Ecco OKC, la serie con i Blazers si accende, George: “Westbrook leader”

OKC-Thunder-tre-punti

Gli Oklahoma City Thunder sembrerebbero essere finalmente approdati ai Playoff. Dopo le prime due gare della serie contro i Portland Trail Blazers giocate in trasferta da dimenticare, ottengono la loro prima vittoria. Sul parquet amico infatti, la squadra di Russell Westbrook ha superato gli avversari per 108-120, accorciando le distanze nella serie sul 2-1.

Westbrook, che dopo due partite opache aveva promesso sarebbe migliorato, ha giocato da vero leader, come evidenziato anche da Paul George a fine partita. Il playmaker di OKC ha messo a segno grandi giocate per tutto l’incontro, senza sottrarsi dal caricare i compagni e se stesso su ogni azione andata a buon fine. Il numero 0 è stato anche efficiente, finalmente, con 33 punti, 11 assist, 11/22 dal campo e 4/6 da tre.

I Thunder, che avevano messo a segno 10 triple su 61 tentate nelle prime due gare, stanotte ne hanno segnate 15 su 29. Si tratta di un miglioramento fondamentale, complici le buone prestazioni al tiro di Jerami Grant (4 su 5 dall’arco) e Terrance Ferguson (3 su 4). Continua ad affannare invece Paul George, che segna 22 punti mettendo però solamente 3 tiri su 16 tentati ed affidandosi ai tanti tiri liberi, 14/17.

Finalmente OKC, Westbrook mantiene le promesse

Dopo gara 2 Russell Westbrook aveva definito la sua prestazione inaccettabile, come riportato da Royce Young, ed aveva promesso di migliorarsi.

Secondo Paul George, dopo questa prestazione, il suo playmaker ha mantenuto le promesse:

“E’ un uomo di parola. E’ arrivato, ci ha condotti da leader, l’abbiamo seguito e si è messo la squadra sulle spalle”

La prestazione del numero 0 non si è limitata al semplice gioco, ma per tutta la partita ha provato a provocare gli avversari e a caricare i suoi con urli ed esultanze vistose, di questo ha parlato il centro di Portland Enes Kanter, suo ex compagno:

“Lui è fatto così. Sarà sempre pronto ad urlare e strillare, a provare ad entrarti nella testa. Ma credo che Lillard e McCollum siano stati capaci di rimanere freddi”

Damian Lillard, che ha segnato comunque 32 punti, con un solido 1o/21 dal campo, ha dichiarato di non voler entrare nelle scaramucce iniziate da Westbrook:

“Mi ha provocato dopo un tiro segnato? Non l’ho nemmeno visto, ero concentrato sulla palla che doveva essere rimessa in gioco”

Mentre riguardo Danny Schroeder, che avrebbe mimato il gesto del polso che Lillard stesso usa per indicare il Dame Time in modo canzonatorio, verso fine partita, ha detto:

“Che dire, è solo divertente vedere abbia aspettato così tanto per farlo”

Rimandata OKC, Paul George: “4 giorni fa non riuscivo a sollevare la spalla”

Westbrook-MVP-Dwight Howard-rimonta OKC-Westbrook Paul George

Non va per il meglio la prima uscita stagionale degli Oklahoma City Thunder ai Playoff. OKC è stata sconfitta per 99-104 dai Portland Trail Blazers, nella gara 1 di una serie che comunque, tutto sommato, si prospetta equilibrata.

Si prospetta come tale perchè Portland ha giocato ad un ottimo livello, mentre ai Thunder è mancato l’apporto fondamentale della stella Paul George. La squadra infatti ha provato a coprire le pessime percentuali del numero 13 (8/24 dal campo e 4/15 da tre) come poteva.

Ovvero affidandosi alle giocate individuali di Russell Westbrook e di Dennis Schroeder e all’attacco di Steven Adams, in post  su Enes Kanter o attraverso blocchi portati a Westbrook. Anche la difesa ha provato a fare il suo, sebbene Damian Lillard e compagni fossero particolarmente ispirati.

E’ questo l’insieme di cose che fa pensare che la serie sia tutt’altro che chiusa. I Thunder hanno perso solo di 5 in fin dei conti, nonostante le pessime percentuali al tiro di Schroeder (5/17 dal campo e 0/7 da tre) e un Westbrook non dei giorni migliori (24-10-10, con uno 0/4 da 3 punti). Da sottolineare in questo senso anche la prestazione negativa di squadra da oltre l’arco: 5/33.

Dunque, per OKC, lo spazio di miglioramento c’è, ma dipenderà moltissimo dallo stato di salute di Paul George, il cui apporto è fondamentale per la squadra allenata da Coach Billy Donovan.

George: “La spalla fa male”

Come riportato da Joe Zucker per BleacherReport.com, George sta ancora combattendo con i problemi alla spalla. Si tratta di un infortunio che il numero 13 si porta avanti da mesi, senza che ne sia stata resa nota la reale entità.

La presenza della stella di OKC era infatti in dubbio per questa gara 1, salvo poi un recupero in extremis. La situazione, come descritto dallo stesso George nel postpartita, non è così semplice:

“Per tutta la partita abbiamo trovato buoni tiri, il mio problema è il ritmo. 4 giorni fa non riuscivo nemmeno a sollevare la spalla. Oggi ho tirato per la prima volta. Da domani continuerò a tirare e a cercare il ritmo”

A questo punto però ci si chiede se sarebbe stato meglio, per il recupero del giocatore e il funzionamento della squadra, farlo rimanere a bordo campo. George avrebbe avuto così la possibilità di recuperare il ritmo che tanto gli è mancato. Per una squadra poi, non è mai facile avere in campo un giocatore forte e importante come PG13 non al meglio della condizione. I compagni infatti continuano a servirlo e a creagli buoni tiri come da abitudine, ma lui continua a sbagliarli.

Vedremo come si evolverà la situazione in vista di gara 2, prevista alle ore 4:30 di mattina di mercoledì.

 

Ai Blazers il primo colpo, Thunder KO, Lillard: “Enes Kanter MVP di serata”

Un Enes Kanter dominante sotto i tabelloni e le triple da distanza siderale di Damian Lillard sigillano in gara 1 la vittoria per i Portland Trail Blazers su degli Oklahoma City Thunder imprecisissimi al tiro.

I Blazers spezzano una serie negativa di 8 sconfitte consecutive ai playoffs e “mettono segno il primo colpo“, come dichiarato da Lillard nel post partita.

Sono 18.1 i punti di media a partita di Enes Kanter dal giorno dell’infortunio di Jusuf Nurkic. Kanter viene attaccato sistematicamente sul pick and roll ad inizio gara da Russell Westbrook e Steven Adams, ma il turco regge l’urto ed in attacco si dimostra troppo mobile per Adams, che lo soffre a rimbalzo d’attacco.

I Blazers segnano 7 tiri da tre punti nel primo quarto ed indirizza la partita, i Thunder attendono che Paul George possa entrare in partita e si affidano a Russell Westbrook ed alla loro difesa per rimanere a contatto. Dopo un primo periodo ad alto ritmo le due squadre rallentano, Portland perde 10 palloni nel solo primo tempo e OKC va al riposo sotto di sole sei lunghezze (56-48). Paul George non trova mai il canestro (3 su 15 nel primo tempo), Dennis Schroeder dà energia alla panchina nonostante le brutte percentuali di tiro e Westbrook “flirta” già con la tripla doppia.

George, ancora limitato dai problemi alla spalla, cerca di trovare un minimo di ritmo nel terzo quarto, attaccando il ferro e guadagnandosi dei preziosi tiri liberi. I Blazers accusano la pressione delle sconfitte passate e dello 0-4 subito lo scorso aprile e vengono presi per mano da C.J. McCollum (24 punti a fine gara), mentre Nerlens Noel si dimostra troppo fisico per Zach Collins, preferito a Meyers Leonard per dare minuti di riposo a Kanter.

I Thunder provano ad azzannare la partita con Paul George, che a fine terzo quarto segna la tripla del -1 OKC (93-92), ponendo fine ad un lungo inseguimento. Damian Lillard sente il momento, e nell’azione successiva manda a bersaglio un tiro da tre punti da ben oltre 8 metri (saranno 5 le triple a fine gara per Lillard).

Il quarto periodo è terreno di conquista per Enes Kanter, che dopo il giro in panchina rientra assieme al rivale diretto Steven Adams. OKC lo attacca di nuovo sul pick and roll, ma il turco è bravo a presidiare l’area senza commettere troppi falli, ed a rimbalzo in attacco si dimostra problema insolubile per coach Billy Donovan.

Il turco chiude la sua gara con 20 punti e 18 rimbalzi (career high nei playoffs), OKC non segna mai da dietro l’arco (5 su 33 a fine a gara, 0 su 7 per Schroeder, 4 su 15 per George) e Portland è precisa dalla lunetta e tiene gli ospiti a distanza di sicurezza sino al 104-99 finale.

Blazers Thunder, Damian Lillard: “Kanter MVP di serata”

30 punti e 5 su 11 al tiro pesante per Damian Lillard, autore di due triple da distanza proibitiva in due momenti chiave del match tra terzo e quarto quarto.

Ora siamo tornati a vincere, ci siamo tolti il peso e possiamo concentrarci sul reso della serie. sapevamo sarebbe stata una battaglia, anche sopra di 17 punti nel primo quarto sapevo che non avremmo dovuto abbassare la guardia ma rimanere solidi e ribattere colpo su colpo

Enes Kanter?” Prosegue Lillard “Giocare contro una ex squadra dà delle motivazioni extra, vuoi vincere. Abbiamo subito percepito che (Kanter, ndr) si sarebbe fatto trovare pronto, ed è stato l’MVP di serata, senza dubbio. Nel quarto periodo ci ha garantito degli extra possessi importantissimi“.

Per gli Oklahoma City Thunder una serata da incubo al tiro da fuori, le difficoltà fisiche di un Paul George costretto a saltare gli ultimi quattro giorni di allenamenti ed “arrugginito”, ma anche la consapevolezza di potersi affidare alla propria difesa, l’arma migliore a disposizione di coach Donovan.

Russell Westbrook chiude la sua partita con una tripla doppia da 24 punti, 10 rimbalzi e 10 assist (la nona in carriera ai playoffs), Nerlens Noel ha un buon impatto sulla gara (8 punti e 6 rimbalzi) nonostante i pochi minuti concessi da Donovan (appena 12).

Paul George, gara 1 a rischio? Donovan, “È day to day”

Lakers Paul George George sugli arbitri

Un infortunio alla spalla rischia di costringere Paul George a non prendere parte a gara 1 del primo turno dei playoff tra Oklahoma City Thunder e Portland Trail Blazers. Secondo coach Billy Donovan, infatti, le condizioni dell’ex giocatore degli Indiana Pacers saranno valutate giorno per giorno.

Paul George, gara 1 a rischio? “Potete aspettarvi di vedermi in campo”

Un eventuale forfait del n°13 si potrebbe rivelare decisivo ai fini del risultato del match, considerando l’importanza del sei volte all star nel sistema Thunder. Il giocatore stesso però, si è dimostrato più ottimista rispetto al proprio allenatore, rassicurando i tifosi di OKC attraverso dichiarazioni che ribadiscono la propria volontà di scendere in campo.

“È tempo di Playoff, quindi voglio essere in campo insieme ai miei compagni. Potete aspettarvi di vedermi giocare domenica”, ha detto il probabile candidato al premio di Defensive Player of the Year.

Lo stesso infortunio non aveva permesso a George di giocare l’ultima partita della regular season contro i Milwaukee Bucks, da cui i Thunder sono usciti vittoriosi, concludendo così al sesto posto nella Western Conference.

Paul George parla per NBA.com: difficoltà OKC, MVP e primo round contro Golden State

Lakers Paul George George sugli arbitri

La stella degli Oklahoma City Thunder, Paul George, è stato ospite nella notte del Podcast di Sekou Smith per NBA.com. L’ex giocatore degli Indiana Pacers ha discusso i temi più caldi della sua stagione, dalle difficoltà di OKC, fino ai riconoscimenti individuali.

OKC, che ci è successo?

PG13 ha parlato ancora delle difficoltà incontrate dai suoi dopo l’All-star Break, coincise con il suo infortunio alla spalla. I Thunder erano terzi ad Ovest a Febbraio, e sono arrivati ad avere un record di 37-19 nel mese in cui George ha avuto 35 punti di media. Le successive 22 partite invece sono andate malissimo: 8-14, e hanno portato OKC a lottare per gli ultimi posti Playoff, con un record di 45-33.

“Siamo andati a sbattere contro un muro di mattone tutti quanti, come squadra. Abbiamo giocato male perchè non siamo riusciti a sopraffare i nostri avversari (..) Non ci sono scuse comunque, non stiamo giocando bene e tutto viene amplificato dal fatto che le cose ad Ovest sono super combattute e tutti sono al loro top. Noi stiamo cercando di trovare un’identità, ai Playoff ci siamo, è scritto nella pietra, ora lavoriamo per arrivarci nel modo giusto”.

Non è la prima volta che in casa OKC si parla di trovare un’identità mancante, e a buona ragione, considerando che questa è completamente assente nell’attacco Thunder.

Incontriamo gli Warriors al primo turno? No problem

La franchigia dell’Oklahoma si gioca il settimo e l’ottavo posto con i Texani dei San Antonio Spurs. In ogni caso l’avversaria al primo round non è certa, con Denver Nuggets e Golden State Warriors a loro volta in lotta per le prime due posizioni. PG13 ha commentato così un eventuale incontro con gli Warriors al primo round:

“Giocheremo con i Nuggets o con gli Warriors, non è uno scontro da cui ci tiriamo indietro. Golden State sa cosa aspettarsi. La loro squadra è cambiata molto, soprattutto la panchina, ma sanno ancora cosa serve per vincere. Sanno che per i Playoff serve un altro livello di gioco, Playoff e Regular Season, c’è un distacco forte”.

MVP? Non servono 40 punti a partita o molte triple doppie

Fino al suo infortunio, che è stato un po’ il vaso di Pandora per i problemi dei Thunder, Paul George era un candidato alla pari di James Harden e Giannis Antetokounmpo per il premio di MVP. Ora la sua candidatura è in forte calo, ma ha comunque espresso la sua su cosa serva per ricevere il riconoscimento:

“L’MVP non è colui che domina una categoria statistica, o che mette a segno più triple doppie. E’ colui che fa tutto ciò che serve per far vincere i suoi, se è segnare lo fa, se è giocare al massimo sui due lati del campo lo fa. Se è aiutare la squadra a unirsi per vincere, allora va bene anche quello”

Thunder-Lakers: i gialloviola lottano ma non basta

Kentavious Caldwell-Pope, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena

Game 78 Recap: Thunder-Lakers

Ultima gara lontana dalla California per i Los Angeles Lakers (35-42) che alla Chesapeake Energy Arena affrontano gli Oklahoma City Thunder (44-33).

I lacustri hanno il roster ridotto ai minimi termini a causa delle assenze di Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e LeBron James ma ciononostante la voglia dei veterani di mettersi in mostra in vista della prossima free agency ha consentito ai californiani di vincere quattro delle ultime cinque gare.

OKC invece non vive un buon momento di forma, avendo perso sette delle ultime nove gare disputate. Fondamentale ritrovare il successo per recuperare qualche posizione nella griglia playoff della Western Conference.

Walton non dispone anche di Kyle Kuzma e Tyson Chandler per cui conferma gli starter del successo contro i Pelicans: Rondo, KCP, Lance, Moe e McGee. Donovan non dispone del solo Andre Roberson e risponde con Westbrook, Ferguson, George, Grant ed Adams.

Thunder-Lakers, padroni di casa subito aggressivi

La differenza nelle motivazioni delle due franchigie e nella qualità dei quintetti schierati in campo sono evidenti fin dai primi possessi. I lacustri attaccano con poca convinzione, perdono un paio di banali possessi e si accontentano di conclusioni dalla lunga distanza, a segno con Wagner e KCP.

OKC è aggressiva, PG13 recupera e segna in transizione mentre Westbrook spinge al massimo, giocando il pick-and-roll con Steven Adams. Il neozelandese è pronto e segna tre volte in pochi minuti. 8-19 con 7’22” sul cronometro.

Il timeout chiesto da coach Luke Walton – che inserisce Muscala e Bullock – giova ai gialloviola, capaci di ridurre le distanze grazie alle giocate di Moe Wagner – a segno nel pitturato e dall’arco – ed alle triple dei due neo-entrati. 19-21 a poco meno di cinque minuti dalla fine del quarto.

L.A. pareggia con KCP ma l’equilibrio dura poco, i Thunder dopo qualche possesso sprecato ricominciano a spingere. Russell Westbrook serve i compagni nel pitturato – ben 22 i punti prodotti – e sul perimetro, raggiungendo la doppia cifra negli assist. Per i californiani Moose, dopo il primo a segno, fallisce malamente tutte le successive conclusioni tentate.

Gli angeleni accorciano con l’and-one di Rondo ed un floater di Caruso, il jumper di George fissa il punteggio della prima frazione: 28-34.

Thunder-Lakers, lacustri chirurgici dall’arco

Il tema della gara resto lo stesso dei primi dodici minuti. OKC domina a rimbalzo oltre a sporcare le linee di passaggio ed a ripartire in velocità. The Brodie alza l’ennesimo alley-oop schiacciato da Noel, Paul George manda a segno la prima conclusione da oltre i 7.25 della sua serata.

I lacustri restano a contatto con la seconda tripla di Reggie Bullock ed un paio di canestri…

…di JaVale McGee, che pur soffrendo la fisicità di Adams riesce finalmente ad essere incisivo. 41-45 a 6’40” dall’intervallo lungo.

I gialloviola, pur continuando a regalare palloni agli avversari, trovano addirittura il vantaggio grazie alle triple di Kentavious Caldwell-Pope (2) e Muscala, che rispondono a quelle messe a segno da Young Trece. 53-51 con 2’17” da giocare nel tempo.

Al rientro dal timeout chiesto da coach Billy Donovan i Thunder riprendono il comando della gara grazie al solito #0 che segna dall’arco oltre ad assistere la schiacciata di Nerlens Noel. L’8-0 di OKC viene interrotto dai liberi di Muscala che chiudono la prima parte della gara, 55-59.

Thunder-Lakers, Westbrook conduce l’allungo

OKC trova subito due canestri dalla lunga distanza con Jerami Grant e PG13 ma in difesa concedono per la prima volta qualcosa ai lacustri che arrivano al ferro senza troppi problemi. La cosa non piace a Donovan, che ferma il gioco dopo neppure due minuti sul 61-65.

Al rientro The Big Friendly segna ancora due volte da tre con Terrance Ferguson e – dopo la risposta dall’arco di KCP e Born Ready – trova l’allungo con Westbrook, che assiste George e segna due volte in transizione. 67-79 con 5’44” da giocare nel quarto.

L’MVP del 2017 segna ancora due volte ed oltre a certificare la trentunesima tripla doppia della sua stagione incrementa a 15 le lunghezze di vantaggio. Il parziale dei Thunder viene interrotto…

…da Rajon Rondo che segna due volte capitalizzando due perse, risponde ancora – dall’arco – il prodotto di UCLA, 74-88 con 3’25” sul cronometro.

Bullock e Muscala interrompono la fuga dei padroni di casa, prima del layup in transizione di Raymond Felton che chiude la frazione, 78-94.

Thunder-Lakers, L.A. rientra ma si ferma nel finale

Nei primi minuti dell’ultima frazione si mettono in evidenza i two-way player JWIII e Caruso. Il lungo schiaccia e contiene Markieff Morris, mentre l’esterno dopo un bel layup rovesciato – …e nonostante qualche evitabile infrazione – assiste due volte sul perimetro KCP.

L’and-one di Noel interrompe il rientro dei gialloviola, che riducono ancora le distanze con la tripla di Lance Stephenson ed il canestro in transizione di Johnathan Williams servito ancora da Alex, 94-101 a 7’02” dal termine.

Walton ripropone la zona che si espone ai rimbalzi offensivi dei Thunder, che non convertono tre conclusioni dalla lunga distanza. Non sbaglia Alex Caruso

…che schiaccia il -5.

L’attacco lacustre si ferma, OKC segna dalla lunetta con Dennis Schroder e RW e continua a dominare nel pitturato. KCP perde due possessi grazie ai quali Westbrook segna il layup che chiude di fatto la partita, 98-111 a poco più di quattro minuti dalla fine.

Le triple di Grant, Schroder e Caruso fissano il punteggio finale, anche perché le terze linee nel minuto a loro disposizione non producono nulla. Gli ultimi secondi della gara sono tutti per Westbrook, che cattura i rimbalzi necessari per mettere a referto la prima tripla doppia dal 1968 da oltre venti in ogni voce statistica.

103-119 il punteggio finale alla Chesapeake Energy Arena.

Thunder-Lakers, storica tripla doppia per RW

KCP (23+5+4) conferma di essere il lacustre più produttivo di questo finale di stagione. Kenny mette a segno cinque triple con 9/16 dal campo.

Dopo la discreta prestazione contro Nola, Rondo torna ai suoi standard (7+10+9) sparacchiando dal campo (3/11) oltre a collezionare il peggior plus/minus della gara (-25).

Si accontenta di tirare dall’arco Lance (9+2+3, 3/5 da tre), limitato dai falli. Wagner lotta (10+4 con due triple) ma come McGee (10+8) è falloso e soffre la fisicità dei lunghi avversari.

Nonostante qualche evitabile persa di troppo, ancora un buona prova per Caruso (15+2+7 con 5 perse). In doppia cifra anche Bullock (13 con 3/7 dall’arco) e Muscala (10 con 2/6 da tre). Poco spazio per JWIII (6+2, 3/4), solo garbage per Bonga e Jones.

Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena
Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs Oklahoma City Thunder at Chesapeake Energy Arena (Jeff Haynes, NBAE via Getty Images)

Pur sparacchiando (8/23) dal campo, Westbrook mette a referto 20 punti, cattura altrettanti rimbalzi e smazza 21 assist. Prima di RW, l’unico a mettere a referto una tripla doppia con almeno 20 nelle tre voci statistiche fu Wilt Chamberlain nel 1968.

Fattore su entrambi i lati del campo PG (19+6+5 oltre cinque recuperi), mentre Adams pur fallendo troppi liberi (1/7) domina sotto le plance (13+8 con 5 stoppate). In doppia cifra anche Grant (22+5 con 4/10 da tre), Ferguson (15 con 3/7 dall’arco) e Schroder (15).

Box Score su NBA.com

Thunder-Lakers, meno di due settimana al termine della stagione

Meno di dieci giorni con quattro gare alla fine del calvario lacustre. Ennesima gara senza spunti e priva significato di questa stagione finita anzitempo.

A fine gara Walton non può fare altro che rendere merito alla prestazione di Westbrook.

<Ha spinto per tutta la gara, del resto lo avevamo detto ai nostri ragazzi che in alcune occasioni per fermarlo non bastava un solo difensore…>

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 4:30 italiane – tra Giovedì 4 e Venerdì 5 Aprile per affrontare allo Staples Center i Golden State Warriors.

La forma attuale non preoccupa Westbrook e George, “Tutto ok, squadra unita”

Russell Westbrook, playmaker e leader degli Oklahoma City Thunder, ha parlato del momento negativo che stanno attraversando i suoi ai microfoni di Talkbasket.net.

Riguardo la sua leadership ha detto:

“Non sono mai preoccupato, non vado mai nel panico. E’ il mio lavoro come leader, far capire a tutti che in 82 partite può capitare di non essere al massimo in qualcuna di queste. A volte succede, ma non ci rappresenta, non è la nostra identità. Io mi assumo la piena responsabilità di ciò che facciamo, anche nelle sconfitte”

Dell’attuale stato della squadra invece:

“Tutti sono così legati al pensiero di come dovremmo giocare in questa fase della stagione. A me non interessa, finchè come squadra, internamente, siamo uniti, le cose vanno bene”

Sempre per Talkbasket.net, il suo comprimario, Paul George, ha dichiarato:

“La cosa importante è essere tutti sullo stesso piano. Nessuno deve avere più pressione di altri durante le partite. Dobbiamo lavorare insieme, come gruppo”

Anche lui ha poi commentato lo stato dei suoi:

“La chiave per risalire la classifica è giocare con energia, tenere il ritmo alto e la difesa solida. Questo siamo, in attacco le giocate arriveranno.  La difesa deve essere la nostra identità. Una squadra che esce fuori aggressiva, ti blocca in difesa e riparte molto velocemente”

OKC, Marzo da dimenticare, cosa non è andato?

La squadra allenata da Coach Billy Donovan, dopo l’All-star Break, sembrava lanciatissima verso il terzo posto ad Ovest, forte di una difesa molto solida e un attacco che funzionava, basato sulle giocate dei suoi due fuoriclasse, Westbrook e George.

Tuttavia, dal 24 Febbraio al 3 Marzo, hanno inanellato 4 sconfitte di fila contro Sacramento Kings, Denver Nuggets, Philadelphia 76ers e San Antonio Spurs. Questa serie li ha privati di molte certezze, oltre che dello stesso George, fermato da un problema alla spalla.

L’assenza del numero 13, candidato serio per il premio di Difensore dell’anno, e, almeno fino all’infortunio, credibile per quello di MVP, ha inciso molto sulla forma della squadra.

Nel mese di Marzo il record è negativo, 6-9. Questo ha fatto scivolare i Thunder agli ultimi posti validi per i Playoff.

In questo passaggio a vuoto, la difesa, fino ad allora punto di forza, si è rivelata elemento debole. Così, non avendo mai espresso grandi cose sotto canestro, OKC si è trovata perennemente dietro ai suoi avversari, restando vicina nei punteggi, ma senza mai impensierirli davvero.

Ora PG13 sta tornando sui suoi ritmi, ma la squadra deve ancora ritrovare gli equilibri che avevano funzionato tanto bene fino al Weekend delle stelle.

Resta da vedere se saranno in grado di farlo entro l’inizio dei Playoff. Intano stanotte incontreranno, in casa, i Nuggets, in una sfida già dal sapore di test per la Postseason.

 

 

 

 

 

Gli OKC Thunder battono i Pacers con una rimonta record, ma PG tuona “Noi arbitrati in modo diverso!”

OKC-Thunder-tre-punti

Gli Oklahoma City Thunder hanno superato gli Indiana Pacers per 99-107, completando, nel terzo quarto, un parziale di 24-0, record stagionale. Vittoria fondamentale per OKC, che aveva ottenuto il segno W solo in una delle ultime sei uscite.

Ora Paul George e compagni sono di nuovo settimi ad Ovest, con una gara di vantaggio sui San Antonio Spurs. Il numero 13 dei Thunder è stato fondamentale nella rimonta, mettendo a referto 31 punti. Ancora male al tiro Russell Westbrook (6/15), che ha tuttavia cercato di coinvolgere i compagni nel gioco, registrando così una tripla doppia da 17-11-12, la 29esima della sua stagione.

Bene anche Steven Adams, con 25 punti, 12 rimbalzi e diverse giocate importanti per l’inerzia della partita.

La squadra di Coach Billy Donovan era andata negli spogliatoi alla fine del primo tempo sotto per 54-45.  Il gruppo è però rientrato in campo consapevole del fatto che servisse qualcosa in più per cambiare la partita e il pessimo momento della stagione.

All’inizio del terzo quarto hanno ridotto lo svantaggio a un punto, per iniziare poi il parziale di 24-0, alla fine del quale erano in vantaggio per 75-58.

In questo frangente i Thunder hanno finalmente mostrato l’ottima difesa aggressiva a cui avevano abituato i loro tifosi fino a poche settimane fa, quando era iniziato il loro periodo di appannamento totale, coinciso, appunto, con il calo difensivo.

Paul George non le manda a dire nel post-partita

Paul George, con del vistoso ghiaccio sulla spalla che lo aveva tenuto fuori a inizio marzo, ha parlato della partita dagli spogliatoi.

Ha commentato così il cambiamento radicale dei suoi dopo l’intervallo: “Sapevamo che non era abbastanza, dovevamo cambiare le cose, così siamo usciti fuori e abbiamo eseguito

Ho notato di più le difese efficaci che i canestri. Ho notato che il ritmo e l’inerzia erano dalla nostra. Ma non ho necessariamente notato il parziale di 24-0” Ha poi continuato il numero 13.

Sulla prestazione di Westbrook ha affermato: “Si è limitato a giocare, è il suo modo di fare, coinvolgere i ragazzi. Ha tirato poco? L’ho detto, ha solo giocato, sa quando attaccare e quando coinvolgere gli altri

Ha poi risposto all’ennesima domanda sulle sue lamentele sull’arbitraggio: “Lo vedete, se vado a fare un layup non mi viene mai chiamato un fallo. E’ dura, dovrò cambiare impostazione mentale, ma siamo arbitrati in modo diverso. E’ dura anche a livello mentale, non ricevere le chiamate che sai di meritare, ma ho imparato ad andare oltre e pensare ad altro. Io, come Russ (Westbrook, ndr), cambieremo.”

 

Paul George e il teorema dell’MVP

Paul George

“Dicesi MVP il giocatore capace, con grandi prestazioni individuali, di migliorare i propri compagni e i risultati della squadra”, troppo generico? Forse sì, ritentiamo. “Dicesi MVP il giocatore che porta la propria squadra a grandi risultati con grandi prestazioni, tanto in attacco quanto in difesa“. Però quanto ha mai davvero pesato il rendimento difensivo nell’assegnazione di questo premio? Non ci siamo ancora e, anzi, non arriveremo mai alla definizione di un “teorema dell’MVP”, che ci descriva i lineamenti necessari a ricevere il prestigioso premio. E quando viene meno l’assoluta certezza della teoria, non rimane che basarsi sulla relativa sicurezza dell’esperienza. Ed è così che cercheremo di capire se la stagione di Paul George merita di essere considerata per la corsa al Most Valuable Player.

La stagione giocata da Paul George può davvero essere considerata nella corsa all'MVP?
La stagione giocata da Paul George può davvero essere considerata nella corsa all’MVP?

UNA GRANDE STAGIONE SU DUE META’ CAMPO, MA…

28.2 punti, 8.2 assist, 4.2 assist e 2.2 rubate parlano della miglior stagione della carriera di Paul George, senza dover nemmeno scendere troppo nei dettagli di statistiche più complesse. Partiamo dall’attacco. Non c’è dubbio che il non dover più convivere con Carmelo Anthony abbia giovato considerevolmente a PG, che è diventato primo terminale offensivo nella squadra di un Russell Westbrook che, spadellando al tiro (perdonate la terminologia Minors), si è reso sempre più ecumenico, lasciando che il numero tredici potesse prendersi ben 20.8 conclusioni a gara, il massimo della carriera. Non solo quantità, ma anche altrettanta qualità per un giocatore che tira con il 44% dal campo e il 39% da tre punti (con ben 9.8 tentativi a partita). Completezza. La completezza di un giocatore che abbandona i luoghi comuni e si rende pericoloso anche dal mid-range (291 tentativi in stagione con il 42% di realizzazione). Completezza di un giocatore che sta imparando anche a far segnare i compagni, con i 4.2 assist che rappresentano un altro massimo in carriera.

Mai come quest’anno Paul George ha mostrato un repertorio offensivo completo

E poi c’è la difesa, quell’elemento che lo aveva portato in NBA nel 2011 come grande specialista, insieme a Jimmy Butler e Kawhi Leonard, altri due che hanno poi dimostrato di saperci fare anche in attacco. Già solo le 2.2 rubate con appena 2.8 falli personali basterebbero a rendere di idea di che difensore sulla palla sia Paul George. E il lavoro in retroguardia di PG cambia tutto il panorama per gli Oklahoma City Thunder: il suo defensive rating si assesta su un impressionante 97.3 nelle vittorie, mentre sale a un preoccupante 110 nelle sconfitte. Questo significa essere fattore, un fattore importante, ma deve essere considerata anche l’altra faccia della medaglia. I Thunder hanno perso praticamente il 42% delle loro partite stagionali. Ciò altro non indica se non il fatto che in quasi metà delle partite stagionali la squadra di Donovan, George compreso, difende molto male. E allora siamo così sicuri che il Defensive Player Of The Year sia di assegnazione tanto scontata?

…L’INCOSTANZA CONDANNA SEMPRE

E ora si arriva al vero punto dolente, probabile condanna di Paul George nella corsa all’MVP. Dopo l’All Star Game le cifre dell’ala dei Thunder raccontano di prestazioni al di sotto degli standard della prima metà di stagione, non tanto nella produzione, ma nella qualità di questa stessa produzione. Per dare un’idea concreta: le percentuali dal campo scendono al 38.6%, con un rivedibile 32.9% dall’arco dei tre punti. Un calo evidente, verificatosi anche nella stagione passata. Andando oltre questi dati superficiali, vediamo anche il defensive rating salire a 107.2 dopo la partita delle Stelle, davvero troppo per una squadra dal talento limitato. Un calo individuale e, di conseguenza, anche di squadra. Perché, se cede il leader, cede il gruppo, e questo non depone a favore del suddetto leader. Può quindi Paul George essere in corsa per l’MVP? La risposta è no, senza troppi fronzoli. L’MVP, pur non essendo premio dai criteri assoluti e certi, deve guidare il proprio team per tutta la stagione, con costanza, e impedirne gli sbandamenti. Nel post-All Star, Paul George non è stato in grado di farlo. Non è meritevole dell’MVP, ma la stagione di PG rimane la più grande della sua carriera.

A Toronto riecco OKC, torna alla vittoria dopo 4 sconfitte di fila. Schroder: “Giocato come sappiamo”

Paul George

Abbiamo ripreso a giocare come sappiamo” Così Dennis Schroder ha commentato la vittoria dei suoi Oklahoma City Thunder alla Scotibank Arena dei Toronto Raptors per 116-109.

I Raptors hanno avuto la partita in mano per tutto il primo tempo, chiuso in vantaggio per 48-58. Tuttavia, come nello scontro di due notti fa, OKC è stata in grado di rimontare lo svantaggio e, stavolta, di chiudere la pratica con il segno W.

I Thunder sono riusciti a migliorare sia nella fase difensiva che offensiva. Sono riusciti a mettere a segno 20 triple su 43 tentate, mentre mercoledì ne erano entrate solo 13 su 43.

La squadra di coach Billy Donovan si è messa al comando della partita alla fine del terzo quarto, concludendo un parziale da 20-4 e portandosi sul 83-80. La pratica è stata chiusa dal contropiede di Jerami Grant, che a 6:21 dal termine ha portato i suoi sul 101-91.

Bene Paul George, con 28 punti, ottima prestazione dalla panchina invece per Schroder, che ha prodotto 26 punti in 31 minuti. Fatica Russell Westbrook: tripla doppia da 18-12-13, ma solo con 6/20 al tiro. Ai Raptors non sono bastati i 37 punti di Kawhi Leonard e i 25 di Paskal Siakam.

Bene difesa e tiro da tre di OKC, Schroder dà energia dalla panchina

Siamo tornati al nostro livello, giocare bene a Toronto significa molto per tutti” Così commenta la partita Schroder, autore di 12 punti nel quarto periodo.

Di lui ha parlato bene anche Coach Donovan. “Ci ha dato la spinta giusta nei due lati del campo

Coach Nick Nurse ha invece parlato così della sconfitta dei suoi: “Loro hanno semplicemente segnato tiri da 3. Noi siamo rimasti lì, vicini con il punteggio, ma non siamo riusciti a completare le difese necessarie a fermarli

Fred VanVleet, oggi partito in quintetto per l’assenza di Kyle Lowry causa caviglia dolorante, ha analizzato così la prestazione: “Se perdi 22 palloni (record stagionale negativo dei Raptors, ndr) e gli avversari mettono 20 triple, è normale perdere. E’ semplicemente una ricetta sbagliata

Kawhi Leonard si sente meglio in vista dei Playoff

L’ala dei Raptors ha lasciato alcune dichiarazioni sulla sua salute ai microfoni del reporter Canadese Josh Lewenberg.

Il saltare partite per me non riguarda solo il mantenermi riposato. E’ per essere sicuro di non avere ricadute sugli infortuni che mi hanno fermato l’anno scorso. Qui stanno facendo tutti un gran lavoro, capendomi e assicurandosi che io non peggiori, ma migliori continuamente per quanto riguarda la salute”.

Mi sento molto meglio di quando è iniziata la stagione. C’è stato un momento di preoccupazione, ma ci siamo tutti uniti e insieme abbiamo trovato le soluzioni. Ora le cose vanno bene e mi sento bene”.

Disastro Westbrook, Warriors passano ad OKC, coach Donovan: “Noi male in attacco”

“La nostra difesa è partita male. In attacco non siamo stati capaci di segnare abbastanza punti” Così Coach Billy Donovan ha commentato la disastrosa sconfitta dei suoi Oklahoma City Thunder per 110-88 contro i Golden State Warriors. Ad aggravare il tutto stasera ci ha pensato il disastro Russell Westbrook

I Warriors hanno anche dovuto fare a meno del super ex di giornata Kevin Durant, per un problema alla caviglia. Al suo posto è partito in quintetto Andre Igoudala, che ha chiuso la sua partita con soli 2 punti a referto.

Nel primo quarto, come evidenziato da Coach Donovan, la difesa non ha funzionato. Golden State ha segnato 7 triple su 11 tentativi e chiuso il periodo con 40 punti. Nei successivi tre quarti poi sono stati limitati da una buona difesa di OKC: 8 su 24 da tre punti e 14 palle perse.

Nonostante la correzione di rotta in difesa, OKC non è mai stata in grado di attaccare in modo efficace. Russell Westbrook è stato disastroso, segnando solo 7 punti su 2/16 dal campo e 0 su 7 (!) da tre. Ma forse i 7 punti sono anche troppo poco impietosi per la prestazione tanto negativa che ha offerto.

Westbrook sarà inoltre costretto a saltare la prossima partita, avendo ottenuto il 16esimo fallo tecnico della stagione, che farà scattare la sospensione prevista dal regolamento NBA.

Post-partita OKC, i problemi sono i soliti: mai in controllo del gioco

Per l’attacco di Golden State, privato della stella con il numero 35, fondamentali sono stati i 33 punti di Steph Curry e i 23 di Klay Thompson.

Per OKC a poco sono serviti i 29 punti e 13 rimbalzi di Paul George. La squadra di coach Donovan continua ad incappare nel solito problema delle ultime settimane: la mancanza di  un’identità offensiva.

Questo porta i Thunder a proporsi in avanti, in seguito a buone sequenze difensive, mettendo semplicemente la palla in mano a George, Westbrook o Dennis Schroder.

Quando uno delle tre punte incappa in una serata no in fase offensiva, la squadra di Billy Donovan soffre in attacco. Situazione che porta OKC a non avere mai in mano il gioco, ma a provare a stare al passo dei punti segnati dagli avversari.

Paul George abbandona la vida loca da Gamer

Paul George ha parlato ai microfoni di Adrian Wojnarowski, rilasciando dichiarazioni interessanti, curiose e quasi surreali.

Prima di questa stagione avevo l’abitudine di mangiare male. Sono sempre stato un videogiocatore incallito. Questo mi portava a stare sveglio fino a tarda notte, e quindi a mangiare cibo spazzatura per sopprimere la fame di quelle ore. Lo facevo perché ero abituato così sin dai primi anni della mia carriera. Poi però, in questo secondo anno ad OKC, ho capito di dover smettere per stare al passo con Russ (Westbrook, ndr)”

Paul George sul ritiro della sua canotta: “Non ho fatto abbastanza coi Pacers per meritarmelo”

Fino al 2017, Paul George è stato il leader indiscusso degli Indiana Pacers. Il talento nativo della California era stato scelta con decima pick assoluta del 2010 dai Pacers . Da allora aveva fatto strada nelle gerarchie della squadra e nel cuore dei tifosi.

Con la franchigia di Indianapolis ha vinto il premio come Most Improved Player nel 2013, è stato nominato una volta nel primo quintetto difensivo, due volte nel secondo e tre nel terzo team dell’anno, oltre a quattro inviti all’All-Star Game.

Nel luglio del 2017, dopo l’ennesima uscita ai playoffs per mano dei Cleveland Cavs di LeBron, George chiese di esser scambiato. Il front office della franchigia di Herbert Simon lo accontentò spedendolo ai Thunder in cambio di Victor Oladipo e del figlio d’arte Domantas Sabonis.

Il pensiero di Paul George sul ritiro della sua canotta

Dopo la partita di giovedì sera proprio tra OKC e Pacers, vinta dai giallo-blu per 108-106, Sam Amick di The Athletic ha chiesto a Paul George quale fosse il  suo pensiero alll’idea della franchigia di Indianapolis di ritirare la sua canotta.

Non sono sicuro che succederàha dichiarato George ad Amick “E onestamente non sono sicuro di aver fatto abbastanza per meritare di avere la maglia appesa qui. Però la decisione è nelle mani della società“.

In effetti, nonostante le sette stagioni passate nello stato dell’Indiana, George in realtà non occupa le posizioni più alte nelle classifiche All-Time della franchigia. PG 13 è al terzo posto per triple realizzate (897) e il quinto per palle rubate (740). Mentre nelle altre classifiche non figura in alcuna delle top ten.

A favore di George però c’è però l’importanza che la star dei Thunder ha avuto per la squadra fin dal primo anno NBA. Paul George ha portato i Pacers ai playoff in sei delle sue sette stagioni (solo nell’anno da rookie non ce l’ha fatta), arrivando per due anni di fila in finale di Conference (2013 e 2014).