Irving su Tatum: “E’ speciale, lo esorto sempre a dare il massimo”

I Boston Celtics questa notte tornano in campo. Al TD Garden arrivano i Sacramento Kings che vorranno vendicare la sconfitta subita dai biancoverdi qualche giorno fa. I Celtics sono reduci da un viaggio ad Ovest andato bene: 3 vittorie e 1 sconfitta. L’obiettivo di Boston è quello di arrivare terzi in classifica, così da avere il vantaggio del fattore campo. Philadelphia e Indiana possono essere superate, quindi Irving e compagni sono concentrati su questo obiettivo.

Irving su Tatum

Proprio Kyrie Irving ha rilasciato una intervista riguardo il suo rapporto con Jayson Tatum.  Ecco le sue dichiarazioni molto interessanti:

Ci sono 6 anni di differenza tra noi, ma spesso abbiamo lo stesso punto di vista. Quando parlo con lui lo esorto sempre a dare il meglio. Ha le capacità per diventare grande. Gli dico spesso di dare tutto per raggiungere i suoi obiettivi. Spesso gli dico: “io e te dobbiamo raggiungere la gloria. Quando arriverà il momento decisivo ho bisogno che tu stia con me.” Ho un rapporto diverso con ognuno dei miei compagni, e ancor di più con lui perché è speciale

Parole al miele quindi per Tatum. E queste frasi non possono far altro che far piacere ai tifosi dei Celtics, che sognano di vedere la coppia Irving-Tatum (e magari qualche altro All Star) ancora per molto tempo.

Kyrie Irving: “Ho sbagliato nella gestione della comunicazione durante l’anno”

Questa notte i Boston Celtics hanno chiuso il loro ciclo di partite ad Ovest. Il viaggio nella costa opposta degli Stati Uniti è andato complessivamente bene: la sconfitta contro i Clippers (che è brutta sopratutto per l’aspetto difensivo, e non per la sconfitta in sé che può starci) non cancella le grandi prestazioni di Irving e compagni contro Kings, Lakers e Warriors. I Celtics tornano ad Est consapevoli di poter ancora raggiungere il quarto e il terzo posto, e di servirsi quindi di un importante fattore campo ai PlayOff.

Le parole di Kyrie Irving

Prima della partita contro Gallinari e compagni, Irving ha rilasciato delle dichiarazioni molto interessanti. Ha parlato della gestione delle sue parole durante la stagione. Ecco ciò che ha detto:

Il modo in cui ho gestito questa cosa non è stato perfetto. Ho fatto diversi errori a riguardo di cui mi assumo tutte le responsabilità. Non ho detto sempre le cose giuste nei momenti giusti. Non ho mai voluto sopraelevarmi rispetto agli altri. Sono un essere umano che commette degli errori. Spesso ho reagito in maniera istintiva, e ho sbagliato. Non sono questo tipo di persona.

Seconda vittoria consecutiva per i Celtics. Battuti i Kings 111-109

Seconda partita del viaggio ad Ovest per i Celtics, seconda vittoria. La squadra che stiamo vedendo adesso assomiglia davvero ai Boston Celtics che l’anno scorso sorpresero tutti ai PlayOff. C’è di nuovo anima, armonia, coesione e feeling tra i giocatori. Dopo il canestro finale realizzato da Hayward, tutti sono andati ad abbracciarlo e a congratularsi con lui. Sono piccoli gesti che testimoniano come le cose stiano cambiando. Inoltre, i biancoverdi hanno accorciato sui Philadelphia 76ers, sconfitti dai Chicago Bulls.

La vittoria contro i Sacramento Kings per 111-109 porta la firma finale, come detto, di Gordon Hayward. L’ala, ex Utah Jazz, ha rimediato subito a un fallo da lui commesso che ha comportato i 3 tiri liberi del pareggio agli avversari. Ha preso palla ed è andato dritto verso il canestro, realizzando i 2 punti decisivi. Ottima prestazione anche del solito Horford (21 punti, 11 rimbalzi e 7 assist), Tatum (24 punti) e di Morris (19 punti). Per i Kings, degni di nota Buddy Hield ed Harrison Barnes.

I commenti post partita

Ecco le dichiarazioni proprio del game-winner, Gordon Hayward:

Dovevo percorrere tutto il campo. Sono stato bravo a terminare l’azione nel migliore dei modi. Riuscire a fare buone prestazioni mi aiuta perché mi dà fiducia. L’obiettivo è quello di essere costante, di fare sempre belle partite. Stasera non è stata una partita fantastica per me al tiro, quindi ho cercato di fare bene altre cose. I Kings sono una squadra dura da affrontare, per noi era un back-to-back, e loro sono una squadra che tiene ritmi molto alti, quindi non è stato affatto semplice. Questa vittoria mi rende orgoglioso.

I Celtics perdono ancora, Irving nervoso con i giornalisti

I Boston Celtics hanno avuto una stagione piena di alti e bassi, anche se gli ultimi sono stati più numerosi, date le aspettative. Reduce da 3 partite disputate male, i Celtics si potevano rifare in casa contro Portland. Il risultato però è un’altra sconfitta, la quarta consecutiva per i biancoverdi. 92-97 il finale. Sembra vera crisi.

La partita di questa notte è più giustificabile rispetto a quella contro Toronto. L’avversario era sempre di livello, ma Boston ha dato qualcosa in più, soprattutto a livello difensivo. Il lato peggiore è stato quello offensivo: 5/28 da 3 dice molto. Nonostante i numeri dicano che Irving sia il miglior realizzatore per i biancoverdi, il numero 11 è apparso slegato dalla squadra e ha compiuto delle scelte discutibili sopratutto nel finale. Grande prestazione degli ospiti, con un Lillard in spolvero (33 punti, 10/18 dal campo).

Il problema offensivo per i padroni di casa, pertanto, continua a manifestarsi. Nelle ultime 4 partite, i Celtics sono stati tenuti 3 volte sotto i 100 punti, e si percepisce una grande fatica a segnare in certi momenti della gara. La sensazione, guardando anche le prestazioni molto deludenti di Hayward, è che manchi un secondo grande realizzatore che affianchi Irving. La speranza dei fan di Boston era riposta sui giovani, ma anche loro stanno deludendo.

Irving polemico con i media

E le dichiarazioni della squadra di Stevens non rendono certo il clima più sereno. Già in passato Irving e Morris avevano criticato la squadra. Ieri Smart ha ripreso la tesi, affermando che non c’è coerenza all’interno del gruppo. E questa notte, a una domanda sul suo livello di confidenza all’interno del gioco dei Celtics, Irving non ha risposto. Tutti segnali che certo non fanno ben sperare.

Marcus Smart: “Non siamo uniti, non c’è coesione tra di noi”

Boston Celtics

I Celtics continuano a non convincere. Anzi, spesso forniscono prestazioni preoccupanti. Come quella di stanotte: sconfitta a Toronto, fuori partita dal 2° quarto e sotto fino al -31. Il 118-95 finale preoccupa molto. Dopo la brutta sconfitta con i Bulls ci si aspettava una partita totalmente diversa. Una squadra che punta al titolo, che l’anno scorso sorprese tutti ai PlayOff senza Irving ed Hayward, non può fornire prestazioni simili. Probabilmente non aiuta neanche l’incertezza che regna a Boston riguardo il tipo di mercato che farà in estate Ainge: i giovani non sanno se resteranno o se verranno sacrificati per arrivare a Davis e Irving non dà certezze sul suo futuro.

Le parole di Marcus Smart

Comincia ad essere difficile credere ancora alle parole di Irving. Secondo Kyrie, nessuno può battere i Celtics in 7 partite. E’ vero che ai PlayOff vedremo quasi certamente una squadra molto più competitiva, ma è difficile pensare anche alla partecipazione alle Finali NBA, soprattutto vedendo i biancoverdi allo stato attuale. E, a conferma di questa tesi, ecco le parole di Marcus Smart dopo la sconfitta con i Raptors:

Non andiamo nella stessa direzione. Tutto qui. Non siamo coesi. Mi sembra chiaro e semplice. Se fossimo uniti, tutto questo non accadrebbe. Sono sicuro che supereremo questo periodo. Certamente non stiamo andando come ci aspettavamo. 

Ormai il numero 36 è uno dei leader di questa squadra. Non è il primo che dichiara un problema di coesione. Vedremo se i Celtics riusciranno ad unirsi in tempo e ad ottenere belle soddisfazioni.

 

James come Jordan: 109 partite ai PO con almeno 30 punti realizzati

LeBron James gara 7 elogio re

Gara 1 tra i Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers è stata appassionante. La vittoria solo all’overtime dei campioni in carica porta a pensare che seguiremo una serie più equilibrata del previsto. I Cleveland Cavs dalla loro hanno il giocatore più forte del pianeta che influenza le partite in modo fondamentale. E se fosse coadiuvato dai suoi compagni nel modo migliore, potremmo anche vedere una Gara 7. Il problema è che chi sta attorno a LeBron James spesso delude, e l’emblema di questo è J.R. Smith. La guardia quest’anno ha disputato una brutta stagione, e ai PO sta facendo anche peggio. E questo indipendentemente dall’errore clamoroso che ha deciso Gara 1.

 

Lebron come Jordan per numero di partite ai PO con almeno 30 punti

Come detto, però, James realizza prestazioni incredibili ogni volta che scende in campo, e Cleveland, se è alle Finals, deve ringraziare lui. Il Re in Gara 1 segna 51 punti, raccoglie 8 rimbalzi e smista 8 assist. Con questa prestazione eguaglia Michael Jordan per numero di partite ai PO chiuse con almeno 30 punti realizzati. Entrambi sono a 109 partite. In questa speciale classifica segue Kobe Bryant a 88 e Kareem Abdul-Jabbar a 75.

Questi numeri testimoniano ancora una volta il fatto che stiamo assistendo a uno dei giocatori più forti di sempre. Fare paragoni con MJ è abbastanza inutile nonché ingiusto, dato che si parla di un basket diverso, in tempi diversi e con giocatori diversi. Perciò continuiamo a goderci questo immenso atleta, speriamo ancora per tanti anni.

I Celtics battono i Bucks e approdano al 2° turno dei PlayOff

I Boston Celtics sono riusciti, questa notte, a sconfiggere i Milwaukee Bucks in Gara 7 e a raggiungere le semifinali di Conference. 112-96 il risultato maturato al TD Garden. Ad aspettarli ci saranno i Philadelphia 76ers, una delle franchigie più in forma in questo periodo. I Milwaukee Bucks, invece, si fermano, per l’ottava volta consecutiva, al primo turno dei PlayOff. E’ dalla stagione 2000-2001 che i Bucks non riescono a superare la prima sfida della post-season.

I ragazzi di Brad Stevens, aiutati anche dal loro pubblico, hanno disputato una grande partita. Nonostante i numerosissimi infortuni, i Celtics hanno dimostrato una grande organizzazione e hanno messo sul parquet tutta la voglia possibile per superare il turno.

L’intensità messa in campo da Boston fa la differenza

Gia dal primo quarto Boston ha cercato di indirizzare la partita a proprio favore, chiudendo i primi 12 minuti sul parziale di 30-17. I Celtics però non sono riusciti a trovare continuità di prestazione durante la gara, quindi Milwaukee è sempre rimasta aggrappata alla partita. Però, ciò che ha fatto la differenza è stata proprio l’intensità e la voglia messa in campo dai biancoverdi. Si percepiva chiaramente la differenza di aggressività e determinazione. Davvero degna di nota la prestazione di Al Horford, che ha guidato i propri compagni di squadra: 26 punti, 8 rimbalzi e 3 assist. Grande partita anche di Jayson Tatum (20 punti, 5 assist e 6 rimbalzi) e di Terry Rozier (26 punti, 9 assist e 6 rimbalzi).

Dall’altra parte, non sono bastati Khris Middleton (32 punti) e Giannis Antetokounmpo (22 punti, 5 assist e 9 rimbalzi).

Joel Embiid: “Si, possiamo vincere il titolo, è arrivata la nostra ora”

Whiteside marca Joel Embiid

Dopo le prime quattro partite del primo turno, i Philadelphia Sixers di Joel Embiid e Ben Simmons sembrano una valanga che si sta abbattendo sulla Eastern Conference, e non una squadra di principianti esordienti nei playoff come molti si sarebbero aspettati.

I Sixers sono l’unica squadra ad est in vantaggio 3 a 1 e hanno quasi superato il difficile test contro i Miami Heat, squadra fisica e con molti veterani. Guardando anche alla regular season hanno vinto 19 delle ultime 20 partite. Tutti sanno, ed è giusto che sia così, che una squadra giovane e inesperta deve prima fare esperienza ai playoff per puntare ad andare lontano ma questi Sixers sembrano abbastanza forti e in confidenza per provare a vincere il titolo ora.

Almeno, Joel Embiid la pensa così: “Molte persone dicono che abbiamo un futuro roseo, ma io penso che il nostro momento è ora. Abbiamo ottime chance. Siamo una grande squadra con molti giocatori forti.”

Idea bizzarra quella di Joel Embiid?

Una delle ragioni per cui questa non è affatto un’idea bizzarra è proprio perché i tre volte campioni ad Est, i Cavs, sembrano battibili, infatti stanno giocando una serie alla pari con i Pacers. LeBron quest’estate sarà free-agent e cercherà dimora altrove. I Sixers grazie al loro talento, un progetto a lungo termine e allo spazio salariale, sono una possibile destinazione per il Re. Ma Embiid, nonostante in passato abbia aperto le porte molte volte a James, ora sente che sono abbastanza forti anche senza di lui.

“Penso che non abbiamo più bisogno di altri giocatori. Dobbiamo lavorare con quelli che abbiamo, siamo una squadra speciale. So che possiamo andare molto lontani.”

Ma possono questi 76ers ambire a qualcosa come il titolo Nba? Staremo a vedere…

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Damian Lillard: “Grande delusione, non ce lo aspettavamo proprio”

Damian Lillard

Damian Lillard è passato dall’essere uno dei giocatori più caldi della NBA ad uno dei più freddi. Dopo aver mantenuto una media di 30,5 punti a partita dal 9 febbraio fino alla fine della regular season, il playmaker è stato effettivamente “bloccato” nella sconfitta dei Blazers per mano dei New Orleans Pelicans. Nella partita di stanotte, i Pelicans hanno tenuto Lillard a soli 19 punti con 1 su 5 da oltre l’arco il quale in questa serie, ha tirato solo con il 35,2% dal campo e il 30% dalla linea dei 3 punti.

Damian Lillard post gara 4: le sue parole

“È una fine deludente per noi”, ha detto Damian Lillard al termine di gara 4. “Non è ciò che pensavamo potesse accadere, soprattutto nelle prime 2 partite a Portland”. La guardia dei Pelelicans Jrue Holiday ha reso veramente la vita difficile a Lillard nella serie, sebbene New Orleans abbia spesso schierato 2 giocatori contemporaneamente per difendere il tre volte All-Star. Ciò ha costretto Portland a provare a vincere sulle spalle di C.J. McCollum trovandosi senza un punto di riferimento nel reparto ali e centri. Anthony Davis ha messo a referto 33 punti e 12 rimbalzi per New Orleans.

“Sono venuti con un grande piano di gioco difensivo”, ha detto Lillard. “Ci hanno ingabbiati con qualcosa che non avevamo visto fino ad ora e tutto ha funzionato per loro”. La sconfitta di stanotte è stata la decima di fila per Portland nella postseason, striscia risalente al secondo turno dei playoff del 2016.

Recupero Curry, da oggi il playmaker prenderà parte ad allenamenti specifici

Klay Thompson

I PlayOff ormai sono iniziati, e i Golden State Warriors stanno dimostrando il loro valore. E’ vero che i San Antonio Spurs stanno affrontando una delle stagioni più difficili degli ultimi anni, ma i campioni in carica hanno alzato il loro livello di gioco. Anche senza Curry, la squadra di Steve Kerr ha controllato ogni partita disputata. La serie è sul 3-0, e domani c’è il primo match point all’AT&T Center.

Novità sul recupero di Curry

Come risaputo, Stephen Curry non sta disputando queste ultime partite. Il playmaker, infatti, ha saltato il finale di stagione e l’inizio dei PlayOff per un infortunio subito contro gli Atlanta Hawks il 23 marzo. Secondo le previsioni, Curry sarebbe dovuto tornare nel 2° turno dei PO.

Negli ultimi tempi, sono circolate voci per cui il rientro del numero 30 avrebbe richiesto più tempo del previsto. Ma, nella giornata di ieri, è stato riportato che il giocatore prenderà parte a una sessione di allenamenti specifici a partire da oggi. Il playmaker poi sarà visitato durante la prossima settimana, così da capire a che punto sia il recupero dall’infortunio.

Ricordiamo che Curry ha giocato 51 partite in regular season, tenendo una media di 26.4 punti (49.5% dal campo, 42% da 3), 5.1 rimbalzi, 6.1 assist e 1.6 palle rubate.

 

Cavaliers-Pacers: LeBron contro un vero collettivo

Cavaliers-Pacers-Playoffs NBA 2018

Chi pensava che la strada dei Cavs e di LeBron verso le quarte NBA Finals fosse già scritta, è stato completamente smentito da queste prime 2 gare del primo turno playoff. La squadra di coach Lue sta confermando le difficoltà dimostrate in regular season, nonostante la postseason sia una specialità di LeBron e compagni. Quest’anno, l’alchimia di squadra sembra essersi dissolta. Grande impatto, invece, per gli Indiana Pacers di coach Nate McMillan, che hanno trovato in Oladipo e nel reparto lunghi due certezze fondamentali per l’intera durata delle due sfide.

CAVALIERS-PACERS: L’ANALISI DI GARA 1

Nella gara d’esordio della serie, la costante principale è stata la difesa assente dei Cavs e, di contrasto, l’ottima copertura nei mismatch da parte dei lunghi di Indiana, ovvero Myles Turner e Thaddeus Young. I Pacers hanno subito premuto sull’acceleratore, concludendo il primo quarto in vantaggio per 33-14. La corsa di Oladipo e del quintetto base di Nate McMillan hanno messo in grande difficoltà Cleveland, proprio nelle prime due frazioni. Gli ottimi raddoppi difensivi uniti a tanti recuperi (con Collison e Oladipo) hanno consentito ai Pacers di avere molte transizioni in campo aperto. Essenziale il lavoro della batteria lunghi: oltre a Turner e Young, elencati in precedenza, anche la second unit del frontcourt formata da Domantas Sabonis e Trevor Booker ha reso al massimo limitando notevolmente i realizzatori di Cleveland ( Rodney Hood e Jordan Clarkson). L’aggressività in marcatura dei Pacers e le importanti percentuali al tiro (quasi 40% da 3) le chiavi principali dell’impresa di gara 1.

Continuamente in difficoltà sia Larry Nance che Kevin Love, in particolare nella fase di ripiegamento. Anche in attacco, il secondo violino dei Cavs ha faticato a trovare continuità di tiro, nel suo consueto gioco di catch and shoot. Immagine inequivocabile della mancanza di un gioco concreto nella franchigia dell’Ohio. Nonostante un LeBron in grande spolvero, che ha concluso vicino alla tripla doppia, i Cavs non riescono mai ad entrare in partita e a gestire i momenti critici di gara , dove Indiana ha creato lo strappo decisivo. Il finale del terzo quarto aveva illuso i tifosi di Cleveland per una possibile rimonta, ma il 4/4 è stato l’emblema dell’essenza dei vicecampioni NBA in carica: palla a Lebron e speriamo che la decida lui..

La corsa di Indiana e il tiro di Oladipo: variabili impazzite di gara 1

CAVALIERS-PACERS: IL RIASSUNTO DI GARA 2

L’inizio di gara 2 ha completamente cambiato gli equilibri osservati nel primo match. Il primo quarto è interamente di marca James, che realizza 16 punti consecutivi, risultando immarcabile in tutta la partita dalla difesa Pacers. Lo strappo realizzato nel primo quarto, però, viene ricucito dagli uomini di McMillan nel secondo periodo, chiudendo a -4 all’intervallo lungo. Decisiva, per l’esito finale del match, la situazione falli di Indiana ad inizio gara: Oladipo con 2 falli dopo i primi 2 minuti di gioco verrà relegato in panchina, giocando complessivamente 26 minuti. Oltre al mancato contributo di Oladipo, causa falli, è letteralmente crollata la percentuale al tiro di Indiana che ha chiuso intorno al 22%. Le variabili che avevano portato alla vittoria nel sunday night, condannano i Pacers tre giorni dopo. Nonostante la prestazione di LBJ (29 punti all’intervallo, 46 punti e 12 rimbalzi alla fine) e le mancanze al tiro, Indiana ha perso solo di 3 punti!

In gara 2, sono state confermate le attese dell’attacco dei Cavs, viste le due possibili soluzioni ideate da Lue: cercare il tiro o l‘uno contro uno di LeBron oppure il blocco per l’uscita dei tiratori (Kyle Korver e JR Smith) dalla linea da 3. Ottimo il contributo di Korver che, dopo due gare, è il secondo realizzatore di Cleveland partendo dalla panchina. Rivedibili gli ultimi minuti di gara, con due turnover che potevano compromettere l’esito della sfida, uno dei quali causato da una disattenzione dell’ex giocatore degli Atlanta Hawks.

COSA DOBBIAMO ASPETTARCI?

La forma di LeBron James potrebbe condizionare le nostre prospettive per il proseguo della serie. Aldilà di questo fattore, il recupero di un Love modalità PO 2016 sarebbe la notizia migliore per la franchigia dell’Ohio. Inutile dire, inoltre, che la difesa è il vero tassello da migliorare: una delle difese meno efficienti e più brutte da vedere delle squadre impegnate in postseason. La second unit Cavs deve svoltare in fase realizzativa. In particolare con Clarksons e Hood, per garantire rotazioni più equilibrate in caso di assenza dal campo di Bron.

Se continua ad esprimere questa intensità, il gioco di Indiana potrebbe essere fastidiosissimo in vista delle gare finali della serie (6 o 7), dove il pallone scotta tantissimo. Vero è che molto del cammino dei Pacers dipende dalla continuità di Oladipo e l’efficienza al tiro di tutto il roster. Ora, la serie si trasferisce ad Indiana, dove già i Cavaliers hanno subito una sonora batosta in stagione. La serie è apertissima a tutti gli scenari: certo che, in caso di 3-1, in molti rimarrebbero a bocca aperta. Nonostante questa ipotesi non sia così inimmaginabile viste le due gare già disputatisi.

Joel Embiid: “Vorrei soltanto poter giocare”

Mentre i Miami Heat hanno pareggiato la serie contro i Philadelphia 76ers con una vittoria per 113 a 103, Joel Embiid sembra essere sempre più arrabbiato per non poter scendere in campo a dare una mano ai suoi compagni.

Il lungo è fermo dal 28 marzo marzo a causa di una frattura al volto procuratosi a causa di uno scontro involontario con Markelle Fultz. Su Instagram ha reso nota nelle scorse ore la sua frustrazione con una frase abbastanza forte: “****** stufo e stanco di essere continuamente coccolato”. Babied in americano significa prendersi cura continuamente di qualcosa, come si fa con i neonati.

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Joel si è poi spiegato a riguardo con la giornalista di ESPN Ramona Shelburne: “Avevo promesso alla città i playoff eppure continuo a non essere in campo, probabilmente non lo sarò nemmeno giovedì. Spero più di ogni altra cosa di avere il permesso per poter giocare”.

Embiid ha ricevuto la compassione dal suo coach Brett Brown, che rispetta il desiderio del giocatore di tornare in campo: “Vuole solo giocare a basket, vuole giocare con la sua squadra… rispetto la sua frustrazione”.

 

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