Un nuovo inizio per Markelle Fultz: gli Orlando Magic

Uno tra gli scambi più discusse dell’ultima trade deadline riguarda Markelle Fultz. L’ex prima scelta al Draft 2017 è passato da Philadelphia agli Orlando Magic in cambio di Jonathon Simmons, una prima scelta protetta in lottery al Draft 2020 (via Oklahoma City Thunder) e una seconda scelta al Draft 2019. Si tratta di un nuovo inizio per Markelle Fultz?

Andiamo ora ad analizzare uno scambio all’apparenza clamoroso: il Process dei 76ers non punta più su Fultz, scelto dall’ex GM Bryan Colangelo, che lo preferì a Jayson Tatum.

Fultz dovrebbe essere felice del trasferimento in una squadra che non va ai playoff dal 2012 (no, seriamente, dovrebbe).

I PHILADELPHIA 76ERS: LO SPAZIO SALARIALE

Il GM di Philadelphia, Elton Brand, si è detto dispiaciuto per l’addio a Markelle Fultz, ma non si è fatto scrupolo a scambiarlo in cambio di asset di scarso valore. Simmons, ex Spurs, ha deluso a Orlando ma ha un contratto onesto, da circa 6 milioni annui inscadenza  nel 2020. Potrà allungare la panchina e dare punti fuori dal sistema quando alcune delle stelle saranno fuori dal campo. La scelta via OKC sarà probabilmente molto alta, e in ogni caso è protetta in lottery: in caso di scossoni clamorosi in casa Oklahoma, i 76ers non la riceveranno. I Thunder manterranno lo stesso assetto attuale anche nel prossimo anno, dato che Westbrook, George, Adams, Schroeder e Grant saranno tutti sotto contratto. In caso di un buon piazzamento ai playoff 2020, Philadelphia riceverà una scelta tra la 20 e la 30, non di altissimo valore.

Jonathon Simmons con la canotta di Orlando.

Il motivo dello scambio non risiede dunque nella contropartita tecnica. La vera necessità di Brand è lo spazio salariale per rifirmare in estate Butler e Tobias Harris. Markelle Fultz avrebbe ricevuto quasi 10 milioni di dollari nella stagione 2019/2020: soldi da offrire alle due star per mantenere intatta la struttura attuale della squadra. Con Butler e Harris rifirmati, Philadelphia sarebbe per anni una contender pericolosa, non più interessata ad attendere i progressi di Markelle Fultz.

I problemi del giovane sono di origine misteriosa ma evidenti anche a occhio nudo. La spalla destra non offre ancora certezze al giovane, limitandolo a sole19 apparizioni nell’attuale stagione. Fultz non sarà disponibile nemmeno per il debutto in maglia Orlando Magic: i suoi problemi fisici sono dunque concreti, non bastano gli screzi con lo staff di Philadelphia per spiegare la sua distanza dal parquet.

UNA NUOVA SCOMMESSA PER GLI ORLANDO MAGIC

Cosa? Vado in Florida?

Dal punto di vista degli Orlando Magic, Fultz rappresenta una scommessa in chiave futura. La situazione salariale non è rosea, ma non ci sono rinnovi onerosi in vista (o hanno intenzione di dare il max a Vucevic? No vero?) né aspettative di vittoria nel breve termine. Aspettare Fultz può dunque avere un senso, dato che si tratta di un classe ’98 che aveva fatto intravedere un grande potenziale nell’anno di college.

Vero, Markelle Fultz potrebbe ancora diventare un campione e smentire tutti gli scettici. Ma il rischio che non diventi più un giocatore di livello NBA è altissimo in questo momento.

Più un intrattenitore che un analista vero e proprio, Stephen A. Smith afferma che Fultz potrebbe essere un enorme bust.

Il prezzo pagato da Orlando è tutto sommato alto, dato che Philadelphia era quasi obbligata a cedere Fultz per la situazione salariale sopra descritta. Simmons non aveva ormai nessun valore di mercato, perciò nessun rimpianto su quel fronte. La scelta via OKC invece, seppur alta, avrebbe potuto essere utile. Con una maggiore accortezza, Orlando avrebbe potuto scommettere su Fultz senza cedere nulla di valore per averlo.

Dal punto di vista di Fultz, finire a Orlando potrebbe rivelarsi una benedizione. Il “Process” ha ormai bisogno di giocatori pronti e Fultz non potrebbe dare il suo contributo. A Orlando, con meno pressioni, la sua carriera potrebbe riprendere la strada giusta. 

 

VOTI ALLA TRADE

Dal punto di vista di Philadelphia, il valore di Fultz era ai minimi termini. La cessione era praticamente obbligata per poter rinnovare le due star Harris e Butler in estate. La prospettiva di crescere i giovani non coincide con la volontà di vincere subito, affiancando a Embiid e Simmons i giocatori adeguati. Lo scambio andrà giudicato a luglio:se i rinnovi andranno a buon fine, il voto sarà 9. In caso contrario, se anche solo uno dei due dovesse andarsene e Philadelphia non fosse una vera contender, il voto sarà 5: Fultz avrebbe potuto a quel punto essere aspettato e recuperato.

Gli Orlando Magic scommettono un giocatore potenzialmente ancora recuperabile ma spendono troppi asset per farlo. Per il momento, in attesa di rivedere Fultz in campo, il voto è un 6,5.

Marc Gasol e Mike Conley, quattro squadre per quattro (possibili) trade

Trade Marc Gasol-Grizzlies-Raptors-marc-gasol-conley

Marc Gasol e Mike Conley, a chi conviene? Quattro idee per quattro squadre, quattro team con ambizioni diverse e tutti potenziali acquirenti del duo di star dei Memphis Grizzlies.

La ricostruzione in casa Grizzlies è ufficialmente avviata. Marc Gasol (che potrà diventare free agent a fine stagione) e Mike Conley potrebbero partire già a febbraio in caso di offerta adeguata, e come insegnatoci tanti anni fa dalla famosa trade Rasheed Wallace – Detroit Pistons, la trade giusta al momento giusto potrebbe fare da subito della squadra “giusta” una contender con tutte le carte in regola.

Marc Gasol e Mike Conley: Milwaukee Bucks con Gasol per il titolo

 

Rinunciando ad una parte sostanziosa dell’attuale second unit a disposizione di coach Mike Budenholzer, i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo potrebbero giocare la “carta Rasheed” e piombare sul lungo catalano dei Grizzlies.

Brook Lopez è stato sinora perfetto nel ruolo di “valvola di sfogo” per le penetrazioni di Antetokounmpo. Il lungo ex Brooklyn Nets viaggia in stagione con il 38.3% al tiro da tre punti, su una mole impressionante di tentativi a partita (6.6). Il contratto relativamente ecomomico (3.3 milioni per una stagione) e l’eta di Lopez non sono certo ciò che una squadra come Memphis cercherebbe in cambio di Marc Gasol.

Sacrificando i veterani Ersan Ilyasova e Tony Snell, ed aggiungendo al pacchetto i giovani ed interessanti D.J. Wilson e Sterling Brown (e presumibilmente una scelta futura al primo giro), i Milwaukee Bucks potrebbero arrivare a Gasol, e disporre così di un’alternativa a Lopez, aggiungendo playmaking, difesa accorta ed ulteriore pericolosità dall’arco (35.4% in stagione per Marc Gasol, dato analogo a quello di Ilyasova e leggermente più basso di quello di Brown, ma su una mole maggiore di tentativi). Una carta di valore per puntare già da quest’anno al bersaglio grosso, la Finale NBA.

D.J. Wilson e Sterling Brown, entrambi 23enni, hanno mostrato segnali di crescita incoraggianti in questa stagione. Il prodotto di Michigan Wilson ha sfruttato lo spazio concessogli da coach Budenholzer in uscita dalla panchina, rispondendo con medie da 5.9 punti e 4.6 rimbalzi a gara, con un ottimo 45.4% da dietro l’arco ed una discreta capacità di intimidazione a centro area (1,2 stoppate a gara per 36 minuti).

I nodi da risolvere? Ersan Ilyasova è titolare di un contratto lungo e oneroso (triennale da 21 milioni di dollari siglato nell’estate 2018), che lo renderebbe un “candidato ideale” per una veloce risoluzione contrattuale da parte dei Memphis Grizzlies. I Milwaukee Bucks non disporranno delle prime scelte al draft 2019 e 2021, e la prima scelta sacrificabile per Marc Gasol non sarebbe disponibile per i Grizzlies prima del 2023.

 

Marc Gasol e Mike Conley: Charlotte Hornets con Gasol per i playoffs

Sin da inizio stagione, la parola d’ordine per Kemba Walker e compagni è sempre stata una sola: playoffs. Post-season che a Charlotte manca dal 2016.

Kemba Walker compirà 29 anni il prossimo 8 maggio, e diventerà free agent in estate. La situazione salariale degli Hornets è bloccata dai contratti, lunghi ed onerosi, di Nicolas Batum, Bismack Biyombo e Cody Zeller, giocatori con poco appeal sul mercato.

Il secondo miglior giocatore della squadra è probabilmente l’ex OKC Thunder Jeremy Lamb. L’esplosione del secondo anno per Malik Monk da Kentucky tarda ad arrivare, e forse mai arriverà nonostante il potenziale e la giovanissima età (20 anni). Per gli Charlotte Hornets, arrivare a Marc Gasol significherebbe accrescere le possibilità di una buona posizione di ingresso ai playoffs. Per farlo, il neo-GM Mitch Kupchak dovrebbe rinunciare ad uno (forse ad entrambi) dei due migliori prospetti di cui la squadra dispone: Monk e Miles Bridges da Michigan State, selezionato con la chiamata numero 12 al draft NBA 2018.

La coppia Monk-Bridges potrebbe convincere i Grizzlies ad accogliere il pesante contratto di Bismack Biyombo (ancora 2 anni e 34 milioni di dollari) o Cody Zeller (3 anni e circa 33 miioni di dollari). L’aggiunta di Frank Kaminsky (interessante ma mai sbocciato, e free agent in estate), potrebbe sbloccare la situazione.

Il solo Marc Gasol rappresenterebbe per Charlotte un enorme progresso rispetto all’attuale front-line a disposizione di coach James Borrego. A fine stagione, il 35enne Gasol potrebbe decidere di sfruttare la sua player option sull’ultimo anno di contratto, rimanendo una stagione di più in North Carolina, o decidere di diventare free agent. Per gli Hornets, in ogni caso la prospettiva più simile ad una “win-win situation” oggi possibile.

 

Marc Gasol e Mike Conley: Detroit Pistons con Conley per Blake Griffin

Le squadre NBA si costruiscono in due modi: scegliendo bene al draft ed indovinando il (o i) free agent giusto quando l’occasione si presenta. I Detroit Pistons non hanno fatto nessuna delle due cose.

Gli ultimi draft hanno portato nella Motown giocatori come Stanley Johnson (2015), grande prospetto da Arizona appena tre anni fa ed ora separato in casa, in attesa di accasarsi altrove in estate. il tiratore mancino Luke Kennard da Duke (2017), pescato alla numero 12, si è sinora dimostrato tiratore di stirpe anche a livello NBA, ma poco altro (1.3 assist e 0.9 palle perse a partita in stagione), mentre il pariruolo scelto con la chiamata successiva dagli Utah Jazz… si, lo sappiamo.

La free agency? Un solo nome: Reggie Jackson da Colorado, via Oklahoma City Thunder. Dopo quattro scalpitanti stagioni alle spalle di Russell Westbrook nel midwest, la grande occasione di un quinquennale da 80 milioni di dollari con i Detroit Pistons, decisi a fare di “RJ” il braccio armato del giovane Andre Drummond.

Quasi 5 anni e tanti infortuni dopo, Reggie Jackson rappresenta per i Pistons la più classica delle scelte sbagliate. Poco playmaking (4.2 assist in stagione, a fronte di 1.8 palle perse), poco tiro da fuori per rappresentare una minaccia in posizione di shooting guard di fianco all’affidabile veterano Ish Smith. La trade che nel febbraio scorso portò Blake Griffin a Detroit fu più che giustificabile. Aggiungere un All-Star affermato ed ancora giovane (29 anni) per “mettere una pezza” e sperare almeno nei playoffs.

I primi sei mesi in maglia Pistons dell’ex LA Clippers non sono bastati. I Detroit Pistons 2018\19 (21-27) sono tenuti in zona playoffs solo dalla debolezza delle avversarie. Ciò che resta dei migliori anni di carriera di Blake Griifin (per il quale i Pistons hanno “ingoiato” un contratto enorme, aggravata da una “trade kicker” del 15%) sta andando sprecato, l’highlight più bello in stagione di Reggie Jackson rimarrà probabilmente il surreale “video-bombing” con cui l’ex point-guard dei Thunder interrompe la tirata di Griffin su maturità e serietà di squadra, a fine partita.

Mike Conley è il giocatore più antitetico a Jackson che si possa immaginare. Difesa, tiro, esperienza, conoscenza oxfordiana del pick and roll farebbero di Conley il giocatore perfetto per Blake Griffin, abituato ai lob di Chris Paul (non a caso, in assenza Ish Smith, coach Dwane Casey ha affidato per lunghi tratti le chiavi della squadra al vecchio Jose Calderon).

L’arrivo di Mike Conley significherebbe l’automatica partenza di Reggie Jackson. I Pistons potrebbero offire.. di tutto a Memphis, per averlo. Detroit dispone della totalità delle proprie future prime scelte. Luke Kennard può e deve crescere, Lanston Galloway è giocatore d’esperienza ed affidabile, nonostante i limiti. Il contratto di Reggie Jackson è pesante (ancora 2 anni e 25 milioni di dollari) ma – una volta perso Conley – i Grizzlies avranno bisogno di una point-guard di livello (no, Shelvin Mack e Jevon Carter non sono la risposta).

 

Marc Gasol e Mike Conley: Orlando Magic con Conley per trattenere Vucevic

 

Chi è il giocatore franchigia degli Orlando Magic? Mo Bamba? Troppo giovane. Evan Fournier? Buono, ma non buonissimo. Aaron Gordon? Si, ma no. Nikola Vucevic? Si, ma sarà free agent tra pochi mesi.

Vucevic, 28 anni e protagonista di una stagione da All-Star Game, rappresenta ciò che di più vicino esista ad un giocatore franchigia per gli Orlando Magic dai tempi di Dwight Howard. Perdere il montenegrino a luglio significherebbe per Orlando reimbarcarsi in una estenuante ricostruzione fondata sul giovane ed atipico duo Jonathan Isaac-Mo Bamba. Evan Fournier ha 27 anni, un contratto blindato sino al 2021 (player option) ed è già probabilmente all’apice della sua carriera.

Aaron Gordon rimane un costoso mistero. Punti di media giù, assist su (3.4 contro i 2.3 dello scorso anno), tiri liberi tentati a partita: 3.2 (meglio di lui J.J. Redick, Jeremy Lin, Bojan Bogdanovic e DeMarre Carroll). I Magic punteranno ancora su di lui e sul suo contratto (primo anno di un quadriennale “a scendere” da 85 milioni di dollari), nonostante tutto.

La point-guard titolare degli Orlando Magic è oggi l’usato sicuro D.J. Augustin. Elfrid Payton è stato archiviato mesi fa, Jerian Grant è sparito presto dalle carte nautiche di coach Steve Clifford, che nelle ultime uscite gli ha preferito il rookie undrafted da Kentucky Isaiah Briscoe.

Se i Magic vogliono trattenere Vucevic (che a 28 anni è stanco di perdere), dovranno dimostrarlo. Sfruttare gli ultimi due\tre anni di carriera ad alto livello di Mike Conley, e scommettere sulla sua capacità di migliorare i compagni (Aaron Gordon su tutti) potrebbe valere la pena di sacrificare uno tra Bamba e Isaac.

Evan Fournier sarebbe il predestinato a partire assieme ad uno dei due giovani talenti, Jonathon Simmons o D.J. Augustin chiuderebbero il pacchetto da girare a Memphis. Inserire Gordon al posto di Fournier sarebbe probabilmente chiedere troppo, da parte dei Grizzlies.

Magic sulle spalle di Nikola Vucevic ed Evan Fournier: “Ultima chance per i playoffs, Vooch è un All-Star”

Fournier NBA-palla

Playoffs o… morte per gli Orlando Magic di Evan Fournier. La guardia francese dei Magic è consapevole che il nucleo della squadra formato dall’ex Denver Nuggets e dal lungo montenegrino Nikola vucevic è giunto all’ultimo giro di giostra. La stagione 2018\19 rappresenta l’ultima possibilità per il duo di portare i Magic alla post-season, che manca nella città della Florida da ormai sei anni (2012).

Gli Orlando Magic hanno perso 8 delle ultime 13 partite disputate. Nella serata di lunedì è arrivata la vittoria sul campo dei non irresistibili Atlanta Hawks, un 122-103 deciso dal talento della coppia Fournier-Vucevic (58 punti in due, equamente distribuiti).

Con la vittoria di Atlanta, i Magic salgono ad un record di 20-27 perse, saldo ben al di sotto della soglia del .500 ma sufficiente a non abbandonare anzitempo la lotta per un posto ai playoffs.

Come riportato da John Denton di OrlandoMagic.com, dopo la sconfitta subita nella serata di sabato contro i Milwaukee Bucks, la terza consecutiva, Nikola Vucevic aveva affrontato a muso duro i propri compagni negli spogliatoi, spronandoli a reagire al momento no: “Ora o mai più. Ogni partita per noi sarà d’ora in avanti come una gara 7, non abbiamo più margine d’errore. E’ il momento di far vedere a tutti di che pasta siamo fatti

Diciamo solo che Vooch (Nikola Vuicevic, ndr) ci è sembrato molto determinato. Avresti potuto leggere la sua determinazione nei suoi occhi. Ci ha messo davanti al fatto che il tempo di agire è davvero arrivato per noi, e che è arrivato il momento di rimboccarsi davvero le maniche e mettersi al lavoro come non mai

– Jonathan Isaac su Nikola Vucevic –

 

Vucevic, potenziale All-Star e giunto all’ultimo anno di contratto con Orlando, ha giocato in carriera una sola gara di playoffs (nel 2012 con la maglia dei Philadelphia 76ers). “Vooch” sarà in estate uno dei free agent più ambiti, un efficace giocatore di post basso, con mano morbida e visione di gioco.

Le fortune degli Orlando Magic nella seconda metà di stagione passeranno per le mani del trio Vucevic-Fournier-Gordon. La squadra di coach Steve Clifford, alla ricerca “storica” di una point-guard affidabile, è stata accostata nelle scorse settimane a giocatori come Terry Rozier dei Boston Celtics e Dennis Smith Jr dei Dallas Mavericks. La crescita dei giovanissimi e talentuosi Jonathan Isaac e Mo Bamba prosegue sotto la sapiente guida di coach Clifford.

Non siamo stupidi, sappiamo che se non riusciremo a raggiungere i playoffs nemmeno in questa stagione, per noi sarà l’ultimo anno assieme. Sia io che Vucevic stiamo bene ad Orlando, ed in campo ci troviamo benissimo (…) abbiamo sudato e perso così tanto assieme che ora è davvero arrivato il momento di raccogliere dei risultati, abbiamo dedicato così tanto tempo ai Magic che vogliamo davvero fare in modo che possa funzionare. Vogliamo rimanere in corsa per i playoffs, ogni partita conta per noi. Vucevic? E’ un All-Star, a parte Joel Embiid ad Est non c’è nessuno come lui. Per lui sarà difficile partecipare all’All-Star Game, non siamo certo la miglior squadra della Eastern Conference. Se ci riuscirà sarò felicissimo per lui, ma rimane in ogni caso un all-Star

– Evan Fournier sugli Orlando Magc –

Mavs KO contro gli Spurs, Dennis Smith Jr ancora fuori: “Accetterebbe una trade, soluzione migliore”

Detroit Pistons e Boston Celtics

Dallas Mavericks sconfitti a domicilio dai rivali di sempre San Antonio Spurs, ed alle prese con il caso Dennis Smith Jr.

Quinta sconfitta nelle ultime 7 partite per gli uomini di coach Rick Carlisle, e quarta partita consecutiva saltata dall’esplosiva guardia da North Carolina State, al centro di voci di mercato negli ultimi giorni.

Una partita da 25 punti, 8 rimbalzi e 8 assist di Luka Doncic non basta a dei Dallas Mavericks in fase di “stasi”, in attesa di una risoluzione per la questione Dennis Smith. Ufficialmente out per “malessere”, Smith Jr appare definitivamente fuori dai programmi a lungo termine della squadra, decisa ad affidarsi “mani e piedi” al talento di Doncic.

Come riportato da Brad Townsend del Dallas Morning News, lo stesso giocatore avrebbe accettato con realismo il nuovo corso intrapreso dai Mavericks, e si sarebbe detto “desideroso di trovare la migliore sistemazione migliore per se, e la soluzione migliore per entrambe le parti”.

L’arrivo di Doncic e la deflagrazione immediata del fenomeno sloveno hanno relegato Smith ad un ruolo secondario, lontano dalla palla. Situazione tecnica in cui coach Carlisle e l’ex NC State hanno “faticato ad individuare un punto comune“. La coppia Doncic-Smith è risultata in questa stagione la statisticamente meno efficiente tra le combinazioni a disposizione dell’ex capo allenatore degli Indiana Pacers.

Smith, giocatore dall’atletismo debordante ma tiratore ancora poco affidabile (32.7% al tiro da tre punti nelle 97 gare sinora disputate da professionista, percentuale cresciuta sino al 37% in questa stagione) ha attirato nei giorni scorsi l’interesse di Phoenix Suns e – soprattutto – Orlando Magic.

I Detroit Pistons – a loro volta decisi a sondare il mercato per l’ex Thunder Reggie Jackson – avrebbero esplorato le opzioni disponibili per Dennis Smith Jr.

I Dallas Mavs intensificano i contatti con Phoenix Suns e Orlando Magic per Dennis Smith Jr

I Dallas Mavericks intensificano i contatti con Phoenix Suns ed Orlando Magic per la point-guard al secondo anno Dennis Smith Jr.

Come riportato da Adrian Wojnarowski e Tim McMahon di ESPN, la squadra di Mark Cuban sarebbe alla ricerca di acquirenti per Smith e per l’ala Wesley Matthews. Phoenix ed Orlando, scoperte nel ruolo di point-guard, avrebbero espresso interesse per il prodotto di North Carolina State.

Alcuni problemi fisici hanno limitato quest’anno Dennis Smith Jr, inserito al termine della stagione scorsa nel primo quintetto di matricole dopo una stagione da 15.2 punti e 5,2 assist a partita, a sole 28 gare disputate. I Dallas Mavericks (20-23) hanno faticato in questa prima metà di stagione con Smith e Luka Doncic in campo contemporaneamente.

Come riportato da NBAPassion.com lo scorso 25 dicembre, il rendimento del talento sloveno dei Mavs ha risentito – a livello statistico – della presenza dell’ex NC State.

La coppia di guardie Doncic-Smith si è rivelata in questa stagione essere la meno produttiva tra le combinazioni a disposizione di coach Rick Carlisle (100.6 punti per 100 possessi, confrontati con gli oltre 106 della coppia Doncic-Jalen Brunson, e degli oltre 112 della coppia Doncic-J.J. Barea).

Da qui la decisione del fronto office dei Dallas Mavs di sondare il mercato per Smith. La presenza a roster del promettente rookie da Villanova Jalen Brunson e del veterano Devin Harris non lascerebbe sguarnita la posizione di point-guard per coach Carlisle in caso di trade, nonostante l’infortunio del portoricano Barea. Una nuova sistemazione consentirebbe a Dennis Smith Jr di trovare minuti e spazio in una squadra alla ricerca di una point-guard di livello.

Bulls a fondo contro Orlando, panchina punitiva per Wendell Carter Jr. Boylen: “Si impara anche stando seduti”

La stagione 2018\19 dei Chicago Bulls sarà probablmente ricordata come una delle più fallimentari nella storia della franchigia della Windy City.

Le aspettative fin troppo ottimistiche di inizio anno, legate all’arrivo di Jabari Parker ed al ritorno a pieno regime di Zach LaVine, ed al potenziale di una frontline giovane e ben assortita, sono ben presto naufragate sotto il peso dei tanti infortuni (Portis, Dunn, Markkanen e Denzel Valentine).

Lo scorso novembre, il “reset” totale avviato dal duo Paxon-Forman ha portato in panchina l’ex assistant coach dei san Antonio Spurs e di Gregg Popovich Jim Boylen. Il sergente di ferro Boylen ha sostituito Fred Hoiberg, giudicato dopo tre stagioni incapace di costruire per i Chicago Bulls dell’era post Thibodeau-Derrick Rose un’identità chiara.

La missione di Boylen per il 2019? Pensare al domani, selezionando e sviluppando i giocatori che saranno chiamati a risollevare le sorti dei Chicago Bulls. A pagare l’avvento del nuovo corso in casa Bulls è stato Jabari Parker, fuori dalle rotazioni e pronto a lasciare Chicago dopo pochi mesi.

L’approccio di Jim Boylen ha travolto lo spogliatoio Bulls, dal quale nei giorni successivi l’allontanamento di coach Hoiberg sono giunte persino voci di “ammutinamenti” o “auto-gestioni”.

L’ultima “vittima” del trattamento di Boylen e stato il rookie da Duke Wendell Carter Jr, panchinato dall’ex head coach dell’università di Utah nel secondo tempo della disfatta casalinga subita per mano degli Orlando Magic nella serata di mercoledì.

Bulls, Jim Boylen: “Carter Jr? Si impara anche stando seduti a guardare”

 

I Chicago Bulls non hanno opposto resistenza a degli Orlando Magic (17-19) decisi a non perdere terreno nella corsa all’ottavo posto nella Eastern Conference. Allo United Center di Chicago, Magic-Bulls termina 112-84 per gli uomini di caoch Steve Clifford.

La partita di Wendell Carter Jr dura appena 13 minuti. Il prodotto di Duke mette assieme cifre modeste (0 punti, 1 rimbalzo e 3 falli personali) nel primo tempo, e viene lasciato in panchina ad osservare i compagni nella seconda metà di gara.

Carter Jr? Non c’era bisogno di rimetterlo in campo nel secondo tempo. A volte si può imparare qualcosa anche stando seduti a guardare gli altri. Si guarda la partita, si pensa a cosa si sarebbe potuto fare meglio nei minuti passati in campo (…) abbiamo messo zero energia in campo. L’ultima volta che i Magic sono stati qui, gli abbiamo concesso 80 punti, ed oggi ne hanno segnati 112, una cosa davvero deludente per noi. Non abbiamo saputo rispondere, ma la cosa più grave è che non abbiamo nemmeno cercato di reagire come una squadra. Ogni giocatore in campo ci ha provato per conto proprio. Una cosa che non mi è piaciuta per nulla

– Jim Boylen dopo Magic-Bulls –

Miami Heat, quinta vittoria in fila e 500esima W in carriera per coach Eric Spoelstra

Heat-Magic, vittoria numero 500 in carriera per coach Eric Spoelstra. Alla Amway Arena di Orlando, Miami batte i Magic di Nikola Vucevic 115-91, e raggiunge il .500 di vittorie in stagione grazie alla quinta vittoria consecutiva.

16 su 31 di squadra da dietro l’arco, 6 su 9 per 25 punti finali – in soli tre quarti di gioco – per Tyler Johnson, mentre Justise Winslow gioca una partita totale e chiude con 22 punti, 6 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi, con 9 su 12 al tiro.

Il quintetto base degli Heat chiude con un plus\minus medio di +24, e dalla panchina Dwyane Wade aggiunge punti 1o con 4 rimbalzi.

I Miami Heat (16-16), ancora privi di Goran Dragic, si ripresentato per la lotta ad un posto ai playoffs della Eastern Conference. La vittoria di Orlando segna inoltre un traguardo importante per coach Spoelstra: 500esima vittoria in carriera da head coach – vittorie interamente ottenute in maglia Heat – e record di 500-336 per il coach bi-campione NBA.

500 (five-hundred in nglese, ndr)? Ammetto che quando prima della partita mi avete chiesto di quota 500 pensavo vi riferiste al nostro record… si vede che sto diventando vecchio. A pensarci ora non mi sembra nemmeno una cosa reale, tangibile. Sono davvero grato di avere avuto una tale opportunità. Ci sono stati in questi anni momenti di incredibile euforia, così come punti davvero bassi, momenti duri ai quali non si può sopravvivere senza la fiducia delle persone che vivono e lavorano al tuo fianco

– Eric Spoelstra dopo Heat-Magic –

 

Per i Magic, la sconfitta di domenica notte è la terza consecutiva. Gli uomini di coach Clifford torneranno in campo giovedì 27 dicembre ad Orlando contro i Phoenix Suns: “Abbiamo un po’ perso la strada, ultimamente. Cose che capitano durante una lunga stagione NBA. Gli Heat sono in un gran momento, difendono e muovono bene il pallone, tirano con ottime percentuali“. Così Steve Clifford nel post gara.

Durante la striscia di 5 vittorie consecutive, i Miami Heat hanno tenuto i loro avversari costantemente sotto i 100 punti a partita. Dwyane Wade e compagni torneranno in campo giovedì 27 dicembre per sfidare i Toronto Raptors alla American Airlines Arena.

I Dallas Mavericks alla decima vittoria casalinga consecutiva, Magic KO

La striscia di vittorie casalinghe dei Dallas Mavericks 2018\19 tocca quota 10.

La passeggiata di lunedì notte su degli Orlando Magic al termine di un periodo di fuoco (7 trasferte nelle ultime 10 partite), alla terza sconfitta consecutiva e senza Mo Bamba (sospeso per una partita per volazione delle regole interne) vale la miglior serie positiva all’American Airlines Center dalla stagione 2007\08 per gli uomini di coach Carlisle.

101-76 il risultato finale.

Mavs senza Dennis Smith Jr ma con un Jalen Brunson da 17 punti, 3 rimbalzi e 4 assist in 31 minuti ed alla sua prima partenza in quintetto base in carriera. Luka Doncic tira male (2 su11) ma sfiora la tripla doppia (7 punti, 11 rimbalzi e 9 assist).

I Dallas Mavericks, partiti 3-8, hanno quindi infilato un record parziale di 11-3 che li ha condotti sino all’ottavo posto della Western Conference, a sola mezza partita da Portland Trail Blazers e Memphis Grizzlies.

Il calendario dei Mavs proseguirà senza scossoni per le prossime 3 sfide. Atlanta, Phoenix, Sacramento (attuali rivali per un posto nelle prime otto), prima di una trasferta di quattro partite che toccherà Denver, Los Angeles (sponda Clippers), Golden State e Portland.

Quattro partite che ci diranno di più sulle prospettive playoffs di Luka Doncic e compagni. Passare indenni sotto le forche caudine di Pepsi Center, Staples Center e Moda Center darebbe ai Dallas Mavericks il “tiebreaker” contro delle potenziali rivali per uno degli ultimi due-tre posti disponibili ad ovest.

Three Points – I dolori dei giovani Celtics

Boston Celtics

Con il mese di dicembre ormai alle porte, la stagione NBA resta indecifrabile. Molte delle squadre più quotate (come Golden State Warriors e Boston Celtics, questi ultimi protagonisti della nostra copertina) viaggiano all’insegna dell’incostanza, rendendo i vertici delle due Conference accessibili anche a protagoniste inattese. Sarà questo il filo conduttore dell’edizione di ‘Three Points’ di questa settimana. Una settimana caratterizzata anche dal passaggio di Kyle Korver agli Utah Jazz, con i Cleveland Cavaliers che hanno ricevuto in cambio Alec Burks e due seconde scelte future, e dalla pseudo-polemica a distanza tra Gregg Popovich e Kawhi Leonard, ‘accusato’ dal suo ex-allenatore di non essere un leader. Dichiarazioni probabilmente indotte dal rancore e, non secondariamente, dalla necessità dell’intervistatore di creare un caso. Meglio dunque sorvolare, e concentrarci sui nostri ‘Three Points’!

 

1 – I dolori dei giovani Celtics

Vecchie e nuove star dei Boston Celtics. Da sinistra, Jayson Tatum, Jaylen Brown, Kyrie Irving e Gordon Hayward
Vecchie e nuove star dei Boston Celtics. Da sinistra, Jayson Tatum, Jaylen Brown, Kyrie Irving e Gordon Hayward

Torniamo, con la memoria, allo scorso 27 maggio. Gli stremati e decimati Boston Celtics si arrendono ai Cleveland Cavaliers di LeBron James nella decisiva gara-7 delle finali di Conference. Malgrado la sconfitta, attorno alla squadra aleggia grande ottimismo, e soprattutto un pronostico condiviso da molti: con il roster finalmente al completo, e magari con il Re dall’altra parte degli States, i Celtics avranno la strada spianata per le NBA Finals 2019.
Sei mesi dopo, realizziamo che il sentiero che porta all’appuntamento col destino è più tortuoso del previsto. Boston, al momento, è impantanata al settimo posto nella Conference, con il mediocre record di 11 vittorie e 10 sconfitte (di cui 4 nelle ultime 5 gare). Tra questi k.o. troviamo quelli, ben poco onorevoli, contro Orlando, Charlotte, New York e Dallas, partite con ambizioni nettamente più modeste, rispetto ai biancoverdi. La cosa che più colpisce, però, è che questi Celtics non somigliano affatto a quelli combattivi e gagliardi della passata stagione. E’ vero, i pregi difensivi (secondo miglior defensive rating NBA) e i difetti offensivi (venticinquesimo attacco della lega) sono gli stessi, ma della grande squadra del 2017/18 stiamo vedendo solo una copia sbiadita. Considerata la giovane età media del gruppo, potrebbe trattarsi di semplici ‘dolori della crescita’, ma le radici di questo avvio così stentato potrebbero essere ben più profonde.

I rientri di Kyrie Irving e Gordon Hayward, i grandi assenti dello scorso anno (il primo solamente per i playoff, il secondo per tutta la stagione), hanno effettivamente influenzato gli equilibri del gruppo, ma in negativo. A livello tecnico, ‘Uncle Drew’ non si discute: è un autentico fenomeno. In questo inizio di 2018/19 viaggia a 22 punti di media e ha già regalato qualche punto esclamativo, come la sontuosa performance da 43 punti contro i Raptors. Anche se gli manca ancora qualcosa in termini di costanza, è lui l’indiscusso go-to-guy; i Celtics sono la squadra di Kyrie Irving, e questa realtà non sembra essere accettata di buon grado da tutti. Pur trattandosi di un giocatore di primissimo livello, a Kyrie manca una cosa importantissima: il vissuto dei compagni. La memorabile cavalcata della stagione scorsa è stata resa possibile dall’esplosione di Jayson Tatum e Jaylen Brown, ma anche dalle eroiche prestazioni di giocatori come Terry Rozier, Al Horford, Marcus Smart, Aaron Baynes e Marcus Morris. Tra questi, solo l’ultimo sta mantenendo (e addirittura migliorando) gli standard precedenti. Tutti gli altri sono in netto e visibile calo. Brown e Rozier sono quelli maggiormente penalizzati, in termini di minutaggio e responsabilità, dai reintegri di Irving e Hayward. L’ex stella degli Utah Jazz, alla continua ricerca della condizione psicofisica di un tempo, viene schierata, in media, per oltre 26 minuti da coach Brad Stevens. Più che lecito a inizio stagione, quando gli esperimenti sono concessi e incoraggiati. Meno probabile, invece, vedere un Hayward non al top in campo così a lungo con l’avvicinarsi dei playoff, quando la forma ottimale sarà indispensabile, nonché pretesa. Nel frattempo questi 26 minuti, con i relativi tiri e possessi, vengono tolti a coloro che avevano guidato i Celtics fino a un passo dalla finale. Al media day si dicevano tutti felici e contenti di fare un passo indietro, oggi qualche nodo sta venendo al pettine.

Se Rozier è particolarmente motivato per l’imminente scadenza del suo contratto, Brown e Tatum sono lanciati verso un futuro da All-Star. Per quanto intelligenti e responsabili possano essere, vedere la loro ascesa anche solo rallentata dal rientro di compagni con nomi più altisonanti non è così semplice da digerire. Ecco allora Brown, come Rozier, visibilmente lontano dai livelli di coinvolgimento tecnico ed emotivo visti l’anno scorso. Tatum si sta legittimando come ‘secondo violino’ di questi Celtics, ma la sua spiazzante (per un ventenne) saggezza tattica lascia spesso spazio a momenti di ‘hero ball’ degni del miglior – o peggior, a seconda dei punti di vista – Kobe Bryant (con cui Jayson, non a caso, si è allenato in estate). E se il pollaio fosse diventato troppo piccolo per tutti questi galli?
Con l’avanzare della stagione, tutto sarà più chiaro: se si tratta di semplici ‘problemi di gioventù’, l’organizzazione Celtics ha la struttura adatta per risolverli. Se invece qualcosa si fosse rotto per davvero, allora servirebbero cambiamenti drastici. D’altronde, i playoff non faranno sconti a nessuno, nemmeno ai predestinati.

 

2 – Don’t sleep on the Clips

Da sinistra, Danilo Gallinari, Lou Wiliams e Tobias Harris, tra i protagonisti del grande avvio di stagione dei Clippers
Da sinistra, Danilo Gallinari, Lou Wiliams e Tobias Harris, tra i protagonisti del grande avvio di stagione dei Clippers

Chi l’avrebbe mai detto, dopo l’arrivo in gialloviola di LeBron James, che la migliore squadra di Los Angeles sarebbero stati i Clippers? Beh, forse ci si poteva aspettare che i nuovi Lakers avessero bisogno di una fase di ‘assestamento’, necessaria ad assorbire l’impatto con il più grande giocatore vivente. Però in pochi avevano previsto che gli uomini di Doc Rivers potessero fare così bene. Invece, dopo un mese e mezzo di regular season, i ‘cugini poveri’ di L.A. si godono il primato in solitaria nella Western Conference.
Tra le mille incertezze e i continui saliscendi con cui le franchigie più quotate hanno iniziato la stagione, i Clippers sono un raro esempio di stabilità. In una sola occasione hanno perso due gare di fila, nelle trasferte a Oklahoma City e Philadelphia. Per il resto, una marcia regolare e impreziosita da vittorie convincenti e altisonanti. Finora, tra gli altri, sono stati battuti Rockets (due volte, di cui una con uno scarto di 20 punti), Thunder (che si sono poi presi la rivincita a campi invertiti), Bucks, Warriors, Spurs e Blazers.

Per certi versi, la squadra di Rivers ricorda i Boston Celtics versione 2017/18, a cui abbiamo accennato in precedenza; nessuna superstar, ma tanti giocatori versatili e affidabili. Nessuna gerarchia ferrea, ma un roster profondo ed equilibrato, in cui ognuno sa come e quando rendersi utile. C’è chi fa il lavoro sporco in difesa (Patrick Beverley, Avery Bradley, Luc Mbah a Moute), chi dà solide garanzie in attacco (Tobias Harris e Danilo Gallinari, entrambi con le migliori medie realizzative in carriera), chi porta un prezioso contributo anche giocando pochi minuti (Mike Scott e Boban Marjanovic) e chi sale in cattedra nei momenti decisivi (Lou Williams, autentico ‘luminare’ in materia). Poi ci sono le grandi rivelazioni, coloro che hanno dato la spinta decisiva per questo eccellente avvio di stagione. La prima è certamente Montrezl Harrell, vera anima della squadra e ‘portatore sano’ di intensità sui due lati del campo. L’ex ala grande dei Rockets è già annoverabile fra i candidati al premio di Most Improved Player Of The Year: rispetto all’anno scorso, ha innalzato esponenzialmente il suo rendimento in tutte le categorie statistiche. L’altra è Shai Gilgeous-Alexander, arrivato con l’undicesima chiamata allo scorso draft dopo una stagione a Kentucky. Alla ventenne point guard canadese sono bastate nove partite per conquistare un posto in quintetto. Doc Rivers non ha saputo resistere alla sua incredibile maturità e versatilità, lasciando al ragazzo il posto di Beverley e relegando sempre più ai margini Milos Teodosic, destinato a un imminente ritorno in Europa.

Realisticamente, questi Clippers non possono puntare alla finale di Conference, ambizione che invece nutrivano negli anni di ‘Lob City’. A questo punto della loro storia, però, una stagione positiva e un viaggio ai playoff sarebbero di vitale importanza. Sia per dare consapevolezza e mentalità vincente al gruppo, che per attrarre i prestigiosi free-agent (Kevin Durant e Kawhi Leonard su tutti) di cui tanto si parlerà con l’arrivo dell’estate.

 

3 – Magic, dov’è il trucco?

Gli Orlando Magic, protagonisti di un sorprendente avvio di stagione
Gli Orlando Magic, protagonisti di un sorprendente avvio di stagione

In questo folle inizio di regular season si stanno inaspettatamente facendo largo gli Orlando Magic. Partiti con aspettative non altissime, dettate da una ricostruzione che sembra procedere a rilento, gli uomini di Steve Clifford sono stabilmente in zona playoff, con un record (10-12) non molto diverso da quello degli attesissimi Celtics. Gli stessi Celtics battuti il 22 ottobre al TD Garden di Boston. Tra le altre vittime illustri della corsa dei Magic troviamo San Antonio, Philadelphia e i Los Angeles Lakers, sconfitti in entrambi i confronti stagionali. Per Orlando vale chiaramente il concetto espresso la scorsa settimana per Memphis, ovvero che a novembre tutto è possibile. Però è innegabile come molte cose, in Florida, stiano finalmente girando per il verso giusto.

Le attese della vigilia erano tutte per il ‘frontcourt del futuro’, formato dal rookie Mohamed Bamba e dal secondo anno (ma di fatto anch’egli debuttante, visto il lungo infortunio della scorsa stagione) Jonathan Isaac. I due, utilizzati con parsimonia in uscita dalla panchina, stanno ancora completando la necessaria fase di rodaggio. Con ogni probabilità potremo avere giudizi più chiari a fine stagione, ma lo straordinario potenziale (offensivo e difensivo) è sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo, a guidare questa spericolata corsa sull’ottovolante della Eastern Conference, è un gruppo di ‘giovani veterani’: Evan Fournier, Terrence Ross, il redivivo D.J. Augustin e Aaron Gordon (sempre a caccia di un briciolo di continuità e alle prese con dei fastidi alla schiena). La vera scintilla, però, è stata innescata da Nikola Vucevic, uomo-copertina di questi Magic e Player Of The Week a Est. Entrato nell’ultimo anno di contratto, il centro montenegrino sta viaggiando a 20.8 punti (massimo in carriera) e 11.1 rimbalzi di media. Quando si è trovato di fronte l’inadeguata difesa dei Lakers, Vucevic è sembrato la reincarnazione di Shaquille O’Neal: 36 punti e 13 rimbalzi il 17 novembre all’Amway Center, 31+15 (con 7 assist e 3 stoppate) nel rematch dello Staples Center, vinto sempre da Orlando. Il tour californiano di Nik si è chiuso con un’altra prova superba da 30 punti e 12 rimbalzi, stavolta contro i Golden State Warriors. Tra gli altri protagonisti di questo buon avvio, da segnalare Wesley Iwundu, entrato nella lega ‘in silenzio’ come trentatreesima scelta al draft 2017 e capace, quest’anno, di ritagliarsi un posto nel quintetto di coach Clifford.

Insomma, quella massa informe di ‘mezzi giocatori’ sta diventando pian piano una squadra, capace di infastidire le avversarie più accreditate e di avanzare una timida candidatura – favorita anche dalla scarsa concorrenza – per un posto ai playoff. Lo sta facendo senza un gioco particolarmente ‘rivoluzionario’ (circolazione di palla piuttosto statica con i titolari in campo, contropiede e ritmo più alto con le giovanissime riserve), ma lo sta facendo. A voler essere negativi, ci sarebbe il solito rischio di finire in un limbo (troppo avanti per una buona scelta al draft, troppo indietro per poter competere) in cui Orlando, dopo anni di buio totale, non può permettersi di entrare. Però, come diceva Tonino Guerra all’amico Gianni, “l’ottimismo è il profumo della vita”, quindi lasciamo che la magia (o meglio, il trucco) continui! Quanto durerà?

Markelle Fultz-Phoenix Suns, Trevor Ariza possibile chiave per una trade

Magic vs 76ers Markelle Fultz

Markelle Fultz-Phoenix Suns, strada percorribile?

Con Markelle Fultz ormai destinato ad un futuro lontano da Philadelphia, è tempo per i 76ers di sondare il mercato per la guardia ex Washington Huskies.

L’opzione Cleveland Cavs non pare più disponibile. Liberato Kyle Korver – uno degli obiettivi di mercato di Elton Brand ed ora diretto a Utah –  ed aggiunto Alec Burks, i Cavs hanno affidato le chiavi della squadra al promettente Collin Sexton.

I Sixers dovranno ora puntare a quelle squadre in disperato bisogno di una point-guard di livello, e che possano permettersi di garantire minuti e tranquillità all’ex prima scelta del draft NBA 2017.

Orlando Magic e Phoenix Suns i due nomi immediati. I Magic, alla caccia della prima partecipazione ai playoffs dal lontano 2012, potrebbero essere interessati, sebbene manchino di assett appetibili per i Sixers.

Orlando dovrà affrontare in estate la free agency di Nikola Vucevic e Terrence Ross, e l’unica strada percorribile per i Magic sarebbe quella di inserire in una eventuale trade Jonathon Simmons. Difficile però che coach Steve Clifford possa decidere di privarsi di un veterano affidabile in uscita dalla panchina per scommettere su Fultz, con i Magic in piena corsa playoffs, per di più.

Markelle Fultz-Phoenix Suns, Trevor Ariza chiave dell’affare?

Keith Pompey del Philadelphia Inquirer cita i Phoenix Suns come possibile soluzione per Markelle Fultz, e per i Sixers.

I Suns, avviati verso l’ennesima stagione di transizione e guidati dalla coppia Booker-Ayton, potrebbero garantire spazio e minuti a Fultz, senza dover sacrificare pedine importanti nelle attuali rotazioni di coach Igor Kokoskov.

Alcuni giocatori attualmente di stanza in Arizona potrebbero inoltre coincidere con l‘identikit ricercato dai 76ers quale rinforzo in uscita dalla panchina. Uno in particolare, Trevor Ariza, potrebbe essere l’uomo chiave per avviare le trattative.

Ariza è approdato in estate a Phoenix, con un contratto annuale da circa 15 milioni di dollari. Secondo il regolamento NBA, l’ex Houston Rockets non sarà scambiabile prima del prossimo 15 dicembre, e la differenza di stipendio tra Ariza (15 milioni) e Fultz (8.3) rende necessario coinvolgere almeno un altro giocatore in una eventuale trade.

Ariza sarebbe un’addizione perfetta per dei 76ers alla caccia della prima Finale NBA dal lontano 2001. Difesa, esperienza e tiro da tre punti per una panchina forte dei soli Mike Muscala, Landry Shamet, T.J. McConnell e Furkan Korkmaz nello spot di guardia-ala.

L’ostacolo maggiore ad una trade Markelle Fultz-Phoenix Suns sono le condizioni fisiche del prodotto di Washington. Markelle Fultz è attualmente fermo, in attesa di un ennesimo consulto sulla sua problematica spalla destra. Problema al quale si è recentemente aggiunto un infortunio al polso destro.

Chiunque decida di voler puntare sull‘indiscutibile talento di Markelle, pretenderà di certo di garanzie circa le reali condizioni fisiche e mentali del giocatore dei Sixers. Garanzie che al momento Philadelphia non è in grado di fornire, eccezion fatta che per le 19 altalenanti partite disputate da Fultz in questa stagione.

 

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Damian Lillard da record, 10 triple e Magic KO: “Non sarei lo stesso giocatore senza coach Stotts”

Damian Lillard deve avere qualcosa contro gli Orlando Magic. Sarà il colore della maglia, sarà che la difesa dei Magic risulta particolarmente sguarnita di fronte a point guard veloci ed esplosive, sarà che Dame Lillard è uno dei candidati più seri al titolo finale di MVP.

Dopo i 41 messi a referto in Florida lo scorso 25 ottobre, Lillard ha accolto al Moda Center gli ospiti Orlando Magiccon altri 41 punti. Stavolta impreziositi dal career high per triple segnate (10 su 15), altro record personale e di franchigia aggiornato per la guardia da Weber State.

Ci sono anche 8 rimbalzi, 4 assist, 2 recuperi ed anche il canestro del +3 Blazers (113-110) a 55 secondi dal termine, che risolve la partita contro dei Magic concreti come mai si erano visti in 6 anni.

Portland sale a 13-8, record valido per il quinto posto nella Western Conference, a mezza partita di distanza da Russell Westbrook ed i suoi Oklahoma City Thunder. Quella di stanotte è anche la 400esima vittoria in carriera per coach Terry Stotts.

Damian Lillard: “Le 10 triple? Già nel warm-up pre gara mi sentivo bene. Grazie a coach Stotts”

Poco dopo la sirena finale, l’MVP di serata Dame Lillard viene intervistato da Brooke Olzendam, “bordocampista” per i Portland Trail Blazers:

Mi sentivo già bene durante il riscaldamento, la palla usciva bene dalle mani, ero tranquillo. In campo, sono stato paziente, ho aspettato la partita ed avuto alcuni buoni tiri subito. Una buona serata. Quando si è in ritmo, si tira come in un work-out in allenamento, si cavalca il momento e si cerca di mantenere il giusto feeling col canestro. Il record? Non lo sapevo, ma questo è ciò che i tiratori fanno! Siamo migliorati in difesa, ci siamo parlati di più, ma il miglioramento più grande è stata la reattività. Siamo stati più presenti, li abbiamo costretti a prendere tiri difficili ed a sudare per prendere il centro dell’area. Nel primo tempo siamo partiti come nelle ultime 3 partite. Nel secondo, abbiamo svoltato,abbiamo fatto tutti gli aggiustamenti del caso, ed in campo lo si è visto. Coach Stotts? Sono contento per lui, è il mio settimo anno nella NBA, ed ho sempre detto che non sarei mai diventato il giocatore che sono senza Terry (Stotts, ndr). Lui mi dato un’opportunità, ed ha avuto fiducia in me sin dal primo giorno. Quindi, congratulazioni, coach, ben lieto di essere stato d’aiuto

– Damian Lillard nel post gara tra Magic e Blazers –

 

 

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Warriors, Durant-Thompson stendono i Magic, Kerr: “Senza Steph si sono caricati la squadra sulle spalle”

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Prosegue il processo di “normalizzazione” per i Golden State Warriors (15-7), che al riparo tra le mura amiche della Oracle Arena battono gli Orlando Magic (10-11) e vincono la terza partita consecutiva.

Ancora assenti Draymond Green e soprattutto Steph Curry, il peso dell’attacco Warriors grava ancora sulle spalle di Klay Thompson e di mister Kevin Durant. Ad Oakland, Warriors-Magic termina 116-110.

Durant che ne infila 49 e conduce i suoi alla rimonta, dopo un primo tempo chiuso sul 64-47 Magic. Golden State concede ben 39 punti ad Orlando nel secondo quarto (39-21 il parziale). Nikola Vucevic e Terrence Ross segnano 17 e 16 punti nel solo primo tempo, e non sembrano patire la seconda partita del back-to back.

Durant va al riposo a quota 20, preludio di quanto sta per arrivare nella seconda metà partita. Gli Warriors chiudono il primo tempo con un modesto 4 su 15 da tre punti.

Nel terzo quarto la musica cambia. Gli Warriors chiudono la frazione con un parziale di 12-2, lasciano solo 19 punti nel quarto ai Magic, ed aprono l’ultimo periodo sul -4 (83-79). Dei 32 punti segnati da Golden State, 16 sono del solo KD, mentre Orlando smarrisce la mira (solo 9 punti con 4 su 14 al tiro per Evan Fournier).

Orlando deve rinunciare ad Aaron Gordon, accomodatosi in panchina nel secondo tempo a causa di un problema alla schiena (0 punti e 0 su 6 nel primo tempo per Gordon).

Warriors-Magic, Durant: “I 50 punti? Ho sbagliato tanti tiri”

Il quarto quarto è il territorio di Klay Thompson. Dei 37 punti segnati dagli Warriors nella quarta frazione, 32 sono del duo Thompson-Durant.

KD aggiunge 13 punti al suo tabellino, e raggiunge quota 49 (season high). Dopo la partita, il due volte MVP delle Finali NBA ha commentato:

Avrei potuto segnare 50 punti, anche i miei compagni sono sicuro l’abbiamo pensato. Ma ho sbagliato ben 17 tiri, e sia stasera che l’altra sera (contro Sacramento, ndr) ho sbagliato un bel po’ di tiri che avrei dovuto e voluto segnare (…) potrei fare meglio, non mi sento ancora in ritmo come vorrei. I punti segnati? Quando giochi tanti minuti ed hai tanto la palla in mano, con questi ritmi di gioco poi, se sei un giocatore con punti nelle mani, i punti arrivano

– Kevin Durant dopo Warriors-Magic –

Durant ha chiuso la sua gara con 49 punti (16 su 33 al tiro e 4 su 10 da tre punti), 6 rimbalzi, 9 assist, 2 stoppate e 2 recuperi, con un perfetto 13 su 13 ai tiri liberi: “Sto cercando di tenere una percentuale sul 90% ai liberi, quest’anno” Spiega Durant “Spero che anche le percentuali al tiro da tre possano salire (…) Klay gioca nella NBA da tanto tempo, può accendersi e prendere il controllo della partita, sapeva di cosa avevamo bisogno ed è stato fenomenale“.

L’impreciso Klay Thompson dei primi tre quarti scompare improvvisamente, lasciando spazio ad un giocatore da 19 punti in soli 12 minuti, comprese le triple che riagguantano definitivamente i Magic ad inizio quarto periodo.

Klay e Kevin? Sono incredibili (…) Durant sapeva che avrebbe dovuto caricarsi la squadra sulle spalle in tutti i sensi, non solo segnando tanto. Oggi la sua difesa, le sue stoppate ci hanno tenuto in partita. Klay ha segnato i tiri pesanti (…) due tiri da tre punti decisivi nel quarto periodo (…) hanno attaccato la partita. Con Steph fuori, abbiamo bisogno che entrambi siano aggressivi

– Steve Kerr su Durant-Thompson dopo Warriors-Magic –

 

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