Otto Porter Jr sul futuro a Chicago: “Tanti free agent vorranno firmare con i Bulls”

otto porter Bulls

La stagione regolare sta volgendo al termine e i Chicago Bulls di coach Jim Boylen hanno uno dei peggiori record della NBA.

I tifosi rimangono comunque speranzosi per la prossima stagione, soprattutto se quest’estate arriveranno in città rinforzi tra draft e free agent. Oltre che ai tifosi della città del vento anche Otto Porter Jr., ala piccola dei Bulls, sostiene che il futuro sarà molto luminoso nella Windy City.

Otto Porter Jr. sul futuro dei Bulls e sulla crescita dei giovani

Porter ritiene che i Bulls stiano andando nella giusta direzione per tornare grandi. Anzi, secondo l’ex Wizards, l’interesse dei free agent aumenterà verso la franchigia di Chicago nella prossima estate visto come sta andando la ricostruzione.

Mi sto trovando molto bene qui a Chicagoha dichiarato il numero 22 dei Bulls ai microfoni di Joe Cowley del Chicago Sun-Times “Sono stato accolto molto bene e tutti insieme stiamo andando nella giusta direzione per tornare grandi. Secondo me, una volta che finiremo di ricostruire e di crescere, tutta lega dirà che il nostro è il giusto processo per rinascere. Ma soprattutto, molti giocatori NBA vorranno aderire al nostro progetto già quest’estate. Questo succederà perché abbiamo un sacco di giovani che imparano e crescono insieme e in fretta. Il futuro dei Bulls sarà assolutamente brillante e l’idea di farne parte mi esalta“.

La squadra di coach Boylen ha oggi un nucleo giovane di grande potenziale; Zach LaVine, Lauri Markkanen, Otto Porter e Wendell Carter Jr, Kris Dunn, ed i Bulls sceglieranno molto in alto al prossimo draft NBA.

L’aggiunta di una stella al roster potrebbe far fare alla squadra quel definitivo salto di qualità che gli permetterebbe di tornare ai playoff? Probabile.

In questa stagione passata prima con i Wizards e poi con i Bulls, Otto Porte Jr. sta viaggiando a una media di 13.9 punti, 5.6 rimbalzi e 2.9 assist agara. Il tutto tirando con 46.5% dal campo e il 40.6% al tiro da 3 punti.

Stiramento alla gamba sinistra per Otto Porter, salterà la sfida contro i Milwaukee Bucks

Otto Porter stiramento

Nella notte di ieri sera è arrivata la terza vittoria consecutiva per i Chicago Bulls (prima striscia positiva della loro stagione). Prima di battere i Boston Celtics per 126 – 116, i Tori avevano avuto la meglio su Memphis Grizzlies ed Orlando Magic.

 

Per i Bulls, però, arrivano anche cattive notizie. Nel match di ieri, l’ala piccola Otto Porter ha rimediato uno stiramento alla gamba sinistra che gli farà saltare sicuramente la partita contro i Milwaukee Bucks e probabilmente i successivi impegni.

 

Bulls vincenti contro i Celtics nonostante lo stiramento di Otto Porter

 

L’ex Washington Wizards ha giocato solo 14 minuti contro il team di Boston prima di infortunarsi, minuti nei quali ha realizzato 3 rimbalzi e 3 assist.

 

Per fortuna dei Bulls, a Lauri Markkanen e Zach LaVine non è mancata l’ispirazione. Il finlandese ha messo a referto una prestazione da 35 punti e 15 rimbalzi (prima di lui solo Shaquille O’Neal e Anthony Davis sono riusciti a realizzare numeri simili contro i Boston Celtics). Mentre l’ex Minnesota Timberwolves ha fatto registrare il suo personale career high, con 42 punti.

 

Nella prossima partita, che la franchigia della Città del Vento disputerà contro i Milwaukee Bucks, oltre a Otto Porter, coach Boylen dovrà fare a meno di altri 3 giocatori. Denzel Valentine, praticamente mai sceso in campo in quest’annata, non è ancora arruolabile in panchina. Fermi temporaneamente ai box ci sono i due rookie Chandler Hutchison e Wendell Carter Jr.

 

 

Tutte queste assenze hanno fatto si che Robin Lopez ritornasse a giocare nel quintetto titolare. I vari infortuni dei titolari o dei principali giocatori di rotazione stanno anche dando minuti e occasioni di farsi vedere anche ai giocatori del famoso “terzo quintetto” come Cristiano Felicio, Shaquille Harrison, Brandon Sampson e Timothè Luwawu-Cabarrot.

 

Otto Porter ha iniziato la stagione con la franchigia di Washigton, ma la chiuderà con la maglia rossa dei Bulls. Otto è infatti passato alla franchigia dell’Illinois durante la trade deadline, nella trade che ha spedito nella capitale Bobby Portis e Jabari Parker. Nelle prime 6 partite giocate con i Chicago Bulls, il nativo del Missouri ha viaggiato ad una media di 13.6 punti, 5.6 rimbalzi e 2.0 assist. Il tutto tirando con il 47,4% dal campo e il 39% da oltre l’arco.

Otto Porter va ai Chicago Bulls, Jabari Parker e Bobby Portis agli Wizards

Gli Washington Wizards avrebbero spedito Otto Porter Jr ai Chicago Bulls, in cambio di Jabari Parker e Bobby Portis, come riportato da Shams Charania di The Athletic.

 

I Chicago Bulls avrebbero incluso una seconda scelta al draft NBA 2023, come riportato da Adrian Wjnarowski di ESPN.

 

Gli Wizards dicono con ogni probabilità addio ad ogni residua possibilità di post-season con la partenza di Porter. Jabari Parker diventerà con ogni probabilità free agent a fine stagione (team option sul secondo anno del biennale da circa 40 milioni di dollari per l’ex giocatore dei Milwaukee Bucks).

 

Bobby Portis è all’ultimo anno del proprio contratto da rookie e diventerà free agent a fine stagione. Il prodotto di Arkansas sarà eleggibile per una qualifying offer annuale da 3.4 milioni di dollari a partire dal 1 luglio.

 

Come riportato da David Aldridge di The Athletic, la mossa degli Wizards consentirà a Washington di rifirmare in estate i giovani Tomas Satoransky e Thomas Bryant, due delle ben poche note positive della sventurata stagione nella capitale.

 

 

 

 

E’ una sensnazione un po’ strana” Così Bradley Beal sulla cessione di Otto Porter “Ma noi siamo dei professionisti, e come tali dobbiamo comportarci. Vengono prese delle decisioni, alcuni giocatori partono ed altri arrivano. Non possiamo farci molto. Otto (Porter, ndr) è stato per tanti anni parte di questa squadra… guardiamo avanti. Porter ha le qualità per diventare il leader di una squadra giovane, so che farà benissimo a Chicago. Noi diamo il benvenuto a Bobby (Portis, ndr) e a Jabari (Parker, ndr) e guardiamo avanti

Wizards, Otto Porter Jr può rimanere: si allontana l’ipotesi di una trade

Gli Washington Wizards, reduci dal successo del NBA London Game contro i Knicks, sono intenzionati a trattenere l’ala Otto Porter Jr.

Secondo quanto riportato da Zach Lowe di ESPN.com, il front office degli Wizards non avrebbe interesse nel valutare “contropartite incentrate su scelte future e giovani”. Il contratto del venticinquenne non è certamente dei più comodi da muovere in sede di trade. Il contratto di Porter prevede circa 26 milioni di dollari per questa stagione, cifra che aumenterà fino a 27 milioni nella prossima.

Otto Porter Jr, una stagione sottotono

 

Il nativo del Missouri non è stato in questa stagione all’altezza di cotanto contratto. Per Porter 12.8 punti, 5.7 rimbalzi e 1.9 assist a partita. Numeri di tutto rispetto, ma non per un giocatore dal grande potenziale, e dallo stipendio elevato. Cifre – complice anche un infortunio che ha limitato il prodotto di Georgetown a sole 33 gare disputate – notevolmente inferiori a quelle dello scorso anno.

L’infortunio di John Wall ha rimescolato le carte in casa Wizards. Dopo la trade che ha portato Kelly Oubre Jr. a Phoenix, Otto Porter Jr è diventato la seconda opzione offensiva della squadra per coach Scott Brooks, dietro all’All-Star Bradley Beal.

I destini degli Wizards dipenderanno soprattutto dal rendimento di Porter, e Washington conta ancora sull’apporto dell’ex Georgetown Hoyas per puntare ai playoff. Una delle storiche pretendenti di Otto Porter Jr, i Sacramento Kings, potrebbero arrivare ad offire un “pacchetto” incentrato su Justin Jackson e Bogdan Bogdanovic, sebbene in California uno degli obiettivi principali in queste fasi finali di mercato rimane liberarsi dei contratti di Zach Randolph e Kosta Koufous.

Wizards, John Wall insulta coach Brooks in allenamento, multato

Washington Wizards, John Wall multato dalla squadra dopo le offese rivolte a coach Scott Brooks.

Sessione di allenamento animata per gli Wizards sull’orlo di una crisi di nervi, quella di lunedì. Prima i report che hanno descritto un Bradley Beal furente con tutto e tutti, e stanco dell’ambiente turbolento che da anni “distingue” lo spogliatoio dei capitolini.

Beal, esasperato dai continui screzi e liti tra compagni di squadra, avrebbe tuonato: “Sopporto tutto questo da sette anni!

Allo stesso modo, il compagno di reparto di Beal, John Wall, sarebbe esploso contro Brooks a seguito di un rimprovero dell’ex coach degli Oklahoma City Thunder.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, Wall avrebbe letteralmente mandato Brooks “a farsi f*****e”. dopo un invito del coach ad alzare l’intensità durante l’allenamento.

Un’inaccettabile, per quanto comprensibile visto il momento estremanente negativo della squadra, reazione da parte di Wall, che – sempre secondo Wojnarowski – si sarebbe però subito scusato con Brooks e con i suoi compagni di squadra.

Automatica la multa per il 5 volte All-Star.

Washington Wizards, si cercano acquirenti per Porter?

La pazienza in casa Wizards sarbbe ufficialmente terminata. Con una mossa ad effetto, nel tentativo di stimolare la squadra ad una reazione, la proprietà avrebbe reso pubblica la disponibilità ad aprire scenari di trade per qualsiasi giocatore a roster.

Il classico scenario da “nessuno è al sicuro”.

crisi Wizards
Bradley Beal e John Wall, chi lascerà gli Washington Wizards?

Il contratto di John Wall è difficilmente scambiabile (Wall, 28 anni, guadagnerà in media 42 milioni di dollari a stagione per prossimi quattro anni), e le prestazioni dell’ex Kentucky Wildcats in calo, complici anche alcuni problemi alle ginocchia.

Bradley Beal ha potenzialmente un grande mercato, ma gli Wizards cercheranno in ogni modo di trattenerlo e costruire un nuovo corso attorno al prodotto di Florida.

Otto Porter Jr è dunque l’indiziato numero uno tra i nomi pronti a lasciare la capitale. L’ex Georgetown sta vivendo una stagione difficile, ed è titolare di un contratto pesante (un quadriennale da 106 milioni di dollari, compreso di “trade kicker” che innalza del 15% il valore dei rimanenti anni di contratto in caso di trade).

Porter ha però ancora solo 25 anni, ed è uno “specimen” tra i più ricercati oggi nella NBA. Un’ala piccola versatile, buon difensore e buon tiratore da tre punti, un giocatore miglioratosi anno dopo anno dal suo ingresso nella lega 5 anni fa.

Come riportato da Brian Lewis del New York Post, i Brooklyn Nets potrebbero essere una destinazione plausibile per Porter. L’interesse dei Nets per l’ex Hoyas non è cosa nuova. Nel 2017 Seam Marks – GM dei Nets – offrì al giocatore il sopracitato quadriennale. Cifra poi pareggiata dagli Wizards.

Brooklyn, squadra con spazio salariale ed alla ricerca di un’ala versatile da affiancare a Jarrett Allen nel proprio front-court, potrebbe proporre a Washington un pacchetto forte di DeMarre Carroll e Allen Crabbe, in scadenza di contratto.

Una mossa che consentirebbe a Washington di alleggerire uno dei salary cap più onerosi dell’intera NBA.

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Washington Wizards, capolinea per l’era John Wall-Bradley Beal?

Washington Wizards

Negli Stati Uniti, e per estensione nella NBA, è più una questione di come spendere i propri soldi, piuttosto che averne o non averne. Tre nomi. Anzi sei, a gruppi di tre: Stephen Curry, Kevin Durant, Klay Thompson. E John Wall, Bradley Beal, Otto Porter Jr.

Cinque All-Star, due MVP, ed un giocatore talmente promettente appena due anni fa da meritarsi un contratto faraonico quale terzo violino della coppia di guardie più letale della Eastern Conference.

quote NBA

Ci sarebbe anche una quarta coppia di giocatori, che sulla Baia rispondono al nome di Draymond Green e nella capitale a quello di Ian ma-come-15-milioni Mahinmi, from France.

Tralasciando superficiali differenze, un milionuccio qua un milionuccio la, ciò che rimane è il fatto che gli Washington Wizards stanno al momento dando al quadrumvirato Wall-Beal-Porter-Mahinmi gli stessi soldi che Golden State ha investito – sostanzialmente contemporaneamente – per il quadrumviro Curry-Durant-Thompson-Green.

A onor del vero, va detto che gli Wizards ci provarono a riportare Kevin Durant a casa, anni fa.

Andò male, e Washington dovette “ripiegare” blindando quanto di buono avesse già in casa.

Ovvia “rookie scale extension” da 5 anni e 127 milioni di dollari dunque per Bradley Beal (nel 2016, dopo una stagione da 41-41 e playoffs mancati, ma ripagato da un 2016\17 da 49 vittorie), un obbligatorio nuovo contratto per John Wall l’anno successivo (2017) ed un doveroso pareggio di una “offer sheet” da 106.5 milioni in 4 anni per l’allora restricted free agent Otto Porter Jr. (grazie, Brooklyn Nets).

In mezzo ci sarebbe il contratto elargito al francese di cui sopra nella pazza estate 2016, che lasciamo ad eloquente silenzio. Per almeno altri due anni.

Washington Wizards: John Wall, il veleno è nella coda

23.1 punti, 10.7 assist, 4.2 rimbalzi, 2 recuperi a partita e record di 49-33 per la squadra. I numeri del John Wall edizione 2016\17.

Tanti e tali da garantirsi un’estensione al massimo salariale, quando ancora il prodotto di Kentucky era sotto contratto per altre due stagioni. Come non assicurare vita natural durante un tale gioiello, soprattutto se Durant ti ha appena dato buca?

Washington Wizards

John Wall è sotto contratto per la presente stagione per 19 milioni di dollari

A partire dall’anno prossimo, scatterà l’estensione siglata due anni fa: tra 2019 e 2023, Wall sarà probabilmente il giocatore più pagato della NBA (tra i primi tre, dai).

Il salary cap degli Washington Wizards sarà occupato tra qualche mese per 106 e rotti milioni di dollari per soli quattro giocatori.

Quei quattro giocatori. La buona notizia è che il contratto di Mahinmi scadrà tra due anni. La cattiva è che per altri due anni Mahinmi percepirà 30 milioni di dollari totali.

Un’altra cattiva notizia è che Kelly Oubre sarà free agent a fine stagione. Una buona notizia è che il contratto di Austin Rivers scadrà a fine stagione.

Un’altra buona notizia è che gli Wizards sono riusciti in questi anni a non impegnare le proprie future scelte al primo giro, fondamentali quando non puoi permetterti di spendere più un soldo bucato, perché quelli disponibili li hai spesi così, come si diceva poco sopra.

Washington Wizards al bivio?

Gli Washington Wizards (2-8) languono al momento sul fondo della Eastern Conference, in strenua lotta contro l’unica squadra al momento più disgraziata di loro, i Cleveland Cavs cui va la personale solidarietà, per quel che vale.

Ciò implica che, per rispettare l’ordine e la volontà del proprietario Ted Leonsis (50 vittorie e finale di conference, ciao core), John Wall e soci saranno costretti a rimboccarsi le maniche e puntare al – minimo – 48-25 da qui a metà aprile.

Non impossibile, soprattutto nella Eastern Conference dei Cavs, degli Hawks, di quel che rimane dei Chicago Bulls, e dei New York Knicks che non fanno neanche finta.

L’inizio di stagione è stato però tragico in un modo che nemmeno i numeri (pessimissimi) possono spiegare. Meglio guardare, e inorridire:

La schedule dei capitolini si ammorbidisce nei prossimi 10-20 giorni. Gli Wizards affronteranno ben sei squadre al momento al di sotto del .500. Il momento di risalire è ora, o mai più.

Scott Brooks, coach degli Washington Wizards (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images)

Washington è stata però finora talmente brutta da non crederci.

Cosa fare se entro Natale (o prima) la situazione non dovesse essere cambiata più di tanto?

Risposta numero uno: cacciare coach Brooks. L’allenatore paga per tutti.

Al momento, l’ex coach dei Thunder non rischia, ed ha la fiducia dei leader dello spogliatoio Wall, Beal e Markieff Morris.

E comunque, come si dice in questi casi, e da queste parti, cambiare l’allenatore a poco servirebbe. Sarebbe molto più utile una macchina del tempo, ma E=mc2 e quindi non si può fare.

Bradley Beal o John Wall in partenza?

In questi anni, Bradley Emmanuel Beal from florida si è guadagnato schiere di estimatori in tutta la NBA. Realizzatore purissimo, gran playmaker aggiunto, gran difensore (quando vuole), grande etica lavorativa.

Beal è sotto contratto per altri tre anni e circa 80 milioni di dollari complessivi, ha 27 anni ed è un giocatore che vale ogni centesimo di suddetto contratto. Contender, wannabe contenders e squadre con ambizioni darebbero quasi qualsiasi cosa per metterci le mani sopra.

I tre anni ancora rimanenti permetterebbero a Washington di non accontentarsi di offerte al ribasso in caso di trade. Bradley ha fatto sapere recentemente che non intende assolutamente abbandonare la nave, ne ora, ne poi.

Per gli Washington Wizards non sarebbe ipoteticamente difficile sacrificare Beal ed ottenere scelte pregiate e contratti in scadenza, per fare ordine in un payroll che fa spavento solo a guardarlo.

Se non che, quale senso avrebbe? Come ricostruire con i contratti in essere di Wall (immaginiamo la gioia con la quale John accoglierebbe la trade di Beal) e di un Porter in crisi nera?

Beal non andrà da nessuna parte, a meno che la situazione a Washington dovesse diventare tale da far cambiare idea alla guardia nativa di St.Louis.

Otto Porter Jr. potrebbe non raccogliere molto interesse al momento, nonostante il potenziale a disposizione e l’età (25 anni).

Rimane John.

Washington Wizards, il dilemma John Wall

John Wall è una delle 5 migliori point guard della lega (Curry-Kyrie-Lillard-Kemba). E’ il miglior giocatore per penetrare e scaricare della NBA, per tempi e qualità (occhio a Giannis, per questo tipo di fondamentale). E’ ancora giovane (29 anni) ed atletico, e due anni fa – prima di guastarsi un ginocchio – è stato inserito nel terzo miglior quintetto All-NBA.

Ed è il giocatore che ha preso gli Wizards post Gilbert Arenas e li ha accompagnati dal fondo della classifica – questi:

fino alle semifinali della Eastern Conference (3 volte, 2014, 2015 e 2017).

John Wall ha anche due problemi. Il più grosso, che è di percezione: John Wall guadagna come Steph Curry, ma non è Steph Curry (d’accordo, nessuno è Steph Curry), John Wall ha la stessa età di Damian Lillard, ma al contrario della star di Portland, Wall è rimasto fermo a due anni fa. Anzi, complici i problemi al ginocchio è regredito.

Il secondo problema, che è di efficenza. Il prodotto di Kentucky ha una media carriera del 33% al tiro da tre punti (meglio nell’ultima stagione, in cui ha però saltato ben 41 partite), e non tira volentieri da dietro l’arco, affidandosi ad esecuzioni midrange che – come dire – al momento non vanno più di moda, nella NBA.

Kemba Walker. Raj Mehta-USA TODAY Sports

Un altro suo pariruolo (e pari età) pocanzi menzionato, Kemba Walker, è passato dal 30.5% da tre punti dell’anno da rookie, al 39.9% della stagione 2016\17, e per di più su una mole molto maggiore di conclusioni.

John Wall ha anche una smaccata tendenza a rimanere fermo immobile quando la palla in mano ce l’ha qualcun altro, semplicemente.

Ciò che separa Curry dal resto del mondo è la sua capacità di accelerare e spaziarsi una volta ceduto il pallone, col solo obiettivo di farselo ridare il prima possibile e tirare.

La tendenza invece delle grandi point-guard di oggidì è quella di farsi dare il pallone tra le mani, ed operare da lì.

John Wall è la nemesi di Curry. Una delle visioni tipiche di un match degli Wizards è Wall lontano dal pallone con le braccia calate sui fianchi, in attesa, costeggiando la partita. Durante la stagione scorsa, la star degli Wizards ha trascoso il 75% del tempo “attivo” passato sul campo fermo, o camminando. Peggio di lui solo Dirk Nowitzki e DeMarcus Cousins. Non proprio due guardie.

Nel 2023, John Wall avrà 34 anni e sarà al termine di un contratto – alla luce di quanto detto e col senno di poi, sia ben chiarodemenziale, che lo rende virtualmente incedibile.

Gli Washington Wizards hanno dunque solo due opzioni sul tavolo per scuotere l’attuale situazione di stallo con previsioni di pioggia intensa.

La prima, praticabile, che è quella di vivere o morire con ciò che hanno a disposizione.
La seconda impraticabile, separarsi da Beal, o da Wall.

https://youtu.be/9bozB1lPd8g

Bradley Beal sferza gli Wizards: “Qui qualcuno gioca solo per sé, è ora di cambiare”

Bradley Beal, guardia dei Washington Wizards.

Washington Wizards, si scorgono le prime crepe dopo una partenza da incubo?

Un parziale di una vittoria e quattro sconfitte, per una squadra il cui proprietario ha fissato il traguardo “minimo” delle 50 vittorie, e massimo delle (almeno) finali di conference, non è una partenza memorabile di per sé.

Se poi la squadra in questione si chiama Washington Wizards, e porta in eredità dall’annata precedente turbolenze di spogliatoio, ed una star (John Wall) ancora lontana dai suoi standard pre-infortunio, il momento per premere ufficialmente il bottone del panico potrebbe essere prossimo.

L’ultima sconfitta, 112-116 sul campo dei Sacramento Kings, ha provocato il primo sfogo di vapore ad alta pressione da parte di uno leader tecnici e vocali della squadra, Bradley Beal.

Come riportato da Fred Katz di The Athletic, nel post gara Beal ha ripreso i propri compagni, rimproverandoli di pensare più a statistiche e gloria personale che al bene della squadra.

A volte, alcuni di noi hanno motivi diversi dal vincere quando scendono in campo… quanti tiri si prendono, quanti minuti hanno giocato, o chissà cos’altro (…) nessuno marca il suo uomo, non si vincono le partite in questo modo (…) ci preoccupiamo delle c*****e, e non è questo il modo di fare. Se continuneremo così ci faremo del male da soli. E’ una questione di sacrificio. Tutti noi dobbiamo sacrificare qualcosa per il bene della squadra, che siano minuti, tiri, qualsiasi cosa. Qualcosa dovrà cambiare

– Bradley Beal dopo Kings-Wizards –

crisi Wizards
Bradley Beal e John Wall, coppia all-star degli Washington Wizards

John Wall ha appoggiato le parole del suo compagno di reparto.

Le difficoltà fisiche attuali di Wall sul parquet sono evidenti – al di là dei numeri che parlano di 21.2 punti, 7.6 assist (career low eguagliato), 3 rimbalzi, col 42% al tiro ed un orrendo 13% da tre punti.

Così come è per ora evidente la sua scarsa propensione a muoversi senza palla.

Lo scorso anno, complici i problemi al ginocchio, Wall ha trascorso il 76% del tempo passato in campo fermo, o camminando. Solo il 40enne Dirk Nowitzki ha fatto peggio di lui.

Abbiamo ragazzi che pensano più ai loro tiri che al resto… qualcosa di cui non ci si dovrebbe mai preoccupare. Non importa quanti tiri, se i tiri vanno dentro o fuori, Ciò che conta è essere in grado di competere sui due lati del campo. Se manca questo approccio, allora non serve che tu giochi (…) abbiamo avuto qualche buon momento, in cui abbiamo fatto vedere di cosa siamo capaci quando giochiamo di squadra, per poi tornare alle cattive abitudini, soprattutto in difesa. Questa cosa ci ammazza

– John Wall chiede maggior sforzo difensivo –

Il maggior rinforzo estivo degli Washington Wizards, Dwight Howard, è ancora ai box per un problema alla schiena. Il suo ritorno fornirà presenza a rimbalzo ed intimidazione a centro area per una squadra che ha concesso sinora ben 122.4 punti a partita agli avversari.

Un’enormità anche per la NBA odierna.

Washington Wizards, Scott Brooks: “Otto Porter non deve preoccuparsi dei suoi tiri”

Coach Scott Brooks ha cercato nel post gara di Sacramento di stimolare Otto Porter, la terza punta offensiva della squadra ed importante investimento del front office della franchigia della capitale, invitandolo a non preoccuparsi della quantità dei suoi tiri, e tornare a giocare con più tranquillità.

Porter ha chiuso la sfida di Sacramento con 5 punti e sei tentativi dal campo in soli 21 minuti di gioco.

Otto deve solo pensare a giocare, e smettere di pensare a quanti tiri prende, ed alle sue percentuali. Kelly (Oubre, ndr) sta invece giocando bene

– Scott Brooks su Otto Porter –

Il calo di fiducia di Otto Porter in queste prime partite si è tradotto in cifre modeste. 10.6 punti a partita e 5.2 rimbalzi a partita, ed un misero 23% al tiro da tre punti.

Otto Porter Jr

Il giro di trasferte ad ovest degli Washington Wizards continuerà nella giornata di domenica allo Staples Center di Los Angeles, sul campo dei Clippers, e terminerà martedì 30 ottobre a Memphis.

I tempi di recupero di Howard sono al momento ancora incerti, e lo spot di cento titolare continuerà ad essere coperto dal francese Ian Mahinmi.

Bradley Beal e John Wall – soprattutto in vista del miglioramento di condizione fisica di quest’ultimo – sembrano per ora in grado di poter tirare fuori dalle secche i brutti Washington Wizards di questo inizio stagione.

Se però le difficoltà della squadra dovessero restare tali, anche in virtù delle aspettative estive, la posizione di coach Scott Brooks potrebbe diventare in fretta piuttosto incerta.

Il cammino dei Washington Wizards

Bradley Beal, guardia dei Washington Wizards.

I Washington Wizards sono alla disperata ricerca di una identità, una squadra chiamata al riscatto, alla svolta. Una squadra che fatica, anno dopo anno, a fare quel passo in avanti decisivo per entrare nell’elite dei top team ad Est e competere per il titolo di conference.

I Washington Wizards in questa stagione si stanno affermando come una delle migliori squadre della Eastern Conference, essendo attualmente dietro solamente ai Boston Celtics, Toronto Raptors e Cleveland Cavaliers. Nei prossimi playoff dunque, l’obbiettivo sarà quello di trovare un posto nelle semifinali, cercando magari anche un posto nell’ultimo atto ad Est, per poi giocarsela a viso aperto e senza pressione sulle spalle. Ovviamente non sarà facile centrare l’obbiettivo, vista anche la presenza dei Philadelphia 76ers che rappresentano un po’ la mina vagante, in quanto sono una squadra piena di talento ma con poca esperienza sulle spalle, togliendo JJ Redick e Marco Belinelli. La squadra di coach Scott Brooks ha un record  in linea con la passata stagione (49-33), ma dovrà fare a meno di John Wall per circa un mese ancora, visto l’intervento effettuato al ginocchio sinistro; nelle ultime 10 partite i Washington Wizards hanno un record di 6-4, ovviamente record influenzato dall’assenza del proprio leader.

Ecco l’assenza proprio di John Wall è così determinante? Si sono tirati fuori miliardi di commenti tecnici sulla squadra, che giocherebbe meglio senza Flash, ma John Wall è un giocatore unico, il leader di questi Washington Wizards. Il motivo? Semplice: sa sempre caricarsi sulle spalle la squadra nel momento del bisogno.

 

 Gara 6 contro i Celtics: John Wall si carica i compagni sulle spalle

 

Sono tre i giocatori chiave dei Washington Wizards:

  • John Wall: Wall è senza dubbio il giocatore più importante della sua squadra,sicuramente uno dei migliori playmaker della lega. Wall viaggia con il 19.4 punti e 9.3 assist di media a partita, tirando con oltre il 40% dal campo e con il 35% dalla lunga distanza. Le sue pecche sono soprattutto la percentuale ai tiri liberi (in questa stagione addirittura soltanto il 71% dalla lunetta per lui) e il fatto di tendere ad accentrare troppo il gioco della squadra in lui, spesso tiene troppo la palla in mano e tende a far diventare prevedibile l’attacco della sua squadra. Nella fase difensiva lui ruba 1.3 palle a partita ed effettua 1.1 stoppate di media e la sua super velocità permette alla squadra di correre spesso in contropiede. Il suo offensive rating (punti effettuati su 100 possessi) in questa stagione è peggiore rispetto alla passata stagione, in quanto è passato da 111 a 105, mentre il suo defensive rating è rimasto a 108 punti concessi su 100 possessi al suo diretto avversario.

 

    • Bradley Beal: in assenza di Wall, Beal è il leader indiscusso dei Washington Wizards. Il suo talento offensivo è enorme e lo dimostrano i 23.4 punti segnati di media a partita conditi da 4.5 assist e 4.5 rimbalzi di media; la guardia dei Wizards è in grado di segnare tantissimi punti in pochi minuti e tira con il 46% dal campo e il 37% da 3 punti. Non è però un gran difensore, visto che su 100 possessi concede 110 punti (anche il suo offensive rating è di 110), ma riesce comunque a rubare quasi due palle di media a partita. Sicuramente potrà ancora migliorare molto visto che è un classe 1993 e potrà quindi diventare ancora di più un killer offensivo ed affermarsi come uno dei migliori giocatori della lega

 

  • Otto Porter: l’ala dei Washington Wizards non ha ancora fatto vedere tutto il talento che ha a disposizione, visto che non ha mai effettuato una stagione altisonante; in questa stagione però si stanno cominciando a vedere le sue abilità soprattutto nella metà campo offensiva, visto che viaggia con il proprio career high in punti, rimbalzi, assist e palle rubate, ovvero con 15 punti, 6.5 rimbalzi, 2.1 assist e 1.6 palle rubate a partita, tirando con quasi il 50% dal campo e con il 41% da dietro la linea dei 3 punti. Il suo offensive rating è di 120 punti prodotti su 100 possessi (lo scorso anno addirittura 129) e il suo defensive rating è di 106 punti concessi a partita; ovviamente può e deve ancora migliorare molto, ma se continua così può sicuramente far comodo ai suoi Wizards.

La squadra di coach Scott Brooks è una squadra che tende a giocare molto in velocità, in quanto segna quasi 11 punti di media a partita in contropiede e che spesso va in lunetta (quasi 16 punti di media dai tiri liberi). I Washington Wizards sono al terzo posto nella classifica di assist distribuiti a partita, con 24.7 dietro soltanto ai Golden State Warriors e ai New Orleans Pelicans, ciò significa quindi avere un gioco corale molto buono e che i tiri presi sono spesso ben costruiti. Inoltre i Washignton Wizards sono anche al quinto posto nella percentuale di realizzazione dei tiri da 3 punti, su 26.6 tiri ne segna il 37% di media a partita (quasi 10 realizzate e 27.8 punti arrivati in media dalla lunga distanza). La squadra della capitale americana ha un offensive rating di 110, che è maggiore di 1.4 rispetto alla media del resto della lega, mentre il loro defensive rating è di 108.1 di poco inferiore rispetto alla media del resto della lega.

A chi dare maggiore spazio dopo il ritorno di John Wall dall’infortunio per migliorare sotto l’aspetto anche difensivo? Eccolo qui il nome giusto.

Small Forwards: chi è ancora in cima e chi è pronto ad esplodere

Trade Kawhi Leonard

No, nonostante i 33 anni e il raggiungimento di ogni obiettivo – solo lui, anche visti gli Indians, poteva riportare un titolo a Cleveland – il trono è ancora solido. LeBron Raymone James è ancora il miglior giocatore di tutti i nove pianeti (Plutone non mollare), ed ipso facto la miglior ala piccola.

Eppure i candidati non mancano: Kawhi Leonard è già nella storia: chiunque abbia un ruolo così fondamentale nell’esercito dell’Alamo guidato dal generale Popovich lo è. Se aggiungiamo l’aver marcato il Re per un’intera serie finale, e un paio di stagioni dove di fronte ai Curry e ai Westbrook – forniti a turno della borraccia di Space Jam – riesce comunque ad entrare nel discorso MVP, la questione diventa ancora più semplice.

Jimmy Butler, ultimo baluardo di vero basket in quel di Windy City. Il flirt con Boston va avanti, ma una delle poche mosse azzeccate del duo Forman-Paxsons è stata quella di non cedere il ragazzo di Tomball per qualsiasi entità diversa da una top pick. Ainge intanto continua a pensarci, con Jimmy e un lungo di livello LeBron non dovrebbe più preoccuparsi solo di Curry il reclutatore.

Paul George, che nonostante il massimo sforzo di Larry Bird nella scorsa estate per dargli una squadra competitiva, a luglio dovrà prendere la sua decision. E il richiamo di Venice Beach potrebbe essere irresistibile, considerando anche gli youngsters.

Kevin Durant, ala piccola/ala grande anche all’occorrenza dei Golden State Warriors ha avuto un impatto difensivo ed offensivo inaspettato: tutti si aspettavano ci mettesse un po di tempo per ambientarsi nel nuovo sistema di gioco, ma viste le sue qualità eccelse, KD si è calato subito nella parte. Fermato da un infortunio qualche mese fa, è pronto per tornare finalmente in campo e punta i playoffs.

Merita una menzione anche Gordon Hayward: dopo anni di tank triste e varie free agency oculate, Utah è di nuovo una squadra, e il miglioramento progressivo dell’ultimo triennio ne è la prova. A trascinare i mormoni c’è sempre stato lui, con o – come più spesso è accaduto – senza la luce dei riflettori. ‘Blue Money’ Hayward.

A prescindere dal fatto che appena arrivato nella lega somigliava ad Alfa Alfa ed ora starebbe bene sulla copertina di GQ, il prodotto di Butler ha fatto sempre della classe e dell’intelligenza cestistica i suoi punti di forza, a 27 anni ha giocato il suo primo All-Star Game ma è solo un segno di ciò che potrà arrivare. Con lui in campo – 21 punti, 6 rimbalzi, 4 assist di media – Utah è sopra di 6,7 su 100 possessi e sotto di 2,8 quando prende fiato; il progetto a Salt Lake City – Diaw e Joe Johnoson portano esperienza, Hill si è dimostrato un regista affidabile e Gobert è sempre più devatsante – potrebbe avere una brusca scossa quest’estate in quanto Gordon potrà uscire dal contratto, e saranno in molti a bussare alla sua porta (anche i Bulls dovesse partire Wade?). Di sicuro c’è che sul Lago Salato non spendevano così bene da tempo.

Poi ci sono i due giovani: uno è atteso con grande hype dal momento in cui ha stretto per primo la mano di Silver nel Draft del 2014, l’altro è al contempo la sorpresa e uno dei principali fautori delle fortune di Washington D.C..

Andrew Wiggins non ha avuto un impatto facile con il piano disopra. Certo l’ambiente è perfetto, a Minneapolis non hanno certo problemi ad aspettare lui e LaVine, la squadra è già ovviamente in mano a Towns. Il talento e l’etica sono indiscutibili, anche da un punto di vista romantico e l’unico che può vagamente ricordare Kobe, ed infatti l’ultima sfida allo Staples tra i due è stata memorabile, con il Mamba che reclamava il copyright di alcuni movimenti messi in mostra dal giovane da Kansas.

E’attento difensivamente e sono notevoli i 23 punti di media, lontani dalle due annate precedenti, considerando anche quanto sia già curato da tutte le difese. Tuttavia deve migliorare nella scelta dei tiri – questo verrà sicuramente con la crescita di squadra dei Wolves – e in tutte le altre statistiche, soprattutto a rimbalzo. Da sottolineare anche il miglioramento da oltre l’arco, dovrà per forza di gioco moderno essere una delle chiavi della sua carriera.

Capitolo Otto Porter Jr.: il 24 di Saint Louis, Missouri, è il factotum dei Wizards quarti ad Est; alzi la mano chi li aveva pronosticati lì. Notevole effort in difesa favorito dalle lunghe leve, capacità di attaccare il ferro e buon qi cestistico. Ciò che risalta è il suo apporto come spot-up shooter: non nato come tiratore, puro, è in continuo progresso, e solo tre giocatori nella Lega fanno meglio di lui su 100 possessi: Kemba Walker, go-to guy degli Hornets, CJ Miles, cecchino scelto e l’immortale Pau Gasol, che considerando l’odierna dinamicità può essere così pericoloso solo nel sistema Spurs.

SeasonFrequencyPoints per PossessionFG%Percentile
2015-1628.90.9750.957.6
2016-1733.81.3266.397.6

Oltre ai sempre encomiabili Crowder e Ariza, prossime sorprese a lungo termine potrebbero essere Justin Anderson dei 76ers, se dovesse ritrovare il suo gioco esterno. Ma le sue percentuali al ferro lo rendono affidabile già così. Oppure Terrence Ross, che nel disastro cosmico di Orlando ha l’occasione per cambiare status: ma nulla è scontato per entrambi.