P.J. Tucker sul primo quintetto difensivo: “Non mi interessa, voglio solo vincere”

Approdato lo scorso anno agli Houston Rockets da free agent e messo sotto contratto con un quadriennale da 32 milioni di dollari, P.J. Tucker è diventato in breve tempo un pilastro insostituibile della squadra di Mike D’Antoni. Inizialmente riserva delle ali titolari Trevor Ariza e Ryan Anderson, il classe ’85 ha poi soffiato il posto in quintetto al secondo, diventando una vera e propria certezza per i suoi nella seconda parte di stagione.

L’ex giocatore dei Toronto Raptors è salito ancor più di livello nella sua seconda stagione in Texas e attualmente sta viaggiando a medie di 7.8 punti, 6.1 rimbalzi, 1.2 assist e 1.6 palle recuperate col 40.5% al tiro e il 38% da dietro l’arco in 66 presenze, ed ha messo già a referto il suo massimo in carriera sia per triple segnate e tentate in una singola stagione (121/315), che per stoppate (29), ed è vicinissimo a stabilire il suo nuovo personale primato per palle recuperate (108 in questa regular season, 116 tra Phoenix Suns e Toronto Raptors nel 2016-2017).

Chris Paul sponsorizza P.J. Tucker per l’All-Defensive First Team

P.J. Tucker sta vivendo una gran stagione, la sua prima da titolare indiscusso con gli Houston Rockets.

Oltre a ciò, Tucker è uno dei migliori difensori della lega, essendo in grado di difendere su tutti e cinque i ruoli e di limitare considerevolmente anche autentiche superstar offensive del calibro di Kevin Durant. Avendo ricoperto sin qui un ruolo chiave nella risalita degli Houston Rockets dal penultimo posto di dicembre (11-14) all’attuale terzo posto (41-25), in molti si aspettano che possa rientrare in uno dei due quintetti difensivi. Tra questi spicca Chris Paul, suo compagno di squadra, che vorrebbe fortemente farlo inserire nell’All-Defensive First Team.

“Non so perché Chris voglia a tutti i costi che io venga inserito nel primo quintetto difensivo. Non sono uno di quei giocatori che tiene talmente a queste cose da esserne ossessionato o lamentarsi. A me interessa vincere, non essere il migliore o il peggior difensore della lega. Cerco sempre di dare il massimo a prescindere da queste cose.”, ha dichiarato in merito P.J. Tucker, che ha ancora un anno di contratto, oltre a quello attualmente in corso, da poco più di 8 milioni di dollari, mentre gli 8 milioni del 2020-2021 non sono garantiti.

Mercato Cavaliers: It’s a Long Way to the Top – FA (2/3)

Mercato Cleveland

La free agency è ormai alle porte e quest’anno ci sono giocatori che possono essere interessanti per il mercato Cleveland; mosse fondamentali se vogliono opporre resistenza adeguata a questi Warriors.

LeBron e compagni hanno bisogno di un giocatore che sia dotato di buoni mezzi fisici ed atletici per poter tenere KD; deve anche essere in grado di riuscire a creare parziali quando fuori dal campo usciranno King James e Uncle Drew.

Durante queste Finals quasi nessuno ha dimostrato di avere le capacità e la voglia di mettere palla per terra e creare situazioni per i propri compagni.

A inizio serie pochi puntavano le proprie fiches sui Cleveland, ma pochi avrebbero scommesso sulla superiorità dei californiani nel reparto lunghi e nell’efficacia della panchina.

Queste infatti sono le aree che dovrebbero andare a coprire con la free agency.

Attualmente nessuno sembra poter opporre resistenza a questa squadra, la cosa più probabile che potrebbe capitare per rallentare questi guerrieri è una nuova “Summer of Love”, dove i vari Green, Curry, Durant e Thompson perdano le testa dedicando la propria vita alla scoperta dell’alfa e delle più remote culture orientali.

Data l’assoluta infondatezza di queste illazioni pensiamo a cosa può fare la dirigenza di Cleveland agendo in sede fee gency, in questo modo andremo ad analizzare i cambiamenti possibili senza dover fare enormi sacrifici ossia far partire uno degli starters.

Come detto qualche giorno fa (link prima parte), la situazione salariale è satura e non permette mosse salvo cadere in luxury.

Attualmente sforano il cap di 7 milioni (121 hard cap, 128 obblighi contrattuali per i Cavs).

Un giocatore che partirà quasi sicuramente è Channing Frye; questa postseason ha giocato pochissimi minuti e in generale, da quando è arrivato Korver il suo utilizzo come tiratore è stato limitato.

Senza il suo contratto per il mercato Cleveland otterrebbe un risparmio di 7.5 milioni, sempre sul fronte taglio dei costi anche Korver potrebbe rifirmare ma al minimo salariale con un guadagno di altri 3.5 milioni portando il totale a 4 circa.

A questo si potrebbe aggiungere una mid-level exeption che potrebbe essere usata per rifirmare Deron Williams che non ha maturato diritti Bird.

In questo modo Cleveland dovrebbe riuscire a confermare tutto il blocco dei primi 8 giocatori ma non è con un giocatore da 4 milioni l’anno che colmi il gap con i californiani. Quindi, salvo luxury tax,  le possibilità sono poche, a meno che non si provi a tagliare qualche altro elemento

A nostro avviso i ruoli che devono coprire con il mercato Cleveland sono quelli di guardia, ala piccola e ala grande

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Pelicans, con Davis e Cousins si inserirà un tiratore al roster. I nomi

I New Orleans Pelicans saranno molto attenti al mercato dei free agent in estate: dopo aver ottenuto DeMarcus Cousins dai Sacramento Kings, la franchigia proverà, stando a quanto dichiarato dal GM Dell Demps, a puntellare il backcourt, aggiungendo un tiratore.

“Guarderemo ogni opzione che ci si presenterà davanti, faremo di tutto per aggiungere al roster quello che cerchiamo al miglior prezzo per fare un passo avanti nella prossima stagione. Ovviamente tiratori, io penso sia necessario intervenire in quel senso. Dobbiamo essere creativi per cercare di dare al coach il miglior mix di giocatori possibili.” Queste le parole del GM dei Pelicans riportate da John Reid del The Times Picayune.

I nomi caldi della free agency? Si sarebbero 3 giocatori su tutti sui quali si sono posati gli occhi della franchigia di New Orleans. Kyle Korver, unrestricted free agent dopo essere passato ai Cavaliers dagli Hawks durante la deadline, JJ Redick, idem, unrestricted free agent, che potrebbe cambiare aria dopo l’avventura ai Los Angeles Clippers ed infine PJ Tucker, giocatore duttile che sarà anche lui unrestricted. Insieme a loro da monitorare con attenzione la situazione Andre Iguodala, che se anche ha dichiarato di voler restare ai Golden State Warriors, potrebbe essere sacrificato per rifirmare Curry e Kevin Durant. Grandi manovre in arrivo in casa New Orleans Pelicans.

We The North #16: Comincia la volata finale

Il ruolo di Delon Wright sta diventando sempre più importante, e non è detto che non continui a trovare tanti minuti nelle rotazioni anche dopo il rientro di Kyle Lowry

La Regular Season Nba è agli sgoccioli, e i Toronto Raptors sono attualmente invischiati nella bagarre che caratterizza le prime posizioni della Eastern Conference.
La quarta partecipazione consecutiva alla postseason è stata matematicamente raggiunta da qualche partita, ma in realtà non è mai stata in discussione da inizio stagione, anche quando i canadesi hanno dovuto attraversare l’inattesa crisi di risultati pre-AllStar Game. Quel periodo negativo ha tolto ogni possibilità ai Raptors di replicare le 56 W del 2015/16, e ha sostanzialmente permesso ai Boston Celtics di prendere un vantaggio decisivo nella corsa alla Atlantic Division. In fin dei conti, il prezzo da pagare è minimo, visto che tutte le energie sono state profuse in vista dei playoffs, con Toronto che sembra essere sulla strada giusta per affrontarli come meglio non potrebbe. Questo perché le acquisizioni di Serge Ibaka e PJ Tucker hanno radicalmente cambiato il corso degli eventi: dal loro arrivo il record è 14-6, con la significativa accelerata delle ultime 2 settimane, che ha portato in dote 8 vittorie su 9 incontri. Tutto ciò assume ancora più valore considerando l’infortunio al polso che sta ancora costringendo Kyle Lowry ai box, e che sicuramente impedirà al numero 7 di rientrare ai playoffs al meglio della forma. La bravura di coach Dwane Casey e del suo staff è stata quella di voltare immediatamente pagina e reagire alla situazione avversa, evitando che questo inconveniente potesse avere il peso di una spada di Damocle sulle ambizioni della squadra. Così si spiega la mai così spiccata propensione di DeMar DeRozan nel cercare i compagni (9 delle ultime 20 partite con almeno 5 assist; nelle prime 50 questa evenienza si era verificata in sole 16 occasioni); o l’efficienza al tiro sempre maggiore (dal 54% al 61%) di Jonas Valanciunas a discapito delle medie totali; o il notevole impatto di Delon Wright (7 partite in doppia cifra su 22); o anche il discreto contributo di Jakob Poeltl dalla panchina (5 punti + 4,3 rimbalzi nelle ultime 10). Questi piccoli ma significativi aggiustamenti hanno reso molto più agevole l’ambientamento di Ibaka (15.2+6.6 in 31di utilizzo), lungo bidimensionale (43% da oltre l’arco) che mancava terribilmente al roster.
Archiviata virtualmente la questione Atlantic Division (3 partite da recuperare ai Celtics con sole 5 ancora da giocare), i Raptors hanno comunque l’obbligo di mantenere alta la tensione cercando di tenersi i Wizards alle spalle. Non c’è molto spazio per sperare che i Cavaliers si riprendano il 1° posto della Conference evitando di finire nella stessa parte di tabellone, o comunque per fare calcoli su ogni possibile avversario del 1° turno: il calendario di Toronto prevede incroci complicatissimi, con Pacers, Pistons e Heat in rapida successione, tutte ancora in lotta per l’ottava piazza, e col gran finale a Cleveland che potrebbe ancora essere decisivo per un miglior piazzamento nella griglia playoff.
Una piccola ma significativa anteprima in vista della tanto agognata seconda metà di aprile.

Atkinson: “Guardo la situazione per quella che è…bisogna cominciare dal basso”

Brooklyn Nets

Chris Mannix di The Vertical ha intervistato il coach di Brooklyn, Kenny Atkinson, circa la ricostruzione che sta portando avanti della sua squadra:

“Guardo la situazione per quella che è…bisogna cominciare dal basso e mi piace, non sarei a Brooklyn se non ci fosse bisogno del mio aiuto per la ricostruzione della squadra senza avere nulla da perdere.” 

Un pensiero positivo quello di coach Atkinson, nonostante abbia registrato con i suoi Nets 3 vittorie su 34 partite contro team della Eastern Conference e nel complesso il risultato di 11 vittorie e 52 sconfitte stagionali.

Continuando la discussione con Mannix del The Vertical, si capisce che la tranquillità Atkinson è dovuta anche ad un allineamento di vedute con il proprio GM, Sean Marks, e infatti il coach dei Nets dichiara :

Io e Sean eravamo consapevoli del difficile compito che ci aspettava ma abbiamo voluto formare un roster di giovani che lavorasse per il futuro nonostante le numerose sconfitte e così sta succedendo e noi possiamo ora solo sperare che questo progetto porti i suoi frutti”. I Brooklyn Nets riusciranno a ricostruire sulle ceneri di Paul Pierce, Kevin Garnett e Jason Terry, Deron Williams e Joe Johnson? Ai posteri l’ardua sentenza, intanto Boston può gongolare…

Brooklyn Nets
Brooklyn Nets

PJ Tucker e Toronto: “Ho impiegato poco ad integrarmi nella squadra”

P.J. Tucker con i Suns

P.J. TUCKER & TORONTO

Dough Smith del The Star scrive sull’inserimento di Tucker nel roster di Toronto: P.J. è diventato un appuntamento fisso nelle rotazioni di coach Casey e ormai sembra essersi integrato alla perfezione nei giochi della squadra. A conferma di questo la dichiarazione di P.J. proprio a Dough Smith: “Ho impiegato poco ad integrarmi nella squadra e spero di darle la mano che serve ai playoff“. 

Pj Tucker è un giocatore molto importante per le rotazioni della squadra canadese dalla panchina: serviva un esterno ai Toronto Raptors ed è arrivato l’ex numero 17 dei Phoenix Suns alla corte di Casey. I Toronto Raptors ora possono provare a dire veramente la loro con due arrivi interessanti, come quello di Tucker appunto, ma anche e soprattutto il lungo che mancava per aprire il campo e difendere il pitturato come Serge Ibaka. L’ex OKC Thunder e Orlando Magic ha tutto per fare benissimo con Valanciunas. Uno ha difesa, esplosività e tiro dalla lunga, l’altro gioco in post, grande presenza fisica in attacco, ma meno quando si tratta di occuparsi di difendere il ferro. Insomma i Raptors hanno dalla loro una grande possibilità durante i playoffs per migliorarsi ancora puntando alla Finali di Conference. Ci riusciranno?

We The North #15: In attesa dell’ultimo tassello

In queste settimane Kyle Lowry si sta dimostrando molto partecipe dalla panchina, sempre prodigo di consigli per i suoi compagni.

Le partite giocate da questa nuova versione dei Toronto Raptors sono state appena 6; non abbastanza per giungere ad alcun tipo di conclusione, ma comunque sufficienti per soffermarsi sulle prime impressioni di questo nuovo e temporaneo roster.
Perché temporaneo? Ovviamente perché nei playoffs i canadesi con buona probabilità riavranno a disposizione Kyle Lowry, momentaneamente indisponibile a seguito dell’intervento al polso destro.
Fino ad ora Toronto non ha sofferto troppo le aspettative vincendo 4 dei 6 match post Allstar weekend, riuscendo anche a battere Boston e Washington, le principali rivali nella corsa al 2° posto di Conference. Proprio l’obiettivo della piazza d’onore alle spalle di Cleveland potrebbe rappresentare la spinta necessaria a finire la regular season in crescendo, arrivando alla postseason già mentalmente pronti.
Da metà gennaio in poi, quando i Raptors sembravano gli unici a poter impensierire (seppur minimamente) i Cavaliers, la situazione – come sapete – è drasticamente cambiata. Ad approfittare della crisi di Toronto sono stati i Celtics e i Wizards, che hanno improvvisamente spinto sull’acceleratore superando di slancio i balbettanti canadesi.
Le acquisizioni di Serge Ibaka (oltre 17 punti e 7 rimbalzi di media) e PJ Tucker stanno dando i loro frutti, e sebbene si senta la mancanza di Lowry nella metà campo offensiva (3.6 assist in meno rispetto alla media stagionale della squadra), i punti subiti in media si sono abbassati fino a quota 101, dato molto simile a quello dei migliori team difensivi (Grizzlies, Spurs e Jazz tra gli altri) della lega.
Coach Dwane Casey ha distribuito i minuti del numero 7 fra il sempre più affidabile Norman Powell (10.7 punti di media in queste ultime due settimane) e il sorprendente Delon Wright, temprato dall’infortunio di inizio stagione e apparentemente maturato a seguito dell’esperienza in D-League.
Più prevedibile invece l’apporto di Cory Joseph, che è stato da subito il logico sostituto di Lowry in quintetto: per lui ci sono 11.8 punti e 4.7 assist, col minutaggio che è vertiginosamente salito del 50% rispetto a quello abituale.
A prescindere da quello che riuscirà a fare questo gruppo, vicino sia al che al 5° posto occupati rispettivamente da Boston e Atlanta (entrambi a 3 partite di distanza), l’aggiunta di Kyle Lowry non potrà che avere effetti positivi, col solo piacevole enigma di capire come si amalgamerà il tanto atteso Big 3 che andrà a formare assieme a DeMar DeRozan e Serge Ibaka.

We The North #14: Cambio di rotta necessario

Horford in difesa su Ibaka
L’assenza prolungata di Patrick Patterson ha esposto i Raptors a tutte le lacune della fase difensiva evidenziate già in passato.

Che il mese antecedente all’All-Star Weekend di New Orleans sia stato di gran lunga il peggiore nella storia recente dei Toronto Raptors, con 11 sconfitte nell’arco di 16 partite, è un dato di fatto inconfutabile. Ma che potesse trasformarsi nella miccia capace di accendere la fantasia e – soprattutto – la voglia di vincere di Masai Ujiri, in pochi ci avrebbero scommesso.
Non certo perché il GM dei Raptors non sia propenso a certi stravolgimenti di roster, anzi. Quello che poteva far pensare a un relativo immobilismo della franchigia sul mercato era il frutto della situazione particolare dei canadesi, clienti fissi nelle alte sfere della Lega, ma pericolosamente bloccati nel limbo delle contender, che corrisponde alla fase di sviluppo più pericolosa nella creazione di una squadra vincente: quella in cui qualsiasi cambiamento non viene visto di buon occhio.
Quando una franchigia abituata alla mediocrità comincia a palesarsi con continuità a livelli mai raggiunti prima, è naturale che management e coaching staff continuino a puntare sugli stessi cavalli vincenti, facendo di tutto per mantenere intatto un nucleo di giocatori all’apparenza imprescindibile.
In tal senso è stato paradossalmente fondamentale attraversare un periodo di crisi relativamente lungo, che ha messo tutto l’ambiente di fronte ai pochi – ma atavici – problemi del roster, spesso passati in secondo piano rispetto ai tanti pregi. Stiamo parlando della mancanza di rim protector affidabili (Nogueira e Siakam ancora non rientrano in quel novero), di lunghi bidimensionali pericolosi anche fuori dal pitturato, e di giocatori dai piedi rapidi, con la possibilità di difendere su più ruoli per cavalcare una small ball efficace.
Proprio in tal senso vanno lette le operazioni di mercato che hanno portato Serge Ibaka e PJ Tucker alla corte di Dwane Casey: il coach ha finalmente a disposizione altri due giocatori, oltre a Carroll e Patterson, capaci di coprire e difendere più ruoli, aumentando sensibilmente le possibili combinazioni di quintetto.
Il sacrificio di Terrence Ross (passato agli Orlando Magic), per quanto doloroso, è un prezzo minimo da pagare, perché sia Tucker che Ibaka hanno tiro da fuori, e perché i Raptors hanno individuato in Norman Powell lo swingman del futuro, o quantomeno considerano il 23enne da UCLA un’alternativa sufficientemente valida fra gli esterni.
Il primo banco di prova contro Boston è andato alla grande, con gli uomini di Casey vittoriosi in rimonta anche senza l’apporto di Kyle Lowry (da valutare l’infortunio al polso che lo infastidisce da qualche settimana), e capaci di ridurre il gap in classifica dai Celtics (secondi ad est) a sole 3 partite.
Lo scatto d’orgoglio c’è stato, ma ora ci sarà bisogno di una volata in vista dei playoffs.

Raptors, colpaccio last minute: preso PJ Tucker dai Suns!

P.J. Tucker con i Suns

PJ Tucker cambia maglia: l’ala piccola passa dai Phoenix Suns ai Toronto Raptors. A riportarlo è stato Adrian Wojnarowski. In Arizona finiscono Jared Sullinger e due scelte future.

Dwane Casey avrà così a disposizione un ottimo tassello per la second unit: con la sua versatilità, il suo discreto tiro dal perimetro e la sua attitudine difensiva, Tucker può permettere al coach di puntellare le rotazioni permettendogli di cambiare assetto a gara in corso. Si potrebbe così vedere, a volte, dei Raptors con lo small ball: il ventaglio delle soluzioni é ben ampio.

Washington Wizards: serve aiuto dalla panchina, i candidati

P.J. Tucker con i Suns

I Washington Wizards stanno disputando un’ottima prima parte di stagione e non hanno nessuna intenzione di mollare questo trend positivo, raggiungendo la posizione migliore possibile in chiave playoffs. Proprio per questo, il GM dei ‘Maghi’, Ernie Grunfeld, è alla ricerca di pedine per incrementare il valore del roster.

Secondo Marc Stein di ESPN, i Washington Wizards hanno mostrato un forte interesse per Shabazz Muhammad e PJ Tucker.
L’identik quindi è abbastanza chiaro: si cerca un’ala che possa subentrare dalla panchina e aiutare la second unit.
L’unico problema è che sia il talento dei Minnesota Timberwolves che quello dei Phoenix Suns, al termine della stagione saranno restricted free agent.
Come twitta Tim Bontemps, penna del “The Washington Post“, i Washington Wizards stanno cercando qualcuno che rimanga sicuramente sotto il controllo della squadra anche nei successivi anni e non solo fino a fine stagione.

Dunque quale ala arriverà alla corte di Scott Brooks? Anche John Wall è in attesa di un nuovo arrivo prima della deadline, tanto che nei giorni scorsi ha dichiarato: “Stiamo cercando qualche opzione per migliorare la nostra panchina. Più di questo non so, non ho ancora parlato con Ernie Grunfeld.”

Da monitorare anche la possibile pista che porta a Nikola Mirotic dei Chicago Bulls, ma anche per lui vale quanto detto sopra, ovvero il fatto che sarà restricted free agent in estate.

P.J. Tucker futuro ai Washington Wizards
P.J. Tucker futuro ai Washington Wizards

 

 

 

Boston Celtics in ottica trade deadline chi sono gli obiettivi?

La trade-deadline si avvicina e per i Celtics è il momento di agire e prendere decisioni importanti. Danny Ainge è chiamato al difficile compito di migliorare una macchina quasi perfetta. Il GM dei bianco-verdi tuttavia è un uomo scaltro e non accetterà nessuna trattativa che comprometta l’equilibrio del roster attuale. Tuttavia i rumors si susseguono quindi proviamo a fare un riassunto dei nomi più caldi sul fronte celtico.

JIMMY BUTLER

L’ala dei Chicago Bulls è un obiettivo, neanche troppo nascosto, dei Celtics. Secondo molte fonti, tra cui Wojnarowski ed Espn, i bianco-verdi stanno provando ad intavolare trade per il talento dei tori. Per ora i Bulls non hanno manifestato l’espressa volontà di cedere la loro superstar; si sono resi tuttavia disponibili ad ascoltare eventuali offerte. I Celtics potrebbero mettere sul piatto la prima scelta Nets del Draft 2017 e hanno a disposizione una vasta quantità di assets. Sempre secondi fonti americane i tori si sarebbero detti interessati ad una possibile trade per Crowder, ipotesi rifiutata dai Celtics. Chicago potrebbe essere comunque molto interessata alle scelte bostoniane, garantendosi una base per il futuro. In realtà i Bulls, appurata la volontà di Butler di non voler lasciare Chicago, l’avrebbero tolto dal mercato salvo esonerarlo dall’allenamento odierno adducendo motivi di riposo.

Il 21 dei Bulls sarebbe sicuramente la superstar in grado di aiutare i ragazzi di Stevens a compiere il definitivo salto di qualità. Staremo a vedere come si evolveranno le cose da qui alle prossime ore..  VAI AL PROSSIMO>>>

Celtics
Jimmy Butler

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Suns, la strada per diventare grandi è ancora lunga

Dopo una movimentata estate in Arizona culminata con la decisione di Markieff Morris di restare a Phoenix e la parallela firma di un centro molto esperto come Tyson Chandler, le ambizioni dei Suns erano alquanto salite. È ancora molto presto per parlare di bilanci, nello specifico i Suns hanno giocato fin qui 15 gare ma già qualche spunto di riflessione si può trarre.

Attualmente i Suns occupano il settimo posto nella Western Conference frutto di un record che vede 7 vittorie contro 8 sconfitte e il solito problema che la franchigia dell’Arizona si trascina ormai da diverse stagioni ossia quello di riuscire a chiudere definitivamente le partite e la gestione dei finali di gara. 

Eric Bledsoe e Brandon Knight riusciranno a portare in alto i Suns?
Eric Bledsoe e Brandon Knight riusciranno a portare in alto i Suns?

Questo cattivo approccio da parte della squadra allenata da Coach Jeff Hornacek ha portato già a diverse sconfitte casalinghe, sconfitte che nell’arco dell’intera stagione avranno la loro non banale valenza dato che la dirigenza (e non solo) è vogliosa di tornare in post-season, risultato che manca dal lontano 2010.

Le maggiori speranze dei tifosi dei Suns sono aggrappate alla vena realizzativa delle sue combo guard Eric Bledsoe e Brandon Knight.

Il bel gioco corale che un tempo caratterizzava questa squadra è ormai quasi un lontano parente e le vittorie fin qui raggiunte sono più che altro frutto dell’estro offensivo delle due già citate combo guard.

Non che il resto della squadra sia rimasta a guardare ma se, ad esempio, a Chandler viene chiesto un altro tipo di gioco e il buon Tyson riesce ancora a catturare 9.3 rimbalzi in media, ciò che realmente manca a questa squadra per il definitivo salto di qualità sono le due ali.

Markieff Morris da salvatore della patria a oggetto del mistero?
Markieff Morris da salvatore della patria a oggetto del mistero?

L’acquisto di Chandler ha si giovato e non poco sull’asse play-pivot (anche se il pick and roll di scuola Nash-Stat era ben altra cosa) ma il ruolo di ala resta quello più carente.

Le vicissitudini estive che hanno coinvolto Markieff Morris riecheggiano ancora nella memoria dei tifosi orange e quel tanto sperato lieto fine societario ha fatto si che il front-office ne uscisse indenne dopo “l’esperienza-Dragic” ma il risultato in campo, fin qui dimostrato dal big man ex Kansas, è stato molto deludente.

Morale della favola Keef non solo ha abbassato le sue medie dal punto di vista statistico e di conseguenza anche il minutaggio ma spesso risulta svogliato in campo e quasi deleterio nelle letture di determinate azioni di gioco, basti pensare che al momento tira da 3 con un pessimo .278% .

Analizzando lo spot di ala piccola anche P.J. Tucker sta avendo una parabola decrescente dal punto di vista prestazionale specialmente nel tiro da oltre l’arco che era uno dei punti di forza del trentenne oltre ovviamente la grande intensità difensiva.

Chi ne sta traendo maggiori benefici da questa situazione sono i back-up dalla panchina. Dopo i gravi problemi di salute che ne hanno compromesso la scorsa stagione, Mirza Teletovic è riuscito a trovare finalmente la forma migliore e soprattutto il tiro dalla lunga distanza. Finora sta tirando con la percentuale più alta da quando calca i parquet della NBA e quasi ricorda una vecchia conoscenza dei tifosi Suns, Channing Frye.

Le sorprese invece arrivano da Jon Leuer e da T.J. Warren. Il primo è arrivato in punta di piedi a Phoenix via Memphis durante la notte dello scorso Draft in cambio di una seconda scelta e gradualmente si sta dimostrando una trade azzeccata in quanto il classe ’89 ex Wisconsin ha incrementato tutte le sue medie rispetto agli anni passati con un occhio di riguardo, anch’egli, al tiro da 3.

Warren invece è la conferma che tutti i tifosi e gli addetti ai lavori cercavano. Dopo un buon finale della scorsa stagione e una Summer League da assoluto protagonista, l’ex North Carolina è di fatto il sesto uomo di Phoenix.

Anche lui è migliorato in tutte le fasi di gioco riuscendo ad avere una media in doppia cifra, 11.4 punti ma specialmente il .412% nelle conclusioni da oltre l’arco che erano considerate il tallone d’Achille della versatile ala piccola. Non è escluso che da qui a qualche mese parta in quintetto.

Cosa manca allora a questa squadra per cercare di arrivare ai vertici dell’Ovest?

Sicuramente una maggiore esperienza da parte del roster ma quella arriva solo con il tempo e la pazienza. Alcune scelte di Hornacek sono rivedibili come l’esiguo minutaggio dato al centro ucraino Alex Len e, come già detto, la gestione di alcuni finali di gara. 

Non è neppure escluso che Morris venga realmente tradato dal GM Ryan McDonough inserendo magari qualche altro giovane prospetto interessante fin qui poco utilizzato come Archie Goodwin  per cercare di portare finalmente in Arizona quell’ala (piccola o grande) capace di spostare gli equilibri.

In definitiva c’è ancora tanto da lavorare, Coach Hornacek è nel suo ultimo anno di contratto garantito e se le cose dovessero andare nuovamente male in estate potrebbe anche esserci una nuova guida al timone dei Suns.

Riuscirà McDonough a rendere più competitiva la squadra e poter finalmente tornare ad alti livelli?