulle linee di passaggio e con quattro recuperi riesce a distendersi in transizione, chiudendole con Steven Adams e dalle triple di George e Ferguson. 7-16 con 7’23” da giocare nel quarto, inevitabile e forse tardivo il timeout di Walton.

I Lakers sembrano tornare in campo più accorti e gestiscono meglio l’attacco. Ingram continua a cercare i compagni, Kuzma si riscalda dall’arco e complice un paio di errori dei Thunder, KCP può segnare il layup del 17-21.

Ma quello lacustre è un fuoco di paglia e viene immediatamente spento dai Thunder, che continuano a capitalizzare tutti gli errori degli angeleni. Ferguson e Jerami Grant colpiscono dall’arco (5/6 di squadra) e dopo un canestro di PG ancora il figlio di The General completa il gioco da tre punti ed il parziale (12-0) che pare chiudere la gara con quaranta minuti di anticipo, 17-33.

Nonostante le incertezze dello spento McGee a rimbalzo, subito sostituito da Zubac…

…i gialloviola riescono ad evitare che il tracollo sia totale grazie alle triple di KCP, a segno due volte prima dei canestri di Beasley e Noel che chiudono la frazione, 27-39.

Tante le seconde chance concesse, troppe le perse commesse. Dagli errori dei ragazzi di Walton, Oklahoma City è riuscita a produrre ben diciassette punti.

Thunder-Lakers, la 2nd unit ricuce lo strappo

Coach Luke Walton cambia tutto e schiera Lance, Svi, Hart e Beasley con Zu. La scelta paga perché le seconde linee riescono ad essere più produttive dei titolari. Patterson segna dall’arco prima che B-Easy ed Hart convertano due and-one. Lo stesso Josh serve Zubac sotto canestro per il 37-42 a 9’31” dall’intervallo, timeout per Donovan.

Il parziale lacustre viene interrotto per un momento da Dennis Schroder, prima che i liberi di Wagner – entrato per Beasley – e l’affondata di Zu facciano da prologo alla tripla…

…del pareggio di Josh Hart, 44 pari. Ottimo l’impatto del prodotto di Villanova, autore di 6 punti, 2 rimbalzi, 2 assist, 1 recupero ed una stoppata in soli otto minuti di gioco.

Torna in campo Kuzma che realizza il canestro del sorpasso ed i liberi del primo allungo gialloviola (+5) a metà quarto. Rientrato tutti i titolari e quelli di OKC si confermano on fire dall’arco: RW, George e Ferguson rispondono alla tripla di Hart, 54-53.

Ingram segna dalla lunetta i primi punti della sua gara, mentre l’infuocato Terrance Ferguson (5/6 da tre) segna dal perimetro dopo Moe Wagner mantenendo la gara in perfetta parità, 61-61 a 2’33” dall’intervallo lungo. Entrambe le contendenti efficaci da oltre i 7.25: 8/15 per i Lakers, 12/20 dai Thunder.

A causa della difesa di coach Billy Donovan, abile e chiudere le linee di passaggio, Brandon Ingram continua ad incidere cercando…

…i compagni, assistendo la prima delle due triple di Ball che chiudono il tempo, 67-63.

Lakers capaci di ridurre le perse nel quarto (4-3) oltre che prendere il controllo delle plance (17-8). Rischiosa la scelta Walton di schiacciarsi nel pitturato, poiché il perimetro sguarnito è preso d’assedio dai tiratori Thunder.

Thunder-Lakers, George contiene l’allungo lacustre

Il 3/14 dal campo con cui ha chiuso la prima parte di gara non spaventa Russell Westbrook, subito a segno dall’arco. Un paio di errori di Ingram e dei jumper sbagliati consentono ai Thunder di tornare avanti (+2) dopo due minuti di gioco.

Si accende Lonzo che prima serve sull’arco KCP, poi segna la terza tripla della sua gara ed infine pesca ancora sotto canestro Tyson Chandler, che nell’occasione si procura una distorsione all’anulare della mano destra. Con il recupero ed il canestro in transizione di Kentavious Caldwell-Pope, i Lakers toccano il massimo vantaggio, 77-71.

I lacustri però sprecano tutto in nove secondi: The Broodie sbaglia entrambi i liberi, Adams anticipa l’ex Suns e serve Ferguson sul perimetro. T-Ferg subisce il fallo di Zo, segna i primi due e sbaglia il terzo consentendo un altro tip al centro neozelandese. Paul George ringrazia e segna la tripla del -1.

Dopo qualche possesso confusionario, RW e KK smuovono il punteggio segnando entrambi la quarta tripla della propria serata. Ingram non trova il canestro dal campo ma segna dalla lunetta e continua a servire i compagni. Con l’assist per la tripla di Kuzma (85-80) mette a referto l’undicesimo assist della gara, suo nuovo career-high.

La gara continua ad essere equilibrata, i lead changes si susseguono: and-one per Young Trece, scambio di schiacciate tra Westbrook…

…e McGee. Schroder e George provano ad allungare, rispondono Svi Mykhailiuk – dall’arco – e Kuzma. Ancora parità, prima del libero di Nader che chiude il quarto, 95-96.

Thunder-Lakers, it’s overtime!

Dopo aver servito Zubac, Lance Stephenson realizza il layup che gli consente di essere il dodicesimo lacustre ad andare a segno nella gara.

Patrick Patterson colpisce due volte dal perimetro, risponde Ivica Zubac con il terzo canestro del quarto, 103-104 a nove dalla fine. Il centro croato nonostante fatichi a contenere a Adams a rimbalzo continua a farsi valere come finalizzatore – 9/10 dal campo al momento – segnando il canestro del pareggio a quota 105.

Rientrano Kuzma e Ball, Zo serve subito Svi oltre i 7.25, Adams ed un libero di PG mantengono la partita in parità. L’ex Pacers cattura il dodicesimo rimbalzo offensivo per OKC e serve Westbrook (7/23 finora) per la tripla del +3.

Walton ferma subito la gara ed al rientro Kyle Kuzma continua ad essere caldo dall’arco, segnando le due triple che riportano avanti i gialloviola, 114-113 a quattro minuti dalla fine. Reduce da un periodo non brillantissimo dall’arco, serata super per Kuz autore di ben sette triple su dieci tentativi, suo massimo stagionale 🏀🏀🏀.

Zu risponde all’and-one di Grant prima…

…ed ai liberi di Westbrook poi, 110 pari a 1’37” dal termine. Il #0 dei padroni di casa fallisce il libero, consentendo a Kuzma di segnare il canestro del +1.

Russ sbaglia anche in penetrazione, così come Ball dall’arco. Hart è il più lesto a rimbalzo e subisce il fallo. Josh non trema dalla lunetta, 122-119 a 35” dalla sirena.

RW sbaglia ancora, Grant stoppa Kuzma ed i Thunder hanno la palla del pareggio 6″ dalla fine. Walton sceglie di commettere subito fallo, Ball ci prova ma gli arbitri sanzionano il fallo concedendo tre liberi a Westbrook.

Scelta che non convince nessuno, ne in campo…

…ne  alla TV, ma gli arbitri decidono di non usare il replay. Westbrook non sbaglia ed impatta sul 122 con 2.9″ da giocare, nei quali Kuzma non riesce a segnare. Overtime.

A fine gara, l’arbitro Tom Washington ha dichiarato – ufficialmente – che la chiamata è stata sbagliata ed avrebbero dovuto concedere due liberi. Altro sport, altra mentalità, altro mondo.

Thunder-Lakers, Lonzo trascinatore

Kuz, Ingram e Zo provano invano ad attaccare il ferro, mentre OKC si accontenta dei tiri dalla lunga distanza, fallendone tre. Tocca quindi a Lonzo Ball sbloccare il punteggio.

Il play – dopo aver vinto una jump ball – segna…

…la tripla cui segue una rara esultanza liberatoria. Il prodotto di UCLA alza le marce e segna in penetrazione il canestro del 129-122 a poco più di due minuti dalla fine del supplementare.

Ferguson colpisce da tre, salvo poi sbagliare dopo il canestro di Kuzma. Ball gestice bene il possesso, raggiungendo la doppia cifra negli assist con il passaggio che regala a Zubac (26) il nuovo career-high. 133-125 a 1’09” dalla fine.

George patisce le attenzioni di Slenderman e non segna più, l’unico Thunder a crederci ancora e Grant a segno ancora dall’arco. Zubac serve Ingram che schiaccia…

…il canestro che di fatto chiude la gara, i liberi di Kuz e dello stesso Brandon fissano il punteggio finale, 138-128.

Thunder-Lakers, career-night per lo young core

Ottima prova per Ball, cresciuto nella seconda parte di gara – come tutti gli starter – dopo il brutto primo quarto. Lonzo ha chiuso con 18 punti (7/17 dal campo, 4/10 dall’arco) senza esitare quando si è trattato di prendersi un tiro. Per Zo anche 6 rimbalzi, 10 assist con 4 perse, 1 recupero e 5 falli commessi.

Il 29.6% dall’arco in stagione non ha intimorito Kuzma, che ha tentato 12 triple segnandone 7. Per Kuz 32 punti, 8 rimbalzi, 4 assist, 3 recuperi e 4 perse oltre a segnare con costanza per tutta la durata della gara.

Una delle migliori difese della NBA – anche come deflection, 22 nella gara – si è rivelata ostica per Ingram. L’ala lacustre ha fallito tutte e otto le conclusioni dal campo trovando il canestro solo con la schiacciata negli ultimi possessi dell’OT. Brandon quantomeno non si è intestardito nella ricerca personale ed ha provato, soprattutto nel primo tempo, a mettere in ritmo i compagni. Per Tiny Dog otto punti (1/9 al tiro, 6/6 dalla lunetta), 5 rimbalzi ed 11 assist (nuovo career-high) oltre ad aver contenuto George nell’ultima parte della gara.

Gara energia e sostanza per Hart, che non ha risentito del ritorno in panchina. Per Josh 12+10+5 con 2/4 dall’arco e tre recuperi. Miglior gara in carriera per Zubac – 26+12, 12/14 dal campo – bravo a tramutare in due punti quasi tutti i palloni giocati in attacco.

KCP (13, 3/4 dall’arco) bene nel primo tempo, salvo poi giocare meno a causa – o grazie – della buona prova di Hart. Positivo anche Svi, che mette a segno due triple ed appare sempre più confidente gara dopo gara.

Nonostante il colpo alla mano, Chandler disputa una buona prova pur soffrendo – meno di McGee – la fisicità di Adams. Lo JaVale post polmonite non è ancora quello pre, serata di sofferenza per l’ex Warriors alla ricerca della condizione migliore.

Gara senza particolare acuti ma soprattutto priva di nefandezze per Lance, mentre Beasley – oltre a dimenticare di indossare i pantaloncini da gara – non è stato incisivo come nelle uscite precedenti. Pochi minuti ma solita grinta per Moe.

Ivica Zubac and Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena
Ivica Zubac and Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena (Zach Beeker, NBAE via Getty Images)

OKC segna il nuovo record di franchigia per triple segnate (22) ma l’ossessiva ricerca della conclusione dall’arco (54 tentativi), stimolata anche dalle scelte difensive dei Lakers, alla fine non ha pagato.

Top scorer per i Thunder Paul George (27+7+8, 9/19 dal campo) mentre Westbrook (26+9+13) ha sbagliato troppo (9/30 dal campo). Doppia doppia (17+15) con quattro recuperi per Adams, 21 con 6/12 dal’arco per Ferguson, 14 per Grant.

Box Score su NBA.com

Thunder-Lakers, LeBron e Magic entusiasti

Iniezione di fiducia per i Lakers, sia per la vittoria che per la prestazione. I lacustri non hanno mollato dopo il solito brutto primo quarto di questo momento della stagione, recuperando prima e restando a contatto poi, fino all’allungo finale.

Con Ball creatore primario è tutto l’attacco a giovarne, tuttavia è comprensibile la scelta di Walton di alternare la gestione dell’attacco con Ingram nella prima parte della gara, in modo da preservare Lonzo e Kuzma per il finale.

Ovviamente quando si tira con queste percentuali – 19/40 dall’arco, 19/21 ai liberi – in attacco è tutto più semplice poiché la difesa di OKC ha dovuto necessariamente contestare i tiratori. Importante poi l’aver dato una sterzata alle perse ed al controllo delle plance, cause fondamentali del passivo rimediato nel primo quarto.

Infine, bisogna riconoscere a Walton ed il suo staff la bontà di alcune scelte. Dalle rotazioni al panchinamento punitivo di Kuzma a fine primo tempo, dalla motivazione dei giovanialle lineup schierate, il figlio di Bill ha poco da rimproverarsi.

I difatti ormai noti dei Lakers, non possono risolversi in una sera.

La vittoria è stata ovviamente ben accolta da LeBron…

…e da Magic…

…oltre che da tutti o quasi i fan gialloviola.

I Los Angeles Lakers tornano in campo – 2:30 italiane – nella notte tra Sabato 19 e Domenica 20 Gennaio per affrontare al Toyota Center gli Houston Rockets.

Thunder, lontano il rientro in campo per André Roberson, Donovan: “Ancora in riabilitazione”

NBA Roster Survey-infortunio Andre Roberson

Ancora lontano il ritorno in campo per la guardia degli Oklahoma City Thunder André Roberson. Coach Billy Donovan ha dichiarato ad Erik Horne, cronista per The Oklahoman e NewsOKSports, che il prodotto di Colorado è “ancora alle prese con la fase di riabilitazione“, dopo i due interventi al ginocchio sinistro.

André Roberson si era infortunato il 27 gennaio 2018 durante una sfida casalinga contro i Detroit Pistons. Per il giocatore, rottura del tendine rotuleo della gamba sinistra e stagione terminata.

Una settimana dopo l’apertura dei training camp per la stagione 2018\19, André Roberson si è sottoposto ad un secondo intervento al ginocchio.

A fine novembre invece, una risonanza magnetica aveva evidenziato una microfrattura all’altezza del ginocchio sinistro, problema che ha ulteriormente rimandato la data del possibile rientro in campo per l‘ex secondo quintetto difensivo dell’anno (2017).

André Roberson è ancora in fase di riabilitazione. Sta lavorando su forma fisica e recupero. Andre sta lavorando sodo, sta facendo tutti gli step necessari ma al momento il suo ritorno in campo è ancora lontano

– Coach Billy Donovan su André Roberson –

 

Gli Oklahoma City Thunder rimangono fiduciosi di poter rivedere Roberson in campo “ad un certo punto” a stagione in corso. In caso di stop per il resto della stagione, i Thunder potrebbero prendere in considerazione la richiesta della “disabled player exception”, eccezione al salary cap concessa dalla NBA in caso di infortuni gravi.

I Thunder ritireranno la maglia #4 di Nick Collison, appuntamento per il 20 marzo

Gli Oklahoma City Thunder ritireranno la maglia del grande ex Nick Collison.

Il prossimo 20 marzo 2019, i Thunder renderanno omaggio a Collison, prodotto dell’università di Kansas e per 14 stagioni giocatore NBA con la maglia dei defunti Seattle SuperSonics prima, e degli Oklahoma City Thunder successivamente, ritirando la sua maglia #4.

Nick Collison, ex giocatore dell’anno a livello collegiale (2003) e compagno di squadra a Kansas dell’ex Chicago Bulls Kirk Hinrich, fu selezionato con 12esima scelta al draft NBA 2003 dai Seattle Supersonics.

Collison disputò quattro stagioni a Seattle, per poi seguire la squadra ad Oklahoma City dopo il celebre trasferimento del 2009. Ad OKC, Collison divenne subito uno dei beniamini del pubblico della Chesapeake Energy Arena, raggiungendo la finale NBA nel 2012 a fianco di Kevin Durant e Russell Westbrook.

Nick Collison, 39 anni, aveva annunciato il proprio ritiro dall’attività agonistica nel maggio 2018, dopo una stagione da sole 20 partite disputate.

La cerimonia si terrà prima della sfida tra Oklahoma City Thunder e Toronto Raptors. Nick Collison diventerà il primo giocatore dei giovani Oklahoma City Thunder a vedere ritirato il proprio numero, la maglia #4 dell’ex Kansas Jayhaws penderà dalle volte della Chesapeake Energy Arena al fianco delle canotte dei grandi ex Supersonics Spencer Haywood, Nate McMillan, Lenny Wilkens e Jack Sikma.

Notte da record a San antonio, Aldridge, Popovich, Russ e tanti tiri da 3

Spurs-Thunder da record, la partita tra Spurs ed Oklahoma City Thunder, decisa da due overtime e terminata con la vittoria dei padroni di casa di San Antonio, entra di diritto tra le candidate principali per la nomina di partita dell’anno.

Un “instant classic” che ha permesso ai San Antonio Spurs di ritoccare alcuni record di squadra e globali, e che ha fatto di coach Gregg Popovich il terzo allenatore più vincente nella storia della NBA.

All’AT&T Center di san Antonio, Texas, Spurs-Thunder finisce 154-147.

Spurs-Thunder da record, alcuni numeri

 

LaMarcus Aldridge segna 56 punti (nuovo career high per l’ex Blazers), Russell Westbrook si arrende lasciando sul campo una tripla-doppia da capogiro: 24 punti, 13 rimbalzi e 24 (!) assist in 49 minuti di gioco, con sole 3 palle perse.

Per gli Spurs, un tabellino da incorniciare ed esporre nel futuro museo alla memoria di una delle squadre più vincenti e caratterizzanti degli ultimi 30 anni di sport professionistico a livello mondiale.

I 56 punti di LaMarcus Aldridge sono la terza miglior prestazione offensiva personale di un giocatore dei San Antonio Spurs. L’ex giocatore dei Portland Trail Blazers si piazza alle spalle di David Robinson (71 punti; 1994) e George Gervin (63 punti; 1978). La partita dell’AT&T Center ha consentito a Aldridge di superare Magic Johnson al 78esimo posto nella classifica dei migliori marcatori All-Time NBA.

Russell Westbrook è diventato il primo giocatore NBA dai tempi di Isiah Thomas (1985) a giocare una partita da almeno 24 punti, 24 assist e 10 rimbalzi. Per Westbrook, la gara di San Antonio è la seconda partita in carriera da almeno 20 punti, 20 assist e 10 rimbalzi.

LaMarcus Aldridge è il nono giocatore a segnare almeno 50 punti in partita singola in questa stagione (Steph Curry, Kevin Durant, Blake Griffin, LeBron James, Derrick Rose, Kemba Walker e James Harden gli altri 8).

Spurs-Thunder da record, la partita più “alta” dal 2006

I 154 punti segnati dagli Spurs sono validi per la miglior prestazione offensiva di squadra da quando coach Gregg Popovich siede sulla panchina dei texani (l’era Popovich a San Antonio iniziò nel 1996), ed i San Antonio Spurs sono diventati la prima squadra dai tempi dei Phoenix Suns di Steve Nash (2010) a segnare più di 150 punti in una gara singola. Gli Spurs sono attualmente solamente 27esimi per punti segnati a partita (102.7).

Gli Spurs sono inoltre diventati l’unica squadra NBA a mandare a bersaglio più di dieci tiri da tre punti consecutivi negli ultimi 20 anni, come riportato da ESPN. Marco Belinelli e compagni hanno segnato 14 tiri da tre punti consecutivi, in una serata da 16 su 19 complessivo. San Antonio ha segnato 10 tiri da tre punti nel solo primo tempo, raggiungendo quota 14 prima di un errore di Derrick White.

Marco Belinelli ha chiuso la sua gara con 19 punti e 5 su 5 dalla lunga distanza.

L’ultima partita NBA in cui le due squadre abbiano superato i 300 punti segnati complessivamente risaliva al 7 dicembre 2006 (Phoenix Suns-New Jersey Nets 161-157).