Road to Vitoria: Real Madrid-Panathinaikos

L’equazione tra conformismo e vittoria, nella pallacanestro è tutt’altro che matematica. Può essere vera come rivelarsi falsa. Ed è da questi presupposti che comincia la sfida Real Madrid-Panathinaikos. Si parla di conformismo tecnico, sia chiaro; quello che pratica il Real, amante del basket cosiddetto “moderno”, fatto di ritmi alti, conclusioni al ferro o da tre punti; quello che non pratica il Panathinaikos, squadra coriacea come poche in difesa, ragionatrice, poco estrema in attacco. Sfida tra pallacanestro contemporanea e vintage? No, la pallacanestro contemporanea non esiste. Altrimenti parleremmo di un’altra serie. Invece trattiamo la sfida forse più interessante dei playoff di questa Eurolega.

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Real Madrid

  • Record: 22-8
  • Punti segnati: 85.9
  • Punti subiti: 78.1
  • Team leaders: Anthony Randolph (12.9 PTS); Walter Tavares (6.1 REB); Facundo Campazzo (4.5 AST)
Real Madrid-Panathinaikos: il talento offensivo di Anthony Randolph sarà fattore
Real Madrid-Panathinaikos: il talento offensivo di Anthony Randolph sarà fattore

Panathinaikos 

  • Record: 16-14
  • Punti segnati: 79.6
  • Punti subiti: 78.5
  • Team leaders: Nick Calathes (12.3 PTS); Nick Calathes (4.5 REB); Nick Calathes (8.9 AST)
Real Madrid-Panathinaikos: riuscirà Nick Calathes a dominare in ogni zona del campo?
Real Madrid-Panathinaikos: riuscirà Nick Calathes a dominare in ogni zona del campo?

REAL MADRID, IL ROSTER

  • Fabien Causeaur #1
  • Anthony Randolph #3
  • Rudy Fernandez #5
  • Facundo Campazzo #7
  • Felipe Reyes #9
  • Gustavo Ayon #14
  • Santi Yusta #16
  • Melwin Pantzar #19
  • Jaycee Carroll #20
  • Walter Tavares #22
  • Sergio Llull #23
  • Gabriel Deck #24
  • Klemen Prepelic #25
  • Ognjen Kuzmic #32
  • Trey Thompkins #33
  • Jeffrey Taylor #44

PANATHINAIKOS, IL ROSTER

  • Deshaun Thomas #0
  • Keith Langford #5
  • Georgios Papagiannis #6
  • Evangelos Sakellariou #9
  • Ioannis Papapetrou #10
  • Nikos Pappas #11
  • James Gist #14
  • Ian Vougioukas #15
  • Georgios Kalaitzakis #16
  • Lukas Lekavicius #19
  • Sean Kilpatrick #23
  • Matt Lojeski #24
  • Nick Calathes #33
  • Thanasis Antetokounmpo #43
  • Kostantinos Mitoglou #44

VINCE IL REAL MADRID SE…

Se riesce a imporre ritmi alti e a sfidare il Pana al tiro da tre punti. Partiamo dal grande punto di forza della squadra di coach Laso, l’attacco, il terzo della regular season per punti segnati, dietro solo a quelli stellari di Milano e CSKA. Ovviamente tutto avrà inizio dai due playmaker: Sergio Llull e Facundo Campazzo saranno chiamati ad attaccare con costanza Nick Calathes, che è grande difensore ma dovrà stare in campo molti minuti (difficilmente meno di 35 a sera), e ad alzare i ritmi ogni volta che sia possibile, per innescare i micidiali tiratori a roster come Fernandez, Carroll e Causeur, che faranno fatica a trovare spazi giocando a metà campo. Ma giocare contro la difesa schierata è inevitabile necessità. E allora sono due le armi principali cui si affiderà Laso. La prima è il pick and roll centrale, che può essere nutrito da ball-handler e costruttori di gioco di primo livello (Llull e Campazzo combinano quasi 9 assist a partita); la batteria di tiratori sul perimetro, per una squadra che tira circa al 39% dall’arco, aprirà gli spazi alle “rollate” e al gioco interno dei giganti Ayon e Tavares. La seconda arma saranno le uscite dai blocchi per i tiratori, Carroll su tutti, utili non solo a trovare conclusioni per gli esterni ma ad aprire spazio anche per i bloccanti. E anche a giochi rotti non mancheranno le alternative, con giocatori capaci di creare canestri sostanzialmente dal nulla, come Anthony Randolph, ma non solo.

Real Madrid-Panathinaikos sarà anche la serie delle giocate di grande talento, come già visto…

In difesa la parola chiave sarà “sfida”, sfida al tiro per essere precisi. Il Pana è squadra che tira male (e poco) da tre punti, assestandosi intorno al 31% di realizzazione. La scelta contro il pick and roll, soprattutto quando giocato da Calathes, dovrà essere quella di passare dietro e di contenere per chiudere le linee di penetrazione, concedendo spazio dall’arco ma attenzionando il mid-range, che non sarà “moderno” (siete sicuri?), ma in questa serie può essere fattore. Il lato debole dovrà optare per riempire l’area, rischiando decisamente sul tiro da fuori, anche piedi per terra. La difesa del Real è molto cresciuta rispetto alle scorse stagioni (quarta in questa stagione per punti subiti), grazie prima di tutto al lavoro dei lunghi e all’arrivo di Tavares. I 222 centimetri e l’apertura alare del capo-verdiano sono fattore in ogni area difensiva ed è proprio per questo che una squadra come quella greca, che preferisce andare al ferro, trova davanti a sé la peggior avversaria possibile.

VINCE IL PANATHINAIKOS SE…

Se costringe il Real a giocare a punteggi bassi e trova efficienza nel buon, vecchio palleggio arresto e tiro. In attacco tutte le fortune passano da Nick Calathes e dalla sua conduzione del pick and roll. Contro la difesa sicuramente contenitiva degli Spagnoli il play di Pitino dovrà essere bravo ad accettare il meno possibile il tiro da tre punti per attaccare, trovare le proprie conclusioni dalla media distanza e, quando necessario, scaricare per i tiratori sul perimetro, conscio di doversi fidare di loro. Pensare di passare nell’area blanca senza “aprire la scatola” risulta utopistico. E allora spazio ai pochi tiratori efficaci dall’arco e al palleggio arresto e tiro, arma da rispolverarsi per non schiantarsi su Tavares e compagnia nel pitturato. Se il pick and roll non dovesse produrre adeguatamente, il Pana non ha molti giocatori capaci di creare dall’uno contro uno, se non uno, Keith Langford, capace, a quasi di 36 anni, di produrre 11 punti di media a questi livelli. La sua abilità nell’attaccare dal palleggio dovrà essere fattore nel far lavorare in difesa Fernandez e Carroll, due difensori discutibili.

Real Madrid-Panathinaikos sarà serie di pick and roll

Ma se il Panathinaikos è arrivato ai playoff è per il capolavoro che Rick Pitino ha fatto sulla fase difensiva, una delle più efficienti nella seconda metà della stagione regolare. Il primo segreto sta nel fatto che nessun giocatore a roster sia un difensore riluttante. Il lavoro partirà da subito, con grande pressione sulla palla. Contro il pick and roll del Real Madrid  gli ordini di scuderia imporranno di negare il più possibile facili conclusioni dal perimetro, rischiando qualcosa in più in area, dove Papagiannis dovrà dimostrarsi baluardo, sostenuto dall’atletismo di Gist. Tra le armi da non scordare vi è quella del cambio difensivo, possibile con atleti del calibro di Papapetrou, Antetokounmpo, Thomas e Kilpatrick, chiamati tanto a usare i muscoli contro i lunghi quanto a muovere i piedi contro gli esterni. Tutti i buoni difensori potrebbero permettere di risparmiare un po’ Calathes per la fase offensiva, elemento imprescindibile per alzare le possibilità di successo. La taglia fisica dovrà essere determinante anche a rimbalzo, contro una squadra molto pericolosa da questo punto di vista. Tanti rimbalzi e recuperi per facili punti in contropiede: aggirare l’ostacolo per non doverlo superare. Furbizia. Rick Pitino. Panathinaikos.

REAL MADRID-PANATHINAIKOS: STREAMING E PRONOSTICI

La prima palla a due di Real Madrid-Panathinaikos  si alzerà il 17 aprile alle 21.15 italiane. Tutte le gare saranno visibili in streaming live e on demand sulle piattaforme di Eurosport Player e Euroleague.tv.Le prime due partite si svolgeranno a Madrid, la terza e l’eventuale quarta ad Atene, mentre si ritornerà in Spagna per la possibile quinta partita.

Due squadre agli antipodi, capaci quindi di dare vita a una serie nervosa ed equilibrata. Il Real è ovviamente favorito, ma trova una squadra che, per caratteristiche, può essere rognosa. Possibile che la serie si risolva alla quinta gara. Ricordandoci che non esiste un basket contemporaneo e uno antiquato, ma esistono solo diverse idee di gioco. Per questo ci divertiremo e discuteremo sulle serie di Eurolega.

Luka Doncic sui primi mesi nella NBA: “Quì è più facile segnare che in Europa”

Luka Doncic

Il rookie più atteso (almeno da noi europei) era sicuramente l’ex Real Madrid Luka Doncic, il quale sta giocando una stagione probabilmente anche superiore alle aspettative. Avendo ormai superato metà regular season, Doncic si è espresso sui primi mesi passati nella NBA, rilasciando dichiarazioni che hanno fatto storcere il naso a molti (soprattutto oltre oceano).

 

Luka Doncic sui primi mesi nella NBA:

 

D0ncic ha rilasciato un’intervista ad eurohoops.net, in cui il ragazzo di Lubiana fa un paragone tra NBA ed Eurolega.

 

Nella NBA è più facile segnare che in Europa e mi pare evidente. Da noi il campo è più piccolo, quindi si sta più vicini sul parquet ed è più facile difendere e più difficile trovare lo spazio per tirare. In più, qui in America, c’è la regola dei tre secondi difensivi, che costringe i centri ad uscire spesso dal pitturato. Non a caso si vedono spesso lunghi che iniziano la fase difensiva dal perimetro per poi rincorrere il giocatore che cerca la penetrazione

 

A conferma di ciò che dice Doncic ci sono le sue statistiche. In due anni con la canotta del Real Madrid, il 19enne sloveno ha realizzato una media di 14.5 punti, 4.8 rimbalzi e 4.3 assist a partita. Mentre da quando è arrivato ai Dallas Mavericks, Doncic sta viaggiando ad una media 20.6 punti, 6.9 rimbalzi e 5.4 assist a gara.

Nonostante la sua giovane età, il giocatore dei Dallas Mavericks ha già vinto tutto nel nostro continente. Il suo palmarés vanta: 1 Eurolega (con tanto di MVP della finale), 3 campionati spagnoli, 2 coppe spagnole e un Campionato Europeo con la sua Nazionale. Ma anche negli USA Doncic si è fatto conoscere subito per la sua visione di gioco e la sua abilità di realizzatore, che lo rendere pericoloso in ogni parte del campo. Non a caso Luka è il favorito per vincere il titolo di Rookie of The Year, nonostante la presenza di giocatori del livello di DeAndre Ayton, Trae Young, Jaren Jackson Jr.Collin Sexton.

Luka Doncic sul suo approdo in Nba: “Parlerò a tempo debito del mio futuro”

Luka Doncic

Luka Doncic nella storia dell’Eurolega. Il ragazzo prodigio classe ’99 nativo di Lubiana vince per la terza volta in carriera la massima competizione continentale per club con il Real Madrid di coach Pablo Laso.

Luka Doncic: “Ora voglio solo pensare al mio presente qui a Madrid”

Il Fenerbaçhe Dogus allenato da coach Obradovic non concede il bis. Nell’ultimo atto delle Final Four di Eurolega disputatosi questo weekend alla Stark Arena di Belgrado, il Real Madrid di Pablo Laso spodesta il team turco guidato da Gigi Datome e soci.

I Blancos si riprendono dunque lo scettro di campione d’Europa dopo due stagioni grazie al rientro del bombardiere Sergio Llull e del prospetto più chiacchierato dell’Nba Draft 2018: Mr. Luka Doncic.

Il playmaker sloveno classe ’99 corona una stagione europea formidabile, diventando il primo giocatore under 21 a vincere il titolo di MVP della Regular season, il titolo di miglior prospetto della competizione e il titolo di MVP delle Final Four di Belgrado.

Mentre in Europa continua il suo momento superlativo, in America la scorsa notte si è parlato del suo possibile futuro oltre-oceano con Atlanta e Sacramento; che in queste ore sembrerebbero intenzionate a non scegliere il giocatore per il prossimo Nba Draft 2018 stando a quanto riportato da ‘Espn.com‘.

Subito dopo la finale contro il Fenerbaçhe, lo stesso Luka Doncic in sala stampa ha voluto precisare le sue intenzioni riguardo il suo possibile approdo in Nba nella prossima stagione.

Ecco le parole rilasciate dal playmaker sloveno dopo la vittoria della Turkish Airlines Euroleague:

Sono orgoglioso dei traguardi raggiunti in questa stagione. Siamo migliorati e abbiamo dato dimostrazione di avere innesti giusti per potercela giocare contro chiunque. Il mio futuro? Parlerò a tempo debito della mia situazione dopo questa stagione. Ora penso soltanto al mio presente a Madrid, l’Nba può aspettare ancora un altro po’ per il momento. Voglio soltanto festerggiare e chiudere l’annata, poi dirò tutto quello che vorreste sapere”.

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Luka Doncic, confermato per l’Nba Draft 2018

Draft 2018

Luka Doncic in queste ultime ore ha deciso di provare il grande salto in Nba. Il playmaker sloveno in forza al Real Madrid ha ufficializzato la sua eleggibilità all’Nba Draft 2018.

Luka Doncic pronto a sbarcare oltreoceano: i dettagli

Per gli appassionati della Turkish Airlines Euroleague potrebbe essere una brutta notizia, ma direttamente da Madrid arriva una notizia importantissima in vista del prossimo Nba Draft 2018.

Secondo quanto riportato da Shams Charania insider di ‘Yahoo Sports‘, Luka Doncic playmaker sloveno in forza al Real Madrid ha ufficializzato la sua eleggibilità al prossimo Nba Draft 2018.

Il talento sloveno proveniente da Lubiana, vincitore della scorsa rassegna continentale con la sua Slovenia a EuroBasket 2017; secondo gli addetti ai lavori è uno dei talenti più cristallini presenti nel prossimo Nba Draft insieme al big man DeAndre Ayton proveniente da Arizona.

In tutto ciò potrebbe essere l’ennesimo giovane talento proveniente dalla Liga ACB pronto a sbarcare in Nba dopo aver vinto il titolo di miglior under-22 della Turkish Airlines Euroleague.

Prima di lui ci sono riusciti Nikola Mirotic attualmente in forza ai New Orleans Pelicans, Ricky Rubio playmaker titolare degli Utah Jazz e Bogdan Bogdanovic ala dei Sacramento Kings e vincitore del titolo MVP dell’ultimo Nba Rising Star Challenge lo scorso febbraio.

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Sergio Llull e il peso del “23”

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LE ORIGINI

“Sergi” (che fantasia sti spagnoli coi soprannomi…) nasce a Mahon, sull’isola di Minorca, il 15 novembre del 1987. Fin dai primi giorni vive a Es Castelle, dove Paco Llull – suo padre – gioca nella squadra locale. Paco racconta sorridendo che sua moglie ha portato il piccolo a vederlo giocare praticamente appena nato.
Qui inizia a svilupparsi il suo grande amore per la palla a spicchi, uscita vincitrice dalla rivalità con quella di cuoio che per un po’ ha tentato il piccolo Sergi. Paco racconta anche che suo figlio andava letteralmente trattenuto sugli spalti durante la partita; poi, appena c’era una pausa, veniva “liberato” e si precipitava subito alla rincorsa del pallone.
Dopo tanto tempo passato a “giocare” con la squadra di suo padre, arriva finalmente il momento di vedersela con qualcuno della sua taglia. I genitori lo iscrivono allora a “Le Salle Mahon”, squadra della scuola locale, dove però con quelli della sua taglia giocherà pochissimo. Racconta Felipe Pons, il suo primo coach, che Sergi ha sempre giocato con la leva superiore alla propria: anche se non era molto alto, i coach lo volevano per l’elettricità che sapeva mettere in campo.
La partita della svolta nella carriera di Llull arriva prestissimo: è ancora alle medie quando mette a referto 71 punti e 19 assist nella sfida contro la seconda in classifica nel campionato scolastico, il Jovent Alaior. Le immagini della partita rimbalzano per tutta la Spagna, Sergio viene intervistato per la prima volta ed il telefono di Ernest Berenguer, il suo agente, è letteralmente rovente.

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Una foto di Llull durante la partita che lo ha fatto conoscere al grande pubblico

LA TERRA FERMA

Arriva una chiamata che affascina particolarmente Sergio: quella del Manresa. Qui infatti ha sede una delle migliori cantere di Spagna, la scelta sembra facile. C’è un solo problema: Manresa è sul continente. Questo significa che Sergi dovrebbe lasciare casa a soli 15 anni per trasferirsi da solo in una città che non conosce. Per far fronte alle evidenti difficoltà, la società si offre di prendersi cura di lui: a quel punto la famiglia non può non accettare. Inizialmente si sentiva solo dato che non conosceva nessuno; la convivenza con i compagni Pedro Sanchez e Carlo Fuentes lo ha però aiutato a sbloccarsi e si iniziò a formare un bel gruppo.
Se tra compagni le cose andavano bene, in campo Sergio aveva vita difficile. Era il terzo playmaker della squadra e faceva fatica ad emergere: il coach non contava su di lui.
In molti però iniziarono ad interessarsi a Llull: la sua energia e la sua prestanza fisica erano infatti straordinarie per un ragazzo di quell’età e non passarono inosservate. Pablo Laso si ricorda molto bene di quel ragazzino, lo aveva incontrato quando allenava a Valencia durante un torneo a Maiorca e si era subito reso conto di avere davanti un ragazzo sveglio, appassionato e tenace: un futuro campione. Laso non fu l’unico ad accorgersene però, tante squadre infatti si mossero per averlo finchè una ebbe la meglio: il Real Madrid.

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Sergio Llull

ALMA BLANCA

I blancos per avere Llull hanno superato alcune rivali agguerrite, come il Barcellona, e la diffidenza del ragazzo che, stando a quanto racconta Alberto Herreras, voleva rimanere a Manresa per aumentare i suoi minuti e meritare la maglia che voleva fin da bambino. Sergi si era infatti innamorato del Real ai tempi di Arlaukas, quelli di Herreros e, più recentemente, quelli di Felipe Reyes. Llull capisce che quello del Real è un treno che passa una volta nella vita e sale a bordo, velocissimo come sempre: la chiamata arrivò di martedì, il giovedì si stava già allenando con la nuova squadra ed il sabato stava già debuttando a Badalona.

I primi tempi a Madrid non sono stati affatto difficili: tutto l’ambiente lo ha fatto sentire a casa fin da subito, Raul Lopez gli prestava addirittura l’auto della sua ragazza per farlo spostare.

A Sergi piace tutto di Madrid: andare per negozi, visitare i musei, fare una passeggiata nel parco del Retiro. “È nel posto giusto a fare ciò che ama”-dice Paco Llull-“dalla sua pace interiore deriva la sua grande maturità”. Al suo arrivo alla coorte di Joan Plaza, Sergi ha già del metallo che gli penzola dal collo: un oro con la Spagna under-18 vinto nel 2004 ed un argento con la Spagna under-20 nel 2007. Il ragazzino sa vincere.

Il Real Madrid invece non ha più la minima idea di come si faccia. Anno domini 2011: i blancos non alzano un trofeo dal 2007 (campionato ed Eurocup). Ettore Messina si licenzia da head coach; lo scettro passa ad Emanuele Molin, vice di Messina, che traghetterà la squadra fino a fine stagione. Qui arriva il momento della svolta. Proprio come il suo idolo Michael Jordan, di cui non a caso porta il numero sulla schiena, ci ha messo un po’ a vincere, ed ha iniziato anche lui grazie all’incontro con l’allenatore perfetto: Pablo Laso.

Il Real Madrid torna ad essere una macchina da trofei: arrivano quattro trionfi in Liga ACB, cinque in Copa del Rey, tre Supercopa de Espana, un Eurolega ed una Coppa Intercontinentale.

Llull ha parole al miele per il suo allenatore: “Da quando è arrivato Pablo stiamo facendo grandi cose. Lo zoccolo duro della squadra è rimasto sempre lo stesso, abbiamo cambiato massimo due o tre giocatori all’anno ed abbiamo iniziato un ciclo vincente. Lui ci ha dato la mentalità giusta, ci ha aiutati a riportare il Real dove merita: al top. Ora giochiamo bene e ci divertiamo. La soddisfazione più grande è che il nostro pubblico si sia innamorato di nuovo del basket.”
L’ultima stagione è stata molto positiva nel percorso ma pessima nell’epilogo: dopo i primi posti nelle regular season di campionato ed Eurolega, coincisi con due MVP, il Real non è riuscito a piazzare il colpo decisivo. In Liga la sconfitta è arrivata per mano del Valencia con un pesante 3-1; in Eurolega sono invece arrivate due brutte sconfitte alle Final Four contro il Fenerbahce in semifinale e contro il CSKA nella finale per il terzo posto. Sergi è comunque riuscito a distinguersi con un ottima prestazione contro i turchi, coronata dal commento tecnico di Udoh che, accortosi di quanti punti avesse segnato Llull a fine primo tempo, ha esclamato “Nineteen? Jesus Christ!”.

sergio llull 3
Sergi con la maglia del Real

EL CANTO DE LA SIRENA, LA NOVIA DEL PESCADOR

Forse Udoh ha trovato il modo migliore per descrivere a parole il Sergio Llull giocatore. Racontare la sua carriera in blanco non è per niente facile. Se nell’analisi della carriera di un giocatore di basket non si possono ignorare i numeri, sarebbe d’altro canto fuori luogo analizzare in modo scientifico un giocatore tanto elettrico da risultare totalmente passionale per chi lo guarda.
Lalo Alzueta e Jose Ajero, giornalisti spagnoli, trovatisi davanti al mio stesso dilemma lo hanno descritto utilizzando le parole “coraggioso” e “motore”. Non esattamente quelle che ci si aspetta da due esperti del mestiere nel descrivere il leader tecnico di una squadra, verrebbero bene più per un Draymond Green che per un Kevin Durant per intenderci. Forse la verità è proprio questa: Sergio Llull è uno e l’altro, il leader emotivo e quello tecnico, quello che dà la carica ai compagni e quello che vince le partite.
Tutto questo forse basterebbe già a renderlo incredibile, ma da uno che porta il 23 sulla schiena per onorare il più grande di tutti i tempi (che ha espresso un certo pensiero sui limiti), è lecito attendersi ancora di più.
Se c’è un aspetto in cui Llull somiglia a Jordan è la tranquillità nei momenti finali di partita, quelli fatti per i giocatori speciali. E così un uomo arrivato dal mare scolpisce i suoi capolavori mentre ascolta il canto delle sirene, amanti dei marinai.
So che non vi fidate di me, per questo ho portato alcune prove del motivo per cui in Spagna lo hanno definito “el Sergio Ramos del baloncesto”.

Qui lo vediamo in azione contro il Bamberg, campione mondiale di partite perse all’ultimo secondo. Questo canestro è decisamente roba per pochissimi.

Da vero tifoso del Real Madrid, chissà quante volte il piccolo Sergi avrà sognato di segnare il canestro decisivo contro il Barcellona. Soprattutto, chissà quanto avrà goduto nel realizzare il suo sogno.

Sarà stata solo un amichevole estiva ma per una squadra europea battere una squadra NBA è sempre motivo di orgoglio. La partita si è decisa all’overtime, dove si è arrivati per questo motivo.

Il tentativo è sicuramente disperato e ovviamente se la palla non fosse entrata non ci sarebbe stato nulla da dire. Nel dubbio, solo cotone.

 

ALLA GUIDA DELLA ROJA

Sergio Llull con la canotta della roja

In passato Sergi ha già portato a casa tre ori ed un bronzo europei, un argento ed un bronzo olimpici. I tre ori sono arrivati tutti sotto la guida di Scariolo, che anche quest’estate sarà il CT della roja: in Spagna si aspettano tutti il poker, le assenze pesanti di Francia e Serbia accompagnano i sogni degli iberici.

Tutti si aspettano grandissime prove dai fratelli Gasol, anche da Pau che veniva dato per vecchio già due anni fa ed è tornato a casa con oro ed MVP. Oltre a loro ed ai vari Rubio, Rodriguez e Navarro, anche il nostro Sergi è molto atteso e, quest’anno più che mai, ha tutte le carte in regola per diventare il leader della squadra. Questa è stata la sua miglior stagione, da grande competitore qual è non può accettare di suggellarla con la sola Copa del Rey: vincere un Europeo da protagonista, magari MVP, sarebbe un risultato decisamente più gradito. Aspettiamoci quindi di vedere un Sergio Llull pronto a mettere tutta l’energia di cui dispone sul parquet, a guidare la sua squadra contro qualunque avversario sempre alla massima velocità, un Russell Westbrook in formato europeo. A proposito, vi ricordate chi è stato recentemenre a dichiarare che si rivede in Westbrook?

Sì, lui

Eurolega devotion: Cosa resterà di queste Final Four?

«Final four Eurolega, frittatona di cipolle, familiare di birra gelata, tifo indiavolato e rutto libero»

Nell’immaginario del tifoso medio ogni finale, Eurolega compresa, dovrebbe essere vissuta più o meno così.

Nel nostro caso la redazione di Eurolega Devotion aspettava suddetto momento da MESI.

Mesi in cui ci siamo sorbiti partite dell’Unics senza Langford, il doppio mento di Ataman, imparare a pronunciare Crvena Zvezda e (ahimè) la tremenda regular season di Milano.

Diciamo che, partendo da venerdì, l’esito ha abbastanza ripagato la nostra agonia.

Ma cosa resterà di queste final four, prendendo in prestito una frase da una mitica canzone di Raf abusata più della pazienza di un tifoso di Milano? (scusate, è stato un anno difficile).

Cosa ci rimarrà quindi?

VASSILIS SPANOULIS E L’EUROSFIGA DEL CSKA

Fan della brexit spostatevi verso Mosca visto la rapida uscita del CSKA da queste final four.

Nemmeno il miglior/peggior sceneggiatore hollywoodiano avrebbe pensato ad un simile remake delle finali 2012 con conseguente psicodramma moscovita.

Eppure le premesse sembravano esserci tutte: un budget faraonico (35 mln di €), le due guardie più forti del torneo Teodosic – De Colo, il miglior allenatore Coach Itoudis e l’esperienza dell’anno scorso che hanno portato il CSKA sul tetto d’Europa.

Il club dell’armata rossa sembrava davvero sul punto di costruire una vera e propria dinasty, ma i fantasmi del passato sono tornati a bussare.

L’ organizzazione tattica è stata studiata nei minimi dettagli con Itoudis, ben conscio del vantaggio fisico di Printezis sui suoi numeri “4”, che ha pensato raddoppi sistematici proprio per evitare di lasciar libero spazio a Giorgione.

Il piano sembra anche funzionare a meraviglia, il CSKA ha solidamente in mano la partita e anche le “balle” di Coach Sfairopoulos che sembra aver una squadra non in grado di reggere l’impatto delle final four.

I greci provano a tenere i ritmi bassi as usual ma nonostante tutto a 44” dalla sirena dell’intervallo Teodosic scaglia una tripla irreale dagli 8 metri, con la naturalezza con cui io tiro una pallina di carta nel cestino.

Tutti a casa? Manco per idea.

Un buzzer beater greco riporta l’Olympiacos sul -7 e mai dico MAI lasciarli in fin di vita.

A questo punto i russi ricordano il Dorando Petri delle olimpiadi di Londra di inizio ‘900, che dopo una corsa in testa fino alla fine si vanno a spegnere poco prima del traguardo.

Il terzo quarto è solo De Colo, una punta di Teodosic ma tanto tanto Papanikolau e Mantzaris che bombardano il canestro: 64-60.

Il dramma si sta per consumare, Itoudis lo sente ma da generale qual’è non può crederci e soprattutto, l’ Olympiacos ha bisogno di qualcosa in più per sbancare.

SPOILER Se vi state ancora chiedendo come mai il paragrafo si intitoli “Vassilis Spanoulis ecc ecc” probabilmente siete caduti un po’ troppo spesso dal seggiolone da piccoli.

Fino a quel momento il condottiero greco era fermo a 4 punti imprigionato in una prestazione non altezza della sua fama.

Ma quello che succede dal canestro del pareggio sul 69 pari e la conseguente tripla del sorpasso, entra di diritto nell’epica del gioco.

Spiegarli non si può, dovete solo vederli.

Game, set and match. Olympiacos in finale, i Russi a casa e probabilmente anche in cerca di un bravo psicologo.

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI EKPE UDOH

“L’insostenibile leggerezza dell’essere” è un romanzo di Milan Kundera del 1982.

All’origine dell’insostenibile leggerezza dell’essere vi è, per l’autore, l’unicità della vita: Einmal ist Keinmal; ovvero, traducendo letteralmente il proverbio tedesco, ciò che si verifica una sola volta (einmal) è come se non fosse accaduto mai (keinmal).

Estremizzando l’argomento, l’esistenza e le scelte che ognuno compie nella breve o lunga durata appaiono del tutto irrilevanti, e in ciò risiede la loro leggerezza.

Ekpe Udoh per tutto l’anno ci ha fornito prestazioni stellari, guadagnandosi di diritto anche un posto tra i nostri migliori cinque.

Leggero.

Ma come diceva Kundera se è successo una sola volta non basta: ci vuole una conferma.

L’abbiamo avuta decisamente in questo weekend di final four, soprattutto nella semifinale.

I numeri: 18 punti, 12 rimbalzi e 8 assist e un incredibile intervista di metà partita; alzata la testa al tabellone si è accorto di quanti punti avesse fatto Sergio Llull nel solo primo tempo: “Nineteen?! Jesus Christ!”.

Risiede anche in questo la sua leggerezza, la capacità di essere, anche nel momento più importante della sua carriera, assolutamente non curante di ciò che gli accade intorno.

Domina la scena in toto ed attorno a lui si sviluppa la partita.

Troppo schiacciante la superiorità del Fenerbache rispetto al Real Madrid, mai veramente in partita

Gli uomini di Laso non riescono a fare il loro gioco e gli interpreti hanno steccato come nell’incubo più oscuro di ogni direttore d’orchestra. Sergio Llull a parte ovviamente.

Doncic dimostra tutta l’insicurezza dei 18 anni, sembrando cosi anche lui finalmente più umano.

Panchinando il suo giovane talento coach Laso si vede costretto a ripiegare sulle seconde linee, peccato che Rudy Fernandez non sia nella sua giornata migliore e Maciulis è ripiombato nella sua versione Olimpia Milano.

Il supporting cast madrileno lascia così troppo solo Llull che tenta di ricompattare il distacco con il solo aiuto di Carrol, tiratore mortifero.

Ma il Fenerbache ne ha semplicemente di più, troppo schiacciante la preparazione alla partita di Obradovic che sa di non poter fallire questa occasione.

Spreme al massimo i suoi tre tenori (Kalinic, Bogdanovic e Udoh) con quasi 38 minuti di utilizzo, dimostra una supremazia dominante e si prepara alla grande sfida di domenica.

Ne ha già vinte 8: dubitate davvero di come potrebbe finire?

CAPITANI CORAGGIOSI

Potremmo parlare della partita. Davvero, potremmo.

Potremmo raccontare di come il Fene è stato schiacciante ben più dell’ 80-64 finale.

Potremmo dire che Spanoulis, in lacrime a fine partita, semplicemente non aveva le forze per continuare a combattere come Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso.

Potremmo parlare per ore di come i turchi siano stati superiori in tutte le final four, con anche scarti di 16 e 20 punti.

Ma, alla fine, quello che rimarrà sono le storie di tre capitani coraggiosi.

Il primo è un rude coach che ha iniziato la carriera non esattamente ieri ma bensì nel 1991.

Zelimir Obradovic prende il comando del Partizan Belgrado, sua squadra da giocatore, e lo conduce alla conquista di 2 coppe campioni e non solo.

Finito il suo percorso balcanico passa a quello Iberico: Real Madrid, ovviamente coppa dei campioni a iosa ma senza il titolo nazionale.

Dopo le parentesi a Treviso ed in nazionale, passa al Panathinaikos dove vince non una, non due, non tre ma QUATTRO titoli continentali. Unico.

Il 9 però è uno dei più speciali. Prendere una squadra di un paese che non aveva mai vinto l’eurolega, aggiungici una squadra che solo nel 2015 è arrivata per la prima volta alle final four e se non bastasse, ha ricostruito questa franchigia a sua immagine e somglianza.

Insieme a Maurizio Gheradini, ha voluto solo giocatori adatti al suo credo: perché Obradovic chiede ai suoi uomini fede e sottomissione.

L’unico sopravvissuto dal primo anno di Zelimiro è il capitano del Fenerbache: Melih Mahmutoglu.

Il tiratore turco non è un giocatore che leggete spesso nei tabellini ultimamente, l’emblema del “capitano non giocatore”.

Ancora una volta più che le parole usiamo un video, per far vedere come Melih ed il pubblico di Istanbul siano una cosa sola.

Il terzo capitano è anche il nostro leader; il capitano della nostra nazionale Gigi Datome.

Oltre ad essere italiano, Gigi incarna le doti del ragazzo che qualunque mamma vorrebbe per sua figlia. Un ragazzo con la faccia pulita, uno che si fa tagliare i capelli con una forbice per fasciatura da Pero Antic, non propriamente il barbiere di Siviglia, solo per onorare una scommessa. Un ragazzo che si fa amare da tutti, che dedica la vittoria alla mamma, alla fidanzata, alla Sardegna (sua terra natia) e all’ Italia. Uno di noi.

Non a caso Ettore Messina, coach della nazionale, gli ha voluto dedicare queste parole, che penso siano il commiato migliore per queste finali oltre il sorriso del nostro Gigigante.

“Gigi Datome campione d’Europa, sono felice per te, per averti come capitano della Nazionale, ma soprattutto perché potrò raccontare di te a mio figlio, spiegandogli che impegnarsi come un pazzo, rispettare compagni, allenatori, avversari e arbitri, non trovare scuse quando giochi poco o male, e, perché no, anche leggere un libro ogni tanto, sono cose “cool” e possono darti grandi soddisfazioni. Un abbraccio forte e a quest’estate”.

Eurolega Preview: Real Madrid – CSKA Mosca

La finale per il terzo posto vedrà di fronte le delusissime CSKA e Real Madrid. I russi hanno visto infrangersi i loro sogni di gloria ancora una volta contro l’Olympiacos; gli spagnoli hanno invece perso contro i padroni di casa del Fenerbahce. A nesuna delle due è servito fare un’annata al vertice ed accumulare grandi numeri: quando contava davvero, si sono sciolte come neve al sole.

 

REAL IMPALPABILE

Sergio Llull – Real Madrid

I madrileni hanno interrotto la loro stagione da favola nel momento peggiore.

Nella seconda semifinale non c’è stata mai storia con i turchi capaci di controllare il match dall’inizio alla fine, a partire da quel parziale di 21-13 nel primo quarto che ha indirizzato subito il match sui binari gialloblù.

Il piano partita del Fenerbahce è stato quello di escludere dalla partita tutti quelli che non fossero Sergio Llull il quale, infatti, ha chiuso con ben 28 punti.

Jaycee Carroll a parte, nessun altro giocatore del Real è riuscito ad andare in doppia cifra, con Randolph e Doncic, uomini chiave nella stagione, che sono mancati nel momento di maggior difficoltà.

 

CSKA SPRECONE

Nando De Colo – CSKA Mosca

Il CSKA si è fermato ancora una volta sul più bello. La maledizione che li vede fallire sempre ad un passo dalla gloria sembrava essersi interrotta lo scorso anno e invece è tornata a bussare di nuovo alle porte degli uomini di Ituodis.

Il principale indiziato di questa disfatta sembrerebbe essere De Colo: mentre le prestazioni del francese calavano, Spanoulis saliva in cattedra nel quarto quarto e trascinava i suoi alla vittoria.

La differenza, sostanzialmente, l’ha fatta la maggior sete di vittoria dei greci, come evidenziato dai 19 rimbalzi offensivi catturati e dai tre buzzer beater, ognuno segnato allo scadere di un quarto. Questa è la forza dell’Olympiacos, quella di giocare ogni possesso al massimo e di non mollare mai.

 

LA PARTITA

Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Questa famosa frase di Giampiero Boniperti riassume alla perfezione lo stato mentale delle due squadre. Bisogna vincere per dare un senso a questa finale, che sta troppo stretta ad entrambe. Il Real proverà a farlo affidandosi al suo condottiero Sergio Llull e alla voglia di riscatto dei suoi compagni; il CSKA punterà tutto sul talento del duo Teodosic-De Colo, sperando di non doversela giocare fino all’ultimo. Llull infatti, come Spanoulis, tende a mettere dentro i tiri decisivi: i russi non puossono rischiare di aggravare la loro psicosi da quarto periodo.

Il punto debole per eccellenza del CSKA sono i rimbalzi. Il Real si affiderà ai centimetri di Ayon e Hunter per strapparne il maggior numero possibile: l’Olympiacos ha dimostrato che nell’area russa si può letteralmente banchettare. Ovviamente il Real dovrà mettere più “cazzimma” in campo se vuole vincere questa partita, altrimenti la partita è segnata.

Il CSKA come al solito dovrà partire con un quintetto lungo per non andare subito sotto a rimbalzo: spazio quindi a Kurbanov ed a Vorontsevich da 3 per supportare Kyle Hines. Aaron Jackson verrà subito messo sulle tracce di Sergio Llull per cercare di spezzare le trame madridiste sul nascere. Con loro nello starting five ci sarà Nando De Colo, che deve farsi perdonare parecchie cose del quarto periodo contro l’Olympiacos. Il genio Teodosic partirà dalla panchina e cercherà di sparigliare le carte della difesa spagnola con le sue intuizioni e le sue triple.

È difficile pronosticare un vincitore, per entrambe la vittoria è troppo importante per potersela lasciars sfuggire. Sicuramente assisteremo ad una partita molto intensa, anche nervosa probabilmente, dove tutti daranno il massimo. Buono spettacolo.

Euroleague Preview: Real Madrid – Fenerbahce Ulker

Real Madird

Ci siamo, da oggi sbagliare non sarà più concesso. Iniziano le Final Four;  Real Madrid e Fenerbahce scenderanno in campo alle 20:30 al “Sinan Erdem Dome“per regalarsi un sogno. Obradovic non vorrà lasciare nulla di intentato per portare il suo Fener alla seconda finale consecutiva; dall’altro canto Pablo Laso vuole portare il Real a vincere la “deçima”  Eurolega; che dominio questi blancos sia nel calcio che nel basket.

La gara verrà trasmessa su FOX SPORTS, canale 205 di SKY, a partire dalle 20:30.

Real Madrid, la furia blanca per abbattere i turchi

sergio llull 5
Sergio Llull

Il Real Madrid ha sete di vendetta. L’anno scorso infatti fu proprio il Fenerbahce, con un perentorio 3-0, a buttare fuori i madrileni dai playoff. Ora la musica sembra cambiata. I blancos hanno giocato una regular season ai limiti della perfezione; 23 vittorie e solo 7 sconfitte per archiviare un primo posto poco pronosticabile ad inizio stagione. La forza principale del Real è stata quella di sapersi adattare subito al nuovo format; in tale senso lodevole è stato il lavoro di Pablo Laso e del suo staff nel preparare i suoi. La qualità e la profondità del roster madrileno poi hanno fatto il resto. Ai playoff, dopo la debacle di gara 2 più , Llull e soci hanno dato una grande prova di forza; due vittorie di cuore, garra e talento ad Istanbul per annichilire il Darusssafaka. 

Per battere i turchi ci sarà bisogno della proverbiale “gara perfetta. Sergio Llull (18.5 ppg e 5.8 apg in questi playoff), Anthony Randolph (11 ppg 5 rpg) e Jaycee Carroll (11 ppg) sono stati i migliori finora in questa postseason; il Real non può prescindere da questi tre giocatori. Tuttavia la fortuna dei blancos è quella di avere a disposizione il giusto mix di esperienza e gioventù; ci sarà bisogno tanto della leadership di Reyes e Fernandez quanto del talento e della leggerezza di Doncic. Scardinare la granitica turca vista finora ai PO non sarà per nulla semplice. Obradovic è un maestro nel preparare gare simili e l’approccio difensivo, fatto di intensità e area chiusa, sarà di sicuro di altissimo livello. Il Real però con le sue spaziature e il suo gioco fatto di contropiede ed imprevedibilità può mettere in crisi il sistema turco.

Fenerbahce, Obradovic vuole la seconda finale

Bogdanovic e Bobby Dixon

L’anno scorso solo un overtime, ed un poderoso CSKA, furono in grado di fermare  Obradovic. Quest’anno l’obiettivo è vincere davanti al proprio pubblico; il Fener ci crede e venderà carissima la pelle in queste F4. Dopotutto Bogdanovic e soci finora hanno avuto un percorso netto in questi PO: 3-0 al Panathinaikos e dominio incontrastato della scena. In pochi, dopo una regular season molto altalenante fatta di 18w e 12l, si aspettavano un Fer così cinico e determinato. Obradovic però è “animale da playoff” e l’ha ampiamente dimostrato nel corso della sua gloriosa carriera; forse un risultato del genere non è poi così clamoroso a pensarci bene.

Ora però lo scoglio è decisamente più grande e porta il nome di Real Madrid. Gli spagnoli non sono proprio gli avversari più semplici del mondo da affrontare in una gara secca; l’imprevedibilità, il carisma e il talento delle merengues li rendono un cliente assai scomodo. Tuttavia Obradovic li ha già battuti in passato e vorrà di sicuro ripetersi. La maestria di coach Z nello studiare ogni minimo dettaglio degli avversari non ha eguali in Europa; il Fener è una squadra che, pur avendo alcune certezze incrollabili, riesce a cambiar faccia adeguandosi all’avversario che ha di fronte. Tutto ciò è possibile quando in squadra hai fenomeni del calibro di: Bogdanovic (19 ppg 7 rpg e 4 apg nei playoff), Ekpe Udoh (13 ppg 7 rpg) Bobby Dixon (13 ppg) e Gigi Datome (7 ppg) tanto per citarne alcuni.

Contro il Pana la chiave tattica è stata una difesa monolitica, un pnr devastante e la scelta tattica di giocare col doppio centro a portare al successo.; contro i blancos forse cambieranno gli schemi ma non la mentalità, dopotutto il Fener è orgoglioso e caparbio: sintesi perfetta del suo allenatore e di un popolo intero.

 

 

 

Final Four Eurolega, come arrivano le quattro contendenti

E’ arrivato finalmente il momento più atteso per il basket continentale, quello ovvero delle Final Four.

Le quattro contendenti al titolo di campione d’Europa saranno i campioni in carica del CSKA Mosca, i vice campioni del Fenerbahce, il Real Madrid e l’Olympiakos, con le ultime due che vi ritornano dopo un biennio di assenza.

Andiamo a scoprire come arriveranno le squadre all’appuntamento più importante.

 

Serio Llull – Real Madrid

Il Real Madrid, dopo una regular season chiusa al primo posto grazie ad un record di 23-7, ai playoff si è sbarazzato senza tanti patemi del Darussafaka di David Blatt per 3-1.

I turchi hanno avuto un sussulto solo in gara 3, guidati dal solito Wanamaker, ma per il resto della serie non sono riusciti a trovare le giuste contromisure al duo Llull-Randolph.

Il candidato MVP e l’ala ex Lokomotiv sono stati le vere spine nel fianco per Wilbekin e compagni con l’ala statunitense capace di far male sotto ai tabelloni più del previsto.

Llull, terzo miglior scorer dei playoff con 18.00 ppg, sta continuando a vivere quel momento da favola che lo ha accompagnato per tutta la stagione regolare. Lo spagnolo, infatti, ha tolto a più riprese le castagne dal fuoco per i suoi, come quando in Gara 2, con due triple nella distanza di pochi secondi, ha messo fine al timido tentativo di fuga del Darussafaka.

Alla Final Four gli uomini di Pablo Laso dovranno vedersela con il Fenerbahce nel remake della semifinale del 2015, anno in cui i madrileni alzarono il trofeo.

Non sarà di certo facile venendo i turchi da uno stato di grazia incredibile ma gli infortuni, costante continua nell’annata del Fenerbahce, potrebbe giocare un ruolo determinante. Di sicuro in campo vedremo quella che poteva essere, senza ombra di dubbio, la finale.

 

Bogdan Bogdanovic – Fenerbache

Come detto, il Real avrà di fronte il Fenerbahce.

I turchi hanno chiuso la stagione al quinto posto con 18 vittorie e 12 sconfitte.

La stagione è stata tribolata a causa dei tanti problemi fisici occorsi ai gialloblu, a partire da Datome, passando da Vesely per finire con Bogdanovic. Quest’ultimo, fuori nel finale di stagione, appena rientrato ha giocato una serie ad altissimo livello contro il Panathinaikos. Serie che ha visto gli uomini di Obradovic dominare, contro ogni aspettativa, in lungo e in largo contro i greci, costringendo anche i ‘Green’ a tornare a casa in pullman dopo lo 0-3 ad Istanbul.

Non va sottovalutato, inoltre, il fatto che si giocherà in Turchia e tutti conosciamo bene l’apporto che sono capace di dare i tifosi del Fenerbahce.

Quello che è mancato durante tutta la stagione è stata la continuità, oltre che nei risultati, nel gioco espresso. Dovessero arrivare tutti in forma all’appuntamento potrebbero dare fastidio sul serio.
Anche questa volta, contro ogni pronostico.

 

Kyle Hines – CSKA Mosca

Dall’altra parte a sfidarsi saranno CSKA Mosca e Olympiakos.

I campioni in carica hanno chiuso la stagione al secondo posto, con una sola sconfitta in più rispetto agli spagnoli.

I russi hanno avuto un cammino da rullo compressore nella prima parte della regular season salvo incontrare qualche difficoltà verso la fine, complice anche qualche problema fisico per De Colo.

Ai playoff si sono sbarazzati per 3-0 del Baskonia, squadra che li ha messi in difficoltà più di quanto potrebbe lasciare intendere il risultato finale.

Non sono mancate inoltre le polemiche in questa serie con ben due arbitri sospesi in seguito a delle chiamate, tutt’altro che limpide, arrivate negli ultimi minuti di Gara 2 e 3.

Con l’ex Spurs limitato, per quanto possibile, dalla difesa degli uomini di Sito Alonso, è stato il solito Teodosic a guidare alla vittoria i suoi, specie nell’ultima sfida, segnando canestri impossibili a prova del suo ottimo stato di forma.

Nella serie, il play russo, ha messo a referto 17.00 punti ai quali ha aggiunto 6.0 assist di media.

Il CSKA, alla fine, ha conquistato l’accesso alla F4 grazie anche alla lotta vinta nel pitturato con Kyle Hines che è risultato essere il giocatore che ha spostato più di tutti gli equilibri nelle tre sfide.

Dovessero riuscire a ripetere la stessa cosa contro i greci, gli uomini di Itoudis avrebbero serie possibilità di approdare, di nuovo, all’atto finale.

 

Vasillis Spanoulis – Olympiakos

Dopo la finale del 2015, e un anno senza nemmeno approdare ai playoff, torna a giocare la Final Four l’Olympiakos di Spanoulis.

Proprio il giocatore greco ha trascinato per mano i suoi nella serie tiratissima contro l’Efes Istanbul.

Il play numero 7, nelle 5 gare contro i turchi, ha messo a segno ben 17 punti e 4.5 assist di media ma sopratutto ha tirato con il 44.7% da oltre l’arco, segnando a più riprese triple incredibili che hanno permesso ai suoi di rimanere nella scia dell’Efes quando questi hanno provato a prendere il largo in Gara 5.

Di tutte e quattro le squadre, i ‘Reds’ sono quelli che hanno passato con più fatica il turno, venendo inoltre da un finale di stagione tutt’altro che ottimale.

A questo va aggiunto uno stato non proprio eccelso di forma di alcuni giocatori.

Vedendola in questo modo, il loro destino potrebbe sembrare essere già scritto ma guai a sottovalutare l’Olympiakos.

Al termine di Gara 5 è stato chiesto a Spanoulis della sua super prestazione nonostante l’età, la sua risposta è stata più che esemplificativa: “Vecchio? Io amo semplicemente la pallacanestro!”

Ecco, mai scommettere contro uno così.

Euroleague Preview: Darussafaka-Real Madrid Gara 4

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Venerdì 28 Aprile la Volkswagen Arena ospiterà il quarto atto della serie tra i padroni di casa ed il Real Madrid. Senza alcun dubbio il risultato di 2-1, maturato fin ora, soddisfa entrambe le squadre. Gli spagnoli hanno due ghiotti match point da sfruttare per staccare un nuovo biglietto per Istanbul (questa volta in un altro palazzetto) direzione final four, il Darussafaka invece è riuscito a trascinare a gara 4 la serie, impresa tutt’altro che scontata visti gli 0-3 subiti dalle ben più quotate Baskonia e Panathinaikos negli altri accoppiamenti.

A questo punto però l’imperativo è unico: non sbagliare. Gara 4 appare come il definitivo croce-via della serie. Una sconfitta per il Real costringerebbe la squadra di Laso a giocarsi un intera stagione in 40 minuti, rischiando di rovinare una favolosa Regular Season. Una vittoria madrilena sarebbe la resa dei conti definitiva per Blatt e soci.

Quello di venerdì sarà il quarto match disputato in 9 giorni tra le stesse squadre. Senz’altro la stanchezza si farà sentire e le rotazioni più profonde potrebbero diventare un fattore importante nella serie; da questo punto di vista Madrid appare avvantaggiato potendo vantare su elementi come Felipe Reyes oltre che su una batteria di esterni davvero infinita.

Felipe Reyes, recordman di rimbalzi in Eurolega

Disputare una serie così intensa e così ravvicinata porta sicuramente le squadre a conoscersi in maniera perfetta e di adeguarsi reciprocamente ai giochi dell’avversario. Non è infatti un caso che tutte le tre sfide siano state decise e risolte da protagonisti totalmente diversi; a dimostrazione sia dello sconfinato talento presente in entrambi i roster, sia della bravura dei due coach. Blatt e Laso, nel giro di poche ore hanno sempre trovato differenti soluzioni per dare una svolta alla serie riuscendo a correggere e limare i dettagli che li avevano sfavoriti negli incontri precedenti.

Le costanti delle sfide sono state le prestazioni realizzative dei due leader assoluti delle squadre: Sergio Llull e Brad Wanamaker; d’altronde per ingabbiare loro non basterebbero nemmeno secoli di studi tattici. Nelle gare disputate a Madrid sono stati i lunghi, prima spagnoli e poi turchi, a supportare il talento dei loro play; con Ante Zizic capace di togliersi l’etichetta di “inesperto e acerbo” in meno di 48 ore. In gara 3 invece, i punti dei, quasi dimenticati, Luka Doncic e Jaycee Carrol hanno indirizzato Madrid verso le final four.

Luka Doncic, talento straordinario del Real classe ’99.

Visto l’avanzare della serie sarebbe naturale cercare qualche sorpresa tra i giocatori più in ombra nelle prime tre gare. Gli unici nomi che non hanno ancora brillato sono però quelli di James Anderson, apparso sottotono in tutta la stagione rispetto all’anno precedente, e quello di Rudy Fernandez, non di certo alla sua miglior annata europea.

Sfida dunque incerta e con tanti possibili protagonisti alla finestra. Speriamo solo, visto lo spettacolo garantito nelle precedenti, non sia l’ultima della serie!

Eurolega Devotion Most Valuable Player: Sergio Llull

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La redazione di Eurolega Devotion ha scelto il suo MVP. Ad aggiudicarsi l’ambitissimo trofeo è Sergio Llull, davanti a Teodosic e Wanamaker. Il merito dello spagnolo è quello di essere il simbolo del Real Madrid primo in classifica, l’uomo copertina dei successi più importanti.
Tutti conosciamo Llull per i suoi buzzer beater e per la garra che mette sempre in campo. Vi siete mai chiesti da dove derivi tutta la sua energia? Noi sì e lo abbiamo scoperto, quindi ve lo racontiamo.

 

LE ORIGINI

“Sergi” (che fantasia sti spagnoli coi soprannomi…) nasce a Mahon, sull’isola di Minorca, il 15 novembre del 1987. Fin dai primi giorni vive a Es Castelle dove Paco Llull, suo padre, gioca nella squadra locale. Paco racconta sorridendo che sua moglie ha portato il piccolo a vederlo giocare a partire dal quindicesimo giorno di vita. Sergio andava letteralmente trattenuto sugli spalti durante la partita; appena c’era una pausa veniva “liberato” e si precipitava subito alla rincorsa del pallone.
Dopo tanto tempo passato a “giocare” con la squadra di suo padre, arriva finalmente il momento di vedersela con qualcuno della sua taglia. I genitori lo iscrivono allora a “Le Salle Mahon“, squadra della scuola locale, dove però con quelli della sua taglia giocherà pochissimo. Racconta Felipe Pons, il suo primo coach, che Sergi ha sempre giocato con la leva superiore alla propria: anche se non era molto alto, i coach lo volevano per l’elettricità che sapeva mettere in campo.
La partita della svolta nella carriera di Llull arriva prestissimo: è ancora alle medie quando mette a referto 71 punti e 19 assist nella sfida contro la seconda in classifica nel campionato scolastico, il Jovent Alaior. Le immagini della partita rimbalzano per tutta la Spagna, Sergio viene intervistato per la prima volta ed il telefono di Ernest Berenguer, il suo agente, è letteralmente rovente.

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Sergio Llull durante la partita che lo ha fatto conoscere al grande pubblico

LA TERRA FERMA

Arriva una chiamata che affascina particolarmente Sergio: quella del Manresa. Qui infatti ha sede una delle migliori cantere di Spagna, la scelta sembra facile. C’è un solo problema: Manresa è sul continente. Questo significa che Sergi dovrebbe lasciare casa a soli 15 anni per trasferirsi da solo in una città che non conosce. La società si offre di prendersi cura di lui, la famiglia accetta che il figlio segua i suoi sogni: si parte.
Inizialmente si sentiva solo dato che non conosceva nessuno; la convivenza con i compagni Pedro Sanchez e Carlo Fuentes lo ha però aiutato a sbloccarsi e si iniziò a formare un bel gruppo.
Se tra compagni le cose andavano bene, in campo Sergio aveva vita difficile. Era il terzo playmaker della squadra e faceva fatica ad emergere: il coach non contava su di lui.
In molti però iniziarono ad interessarsi a Llull: la sua energia e la sua prestanza fisica erano infatti straordinarie per un ragazzo di quell’età e non passarono inosservate. Pablo Laso si ricorda molto bene di quel ragazzino, lo aveva incontrato quando allenava a Valencia durante un torneo a Maiorca e si era subito reso conto di avere davanti un ragazzo sveglio, appassionato e tenace: un futuro campione. Laso non fu l’unico ad accorgersene però, tante squadre infatti si mossero per averlo finchè una ebbe la meglio: il Real Madrid.

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Sergio Llull

 

ALMA BLANCA

I blancos per avere Llull hanno superato alcune rivali agguerrite come il Barcellona e la diffidenza del ragazzo che, stando a quanto racconta Alberto Herreras, voleva rimanere a Manresa per aumentare i suoi minuti e meritare la maglia di cui è innamorato fin da bambino. Sergi era infatti innamorato del Real di Arlaukas, quello di Herreros e, più recentemente, quello di Felipe Reyes. Llull capisce che quello del Real è un treno che passa una volta nella vita e sale a bordo, velocissimo come sempre: la chiamata arrivò di martedì, il giovedì si stava già allenando con la nuova squadra ed il sabato stava già debuttando a Badalona.

I primi tempi a Madrid non sono stati affatto difficili: tutto l’ambiente lo ha fatto sentire a casa fin da subito, Raul Lopez gli prestava addirittura l’auto della sua ragazza per farlo spostare.

A Sergi piace tutto di Madrid: andare per negozi, visitare i musei, fare una passeggiata nel parco del Retiro. “È nel posto giusto a fare ciò che ama”-dice Paco Llull-“dalla sua pace interiore deriva la sua grande maturità”.

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Sergi con la maglia del Real

 

Per scoprire com’è proseguita la carriera di Sergio Llull dovete aspettare la prossima puntata, non mancate!

Euroleague Preview: Real Madrid- Darussafaka Dogus

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Il Real Madrid si prepara ad affrontare i turchi del Darussafaka in questa seconda gara di playoff. Per il Real vincere la seconda consecutiva al Palacio de Deportes de la Comunidad de Madrid sarebbe fondamentale. I turchi invece voglio impattare la serie infilando una vittoria sfuggita di poco in gara 1. L’ incontro si preannuncia tutto da seguire.

Gli spagnoli di Pablo Laso devono evitare distrazioni. Concedere opportunità al Darussafaka potrebbe risultare un errore gravissimo. Tutti hanno negli occhi il primo quarto di gara 1 dove l’organizzazione turca ha surclassato il talento blanco. Oggi non sono ammessi errori. La squadra di Blatt invece non ha nulla da perdere. Già nella prima gara i turchi hanno dimostrato di poter far male al Real; in questa gara 2 l’occasione è ghiotta. Tornare ad Istanbul con una vittoria vorrebbe dire riaprire una serie che sembra già definita. Come detto il Darussa non ha nulla da perdere quindi, perché non provarci?

La gara sarà trasmessa su SKY SPORTS PLUS HD, canale 205 di SKY a partire dalle 21:55.

Abbiamo chiesto a Nicola Garzarella e Luca Grassetti di provare a raccontarci questa seconda importantissima gara. Vediamo che cosa ne pensano loro.

REAL MADRID, TALENTO E DIFESA PER VINCERE

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Sergio Llull, talento del Real Madrid

Gara 1 ha lasciato in eredità una scomoda verità per il Real: GUAI A SOTTOVALUTARE GLI AVVERSARI. Nonostante il punteggio finale reciti 83-75, la gara è stata per lunghi tratti in equilibrio e solo il talento madrileno ha impedito la catastrofe. Il Real del primo quarto è sembrato svogliato e supponente, quasi avessero già vinto la serie. Questo atteggiamento non può essere tollerato. Non sempre si può fare affidamento sulle triple di Llull o sulle percentuali di Ayon per togliere le castagne dal fuoco. Il fatto che solo due giocatori siano andati in doppia cifra indica che qualcosa non ha funzionato del tutto; certi errori in una serie,alla lunga, puoi pagarli cari. Il Real, per schiacciare le velleità turche deve giocare come meglio sa fare. Circolazione di palla fluida, spaziature atte a liberare i tiratori in angolo, difesa aggressiva e attenta sul lato debole devono tornare la quotidianità degli spagnoli.

Pablo Laso a fine gara avrà di sicuro ringraziato Sergio Llull. La stella dei blancos si è confermata tale e ha rifilato 23 punti alla difesa del Darussa che ha faticato moltissimo a limitarlo. Lo spagnolo ha giganteggiato in gara 1 dimostrando che i playoff sono il suo territorio. Oltre a Sergio anche Gustavo Ayon ha trovato il modo di essere decisivo. Per il centro messicano 14 punti e 4 rimbalzi ( 7/8 da 3) sono un ottimo bottino considerati i soli 19 minuti giocati. Da lui, così come da Llull, ci si aspetta ancora molto per questi playoff.

Molto ci si aspetta anche da Anthony Randolph ( 9 punti per lui nella prima gara). L’americano ha brillato a fasi alterne, trovasse maggiore continuità sarebbe l’arma in più per le merengues. Pablo Laso ha bisogno di ritrovare anche Rudy Fernandez e Felipe Reyes. I due veterani non hanno brillato molto in gara 1 e il loro apporto in termini di esperienza è fondamentale; avranno di sicuro voglia di rifarsi. Speriamo inoltre di poter vedere un Luka Doncic più coinvolto e, magari, con un minutaggio maggiore.

DARUSSAFAKA, VINCERE PER SOGNARE

Brad Wanamaker – Darussafaka

L’83-75 di gara 1 ha confermato i pronostici della vigilia, il Real si è opposto ma non senza sofferenze. E’ stata una lenta risalita quella dei madrileni, costretti a recuperare il divario di 8 punti alla prima sirena. Blatt ha trovato nella partenza sprint dei suoi ed in un Harangody in grande spolvero le armi per tener testa agli spagnoli nella prima parte di gara. La reazione dei blancos è stata però fulminea grazie al solito Sergio Llull (23 finali e solito MVP della gara) capace di accendere la lampadina in una squadra che nel primo tempo sembrava stordita dall’inizio sorprendente dei turchi
Dai primi 40 minuti della serie emerge un Blatt in grado di impensierire il Real, ma che cosa dovrà essere ulteriormente perfezionato per strappare una vittoria in gara 2?
Innanzitutto il Darussafaka è parso impotente davanti alla supremazia dei lunghi del Madrid. Ayon e Hunter hanno banchettato nel pitturato chiudendo con ottimo 10/13 complessivo dal campo. Zizic si è dimostrato acerbo per reggere l’urto di due mostri sacri della competizione, serve assolutamente che Marcus Slaughter (tornato in campo dopo 6 mesi) riprenda confidenza con il parquet provando ad intimidire gli ex compagni di squadra.
Blatt dovrà anche trovare un antidoto alla forma strepitosa di Sergio Llull: quando lo spagnolo si accende diventa letale. La trappola escogitata in gara 1 ha ingabbiato il numero 23 per 17 minuti, ma sono bastati 3 minuti per far tornarlo tornare sui suoi soliti livelli: 2 triple, un canestro ed un assist ad Hunter nel giro di due minuti hanno riportato immediatamente in partita il Madrid. Servono dunque alternative per non farlo entrare in striscia.
Infine le percentuali da 3 punti sono state più che rivedibili. Eccetto Harangody il cui 100% dai 6.75 difficilmente si ripeterà, il Darussafaka ha deluso dall’arco (è eloquente il 2/14 complessivo del trio Cylburn-Anderson-Wilbekin). E’impossibile che il peso dell’attacco sia retto solo da Wanamaker in tutti i match; a quanto pare Blatt dovrà trovare urgentemente delle alternative, se non vuole che il percorso europeo dei suoi termini entro una settimana.

Wilbekin, giocatore del Darussafaka