Golden State alle Finali di Conference, Rockets sconfitti in gara-6

Gli Houston Rockets escono sconfitti dal Toyota Center in gara-6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors, perdendo per 118-113 al termine di un match molto combattuto, l’ennesimo di una serie vissuta dall’inizio alla fine all’insegna dell’equilibrio, in cui ha fatto la differenza la maggior cura per i dettagli da parte degli uomini di Steve Kerr.

Nonostante l’assenza di Kevin Durant, infortunatosi sul finire del terzo quarto di gara-5 (KD verrà rivalutato la settimana prossima), i campioni in carica riescono ad archiviare la pratica in sei partite e a conquistare l’accesso alle Finali di Conference per la quinta volta consecutiva. Decisivo, in particolar modo, l’apporto degli Splash Brothers, che combinano per 60 punti: 27 col 50% al tiro (10/20) e il 54% da tre (7/13) per Klay Thompson e 33 per Stephen Curry, quest’ultimo autore di una gara a due facce.

Dopo un primo tempo da 0 punti e 2 falli commessi (chiuderà a 4), infatti, il due volte MVP segna tutti i suoi 33 punti nel terzo (10) e quarto quarto (23), tirando col 60% dal campo (9/15) nella ripresa e segnando 11 liberi. Golden State, però, non si regge soltanto sulle spalle del duo Curry-Thompson, ma anche e soprattutto su quelle di un collettivo duro a morire e che tira fuori il meglio di sé proprio nei momenti più complicati, quelli in cui soltanto chi è abituato a vincere sa come farcela.

Da segnalare anche le prove di Shaun Livingston e Kevon Looney, che combinano per 25 punti in uscita dalla panchina: 11 punti col 67% al tiro (4/6) in 14’ per il primo, 14 punti, 5 rimbalzi, un recupero e una stoppata col 75% dal campo (6/8) in 20’ per il secondo. Proprio la second unit risulta essere, a sorpresa, una delle armi vincenti dei Warriors, con ben 33 punti col 54% al tiro (13/24) per i sopracitati Looney e Livingston insieme ai vari Bell (4), Cook e Jerebko (2 a testa), mentre Andre Iguodala mette a referto 17 punti e ben 5 steals col 54.5% dal campo (6/11) e il 62.5% da tre (5/8).

Golden State cinica nei momenti che contano, Houston esce di scena con tanti rimpianti

Avvio da incubo per Steph Curry in gara-6, ma il numero 30 di Golden State si fa perdonare con 33 punti nel secondo tempo.

La second unit dei Rockets, dal canto suo, fa registrare appena 17 punti col 37.5% al tiro (6/16) tra Austin Rivers (9 punti con 3/6 dal campo e 2/3 da tre in 18’), Gerald Green (6 punti con due triple in 12’) e Nenê (2 punti, 2 rimbalzi e una stoppata con 1/1 dal campo in 9’). Tra le file dei Razzi, inoltre, Chris Paul offre la sua miglior prestazione in questi playoff dopo una prova altamente deludente in gara-5 alla Oracle Arena, ma non basta.

CP3, infatti, chiude a quota 27 punti, 11 rimbalzi e 6 assist col 58% dal campo (11/19) e il 50% dalla lunga distanza (3/6), ben coadiuvato da un James Harden da 35 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e ben 4 palle recuperate col 44% al tiro (11/25). Alle loro spalle si attesta P.J. Tucker, che mette a referto 15 punti, 4 rimbalzi, 2 assist e 3 recuperi col 62.5% dal campo (5/8) e il 50% da tre (3/6) e a chiude alla grande dei playoff da incorniciare a livello individuale.

Nonostante la doppia doppia da 10 punti e altrettanti rimbalzi, delude le aspettative Clint Capela, in grado di farsi valere soltanto a sprazzi nel corso della serie con Golden State, nonostante i Dubs non abbiano potuto usufruire dell’apporto dell’infortunato DeMarcus Cousins e abbiano dovuto schierare il quintetto piccolo con Draymond Green centro, mentre Eric Gordon si limita a 9 punti e 4 assist col 40% al tiro (4/10) e il 50% da dietro l’arco (1/2), non riuscendo a incidere come nelle precedenti gare, soprattutto in fase offensiva.

I Warriors, dunque, staccano il pass per le Conference Finals, dove affronteranno la vincente di Portland Trail Blazers-Denver Nuggets (gara-7 tra le due compagini è in programma questa domenica al Pepsi Center di Denver). Golden State ha già messo nel mirino quello che sarebbe il suo quarto titolo nel giro di cinque anni, oltre che il terzo consecutivo, ma stavolta per raggiungere le Finali di Conference ci sono volute ben 12 partite.  

Rockets, Harden e Tucker non bastano. Golden State vince nel finale e trema per Durant

La serie di playoff tra Golden State Warriors e Houston Rockets continua a regalare duelli equilibrati, combattuti e spettacolari in cui ogni possesso è decisivo e il minimo errore può risultare fatale: dopo il 2-2 maturato al termine di gara-4 (prime due vittorie per i campioni in carica tra le mura amiche, risposta immediata dei Razzi al Toyota Center), i Warriors si aggiudicano di misura gara-5, imponendosi per 104-99 alla Oracle Arena. Una vittoria fondamentale per i Warriors, preoccupati per l’infortunio di Kevin Durant.

Quest’ultimo ha lasciato il parquet dopo appena 32′ giocati, in cui ha messo a referto 22 punti, 5 rimbalzi, 4 assist e un recupero con percentuali decisamente basse per un giocatore del suo calibro (44% dal campo con 8/18 e 29% da tre con 2/7). Dopo l’infortunio di KD si sblocca Steph Curry, che realizza 16 dei suoi 25 punti totali negli ultimi 14′ e chiude col 39% al tiro (9/23) e il 27% da oltre l’arco (3/11). Si riscatta ampiamente, invece, Klay Thompson, che dopo aver disputato quattro gare sottotono ritrova sé stesso e fa registrare 27 punti, 4 rimbalzi, un assist e 3 palle recuperate col 55% al tiro (11/20) e il 50% dalla lunga distanza (5/10).

Nel finale risultano decisivi anche Draymond Green – che sfiora la tripla doppia (8 punti, 12 rimbalzi e 11 assist) e piazza la tripla del +5 (94-89), prima di farsi espellere per raggiunto limite di falli – e Kevon Looney, che in uscita dalla panchina cattura ben 9 rimbalzi (di cui 5 offensivi) in 22′ e mette a referto anche 5 punti e una stoppata cruciale ai danni di Chris Paul. Ordinaria amministrazione, invece, per Andre Iguodala, che si limita a fare il suo senza strafare: 11 punti, 4 rimbalzi e 5 assist col 56% dal campo (5/9).

Deludono Paul e Capela per i Rockets, Warriors ok nonostante l’infortunio di Durant

Dopo aver segnato 22 punti in 32′, Kevin Durant è costretto a uscire dal campo per infortunio: Warriors in ansia per lui.

I Rockets, dopo un primo quarto in cui sono costretti a soccombere sotto i colpi dei padroni di casa (31-17 per i Warriors) e un secondo piuttosto equilibrato (parziale di 26-26, si arriva alla pausa lunga sul 57-43 per Golden State), riescono a rimettersi in carreggiata nel terzo quarto, piazzando un 29-15 che rimette tutto in discussione a 12′ dalla fine. Protagonisti della riscossa dei Razzi, capaci di rientrare in partita dopo aver subito parziali di 19-3 prima e 15-0 poi dai Dubs, sono soprattutto James Harden e P.J. Tucker: il primo offre un’altra prestazione degna di nota, con 31 punti, 4 rimbalzi, 8 assist, ben 4 recuperi e una stoppata con un ottimo 62.5% al tiro (10/16), mentre il secondo conferma il suo straordinario momento di forma e chiude con una doppia doppia da 13 punti, 10 rimbalzi, un assist, 2 palle recuperate e una stoppata col 56% dal campo (5/9) e il 60% da tre (3/5).

In uscita dalla panchina, invece, danno il proprio apporto alla causa Nenê (6 punti in 4′ con 2/2 al tiro e 2/2 dalla lunetta) e Iman Shumpert (11 punti e 2 rimbalzi con 4/7 dal campo e 3/6 dalla lunga distanza in 16′), mentre Austin Rivers delude ampiamente le aspettative (1/6 al tiro e 0/4 da tre). Eric Gordon parte malissimo rispetto alle precedenti gare della serie, segnando appena una delle prime sette triple tentate, ma nel finale ne infila ben due su tre e si riscatta parzialmente, chiudendo a quota 19 punti con percentuali al tiro molto basse (36% dal campo con 5/14 e 30% da dietro l’arco con 3/10).

A deludere, però, sono anche e soprattutto Chris Paul e Clint Capela, entrambi assenti dal match dal primo all’ultimo minuto di gara-5 e incapaci di mettere in difficoltà i Warriors. CP3 non riesce mai a fare la differenza su entrambi i lati del campo, né a dare l’impressione di poter dare una svolta alla serata: a fine partita il suo tabellino recita la miseria di 11 punti, 6 rimbalzi, altrettanti assist e 2 recuperi con un pessimo 21% dal campo (3/14) e addirittura 0/6 dalla lunga distanza. Non va meglio al centro svizzero, protagonista ancora una volta di un vero e proprio blackout. Appena 6 punti con un inusuale 30% al tiro (3/10). Il fatto che abbia il plus/minus più alto tra i suoi compagni (+8) e che catturi ben 14 rimbalzi, di cui 5 offensivi, non può bastare a salvarlo. Due assenze che pesano tantissimo per i Rockets, il cui gioco – sia in attacco che in difesa – si basa moltissimo sui sopracitati Paul e Capela.

Dettagli, questi, che fanno tutta la differenza del mondo e che permettono ai Warriors di far loro una gara risicata e tirata fino all’ultimo. Houston, dal canto suo, ha il rimpianto di non aver sfruttato a dovere l’assenza del suo pericolo numero uno, Kevin Durant, per la parte finale di gara, alla pari dell’espulsione per sei falli di Draymond Green. Ad ogni modo, i Rockets restano ancora in corsa e possono giocarsi le proprie concrete possibilità di passaggio del turno in gara-6 davanti al pubblico del Toyota Center, per forzare una gara-7 che sarebbe sicuramente spettacolare. L’unica certezza di un duello che non smette di regalare emozioni, polemiche e colpi di scena è proprio questa: lo spettacolo, tra Warriors e Rockets, non manca mai.

Nuggets-Trail Blazers, regna l’equilibrio e il (non) bel gioco

La serie tra Nuggets-Trail Blazers rispetta le aspettative e si conferma una serie molto combattuta.
Regna l’equilibrio e il (non) bel gioco. Merito, o demerito, va tutto ricercato nelle rispettive caratteristiche che trovano alla perfezione i nervi scoperti della squadra avversaria. Il peggiore degli accoppiamenti per entrambe le squadre che mette così a risalto il NON bel gioco.
Dopo una gara 1 dominata da Jokic, rimasto sullo standard della serie contro San Antonio a un soffio dalla tripla doppia di media, in gara 2 il serbo soffre l’accoppiamento con Kanter più del previsto. Sponda Portland stecca Lillard, ma si rivela arma preziosa la panchina, mai così produttiva per la squadra dell’Oregon.

Una serie che sembra un ritorno al passato con pochi tiri da tre punti e tanti possessi in post basso.
Da una parte Denver tira con 6/29 mentre Portland fa poco meglio con un bel 9/29.
All’interno della serie sono stati decisivi, e sicuramente lo saranno per tutta la serie due duelli su tutti: quelo tra e due Play, Lillard-Murray e quello tra i due centri Kanter-Jokic.

NUGGETS NUGGETS-TRAIL BLAZERS: I DUELLI  NELLA SFIDA

Il reparto lunghi delle due squadre risulta decisivo in entrambe le sfide con Jokic-Plumlee-Milsapp sugli scudi in gara 1, mentre in gara 2 ad avere la meglio nel pitturato sono Kanter e Collins.

Per quanto riguarda i piccoli Lillard deve ancora scaldarsi, e questa è una pessima notizia per Denver, McCollum si conferma solido e costante. Sponda Denver: Murray, nonostante percentuali al tiro poco brillanti guida i suoi con iniziative di pick and roll costanti con il maestro della specialità Jokic.

Denver ha sulle gambe una gara 7 ma sembra giocare con più rilassatezza di Portland. In gara 2 si inceppa qualcosa, colpa delle percentuali non meravigliose che permettono a Portland di sfruttare la transizione e correre, facendo stancare le giovani forze di Denver.

SPAZIO ALLE PANCHINE 

Ultimo particolare da analizzare è la panchina: Portland trova 32 punti da second unit in gara 2, Hood da solo ne mette 18+15. Denver non è così affidabile e questi dettagli in una serie di playoff contano.

Dopo due gare regna l’equilibrio, e il (non) bel gioco, ma ora ci si sposta nella tana di Portland, con un Lillard che deve ancora svegliarsi. Riuscirà Denver a riportare l’inerzia dalla sua parte vincendo una gara in trasferta?
Resta la sensazione che nessuna delle due squadre abbia molte possibilità contro l’altra semifinalista ma si sa che la pallacanestro è una cosa strana, solo il campo potrà dirci la verità.

Nuggets-Spurs è un passaggio di consegne?

Nuggets-Spurs

Il confronto tra la freschezza e l’esperienza nella serie Nuggets-Spurs dopo una gara 7 thrilling in Colorado è un simbolico passaggio di consegne? Che possa davvero essere uno spartiacque per queste due franchigie?

Come ogni serie che arriva a gara 7 a decidere il tutto sono stati i dettagli e la maggiore freschezza nel finale.
Denver ai punti ha meritato la vittoria finale grazie ad una crescita, di squadra e individuale notevole e a tratti inaspettata. Una vittoria che profuma di squadra e che ha in Nikola Jokic e Jamal Murray due sublimi protagonisti, capaci di esaltarsi con la crescita del collettivo.
Denver ha aumentato l’asticella difensiva, facendola tornare sui livelli ammirati in regular season e questo ha influito non poco sulla serie, costringendo gli Spurs al 35% al tiro in gara 7.

Questa capacità di sporcare le percentuali avversarie sarà una chiave anche nella prossima serie contro Portland insieme al controllo del pitturato.

 

NUGGETS-SPURS: LARGO AI GIOVANI

Jamal Murray e Nikola Jokic.

A livello di singoli il migliore non può che essere Nikola Jokic: tripla doppia per chiudere la serie con 21 punti, 15 rimbalzi e 10 assist. In ogni partita ha viaggiato a queste cifre dimostrando una padronanza del gioco e un dominio praticamente incontrastabile.
Fondamentale anche l’apporto di Murray, capace come pochi di mettersi in ritmo e ribaltare l’inerzia della partita e della serie, in momenti di difficoltà come nel secondo tempo di gara 7 con 16 punti (sui 23 personali totali) o nel secondo quarto di gara 2.
Ha dimostrato di essere un’arma segreta nascosta quando tutto sembra deciso.
Infine molti meriti spettano a coach Mike Malone, capace di trasmettere ad un gruppo di giovani una mentalità vincente meritando i complimenti di Gregg Popovich. La cosa più sorprendente è che Denver ha usato le caratteristiche di San Antonio per vincere la serie…

MECCANISMI SPURS INCEPPATI?

Spurs-Mavs DeRozan
LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan.

Sul lato Spurs le cose potevano andare decisamente meglio. Dopo 3 gare, le prime, dove il dominio dei texani era stato evidente e un 3-0 non sarebbe stato una sorpresa per quanto visto sul campo, qualcosa si è inceppato.
Sono scese drasticamente le percentuali e non è stata trovata totalmente la chiave per superare la difficoltà.
I due violini principali hanno steccato ( 30 punti combinati in gara 7).  LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan si sono dimostrati incapaci di trascinare la squadra fino in fondo ma a steccare sono stati anche altri: Marco Belinelli praticamente mai incisivo (lo scorso anno era stata una delle chiavi della grande Philadelphia dei playoff), idem per Patty Mills e Derrick White scomparsi sul più bello. A salvarsi è Rudy Gay con un dinamismo e una efficacia che non ci si aspettava da lui.

Nonostante la sconfitta la postseason dei texani non può considerarsi un fallimento totale: arrivare ai playoff con un gruppo nuovo e rischiare di vincere una serie da sesti è una base forte da cui ripartire, sarà ancora la vecchia volpe Pop a averne le redini?

Gordon Hayward: “Sono molto contento, ma c’è ancora molto da fare”

I Boston Celtics, con la vittoria di ieri sera, hanno eliminato gli Indiana Pacers con un secco 4-0 nella serie. I biancoverdi, vincendo 110-106, avanzano alle Semifinali di Conference e attendono i Milwaukee Bucks, avanti 3-0 contro i Detroit Pistons. Dopo una partita rimasta in equilibrio, negli ultimi minuti i Celtics hanno realizzato il parziale decisivo, guidate da un grandissimo Gordon Hayward. L’ex Utah Jazz ha segnato 20 punti (7/9 dal campo), con 2 triple fondamentali proprio verso la fine della gara. Ottima gara anche di Tatum, con 18 punti; Irving non eccellente, ma autore di un paio di canestri che hanno bloccato il possibile allungo di Indiana e di un salvataggio di palla fondamentale nel finale.

Le parole di Hayward

Proprio Hayward ha parlato dopo la gara. Ecco le sue parole:

I PlayOff dell’anno scorso per me sono stati molto duri: non c’è niente di peggio di non poter aiutare la mia squadra. Quindi sono molto contento adesso che posso giocare con i miei compagni, dopo tutto quello che è successo lo scorso anno. Adesso però non è finita qui: c’è ancora molto che dobbiamo fare

Ora il focus di Boston si è spostato qui Bucks e su Giannis Antetokoumpo. Stevens dovrà trovare a tutti i costi il modo per limitarlo il più possibile.

Nuggets-Spurs: un vero e proprio botta e risposta

Nuggets-Spurs

Nuggets-Spurs doveva essere una delle serie più aperte e combattute, insieme a OKC-Portland, e così, almeno per adesso è stato. Denver rimonta e pareggia la serie, dopo due gare in Colorado è sull’1-1. Due filosofie, quelle di San Antonio e Denver, tanto diverse quanto simili.
Una, San Antonio, simbolo di come si costruisce una cultura, vincente al di là degli interpreti. Denver invece rappresenta la progettualità fatta franchigia grazie a scelte, in fase di draft e di mercato, quanto mai oculate e ponderate. Una squadra dove i giovani possono prendersi le libertà e le responsabilità di cui hanno bisogno per crescere e affermarsi in questa NBA.

San Antonio ha sprecato una ghiotta opportunità di portarsi sul 2-0 vanificando un vantaggio di 19 lunghezza a fine terzo quarto (dopo gara due tra Warriors e Clippers non ci può sorprendere più nulla) ma questo non deve appannare grandi meriti dei ragazzi di coach Mike Malone.

NUGGETS-SPURS, GARA 1: LA VITTORIA DELLA DIFESA

Manuale San Antonio Spurs.
Gregg Popovich.

San Antonio vince, sorprendendo fino ad un certo punto, gara 1, mettendo in difficoltà Denver grazie ad una delle specialità della casa: la difesa.
Denver tira malissimo (6/28 da oltre l’arco) e i giovani non reggono la pressione dell’esordio nei playoff.
Gli Spurs giocano una partita da Spurs: gara corale senza clamorosi acuti individuali, limitando uno dei migliori attacchi (110.7 di media contro i 96 di gara 1).
San Antonio ha la possibilità di variare i quintetti e passare da uno incentrato sul midrange ad uno con maggiori spaziature con le velenose armi di Marco Bellinelli e Patty Mills, soliti specialisti da oltre l’arco.

Per Denver Nikola Jokic è una certezza con la sua prima gara ai playoff finita in tripla doppia (10-14-14), Gary Harris e Will Barton pagano inizialmente l’inesperienza sparando a salve e lasciando scappare i texani.
Nel finale Denver si scrolla di dosso un po’ di timore, San Antonio cala di intensità ma nel finale vince chi sbaglia meno ovvero San Antonio.

SPURS-NUGGETS, GARA 2: TUTTI AI PIEDI DI MURRAY

Statistiche Jamal Murray
Jamal Murray.

Gara 2 ha un protagonista assoluto, Jamal Murray. Il prodotto di Kentucky si rivela assoluto protagonista della vittoria, in rimonta dei suoi. Una gara dai due volti con un inizio da dimenticare (0/8 nei primi 36′ di gioco) e un quarto periodo da incorniciare (8/9 con 21 punti nei 12′ finali).
Riesce a segnare in tutti i modi: in penetrazione, con jumper dalla media e da oltre l’arco quando la palla scotta.

La difesa di San Antonio non è attenta come in gara 1 e nel finale si inceppa anche l’attacco con i soli 23 punti messi a referto. La gara si era messa in una maniera che non poteva non andare bene a Pop e compagnia con un parziale 14-0 per finire il primo periodo. Qui una prima reazione, anche grazie ad un contro parziale guidato da Jokic e Harris di 11-0 che riporta Denver a contatto sul 59-49 all’intervallo lungo.
Terzo quarto sulla falsariga del primo, complice anche errori difensivi e fischi dubbi, San Antonio si porta sul +19 con 12′ da giocare.
Poi come detto si scatena Murray e ai texani si inceppa qualche ingranaggio. Denver rimonta e pareggia la serie, facendo anche arrabbiare Pop.

COME CONTINUA LA SERIE?

Adesso ci spostiamo all’ombra dell’Alamo sul punteggio di 1-1, con una rimonta subita dal team neroargento che brucia e con l’inerzia che non può che essere dalla parte di Denver. Riuscirà la vecchia volpe Pop a tirare fuori qualcosa di nuovo dal cilindro? L’impressione è che comunque il fattore campo e la grande esperienza dei texani siano fattori che potrebbero tenere in bilico la serie nelle prossime uscite.

Sixers-Nets: una questione d’equilibrio

Sixers-Nets streaming

Chi aveva pronosticato un’agevole vittoria Sixers è stato costretto a ricredersi. Nei primi due atti della serie Philadelphia e Brooklyn hanno racimolato una W a testa. Gli attacchi l’hanno fatta da padrona come mostrano gli ampi risultati. Le difese invece dovranno essere più accurate, soprattutto quella dei Nets, capace di subire 145 punti in gara 2. In casa Sixers preoccupano le condizioni di Embiid, non al meglio per una dolorosa tendinite. Finora ha giocato 20 minuti in media, tenendo medie di tutto rispetto (22 punti e ). Ma ora che la serie si sposta al Barclays Center Philly non potrà fare a meno del suo numero 21.

SIXERS-NETS: IL GIOCO DI SQUADRA DI BROOKLYN

Borsino playoff.
D’Angelo Russell.

14 minuti per ambientarsi, 34 per dominare. In gara 1 Brooklyn ha condotto le danze dal primo all’ultimo quarto chiudendo con 6 giocatori in doppia cifra. D’Angelo Russell ha giocato con personalità malgrado questi siano i primi playoff della sua carriera. 26 punti, 4 assist e una leadership che conferma la maturità sviluppata durante l’anno. La panchina ha mostrato le solite garanzie con Spencer Dinwiddie e Caris LeVert sugli scudi. Una lode in particolare spetta a Ed Davis, sempre presente sotto le plance (16 rimbalzi) e autore di una prova mostruosa in difesa. Non è infatti un caso che Embiid abbia chiuso con 5/15 dal campo. È stata la difesa l’arma vincente di questi Nets, asfissiante per tutti i 48 minuti. I Sixers hanno tirato col 40% dal campo e solo l’11% da tre. Tobias Harris e JJ Redick hanno sparato a salve per tutta la partita. Soprattutto il primo a cui probabilmente l’emozione per l’esordio ha giocato un brutto scherzo. Simmons non ha mai tirato, benché gli avversari gli lasciassero tre metri di spazio abbondanti. La difesa di Brooklyn ha bloccato tutte le transizioni offensive impedendogli così di distribuire assist e segnare in contropiede. Embiid invece è uscito in condizioni fisiche disarmanti ed è perciò difficile giudicare la sua prova. L’unico a salvarsi è stato Jimmy Butler, e non solo per i 36 punti realizzati: ha tenuto in piedi la partita segnando in ogni modo e in ogni situazione. Ma, come già detto nella preview, ai playoff più che il talento conta il teamwork e i Nets lo hanno dimostrato.

SIXERS-NETS: LA REAZIONE TARGATA SIMMONS

Ben Simmons.

In gara 2 Philadelphia ha cambiato registro e rifilato 17 punti di scarto alla squadra di Kenny Atkinson. Ben Simmons, contestato in gara 1 dai suoi tifosi, ha sfoderato una prestazione maiuscola: 18 punti, 10 rimbalzi e 12 assist tirando col 66.7% dal campo. Seconda tripla doppia in postseason per il sophomore. Ma in realtà è stato tutto lo starting five a girare. Màrjanovic, Harris e Redick questa volta hanno chiuso in doppia cifra mentre Embiid si è dimostrato valido anche se a mezzo servizio (23 punti in 21 minuti con 8/12 al tiro). La difesa ha disinnescato tutte le sortite offensive degli avversari, la squadra ha corso in contropiede, aumentato i tiri puliti e le percentuali di conseguenza si sono alzate. Se i Sixers giocano uniti c’è ben poco da fare per Brooklyn. Russell e compagni hanno chiuso comunque con il 47% dal campo e il 41% da tre, ma in questo tipo di gare si sente la mancanza di un giocatore alla “Butler” in grado di trascinare i compagni. D’Angelo ha litigato col ferro, Joe Harris e DeMarre Carroll non hanno punito da oltre l’arco, e la sola panchina non è bastata a ribaltare il risultato.

 

La speranza dei Nets ora sta nel fattore campo di cui già sabato dovranno approfittare per infliggere il colpo di grazia a Phila. Su 31 sconfitte totali i Sixers ne hanno subite 21 in trasferta, segno che lontano dal Wells Fargo Center la squadra di Brown è tutt’altro che imbattibile.

La difesa dei Celtics vince Gara 1: 84-74 al TD Garden contro Indiana

Gara 1 tra Boston Celtics e Indiana Pacers se la aggiudicano i padroni di casa. 84-74 il risultato finale al TD Garden. Grande rimonta dei biancoverdi, che tra il 2° e il 3° quarto hanno recuperato lo svantaggio e hanno staccato i Pacers. Il parziale super di 22-3 ha fatto la differenza in questa partita. Basti pensare che Indiana è stata tenuta a 29 punti nell’intero secondo tempo, e nel 3° quarto ha realizzato 2 tiri su 19. Il tutto dopo un ottimo inizio di Indiana, arrivata anche alla doppia cifra di vantaggio su Irving e compagni. La difesa vera dei Celtics, vero punto di forza dello scorso anno, si è rivista stasera ed è stata decisiva per andare 1-0 nella serie.

Riguardo le prestazioni dei singoli, grande partita di Irving e Morris, con 20 punti ciascuno; per Indiana invece degno di nota Joseph (14 punti).

Le dichiarazioni dei protagonisti

Ecco le parole di coach Brad Stevens:

E’ stato difficile. Era necessario rimanere uniti per riuscire a vincere la gara.

Lato Pacers, ecco le dichiarazioni di Thaddeus Young:

Semplicemente non abbiamo segnato nel terzo quarto. I Celtics sono stati fortissimi. Se si considerano gli altri quarti, avremmo vinto. Ma quel terzo quarto ci ha ucciso

Anche coach McMillan ha parlato. Ecco cosa ha detto:

Nel 3° quarto abbiamo iniziato con 2 palle perse. Poi abbiamo avuto le nostre opportunità ma non le abbiamo colte, e quindi abbiamo perso fiducia. Questo ha comportato la nostra sconfitta. 

Playoff ad Ovest: si fermano Nuggets e Rockets, ok Blazers, Jazz e Thunder

Thunder-Rockets

Nella penultima notte della Regular Season 2018-19 della NBA c’erano in palio le prime posizioni per i Playoff della Conference Occidentale. I risultati non hanno alterato direttamente le posizioni in classifica, rimaste altresì invariate. Si sono andate tuttavia a creare delle situazioni interessanti in vista dell’ultima notte di partite che ci attende.

Qui la situazione della Western Conference.

Nuggets – Jazz: Denver tutto da rimandare, Utah sei quinta

Sul parquet di Salt Lake City, i padroni di casa degli Utah Jazz hanno fermato i Denver Nuggets sul 108-118.

La franchigia dello Utah si è così assicurata il quinto posto: gli Oklahoma City Thunder infatti sono indietro di 2 partite con una sola gara da giocare per entrambe le squadre.

I Denver Nuggets invece, ad oggi, non hanno la certezza di confermare il secondo posto. Già questa sconfitta avrebbe potuto ricacciarli definitivamente al terzo posto, qualora gli Houston Rockets avessero vinto contro OKC. La squadra di James Harden ha infatti il Tie-breaker a favore su Denver.

Tuttavia è andata bene ai Nuggets, che ora sono padroni del loro destino. Houston ha finito la sua stagione con una sconfitta ed è a una partita di distacco. Dunque, vincendo contro i Minnesota Timberwolves nell’ultima uscita stagionale, Denver si assicurerà il secondo posto. Altrimenti entrambe le squadre terminerebbero con un record di 53-29, con i Rockets secondi per il Tie-breaker favorevole.

Blazers-Lakers: Portland credici, il terzo posto è lì

Una tripla sulla sirena finale di Moe Harkless ha assicurato ai suoi Portland Trail Blazers una vittoria fondamentale per 104-101 in casa dei Los Angeles Lakers.

Per Portland si tratta di una vittoria importantissima, guardando agli altri risultati della notte. Denver e Houston hanno infatti perso. I Blazers hanno il Tie-breaker favorevole sui Rockets, e, vincendo la loro ultima partita, non proibitiva, contro i Sacramento Kings, appaierebbero il record dei Texani, ma li scavalcherebbero al terzo posto per gli scontri diretti a favore.

Qualora Denver non riuscisse a superare i T-Wolves e Portland ottenesse un segno W contro i Kings, ci troveremmo clamorosamente con tre franchigie con pari record al secondo posto. Denver, Houston e Portland finirebbero infatti sul 53-29. L’incrocio sarebbe davvero complesso, un vero e proprio triangolo. I Nuggets hanno il vantaggio del Tie-breaker sui Blazers ma non sui Rockets, che a loro volta non lo avrebbero sui Blazers.

Rockets – Thunder: Houston, disastro! OKC vicina al traguardo

Gli Oklahoma City Thunder hanno superato in casa gli Houston Rockets, grazie ad una tripla nei secondi finali di Paul George, che ha chiuso l’incontro sul 111-112.

Per Houston si tratta di una sconfitta pesantissima, soprattutto guardando alle altre partite giocate nella notte. Hanno infatti sprecato l’occasione d’oro della sconfitta di Denver per superarli definitivamente. Ora, causa anche la vittoria di Portland, i Rockets non sono più padroni del loro destino.

Dovranno guardare le partite delle due rivali dirette e sperare per il meglio. Qualora, infatti, entrambi Nuggets e Blazers dovessero ottenere un ultimo gettone nella colonna delle vittorie, Houston chiuderebbe in quarta posizione la sua stagione regolare. Altrimenti, in una situazione ideale, ma, visto il livello delle avversarie di Denver e Portland, improbabile, i Rockets chiuderebbero secondi, qualora le due rivali perdessero entrambe.

In casa OKC, invece, la vittoria ha un’importanza che va anche oltre la classifica. Dà infatti grande morale a ridosso dell’inizio dei Playoff. Ora tuttavia, per confermare il sesto posto serve vincere con i Milwaukee Bucks, o sperare che i San Antonio Spurs non riescano a superare i Dallas Mavericks. Al momento OKC è a una partita di vantaggio su San Antonio e, dovessero finire appaiati, gli Spurs avrebbero i favori del Tie breaker.

Los Angeles, ecco i Playoff: li portano i Clippers di super Danilo Gallinari

Vittoria e dominio assoluto sul parquet di Minneapolis per i Los Angeles Clippers, che battono i Minnesota Timberwolves per 122-111 senza andare mai in svantaggio. La squadra di Coach Doc Rivers e del “nostro” Danilo Gallinari si è così assicurata un posto ai Playoff, sovvertendo molti pronostici.

Gallinari ha chiuso la partita con i suoi soliti 25 punti, mentre i due canditati al premio di Sesto uomo dell’anno, Lou Williams e Montrezl Harrell, ne hanno fatti registrare rispettivamente 20 e 18.

I Clippers si trovano così ora al quinto posto ad Ovest, con la partecipazione alla Postseason assicurata, e a sole 2 partite di distanza da terzo e quarto posto, occupati da Houston Rockets e Portland Trail Blazers.

Lo spazio per continuare a sorprendere e risalire ancora la china del Far West c’è, con i Blazers che per sfortunatissimi infortuni stanno perdendo diversi giocatori chiave.

Doc Rivers: Pronostici? Non ci conoscono!

Arrivare ai Playoff, specialmente nella Conference Occidentale, è sempre un gran traguardo, specie poi se raggiunto ribaltando ogni previsione.

I Clippers di Doc Rivers, infatti, sono stati trattati per tutta la stagione come squadra da lotteria, da 33 vittorie al massimo. I ragazzi, il coach e il front office sono stati tutti capaci di performare aldilà delle aspettative, anche e soprattutto dopo lo scambio che li ha privati di Tobias Harris.

Allora sembrava infatti che la franchigia avesse preso la direzione della ricostruzione totale.

Invece eccoli qui a festeggiare la Postseason raggiunta, anche con anticipo, dopo aver fatto registrare un record di 15-5 dopo lo scambio con i 76ers e avendo vinto 11 delle ultime 12 partite disputate.

Ecco il discorso sornione del Coach nello spogliatoio post-partita:

“Espn aveva predetto 33 vittorie per noi, Charles Barkley 33, Vegas 33. E invece eccoci qui che andiamo ai Playoff! E’ solo l’inizio!”

Il tutto seguito da uno stappo di bottiglia di Champagne in pieno stile italiano del Gallo, che ci riempie d’orgoglio.

Anche l’esperto Patrick Beverley ha avuto belle parole per i suoi: “Non è mai facile raggiungere i Playoff, essere nella stessa categoria di alcune squadre con cui ci troviamo ad essere è una benedizione”

Ai microfoni di ESPN, Rivers ha dichiarato in seguito: A inizio stagione, leggendo tutte le previsioni, dicevo ai ragazzi: Tranquilli, non ci conoscono! Loro ci hanno portato qui, ora dobbiamo continuare a lottare!”

Ad oggi, davvero, la squadra di LA sembra prontissima a continuare a lottare, per una lotta al terzo posto ancora apertissima e una corsa Playoff che sembra promettere fuochi d’artificio.

La linea societaria è chiara e ben definita, il Coach è molto competente e il gruppo è estremamente unito, come testimoniato da un Twitt di Lou Williams:

“Questo è un momento molto speciale nella mia carriera, raggiungere i Playoff con questo gruppo in particolare”

Dunque non resta altro che aspettare e vedere dove questi ragazzi potranno arrivare, tifando, ovviamente, per il successo del “nostro” Danilo “Nazionale”.

 

Kyrie Irving: “Essere all’interno di una squadra è difficile. Vincere è difficile.”

Una delle più grandi delusioni di quest’anno in NBA sono i Boston Celtics. Si parla di delusione e non di fallimento, perché la squadra di Stevens ha raggiunto i PlayOff e ancora non si conosce il finale di stagione. Ma è evidente come ci si aspettasse ben altro da Irving e compagni. La squadra che l’anno scorso stupì tutti, senza i giocatori migliori, a competere con le più grandi squadre della Eastern Conference, non c’è più. Non si vede più un’anima, uno spirito combattivo, quella difesa fatta con il sangue agli occhi. Non c’è più tutto questo. Tante volte questa squadra ha buttato al vento partite già vinte, ha subito rimonte importanti, ha perso contro squadre molto meno talentuose. E alcune volte sembra non essere neanche scesa in campo, come questa notte.

La partita contro gli Spurs e le parole di Irving

La partita persa contro i San Antonio Spurs, la 4° sconfitta consecutiva, si è chiusa con i fischi del TD Garden. Perché Boston non è mai stata in partita, tranne qualche momento di orgoglio. Il risultato finale di 96-115 dice molto della partita. Dominante LaMarcus Aldridge con 48 punti, che ha fatto ciò che ha voluto.

Kyrie Irving, intervistato a fine partita, ha rilasciato queste enigmatiche dichiarazioni:

Vincere è difficile. Trovare il giusto clima all’interno della squadra è difficile. Non è semplice come sentire qualsiasi altro che dice cosa succede alla squadra. E’ difficile essere un atleta professionista, essere all’interno di un team e raggiungere qualcosa di fantastico

Irving su Tatum: “E’ speciale, lo esorto sempre a dare il massimo”

I Boston Celtics questa notte tornano in campo. Al TD Garden arrivano i Sacramento Kings che vorranno vendicare la sconfitta subita dai biancoverdi qualche giorno fa. I Celtics sono reduci da un viaggio ad Ovest andato bene: 3 vittorie e 1 sconfitta. L’obiettivo di Boston è quello di arrivare terzi in classifica, così da avere il vantaggio del fattore campo. Philadelphia e Indiana possono essere superate, quindi Irving e compagni sono concentrati su questo obiettivo.

Irving su Tatum

Proprio Kyrie Irving ha rilasciato una intervista riguardo il suo rapporto con Jayson Tatum.  Ecco le sue dichiarazioni molto interessanti:

Ci sono 6 anni di differenza tra noi, ma spesso abbiamo lo stesso punto di vista. Quando parlo con lui lo esorto sempre a dare il meglio. Ha le capacità per diventare grande. Gli dico spesso di dare tutto per raggiungere i suoi obiettivi. Spesso gli dico: “io e te dobbiamo raggiungere la gloria. Quando arriverà il momento decisivo ho bisogno che tu stia con me.” Ho un rapporto diverso con ognuno dei miei compagni, e ancor di più con lui perché è speciale

Parole al miele quindi per Tatum. E queste frasi non possono far altro che far piacere ai tifosi dei Celtics, che sognano di vedere la coppia Irving-Tatum (e magari qualche altro All Star) ancora per molto tempo.