Three Points – Davis-Lakers, gioco a perdere

La volata finale prima della sospiratissima pausa per l’All-Star Weekend è stata vissuta all’insegna delle strisce. Chiaramente non parliamo di droga, sebbene i giocatori siano stremati e soprattutto noi, arrivati a metà febbraio, non abbiamo ancora fatto battute su Mohamed Bamba. James Harden ha allungato a 31 la serie di partite con almeno 30 punti a referto (eguagliando Wilt Chamberlain) e Russell Westbrook ha scritto l’ennesima pagina di storia con 10 triple-doppie consecutive (superando Wilt Chamberlain). Anche i New York Knicks hanno centrato un ‘prestigioso’ record: le 18 sconfitte filate sono quanto di peggio la franchigia abbia mai fatto in 73 anni di vita. E dire che ce ne voleva, d’impegno…
Messa agli archivi la trade deadline, questa edizione di ‘Three Points’ non poteva che partire con il tema più ‘caldo’ delle ultime settimane: L’affaire Davis-Lakers.

 

1 – Davis-Lakers, gioco a perdere

Anthony Davis e LeBron James sognano un futuro insieme in maglia Lakers
Anthony Davis e LeBron James sognano un futuro insieme in maglia Lakers

Come cantava Amy Winehouse, Love is a losing game, ma anche la vicenda Anthony Davis – Los Angeles Lakers si è rivelata un gioco senza vincitori. Piccolo riassunto, per chi si fosse sintonizzato solo ora: Anthony Davis è uno dei migliori giocatori NBA, le cui ambizioni di gloria sono però limitate da una squadra, i New Orleans Pelicans, che non riesce a uscire dal tunnel della mediocrità. Qualche settimana fa, Davis comunica al suo agente, Rich Paul, il suo desiderio di cambiare aria, e quest’ultimo pensa bene di rivelare la notizia al ‘principe’ del mercato NBA, il giornalista Adrian Wojnarowski. Non solo: Paul informa la stampa che al suo assistito piacerebbe davvero giocare con i Lakers, tanto da ritenerli l’unica franchigia con cui rinnoverebbe il contratto, la cui scadenza (con player option sulla stagione successiva) è prevista per l’estate 2020. Nei suddetti Lakers gioca un certo LeBron James, noto per essere il più grande cestista vivente e per avere dunque un’enorme influenza sulle decisioni del front-office. Durante la stagione, James non solo aveva speso parole al miele per Davis, ma si era spinto un po’ oltre, invitandolo a una deliziosa cenetta in cui discutere del proprio futuro, possibilmente comune. Tutte mere supposizioni, fino alla fatidica richiesta di cessione. Piccolo dettaglio: l’agente del signor James è nientemeno che… Rich Paul, lo stesso del signor Davis. Eccoci dunque alle intense settimane appena trascorse: da una parte la dirigenza Lakers, che arriva a offrire a quella dei Pelicans tutti i giocatori del roster, dall’altra New Orleans, che si ostina a rifiutare, oltretutto ‘perculando’ Magic Johnson e soci in svariati modi. Scoccate le 21 italiane di giovedì 7 febbraio, la trattativa sfuma ufficialmente, almeno fino al termine della stagione.

Da questa patetica commedia escono male tutti i protagonisti coinvolti. In primis lo stesso Davis, ovviamente. Il fatto che abbia voglia di competere per il titolo non è certo una colpa (anzi, ne invocavamo a gran voce la ‘liberazione’ in una recente edizione di ‘Three Points’), ma permettere che le sue intenzioni venissero rese pubbliche in questo momento della stagione gli ha inevitabilmente gettato addosso le ire dei tifosi, pronti a sommergerlo di fischi da qui ad aprile. Davis ha tolto ai Pelicans gran parte del vantaggio nelle trattative, costringendoli a studiare in fretta e furia una soluzione per trarre il maggiore profitto possibile dal suo ormai certo addio. Per la franchigia della Louisiana, la partenza della sua più grande stella non sarà solo un problema tecnico, bensì un fortissimo colpo alla credibilità dell’organizzazione stessa. Se a tutto questo sommiamo la già scarsa affluenza di pubblico e le parole (come sempre a sproposito, ma che potrebbero nascondere un pensiero condiviso da altri) del padre di Lonzo Ball, che di fatto hanno indicato New Orleans come una destinazione indesiderata dagli aspiranti All-Star, capiamo che un possibile trasferimento della franchigia non sia un’idea da scartare a priori.
Poi, ci sono i Lakers. Probabilmente, LeBron James, Magic Johnson e Rob Pelinka avevano un piano ben preciso in testa, nel momento in cui il sodalizio tra le parti è stato ufficializzato. Forse si aspettavano di poter arrivare subito a un’altra stella. Magari Paul George, che avrebbe prontamente seguito il Re a Hollywood. Oppure Kawhi Leonard, che i San Antonio Spurs avrebbero spedito senza problemi in California. Finora, tutti questi progetti sono miseramente falliti: PG13 è rimasto a Oklahoma City, Leonard è finito a Toronto e Davis ‘delizierà’ i tifosi dei Pelicans per almeno altri due mesi. Quello che è certo è che il celeberrimo ‘nucleo giovane’, decantato da Magic e soci come il fulcro del progetto gialloviola, è stato sacrificato senza remore sull’altare del grande colpo, dell’irresistibile richiamo del ‘vincere subito’. Inevitabile, quando il tuo giocatore di punta si avvia verso i 35 anni, mentre a tutti gli altri serviranno forse due o tre stagioni per far fruttare il loro potenziale. Però, ora che la ‘pazza idea’ Davis è sfumata, bisognerà ricucire gli strappi. Saranno pure dei professionisti, ma non si prospetta un’impresa semplice. Nel frattempo, le sconfitte si accumulano, e l’esclusione dai playoff, che suonerebbe come un fallimento epocale, diventa un’ipotesi sempre meno assurda

La principale ‘vittima’ di questa vicenda, però, avrebbe potuto essere il sistema NBA, da sempre basato sul potere contrattuale delle franchigie e ora scosso fino alle fondamenta da casi come questo, o come quelli di Leonard e Kyrie Irving. Casi in cui sono i giocatori, o peggio, gli agenti a cercare di cambiare gli equilibri della lega, forzando la mano ai proprietari. Forse anche questo aspetto ha inciso sulla scelta di Dell Demps, general manager dei Pelicans, di declinare l’offerta. Forse, che Anthony Davis non sia (ancora) finito ai Lakers, o che perlomeno che non ci sia finito in questo modo, è un bene per tutti.

 

2 – Big Four

Ci saranno anche I Raptors di Kawhi Leonard e i Sixers di Jimmy Butler nella corsa alle NBA Finals 2019
Ci saranno anche I Raptors di Kawhi Leonard e i Sixers di Jimmy Butler nella corsa alle NBA Finals 2019

A dire il vero, una vincitrice chiara di questa trade deadine c’è, ed è la tanto vituperata Eastern Conference. Mentre i Lakers si affannavano nel disperato ‘corteggiamento’ ad Anthony Davis, altre squadre hanno approfittato della recente finestra di mercato per mettere a segno importanti colpi.

Particolarmente aggressivi sono stati Philadelphia 76ers e Toronto Raptors. I primi, che a stagione in corso avevano già messo le mani su Jimmy Butler, si sono aggiudicati anche Tobias Harris, protagonista di un eccellente avvio di stagione con i Los Angeles Clippers. Completato il notevole quintetto (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid), il general manager Elton Brand ha rinforzato anche la panchina, con gli innesti di Boban Marjanovic, Mike Scott, James Ennis e Jonathon Simmons. Toronto si è invece aggiudicata Marc Gasol, ‘scippandolo’ ai Memphis Grizzlies (i contratti da rinnovare di Jonas Valanciunas, Delon Wright e C.J. Miles in cambio dell’uomo-simbolo della tua storia; si poteva fare decisamente meglio…) e ha arricchito la second unit con l’esperienza di Jeremy Lin. Una serie di mosse che estremizza ulteriormente quel concetto di ‘proviamoci subito’ che sembra regnare sovrano, in una Conference senza più LeBron James e (forse) senza ancora Kevin Durant. Se i piani a lungo termine vanno a farsi benedire (soprattutto in casa Sixers), è indubbio che, per il 2018/19, queste due formazioni abbiano tutte le carte in regola per puntare alle NBA Finals.

Così, la caccia al trono dell’Est diventa ufficialmente una corsa a quattro (dato che gli Indiana Pacers hanno perso Victor Oladipo, out for the season). Le altre pretendenti, Boston e Milwaukee, sono state più ‘conservative’: i Celtics non si sono mossi (in attesa del secondo capitolo della saga-Davis, in onda a luglio), mentre i Bucks hanno ceduto l’ ‘oggetto misterioso’ Thon Maker e aggiunto Nikola Mirotic. Vero, a New Orleans il serbo-spagnolo è calato vistosamente dopo i due ‘trentelli’ con cui aveva aperto la stagione, ma la sua capacità di aprire il campo è come la Nutella sul pane, per la squadra di Mike Budenholzer e Giannis Antetokounmpo. Tra le ‘Big Four’, Milwaukee è l’unica ad avere già un’identità ben precisa; Toronto e Phila dovranno riorganizzarsi con i nuovi innesti, mentre Boston sembra ancora un cantiere aperto, con la solidità dello scorso anno che sta lasciando sempre più spazio ai dissapori interni. Si preannuncia comunque una lotta entusiasmante, che però dovrà passare da molti ‘se’. Se i Celtics dovessero ritrovarsi, se i ‘maschi alfa’ di Brett Brown si sintonizzassero sulla stessa lunghezza d’onda, se Gasol si rivelasse il tassello mancante per far svoltare un’eterna incompiuta e se Milwaukee tenesse questi ritmi fino alla fine, allora potremmo avere davanti a noi i playoff più entusiasmanti degli ultimi anni. Almeno sulla costa atlantica, e almeno per questa stagione.

 

3 – Ricomincio da capo

Jonathon Simmons e Markelle Fultz, protagonisti dello scambio tra Magic e Sixers
Jonathon Simmons e Markelle Fultz, protagonisti dello scambio tra Magic e Sixers

Nell’omonimo film, Bill Murray ripete continuamente la stessa giornata. Se inizialmente la cosa lo destabilizza, col tempo riesce a trovare il modo di sfruttare al meglio la situazione, cambiando in positivo il corso degli eventi. Per Markelle Fultz, il Giorno della Marmotta sarebbe quasi certamente il 22 giugno 2017, data in cui i Philadelphia 76ers lo hanno selezionato con la prima scelta assoluta al draft.
Quello che per tutti è un grande onore, per moltissimi si trasforma presto in un fardello troppo pesante da reggere. Fultz è arrivato in NBA dopo una carriera collegiale durata la miseria di 25 partite, spesa come unico giocatore di alto livello nei non irresistibili Washington Huskies. A differenza di molte altre top picks, non è approdato in una franchigia in ricostruzione, dove pazienza e minuti non sono mai negati ai giovani. E’ stato invece catapultato in una versione dei Sixers che stava finalmente abbandonando ‘The Process’, pronta a lanciarsi verso una nuova scalata ai vertici della Eastern Conference. Una squadra che non poteva permettersi di aspettare i progressi di Fultz, specialmente se rallentati da un misterioso infortunio a una spalla che sembrava condizionarne la meccanica di tiro. Dopo qualche apparizione in regular season e i playoff visti dalla panchina, i nuovi problemi fisici e la contemporanea impennata delle ambizioni di Phila hanno decretato come una separazione fosse l’unico epilogo possibile. Il giorno della trade deadline, ecco l’offerta degli Orlando Magic: Jonathon Simmons, una prima e una seconda scelta futura in cambio del talento proveniente dal Maryland.

In Florida, Markelle avrà la possibilità di svegliarsi di nuovo su quel letto, magari con I Got You Babe di Sonny & Cher alla radio, e di ricominciare da capo la sua carriera NBA. Si troverà in una realtà che ha ormai perso ogni speranza di trovarsi in casa un uomo-franchigia, dopo anni passati ad accumulare ‘oggetti misteriosi’, giocatori dall’indubbio potenziale, ma mai in grado di esplodere. Questo 2018/19 era iniziato con gli squilli di tromba, anche grazie a Nikola Vucevic, unico All-Star dei Magic dopo Dwight Howard, salvo poi inabissarsi come tutte le altre stagioni. Il buon avvio, oltretutto, ha compromesso un buon piazzamento alla draft lottery, riducendo all’osso le chance di accaparrarsi lo Zion Williamson di turno. Chissà che la via d’uscita da questa tetra spirale non possa essere proprio Markelle Fultz. Dovrà soltanto lasciarsi alle spalle i complicatissimi esordi e mostrare sul campo il motivo per cui, alla vigilia di un draft così ricco, nessuno avesse dubbi su chi sarebbe stato scelto per primo. Facile, no?

Celtics-Sixers, Horford stoppa Embiid: “Ho sbagliato partita, colpa mia”, Hayward: “Al partita super”

La prima sconfitta dei “Phantastic 5” di Philadelphia è targata Boston Celtics. Al Wells Fargo Center di Philadelphia, i Celtics privi di Kyrie Irving superano di misura i 76ers di Joel Embiid.

112-109 il risultato finale per gli uomini di coach Brad Stevens, che si affidano all’esperienza di Al Horford ed alla grande partita in uscita dalla panchina di Gordon Hayward, ed ottengono la seconda vittoria stagionale sui rivali Philadelphia 76ers.

Al Horford è autore di un partita completa, chiusa con 23 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi in 35 minuti di gioco. Hayward conferma la buona vena offensiva dimostrata contro i Los Angeles Clippers e chiude con 26 punti e 6 triple mandate a bersaglio (su 7 tentativi), in 28 minuti.

Per i Sixers, cattive percentuali di tiro per Joel Embiid (autore di 23 punti e 14 rimbalzi) e Tobias Harris (10 punti e 8 rimbalzi, ma con 0 su 6 dalla lunga distanza). Jimmy Butler tra i migliori dei suoi, con 22 punti e 9 rimbalzi (7 su 12 al tiro e 7 su 10 ai tiri libero).

La sfida tra Celtics e Sixers si decide solo nel finale. Jimmy Butler sigla il -3 Phila allo scadere del terzo periodo (77-74), Joel Embiid e Ben Simmons tengono a contatto i Sixers ad inizio quarto quarto ma i Celtics continuano a colpire dall’arco dei tre punti, con Hayward, Horford (3 su 5 per l’ex Atlanta Hawks) e Jayson Tatum.

Embiid segna il canestro del +1 Sixers (103-102) a 2 minuti dal termine, prima della replica di Gordon Hayward dall’angolo destro. A 30 secondi dal termine, Boston è avanti di 2 lunghezze (108-106), quando Marcus Smart penetra a canestro attaccando un Joel Embiid gravato da 5 falli. La star dei 76ers non va in aiuto, e Smart schiaccia il +4 Celtics.

Jimmy Butler ricuce lo strappo in entrata, (108-107) ma Tatum non sbaglia dalla lunetta e chiude la partita.

Celtics-Sixers, Joel Embiid: “Che arbitraggio! Ma io ho sbagliato partita”

Al Horford si conferma cliente scomodo per Joel Embiid. Nelle ultime 10 partite tra Sixers e Celtics (tra playoffs 2018 e stagione regolare 2018\19) Horford ha limitato la stella dei 76ers a soli 0.73 punti per possesso (a fronte di una media di 1.08 quando marcato da altri difensori, dati ESPN), con una percentuale al tiro inferiore al 37%.

Ben 12 dei 16 tiri da tre punti presi da Embiid nelle 10 partite prese in esame sono arrivati contro Horford.

“(Horford, ndr) non fa nulla di che, sostanzialmente se ne sta fermo. Io ho dormito per tre quarti, ho sbagliato approccio. La sconfitta è colpa mia, e di nessun altro. La giocata sul +3 Boston? Sono stato uno stupido, ho recuperato il rimbalzo offensivo e segnato da 2, quando avrei dovuto riaprire per un tiro da tre per pareggiare. Ho presupposto che avessimo ancora un time-out, ma così non era. Ho fatto canestro ed ho pensato subito: ‘Joel, sei uno stupido’. Colpa mia, devo fare meglio. Gli arbitri hanno fatto schifo, comunque

– Joel Embiid dopo Celtics-Sixers –

Una critica che costerà alla star camerunense dei Sixers una multa, con ogni probabilità.

Gordon Hayward, autore di una delle sue migliori partite stagionali, spende parole di ammirazione per Al Horford a fine gara:

Al (Horford, ndr) è un difensore intelligente. Sa usare gli spazi e gli angoli giusti, e sa quando avvicinarsi e far sentire il fisico (a Joel Embiid, ndr), e quando allontanarsi. E’ tosto, cerca il contatto, non arretra mai ed è in grado di sprintare per contrastare il suo tiro da fuori. Embiid è un mostro fisicamente, vedere Al giocare così contro di lui è davvero incoraggiante

– Gordon Hayward dopo Celtics-Sixers –

Un nuovo inizio per Markelle Fultz: gli Orlando Magic

Uno tra gli scambi più discusse dell’ultima trade deadline riguarda Markelle Fultz. L’ex prima scelta al Draft 2017 è passato da Philadelphia agli Orlando Magic in cambio di Jonathon Simmons, una prima scelta protetta in lottery al Draft 2020 (via Oklahoma City Thunder) e una seconda scelta al Draft 2019. Si tratta di un nuovo inizio per Markelle Fultz?

Andiamo ora ad analizzare uno scambio all’apparenza clamoroso: il Process dei 76ers non punta più su Fultz, scelto dall’ex GM Bryan Colangelo, che lo preferì a Jayson Tatum.

Fultz dovrebbe essere felice del trasferimento in una squadra che non va ai playoff dal 2012 (no, seriamente, dovrebbe).

I PHILADELPHIA 76ERS: LO SPAZIO SALARIALE

Il GM di Philadelphia, Elton Brand, si è detto dispiaciuto per l’addio a Markelle Fultz, ma non si è fatto scrupolo a scambiarlo in cambio di asset di scarso valore. Simmons, ex Spurs, ha deluso a Orlando ma ha un contratto onesto, da circa 6 milioni annui inscadenza  nel 2020. Potrà allungare la panchina e dare punti fuori dal sistema quando alcune delle stelle saranno fuori dal campo. La scelta via OKC sarà probabilmente molto alta, e in ogni caso è protetta in lottery: in caso di scossoni clamorosi in casa Oklahoma, i 76ers non la riceveranno. I Thunder manterranno lo stesso assetto attuale anche nel prossimo anno, dato che Westbrook, George, Adams, Schroeder e Grant saranno tutti sotto contratto. In caso di un buon piazzamento ai playoff 2020, Philadelphia riceverà una scelta tra la 20 e la 30, non di altissimo valore.

Jonathon Simmons con la canotta di Orlando.

Il motivo dello scambio non risiede dunque nella contropartita tecnica. La vera necessità di Brand è lo spazio salariale per rifirmare in estate Butler e Tobias Harris. Markelle Fultz avrebbe ricevuto quasi 10 milioni di dollari nella stagione 2019/2020: soldi da offrire alle due star per mantenere intatta la struttura attuale della squadra. Con Butler e Harris rifirmati, Philadelphia sarebbe per anni una contender pericolosa, non più interessata ad attendere i progressi di Markelle Fultz.

I problemi del giovane sono di origine misteriosa ma evidenti anche a occhio nudo. La spalla destra non offre ancora certezze al giovane, limitandolo a sole19 apparizioni nell’attuale stagione. Fultz non sarà disponibile nemmeno per il debutto in maglia Orlando Magic: i suoi problemi fisici sono dunque concreti, non bastano gli screzi con lo staff di Philadelphia per spiegare la sua distanza dal parquet.

UNA NUOVA SCOMMESSA PER GLI ORLANDO MAGIC

Cosa? Vado in Florida?

Dal punto di vista degli Orlando Magic, Fultz rappresenta una scommessa in chiave futura. La situazione salariale non è rosea, ma non ci sono rinnovi onerosi in vista (o hanno intenzione di dare il max a Vucevic? No vero?) né aspettative di vittoria nel breve termine. Aspettare Fultz può dunque avere un senso, dato che si tratta di un classe ’98 che aveva fatto intravedere un grande potenziale nell’anno di college.

Vero, Markelle Fultz potrebbe ancora diventare un campione e smentire tutti gli scettici. Ma il rischio che non diventi più un giocatore di livello NBA è altissimo in questo momento.

Più un intrattenitore che un analista vero e proprio, Stephen A. Smith afferma che Fultz potrebbe essere un enorme bust.

Il prezzo pagato da Orlando è tutto sommato alto, dato che Philadelphia era quasi obbligata a cedere Fultz per la situazione salariale sopra descritta. Simmons non aveva ormai nessun valore di mercato, perciò nessun rimpianto su quel fronte. La scelta via OKC invece, seppur alta, avrebbe potuto essere utile. Con una maggiore accortezza, Orlando avrebbe potuto scommettere su Fultz senza cedere nulla di valore per averlo.

Dal punto di vista di Fultz, finire a Orlando potrebbe rivelarsi una benedizione. Il “Process” ha ormai bisogno di giocatori pronti e Fultz non potrebbe dare il suo contributo. A Orlando, con meno pressioni, la sua carriera potrebbe riprendere la strada giusta. 

 

VOTI ALLA TRADE

Dal punto di vista di Philadelphia, il valore di Fultz era ai minimi termini. La cessione era praticamente obbligata per poter rinnovare le due star Harris e Butler in estate. La prospettiva di crescere i giovani non coincide con la volontà di vincere subito, affiancando a Embiid e Simmons i giocatori adeguati. Lo scambio andrà giudicato a luglio:se i rinnovi andranno a buon fine, il voto sarà 9. In caso contrario, se anche solo uno dei due dovesse andarsene e Philadelphia non fosse una vera contender, il voto sarà 5: Fultz avrebbe potuto a quel punto essere aspettato e recuperato.

Gli Orlando Magic scommettono un giocatore potenzialmente ancora recuperabile ma spendono troppi asset per farlo. Per il momento, in attesa di rivedere Fultz in campo, il voto è un 6,5.

Pronostici NBA 18-19: 76ers-Celtics, antipasto di Conference Finals?

Philadelphia 76ers 2018/2019

Pronostici NBA 18-19: 76ers-Celtics è il match di punta del martedì Nba: si sfidano infatti due della squadre più accreditate a succedere al regno di James. Philadelphia con il nuovo innesto Tobias Harris mentre per Boston è certa l’assenza di Kyrie Irving. In chiusura di giornata, i Warriors aspettano Utah per continuare la caccia al miglior record della Lega.

OKC-Thunder-tre-punti

Tantissime prestazioni degne di nota nella notte, ma vogliamo premiare il dynamic duo Paul George-Russell Westbrook, grazie ai quali Okc supera Portland. Continua la serie anche per James Harden nella vittoria di Houston su Dallas e quella, negativa, dei Knicks, arrivati ora alla sconfitta consecutiva numero 17. Nel big match, infine, c’è voluto un canestro di Kawhi Leonard nel finale per consentire ai Raptors di avere la meglio sui coriacei Nets.

Pronostici NBA 18-19: 76ers-Celtics

Philadelphia 76ers (36-20) vs Boston Celtics (35-21). L’innesto di Tobias Harris ha fin qui convinto gli addetti ai lavori. L’ex Clippers con il suo tiro e l’intensità difensiva sta assolutamente completando il quintetto della squadra di Brown. Sarà soprattutto la fase difensiva la chiave degli eventuali successi di questo roster nei Playoff, dato che l’attacco ha tantissime armi a disposizione. Anche JJ Redick sembra in crescita, probabilmente anche grazie al fatto che in campo ora sono tutti pericolosi in attacco. Da verificare infine l’impatto dei nuovi arrivati dalla panchina, con Marjanovic che troverà spazio con continuità dal pino.

I Celtics sono sulla bocca di tutti e probabilmente ogni sconfitta viene enfatizzata troppo. Sta di fatto, però, che la squadra di Brad Stevens sta trovando enormi difficoltà nella gestione delle partite e sembra che qualcosa si sia rotto all’interno dello spogliatoio. Non solo spifferi, in quanto le dichiarazioni di Marcus Morris parlano di poca gioia nel team. Il problema sembra sempre lo stesso: troppi giocatori “forti”, quindi da far ruotare, con Gordon Hayward che deve necessariamente trovare il ritmo partita dopo un anno fermo. Sulla carta rimangono favoriti ad Est, ma non sarà così semplice.

Quote

  • Money Line: 76ers  (quota 1.40)
  • Handicap: 76ers  -6.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 225.5

Suggerimento

  • 76ers -2,5 (1.48)

Pronostici NBA 18-19: dopo 76ers-Celtics, i Warriors

Golden State Warriors (40-15) vs Utah Jazz (32-24). 9 vittorie nelle ultime 10 uscite per i Warriors, che stanno scaldando i motori per Aprile. La cosa che sembra sempre più evidente è che anche in serate storte (ad esempio Steph Curry nelle ultime uscite), gli uomini di Steve Kerr trovano comunque il modo, grazie al talento e al sistema, di vincere le partite. L’unico appunto che si potrebbe fare a questo team è che la difesa sta latitando in tanti momenti, ma siamo abbastanza sicuri che quando ci sarà da far sul serio, anche la retroguardia di Golden State sarà al livello che ci aspettiamo. Continua la corsa ai Playoff dei Jazz, che fanno invece della difesa il pezzo forte della sua pallacanestro. In crescita Ricky Rubio, dopo essere stato al centro delle voci di trade per tutte le ultime settimane. Donovan Mitchell sta tornando ai livelli dello scorso anno e non vediamo l’ora di capire quanta strada potranno fare gli uomini di Snyder. 

Quote

  • Money Line: Warriors (quota 1.22)
  • Handicap: Warriors -9.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 227.5

Suggerimento

  • Over 219.5 (1.44)

Pronostici NBA 18-19: le altre in pillole

  • Atlanta Hawks vs Los Angeles Lakers: Lakers (1.47)

Che esordio per i nuovi 76ers, Elton Brand: “Harris il giocatore giusto. Titolo NBA, il momento è ora”

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Vittoria di prestigio per i nuovi Philadelphia 76ers, che salutano l’esordio di Tobias Harris battendo i Denver Nuggets di Nikola Jokic al Wells Fargo Center di Philadelphia.

 

117-110 il risultato finale per gli uomini di coach Brett Brown. Ai Nuggets non bastano il ritorno a pieno regime di Jamal Murray (ritornato in campo mercoledì a Brooklyn dopo sei gare d’assenza) e la consueta tripla doppia di Nikola Jokic (27 punti, 10 rimbalzi e 10 assist).

 

Coach Mike Malone deve ancora rinunciare a Gary Harris (guai muscolari), fuori anche Paul Millsap. Per i Sixers abili e arruolati invece i nuovi acquisti Tobias Harris, Mike Scott, Boban Marjanovic, James Ennis e Jonathon Simmons.

 

 

Brett Brown schiera in quintetto l’ex Clippers Harris, al fianco di Joel Embiid, Jimmy Butler, Ben Simmons e J.J. Redick. L’esordio del super- quintetto dei 76ers è di quelli da ricordare: i cinque titolari dei Sixers segnano 97 dei 117 punti finali della squadra, Redick segna 6 delle 7 triple tentate ed un Jimmy Butler aggressivo si guadagna ben 14 tiri liberi, e chiude con 22 punti, 7 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi difensivi, senza palle perse.

 

Palle perse che arrivano invece a pioggia da Ben Simmons (9 in totale), mentre Harris chiude la sua prima gara in maglia 76ers con 14 punti e 8 rimbalzi in 32 minuti d’impiego. Philadelphia tira con il 50% dal campo (10 su 22 al tiro da tre punti) e con il 90.6% ai tiri liberi, ma prevale solo nel quarto periodo dopo tre quarti chiusi in assoluta parità.

 

 

Esordio felice per la squadra e per il GM Elton Brand, artefice e “primo responsabile” del profondo restyling dei Sixers, ora pronti – secondo l’ex giocatore di Chicago Bulls e Los Angeles Clippers – a puntare al bersaglio grosso.

 

Philadelphia 76ers, Elton Brand: “La finestra per il Titolo è aperta ora”

Brand non ha dubbi: “Abbiamo la possibilità di competere fino in fondo, e le nostre mosse vanno in questo senso“.

 

Giunti all’anno V dell’era “The Process”, i Philadelphia 76ers hanno deciso di ipotecare buona parte della futura “forma” della squadra, sacrificando scelte future (tante, ben sei tra prime e seconde scelte) e colui che solo un anno e mezzo addietro fu la prima scelta assoluta al draft NBA (Markelle Fultz, volato ad Orlando) per arrivare a giocatori subito pronti a scortare i due gioielli di casa Joel Embiid e Ben Simmons fino alla finale NBA.

 

Jimmy Butler e Tobias Harris saranno free agent a fine stagione. La ferma intenzione del management dei 76ers è quella di trattenere entrambi con accordi pluriennali, e subentrare ai Golden State Warriors (che dalla prossima stagione potrebbero non schierare più Kevin Durant) nella gerarchia NBA a suon di “star power” e pericolosità offensiva.

 

Quando si presenta l’occasione di aggiungere un giocatore del genere (Tobias Harris, ndr), bisogna coglierla. Harris era il giocatore al quale volevamo arrivare, qualora la sua ex squadra lo avesse messo sul mercato. Sappiamo che Harris potrà inserirsi benissimo nel nostro sistema (…) Embiid e Simmons sono migliorati tantissimo in sole due stagioni, l’opportunità è oggi. Ne abbiamo discusso, ed abbiamo deciso che non avremmo potuto attendere oltre, perché la finestra per il Titolo NBA è aperta ora e nessuno può sapere per quanto questa rimarrà aperta (…) ho ricevuto ogni assicurazione da parte della proprietà sul fatto che saremo in grado di trattenere sia Butler che Harris, alla cifra che sarà necessaria. C’è ancora tanta strada da fare, tutto può accadere ma l’intenzione è quella di tenere questo gruppo assieme per tanti anni (…) oggi quattro delle migliori cinque squadre NBA sono ad Est, saremo pronti ad affrontare chiunque

 

– Elton Brand sui Philadelphia 76ers –

 

Più squadre interessate a Wesley Matthews

Wesley Matthews

In queste ultime ore di mercato NBA Wesley Matthews è uno dei giocatori più ricercati se dovesse ricevere il buyout dai Knicks: infatti sono diverse le squadre interessate all’ex Dallas Mavericks, tra queste ci sono gli Indiana Pacers (i quali hanno un notevole vuoto da riempire dopo l’infortunio di Oladipo). Oltre alla franchigia di Indianapolis, sulle tracce di Matthews ci sono i Golden State Warriors, Houston Rockets ed i Philadelphia 76ers e gli Oklahoma City Thunder.

 

Ecco le trade ufficiali fino ad ora

76ers su Dewayne Dedmon degli Atlanta Hawks, ma il mercato del Sixers è bloccato… da Markelle Fultz

La parola magica per coach Brett Brown ed i suoi Philadelphia 76ers da qui ai playoffs? “Profondità“.

 

Profondità dalla panchina, da ottenere agendo sul mercato, mentre i giorni disponibili per concludere gli scambi diminuiscono, con un occhio al successivo “mercato degli svincolati” che la stagione scorsa portò a Philadelphia i rimpianti Marco Belinelli ed Ersan Ilyasova.

 

O profondità da ottenersi sviluppando quanto di buono già a disposizione. La partenza di Robert Covington e Dario Saric verso Minneapolis ha aperto un buco alle spalle dello starting five dei 76ers, l’assenza di Markelle Fultz lo ha allargato.

 

 

L’ex prima scelta assoluta al draft NBA 2017 avrebbe dovuto essere l’uomo in più, per Phila. In campo, e conseguentemente sul mercato per attrarre le tante squadre in cerca di una point guard di talento, e disposte a tutto pur di ottenerla.

 

Le cose non sono andate così, come ben sappiamo. Il valore di mercato di Fultz si è inabissato, il prodotto di Washington è ricomparso la settimana scorsa – rigorosamente in borgherse – sulla panchina dei Sixers, ma di ritorno in campo a breve non se ne parla.

 

Da settimane il GM dei Sixers Elton Brand è in cerca di una soluzione che possa portare a Philadelphia forze fresche e quantità dalla panchina, soprattutto nel reparto lunghi. Alle spale di Joel Embiid, il vecchio Amir Johnson, il veterano Wilson Chandler, il “leggero” Mike Muscala ed il giovane aussie Jonah Bolden si sono alternati alla ricerca della quadra.

 

L’ex Thunder, Rockets, Twolves ed altro ancora Corey Brewer è arrivato in città con un contratto decadale, successivamente rinnovato per altri 10 giorni, ed ha subito saputo contribuire, rimpiazzando nelle rotazioni il turco Furkan Korkmaz. Il rookie Landry Shamet da Wichita State si è rivelato una piacevole sorpresa col suo 40.4% al tiro da tre punti, il quintetto base di coach Brown (Simmons-Redick-Butler-Chandler-Embiid) supera i suoi avversari con uno scarto medio di 11.8 punti a partita (come riportato da Tim Bontemps di ESPN).

 

Ci sentiamo bene, abbiamo fiducia nelle nostre fondamenta. Credo che tutti concordiamo sul fatto che per salire ancora di livello abbiamo bisogno di più aiuto. Siamo contenti di ciò che abbiamo a disposizione, e siamo contenti della crescita dei nostri giocatori, ma sappiamo che abbiamo un’opportunità, che il nostro momento (per vincere, ndr) è ora. Profondità è la parola chiave. Prima della trade deadline, vogliamo essere sicuri di aver imparato il più possibile sulla nostra squadra. Elton (Brand, il general manager, ndr) farà quanto giusto e necessario per migliorare la squadra (…) sarà il più attivo possibile sul mercato per trovare il pezzo giusto, ma questo non significa che noi non sappiamo quanto l’attuale gruppo possa darci. Non è così

 

– Brett Brown sui Philadelphia 76ers –

 

Philadelphia 76ers su Dewayne Dedmon degli Atlanta Hawks?

 

Il lungo ex San Antonio Spurs, in particolare, sarebbe uno dei rinforzi su cui Elton Brand punterà. Noah Vonleh un altro nome possibile, sebbene la pista che porta a New York pare non essersi mai aperta del tutto.

 

Dewayne Dedmon, che sarà free agent a luglio, sarà a libro paga per 7.2 milioni di dollari in questa stagione. La situazione salariale dei 76ers è tale che nessun giocatore al di fuori di Markelle Fultz possa davvero funzionare da contropartita per Dedmon, protagonista quest’anno di una solida stagione da 10.3 punti e 7.4 rimbalzi a gara, con un ottimo 37.2% al tiro da tre punti ed uno scintillante 86.9% ai tiri liberi.

 

Difficile pensare che gli Atlanta Hawks, che hanno deciso di affidare il loro futuro a Trae Young, possano essere solleticati dai circa 9 milioni a stagione (per ancora una stagione) di Fultz. Difficile pensare che chiunque possa ora accettare la sfida di rilanciare la giovanissima carriera dell’ex Washington Huskies.

 

 

Ed è proprio il fallimento del progetto Fultz ad aver compromesso le possibilità d’azione sul mercato per i 76ers. Nessun altro giocatore di complemento attualmente a roster possiede contratti superiori ai 5 milioni di dollari a stagione. Concludere uno scambio che possa portare a Philadelphia un giocatore d’impatto, basandosi sui contratti di Mike Muscala o T.J. McConnell potrebbe risultare altrettanto difficile.

 

Elton Brand continuerà a sondare il mercato, guardando soprattutto al “post 7 febbraio” in cerca di occasioni irripetibili. I Philadelphia 76ers hanno una lunga strada davanti a loro, e gli uomini contati. Sapranno fare di necessità virtù?

Lakers-76ers: Ingram non basta, gialloviola ancora sconfitti

Brandon Ingram, JJ Redick and Wilson Chandler. Los Angeles Lakers vs Philadelphia 76ers at Staples Center

Game 51 Recap: Lakers-76ers

Mentre l’intera NBA è scossa dal terremoto Anthony Davis – disponibile lo Speciale di NBAPassion con tutti gli aggiornamenti -, i Los Angeles Lakers (26-24) ricevono allo Staples Center i Philadelphia 76ers (32-18).

Il futuro dell’ex Wildcats non lascia indifferenti i gialloviola, tra i concorrenti più accreditati a sbancare il jackpot The Brow 🎯 e sognare l’aggiunta di un terzo big – Klay Thompson? – nella prossima free agency. A poche ore dalla palla a due, la Lega comunica di aver sanzionato il comportamento della star dei Pelicans con una multa da 50.000 dollari.

I californiani devono fare ancora a meno di LeBron James – che dovrebbe rientrare contro i ClippersKyle Kuzma e Lonzo Ball, quest’ultimo tra i più papabili alla trade per arrivare a Davis in compagnia di Ingram e gli altri membri dello young core.

I Sixers – dopo aver aggiunto l’ex lacustre Brewer – sono alla ricerca di qualche innesto che gli consenta di allungare le rotazioni e consolidare la posizione tra le prime quattro della Eastern Conference, evitando possibilmente uno scomodo accoppiamento al primo turno dei Playoff.

Con Chandler ed Hart disponibili, anche se non al meglio, Walton conferma gli starter della vittoria con i Suns: Rondo, KCP, Ingram, Beasley e Zubac. Brown – privo del solo Markelle Fultz – recupera dopo tre gare sia Butler che Embiid, schierati in quintetto con Simmons, Redick e W. Chandler.

Lakers-76ers, avvio disastroso per Rondo e compagni

Inizio di gara pessimo per i lacustri, che nei primi sei possessi commettono tre turnover dalle quale i Sixers producono setti facili punti distendendosi in transizione, 2-12. Inevitabile il timeout chiesto da Walton dopo neppure tre minuti di gioco.

Al rientro i californiani quantomeno trovano la via del canestro con Ingram – due volte – e Beasley, lesti a correggere i propri errori sotto canestro. Il primo Lakers ad alzarsi dalla panca è Stephenson, subito a segno da oltre i 7.25, 11-20.

Le perse – sette (…) – continuano ad essere un problema oltre che propellente per Philadelphia, Jimmy Butler segna due volte indisturbato. 11-27 a cinque minuti dalla fine del quarto.

L.A. affonda sotto i colpi dall’arco di Mike Muscala (due) e Chandler, un jumper ed un libero di Ingram chiudono la disastrosa frazione lacustre, 20-39.

I numeri di perse (9-3) e relativi punti prodotti (1-17), transizione (6-21) e percentuali dal campo (32% vs 55.6%) sintetizzano bene l’orrenda prestazione offerta dai padroni di casa.

Lakers-76ers, Ingram guida la riscossa

Dopo qualche incertezza nel primo periodo, Joel Embiid monopolizza l’attacco 76ers segnando sia contro il redivivo Chandler che contro McGee. JoJo serve poi Shamet, autore della tripla con cui Philly doppia gli avversari, 24-48 ad 8’14” dall’intervallo.

La gara pare segnata prima dell’inattesa rinascita dei gialloviola. Dopo un jumper di Tiny Dog, Josh Hart prima segna in transizione poi cancella il tentativo di Muscala. Ingram segna altri due canestri prima della schiacciata e della tripla di Svi Mykhailiuk ed ancora Brandon autografa…

…un poster all’ex compagno Brewer. Il #14 in purple & gold converte l’and-one che chiude il parziale di 16-0 che riporta L.A. in partita e scatena – qui  il videoLeBron James in panchina.

40-48 a cinque minuti dall’intervallo lungo e timeout per coach Brett Brown, con immediato rientro in campo di Embiid.

Il lungo camerunense spreca il primo possesso, ma i lacustri non lo capitalizzano perdendo banalmente due possessi nella propria metà campo venendo immediatamente puniti con due triple da Wilson Chandler. Anche The Process segna dall’arco, rispondendo al canestro di Rondo, mentre i Lakers restano in scia grazie a due canestri di McGee, 49-60.

Altre due canestri di Brandon Ingram – quindici nel quarto, cinque schiacciate – ed i liberi di Butler chiudono il tempo, 53-64.

Lakers-76ers, Phila efficace dall’arco

Al rientro in campo, Ingram e compagni continuano ad attaccare il ferro, mentre Simmons spinge la transizione, 61-72 dopo tre minuti nel quarto.

Dopo il canestro da tre di Redick, si vede finalmente Ivica Zubac che costringe ad un flagrant Embiid e schiaccia…

…un bell’assist di Rondo. Phila continua ad essere calda dall’arco e colpiscono con Butler, rispondono Tiny Dog e Zu, 68-80 a 6’29” da giocare nella frazione.

I Lakers segnano finalmente dall’arco con KCP, risponde Landry Shamet che prima segna e poi blocca per liberare Embiid sul perimetro, 73-88. Tredici le triple a segno per i Sixers contro le solo undici tentate dai lacustri.

Ingram, McGee, Muscala ed Embiid segnano dalla lunetta, prima del layup di Hart ed il canestro di Brandon che chiudono il quarto. Slenderman sale a quota 32, eguagliando il suo career-high per punti segnati.

Lakers-76ers, Simmons in controllo

L’ultima frazione si apre con Ben Simmons che schiaccia indisturbato, siglando il +17 che pare chiudere la gara. L.A. però non molla, JaVale McGee lotta sotto canestro ed Hart, dopo aver servito sul perimetro Lance Stephenson, segna la tripla dell’89-99 a 9’34” dal termine.

Timeout chiesto da Brown soprattutto perché nell’ultimo possesso Embiid cade rovinosamente dopo un tentativo di alley-oop e lo staff di Philadelphia preferisce valutare le condizioni di JoJo con attenzione. Pochi minuti dopo il lungo torna al suo posto in panchina.

Rondo regala tre liberi a Brewer e nonostante l’assenza dello spauracchio Joel, i lacustri concedono troppe seconde chance agli avversari, che allungano sul +14 con Muscala. La difesa dei Lakers continua ad essere deficitaria, Hart non riesce a contenere Simmons mentre ancora Moose punisce la lenta rotazione di McGee. 93-110 a 5’16” dalla fine della gara.

I gialloviola hanno un ultimo sussulto tornando sotto con la tripla di Kentavious Caldwell-Pope ed un jumper di Ingram, 101-110 a poco meno di quattro minuti dalla fine. Ma le speranze lacustri si esauriscono subito perché Phila trova con Butler due volte la via del canestro, mentre per coach Luke Walton l’unico a produrre è il solito Ingram.

La tripla di Korkmaz ed il jumper di KCP chiudono la gara, 105-121.

Lakers-76ers, Ingram chiude con 36 punti

Da salvare nella serata lacustre la prestazione di Ingram, che ha sorretto l’attacco dei Lakers per quasi tutta la gara. Brandon chiude con 36 punti (16/20 dal campo, 4/5 ai liberi), 5 rimbalzi ed altrettanti assist e 3 perse. Slenderman si conferma di essere difensore di livello anche in una serata in cui è la fase offensiva da farla da padrone. Il #14 gialloviola è stato autore di un paio di pregevole chiusure difensive su Embiid, entrambe culminate con una persa per Joel.

Rondo conferma di essere pienamente recuperato, restando in campo per oltre 35 minuti. Rajon chiude con 5 punti (2/8), 7 rimbalzi, 11 assist e 5 perse. Molti dei passaggi smarcanti del play sono stati quelli che hanno alimentato il parziale lacustre del secondo quarto.

In difficoltà contro Embiid per tutta la gara Zubac (7+2, 2/5) meno incisivo rispetto alle ultime uscite. Pur non ancora al livello delle prestazioni pre-polmonite, JaVale McGee riesce ad essere quantomeno incisivo in attacco. Per l’ex Warriors 17+14 con 7/12 al tiro e le solite lacune in difesa.

Prova in chiaroscuro per Hart, evidentemente sofferente per il problema al ginocchio. Josh prova a metterci intensità ma soffre in difesa, soprattutto in single coverage su Simmons. Il sophomore chiude con 9 punti ed 1/5 dall’arco. Si accende a sprazzi KCP (12+2+2, 2/5 da tre).

Tanti minuti per Svi (7+5+2) che nonostante fatichi al tiro si lascia apprezzare per impegno, intensità ed attenzione. Al contrario tanta confusione per Lance (2/8, 5 perse) sceso in campo nella peggiore versione possibile. Pochi minuti per Beasley (4+5) e l’acciaccato Chandler.

Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs Philadelphia 76ers at Staples Center
Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs Philadelphia 76ers at Staples Center (Lakers.com)

Phila sempre in controllo, potendo contare sull’apporto dei suoi big nei momenti di bisogno. Embiid (28+11+16), Butler (20+5+6, 7/9 al tiro e 5 recuperi) e Simmons (19+8+6) hanno prodotto nei momenti chiave della gara. Tre triple a testa per Redick (13), Chandler (9+4+3) e Muscala (17+7).

Box Score su NBA.com

Lakers-76ers, per Walton il primo quarto è stato un suicidio

Tutto troppo facile per Phila. Troppi gli errori lacustri nel corso della gara, apparsi per lunghi tratti fuori dalla partita e poco concentrati. Le tante perse non forzate e la scarsa vena dall’arco alla lunga sono state letali per i californiani.

Come ammesso senza tanti giri di parole da Walton a fine partita:

<Nel primo quarto non siamo riusciti a fronteggiare la loro intensità. Ci siamo suicidati con le perse.>

Non è andata meglio in difesa, dove i lunghi non sono riusciti ad opporre una credibile resistenza ad Embiid ed in generale sono state concesse troppe seconde opportunità che sembravano già tra le mani dei gialloviola. Non è andata meglio sul perimetro, con i tiratori Sixers quasi sempre liberi di realizzare senza nessuno a contestare.

Con l’orecchio rivolto ai rumor provenienti dalla Louisiana, è fondamentale per i Lakers recuperare James e Kuzma, così come appare necessario che Chandler ed Hart tornino alla piena efficienza, prima che la zona playoff diventi irraggiungibile.

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 4:30 italiane – tra Giovedì 31 Gennaio e Venerdì 1 Febbraio per affrontare allo Staples Center i LA Clippers.

Pronostici NBA 18-19: Lakers-76ers chiude la nottata

Brandon Ingram, Rajon Rondo, Josh Hart, Lance Stephenson and JaVale McGee, Los Angeles Lakers vs Minnesota Timberwolves at Staples Center

Pronostici NBA 18-19: Lakers-76ers è il match di chiusura della giornata Nba. Ancora privi di Lebron James i giallo-viola provano a fare il colpaccio contro dei 76ers che aspirano al sorpasso sui Pacers per il terzo posto della Eastern Conference. Poco prima, a Houston, va in scena Rockets-Pelicans, con lo sfondo della possibile partenza di Anthony Davis.

Klay-Thompson-festeggia

Continua nella notte la marcia dei Warriors, guidati da Stephen Curry (6 bombe e +32 sui Pacers). Buone vittorie interne per Charlotte e Celtics (doppia doppia per Al Horford) mentre vengono sorpresi in casa i Clippers dagli Atlanta Hawks (26+8 per il rookie Young). Super rimonta infine per i Denver Nuggets sul campo di Memphis, grazie ad un parziale di 35-15 nel quarto periodo.

Pronostici NBA 18-19: prima di Lakers-76ers , il Barba

Houston Rockets (29-20) vs New Orleans Pelicans (22-28). Tornato in campo Cris Paul, ora Houston può dare un minimo respiro a James Harden che ha letteralmente tirato la carretta fin qui. Il Barba è tornato prepotentemente nella corsa al titolo da Mvp e il record di Houston sorride. Un’altra buona notizia del periodo in Texas è l’integrazione di Kenneth Faried che sta sostituendo in maniera più che egregia l’infortunato Capela: l’ex Nets porta infatti quella energia necessaria sotto i tabelloni. Per gli ospiti a tenere banco è la situazione di Anthony Davis: l’infortunio lo sta tenendo ai box e, con la richiesta di trade, ha scatenato il putiferio. Ora sembra che la squadra possa smobilitare da un momento all’altro, con tutti sul mercato in cerca di qualche scelta per l’ennesimo rebuliding della squadra.

Quote

  • Money Line: Rockets (quota 1.18)
  • Handicap: Rockets -9.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 234.5

Suggerimento

  • Under 242.5 (1.40)

Pronostici NBA 18-19: Lakers-76ers

Los Angeles Lakers (26-24) vs Philadelphia 76ers (32-18). Come per Nola, anche i Lakers sono attenti alle voci su Davis. Tutti i presupposti lasciano pensare che la squadra di Walton possa essere la prossima destinazione del monociglio, con conseguente dipartita di parecchi assets. Detto questo, in campo non ci sarà ancora LeBron James che spera di rientrare nel derby contro i Clippers, mentre è già tornato sul parquet Rajon Rondo. Kyle Kuzma sta mostrando di valere molto in questi momenti e probabilmente è l’ultima pedina che i Lakers vorrebbero scambiare. Anche Ivica Zubac sta approfittando dello spazio e sta mostrando lampi di talento.

Philadelphia è in un buon momento di forma anche se non sembra mai dare lo step decisivo per crescere. Ben Simmons sta portando avanti una stagione numericamente incredibile ma non ha un jumper affidabile e questo alla lunga sappiamo che porterà a dei problemi. Joel Embiid è senza dubbio il trascinatore del team, soprattutto ora che il fisico non sembra dare alcun problema, cosa che per Butler invece non sta succedendo. In questo senso il team sta cercando qualche giocatore per migliorare la panchina e l’aggiunta con un decadale di Corey Brewer ha dato un pò di respiro: il veterano ha portato subito energia difensiva, cosa che spesso manca al team di coach Brown.

Quote

  • Money Line: 76ers (quota 1.32)
  • Handicap: 76ers -7.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 231.5

Suggerimento

  • Over 221.5 (1.41)

Pronostici NBA 18-19: le altre in pillole

  • Cleveland Cavaliers vs Washington Wizards: under 226.5 (1.43)
  • Orlando Magic vs Oklahoma City Thunder: Thunder (1.45)
  • Brooklyn Nets vs Chicago Bulls: over 207.5 (1.38)

I Philadelphia 76ers su Noah Vonleh dei New York Knicks

Interesse dei Philadelphia 76ers per il lungo dei New York Knicks Noah Vonleh.

I Sixers, da settimane alla ricerca di un uomo d’area da inserire nelle rotazioni di coach Brett Brown in alternativa ai veterani Mike Muscala e Amir Johnson ed al rookie Jonah Bolden, avrebbero messo gli occhi sul prodotto di Indiana, alla sua prima stagione a New York dopo tre anni passati tra Charlotte Hornets, Portland Trail Blazers e Chicago Bulls.

Coach David Fizdale ha da subito dato spazio a Vonleh, reduce da due annate di scarso utilizzo in Oregon, e l’ex Indiana Hossiers ha ripagato la fiducia in lui riposta con una solida prima metà di stagione da 8.6 punti e 8.5 rimbalzi a gara, con un eccellente 41.1% al tiro da tre punti in 43 partite giocate.

Noah Vonleh potrebbe dunque corrispondere al profilo di “stretch four” ideale per i Philadelphia 76ers, alla ricerca di profondità in uscita dalla panchina e tiro da tre punti. Il veterano Wilson Chandler, arrivato in estate da Denver in sostistuzione di Ersan Ilyasova, ha faticato in questa stagione a trovare minuti, ritmo e forma fisica.

Vonleh diventerà free agent al termine della stagione. Il suo contratto, un accordo annuale “leggero” da 1.6 milioni di dollari, non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile in caso di intesa tra le due squadre.

76ers a valanga sui Twolves, Jimmy Butler: “Bello batterli”, Embiid: “Ancora battuti dalle terze linee…”

Dominio difficile da spiegare a parole dei Philadelphia 76ers (29-16) tra le mura amiche del Wells Fargo Center, contro i Minnesota Timberwolves. I Sixers convertono il 59.8% dei loro tiri a canestro, segnano 21 tiri da tre punti, 83 punti nel solo primo tempo di gioco e proseguono senza sosta sino al 149-111 finale.

Jimmy Butler chiude con 19 punti e 8 su 10 al tiro la sua prima partita contro la sua ex squadra. Joel Embiid top scorer di serata con 31 punti e 13 rimbalzi, mentre Ben Simmons sfiora l’ennesima tripla-doppia stagionale e chiude con 20 punti, 11 rimbalzi, 9 assist e 3 stoppate.

Tutto il quintetto base di coach Brett Brown chiude in doppia cifra per punti segnati (15 per J.J. Redick, 14 per Wilson Chandler), tutti i giocatori impiegati da Philadelphia segnano almeno un punto.

Vincere conta più di ogni cosa, il fatto di giocare aggressivo è una conseguenza di questa mia volontà di vincere. Joel (Embiid, ndr) è un mostro, un giocatore dominante su entrambi i lati del campo, ci stiamo ancora ambientando, entrambi cerchiamo di tenere coinvolta l’ntera squadra in attacco. C’è ancora del lavoro da fare ma ci arriveremo. Minnesota? Volevo batterli, ma io voglio battere tutti (…) mi aspettavo una gara del genere, tante facce familiari, poco trash-talking, sono contento di averli battuti. Mi sono congratulato con coach Saunders a fine partita. Io gioco per vincere, e quando si vince ed io posso dare il mio contributo, non c’è molto altro di cui possa preoccuparmi. Quando si perde, quella è un’altra storia

– Jimmy Butler dopo Sixers-Twolves –

 

 

Buio pesto per Minnesota (21-23). Il ritorno in campo di Derrick Rose non basta agli uomini di coach Ryan Saunders, Karl-Anthony Towns viene travolto dal rivale diretto Joel Embiid, e la point-guard di riserva Tyus Jones rimedia un infortunio alla caviglia dopo appena 11 minuti di gioco.

Le’x di giornata Butler non ha evidentemento voluto infierire sulla sua ex squadra nel post partita. Il perfido Joel Embiid ha invece pensato di rievocare uno degli episodi più celebri della breve permanenza a Minneapolis dell’ex giocatore dei Chicago Bulls, tramite il proprio profilo ufficiale Twitter:

 

Il rifermento della star camerunense dei Philadelphia 76ers è all’ormai celeberrimo primo allenamento di Jimmy Butler con i Minnesota Timberwolves in preparazione della stagione 2018\19. Un furioso Butler ingaggiò un duello personale con staff tecninco, dirigenza e titolari, disputando e vincendo una partitella assieme alle seconde e terze linee della squadra, alzando la voce e sfidando compagni e proprietà.

Philadelphia 76ers, decadale per Corey Brewer, Isaiah Whitehead ai Detroit Pistons

Philadelphia 76ers, decadale per Corey Brewer. I Sixers hanno ragiunto nella giornata di martedì un accordo con la guardia ex OKC Thunder, LA Lakers e e Houston Rockets Corey Brewer, per il prodotto di Florida un contratto di 10 giorni.

Brewer, 33 anni, ha disputato la stagione 2017\18 tra Los Angeles, sponda Lakers, ed Oklahoma City Thunder, ed era diventato free agent a fine anno. Nelle scorse seetimane, Corey Brewer aveva sostenuto alcuni workout con i Philadelphia 76ers, sessioni abbastanza convincenti da convincere Elton Brand a mettere sotto contratto il due volte campione NCAA.


In 15 stagioni NBA, passate tra Minnesota, Dallas, Denver, Houston, Los Angeles ed Oklahoma City, Brewer ha tenuto una media di 8.9 punti e 3.4 rimbalzi a partita, con il 34.3% al tiro da tre punti in ben 783 gare disputate.

Corey Brewer ha fatto il proprio esordio in maglia Sixers nella notte tra martedì e mercoledì al Wells Fargo center di Philadelphia, nella facile vittoria dei padroni di casa sui Minnesota Timberwolves per 149-107. Per Brewer, 3 punti, 2 rimbalzi e 2 assist in 8 minuti d’impiego.

Detroit Pistons, two-way contract per Isaiah Whitehead

 

I Detroit Pistons di coach Dwane Casey hanno messo sotto contratto la point guard ex Brooklyn Nets Isaiah Whitehead. Il prodotto dell’università di Seton Hall aveva iniziato la stagione in Russia, con la maglia del Lokomotiv Kuban.

Lo scorso 7 gennaio, Whitehead aveva rescisso il proprio contratto con il team russo, con l’intenzione di attendere una chiamata dalla NBA. L’ex Brooklyn Nets rimmarrà ora per 45 giorni a disposizione di coach Casey, facendo la spola tra Pistons e Grand Rapids Drive in G-League.